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  INDULTO 2006  

 

>> Il Senato approva l'indulto, gioia nelle carceri

>> Chi ha votato per l'indulto al Senato

>> Intervista a Mastella sul "Messaggero" 24 luglio 2006

>> Indulto anche per Maso ed Erika

>> Così l'indulto salverà i "furbetti"

>> Indulto, nessun colpo di spugna

>> L'indulto con gli occhi di una vittima


I Sì sono stati 245, i No 56, gli astenuti 6

A favore Forza Italia, Udc e Unione. Contrari Italia dei valori, Lega Nord e parte di An. Mastella: «I serial killer non escono»

ROMA - Feste e cori dei detenuti nelle carceri italiane: il Senato ha approvato con maggioranza qualificata dei due terzi il provvedimento di clemenza dell'indulto per combattere il sovraffollamento delle carceri. I sì sono stati 245, i no 56, gli astenuti 6. I due terzi dell'assemblea previsti dalla Costituzione per l'approvazione, 216 voti, sono stati garantiti dal sì compatto di Forza Italia, dell'Udc e dell'Unione. Secondo recenti calcoli, grazie all’indulto potrebbe tornare in libertà quasi un terzo dei detenuti definitivi: fino a 20 mila persone delle 38.086 che in carcere stanno scontando una condanna passata in giudicato. Con molte esclusioni, come spiega la nostra scheda

APPLAUSI - Applausi, grida di gioia e slogan, con in sottofondo il classico tintinnio metallico delle «marmitte» battute contro le porte delle celle: così, a Torino, la notizia dell' approvazione dell' indulto è stata accolta fra i detenuti del carcere delle Vallette. Stessa scena a Napoli e a Regina Coeli, con urla e grida, secondo i testimoni, paragonabili solo alla vittoria ai mondiali di calcio. Dal carcere romano potranno uscire da subito anche i 18 bambini finora reclusi con le loro mamme perchè minori di tre anni. Controcorrente San Vittore a Milano dove la notizia è stata accolta «bene», ma senza particolari manifestazioni di entusiasmo. «È stata accolta con soddisfazione - è stato spiegato dai responsabili della casa circondariale di piazza Filangieri -, ma non ci sono state urla di giubilo o altre manifestazioni particolari».
I CONTRARI Alla proposta di legge si è opposto con forza il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, autosospesosi per protesta, e il suo partito Italia dei Valori, che conta solo su cinque senatori, perché il provvedimento viene fatto valere anche per i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione come corruzione e concussione. Contro il provvedimento si sono schierati anche la Lega Nord e parte di Alleanza Nazionale.
I DUE DISSIDENTI - I senatori dell’Ulivo Valerio Zanone e Domenico Fisichella hanno preso la parola nell’Aula di Palazzo Madama per esprimere il loro voto in dissenso rispetto al gruppo: entrambi hanno a votato contro il provvedimento di indulto.
MASTELLA: «SARA' L'UNICO» - «Questo è un elemento nato eccezionale e quindi non ci saranno altri gesti di eccezionalità. Lo dedico a Karol Wojtyla». È quanto afferma il ministro della Giustizia Clemente Mastella conversando con i cronisti al termine del via libera del Senato all'indulto. Il ministro ricorda che l'ultimo atto di clemenza fu nel 1990 e quindi «sono passati tanti anni» e sottolinea inoltre che «questo non significa essere vicino ai trasgressivi a quelli che devono essere condannati per alcune pene da espiare». «A differenza di quello che scrivono i giornali nessun serial killer esce per via di questo indulto» ha detto poi il ministro. E ha citato alcuni casi: Erika De Nardo, per esempio, «uscirá nel 2013 anzichè nel 2016, mentre Pietro Maso, lascerá il carcere nel 2015 anzichè nel 2018». All'inizio della lista c'è anche il nome di Cesare Previti, la cui pena terminerà nel 2009, anzichè nel 2012.
DI PIETRO: LA PAGHEREMO - Deluso ma ancora combattivo il principale nemico della nuova norma, il leader dell'Italia dei Valori Di Pietro: «Ribadisco che è una scelta sbagliata di cui pagheremo grandi conseguenze in termini di difesa sociale, di sicurezza pubblica, di credibilità delle istituzioni e della coalizione». «Dopodichè - ha concluso - prendo atto del risultato con la serenità di chi ha fatto il proprio dovere fino all'ultimo per impedire un evento dannoso per il paese, le istituzioni e la coalizione. Io le istituzioni le rispetto anche quando prendono decisioni che non condivido affatto. Rimarcherò questa mia posizione che deve essere rispettata come io rispetto la decisione degli altri».
 
