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“tutte le
creature sono parenti”
L’
associazione che si propone di:

far conoscere, fuori
da ogni deformazione folkloristica, i valori profondi della cultura
degli Indiani del Nordamerica
aiutare
finanziariamente le comunità tribali impegnate a difendere i loro
diritti e le loro identità.
Gli Indiani d’America , più di altri
popoli che hanno avuta la ventura di conoscere gli aspetti peggiori della
civiltà dei bianchi, sono popoli a rischio di estinzione culturale, ed i
loro saggi insegnano che:
IL
GENERE UMANO E’ COME IL SOLE ED I POPOLI NE SONO I RAGGI. QUANDO UN POPOLO
MUORE, LA TERRA DIVENTA PIU’ FREDDA PERCHE’ IL SOLE COMINCIA A
MORIRE.
L’associazione si propone inoltre, a
mezzo di incontri, dibattiti, pubblicazioni, incontri con le scolaresche e
mostre, di diffondere i valori culturali e storici delle culture del Nord
America, avvalendosi della collaborazione di esperti “nativi” e di valenti
studiosi.
“Sole, con il tuo grande occhio che tutto vede,
quando oggi nel tuo viaggio verso ovest
passerai sopra mia moglie ed il mio bambino,
sussurra loro che mi hai visto e porta loro
tutta la
nostalgia che sento per i miei cari e per la mia
terra”
Anonimo cheyenne
Detenuto a Fort Marion, Florida, 1870
SPIRITUALITA’
SIOUX
LA
PIPA
BISONTI
Ohiyesa
Charles A. Eastman (1858/1939), SIOUX SANTEE
L’atteggiamento originario dell’indiano d’America verso il
”Grande Mistero” che ci circonda e ci avvolge, era tanto semplice quanto
elevato
Il
culto del “Grande Mistero” era silenzioso, solitario, scevro da ogni
egoismo
Era silenzioso perché ogni parola è necessariamente
debole ed imperfetta; perciò le anime degli antenati si innalzavano in
muta venerazione. Era solitario perché essi erano convinti che Egli ci
fosse più vicino nella solitudine e nessun sacerdote era autorizzato a
intromettersi tra l’uomo ed il suo creatore.
Nessuno
poteva esortare né confessare
né intervenire in alcun modo nell’esperienza religiosa di un altro.
La
fede non poteva essere formulata in dottrine né imposta a chi non fosse
desideroso di riceverla; pertanto non esistevano predicazione,
proselitismo e nemmeno dileggiatori o atei.
Presso
di noi non c’erano templi o santuari che non fossero quelli della
natura.
LA PIPA
I
riti della pipa, come metafora del mondo, si accentrano sull’oggetto
stesso:
esso è il centro del mondo che rappresenta e perciò il fulcro del
potere in sé; quando è passata in cerchio essa stessa ne è il centro e il
fumo, diffondendosi nell’aria, si espande nello spazio in ogni
direzione. Microcosmo
simbolico del Macrocosmo, l’oggetto Sacra Pipa è composto da due parti: FORNELLO e CANNELLO,
separati in buona parte delle tribù delle Pianure e delle praterie, uniti
nelle tradizione dell’est.
·
IL
FORNELLO,
nel suo significato in senso stretto, cioè di luogo dove è acceso il
fuoco, diventa anche cosignificante del focolare della casa, significati
di proprietà Femminile. Il Foro per il cannello rappresenta la vagina che
è simbolicamente relazionata alla Terra. Il fornello è l’unica parte della
pipa che può toccare terra perché è parte del suo stesso
potere
·
IL
CANNELLO è la “Trachea”, la parte Maschile, il “Lingam” relazionato al
cielo, attraverso il quale passa il fumo: “Il Respiro Sacro” , l’alito del
“Grande Mistero”.
I BISONTI
I
bisonti avevano incominciato a sparire ben prima che i coloni facessero la
loro comparsa sul “platte”.
Gi
stessi commercianti avevano compiuto battute di caccia che erano state
vere e proprie carneficine.
Catlin
nel 1832 aveva visto una mandria di 1500 capi sterminata dagli indiani
presso fort pierre sull’Upper Missouri, solo perché un commerciante voleva
riempire la propria barca di lingue di bisonte salate da portare a St.
Louis.
Catlin
afferma che solo le lingue vennero prese e che il resto degli animali
venne lasciato ai lupi.
