Ricordi della "Rosa Bianca"
Sessant'anni fa, il 22 febbraio
1943, furono processati e condannati a morte tre giovani del
gruppo di resistenza tedesco la "Rosa Bianca".
Sophie Scholl,
Hans Scholl e
Christoph Probst vennero decapitati nello stesso giorno dopo
solo qualche ora dalla sentenza.
La loro colpa era di aver scritto e distribuito sei volantini
antinazisti.
Ci è sembrato importante presentare ai nostri lettori un
episodio spesso trascurato all'interno della tragedia nazista.
Al di là del valore pratico della resistenza messa in atto dai
ragazzi della "Rosa Bianca", ciò che va sottolineato è il valore
etico della loro azione. La resistenza che questi giovani
cercavano di suscitare nel popolo tedesco era una forma di non
violenza: la disobbedienza.
La pericolosità dell'atto di dissenso per un regime totalitario
e oppressivo rappresenta il maggior pericolo.
Non è la violenza che può spaventare i teorici dell'oppressione
ma il pensiero che, finalmente libero, fa della disobbedienza
arma di libertà.
Vogliamo commemorare gli aderenti alla "Rosa Bianca" con le
parole del
Dr. George J. Wittenstein, dalla sua conferenza "Memories of
the White Rose".
Tra gli ultimi sopravvissuti dei fondatori del gruppo,
Wittenstein è emigrato negli Stati Uniti dopo la fine della
guerra. Qui ha insegnato alla University of California a Los
Angeles ed esercitato come cardiochirurgo.
Ringraziamo il
Dr. Wittenstein per averci dato il consenso per la
traduzione e la pubblicazione del suo testo.
La traduzione dei ricordi di Wittenstein è a cura di Olga
Baldassi Pezzoni.
La traduzione dei volantini della "Rosa Bianca" è a cura di
Francesco Schiaffo.
Sommario
Ricordi
della "Rosa Bianca"
Il contesto politico
Le origini della "Rosa Bianca"
La formazione culturale e gli incontri
I volantini: le "Foglie della Rosa Bianca"
L'esperienza del fronte orientale
Le dimostrazioni e gli ultimi volantini
I processi contro la "Rosa Bianca"
George J. Wittenstein: la sopravvivenza
© 1997 by Dr. George Wittenstein All Rights
Reserved
Appendice
I volantini
della "Rosa Bianca"
Il primo volantino
Il secondo volantino
Il terzo volantino
Il quarto volantino
Il quinto volantino
Il sesto volantino
I processi
contro la "Rosa Bianca"
La repressione contro la "Rosa Bianca"
Estratto dalla sentenza del primo processo
Estratto dalla sentenza del secondo processo
Biogafie
degli aderenti alla "Rosa Bianca"
Hans Scholl
Sophie Scholl
Christoph Probst
Alexander Schmorell
Willi Graf
Kurt Huber
George j. Wittenstein
Hans Leipelt
| Sessanta anni fa (1) tre studenti tedeschi
vennero arrestati. Pochi giorni dopo vennero condotti davanti al Volksgerichtshof
(Corte di Giustizia Popolare), condannati a morte, e decapitati lo stesso
giorno. Alcuni mesi dopo furono eseguiti altri arresti e, al termine di un secondo processo, furono emesse altre tre condanne a morte. Occorre aggiungere che la Corte di Giustizia Popolare esisteva al di fuori della Costituzione tedesca. Era stata creata nel 1934 dal NSDAP, il Partito Socialista, al solo scopo di eliminare i nemici di Hitler. Come si può spiegare che, dopo dieci anni di governo Nazista, con il suo incessante indottrinamento politico che aveva inizio già in età prescolare, e nel bel mezzo di una "grande guerra patriottica", questi studenti che erano in gran parte cresciuti sotto l'influenza di questo regime, decidessero di prendere posizione contro la tirannia nazista? Per far questo sarà necessario inquadrare gli eventi nel loro contesto storico. |
Da
sinistra:
Hans Scholl,
Sophie
Scholl e
Christoph Probst. Il 22
febbraio 1943 furono processati, condannati a morte e decapitati. |
Le origini della "Rosa Bianca"
Certo, c'erano individui e piccoli gruppi locali che si opponevano al regime.
In effetti oggi sappiamo che ce n'erano più di 300 ma, per le ragioni
che ho descritto precedentemente, era praticamente impossibile stabilire dei
contatti, e ancor più mantenere le comunicazioni. Pertanto i gruppi erano
piccoli, isolati e non conoscevano l'esistenza gli uni degli altri. L'unica
resistenza che avrebbe potuto avere successo sarebbe stata quella del militari.
Questi ci provarono, con grande ritardo, quel famigerato 20 luglio 1944, e fallirono
miseramente.
Con ciò ritorno alla mia domanda iniziale: come fu possibile per un piccolo
gruppo di studenti universitari sfidare questo regime così potente e,
con infiniti rischi, chiamare ad una resistenza aperta?
La risposta è molteplice:
1. Eravamo studenti e, lungo tutto il
corso della storia, gli studenti sono stati idealisti, ribelli e disposti a
rischiare: ribelli nei confronti dell'ordine esistente, nei confronti delle
convenzioni vuote, vecchie e nuove (gli Stati Uniti e l'Europa hanno avuto un'esperienza
diretta di queste cose negli anni Sessanta). La maggior parte dei membri del
nostro gruppo aveva appartenuto alla "Bündische Jugend".
Si trattava di organizzazioni giovanili molto simili ai Boys Scout, che erano
nate in Europa intorno al 1908 ed erano particolarmente diffuse in Germania.
Essenzialmente, queste organizzazioni si svilupparono sulla spinta della delusione
dei giovani nei confronti del vecchio ordine stabilito e delle scuole, che li
avevano terribilmente delusi, oltre che i genitori soffocanti. Erano impregnate
di romanticismo tipicamente tedesco. I loro ideali e obiettivi dichiarati erano:
libertà individuale, autodisciplina e adesione ai più alti principi
morali ed etici.
2. Questi studenti provenivano da famiglie
borghesi. I loro genitori erano oppositori di Hitler e questo deve averli in
una certa misura influenzati.
3. La maggior parte di noi erano studenti
di medicina, ad eccezione di
Sophie Scholl, che aveva
una laurea in biologia e filosofia. Avevamo in comune un profondo interesse
e un grande amore per le arti, la musica, la letteratura e la filosofia. La
maggior parte di noi aveva amici o compagni di classe ebrei che erano stati
espulsi, deportati o avevano sofferto nel pogrom della
Notte dei cristalli.
Tutto ebbe inizio, possiamo dire, nell'inverno 1938/39.
Quelli tra noi che stavano adempiendo i due anni di servizio militare obbligatorio
e intendevano entrare nella facoltà di medicina furono assegnati a una
"Sanitaetskompanie", una scuola di addestramento per personale
medico, per gli ultimi sei mesi.
Fu lì che incontrai
Alexander Schmorell.
Era un giovane di molti talenti, uno scultore molto dotato, con un profondo
interesse per la musica e la letteratura; era nato in Russia da padre tedesco
(un medico) e madre russa. Presto scoprimmo le nostre tendenze politiche affini
e diventammo intimi amici. Forse alcuni di voi hanno letto in qualche libro
sulla Rosa Bianca ciò che
Alex Schmorell
mi disse, indicandomi la porta della nostra caserma: «Forse,
fra dieci anni, ci sarà una targa su quella porta, con la scritta: "Da
qui ebbe inizio la rivoluzione"».
Entro la primavera seguente la maggior parte di noi si era iscritta all'Università
di Monaco. Ci furono due giorni di indottrinamento politico obbligatorio, che
nessuno prese sul serio. Sebbene le confraternite fossero state sciolte e fatte
confluire nell'Organizzazione Studentesca Nazionalsocialista, trovavamo esilarante
il grado di libertà di cui godevamo da studenti, in confronto a quello
che ci eravamo lasciati alle spalle: sei mesi di "Arbeitsdienst"
(una specie di lavoro coatto paramilitare, in uniforme), seguiti da due anni
di servizio militare. Tuttavia, ciascuno tenne per sè le proprie opinioni,
a causa del palpabile senso di oppressione e di controllo, e della minaccia,
sempre pendente, dei campi di concentramento.
Tuttavia, il malcontento studentesco ribolliva. Per esempio, al termine del
semestre estivo, il capo dell'organizzazione studentesca nazista dello Stato
di Baviera ci convocò per informarci che ci era stato ordinato di impiegare
le nostre vacanze nel lavoro agricolo, altrimenti non ci sarebbe stato permesso
di iscriverci al semestre autunnale. Ci furono dimostrazioni; gli studenti della
facoltà di chimica esplosero bombe puzzolenti e fu chiamata la Gestapo
(Polizia Segreta).
Poco dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, provocato dall'invasione
della Polonia da parte della Germania (settembre 1939), gli studenti di medicina
furono arruolati, alloggiati in caserma e obbligati a frequentare le lezioni
in uniforme. Inizialmente, ciò fu eseguito in maniera tipicamente prussiana:
gli studenti venivano stipati nelle caserme, fino a dieci per stanza, il che
rendeva lo studio particolarmente difficile; ci si recava alle lezioni marciando
in colonna al mattino e si ritornava allo stesso modo la sera. Alla fine l'assurdità
e l'impraticabilità di tutto questo divenne evidente e ci fu concessa
maggiore libertà; ci fu concesso di abitare in alloggi privati e all'ultimo
anno perfino di indossare abiti civili. Solo l'appello e l'esercitazione mattutina
del sabato rimasero obbligatori. Molti di noi non si presentavano e gli amici
rispondevano per conto degli assenti gridando "Presente!", quando
venivano chiamati i loro nomi.
