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George J. Wittenstein

Ricordi della "Rosa Bianca"

Sessant'anni fa, il 22 febbraio 1943, furono processati e condannati a morte tre giovani del gruppo di resistenza tedesco la "Rosa Bianca".
Sophie Scholl, Hans Scholl e Christoph Probst vennero decapitati nello stesso giorno dopo solo qualche ora dalla sentenza.
La loro colpa era di aver scritto e distribuito sei volantini antinazisti.
Ci è sembrato importante presentare ai nostri lettori un episodio spesso trascurato all'interno della tragedia nazista.
Al di là del valore pratico della resistenza messa in atto dai ragazzi della "Rosa Bianca", ciò che va sottolineato è il valore etico della loro azione. La resistenza che questi giovani cercavano di suscitare nel popolo tedesco era una forma di non violenza: la disobbedienza.
La pericolosità dell'atto di dissenso per un regime totalitario e oppressivo rappresenta il maggior pericolo.
Non è la violenza che può spaventare i teorici dell'oppressione ma il pensiero che, finalmente libero, fa della disobbedienza arma di libertà.

Vogliamo commemorare gli aderenti alla "Rosa Bianca" con le parole del Dr. George J. Wittenstein, dalla sua conferenza "Memories of the White Rose".
Tra gli ultimi sopravvissuti dei fondatori del gruppo, Wittenstein è emigrato negli Stati Uniti dopo la fine della guerra. Qui ha insegnato alla University of California a Los Angeles ed esercitato come cardiochirurgo.

Ringraziamo il Dr. Wittenstein per averci dato il consenso per la traduzione e la pubblicazione del suo testo.
La traduzione dei ricordi di Wittenstein è a cura di Olga Baldassi Pezzoni.
La traduzione dei volantini della "Rosa Bianca" è a cura di Francesco Schiaffo.

Sommario

Ricordi della "Rosa Bianca"
Il contesto politico
Le origini della "Rosa Bianca"
La formazione culturale e gli incontri
I volantini: le "Foglie della Rosa Bianca"

L'esperienza del fronte orientale

Le dimostrazioni e gli ultimi volantini
I processi contro la "Rosa Bianca"
George J. Wittenstein: la sopravvivenza
© 1997 by Dr. George Wittenstein All Rights Reserved

Appendice

I volantini della "Rosa Bianca"
Il primo volantino
Il secondo volantino
Il terzo volantino
Il quarto volantino
Il quinto volantino
Il sesto volantino


I processi contro la "Rosa Bianca"
La repressione contro la "Rosa Bianca"
Estratto dalla sentenza del primo processo
Estratto dalla sentenza del secondo processo


Biogafie degli aderenti alla "Rosa Bianca"
Hans Scholl
Sophie Scholl

Christoph Probst

Alexander Schmorell
Willi Graf
Kurt Huber
George j. Wittenstein
Hans Leipelt

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Il contesto politico
Sessanta anni fa (1) tre studenti tedeschi vennero arrestati. Pochi giorni dopo vennero condotti davanti al Volksgerichtshof (Corte di Giustizia Popolare), condannati a morte, e decapitati lo stesso giorno.

Alcuni mesi dopo furono eseguiti altri arresti e, al termine di un secondo processo, furono emesse altre tre condanne a morte.
Occorre aggiungere che la Corte di Giustizia Popolare esisteva al di fuori della Costituzione tedesca.
Era stata creata nel 1934 dal NSDAP, il Partito Socialista, al solo scopo di eliminare i nemici di Hitler.

Come si può spiegare che, dopo dieci anni di governo Nazista, con il suo incessante indottrinamento politico che aveva inizio già in età prescolare, e nel bel mezzo di una "grande guerra patriottica", questi studenti che erano in gran parte cresciuti sotto l'influenza di questo regime, decidessero di prendere posizione contro la tirannia nazista? Per far questo sarà necessario inquadrare gli eventi nel loro contesto storico.

Da sinistra: Hans Scholl, Sophie Scholl e Christoph Probst. Il 22 febbraio 1943 furono processati, condannati a morte e decapitati.

La foto è stata scattata da
G.J.Wittenstein davanti alla stazione ferroviaria di Monaco, nell'estate 1942: un fiore ed un ultimo saluto a Sophie prima di partire per il servizio medico al fronte orientale.

Le origini della "Rosa Bianca"

Certo, c'erano individui e piccoli gruppi locali che si opponevano al regime. In effetti oggi sappiamo che ce n'erano più di 300 ma, per le ragioni che ho descritto precedentemente, era praticamente impossibile stabilire dei contatti, e ancor più mantenere le comunicazioni. Pertanto i gruppi erano piccoli, isolati e non conoscevano l'esistenza gli uni degli altri. L'unica resistenza che avrebbe potuto avere successo sarebbe stata quella del militari. Questi ci provarono, con grande ritardo, quel famigerato 20 luglio 1944, e fallirono miseramente.

Con ciò ritorno alla mia domanda iniziale: come fu possibile per un piccolo gruppo di studenti universitari sfidare questo regime così potente e, con infiniti rischi, chiamare ad una resistenza aperta?

La risposta è molteplice:
1. Eravamo studenti e, lungo tutto il corso della storia, gli studenti sono stati idealisti, ribelli e disposti a rischiare: ribelli nei confronti dell'ordine esistente, nei confronti delle convenzioni vuote, vecchie e nuove (gli Stati Uniti e l'Europa hanno avuto un'esperienza diretta di queste cose negli anni Sessanta). La maggior parte dei membri del nostro gruppo aveva appartenuto alla "Bündische Jugend". Si trattava di organizzazioni giovanili molto simili ai Boys Scout, che erano nate in Europa intorno al 1908 ed erano particolarmente diffuse in Germania. Essenzialmente, queste organizzazioni si svilupparono sulla spinta della delusione dei giovani nei confronti del vecchio ordine stabilito e delle scuole, che li avevano terribilmente delusi, oltre che i genitori soffocanti. Erano impregnate di romanticismo tipicamente tedesco. I loro ideali e obiettivi dichiarati erano: libertà individuale, autodisciplina e adesione ai più alti principi morali ed etici.
2. Questi studenti provenivano da famiglie borghesi. I loro genitori erano oppositori di Hitler e questo deve averli in una certa misura influenzati.
3. La maggior parte di noi erano studenti di medicina, ad eccezione di Sophie Scholl, che aveva una laurea in biologia e filosofia. Avevamo in comune un profondo interesse e un grande amore per le arti, la musica, la letteratura e la filosofia. La maggior parte di noi aveva amici o compagni di classe ebrei che erano stati espulsi, deportati o avevano sofferto nel pogrom della Notte dei cristalli.

