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26 Giugno 2008

| La maschera del potere |
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| Recensione a cura di Lella Ravasi Bellocchio, psicoanalista. |
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Livido e grottesco, favola gotica e iperrealtà, il film trasuda l’irresistibile odore del potere democristiano per i lunghi decenni in cui il Divo Andreotti ha determinato le sorti di questo nostro paese, con una lieve smorfia del viso e poche parole. Ma oggi?
Se non ci fossero alla fine del film di Sorrentino le puntuali citazioni degli eventi, il dove - il come - il quando, quasi ci si potrebbe illudere di essere nelle mani di un team di sceneggiatori di grande inventività, che narrano le trame occulte e quelle esplicite. Ma oggi?
Il fluire delle immagini porta sul terreno delle complicità tra i poteri, raccontati con facce folgoranti, truccate a imitazione, dove anche la copia dal vero è metafora: Toni Servillo – con orecchie luciferine e gobba finta – è la maschera di un Andreotti così falso da essere autentico, un quadro di Warhol dalle mille sfaccettature, in una fissità ripetitiva e rattrappita che muove la maschera di tartaruga. Ma oggi?
E gli scherani che fanno da contorno, come i diavoli straccioni che appaiono presso i giardini Patriarsie di Mosca del “Maestro e Margherita” di Bulgakov, a lui Behemoth, il grande Satana, sono figure rozze e approssimative nella sintesi impagabile: “A fra’ che te serve?”. Ma oggi? Che cosa c’è di mutato, se c’è, nel dispiegarsi del Male?
Andreotti è il tempo del potere di ieri, ma è anche il potere di oggi, incinto di Male, a cui non occorre più l’ombra democristiana, la copertura, il baciapilismo. Non serve. La spudoratezza delle leggi maligne, l’appropriazione e l’abuso, l’attacco alla magistratura, il “balcone” mediatico da cui compare il volto lisciato dal lifting, imbolsito dai farmaci che lo tengono ritto, del nuovo Divo racconta un passaggio d’epoca. La maschera di tartaruga, i passi felpati nel Palazzo, la fila dei questuanti in doppiopetto mentre un’esplosione mafiosa manda nel fondo del burrone l’auto del giudice Falcone, lasciano il posto agli avvocati faccendieri, alla violenza sull’anima del femminile della showgirl che diventa ministra delle pari opportunità, tutto quanto si svolge alla luce del sole, nell’incanto del Caimano spacciatore-drogato delle masse. Il Divo ha lasciato il palcoscenico a un altro Divo, più scaltro ignobile e cialtrone, segno dei tempi scellerati, mentre i tessitori della trama assassina mafia-camorra-istituzioni infiltrate proseguono il loro lavoro, alleati e in società con un nuovo capo.
Che il film abbia vinto a Cannes insieme a “Gomorra” di Garrone è un segnale di quanto siano l’uno la faccia dell’altro, e come il racconto della ferocia del potere non abbia più l’apparenza demodée di un diavolo in disarmo, senatore a vita. È che nessuno sconfigge il Male una volta che si è installato nell’anima, che ha corrotto tutti i passaggi di senso, che ha comprato le vite. Tutti questi dolenti pensieri mentre il film cattura con immagini potenti, surreali e grottesche, eppure vere, ricostruendo volti e vicende – dalla fidata segretaria, Piera degli Esposti, una specie di moglie fedele di sottomessa maestria, alla moglie in carica Livia, Anna Bonaiuto, una sorta di doppio di lui, lo stesso volto impenetrabile oltre la rete di rughe, privo di espressione – e, soprattutto, impone il tremendo Andreotti di Toni Servillo, insonne e sofferente di emicranie intrattabili, maschera di alieno, personaggio di altri mondi che gravitano nelle galassie di Star Trek.
Eppure, alla resa dei conti, il Divo accetta tutto, anche questo film, purché se ne parli e parlando e raccontando diventi leggenda, così che la verità stia lontana dagli odiati tribunali e dal mondo, perché è la vita alla fine a cadere in prescrizione.
25 giugno 2008 |
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Membro dell'Associazione internazionale di psicologia analitica (IAAP), Lella Ravasi Bellocchio lavora come analista junghiana. È autrice di diversi libri sul tema della relazione analitica, in un linguaggio che intreccia terapia e narrazione. Ha inoltre scritto Gli occhi d'oro ancora. Il cinema nella stanza dell'analisi (Moretti & Vitali, 2007), un libro sul cinema, visto attraverso lo sguardo della psicoanalisi.
Il divo
Cast: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Flavio Bucci, Giulio Bosetti
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Anno: 2008
Festival di Cannes 2008: Premio della giuria.
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