In questo gruppo studentesco io presentai
Alex Schmorell
a Hans Scholl.
La formazione culturale e gli incontri
|
L'evoluzione
di Hans Scholl fu forse quella tipica di molti giovani
tedeschi: nel 1933, in uno slancio d'entusiasmo giovanile, aderì alla
Gioventù Hitleriana, come aveva fatto la sua sorella maggiore, che divenne
anche un capo. In seguito rimase deluso, quando gli obiettivi dell'organizzazione
divennero palesi, e fondò un gruppo separato all'interno della Gioventù
Hitleriana stessa, basato sui principi della "Bündische Jugend"
(per questo fu arrestato per un breve periodo nel 1937). Sebbene egli stesso fosse luterano, nel 1940-41 incontrò due letterati cattolici, Carl Muth e Theodor Haecker, che impressero un nuovo indirizzo alla sua vita, al punto che incominciò a trascurare la medicina per immergersi nella religione e nella filosofia. Di fatto, per un certo periodo Scholl pensò anche di convertirsi al cattolicesimo. A quel tempo, con alcuni amici diede inizio alle "Lesenabende" (serate di lettura), durante le quali si leggevano letteratura moderna e classica, che poi venivano discusse fino a tarda notte. Contemporaneamente, ma all'insaputa l'uno dell'altro, anch'io iniziai il mio circolo, al quale invitavamo noti scrittori, commediografi, attori, poeti e musicisti, perchè ci presentassero le loro opere, mentre noi a nostra volta leggevamo loro le nostre poesie, sollecitando la loro critica. In entrambi i gruppi, queste discussioni non toccavano mai l'argomento politico; erano invece incentrate sul nostro interesse sviscerato per ogni genere d'arte, di musica e di filosofia. Tutti noi assistevamo spesso a concerti e importanti spettacoli teatrali. Quella che oggi è nota come la "Rosa Bianca", nacque dall'amicizia personale, sempre più profonda, tra giovani che condividevano un grandissimo interesse per la medicina e altri campi. Certamente tutti avevamo le medesime convinzioni politiche, contrarie a Hitler e al regime nazista. Ma, come era tipico di milioni di tedeschi all'epoca, ci rifugiavamo nella nostra sfera privata - nel nostro caso, le arti, la filosofia, il nostro circolo di amici. Questo percorso fu intrapreso da molti di coloro che non poterono emigrare e fu propriamente denominato "Innere Emigration" (emigrazione interiore). Tuttavia, man mano che le atrocità naziste divenivano più evidenti, quando gli ebrei incominciarono ad essere deportati e quelli che rimasero furono costretti a portare la Stella di David gialla; quando si venne a conoscenza delle atrocità commesse nella Polonia e nella Russia occupate, e quando cominciarono a circolare segretamente le copie del sermone del vescovo Galen, che condannava l'uccisione degli internati negli ospedali psichiatrici, il nostro distacco cedette il passo alla certezza che non bastava più tenere per sé le proprie convinzioni e i propri standard etici, ma che era venuto il momento di agire. |
Hans Scholl e a seguire i suoi maestri
Carl Muth (1867-1944)
Theodor Haecker (1879-1945) |
I volantini: le "Foglie della Rosa Bianca"
Così,
all'inizio dell'estate del 1942,
Alex Schmorell
e Hans Scholl scrissero quattro volantini, con una
macchina da scrivere ne fecero il maggior numero possibile di copie - probabilmente
non più di 100 - e le distribuirono in tutta la Germania.
Questi volantini venivano lasciati negli elenchi telefonici all'interno delle
cabine pubbliche, spediti per posta a professori e studenti o portati da corrieri
ad altre università per essere distribuiti.
Tutti e quattro furono scritti in un periodo di tempo relativamente breve, tra
il 27 giugno e il 12 luglio.
Secondo quanto ci è dato di conoscere oggi,
Hans
Scholl scrisse il
primo e il
quarto
volantino, mentre
Alex Schmorell partecipò
alla redazione del
secondo e del
terzo
(io mi occupai della revisione del terzo e del quarto). Tutti i volantini vennero
inviati anche ai membri della "Rosa Bianca", in modo da poter controllare
se venivano intercettati.
E' significativo che, dei primi 100 volantini, 35 furono consegnati alla Gestapo.
Ciò non significa necessariamente che i destinatari fossero nazisti.
Chi si scopriva destinatario di materiale tanto pericoloso, temeva con ragione
di essere sulla lista del mittente e, se il materiale fosse stato intercettato
dalla polizia segreta, lo avrebbe messo in gravissimo pericolo. Consegnando
i volantini alla polizia segreta, si sperava di distogliere da sé ogni
sospetto.
Qualcuno avrebbe perfino potuto pensare (e non sarebbe stato impossibile) che
i volantini potessero essere stati prodotti e spediti dalla stessa Gestapo,
per mettere alla prova la sua fedeltà verso il partito e lo stato.
Produrre e distribuire questi volantini oggi può sembrare semplice, ma
in realtà non era solo molto difficile, ma anche estremamente pericoloso.
La carta era scarsa, come pure le buste, e se qualcuno ne acquistava in grandi
quantità, o comperava più di qualche francobollo, immediatamente
diveniva sospetto.
Portare i volantini in un'altra città comportava grossi rischi, perchè
i treni erano costantemente pattugliati dalla polizia militare, che chiedeva
i documenti di viaggio a tutti i maschi in età di servizio militare.
Chiunque viaggiasse senza i necessari documenti era sospetto,
e le conseguenze erano prevedibili.
Alcuni di noi viaggiavano in abiti civili, sperando per il meglio; altri con
documenti di viaggio falsi. Anch'io ho viaggiato con una carta d'identità
falsa (quella di mio cugino, col quale avevo una certa somiglianza). Lasciavamo
le cartelle con i volantini in uno scompartimento diverso, in quanto i bagagli
venivano regolarmente perquisiti.
Ma la maggior parte dei volantini veniva trasportata da studentesse, le quali
non erano sottoposte a tali controlli.
A quel tempo la sorella di
Hans Scholl,
Sophie,
si era iscritta all'università di Monaco per studiare biologia e filosofia.
Quando scoprì le attività segrete di suo fratello lo pregò
di poter partecipare, ma egli rifiutò per proteggerla.
A seguito della sua insistenza, però,
Hans
cedette. Così
Sophie divenne una cospiratrice
attiva.
I volantini portavano il titolo: "Foglie della Rosa Bianca"(1).
(A tutt'oggi l'origine di questo titolo non è chiara, anche se sappiamo
che è stato probabilmente coniato da
Hans).
Tutti e quattro i volantini contenevano lo stesso messaggio: essi facevano riferimento
allo sterminio di massa degli ebrei e della nobiltà polacca, e ad altre
atrocità commesse dai nazisti e dalle SS. Invocavano l'azione contro
il nazionalsocialismo e una resistenza prima passiva e poi attiva.
Erano pieni di idealismo, di entusiasmo quasi estatico, e disseminati di citazioni
di Goethe, Schiller, Lao Tse, Novalis, Aristotele ed altri. Chiamavano all'"autocritica",
a "liberare la scienza tedesca" -
a "liberare lo spirito dal male"
-, a una "rinascita della vita studentesca, affinchè
l'università tornasse ad essere una comunità viva, dedita alla
verità". In altre parole, i volantini erano destinati all'élite
intellettuale, agli studenti e alle facoltà universitarie.
I volantini contenevano anche commenti su come la germania avrebbe dovuto essere
ricostruita dopo la guerra, e reintegrata nell'Europa.
Per eliminare il sospetto che la Rosa Bianca potesse essere in qualche modo
finanziata dai nemici della Germania, gli Alleati, e non fosse un movimento
puramente tedesco, il quarto volantino afferma:
"...Noi desideriamo enfatizzare che la Rosa Bianca
non è al soldo di alcuna potenza straniera. Sebbene siamo consapevoli
che il potere nazionalsocialista debba essere spezzato militarmente, noi ricerchiamo
il risveglio dello spirito tedesco profondamente ferito. Per amore delle generazioni
future, dovremo essere d'esempio dopo la guerra, affinchè mai nessuno
abbia più il benchè minimo desiderio di sperimentare qualcosa
di questo genere. Non dimenticate i più piccoli criminali di questo sistema;
annotatevi i loro nomi affinchè nessuno possa sfuggire... Noi non resteremo
in silenzio - noi siamo la vostra cattiva coscienza. La Rosa Bianca non vi lascerà
in pace..."
Presto Christoph Probst fu aggiunto a questo circolo
di amici, sebbene non avesse partecipato direttamente alla stesura dei volantini,
in quanto era stato trasferito all'Università di Innsbruck.
Era l'unico tra noi ad essere sposato (cosa molto insolita a quel tempo) e aveva
tre figli. Era forse il più apolitico tra noi; la letteratura e la filosofia
erano i suoi principali interessi, oltre al suo amore per la medicina. Tra tutti
i membri della "Rosa Bianca", egli era il mio migliore amico.
Vivere sotto il regime nazista era estremamente stressante e frustrante. Non
si sapeva mai quando il partito si sarebbe nuovamente intromesso nella propria
vita personale o nella propria istruzione.
Fritz-Joachin von Rintelen era un professore di filosofia molto popolare, le
cui lezioni venivano seguite da studenti di di molte discipline diverse. Un
giorno non si presentò per la lezione programmata, e cominciarono a circolare
voci che gli fosse stato revocato il diritto di docenza.
