aggiornato
il 23
febbraio
2008
inserito
16 Febbraio 2008
|
Un
GPS
anche
per
i
farmaci |
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Claudia
Biffoli,
direttore
Ufficio
IV -
Direzione
generale
del
sistema
informativo,
Ministero
della
salute.
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Quali sono gli obiettivi del Progetto di tracciabilità del farmaco?
Il progetto è nato con l'obiettivo principale di rafforzare le misure di contrasto alle possibili frodi nel commercio di medicinali, attraverso il controllo e il monitoraggio della distribuzione; quindi per ridurre il rischio di somministrazione di medicinali contraffatti o alterati. Le frodi costituiscono un rischio per la salute pubblica e un danno per il servizio sanitario e per l'erario. Questo obiettivo, per il quale sono stati realizzati diversi passaggi normativi fin dalla direttiva 92/27/CEE, viene raggiunto attraverso la registrazione dei movimenti delle singole confezioni di medicinali da parte di tutti gli attori coinvolti nella filiera distributiva: dalla produzione, alla distribuzione intermedia (depositari e grossisti) e finale (farmacie, ospedali, parafarmacie, ecc), fino allo smaltimento specifico.
Un mero sistema anti-frode?
La disponibilità di un patrimonio informativo così dettagliato, ha consentito e consentirà di ampliare sempre più gli obiettivi originari del progetto: basti pensare alla possibilità di effettuare tempestivamente le azioni di richiamo di specifici lotti di medicinali, a fronte di segnalazioni di invendibilità, di offrire un servizio di consultazione per i cittadini che consenta la localizzazione di medicinali sul territorio. Agli obiettivi iniziali, è stato inoltre aggiunto il monitoraggio dei valori monetari delle forniture di medicinali direttamente acquistati dalla strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Il progetto, comunque, è pienamente integrato nel più ampio contesto del Nuovo Sistema Informativo Nazionale (NSIS) e contribuisce ad alimentarne il patrimonio informativo. È proprio il NSIS, infatti, la fonte di dati utilizzata a livello nazionale per le misure di qualità, efficienza, appropriatezza e costo del SSN, nonché per le misure relative all'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Quali farmaci rientrano nel sistema di tracciabilità?
Tutti i medicinali dotati di un'autorizzazione all'immissione in commercio in Italia (codice AIC): quindi sia i medicinali acquistabili con ricetta medica, sia i medicinali senza obbligo di prescrizione e da banco. Inoltre, non sussiste alcuna distinzione di trattamento tra medicinali a carico del Servizio Sanitario Nazionale o meno.
Come funziona il monitoraggio delle confezioni all'interno del sistema distributivo?
Il Decreto del 15 luglio 2004, che indica le regole per l'alimentazione della banca dati centrale, si basa su un modello logistico che, in estrema sintesi può essere descritto sinteticamente in questo modo: ogni attore del sistema è assimilato ad un magazzino caratterizzato da movimenti di entrata (carico) e uscita (scarico) ai quali è legata una causale. L'attore spedente deve comunicare alla banca dati l'avvenuta spedizione ed il relativo attore ricevente; l'attore ricevente, deve comunicare tutte le movimentazioni in ingresso verso i propri siti. Tutti devono, inoltre, comunicare alla banca dati le eventuali anomalie riscontrate e l'uscita dei farmaci dal canale distributivo (furti, smaltimento, perdite). Tutte le movimentazioni devono essere trasmesse in modalità sicura e con l'utilizzo di firma digitale o elettronica entro 24 ore dalla spedizione. La banca dati centrale, al momento, raccoglie tutti i movimenti che i medicinali effettuano sul territorio. In un futuro prossimo, si arriverà all'identificazione della singola confezione attraverso un numero di identificazione.
Come un numero di targa?
Sì. Una targa, appunto, che è unica in Italia e che è già presente sulle confezioni in commercio nel nostro paese. É compito dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato produrre i bollini che contengono l'identificazione del medicinale ed il suo numero di targa. Il Ministero provvede a pubblicare periodicamente, sul proprio sito internet, gli elenchi dei diversi attori della filiera coinvolti nel progetto: ciascuno è individuato da un codice univoco.
Il progetto è già a regime?
