Se l'olio di
ricino è stato il simbolo di un regime, un altro olio,
quello di colza, si candida ad essere l'emblema di una
rivolta popolare. Non contro un monopolio politico, ma
contro un monopolio economico: quello delle grandi compagnie
petrolifere che impediscono la diffusione di carburanti
alternativi, più economici e più ecologici, come il
biodiesel.
Oggi sulle strade italiane fare un pieno di biodiesel, il
carburante ricavato dal trattamento degli scarti delle
lavorazioni agricole di diverse colture (la colza appunto,
ma anche girasoli e barbabietole) è praticamente
impossibile, ma sempre più automobilisti hanno scoperto che
per far funzionare le loro macchine diesel va benissimo
anche il comunissimo olio di colza, e persino quello di semi
vari. Il rifornimento non si fa più quindi al distributore,
ma al supermercato, dove basta comprare del banalissimo olio
da frittura a un prezzo che si aggira solitamente sui 65
centesimi al litro. Il tam tam di quella che può sembrare
l'ennesima leggenda metropolitana, ma non lo è affatto, è
partito dal nordest, dove sono più diffusi i discount della
Lidl, uno dei pochi supermercati che ha sui suoi scaffali
l'olio di colza, un prodotto che in cucina viene decisamente
snobbato dagli esigenti consumatori italiani.
Non siamo ancora al boom, come ha sostenuto qualcuno, visto
che dall'ufficio acquisti della direzione generale della
Lidl fanno sapere di non avere riscontrato nessuna impennata
particolare nelle vendite di olio di colza, ma anche parlare
di nicchia rischia di essere riduttivo. Per rendersi conto
di quanto questa alternativa stia appassionando gli
italiani, stretti nella morsa dello smog e del caro
petrolio, basta digitare su Google le parole "olio di
colza". Il motore di ricerca vi svelerà un mondo di decine e
decine di forum dove gli automobilisti si scambiano consigli
su come passare all'olio, dove trovarlo e quanto pagarlo.
Sul solo forum dell'autorevole "Quattroruote" i messaggi
arrivati sul tema dallo scorso settembre sono più di
dodicimila.
Le testimonianze sul fatto che il "trucco" funziona davvero
sono tantissime e del resto non c'è da meravigliarsi più di
tanto visto che il primo motore messo a punto da Rudolph
Diesel nel 1893 andava proprio a olio di canapa e cereali.
Sulle accortezze da usare per fare il grande salto con le
automobili di oggi, i pareri però divergono ed è difficile
capire chi ha ragione. C'è chi lo consiglia in piccole o
medie percentuali da aggiungere al diesel normale, chi lo
usa assoluto, ma solo con auto vecchie, chi sostiene che
assoluto va bene ma con i motori nuovi, chi suggerisce di
cambiare la pompa e prenderne una più resistente. E non
manca chi si lamenta per il puzzo di fritto e chi giura di
camminare grazie all'olio esausto comprato a prezzi
stracciati da una rosticceria cinese che altrimenti dovrebbe
pagare per smaltirlo correttamente.
Un dato però è certo: usare olio di colza acquistato al
supermercato, in qualsiasi quantità, è illegale perché chi
lo fa froda il fisco. Il Testo Unico del 1995 in materia di
accise stabilisce infatti che qualsiasi prodotto venga usato
come carburante o come additivo deve essere soggetto a
tassazione.
C'è da augurarsi quindi che gli italiani non diventino in
massa evasori fiscali, ma l'aver scoperto anche grazie
all'informazione "dal basso" di internet che i carburanti
vegetali sono una realtà a portata di mano potrebbe dare una
scossa alla diffusione del biodiesel ufficiale, che rispetto
all'olio di colza oltre a essere in regola con la legge dà
maggiori garanzie per i motori grazie al processo di
esterificazione che priva il carburante della glicerina. I
vantaggi per la collettività sarebbero enormi.
Innanzitutto per l'ambiente e il portafoglio. Il biodiesel,
una volta prodotto su larga scala, avrebbe prezzi molto
competitivi e riduce drasticamente molte emissioni nocive:
le polveri sottili, gli idrocarburi policiclici aromatici e
lo zolfo, i nemici più temibili dell'aria delle nostre
città, mentre l'anidride carbonica responsabile dell'effetto
serra viene riassorbita dalla crescita delle nuove piante.
Inoltre, a differenza del petrolio, l'Italia, per quanto in
ritardo rispetto ad altri paesi europei, potrebbe soddisfare
in proprio buona parte delle sue necessità di biodiesel. Un
obiettivo auspicato dalla stessa Unione Europea che nella
direttiva 30/2003 fissa per il 2010 in Italia un consumo di
800.000 tonnellate annue di biodiesel in grado di garantire
una sostituzione compresa tra il 2% e il 5,75% del totale
consumo di carburante con biocarburanti.
STORIA DELL'OLIO DI COLZA
Olio di colza, di cosa si tratta? Fino a pochi anni fa era considerato soltanto un prodotto alimentare di qualità inferiore nei condimenti di cucina. Oggi l'olio di colza emerge all'attenzione di tutti come carburante alternativo al diesel. Se la notizia stupisce gli italiani, andando ad approfondire si scopre che gli oli vegetali hanno accompagnato la nascita delle prime automobili. Il motore diesel ha iniziato a funzionare proprio con gli oli vegetali. Nel 1893 Rudolph Diesel mise a punto il primo motore "diesel" utilizzando come carburante olio di canapa e cereali (fonte Repubblica.it). L'uso dell'olio vegetale come carburante nacque pertanto con i primi motori di fine ottocento.
Nel corso del novecento gli oli vegetali furuno utilizzati come carburanti in varie occasioni. Durante la seconda guerra mondiale l'olio di colza fu utilizzato in particolar modo per i motori nautici. Una scelta resa necessaria dalle difficoltà di approvvigionamento petrolifero dalle aree mediorientali.