Concordammo di incontrarci di nuovo per la lezione successiva, la settimana
seguente. Quando von Rintelen non comparve, l'intera classe si recò nell'ufficio
del Rettore dell'Università per domandare spiegazioni. Dopo un po', il
Rettore, pallido ed evidentemente scosso, socchiuse la porta e disse: "Non
intendo fornire alcuna informazione", e richiuse la porta sbattendola.
Capeggiati da un pittore amico mio, Remigius Netzer, e da me, decidemmo allora
di recarci all'appartamento del professor von Rintelen per una dimostrazione
di solidarietà.
E fu così che nel pieno della guerra, alla luce del giorno, un'ottantina
e più di studenti, alcuni perfino in uniforme, marciarono lungo il viale
principale di Monaco, sotto gli occhi assolutamente increduli dei passanti
L'esperienza del fronte orientale
Nell'estate
del 1942 le autorità si trovarono ad affrontare un dilemma: cosa fare
di migliaia di studenti di medicina in uniforme durante le vacanze estive?
La soluzione ovvia non venne loro in mente se non molto più tardi, e
cioè, modificare il sistema dei semestri trasformandolo in trimestri
e così continuando l'istruzione lungo l'intero arco dell'anno. In questo
modo il tempo necessario a formare un nuovo medico per le forze armate sarebbe
stato abbreviato. Invece si inventarono il concetto della "Frontbewaerung".
L'idea consisteva nell'inviare tutti gli studenti di medicina sul fronte russo
per un periodo di tre mesi, così che potessero fare esperienza nel prestare
cure mediche sotto il fuoco e lavorare come assistenti medici negli ospedali
da campo.
Sul treno per la Russia insieme a noi c'era
Willi Graf,
uno studente di medicina che, al contrario di noi, non aveva avuto la fortuna
di essere collocato in un'unità di studenti medici e quindi non aveva
potuto continuare i suoi studi fino all'estate del 1942.
Era profondamente religioso e aveva aderito a organizzazioni giovanili cattoliche
già in età molto precoce. Aveva preso a tal punto le distanze
dal nazionalsocialismo che aveva perfino cancellato dalla sua agenda i nomi
di coloro che avevano aderito alla Gioventù Hitleriana.
In Russia fece amicizia con
Hans e
Alex
e, una volta tornati a Monaco, divenne un membro attivo del gruppo.
L'esperienza del lungo viaggio e i tre mesi trascorsi in Russia lasciarono su
tutti noi una profonda impressione.
Sulla via del fronte trascorremmo alcuni giorni a Varsavia. Varsavia era stata
dichiarata città aperta dal governo polacco, per salvarla dalla distruzione
ma, in totale spregio della Convenzione di Ginevra, essa fu parzialmente distrutta
da bombardamenti e artiglieria. Non dimenticherò mai la visita al
ghetto,
che era costituito da diversi isolati circondati da mura e sorvegliati da soldati
ucraini. Inorridii quando scoprii che, per un pacchetto di sigarette, quegli
ucraini avrebbero sparato per divertimento a chiunque si affacciasse a una finestra
e venisse loro indicato.
Gli abitanti del ghetto avevano il permesso di lavorare all'esterno e, al loro
rientro, i loro zaini venivano perquisiti.
Vidi con i miei occhi delle SS picchiare alcuni ebrei con dei frustini da cavallo
senza essere stati provocati, e riuscii perfino a fotografarli.
Grazie ad
Alex, che parlava correntemente il russo,
riuscimmo a prendere contatto con dei contadini russi.
Alex
rimproverò una guardia che aveva picchiato a sangue un lavoratore russo
e questo per poco non gli costò la corte marziale.
Hans Scholl diede la sua intera razione di tabacco, un bene di grandissimo
valore, a un ebreo in una colonna di lavoratori forzati.
Provavamo grande compassione e rabbia per coloro che soffrivano sotto quegli
oppressori senza scrupoli. In Russia maturammo la convinzione che bisognava
fare qualcosa e arrivammo a comprendere la terribile verità che la Germania
si poteva salvare soltanto perdendo la guerra: una conclusione estremamente
dolorosa per qualcuno che ami il proprio Paese, la propria patria - e noi di
certo l'amavamo.
Le dimostrazioni e gli ultimi volantini
Quando
ritornammo, il 6 novembre 1942, l'impegno maggiore fu profuso nell'allargare
il nostro piccolo circolo e nel trovare e incoraggiare nuovi attivisti in altre
università. Per allora l'umore generale aveva incominciato a cambiare:
gli scacchi subiti sul fronte russo e i pesanti bombardamenti alleati sulle
città tedesche avevano avuto il loro esito.
Più o meno in quel periodo un'altra persona si aggiunse al movimento:
Kurt Huber, 50 anni, professore di filosofia, psicologia
e musicologia. Egli non divenne attivo fino al novembre 1942, quando gli fu
presentata la bozza del
quinto volantino di
Hans
Scholl, che rifiutò perchè "troppo comunista".
Il professor Huber era un uomo straordinario. Aveva
un handicap fisico che a volte lo rendeva difficilmente comprensibile, ma quando
si lasciava trasportare durante le sue lezioni parlava splendidamente e con
grande eloquenza e ispirazione.
In qualche modo riusciva ad inserire nelle sue lezioni dei commenti sarcastici
su argomenti, libri o autori censurati o proibiti, riuscendo alla fine a dimostrarne
la superiorità rispetto ai governanti nazisti e alla loro ideologia.
In una lezione su Leibniz, diede un esempio perfetto di travestimento linguistico,
contrapponendo il concetto antiassolutista di stato dei filosofi alla realtà
del nazionalsocialismo. Ricordo perfino una lezione di un'ora sul filosofo
ebreo Spinoza.
Il Professor
Huber ebbe una vita difficile: non fu
mai promosso a docente di ruolo, nonostante il suo straordinario lavoro. Per
questo doveva sopravvivere e mantenere una famiglia di quattro persone con
il magro stipendio di 300 marchi al mese. Una delle ragioni addotte per non
concedergli la promozione fu "... Noi possiamo
avere solo professori che possano anche agire come ufficiali ...".
Il 13 gennaio 1943, il Gauleiter della Baviera (una carica simile a quella
di Governatore, ma non elettiva, che veniva ricoperta da un funzionario del
partito nazista) arringò tutti gli studenti universitari durante un'assemblea
presso il famoso Museo Tedesco di Monaco.
Rimproverò le studentesse, perché sprecavano tempo e fondi facendo
le studentesse, cosa che "non avevano il diritto
di fare". Avevano invece l'obbligo di dare un figlio al loro amato
Führer. Offrì loro i servigi di alcuni begli stalloni, nel caso
non fossero state abbastanza attraenti da trovarsene uno da sole.
Quando molte studentesse tentarono di abbandonare l'aula in segno di protesta,
acclamate dall'applauso generale degli studenti, il Gauleiter le fece arrestare.
A questo punto gli studenti, molti dei quali indossavano l'uniforme, assaltarono
il podio e presero in ostaggio il leader studentesco, fino a quando tutte
le donne non furono rilasciate.
Come si può immaginare, la notizia dell'accaduto si sparse per tutta
Monaco alla velocità del lampo.
Questo rafforzò la convinzione di
Scholl
e Schmorell che fosse venuto il momento di incitare
all'azione, e che il popolo fosse ormai maturo per ribellarsi ai suoi oppressori.
Quasi contemporaneamente fu scritto e distribuito il
quinto
volantino, per la prima volta con una tiratura di 5000-6000 copie, perchè
Schmorell era riuscito, con enormi difficoltà,
a procurarsi un ciclostile. Questo volantino aveva un tono diverso ed era
intitolato: "Fogli del Movimento di Resistenza
in Germania".
Poi ci fu la grande svolta nella guerra, con la caduta di Stalingrado nel
febbraio 1943. Questo ispirò il professor
Huber
a scrivere un
nuovo volantino su richiesta di
Hans Scholl. Il volantino fu approvato da tutto
il gruppo, che vi apportò solo piccolissime modifiche. Fu spedito tra
il 16 e il 18 febbraio.
Stranamente, né
Scholl né
Schmorell
ricevettero le copie che si erano autospediti, come avevano sempre fatto per
verificare se la corrispondenza veniva intercettata.
Questo fatto e la caduta di Stalingrado furono lo stimolo per azioni ancor
più audaci: nelle notti del 4, dell'8 e del 15 febbraio, dipinsero
enormi slogan sui muri lungo la strada principale di Monaco, in 29 punti,
tra cui l'università. "Libertà", "Abbasso Hitler",
e cancellarono molte svastiche, usando soprattutto catrame e stampini. L'impresa
era resa particolarmente rischiosa dalla presenza di pattuglie della polizia.
Io avevo il compito di scrivere slogan simili nelle toilette dell'università.
Il sesto volantino fu anche l'ultimo: la mattina
del 18 febbraio,
Hans e
Sophie
Scholl arrivarono all'università con una valigia piena di volantini,
e ne lasciarono delle pile fuori da ogni aula.
Mentre stavano lasciando l'edificio, si accorsero che nella valigia c'erano
ancora molti volantini. Si voltarono e salirono le scale fino al'ultimo pianerottolo
sopra il cortile coperto da un tetto di vetro e
Sophie
rovesciò il contenuto della valigia nel cortile sottostante.
