PRETI IMBAVAGLIATI
Sono Preti
nuovi, coraggiosi, anticonformisti, lavoratori concretamente
calati nelle problematiche sociali, degli emarginati e dei
giovani; riferimento per migliaia di giovani, acclamati in
eventi musicali e sociali di ampio richiamo...
Parlano in modo
semplice e durettoil linguaggio del Vangelo: amore e libertà
senza condizioni per ogni essere umano e rispetto incondizionato
della natura
I "nuovi
evangelizzatori" da qualche anno fanno troppa notizia, clamore,
e dai "vertici" del clero arrivano ammonimenti e sospensioni dal
servizio parrocchiale...
Alex Zanotelli
Come
missionario comboniano partì per il Sudan
meridionale, martoriato dalla guerra civile,
dove rimase otto anni. Fu allontanato dal
governo a causa della sua solidarietà con il
popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza
cristiana.
Il motivo
dell'avversità governativa e di una parte della
curia romana (ostilità quest'ultima che si farà
sentire anche in seguito) è stata la scelta,
sempre nel rispetto ed in accordo con i vescovi,
di officiare messe che attingevano agli usi e ai
costumi africani. Ciò creava fastidi ai
governanti sudanesi che vedevano una pericolosa
commistione fra religione "straniera" e riti
locali di un popolo osteggiato e a quanti a Roma
facevano fatica ad accettare il Concilio
Vaticano II
Nel 1987 - su richiesta di
esponenti politici e vaticani -
Alex Zanotelli lascia la
direzione di Nigrizia. Fu un
periodo di attacchi diretti alla
sua persona, con l'obiettivo di
estirpare, colpendo lui, un
movimento che stava nascendo.
Le
sue denunce avevano preso di
mira esponenti di primo piano
della classe politica di allora,
da Andreotti a Spadolini, da
Craxi a Piccoli. Denunce che, di
fatto, anticiparono la stagione
di Tangentopoli....
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Non autorizzati dalla Diocesi il "Pub Dal Don" e le
partecipazioni in radio e tv di don Marino Ruggero
www.gazzettino.it
Mercoledì, 10 Maggio 2006
Facendo seguito
alla pubblicazione di alcuni articoli apparsi sulla stampa
locale, in merito alla prossima inaugurazione di un pub,
chiamato "Pub Dal Don", l'Ufficio stampa della Diocesi di
Padova, su incarico dell'Ordinario diocesano, chiarisce quanto
segue.
"Allo stato attuale l'incarico di don Marino Ruggero come
collaboratore di don Attilio Mazzola, vicario episcopale per la
Pastorale cittadina, è stato concordato con l'interessato, con
finalità e limiti ben precisi, che escludono qualsiasi
iniziativa pastorale autonoma e indipendente. Si chiarisce che
don Marino non è responsabile della pastorale giovanile.
A tal proposito si precisa che il "Pub Dal Don" è
un'iniziativa di don Marino e di quanti si associano a lui, e
non è stata autorizzata alcuna attività pastorale o
specificatamente sacerdotale al suo interno. Pertanto ogni
responsabilità concernente tale iniziativa risulta di esclusiva
pertinenza dello stesso don Marino Ruggero in quanto privato
cittadino.
La partecipazione, da parte di don Marino, a trasmissioni
radiofoniche e televisive su emittenti locali e nazionali è
finora avvenuta senza informare i superiori e senza il dovuto
permesso previsto dalla disciplina ecclesiastica.
Infine il Vescovo, mons. Antonio Mattiazzo, facendosi
interprete dell'intera comunità cristiana e del presbiterio,
esprime la sua personale sofferenza nel constatare che i vari
tentativi di dialogo, finora messi in atto, non hanno portato il
sacerdote Marino Ruggero ad assumere atteggiamenti di
disponibilità verso quanto i superiori richiedevano".
Estratto dal sito
www.centrostudisalute.org.
Dal Corriere del Veneto luglio 2005 a firma
Francesca Visentin
“Ipnosi, spritz e messe
show. Quei sacerdoti "star" in missione per la diocesi.
Riempiono le chiese ma i loro metodi non piacciono a tutti. La
Curia: c'è anche chi non è adatto a gestire una parrocchia".
Padova - Catechizzava con la musica: messe come
show, chitarra al collo, ritmi rock alternati a Bach, sermoni
sferzanti, centinaia di persone da tutt'Italia e oltre, tanto
che nella parrocchia di San Lazzaro a Padova hanno dovuto
installare gli altoparlanti esterni, la chiesa straripava. Don
Paolo Spoladore, classe 1960, parroco e cantautore (tre cd al
suo attivo con la casa discografica Usiogope di Dolo), adesso
avrà un nuovo « ruolo ». Revocato dalla Curia l'incarico di
parroco a San Lazzaro, dal 14 agosto
verrà
trasferito in un'altra chiesa, sempre nel padovano, più
spaziosa, dove dedicarsi a tempo pieno a messe-show e corsi di
comunicazione. Una punizione del vescovo di Padova Antonio
Mattiazzo verso i metodi innovativi del giovane sacerdote?
