inserito
16 Settembre 2008
http://italiasalute.leonardo.it
12/09/2008
UNA
RETE
INFORMATIVA
PER LE
MEDICINE NON
CONVENZIONALI
Circa 8
milioni di
italiani
ogni anno si
rivolgono a
pratiche
terapeutiche
considerate
non
convenzionali,
come
l'agopuntura
o
l'omeopatia.
Per superare
i pregiudizi
che spesso
accompagnano
questi
approcci di
cura e per
formare
professionisti
medici che
sappiano
integrare le
terapie
tradizionali
con quelle
non
convenzionali,
nasce la
prima rete
informativa
sulle
Medicine Non
Convenzionali
(MNC).
Istituita
tra gli
atenei di
Roma-La
Sapienza,
Verona,
Bologna e
Messina,
essa vuole
promuovere
una visione
integrata di
cura e
preparare
l'integrazione
delle MNC
nei Piani
Sanitari
Regionali.
Questo nuovo
network si
struttura
inizialmente
in un Corso
di Alta
Formazione
dedicato
alle MNC
(Medicine
Non
Convenzionali)
intitolato
“Integrazione
fra saperi
Convenzionali
e Non
Convenzionali
in Medicina.
Analisi e
comparazione
delle
conoscenze
antropologiche
e
filosofiche,
fisiche e
cliniche dei
diversi
sistemi di
cura”.
Tra le MNC
si
annoverano:
Medicina
Tradizionale
Cinese e
Agopuntura,
Medicina
Omeopatica,
Medicina
Ayurvedica,
Medicina
Antroposofica,
Chiropratica,
Osteopatia,
Fitoterapia,
Omotossicologia.
Nel 2002 la
FNOMCeO
(Federazione
Nazionale
degli Ordini
dei Medici e
Chirurghi e
degli
Odontoiatri)
ha
riconosciuto,
emanando le
linee guida
per le
‘Medicine e
pratiche non
Convenzionali’,
queste 9
metodologie
mediche e
terapie di
esclusiva
competenza
medica.
Il corso,
una novità
assoluta per
Messina,
Roma e
Verona è
realizzato
dalla
Università
di Bologna,
dove nasce
nel 2006, in
collaborazione
con
l’Istituto
PINUS (Primo
Istituto
Nazionale
Unificazione
dei Saperi
in
Medicina),
vale ai fini
dei crediti
universitari
ed ECM e ha
l’obiettivo
di
coinvolgere
sempre più
facoltà di
Medicina e
Chirurgia di
atenei
diversi.
“Le Medicine
Non
Convenzionali
– ha
affermato
Roberto
D’Alessandro,
Direttore
del Corso di
Alta
Formazione,
Professore
di Scienze
Neurologiche
presso la
Facoltà di
Medicina e
Chirurgia
dell’Università
di Bologna -
sono oggetto
di interesse
in tutto il
mondo
occidentale.
Basti
pensare che
l’NIH (il
dipartimento
della salute
americano)
ha istituito
una apposita
sezione.
Questo
perché
moltissimi
sono i
pazienti che
per
patologie
croniche si
rivolgono
alle
Medicine Non
Convenzionali
in
alternativa
o in
associazione
alle cure
della
medicina
così detta
convenzionale.
Certamente
le MNC in
molti casi
provengono
da secoli,
se non
millenni, di
tradizione.
È
altrettanto
vero che le
Medicine
Convenzionali
hanno fatto
fare
all’umanità
enormi
progressi
nel campo
della
salute, si
pensi solo
agli
antibiotici
o alla
chirurgia".
"È
importante –
ha aggiunto
- che chi si
occupa di
salute, sia
in modo
diretto
facendo il
medico che
indiretto
occupandosi
di
organizzazione
sanitaria,
sappia
integrare le
due medicine
tenendo
conto della
particolarità
e delle
preferenze
di ogni
singolo
paziente,
senza
imporre in
modo
autoritario
l’uno o
l’altro
modello. Lo
scopo di
questo corso
è appunto
questo: far
conoscere le
Medicine Non
Convenzionali
affrontandole
sia da un
punto di
vista
filosofico
ed
antropologico
sia da un
punto di
vista del
loro ruolo
nelle cura
delle
malattie.
Alla fine
del corso
gli allievi
avranno
imparato
come
integrare la
pratica
della
miglior
Medicina
Convenzionale
con quella
della
miglior
Medicina Non
Convenzionale
sia nel
singolo
paziente,
sia nei
sistemi
sanitari".
Nel nostro
Paese
secondo,
un’indagine
Istat del
2005, ci
sono oltre
10.000
medici che
somministrano
o
suggeriscono
trattamenti
di MNC e
sono circa 8
milioni le
persone
(13,6% della
popolazione)
che hanno
utilizzato
metodi di
MNC almeno
una volta
negli ultimi
3 anni,
soprattutto
omeopatia.
E i numeri
italiani,
pur in forte
crescita,
anche grazie
all’arrivo
di tanti
stranieri
che portano
con sé le
loro
abitudini
terapeutiche,
sono poca
cosa
rispetto a
diversi
Paesi del
resto
d’Europa. Il
Regno Unito
è il paese
che vanta la
tradizione
maggiore in
questo
settore: più
del 35%
della
popolazione
ricorre
abitualmente
e con
soddisfazione
alle MNC. La
Francia e la
Germania
sono le
nazioni con
il tasso più
elevato di
utilizzo:
rispettivamente
il 49 ed il
46% della
popolazione.