Furono notati e subito fermati da un custode. Nel giro di pochi giorni più
di ottanta persone furono arrestate; fra esse
Christof
Probst, autore della bozza di un volantino, scritta il 31 gennaio, che
fu trovata nelle tasche di
Hans Scholl al momento
del suo arresto. Se non fosse stato per questa svista, probabilmente oggi
Christof Probst sarebbe ancora vivo per mancanza
di prove a suo carico.
Non si saprà mai che cosa indusse
Hans e
Sophie a compiere quell'azione che, secondo quanto
dichiararono durante gli interrogatori, non era stata pianificata. Si è
speculato che fossero coscienti del fatto che la Gestapo era sulle loro tracce
e, incoraggiati da quanto era accaduto un mese prima al Museo Tedesco, credevano
che quest'ultimo atto disperato avrebbe portato a una sollevazione generale
in Germania. Certo nessuno di noi ne sapeva nulla.
Alex
Schmorell, per esempio, apprese del loro arresto in tram, mentre si recava
all'università.
I processi contro la "Rosa Bianca"
La
reazione di Hitler fu fulminea. La Corte Popolare fu convocata solo quattro
giorni dopo e, al termine di un processo durato appena quattro ore, gli Scholl
vennero condannati a morte per decapitazione.
Ero fortunosamente riuscito a chiamare i genitori degli Scholl, che abitavano
a Ulm, chiedendo loro di venire immediatamente a Monaco. Li incontrai alla stazione
ferroviaria e li condussi direttamente al Palazzo di Giustizia, dove il processo
era già in corso.
Naturalmente, con quest'azione mi mettevo in pericolo, ma altrimenti non avrebbero
più rivisto i loro figli vivi, perchè i tre furono giustiziati
il pomeriggio stesso.
Secondo i documenti storici disponibili, pochi passi prima di giungere alla
ghigliottina, Christof Probst disse: "Ci
rivedremo tra pochi minuti", mentre
Hans
Scholl gridò. "Viva la Libertà!"
Così rapida e brutale fu l'azione delle autorità naziste; così
grande fu la fretta con cui cancellarono quello che consideravano un pericolo
per se stessi; così seria considerarono questa minaccia, che nessuna
notizie dell'evento fu fatta filtrare fino ad esecuzioni avvenute.
Alex Schmorell era ancora latitante. Con uno stratagemma
riuscii a lasciare la caserma nella quale eravamo stati confinati dopo gli arresti
e ad incontrare suo padre nel suo ufficio, per informarlo che la mia famiglia
avrebbe potuto nascondere
Alex nella nostra casa
di campagna e, magari, contrabbandarlo in Svizzera.
Solo molto più tardi venni a sapere che
Alex
aveva carcato di fuggire in Svizzera, ma aveva dovuto tornare indietro a causa
della neve alta. Fu arrestato durante un raid aereo su Monaco, tradito da un'ex
fidanzata.
Il 19 aprile si svolse un secondo processo, durante il quale
Schmorell,
Graf e
Huber vennero condannati
a morte e altri ai lavori forzati.
Il professor Huber tenne un discorso appassionato a
propria difesa davanti alla Corte Popolare. Per citare solo qualche frase: "...
Io chiedo la restituzione della libertà al popolo tedesco ...",
e ancora, citando il filosofo Johann Gottlieb Fichte, "...
voi dovete agire come se l'intero destino della Germania dipendesse da voi e
dalle vostre azioni, e la responsabilità fosse vostra e vostra soltanto...".
Questi tre dovettero attendere a lungo prima di essere ghigliottinati. Tutti
gli appelli furono vani.
Schmorell e
Huber vennero
infine giustiziati il 13 luglio 1944, e
Wili Graf il
12 ottobre.
Kurt Huber aveva completato la sua opera maggiore su
Leibniz mentre era in prigione.
Per illustrare come
Huber considerava la sua attività
antinazista, permettetemi la citazione di un breve brano da una poesia che dalla
prigione scrisse a suo figlio di quattro anni per spiegargli che suo padre non
moriva come traditore:
"... Io sono morto per la Libertà
della Germania, per la Verità
e per l'Onore.
Fedelmente ho servito queste tre cose fino all'ultimo palpito del mio cuore...".
La brutalità del regime nazista è dimostrata dalla fattura di
600 marchi che la Signora Huber ricevette per "usura della ghigliottina".
Quando ella rispose all'ufficiale che non sarebbe stata in alcun modo in grado
di procurarsi una tale somma, che ammontava al doppio dello stipendio che suo
marito percepiva, l'ufficiale le rispose: "Forse
potremmo farle uno sconto-quantità... Dopotutto ne abbiamo talmente tanti
in questi giorni...".
Ci furono altri gruppi, altri arresti e altre esecuzioni di persone lontanamente
collegate alla "Rosa Bianca".
Desidero citare l'unico putsch militare riuscito contro il regime nazista; si
chiamava "Freiheitsaktion Bayern" (Azione Bavarese per la
Libertà), con cui anch'io ero collegato.
Il comandante di un'unità di addestramento per interpreti, il Dottor
Rupprecht Gerngross, aveva segretamente armato la sua compagnia, ufficialmente
disarmata, e fece in modo che praticamente tutti i membri fossero oppositori
del regime. Mentre gli Americani si avvicinavano alla Baviera, le sue truppe
occuparono Radio Monaco, facendo appello alla cittadinanza perchè arrestasse
i funzionari nazisti e esponesse lenzuola bianche (atto punibile con la morte).
Arrestarono il Reichsstatthalter, il governatore della Baviera nominato
dai nazisti.
Nella battaglia che seguì ci furono molte perdite.
Purtroppo, questa importante azione che salvò molte vite di civili e
salvò Monaco dalla completa distruzione che Hitler aveva ordinato, viene
raramente citata.
George J. Wittenstein: la sopravvivenza
Mi
viene spesso chiesto come sono sopravvissuto. Solo dopo la guerra sono venuto
a conoscenza dei dettagli.
La Gestapo mi sospettava fin dall'inizio; era sulle mie tracce e continuava
a sorvegliarmi e a indagare sul mio conto.
Il comandante della mia compagnia mi raccontò successivamente che più
volte la Gestapo mi aveva cercato e gli aveva fatto domande su di me. Ormai
anche lui sospettava il mio coinvolgimento con la "Rosa Bianca", perchè,
naturalmente, era al corrente della mia ottima amicizia con coloro che erano
stati arrestati e giustiziati.
Si era premurato di depistare deliberatamente la Gestapo. A tutt'oggi non saprei
dire quali siano state le sue motivazioni; se lo abbia fatto per ragioni umanitarie,
perchè lui stesso era contrario a Hitler, o se era semplicemente furioso
perchè l'autorità militare era sottoposta ai capricci del Partito.
Il braccio politico del governo (il Partito) aveva interferito con l'autorità
dell'esercito arrestando, processando e giustiziando i suoi uomini senza nemmeno
consultarlo.
Infatti, dopo gli arresti mi diede esplicitamente il permesso di usare l'arma
che avevo in dotazione, se la Gestapo avesse tentato di arrestarmi. Naturalmente
ciò sarebbe stato insensato, ma era indicativo della sua indignazione.
Spesso mi sono chiesto quanto egli stesso fosse intelligente o circospetto,
perchè usare le armi contro la Gestapo sarebbe equivalso ad un suicidio.
Ciò mi fa pensare che si sia trattato di una reazione spontanea ed emotiva.
Qualunque fosse il motivo, io ero evidentemente protetto quando mi trovavo in
caserma sotto il suo comando. E' più che probabile che mi abbia salvato
la vita.
Durante gli interrogatori, della Gestapo prima e di un tribunale militare poi,
per aver offerto aiuto ad una donna ebrea il cui figlio era stato giustiziato
(offrendole rifugio e aiuto per lasciare clandestinamente la Germania), riuscii
a negare qualsiasi coinvolgimento. Tuttavia quando appresi, tramite i miei contatti
nella "Freiheitsaktion Bayern", che la Gestapo era di nuovo
sulle mie tracce, compresi che forse non avrei avuto un'altra possibilità;
dato che non potevo lasciare la Germania, l'unica possibilità che avevo
di sfuggire alla Gestapo era di chiedere il trasferimento al fronte, cosa che
di norma nessuno faceva volontariamente.
Ma il fronte era l'unico luogo dove la Gestapo non aveva giurisdizione, e quindi
il solo luogo "sicuro" per uno come me. Fui ferito sul fronte italiano.
Concludo leggendo il
sesto e ultimo volantino.
Fu scritto da Kurt Huber dopo la caduta di Stalingrado,
e distribuito da
Hans e
Sophie
Scholl nell'edificio principale dell'università in quella mattina
fatale del 18 febbraio 1943.
[Omettiamo di trascrivere di seguito il contenuto del volantino.
Il testo è riportato, assieme agli altri cinque, nella sezione collegata.n.d.r.]
George J. Wittenstein
|
Non c'è
nulla di più indegno per un popolo civile che lasciarsi
"governare", senza alcuna opposizione, da una cricca di
irresponsabili dominati dai propri istinti. Non è forse
vero che ogni onesto tedesco oggi si vergogna del suo
governo? E chi di noi ha idea delle dimensioni
dell'infamia che un giorno cadrà su di noi e sui nostri
figli, quando sarà caduto il velo dai nostri occhi e
saranno venuti alla luce i crimini più orribili,
infinitamente superiori ad ogni misura? Se il popolo
tedesco è già così corrotto e deteriorato nella sua più
intima essenza, da rinunciare, senza alzare neppure una
mano e in una sconsiderata fiducia nella discutibile
legittimità della storia, al bene supremo che un uomo
possiede e che lo eleva al di sopra di ogni creatura,
ovvero alla libera volontà; se rinuncia alla libertà
dell'uomo di intervenire sul corso della storia e
sottoporlo alle proprie decisioni razionali; se i
tedeschi, così privi di ogni individualità, sono ormai
diventati una massa tanto insulsa e vile, allora davvero
meritano la rovina. Da La legislazione di Licurgo e Solone di Friedrich Schiller: « [...] La legislazione di Licurgo è un modello
di politica e psicologia in relazione al fine che si propone. Egli voleva
uno stato potente, fondato su sé stesso ed indistruttibile; forza
politica e durata erano gli obiettivi a cui egli mirava, e questo fine
lo ha raggiunto nella misura massima in cui era possibile nelle sue condizioni.