« No, niente del genere - spiega don Giovanni Brusegan, delegato
vescovile per l'ecumenismo - al contrario, la Curia sta
creativamente cercando nuovi ruoli per i preti moderni. Non
vanno lasciati soli, hanno doti particolari, da valorizzare.
Invece della gestione di una parrocchia, don Paolo potrà
dedicarsi a coltivare i doni che lo caratterizzano ».Tre
sacerdoti « particolari » a Padova diventati personaggi in pochi
mesi: don Marco Pozza che predica in chiesa con il sottofondo di
Vasco Rossi e Gianna Nannini e porta la parola del Vangelo, in
jeans e t-shirt, in piazza, tra i ragazzi all'ora dell'aperitivo
(per questo ribattezzato « don Spritz »), poi don Marino Ruggero
che vuole partecipare al reality « Grande Fratello » per
catechizzare in diretta tivù e ha già superato le prime
selezioni (soprannominato « Don Tivù »). Adesso don Paolo
Spoladore, carismatico arringatore di folle da una decina di
anni, prima nella parrocchia di Limena, poi in quella di Dolo
(Ve) e a San Lazzaro. Al talento per la musica, si è aggiunta
negli anni la passione per
la
comunicazione e l'ipnosi « applicata come tecnica di
rilassamento per mettersi in contatto con una più autentica
spiritualità ».
Metodi innovativi che portano centinaia di persone in
processione da don Paolo Spoladore (per adepti e ammiratori è
amichevolmente « Donpa »), tanti anche in cerca di guarigioni
miracolose. Il suo carisma è diventato mito, c'è la coda per
farsi « visitare » o anche solo per un colloquio che lenisca le
pene del corpo e dello spirito. Ma il prete diventato «
personaggio » non piace ai parrocchiani e alla gente del
quartiere San Lazzaro. Più di qualcuno ha alzato il telefono per
protestare con la Curia: troppo viavai di macchine a soffocare
la zona e
« foresti »
a distrarre il parroco dai doveri quotidiani.
Così la
Diocesi di Padova inaugura un nuovo corso.
« In questo momento di trasformazione dei modelli sociali anche
all'interno della Chiesa - spiega don Giovanni Brusegan - il
problema è riuscire a utilizzare al meglio personalità come
quella di don Spoladore, mediando tra la valorizzazione dei doni
personali
e il rispetto del ruolo del prete diocesano, che
deve restare espressione della Chiesa e del Vangelo.
L'esibizionismo non può prevalere sul messaggio di Dio ».
Conferma don Giancarlo Minozzi, responsabile della comunicazione
della Diocesi di Padova, riportando il pensiero del vescovo
Antonio Mattiazzo: « Don Spoladore avrà un nuovo ruolo che gli
consentirà di esprimersi al meglio,
senza
occuparsi della gestione di una parrocchia.
Potrà portare avanti il suo metodo di evangelizzazione.
Ci sono tanti parroci impegnati nel silenzio e nella dedizione
totale verso il prossimo, senza clamori né protagonismi, la
Chiesa deve pensare anche a loro, tutelare i lavoratori discreti
in modo che non vengano adombrati da chi è più protagonista.
E contemporaneamente consentire di esprimersi ai preti
innovativi ». Per fare convivere la tradizione e le personalità
emergenti (che nel caso di don Marco Pozza e don Paolo Spoladore
riempiono le chiese di folle da concerto), il vescovo di Padova
Antonio Mattiazzo sta ripensando la geografia della Diocesi di
Padova. « Queste personalità vanno utilizzate all'interno della
Chiesa senza creare fratture e contrasti con l'identità del
prete diocesano - ribadisce il delegato vescovile per
l'ecumenismo -
La Curia troverà un ruolo adatto a questi
sacerdoti, ma senza alimentare i protagonismi
».
« E' importante riempire le chiese di fedeli -
precisa don Giancarlo Minozzi - ma
se ci sono
anziani parrocchiani perplessi su metodi evangelici a cui non
sono abituati, dobbiamo tenerne conto.
Sono 450 le parrocchie della Diocesi di Padova e
800 i sacerdoti, il vescovo deve valorizzarli tutti ».
Don Cesare Contarini, direttore del settimanale
diocesano « La Difesa del Popolo », fa notare:
«Il
vescovo Mattiazzo lascia lavorare chi ha la testa sulle spalle e
rispetta le peculiarità ».
Per don Paolo Spoladore è già pronta una chiesa spaziosa,
con un
parroco titolare a occuparsi della pastorale e dei parrocchiani.
Per « Donpa » la possibilità di continuare le messe- spettacolo
e i corsi di comunicazione.
Freddezza dalla Curia sulle « guarigioni » di cui si narra sia
diventato protagonista Don Paolo.
«
Un prete non può essere un guru »,
avverte monsignor Brusegan.
Don
Spoladore dal sito « www. informusic. it » fa sapere:
«
La gente deve smettere di avere paura. Il messaggio del Vangelo
che mi ha sedotto: chi ama non teme ».
Commento
dell'articolo.