30 luglio 2006 www.corriere.it

Tratto da Repubblica.it

28/07/06

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Chi ha votato per l'indulto al Senato

01/08/06 (www.antoniodipietro.com)

La legge sull’indulto è legge dello Stato. E’ una sconfitta della legalità, della giustizia. Il risultato di un patto tra forze politiche solo in apparenza antagoniste. Ognuno ha tirato fuori i suoi dalle carceri o dai processi.
Io ho deciso di non dimettermi per continuare a testimoniare nella mia funzione di ministro e in Consiglio dei ministri la necessità di uno Stato basato sulla legalità, trasparente verso i cittadini, rispettoso degli impegni presi in campagna elettorale.
Ritengo corretto, così come ho fatto per i deputati, pubblicare anche i nomi dei senatori che hanno votato per l’indulto, tratti dal sito www.senato.it

ALLEANZA NAZIONALE
Buccico Emilio Nicola, Curto Euprepio, De Angelis Marcello, Matteoli Altero, Saporito Learco, Valentino Giuseppe

AUT
Bosone Daniele, Molinari Claudio, Montalbano Accursio, Negri Magda, Peterlini Oskar, Pinzger Manfred, Rubinato Simonetta, Thaler Ausserhofer Helga, Tonini Giorgio

DC-IND-MA
Antonione Roberto, Cutrufo Mauro, Girfatti Antonio Franco, Manunza Ignazio, Massidda Piergiorgio, Pistorio Giovanni, Rotondi Gianfranco, Santini Giacomo, Saro Giuseppe Ferruccio, Stracquadanio Giorgio Clelio

FORZA ITALIA
Alberti Casellati M. E., Amato Pietro Paolo, Asciutti Franco, Azzollini Antonio, Baldini Massimo, Barba Vincenzo, Barelli Paolo, Bettamio Giampaolo, Bianconi Laura, Biondi Alfredo, Bonfrisco Anna Cinzia, Burani Procaccini Maria, Camber Giulio, Cantoni Gianpiero Carlo, Carrara Valerio, Casoli Francesco, Cicolani Angelo Maria, Colli Ombretta, Comincioli Romano, Costa Rosario Giorgio, D'Ali' Antonio, Dell'Utri Marcello, Fazzone Claudio, Ferrara Mario Francesco, Firrarello Giuseppe, Gentile Antonio, Ghedini Niccolo', Ghigo Enzo, Giuliano Pasquale, Grillo Luigi, Iannuzzi Raffaele, Iorio Angelo Michele, Izzo Cosimo, Lorusso Antonio, Lunardi Pietro, Malan Lucio, Malvano Franco, Marini Giulio, Mauro Giovanni, Morra Carmelo, Nessa Pasquale, Novi Emiddio, Palma Nitto Francesco, Pastore Andrea, Pianetta Enrico, Piccioni Lorenzo, Piccone Filippo, Pisanu Beppe, Pittelli Giancarlo, Possa Guido, Quagliariello Gaetano, Rebuzzi Antonella, Sacconi Maurizio, Scarabosio Aldo, Scarpa Bonazza Buora Paolo, Schifani Renato Giuseppe, Scotti Luigi, Stanca Lucio, Sterpa Egidio, Taddei Vincenzo, Tomassini Antonio, Vegas Giuseppe, Ventucci Cosimo, Viceconte G. Walter C., Vizzini Carlo, Zanettin Pierantonio, Ziccone Guido

IU-VERDI-COMUNISTI ITALIANI
Bulgarelli Mauro, Cossutta Armando, De Petris Loredana, Pecoraro Scanio Marco, Ripamonti Natale, Silvestri Gianpaolo

MISTO
Andreotti Giulio, Colombo Emilio, Cossiga Francesco, Del Pennino Antonio Adolfo Mar

