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ENERGIE ALTERNATIVE

COLZA nuovo carburante per le nostre auto

STORIA DELL'OLIO DI COLZA

 

01/03/06 - BENZINA: E' OBBLIGO "PULIRLA" CON ... BIOCARBURANTE COLTIVATO

22/09/05 - LA PROVINCIA DI FIRENZE PRESENTA IL TRATTORE A OLIO DI SEMI

03/09/05 - PRIMO "RACCOLTO" DI GIRASOLE PER LA PRODUZIONE DI OLIO VEGETALE

05/04/05 - Beppe Grillo: AVETE UN  DIESEL?

19/03/05 - BIODIESEL di Jacopo Fo

16/03/05 -TUTTI PAZZI PER L'OLIO DI COLZA AL NORD ORMAI È INTROVABILE

14/03/05 - COLZA, IN ITALIA DECOLLA IL BIODIESEL FAI DA TE

----/-----/--- - 400 KM. CON L'OLIO DI COLZA NEL SERBATOIO AL POSTO DEL GASOLIO

---/-----/--- -  IL LEGANTE CON LA COLZA PER LA MANUTENZIONE STRADALE

27/11/00 - IN UMBRIA IL PRIMO DISTRIBUTORE DI OLIO DI COLZA ITALIANO


 

STORIA DELL'OLIO DI COLZA

Olio di colza, di cosa si tratta? Fino a pochi anni fa era considerato soltanto un prodotto alimentare di qualità inferiore nei condimenti di cucina. Oggi l'olio di colza emerge all'attenzione di tutti come carburante alternativo al diesel. Se la notizia stupisce gli italiani, andando ad approfondire si scopre che gli oli vegetali hanno accompagnato la nascita delle prime automobili. Il motore diesel ha iniziato a funzionare proprio con gli oli vegetali. Nel 1893 Rudolph Diesel mise a punto il primo motore "diesel" utilizzando come carburante olio di canapa e cereali (fonte Repubblica.it). L'uso dell'olio vegetale come carburante nacque pertanto con i primi motori di fine ottocento.

Nel corso del novecento gli oli vegetali furuno utilizzati come carburanti in varie occasioni. Durante la seconda guerra mondiale l'olio di colza fu utilizzato in particolar modo per i motori nautici. Una scelta resa necessaria dalle difficoltà di approvvigionamento petrolifero dalle aree mediorientali.

La storia merceologica dell'olio di colza è però ben più antica. Nel tardo medioevo l'olio di colza era ulilizzato in molte città del nord Europa per l'illuminazione pubblica delle strade. L'uso dell'olio di colza in cucina non era ancora diffuso.

L'uso alimentare dell'olio di colza crebbe dopo la seconda guerra mondiale. La produzione per scopi alimentari venne però fortemente penalizzata negli anni '70 a causa degli studi sull'effetto della colza sulla salute umana che ne frenarono la sua competizione nei confronti degli altri oli di natura vegetale. La colza ha comunque continuato ad occupare un posto nei mercati alimentari come prodotto di qualità inferiore.

La coltivazione viene sviluppata prevalentemente in ambienti collinari. In Italia è al terzo posto nella produzione da piante oleifere dopo la soia e il girasole. I principali produttori mondiali di olio di colza sono il Canada, l'India e il Pakistan.

Secondo una tesi svolta sull'utilizzo della colza, richiamata anche in un articolo di Kataweb, la superficie destinata alla coltivazione della colza oscilla intorno ai 26 milioni di ettari pari ad una produzione di 12,4 milioni di tonnellate d'olio.

Per il futuro, è facile prevedere una crescita della produzione di colza e della sua redditività trainata in modo prevalente dagli usi non alimentari. Dopo aver letto la storia della colza sembra strano non aver mai sentito parlare di biocarburanti e di biodiesel fino ad ora.

Ecoage - 17 marzo 2005


 

N. 149 - 1 marzo 2006

BENZINA: E' OBBLIGO "PULIRLA" CON 400MILA TON. DI BIOCARBURANTE COLTIVATO
Coldiretti: l'energia dei campi sarà presente per legge nei serbatoi di tutte le auto in circolazione