Molti ci chiedono di condividere il loro senso di
incredulità e sorpresa, per come si possa così "candidamente"
stravolgere fatti importanti per la nostra comunità, insinuando
l'impressione , che tutto sia banalità. Questo articolo non ci
stupisce e risente della malattia endemica, di cui soffrono
ormai tutti i mass media. Chi gestisce il sistema dei mass media
deve seguire degli imperativi categorici al servizio delle
utilità della globalizzazione.
I vari metodi sono collaudati: si frammentano le
notizie, si mescolano i frammenti allontanandoli tra di loro, si
inseriscono in mezzo frammenti di altre notizie vere , ma
tendenziose di diverso significato. Queste vengono inserite ad
hoc, per condurre volutamente i lettori a delle conclusioni
logiche basate su fatti si simili, ma diversi, comunque lontani
dal senso del fatto realmente accaduto. In questo modo i fatti
vengono stravolti, quasi senza possibilità di contestazione, in
quanto si perde volutamente il senso logico del discorso, non
riuscendo più a cogliere un nesso di casualità profondo. Così si
distoglie la gente dalla verità e per mezzo della modalità con
cui si somministrano le notizie, si ottiene alla fine il
disinteresse generale sulla questione. Il tutto questo passando
le solite strade trite e ritrite: sensazione di incapacità nel
poter modificare gli eventi, di impossibilità di coglierli,
precederli o comprenderli. Il risultato finale sarà sconforto,
demoralizzazione, piccoli egoismi, divisioni. Negli ultimi
decenni partendo dalle famiglie e dalla scuola si è promosso un
processo fautore di omologazione sulla superficialità, sulla
banalità, sul qualunquismo, sulla pigrizia. Questi processi
portano automaticamente a risultati come questo. Una volta pochi
giornalisti di punta molto preparati, ingaggiati ai livelli più
alti degli organigrammi, che controllano la comunicazione di
massa modificavano ad arte i testi e facevano scuola. Oggi
queste costruzioni sono diventate sistematiche: sono tecniche di
comunicazione subliminalmente ormai acquisite automaticamente,
che certi giornalisti nemmeno si avvedono più di compiere. Il
testo è farcito di errori e ripetizioni, ognuna con variazioni
sul tema, alcuni errori sembrano banali tipo il numero dei cd
pubblicati dall'USIOGOPE. Notizie acquisite di seconda mano, o
ritrovate sul web senza approfondimento, senza coinvolgimento
diretto nell'azione, senza controllo delle fonti...dove sono
finiti i vecchi reporters di un tempo?
Commento
di un frequentatore
"Chi frequenta le Eucarestie di San Lazzaro trova un ambiente
ideale per ricaricare il proprio spirito e di conseguenza la
propria psiche ed il proprio corpo, visto che queste tre entità
sono inseparabili. Qui tutti cantano e danno lode al Signore. In
fondo Dio ha creato la musica ed il canto proprio per questo.
Qui si assiste ad una Eucarestia, dove ogni parola pronunciata è
sentita, sia da chi la pronuncia, sia da chi l'ascolta. In fondo
Dio ci ha dato l'Eucarestia, che vuol dire "rendere grazie" e
che si celebra in comunione, proprio per questo . Ma quel che è
fondamentale è che in questa Eucarestia si spiega il Vangelo
parola per parola. E si sa che il Vangelo è un libro "magico",
magico nel senso, che ti apre ad universi nuovi ed
entusiasmanti, molto più vasti di quelli, conosciuti prima. Ti
dà la conoscenza. Ti viene voglia di essere un Cristiano
fervente e di mettere in pratica urgentemente la parola di Gesù.
Qui si prega e ti viene voglia di pregare tanto, ancora di più e
di amare Gesù sempre di più. Così un po' alla volta impari a
perdonare e a dare: questo è l'amore ed è la fede."
di Trinity Neo -18 settembre 2005
Terremoto a
Padova Est
C'è chi evoca grandi cataclismi a Padova Est , dove tutto sarà
scosso fin dalle radici .
Questo modo di pensare distoglie dal vero terremoto, quello che
sta avvenendo in queste 2 domeniche del 18 e 25 settembre 2005.
I terremoti, che avvengono nel mondo fisico, sono sempre in coda
ad eventi, già accaduti sugli altri piani della nostra breve
esistenza terrena: quello psichico e quello spirituale. Questo
vale per il singolo e ugualmente per le comunità.
Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è simbolo di due
mondi giunti inesorabilmente a confronto.
Se ne va
Donpa
(don Paolo Spoladore),
arriva l'Ikea: prima rivoluzione del terzo millennio in questo
pezzo di terra del nord est.
San Lazzaro da secoli terra di confine e di movimento, è
arrivato il momento della paralisi ?
Nella ex-terra di periferia e dei poveri, del Lazzareto, arriva
la Net ( North East Tower ), con le sue lussuose suites da
ventunesimo piano !
Sagra della pappardella, fai posto a vodka e aringhe!
Domenica scorsa se n'è andata la musica del cuore, questa
domenica arrivano i rombi dei motori ( fermi in coda ).