In un paese come l'Italia, nel quale le movimentazioni di confezioni di medicinali si aggirano intorno ai 4.000.000.000 di unità l'anno e la distribuzione è capillare sul territorio, il processo di registrazione e comunicazione alla banca dati centrale di tutti i singoli codici delle confezioni di medicinali movimentati è estremamente complesso, anche in funzione della necessità di dover leggere ogni singola confezione. Per consentire la piena aderenza al disegno normativo e contestualmente la sostenibilità da parte di tutti gli attori della filiera, il progetto di tracciabilità del farmaco è stato suddiviso in fasi: la prima fase ha previsto la trasmissione giornaliera alla banca dati centrale, da parte di produttori, depositari e grossisti, delle informazioni contenute nelle bolle di consegna dei medicinali ai diversi attori della filiera distributiva (distribuzione all'ingrosso, distribuzione finale, smaltimento).
In poche parole...
Vengono tracciati i soli movimenti di uscita (scarico) in forma aggregata per medicinale: ciò consente di registrare "soltanto" 1.000.000.000 di movimenti annui, evitando la lettura di ogni singola confezione da parte di tutti gli attori della filiera. Inoltre, è prevista la trasmissione mensile dei dati riferiti ai valori economici delle forniture di medicinali, quando queste forniture sono direttamente a carico delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (Regioni, Aziende sanitarie, ospedali pubblici, ecc.).
Il Sistema permette di disporre di un patrimonio informativo enorme e con un elevato livello di dettaglio: quali le applicazioni attuali e future?
Non si tratta di uno strumento utile solo a livello centrale, ma utile anche a livello regionale. Ad esempio, in assenza di flussi di dati su recenti forme di distribuzione di medicinali a carico del SSN, come la distribuzione diretta, i dati presenti nella banca dati centrale possono essere utilizzati come valore di stima: il Decreto legge 159/2007, collegato alla finanziaria 2008, prevede che, in assenza di dati riferiti al monitoraggio dei costi della distribuzione diretta, venga stimato tale valore pari al 40% della spesa complessiva per l'assistenza farmaceutica non convenzionata, rilevata dal flusso informativo della tracciabilità. Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, è attivo dall'inizio dello scorso anno, il gruppo di lavoro, istituito in base a quanto previsto dall'articolo 7 del Decreto Ministeriale del 15 luglio 2004, con il compito di individuare fasi e modalità per consentire il passaggio a regime del progetto, cioè il completamento dei flussi informativi di alimentazione della banca dati.
Nel gruppo di lavoro è prevista anche la presenza degli smaltitori. Che rapporto esiste tra il sistema di tracciabilità del farmaco e di smaltimento?
Tutti gli attori della filiera sono coinvolti nel sistema, dalla produzione allo smaltimento. Allo stato attuale del progetto, i siti di smaltimento sono censiti nelle anagrafi e vengono individuati come destinatari di confezioni avviate allo smaltimento, quali i farmaci scaduti o danneggiati. É evidente che il ruolo dei siti di smaltimento è importante per il completo monitoraggio del ciclo di vita dei medicinali: ciò al fine di garantire che farmaci scaduti non vengano reinseriti illegalmente nel circuito distributivo o che i bollini corrispondenti non vengano illegalmente utilizzati per frodi all'erario.
5 marzo 2008
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Medicinali
nel
cassonetto
Dagli
armadietti
di
casa
ai
cassonetti
della
differenziata:
tonnellate
di
farmaci
scaduti.
Poca
roba?
Oppure
ne
sappiamo
poco?
Alcune
Regioni
sono
più
disciplinate
di
altre?
E i
rifiuti
sanitari
degli
ospedali?
Lo
abbiamo
chiesto
ad
Andrea
Lanz
(Apat).
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Andrea
Lanz,
Agenzia
per
la
protezione
dell'ambiente
e
per
i
servizi
tecnici
(APAT).
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Quante tonnellate di farmaci vengono raccolte attraverso la differenziata?
I dati di cui disponiamo si riferiscono al 2005, anno in cui sono stati raccolti complessivamente 4 mila e trecento tonnellate.
Ci sono aree in cui la raccolta selettiva dei farmaci è maggiormente estesa?
Nel Nord Italia vengono raccolte in modo differenziato oltre 2 mila e ottocento tonnellate, cioè più del 65% del totale.