Tutto ebbe inizio, possiamo dire, nell'inverno 1938/39.
Quelli tra noi che stavano adempiendo i due anni di servizio militare obbligatorio e intendevano entrare nella facoltà di medicina furono assegnati a una "Sanitaetskompanie", una scuola di addestramento per personale medico, per gli ultimi sei mesi.
Fu lì che incontrai Alexander Schmorell. Era un giovane di molti talenti, uno scultore molto dotato, con un profondo interesse per la musica e la letteratura; era nato in Russia da padre tedesco (un medico) e madre russa. Presto scoprimmo le nostre tendenze politiche affini e diventammo intimi amici. Forse alcuni di voi hanno letto in qualche libro sulla Rosa Bianca ciò che Alex Schmorell mi disse, indicandomi la porta della nostra caserma: «Forse, fra dieci anni, ci sarà una targa su quella porta, con la scritta: "Da qui ebbe inizio la rivoluzione"».

Entro la primavera seguente la maggior parte di noi si era iscritta all'Università di Monaco. Ci furono due giorni di indottrinamento politico obbligatorio, che nessuno prese sul serio. Sebbene le confraternite fossero state sciolte e fatte confluire nell'Organizzazione Studentesca Nazionalsocialista, trovavamo esilarante il grado di libertà di cui godevamo da studenti, in confronto a quello che ci eravamo lasciati alle spalle: sei mesi di "Arbeitsdienst" (una specie di lavoro coatto paramilitare, in uniforme), seguiti da due anni di servizio militare. Tuttavia, ciascuno tenne per sè le proprie opinioni, a causa del palpabile senso di oppressione e di controllo, e della minaccia, sempre pendente, dei campi di concentramento.
Tuttavia, il malcontento studentesco ribolliva. Per esempio, al termine del semestre estivo, il capo dell'organizzazione studentesca nazista dello Stato di Baviera ci convocò per informarci che ci era stato ordinato di impiegare le nostre vacanze nel lavoro agricolo, altrimenti non ci sarebbe stato permesso di iscriverci al semestre autunnale. Ci furono dimostrazioni; gli studenti della facoltà di chimica esplosero bombe puzzolenti e fu chiamata la Gestapo (Polizia Segreta).

Poco dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, provocato dall'invasione della Polonia da parte della Germania (settembre 1939), gli studenti di medicina furono arruolati, alloggiati in caserma e obbligati a frequentare le lezioni in uniforme. Inizialmente, ciò fu eseguito in maniera tipicamente prussiana: gli studenti venivano stipati nelle caserme, fino a dieci per stanza, il che rendeva lo studio particolarmente difficile; ci si recava alle lezioni marciando in colonna al mattino e si ritornava allo stesso modo la sera. Alla fine l'assurdità e l'impraticabilità di tutto questo divenne evidente e ci fu concessa maggiore libertà; ci fu concesso di abitare in alloggi privati e all'ultimo anno perfino di indossare abiti civili. Solo l'appello e l'esercitazione mattutina del sabato rimasero obbligatori. Molti di noi non si presentavano e gli amici rispondevano per conto degli assenti gridando "Presente!", quando venivano chiamati i loro nomi.
In questo gruppo studentesco io presentai Alex Schmorell a Hans Scholl.

La formazione culturale e gli incontri

L'evoluzione di Hans Scholl fu forse quella tipica di molti giovani tedeschi: nel 1933, in uno slancio d'entusiasmo giovanile, aderì alla Gioventù Hitleriana, come aveva fatto la sua sorella maggiore, che divenne anche un capo. In seguito rimase deluso, quando gli obiettivi dell'organizzazione divennero palesi, e fondò un gruppo separato all'interno della Gioventù Hitleriana stessa, basato sui principi della "Bündische Jugend" (per questo fu arrestato per un breve periodo nel 1937).
Sebbene egli stesso fosse luterano, nel 1940-41 incontrò due letterati cattolici, Carl Muth e Theodor Haecker, che impressero un nuovo indirizzo alla sua vita, al punto che incominciò a trascurare la medicina per immergersi nella religione e nella filosofia. Di fatto, per un certo periodo Scholl pensò anche di convertirsi al cattolicesimo.
A quel tempo, con alcuni amici diede inizio alle "Lesenabende" (serate di lettura), durante le quali si leggevano letteratura moderna e classica, che poi venivano discusse fino a tarda notte.
Contemporaneamente, ma all'insaputa l'uno dell'altro, anch'io iniziai il mio circolo, al quale invitavamo noti scrittori, commediografi, attori, poeti e musicisti, perchè ci presentassero le loro opere, mentre noi a nostra volta leggevamo loro le nostre poesie, sollecitando la loro critica.

In entrambi i gruppi, queste discussioni non toccavano mai l'argomento politico; erano invece incentrate sul nostro interesse sviscerato per ogni genere d'arte, di musica e di filosofia. Tutti noi assistevamo spesso a concerti e importanti spettacoli teatrali.

Quella che oggi è nota come la "Rosa Bianca", nacque dall'amicizia personale, sempre più profonda, tra giovani che condividevano un grandissimo interesse per la medicina e altri campi. Certamente tutti avevamo le medesime convinzioni politiche, contrarie a Hitler e al regime nazista.
Ma, come era tipico di milioni di tedeschi all'epoca, ci rifugiavamo nella nostra sfera privata - nel nostro caso, le arti, la filosofia, il nostro circolo di amici.
Questo percorso fu intrapreso da molti di coloro che non poterono emigrare e fu propriamente denominato "Innere Emigration" (emigrazione interiore).
Tuttavia, man mano che le atrocità naziste divenivano più evidenti, quando gli ebrei incominciarono ad essere deportati e quelli che rimasero furono costretti a portare la Stella di David gialla; quando si venne a conoscenza delle atrocità commesse nella Polonia e nella Russia occupate, e quando cominciarono a circolare segretamente le copie del sermone del vescovo Galen, che condannava l'uccisione degli internati negli ospedali psichiatrici, il nostro distacco cedette il passo alla certezza che non bastava più tenere per sé le proprie convinzioni e i propri standard etici, ma che era venuto il momento di agire.