Restano vuote le precarie aree di "parcheggio fai-da te", che
fino a domenica scorsa accoglievano le migliaia della ecaurestia
di San Lazzaro dal volto sorridente e si riempiono i grandi e
ordinati parcheggi dell'Ikea, che accolgono le migliaia di
compratori della domenica dal volto un po' triste.
Gli amanti della lode a Dio, fanno posto agli altri fratelli,
amanti dei centri commerciali.
Prima migliaia di borse distribuite gratis ai poveri di San
Lazzaro, ora migliaia di chili di cibo buttato via all'Ikea,
nonostante dalle 16.00 in poi all' Ikea si mangi con lo sconto
del 50%. Forse così non funziona. E' arrivato il giorno in cui
il potere verrà reso muto dalla visione della propria stupidità
?
I vigili solerti, che multavano i divieti di sosta della folla
di San Lazzaro, questa domenica aiutano gentilmente, chiudendo
tutti e due gli occhi sulle centinaia di auto in sosta lungo la
statale e gli svincoli. Ieri, durante le domeniche ecologiche , i vigili solerti,
bloccavano il traffico e solo a fatica si riusciva a passare ed
evitare gli ultimi 500 metri a piedi sotto la pioggia con i
bambini.
Oggi, durante le domeniche dell'Ikea, lì in bella mostra ( ma
con la mascherina sulla faccia), a lato del lungo serpentone
roboante e mostruoso, in cui è piombata questa terra di confine,
sotto attacco dal potere.
Dio ha creato i prati verdi, l'uomo ha costruito l'Ikea, ma ha
costruito sulla roccia ?
Possibile che solo pochi vedano, che dietro l'immagine mitica
dei paesi nordici ikreani, ti portano in realtà, i solitio
grovigli del business, che dopo le varie tringolazioni, oggi di
moda, finisce in Cina, dove si sfrutta in modo disumano un
numero enorme di nostri fratelli ? Non sono bastati ai Padovani
gli esempi della padovane acqua Vera ( Nestlè ) e Peroni (
Nestlè ), la prima leader in Italia nella vendita dell'acqua, la
seconda maggiore consumatore di acqua in Padova ? Dove sono
finite tutte le risorse "di acqua"( migliaia di miliardi )
prelevate "legalmente" da questo territorio ? Quanto è ritornato
a questa comunità? Quanto invece è finito nei circuiti
finanziari internazionali o nei forzieri svizzeri, dove
risiedono per esempio alcune tra le principali holdings dei
produttori di armi ? Che cosa rimarrà un giorno, quando una
volta esaurita tutta l'acqua padovana, la Nestlè deciderà di
sparire all'improvviso per sempre ? Quanti miliardi resteranno a
Padova di tutto il reddito speso dai padovani all'Ikea ? Il
reddito dei 400 padovani, che lavorano all'Ikea basterà a
compensare tutto il minor denaro, che non circolerà più a
Padova, di tutti quei laboratori artigiani e negozi e
piccole/medie industrie , che presto dovranno chiudere, con
tutti i loro quadri e consulenti e fornitori e tutto il loro
indotto?
Per fortuna, che a Padova est, ancora oggi svetta dall'alto la
madonnina di San Lazzaro.
E' Lei che ci protegge, che prega per noi peccatori, l'umile
ragazza, che ogni mese ringrazia da Medjugorje , chi risponde
alla Sua chiamata.
Ci ricorda che Gesù è sempre in mezzo a noi e che sarà con noi
tutti i giorni della nostra vita.
I frutti li vedremo presto !
www.centrostudisalute.org
Don Marino Ruggero
Trasferito a Padova tra i
giovani
IL MATTINO DI PADOVA 20
NOVEMBRE 2004
di GIANNI
BIASETTO
TEOLO. Don Marino Ruggero lascerà la canonica di Villa di Teolo per
intraprendere, nei primi giorni della prossima settimana, la sua
nuova missione di «collaboratore del vicario episcopale per la
pastorale giovanile della città di Padova».
L’ex parroco che con la sua pastorale innovativa è stato capace di
catturare l’interesse dei giovani, ma anche di tirarsi addosso
qualche critica da parte dei superiori e dei colleghi, soprattutto
quando nella primavera scorsa ha deciso di sostenere a Milano il
provino per partecipare al «Grande Fratello», alloggerà in un
appartamento della Curia in pieno centro di Padova, in via Santa
Lucia 42. Oltre a collaborare con il vicario episcopale don Attilio
Mazzola nel trasmettere il messaggio cristiano ai giovani delle
associazioni e dei movimenti, anche quelli di strada che gravitano
nelle piazze, l’ex parroco di Villa eserciterà il suo ministero di
prete nei giorni feriali nella chiesa di Santa Lucia e la domenica
nella chiesa di San Paolo, dove celebrerà la messa delle 11.45.
