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PRETI IMBAVAGLIATI

Sono Preti nuovi, coraggiosi, anticonformisti, lavoratori concretamente calati nelle problematiche sociali, degli emarginati e dei giovani; riferimento per migliaia di giovani, acclamati in eventi musicali e sociali di ampio richiamo...

Parlano in modo semplice e durettoil linguaggio del Vangelo: amore e libertà senza condizioni per ogni essere umano e rispetto incondizionato della natura

I "nuovi evangelizzatori" da qualche anno fanno troppa notizia, clamore, e dai "vertici" del clero arrivano ammonimenti e sospensioni dal servizio parrocchiale...


Alex Zanotelli

Come missionario comboniano partì per il Sudan meridionale, martoriato dalla guerra civile, dove rimase otto anni. Fu allontanato dal governo a causa della sua solidarietà con il popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza cristiana.

Il motivo dell'avversità governativa e di una parte della curia romana (ostilità quest'ultima che si farà sentire anche in seguito) è stata la scelta, sempre nel rispetto ed in accordo con i vescovi, di officiare messe che attingevano agli usi e ai costumi africani. Ciò creava fastidi ai governanti sudanesi che vedevano una pericolosa commistione fra religione "straniera" e riti locali di un popolo osteggiato e a quanti a Roma facevano fatica ad accettare il Concilio Vaticano II

Nel 1987 - su richiesta di esponenti politici e vaticani - Alex Zanotelli lascia la direzione di Nigrizia. Fu un periodo di attacchi diretti alla sua persona, con l'obiettivo di estirpare, colpendo lui, un movimento che stava nascendo.

Le sue denunce avevano preso di mira esponenti di primo piano della classe politica di allora, da Andreotti a Spadolini, da Craxi a Piccoli. Denunce che, di fatto, anticiparono la stagione di Tangentopoli....

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Non autorizzati dalla Diocesi il "Pub Dal Don" e le partecipazioni in radio e tv di don Marino Ruggero

www.gazzettino.it Mercoledì, 10 Maggio 2006

Facendo seguito alla pubblicazione di alcuni articoli apparsi sulla stampa locale, in merito alla prossima inaugurazione di un pub, chiamato "Pub Dal Don", l'Ufficio stampa della Diocesi di Padova, su incarico dell'Ordinario diocesano, chiarisce quanto segue.

"Allo stato attuale l'incarico di don Marino Ruggero come collaboratore di don Attilio Mazzola, vicario episcopale per la Pastorale cittadina, è stato concordato con l'interessato, con finalità e limiti ben precisi, che escludono qualsiasi iniziativa pastorale autonoma e indipendente. Si chiarisce che don Marino non è responsabile della pastorale giovanile.

A tal proposito si precisa che il "Pub Dal Don" è un'iniziativa di don Marino e di quanti si associano a lui, e non è stata autorizzata alcuna attività pastorale o specificatamente sacerdotale al suo interno. Pertanto ogni responsabilità concernente tale iniziativa risulta di esclusiva pertinenza dello stesso don Marino Ruggero in quanto privato cittadino.

La partecipazione, da parte di don Marino, a trasmissioni radiofoniche e televisive su emittenti locali e nazionali è finora avvenuta senza informare i superiori e senza il dovuto permesso previsto dalla disciplina ecclesiastica.

Infine il Vescovo, mons. Antonio Mattiazzo, facendosi interprete dell'intera comunità cristiana e del presbiterio, esprime la sua personale sofferenza nel constatare che i vari tentativi di dialogo, finora messi in atto, non hanno portato il sacerdote Marino Ruggero ad assumere atteggiamenti di disponibilità verso quanto i superiori richiedevano".


Estratto dal sito www.centrostudisalute.org.

  Dal Corriere del Veneto luglio 2005 a firma Francesca Visentin

 “Ipnosi, spritz e messe show. Quei sacerdoti "star" in missione per la diocesi. Riempiono le chiese ma i loro metodi non piacciono a tutti. La Curia: c'è anche chi non è adatto a gestire una parrocchia". 