Hans Scholl e a seguire i suoi maestri

Carl Muth (1867-1944)

Theodor Haecker (1879-1945)

I volantini: le "Foglie della Rosa Bianca"

Così, all'inizio dell'estate del 1942, Alex Schmorell e Hans Scholl scrissero quattro volantini, con una macchina da scrivere ne fecero il maggior numero possibile di copie - probabilmente non più di 100 - e le distribuirono in tutta la Germania.
Questi volantini venivano lasciati negli elenchi telefonici all'interno delle cabine pubbliche, spediti per posta a professori e studenti o portati da corrieri ad altre università per essere distribuiti.
Tutti e quattro furono scritti in un periodo di tempo relativamente breve, tra il 27 giugno e il 12 luglio.
Secondo quanto ci è dato di conoscere oggi, Hans Scholl scrisse il primo e il quarto volantino, mentre Alex Schmorell partecipò alla redazione del secondo e del terzo (io mi occupai della revisione del terzo e del quarto). Tutti i volantini vennero inviati anche ai membri della "Rosa Bianca", in modo da poter controllare se venivano intercettati.
E' significativo che, dei primi 100 volantini, 35 furono consegnati alla Gestapo.
Ciò non significa necessariamente che i destinatari fossero nazisti. Chi si scopriva destinatario di materiale tanto pericoloso, temeva con ragione di essere sulla lista del mittente e, se il materiale fosse stato intercettato dalla polizia segreta, lo avrebbe messo in gravissimo pericolo. Consegnando i volantini alla polizia segreta, si sperava di distogliere da sé ogni sospetto.
Qualcuno avrebbe perfino potuto pensare (e non sarebbe stato impossibile) che i volantini potessero essere stati prodotti e spediti dalla stessa Gestapo, per mettere alla prova la sua fedeltà verso il partito e lo stato.

Produrre e distribuire questi volantini oggi può sembrare semplice, ma in realtà non era solo molto difficile, ma anche estremamente pericoloso.
La carta era scarsa, come pure le buste, e se qualcuno ne acquistava in grandi quantità, o comperava più di qualche francobollo, immediatamente diveniva sospetto.
Portare i volantini in un'altra città comportava grossi rischi, perchè i treni erano costantemente pattugliati dalla polizia militare, che chiedeva i documenti di viaggio a tutti i maschi in età di servizio militare. Chiunque viaggiasse senza i necessari documenti era sospetto, e le conseguenze erano prevedibili.
Alcuni di noi viaggiavano in abiti civili, sperando per il meglio; altri con documenti di viaggio falsi. Anch'io ho viaggiato con una carta d'identità falsa (quella di mio cugino, col quale avevo una certa somiglianza). Lasciavamo le cartelle con i volantini in uno scompartimento diverso, in quanto i bagagli venivano regolarmente perquisiti.
Ma la maggior parte dei volantini veniva trasportata da studentesse, le quali non erano sottoposte a tali controlli.

A quel tempo la sorella di Hans Scholl, Sophie, si era iscritta all'università di Monaco per studiare biologia e filosofia.
Quando scoprì le attività segrete di suo fratello lo pregò di poter partecipare, ma egli rifiutò per proteggerla.
A seguito della sua insistenza, però, Hans cedette. Così Sophie divenne una cospiratrice attiva.

I volantini portavano il titolo: "Foglie della Rosa Bianca"(1).
(A tutt'oggi l'origine di questo titolo non è chiara, anche se sappiamo che è stato probabilmente coniato da Hans).
Tutti e quattro i volantini contenevano lo stesso messaggio: essi facevano riferimento allo sterminio di massa degli ebrei e della nobiltà polacca, e ad altre atrocità commesse dai nazisti e dalle SS. Invocavano l'azione contro il nazionalsocialismo e una resistenza prima passiva e poi attiva.
Erano pieni di idealismo, di entusiasmo quasi estatico, e disseminati di citazioni di Goethe, Schiller, Lao Tse, Novalis, Aristotele ed altri. Chiamavano all'"autocritica", a "liberare la scienza tedesca" - a "liberare lo spirito dal male" -, a una "rinascita della vita studentesca, affinchè l'università tornasse ad essere una comunità viva, dedita alla verità". In altre parole, i volantini erano destinati all'élite intellettuale, agli studenti e alle facoltà universitarie.
I volantini contenevano anche commenti su come la germania avrebbe dovuto essere ricostruita dopo la guerra, e reintegrata nell'Europa.

Per eliminare il sospetto che la Rosa Bianca potesse essere in qualche modo finanziata dai nemici della Germania, gli Alleati, e non fosse un movimento puramente tedesco, il quarto volantino afferma:
"...Noi desideriamo enfatizzare che la Rosa Bianca non è al soldo di alcuna potenza straniera. Sebbene siamo consapevoli che il potere nazionalsocialista debba essere spezzato militarmente, noi ricerchiamo il risveglio dello spirito tedesco profondamente ferito. Per amore delle generazioni future, dovremo essere d'esempio dopo la guerra, affinchè mai nessuno abbia più il benchè minimo desiderio di sperimentare qualcosa di questo genere. Non dimenticate i più piccoli criminali di questo sistema; annotatevi i loro nomi affinchè nessuno possa sfuggire... Noi non resteremo in silenzio - noi siamo la vostra cattiva coscienza. La Rosa Bianca non vi lascerà in pace..."

Presto Christoph Probst fu aggiunto a questo circolo di amici, sebbene non avesse partecipato direttamente alla stesura dei volantini, in quanto era stato trasferito all'Università di Innsbruck.
Era l'unico tra noi ad essere sposato (cosa molto insolita a quel tempo) e aveva tre figli. Era forse il più apolitico tra noi; la letteratura e la filosofia erano i suoi principali interessi, oltre al suo amore per la medicina. Tra tutti i membri della "Rosa Bianca", egli era il mio migliore amico.

Vivere sotto il regime nazista era estremamente stressante e frustrante. Non si sapeva mai quando il partito si sarebbe nuovamente intromesso nella propria vita personale o nella propria istruzione.
Fritz-Joachin von Rintelen era un professore di filosofia molto popolare, le cui lezioni venivano seguite da studenti di di molte discipline diverse. Un giorno non si presentò per la lezione programmata, e cominciarono a circolare voci che gli fosse stato revocato il diritto di docenza.
Concordammo di incontrarci di nuovo per la lezione successiva, la settimana seguente. Quando von Rintelen non comparve, l'intera classe si recò nell'ufficio del Rettore dell'Università per domandare spiegazioni. Dopo un po', il Rettore, pallido ed evidentemente scosso, socchiuse la porta e disse: "Non intendo fornire alcuna informazione", e richiuse la porta sbattendola.
Capeggiati da un pittore amico mio, Remigius Netzer, e da me, decidemmo allora di recarci all'appartamento del professor von Rintelen per una dimostrazione di solidarietà.
E fu così che nel pieno della guerra, alla luce del giorno, un'ottantina e più di studenti, alcuni perfino in uniforme, marciarono lungo il viale principale di Monaco, sotto gli occhi assolutamente increduli dei passanti

L'esperienza del fronte orientale

Nell'estate del 1942 le autorità si trovarono ad affrontare un dilemma: cosa fare di migliaia di studenti di medicina in uniforme durante le vacanze estive?
La soluzione ovvia non venne loro in mente se non molto più tardi, e cioè, modificare il sistema dei semestri trasformandolo in trimestri e così continuando l'istruzione lungo l'intero arco dell'anno. In questo modo il tempo necessario a formare un nuovo medico per le forze armate sarebbe stato abbreviato. Invece si inventarono il concetto della "Frontbewaerung". L'idea consisteva nell'inviare tutti gli studenti di medicina sul fronte russo per un periodo di tre mesi, così che potessero fare esperienza nel prestare cure mediche sotto il fuoco e lavorare come assistenti medici negli ospedali da campo.