«Ringrazio il vescovo e i suoi collaboratori per la fiducia che mi
hanno dimostrato con questa importante nomina - attacca il coriaceo
prete - La prova più immediata che non tradirò questa fiducia sarà
la celebrazione in piazza dei Signori, se avrò l’autorizzazione dal
sindaco Zanonato, della messa di mezzanotte di Natale. Che dire dei
miei 5 anni di parroco a Villa? Ritengo sia stato un periodo intenso
sotto tutti i punti di vista, conclusosi con un assurdo tiro alla
fune che non ha visto né vincitori né vinti ma che lascerà comunque
un segno indelebile nella storia della parrocchia e nella vita di
tante persone che, volutamente o no, si sono rese protagoniste nel
bene e nel male, nell’amore e nell’odio». Nella piccola comunità sui
Colli, intanto, i giovani stanno andando avanti sulla strada
tracciata dal quarantenne sacerdote. «Dopo lo smarrimento iniziale
per il trasferimento di don Marino i vari gruppi hanno ripreso a
lavorare più motivati di prima - afferma l’economo del patronato,
Fulvio Zavattiero - Siamo cresciuti di numero, le attività vanno
vanti spedite tant’è che stiamo già lavorando all’allestimento del
torneo di calcio «Villàs Cup» dell’estate prossima e
all’organizzazione di un mini torneo a 3 riservato ai ragazzini.
Sono in cantiere gite sulla neve e incontri sulla conoscenza del
codice della strada, sull’orienteering e sulla rilegatura del libro.
Iniziative sulla falsariga di quelle ideate da don Marino per
avvicinare i giovani al patronato. La decisione della Diocesi di
toglierci il parroco ha inferto in noi giovani un forte impulso a
restare uniti».
@Abano.tv -
www.abano.tv
Don Albino Bizzotto - I due fronti dei cattolici: «Avanti così».
«No, sbagliato fermare quei treni»
ROMA - Don
Albino Bizzotto ha lasciato ormai il binario di Monselice, su cui si
era seduto venerdì notte assieme ai Disobbedienti di Luca Casarini
per fermare i «treni della morte» diretti a Camp Darby.
Ieri,rientrato a Padova per servire messa nelle due chiese della
Madonna Pellegrina e della Madonna Incoronata, dice di essere stato
accolto bene dai fedeli. «Mi hanno incoraggiato - racconta il
fondatore dell' associazione «Beati i costruttori di pace» -
qualcuno mi ha lasciato
addirittura il suo nome, perché vorrebbe partecipare alle prossime
azioni. Ben 26 convogli, infatti, devono ancora partire da Vicenza.
Li aspetteremo». Azioni non violente, azioni di disobbedienza, così
le chiamano i no global . Eppure l'ultima mossa non sembra aver
convinto tutti. Il 15 febbraio a Roma tre milioni di persone e una
galassia di sigle avevano sfilato unite sotto la bandiera
dell'arcobaleno, per dire no alla guerra in Iraq. Ma ora specie il
mondo cattolico mostra di nutrire qualche perplessità. «Attenzione a
seguire questa strada - avverte Luigi Bobba , presidente delle Acli
-. Chi opera per la pacedeve tenersi lontano da azioni di carattere
illegale. Intorno al movimento per la pace del 15 febbraio si è
creato un grande sentimento positivo: anche chi non era a Roma quel
giorno ora guarda con favore al nostro impegno. Attenti, perciò, a
non disperdere questo enormep atrimonio di consenso, offrendo
immagini di guerriglia urbana e scontri con la polizia. Anche a
Genova durante il G8 l'assalto alla zona rossa doveva essere
un'azione simbolica, poi abbiamo visto cos'è successo».
«La pace va chiesta, va pretesa ed è importante che ognuno dia la
propria testimonianza - commenta Grazia Bellini , alla presidenza
dei circa 180 mila scout Agesci -. Noi però ci rifacciamo al
messaggio del Papa. Quattro, sono le vie della pace: la verità, la
giustizia, la libertà e l'amore. Ognuno le segua come può, come sa.
Pregando, digiunando, mettendo uno straccio bianco alla finestra,
sventolando una bandiera».
«Voi dite: Casarini blocca i treni e gli altri pacifisti stanno a
guardare? - si stupisce Giampiero Rasimelli , portavoce del Forum
del Terzo Settore , associazioni no-profit tra cui Acli, Focsiv e
Compagnia delle Opere -. Il Forum non ha partecipato, è vero, ognuno
ha le proprie idee, ma farà altre cose, la mobilitazione di massa
non si ferma».
Flavio Lotti , coordinatore della Marcia per la pace di Assisi ,
ieri stava stendendo allo stadio Curi, aiutato da un gruppo di
tifosi perugini, gli «Ingrifati», il megastriscione con la scritta
«Pace» già esibito a Roma il 15 febbraio: «Io approvo la scelta di
fermare i treni della guerra - dice -. Sono azioni dimostrative, non
violente,che hanno fatto scoprire agli italiani un fatto certo:
mezzi militari e bombe vengono stoccati nel nostro Paese».
«L'importante è non reagire quando un poliziotto viene a tirarti via
dal binario - aggiunge Riccardo Troisi , della Rete Lilliput -.