Nei serbatoi di tutte le auto dovranno essere aggiunte ai normali carburanti circa 400mila tonnellate di biocarburanti, come bioetanolo e biodiesel che possono essere ottenuti indirizzando a coltivazioni energetiche 273mila ettari di terreno nazionale, destinati peraltro a moltiplicarsi negli anni successivi per arrivare a quasi un milione e 400mila ettari nel 2010. E' questo l'effetto stimato dalla Coldiretti della conversione definitiva in legge del decreto agricoltura nel quale si prevede che "dal primo luglio 2006 i produttori di carburanti diesel e di benzina sono obbligati a immettere al consumo biocarburanti di origine agricola" "in misura pari all'1 per cento" che "è incrementata di un punto per ogni anno, fino al 2010". Con la rivoluzione nei serbatoi sollecitata dalla Coldiretti che ha promosso con centinaia di agricoltori un presidio di due giorni al Senato, dove è stato anche allestito uno speciale distributore di biocarburanti, l'Italia coglie una opportunità che concilia le esigenze di ridurre l'inquinamento ambientale previste dal protocollo di Kyoto con la necessità di trovare fonti energetiche alternative al gas e al petrolio. Si tratta di un determinante passo in avanti per rispettare l'obiettivo fissato dall'Unione Europea di utilizzare i biocarburanti per sostituire entro il 2010 il 5,75 per cento dei carburanti derivanti dal petrolio utilizzati per i trasporti. I biocarburanti derivano dalle coltivazioni agricole che l'agricoltura italiana produce in abbondanza e in particolare il bioetanolo - spiega la Coldiretti - viene prodotto tramite processi di fermentazione e distillazione di materiali zuccherini, amidacei o sottoprodotti come cereali, barbabietola da zucchero e prodotti della distillazione del vino, mentre il biodiesel deriva dall'esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza e il girasole. Con il biodiesel - sottolinea la Coldiretti - è possibile ridurre dell'80 per cento le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e del 50 quelli di particolato e polveri sottili mentre con il bioetanolo si riducono le emissioni di idrocarburi aromatici come il benzene del 50 per cento e di oltre il 70 per cento l'anidride solforosa, mentre cali più contenuti si hanno anche per il particolato e per le polveri sottili. La fornitura di energia pulita dai campi - precisa la Coldiretti - viene condizionata alla stipulazione di intese di filiera, accordi quadro o di un contratto di programma e alla garanzia di tracciabilità necessaria a ricostruire il percorso del biocarburante attraverso tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione con particolare riferimento all'origine del prodotto agricolo utilizzato. Non sono solo le coltivazioni però a essere chiamate in aiuto all'emergenza energetica e il provvedimento - continua la Coldiretti - prevede anche che "il gestore della rete di trasmissione nazionale assicura la precedenza, per una quota annuale fino al 30 per cento, all'energia elettrica prodotta da biomasse o da biogas" ottenuto dai reflui e dalle deiezioni degli allevamenti e che viene equiparato al gas normale. L'Unione Europea ha recentemente adottato un progetto di comunicazione sul piano strategico per lo sviluppo di biocarburanti per l'Unione nei prossimi anni nel quale si evidenzia che in Europa - riferisce la Coldiretti - il 4 per cento del fabbisogno energetico è attualmente soddisfatto dalla biomassa; se si sfruttasse l'intero potenziale di tale risorsa, di qui al 2010 tale valore potrebbe più che raddoppiare, passando da 69 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio del 2003 a circa 185 nel 2010. Un ruolo importantissimo in tale prospettiva dovrebbe giocare appunto l'agricoltura, contribuendo a tale risultato tramite le colture energetiche per oltre 45 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. I benefici che si ricaverebbero dal raggiungimento di tali risultati sono la riduzione di oltre il 40 per cento dell'energia importata, un forte contenimento delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra necessaria per il rispetto degli accordi di Kyoto e l'incremento dei posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali di circa 300 mila unita, dei quali circa il 10 per cento in Italia. Negli Stati Uniti si punta a raddoppiare la loro già elevata produzione entro il 2012 con 28,4 miliardi di litri tra bioetanolo, biodiesel e combustibile da biomasse.

I CAMPI DA COLTIVARE PER RIEMPIRE IL SERBATOIO
 

 

CONSUMI (tonn.)

APPORTO BIOCARBURANTI

ETTARI DA COLTIVARE

BENZINA

14.926.000

149.260

29.850

GASOLIO

24.321.000

243.210

243.210

TOTALE (I anno)

39.247.000

392.470

273.060

TOTALE (II anno)

 

 

576.420

TOTALE (2010)

 

 

1.395.600

Fonte: Elaborazioni Coldiretti con ipotesi che 1 ettaro produca o 5 tonnellate di bietanolo o 1 di biodiesel.


22 settembre 2005 La provincia di Firenze presenta il trattore a olio di semi
Tecnologia esclusiva su progetto dell'Università di Firenze

Un trattore agricolo alimentato a olio vegetale: non è un sogno e neppure un progetto del futuro, ma una realtà che l'Assessorato Ambiente Agricoltura Caccia e Pesca della Provincia di Firenze presenta oggi in anteprima nel Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Il trattore, che la Provincia impiegherà per lo più nei propri cantieri forestali, è stato fabbricato in Germania dalla ditta Deutz-Fahr ed è stato convertito ad olio vegetale puro (PPO – Pure Plant Oil), con una tecnologia esclusiva, da una società anch'essa tedesca, su progetto del CREAR, Centro Inferfacoltà di Ricerca sullo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, dell'Ateneo fiorentino.
I vantaggi sono evidenti: l'abbattimento delle emissioni di gas serra, il rilancio di colture alternative ad alto reddito, l'abbattimento della bolletta energetica, biodegradabilità al 100%, autoproduzione del carburante.
Usando l'olio puro come carburante per i trattori, è anche ipotizzabile un sistema "chiuso", nel quale l'azienda può produrre l'olio in proprio (spremuto dall'azienda stessa o presso impianti consortili) ed utilizzato nei macchinari e negli impianti della stessa. Il progetto fiorentino si è basato sulla conversione del motore diesel di una trattrice (marca Deutz-Fahr) di nuova acquisizione, effettuata dalla VWP Vereinigte Werkstatten fur Planzenoltechnologie, una delle società che, al momento, dispone della tecnologia di conversione.
La conversione di motori a combustione interna all'utilizzo di combustibili non convenzionali richiede una attenta analisi della tipologia di motore su cui si intende intervenire e la modifica ed adattamento di numerosi componenti, quali: sistema di iniezione, iniettori, controllo elettronico dell'iniezione, sistema di stoccaggio del combustibile (serbatoi), etc.
Il carburante necessario alla trattrice sarà inizialmente acquistato sul mercato, ma l'obiettivo finale è quello della autoproduzione.
 

Fonte: Rete Lilliput

 