La storia merceologica dell'olio di colza è però ben più antica. Nel tardo medioevo l'olio di colza era ulilizzato in molte città del nord Europa per l'illuminazione pubblica delle strade. L'uso dell'olio di colza in cucina non era ancora diffuso.
L'uso alimentare dell'olio di colza crebbe dopo la seconda guerra mondiale. La produzione per scopi alimentari venne però fortemente penalizzata negli anni '70 a causa degli studi sull'effetto della colza sulla salute umana che ne frenarono la sua competizione nei confronti degli altri oli di natura vegetale. La colza ha comunque continuato ad occupare un posto nei mercati alimentari come prodotto di qualità inferiore.
La coltivazione viene sviluppata prevalentemente in ambienti collinari. In Italia è al terzo posto nella produzione da piante oleifere dopo la soia e il girasole. I principali produttori mondiali di olio di colza sono il Canada, l'India e il Pakistan.
Secondo una tesi svolta sull'utilizzo della colza, richiamata anche in un articolo di Kataweb, la superficie destinata alla coltivazione della colza oscilla intorno ai 26 milioni di ettari pari ad una produzione di 12,4 milioni di tonnellate d'olio.
Per il futuro, è facile prevedere una crescita della produzione di colza e della sua redditività trainata in modo prevalente dagli usi non alimentari. Dopo aver letto la storia della colza sembra strano non aver mai sentito parlare di biocarburanti e di biodiesel fino ad ora.
Ecoage - 17 marzo 2005
N. 149 - 1 marzo 2006
BENZINA: E' OBBLIGO "PULIRLA" CON 400MILA TON. DI
BIOCARBURANTE COLTIVATO
Coldiretti: l'energia dei campi sarà presente per legge nei
serbatoi di tutte le auto in circolazione
Nei serbatoi di tutte le auto dovranno essere aggiunte ai normali carburanti circa 400mila tonnellate di biocarburanti, come bioetanolo e biodiesel che possono essere ottenuti indirizzando a coltivazioni energetiche 273mila ettari di terreno nazionale, destinati peraltro a moltiplicarsi negli anni successivi per arrivare a quasi un milione e 400mila ettari nel 2010. E' questo l'effetto stimato dalla Coldiretti della conversione definitiva in legge del decreto agricoltura nel quale si prevede che "dal primo luglio 2006 i produttori di carburanti diesel e di benzina sono obbligati a immettere al consumo biocarburanti di origine agricola" "in misura pari all'1 per cento" che "è incrementata di un punto per ogni anno, fino al 2010". Con la rivoluzione nei serbatoi sollecitata dalla Coldiretti che ha promosso con centinaia di agricoltori un presidio di due giorni al Senato, dove è stato anche allestito uno speciale distributore di biocarburanti, l'Italia coglie una opportunità che concilia le esigenze di ridurre l'inquinamento ambientale previste dal protocollo di Kyoto con la necessità di trovare fonti energetiche alternative al gas e al petrolio. Si tratta di un determinante passo in avanti per rispettare l'obiettivo fissato dall'Unione Europea di utilizzare i biocarburanti per sostituire entro il 2010 il 5,75 per cento dei carburanti derivanti dal petrolio utilizzati per i trasporti. I biocarburanti derivano dalle coltivazioni agricole che l'agricoltura italiana produce in abbondanza e in particolare il bioetanolo - spiega la Coldiretti - viene prodotto tramite processi di fermentazione e distillazione di materiali zuccherini, amidacei o sottoprodotti come cereali, barbabietola da zucchero e prodotti della distillazione del vino, mentre il biodiesel deriva dall'esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza e il girasole. Con il biodiesel - sottolinea la Coldiretti - è possibile ridurre dell'80 per cento le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e del 50 quelli di particolato e polveri sottili mentre con il bioetanolo si riducono le emissioni di idrocarburi aromatici come il benzene del 50 per cento e di oltre il 70 per cento l'anidride solforosa, mentre cali più contenuti si hanno anche per il particolato e per le polveri sottili. La fornitura di energia pulita dai campi - precisa la Coldiretti - viene condizionata alla stipulazione di intese di filiera, accordi quadro o di un contratto di programma e alla garanzia di tracciabilità necessaria a ricostruire il percorso del biocarburante attraverso tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione con particolare riferimento all'origine del prodotto agricolo utilizzato. Non sono solo le coltivazioni però a essere chiamate in aiuto all'emergenza energetica e il provvedimento - continua la Coldiretti - prevede anche che "il gestore della rete di trasmissione nazionale assicura la precedenza, per una quota annuale fino al 30 per cento, all'energia elettrica prodotta da biomasse o da biogas" ottenuto dai reflui e dalle deiezioni degli allevamenti e che viene equiparato al gas normale. L'Unione Europea ha recentemente adottato un progetto di comunicazione sul piano strategico per lo sviluppo di biocarburanti per l'Unione nei prossimi anni nel quale si evidenzia che in Europa - riferisce la Coldiretti - il 4 per cento del fabbisogno energetico è attualmente soddisfatto dalla biomassa; se si sfruttasse l'intero potenziale di tale risorsa, di qui al 2010 tale valore potrebbe più che raddoppiare, passando da 69 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio del 2003 a circa 185 nel 2010. Un ruolo importantissimo in tale prospettiva dovrebbe giocare appunto l'agricoltura, contribuendo a tale risultato tramite le colture energetiche per oltre 45 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. I benefici che si ricaverebbero dal raggiungimento di tali risultati sono la riduzione di oltre il 40 per cento dell'energia importata, un forte contenimento delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra necessaria per il rispetto degli accordi di Kyoto e l'incremento dei posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali di circa 300 mila unita, dei quali circa il 10 per cento in Italia. Negli Stati Uniti si punta a raddoppiare la loro già elevata produzione entro il 2012 con 28,4 miliardi di litri tra bioetanolo, biodiesel e combustibile da biomasse.