Occorre autocontrollo».
«A chi poi dice che il blocco dei treni ha un costo sociale -
obietta indignato don Luigi Ciotti , direttore della Rete Libera -
io
rispondo: vogliamo forse mettere a confronto i disagi dei passeggeri
dei treni con i disagi ben più tremendi delle popolazioni colpite
dalla guerra?».
Addirittura, don Carmine Curci , direttore di «Nigrizia» , il
periodico dei missionari comboniani, annuncia che il suo giornale
appoggerà la campagna di boicottaggio in Italia della Esso: «Perché
la compagnia petrolifera - spiega - rifornirà di benzina l'esercito
americano». Don Antonio Dell'Olio , coordinatore di Pax Christi ,
non crede invece a una divisione all'interno del movimento: «Vedo
anzi una grande sintonia contro la guerra: le parrocchie mobilitate,
la diplomazia vaticana che sta facendo un grosso sforzo. Il Papa
stesso ha indetto per il 5 marzo una grande giornata di preghiera e
digiuno. Segnali forti».
Ma il viaggio tra le tante voci del mondo cattolico non poteva non
finire al Sermig , il Servizio Missionario Giovani, fondato da
Ernesto Olivero . Il Sermig ha sede a Torino, all'interno del
vecchio Arsenale, dove un tempo si fabbricavano armi. «Treni
bloccati? Lavorare per la pace è una cosa molto seria - sospira
Olivero -. Noi lo facciamo da 40 anni. Da 40 anni vestiamo gli
ignudi, diamo da mangiare agli affamati, accogliamo come fratelli
gli stranieri. Io ora penso a Francesco d'Assisi, a Gandhi, a
Giorgio La Pira. Nei prossimi giorni partirò per l'Iraq, vedrò
Saddam Hussein. Lui come ogni altro uomo dovrà capire che le armi
non sono utili, che un mondo migliore è ancora possibile».
Approvo la scelta di bloccare i convogli: sono azioni non violente
che fanno scoprire realtà nascoste Chi opera per la pace deve
tenersi lontano da azioni illegali o che evochino azioni non
pacifiche Il blocco dei treni ha un costo sociale? Nessun paragone
con i disagi tremendi di chi è colpito dalla guerra Io penso a San
Francesco, a Gandhi, a Giorgio La Pira: nei prossimi giorni partirò
per Bagdad
Fabrizio Caccia - Il Corriere della Sera 25/02/03
DON ALBINO BIZZOTTO
Impegnato
in molte iniziative di pace e di solidarietà (Action for Peace,
Anch'io a Kisangani...) è promotore del movimento "Beati i
Costruttori di Pace" e attualmente presidente della
medesima Associazione (visita
il sito) e in questa
veste promotore di numerose azioni di diplomazia popolare nei
Balcani, nella Regione dei Grandi Laghi, in Israele e Palestina.
L'Associazione nasce nell'autunno del 1985, vent'anni dopo il
Concilio Vaticano II, da un appello che esprime la convinzione che
la pace è un obiettivo di fondamentale importanza e va perseguita da
ciascuno nella vita di tutti i giorni, con un costante impegno in
favore della giustizia, del disarmo e della salvaguardia del creato.
L'associazione ha realizzato attività di interposizione
nonviolenta dentro ai conflitti, attività di animazione per i
bambini in Bosnia e Kosovo, monitoraggio sui diritti umani, anche in
collaborazione di organizzazioni internazionali.
È inoltre impegnata, in Italia, in campagne sul disarmo e la
riconversione dell'industria bellica e operazioni per cambiare lo
stile di vita delle persone e delle famiglie e per ridurre i consumi
Da «Il Manifesto» del
31 dicembre 2000
Il presepe secondo don
Vitaliano
Una vetrina
McDonald's infranta al posto della capanna nella chiesa del prete
censurato dalla curia
RAFFAELE PALUMBO
- SANT'ANGELO A SCALA (Avellino)
C'è chi lo
definirà provocatorio, chi spenderà la carta del sacrilego, o chi
ancora potrà spingersi a parlare di profanazione. Al contrario per
don Vitaliano della Sala - lo chiamano il prete del popolo di
Seattle - fare il presepe con una vetrina infranta di McDonald's
al posto della tradizionale capanna, è un modo indispensabile per
rendere vivo e attuale il messaggio della natività. L'alternativa è
la tradizione fine a se stessa o il natale globale, quello fatto di
luci e regali, regali e consumo, rimozione e belle vetrine.
Già, le vetrine. L'ingresso nella parrocchia di Sant'Angelo a Scala,
un paesino di 500 anime della provincia di Avellino, è davvero di
grande impatto. Campeggia, accanto all'altare, una vetrina di 2
metri per 180. In alto l'inconfondibile logo della McDonald's,
con sullo sfondo i marchi delle altre multinazionali della
globalizzazione: Monsanto, ChiccoArtsana, Nike, Nestlè e altre. La
vetrina è spaccata in mille pezzi, ma resta in piedi, intera perché
tenuta insieme dal cellophane. Al centro della vetrina un mattone,
lo stesso che manca dalla culla del bambino Gesù. E poi una grande
scritta: "rompiamo le vetrine del nostro egoismo".