Ma quando si raffronti lo scopo che si proponeva Licurgo, agli scopi
dell'umanità, una convinta disapprovazione deve subentrare all'ammirazione
che ci ha avvinti ad un primo superficiale sguardo. Ogni cosa può essere
sacrificata al bene dello Stato, salvo ciò a cui lo Stato stesso
serve come mezzo. Lo Stato non è mai in sé stesso un fine,
ma esso è importante solo come una condizione attraverso la quale
può essere raggiunto il fine dell'umanità, è questo
fine non è altro che lo sviluppo di tutte le risorse dell'uomo,
il progresso. Se la costituzione di uno Stato ostacola il progresso di
tutte quelle risorse che sono nell'uomo; se essa impedisce il progresso
spirituale, essa è deprecabile e dannosa, per quanto possa essere
elaborata e perfezionata nella sua forma. La sua stessa durata ridonda
più a suo rimprovero che a sua lode; essa, infatti, è solo
un prolungamento del danno; più dura nel tempo, più danni
produce.
[...] A costo di tutti i sentimenti morali fu ottenuto il progresso politico
e formata la relativa attitudine. A Sparta non esisteva amore coniugale, né amore
materno, né amore filiale, né amicizia. Non esistevano altro che
cittadini e virtù civiche. Da Il risveglio di Epimenide di Goethe - Atto II , scena IV Geni: Preghiamo di fare quante più copie
possibile di questo scritto e di diffonderle. Avvertenza: gli omissis e le evudenziazioni sono riprese dal volantino
originale |
|
Non ci si può intendere con il nazionalsocialismo sul piano spirituale,
perché esso non è spirituale. È un errore parlare
di una visione nazionalsocialista del mondo; infatti, se esistesse, bisognerebbe
tentare di dimostrarla o combatterla con mezzi spirituali. Ma la realtà ci
offre un'immagine completamente diversa: già al suo primo apparire,
questo movimento era indirizzato all'inganno del prossimo, già allora
era profondamente corrotto e poteva salvarsi solo attraverso continue
menzogne. Lo stesso Hitler scrive in una delle prime edizioni del "suo" libro
(un libro che è stato scritto nel peggiore tedesco che io abbia
mai letto; e, ciò nonostante è stato elevato al rango della
Bibbia dal popolo dei poeti e dei pensatori): «È incredibile
come si debba ingannare un popolo per poterlo governare». Se all'inizio
questo tumore cancrenoso del popolo tedesco non si è reso troppo
visibile, ciò è accaduto soltanto perché esistevano
forze ancora buone, sufficienti al lavoro necessario a controllarlo.
Ma quando esso divenne sempre più grande e, infine, giunse al
potere con un'ultima generale corruzione, il tumore, in un certo senso,
si aprì e infettò tutto il corpo, la maggior parte degli
oppositori di un tempo si nascose, l'intelligenza tedesca si rifugiò in
uno scantinato per soffocare lì, lentamente, come piante grasse
sottratte alla luce e al sole. Ora siamo alla fine. Ora è decisivo
questo: ritrovarsi uno di fronte all'altro, illuminarsi da uomo a uomo,
riflettere sempre e non darsi tregua, fino a quando anche l'ultimo uomo
sia convinto della estrema necessità della sua lotta contro questo
sistema. Se, infine, un'ondata di rivolta attraverserà il Paese,
se questo "si sente nell'aria", se molti collaborano, allora
con un ultimo, potente sforzo questo sistema potrà essere rovesciato.
Una fine con orrore è sempre meglio di un orrore senza fine. «Felice quel popolo il cui governo non si fa sentire.
Il popolo il cui governo è opprimente, viene soffocato. La miseria,
ahimè, è ciò su cui si costruisce la fortuna. La
fortuna, ahimè, occulta solo miseria. Come andrà a finire?
La fine non è ancora visibile. L'ordine si trasforma in disordine,
il bene si trasforma in male. Il popolo cade nello smarrimento. Non è forse
così, ogni giorno, da tempo? Per questo l'uomo elevato ha angoli
retti, ma non urta, è spigoloso, ma non ferisce; egli è giusto,
ma non brusco. È limpido, ma non vuole risplendere».
«Io non vedo raggiungere il suo scopo colui che cerca di dominare il regno
e di formarlo secondo il suo volere: questo è tutto». Preghiamo di fare quante più copie
possibile di questo scritto e di diffonderle. |
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"Salus publica suprema
lex" « [...] Inoltre appartiene» (alla essenza della tirannia) «fare in modo che nulla rimanga nascosto di quanto qualunque suddito dica o faccia, ma che delle spie lo seguano ovunque... inoltre aizzare, in tutto il mondo, l'uno contro l'altro e gli amici contro gli amici, il popolo contro gli aristocratici e i ricchi tra loro. Inoltre è tipico di queste regole tiranniche impoverire i sudditi, affinché la guardia del corpo possa essere retribuita e perché essi, occupati dai bisogni delle loro esigenze quotidiane, non abbiano tempo e agio per cospirare… ma anche queste elevate entrate fiscali, come quelle imposte a Siracusa, dove sotto Dionisio i cittadini spesero per le tasse nel corso di cinque anni tutti i loro beni. E il tiranno tende continuamente anche a provocare guerre [...] » Per favore, copiare e distribuire!
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È una massima antica,
che si ripete sempre ai bambini, quella secondo cui chi non vuole ascoltare,
poi deve sperimentare. Ma un bambino saggio si brucerà le dita
soltanto una volta sulla stufa rovente. «Mi, voltai e vidi tutta l'ingiustizia che erano
stata commessa sotto il sole; ed ecco, vi erano lacrime di coloro che
soffrivano tanta ingiustizia e non avevano alcun consolatore; e coloro
che arrecavano loro ingiustizia erano così potenti che essi non
potevano avere alcun consolatore. Avvertiamo espressamente che la Rosa Bianca
non è al soldo di alcuna potenza straniera. Pur sapendo che il
potere nazionalsocialista deve essere distrutto militarmente, perseguiamo
un rinnovamento all'interno dello spirito tedesco profondamente ferito.
Ma il chiaro riconoscimento di tutte le responsabilità che si è assunto
il popolo tedesco e una lotta incondizionata contro Hitler, i suoi troppi
complici, i compagni di partito, i Quisling (2) etc. devono precedere
questa rinascita. Con ogni brutalità deve essere spalancato un
abisso tra la parte migliore del popolo e tutto ciò che ha a che
fare con il nazionalsocialismo. Per Hitler e per i suoi seguaci non esiste
una punizione su questa terra che possa essere adeguata ai loro crimini.
Ma per amore verso le generazioni future, dopo la fine della guerra dobbiamo
lasciare un esempio perché nessuno provi il desiderio, sia pur
minimo, di tentare di ripetere simili orrori. Non dimenticate neppure
i piccoli furfanti di questo sistema, annotate i nomi, affinché nessuno
sfugga!
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olantini del movimento della resistenza in Germania. Sostenete il movimento di resistenza, distribuite i volantini!
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Sesto volantino Colleghe! Colleghi!
NOTE |
Processi e repressione contro la "Rosa Bianca"
Il primo processo ai membri della Rosa Bianca si tenne lunedì 22 febbraio 1943 alle ore 10 nell’aula 216 della “Corte del Popolo” di Monaco. Presiedeva la corte Roland Freisler, il “giudice macellaio” che condurrà il processo contro gli attentatori di Hitler del luglio 1944. Quest’uomo - nazista sino in fondo all’anima - non conduceva in realtà un processo ma un “rito” di pubblica umiliazione e distruzione morale degli imputati.Dinanzi a lui comparvero Hans e Sophie Scholl e Christoph Probst. Riguardo alle accuse mossegli Sophie dichiarò: “ciò che abbiamo scritto e detto noi lo pensiamo profondamente”.
Dopo solo tre ore e mezza di processo, alle 13.30, Freisler pronunziò la condanna a morte per tutti e tre gli imputati. Alle 17.00 i tre amici vennero ghigliottinati.
Coloro che assistettero alla esecuzione ricordarono la calma e la serenità di Sophie Scholl.
Anche il secondo processo si tenne a Monaco di Baviera sotto la presidenza di Roland Freisler.
Come il primo anche questo fu un processo brevissimo: dalle ore 9.00 alle 13.00. Gli imputati erano quattordici. Tra di essi il professor Kurt Huber, Alexander Schmorell e Willi Graf l’ accusa contro di loro - oltre alla distribuzione, accusa comune a tutti gli imputati - era la creazione dei volantini.
Nelle primissime ore del pomeriggio Roland Freisler pronunziò la condanna a morte per Huber, Schmorell e Graf.
Altri dieci imputati vennero condannati a pene detentive ed uno assolto.