Quei
folli indiani in cambio ricevettero ALCOOL.
Fremono
ha calcolato che negli ultimi 8/10 anni precedenti il 1843 circa 90.000
pelli di bisonte venivano messe sul mercato ogni anno dalle compagnie
delle pellicce.
Si trattava di pellicce di femmine col mantello invernale, cioè
uccise tra Novembre e Marzo, dal momento che il mantello estivo non dava
una buona pelle.
Le
pelli dei maschi non venivano trattate.
Nel
1847 ben 110.000 pelli di bisonte femmina vennero avviate verso St.
Louis.
Considerando
che venne calcolato che i bianchi (commercianti, trapers ed emigranti)
uccisero solo 5.000 capi all’anno nel corso degli anni ‘50, è evidente che
gli indiani, pressati dai commercianti, furono i principali responsabili
del macello delle mandrie.
Sono
state scritte molte sciocchezze a proposito degli indiani che non
avrebbero sprecato una sola parte dei bisonti che uccidevano. Questa era
una versione proposta dagli indiani delle riserve dopo che l’ultimo
bisonte venne ucciso dai cacciatori bianchi.
Nel
1850, il capitano H. Stansbury vide un gruppo di Oglala uccidere i bisonti
sul Laramie Fork e rimase stupito notando che gli indiani prendevano solo
alcune parti scelte degli animali, lasciando le grandi carcasse ancora
ricche di carne ai lupi. In quegli stessi giorni gli Oglala si lamentavano
amaramente per la distruzione della selvaggina da parte dei coloni.
Profezie di un pellerossa CAPO SEALTH dei SEATTLE
Quando ci avete incontrato la prima volta ci avete detto che dovevamo pregare il vostro Dio. Noi non riuscivamo a comprendere la vostra richiesta. Il vostro Dio non potrà mai essere il nostro. Vi è troppa differenza tra noi. Noi uccidiamo gli animali che ci servono e li mangiamo tutti. Voi uccidete senza motivo e abbandonate i corpi degli animali che avete abbattuto. Voi tagliate intere foreste e noi usiamo solo i rami caduti e gli alberi morti e abbiamo rispetto per ogni ago di pino. Voi spaccate le pietre, forate le montagne e non riuscite ad ascoltare lo spirito della terra che vi dice: “non fatelo. Non fatemi male” . Noi sentiamo lo spirito e il mistero della vita anche nelle ali delle libellule.
Voi siete ciechi e sordi di fronte alle cose che esistono e quando vi rivolgete a Dio, chiedete ricchezza, denaro e potere. Noi chiediamo al Grande Spirito di mostrarci la bellezza, la stranezza e la bontà della terra verdeggiante, l' unica Madre, e di svelarci le cose nella loro essenza e perfezione, così come solo in un unico Essere, che resta Uno anche se è Molti. Voi dimenticate i vostri morti, li seppellite e non vi curate di conservare le loro tombe e non vi sentite legati alla terra che custodisce le ossa dei vostri padri. Per noi un uomo che dimentica queste cose è peggio di una belva inferocita.
Per tutto questo voi riuscite a vendere la terra: mentre per noi la terra è come 1' aria che si respira, è il corpo di nostra madre e non possiamo neppure concepire che essa possa essere venduta, divisa e recintata.
Ora la mia gente è poca: noi sembriamo le foglie rimaste su un albero scosso dai venti invernali e non possiamo più difenderci. Ora voi ci assegnate una riserva in cui dobbiamo ritirarci. So bene che questa soluzione ci è imposta da una forza ineluttabile. Abbiamo cercato di sfuggirvi come la nebbia mattutina fugge ,avanti alla luce del sole nascente... Ora siamo pochi e non ci importa di sapere dove trascorreremo il resto dei nostri giorni. Il nostro popolo era un tempo forte e potente e ora poco a poco muore. Le nostre notti si fanno sempre più lunghe, buie e solitarie. Ovunque tentiamo di rifugiarci siamo inseguiti dal vostro passo sterminatore e non ci resta che sopportare il destino come un animale ferito e braccato dal cacciatore che vuole finirlo.