Sul treno per la Russia insieme a noi c'era Willi Graf, uno studente di medicina che, al contrario di noi, non aveva avuto la fortuna di essere collocato in un'unità di studenti medici e quindi non aveva potuto continuare i suoi studi fino all'estate del 1942.
Era profondamente religioso e aveva aderito a organizzazioni giovanili cattoliche già in età molto precoce. Aveva preso a tal punto le distanze dal nazionalsocialismo che aveva perfino cancellato dalla sua agenda i nomi di coloro che avevano aderito alla Gioventù Hitleriana.
In Russia fece amicizia con Hans e Alex e, una volta tornati a Monaco, divenne un membro attivo del gruppo.

L'esperienza del lungo viaggio e i tre mesi trascorsi in Russia lasciarono su tutti noi una profonda impressione.
Sulla via del fronte trascorremmo alcuni giorni a Varsavia. Varsavia era stata dichiarata città aperta dal governo polacco, per salvarla dalla distruzione ma, in totale spregio della Convenzione di Ginevra, essa fu parzialmente distrutta da bombardamenti e artiglieria. Non dimenticherò mai la visita al ghetto, che era costituito da diversi isolati circondati da mura e sorvegliati da soldati ucraini. Inorridii quando scoprii che, per un pacchetto di sigarette, quegli ucraini avrebbero sparato per divertimento a chiunque si affacciasse a una finestra e venisse loro indicato.
Gli abitanti del ghetto avevano il permesso di lavorare all'esterno e, al loro rientro, i loro zaini venivano perquisiti.
Vidi con i miei occhi delle SS picchiare alcuni ebrei con dei frustini da cavallo senza essere stati provocati, e riuscii perfino a fotografarli.

Grazie ad Alex, che parlava correntemente il russo, riuscimmo a prendere contatto con dei contadini russi. Alex rimproverò una guardia che aveva picchiato a sangue un lavoratore russo e questo per poco non gli costò la corte marziale. Hans Scholl diede la sua intera razione di tabacco, un bene di grandissimo valore, a un ebreo in una colonna di lavoratori forzati.
Provavamo grande compassione e rabbia per coloro che soffrivano sotto quegli oppressori senza scrupoli. In Russia maturammo la convinzione che bisognava fare qualcosa e arrivammo a comprendere la terribile verità che la Germania si poteva salvare soltanto perdendo la guerra: una conclusione estremamente dolorosa per qualcuno che ami il proprio Paese, la propria patria - e noi di certo l'amavamo.

Le dimostrazioni e gli ultimi volantini

Quando ritornammo, il 6 novembre 1942, l'impegno maggiore fu profuso nell'allargare il nostro piccolo circolo e nel trovare e incoraggiare nuovi attivisti in altre università. Per allora l'umore generale aveva incominciato a cambiare: gli scacchi subiti sul fronte russo e i pesanti bombardamenti alleati sulle città tedesche avevano avuto il loro esito.

Più o meno in quel periodo un'altra persona si aggiunse al movimento: Kurt Huber, 50 anni, professore di filosofia, psicologia e musicologia. Egli non divenne attivo fino al novembre 1942, quando gli fu presentata la bozza del quinto volantino di Hans Scholl, che rifiutò perchè "troppo comunista".
Il professor Huber era un uomo straordinario. Aveva un handicap fisico che a volte lo rendeva difficilmente comprensibile, ma quando si lasciava trasportare durante le sue lezioni parlava splendidamente e con grande eloquenza e ispirazione.
In qualche modo riusciva ad inserire nelle sue lezioni dei commenti sarcastici su argomenti, libri o autori censurati o proibiti, riuscendo alla fine a dimostrarne la superiorità rispetto ai governanti nazisti e alla loro ideologia.

In una lezione su Leibniz, diede un esempio perfetto di travestimento linguistico, contrapponendo il concetto antiassolutista di stato dei filosofi alla realtà del nazionalsocialismo. Ricordo perfino una lezione di un'ora sul filosofo ebreo Spinoza.
Il Professor Huber ebbe una vita difficile: non fu mai promosso a docente di ruolo, nonostante il suo straordinario lavoro. Per questo doveva sopravvivere e mantenere una famiglia di quattro persone con il magro stipendio di 300 marchi al mese. Una delle ragioni addotte per non concedergli la promozione fu "... Noi possiamo avere solo professori che possano anche agire come ufficiali ...".

Il 13 gennaio 1943, il Gauleiter della Baviera (una carica simile a quella di Governatore, ma non elettiva, che veniva ricoperta da un funzionario del partito nazista) arringò tutti gli studenti universitari durante un'assemblea presso il famoso Museo Tedesco di Monaco.
Rimproverò le studentesse, perché sprecavano tempo e fondi facendo le studentesse, cosa che "non avevano il diritto di fare". Avevano invece l'obbligo di dare un figlio al loro amato Führer. Offrì loro i servigi di alcuni begli stalloni, nel caso non fossero state abbastanza attraenti da trovarsene uno da sole.
Quando molte studentesse tentarono di abbandonare l'aula in segno di protesta, acclamate dall'applauso generale degli studenti, il Gauleiter le fece arrestare.
A questo punto gli studenti, molti dei quali indossavano l'uniforme, assaltarono il podio e presero in ostaggio il leader studentesco, fino a quando tutte le donne non furono rilasciate.
Come si può immaginare, la notizia dell'accaduto si sparse per tutta Monaco alla velocità del lampo.
Questo rafforzò la convinzione di Scholl e Schmorell che fosse venuto il momento di incitare all'azione, e che il popolo fosse ormai maturo per ribellarsi ai suoi oppressori. Quasi contemporaneamente fu scritto e distribuito il quinto volantino, per la prima volta con una tiratura di 5000-6000 copie, perchè Schmorell era riuscito, con enormi difficoltà, a procurarsi un ciclostile. Questo volantino aveva un tono diverso ed era intitolato: "Fogli del Movimento di Resistenza in Germania".