Il presepe di don Vitaliano ha ottenuto un grande successo tra i
parrocchiani che hanno deciso di raccontare loro stessi al resto
della comunità, il senso dell'iniziativa. Don Vitaliano non può
farlo di persona. La Curia gli ha imposto il silenzio assoluto:
basta interviste, trasmissioni, articoli, interventi a convegni e
manifestazioni. Al parroco è proibito parlare se non dall'altare e
di questioni strettamente religiose.
"La globalizzazione è il tema del nostro presepe - spiegano in
parrocchia - spesso la globalizzazione camuffa da vetrine muri
invisibili. Pensiamo di avere il dovere di infrangere queste
vetrine, di abbattere i muri invisibili che discriminano gli esseri
umani, i figli tutti uguali di dio. Per questa ragione, abbiamo
scelto di rappresentare accanto al Bambino Gesù confinato in uno
spicchio di muro, la vetrina infranta del McDonald's, che è
solo una fra le tante multinazionali che, pur di realizzare il
massimo profitto, ammazzano, inquinano l'ambiente, riducono i minori
in schiavitù, sfruttano i dipendenti, creano la mucca pazza e ce la
danno in pasto".
La parrocchia di don Vitaliano sta aggrappata a una montagna ripida
e in questo periodo aspetta la neve. Dentro, la cosa che colpisce di
più è il modo in cui il parroco ha addobbato la chiesa, dove insieme
ai simboli della religione cattolica, convivono i manifesti per i
diritti umani.
Il presepe è stato visitato anche dai carabinieri, che hanno
scattato delle foto alla vetrina infranta. Non perché affascinati
dal messaggio del prete; al contrario hanno fatto riferimento al
reato di istigazione a delinquere, sbagliando l'imputazione,
riferibile in questo caso all'apologia di reato. I ragazzi della
parrocchia sorridono, come sorride don Vitaliano, senza una punta di
rassegnazione. Viene in mente la caparbietà con cui lavorano ormai
da tanti anni e con cui decidono di concludere il loro messaggio di
natale: "Noi professiamo una solidarietà che non si arrende".
PADOVA. DON MARCO, DA CALCIATORE A CAPPELLANO DEL CARCERE
[Il Gazzettino 02.08.04] Da
promettente centrocampista del Padova e del Vicenza a prete,
fondatore di due comunità per "l’accompagnamento dei giovani" e ora
anche cappellano della Casa circondariale di Padova. L’ultimo
incarico gli è giunto dal vescovo Mattiazzo in questi giorni e lui,
don Marco Girardi, quarantunenne sacerdote, ci si è trovato a suo
agio...
Da promettente centrocampista del
Padova e del Vicenza a prete, fondatore di due comunità per
"l’accompagnamento dei giovani" e ora anche cappellano della Casa
circondariale di Padova. L’ultimo incarico gli è giunto dal vescovo
Mattiazzo in questi giorni e lui, don Marco Girardi, quarantunenne
sacerdote, ci si è trovato a suo agio.
"Un segno della Provvidenza per me - dice - visto che da anni ero
impegnato a favore delle persone che per il mondo non contano".
Marco Girardi nel 1980, sotto la guida di Vittorio Scantamburlo, il
talent scout di Alex Del Piero, ha vinto con gli allievi il titolo
nazionale di categoria. Poi è andato al Vicenza e di sicuro avrebbe
trovato una sua collocazione nel mondo del pallone se, a vent’anni,
non fosse entrato in seminario. Diciottenne aveva avvertito
l’urgenza di fare qualcosa per gli altri, impegnandosi coi volontari
del "Gruppo Stazione" di Padova.
Divenuto sacerdote e cappellano nella parrocchia della Trinità, ha
subito seguito ciò che il cuore gli dettava, vivendo sulla strada e
aiutando i giovani d’ambo i sessi che della strada hanno fatto la
loro casa, a ritrovare fiducia in sé, realizzandosi nella vita.
Nel 2001, a Vo’ Vecchio, utilizzando un vecchia canonica in disuso,
ha dato vita alla "Fraternità di Betlemme", che ha visto passare una
quarantina di giovani, da lui chiamati "non garantiti", cioè non
coperti dal circuito assistenzialistico degli Enti.
"Nella casa di Vo’ - dice - gestita dagli stessi ragazzi, chi entra
rimane quanto desidera, quasi come in un rifugio di montagna, nel
quale eliminare la stanchezza, la mancanza di voglia di vivere.
Viviamo solo di Provvidenza, anche se siamo iscritti all’Albo
regionale delle associazioni. La diocesi ci ha offerto la
disponibilità dell’alloggio, il resto lo facciamo noi, mediante il
lavoro e il Signore. Offriamo anche ospitalità a gruppi di scout, a
famiglie, a ragazzi e i "non garantiti" offrono loro la
testimonianza. Io faccio presenza".
