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Un boato saluta le
prime note di "Vertigo", brano d'apertura
Nella parte centrale del concerto appelli per la
pace e l'Africa
In settantamila per gli
U2 Rock e politica a San Siro
Bono
Vox, leader degli U2, a San Siro
MILANO - In settantamila per gli U2 a San
Siro. Un boato ha salutato la band irlandese sul
palco dipinto con i colori rosso e nero simboli
dell'ultimo album "How to dismantle an atomic
bomb". Le note di "Vertigo" hanno dato il
via al concerto scaldando i cuori del popolo rock
venuto da tutta Italia per l'inossidabile Bono.
Dalla notte precedente hanno atteso davanti ai
cancelli dello stadio, stesi per terra, indifferenti
alla stanchezza e al caldo soffocante che non li ha
abbandonati neppure per un attimo. E agli altri
disagi si è aggiunto il provvedimento della Questura
che, poche ore prima del concerto, ha deciso di
interdire l'accesso a due file del secondo anello,
costringendo 1.500 spettatori a trovar spazio
altrove.
L'interminabile attesa è stata ingannata preparando
striscioni e cartelloni da appendere in giro per lo
stadio o sventolare durante il concerto. "Bono
Nobel" c'era scritto su un lenzuolo portato a San
Siro da un gruppo di Manerbio. E poi c'erano gli
slogan pacifisti: "Ue, peace in the world" o i
sentimentali: "All because U2", parafrasando il
titolo di una canzone della band.
Gli U2 sono arrivati a Linate alle 13.30, con un jet
privato proveniente da Nizza. Alle 21, preceduto
dalle esibizioni degli "Ash" e dei "Feeder", Bono e
la sua band sono comparsi sul maxipalco: centoventi
operai hanno lavorato tre giorni per allestirlo. Una
piazza di legno e ferro, lunga 90 metri e profonda
26. Il concerto è stato filmato da venticinque
telecamere che hanno registrato le immagini da
inserire in un dvd che sarà in vendita a Natale.
Il cuore del concerto, stretto fra
due cavalcate rock, è stato tutto politico. E'
cominciato con la dodicesima canzone in scaletta,
Love and peace or else: Bono si è messo in testa
una fascia con i simboli di tre religioni, la
mezzaluna musulmana, la stella di Davide ebraica e
la croce cristiana, che insieme formavano la scritta
'Coexist'. La stessa scritta è comparsa sul
maxischermo alle spalle della band durante Sunday
bloody sunday, quando Bono è tornato a ripetere:
"Jews, Jesus, Mohammed is true". E' stato allora che
Bono ha urlato e fatto urlare ai 70 mila di San Siro
due sole parole 'No war', scandite a lungo e con
forza.
Con Bullet the blue sky, accompagnata dalle
immagini di un caccia che sfreccia in un cielo rosso
sangue, la rockstar si è fatto scivolare la benda
sugli occhi, come a dire che l'intolleranza rende
ciechi. Ha dato i brividi l'esecuzione di Miss
Sarajevo, dedicata a tutte le vittime di Londra:
Bono l'ha cantata in due tonalità diverse,
interpretando sia la sua parte sia quella che un
tempo fu di Pavarotti. Intanto sugli schermi
scorreva il testo della dichiarazione universale dei
diritti umani accompagnata dalle parole del Premio
Nobel birmano per la Pace Aung Suu Kyi.
L'apice è stato Pride, quando Bono, lasciando
cantare il pubblico, ha detto che "io sogno, e non
sogno solo un sogno americano, ma un sogno europeo
asiatico e in questo momento soprattutto africano".
L'Africa, per cui gli U2 si sono profusi durante il
Live 8 e a cui hanno donato un milione di euro a
testa, è tornata anche durante Where the street
have no name, quando Bono ha fatto salire sul
palco un ragazzo con un cartellone che diceva 'Make
poverty history'.
Praticamente un comizio quello che ha preceduto la
romanticissima One: "Il compito di chi ci
governa è fare la storia perciò: signori Berlusconi,
Bush, Blair e Chirac vi chiediamo di renderci
orgogliosi. Questa è una generazione che può
cambiare il mondo se si lavora insieme". E sui
maxischermi, è apparso il numero cui mandare un sms
solidale per l'Africa. Con One si è
stemperata la commozione e si è passati alla parte
finale del concerto, riservata, come quella
iniziale, solo alla musica, soprattutto quella
dell'ultimo album, How to dismantle an atomic
bomb.