E tuttavia non mi lamento. Abbiamo per tanto tempo trascorso un'esistenza felice della quale siamo stati consapevoli e dalla quale abbiamo tratto gioia e ricchezza dell'animo. Ad una tribù segue un'altra e le nazioni seguono alle nazioni come una generazione succede ad un'altra. E un continuo nascere e morire e lamentarsi non serve a nulla. Forse anche il giorno del vostro tramonto non è lontano, ma e comunque certo che verrà. Allora, forse, potremo anche essere fratelli.
Ora è la vostra stagione tuttavia, e poiché ciò appare evidente, tagliate gli alberi, uccidete gli animali, domate i cavalli selvaggi, sterminate gli indiani. Io vedo bene, dai vostri occhi e dai vostri comportamenti, che la vostra città produce immondizie ed esse, un giorno, vi annegheranno.
Ma intanto consentitemi di ribadire che la terra che ci ordinate di abbandonare è sacra alla mia gente. Ogni collina, monte, bosco, lago, fiume o valle o pianura sono pieni di eventi tristi e lieti e di ricordi. I fili d'erba, i piccoli gigli lungo i fiumi d'argento, le fragole che crescono ai margini dei prati coperti di rugiada, persino le pietre che giacciono sorde e immobili nella quiete fresca della notte e nel calore diurno, hanno bevuto la vita del mio popolo e gliela hanno restituita. Anche la polvere è legata alle orme della nostra gente e i nostri piedi trovano in essa una familiarità che i vostri piedi non proveranno mai. Essa ha bevuto il sangue dei nostri padri, custodisce il sale delle loro lacrime, il grasso e la cenere dei fuochi da campo, il sudore del piacere e della paura. I nostri guerrieri scomparsi, le ragazze dal cuore gentile e dalle amabili forme, i bimbi che qui vissero e trovarono nutrimento, le nostre madri affettuose sono parte viva di questi luoghi ancora solitari che placano il cuore.
Ed essi ritornano sempre come marce dello spirito quando la Luna Nuova, piccola canoa d'argento, naviga fra le stelle circondata da una nebbia di volpi argentate. Essi continuano la vita senza il peso del corpo perché gli impulsi di un popolo seguitano ad esistere anche dopo la morte dei singoli e si concentrano sulla sua terra e la colmano di vita umana. E cosi, anche quando l'ultimo indiano sarà morto e il ricordo della mia gente sarà diventato per i bianchi una leggenda, questa terra ospiterà ancora le forme invisibili dei nostri morti. I figli dei vostri figli si crederanno soli nei campi, nelle case, sulle vie delle vostre città o nel silenzio dei boschi senza sentieri. Ma anche quando, di notte, le strade e le piazze saranno silenziose e deserte, ovunque si aggireranno gli spiriti di coloro che un tempo popolarono ed amarono questo meraviglioso paese. (...)
Voi non vi accorgete di tutto questo. Ma un giorno il nostro spirito riempirà di sé i vostri discendenti. Un giorno, ho detto , perché. vai ora apparite incapaci di un sentimento che non sia l'odio: Iodio e la paura, che vi spingono ad azioni che non hanno per fine solo la distruzione degli altri, ma anche la vostra. L'odio e la paura, che vi impediscono di capire che la stirpe umana è come il sole e che i popoli ne sono i raggi e che quando un popolo muore il sole comincia a morire e la terra diventa più fredda. L'odio e la paura che non vi danno coscienza del fatto che le specie animali sono le radici che uniscono il cielo alla terra e che l’uomo non può recidere se non vuole morire.
Noi speriamo che nel futuro lo spirito dell'uomo rosso, che con amore e venerazione rispetta tutto ciò che vive, si impossessi lentamente dei vostri figli e penetri lentamente in coloro che nulla sanno di lui. Cercate perciò di guardare alla nostra fine con rispetto e tolleranza. I nostri padri, noi stessi staremo sempre intorno a voi e attenderemo con pazienza fino a che non riusciamo a piantare nella vostra indole distruttiva un seme di amore per la vita. Se ciò accadrà. il vostro mondo sparirà e il nostro tornerà a vivere.
Ma forse non riusciremo a far ciò. E allora, quando una ragnatela di fili che sussurrano avrà circondato l'azzurro del cielo, quando il rondone sarà scomparso e la vita sarà diventata sopravvivenza, quando i fiumi saranno morti con i laghi e le montagne, quando il vostro folle modo di vivere avrà sommerso la terra, un grande fuoco simile ad un sole, che voi stessi avrete costruito nella vostra ansia di distruzione e di dominio, cadrà dal cielo e distruggerà ogni cosa. e la terra e gli uomini saranno pietra per sempre.
