Tra i casi da segnalare:
- carne di maiali geneticamente modificati venduta erroneamente ad ignari consumatori
- coltivazioni contaminate da Ogm farmaceutici
- coltivazione e distribuzione di mais non autorizzato resistente agli antibiotici
- presenza di Ogm non autorizzati negli alimenti, anche negli invii di aiuti alimentari
- inavvertito utilizzo di diverse varietà di Ogm perfino in campi sperimentali di standard elevati
"Non esiste un registro ufficiale a livello nazionale o internazionale di casi di contaminazione genetica" segnala Federica Ferrario, responsabile Ogm di Greenpeace "Chiediamo che venga reso obbligatorio un registro a livello internazionale di questo tipo e che vengano concordati standard minimi per l'identificazione e l'etichettatura di tutti i trasporti di colture Ogm. Altrimenti, senza questi standard di biosicurezza, la tracciabilità diventa impossibile, e di conseguenza impossibile rintracciare e ritirare eventuali Ogm pericolosi".
La maggior parte degli incidenti vengono attualmente tenuti segreti dalle aziende e dalle autorità pubbliche.
Il rapporto viene pubblicato a due giorni dall'avvio dell'incontro dei 132 Paesi firmatari del Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza. Nella scorsa riunione, un accordo rigoroso sulla biosicurezza e la tracciabilità, era stato bloccato da Brasile e Nuova Zelanda, sostenuti dai maggiori esportatori di Ogm, Usa, Argentina e Canada, che non hanno aderito al Protocollo, e cercano di ostacolarlo in ogni modo, riducendo le informazioni sui trasporti internazionali ad un banale quanto inutile "potrebbe contenere Ogm". "Ci auguriamo che il Brasile, che ospita la conferenza a Curitiba, non tradisca i Paesi in via di sviluppo, piegandosi agli interessi delle multinazionali biotech, e a spese dell'ambiente".
Il sito del registro dei casi di
contaminazione da Ogm, creato da
Greenpeace:
www.gmcontaminationregister.org
Il sito del Protocollo di
Biosicurezza:
www.biodiv.org/biosafety
http://www.greenplanet.net 06 Mar 2006
SPAGNA, BRUCIATO CAMPO BIOLOGICO CONTAMINATO DAGLI OGM
Domenica 26 febbraio più di 50
persone hanno ammassato e bruciato
ad Albons, Baix Empordà (Catalogna,
Spagna), 40 quintali di granturco,
il raccolto di un appezzamento
biologico di 3300 metri quadrati,
dopo che il Consiglio catalano della
produzione biologica (CCPAE) aveva
comunicato al suo proprietario che
dalle analisi risultava la
contaminazione OGM.
Le fonti possibili di
contaminazione, che secondo le
analisi del CCPAE è pari al 12,6%
(la più elevata finora incontrata in
Catalogna), sono due appezzamenti
vicini di mais che si trovano
rispettivamente a 75 e 100 m di
distanza.
L’agricoltore Enric Navarro, che
pure avrebbe avuto la possibilità
di vendere il mais contaminato come
prodotto convenzionale, fuori dal
mercato biologico, ha deciso di
bruciare il raccolto per non
contribuire alla diffusione della
contaminazione, per impedire
l'ingresso degli OGM nella catena
alimentare e manifestare il suo
rifiuto del decreto sulla
coesistenza che il governo
regionale catalano vuole approvare
prossimamente.
Enric Navarro ha intenzione di
intentare azione legale contro i
responsabili del danno, con la
collaborazione del sindacato
agricolo Unió de Pagesos.
"In un territorio piccolo come
la Catalogna, dove le proprietà sono
a distanza limitata, è molto
difficile la coesistenza di
coltivazioni transgeniche con le
altre, per questo chiediamo che il
territorio venga dichiarato
libre de transgénicos. Se non
si potrà arrivare a questo punto,
chiediamo all'amministrazione di
elaborare una legge seria sulla
coesistenza", ha dichiarato Antoni
Casademont, responsabile della
política alimentare per l'Unió de
Pagesos.
La coltivazione del mais OGM in
Spagna è iniziata 10 anni fa, e
ultimamente la
superficie è aumentata
considerevolmente 'In Catalogna si è
passati dai circa 7.000 ettari
iniziali ai 17.000 dell'ultimo
anno", ha aggiunto Casademont.
La manifestazione, alla quale hanno
partecipato l’Associazione degli
ecologisti gironesi, Plataforma
Transgénics Fora!, l'Asemblea Pagesa
de Catalunya, Arijol e la Plataforma
in defensa de los hortes i ribes del
Ter, si è conclusa con un pasto
comunitario biologico nell'azienda
dell'agricoltore contaminato.
Questo caso s’aggiunge ai sei altri
casi di contaminazione genetica di
colture biologiche e convenzionali
rivelati recentemente dalle stesse
associazioni e da Greenpeace in un
rapporto congiunto.
Tutti questi casi dimostrano che la
possibilità di coesistenza tra
colture transgeniche, convenzionali
e biologiche è del tutto illusoria,
come il decreto di coesistenza che
il dipartimento d’agricoltura,
allevamento e pesca (Darp) sta
elaborando.
La contaminazione del 12.6%
registrata con campi OGM a 75 e 100
metri dimostra come sia
assolutamente ridicolo stabilire una
distanza minima di 50 metri tra
colture transgeniche e non.
Durante i prossimi mesi, Plataforma
Transgenics Fora! ha previsto
d’intensificare la pressione sulle
istituzioni per impedire
l’approvazione del decreto, e di
dare il via a una campagna per la
dichiarazione di regioni, municipi e
zone libere dagli OGM in Catalogna.
Traduzione di Bianca Crivello
per Greenplanet
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