Verso un concetto olistico di salute
Qualche decennio fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente l’assenza di malattie”. Questa definizione è ancora molto citata, benché l’O.M.S. abbia ulteriormente articolato il proprio punto di vista da allora12. Questa definizione storica è stata anche pesantemente criticata principalmente su due piani:
-
perché è irreale e idealistica (quando mai qualcuno si sente in quello “stato di completo benessere” ?)
-
perché implica un concetto di staticità, mentre la vita è tutt'altro che statica.
E' preferibile un concetto di salute che implichi l’abilità di
adattarsi continuamente ad esigenze, aspettative e stimoli
costantemente mutevoli.
Un’altra critica è che la definizione dell’O.M.S. sembra
sostenere che qualcuno, da qualche parte, abbia la capacità e il
diritto di definire cosa significhi star bene, mentre è ormai
acquisito che persone diverse hanno definizioni diverse. La
definizione può essere difesa perché coglie la dimensione
positiva del concetto di salute e riconosce il ruolo centrale
del benessere mentale e sociale.
Le numerose dimensioni nel concetto di salute, che possono essere così classificate:
Dimensione fisica
È l’aspetto più ovvio della salute, riguarda la fisiologia e il
funzionamento dell’organismo.
Dimensione psichica
Per salute psichica o mentale sì intende la capacità di pensare
con lucidità e coerenza: si può distinguere dalla salute
psicosociale, anche se in stretta relazione.
Dimensione emotiva
Consiste nella capacità di riconoscere emozioni quali paura,
dolore, gioia, rabbia, e nell’esprimerle appropriatamente.
Questo equilibrio consente di far fronte alle situazioni di
tensione, depressione, ansia.
Dimensione relazionale
La capacità relazionale consiste nell’essere in grado di
mantenere relazioni con gli altri.
Dimensione spirituale
Per alcuni è legata strettamente al proprio credo religioso ed
alla sua pratica; per altri è legata al proprio sistema di
valori, ai principi di comportamento ed alle scelte che portano
a sentirsi in pace con sé stessi.
Dimensione sociale
Fino ad allora si è considerata la salute a livello individuale,
ma la salute di un individuo è inestricabilmente collegata
all’ambiente, ed è impossibile essere sani in una società
malata che non provvede ai bisogni fisici e psichici
fondamentali. Per esempio non si può star bene in
aree di sottosviluppo, in Paesi dove esiste una grave
oppressione politica o dove c’è la continua minaccia di guerra.
Le categorie più deboli non possono star bene quando non
viene riconosciuto il loro contributo alla società, ad esempio i
bianchi o i negri in una società razzista, i disoccupati in una
società che dà valore solo al lavoro; così pure è molto
improbabile che tutti possano condurre una vita sana in un
territorio dove non esistono servizi e strutture di base,
trasporti e luoghi di ricreazione.
Michael Wilson afferma che la salute non è un benessere che appartiene a qualcuno, lo “si può solo condividere”. Non si può star bene dimenticandosi degli altri.
Un approccio olistico
Individuare queste differenti dimensioni della salute è un
esercizio molto utile per comprendere quanto sia complesso il
concetto; analizzare la vita delle persone secondo dimensioni
fisiche, mentali e così via, impone delle suddivisioni
artificiose, infatti tutti gli aspetti della salute sono
interagenti e interdipendenti, pertanto il concetto di salute
è da considerarsi un valore globale sia per l’operatore
sanitario che per chiunque altro.
Altri autori hanno proposto utili analisi del significato della
salute dal punto di vista filosofico e sociologico... Seedhouse
ad esempio, propone l’idea di salute come la base per la
realizzazione delle potenzialità di una persona: questo
equivale a dire che l’educazione alla salute permette di
realizzare al meglio le proprie potenzialità. Si tratta
di dare potere alle persone, dando loro l’opportunità di
diventare ciò di cui sono capaci.
Lavorare per la salute è una responsabilità sia individuale
che sociale, e significa dare potere alle persone per migliorare
la loro qualità di vita.