Don Marco ha fondato un’altra comunità in un paese della provincia
di Pesaro e ora dovrà dividersi con gli ospiti della Casa
circondariale, dove un sacerdote diocesano non entrava da quarant’anni.
"Ho già avviato i primi contatti con i detenuti, ascoltando le loro
esigenze. Col sindaco Zanonato abbiamo deciso di dar vita ad una
struttura di appoggio per coloro che scontata la pena, devono
inserirsi nella società. E’ drammatico per chi ha risolto il suo
debito con la giustizia, trovare poche persone disposte ad offrigli
subito una mano. E così molti di costoro che alla mattina escono,
alla sera fanno ritorno in carcere. Don Sergio Zorzi, il parroco di
San Benedetto, mi ha offerto alcuni locali del ristrutturato
patronato, che fa allo scopo. Mi trasferirò lì, dividendomi tra la
"Fraternità di Betlemme" e la Casa circondariale. E’ questa una
modalità di vivere il sacerdozio che molti miei confratelli
condividono pienamente. M’ha fatto piacere che uno di loro, venuto a
trovarmi, abbia esclamato: "Così valorizzi veramente i doni che Dio
ti ha dato".
Il Mattino di Padova GIOVEDÌ, 08
DICEMBRE 2005
Continua la protesta contro il
sovraffollamento al Circondariale del Due Palazzi
Chiesta un’ispezione sanitaria urgente
al ministro Castelli
DON MARCO GIRARDI, CAPPELLANO
PENITENZIARIO
«Una situazione spaventosa»
«Di questo passo accadrà il peggio»,
dice il sacerdote
Don Marco Girardi è il
cappellano del carcere di Padova. A lui, che frequenta
quotidianamente l’ambiente dei reclusi e degli agenti di custodia
del Due Palazzi, chiediamo le ragioni profonde del disagio sfociato
nella protesta.
«La situazione attuale è spaventosa. Non
uso espressioni esagerate, è semplicemente la realtà. Siamo arrivati
quasi al triplo delle presenze rispetto a quelle compatibili con le
strutture penitenziarie, con tutto il disagio che ci si può
immaginare. Non solo per i detenuti ma anche per gli stessi agenti
di custodia che non sono più motivati e, fondamentalmente, non
riescono nemmeno lavorare. C’è una grande tensione non solo a
livello di persone accolte, ma di tutto l’ambiente. Il problema è
che dentro un carcere nemmeno un direttore, da quello che ho inteso,
può impedire nuovi afflussi di detenuti. Quindi c’è la possibilità
di arrivare a quadruplicare le presenze se non ci si ferma un attimo
a riflettere su quello che sta succedendo».
Com’è la vita quotidiana dei detenuti?
«E’ terribile, ci sono celle di due metri per quattro con tre
persone su un letto a castello a tre piani, celle da quattro persone
sono arrivate a contenerne undici o dodici... Non è più possibile
andare avanti così, siamo in una situazione da Terzo mondo».
Si parla di una divisione del carcere secondo i gruppi etnici
d’appartenenza.
«Sì. Al primo piano c’è tutto il mondo arabo, al secondo gli
altri. Attualmente anche al primo piano cominciano ad essere
presenti moldavi, rumeni e qualche italiano, per problemi di spazio.
L’idea non è razzista ma tende a consentire un minimo convivenza. Le
difficoltà sono immense. Pensate: in un luogo così ristretto far
convergere tutta questa umanità, diverse fedi, diverse credenze,
diverse realtà, non è facile per niente. Poi devo dire che queste
persone sono lasciate a se stesse. Al di là della presenza delle
guardie e di un controllo minimo si devono gestire loro la
convivenza».
Qual è, in generale, l’atteggiamento dei reclusi?
«A detta degli agenti i detenuti sono molto bravi a sopportare
una situazione di disagio così pesante evitando di far degenerare
una situazione che è già molto, molto precaria».
Molti detenuti stranieri non conoscano granché l’italiano. La
comunicazione è un problema?
«Certo, è un ostacolo gravissimo. Molte persone non riescono
nemmeno a difendersi perché non conoscendo la lingua si trovano a
dire “sì” ad una domanda a cui magari dovevano dire “no”. L’altro
grosso problema poi è che in carcere finisce soprattutto chi non ha
denaro, gli emarginati. Questi detenuti non sono in grado di pagarsi
l’avvocato, quindi soffrono un doppio problema: oltre a quello della
lingua e quindi dell’incapacita nel difendersi, anche
l’impossibilità ad avere un’assistenza legale, sebbene la legge lo
garantisca. Di fatto l’avvocato d’ufficio se non lo paghi non fa
niente, quindi sulla carta c’è tutto, democratico e dignitoso, ma
nella realtà c’è la disperazione».
Vi sono casi di ingiustizia lampante?
«Non sono un giudice ma so di persone straniere finite in
carcere durante una retata perché dormivano in casa di uno che
spacciava; siccome non sanno e non possono difendersi si prendono 3
anni e 8 mesi come lo spacciatore. Ma oggi questo può succedere a
me, a te, a qualunque persona. E’ allarmante».
(Michele Marinel)