I CAMPI DA
COLTIVARE PER RIEMPIRE IL SERBATOIO
|
|
CONSUMI (tonn.) |
APPORTO BIOCARBURANTI |
ETTARI DA COLTIVARE |
|
BENZINA |
14.926.000 |
149.260 |
29.850 |
|
GASOLIO |
24.321.000 |
243.210 |
243.210 |
|
TOTALE (I anno) |
39.247.000 |
392.470 |
273.060 |
|
TOTALE (II anno) |
|
|
576.420 |
|
TOTALE (2010) |
|
|
1.395.600 |
Fonte: Elaborazioni Coldiretti con ipotesi che 1 ettaro produca o 5 tonnellate di bietanolo o 1 di biodiesel.
22 settembre 2005
La provincia di Firenze presenta il trattore a olio di semi
Tecnologia
esclusiva su progetto dell'Università di Firenze
Un trattore agricolo
alimentato a olio vegetale: non è un sogno e neppure un
progetto del futuro, ma una realtà che l'Assessorato
Ambiente Agricoltura Caccia e Pesca della Provincia di
Firenze presenta oggi in anteprima nel Palazzo Medici
Riccardi a Firenze. Il trattore, che la Provincia impiegherà
per lo più nei propri cantieri forestali, è stato fabbricato
in Germania dalla ditta Deutz-Fahr ed è stato convertito ad
olio vegetale puro (PPO – Pure Plant Oil), con una
tecnologia esclusiva, da una società anch'essa tedesca, su
progetto del CREAR, Centro Inferfacoltà di Ricerca sullo
sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, dell'Ateneo
fiorentino.
I vantaggi sono evidenti: l'abbattimento delle emissioni di
gas serra, il rilancio di colture alternative ad alto
reddito, l'abbattimento della bolletta energetica,
biodegradabilità al 100%, autoproduzione del carburante.
Usando l'olio puro come carburante per i trattori, è anche
ipotizzabile un sistema "chiuso", nel quale l'azienda può
produrre l'olio in proprio (spremuto dall'azienda stessa o
presso impianti consortili) ed utilizzato nei macchinari e
negli impianti della stessa. Il progetto fiorentino si è
basato sulla conversione del motore diesel di una trattrice
(marca Deutz-Fahr) di nuova acquisizione, effettuata dalla
VWP Vereinigte Werkstatten fur Planzenoltechnologie, una
delle società che, al momento, dispone della tecnologia di
conversione.
La conversione di motori a combustione interna all'utilizzo
di combustibili non convenzionali richiede una attenta
analisi della tipologia di motore su cui si intende
intervenire e la modifica ed adattamento di numerosi
componenti, quali: sistema di iniezione, iniettori,
controllo elettronico dell'iniezione, sistema di stoccaggio
del combustibile (serbatoi), etc.
Il carburante necessario alla trattrice sarà inizialmente
acquistato sul mercato, ma l'obiettivo finale è quello della
autoproduzione.
Fonte: Rete Lilliput
PADOVA- PRIMO "RACCOLTO" DI GIRASOLE PER LA PRODUZIONE DI OLIO VEGETALE
Fra pochi giorni in provincia di Padova ci sarà il primo "raccolto" di girasole per la produzione di olio vegetale da usare come combustibile alternativo al petrolio. Si tratta della seconda fase del progetto sperimentale "Azienda Agrienergetica": dodici ettari di girasole coltivati in tre aziende agricole della provincia porteranno alla produzione di carburante da usare nelle stesse aziende agricole o per i trasporti pubblici. E' il primo e significativo passo verso le energie alternative da fonti rinnovabili, strada obbligata di fronte al continuo aumento del costo del petrolio e opportunità di reddito. «Con un prezzo del petrolio che segna un nuovo record storico e sfonda i 70 dollari al barile diventa competitiva la scelta di produrre carburanti come il bioetanolo e il biodiesel ottenuti a partire dai cereali o dalle barbabietole e dalla colza o dal girasole - afferma Paolo Martin, direttore di Coldiretti Padova -. I settanta dollari al barile sono considerati da molti esperti internazionali come il valore soglia oltre il quale l'energia dei campi diventa competitiva, senza considerare i positivi effetti sull'inquinamento atmosferico». E in Italia secondo un recente studio del CETA (Centro di Ecologia teorica ed Applicata) dalla riconversione a colture energetiche di 700.000 ettari di terreno attualmente coltivati a seminativo è possibile produrre combustibili che consentono di risparmiare 2,2 milioni di tonnellate di petrolio/anno mentre dalla semplice utilizzazione dei residui delle colture agricole tradizionali sono disponibili ulteriori economie di 2,3 milioni di tonnellate. «Anche a Padova è possibile - continua Martin - perché aziende che attualmente producono cereali, una scelta ormai poco redditizia, potrebbero fornire legname per la produzione di energia pulita». Con le coltivazioni dedicate alla produzione di biocarburanti (biodiesel e bioetanolo), l'utilizzazione di residui agricoli, forestali e dell'allevamento e l'installazione di pannelli solari nella aziende agricole è possibile arrivare a coprire entro il 2010 fino al 13\% del fabbisogno energetico nazionale, risparmiare oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio e ridurre le emissioni di anidride carbonica di origine fossile di 30 milioni di tonnellate.
03/06/05 www.gazzettino.it
Beppe Grillo:
AVETE UN DIESEL?
La colza danneggia gravemente Siniscalco. [Beppe Grillo]
Prima di fare questo discorso occorre una piccola premessa.
Quanto sto per dire danneggia gravemente il ministero delle
finanze, inoltre e' considerato "truffa" dallo stato. Se
deciderete di mettere in atto quanto NON vi consiglio affatto
di fare, quindi, sarete perseguibili e io ovviamente NON vi
consiglio di farlo. VI spiego semplicemente e nel dettaglio
cosa NON fare.