Pochi giorni dopo il primo processo il ministro della propaganda Goebbels aveva scritto a Freisler: “Signor Giudice mi è stato riferito che la popolazione di Monaco ha accettato con qualche difficoltà la sentenza pronunziata“. Freisler, nel secondo processo, capì l’ordine e si limitò a “solo” tre condanne a morte.
Il terzo processo si tenne a Monaco di Baviera il 13 luglio 1943. Davanti alla corte comparvero il libraio Josef Soehngen accusato di aver messo a disposizione il retrobottega del suo esercizio per la compilazione e duplicazione dei volantini.
Insieme con lui venne giudicato l’architetto Manfred Eickemeyer accusato di aver ospitato in casa sua le riunioni del gruppo.
Sedevano sul banco degli imputati anche Harald Dohrn - cognato di Christoph Probst - e il pittore William Geyer.
Soehngen venne condannato a sei mesi mentre gli altri imputati vennero assolti.
Il quarto processo si tenne a Donauworth il 13 ottobre 1944 contro Hans Leipelt, la sua amica Marie-Luise Jahn e altri cinque imputati. Leipelt e Jahn non avevano mai avuto contatti diretti con il gruppo della "Rosa Bianca" ma erano entrati in possesso del sesto volantino, l’avevano copiato e distribuito.
Oltre a ciò avevano cercato di raccogliere denaro in favore della vedova del professor Huber che, dopo l’esecuzione del marito, era ridotta in miseria.
Gli accusati comparivano dinanzi al tribunale grazie ad una indagine condotta dalla Gestapo di Amburgo. Gli investigatori nazisti avevano scoperto alcuni gruppi clandestini di oppositori per la maggior parte composti da studenti e operativi intorno all’Università della città. All’interno di questi gruppi circolavano anche manifestini della "Rosa Bianca".
Hans Leipelt venne condannato a morte e ghigliottinato, Marie-Luise Jahn venne condannata a dodici anni di prigione. Altri tre accusati vennero condannati a pene detentive e due assolti.
Tuttavia indirettamente molte altre persone morirono in connessione con questo processo. Alcune persone arrestate dalla Gestapo non vennero mai giudicate ma spinte al suicidio, altre morirono per le torture subite o uccise verso la fine della guerra.
Tra queste vittime vi erano altri studenti: Frederick Geussebhainer, Kurt Ledien, Kaethe Leipelt, Reinhold Mayer, Margarethe Mrosek e Greta Rothe.
Altri processi si tennero il 17, 19 e 20 aprile 1945 terminando con diverse condanne a pene detentive e alla condanna a morte di Heinz Kucharski che, tuttavia, riuscì a fuggire dalla propria cella durante un bombardamento aereo.
a seguito del processo celebratosi il 19 aprile 1943
In Nome del Popolo Tedesco
Nella causa contro
1. Hans Fritz Scholl, Monaco,
nato a Ingersheim il 22 settembre 1918,
2. Sophie Magdalena Scholl, Monaco,
nata a Forchtenberg il 9 maggio 1921,
3. Christoph Hermann Probst, di Aldrans da Innsbruck,
nato a Murnau il 6 novembre 1919
attualmente in custodia investigativa con l'accusa di assistenza sediziosa al
nemico, preparazione a commettere alto tradimento e indebolimento della sicurezza
armata della nazione, la Corte del Popolo, Prima Sezione, a seguito del processo
celebratosi il 22 febbraio 1943, alla presenza dei seguenti funzionari:
Presidente della Corte del Popolo, Dr. Freisler,
Direttore del Dipartimento Giudiziario Regionale [Bavarese] Stier,
Capogruppo SS Breithaupt, Capogruppo SA Bunge,
Segretario di Stato e Capogruppo SA Koeglmaier,
e, in rappresentanza del Procuratore Generale della Corte Suprema del Reich,
il Procuratore Generale del Reich Weyersberg,
Accertato che:
gli accusati hanno, in tempo di guerra e per mezzo di volantini, incitato al
sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello
stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee
disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo assai volgare, prestando
così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della
nazione.
Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.
Il loro onore e i loro diritti di cittadini sono revocati per
sempre

Estratto
dalla sentenza a carico di
Wilhelm Graf, Alexander Schmorell, Kurt Huber
e altri associati alla "Rosa bianca"
a seguito del processo celebratosi il 19 aprile 1943.
In Nome del Popolo Tedesco
Nella causa contro
1. Alexander Schmorell, Monaco,
nato il 16 settembre 1917, a Orenburg (Russia);
2. Kurt Huber, Monaco,
nato il 24 ottobre 1893, a Chur (Svizzera);
3. Wilhelm Graf, Monaco,
nato il 2 gennaio 1918, a Kuchenheim;
4. Hans Hirzel, Ulm,
nato il 30 ottobre 1924, a Untersteinbach (Stoccarda);
5. Susanne Hirzel, Stoccarda,
nata il 7 agosto 1921, a Untersteinbach;
6. Franz Joseph Müller, Ulm,
nato l'8 settembre 1924, a Ulm;
7. Heinrich Guter, Ulm,
nato l'11 gennaio 1925, a Ulm;
8. Eugen Grimminger, Stoccarda,
nato il 29 luglio 1892, a Crailsheim;
9. Dr. Heinrich Philipp Bollinger, Freiburg,
nato il 23 aprile 1916, a Saarbrücken;
10. Helmut Karl Theodore August Bauer, Freiburg,
nato il 19 giugno 1919, a Saarbrücken;
11. Dr. Falk Erich Walter Harnack, Chemnitz,
nato il 2 marzo 1913, a Stoccarda;
12. Gisela Scheriling, Monaco,
nata il 9 febbraio 1922, a Pössneck (Turingia);
13. Katharina Schüddekopf, Monaco,
nata l'8 febbraio 1916, a Magdeburgo;
14. Traute Lafrenz, Monaco,
nata il 3 maggio 1919, ad Amburgo;
attualmente in custodia investigativa con l’accusa di aver fornito aiuto
al nemico, tra gli altri, la Corte del Popolo, Prima Sezione, a seguito del
processo celebratosi il 19 aprile 1943, alla presenza dei funzionari:
Presidente della Corte del Popolo, Dr. Freisler,
Direttore del Dipartimento Giudiziario Regionale [Bavarese] Stier,
Tenente Generale delle Waffen-SS Breithaupt,
Capogruppo SA Bunge, Segretario di Stato e Capogruppo SA Koeglmaier,
e, in rappresentanza del Procuratore Generale della Corte Suprema del Reich,
il Primo Procuratore Generale del Reich Weyersberg,
Accertato che:
Alexander Schmorell, Kurt Huber e Wilhelm Graf, in tempo di guerra hanno diffuso
volantini inneggianti al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti,
e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo,
hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo
assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo
la sicurezza armata della nazione.
Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.
Il loro onore e i loro diritti di cittadini sono revocati per sempre.
Eugen Grimminger ha fornito del denaro a una persona colpevole di alto tradimento,
prestando in tal modo aiuto al nemico. E’ certo che egli non fosse consapevole
che, così facendo, avrebbe aiutato il nemico del Reich. Tuttavia, egli
era al corrente del fatto che questa persona avrebbe potuto utilizzare il denaro
per derubare il nostro popolo del proprio stile di vita nazionalsocialista.
Per essersi reso complice di alto tradimento, egli viene condannato a dieci
anni di carcere e alla perdita dello stato di onorabilità per dieci anni.
Heinrich Bollinger e Helmut Bauer erano a conoscenza di un complotto sedizioso,
ma non l’hanno denunciato. Inoltre hanno ascoltato notiziari trasmessi
da radio straniere, concernenti la guerra e avvenimenti interni alla Germania.
Per questo vengono condannati a sette anni di carcere e alla perdita del’onore
di cittadini per un periodo di sette anni.
Hans Hirzel e Franz Müller – entrambi ragazzi immaturi sviati da
nemici dello stato – hanno collaborato alla diffusione di propaganda sediziosa
contro il nazionalsocialismo.
Per questa azione sono condannati a cinque anni di carcere.
Heinrich Guter era a conoscenza di intenti propagandistici di questo genere,
ma ha omesso di denunciarli.
Per questo motivo viene condannato a diciotto mesi di carcere.
Gisela Schertling, Katharina Schüddekopf e Traute Lafrenz hanno commesso
lo stesso crimine.
Trattandosi di ragazze, sono condannate a un anno di carcere.
Susanne Hirzel ha collaborato alla distribuzione di volantini sediziosi. E’
certo che ella non fosse al corrente della natura sediziosa dei volantini stessi,
ma è colpevole in quanto, nella sua credulità e buona fede, ella
ha omesso di accertarsi al riguardo.
Viene condannata a sei mesi di carcere.
Per tutti gli accusati condannati al carcere, la Corte del Popolo applicherà
uno sconto di pena pari al periodo già trascorso in fermo di polizia
o custodia investigativa.
Falk Harnack ha ugualmente omesso di denunciare le attività sediziose
di cui era a conoscenza. Ma il suo caso fa registrare circostanze talmente particolari
che ci vediamo impossibilitati a punirlo.
Egli, pertanto, viene rimesso in libertà.

Hans
Scholl nacque il 22 settembre 1918 figlio del sindaco della cittadina di Ingersheim,
la sua nascita fu un avvenimento per i concittadini che in onore del padre spararono
una salva di cannone. Nel 1919 la famiglia si trasferì a Forchtenberg.
Nel 1925 Hans iniziò le scuole elementari e nel 1929 la scuola media
a Kunzelslau.
Nel 1930 la famiglia Scholl si trasferì nuovamente a Ludwigsburg e di
nuovo nel 1932 a Ulm dove il padre di Hans aprì un’impresa di consulenza
per l’industria in materia fiscale.