Poi ci fu la grande svolta nella guerra, con la caduta di Stalingrado nel febbraio 1943. Questo ispirò il professor Huber a scrivere un nuovo volantino su richiesta di Hans Scholl. Il volantino fu approvato da tutto il gruppo, che vi apportò solo piccolissime modifiche. Fu spedito tra il 16 e il 18 febbraio.
Stranamente, né SchollSchmorell ricevettero le copie che si erano autospediti, come avevano sempre fatto per verificare se la corrispondenza veniva intercettata.
Questo fatto e la caduta di Stalingrado furono lo stimolo per azioni ancor più audaci: nelle notti del 4, dell'8 e del 15 febbraio, dipinsero enormi slogan sui muri lungo la strada principale di Monaco, in 29 punti, tra cui l'università. "Libertà", "Abbasso Hitler", e cancellarono molte svastiche, usando soprattutto catrame e stampini. L'impresa era resa particolarmente rischiosa dalla presenza di pattuglie della polizia. Io avevo il compito di scrivere slogan simili nelle toilette dell'università.

Il sesto volantino fu anche l'ultimo: la mattina del 18 febbraio, Hans e Sophie Scholl arrivarono all'università con una valigia piena di volantini, e ne lasciarono delle pile fuori da ogni aula.
Mentre stavano lasciando l'edificio, si accorsero che nella valigia c'erano ancora molti volantini. Si voltarono e salirono le scale fino al'ultimo pianerottolo sopra il cortile coperto da un tetto di vetro e Sophie rovesciò il contenuto della valigia nel cortile sottostante.
Furono notati e subito fermati da un custode. Nel giro di pochi giorni più di ottanta persone furono arrestate; fra esse Christof Probst, autore della bozza di un volantino, scritta il 31 gennaio, che fu trovata nelle tasche di Hans Scholl al momento del suo arresto. Se non fosse stato per questa svista, probabilmente oggi Christof Probst sarebbe ancora vivo per mancanza di prove a suo carico.

Non si saprà mai che cosa indusse Hans e Sophie a compiere quell'azione che, secondo quanto dichiararono durante gli interrogatori, non era stata pianificata. Si è speculato che fossero coscienti del fatto che la Gestapo era sulle loro tracce e, incoraggiati da quanto era accaduto un mese prima al Museo Tedesco, credevano che quest'ultimo atto disperato avrebbe portato a una sollevazione generale in Germania. Certo nessuno di noi ne sapeva nulla. Alex Schmorell, per esempio, apprese del loro arresto in tram, mentre si recava all'università.

I processi contro la "Rosa Bianca"

La reazione di Hitler fu fulminea. La Corte Popolare fu convocata solo quattro giorni dopo e, al termine di un processo durato appena quattro ore, gli Scholl vennero condannati a morte per decapitazione.
Ero fortunosamente riuscito a chiamare i genitori degli Scholl, che abitavano a Ulm, chiedendo loro di venire immediatamente a Monaco. Li incontrai alla stazione ferroviaria e li condussi direttamente al Palazzo di Giustizia, dove il processo era già in corso.
Naturalmente, con quest'azione mi mettevo in pericolo, ma altrimenti non avrebbero più rivisto i loro figli vivi, perchè i tre furono giustiziati il pomeriggio stesso.
Secondo i documenti storici disponibili, pochi passi prima di giungere alla ghigliottina, Christof Probst disse: "Ci rivedremo tra pochi minuti", mentre Hans Scholl gridò. "Viva la Libertà!"
Così rapida e brutale fu l'azione delle autorità naziste; così grande fu la fretta con cui cancellarono quello che consideravano un pericolo per se stessi; così seria considerarono questa minaccia, che nessuna notizie dell'evento fu fatta filtrare fino ad esecuzioni avvenute.

Alex Schmorell era ancora latitante. Con uno stratagemma riuscii a lasciare la caserma nella quale eravamo stati confinati dopo gli arresti e ad incontrare suo padre nel suo ufficio, per informarlo che la mia famiglia avrebbe potuto nascondere Alex nella nostra casa di campagna e, magari, contrabbandarlo in Svizzera.
Solo molto più tardi venni a sapere che Alex aveva carcato di fuggire in Svizzera, ma aveva dovuto tornare indietro a causa della neve alta. Fu arrestato durante un raid aereo su Monaco, tradito da un'ex fidanzata.

Il 19 aprile si svolse un secondo processo, durante il quale Schmorell, Graf e Huber vennero condannati a morte e altri ai lavori forzati.
Il professor Huber tenne un discorso appassionato a propria difesa davanti alla Corte Popolare. Per citare solo qualche frase: "... Io chiedo la restituzione della libertà al popolo tedesco ...", e ancora, citando il filosofo Johann Gottlieb Fichte, "... voi dovete agire come se l'intero destino della Germania dipendesse da voi e dalle vostre azioni, e la responsabilità fosse vostra e vostra soltanto...".
Questi tre dovettero attendere a lungo prima di essere ghigliottinati. Tutti gli appelli furono vani.
Schmorell e Huber vennero infine giustiziati il 13 luglio 1944, e Wili Graf il 12 ottobre.
Kurt Huber aveva completato la sua opera maggiore su Leibniz mentre era in prigione.

Per illustrare come Huber considerava la sua attività antinazista, permettetemi la citazione di un breve brano da una poesia che dalla prigione scrisse a suo figlio di quattro anni per spiegargli che suo padre non moriva come traditore:
"... Io sono morto per la Libertà della Germania, per la Verità e per l'Onore. Fedelmente ho servito queste tre cose fino all'ultimo palpito del mio cuore...".

La brutalità del regime nazista è dimostrata dalla fattura di 600 marchi che la Signora Huber ricevette per "usura della ghigliottina". Quando ella rispose all'ufficiale che non sarebbe stata in alcun modo in grado di procurarsi una tale somma, che ammontava al doppio dello stipendio che suo marito percepiva, l'ufficiale le rispose: "Forse potremmo farle uno sconto-quantità... Dopotutto ne abbiamo talmente tanti in questi giorni...".

Ci furono altri gruppi, altri arresti e altre esecuzioni di persone lontanamente collegate alla "Rosa Bianca".
Desidero citare l'unico putsch militare riuscito contro il regime nazista; si chiamava "Freiheitsaktion Bayern" (Azione Bavarese per la Libertà), con cui anch'io ero collegato.
Il comandante di un'unità di addestramento per interpreti, il Dottor Rupprecht Gerngross, aveva segretamente armato la sua compagnia, ufficialmente disarmata, e fece in modo che praticamente tutti i membri fossero oppositori del regime. Mentre gli Americani si avvicinavano alla Baviera, le sue truppe occuparono Radio Monaco, facendo appello alla cittadinanza perchè arrestasse i funzionari nazisti e esponesse lenzuola bianche (atto punibile con la morte).
Arrestarono il Reichsstatthalter, il governatore della Baviera nominato dai nazisti.
Nella battaglia che seguì ci furono molte perdite.
Purtroppo, questa importante azione che salvò molte vite di civili e salvò Monaco dalla completa distruzione che Hitler aveva ordinato, viene raramente citata.

