inserito
il 30
ottobre 2007
''Professione:
handicappato'':
a Roma lo
spettacolo
di David
Anzalone
Va in
scena al
Teatro
Piccolo
Jovinelli
’’Targato
H’’, che
prende di
petto le
ipocrisie e
gli
stereotipi
che ruotano
intorno alla
disabilità.
La critica
lo apprezza,
il pubblico
inizia a
scoprirlo.
L'attore:
"“Parto
dalle mie
condizioni
di vita per
usare
l’handicap
come tramite
e parlare
delle
ipocrisie
che stanno
sotto
l’umanità
tutta”
ROMA
- "E' tutto
vero, non
l'ho
inventato:
sulla carta
d'identità,
alla voce
professione,
hanno
scritto 'handicappato'.
Un aneddoto
che la dice
lunga sulle
retoriche
che ruotano
intorno
all'handicap
e che si
praticano
poi nella
realtà di
tutti i
giorni:
l'handicappato
non lavora,
quindi la
sua
professione
è, appunto,
handicappato".
David
Anzalone è
un attore
comico che
nei suoi
spettacoli
mette in
scena ciò
che conosce
più da
vicino: la
sua vita di
tutti i
giorni, che
è poi la
vita di un
ragazzo con
un handicap
fisico e una
mente lucida
e brillante,
e soprattuto
con spiccate
doti
attoriali,
un'ottima
mimica e una
vis comica
di tutto
riguardo.
"Parto dalle
mie
condizioni
di vita per
usare
l'handicap
come tramite
e parlare
delle
ipocrisie
che stanno
sotto
l'umanità
tutta", ci
racconta
Anzalone,
marchigiano
di
Senigallia,
classe '76.
"Nasco come
comico e,
attraverso
la mia arte,
provo a
combattere
la cultura
dell'handicap
che oggi
domina nel
nostro
paese, fatta
di
stereotipi e
ipocrisie.
Un esempio?
La
simbologia:
l'intero
mondo
dell'handicap
è oggi
riconosciuto
con l'omino
in
carrozzella:
segno
evidente del
tentativo di
omologare
l'handicap
sotto un
unico
simbolo,
negando la
diversità
interna".
David usa
l'arma della
comicità per
battersi
contro i
luoghi
comuni. Ma
che reazioni
suscita la
sua ironia,
quale
successo
riscuote tra
il pubblico,
in
particolare
tra quello
"targato h"?
"Ci siamo
accorti che
in genere il
pubblico
gradisce
molto questo
tipo di
ironia e
anzi
vorrebbe
molti
spettacoli
di questo
tipo: ho la
netta
percezione
che la gente
sia stanca
di sentir
parlare di
certe
tematiche in
modo
pietistico o
tragico.
Invece, di
pubblico
handicappato
ne ho avuto
sempre
pochissimo:
segnale
questo di
quanto
ancora
l'handicap
sia relegato
in casa".
L'handicappato,
insomma, non
va a teatro.
Né tanto
meno
calpesta il
palco. "Che
io sappia,
non ci sono
altri casi
di attori
comici
handicappati
in Italia".
Eppure
teatro e
disabilità
costituiscono
oggi un
binomio
abbastanza
consueto.
"Ma in tutti
questi casi
il teatro è
inteso come
terapia, da
un punto di
vista
sociale,
cioè, più
che
culturale".
Anzalone
invece è un
artista e
come tale
appartiene
al mondo
della
cultura. Un
concetto
semplice,
eppure
difficile da
afferrare,
in una
società in
cui si crede
l'handicap
richieda
quasi
innanzitutto
assistenza.
"Accade
quasi sempre
che quando
andiamo a
proporre il
nostro
spettacolo
agli enti
locali, ci
passino
dall'assessorato
alla cultura
all'assessorato
alle
politiche
sociali",
riferisce
Alessandro
Castriota,
coautore e
regista
dello
spettacolo.
"Scambiano
per una
operazione
sociale
quella che
è, a tutti
gli effetti,
un'operazione
culturale".
