inserito 26 Marzo2008
aggiornato
07 Agosto 2008

Myanmar, 20°
anniversario della repressione
del Movimento per la democrazia.
Per Amnesty International, i
prigionieri politici sono oltre
2000
CS109-2008: 04/08/2008
 In occasione del ventesimo anniversario dell'inizio delle manifestazioni per la democrazia in Myanmar, poi violentemente represse dall'esercito, Amnesty International ha chiesto alle Nazioni Unite di assumere iniziative più efficaci per ottenere il rilascio di U Win Tin e di altri prigionieri di coscienza detenuti da allora. L'opportunità potrà essere data dalla visita in Myanmar, nel corso del mese, di Ibrahim Gambari (Rappresentante speciale del Segretario generale dell'Onu) e Thomas Ojea Quintana (Relatore speciale dell'Onu sulla situazione dei diritti umani in Myanmar).
Le manifestazioni del Movimento per la democrazia, guidate dagli studenti, iniziarono l'8 agosto 1988 nell'ex capitale Yangon e si propagarono rapidamente in tutto il paese, ottenendo un grande consenso popolare. Nel giro di sei settimane, le forze di sicurezza avviarono la repressione, provocando 3000 morti. Migliaia di persone furono imprigionate o sparirono nel nulla.
Da allora, nonostante le risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio dei diritti umani e 35 missioni ufficiali di consulenti, relatori e altri rappresentanti delle Nazioni Unite, restano in carcere 2050 prigionieri politici, di cui 900 imprigionati negli ultimi dieci mesi.
"U Win Tin e migliaia di altre persone rimangono in carcere, a dispetto delle innumerevoli occasioni in cui il governo di Myanmar ha dichiarato che si stava muovendo in favore di una più ampia partecipazione politica" - ha dichiarato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar. "Niente dimostra la cattiva fede delle autorità più del fatto che oggi ci sono più prigionieri politici di vent'anni fa. U Win Tin è l'oppositore da maggior tempo in carcere, ma non è il solo. Dal 1988 gli fanno compagnia migliaia di persone, 900 delle quali imprigionate solo negli ultimi dieci mesi. L'Onu non può più accontentarsi di promesse vuote, ma deve pretendere che Myanmar dia seguito alle proprie parole".
Amnesty International chiede l'immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri di coscienza, segnalando in particolare i seguenti 20 casi:
U Win Tin (m), 78 anni, giornalista, noto dissidente e figura di primo piano del principale partito di opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd). È in prigione dal 1989 ed è in cattive condizioni di salute. Il suo rilascio è previsto nel 2009.
Win Htein (m), 66 anni, assistente della leader dell'Lnd Daw Aung San Suu Kyi. È stato imprigionato nel 1996 per avere, tra l'altro, coinvolto i contadini e i militanti dell'Lnd nella raccolta di dati sulla produzione agricola. È detenuto in isolamento e ha problemi di salute, tra cui ipertensione e scompensi cardiaci.
Daw May Win Myint (f), 58 anni, e Dr. Than Nyein (m), 71 anni, rispettivamente dirigente e parlamentare dell'Lnd. Sono stati imprigionati nel 1997 per aver organizzato una riunione del partito. La loro condanna è stata aumentata nel 2004. Versano entrambi in cattive condizioni di salute.
Aung Tun (m), 41 anni, importante esponente della Federazione delle unioni studentesche di tutta la Birmania. Dal 1998 sta scontando una condanna a 17 anni per "collaborazione con gruppi terroristi" e aver scritto una storia del movimento studentesco in Myanmar. Ha trascorso lunghi periodi di carcere in isolamento. Soffre di asma e tubercolosi.
Myo Min Zaw (m), 31 anni, e Ko Aye Aung (m), 33 anni, studenti. Sono stati imprigionati nel 1998 per aver organizzato manifestazioni per il miglioramento della qualità dell'istruzione e aver chiesto il rispetto dell'esito delle elezioni del 1990, vinte dall'Lnd. Sono stati condannati rispettivamente a 52 e 45 anni di carcere, si trovano in prigioni isolate e in cattive condizioni di salute.