MISTO-PDM
Fuda Pietro

MISTO.POP-UDEUR
Barbato Tommaso, Cusumano Stefano, Mastella Clemente

RIFONDAZIONE COMUNISTA-SE
Albonetti Martino, Alfonzi Daniela, Allocca Salvatore, Boccia Maria Luisa, Bonadonna Salvatore, Brisca Menapace Lidia, Capelli Giovanna, Caprili Milziade, Confalonieri Giovanni, Del Roio Josè Luiz, Di Lello Finuoli Giuseppe, Emprin Gilardini Erminia, Gagliardi Rina, Giannini Fosco, Grassi Claudio, Liotta Santo, Malabarba Luigi, Martone Francesco, Nardini Maria Celeste, Palermo Anna Maria, Russo Spena Giovanni, Sodano Tommaso, Tecce Raffaele, Turigliatto Franco, Valpiana Tiziana, Vano Olimpia, Zuccherini Stefano

UDC
Baccini Mario, Buttiglione Rocco, Ciccanti Amedeo, De Poli Antonio, D'Onofrio Francesco, Eufemi Maurizio, Fantola Massimo, Follini Marco, Forte Michele, Libe' Mauro, Maffioli Graziano, Maninetti Luigi, Marconi Luca, Monacelli Sandra, Naro Giuseppe, Pionati Francesco, Poli Nedo Lorenzo, Ruggeri Salvatore, Trematerra Gino, Zanoletti Tomaso

ULIVO
Adragna Benedetto, Amati Silvana, Angius Gavino, Baio Dossi Emanuela, Banti Egidio, Barbieri Roberto, Barbolini Giuliano, Bassoli Fiorenza, Battaglia Giovanni, Bellini Giovanni, Benvenuto Giorgio, Bettini Goffredo Maria, Bianco Enzo, Binetti Paola, Bobba Luigi, Boccia Antonio, Bodini Paolo, Bordon Willer, Bruno Franco, Brutti Massimo, Brutti Paolo, Bubbico Filippo, Cabras Antonello, Calvi Guido, Carloni Anna Maria, Casson Felice, D'Amico Natale Maria Alfonso, Danieli Franco, De Simone Andrea Carmine, Di Siena Piero, Enriques Federico, Fazio Bartolo, Ferrante Francesco, Filippi Marco, Finocchiaro Anna, Fontana Carlo Ferruccio Antoni, Franco Vittoria, Galardi Guido, Garraffa Costantino, Gasbarri Mario, Giaretta Paolo, Iovene Antonio, Ladu Salvatore, Latorre Nicola, Legnini Giovanni, Livi Bacci Massimo, Lusi Luigi, Maccanico Antonio, Magistrelli Marina, Magnolfi Beatrice Maria, Manzella Andrea, Manzione Roberto, Marino Ignazio Roberto Maria, Massa Augusto, Mele Giorgio, Mercatali Vidmer, Micheloni Claudio, Mongiello Colomba, Montino Esterino, Morando Antonio Enrico, Morgando Gianfranco, Nieddu Gianni, Palumbo Aniello, Papania Antonino, Pasetto Giorgio, Pegorer Carlo, Piglionica Donato, Pignedoli Leana, Pisa Silvana, Polito Antonio, Pollastri Edoardo, Procacci Giovanni, Randazzo Antonino, Ranieri Andrea, Roilo Giorgio, Ronchi Edo, Rossa Sabina, Rossi Paolo, Salvi Cesare, Scalera Giuseppe, Scarpetti Lido, Serafini Anna Maria, Sinisi Giannicola, Soliani Albertina, Treu Tiziano, Turano Renato Guerino, Turco Livia, Vernetti Gianni, Villecco Calipari Rosa Maria, Vitali Walter, Zanda Luigi, Zavoli Sergio Wolmar


L'indulto con gli occhi di una vittima

23/08/06 (www.antoniodipietro.com)

Ho ricevuto numerose lettere sull’indulto pubblico oggi quella di Emanuela, una ragazza di 18 anni di Reggio Calabria.