 

George J. Wittenstein: la sopravvivenza

Mi viene spesso chiesto come sono sopravvissuto. Solo dopo la guerra sono venuto a conoscenza dei dettagli.

La Gestapo mi sospettava fin dall'inizio; era sulle mie tracce e continuava a sorvegliarmi e a indagare sul mio conto.
Il comandante della mia compagnia mi raccontò successivamente che più volte la Gestapo mi aveva cercato e gli aveva fatto domande su di me. Ormai anche lui sospettava il mio coinvolgimento con la "Rosa Bianca", perchè, naturalmente, era al corrente della mia ottima amicizia con coloro che erano stati arrestati e giustiziati.
Si era premurato di depistare deliberatamente la Gestapo. A tutt'oggi non saprei dire quali siano state le sue motivazioni; se lo abbia fatto per ragioni umanitarie, perchè lui stesso era contrario a Hitler, o se era semplicemente furioso perchè l'autorità militare era sottoposta ai capricci del Partito.
Il braccio politico del governo (il Partito) aveva interferito con l'autorità dell'esercito arrestando, processando e giustiziando i suoi uomini senza nemmeno consultarlo.
Infatti, dopo gli arresti mi diede esplicitamente il permesso di usare l'arma che avevo in dotazione, se la Gestapo avesse tentato di arrestarmi. Naturalmente ciò sarebbe stato insensato, ma era indicativo della sua indignazione.
Spesso mi sono chiesto quanto egli stesso fosse intelligente o circospetto, perchè usare le armi contro la Gestapo sarebbe equivalso ad un suicidio. Ciò mi fa pensare che si sia trattato di una reazione spontanea ed emotiva. Qualunque fosse il motivo, io ero evidentemente protetto quando mi trovavo in caserma sotto il suo comando. E' più che probabile che mi abbia salvato la vita.

Durante gli interrogatori, della Gestapo prima e di un tribunale militare poi, per aver offerto aiuto ad una donna ebrea il cui figlio era stato giustiziato (offrendole rifugio e aiuto per lasciare clandestinamente la Germania), riuscii a negare qualsiasi coinvolgimento. Tuttavia quando appresi, tramite i miei contatti nella "Freiheitsaktion Bayern", che la Gestapo era di nuovo sulle mie tracce, compresi che forse non avrei avuto un'altra possibilità; dato che non potevo lasciare la Germania, l'unica possibilità che avevo di sfuggire alla Gestapo era di chiedere il trasferimento al fronte, cosa che di norma nessuno faceva volontariamente.
Ma il fronte era l'unico luogo dove la Gestapo non aveva giurisdizione, e quindi il solo luogo "sicuro" per uno come me. Fui ferito sul fronte italiano.

Concludo leggendo il sesto e ultimo volantino. Fu scritto da Kurt Huber dopo la caduta di Stalingrado, e distribuito da Hans e Sophie Scholl nell'edificio principale dell'università in quella mattina fatale del 18 febbraio 1943.
[Omettiamo di trascrivere di seguito il contenuto del volantino. Il testo è riportato, assieme agli altri cinque, nella sezione collegata.n.d.r.]

George J. Wittenstein

Primo volantino

Non c'è nulla di più indegno per un popolo civile che lasciarsi "governare", senza alcuna opposizione, da una cricca di irresponsabili dominati dai propri istinti. Non è forse vero che ogni onesto tedesco oggi si vergogna del suo governo? E chi di noi ha idea delle dimensioni dell'infamia che un giorno cadrà su di noi e sui nostri figli, quando sarà caduto il velo dai nostri occhi e saranno venuti alla luce i crimini più orribili, infinitamente superiori ad ogni misura? Se il popolo tedesco è già così corrotto e deteriorato nella sua più intima essenza, da rinunciare, senza alzare neppure una mano e in una sconsiderata fiducia nella discutibile legittimità della storia, al bene supremo che un uomo possiede e che lo eleva al di sopra di ogni creatura, ovvero alla libera volontà; se rinuncia alla libertà dell'uomo di intervenire sul corso della storia e sottoporlo alle proprie decisioni razionali; se i tedeschi, così privi di ogni individualità, sono ormai diventati una massa tanto insulsa e vile, allora davvero meritano la rovina.

Goethe parla dei tedeschi come di un popolo tragico, simile agli ebrei ed ai greci, ma oggi esso sembra piuttosto una mandria, insignificante e priva di volontà, di adepti, privati, negli strati più profondi, del proprio midollo e rapinati della propria essenza, pronti a lasciarsi condurre alla rovina. Sembra così, ma non è così; piuttosto, con una violenza lenta, ingannevole e sistematica, ogni singolo è stato indotto in una prigione spirituale e solo quando ci si è trovato incatenato, è divenuto consapevole della sventura. Solo pochi hanno riconosciuto la rovina imminente, ed il premio per i loro eroici avvertimenti è stata la morte. Occorrerà parlare ancora del destino di questi uomini.

Se ognuno aspetta che sia l'altro ad iniziare, i messaggeri della Nemesi vendicatrice si avvicineranno sempre di più, senza limiti, e allora anche l'ultima vittima sarà stata gettata senza senso nelle fauci del demone insaziabile. Per questo, in quest'ultima ora, ogni singolo, consapevole della propria responsabilità come consociato della civiltà cristiana e occidentale, deve opporsi finché può, lavorare contro il flagello dell'umanità, contro il fascismo e contro ogni sistema di Stato assoluto simile ad esso. Fate resistenza passiva - resistenza -, ovunque vi troviate, impedite che questa ateistica macchina da guerra continui a funzionare, prima che sia troppo tardi, prima che le ultime città diventino, come Köln, un cumulo di macerie e prima che l'ultima gioventù del popolo sparga il suo sangue per l'arroganza di un essere subumano.Non dimenticate che ogni popolo merita il regime che sopporta!

