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I NOSTRI AMICI

APPUNTI INDIANI

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Profezie di un pellerossa CAPO SEALTH dei SEATTLE

 “tutte le creature sono parenti 

L’ associazione che si propone di:  

far conoscere, fuori da ogni deformazione folkloristica, i valori profondi della cultura degli Indiani del Nordamerica  

aiutare finanziariamente le comunità tribali impegnate a difendere i loro diritti e le loro identità.

 

Gli Indiani d’America , più di altri popoli che hanno avuta la ventura di conoscere gli aspetti peggiori della civiltà dei bianchi, sono popoli a rischio di estinzione culturale, ed i loro saggi insegnano che:  

IL GENERE UMANO E’ COME IL SOLE ED I POPOLI NE SONO I RAGGI. QUANDO UN POPOLO MUORE, LA TERRA DIVENTA PIU’ FREDDA PERCHE’ IL SOLE COMINCIA A MORIRE.  

L’associazione si propone inoltre, a mezzo di incontri, dibattiti, pubblicazioni, incontri con le scolaresche e mostre, di diffondere i valori culturali e storici delle culture del Nord America, avvalendosi della collaborazione di esperti “nativi” e di valenti studiosi.    

“Sole, con il tuo grande occhio che tutto vede,

quando oggi nel tuo viaggio verso ovest

passerai sopra mia moglie ed il mio bambino,

sussurra loro che mi hai visto e porta loro

tutta la nostalgia che sento per i miei cari e per la mia terra”

  Anonimo cheyenne

                                                 Detenuto a Fort Marion, Florida, 1870

 


Appunti indiani a cura di Alessandro Ragana

  SPIRITUALITA’ SIOUX        LA PIPA         BISONTI

SPIRITUALITA' SIOUX

Ohiyesa Charles A. Eastman (1858/1939), SIOUX SANTEE

L’atteggiamento originario dell’indiano d’America verso il ”Grande Mistero” che ci circonda e ci avvolge, era tanto semplice quanto elevato

Il culto del “Grande Mistero” era silenzioso, solitario, scevro da ogni egoismo

Era silenzioso perché ogni parola è necessariamente debole ed imperfetta; perciò le anime degli antenati si innalzavano in muta venerazione. Era solitario perché essi erano convinti che Egli ci fosse più vicino nella solitudine e nessun sacerdote era autorizzato a intromettersi tra l’uomo ed il suo creatore.

Nessuno poteva esortare né  confessare né intervenire in alcun modo nell’esperienza religiosa di un altro.

La fede non poteva essere formulata in dottrine né imposta a chi non fosse desideroso di riceverla; pertanto non esistevano predicazione, proselitismo e nemmeno dileggiatori o atei.

Presso di noi non c’erano templi o santuari che non fossero quelli della natura.

LA PIPA

  I riti della pipa, come metafora del mondo, si accentrano sull’oggetto stesso:

esso è il centro del mondo che rappresenta e perciò il fulcro del potere in sé; quando è passata in cerchio essa stessa ne è il centro e il fumo, diffondendosi nell’aria, si espande nello spazio in ogni direzione. Microcosmo simbolico del Macrocosmo, l’oggetto Sacra Pipa è composto da  due parti: FORNELLO e CANNELLO, separati in buona parte delle tribù delle Pianure e delle praterie, uniti nelle tradizione dell’est.

·        IL FORNELLO, nel suo significato in senso stretto, cioè di luogo dove è acceso il fuoco, diventa anche cosignificante del focolare della casa, significati di proprietà Femminile. Il Foro per il cannello rappresenta la vagina che è simbolicamente relazionata alla Terra. Il fornello è l’unica parte della pipa che può toccare terra perché è parte del suo stesso potere

·        IL CANNELLO è la “Trachea”, la parte Maschile, il “Lingam” relazionato al cielo, attraverso il quale passa il fumo: “Il Respiro Sacro” , l’alito del “Grande Mistero”.

I BISONTI

I bisonti avevano incominciato a sparire ben prima che i coloni facessero la loro comparsa sul “platte”.

Gi stessi commercianti avevano compiuto battute di caccia che erano state vere e proprie carneficine.