Padova - Catechizzava con la musica: messe come show, chitarra al collo, ritmi rock alternati a Bach, sermoni sferzanti, centinaia di persone da tutt'Italia e oltre, tanto che nella parrocchia di San Lazzaro a Padova hanno dovuto installare gli altoparlanti esterni, la chiesa straripava. Don Paolo Spoladore, classe 1960, parroco e cantautore (tre cd al suo attivo con la casa discografica Usiogope di Dolo), adesso avrà un nuovo « ruolo ». Revocato dalla Curia l'incarico di parroco a San Lazzaro, dal 14 agosto verrà trasferito in un'altra chiesa, sempre nel padovano, più spaziosa, dove dedicarsi a tempo pieno a messe-show e corsi di comunicazione. Una punizione del vescovo di Padova Antonio Mattiazzo verso i metodi innovativi del giovane sacerdote? « No, niente del genere - spiega don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l'ecumenismo - al contrario, la Curia sta creativamente cercando nuovi ruoli per i preti moderni. Non vanno lasciati soli, hanno doti particolari, da valorizzare. Invece della gestione di una parrocchia, don Paolo potrà dedicarsi a coltivare i doni che lo caratterizzano ».Tre sacerdoti « particolari » a Padova diventati personaggi in pochi mesi: don Marco Pozza che predica in chiesa con il sottofondo di Vasco Rossi e Gianna Nannini e porta la parola del Vangelo, in jeans e t-shirt, in piazza, tra i ragazzi all'ora dell'aperitivo (per questo ribattezzato « don Spritz »), poi don Marino Ruggero che vuole partecipare al reality « Grande Fratello » per catechizzare in diretta tivù e ha già superato le prime selezioni (soprannominato « Don Tivù »). Adesso don Paolo Spoladore, carismatico arringatore di folle da una decina di anni, prima nella parrocchia di Limena, poi in quella di Dolo (Ve) e a San Lazzaro. Al talento per la musica, si è aggiunta negli anni la passione per la comunicazione e l'ipnosi « applicata come tecnica di rilassamento per mettersi in contatto con una più autentica spiritualità ». Metodi innovativi che portano centinaia di persone in processione da don Paolo Spoladore (per adepti e ammiratori è amichevolmente « Donpa »), tanti anche in cerca di guarigioni miracolose. Il suo carisma è diventato mito, c'è la coda per farsi « visitare » o anche solo per un colloquio che lenisca le pene del corpo e dello spirito. Ma il prete diventato « personaggio » non piace ai parrocchiani e alla gente del quartiere San Lazzaro. Più di qualcuno ha alzato il telefono per protestare con la Curia: troppo viavai di macchine a soffocare la zona e « foresti » a distrarre il parroco dai doveri quotidiani. Così la Diocesi di Padova inaugura un nuovo corso. « In questo momento di trasformazione dei modelli sociali anche all'interno della Chiesa - spiega don Giovanni Brusegan - il problema è riuscire a utilizzare al meglio personalità come quella di don Spoladore, mediando tra la valorizzazione dei doni personali e il rispetto del ruolo del prete diocesano, che deve restare espressione della Chiesa e del Vangelo. L'esibizionismo non può prevalere sul messaggio di Dio ». Conferma don Giancarlo Minozzi, responsabile della comunicazione della Diocesi di Padova, riportando il pensiero del vescovo Antonio Mattiazzo: « Don Spoladore avrà un nuovo ruolo che gli consentirà di esprimersi al meglio, senza occuparsi della gestione di una parrocchia. Potrà portare avanti il suo metodo di evangelizzazione. Ci sono tanti parroci impegnati nel silenzio e nella dedizione totale verso il prossimo, senza clamori né protagonismi, la Chiesa deve pensare anche a loro, tutelare i lavoratori discreti in modo che non vengano adombrati da chi è più protagonista. E contemporaneamente consentire di esprimersi ai preti innovativi ». Per fare convivere la tradizione e le personalità emergenti (che nel caso di don Marco Pozza e don Paolo Spoladore riempiono le chiese di folle da concerto), il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo sta ripensando la geografia della Diocesi di Padova. « Queste personalità vanno utilizzate all'interno della Chiesa senza creare fratture e contrasti con l'identità del prete diocesano - ribadisce il delegato vescovile per l'ecumenismo - La Curia troverà un ruolo adatto a questi sacerdoti, ma senza alimentare i protagonismi ». « E' importante riempire le chiese di fedeli - precisa don Giancarlo Minozzi - ma se ci sono anziani parrocchiani perplessi su metodi evangelici a cui non sono abituati, dobbiamo tenerne conto. Sono 450 le parrocchie della Diocesi di Padova e 800 i sacerdoti, il vescovo deve valorizzarli tutti ».

Don Cesare Contarini, direttore del settimanale diocesano « La Difesa del Popolo », fa notare:  «Il vescovo Mattiazzo lascia lavorare chi ha la testa sulle spalle e rispetta le peculiarità ». Per don Paolo Spoladore è già pronta una chiesa spaziosa, con un parroco titolare a occuparsi della pastorale e dei parrocchiani. Per « Donpa » la possibilità di continuare le messe- spettacolo e i corsi di comunicazione. Freddezza dalla Curia sulle « guarigioni » di cui si narra sia diventato protagonista Don Paolo.  

 « Un prete non può essere un guru », avverte monsignor Brusegan.  Don Spoladore dal sito « www. informusic. it » fa sapere:  « La gente deve smettere di avere paura. Il messaggio del Vangelo che mi ha sedotto: chi ama non teme ».

 Commento dell'articolo.