La premessa criminosa e' la seguente: quando i motori diesel
vennero ideati, non esisteva ancora il carburante che oggi noi
definiamo "diesel". Non esisteva perché non esistendo i motori
diesel, nessuno (escluso il buon Diesel) si era mai chiesto con
cosa farli camminare.
Quindi, i primi motori diesel furono concepiti avendo come
combustibile degli oli vegetali, come l'olio di semi, l'olio di
soia, l'olio di girasole, l'olio di semi vari, e così via. Si',
proprio cosi', quelli che usate in casa per friggere.
La domanda e': e i motori di oggi? La risposta e' : idem. La
stragrande maggioranza dei motori diesel (credo potreste avere
dei problemi con quelli turbocompressi) e' capace di bruciare
uno qualsiasi degli olii che si usano in cucina, con l'eccezione
dell'olio di oliva (dovreste prima surriscaldarlo, aspettare
che decanti il residuo, e poi ossidare alcune sostanze
facendoci gorgogliare dell'aria mentre bolle. Far passare
dell'ossigeno dentro un combustibile liquido che bolle non e'
mai saggio, quindi non lo fate se non vi chiamate Enichem di
cognome. Perdipiu' il numero di esano e' alto, quindi il botto
lo sentirebbero molto lontano).
Comunque, la notizia che il Resto del Carlino dava oggi e' la
seguente. La gente, a quanto sembra , sta iniziando a scoprire
l'olio di colza. L'olio di colza e' un oliaccio di merda che le
industrie usano per friggere su larga scala, e ha due vantaggi:
il primo e' che rovina il fegato molto lentamente , il secondo
e' che costa poco. Costa poco nel senso che all'ingrosso e nei
discount il suo prezzo oscilla tra il 0.45 e i 0.65 euri/litro.
E quindi il Carlino dice che molta gente, "complice il tam tam
su internet" inizia a prendere d'assalto i discount per comprare
questo olio. Dopodiche' lo si ficca nel motore.
Problemi tecnici? L'unico problema tecnico e' che l'olio
vegetale e' leggermente piu' denso degli altri, e quindi
potrebbe dare dei problemi all'accensione. L'ideale sarebbe
partire con il diesel petrolifero, e poi iniziare con l'olio di
semi vari, o l'olio di colza. Questo significa che la cosa
migliore da fare e' testare sul vostro motore quale sia la
percentuale massima di olio vegetale che potrete usare. Prima
ne aggiungete il 10% e vedete come va, poi il 20% e vedete come
va, poi il 40% e vedete come va, eccetera.
LA cosa che dovrete verificare e' come si comporta in
accensione. I vecchi motori diesel, quelli non common-rail,
quelli con le candelette di preriscaldamento per intenderci,
NON hanno alcun problema e ci potrete cacciare dentro quanto
olio vegetale volete. Quelli common rail invece vanno
verificati come dicevo prima, aggiungendo lentamente
percentuali sempre piu' alte di olio vegetale.
Non sarebbe stranissimo se riusciste anche voi, come la maggior
parte, ad aggirarvi sul 75% - 80%. L'olio di semi, l'olio di
colza, possono costare anche 0.45-0.50 al litro. Il diesel...
Tutto qui, direte voi?
No, non e' tutto qui. Perche' lo stato considera questa cosa una
truffa, cioe' un reato. Se voi, cioe', comprate legalissimamente
un litro di olio di colza e anziche' friggerci i calamari lo
infilate nel serbatoio del vostro diesel per lo stato state
compiendo un reato che e' truffa, perche' state evadendo la
tassa che c'e' sui carburanti.
Non importa il fatto che l'automobile sia VOSTRA e anche l'
olio sia VOSTRO e quindi ci fate quel che volete. Lo stato dice
che nel momento in cui diventa carburante , qualsiasi cosa
debba pagare delle accise. Quindi nel momento in cui io sbatto,
che so, il resto del carlino nella stufa, sto compiendo una
truffa perche' il resto del carlino NON paga l'accisa sui
carburanti ad uso domestico.
Allora, qual e' il problema? Il problema e' che il carlino
vorrebbe dare la notizia, come la voglio dare io, mentre lo
stato (che teme che la gente sappia come truffarlo) non
vorrebbe. E cosi', i giornalisti sono minacciati di denuncia,
per istigazione a delinquere, qualora dicessero che tale
operazione sia possibile, e che tale operazione sia
vantaggiosa.
Quindi, mi adeguo.
Allora, con questa operazione il diesel lo pagate dai 0.45 ai
0.65 euri al litro. Siccome il diesel petrolifero , come e'
noto, costa MENO di cosi', allora l'operazione e' svantaggiosa.
Allo stesso modo, bruciare olio di colza inquina zero. Inquina
zero perche' siccome il bilancio chimico di una pianta e' nullo,
il CO2 che buttate nell'atmosfera e' lo stesso che la pianta ha
assorbito per crescere, e il bilancio per il pianeta e' nullo.
Le misurazioni poi mostrano come il tasso di zolfo sia
pressoche' nullo, e le polveri sottili siano la meta' del
diesel petrolifero. Siccome inquinare e' BELLO, allora
ovviamente (in ottemperanza alle leggi vigenti) devo dirvi che
usare l'olio di colza e' SBAGLIATO perche' rispetta l'ambiente,
cosa che , come sappiamo tutti, non e' giusto fare.
Come se non bastasse, l'olio di colza ha un numero di esano
leggermente (il 3%) migliore rispetto al diesel petrolifero,
ovvero il vostro motore non solo durera' di piu', ma avra' una
resa migliore e brucera' meno combustibile. E questo, come ci
insegnano le vigenti leggi, e' MALE, perche' dire il contrario
sarebbe istigare alla truffa.