Da quale fonte provengono i dati sulla raccolta differenziata dei farmaci?
Dal Rapporto annuale sui rifiuti: sono dati ottenuti dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente, Regioni, Province, dai Commissari per l'emergenza rifiuti e da altri soggetti che entrano nel ciclo dei rifiuti. Vengono raccolti a livello comunale e si riferiscono alla produzione totale ed alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.
Tutti gli Enti coinvolti vi comunicano le informazioni sulla differenziata?
Il dato viene richiesto innanzitutto a livello regionale, cioè alle ARPA, che sono il nostro punto di riferimento; qualora il dato non venga comunicato, andiamo sempre più nel dettaglio, fino ad arrivare ai singoli comuni e alle aziende municipalizzate di gestione dei servizi di igiene urbana. Nel caso in cui il dato non sia reperibile da queste fonti, allora, ricorriamo alle informazioni contenute nel data base dei MUD, il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (inviato dagli stessi produttori, per esempio le aziende ospedaliere, ndr).
È un dato parziale...
Si tratta di certo di un dato di massima, sottostimato perché non tutti i farmaci scaduti o non più utilizzabili vengono conferiti negli appositi contenitori per la raccolta differenziata. Un dato difficile da disaggregare, in considerazione delle sue proporzioni: 4 mila tonnellate circa (di farmaci raccolti con la differenziata nel 2005, ndr) contro gli 8 milioni dell'intera raccolta differenziata e i 32 milioni di tonnellate di rifiuti totali raccolti in un anno.
Avete mai stimato quanti medicinali si perdono nella raccolta indifferenziata?
No, purtroppo è uno studio che non abbiamo mai fatto. Abbiamo soltanto i dati sulla differenziata, il cui flusso, peraltro è difficile da seguire, perché si tratta di quantità piccole rispetto al dato globale, comunicate spesso insieme ad altre tipologie di rifiuti che rientrano nella raccolta selettiva. Ciò significa che il dato può essere aggregato dal Comune insieme a quelli della raccolta di pile e olii minerali usati.
Avete da poco pubblicato il Rapporto rifiuti 2007: ci sono aggiornamenti sulla raccolta differenziata dei medicinali?
No, abbiamo i dati sulla raccolta differenziata delle diverse frazioni riferiti al 2006, ma non per quanto riguarda, nello specifico, i farmaci.
In base ai dati da voi pubblicati: nel 2004 sono state prodotte oltre 142 mila tonnellate di rifiuti sanitari e ne sono state smaltite meno di 80 mila. Perché questa differenza?
Perché sono flussi di dati ottenuti da fonti diverse. I dati sulla produzione della categoria rifiuti sanitari umani, li otteniamo attraverso le dichiarazioni (i MUD), compilate dalle aziende sanitarie e ospedaliere, dai gestori degli impianti etc. Tutti gli altri dati, invece, sulla raccolta differenziata e sullo smaltimento, provengono dal Rapporto rifiuti, quindi sono dati censiti.
Non è possibile seguire un unico flusso di informazioni?
In base alla procedura del MUD, il produttore del rifiuto consegna la quantità dichiarata a chi dovrà smaltirla. Questa stessa quantità dovrebbe essere dichiarata da chi riceve il rifiuto. Tuttavia, sul MUD ci sono una serie di esenzioni, per cui non tutti i produttori hanno l'obbligo di dichiarare quanto hanno prodotto, ma l'impianto che riceve quei rifiuti deve dichiarare quanto sta trattando.
Nel 2005, meno dell'1% dei rifiuti sanitari sono stati smaltiti attraverso la discarica. È una buona notizia?
Certo. L'incenerimento è la forma di smaltimento prevista per i rifiuti sanitari e per i farmaci raccolti con la differenziata; la discarica rappresenta l'ultima spiaggia, una forma residuale di gestione del rifiuto.
Anche i rifiuti sanitari possono essere avviati a recupero?
Se i rifiuti a rischio infettivo possono soltanto essere distrutti, per quelli non pericolosi può essere previsto il recupero. Inoltre, quasi tutti gli inceneritori moderni prevedono sistemi di recupero energetico.