Un'operazione
culturale
che ha
l'ambizione
di offrire
un punto di
vista nuovo
non solo sui
disabili, ma
anche ai
disabili.
"Credo che
gli
handicappati
debbano
iniziare a
prendersi le
proprie
responsabilità,
perché non è
detto che la
loro sia una
categoria
giusta e
sana. E' ora
che
comincino a
prendere in
mano la
propria vita
come tutti
gli altri,
uscendo
dalla
cultura
dominante,
portata
avanti dalle
stesse
famiglie,
che
impedisce
all'handicappato
una vera
libertà di
espressione".
Una
settimana fa
"Targato H"
è sbarcato a
Roma, al
Teatro
Piccolo
Jovinelli,
dove resterà
fino al 28
ottobre.
"Siamo molto
contenti",
commenta
David, "la
prima
settimana ci
ha portato
delle ottime
critiche
specializzate.
Mi piace il
modo in cui
parlano
dello
spettacolo:
non si
soffermano
tanto sul
tema
dell'handicap,
ma
sottolineano
le qualità
fisiche e
mimiche
dell'attore
David
Anzalone. E
questo è per
me molto
importante,
sono felice
di essere
salutato sul
terreno che
mi spetta".
Recentemente,
accanto allo
spettacolo
"Targato H",
è nato un
altro
progetto
messo in
piedi da
Anzalone e
Castriota:
si chiama "Zanza
news" ed è
un
notiziario
satirico che
spazia dalla
politica
agli esteri,
dall'ambiente
allo sport.
"Ci
interessa
molto il
tema della
normalità
intesa come
diversità.
Con Zanza
News
raccontiamo
quanto ciò
che è
definito
normale in
realtà non
lo sia
affatto",
spiega
Castriota.
"La
politica,
per
esempio",
interviene
David.
"Dovrebbe
essere la
cosa più
normale del
mondo,
invece sta
diventando
la più
assurda di
tutte".
(Chiara
Ludovisi)
(18 ottobre
2007)
“Targato
H” è
uno
spettacolo
comico
in cui si
tratta il
tema dell'handicap.
Il suo filo
conduttore è
il costante
ribaltamento
in chiave
ironica
delle
concezioni
comuni che
si hanno nei
confronti
dell'handicap
e
dell'handicappato.
Gli
strumenti
artistici
che lo
spettacolo
utilizza
sono poesia,
prosa,
etimologia e
semiologia;
il tutto
amalgamato
in monologhi
teatrali
dove
all'interno,
oltre al
tema
centrale, ci
si può
trovare
molto:
nascita,
amore,
ricerca
delle
proprie
origini,
affermazione
della
propria
dignità.
“Targato
H” è
la
rappresentazione
di due modi
di intendere
la vita.
L'ottusità
di chi si
lascia
ingabbiare
dal
pregiudizio
opposta alla
consapevolezza
di chi
guarda in
faccia alla
realtà, la
chiama con
il proprio
nome e per
questo ne
esce
vincente.
Il
contrasto
tra questi
due mondi è
tale che pur
condividendo
la stessa
scena (nel
teatro e
nella vita),
essi non
comunicano
mai: in
questo
percorso
parallelo
ognuno dei
personaggi
svela se
stesso.
Zanza
(David
Anzalone) si
“spoglia”
dell'abito
ma non della
sua natura
di
handicappato
facendo
cadere le
croste di
ipocrisia
che
circondano
la propria
vita e tutto
il mondo
dell'handicap.
Il
Gazzo
(Luca
Ardenghi) si
“veste” dei
luoghi
comuni,
delle false
certezze
che, in un
progress
inesorabile,
dapprima
svelano la
sua natura
frustrata e
razzista e
infine lo
soverchiano
fino ad
imprigionarlo,
per sempre.
In questo
percorso gli
interventi
sonori e
musicali
sottolineano
i passaggi
cruciali.