La stessa cosa vale per l'olio di canapa, che e' ancora
migliore rispetto ai precedenti due. Errata corrige: trattandosi
di truffa contro lo stato, e' ancora PEGGIORE. Sporca di meno,
mentre noi tutti sappiamo che inquinare e' BELLO, rende di piu',
e non c'e' bisogno che vi elenchi le insidie del risparmo
(pratica immonda e scellerata) e, come se non bastasse, e' una
sonora mazzata nei coglioni a Siniscalco, la persona in italia
le cui gonadi stanno piu' a cuore a tutti noi. Guardatelo: i
suoi occhioni profondi, quello sguardo languido e sensuale,
l'espressione viva e intelligente: come pensate di dare un
dispiacere ad un "piezz'e'core" del genere?
Quindi, vi esorto a NON piegarvi a queste diaboliche pratiche
consistenti nel risparmiare (vade retro, satana!) soldi mettendo
(coprite gli occhi alle vostre figlie) olio di colza nel
serbatoio della vostra automobile diesel (che Siniscalco mi
perdoni, l'ho detto!), risparmiando per di piu' di inquinare il
pianeta (che come sappiamo invece necessita di dosi crescenti di
inquinamento.
La colza danneggia gravemente Siniscalco.
Aut min conc.
Fate finta che ci sia anche un bell rettangolo color nero
"annuncio funerario" attorno, come nelle sigarette.
Come mai dico questo? Dico questo non perche' sia una novita',
ma perche' e' una di quelle notizie che non si dovrebbero far
circolare, e che sui giornali non trovano spazio. Motivo
evidente: contate il numero di pubblicita' di aziende che fanno
carburanti, e il numero di pubblicita' di aziende che fanno
olio vegetale, e scoprirete il perche'.
Siccome in USA c'e' un dibattito sul potere dei blog, mi
piacerebbe fare un test: vedere quanto si diffonde una notizia
(sebbene gia' nota a molti) in barba alla censura industriale
che vige sui giornali, e che usa il ricatto "non faccio piu'
pubblicita' sul tuo giornale se non dici cosa voglio io".
Quindi, se vi va, e avete un blog, replicate o linkate questo
articolo, o dite le stesse cose con parole vostre. Non so
perche', ma a me Siniscalco non fa tanto sesso.
In generale, comunque, oltre all'olio di colza e a quello di
canapa che sono gli ideali, vanno bene anche l'olio di semi di
girasole, quello di semi vari, quello di mais. L'unica
discriminante e' il costo al litro, il che esclude l'olio di
oliva, oltre ai problemi legati alla densita'.
Beppe Grillo
=== C A C A O E L E F A N T E ===
~-~-~ 19 marzo 2005 ~-~-~
Edizione del sabato:
BIODIESEL
Come abbiamo anticipato qualche giorno fa, torniamo a parlare a
biodiesel. In verita' ne parlammo molto nel 2000 ma come spesso
accade per le cose belle, nessuno ci filo' di striscio. Aprimmo
anche un distributore di biodiesel, il primo in Italia, 1.700
lire al litro. Chiuso tre anni dopo.
Tentiamo ora di fare il punto della situazione, segnalandovi
anche alcuni link che ci sono sembrati interessanti.
Leggi inoltre il comunicato stampa di Jacopo Fo sul risparmio.
http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2349
La storia in breve
Su
http://www.cacaonline.it trovate i primi comunicati stampa
per la diffusione del biodiesel (siamo nel lontano 2000...), la
storia del nostro "distributore" di olio di colza, la petizione
per aumentare il contingente annuo esente da accisa.
Di nuovo c'e' una pagina dove abbiamo aggiunto alcuni aspetti
tecnici del biodiesel, da cui risulta che e' in grado di ridurre
fino al 90% le emissioni di idrocarburi incombusti e fino al
50-60% le emissioni di particolati, principali responsabili
dello smog in citta'.
Tra il 2001 e il 2002 l'interesse per i biocarburanti si
diffonde a macchia d'olio: ne e' una testimonianza, nell'ottobre
2001, il servizio di Report "Un girasole nel motore" (http://www.report.rai.it/2liv.asp?c=n&q=8).
Nel 2003, con la collaborazione dell'Emporio Alcatraz di Schio
(Vicenza) si costituisce su Yahoo un gruppo di discussione sul
biodiesel:
http://it.groups.yahoo.com/group/probiodiesel/: c'e' chi ha
provato, chi vorrebbe e non sa come fare, chi da' consigli...
Nel frattempo qualche distributore apre, e poi qualcuno
chiude...
La situazione attuale
Cominciamo dall'Europa. Il biodiesel e' correntemente in
commercio in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica
Ceca, Slovenia e Stati Uniti. In Austria e Germania viene
utilizzato biodiesel puro, in Francia 7 raffinerie su 13
incorporano il biodiesel nel gasolio in percentuale del 5% e
oltre 30 gruppi industriali utilizzano veicoli con biodiesel al
30% (Fonte: Coldiretti). In Germania, in particolare, vi e' una
forte sensibilizzazione verso l'utilizzo del biodiesel: puo'
essere utilizzato in motori che siano stati costruiti prevedendo
l'utilizzo di elastomeri ad esso resistenti e un numero
crescente di costruttori ha previsto la possibilita' dell'uso di
biodiesel nei loro motori, incluse Mercedes-Benz, Volkswagen,
Massey Ferguson e John Deere.
Complessivamente si ritiene che nel mondo siano quasi un milione
i veicoli alimentati con biodiesel, e la Germania detiene
l'invidiabile record dei due terzi del consumo europeo. Oltre
alla forte sensibilizzazione della popolazione, un ruolo
fondamentale lo gioca il fatto lo stato tedesco permette la
vendita di biodiesel puro, senza limiti quantitativi. In
Inghilterra si parla da poco di biodiesel, posto che solo
dall'aprile 2002 questo Paese ha iniziato una parziale
defiscalizzazione del prodotto.