Nel 1933 Hans - come tutti i giovani della sua età - venne inquadrato
nella Hitlerjugend, l’organizzazione giovanile nazista, inizialmente
infiammato dalla propaganda ben presto divenne consapevole della realtà
del Nazismo. Prese allora contatto con la “Jugendbewegung”
una organizzazione giovanile non nazista.
Hans era un giovane con spinte romantiche e culturali unite ad uno spirito insofferente
rispetto ai divieti imposti dal regime. Fu in questo periodo che iniziò
a leggere proprio i libri vietati dal nazismo.
Nei due anni successivi venne arruolato in una unità di cavalleria dell’esercito a Bad Cannstatt.
Mentre prestava servizio militare iniziò gli studi in medicina a Monaco di Baviera, nella primavera del 1939, e attraverso le letture che andava facendo sviluppò pian piano una fede religiosa sempre più radicata.
Nell’estate del 1940 partecipò all’invasione della francia come caporale nel corpo medico. Alla fine dello stesso anno ritornò a Monaco per continuare gli studi di medicina considerando la possibilità di studiare anche filosofia e scienze politiche.
In questo periodo strinse contatti con intellettuali, scienziati, filosofi e artisti messi a tacere dal regime.
Dalla fine di luglio sino all’ottobre 1942 venne nuovamente arruolato e inviato sul fronte orientale insieme a due suoi amici, Alexander Schmorell e Jurgen Wittenstein, qui conobbero Willi Graf.
Prima di partire per il fronte - tra giugno e luglio - Hans e i suoi amici avevano già scritto e distribuito quattro volantini antinazisti della "Rosa Bianca".
Il 18 febbraio 1943 Hans e sua sorella Sophie vennero arrestati dalla Gestapo con l’accusa di aver distribuito volantini sovversivi all’Università di Monaco.
Insieme con Sophie e Christopher Probst, Hans venne condannato a morte dalla “Corte del Popolo” il 22 febbraio 1943 e ghigliottinato lo stesso giorno.
Morì inneggiando alla libertà.
Nacque
il 9 maggio 1921 figlia del sindaco di Forchtenberg am Kocher quarta
di cinque figli. Nel 1930 la famiglia si trasferì a Ludwigsburg e due
anni dopo a Ulm dove suo padre fondò una società di consulenza
in materia fiscale. All’età di dodici anni dovette essere iscritta
alla gioventù hitleriana.
Suo fratello Hans più grande di lei ebbe sin
dall’inizio grande influenza sul suo carattere e sulle sue idee politiche.
Nel 1937 l’arresto di
Hans da parte dei nazisti
la impressionò profondamente e rafforzò la sua avversione per
il nazismo e il suo regime.
Dotata di talento artistico specie per la pittura, frequentò ambienti
letterari e artistici animati da oppositori del regime.
Nella primavera del 1940 si maturò e trovò impiego come insegnante
d’asilo presso il Fröbel Institute a Ulm-Söflingen. Questa scelta
era stata dettata anche dalla speranza che questo lavoro le avrebbe evitato
il periodo di servizio di lavoro obbligatorio cui tutti i giovani erano obbligati
e che era condizione indispensabile per iscriversi all’Università.
La scelta si rivelò un errore perché, in base alla sua esperienza
con i bambini, venne costretta a servire come ausiliaria per sei mesi in un
istituto statale di Blumberg.
Soltanto nel maggio 1942 poté finalmente iscriversi all’Università
di Monaco. Suo fratello - che già a Monaco studiava medicina - la introdusse
nel suo circolo di amici.
A Monaco Sophie incontrò artisti, scrittori e filosofi che ebbero influenza
nella sua decisione di coltivare e sviluppare la sua fede. Una questione fondamentale
per Sophie era capire quale dovesse essere il comportamento del cristiano in
un regime dittatoriale.
Durante le vacanze estive del 1942 dovette prestare servizio di guerra (ossia
lavoro coatto) in un impianto metallurgico di Ulm. Nel frattempo suo padre venne
arrestato e condannato ad un breve periodo di detenzione per aver pubblicamente
criticato la politica hitleriana.
Sempre nell’estate del 1942 Sophie divenne membro attivo della "Rosa
Bianca" e come tale si occupò della preparazione dei volantini e
della loro distribuzione.
Venne arrestata il 18 febbraio 1943 mentre distribuiva il sesto volantino all’Università
di Monaco, Condannata a morte venne ghigliottinata insieme a suo
fratello
e a Christoph Probst.
Come ricorda Franz Joseph Müller
«la Gestapo
torturò Sophie Scholl per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio 1943.
Sophie Scholl era la persona più forte all'interno del gruppo della Weisse
Rose, la più determinata, la più sincera e la più attiva.
[…] Il cappellano del carcere che la vide poco prima dell'esecuzione testimonia
che era senza paura, calma. L'uomo della Gestapo che conduceva l'interrogatorio
le chiese alla fine: "Signorina Scholl, non si rammarica, non trova
spaventoso e non si sente colpevole di aver diffuso questi scritti e aiutato
la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova
dispiacere per questo?", e lei rispose: "No, al contrario
! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini.
Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!"»
Christoph
Probst nacque il 6 novembre 1919 a Murnau figlio di un precettore privato.
Si sposò giovanissimo, appena ventunenne con Herta Dohrn avendo da lei
tre figli: Michael, Vincent e Katharina.
Molto amico di
Alexander Schmorell - che fu padrino
di battesimo del figlio Michael - venne da lui introdotto nel circolo della
"Rosa Bianca".
In considerazione del fatto che soltanto Christoph aveva figli tutti i membri
del gruppo decisero di tenerlo ai margini dell’attività più
pericolosa. Ciononostante Christoph si mostrò entusiasta e desideroso
di partecipare al lavoro comune.
All’inizio del 1943 scrisse un volantino clandestino che sarebbe dovuto
divenire il settimo del gruppo. Il 19 febbraio 1943 la Gestapo lo arrestò
mentre era rientrato in Germania dal fronte per far visita alla moglie che aveva
avuto da pochi giorni la sua terza figlia. Una copia del suo volantino venne
trovata in una tasca di
Hans Scholl.
Christoph negò di averlo scritto ma l’esame calligrafico cui venne
sottoposto dimostrò che la scrittura era la sua. Detenuto nel carcere
di Monaco chiese ed ottenne di essere battezzato cattolico dal sacerdote della
prigione.
Condannato a morte dal “Tribunale del Popolo” del giudice
Freisler
venne ghigliottinato il 22 febbraio 1943.

Alexander
Schmorell nacque il 16 settembre 1917 a Orenburg in Russia da padre tedesco
e madre russa. Rimasto orfano di madre ancora bambino seguì il padre
- un medico tedesco - che si trasferì a Monaco nel 1921. Crebbe di fatto
bilingue: parlava tedesco ed era cittadino tedesco ma altrettanto bene conosceva
il russo che continuò a coltivare quasi come tributo alla memoria di
sua madre.
Terminata la scuola superiore - come era d’uso nella Germania nazista
- venne arruolato nell’organizzazione del lavoro civile e successivamente
nell’esercito.
Nel 1938 partecipò all’occupazione dell’Austria e - successivamente
- della Cecoslovacchia. Cercò di evitare il prescritto giuramento ad
Adolf Hitler durante il servizio militare e sviluppò una marcata avversione
al nazismo.
Non trovando altro modo di reazione alla politica del regime si isolò
nei suoi studi sulla cultura russa, nella poesia e nella scultura. Soltanto
dietro pressione del padre accettò di intraprendere studi di medicina.
Verso la fine del 1940, presentato da
Jurgen Wittenstein,
conobbe Hans Scholl con il quale intrecciò
una grande amicizia fatta di dicorsi culturali sulla teologia, la filosofia
e la letteratura.
Si costituì così un gruppo di amici con interessi culturali comuni
e con la comune avversione al regime nazista.
Insieme ai suoi amici venne inviato al servizio medico sul fronte russo dove
si legò ancora più a quel Paese che considerava anche suo. Sin
dall’inizio dell’attività della "Rosa Bianca" a
Monaco Schmorell fu uno dei membri più attivi partecipando a tutte le
iniziative.
Dopo l’arresto di
Hans e
Sophie
Scholl la Gestapo diffuse un avviso con le sue generalità e il suo
aspetto. Schmorell - braccato dai nazisti - riuscì per qualche tempo
a nascondersi.
Il 24 febbraio 1943 durante un bombardamento aereo venne riconosciuto da alcune
persone che erano nel rifugio antiaereo con lui. Denunciato venne immediatamente
arrestato.
Venne processato il 19 aprile 1943, assieme a
Willi Graf
ed al professor
Huber, e condannato a morte. Venne
ghigliottinato il 13 luglio 1943 nella prigione di Monaco.

Nato
il 2 gennaio 1918 a Kuchenheim vicino a Euskirchen crebbe a Saarbrucken dove
il padre era direttore di una industria vinicola sin dal 1922.
Nel 1928 venne iscritto all’Humanistische Ludwigsgymnasium, corrispondente
al nostro liceo classico maturandosi nel 1937.
Graf proveniva da una famiglia profondamente cattolica e - sin dall’età
di undici anni - fece parte della “Neudeutschland” una
associazione studentesca cattolica che continuava la tradizione dei movimenti
cattolici scolastici inaugurata in Germania dal movimento giovanile Wandervogel.
Dopo che il nazismo ebbe messo fuori legge tutte le organizzazioni non legate
ai principi hitleriani Willi entrò nel 1934 nella associazione “Graue
Orden”. Composta da ex membri della “Bündische Jugend”.
