State con l'acqua
o con i ladri d'acqua?
In certe occasioni occorre avere il coraggio di dire le cose come stanno. E
questa volta è davvero il caso
Alex Zanotelli interviene nel dibattito sulla
privatizzazione dell'acqua da parte delle amministrazioni
locali.
In certe occasioni occorre avere il coraggio di dire le
cose come stanno, bisogna saper usare anche espressioni
forti se è il caso. E questa volta è davvero il caso.
L'umanità è di fronte ad un bivio, lo scrivo oggi su
Liberazione e l'ho detto qualche mese fa ai parlamentari di
Strasburgo: se non si cambierà rotta, il ricco occidente
sarà artefice e complice di genocidio verso la popolazione
povera del pianeta. A che cosa mi riferisco? Alla
privatizzazione dei beni comuni, nello specifico dell'acqua.
La questione non è attuale perché riguarda direttamente
oltre cento comuni del napoletano, Napoli compresa, ma
perché investe l'intero pianeta. E perché a pagarne le care
conseguenze saranno come al solito i più poveri. Quello che
sta accadendo a Napoli e dintorni è davvero incredibile e
noi, società civile, partiti politici, istituzioni,
associazioni, cittadini comuni, siamo chiamati ad un impegno
a tutto campo perché il peggio venga scongiurato, perché
alla gente vengano offerti semmai più servizi e più
opportunità di sviluppo, perché non si ripeta quanto già
verificatosi in Colombia. A Cochabamba una multinazionale
californiana si è impadronita dell'acqua - sì, proprio
impadronita, le multinazionali non sono estranee a certe
pratiche - finché la popolazione non è insorta e si è
ripresa quanto le spettava per diritto universale. Sapete
che cosa è avvenuto in quella città colombiana? Che i prezzi
dell'acqua dall'oggi al domani sono cresciuti del 200% e la
gente è scoppiata in rivolta. Questo ha segnato una
clamorosa sconfitta per la multinazionale e per la vergogna
della privatizzazione. Una svolta storica possiamo
chiamarla.
Ecco, noi vorremmo che non si arrivasse a tanto, che qui
da noi non ci fosse alcuna rivolta per il semplice motivo
che non ci sarà alcun "furto" dell'acqua. Sarà possibile che
ciò accada? Certo è che noi non ci daremo per vinti,
venderemo cara la pelle - come si dice in gergo - a difesa
di questo bene comune prezioso tanto quanto l'aria. A
proposito di aria: e se un giorno pensassero di privatizzare
anche questa? Quanto dovremmo pagare per ogni respiro? Non
c'è da stare affatto allegri.
Questo giornale ha avuto il coraggio e la bella idea -
penso unico in Italia - di pubblicare domenica per intero
l'appello in difesa dell'acqua come bene pubblico comune.
Oggi, sempre dalle colonne di questo giornale, voglio
confermare con forza quell'appello e parlare non solo di
Napoli e dintorni, ma di quanto accade nel resto del mondo.
Tutti mi domandano e ci domandiamo: ma perché si privatizza
anche l'acqua? E che cosa accadrà poi, il prezioso liquido
continuerà ad uscire dal rubinetto? Di sicuro accadrà poco a
chi ha a disposizione denaro in abbondanza per comprarsi le
bollicine in bottiglia. Sarà un dramma per gli altri. Ma è
il principio che rivela il suo marcio fin dalla radice. Se
tra l'indifferenza generale dovesse passare l'idea che un
bene comune può essere privatizzato, allora sì che saremmo
alla catastrofe del pianeta. Alla degenerazione morale. Da
noi e altrove si privatizza l'acqua e il sistema idrico
generale, fogne incluse, per un semplice motivo: perché agli
enti locali fanno gola i finanziamenti messi a disposizione
dall'Unione europea. E le multinazionali sono lì in agguato.
Per farsi un'idea dello scenario che abbiamo davanti, è
sufficiente ricordare che le prime otto multinazionali
dell'acqua al mondo sono europee. Quanto basta per tremare.
Ma andiamo oltre i nostri confini. Nel 2005 il Trattato
Gats di Hong Kong vedrà al tavolo delle consultazioni non i
singoli Stati, ma l'Unione europea, e in quella sede si
giocherà una partita decisiva per le sorti dell'umanità Se è
vero, come sembra, che l'Ue si mostrerà disponibile alla
privatizzazione dei servizi e della stessa acqua,
l'indignazione dei popoli forse non basterà più a fermare lo
scempio. Dobbiamo fare qualcosa prima che la situazione
precipiti.
Altri numeri? Eccoli: oggi nel mondo un miliardo e mezzo
di persone vive - se vive e come vive - senza acqua. Il 54%
degli africani non ha accesso all'acqua, così come l'85%
della popolazione dell'America latina, il 75% di quella
dell'Asia orientale. Cinque milioni di persone l'anno
muoiono per mancanza d'acqua, aggrediti da malattie da noi
curabili. Tutta gente disperata, gente che si vede
calpestata e mortificata nei propri diritti elementari. Fin
quando si potrà andare avanti così?
Tutti noi siamo chiamati a fare qualcosa, a mobilitare le
coscienze, a gridare vergogna, a lanciare campagne. In una
parola, a non arrenderci. La prima cosa da fare - e qui
penso soprattutto a Napoli - è politicizzare l'intera
questione, ridare alla politica quel ruolo preminente e
decisivo che pare essersi perso negli ultimi tempi. Non la
politica politicante, ma l'impegno sul territorio, al fianco
della gente, degli operai, dei pensionati. La politica che
sposa le vertenze locali e globali. La politica come sana
passione fatta al di fuori dei Palazzi. Bisogna aiutare la
gente a capire l'importanza del problema acqua, divenuto
oggi emblema della riduzione a merce dei beni comuni.
Possiamo usare il termine coscientizzazione della politica
per indicare un passaggio che vede il coinvolgimento dei
cittadini insieme ai partiti, alle istituzioni,
all'arcipelago della società civile. A Napoli finora non c'è
stato un vero dibattito sulla privatizzazione dell'acqua,
tutto è stato confinato ad alto livello e questo è un male.
Io credo che le giunte, sia quella comunale che quella
regionale e anche la provinciale, abbiano la giusta
sensibilità, ma temo altresì che i soldi alla fine possano
risultare decisivi nella scelta da compiere. Ai partiti
chiedo più chiarezza, più coraggio, più voglia di scendere
in campo vicino alla gente. Chiedo che dicano in maniera
chiara con chi stanno: se con l'acqua bene pubblico o con
l'acqua da privatizzare e ridurre a merce. Noi poi sapremo
organizzare la nostra Resistenza dal basso. Certo, non
possiamo rassegnarci all'idea che la politica oggi abbia
solo un ruolo decorativo. Né lasciare carta bianca alle
multinazionali della finanza. Dall'acqua di Napoli può
partire la riscossa dei popoli.
Testo di Alex Zanotelli
Tratto da:
www.retelilliput.it
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