L'Europa ha recentemente promosso due direttive per
l'incentivazione della produzione di biocarburanti.
Olio di frittura nel tuo motore?
In base alle nostre ricerche, tutte le auto con motore diesel
possono usare l'olio di colza senza che questo danneggi l'auto.
Secondo quanto riporta Quattroruote funziona cosi': i motori
diesel piu' vecchi (e piu' semplici) possono usare senza
problemi il biodiesel, mentre nelle auto nuove bisogna apportare
delle piccole modifiche al motore (spesa intorno ai 100-200
euro). Il problema del biodiesel e' che puo' danneggiare le
parti in gomma dei componenti di alimentazione, come manichette
e guarnizioni pompa diesel, che tuttavia in molte autovetture
non sono, appunto, in gomma. In Germania, ad esempio, dove ci
sono numerosi distributori di biodiesel, la FIAT non ne
autorizza l'uso, pertanto non ci sarebbe garanzia delle parti
deteriorate in caso di guasto. La VW ne autorizza l'uso, ma la
casa produttrice delle pompe diesel da lei impiegate (BOSCH) per
paradosso no. Molte autovetture nuove non presentano tuttavia
questo inconveniente (Mercedes, Seat, Volkswagen appunto,
BMW...).
Sembra inoltre che a lungo andare l'olio di colza lasci dei
depositi e quindi si rende necessaria una pulizia periodica del
motore.
Attenzione anche a un'altra cosa: non si deve utilizzare olio di
colza puro, ma un olio raffinato, privato della glicerina. E'
anche meglio utilizzare una miscela di olio di colza e gasolio
normale, anche questo per ridurre al minimo rischi per il
motore.
In calce a questo numero di Cacao trovate una serie di link,
molti dei quali elencano le autovetture che possono utilizzare
olii vegetali. Sul punto l'ultima parola dovrebbe comunque
spettare al nostro meccanico di fiducia.
E comunque molti ci hanno scritto confermandoci che mettono
anche l'olio di semi comprato al discount o quello esausto delle
fritture (e la macchina non e' esplosa!).
Ma si puo' fare?
Facciamo un distinguo: se per biodiesel intendiamo una buona
percentuale di gasolio miscelato con olii vegetali (che e'
quanto si trova nelle poche pompe distribuite sulla rete
autostradale) non ci sono problemi.
Potrebbe invece configurare un vero e proprio atto di
disobbedienza civile quello di farsi il pieno di olio vegetale
acquistato al supermercato, in quanto si evade il fisco per le
imposte sui carburanti. E' come utilizzare diesel agricolo (su
cui gravano meno imposte del diesel tradizionale) per la normale
autotrazione.
Su questo punto non e' chiaro se il cittadino privato che
acquista l'olio di colza al supermercato e' perseguibile
direttamente, ma rimane che si tratta di una violazione della
legge.
Conclusioni
In Francia il premier Raffarin ha annunciato di voler triplicare
nei prossimi tre anni il contingente di biodiesel
defiscalizzato. Un passo che prima o poi anche l'Italia dovra'
compiere, in ottemperanza della direttiva europea 30/2003 che
prevede una sostituzione progressiva dal 2% al 5,75% del totale
consumo di carburante con biocarburanti.
L'Italia dovrebbe defiscalizzare, entro il 2010, 800.000
tonnellate annue di biodiesel. L'ultima finanziaria prevede
un'esenzione da accisa per sole 200mila tonnellate!
Con la coltivazione di 350.000 ettari di colza e girasole, in
grado di produrre 0,85 tonnellate/ettaro di biodiesel puro
sarebbe possibile ottenere 300.000 tonnellate di biodiesel che,
integrate nel carburante al 5%, assicurano a oltre 3 milioni di
auto, l'autonomia per un intero anno (20.000 km). (Fonte:
Coldiretti)
In attesa di tutto cio', disobbediamo civilmente.
Link utili:
I produttori:
-
http://www.assobiodiesel.it/ Sito dell'associazione italiana
produttori biodiesel
-
http://www.stcgroup.com/estereco Sito dell'Estereco, una
delle prime aziende produttrici di biodiesel
-
http://www.novaol.it/ Altra azienda produttrice di biodiesel:
si tratta di un sito con molte informazioni interessanti anche
da un punto di vista tecnico: da leggere le FAQ
-
http://www.comlube.it Azienda produttrice di biodiesel
-
http://www.italbioil.com Azienda produttrice di biodiesel
Notizie utili:
-
http://itabia.ing.univaq.it/biodiesel_nel_web.htm Italian
Biomass Association: portale sui siti relativi al biodiesel
-
http://space.tin.it/clubnet/xcmbqu/biodiesel.htm Sito
"casalingo" che elenca marche e modelli di autovetture che
utilizzano il biodiesel
-
http://www.cmmlaser.it/biodiesel.htm Sito di un'azienda che
dal 2002 utilizza biodiesel per i propri mezzi di trasporto
http://www.coldiretti.it/vicenza/il%20coltivatore/Febbraio2002/Combattere%20lo%20smog%20con%20l'energia%20verde.html
Sito che riporta l'esperienza francese e da' alcuni dati
normativi italiani con relativa applicabilita'
-
http://www.ecotrasporti.it/biodiesel.html Si occupa
principalmente di macchine a idrogeno, ma c'e' qualche notizia
(aggiornata al 2003)
-
http://www.greensite.it/energia/biodiesel_2.htm Notizie a
proposito della diffusione di biodiesel in Europa
-
http://www.greensite.it/energia/prod.biodiesel.htm Come
produrre il biodiesel in casa
-
http://www.combustibile.it/biodiesel/biodiesel.html Presente
un forum sul biodiesel e una serie di link interessanti (con
notizie tratte dal sito di Novaol)
-
http://www.progettomeg.it/biocarburanti.htm Fornisce
interessanti informazioni non solo sul biodiesel ma anche sul
bioetanolo
-
http://www.roisan.com/biodiesel.htm L'autore del sito
sperimenta il biodiesel da tempo. Il sito contiene un forum sul
biodiesel
-
http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/184.htm
La posizione della Coldiretti in un articolo del 17 marzo 2005
-
http://www.biodiesel.com/ (in inglese)
TUTTI PAZZI PER L'OLIO DI COLZA AL NORD ORMAI È INTROVABILE
Sempre più automobilisti hanno scoperto che per far funzionare
le loro auto diesel va benissimo anche il comunissimo olio di
colza, e persino quello di semi vari
di VALERIO GUALERZI
(16 marzo 2005) www.repubblica.it
La mappa dei distributori - I vari tipi di gasolio - Il commento di Confagricoltura - Il commento di Coldiretti - Il commento della Federazione benzinai del Trentino - Il Bludiesel - L'AdvanceDiesel
Se ne sono accorti anche i telegiornali. Nel fine settimana Tg3 e Tg2 hanno riportato la notizia che in Trentino Alto Adige l'olio di colza va a ruba. In molti avrebbero scoperto che il proprio motore diesel può andare ad olio di semi invece che a gasolio, con vantaggi per l'ambiente e per il portafoglio. Un litro di olio di semi vari o di colza all'hard discount viene infatti circa la metà di un litro di gasolio. Seppur compatibile senza dover modificare il motore, l'olio di colza non è caricato dell'accisa sui carburanti e quindi utilizzarlo come tale sarebbe un reato fiscale.