Catlin nel 1832 aveva visto una mandria di 1500 capi sterminata dagli indiani presso fort pierre sull’Upper Missouri, solo perché un commerciante voleva riempire la propria barca di lingue di bisonte salate da portare a St. Louis.

Catlin afferma che solo le lingue vennero prese e che il resto degli animali venne lasciato ai lupi.

Quei folli indiani in cambio ricevettero ALCOOL.

Fremono ha calcolato che negli ultimi 8/10 anni precedenti il 1843 circa 90.000 pelli di bisonte venivano messe sul mercato ogni anno dalle compagnie delle pellicce.

Si trattava di pellicce di femmine col mantello invernale, cioè uccise tra Novembre e Marzo, dal momento che il mantello estivo non dava una buona pelle.

Le pelli dei maschi non venivano trattate.

Nel 1847 ben 110.000 pelli di bisonte femmina vennero avviate verso St. Louis.

Considerando che venne calcolato che i bianchi (commercianti, trapers ed emigranti) uccisero solo 5.000 capi all’anno nel corso degli anni ‘50, è evidente che gli indiani, pressati dai commercianti, furono i principali responsabili del macello delle mandrie.

Sono state scritte molte sciocchezze a proposito degli indiani che non avrebbero sprecato una sola parte dei bisonti che uccidevano. Questa era una versione proposta dagli indiani delle riserve dopo che l’ultimo bisonte venne ucciso dai cacciatori bianchi.

Nel 1850, il capitano H. Stansbury vide un gruppo di Oglala uccidere i bisonti sul Laramie Fork e rimase stupito notando che gli indiani prendevano solo alcune parti scelte degli animali, lasciando le grandi carcasse ancora ricche di carne ai lupi. In quegli stessi giorni gli Oglala si lamentavano amaramente per la distruzione della selvaggina da parte dei coloni.  


 

Profezie di un pellerossa CAPO SEALTH dei SEATTLE

 