Molti ci chiedono di condividere il loro senso di incredulità e sorpresa, per come si possa così "candidamente" stravolgere fatti importanti per la nostra comunità, insinuando l'impressione , che tutto sia banalità. Questo articolo non ci stupisce e risente della malattia endemica, di cui soffrono ormai tutti i mass media. Chi gestisce il sistema dei mass media deve seguire degli imperativi categorici al servizio delle utilità della globalizzazione. I vari metodi sono collaudati: si frammentano le notizie, si mescolano i frammenti allontanandoli tra di loro, si inseriscono in mezzo frammenti di altre notizie vere , ma tendenziose di diverso significato. Queste vengono inserite ad hoc, per condurre volutamente i lettori a delle conclusioni logiche basate su fatti si simili, ma diversi, comunque lontani dal senso del fatto realmente accaduto. In questo modo i fatti vengono stravolti, quasi senza possibilità di contestazione, in quanto si perde volutamente il senso logico del discorso, non riuscendo più a cogliere un nesso di casualità profondo. Così si distoglie la gente dalla verità e per mezzo della modalità con cui si somministrano le notizie, si ottiene alla fine il disinteresse generale sulla questione. Il tutto questo passando le solite strade trite e ritrite: sensazione di incapacità nel poter modificare gli eventi, di impossibilità di coglierli, precederli o comprenderli. Il risultato finale sarà sconforto, demoralizzazione, piccoli egoismi, divisioni. Negli ultimi decenni partendo dalle famiglie e dalla scuola si è promosso un processo fautore di omologazione sulla superficialità, sulla banalità, sul qualunquismo, sulla pigrizia. Questi processi portano automaticamente a risultati come questo. Una volta pochi giornalisti di punta molto preparati, ingaggiati ai livelli più alti degli organigrammi, che controllano la comunicazione di massa modificavano ad arte i testi e facevano scuola. Oggi queste costruzioni sono diventate sistematiche: sono tecniche di comunicazione subliminalmente ormai acquisite automaticamente, che certi giornalisti nemmeno si avvedono più di compiere. Il testo è farcito di errori e ripetizioni, ognuna con variazioni sul tema, alcuni errori sembrano banali tipo il numero dei cd pubblicati dall'USIOGOPE. Notizie acquisite di seconda mano, o ritrovate sul web senza approfondimento, senza coinvolgimento diretto nell'azione, senza controllo delle fonti...dove sono finiti i vecchi reporters di un tempo?

 Commento di un frequentatore

 "Chi frequenta le Eucarestie di San Lazzaro trova un ambiente ideale per ricaricare il proprio spirito e di conseguenza la propria psiche ed il proprio corpo, visto che queste tre entità sono inseparabili. Qui tutti cantano e danno lode al Signore. In fondo Dio ha creato la musica ed il canto proprio per questo. Qui si assiste ad una Eucarestia, dove ogni parola pronunciata è sentita, sia da chi la pronuncia, sia da chi l'ascolta. In fondo Dio ci ha dato l'Eucarestia, che vuol dire "rendere grazie" e che si celebra in comunione, proprio per questo . Ma quel che è fondamentale è che in questa Eucarestia si spiega il Vangelo parola per parola. E si sa che il Vangelo è un libro "magico", magico nel senso, che ti apre ad universi nuovi ed entusiasmanti, molto più vasti di quelli, conosciuti prima. Ti dà la conoscenza. Ti viene voglia di essere un Cristiano fervente e di mettere in pratica urgentemente la parola di Gesù. Qui si prega e ti viene voglia di pregare tanto, ancora di più e di amare Gesù sempre di più. Così un po' alla volta impari a perdonare e a dare: questo è l'amore ed è la fede."