L'attore/musicista
(Paolo
Severini)
accompagna
gli eventi
senza
giudicarli,
una sorta di
menestrello
del libero
arbitrio.
Alla base di
questo
lavoro
teatrale c'è
l'idea che,
partendo da
una presa di
coscienza
della
condizione
del
portatore di
handicap
nella
società
attuale, si
possa
abbattere
quella
cultura
caritatevole
che genera
il
pregiudizio.
Questo
risultato si
cerca di
ottenerlo
attraverso
la risata
che
scaturisce
dalla
narrazione
del
quotidiano
rielaborato
in chiave
comica. Così
da
scrollarsi
di dosso
l'idea
castrante
della
classificazione
tra
normalità e
anormalità e
riflettere
sulle
iniquità che
albergano
nella vita
di tutti i
giorni.
“Targato
H”,
al di là
della sua
poetica e
delle
finalità con
cui nasce, è
prima di
tutto uno
spettacolo
teatrale
comico molto
divertente.

www.targatoh.it
Una
produzione
CAPA srl
|
David
Anzalone
...chi
sono...
Sono
nato...
Sì
lo
ricordo!
Uscire
da
lì,
ha
lasciato
un
segno
indelebile
in
me:
un
amore
sconfinato
per
il
profondo!
Sono
riconoscente
a
quell'organo
di
mia
mamma:
grazie
mamma!
I
primi
e
unici
ricordi
che
ho
sono
quelli
dell'arrivo
nell'asilo
d'una
periferia
di
città
periferica,
una
periferia
al
quadrato.
Floriana,
la
maestra
giovane
e
carina,
non
sapeva
che
il
suo
debutto
nell'insegnamento
sarebbe
stato
un
vero
battesimo
di
fuoco.
Quel
primo
anno,
si
trovò
una
classe
di
alunni
un
po'
particolari:
io,
Mick
Jagger,
Jimi
Hendrix,
la
Joplin,
Jim
Morrison
e
Fabrizio
De
Andrè.
Sì,
era
una
classe
creata
per
combattere
il
disagio
sociale
nelle
periferie!
Io,
come
avrete
intuito,
ero
il
meno
a
rischio,
il
più
tranquillo...
L'incontro
con
i
miei
compagni
di
classe
non
è
stato
facile,
ognuno
diceva
che
da
grande
sarebbe
diventato
qualcuno
ed
io,
che
non
sapevo
neanche
a
che
cazzo
di
gioco
giocare
durante
l'ora
libera,
non
sapevo
come
farmi
accettare.
Poi,
un
giorno,
mi
capitò
di
fare
una
delle
mie
solite
capriole
volanti
e mi
ruppi
la
testa.
Corsi
dalla
Flo
che
era
in
classe
con
gli
altri
e,
con
la
faccia
coperta
di
sangue,
dissi:
"Da
grande
farò
lo
Stunt
Man!"
In
quel
momento,
anche
De
André,
che
era
il
più
solitario,
mi
corse
incontro
e
con
gli
altri
sussultò
un
giro
di
DO
di
rispetto,
così
entrai
a
pieno
titolo
nel
clan
dei
diseredati.
Da
lì
in
avanti,
quei
miei
compagni
divennero
per
me
veri
e
propri
maestri
con
cui
condividere
le
tremende
crisi
esistenziali
che
colpiscono
i
3enni.
Giocavo
spesso
con
Mick
Jagger
che
già
fregava
i
foulard
alle
maestre
e,
banana
in
mano,
urlava
"Time
is
on
my
side"
ed
io
pensavo:
"Cazzo,
è un
grande,
ha
ragione,
il
tempo
è
dalla
nostra
parte!"
Sarà
scontato
cantarlo
a
tre
anni
ma
mi
caricava
un
casino!
Poi,
distruggeva
tutte
le
costruzioni
Lego
e,
saltandoci
sopra,
mi
ammoniva
"Il
R'n'R
è
una
danza
sopra
le
macerie!"