Quando ci avete incontrato la prima volta ci avete detto che dovevamo pregare il vostro Dio. Noi non riuscivamo a comprendere la vostra richiesta. Il vostro Dio non potrà mai essere il nostro. Vi è troppa differenza tra noi. Noi uccidiamo gli animali che ci servono e li mangiamo tutti. Voi uccidete senza motivo e abbandonate i corpi degli animali che avete abbattuto. Voi tagliate intere foreste e noi usiamo solo i rami caduti e gli alberi morti e abbiamo rispetto per ogni ago di pino. Voi spaccate le pietre, forate le montagne e non riuscite ad ascoltare lo spirito della terra che vi dice: “non fatelo. Non fatemi male” . Noi sentiamo lo spirito e il mistero della vita anche nelle ali delle libellule.
Voi siete ciechi e sordi di fronte alle cose che esistono e quando vi rivolgete a Dio, chiedete ricchezza, denaro e potere. Noi chiediamo al Grande Spirito di mostrarci la bellezza, la stranezza e la bontà della terra verdeggiante, l' unica Madre, e di svelarci le cose nella loro essenza e perfezione, così come solo in un unico Essere, che resta Uno anche se è Molti. Voi dimenticate i vostri morti, li seppellite e non vi curate di conservare le loro tombe e non vi sentite legati alla terra che custodisce le ossa dei vostri padri. Per noi un uomo che dimentica queste cose è peggio di una belva inferocita.
Per tutto questo voi riuscite a vendere la terra: mentre per noi la terra è come 1' aria che si respira, è il corpo di nostra madre e non possiamo neppure concepire che essa possa essere venduta, divisa e recintata.
Ora la mia gente è poca: noi sembriamo le foglie rimaste su un albero scosso dai venti invernali e non possiamo più difenderci. Ora voi ci assegnate una riserva in cui dobbiamo ritirarci. So bene che questa soluzione ci è imposta da una forza ineluttabile. Abbiamo cercato di sfuggirvi come la nebbia mattutina fugge ,avanti alla luce del sole nascente... Ora siamo pochi e non ci importa di sapere dove trascorreremo il resto dei nostri giorni. Il nostro popolo era un tempo forte e potente e ora poco a poco muore. Le nostre notti si fanno sempre più lunghe, buie e solitarie. Ovunque tentiamo di rifugiarci siamo inseguiti dal vostro passo sterminatore e non ci resta che sopportare il destino come un animale ferito e braccato dal cacciatore che vuole finirlo.
E tuttavia non mi lamento. Abbiamo per tanto tempo trascorso un'esistenza felice della quale siamo stati consapevoli e dalla quale abbiamo tratto gioia e ricchezza dell'animo. Ad una tribù segue un'altra e le nazioni seguono alle nazioni come una generazione succede ad un'altra. E un continuo nascere e morire e lamentarsi non serve a nulla. Forse anche il giorno del vostro tramonto non è lontano, ma e comunque certo che verrà. Allora, forse, potremo anche essere fratelli.
Ora è la vostra stagione tuttavia, e poiché ciò appare evidente, tagliate gli alberi, uccidete gli animali, domate i cavalli selvaggi, sterminate gli indiani. Io vedo bene, dai vostri occhi e dai vostri comportamenti, che la vostra città produce immondizie ed esse, un giorno, vi annegheranno.
Ma intanto consentitemi di ribadire che la terra che ci ordinate di abbandonare è sacra alla mia gente. Ogni collina, monte, bosco, lago, fiume o valle o pianura sono pieni di eventi tristi e lieti e di ricordi. I fili d'erba, i piccoli gigli lungo i fiumi d'argento, le fragole che crescono ai margini dei prati coperti di rugiada, persino le pietre che giacciono sorde e immobili nella quiete fresca della notte e nel calore diurno, hanno bevuto la vita del mio popolo e gliela hanno restituita. Anche la polvere è legata alle orme della nostra gente e i nostri piedi trovano in essa una familiarità che i vostri piedi non proveranno mai. Essa ha bevuto il sangue dei nostri padri, custodisce il sale delle loro lacrime, il grasso e la cenere dei fuochi da campo, il sudore del piacere e della paura. I nostri guerrieri scomparsi, le ragazze dal cuore gentile e dalle amabili forme, i bimbi che qui vissero e trovarono nutrimento, le nostre madri affettuose sono parte viva di questi luoghi ancora solitari che placano il cuore.
Ed essi ritornano sempre come marce dello spirito quando la Luna Nuova, piccola canoa d'argento, naviga fra le stelle circondata da una nebbia di volpi argentate. Essi continuano la vita senza il peso del corpo perché gli impulsi di un popolo seguitano ad esistere anche dopo la morte dei singoli e si concentrano sulla sua terra e la colmano di vita umana. E cosi, anche quando l'ultimo indiano sarà morto e il ricordo della mia gente sarà diventato per i bianchi una leggenda, questa terra ospiterà ancora le forme invisibili dei nostri morti. I figli dei vostri figli si crederanno soli nei campi, nelle case, sulle vie delle vostre città o nel silenzio dei boschi senza sentieri. Ma anche quando, di notte, le strade e le piazze saranno silenziose e deserte, ovunque si aggireranno gli spiriti di coloro che un tempo popolarono ed amarono questo meraviglioso paese. (...)
Voi non vi accorgete di tutto questo. Ma un giorno il nostro spirito riempirà di sé i vostri discendenti. Un giorno, ho detto , perché. vai ora apparite incapaci di un sentimento che non sia l'odio: Iodio e la paura, che vi spingono ad azioni che non hanno per fine solo la distruzione degli altri, ma anche la vostra. L'odio e la paura, che vi impediscono di capire che la stirpe umana è come il sole e che i popoli ne sono i raggi e che quando un popolo muore il sole comincia a morire e la terra diventa più fredda. L'odio e la paura che non vi danno coscienza del fatto che le specie animali sono le radici che uniscono il cielo alla terra e che l’uomo non può recidere se non vuole morire.
Noi speriamo che nel futuro lo spirito dell'uomo rosso, che con amore e venerazione rispetta tutto ciò che vive, si impossessi lentamente dei vostri figli e penetri lentamente in coloro che nulla sanno di lui. Cercate perciò di guardare alla nostra fine con rispetto e tolleranza. I nostri padri, noi stessi staremo sempre intorno a voi e attenderemo con pazienza fino a che non riusciamo a piantare nella vostra indole distruttiva un seme di amore per la vita. Se ciò accadrà. il vostro mondo sparirà e il nostro tornerà a vivere.
Ma forse non riusciremo a far ciò. E allora, quando una ragnatela di fili che sussurrano avrà circondato l'azzurro del cielo, quando il rondone sarà scomparso e la vita sarà diventata sopravvivenza, quando i fiumi saranno morti con i laghi e le montagne, quando il vostro folle modo di vivere avrà sommerso la terra, un grande fuoco simile ad un sole, che voi stessi avrete costruito nella vostra ansia di distruzione e di dominio, cadrà dal cielo e distruggerà ogni cosa. e la terra e gli uomini saranno pietra per sempre.