Seguono poi
il Belgio
con il 31%,
i paesi del
nord Europa
con circa il
25%.
Oltreoceano
ci sono già
da diversi
anni centri
molto
rappresentativi
di questa
realtà: il
Rosenthal
Center for
Complementary
Medicine
alla
Columbia
University,
l’Integrative
Medicine
Service
presso uno
dei maggiori
ospedali
oncologici
mondiali: il
Memorial
Sloan-Kettering
Cancer
Center di
New York, a
Washington
il National
Center for
CAM, nuovo
centro di
riferimento
della
ricerca
scientifica
internazionale.
A Boston è
stata
addirittura
creata una
intera
Division for
Research and
Education in
CAM presso
l’Harvard
Medical
School Osher
Istitute.
Anche la
disciplina
normativa è
carente, se
non del
tutto
assente, sul
piano
nazionale
con alcune
isole felici
regionali
che hanno
deciso di
legiferare
per proprio
conto.
Questa
assenza nel
mondo medico
di
regolamentazioni
precise
sulla
formazione
rispetto
alle MNC, e
la
difficoltà
dei pazienti
- che sempre
più si
rivolgono
alle
Medicine
Complementari
- ad
indirizzarsi
al giusto
interlocutore,
rendono
evidenti la
necessità e
l’urgenza di
una
formazione
rispetto
alla
Medicina Non
Convenzionale
per
un’opportuna
integrazione
con la
Medicina
Convenzionale
all’interno
dell’iter
universitario.
“È proprio a
tutela di
quei
cittadini
che
desiderano
avvicinarsi
ad un
approccio
più olistico
della
medicina,
che occorre
promuovere
un percorso
informativo
e formativo
sulle MNC",
ha
sottolineato
Manuela
Caletti
Fantinelli,
Coordinatrice
Nazionale
dei Corsi di
Alta
Formazione e
Direttore
Generale
PINUS. "Al
momento
purtroppo le
persone, non
sapendo dove
e a chi
indirizzarsi
e trovandosi
spesso di
fronte a
informazioni
insufficienti
se non
addirittura
fuorvianti,
a pregiudizi
o posizioni
integraliste
e confuse,
in alcuni
casi si
affidano a
pericolosi
sedicenti
esperti di
MNC. È
quanto mai
importante,
quindi, che
il paziente
sia
informato
adeguatamente
e sia messo
in
condizione
di poter
scegliere,
comprendere
e
contribuire
all’indirizzo
terapeutico
consigliato
dal proprio
medico".
È con questo
intento che
nasce il
Corso di
Alta
Formazione
nell’ateneo
bolognese
oggi esteso
a un network
di
informazione
accademica
che
interessa 4
centri
nevralgici
del Paese.
"La prima
parte del
Corso – ha
continuato
la
Fantinelli -
tratta, con
metodologia
scientifica
i fondamenti
filosofici,
storici,
antropologici,
ed etici dei
diversi
sistemi di
cura, per
introdurre a
un paradigma
culturale
diverso dal
nostro. La
seconda
parte
propone la
conoscenza
di base
delle
Medicine e
pratiche Non
Convenzionali
(o
Complementari)
approfondendo
anche
materie
quali
Biologia
Molecolare,
PNEI, Fisica
Quantistica
ed altre".
"Il corso,
che
interessa da
oggi diversi
centri
universitari
di alto
livello,
permetterà
per la prima
volta un
reciproco
scambio di
informazioni
e di
collaborazioni,
attivando
altri Corsi
post-laurea,
Master,
Corsi
elettivi,
etc.. Ci
auguriamo di
realizzare
un tavolo di
lavoro che
veda una
attiva
relazione
anche tra
gli Atenei
interessati
e le
rispettive
Regioni”.
La nascita e
crescita di
questo corso
rappresenta
un traguardo
importante
per PINUS
(Primo
Istituto
Nazionale
Unificazione
dei Saperi
in
Medicina).
“L’impegno
della nostra
Associazione
– ha
spiegato
Mario
Ravaglia,
membro
Osservatorio
Regione
Emilia
Romagna MNC
e Direttore
Scientifico
PINUS - è
infatti
proprio
rivolto alla
comprensione
delle basi
filosofiche,
sociali e
scientifiche,
che sono la
radice del
sapere e
dell’arte
medica:
creando
rapporti,
collegamenti,
studi e
ricerche tra
quanti
credono che
la Medicina
Integrata
non sia
un’alternativa
alla
medicina
ufficiale,
ma una
possibile
strada da
percorrere
insieme
verso
un’unica
Medicina,
quella
Umana".
"Questo deve
avvenire
attraverso
un percorso
di
formazione
all’interno
del mondo
universitario,
proponendosi
prima il
raggiungimento
di una
formazione
culturale,
scientifica,
informativa
e di
ricerca; per
arrivare poi
alla
professionalizzazione
specialistica
dei Medici.
E proprio da
questa
integrazione
può nascere
una risposta
alla crisi
di fiducia
del paziente
nella
medicina
ufficiale
proponendo
la
riscoperta
del valore
terapeutico
della
relazione
medico-paziente”.