Tra il 2001 e il 2004 le regioni del Nord hanno prodotto meno rifiuti sanitari (vedi tabella). Centro e Sud, invece, nonostante nel totale producano meno del Nord, mostrano un trend in aumento.
| AREA |
2001
|
2004
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| Nord |
73.859
|
72.699
|
| Sud |
31.159
|
31.794
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| Centro |
31.588
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37.957
|
| Italia |
136.606
|
142.450
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Produzione dei rifiuti sanitari (in tonnellate) elaborati dalla banca dati MUD.
Si tratta di oscillazioni quantitative minime, sia in aumento sia in diminuzione, che possono essere legate non tanto ad una ottimistica riduzione nella produzione, ma ad alcune dichiarazioni MUD in più o in meno nel corso degli anni, all'apertura di nuovi centri di cura etc. Inoltre, va precisato che ci sono Regioni che non forniscono informazioni complete relativamente alla produzione ed alla raccolta differenziata e in tal caso dobbiamo fare riferimento alla banca dati MUD.
20 febbraio 2008
La classificazione europea dei rifiuti
I rifiuti vengono classificati sulla base dell’Elenco europeo dei rifiuti, con un codice numerico che tiene conto della sua origine. La categoria 20 comprende tutti i rifiuti urbani, in cui sono compresi i farmaci raccolti con la differenziata; la categoria 18 si riferisce ai rifiuti sanitari: nel dettaglio vengono individuati con il codice 1801 i rifiuti legati a diagnosi trattamento e prevenzione delle malattie negli esseri umani e 1802 i rifiuti sanitari legati a malattie degli animali. Sui percorsi "invisibili" dei farmaci
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| Farmaci invenduti: quanto ci costa 'sta monnezza? |
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| Francesco Ascone, direttore di Assinde Servizi s.r.l..
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Direttore Ascone, quali farmaci ritirate?
I farmaci soggetti a prescrizione.
Quanti ne ritirate in media ogni anno?
Circa 6 milioni di confezioni.
I primi tre nella lista dei resi?
Per la tutela della privacy, non posso dirlo. Però, si tenga conto che da alcune analisi condotte risulta un'incidenza altissima di un particolare fenomeno: considerato che in media ritiriamo 3 milioni di confezioni a semestre, in talune tranche abbiamo raggiunto percentuali altissime, talvolta fino al 47%, di prodotti conferiti non per scadenza, ma per invendibilità a seguito di provvedimento dell'AIFA, la maggior parte dei quali dovuti ad un cambio nel foglietto illustrativo. Quindi, non tanto per problematiche correlate alla qualità o ad accertati gravi effetti collaterali del farmaco, ma per motivazioni di minor conto. Il picco è stato raggiunto con i farmaci che ci sono pervenuti nel secondo trimestre del 2005.
Chi paga per questo?
Sul farmacista pesa soltanto il costo del trasporto dalla sua farmacia al centro di stoccaggio. Tutto il resto è a carico dell'azienda farmaceutica cui compete anche l'indennizzo di quel reso e ogni azienda si fa carico unicamente del costo delle sue confezioni.
L'azienda farmaceutica, quindi, ritira e indennizza qualcosa che è già stato venduto...
Sì, nel momento in cui il prodotto arriva al grossista, al farmacista nel caso ci sia stata una vendita diretta, il prodotto è stato venduto a tutti gli effetti. In virtù dell'accordo interassociativo sull'indennizzo dei resi medicinali, è prevista una sorta di assicurazione, in base alla quale la farmacia o il grossista sa che, quando va ad acquistare da aziende che aderiscono ad Assinde, ha diritto ad un indennizzo e ad essere esonerato dalle spese di distruzione di quei prodotti.
Perché le aziende farmaceutiche sono disposte a farsi carico delle spese di smaltimento dei farmaci scaduti e dell'indennizzo da devolvere alle farmacie e ai grossisti?