(http://eddyburg.it , CAPO SEALTH DEI SEATTLE, in Urbanistica informazioni, n. 87)
Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish
Il grande capo che Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta perché sappiamo che se non venderemo, l'uomo bianco potrebbe venire con i fucile a prendere la nostra terra. Quello che dice capo indiano Seattle, il grande capo di Washington
Può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete, comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proletari della freschezza dell'aria o dello scintillio dell'acqua: come potete comprarli da noi.
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi scuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo.
La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell'uomo rosso. I morti dell'uomo bianco dimenticando il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle.Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati, sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l'aquila sono nostri fratelli. le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l'uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò quando il grande capo che sta a Washington, ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremmo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i figli. Quindi noi consideriamola vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile, perché questa terra per noi è sacra. L'acqua che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell'acqua è la voce del padre, di mio padre.
I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche i vostri dovete perciò dovete usare la gentilezza che usereste con un fratello.
L'uomo rosso si è sempre ritirato davanti all' avanzata dell'uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira con il sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. a Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l'uomo bianco no capisce i nostri pensieri.
Un porzione di terra è la stessa per lui come un'altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la conquistata, egli si sposta lascia le tombe dei suoi padre i diritti dei suo figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfrutta e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito divorerà la terra e lascierà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse questo avviene perché l'uomo rosso è selvaggio e non capisce.
Non c'è alcun posto lieto nelle città dell'uomo bianco. Alcun posto
in cui sentire lo stormire di foglie in primavera e il ronzio delle ali degli insetti.
Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città sembra quasi
che ferisca le orecchie. E che cos'è mai li la vita, se un uomo
non può ascoltare il rumore del
succiacapre o delle rane attorno ad uno stagno di notte ?
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce
sapore del vento che soffia sulla superficie del lago o l'odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o dagli aghi di pino. L'aria è preziosa per l'uomo rosso poiché tutte le cose partecipano allo
stesso respiro. L'uomo bianco sembra non accorgersi dell' aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l'ariasa per noi e l'aria ha lo stesso spirito che essa sostiene. Il vento che ha dato
i nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro.
E il vento deve dare ai nostri figli lo spirito della vita. e se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come è sacra, come un posto dove anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dei prati.
Perciò noi considereremo l'offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accetarla, io porrò una condizione: l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. ho visto centinaia di bisonti marciare nelle praterie, lasciati lì dall'uomo bianco dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non riesco a capire come un uomo bianco preferisca un cavallo di ferro sbuffante che un bisonte che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cos'è l'uomo senza gli animali?
se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. perché qualunque cosa capiti agli animali in seguito capiterà agli uomini. tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo.
Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: LA TERRA E' NOSTRA MADRE. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano in terra, sputano a se stessi.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo ma è l'uomo che appartiene alla terra.Questo noi sappiamo.Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce la famiglia..Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra.Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.
Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva da voi stabilita per il mio popolo.
Noi vivremmo per conto nostro e in pace.Importa poco dove spenderemo la fine dei nostri giorni.
I nostri figli anno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. i nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell'ozio e contaminano il loro corpo con cibi, dolci e bevande forti.
Poco importa dove passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà a piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro.
Ma perché dovrei piangere la morte del mio popolo?
Le tribù sono fatte di uomini e nient'altro. gli uomini vanno e vengono come le onde del mare.
Anche l'uomo bianco, il cui dio cammina e parla con lui da amico ad amico, non può sfuggire al destino comune
Può darsi che siamo fratelli dopo tutto. Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro dio è lo stesso dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è dio dell'uomo e la sua compassione è uguale sia per l'uomo rosso che per l'uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è come far male al suo creatore. Anche l'uomo bianco passerà, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e tra qualche notte soffocherete nei vostri rifiuti.