PADOVA- PRIMO "RACCOLTO" DI GIRASOLE PER LA PRODUZIONE DI OLIO VEGETALE

Fra pochi giorni in provincia di Padova ci sarà il primo "raccolto" di girasole per la produzione di olio vegetale da usare come combustibile alternativo al petrolio. Si tratta della seconda fase del progetto sperimentale "Azienda Agrienergetica": dodici ettari di girasole coltivati in tre aziende agricole della provincia porteranno alla produzione di carburante da usare nelle stesse aziende agricole o per i trasporti pubblici. E' il primo e significativo passo verso le energie alternative da fonti rinnovabili, strada obbligata di fronte al continuo aumento del costo del petrolio e opportunità di reddito. «Con un prezzo del petrolio che segna un nuovo record storico e sfonda i 70 dollari al barile diventa competitiva la scelta di produrre carburanti come il bioetanolo e il biodiesel ottenuti a partire dai cereali o dalle barbabietole e dalla colza o dal girasole - afferma Paolo Martin, direttore di Coldiretti Padova -. I settanta dollari al barile sono considerati da molti esperti internazionali come il valore soglia oltre il quale l'energia dei campi diventa competitiva, senza considerare i positivi effetti sull'inquinamento atmosferico». E in Italia secondo un recente studio del CETA (Centro di Ecologia teorica ed Applicata) dalla riconversione a colture energetiche di 700.000 ettari di terreno attualmente coltivati a seminativo è possibile produrre combustibili che consentono di risparmiare 2,2 milioni di tonnellate di petrolio/anno mentre dalla semplice utilizzazione dei residui delle colture agricole tradizionali sono disponibili ulteriori economie di 2,3 milioni di tonnellate. «Anche a Padova è possibile - continua Martin - perché aziende che attualmente producono cereali, una scelta ormai poco redditizia, potrebbero fornire legname per la produzione di energia pulita». Con le coltivazioni dedicate alla produzione di biocarburanti (biodiesel e bioetanolo), l'utilizzazione di residui agricoli, forestali e dell'allevamento e l'installazione di pannelli solari nella aziende agricole è possibile arrivare a coprire entro il 2010 fino al 13\% del fabbisogno energetico nazionale, risparmiare oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio e ridurre le emissioni di anidride carbonica di origine fossile di 30 milioni di tonnellate.

03/06/05 www.gazzettino.it


Beppe Grillo: AVETE UN  DIESEL?

La colza danneggia gravemente Siniscalco. [Beppe  Grillo]
Prima di fare questo discorso occorre una piccola premessa.  Quanto sto per dire danneggia gravemente il ministero delle finanze, inoltre  e' considerato "truffa" dallo stato. Se deciderete di mettere in atto quanto  NON vi consiglio affatto di fare, quindi, sarete perseguibili e io ovviamente NON vi consiglio di farlo. VI spiego semplicemente e nel dettaglio cosa  NON fare.

La premessa criminosa e' la seguente: quando i motori diesel  vennero ideati, non esisteva ancora il carburante che oggi noi definiamo  "diesel". Non esisteva perché non esistendo i motori diesel, nessuno  (escluso il buon Diesel) si era mai chiesto con cosa farli  camminare.

Quindi, i primi motori diesel furono concepiti avendo come  combustibile degli oli vegetali, come l'olio di semi, l'olio di soia, l'olio  di girasole, l'olio di semi vari, e così via. Si', proprio cosi', quelli che usate in casa per friggere.

La domanda e': e i motori di oggi? La  risposta e' : idem. La stragrande maggioranza dei motori diesel (credo  potreste avere dei problemi con quelli turbocompressi) e' capace di bruciare  uno qualsiasi degli olii che si usano in cucina, con l'eccezione dell'olio di  oliva (dovreste prima surriscaldarlo, aspettare che decanti il residuo, e poi  ossidare alcune sostanze facendoci gorgogliare dell'aria mentre bolle. Far  passare dell'ossigeno dentro un combustibile liquido che bolle non e' mai saggio, quindi non lo fate se non vi chiamate Enichem di cognome. Perdipiu'  il numero di esano e' alto, quindi il botto lo sentirebbero molto lontano).

Comunque, la notizia che il Resto del Carlino dava oggi e' la  seguente. La gente, a quanto sembra , sta iniziando a scoprire l'olio di  colza. L'olio di colza e' un oliaccio di merda che le industrie usano per  friggere su larga scala, e ha due vantaggi: il primo e' che rovina il fegato  molto lentamente , il secondo e' che costa poco. Costa poco nel senso che  all'ingrosso e nei discount il suo prezzo oscilla tra il 0.45 e i 0.65  euri/litro.

E quindi il Carlino dice che molta gente, "complice il tam  tam su internet" inizia a prendere d'assalto i discount per comprare questo  olio. Dopodiche' lo si ficca nel motore.

Problemi tecnici? L'unico  problema tecnico e' che l'olio vegetale e' leggermente piu' denso degli  altri, e quindi potrebbe dare dei problemi all'accensione. L'ideale sarebbe  partire con il diesel petrolifero, e poi iniziare con l'olio di semi vari, o  l'olio di colza. Questo significa che la cosa migliore da fare e' testare sul  vostro motore quale sia la percentuale massima di olio vegetale che potrete  usare. Prima ne aggiungete il 10% e vedete come va, poi il 20% e vedete come  va, poi il 40% e vedete come va, eccetera.

LA cosa che dovrete  verificare e' come si comporta in accensione. I vecchi motori diesel, quelli  non common-rail, quelli con le candelette di preriscaldamento per intenderci,  NON hanno alcun problema e ci potrete cacciare dentro quanto olio vegetale  volete. Quelli common rail invece vanno verificati come dicevo prima,  aggiungendo lentamente percentuali sempre piu' alte di olio  vegetale.

Non sarebbe stranissimo se riusciste anche voi, come la maggior  parte, ad aggirarvi sul 75% - 80%. L'olio di semi, l'olio di colza, possono costare anche 0.45-0.50 al litro. Il diesel...

Tutto qui, direte  voi?
No, non e' tutto qui. Perche' lo stato considera questa cosa una truffa, cioe' un reato. Se voi, cioe', comprate legalissimamente un litro di olio di colza e anziche' friggerci i calamari lo infilate nel serbatoio del vostro diesel per lo stato state compiendo un reato che e' truffa, perche' state evadendo la tassa che c'e' sui carburanti.

Non importa il fatto  che l'automobile sia VOSTRA e anche l' olio sia VOSTRO e quindi ci fate quel  che volete. Lo stato dice che nel momento in cui diventa carburante ,  qualsiasi cosa debba pagare delle accise. Quindi nel momento in cui io  sbatto, che so, il resto del carlino nella stufa, sto compiendo una truffa  perche' il resto del carlino NON paga l'accisa sui carburanti ad uso  domestico.