Da tutti gli studi che sono stati fatti in questi ultimi anni, risulta che il 6% dei medicinali venduti in farmacia genera il 60% del fatturato delle farmacie. Ciò significa che, se la farmacia e quindi il grossista si dovessero muovere soltanto in un'ottica di tipo economico, avrebbero un assortimento di prodotti in farmacia assolutamente irrisorio rispetto alle necessarie disponibilità. Tuttavia, va garantita al cittadino la possibilità di trovare in farmacia l'assortimento maggiore possibile e non soltanto quel 6%, che può diventare il 10-15% se il farmacista è particolarmente illuminato, di certo non quasi il 100% dei prodotti. Dal punto di vista delle aziende farmaceutiche, inoltre, c'è anche l'interesse che tutti i prodotti, non solo quelli con un grosso ciclo di vendita, siano presenti nella distribuzione.
Ma tutto questo incide sul costo dei farmaci?
Certamente. L'industria dovrà ammortizzare il costo di produzione e smaltimento di prodotti che non sono stati venduti e per un'impresa farmaceutica di dimensioni medio-piccole è un costo non indifferente. A tal proposito, mi risulta che il Ministero abbia posto mano ad una serie di modifiche al D. Lgs. 219/2006 (Codice delle norme sui medicinali per uso umano, ndr). Il testo dovrebbe essere già definito: con tali modifiche si intende ridurre i casi di invendibilità dei farmaci, limitandoli a motivazioni un po' più serie che, per esempio, un cambio nell'Officina di produzione.
Oltre alle aziende farmaceutiche, informate anche le autorità sanitarie sui flussi di smaltimento?
Sì. Però noi non facciamo un'analisi sulle categorie farmacologiche, ma piuttosto sulle singole confezioni, che poi, informaticamente raggruppiamo per prodotto e successivamente per azienda. Sempre informaticamente, raggruppiamo i dati in base al farmacista o al grossista mittente. Però non andiamo a ricombinare i dati per classe terapeutica.
Siete obbligati a comunicare al Ministero dell'Ambiente i dati sui farmaci che smaltite? Che fine fanno questi dati?
In effetti, la volontà di sviluppare ulteriore conoscenza a partire da quell'informazione era presente nell'ex Ministro dell'Ambiente, con il quale è stato sottoscritto l'Accordo di programma. Attualmente sulla materia c'è un vuoto pneumatico. Al momento è tutto fermo e non ci sono stati gli sviluppi positivi previsti.
Dalle informazioni di cui disponete, è possibile riscontrare errori nell'approvvigionamento sia a monte, sia a valle a livello delle farmacie?
In alcuni casi abbiamo riscontrato, insieme all'azienda farmaceutica, delle anomalie soprattutto per quanto riguarda prodotti prossimi alla scadenza, oppure, abbiamo potuto riscontrare che la vendita era avvenuta immediatamente a ridosso di provvedimenti di invendibilità; in alcuni di questi casi il direttore commerciale è stato allontanato.
Qual è l'ufficio cui riferite sui resi sia per quanto riguarda l'AIFA, sia per quanto riguarda le aziende farmaceutiche?
Il Dirigente dell' Ufficio Autorizzazione Officine dell'AIFA, che firma i provvedimenti di invendibilità. L'ufficio commerciale e la direzione finanza per quanto riguarda le aziende farmaceutiche. Inoltre, abbiamo una serie di contatti con il N.A.S. dei Carabinieri, talvolta, una vera e propria collaborazione, perché da parte delle aziende farmaceutiche c'è tutto l'interesse a gestire nella massima trasparenza e nell'interesse del sistema, il prodotto farmaco da quando non è più vendibile.
Il sistema di tracciabilità del farmaco ha dei punti di contatto con le vostre procedure e attività?
Siamo noi che agevoleremmo il Ministero della Salute. La prima norma sulla tracciatura del farmaco (nella Finanziaria 2001) partì monca, perché prevedeva che le aziende dovessero comunicare i dati sul numero dei pezzi messi in commercio, i distributori in entrata ed in uscita, i grossisti in entrata ed in uscita, le farmacie soltanto in entrata: non era prevista la comunicazione in uscita per le farmacie, non erano previste le ASL e cosa più importante, non era prevista una banca dati centrale, in quanto veniva previsto soltanto che ciascun attore del sistema distributivo dovesse mantenere memoria. Tuttavia, la presenza di informazioni e di sistemi informatici diversi non permetteva che questi stessi sistemi potessero dialogare e integrarsi.
Un ostacolo non da poco... Come è stato superato?