di Trinity Neo -18 settembre 2005
Terremoto a Padova Est

C'è chi evoca grandi cataclismi a Padova Est , dove tutto sarà scosso fin dalle radici .
Questo modo di pensare distoglie dal vero terremoto, quello che sta avvenendo in queste 2 domeniche del 18 e 25 settembre 2005.
I terremoti, che avvengono nel mondo fisico, sono sempre in coda ad eventi, già accaduti sugli altri piani della nostra breve esistenza terrena: quello psichico e quello spirituale. Questo vale per il singolo e ugualmente per le comunità.
Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è simbolo di due mondi giunti inesorabilmente a confronto.
Se ne va Donpa (don Paolo Spoladore), arriva l'Ikea: prima rivoluzione del terzo millennio in questo pezzo di terra del nord est.
San Lazzaro da secoli terra di confine e di movimento, è arrivato il momento della paralisi ?
Nella ex-terra di periferia e dei poveri, del Lazzareto, arriva la Net ( North East Tower ), con le sue lussuose suites da ventunesimo piano !
Sagra della pappardella, fai posto a vodka e aringhe!
Domenica scorsa se n'è andata la musica del cuore, questa domenica arrivano i rombi dei motori ( fermi in coda ).
Restano vuote le precarie aree di "parcheggio fai-da te", che fino a domenica scorsa accoglievano le migliaia della ecaurestia di San Lazzaro dal volto sorridente e si riempiono i grandi e ordinati parcheggi dell'Ikea, che accolgono le migliaia di compratori della domenica dal volto un po' triste.
Gli amanti della lode a Dio, fanno posto agli altri fratelli, amanti dei centri commerciali.
Prima migliaia di borse distribuite gratis ai poveri di San Lazzaro, ora migliaia di chili di cibo buttato via all'Ikea, nonostante dalle 16.00 in poi all' Ikea si mangi con lo sconto del 50%. Forse così non funziona. E' arrivato il giorno in cui il potere verrà reso muto dalla visione della propria stupidità ?
I vigili solerti, che multavano i divieti di sosta della folla di San Lazzaro, questa domenica aiutano gentilmente, chiudendo tutti e due gli occhi sulle centinaia di auto in sosta lungo la statale e gli svincoli. Ieri, durante le domeniche ecologiche , i vigili solerti, bloccavano il traffico e solo a fatica si riusciva a passare ed evitare gli ultimi 500 metri a piedi sotto la pioggia con i bambini.
Oggi, durante le domeniche dell'Ikea, lì in bella mostra ( ma con la mascherina sulla faccia), a lato del lungo serpentone roboante e mostruoso, in cui è piombata questa terra di confine, sotto attacco dal potere.
Dio ha creato i prati verdi, l'uomo ha costruito l'Ikea, ma ha costruito sulla roccia ?
Possibile che solo pochi vedano, che dietro l'immagine mitica dei paesi nordici ikreani, ti portano in realtà, i solitio grovigli del business, che dopo le varie tringolazioni, oggi di moda, finisce in Cina, dove si sfrutta in modo disumano un numero enorme di nostri fratelli ? Non sono bastati ai Padovani gli esempi della padovane acqua Vera ( Nestlè ) e Peroni ( Nestlè ), la prima leader in Italia nella vendita dell'acqua, la seconda maggiore consumatore di acqua in Padova ? Dove sono finite tutte le risorse "di acqua"( migliaia di miliardi ) prelevate "legalmente" da questo territorio ? Quanto è ritornato a questa comunità? Quanto invece è finito nei circuiti finanziari internazionali o nei forzieri svizzeri, dove risiedono per esempio alcune tra le principali holdings dei produttori di armi ? Che cosa rimarrà un giorno, quando una volta esaurita tutta l'acqua padovana, la Nestlè deciderà di sparire all'improvviso per sempre ? Quanti miliardi resteranno a Padova di tutto il reddito speso dai padovani all'Ikea ? Il reddito dei 400 padovani, che lavorano all'Ikea basterà a compensare tutto il minor denaro, che non circolerà più a Padova, di tutti quei laboratori artigiani e negozi e piccole/medie industrie , che presto dovranno chiudere, con tutti i loro quadri e consulenti e fornitori e tutto il loro indotto?
Per fortuna, che a Padova est, ancora oggi svetta dall'alto la madonnina di San Lazzaro.
E' Lei che ci protegge, che prega per noi peccatori, l'umile ragazza, che ogni mese ringrazia da Medjugorje , chi risponde alla Sua chiamata.
Ci ricorda che Gesù è sempre in mezzo a noi e che sarà con noi tutti i giorni della nostra vita.
I frutti li vedremo presto !


www.centrostudisalute.org


Don Marino Ruggero Trasferito a Padova tra i giovani

IL MATTINO DI PADOVA 20 NOVEMBRE 2004

di GIANNI BIASETTO
TEOLO. Don Marino Ruggero lascerà la canonica di Villa di Teolo per intraprendere, nei primi giorni della prossima settimana, la sua nuova missione di «collaboratore del vicario episcopale per la pastorale giovanile della città di Padova».
L’ex parroco che con la sua pastorale innovativa è stato capace di catturare l’interesse dei giovani, ma anche di tirarsi addosso qualche critica da parte dei superiori e dei colleghi, soprattutto quando nella primavera scorsa ha deciso di sostenere a Milano il provino per partecipare al «Grande Fratello», alloggerà in un appartamento della Curia in pieno centro di Padova, in via Santa Lucia 42. Oltre a collaborare con il vicario episcopale don Attilio Mazzola nel trasmettere il messaggio cristiano ai giovani delle associazioni e dei movimenti, anche quelli di strada che gravitano nelle piazze, l’ex parroco di Villa eserciterà il suo ministero di prete nei giorni feriali nella chiesa di Santa Lucia e la domenica nella chiesa di San Paolo, dove celebrerà la messa delle 11.45. «Ringrazio il vescovo e i suoi collaboratori per la fiducia che mi hanno dimostrato con questa importante nomina - attacca il coriaceo prete - La prova più immediata che non tradirò questa fiducia sarà la celebrazione in piazza dei Signori, se avrò l’autorizzazione dal sindaco Zanonato, della messa di mezzanotte di Natale. Che dire dei miei 5 anni di parroco a Villa? Ritengo sia stato un periodo intenso sotto tutti i punti di vista, conclusosi con un assurdo tiro alla fune che non ha visto né vincitori né vinti ma che lascerà comunque un segno indelebile nella storia della parrocchia e nella vita di tante persone che, volutamente o no, si sono rese protagoniste nel bene e nel male, nell’amore e nell’odio». Nella piccola comunità sui Colli, intanto, i giovani stanno andando avanti sulla strada tracciata dal quarantenne sacerdote. «Dopo lo smarrimento iniziale per il trasferimento di don Marino i vari gruppi hanno ripreso a lavorare più motivati di prima - afferma l’economo del patronato, Fulvio Zavattiero - Siamo cresciuti di numero, le attività vanno vanti spedite tant’è che stiamo già lavorando all’allestimento del torneo di calcio «Villàs Cup» dell’estate prossima e all’organizzazione di un mini torneo a 3 riservato ai ragazzini. Sono in cantiere gite sulla neve e incontri sulla conoscenza del codice della strada, sull’orienteering e sulla rilegatura del libro. Iniziative sulla falsariga di quelle ideate da don Marino per avvicinare i giovani al patronato. La decisione della Diocesi di toglierci il parroco ha inferto in noi giovani un forte impulso a restare uniti».