Allora, qual e' il problema? Il problema e' che il carlino  vorrebbe dare la notizia, come la voglio dare io, mentre lo stato (che teme  che la gente sappia come truffarlo) non vorrebbe. E cosi', i giornalisti sono minacciati di denuncia, per istigazione a delinquere, qualora dicessero che  tale operazione sia possibile, e che tale operazione sia  vantaggiosa.

Quindi, mi adeguo.

Allora, con questa operazione il  diesel lo pagate dai 0.45 ai 0.65 euri al litro. Siccome il diesel  petrolifero , come e' noto, costa MENO di cosi', allora l'operazione e'  svantaggiosa.

Allo stesso modo, bruciare olio di colza inquina zero.  Inquina zero perche' siccome il bilancio chimico di una pianta e' nullo, il  CO2 che buttate nell'atmosfera e' lo stesso che la pianta ha assorbito per  crescere, e il bilancio per il pianeta e' nullo. Le misurazioni poi mostrano  come il tasso di zolfo sia pressoche' nullo, e le polveri sottili siano la  meta' del diesel petrolifero. Siccome inquinare e' BELLO, allora ovviamente  (in ottemperanza alle leggi vigenti) devo dirvi che usare l'olio di colza e' SBAGLIATO perche' rispetta l'ambiente, cosa che , come sappiamo tutti, non e' giusto fare.

Come se non bastasse, l'olio di colza ha un numero  di esano leggermente (il 3%) migliore rispetto al diesel petrolifero, ovvero  il vostro motore non solo durera' di piu', ma avra' una resa migliore e  brucera' meno combustibile. E questo, come ci insegnano le vigenti leggi, e'  MALE, perche' dire il contrario sarebbe istigare alla truffa.

La  stessa cosa vale per l'olio di canapa, che e' ancora migliore rispetto ai precedenti due. Errata corrige: trattandosi di truffa contro lo stato, e' ancora PEGGIORE. Sporca di meno, mentre noi tutti sappiamo che inquinare e' BELLO, rende di piu', e non c'e' bisogno che vi elenchi le insidie  del risparmo (pratica immonda e scellerata) e, come se non bastasse, e'  una sonora mazzata nei coglioni a Siniscalco, la persona in italia le cui gonadi stanno piu' a cuore a tutti noi. Guardatelo: i suoi occhioni  profondi, quello sguardo languido e sensuale, l'espressione viva e  intelligente: come pensate di dare un dispiacere ad un "piezz'e'core" del  genere?

Quindi, vi esorto a NON piegarvi a queste diaboliche pratiche consistenti nel risparmiare (vade retro, satana!) soldi mettendo (coprite gli  occhi alle vostre figlie) olio di colza nel serbatoio della vostra automobile diesel (che Siniscalco mi perdoni, l'ho detto!), risparmiando per di piu'  di inquinare il pianeta (che come sappiamo invece necessita di dosi crescenti di inquinamento.

La colza danneggia gravemente  Siniscalco.
Aut min conc.
Fate finta che ci sia anche un bell rettangolo  color nero "annuncio funerario" attorno, come nelle sigarette.

Come  mai dico questo? Dico questo non perche' sia una novita', ma perche' e' una  di quelle notizie che non si dovrebbero far circolare, e che sui giornali non  trovano spazio. Motivo evidente: contate il numero di pubblicita' di aziende  che fanno carburanti, e il numero di pubblicita' di aziende che fanno olio  vegetale, e scoprirete il perche'.

Siccome in USA c'e' un dibattito sul  potere dei blog, mi piacerebbe fare un test: vedere quanto si diffonde una  notizia (sebbene gia' nota a molti) in barba alla censura industriale che  vige sui giornali, e che usa il ricatto "non faccio piu' pubblicita' sul tuo  giornale se non dici cosa voglio io".

Quindi, se vi va, e avete un blog,  replicate o linkate questo articolo, o dite le stesse cose con parole vostre.  Non so perche', ma a me Siniscalco non fa tanto sesso.


In generale,  comunque, oltre all'olio di colza e a quello di canapa che sono gli ideali,  vanno bene anche l'olio di semi di girasole, quello di semi vari, quello di  mais. L'unica discriminante e' il costo al litro, il che esclude l'olio di  oliva, oltre ai problemi legati alla densita'.

Beppe Grillo


=== C A C A O   E L E F A N T E ===

~-~-~ 19 marzo 2005  ~-~-~

Edizione del sabato:  BIODIESEL
 

Come abbiamo anticipato qualche giorno fa, torniamo a parlare a biodiesel. In verita' ne parlammo molto nel 2000 ma come spesso accade per le cose belle, nessuno ci filo' di striscio. Aprimmo anche un distributore di biodiesel, il primo in Italia, 1.700 lire al litro. Chiuso tre anni dopo.
Tentiamo ora di fare il punto della situazione, segnalandovi anche alcuni link che ci sono sembrati interessanti.

Leggi inoltre il comunicato stampa di Jacopo Fo sul risparmio. http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2349

La storia in breve
Su http://www.cacaonline.it trovate i primi comunicati stampa per la diffusione del biodiesel (siamo nel lontano 2000...), la storia del nostro "distributore" di olio di colza, la petizione per aumentare il contingente annuo esente da accisa.
Di nuovo c'e' una pagina dove abbiamo aggiunto alcuni aspetti tecnici del biodiesel, da cui risulta che e' in grado di ridurre fino al 90% le emissioni di idrocarburi incombusti e fino al 50-60% le emissioni di particolati, principali responsabili dello smog in citta'.
Tra il 2001 e il 2002 l'interesse per i biocarburanti si diffonde a macchia d'olio: ne e' una testimonianza, nell'ottobre 2001, il servizio di Report "Un girasole nel motore"  (http://www.report.rai.it/2liv.asp?c=n&q=8).
Nel 2003, con la collaborazione dell'Emporio Alcatraz di Schio (Vicenza) si costituisce su Yahoo un gruppo di discussione sul biodiesel: http://it.groups.yahoo.com/group/probiodiesel/: c'e' chi ha provato, chi vorrebbe e non sa come fare, chi da' consigli...
Nel frattempo qualche distributore apre, e poi qualcuno chiude...