Farmindustria si spinse fino ad ottenere una modifica a questa legge e così venne introdotta una banca dati centrale, venne introdotto l'obbligo di comunicazione dei farmaci in uscita per le farmacie, venne introdotta la figura dello smaltitore e vennero comprese le ASL e i Centri di ricovero e cura tra i soggetti obbligati alle comunicazioni sui medicinali in entrata ed in uscita. È stato così previsto che quando la farmacia o il grossista o l'azienda invia i prodotti scaduti o invendibili allo smaltitore, questo deve comunicare al Ministero della Salute i numeri identificativi delle confezioni.
E questo è quello che fate voi, come Assinde?
Questo è quanto saremo chiamati a fare, perché al momento, la tracciatura funziona soltanto nella parte alta della filiera e si ferma ai grossisti, tra l'altro non con comunicazioni relative ai singoli pezzi, ma alle quantità di prodotti.
13 febbraio 2008
La normativa sullo smaltimento dei farmaci
I farmaci per uso umano scaduti o inutilizzabili sono classificati come rifiuti che richiedono particolari sistemi di gestione: il ritiro ed il trasporto possono essere svolti esclusivamente da soggetti autorizzati e lo smaltimento deve avvenire in impianti di incenerimento dotati dei requisiti previsti dal D. lgs 5 febbraio 1997 n. 22, meglio conosciuto come " Decreto Ronchi" e dai successivi regolamenti attuativi, che rappresentano la normativa di riferimento in tema di gestione dei rifiuti sanitari. Il citato decreto legislativo costituisce anche una delle principali fonti giuridiche per la realizzazione del progetto "Tracciabilità del farmaco", poiché prevede l’individuazione dei soggetti coinvolti in qualità di smaltitori di prodotti medicinali.
Gli smaltitori ufficiali
Il sistema Assinde, emanazione delle associazioni di categoria del settore farmaceutico (Farmindustria, Federfarma, Assofarm, ADF e Federfarma servizi), sulla base di un Accordo di Programma sottoscritto con il Ministero dell'Ambiente, di concerto con il Ministro delle Attività produttive, è stato riconosciuto come soggetto certificatore idoneo a gestire integralmente i resi farmaceutici (da farmacie e grossisti).
Il sistema è stata costituito alla fine degli anni Settanta, a seguito della introduzione di una Normativa ambientale che prevedeva costi elevati per il trasporto di questi rifiuti. Considerata l'impossibilità per le farmaceutiche di ricevere direttamente i farmaci resi, perché non avevano l'autorizzazione, e per regolamentare la disciplina dell'indennizzo, si decise di creare un ente terzo per prendere i soldi dalle aziende e darli come indennizzo alle farmacie e ai grossisti e per intermediare nella gestione dei rifiuti. Dal 2003, su tutto il territorio nazionale, operano a tal fine Assinde servizi e Assinde finanziaria.
Il ritiri sono di norma semestrali e coinvolgono più dei due terzi delle circa 17 mila farmacie presenti in Italia. In alcuni casi (ma ancora eccezionali), i ritiri sono avvenuti anche per conto delle farmacie ospedaliere.
L'iter dei farmaci scaduti o invendibili
Arrivano nei centri di stoccaggio individuati da Assinde vengono effettuate tutte le operazioni di riconciliazione richieste ai fini della legge ambientale (Decreto Ronchi). Ciascuna confezione viene singolarmente registrata in base al rispettivo codice AIC, data di scadenza e numero di lotto. Quindi, viene annullato il bollino filigranato (che una volta staccato dal farmacista e apposto sulla prescrizione medica permette di ricevere il rimborso dal Servizio sanitario) per garantire che la confezione non possa più essere immessa in circolo; successivamente la confezione viene fotografata con la fustella annullata.
Sui percorsi "invisibili" dei farmaci
Acque drogate, intervista a Ettore Zuccato pubblicata su Va' Pensiero n° 334.
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| Acque drogate? |
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| Ettore Zuccato, Dipartimento Ambiente e Salute, IRFMN Milano.