http://xoomer.virgilio.it/scuolaacolori/intercultura/
I
NOSTRI AMICI
Quentin
Pipestem
Gilbert
Douville Lance
Henson Domenico
Buffarini
St
Labre Indian School
Bernie Uncas
GILBERT
DOUVILLE (
Hehaka Ihanble)
Gilbert
P. Douville e' nato nel 1951 in Sud Dakota, nella Riserva di Rosebud,
patria dei Sioux
Brule' (Sicangu in lingua Lakota). Ha frequentato la scuola dell' obbligo
nella Riserva stessa. A tredici anni si e' trasferito in Nebraska dove si
e' diplomato in una scuola locale. Verso i vent' anni gli e' stato dato il
nome di Hehaka Ihanble (Sognatore del Cervo) il che lo ha portato a far
parte della Societa' dei Sognatori del Cervo, i quali si distinguono per
la particolare dedizione alle donne e ai bambini. Presso l' Universita'
del Nebraska ha completato il corso di studi specializzandosi in diritto
penale e criminologia. Numerose e diverse sono state le esperienze, sia
personali che professionali,che lo hanno aiutato a maturare tanto
una scelta di vita di stampo "tradizionalista" quanto la
decisione di dedicarsi professionalmente all' artigianato della sua
gente. Gia' a tredici anni rivelava una grande abilita' e capacita'
nelle svariate espressioni dell' arte tradizionale ( lavorazioni con
aculei, perline, ecc.). Questo grazie agli insegnamenti della madre che lo
ha sempre spronato a preservare e coltivare questo importante aspetto
della cultura Lakota. http://digilander.libero.it/hunkapi
Quentin
Pipestem
Quentin
Pipestem è nato nel 1971 a Calgary, in Alberta, Canada.
Sua
madre è sia Tsuu t'ina sia Cree, suo padre era Blackfoot, mentre lui
appartiene alla nazione Tsuu t'ina. Quentin inizia a danzare nel 1988 e da
allora
la sua carriera è stata un crescendo costante a cominciare dalla
collraborazione con le più importanti compagnie teatrali aborigene fino
alla conquista del Campionato Mondiale di Hoop Dance a Phoenix, Arizona
per tre volte. Quentin è sia danzatore tradizionale, sia
musicista e narratore. In una parola un artista nativo tradizionale.
http://www.ombrerosse.it/
"il
bisonte ha sempre provveduto ai bisogni della
nostra gente, tanto che le nostre vite vi dipendevano
quasi completamente. E' per questo che ci spostavamo
seguendo le sue mandrie ed è per questo che le nostre
tradizioni sono così strettamente legate al bisonte.
Attraverso i nostri spettacoli e, quindi attravenso la
promozione della nostra cultura, intendiamo ridare vita
allo spirito del bisonte"
Lance
David Henson è nato a Washington, D. C. in 1944, è Cheyenne, Oglala. Ha
lavorato come poeta residente, conducendo seminari per studenti e
insegnanti in diversi stati dell'Unione. In Europa è inserito in un
circuito universitario, tiene conferenze e letture; collabora inoltre con
numerosi musicisti a livello internazionale.
"Un'altra
canzone per l'America" (Dell'Arco - Mi)
"Tra il
buio e la luce" (Selene - Mi)
Altri libri in
lingua italiana sono in fase di pubblicazione
Domenico
Buffarini
romano
di
nascita,
Lakota
di
adozione,
vive
da
30
anni
a
Vicenza
dove
nel
1994
ha
fondato
il
circolo
culturale
MITA
-
KUYE
-
OYASIN
(Nell'Universo
siamo
tutti
parenti).
"Noi
non
proponiamo
la
cultura
indiana
come
una
cultura
perfetta."
-
spiega
Bufarini
-
"Diciamo
solo
che
i
valori
profondi
di
quella
cultura
sono
i
nostri
stessi
valori
profondi.
Toro
Seduto,
sugli
uccelli,
diceva
le
stesse
cose
di
San
Francesco...
Poi
vogliamo
fare
in
modo
che
si
possa
superare
l'idealizzazione
della
cultura
indiana
come
luogo
simbolico
dove
attingere
le
energie
per
superare
le
difficoltà
della
nostra
vita
quotidiana.
Quindi
raccogliamo
dei
soldi
facendo
il
contrario
di
quello
che
fanno
mille
falsi
sciamani
che
hanno
deciso
di
fare
soldi
sugli
indiani."
La
passione
per
il
mondo
degli
indiani
d'America
inizia
per
Domenico
"Antilope
che
corre"
Buffarini
(il
nome
"Antilope
che
corre"
gli
è
stato
dato
dagli
indiani
per
una
sua
certa
qual
inclinazione
per
le
lezioni
amorose)
fin
da
ragazzo,
..."quando
andavo
a
vedere
i
film
di
indiani
e
cow
boys
e
notavo
che
tutti
i
bambini
che
al
cinema
inneggiavano
alla
calata
dei
visi
pallidi,
quando
giocavano
volevano
tutti
chissà
perché
fare
la
parte
degli
indiani
e
non
quella
dei
soldati
americani..."