“Caro Ministro Di Pietro,
mi chiamo Emanuela, ho 18 anni e sono di Reggio Calabria. Le scrivo perchè ho apprezzato la sua ostinazione contro la legge sull'indulto, soprattutto perchè lei si è esposto in prima persona. Questa lettera non avrebbe importanza, o forse non sarebbe nemmeno stata scritta se io non fossi tra le vittime che lei difende; infatti deve sapere che circa un anno fa il mio ex ragazzo, solo perchè non avevo intenzione di continuare ad essere la sua ragazza non faceva altro che picchiarmi per futili motivi, ha attentato alla mia vita dandomi quattro coltellate alle spalle, arrecandomi gravi danni al polmone, al fegato e al rene, e se sono rimasta viva è grazie al pronto intervento e alla bravura dei medici e forse anche per un miracolo, dato che le mie condizioni non davano speranze di vita agli stessi medici. Bene, veniamo al dunque, non è giusto che chi ha sofferto, chi è stato una vittima continui ad esserlo, infatti quale indulto ci sarà per le quattro coltellate che ho ricevuto, per tutte le violenze che ho subito e per il dolore che continuo a provare? E' ingiusto che lo Stato non tuteli abbastanza, anche perchè non essendoci stato ancora, nel mio caso, l'appello e la cassazione lui sta scontando la sua pena agli arresti domiciliari, e la paura che lui potesse scappare, appena ho saputo di ciò, mi ha portato a tentare il suicidio. Io vorrei maggior tutela, vorrei avere le forze per battermi per i miei diritti, ma chi mi ascolterebbe?
La ringrazio per aver dato ascolto ai miei dolori e per essersi schierato a favore di noi vittime.
Distinti saluti. Emanuela.”


Gli effetti della nuova norma sulle eventuali condanne ai manager
Da Fazio a Fiorani, da Consorte a Ricucci, ma anche Tanzi, Geronzi e Cragnotti

Così l'indulto salverà i "furbetti"
Niente carcere per gli scandali finanziari

di ORIANA LISO e FERRUCCIO SANSA

MILANO - L'indulto? Un affare d'oro, per chi di affari se ne intende. Finanzieri, banchieri, immobiliaristi. Indagati alcuni, imputati altri, per tutte le possibili combinazioni di reati economico-finanziari. Per semplicità: i "furbetti del quartierino". Fazio, Fiorani, Consorte, Ricucci. Ma anche Tanzi, Geronzi, Cragnotti. Per loro i tre anni di sconto di pena previsti dall'indulto hanno il sapore della certezza della libertà.

Fatti due conti, la nuova legge aiuterà tutti loro, in caso di eventuale condanna, a fare pochi o nessun giorno di carcere perché l'indulto - che copre tutti i reati commessi entro il 2 maggio scorso - "abbuona" di fatto sei, e non tre, anni di carcere, grazie alla possibilità di accedere prima del tempo all'affidamento ai servizi sociali e, in generale, alle misure alternative. Basta sfogliare il Codice penale per rendersi conto che le eventuali condanne più alte - che potrebbero aggirarsi sui dieci anni - saranno comunque ridotte sensibilmente. Considerando quanti chiederanno il giudizio abbreviato (con lo sconto di un terzo della pena) e che alcuni di loro hanno problemi di salute e di età, il gioco è fatto. Da ultimo, non va dimenticato che molte di queste indagini arriveranno a processo per il rotto della cuffia, grazie alla legge ex Cirielli, che riduce i tempi di prescrizione.

Eccessivo parlare di colpo di spugna, obiettano gli avvocati. Ma che gli effetti della nuova legge servano anche ai protagonisti di tutti gli ultimi scandali bancari è indubbio. In caso di condanna la mano al portafogli, per risarcire le parti civili, dovranno mettercela comunque, perché l'indulto su questo non ha effetti. Ma i tempi saranno lunghi e le vittime dovranno pazientare anni. Così, resteranno in piedi anche le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici.

Gli esempi si sprecano, solo fermandosi ai nomi che hanno riempito le cronache giudiziarie recenti. L'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio è indagato a Milano per aggiotaggio (pena massima sei anni) e a Roma per abuso d'ufficio (da sei mesi a tre anni). Indagini ancora aperte e collegate, perché l'inchiesta è sempre quella sulla fallita scalata di Bpi all'Antonveneta. Se Fazio dovesse essere processato e condannato al massimo della pena, grazie all'indulto la vedrebbe ridotta a metà. Per i suoi legali sarebbe facile ottenere l'affidamento ai servizi sociali.