Da La legislazione di Licurgo e Solone di Friedrich Schiller:

« [...] La legislazione di Licurgo è un modello di politica e psicologia in relazione al fine che si propone. Egli voleva uno stato potente, fondato su sé stesso ed indistruttibile; forza politica e durata erano gli obiettivi a cui egli mirava, e questo fine lo ha raggiunto nella misura massima in cui era possibile nelle sue condizioni. Ma quando si raffronti lo scopo che si proponeva Licurgo, agli scopi dell'umanità, una convinta disapprovazione deve subentrare all'ammirazione che ci ha avvinti ad un primo superficiale sguardo. Ogni cosa può essere sacrificata al bene dello Stato, salvo ciò a cui lo Stato stesso serve come mezzo. Lo Stato non è mai in sé stesso un fine, ma esso è importante solo come una condizione attraverso la quale può essere raggiunto il fine dell'umanità, è questo fine non è altro che lo sviluppo di tutte le risorse dell'uomo, il progresso. Se la costituzione di uno Stato ostacola il progresso di tutte quelle risorse che sono nell'uomo; se essa impedisce il progresso spirituale, essa è deprecabile e dannosa, per quanto possa essere elaborata e perfezionata nella sua forma. La sua stessa durata ridonda più a suo rimprovero che a sua lode; essa, infatti, è solo un prolungamento del danno; più dura nel tempo, più danni produce. [...] A costo di tutti i sentimenti morali fu ottenuto il progresso politico e formata la relativa attitudine. A Sparta non esisteva amore coniugale, né amore materno, né amore filiale, né amicizia. Non esistevano altro che cittadini e virtù civiche.
[...] Una legge statale obbligava gli spartani ad essere disumani verso i loro schiavi; in queste sfortunate vittime, l'umanità veniva insultata e maltrattata. Nello stesso codice spartano delle leggi veniva proclamato il pericoloso principio secondo cui gli uomini sono considerati come mezzo e non come fine. In questo modo venivano legalmente demoliti i fondamenti del diritto naturale e della morale.
[...] Quanto più bello fu l'esempio dato dal rude guerriero Gaio Marcio nel suo accampamento davanti a Roma, quando sacrificò la vendetta e la vittoria perché egli non poteva vedere scorrere le lacrime della madre!
[...] Lo Stato [di Licurgo] avrebbe potuto sopravvivere ad una sola condizione: che lo spirito del popolo si fosse estinto; quindi, avrebbe potuto reggere solo se esso avesse mancato al sommo ed unico scopo dello Stato».

Da Il risveglio di Epimenide di Goethe - Atto II , scena IV

Geni:
Quello che audacemente è uscito fuori dall'abisso,
può per un ferreo destino
soggiogare metà della sfera terrestre,
ma ciò nonostante nell'abisso deve tornare.
Già minaccia un terribile timore:
egli invano cercherà di resistere!
E tutti coloro che a lui sono legati
dovranno perire con lui.

Speranza:
Ora incontro i miei valorosi,
che si radunano nella notte,
per tacere, non per dormire;
e la bella parola "Libertà"
viene bisbigliata e sussurrata,
fino a che con insolita novità
sui gradini dei nostri templi
grideremo ancora con nuovo entusiasmo:
(con convinzione, a voce alta)
Libertà!
(con maggiore moderazione)
Libertà!
(riecheggiando da ogni parte)
Libertà!

 

Preghiamo di fare quante più copie possibile di questo scritto e di diffonderle.
 

Avvertenza: gli omissis e le evudenziazioni sono riprese dal volantino originale

1) In tedesco "Untermensch". La propaganda nazista definiva le persone di "razza inferiore" e i disabili con questo termine. Qui viene utilizzato per indicare Hitler.

Secondo volantino

Non ci si può intendere con il nazionalsocialismo sul piano spirituale, perché esso non è spirituale. È un errore parlare di una visione nazionalsocialista del mondo; infatti, se esistesse, bisognerebbe tentare di dimostrarla o combatterla con mezzi spirituali. Ma la realtà ci offre un'immagine completamente diversa: già al suo primo apparire, questo movimento era indirizzato all'inganno del prossimo, già allora era profondamente corrotto e poteva salvarsi solo attraverso continue menzogne. Lo stesso Hitler scrive in una delle prime edizioni del "suo" libro (un libro che è stato scritto nel peggiore tedesco che io abbia mai letto; e, ciò nonostante è stato elevato al rango della Bibbia dal popolo dei poeti e dei pensatori): «È incredibile come si debba ingannare un popolo per poterlo governare». Se all'inizio questo tumore cancrenoso del popolo tedesco non si è reso troppo visibile, ciò è accaduto soltanto perché esistevano forze ancora buone, sufficienti al lavoro necessario a controllarlo. Ma quando esso divenne sempre più grande e, infine, giunse al potere con un'ultima generale corruzione, il tumore, in un certo senso, si aprì e infettò tutto il corpo, la maggior parte degli oppositori di un tempo si nascose, l'intelligenza tedesca si rifugiò in uno scantinato per soffocare lì, lentamente, come piante grasse sottratte alla luce e al sole. Ora siamo alla fine. Ora è decisivo questo: ritrovarsi uno di fronte all'altro, illuminarsi da uomo a uomo, riflettere sempre e non darsi tregua, fino a quando anche l'ultimo uomo sia convinto della estrema necessità della sua lotta contro questo sistema. Se, infine, un'ondata di rivolta attraverserà il Paese, se questo "si sente nell'aria", se molti collaborano, allora con un ultimo, potente sforzo questo sistema potrà essere rovesciato. Una fine con orrore è sempre meglio di un orrore senza fine.

Non ci è stata data possibilità di esprimere un giudizio definitivo sul senso della nostra storia. Ma se questa catastrofe deve servirci per la salvezza, allora solo così potrà accadere: saremo purificati dal dolore, vedremo sorgere la luce dalla notte più profonda, ci scuoteremo e finalmente ci aiuteremo a liberarci dal giogo che opprime il mondo.