Il “Graue Orden” si caratterizzava come una associazione
giovanile dedicata allo studio della filosofia. Di orientamento cattolico affrontava
anche questioni liturgiche e propugnava una riforma della Chiesa Cattolica.
In questo percorso Graf maturò la convinzione della necessità
di impegnarsi politicamente come cristiano e sviluppò in modo sempre
più deciso una radicale avversione al nazismo. Giunse infine alla conclusione
che fede cristiana e nazionalsocialismo erano tra loro incompatibili.
Pur venendo minacciato rifiutò di entrare nella “Hitlerjugend”
(l’organizzazione giovanile nazista).
Nel gennaio 1938 venne imprigionato per settimane per aver partecipato a iniziative
di campeggio non autorizzate. insieme ad altri suoi compagni del “Graue
Orden”.
Uscì di prigione grazie all’amnistia generale concessa in occasione
della annessione dell’Austria al Reich.
Dopo sei mesi di servizio forzato nelle organizzazioni del lavoro iniziò
a studiare medicina all’Università di Bonn e, nell’inverno
1937-38 partì per il servizio militare.
Nel gennaio 1940 partecipò all’invasione della Francia nel corpo
di sanità. Tra il marzo e l’aprile 1941 partecipò alla campagna
in Yugoslavia e nell'estate 1942 venne inviato sul fronte russo dove conobbe
Hans Scholl,
Alexander Schmorell
e Jurgen Wittenstein.
L’esperienza della guerra, le atrocità di cui fu spettatore rafforzarono
ancora di più la sua convinzione di oppositore al nazismo.
Rientrato dal fronte nel dicembre 1942 prese la decisione di entrare nel gruppo
clandestino della "Rosa Bianca" prendendo parte alle sue attività.
Aiutò a redigere e a distribuire il quinto ed il sesto volantino, partecipava
alle azioni di propaganda scrivendo sui muri della città slogan antinazisti.
La sua principale attività fu quella di reclutare nuovi aderenti alla
“Rosa Bianca” ricontattando i suoi amici a Saarbrücken, Koln,
Bonn, Freiburg e Ulm.
La mattina del 18 febbraio 1943 venne arrestato insieme a sua sorella Anneliese.
Il 19 aprile 1943
Roland Freisler
presidente della “Corte del Popolo” condannò Graf alla
pena capitale.
Torturato per mesi dalla Gestapo nell’inutile tentativo di estorcergli
i nomi di altri compagni venne infine ghigliottinato il 12 ottobre 1943. Nella
sua ultima lettera destinata alla sorella e agli amici scrisse: “Dovete
continuare cioò che abbiamo cominciato”.

Kurt
Huber nacque il 24 ottobre 1893 a Chur in Svizzera da genitori tedeschi.
La famiglia si trasferì a Stuttgart quando Kurt aveva quattro anni. Frequentò
il Ginnasio a partire dal 1913.
Dopo la morte del padre seguì la madre che si stabilì a Monaco.
Qui - grazie ad uno spiccato talento artistico studiò musicologia ma
anche psicologia e filosofia. Ottenne il dottorato nel 1917 diventando professore
associato nel 1920.
Sposatosi con Clara Schlickenrieder nel 1929 proseguì la sua carriera
accademica interessandosi particolarmente alle musiche popolari della Baviera e
viaggiando in Europa alla ricerca di materiali musicali della tradizione balcanica,
francese e spagnola.
Anche con l’avvento del nazismo continuò la sua tranquilla professione
accademica ma i resoconti che i suoi studenti gli facevano a proposito delle
atrocità commesse in Polonia e Russia lo impressionarono profondamente.
Alla fine del 1942 venne contattato dai membri della "Rosa Bianca",
tutti studenti che seguivano le sue lezioni universitarie.
In particolare venne avvicinato da
Hans Scholl e
Alexander Schmorell.
Impressionato dalla sconfitta tedesca a Stalingrado Huber aderì al gruppo
divenendo autore principale del
sesto volantino.
Il 27 febbario 1943 venne arrestato e processato il 19 aprile 1943.
Roland Freisler il tristemente noto giudice nazista umiliò Huber
insultandolo durante il processo e cercando distruggerne l’onorabilità.
Ciononstante Huber trovò il coraggio di rispondere a tono infondendo
coraggio e forza ai giovani membri della "Rosa Bianca" che venivano
processati insieme a lui.
Benché gli fosse giunta notizia che l’università aveva annullato
i suoi titoli accademici alla notizia dell’arresto mantenne un comportamento
dignitoso e sereno.
Sino al giorno dell’esecuzione si dedicò al libro che stava scrivendo
sul filosofo Gottfried Leibniz. Il 13 luglio 1943 venne ghigliottinato insieme
con Alexander Schmorell nella prigione di Monaco.
La sua famiglia - in particolare la moglie Clara - nei mesi successivi subì
ulteriori vessazioni dalla Gestapo venendo interrogata in occasione di un successivo
processo contro
Hans Leipelt altro resistente vicino
alla "Rosa Bianca".
L'ultima umiliazione per la vedova. come ricorda
Wwittenstein,
fu dover attendere per sette anni, dopo la caduta del nazismo, la pensione del
marito. La legge tedesca infatti considerò legittimo il licenziamento
del professore.

Jürgen
Wittenstein era un giovane studente di medicina arruolato nell’esercito.
Presentò
Hans Scholl e
Alexander
Schmorell e con loro formò la "Rosa Bianca".
Fu anche colui che scattò le oramai famose fotografie dei membri della
Rosa Bianca.
Fu il revisore del terzo e quarto volantino scritti da
Hans
e Alex.
Fu anche il “corriere” che trasportava i volantini a Berlino a Hellmuth
Hartert, amico di
Hans Scholl, che costruiva li un
altro gruppo.
Fu Wittenstein che incontrò i genitori di Scholl alla stazione dopo l’arresto
di Hans e
Sophie accompagnandoli
in tribunale.
Dopo l’esecuzione del professor
Huber Wittenstein
raccolse denaro per la vedova e il figlio.
Anch’egli venne sospettato ma riuscì a sottrarsi all’inchiesta
partendo per il fronte dove, nonostante una ferita in combattimento, riuscì
a sopravvivere.
Dopo la guerra si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò come
medico in California.
Oggi - oramai in pensione - mantiene viva la memoria della Rosa Bianca.

Nacque
a Vienna il 18 luglio 1921. Suo padre era un ingegnere e sua madre era laureata
in chimica. Benché di fede protestante sua madre proveniva da una famiglia
ebraica progressista che le aveva consentito - fatto inusuale all’epoca
- di frequentare l’università. Nel 1935 con le leggi di Noriberga
sua madre venne discriminata come “ebrea privilegiata” in quanto
moglie di un ariano. Hans da parte sua venne dichiarato “Mischlinge”,
cioé “mezzo ebreo”.
Nel 1938 dopo la fine della scuola superiore venne prima impiegato nelle attività
obbligatorie di lavoro e poi arruolato nell’esercito. Nel 1938 quando
l’Austria venne annessa al Reich i suoi nonni fuggirono in Cecoslovacchia
mentre suo zio si suicidò. I suoi genitori presero con loro la nonna
e si trasferirono ad Amburgo.
Qui Hans visse l’umiliazione di vedere sua madre dover indossare la stella
gialla cucita sul petto.
Nel 1939 venne richiamato e partecipò alla campagna di Polonia. Nel 1940
combatté in Francia dove ottenne la Croce di Ferro e la Croce al Merito
per le truppe corazzate. Nell’agosto del 1940 a seguito delle nuove leggi
che regolavano il servizio militare nell’esercito dei “mezzi ebrei”
venne degradato e congedato.
Rientrato ad Amburgo iniziò a studiare chimica e a coltivare abitudini
pericolose (ascoltare la radio inglese, musica americana). Nel 1941 venne espulso
dall’Università a causa delle sue origini e si trasferì
a Monaco dove proseguì gli studi di chimica vigendo una politica meno
restrittiva in quella Università. Il 19 luglio 1942 sua nonna venne deportata
nel campo di concentramento di
Theresienstadt
dove poco dopo venne uccisa. Il 23 settembre dello stesso anno il padre di Hans
morì.
Il decesso significava automaticamente l’invio della madre di Hans in
un campo di concentramento.
Nonostante i pericoli che correva Hans si avvicinò al movimento della
"Rosa Bianca" e nel febbraio 1943 dopo l’arresto di
Hans
e Sophie Scholl, si incaricò di distribuire
il sesto volantino del gruppo anche ad Amburgo oltre che a Monaco.
Dopo l’arresto e la condanna a morte del professor
Huber
Hans e la sua amica Marie-Luise Jahn cercarono di organizzare una colletta per
aiutare la famiglia ridotta in miseria. Fu proprio questo tentativo di fondi
che mise la Gestapo sulle sue tracce e che provocò il suo arresto l’8
ottobre 1943. Insieme a lui venne arestata anche Marie-Luise Jahn.
La madre e la sorella di Hans vennero arrestate a loro volta. Era in uso presso
la Gestapo anche l’arresto dei familiari come ulteriore misura di intimidazione.
La madre di Hans morì nel carcere di Fuhlsbuttel.
Dopo un anno dal suo arresto Hans venne condannato a morte dalla “Corte
del Popolo” di Donauworth. Marie-Luise venne condannata a dodici anni
di prigione. Hans Leipelt venne ghigliottinato nel carcere di Monaco il 29 gennaio
1945.