@Abano.tv - www.abano.tv


Don Albino Bizzotto - I due fronti dei cattolici: «Avanti così». «No, sbagliato fermare quei treni»

ROMA - Don Albino Bizzotto ha lasciato ormai il binario di Monselice, su cui si era seduto venerdì notte assieme ai Disobbedienti di Luca Casarini per fermare i «treni della morte» diretti a Camp Darby. Ieri,rientrato a Padova per servire messa nelle due chiese della Madonna Pellegrina e della Madonna Incoronata, dice di essere stato accolto bene dai fedeli. «Mi hanno incoraggiato - racconta il fondatore dell' associazione «Beati i costruttori di pace» - qualcuno mi ha lasciato
addirittura il suo nome, perché vorrebbe partecipare alle prossime azioni. Ben 26 convogli, infatti, devono ancora partire da Vicenza. Li aspetteremo». Azioni non violente, azioni di disobbedienza, così le chiamano i no global . Eppure l'ultima mossa non sembra aver convinto tutti. Il 15 febbraio a Roma tre milioni di persone e una galassia di sigle avevano sfilato unite sotto la bandiera dell'arcobaleno, per dire no alla guerra in Iraq. Ma ora specie il mondo cattolico mostra di nutrire qualche perplessità. «Attenzione a seguire questa strada - avverte Luigi Bobba , presidente delle Acli -. Chi opera per la pacedeve tenersi lontano da azioni di carattere illegale. Intorno al movimento per la pace del 15 febbraio si è creato un grande sentimento positivo: anche chi non era a Roma quel giorno ora guarda con favore al nostro impegno. Attenti, perciò, a non disperdere questo enormep atrimonio di consenso, offrendo immagini di guerriglia urbana e scontri con la polizia. Anche a Genova durante il G8 l'assalto alla zona rossa doveva essere un'azione simbolica, poi abbiamo visto cos'è successo».
«La pace va chiesta, va pretesa ed è importante che ognuno dia la propria testimonianza - commenta Grazia Bellini , alla presidenza dei circa 180 mila scout Agesci -. Noi però ci rifacciamo al messaggio del Papa. Quattro, sono le vie della pace: la verità, la giustizia, la libertà e l'amore. Ognuno le segua come può, come sa. Pregando, digiunando, mettendo uno straccio bianco alla finestra, sventolando una bandiera».
«Voi dite: Casarini blocca i treni e gli altri pacifisti stanno a guardare? - si stupisce Giampiero Rasimelli , portavoce del Forum del Terzo Settore , associazioni no-profit tra cui Acli, Focsiv e Compagnia delle Opere -. Il Forum non ha partecipato, è vero, ognuno ha le proprie idee, ma farà altre cose, la mobilitazione di massa non si ferma».
Flavio Lotti , coordinatore della Marcia per la pace di Assisi , ieri stava stendendo allo stadio Curi, aiutato da un gruppo di tifosi perugini, gli «Ingrifati», il megastriscione con la scritta «Pace» già esibito a Roma il 15 febbraio: «Io approvo la scelta di fermare i treni della guerra - dice -. Sono azioni dimostrative, non violente,che hanno fatto scoprire agli italiani un fatto certo: mezzi militari  e bombe vengono stoccati nel nostro Paese». «L'importante è non reagire quando un poliziotto viene a tirarti via dal binario - aggiunge Riccardo Troisi , della Rete Lilliput -. Occorre autocontrollo».
«A chi poi dice che il blocco dei treni ha un costo sociale - obietta indignato don Luigi Ciotti , direttore della Rete Libera - io
rispondo: vogliamo forse mettere a confronto i disagi dei passeggeri dei treni con i disagi ben più tremendi delle popolazioni colpite dalla guerra?».
Addirittura, don Carmine Curci , direttore di «Nigrizia» , il periodico dei missionari comboniani, annuncia che il suo giornale
appoggerà la campagna di boicottaggio in Italia della Esso: «Perché la compagnia petrolifera - spiega - rifornirà di benzina l'esercito americano». Don Antonio Dell'Olio , coordinatore di Pax Christi , non crede invece a una divisione all'interno del movimento: «Vedo anzi una grande sintonia contro la guerra: le parrocchie mobilitate, la diplomazia vaticana che sta facendo un grosso sforzo. Il Papa stesso ha indetto per il 5 marzo una grande giornata di preghiera e digiuno. Segnali forti».
Ma il viaggio tra le tante voci del mondo cattolico non poteva non finire al Sermig , il Servizio Missionario Giovani, fondato da Ernesto Olivero . Il Sermig ha sede a Torino, all'interno del vecchio Arsenale, dove un tempo si fabbricavano armi. «Treni bloccati? Lavorare per la pace è una cosa molto seria - sospira Olivero -. Noi lo facciamo da 40 anni. Da 40 anni vestiamo gli ignudi, diamo da mangiare agli affamati, accogliamo come fratelli gli stranieri. Io ora penso a Francesco d'Assisi, a Gandhi, a Giorgio La Pira. Nei prossimi giorni partirò per l'Iraq, vedrò Saddam Hussein. Lui come ogni altro uomo dovrà capire che le armi non sono utili, che un mondo migliore è ancora possibile».
Approvo la scelta di bloccare i convogli: sono azioni non violente che fanno scoprire realtà nascoste Chi opera per la pace deve tenersi lontano da azioni illegali o che evochino azioni non pacifiche Il blocco dei treni ha un costo sociale? Nessun paragone con i disagi tremendi di chi è colpito dalla guerra Io penso a San Francesco, a Gandhi, a Giorgio La Pira: nei prossimi giorni partirò per Bagdad