Ma Khin Khin Leh (f), 42 anni, insegnante. Nel 1999 è stata condannata all'ergastolo semplicemente per punire la clandestinità del marito, attivista politico ricercato dalle autorità. Soffre di artrite e di problemi di respirazione.
Khaing Kaung San (m), 37 anni, dissidente e attivista di un'organizzazione per lo sviluppo della popolazione Arakan. È stato imprigionato nel 2000 dopo che era stato espulso dalle autorità della Thailandia, paese in cui aveva chiesto e ottenuto asilo politico.
Saw Naing Naing (m), 66 anni, parlamentare già prigioniero di coscienza tra il 1990 e il 1999, e Soe Han (m), 65 anni, avvocato. Nel 2000 sono stati condannati a 21 anni di carcere per aver sollecitato il rilascio di Daw Aung San Suu Kyi. Saw Naing Naing sarebbe detenuto in un braccio della morte insieme a criminali comuni.
U Khun Htun O (m), 65 anni, il più importante esponente politico della minoranza etnica Shan. È stato imprigionato nel 2005 per aver preso parte a incontro privato che verteva sul programma governativo di transizione politica. Sta scontando una condanna a 93 anni di carcere ed è in cattive condizioni di salute.
Min Ko Naing (m), 45 anni, tra i leader del Movimento per la democrazia del 1988, già prigioniero di coscienza tra il 1989 e il 2004 e cofondatore del Gruppo studentesco "Generazione 88". È stato imprigionato nel 2007 per aver preso parte alle proteste dello scorso anno. È in cattive condizioni di salute e gli vengono negate le cure mediche.
U Ohn Than (m), 61 anni, attivista politico. Nell'agosto 2007 è stato condannato all'ergastolo per aver preso parte a una manifestazione di fronte all'Ambasciata degli Usa a Yangon. Non può vedere i familiari e pare soffra di una malaria cerebrale in stato avanzato.
Hla Myo Naung (m), 40 anni, dirigente del Gruppo studentesco "Generazione 88". È stato imprigionato nell'ottobre 2007, quando ha dovuto uscire dalla clandestinità per curare la rottura della cornea. Rischia di diventare cieco a causa dell'assenza di adeguate cure mediche.
Thin Thin Aye (conosciuta anche come Mie Mie) (f), 38 anni, e Htay Kywe (m), 40 anni, dirigenti del Gruppo studentesco "Generazione 88", e Zaw Htet Ko Ko (m), 27 anni, militante dello stesso movimento. Sono stati arrestati nel corso della caccia all'uomo dell'ottobre 2007. In carcere, Mie Mie ha avuto uno scompenso cardiaco e per molto tempo non ha avuto accesso alle cure mediche. Anche a Zaw Htet Ko Ko sono state negate cure mediche per una tonsillite.
U Gambira (m), 29 anni, monaco e fondatore, nel settembre 2007, dell'Alleanza dei monaci di tutta la Birmania. È stato imprigionato nel novembre 2007, costretto a consegnarsi alle autorità dopo che i suoi familiari erano stati presi in ostaggio dalle forze di sicurezza. È stato torturato e, nel marzo di quest'anno, è stato posto in isolamento.
Myo Yang Naung Thein (m), 34 anni, esponente di "Generazione 88". È stato imprigionato nel dicembre 2007 a causa dei suoi legami con attivisti che avevano filmato le proteste di settembre. È rimasto paralizzato agli arti inferiori, probabilmente a causa delle torture subite in carcere, che non sono stati curati per molto tempo.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 4° agosto 2008
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361 , e-mail: press@amnesty.it
(sì, già, ma quale "dio"? Il
dio-tappabuchi, il dio delle
guerre di religione, il "Got mit
uns", il dio di Auschwitz ed
Hiroshima, il dio dei dittatori
e dei cappellani militari?