Questo concetto di salute come fondamento per la
realizzazione del potenziale umano offre molte opportunità
all’operatore sanitario: riconosce che la salute è uno stato
dinamico, che il potenziale di ogni persona è differente, come
anche i suoi bisogni.
L’O.M.S. identifica anche gli aspetti chiave della salute, che
racchiudono i concetti appena descritti:
un concetto di salute come il limite fino al quale possono
arrivare un individuo od un gruppo per realizzare aspirazioni e
soddisfare bisogni ma anche modificare o convivere con
l’ambiente.
La salute viene considerata una risorsa per la vita di ogni
giorno, e non un obiettivo di vita; è un concetto positivo, che
sottolinea le risorse personali e sociali, come pure le capacità
fisiche. Questa definizione è densa di significati, e merita una
attenta considerazione.
Molti sono i fattori che influenzano la salute: il patrimonio genetico, il sesso, la famiglia, la religione, la cultura, gli amici, il reddito, la pubblicità, la vita sociale, la classe sociale, la razza, l’età, l’attività lavorativa, le condizioni di lavoro, i servizi sanitari, l’auto-stima, la fiducia in sé stessi, l’accesso alle strutture ricreative ed ai negozi, l’abitazione, l’istruzione, la politica alimentare nazionale, l’inquinamento ambientale e molti ancora.
Si è molto discusso fin dai primi anni 70, ed in particolare negli anni 80 sull’importanza dei vari fattori determinanti la salute. In particolare è aumentata la consapevolezza che la medicina ha influito molto poco sulla salute delle persone. Questa consapevolezza nasce dal riconoscere che il Servizio Sanitario nazionale non ha, come si sperava in un primo momento, migliorato di molto la salute dei cittadini.
Un buon trattamento medico evita solo il 5% delle morti nel Regno Unito. Tumori e malattie cardiache, per esempio, sono le più importanti cause di morte, ma la medicina incide poco sulla mortalità totale legata a queste cause.
Alcuni studiosi, in base a queste considerazioni, sostengono che la medicina occidentale ha portato più danni che benefici: ad esempio gli effetti collaterali dei trattamenti, le complicanze degli interventi chirurgici, la dipendenza dai farmaci prescritti. L’aspetto più negativo è stato l’espropriazione del controllo dell’individuo sulla propria salute e malattia.
Le persone sono diventate dipendenti dai medici e dai farmaci, si aspettano una cura per ogni disturbo e perdono sempre più la capacità di far fronte a malattia, disabilità e morte. Periodi della vita che possono essere problematici quali l’adolescenza, la gravidanza, la vecchiaia sono diventati malattie e l’onere della responsabilità è passato dalla popolazione ai medici.
E diventata sempre più evidente la disparità di condizioni di salute tra classi sociali.
Negli anni 70 una commissione Governativa inglese cominciò a studiare questo problema e pubblicò nel 1980 il Black Report che evidenziava come, per quasi tutte le malattie ed invalidità, le persone appartenenti alle classi socio-economiche più elevate avevano maggiori possibilità di evitare la malattia e di rimanere sane rispetto alle classi meno abbienti.
Dalla pubblicazione emergevano anche differenze nei rischi per gli uomini rispetto alle donne, e differenze nella salute in base all’area geografica in cui si viveva.
Classe sociale, occupazione, condizioni economiche, area geografica e sesso costituiscono quindi i principali determinanti dello stato di salute.
Da dati raccolti alla fine degli anni 80 (ed anche ai nostri giorni) emerge che queste ineguaglianze, in particolare quelle tra classi sociali, continuano ad aumentare. Questo significa che complessivamente la salute si può migliorare, ma il miglioramento non è uguale in tutti i settori della società. La causa fondamentale di queste ineguaglianze è la sperequazione sociale ed economica che, di volta in volta, è associata ad abitazioni più povere, disoccupazione, stress, alimentazione carente, minore sostegno sociale. Occuparsi dei problemi socio-economici è un problema politico che, a tutt’oggi, non è ancora stato correttamente affrontato.
Tratto da : Promozione della salute Ewless L., Simnet I. Ed. Sorbona, Milano 1995
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