La situazione attuale
Cominciamo dall'Europa. Il biodiesel e' correntemente in commercio in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovenia e Stati Uniti. In Austria e Germania viene utilizzato biodiesel puro, in Francia 7 raffinerie su 13 incorporano il biodiesel nel gasolio in percentuale del 5% e oltre 30 gruppi industriali utilizzano veicoli con biodiesel al 30% (Fonte: Coldiretti). In Germania, in particolare, vi e' una forte sensibilizzazione verso l'utilizzo del biodiesel: puo' essere utilizzato in motori che siano stati costruiti prevedendo l'utilizzo di elastomeri ad esso resistenti e un numero crescente di costruttori ha previsto la possibilita' dell'uso di biodiesel nei loro motori, incluse Mercedes-Benz, Volkswagen, Massey Ferguson e John Deere.
Complessivamente si ritiene che nel mondo siano quasi un milione i veicoli alimentati con biodiesel, e la Germania detiene l'invidiabile record dei due terzi del consumo europeo. Oltre alla forte sensibilizzazione della popolazione, un ruolo fondamentale lo gioca il fatto lo stato tedesco permette la vendita di biodiesel puro, senza limiti quantitativi. In Inghilterra si parla da poco di biodiesel, posto che solo dall'aprile 2002 questo Paese ha iniziato una parziale defiscalizzazione del prodotto.
L'Europa ha recentemente promosso due direttive per l'incentivazione della produzione di biocarburanti.

Olio di frittura nel tuo motore?
In base alle nostre ricerche, tutte le auto con motore diesel possono usare l'olio di colza senza che questo danneggi l'auto.
Secondo quanto riporta Quattroruote funziona cosi': i motori diesel piu' vecchi (e piu' semplici) possono usare senza problemi il biodiesel, mentre nelle auto nuove bisogna apportare delle piccole modifiche al motore (spesa intorno ai 100-200 euro). Il problema del biodiesel e' che puo' danneggiare le parti in gomma dei componenti di alimentazione, come manichette e guarnizioni pompa diesel, che tuttavia in molte autovetture non sono, appunto, in gomma. In Germania, ad esempio, dove ci sono numerosi distributori di biodiesel, la FIAT non ne autorizza l'uso, pertanto non ci sarebbe garanzia delle parti deteriorate in caso di guasto. La VW ne autorizza l'uso, ma la casa produttrice delle pompe diesel da lei impiegate (BOSCH) per paradosso no. Molte autovetture nuove non presentano tuttavia questo inconveniente (Mercedes, Seat, Volkswagen appunto, BMW...).
Sembra inoltre che a lungo andare l'olio di colza lasci dei depositi e quindi si rende necessaria una pulizia periodica del motore.
Attenzione anche a un'altra cosa: non si deve utilizzare olio di colza puro, ma un olio raffinato, privato della glicerina. E' anche meglio utilizzare una miscela di olio di colza e gasolio normale, anche questo per ridurre al minimo rischi per il motore.
In calce a questo numero di Cacao trovate una serie di link, molti dei quali elencano le autovetture che possono utilizzare olii vegetali. Sul punto l'ultima parola dovrebbe comunque spettare al nostro meccanico di fiducia.
E comunque molti ci hanno scritto confermandoci che mettono anche l'olio di semi comprato al discount o quello esausto delle fritture (e la macchina non e' esplosa!).

Ma si puo' fare?
Facciamo un distinguo: se per biodiesel intendiamo una buona percentuale di gasolio miscelato con olii vegetali (che e' quanto si trova nelle poche pompe distribuite sulla rete autostradale) non ci sono problemi.
Potrebbe invece configurare un vero e proprio atto di disobbedienza civile quello di farsi il pieno di olio vegetale acquistato al supermercato, in quanto si evade il fisco per le imposte sui carburanti. E' come utilizzare diesel agricolo (su cui gravano meno imposte del diesel tradizionale) per la normale autotrazione.
Su questo punto non e' chiaro se il cittadino privato che acquista l'olio di colza al supermercato e' perseguibile direttamente, ma rimane che si tratta di una violazione della legge.

Conclusioni
In Francia il premier Raffarin ha annunciato di voler triplicare nei prossimi tre anni il contingente di biodiesel defiscalizzato. Un passo che prima o poi anche l'Italia dovra' compiere, in ottemperanza della direttiva europea 30/2003 che prevede una sostituzione progressiva dal 2% al 5,75% del totale consumo di carburante con biocarburanti.
L'Italia dovrebbe defiscalizzare, entro il 2010, 800.000 tonnellate annue di biodiesel. L'ultima finanziaria prevede un'esenzione da accisa per sole 200mila tonnellate!
Con la coltivazione di 350.000 ettari di colza e girasole, in grado di produrre 0,85 tonnellate/ettaro di biodiesel puro sarebbe possibile ottenere 300.000 tonnellate di biodiesel che, integrate nel carburante al 5%, assicurano a oltre 3 milioni di auto, l'autonomia per un intero anno (20.000 km). (Fonte: Coldiretti)

In attesa di tutto cio', disobbediamo civilmente.