Nel
1969
Buffarini
si
trovava
a
Parigi
a
seguire
una
prolusione
accademica
dell'antropologo
Claude
Levi
Strauss:
quelle
parole
si
scolpirono
nella
testa
di
"Antilope
che
corre"
che
sentì
quanto
profonda
sia
la
riconoscenza
che
l'uomo
bianco
ha
e
avrà
per
sempre
nei
confronti
di
questi
popolo.
Dal
1976
in
poi
prende
armi
e
bagagli
e
va
a
vedere
con
i
suoi
occhi
cosa
c'è
laggiù,
fra
le
tribù
del
South
Dakota,
non
importa
che
siano
Sioux
(ovvero
Lakota),
oppure
Irokesi
del
Canada,
Apache,
Hopi,
Crow
o
Cheyenne.
"Tutti
si
aspettano
che
le
riserve
indiane
somiglino
agli
accampamenti
che
hanno
visto
nei
film:
ma
è
una
cosa
del
tutto
diversa...L'ottanta
per
cento
degli
indiani
vive
in
case
di
muratura
e
poi
basta
pensare
alla
riserva
Apache
dell'Arizona:
ci
sono
11
camping,
26
laghi
artificiali,
3
motel
e
un
certo
numero
di
centri
commerciali
e
tutt'intorno...tremila
antilopi...E'
incredibile
la
loro
capacità
di
far
marciare
quello
che
noi
chiameremmo
il
progresso
tecnologico
insieme
al
rispetto
per
la
terra
dei
padri.
tra
gli
Osage
-
continua
-
lo
sfruttamento
delle
riserve
petrolifere
è
l'attività
economica
principale.
Gli
irokesi
del
canada,
con
la
stessa
scusa
che
un
loro
rito
iniziatico
prevede
un'incisione
al
ginocchio
che,
in
quanto
centro
dell'equilibrio,
toglie
loro
per
sempre
la
sensibilità
alle
vertigini,
forniscono
i
carpentieri
per
i
grattacieli
di
tutta
l'America."
Nel
1992
conosce
Jimmi
Kelso,
della
tribù
dei
Sauk
Fox.
Abitava
anch'egli
a
Vicenza
e
nei
pochi
mesi
che
il
destino
ha
regalato
loro
(Jimmi
è
morto
nel
1993)
hanno
avuto
un
rapporto
intensissimo,
da
fratelli.
Jimmi
Kelso
ha
convinto
Buffarini
a
scrivere
il
libro
IL
POPOLO
DEGLI
UOMINI
e
i
diritti
d'autore
sono
stati
devoluti
alla
sua
tribù
decimata
e
deportata
nel
1831
dall'Illinois
all'Oklahoma.
Bibliografia:
IL
POPOLO
DEGLI
UOMINI:
GLI
INDIANI
D'AMERICA
NON
SIAMO
OMBRE
ROSSE:
GLI
INDIANI
OGGI Fonte
:
http://www.artistiinpiazza.com/net/hukakey.htm
HUKA
HEY MOVIMENTO
IN
DIFESA
DEI
NATIVI
AMERICANI Per
informazioni:
0444
500203
St
Labre Indian School
Bernie Uncas
Ciao oyate , sono della provincia di torino , sono anche io sostenitore
e cultore della ns cultura . Vi invito a visitare il mio sito. Sono un
musicista e canto in italiano la storia del popolo degli uomini .
Ascoltate i miei brani e se vi interessa scaricate gratis le mie songs.
Ciao e maka say jelo !!!
www.wakanlives.too.it
oppure
http://web.tiscali.it/wakanlives/
http-stage.vitaminc.it-bernie_uncas_wakan per le songs intere
scaricabili gratis
Bernie uncas dei wakan
APPUNTAMENTI
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Alessandro e
Jitka
Ragana
via Giovanni XXIII 56
35030 Bastia Di Rovolon
Padova (Italy)
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338 84 63 262
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e-mail
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Quando
avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo
pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete
che non si può mangiare il denaro
(nativi d'america)

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