Fabrizio Caccia - Il Corriere della Sera 25/02/03

DON ALBINO BIZZOTTO

Impegnato in molte iniziative di pace e di solidarietà (Action for Peace, Anch'io a Kisangani...) è promotore del movimento "Beati i Costruttori di Pace" e attualmente presidente della medesima Associazione (visita il sito) e in questa veste promotore di numerose azioni di diplomazia popolare nei Balcani, nella Regione dei Grandi Laghi, in Israele e Palestina.

L'Associazione nasce nell'autunno del 1985, vent'anni dopo il Concilio Vaticano II, da un appello che esprime la convinzione che la pace è un obiettivo di fondamentale importanza e va perseguita da ciascuno nella vita di tutti i giorni, con un costante impegno in favore della giustizia, del disarmo e della salvaguardia del creato.

L'associazione ha realizzato attività di interposizione nonviolenta dentro ai conflitti, attività di animazione per i bambini in Bosnia e Kosovo, monitoraggio sui diritti umani, anche in collaborazione di organizzazioni internazionali.

È inoltre impegnata, in Italia, in campagne sul disarmo e la riconversione dell'industria bellica e operazioni per cambiare lo stile di vita delle persone e delle famiglie e per ridurre i consumi


Da «Il Manifesto» del 31 dicembre 2000

Il presepe secondo don Vitaliano

Una vetrina McDonald's infranta al posto della capanna nella chiesa del prete censurato dalla curia
RAFFAELE PALUMBO - SANT'ANGELO A SCALA (Avellino)

