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inserito
il 31
ottobre 2007
CANONE/TASSA
RAI.
INDAGINE: LO
DEVONO
PAGARE ANCHE
TUTTI GLI
UFFICI CON
UN PC
Anche gli esercizi
pubblici, il piccolo
ufficio del geometra,
gli sportelli
bancari, la piccola
associazione no-profit,
gli uffici
dell'amministrazione
pubblica, l'alimentari
sotto casa, le redazioni
giornalistiche, etc.
devono
pagare il canone
speciale di abbonamento
se provvisti di un
computer. Questo il
risultato della terza
indagine dell'Aduc
sul canone Rai.
Il computer e' ormai una
comodita' diffusa nelle
case ma anche e
soprattutto
nelle aziende e negli
uffici. Per questo
abbiamo chiesto agli
uffici regionali
della Rai, all'Ufficio
normative e contratti
del servizio pubblico,
al ministero
delle Finanze ed
all'Agenzia delle
Entrate se anche gli
esercizi pubblici
provvisti di un PC
fossero tenuti a pagare
il canone speciale di
abbonamento.
Ancora una volta abbiamo
riscontrato confusione e
contraddittorieta' nelle
risposte. Alcuni non ci
hanno saputo rispondere,
altri hanno sostenuto
che un
computer e' soggetto a
canone solo se impiegato
per guardare la tv.
Altri ancora
hanno invece detto che
il canone lo si paga
indipendentemente
dall'uso che si fa
del computer, in quanto
trattasi di una tassa
sul possesso e non
sull'utilizzo.
Quest'ultima e' la
versione ufficiale
offerta dall'Ufficio
normative e
contratti.
Ci e' stato pero'
assicurato da diverse
sedi regionali che,
contrariamente al
canone ordinario, la Rai
non persegue con
altrettanta
aggressivita' la
riscossione del canone
speciale, in quanto
consapevole di cio' che
significherebbe per
molti piccoli esercizi
commerciali, i cui
gestori per altro
pagano gia' il canone
per casa loro. In altre
parole, mentre per i
privati e le
famiglie si adottano
strumenti come lettere
intimidatorie e visite
di incaricati
e Guardia di Finanza,
altrettanto non accade
per i negozi o per gli
uffici, per
i Comuni o per le
banche, ove viene chiuso
un occhio.
Come gia' dalle nostre
indagini del passato,
(1) emerge la totale
inadeguatezza
della normativa sul
canone, il Regio
decreto-legge n. 246 del
1938, che nei
prossimi anni potrebbe
portare ad un raddoppio
degli introiti per la
Rai.
Da sempre ci battiamo
per l'abolizione del
canone Rai, e questo
vorremmo. Ma
fino a quando esiste
questa legge, non e'
pensabile che venga
applicata in
maniera arbitraria,
forse perche' si ha il
timore che applicandola
fino in fondo
emerga ancor piu' la sua
inadeguatezza e
sproporzione. In uno
stato di diritto
quando una legge e'
insensata non la si
ignora, la si cambia.
Sulla materia sono state
depositate anche delle
interrogazioni
parlamentari per
avere chiarezza
sull'argomento, ma da
mesi giacciono ignorate
(1). Il cittadino
e' lasciato solo di
fronte
all'interpretazione di
una legge cosi' poco
chiara,
rischiando da una parte
di divenire un evasore,
e dall'altra di pagare
tasse non
dovute.
(1)
http://www.aduc.it/dyn/rai
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