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| L'inquinamento da farmaci è un problema ambientale emergente. La letteratura scientifica indica che i farmaci possono essere considerati degli inquinanti ambientali ubiquitari, che contaminano l'ambiente attraverso una miriade di fonti di inquinamento diffuse. Una volta somministrati, molti farmaci non sono metabolizzati e possono essere escreti come tali con le urine o le feci. I pazienti, nel caso dei farmaci per uso umano o gli animali, per i farmaci veterinari, sono quindi considerati la principale fonte di inquinamento. Mediante il calcolo dei carichi ambientali teorici (vedi tabella), ottenuti moltiplicando i quantitativi venduti di ogni farmaco per la sua percentuale di metabolizzazione, è possibile identificare una serie di farmaci 'prioritari' per l'ambiente, che sono in genere sempre trovati nelle acque di scarico e di fiumi e laghi. |
Contaminazione ambientale da farmaci: da una parte lo smaltimento scarso o improprio, dall'altra l'industria; infine, e soprattutto, il paziente. Che peso hanno questi diversi fattori?
Per quanto riguarda la contaminazione ambientale da farmaci, in generale più del 70 % dipende dal paziente in sé; mentre il restante 30% deriva da uno smaltimento improprio oppure da fonti industriali, smaltimenti illeciti e così via. Si tratta, tuttavia, di numeri generici che non hanno una valutazione scientifica farmaco per farmaco, caso per caso. Solo sulla raccolta di farmaci scaduti, sui resi dei grossisti e delle farmacie, sappiamo che sono certamente avviati agli incenitori, dove vengono distrutti; dunque non dovrebbero contribuire all'inquinamento ambientale.
Quindi tutto è nelle 'nostre mani'?
I farmaci che maggiormente minacciano l'ambiente restano nelle mani del cittadino il quale spesso piuttosto che utilizzare i cassonetti appositi getta i farmaci insieme all'immondizia o nel lavandino. In una recente indagine USA su un campione di 500 consumatori intervistati, è risultato che ben pochi sono coloro che smaltiscono i farmaci scaduti o inutilizzati in modo appropriato, restituendoli alle farmacie. La maggior parte preferisce invece sbarazzarsene gettandoli nella spazzatura o nelle fognature, contribuendo in questo modo all'inquinamento ambientale. Inoltre, non possiamo trascurare il fatto che il paziente assume farmaci che purtroppo sono eliminati come tali o come metaboliti ancora attivi; dunque tanto ne assume tanto ne viene eliminato: è un po' come se li buttasse nell'ambiente.
| In questo modo, tonnellate di sostanze attive, come antibiotici, antineoplastici, estrogeni ecc. si riversano ogni anno nelle acque, contribuendo ad un inquinamento diffuso. Una volta nell'ambiente, il farmaco, a seconda delle sue caratteristiche chimico-fisiche, viene degradato, oppure può persistere a lungo, accumulandosi. Farmaci come eritromicina, ciclofosfamide, naproxene, sulfametossazolo, sulfasalazina hanno una vita media nell'ambiente superiore ad 1 anno. Altri, come l'acido clofibrico, il principale metabolita del clofibrato, un farmaco utilizzato un tempo come ipolipemizzante, ha una persistenza ambientale media di circa 21 anni. Questo spiega come mai continui ad essere presente in fiumi e laghi di molti paesi in cui non è più usato . |
Sembra un vicolo cieco: siamo senza speranza?
Ci sono delle cose da fare. Ad esempio depuratori più efficienti in modo da degradare i farmaci prima che finiscano nell'ambiente. Una parte importante dei farmaci per uso umano viene utilizzata dai cittadini di centri urbani dotati di impianti di depurazione delle acque reflue. Gran parte dei depuratori non è però in grado di incidere in maniera sostanziale sul carico di inquinanti. Molti farmaci sono rimossi solo in maniera incompleta, alcuni farmaci, i più persistenti, non lo sono per nulla. Le acque depurate sono quindi ancora ricche di farmaci e si riversano nelle acque superficiali di canali, fiumi e laghi portando con sé questo carico di inquinanti.
Un intervento sugli impianti di trattamento delle acque reflue?
Sì, una maggiore efficienza degli impianti di trattamento delle acque reflue sarebbe teoricamente in grado di risolvere il problema alla radice, o perlomeno di attenuarlo, rimuovendo gran parte di farmaci che deriva dai centri urbani dotati di depuratori. Un depuratore classico è un impianto dotato di due sistemi di depurazione, primario e secondario, che sono rispettivamente di tipo meccanico e biologico. La possibile risoluzione del problema è l'associazione di un sistema di depurazione terziario specificatamente diretto alla rimozione o alla degradazione di inquinanti recalcitranti come i farmaci.