C'è chi lo definirà provocatorio, chi spenderà la carta del sacrilego, o chi ancora potrà spingersi a parlare di profanazione. Al contrario per don Vitaliano della Sala - lo chiamano il prete del popolo di Seattle - fare il presepe con una vetrina infranta di McDonald's al posto della tradizionale capanna, è un modo indispensabile per rendere vivo e attuale il messaggio della natività. L'alternativa è la tradizione fine a se stessa o il natale globale, quello fatto di luci e regali, regali e consumo, rimozione e belle vetrine.
Già, le vetrine. L'ingresso nella parrocchia di Sant'Angelo a Scala, un paesino di 500 anime della provincia di Avellino, è davvero di grande impatto. Campeggia, accanto all'altare, una vetrina di 2 metri per 180. In alto l'inconfondibile logo della McDonald's, con sullo sfondo i marchi delle altre multinazionali della globalizzazione: Monsanto, ChiccoArtsana, Nike, Nestlè e altre. La vetrina è spaccata in mille pezzi, ma resta in piedi, intera perché tenuta insieme dal cellophane. Al centro della vetrina un mattone, lo stesso che manca dalla culla del bambino Gesù. E poi una grande scritta: "rompiamo le vetrine del nostro egoismo".
Il presepe di don Vitaliano ha ottenuto un grande successo tra i parrocchiani che hanno deciso di raccontare loro stessi al resto della comunità, il senso dell'iniziativa. Don Vitaliano non può farlo di persona. La Curia gli ha imposto il silenzio assoluto: basta interviste, trasmissioni, articoli, interventi a convegni e manifestazioni. Al parroco è proibito parlare se non dall'altare e di questioni strettamente religiose.
"La globalizzazione è il tema del nostro presepe - spiegano in parrocchia - spesso la globalizzazione camuffa da vetrine muri invisibili. Pensiamo di avere il dovere di infrangere queste vetrine, di abbattere i muri invisibili che discriminano gli esseri umani, i figli tutti uguali di dio. Per questa ragione, abbiamo scelto di rappresentare accanto al Bambino Gesù confinato in uno spicchio di muro, la vetrina infranta del McDonald's, che è solo una fra le tante multinazionali che, pur di realizzare il massimo profitto, ammazzano, inquinano l'ambiente, riducono i minori in schiavitù, sfruttano i dipendenti, creano la mucca pazza e ce la danno in pasto".
La parrocchia di don Vitaliano sta aggrappata a una montagna ripida e in questo periodo aspetta la neve. Dentro, la cosa che colpisce di più è il modo in cui il parroco ha addobbato la chiesa, dove insieme ai simboli della religione cattolica, convivono i manifesti per i diritti umani.
Il presepe è stato visitato anche dai carabinieri, che hanno scattato delle foto alla vetrina infranta. Non perché affascinati dal messaggio del prete; al contrario hanno fatto riferimento al reato di istigazione a delinquere, sbagliando l'imputazione, riferibile in questo caso all'apologia di reato. I ragazzi della parrocchia sorridono, come sorride don Vitaliano, senza una punta di rassegnazione. Viene in mente la caparbietà con cui lavorano ormai da tanti anni e con cui decidono di concludere il loro messaggio di natale: "Noi professiamo una solidarietà che non si arrende".


PADOVA. DON MARCO, DA CALCIATORE A CAPPELLANO DEL CARCERE

[Il Gazzettino 02.08.04] Da promettente centrocampista del Padova e del Vicenza a prete, fondatore di due comunità per "l’accompagnamento dei giovani" e ora anche cappellano della Casa circondariale di Padova. L’ultimo incarico gli è giunto dal vescovo Mattiazzo in questi giorni e lui, don Marco Girardi, quarantunenne sacerdote, ci si è trovato a suo agio...

Da promettente centrocampista del Padova e del Vicenza a prete, fondatore di due comunità per "l’accompagnamento dei giovani" e ora anche cappellano della Casa circondariale di Padova. L’ultimo incarico gli è giunto dal vescovo Mattiazzo in questi giorni e lui, don Marco Girardi, quarantunenne sacerdote, ci si è trovato a suo agio.

"Un segno della Provvidenza per me - dice - visto che da anni ero impegnato a favore delle persone che per il mondo non contano". Marco Girardi nel 1980, sotto la guida di Vittorio Scantamburlo, il talent scout di Alex Del Piero, ha vinto con gli allievi il titolo nazionale di categoria. Poi è andato al Vicenza e di sicuro avrebbe trovato una sua collocazione nel mondo del pallone se, a vent’anni, non fosse entrato in seminario. Diciottenne aveva avvertito l’urgenza di fare qualcosa per gli altri, impegnandosi coi volontari del "Gruppo Stazione" di Padova.

Divenuto sacerdote e cappellano nella parrocchia della Trinità, ha subito seguito ciò che il cuore gli dettava, vivendo sulla strada e aiutando i giovani d’ambo i sessi che della strada hanno fatto la loro casa, a ritrovare fiducia in sé, realizzandosi nella vita.

Nel 2001, a Vo’ Vecchio, utilizzando un vecchia canonica in disuso, ha dato vita alla "Fraternità di Betlemme", che ha visto passare una quarantina di giovani, da lui chiamati "non garantiti", cioè non coperti dal circuito assistenzialistico degli Enti.

"Nella casa di Vo’ - dice - gestita dagli stessi ragazzi, chi entra rimane quanto desidera, quasi come in un rifugio di montagna, nel quale eliminare la stanchezza, la mancanza di voglia di vivere. Viviamo solo di Provvidenza, anche se siamo iscritti all’Albo regionale delle associazioni. La diocesi ci ha offerto la disponibilità dell’alloggio, il resto lo facciamo noi, mediante il lavoro e il Signore. Offriamo anche ospitalità a gruppi di scout, a famiglie, a ragazzi e i "non garantiti" offrono loro la testimonianza. Io faccio presenza".

Don Marco ha fondato un’altra comunità in un paese della provincia di Pesaro e ora dovrà dividersi con gli ospiti della Casa circondariale, dove un sacerdote diocesano non entrava da quarant’anni.