Oppure quello delle "vere
religioni" funzionali al mercato
globale? Come puoi tacere, Dio,
quando si usa il tuo nome per
schiavizzare, uccidere,
affamare? Quanti "dei" creati
dall'uomo dobbiamo buttare fuori
dal tempio! Mosè, Gesù, Muhammad,
ecc. non hanno lottato contro i
falsi "dei", gli idoli, appunto,
i vitelli d'oro?)
mi rivolgo a te, Dio dei poveri
(Dio al di là d'ogni
religione?), perché i tuoi
rappresentanti sembrano sordi al
pianto dei "figli", che sale al
cielo dalle strade insanguinate
del Tibet, di Gaza, dei teatri
di guerra.
I monaci buddisti seguono alla
lettera colui che ha detto: "Non
c'è amore più grande di quello
di colui che da la vita per i
fratelli". Non meriterebbero di
essere canonizzati per
direttissima? Novelli Giovanni
Battista, osano resistere,
boicottare, buttare giù dai
troni i nuovi imperi. Grazie,
fratelli, ci avete rubato il
primato della testimonianza
(martirio), la primogenitura
della profezia.
Il Dalai Lama sfida il regime
cinese senza mitrie né piviali
dorati. Disposto a tutto pur di
salvare i suoi figli. E noi?
Noi, con un papa che ha
indossato l'uniforme del Reich,
che ha conosciuto l'ignavia del
silenzio e della connivenza, non
sappiamo far altro che invitare
vittime e carnefici alla
"tolleranza", al dialogo, alla
"sete d'infinito"! Quale
dialogo, con le armi puntate
addosso, la tortura, la
prigione, lo sterminio?
Se avessimo "cuore di padre" non
saremmo corsi a Lhasa con la
corte pontificia e con i monaci,
monache del mondo? Quale "segno"
migliore di questo per
condividere la sorte dei figli,
per scuotere la coscienza del
mondo? Molto più efficace di
mille sermoni, mille adunate,
mille benedizioni in 63
lingue...! Quella, la lingua
della nuova pentecoste...
Perché non l'abbiamo fatto?
Troppo intenti a parlamentare
con la delegazione cinese,
barattando privilegi cattolici?
(cf F. Rampini, La Repubblica,
20.3.2008). Troppo prigionieri
del tempio, delle preghiere per
la conversione degli ebrei,
della mitria di Pio IX, della
pianeta di Giovanni Paolo II? (cf
M. Politi, La Repubblica,
17.2.2008). I popoli continuano
a scendere dal Tibet, da Gaza,
dal Libano, dal Darfur ed ahimè,
Dio!, i tuoi funzionari
riprendono le vie di Trento, del
Sillabo, dei riti preconciliari,
dell'unica vera religione! Le
loro soluzioni? Dare la
comunione in bocca, rimettere il
tabernacolo al centro, dire la
messa con le spalle al popolo.
Dio, non vedi che abbiamo
voltato le spalle ai denutriti,
alle vittime della guerra, ai
popoli orfani, alle nazioni
vedove, ai mutilati, ai
disperati?
Quanti Colossei ci sono in giro
per il mondo dove i "figli"
vengono immolati all'idolo delle
patrie, degli interessi di
mercato, ecc.? Non è là che si
dovrebbero celebrare le nuove
"via crucis"?
Vuoi sapere le ultime trovate
cattoliche? Indurre i ginecologi
ad accanirsi sui feti prematuri
(sotto le 22 settimane) per
farli vivere ad ogni costo (cf
MicroMega, febbraio 2008). Se vi
preme tanto la vita di quelli
che non sono ancora nati, cosa
fate per quella di 7 milioni di
bambini già nati, che ogni anno
muoiono di diarrea? Se Mons.
Antonio Dias Duarte fa esporre
nelle chiese di Rio de Janeiro
dei feti di plastica, perché non
esporre dei bambini di plastica,
magari quelli suicidi perché non
sono riusciti a sopportare la
vergogna di essere stuprati da
dio per mano dei suoi preti
pedofili? (cf Ivone Gebara,
Adital, 18.3.2008).