Link utili:

I produttori:
- http://www.assobiodiesel.it/ Sito dell'associazione italiana produttori biodiesel
- http://www.stcgroup.com/estereco Sito dell'Estereco, una delle prime aziende produttrici di biodiesel
- http://www.novaol.it/ Altra azienda produttrice di biodiesel: si tratta di un sito  con molte informazioni interessanti anche da un punto di vista tecnico: da leggere le FAQ
- http://www.comlube.it Azienda produttrice di biodiesel
- http://www.italbioil.com Azienda produttrice di biodiesel

Notizie utili:
- http://itabia.ing.univaq.it/biodiesel_nel_web.htm Italian Biomass Association: portale sui siti relativi al biodiesel
- http://space.tin.it/clubnet/xcmbqu/biodiesel.htm Sito "casalingo" che elenca marche e modelli di autovetture che utilizzano il biodiesel
- http://www.cmmlaser.it/biodiesel.htm Sito di un'azienda che dal 2002 utilizza biodiesel per i propri mezzi di trasporto
http://www.coldiretti.it/vicenza/il%20coltivatore/Febbraio2002/Combattere%20lo%20smog%20con%20l'energia%20verde.html Sito che riporta l'esperienza francese e da' alcuni dati normativi italiani con relativa applicabilita'
- http://www.ecotrasporti.it/biodiesel.html Si occupa principalmente di macchine a idrogeno, ma c'e' qualche notizia (aggiornata al 2003)
- http://www.greensite.it/energia/biodiesel_2.htm Notizie a proposito della diffusione di biodiesel in Europa
- http://www.greensite.it/energia/prod.biodiesel.htm Come produrre il biodiesel in casa
- http://www.combustibile.it/biodiesel/biodiesel.html Presente un forum sul biodiesel e una serie di link interessanti (con notizie tratte dal sito di Novaol)
- http://www.progettomeg.it/biocarburanti.htm Fornisce interessanti informazioni non solo sul biodiesel ma anche sul bioetanolo
- http://www.roisan.com/biodiesel.htm L'autore del sito sperimenta il biodiesel da tempo. Il sito contiene un forum sul biodiesel
- http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/184.htm La posizione della Coldiretti in un articolo del 17 marzo 2005
- http://www.biodiesel.com/ (in inglese)


TUTTI PAZZI PER L'OLIO DI COLZA AL NORD ORMAI È INTROVABILE

Sempre più automobilisti hanno scoperto che per far funzionare le loro auto diesel va benissimo anche il comunissimo olio di colza, e persino quello di semi vari
di VALERIO GUALERZI 

(16 marzo 2005) www.repubblica.it

Se l'olio di ricino è stato il simbolo di un regime, un altro olio, quello di colza, si candida ad essere l'emblema di una rivolta popolare. Non contro un monopolio politico, ma contro un monopolio economico: quello delle grandi compagnie petrolifere che impediscono la diffusione di carburanti alternativi, più economici e più ecologici, come il biodiesel.
Oggi sulle strade italiane fare un pieno di biodiesel, il carburante ricavato dal trattamento degli scarti delle lavorazioni agricole di diverse colture (la colza appunto, ma anche girasoli e barbabietole) è praticamente impossibile, ma sempre più automobilisti hanno scoperto che per far funzionare le loro macchine diesel va benissimo anche il comunissimo olio di colza, e persino quello di semi vari. Il rifornimento non si fa più quindi al distributore, ma al supermercato, dove basta comprare del banalissimo olio da frittura a un prezzo che si aggira solitamente sui 65 centesimi al litro. Il tam tam di quella che può sembrare l'ennesima leggenda metropolitana, ma non lo è affatto, è partito dal nordest, dove sono più diffusi i discount della Lidl, uno dei pochi supermercati che ha sui suoi scaffali l'olio di colza, un prodotto che in cucina viene decisamente snobbato dagli esigenti consumatori italiani.
Non siamo ancora al boom, come ha sostenuto qualcuno, visto che dall'ufficio acquisti della direzione generale della Lidl fanno sapere di non avere riscontrato nessuna impennata particolare nelle vendite di olio di colza, ma anche parlare di nicchia rischia di essere riduttivo. Per rendersi conto di quanto questa alternativa stia appassionando gli italiani, stretti nella morsa dello smog e del caro petrolio, basta digitare su Google le parole "olio di colza". Il motore di ricerca vi svelerà un mondo di decine e decine di forum dove gli automobilisti si scambiano consigli su come passare all'olio, dove trovarlo e quanto pagarlo. Sul solo forum dell'autorevole "Quattroruote" i messaggi arrivati sul tema dallo scorso settembre sono più di dodicimila.
Le testimonianze sul fatto che il "trucco" funziona davvero sono tantissime e del resto non c'è da meravigliarsi più di tanto visto che il primo motore messo a punto da Rudolph Diesel nel 1893 andava proprio a olio di canapa e cereali. Sulle accortezze da usare per fare il grande salto con le automobili di oggi, i pareri però divergono ed è difficile capire chi ha ragione. C'è chi lo consiglia in piccole o medie percentuali da aggiungere al diesel normale, chi lo usa assoluto, ma solo con auto vecchie, chi sostiene che assoluto va bene ma con i motori nuovi, chi suggerisce di cambiare la pompa e prenderne una più resistente. E non manca chi si lamenta per il puzzo di fritto e chi giura di camminare grazie all'olio esausto comprato a prezzi stracciati da una rosticceria cinese che altrimenti dovrebbe pagare per smaltirlo correttamente.
Un dato però è certo: usare olio di colza acquistato al supermercato, in qualsiasi quantità, è illegale perché chi lo fa froda il fisco. Il Testo Unico del 1995 in materia di accise stabilisce infatti che qualsiasi prodotto venga usato come carburante o come additivo deve essere soggetto a tassazione.
C'è da augurarsi quindi che gli italiani non diventino in massa evasori fiscali, ma l'aver scoperto anche grazie all'informazione "dal basso" di internet che i carburanti vegetali sono una realtà a portata di mano potrebbe dare una scossa alla diffusione del biodiesel ufficiale, che rispetto all'olio di colza oltre a essere in regola con la legge dà maggiori garanzie per i motori grazie al processo di esterificazione che priva il carburante della glicerina. I vantaggi per la collettività sarebbero enormi.
Innanzitutto per l'ambiente e il portafoglio. Il biodiesel, una volta prodotto su larga scala, avrebbe prezzi molto competitivi e riduce drasticamente molte emissioni nocive: le polveri sottili, gli idrocarburi policiclici aromatici e lo zolfo, i nemici più temibili dell'aria delle nostre città, mentre l'anidride carbonica responsabile dell'effetto serra viene riassorbita dalla crescita delle nuove piante. Inoltre, a differenza del petrolio, l'Italia, per quanto in ritardo rispetto ad altri paesi europei, potrebbe soddisfare in proprio buona parte delle sue necessità di biodiesel. Un obiettivo auspicato dalla stessa Unione Europea che nella direttiva 30/2003 fissa per il 2010 in Italia un consumo di 800.000 tonnellate annue di biodiesel in grado di garantire una sostituzione compresa tra il 2% e il 5,75% del totale consumo di carburante con biocarburanti.