(http://eddyburg.it  , CAPO SEALTH DEI SEATTLE, in Urbanistica informazioni, n. 87)

 

Lettera inviata nel 1855 al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse dal capo Sealth della tribù Duwanish

Il grande capo che Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta perché sappiamo che se non venderemo, l'uomo bianco potrebbe venire con i fucile a prendere la nostra terra. Quello che dice capo indiano Seattle, il grande capo di Washington
Può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete, comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proletari della freschezza dell'aria o dello scintillio dell'acqua: come potete comprarli da noi.
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi scuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo.
La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell'uomo rosso. I morti dell'uomo bianco dimenticando il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle.Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati, sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l'aquila sono nostri fratelli. le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l'uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò quando il grande capo che sta a Washington, ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremmo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i figli. Quindi noi consideriamola vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile, perché questa terra per noi è sacra. L'acqua che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell'acqua è la voce del padre, di mio padre.
I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche i vostri dovete perciò dovete usare la gentilezza che usereste con un fratello.
L'uomo rosso si è sempre ritirato davanti all' avanzata dell'uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira con il sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. a Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l'uomo bianco no capisce i nostri pensieri.
Un porzione di terra è la stessa per lui come un'altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la conquistata, egli si sposta lascia le tombe dei suoi padre i diritti dei suo figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfrutta e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito divorerà la terra e lascierà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse questo avviene perché l'uomo rosso è selvaggio e non capisce.
Non c'è alcun posto lieto nelle città dell'uomo bianco. Alcun posto 
in cui sentire lo stormire di foglie in primavera e il ronzio delle ali degli insetti.
Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città sembra quasi
che ferisca le orecchie. E che cos'è mai li la vita, se un uomo 
non può ascoltare il rumore del
succiacapre o delle rane attorno ad uno stagno di notte ?
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce
sapore del vento che soffia sulla superficie del lago o l'odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o dagli aghi di pino. L'aria è preziosa per l'uomo rosso poiché tutte le cose partecipano allo 
stesso respiro. L'uomo bianco sembra non accorgersi dell' aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l'ariasa per noi e l'aria ha lo stesso spirito che essa sostiene. Il vento che ha dato
i nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro.
E il vento deve dare ai nostri figli lo spirito della vita. e se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come è sacra, come un posto dove anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dei prati.
Perciò noi considereremo l'offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accetarla, io porrò una condizione: l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. ho visto centinaia di bisonti marciare nelle praterie, lasciati lì dall'uomo bianco dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non riesco a capire come un uomo bianco preferisca un cavallo di ferro sbuffante che un bisonte che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cos'è l'uomo senza gli animali?
se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. perché qualunque cosa capiti agli animali in seguito capiterà agli uomini. tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo.
Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: LA TERRA E' NOSTRA MADRE. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano in terra, sputano a se stessi.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo ma è l'uomo che appartiene alla terra.Questo noi sappiamo.Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce la famiglia..Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra.Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. 
Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva da voi stabilita per il mio popolo.
Noi vivremmo per conto nostro e in pace.Importa poco dove spenderemo la fine dei nostri giorni.
I nostri figli anno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. i nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell'ozio e contaminano il loro corpo con cibi, dolci e bevande forti.
Poco importa dove passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà a piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro.
Ma perché dovrei piangere la morte del mio popolo?
Le tribù sono fatte di uomini e nient'altro. gli uomini vanno e vengono come le onde del mare.
Anche l'uomo bianco, il cui dio cammina e parla con lui da amico ad amico, non può sfuggire al destino comune
Può darsi che siamo fratelli dopo tutto. Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro dio è lo stesso dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è dio dell'uomo e la sua compassione è uguale sia per l'uomo rosso che per l'uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è come far male al suo creatore. Anche l'uomo bianco passerà, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e tra qualche notte soffocherete nei vostri rifiuti.