Esistono iniziative in tal senso?
In alcuni impianti pilota si stanno provando, con ottimi risultati, processi innovativi di tipo chimico, come ad esempio l'ozonazione, o di tipo fisico, come le membrane microfiltranti. Alcune amministrazioni particolarmente lungimiranti stanno già provvedendo a dotarsi di questi sistemi innovativi di trattamento terziario delle acque reflue, ma i costi dell'impresa sono notevoli ed è chiaro che iniziative del genere potranno diffondersi in maniera significativa solo quando la politica ne riconoscerà l'importanza e ne supporterà i costi.
Ma anche pazienti più educati, consapevoli e informati non guasterebbero?
Alla base dell'inquinamento ambientale da farmaci è comunque possibile riconoscere anche un problema di educazione: molto potrebbe fare, accanto all'appropriatezza delle prescrizioni, una corretta educazione dei consumatori all'acquisto, all'uso e allo smaltimento appropriato dei farmaci, soprattutto di quelli scaduti, che andrebbero sempre consegnati in farmacia per essere smaltiti in maniera appropriata. Molto potrebbe fare anche la promozione dell'informazione, di medici e pazienti, per un uso appropriato e consapevole dei farmaci: la consapevolezza dei rischi ambientali può rappresentare un ulteriore motivo per evitare l'abuso di medicinali superflui o inutili.
Altre proposte per ridurre l'impatto ambientale dei farmaci arrivano dalla green pharmacy. Di cosa si tratta?
La consapevolezza dei rischi correlati all'immissione nell'ambiente di migliaia di differenti sostanze chimiche, tra cui i farmaci, ha stimolato la nascita di movimenti di ecologismo scientifico denominati green chemistry e green pharmacy. La green pharmacy è il tentativo condotto da alcuni ricercatori di coagulare un movimento per cercare di stimolare la nascita di una farmaceutica più ecocompatibile, una farmaceutica che assieme a tutte le altre caratteristiche di un farmaco tenga anche conto dei risvolti ambientali di ciò che produce.
Qualcuno sta già sperimentando in tal senso?
Ci sono iniziative embrionali ma molto interessanti che vengono dal Nord Europa, legate a farmaci verdi maggiormente biodegradabili. Lo Stockolm County Council and Apoteket e lo Swedish Chemicals Inspectorate hanno messo a punto un modello per la classificazione dei farmaci in base alle loro caratteristiche ecotossicologiche. Ne è derivato un libretto in cui tutti i principali farmaci utilizzati in Svezia sono stati classificati in base alla loro azione e, secondariamente, in base ai rischi ambientali correlati al loro utilizzo.
Che ruolo spetta al medico?
La pubblicazione è poi stata distribuita a tutti i medici prescrittori svedesi, con il suggerimento di tener conto, per farmaci di pari attività e costo, anche delle caratteristiche ambientali dei farmaci, e di prescrivere ai propri pazienti quello più ecocompatibile. L'obiettivo dichiarato, sicuramente raggiungibile in tempi lunghi, è dare la possibilità al medico di imparare a prescrivere, a parità di costi, di efficacia e di effetti collaterali, il farmaco maggiormente biodegradabile. Il significato di questa iniziativa pilota, oltre a quello di sensibilizzare i medici prescrittori sui rischi ambientali dei farmaci, è ovviamente anche quello di allertare l'industria farmaceutica, perché nella formulazione dei futuri prodotti inizi a mostrare interesse anche verso queste tematiche.
6 febbraio 2008
Per saperne di più...
Ettore Zuccato, Sara Castiglioni, Roberto Fanelli, Renzo Bagnati. Inquinamento da farmaci: le evidenze ( parte I) (PDF: 132 kb). R&P 2007;23(2):67-73
Ettore Zuccato, Sara Castiglioni, Roberto Fanelli, Renzo Bagnati. L'inquinamento ambientale da farmaci: la regolamentazione e gli interventi ( parte II) (PDF: 183 kb) R&P 2007;23(3):113-118
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