La mappa dei distributori - I vari tipi di gasolio - Il commento di Confagricoltura - Il commento di Coldiretti - Il commento della Federazione benzinai del Trentino - Il Bludiesel - L'AdvanceDiesel


Se ne sono accorti anche i telegiornali. Nel fine settimana Tg3 e Tg2 hanno riportato la notizia che in Trentino Alto Adige l'olio di colza va a ruba. In molti avrebbero scoperto che il proprio motore diesel può andare ad olio di semi invece che a gasolio, con vantaggi per l'ambiente e per il portafoglio. Un litro di olio di semi vari o di colza all'hard discount viene infatti circa la metà di un litro di gasolio. Seppur compatibile senza dover modificare il motore, l'olio di colza non è caricato dell'accisa sui carburanti e quindi utilizzarlo come tale sarebbe un reato fiscale.

Proprio per ragioni fiscali infatti l'Unione Europea fissa ogni anno dei limiti contingentati per l'uso di biodiesel e questo non è disponibile per l'autotrazione dei provati cittadini. Non ci sono infatti in Italia distributori con questo carburante. Seppur Ecoblog consigli di verificare il motore con il proprio meccanico di fiducia, prima di sperimentare una trazione con percentuali di olio di semi, ci sono già molti italiani che lo sperimentano sulla propria auto. Ecoblog conosce esperienze positive e negative in tal senso. Meglio esser prudenti piuttosto che pentirsi dopo migliaia di chilometri.

 

Nostra singolare prova con un nuovo carburante vegetale

400 KM. CON L'OLIO DI COLZA NEL SERBATOIO AL POSTO DEL GASOLIO

Non è stato un ponderoso "test tecnico". Bensì, un imprevisto, casuale "viaggio di prova" con un nuovo carburante vegetale che propone inusitati traguardi per le auto Diesel. La vicenda è partita durante le "4 Ore di Vallelunga" dove la nuova "Bora" Diesel "Common rail" della Volkswagen ha vinto (in versione "Superturismo") a mani basse la gara infliggendo ben otto giri di distacco a tutte le rivali a benzina. Mentre i dominatori, "Dindo" Capello e Walter Sanduz, effettuavano l'unico rifornimento (contro i tre degli altri concorrenti) mi ero reso conto che nel loro serbatoio non veniva versato gasolio ma un oleoso liquido vegetale. Che poi apprendevo esser estratto dalla colza: una 'crocifera' largamente diffusa in agricoltura e detta anche "cavolo oleaginoso". Un prodotto di chiara origine "agreste" che nulla ha a che vedere con quelli che si ottengono dalla raffinazione degli idrocarburi che fino ad oggi hanno fatto marciare i nostri motori. Una novità non da poco di questi tempi, dove l’invenzione della "Carbon Tax" con la benzina ad oltre 2.000 lire al litro, e con i continui provvedimenti restrittivi (sempre più severi e spesso sopra le righe) si tenta di limitare l'inquinamento dei grandi centri urbani. Questo carburante definito "Biodisel" viene prodotto da una nostra mezza dozzina di specifiche "mini raffinerie" tra cui quella della "Estereco" di Umbertide.

E quando un tecnico di quest'ultima, che sponsorizza le competizioni in pista della Bora Diesel, mi ha offerto di provarlo sulla mia Diesel personale (per la cronaca una Citroen ZX turbodiesel intercooler), ho accettato al volo di comprare, come si dice "sul tamburo", questa innovativa prova. Così la "Biodisel" (che non richiede alcun accorgimento per esser usato in sostituzione oppure miscelato al gasolio) ha fatto il pieno del mio serbatoio che era quasi "in riserva". Occorre precisare che il "Biodisel" (inodore e poco infiammabile) ha un rendimento energetico eguale a quello del gasolio ma la sua arma vincente è costituita dal fatto che non aggiunge anidride carbonica in atmosfera (una corresponsabile del temuto "effetto serra" per il nostro pianeta, non contiene zolfone, componenti aromatici e riduce del 50% i residui incombusti emessi dai motori Diesel. E’ quindi un carburante altamente ecologico che non richiede costosi e poco durevoli "catalizzatori", ma solo il consueto impianto EGR di riciclo dei gas di scarico. Usando per oltre una settimana questo carburante sia su strada che in città non ho mai avvertito la minima differenza sia negli avviamenti a freddo, sia nelle prestazioni velocistiche e di ripresa che solitamente fornisce la mia "ZX turbo D". Forse, ad esser pignolo, qualche chilometro in meno nella velocità di punta che viene dichiarata dalla Citroen in 185 Km/h . Quando ho rifatto il "pieno " con il gasolio riportando perfettamente a livello il serbatoio il parzializzatore kilometrico azzerato in precedenza, segnava 460 Km per percorrere i quali avevo consumato 30 litri di Biodisel. Pari a 15,300 km con un litro. Un risultato straordinariamente probante che è confermato dall'esito delle competizioni e dal fatto che in Francia, l'olio di colza (oppure quello di girasoli che ha un costo di raffinazione più alto) viene miscelato in percentuale del 5% in tutto il gasolio posto in vendita nella rete stradale. Il costo del Biodisel dovrebbe aggirarsi sulle 1000 lire al litro (più IVA ed oneri accessori) in quanto è stato esentato dal pagamento delle accise di fabbricazione. Ma il problema è ora quello della sua distribuzione e dello specifico utilizzo che per caratteristiche e disponibilità produttiva dovrebbe esser soprattutto urbano. Non è, infatti, pensabile con 125.000 tonn. di Biodisel esentate dalle accise per il trimestre 99/2001 (Legge 22-5-98 M° Finanze) si possa fare molto per sopperire ad oltre 10 milioni di tonnellate di gasolio per autotrazione distribuite annualmente dalla rete italiana.