Ogni
volta,
le
maestre
ci
facevano
un
culo
così
ma
noi
lo
rifacevamo
sempre,
come
un
rito...
Con
Jimi
facevo
una
coppia
strepitosa!
Un
negro
ed
un
handicappato,
l'esser
contro
per
eccellenza...
Ci
dilungavamo
in
discussioni
di
rivolta
delle
classi
deboli,
mentre
lui
già
tentava
di
rollare
le
betulle
del
giardino
dell'asilo.
|
Succhiavamo
quella
pianta
dolce
e
lui
partiva
con
un
manico
di
scopa
facendoci
scorrere
sopra
le
dita
e
sembrava
proprio
di
sentirli
quei
suoni
acidi
e
viscerali.
Alla
fine,
tutto
sudato,
mi
confessava
che
per
lui
la
chitarra
era
il
prolungamento
del
pene:
è
vero,
Jimi,
magari
tutti
gli
attori
suonassero
il
proprio
corpo-
strumento
come
te!
Il
più
fuori
di
testa
era
certamente
Jim
Morrison!
Non
gli
stavamo
dietro...
Girava
sempre
per
la
scuola
con
il "birillino"
di
fuori
e
diceva
alle
maestre
"Baby,
light
my
fire!
Siete
tutti
schiavi
della
morale,
perchè
un
alunno
non
può
trombarsi
la
maestra?!"
E la
Flo
gli
rispondeva:
"Te
l'accendo
io
il
fuoco,
ma
usando
come
miccia
quel
filino
che
hai
sotto
le
mutande
di
Topolino!"
E
lui
ribatteva:"Fuggo
nelle
porte
della
percezione,
ma
tornerò!
Break
on
trought
to
the
other
side!"
Aveva
un
sacco
di
problemi
con
i
genitori...
Però,
sicuramente,
ci
ha
insegnato
ad
allargare
gli
orizzonti!
Un
rapporto
molto
intenso
l'ho
avuto
con
la
Janis,
forse
perchè
era
la
figa
indiscussa
della
classe
e,
come
gli
altri,
ne
ero
innamorato
pazzo.
Lei
era
veramente
mattacchiona
e
sorrideva
sempre
ma
io
sapevo
che
soffriva
tantissimo
per
la
mancanza
d'amore.
Io
le
chiedevo,
quando
ci
nascondevamo
ore
e
ore
sotto
la
casetta
a
parlare,
perchè
non
le
bastassero
i
giochi
come
agli
altri
e
lei
mi
diceva
sorridendo:
"C'è
qualcosa
di
più...
Ma
noi
non
siamo
figli
d'Apollo
e
questo
qualcosa
forse
non
ci
arriverà
mai..."
Poi
cantava
'Piece
of
my
heart'
e io
rimanevo
come
ipnotizzato,
tirava
fuori
il
suo
biberon
di
Southern
Comfort
e
davamo
sorsate
come
poppanti.
Da
lei
ho
imparato
che
ciò
che
rende
affascinante
un
essere
umano
non
è la
bellezza
ma
il
suo
grido
per
affermare
la
propria
esistenza.
Sempre
in
un
angolo,
in
disparte,
fuori
dal
casino,
c'era
Fabrizio.
Lui
scriveva
meglio
di
tutti
e
non
voleva
rotture
di
palle.
Anche
se
passavo
più
tempo
con
gli
altri,
avevo
un
gran
piacere
nello
starci
assieme,
era
come
se
ti
tirava
fuori
dal
casino
della
classe
per
farti
guardare
oltre,
almeno
per
un
momento.
E'
riuscito
a
farmi
capire
che
la
solitudine
è un
valore,
non
dev'essere
una
paura.
Comunque,
Mick
Jagger
gli
dava
dell'autistico...
Così
finì
il
primo
anno
d'asilo,
i
miei
compagni
furono
tutti
bocciati
ma
per
me
furono
la
base
per
capire
che
non
potevo
vivere
senza
comunicare
in
modo
artistico.
www.zanza.it
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