"Ho già avviato i primi contatti con i detenuti, ascoltando le loro esigenze. Col sindaco Zanonato abbiamo deciso di dar vita ad una struttura di appoggio per coloro che scontata la pena, devono inserirsi nella società. E’ drammatico per chi ha risolto il suo debito con la giustizia, trovare poche persone disposte ad offrigli subito una mano. E così molti di costoro che alla mattina escono, alla sera fanno ritorno in carcere. Don Sergio Zorzi, il parroco di San Benedetto, mi ha offerto alcuni locali del ristrutturato patronato, che fa allo scopo. Mi trasferirò lì, dividendomi tra la "Fraternità di Betlemme" e la Casa circondariale. E’ questa una modalità di vivere il sacerdozio che molti miei confratelli condividono pienamente. M’ha fatto piacere che uno di loro, venuto a trovarmi, abbia esclamato: "Così valorizzi veramente i doni che Dio ti ha dato".

Il Mattino di Padova GIOVEDÌ, 08 DICEMBRE 2005

Continua la protesta contro il sovraffollamento al Circondariale del Due Palazzi

Chiesta un’ispezione sanitaria urgente al ministro Castelli

DON MARCO GIRARDI, CAPPELLANO PENITENZIARIO

 «Una situazione spaventosa»

«Di questo passo accadrà il peggio», dice il sacerdote

Don Marco Girardi è il cappellano del carcere di Padova. A lui, che frequenta quotidianamente l’ambiente dei reclusi e degli agenti di custodia del Due Palazzi, chiediamo le ragioni profonde del disagio sfociato nella protesta.
 
«La situazione attuale è spaventosa. Non uso espressioni esagerate, è semplicemente la realtà. Siamo arrivati quasi al triplo delle presenze rispetto a quelle compatibili con le strutture penitenziarie, con tutto il disagio che ci si può immaginare. Non solo per i detenuti ma anche per gli stessi agenti di custodia che non sono più motivati e, fondamentalmente, non riescono nemmeno lavorare. C’è una grande tensione non solo a livello di persone accolte, ma di tutto l’ambiente. Il problema è che dentro un carcere nemmeno un direttore, da quello che ho inteso, può impedire nuovi afflussi di detenuti. Quindi c’è la possibilità di arrivare a quadruplicare le presenze se non ci si ferma un attimo a riflettere su quello che sta succedendo».
 Com’è la vita quotidiana dei detenuti?
 
«E’ terribile, ci sono celle di due metri per quattro con tre persone su un letto a castello a tre piani, celle da quattro persone sono arrivate a contenerne undici o dodici... Non è più possibile andare avanti così, siamo in una situazione da Terzo mondo».
 Si parla di una divisione del carcere secondo i gruppi etnici d’appartenenza.
 
«Sì. Al primo piano c’è tutto il mondo arabo, al secondo gli altri. Attualmente anche al primo piano cominciano ad essere presenti moldavi, rumeni e qualche italiano, per problemi di spazio. L’idea non è razzista ma tende a consentire un minimo convivenza. Le difficoltà sono immense. Pensate: in un luogo così ristretto far convergere tutta questa umanità, diverse fedi, diverse credenze, diverse realtà, non è facile per niente. Poi devo dire che queste persone sono lasciate a se stesse. Al di là della presenza delle guardie e di un controllo minimo si devono gestire loro la convivenza».
 Qual è, in generale, l’atteggiamento dei reclusi?
 
«A detta degli agenti i detenuti sono molto bravi a sopportare una situazione di disagio così pesante evitando di far degenerare una situazione che è già molto, molto precaria».
 Molti detenuti stranieri non conoscano granché l’italiano. La comunicazione è un problema?
 
«Certo, è un ostacolo gravissimo. Molte persone non riescono nemmeno a difendersi perché non conoscendo la lingua si trovano a dire “sì” ad una domanda a cui magari dovevano dire “no”. L’altro grosso problema poi è che in carcere finisce soprattutto chi non ha denaro, gli emarginati. Questi detenuti non sono in grado di pagarsi l’avvocato, quindi soffrono un doppio problema: oltre a quello della lingua e quindi dell’incapacita nel difendersi, anche l’impossibilità ad avere un’assistenza legale, sebbene la legge lo garantisca. Di fatto l’avvocato d’ufficio se non lo paghi non fa niente, quindi sulla carta c’è tutto, democratico e dignitoso, ma nella realtà c’è la disperazione».
 Vi sono casi di ingiustizia lampante?
 
«Non sono un giudice ma so di persone straniere finite in carcere durante una retata perché dormivano in casa di uno che spacciava; siccome non sanno e non possono difendersi si prendono 3 anni e 8 mesi come lo spacciatore. Ma oggi questo può succedere a me, a te, a qualunque persona. E’ allarmante».

(Michele Marinel)


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