Preferenziale sarà certamente il suo uso per i trasporti pubblici, per i taxi ed "auto blu" nell'intricato e velenoso traffico delle grandi. città. Ma è già in marcia un altro progetto ancor più avanzato. La "Estereco" sta realizzando un nuovo sistema di ripulitura e raffinazione degli olii alimentari "esausti" che friggitorie ristoranti e cucine domestiche, gettano via, inquinando cloache, tubazioni e fiumi. Raccolti da "Consorzio Olii vegetali usati" potranno servire al pari dell'attuale Biodisel a far marciare ecologicamente i propulsori a gasolio. Così dopo aver usato, durante le sanzioni e la guerra, motori a "ciclo Otto" (benzina) alimentati dal gasogeno e "carbone vegetale" e dopo aver provato a lungo il Biodisel, potrò forse, col tempo, immettere nel serbatoio i risiduati delle fritture di patatine, di pesce e di altre nostre raffinatezze alimentari.

Sergio Ferraguti

www.pugliabox.it


http://www.stradafix.com

Un contributo attivo e significativo per l’obbiettivo di Kyoto.

RAPSASPHALT Il legante con olio di colza :RapsAsphalt un conteggio affascinante
con il risultato che si chiama FUTURO!
1 mq campo di colza = 1 mq RapsAsphalt (legante con colza)

 

IL LEGANTE CON OLIO DI COLZA

Il legante con la colza è un prodotto innovativo per la manutenzione stradale quale emulsione bituminosa come legante per trattamenti superficiali. Con l’olio di colza nel legante si ottiene un miglioramento tecnico del sistema e l’utilizzo di materie prime che crescono nella natura per la manutenzione stradale. La validità del legante con l’aggiunta dell’ olio di colza è ampiamente collaudato in Austria da 10 anni. Anche nella Germania del nord ed in Baviera esistono da tempo tratti stradali sotto osservazione.
In tutto il mondo si usano prodotti petroliferi "bitumi" quali leganti, per la costruzione di strade. Perciò tutto il mondo, dipende dall’importazione di greggio e dalla politica di prezzi dei produttori
Sostituendo in buona parte il bitume con una materia prima che cresce nella natura, diminuisce il rischio di dipendere totalmente dall’importazione del greggio e in più aumentano le opportunità dell’agricoltura. Materie prime vegetali contribuiscono notevolmente alla riduzione dell’ossido di carbonio nell’atmosfera e combattono l’effetto serra in maniera efficace.
Con Rapsasphalt, il legante con olio di colza, cresce l’opportunità di sostituire parte del bitume con questo vegetale.
L’agricoltore trova pertanto spazio per entrare come fornitore nell’ambiente dei costruttori di strade. L’agricoltura può trovare più spazio, senza trascurare nulla di quanto già produce normalmente.
Gil agricoltori austriaci, produttori di colza, hanno potuto rendersi piu concorrenziali non essendo più esclusivamente fornitori per l’industria alimentare.
L’ agricoltore che semina colza non è solo produttore di alimentari, ma anche fornitore di energie e fornitore di materie prime per l’industria chimica.

Manutenzione stradale con prodotti che crescono nei campi
Le strade sono soggette ad usura a causa del traffico intenso e delle intemperie per cui devono essere mantenute sistematicamente. Un sisterna di manutenzione economico, che allunga l’uso della viabilità ed aumenta la sicurezza, è il trattamento superficiale. Oggi come legante si usano esclusivamente emulsioni bituminose e/o bitumi flussati. Il prodotto innovativo "RapsAsphalt“ legante con olio di colza è un legante bituminoso per trattamenti superficiali, che contiene una buona parte di olio di colza.
La rete stradale austriaca ha una lunghezza di ca. 200.000 km di cui ca. 160.000 km di strade
campane e comunali. La rete comunale e campana di ca. 640 millino di m2 prevede una manutenzione superficiale accurata e programmata con intervalli di 10 anni.
Utilizzando l’olio di colza i campi seminati ammontano a 6000 ettari annui. Da tenere presente
che oggi in Austria si consuma già una buona percentuale di gasolio per trazione prodotto da olio di colza e cioè il "Biodiesel“.
Secondo gli esperti di un istituto specializzato dell’agricoltura dell’Alta Austria (la zona attorno alla città di Linz) si puo dedurre di eliminare ca. 6000 kg di CO 2 per ogni ettaro di campo di colza seminato.
 

 


27 Novembre 2000 IN UMBRIA IL PRIMO DISTRIBUTORE DI OLIO DI COLZA ITALIANO

Aperto ieri presso la Libera Universita' di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio (Pg), il primo distributore di olio di colza in Italia. Chiunque adesso potra' farsi il bio-pieno a sole 1.700 lire al litro.
Nota curiosa: durante la manifestazione di apertura del bio-distributore, il direttore della Estereco Pietro Silva e il patron di casa Jacopo Fo hanno assaggiato il biodiesel, dimostrando cosi' alla stampa che non e' affatto tossico o pericoloso per la salute. Il primo pero' ha scoreggiato venti minuti dopo, mentre parlava con una giornalista che fortunatamente non ha sentito niente; il secondo, due ore dopo, in una stanza chiusa, durante una lezione del corso di Yoga Demenziale.
Nel silenzio piu' assoluto Fo ha commentato: "Tranquilli, vado a olio di colza!!!"

 

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