Se ai tuoi funzionari sta tanto
a cuore la famiglia, perché
vanno a braccetto con i politici
che ne hanno due o tre? Hanno
mai chiesto alle loro legittime
mogli e figli cosa ne pensano?
Quando imporrete ai preti di
riconoscere, almeno!, i loro
figli clandestini?
Lo sai? I siti cattolici parlano
più del papa che di tuo figlio.
Quanto servilismo nel mito del
"Santo padre"! Il culto
dell'infallibilità trasforma le
opinioni del card. Attingere in
diktat papali imposti all'orbe
cattolico (cf il sito Catholica
Australia: La fine della luna di
miele di B 16°, 15.3.2008).
Caro Dio, proviamo a produrre
delle proposte positive.
"Santo Padre: vuoi lavare i
piedi alle vittime della nostra
ignavia globale? Vai all'ONU:
lava la coscienza di quei capi
di stato, che hanno le mani
macchiate di sangue; denuncia le
coscienze obese dei popoli
arricchiti; porta i libri
contabili dello Stato del
Vaticano. I popoli alla fame non
hanno il diritto di verificare i
conti del "padre comune"? Se
vuoi stare dalla parte delle
vittime, non puoi stare con i
popoli del nord sfruttatori dei
popoli del sud. Le religioni
funzionali d un partito o allo
stato non si fanno complici
delle sue ingiustizie, dei
disoccupati, dei pensionati alla
fame, ecc.? E se le nunziature
divenissero delegazioni per
promuovere giustizia e carità
per la tutela dei minori, dei
disabili, delle minoranze, dei
senzatetto, dei profughi?
Non dovrebbero sedere in
Vaticano, per "diritto
naturale", i rappresentanti dei
denutriti, dei carcerati, dei
torturati, degli sfruttati? E se
trasformassimo lo IOR nella
banca dei popoli impoveriti con
prestiti a tasso zero? Preti,
frati e suore non dovrebbero
dare l'esempio con il loro stile
di vita secondo le beatitudini,
mettendo in piazza i loro conti
e investimenti? Perché non dare
un "segno efficace" di
giustizia, devolvendo l'8 per
mille e tutti i proventi degli
alberghi dei religiosi/e alle
giovani coppie che non possono
mettere al mondo un figlio per
difficoltà economiche?
Forse che per essere cristiani
basta andare a messa, essere
devoti di p. Pio, sentire Radio
Maria, senza osservare il
"sacramento naturale" della
giustizia e solidarietà
planetari? Dio, dove ti sei
cacciato? Se sei "Abbà", perché
non ti fai sentire?
"Ma come? Non vi ho messo in
mano tutti i mezzi per
rovesciare i troni dell'egoismo
personale e globale? Perché vi
fate trattare da eterni bambini,
da sudditi e comparse? Non vi ho
dato perfino il "potere di
essere figli", cioè fratelli?
Che ne avete fatto di quella
fede che sposta le montagne?
Volete riformare una
chiesa/istituzione asfittica,
agonizzante? Come essa induce
ginecologi e farmacisti
"cattolici" a fare l'obiezione
di coscienza all'aborto
terapeutico, ai farmaci
anticoncezionali, perché i preti
impegnati (almeno loro!, gli
Zanotelli, i Ciotti, i Gallo, i
Vitaliano, ecc.) non promuovono
uno sciopero eucaristico, un
digiuno cultuale? Se state a
remare sulla barca di Pietro,
non siete conniventi delle sue
omissioni e delle sue violenze
morali?
Io, il vostro Dio/padre/madre,
sono appeso a tutte le croci dei
miei figli e, con loro, invoco
chi venga a schiodarci".
p. Fausto Marinetti (con l'aiuto
degli amici)
(28 marzo 2008).
25/03/2008 11:43
Tibetani in esilio denunciano: monaci torturati nelle prigioni di Lhasa
di Nirmala Carvalho
Tutti i gruppi tibetani parlano di oltre 100 morti e migliaia di feriti e arrestati, di torture e continue brutalità. Pressanti appelli alla comunità internazionale perché la Cina fermi la repressione e sia disposta un’indagine. Fermata la Marcia pacifica da Dharamsala (India) al Tibet.