http://xoomer.virgilio.it/scuolaacolori/intercultura/


I NOSTRI AMICI

Quentin Pipestem       Gilbert Douville     Lance Henson  Domenico Buffarini   St Labre Indian School

Bernie Uncas

GILBERT DOUVILLE ( Hehaka Ihanble)

Gilbert P. Douville e' nato nel 1951 in Sud Dakota, nella Riserva di Rosebud, patria dei Sioux Brule' (Sicangu in lingua Lakota). Ha frequentato la scuola dell' obbligo nella Riserva stessa. A tredici anni si e' trasferito in Nebraska dove si e' diplomato in una scuola locale. Verso i vent' anni gli e' stato dato il nome di Hehaka Ihanble (Sognatore del Cervo) il che lo ha portato a far parte della Societa' dei Sognatori del Cervo, i quali si distinguono per la particolare dedizione alle donne e ai bambini. Presso l' Universita' del Nebraska ha completato il corso di studi specializzandosi in diritto penale e criminologia. Numerose e diverse sono state le esperienze, sia personali  che professionali,che lo hanno aiutato a maturare tanto una scelta di vita di stampo "tradizionalista" quanto la decisione di dedicarsi professionalmente all' artigianato della sua gente.  Gia' a tredici anni rivelava una grande abilita' e capacita' nelle svariate espressioni dell' arte tradizionale ( lavorazioni con aculei, perline, ecc.). Questo grazie agli insegnamenti della madre che lo ha sempre spronato a preservare e coltivare questo importante aspetto della cultura Lakota. http://digilander.libero.it/hunkapi 

Quentin Pipestem

Quentin Pipestem è nato nel 1971 a Calgary, in Alberta, Canada.

Sua madre è sia Tsuu t'ina sia Cree, suo padre era Blackfoot, mentre lui appartiene alla nazione Tsuu t'ina. Quentin inizia a danzare nel 1988 e da allora la sua carriera è stata un crescendo costante a cominciare dalla collraborazione con le più importanti compagnie teatrali aborigene fino alla conquista del Campionato Mondiale di Hoop Dance a Phoenix, Arizona per tre volte. Quentin è sia danzatore tradizionale, sia musicista e narratore. In una parola un artista nativo tradizionale. http://www.ombrerosse.it/ 

 

"il bisonte ha sempre provveduto ai bisogni della
nostra gente, tanto che le nostre vite vi dipendevano
quasi completamente. E' per questo che ci spostavamo
seguendo le sue mandrie ed è per questo che le nostre
tradizioni sono così strettamente legate al bisonte.
Attraverso i nostri spettacoli e, quindi attravenso la
promozione della nostra cultura, intendiamo ridare vita
allo spirito del bisonte"

Quentin

 

 

 

 

Lance David Henson è nato a Washington, D. C. in 1944, è Cheyenne, Oglala. Ha lavorato come poeta residente, conducendo seminari per studenti e insegnanti in diversi stati dell'Unione. In Europa è inserito in un circuito universitario, tiene conferenze e letture; collabora inoltre con numerosi musicisti a livello internazionale.

 

Bibliografia:

"Un'altra canzone per l'America" (Dell'Arco - Mi)
"Tra il buio e la luce" (Selene - Mi)
Altri libri in lingua italiana sono in fase di pubblicazione

 

 

 

Domenico Buffarini

romano di nascita, Lakota di adozione, vive da 30 anni a Vicenza dove nel 1994 ha fondato il circolo culturale MITA - KUYE - OYASIN (Nell'Universo siamo tutti parenti).

