|
inserito 03 Dicembre 2009 Per otto mesi verrà eseguita la tecnica Bontok. Casellati: «Gesto importante»Un antico massaggio filippino per i malati in stato vegetativoDue bacchetti per sollecitare i piedi. Sperimentazione all’Oic
PADOVA – Katherene De Vera Bengson è una ragazza di 24 anni proveniente dalla Cordillera delle Filippine. E ha un dono: sa praticare con straordinaria perizia l'arte del Bontoc, l'antico massaggio plantare conosciuto dalle popolazioni di quella regione già dall'inizio del XII Secolo. Katherene ora è a Padova, ospite dell'Oic (l'Opera Immacolata Concezione, ndr), la struttura di accoglienza della Mandria, che si occupa dell'assistenza e della cura delle persone anziane. E qui praticherà la sua tecnica sui pazienti in stato vegetativo: un esperimento che durerà otto mesi, al via dalla prossima settimana.
Un valido aiuto «Non pensiamo che questo massaggio possa far riprendere i pazienti dal grave stato di disabilità in cui si trovano — ha detto ieri, mostrando il contenuto dell'iniziativa, il presidente della Fondazione Oic Angelo Ferro —. Ma riteniamo che possa essere un modo per migliorare la qualità di vita del sistema simbiotico costituito dal paziente e dai suoi familiari». Alla conferenza stampa di presentazione ha preso parte anche il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati. La senatrice si è spesa molto affinché Katherene riuscisse a venire in Italia. «E' stato necessario intervenire a livello diplomatico — ha confessato la parlamentare Pdl —. Ma si è trattato di un'operazione che ho fatto con grande piacere, perché conosco il valore di Angelo Ferro. Egli, in questo settore, è sempre avanti agli altri e opera con un taglio solidaristico importante». Il professore ha sottolineato lo spirito con il quale ha voluto portare a Padova la tecnica Bontoc. «Non è una questione di massaggi — ha affermato il presidente dell'Oic —. Qui si discute di libertà. Che non è più “libertà di” ma “libertà per”. Per la vita. Questo approccio vuole dire soprattutto una cosa: noi non vogliamo ragionare di come far morire le persone in stato vegetativo; ma come aumentare la loro qualità di vita. E anche attraverso la sperimentazione di un massaggio questo potrà essere possibile». Il massaggio Dopo l'introduzione dell'iniziativa, a cui ha partecipato anche il dottor Paolo Fusaro, responsabile del Reparto pazienti in Stato vegetativo, è stato possibile assistere ad una breve seduta di massaggio, che Katherene ha praticato su un'anziana ospite del Centro. Il massaggio è stato eseguito, secondo l'antica tradizione filippina, con due bacchetti di legno premuti sulla superficie plantare: è lo stesso gesto, che ottocento anni fa, le popolazioni della Cordillera praticavano ai viandanti come segno di ospitalità dopo le fatiche dei lunghi viaggi. Giovanni Viafora http://corrieredelveneto.corriere.it
|