Dharamsala (AsiaNews) – “Ogni giorno riceviamo notizie di nuovi morti a Lhasa, monaci e suore sono torturati in modo inumano”. Urgen Tenzin, direttore del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia, dice ad AsiaNews che è “sconvolto per la brutalità degli omicidi”. “Per protesta i nostri seguaci si sono tosati il capo, dopo una preghiera il 20 marzo a Dharamsala. Il 22 marzo anche molti membri del Parlamento tibetano in esilio si sono tosati la testa”. Da Dharamsala (India), il governo tibetano in esilio chiede a Pechino l’immediato rilascio dei tibetani arrestati, cure mediche per le migliaia di feriti e l’accesso dei media alle zone delle violenze.
Il Comitato per la solidarietà tibetana, che raccoglie diversi dei maggiori gruppi pro-Tibet, parla di oltre 140 morti accertati e 1.100 arresti, con migliaia di morti e detenuti non conosciuti. Gli arrestati sono portati in prigioni lontane, perché quelle di Lhasa sono piene, e subiscono torture giustificate con le esigenze delle indagini. Oltre 450 feriti non ricevono le cure necessarie. In Cina in molte zone abitate da tibetani la gente si riunisce per pregare tutti insieme, come a Kardze, Chamdo e Golog il 20 e 21 marzo.
Anche Dhondup Dorjee , vicepresidente del Tibetan Youth Congress, parla ad AsiaNews di “oltre 100 tibetani morti accertati e migliaia tra feriti e arrestati. Riceviamo tante fotografie di morti a Lhasa e queste fotografie raccontano la storia di una brutalità senza limiti dei cinesi contro i tibetani”. “Questa brutale violenza del regime cinese dimostra la mancanza di legittimità della dominazione cinese in tutte le 3 province tibetane”. “Siamo grati a Sua Santità il Papa per avere ricordato il Tibet nel messaggio pasquale”.
In Cina le proteste pacifiche iniziate il 10 marzo (anniversario dell’occupazione cinese del 1959), si sono svolte in più di 20 contee, non solo in Tibet ma anche nelle parti tibetane delle province di Gansu, Sichuan e Qinghai. Ora tutti i gruppi pro Tibet invocano un intervento della Nazioni Unite e dei governi per chiedere a Pechino la fine delle violenze e il rilascio dei detenuti, l’accesso della stampa internazionale e una missione che accerti quanto è avvenuto.
Ieri a New Delhi vari gruppi tibetani durante una protesta hanno innalzato 15 bandiere nere, in ricordo dei 15 giorni di repressione. Il Comitato organizzatore della Marcia pro Tibet ne ha disposto la temporanea sospensione, accogliendo gli inviti del Dalai Lama. La marcia, che vuole portare centinaia di tibetani in esilio dall’India alla loro Patria quale richiesta di maggiore libertà, è giunta a Roper nel Punjab.
26 Marzo 2008
www.beppegrillo.it
Lettera del presidente cinese Hu Jintao a Richard Gere, Beppe Grillo, Nancy Pelosi e altri.
“Ritengo di grande importanza che i leader che influenzano l’opinione pubblica, come voi siete, conoscano la verità sul Tibet.
L’antica città di Lhasa è ricoperta da decorazioni di gala con bandiere rosse al vento nella piazza Potala e il fiume Yarlung Zambo gorgoglia deliziosamente. Noi membri della delegazione del Governo Centrale, insieme ai quadri e alla gente di tutti i gruppi etnici tibetani, stiamo tenendo questa grande celebrazione per rimarcare il 57 anniversario della pacifica liberazione del Tibet con gioia e esultanza.