"Noi non proponiamo la cultura indiana come una cultura perfetta." - spiega Bufarini - "Diciamo solo che i valori profondi di quella cultura sono i nostri stessi valori profondi. Toro Seduto, sugli uccelli, diceva le stesse cose di San Francesco... Poi vogliamo fare in modo che si possa superare l'idealizzazione della cultura indiana come luogo simbolico dove attingere le energie per superare le difficoltà della nostra vita quotidiana. Quindi raccogliamo dei soldi facendo il contrario di quello che fanno mille falsi sciamani che hanno deciso di fare soldi sugli indiani."

La passione per il mondo degli indiani d'America inizia per Domenico "Antilope che corre" Buffarini (il nome "Antilope che corre" gli è stato dato dagli indiani per una sua certa qual inclinazione per le lezioni amorose) fin da ragazzo, ..."quando andavo a vedere i film di indiani e cow boys e notavo che tutti i bambini che al cinema inneggiavano alla calata dei visi pallidi, quando giocavano volevano tutti chissà perché fare la parte degli indiani e non quella dei soldati americani..."

Nel 1969 Buffarini si trovava a Parigi a seguire una prolusione accademica dell'antropologo Claude Levi Strauss: quelle parole si scolpirono nella testa di "Antilope che corre" che sentì quanto profonda sia la riconoscenza che l'uomo bianco ha e avrà per sempre nei confronti di questi popolo.

Dal 1976 in poi prende armi e bagagli e va a vedere con i suoi occhi cosa c'è laggiù, fra le tribù del South Dakota, non importa che siano Sioux (ovvero Lakota), oppure Irokesi del Canada, Apache, Hopi, Crow o Cheyenne.

"Tutti si aspettano che le riserve indiane somiglino agli accampamenti che hanno visto nei film: ma è una cosa del tutto diversa...L'ottanta per cento degli indiani vive in case di muratura e poi basta pensare alla riserva Apache dell'Arizona: ci sono 11 camping, 26 laghi artificiali, 3 motel e un certo numero di centri commerciali e tutt'intorno...tremila antilopi...E' incredibile la loro capacità di far marciare quello che noi chiameremmo il progresso tecnologico insieme al rispetto per la terra dei padri. tra gli Osage - continua - lo sfruttamento delle riserve petrolifere è l'attività economica principale. Gli irokesi del canada, con la stessa scusa che un loro rito iniziatico prevede un'incisione al ginocchio che, in quanto centro dell'equilibrio, toglie loro per sempre la sensibilità alle vertigini, forniscono i carpentieri per i grattacieli di tutta l'America."

Nel 1992 conosce Jimmi Kelso, della tribù dei Sauk Fox. Abitava anch'egli a Vicenza e nei pochi mesi che il destino ha regalato loro (Jimmi è morto nel 1993) hanno avuto un rapporto intensissimo, da fratelli. Jimmi Kelso ha convinto Buffarini a scrivere il libro IL POPOLO DEGLI UOMINI e i diritti d'autore sono stati devoluti alla sua tribù decimata e deportata nel 1831 dall'Illinois all'Oklahoma.

Bibliografia:

IL POPOLO DEGLI UOMINI: GLI INDIANI D'AMERICA

NON SIAMO OMBRE ROSSE: GLI INDIANI OGGI
Fonte : http://www.artistiinpiazza.com/net/hukakey.htm 

HUKA HEY
MOVIMENTO IN DIFESA DEI NATIVI AMERICANI
Per informazioni: 0444 500203

  St Labre Indian School

 

Bernie Uncas

Ciao oyate , sono della provincia di torino , sono anche io sostenitore e cultore della ns cultura . Vi invito  a visitare il mio sito. Sono un musicista e canto in italiano la storia del popolo degli uomini . Ascoltate i miei brani e se vi interessa scaricate gratis le mie songs.
Ciao  e maka say jelo !!!
www.wakanlives.too.it          oppure  http://web.tiscali.it/wakanlives/
http-stage.vitaminc.it-bernie_uncas_wakan per le songs intere scaricabili gratis
Bernie uncas dei wakan
 


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Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro (nativi d'america)

 

 

 

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