Per Calisto Tanzi il discorso è di poco diverso. L'ex patron della Parmalat, per motivi di salute e di età, difficilmente finirebbe in carcere, nonostante le accuse pesantissime. Ma l'indulto potrebbe fargli "saltare" o ridurre anche gli arresti domiciliari. Non ha problemi di età, invece, Gianpiero Fiorani, l'ad disarcionato della Bpi. L'inchiesta milanese è vicina alla chiusura: Fiorani è iscritto nel registro degli indagati per associazione a delinquere, aggiotaggio e riciclaggio. Anche per lui un calcolo, per quanto approssimativo, dovrebbe tenere conto di sei mesi di custodia preventiva (tra carcere e domiciliari) già scontati, dei tre anni dell'indulto e dei tre in cui utilizzare il "bonus" delle misure alternative. Questo vuol dire che anche a Fiorani (come al suo braccio destro Gianfranco Boni) rimarrebbe poco o nulla da scontare in carcere, almeno per quanto riguarda quel filone (perché, ovviamente, l'indulto si applica una volta sola, e non per ogni condanna).

Forse, alla fine, chi rischia di più è Sergio Cragnotti, ex patron della Cirio. Lo scandalo dei bond argentini ha coinvolto migliaia di risparmiatori e fatto da apripista tra le indagini economico-finanziarie degli ultimi anni. Per il finanziere si è già aperta l'udienza preliminare per il crac Cirio, a Roma: la bancarotta fraudolenta - che è solo uno dei reati contestati - prevede condanne fino a dieci anni. Ma anche per lui, lo sconto dei tre anni per l'indulto, una volta arrivati in appello, potrebbe automaticamente far scendere la sua pena fino ai fatidici tre anni. Oltre i quali resta solo l'affidamento ai servizi sociali. Che di fatto vuol dire la libertà.

(18 agosto 2006)

4 Agosto 2006
Indulto, nessun colpo di spugna
di Massimo Brutti - l'Unità

Questione morale: non è altro che questo il tema posto al centro di molte lettere che giungono all’Unità, a proposito dell’indulto da poco approvato in Parlamento.
Vorrei intervenire nella discussione, partendo non dalle code polemiche ma proprio da qui: dalla domanda di moralizzazione che emerge nell’opinione pubblica di centrosinistra.

L’idea che le regole della legge possano essere aggirate e calpestate senza disonore e senza danno per i responsabili, o che si possano violare i minimi princìpi etici nella politica e nelle professioni, è diffusa e ha successo in una parte ampia delle classi dirigenti italiane.
L’illegalismo nel nostro Paese ha radici antiche.

C’è un legame con la tendenza ricorrente a governare o ad influenzare la vita collettiva attraverso consorterie e gruppi di interesse occulti che decidono al posto dei poteri pubblici - dai concorsi, agli appalti, alle nomine - manovrando amicizie e favori, o nei casi estremi, vendendo le decisioni pubbliche, oppure corrompendo funzionari dello Stato. Senza eccessi di pessimismo, l'Italia è anche questo.

La Costituzione della Repubblica ha connesso strettamente il concetto di legalità al concetto di uguaglianza: soltanto passando attraverso questa coniugazione di princìpi, le norme sono un fattore di ordine e di liberazione delle persone; soltanto ponendo alla politica l'obiettivo dell'uguaglianza, diventa concreta l'aspirazione a garantire i diritti di tutti, anche dei più poveri.

Ebbene, questo disegno costituzionale è stato di recente e più volte disatteso e violato. La battaglia che abbiamo condotto contro le leggi ad personam - nate per tutelare interessi particolari e che dissestano l'ordinamento - era ed è, in realtà, una battaglia contro la disuguaglianza. Così come era contro la disuguaglianza la nostra opposizione alla legge Bossi-Fini sugli immigrati, costretti all'emarginazione, con diritti del tutto incerti e pesantemente limitati da norme ostili. Dunque, affrontare la questione morale, significa in sintesi contrastare e combattere la politica occulta delle consorterie, la corruzione e la disuguaglianza.