57 anni fa, il Comitato Centrale CPC e il compagno Mao Zedong, avendo correttamente valutato la situazione, hanno preso una previdente, risoluta e significativa decisione politica di liberare pacificamente il Tibet. Il Governo Centrale del Popolo e il precedente Governo locale del Tibet firmarono l’ “Accordo sulle Misure per una Pacifica Liberazione del Tibet”. La liberazione pacifica del Tibet è stata uno degli eventi più importanti nella Storia moderna della Cina e un punto di svolta epocale per lo sviluppo del Tibet. Simbolizza che il Tibet, una volta per sempre, si è liberato dalla schiavitù dell’aggressione imperialista e che la grande unità della nazione Cinese e la sua grande volontà di riunificazione sono entrati in un nuovo periodo di sviluppo. Ci ha introdotto in una nuova era in cui il Tibet passa dal buio alla luce, dall’arretratezza al progresso, dalla povertà all’abbondanza, dall’isolamento all’apertura.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto un balzo in avanti nello sviluppo storico di sistemi sociali per camminare nella via del socialismo. Con l’abolizione della servitù feudale, sotto la quale il popolo tibetano è stato a lungo soffocato e sfruttato, milioni di servi di allora, che non avevano neppure i minimi diritti umani, si sono ora alzati in piedi e sono diventati padroni delle loro vite. Oggi tutti i gruppi etnici godono pienamente dei diritti politici, economici, culturali e di altri ancora con un controllo completo del loro destino.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto sostanziali progressi nel suo sviluppo economico, e il tenore di vita della gente è migliorato significativamente. Attraverso riforme democratiche, trasformazioni socialiste e aperture, le forze sociali produttive del Tibet si sono emancipate e sviluppate senza precedenti.
Durante gli ultimi 57 anni, la civilizzazione spirituale socialista in Tibet è stata fermamente diffusa e la società si è sviluppata in ogni aspetto. Iniziative nell’educazione, scientifiche, tecnologiche, nella salute pubblica e altre di indirizzo sociale sono state sviluppate vigorosamente. Le popolazioni di tutti i gruppi etnici in Tibet hanno in generale aumentato la consapevolezza politica, più alti standard etici e livelli scientifici e di educazione. La meravigliosa tradizionale cultura in Tibet non solo è stata protetta, ereditata e trasmessa, ma anche sostanziata per riflettere la nuova vita delle persone e andare incontro alle nuove richieste di sviluppo sociale.
Durante gli ultimi 57 anni, la solidarietà tra tutti i gruppi etnici in Tibet è stata costantemente rinforzata ed è stata mantenuta la stabilità sociale nel suo complesso.La libertà religiosa del popolo è stata pienamente rispettata e protetta. Tutti i gruppi etnici hanno lavorato in unità e hanno avuto successo nel mettere in luce le attività separatiste e distruttive della cricca del Dalai e delle forze contrarie alla Cina, e così salvaguardando la stabilità in Tibet e l’unità nazionale e la sicurezza dello Stato.
Il corso di questi 57 anni di tempeste e vicissitudini ha portato alla luce una grande verità: soltanto sotto la guida del Partito Comunista Cinese, solo nell’abbraccio della madrepatria e solo mantenendo la via socialista con le caratteristiche cinesi, il Tibet può godere oggi della prosperità e del progresso e pensare a un domani persino migliore. Questa è la nostra più importante conclusione dopo 57 anni di sviluppo del Tibet e anche il principio fondamentale da seguire nella costruzione e nello sviluppo del Tibet nei giorni che verranno.
Il Tibet è una bella regione, riccamente dotata, della nostra grande madrepatria. La gente industriosa e di talento di tutti i gruppi etnici del Tibet ha, in un lungo storico sviluppo, dato contributi eccezionali alla creazione di una cultura gloriosa della nazione Cinese e di una civiltà multi etnica. Nell’ultimo mezzo secolo, in particolare, il popolo tibetano ha scritto brillanti capitoli nello sviluppo e nel progresso del Tibet e ha aggiunto nuova gloria alla grande famiglia della nostra madrepatria socialista.
Io sono orgoglioso di invitarvi personalmente a Pechino per i Giochi Olimpici. Sarà una grande opportunità per vedere insieme i progressi e lo sviluppo della Cina. Grazie.” 胡锦涛 Hu Jintao
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