In mezzo c'è stato tempo anche per un'orchestra
italiana, quella del Teatro Cioccia di Novara, che
con i suoi archi ha accompagnato il nuovo brano
Original of the species. E com'era iniziato, il
concerto si è chiuso sulle note dell'inno Vertigo.
(20 luglio
2005)
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Ventisei
telecamere
allo stadio
di Milano: e
presto il
concerto
diventerà un
dvd
Emozione U2,
trema San
Siro
«Miss
Sarajevo»
per le
vittime di
Londra. E
Bono fa
Pavarotti
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MILANO—«Milano
sexy People»,
«Milano, la luna
è bellissima».
Bono alle 21.31.
U2 in piena
forma. Bono e
compagni avevano
promesso per
Milano un grande
show. E così è
stato. Per la
registrazione
del dvd nei
concerti di ieri
e di oggi a San
Siro (con l'uso
di ben 26
telecamere)
hanno aggiunto
metri di palco e
più luci. Per la
gioia degli
oltre
settantamila
fan.
Questo
arricchimento,
il rapporto
idilliaco con il
pubblico
italiano, la
volontà di dare
il meglio per la
registrazione,
hanno consentito
di assistere a
un concerto
assolutamente
grandioso.
Potenti, convincenti e trascinanti gli U2 hanno aperto con «Vertigo», che i fan della prima ora giudicano banale, commerciale, ma che in realtà ha una forte valenza ironica sulle mode correnti ed è in qualche modo il simbolo della versatilità di questa band. Che, fra l'altro, è riuscita con pochissimemodifiche ad adattare uno show pensato su un tema come la povertà in Africa al nuovo scenario creatosi con gli attentati di Londra. Lo hanno fatto inserendo la canzone «Miss Sarajevo », scritta da Bono per un Pavarotti Friends di tanti anni fa. La parte tenorile di Pavarotti, quella con i versi in italiano se l'è accollata, con gran bravura, Bono stesso. Fra i brani del passato che seguono «Vertigo » i più trascinanti sono stati indubbiamente «Elevation », «Beautiful day» e, col coro di tutto lo stadio, «I Still Haven't Found What I'm Looking For».
«City of Blinding Lights» segna una sorta di spartiacque fra la parte del concerto in ambientazione più naturale, con uso limitato di effetti speciali, ancora un po’ di luce solare, e la parte più spettacolare comprendente l'album più recente, gli hits del gruppo, ma anche l'anima politica del concerto, l'Africa Pride e il messaggio contro il terrorismo.
In realtà la sequenza che parte con «Miracle Drug» coniuga anche l'elemento umano. Poi «Sometimes you can make it on your own», «Love and peace or else», «Sunday Bloody Sunday ».
Si potrebbe affermare che da «Miss Sarajevo» in poi siamo di fronte a una sorta di musical formato stadio: «Pride - in the name of love», la dichiarazione dei diritti dell'uomo, «Where the streets have no name », «One» con Bono che invita a inviare un sms solidale per l'azzeramento del debito e che spesso incastona nella emozionante «One».
Messaggio, spettacolo, luci, fondali animati, megaschermi e movimento scenico e tutta la adamantina carriera degli U2 convergono in «Zoo Station», «The Fly», «With or without you»,e ancora in «Because of you», nell'acustica-mistica «Yahweh», in versione quasi biblica in contrasto con la più pagana «ri-Vertigo » su cui cala il sipario su un concerto simbolo delle contraddizioni e dello smarrimento del nostro tempo, schiacciato dai bisogni, ma bisognoso di ideali e utopie.
Chissà, forse gli U2 e Live 8 sono davvero il Sessantotto soft del nuovo millennio. Fra gli artisti italiani che hanno assistito ieri o assisteranno stasera allo show degli U2: Jovanotti, Le Vibrazioni, Zucchero, Eros Ramazzotti, Jad di Art.31, Gianluca Grignani, i Gemelli Diversi, Laura Pausini, Ligabue.
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