Ora io mi domando: può essere il diritto penale e, più precisamente, possono essere la previsione e l'esecuzione di pene detentive lo strumento fondamentale per ridare moralità e trasparenza alla vita pubblica? È questo il punto vero della discussione. Una parte dei nostri elettori esprime sconcerto e s'indigna proprio perché non vede altro mezzo se non le pene detentive, nei rari casi in cui arrivano, per difendersi contro le degenerazioni pubbliche. In particolare la sinistra dovrebbe riflettere su ciò. Il diritto penale punisce, e in certa misura previene, i delitti. Ma non può servire a migliorare la società, a garantire che le classi dirigenti si ispirino al bene comune.

La satira di Staino, così contestata, ha in realtà colto ed esplicitato questo punto essenziale. Di fronte alla questione morale è sufficiente per la sinistra invocare il carcere o - più crudamente - fare il tifo per la galera? Staino ci suggerisce di no. La satira è ruvida ma non credo che Travaglio - sapendo bene cos'è la censura - la chieda nei confronti del povero Bobo. Gli strumenti di difesa dell'etica pubblica dovrebbero essere ben altri e più efficaci della reclusione: i controlli preventivi nell'amministrazione e sull'erogazione di danaro pubblico e l'impegno morale nella politica. Ma non è così. E allora non resta che il codice penale. L'indulto che il Parlamento ha approvato comporta una riduzione delle pene detentive. Mira ad affrontare un'emergenza intollerabile: il sovraffollamento e l'imbarbarimento delle carceri italiane.

È un provvedimento di eccezione. Deve aprire la strada a nuove leggi che riformino il diritto penale eliminando le norme più feroci volute dalla destra sull'immigrazione, sulle tossicodipendenze, sui recidivi. Volevamo che fosse più ampio l'elenco dei reati esclusi dall'indulto. I settori del centrodestra che erano a favore - voti necessari alla maggioranza richiesta dei 2/3 - tendevano invece a non escludere nulla. Abbiamo tenuto fuori i delitti più gravi, ma abbiamo voluto con determinazione che l'indulto arrivasse in porto, primo atto necessario affinché il carcere non sia un inferno. Per i delitti finanziari e per i fatti di corruzione non abbiamo accettato e non accetteremo mai l'amnistia, che cancella i reati e blocca l'accertamento delle responsabilità.

Con l'indulto i processi non vengono cancellati, le responsabilità sono accertate, le complicità con i corruttori e i “furbetti” vengono individuate, la verità può essere scoperta, i colpevoli sono condannati. Per corruttori e corrotti resta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'avvocato che comprò una sentenza, o il politico che intascò una mazzetta, sarà definitivamente fuori dalla vita pubblica. Professionisti e operatori finanziari verranno esclusi dalle attività professionali.
Non c'è nessun colpo di spugna. Nessun venir meno della riprovazione sociale. Eppure le critiche di questi giorni esprimono una preoccupazione seria, di cui va tenuto conto. Come si può evitare che, anche simbolicamente, l'indulto coincida con un abbassamento della guardia? La risposta è semplice. Dobbiamo porre in primo piano nell'agenda della maggioranza e del governo un progetto di riforma morale, che deve riguardare i doveri delle classi dirigenti e deve essere fatto di leggi, di direttive ispirate alla trasparenza, di sobrietà e controllo nell'amministrazione, ma anche di esempi concreti di correttezza nell'azione di governo.

Per quanto riguarda le professioni, c'è bisogno di un rafforzamento del controllo deontologico: va bene la liberalizzazione, ma vanno tutelate le persone oneste contro il successo facile dei pirati.
Nel campo della politica, è il momento di rendere trasparenti tutte le fonti di reddito degli eletti, generalizzando e rendendo più penetranti le misure previste per i parlamentari.

Chiediamo solennemente ai partiti - anzitutto ai nostri - di non candidare mai le persone rinviate a giudizio, e tanto meno quelle condannate, per fatti di mafia, corruzione, malversazione e simili.
Abroghiamo le leggi ad personam, ma soprattutto, cominciamo a fare pulizia ovunque possiamo, ora che governiamo il Paese.

Facciamolo indipendentemente dal codice penale, la cui applicazione arriva tardi e solo in alcuni casi. È così che la questione morale acquista il suo senso più vero. Per me è morale tirare fuori un ammalato, una madre con un bambino, un detenuto povero, dalla degradazione del carcere. Ed è morale lavorare con tutti gli strumenti della politica per sbarrare la strada alla disuguaglianza e all'illegalismo.


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