Proprio per ragioni fiscali infatti l'Unione Europea fissa ogni anno dei limiti contingentati per l'uso di biodiesel e questo non è disponibile per l'autotrazione dei provati cittadini. Non ci sono infatti in Italia distributori con questo carburante. Seppur Ecoblog consigli di verificare il motore con il proprio meccanico di fiducia, prima di sperimentare una trazione con percentuali di olio di semi, ci sono già molti italiani che lo sperimentano sulla propria auto. Ecoblog conosce esperienze positive e negative in tal senso. Meglio esser prudenti piuttosto che pentirsi dopo migliaia di chilometri.
Nostra singolare prova con un nuovo carburante vegetale 400 KM. CON L'OLIO DI COLZA NEL SERBATOIO AL POSTO DEL GASOLIO
Non è stato un ponderoso "test tecnico". Bensì, un imprevisto, casuale "viaggio di prova" con un nuovo carburante vegetale che propone inusitati traguardi per le auto Diesel. La vicenda è partita durante le "4 Ore di Vallelunga" dove la nuova "Bora" Diesel "Common rail" della Volkswagen ha vinto (in versione "Superturismo") a mani basse la gara infliggendo ben otto giri di distacco a tutte le rivali a benzina. Mentre i dominatori, "Dindo" Capello e Walter Sanduz, effettuavano l'unico rifornimento (contro i tre degli altri concorrenti) mi ero reso conto che nel loro serbatoio non veniva versato gasolio ma un oleoso liquido vegetale. Che poi apprendevo esser estratto dalla colza: una 'crocifera' largamente diffusa in agricoltura e detta anche "cavolo oleaginoso". Un prodotto di chiara origine "agreste" che nulla ha a che vedere con quelli che si ottengono dalla raffinazione degli idrocarburi che fino ad oggi hanno fatto marciare i nostri motori. Una novità non da poco di questi tempi, dove l’invenzione della "Carbon Tax" con la benzina ad oltre 2.000 lire al litro, e con i continui provvedimenti restrittivi (sempre più severi e spesso sopra le righe) si tenta di limitare l'inquinamento dei grandi centri urbani. Questo carburante definito "Biodisel" viene prodotto da una nostra mezza dozzina di specifiche "mini raffinerie" tra cui quella della "Estereco" di Umbertide.
E quando un tecnico di quest'ultima, che sponsorizza le competizioni in pista della Bora Diesel, mi ha offerto di provarlo sulla mia Diesel personale (per la cronaca una Citroen ZX turbodiesel intercooler), ho accettato al volo di comprare, come si dice "sul tamburo", questa innovativa prova. Così la "Biodisel" (che non richiede alcun accorgimento per esser usato in sostituzione oppure miscelato al gasolio) ha fatto il pieno del mio serbatoio che era quasi "in riserva". Occorre precisare che il "Biodisel" (inodore e poco infiammabile) ha un rendimento energetico eguale a quello del gasolio ma la sua arma vincente è costituita dal fatto che non aggiunge anidride carbonica in atmosfera (una corresponsabile del temuto "effetto serra" per il nostro pianeta, non contiene zolfone, componenti aromatici e riduce del 50% i residui incombusti emessi dai motori Diesel. E’ quindi un carburante altamente ecologico che non richiede costosi e poco durevoli "catalizzatori", ma solo il consueto impianto EGR di riciclo dei gas di scarico. Usando per oltre una settimana questo carburante sia su strada che in città non ho mai avvertito la minima differenza sia negli avviamenti a freddo, sia nelle prestazioni velocistiche e di ripresa che solitamente fornisce la mia "ZX turbo D". Forse, ad esser pignolo, qualche chilometro in meno nella velocità di punta che viene dichiarata dalla Citroen in 185 Km/h . Quando ho rifatto il "pieno " con il gasolio riportando perfettamente a livello il serbatoio il parzializzatore kilometrico azzerato in precedenza, segnava 460 Km per percorrere i quali avevo consumato 30 litri di Biodisel. Pari a 15,300 km con un litro. Un risultato straordinariamente probante che è confermato dall'esito delle competizioni e dal fatto che in Francia, l'olio di colza (oppure quello di girasoli che ha un costo di raffinazione più alto) viene miscelato in percentuale del 5% in tutto il gasolio posto in vendita nella rete stradale. Il costo del Biodisel dovrebbe aggirarsi sulle 1000 lire al litro (più IVA ed oneri accessori) in quanto è stato esentato dal pagamento delle accise di fabbricazione. Ma il problema è ora quello della sua distribuzione e dello specifico utilizzo che per caratteristiche e disponibilità produttiva dovrebbe esser soprattutto urbano. Non è, infatti, pensabile con 125.000 tonn. di Biodisel esentate dalle accise per il trimestre 99/2001 (Legge 22-5-98 M° Finanze) si possa fare molto per sopperire ad oltre 10 milioni di tonnellate di gasolio per autotrazione distribuite annualmente dalla rete italiana.
Preferenziale sarà certamente il suo uso per i trasporti pubblici, per i taxi ed "auto blu" nell'intricato e velenoso traffico delle grandi. città. Ma è già in marcia un altro progetto ancor più avanzato. La "Estereco" sta realizzando un nuovo sistema di ripulitura e raffinazione degli olii alimentari "esausti" che friggitorie ristoranti e cucine domestiche, gettano via, inquinando cloache, tubazioni e fiumi. Raccolti da "Consorzio Olii vegetali usati" potranno servire al pari dell'attuale Biodisel a far marciare ecologicamente i propulsori a gasolio. Così dopo aver usato, durante le sanzioni e la guerra, motori a "ciclo Otto" (benzina) alimentati dal gasogeno e "carbone vegetale" e dopo aver provato a lungo il Biodisel, potrò forse, col tempo, immettere nel serbatoio i risiduati delle fritture di patatine, di pesce e di altre nostre raffinatezze alimentari.
Sergio Ferraguti
Un contributo attivo e significativo per l’obbiettivo di Kyoto.
RAPSASPHALT
Il legante con olio di colza :RapsAsphalt
un conteggio affascinante
con il risultato che si chiama FUTURO!
1 mq campo di colza = 1 mq RapsAsphalt (legante con
colza)
IL LEGANTE CON OLIO DI COLZA
Il legante con la colza è un prodotto innovativo per la
manutenzione stradale quale emulsione bituminosa come
legante per trattamenti superficiali. Con l’olio di colza nel
legante si ottiene un miglioramento tecnico del sistema e
l’utilizzo di materie prime che crescono nella natura per la
manutenzione stradale. La validità del legante con l’aggiunta
dell’ olio di colza è ampiamente collaudato in Austria da 10
anni. Anche nella Germania del nord ed in Baviera esistono da
tempo tratti stradali sotto osservazione.
In tutto il mondo si usano prodotti petroliferi "bitumi" quali
leganti, per la costruzione di strade. Perciò tutto il mondo,
dipende dall’importazione di greggio e dalla politica di prezzi
dei produttori
Sostituendo in buona parte il bitume con una materia prima che
cresce nella natura, diminuisce il rischio di dipendere
totalmente dall’importazione del greggio e in più aumentano le
opportunità dell’agricoltura. Materie prime vegetali
contribuiscono notevolmente alla riduzione dell’ossido di
carbonio nell’atmosfera e combattono l’effetto serra in maniera
efficace.
Con Rapsasphalt, il legante con olio di colza, cresce
l’opportunità di sostituire parte del bitume con questo
vegetale.
L’agricoltore trova pertanto spazio per entrare come fornitore
nell’ambiente dei costruttori di strade. L’agricoltura può
trovare più spazio, senza trascurare nulla di quanto già produce
normalmente.
Gil agricoltori austriaci, produttori di colza, hanno potuto
rendersi piu concorrenziali non essendo più esclusivamente
fornitori per l’industria alimentare.
L’ agricoltore che semina colza non è solo produttore di
alimentari, ma anche fornitore di energie e fornitore di materie
prime per l’industria chimica.
Le strade sono soggette ad usura a causa del traffico intenso e delle intemperie per cui devono essere mantenute sistematicamente. Un sisterna di manutenzione economico, che allunga l’uso della viabilità ed aumenta la sicurezza, è il trattamento superficiale. Oggi come legante si usano esclusivamente emulsioni bituminose e/o bitumi flussati. Il prodotto innovativo "RapsAsphalt“ legante con olio di colza è un legante bituminoso per trattamenti superficiali, che contiene una buona parte di olio di colza.
La rete stradale austriaca ha una lunghezza di ca. 200.000 km di cui ca. 160.000 km di strade campane e comunali. La rete comunale e campana di ca. 640 millino di m2 prevede una manutenzione superficiale accurata e programmata con intervalli di 10 anni.
Utilizzando l’olio di colza i campi seminati ammontano a 6000 ettari annui. Da tenere presente
che oggi in Austria si consuma già una buona percentuale di gasolio per trazione prodotto da olio di colza e cioè il "Biodiesel“.
Secondo gli esperti di un istituto specializzato dell’agricoltura dell’Alta Austria (la zona attorno alla città di Linz) si puo dedurre di eliminare ca. 6000 kg di CO 2 per ogni ettaro di campo di colza seminato.
27 Novembre 2000 IN UMBRIA IL PRIMO DISTRIBUTORE DI OLIO DI COLZA ITALIANO
Aperto
ieri presso la
Libera Universita' di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio (Pg),
il primo distributore di olio di colza in Italia. Chiunque
adesso potra' farsi il bio-pieno a sole 1.700 lire al litro.
Nota curiosa: durante la manifestazione di apertura del
bio-distributore, il direttore della Estereco Pietro Silva e il
patron di casa Jacopo Fo hanno assaggiato il biodiesel,
dimostrando cosi' alla stampa che non e' affatto tossico o
pericoloso per la salute. Il primo pero' ha scoreggiato venti
minuti dopo, mentre parlava con una giornalista che
fortunatamente non ha sentito niente; il secondo, due ore dopo,
in una stanza chiusa, durante una lezione del corso di Yoga
Demenziale.
Nel silenzio piu' assoluto Fo ha commentato: "Tranquilli, vado a
olio di colza!!!"