Non vogliamo scrivere, in questo foglio, della questione ebraica, né pronunciare discorsi in difesa. No, solo come esempio vogliamo ricordare brevemente il dato di fatto che, dalla occupazione della Polonia, trecentomila ebrei sono stati assassinati in quel Paese nel più bestiale dei modi. Qui noi vediamo il più orrendo delitto contro la dignità umana, un delitto che non ha confronti in tutta la storia dell'umanità. Anche gli ebrei sono uomini, qualunque sia la posizione che si vuole assumere sulla questione ebraica; e tutto questo è stato perpetrato contro degli uomini. Forse qualcuno dice che gli ebrei hanno meritato questo destino; questa affermazione sarebbe una mostruosa presunzione; ma, ammesso che qualcuno lo affermi, quale posizione assumerebbe in relazione al fatto che l'intera gioventù aristocratica polacca è stata sterminata (voglia Dio che ciò non sia ancora compiuto!)? In che modo, Lei chiederà, questo è avvenuto? Sono stati deportati in Germania, nei campi di concentramento per i lavori forzati, tutti i giovani tra i quindici e i venti anni, discendenti maschi di nobili casate; e in Norvegia, nei bordelli delle SS, tutte le ragazze della stessa età! A che scopo Le raccontiamo queste cose, visto che Lei già conosce, se non questi, altri delitti ugualmente gravi di questa orribile specie di esseri subumani? Perché qui viene toccato un problema che ci riguarda tutti profondamente e deve dare a tutti da riflettere. Perché il popolo tedesco è così inerte dinanzi a questi crimini, tanto orrendi e disumani? Quasi nessuno ci riflette. Il fatto viene accettato come tale e consegnato ad acta. E di nuovo il popolo tedesco cade nel suo ottuso e stupido sonno e dà a questi criminali fascisti il coraggio e l'occasione per continuare ad uccidere, ed essi lo fanno. È questo il segno che i tedeschi sono abbrutiti nei loro più intimi sentimenti umani? Che nessuna corda vibra in essi di fronte a simili azioni? Che sono ormai affondati in un sonno mortale dal quale nessun risveglio sarà più possibile, mai, giammai? Sembra così e così certamente è se i tedeschi non usciranno finalmente da questo torpore, se non protesteranno, dovunque e ogni volta che potranno, contro questa cricca di criminali, se non parteciperanno al dolore di queste centinaia di migliaia di vittime. E dovranno provare non solo compassione per questo dolore, no, ma molto di più: corresponsabilità. Infatti, anche solo con il loro inerte atteggiamento essi danno a questi uomini oscuri la possibilità di agire così; essi sopportano questo "governo" che ha assunto su di sé una colpa infinita, certo, ma, soprattutto, essi stessi sono responsabili del fatto che tale governo ha potuto avere origine! Ogni uomo vuole dirsi estraneo a questo tipo di corresponsabilità, ognuno lo fa e poi ricade nel sonno con la coscienza più serena e migliore. Ma egli non potrà dirsi estraneo: ciascuno è colpevole, colpevole, colpevole!
Tuttavia non è ancora troppo tardi, per eliminare questo che è il più ripugnante tra tutti i peggiori governi del mondo, per non assumere su di sé altre responsabilità. Adesso che i nostri occhi, in questi ultimi anni, sono stati aperti, adesso che sappiamo con chi abbiamo a che fare, adesso è il momento decisivo per sterminare quest'orda bruna. Fino allo scoppio della guerra la maggioranza del popolo tedesco era cieco, i nazionalsocialisti non si mostravano nel loro vero aspetto, ma adesso che li abbiamo riconosciuti, sterminare queste belve deve essere l'unico e sommo dovere, perfino il più sacro dovere di ogni tedesco.

«Felice quel popolo il cui governo non si fa sentire. Il popolo il cui governo è opprimente, viene soffocato. La miseria, ahimè, è ciò su cui si costruisce la fortuna. La fortuna, ahimè, occulta solo miseria. Come andrà a finire? La fine non è ancora visibile. L'ordine si trasforma in disordine, il bene si trasforma in male. Il popolo cade nello smarrimento. Non è forse così, ogni giorno, da tempo? Per questo l'uomo elevato ha angoli retti, ma non urta, è spigoloso, ma non ferisce; egli è giusto, ma non brusco. È limpido, ma non vuole risplendere».
Lao-Tze

«Io non vedo raggiungere il suo scopo colui che cerca di dominare il regno e di formarlo secondo il suo volere: questo è tutto».
« Il regno è un organismo vivente: in verità, non può essere costruito artificialmente! Chi vuole provarci, lo rovina; chi vuole impadronirsene, lo perde».
Perciò: «alcuni esseri precedono, altri li seguono, alcuni hanno il respiro caldo, altri freddo, alcuni sono forti, altri deboli, alcuni raggiungono la pienezza, altri naufragano».
« L'uomo elevato evita l'eccesso, evita la superbia, evita la sopraffazione».

Lao-Tze

Preghiamo di fare quante più copie possibile di questo scritto e di diffonderle.
 

Terzo volantino

"Salus publica suprema lex"

Tutte le forme ideali di Stato sono utopie. Uno Stato non può essere costruito in modo puramente teorico, ma deve crescere e maturare come fa un singolo uomo. Ma non bisogna dimenticare che lo Stato è stato presente in forma embrionale all'inizio di ogni civiltà. La famiglia è antica quanto l'uomo stesso e, da questa iniziale aggregazione, l'uomo capace di raziocinio si è creato uno Stato il cui fondamento deve essere la giustizia e il cui scopo supremo deve essere il bene comune. Lo Stato deve rappresentare per analogia l'ordine divino e la più sublime di tutte le utopie, la civitas dei, è il modello al quale esso deve, in definitiva, orientarsi. Non vogliamo qui formulare giudizi sulle possibili, diverse forme di Stato, la democrazia, la monarchia costituzionale, la monarchia assoluta e così via. Solo una cosa vuole essere rilevata in modo chiaro ed univoco: ogni singolo uomo ha diritto ad uno Stato giusto e utile, che garantisca la libertà del singolo così come il bene della comunità. Infatti, in conformità alla volontà di Dio, l'uomo deve cercare di raggiungere il suo fine naturale e la sua felicità terrena, libero e indipendente nella comunità, di vita e di lavoro, dello Stato.

Ma il nostro attuale "Stato" è la dittatura del maligno. "Questo lo sappiamo già da tempo", ti sento obiettare, "e non abbiamo alcuna necessità che ci sia ricordato ancora una volta". Ma, ti chiedo, se lo sapete perché non reagite, perché permettete che questi tiranni, passo dopo passo, in modo evidente o in segreto, vi derubino dei vostri legittimi beni, uno dopo l'altro, finché, un giorno, nulla, ma proprio nulla resterà, se non un congegno statale meccanizzato, comandato da criminali e ubriaconi? È già così sottomesso alla violenza il vostro spirito, da dimenticare che non è solo un vostro diritto, ma anche vostro dovere morale, eliminare questo sistema? Ma se un uomo non ha più la forza di rivendicare i propri diritti, allora è assolutamente certo che finirà in rovina. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo come polvere nel vento, se non ci sollevassimo in questa ultima ora e non trovassimo finalmente il coraggio che finora ci è mancato. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Infatti, per ogni giorno in cui indugiate, in cui non vi opponete a questa creatura infernale, la vostra colpa aumenta, come in una curva parabolica, sempre più in alto.


Molti, forse la maggior parte dei lettori di questi volantini non hanno un'idea chiara di come si possa esercitare una opposizione efficace. Non vedono alcuna possibilità. Noi vogliamo tentare di mostrar loro che ognuno può fare qualcosa per il crollo di questo sistema. Non sarà possibile preparare il terreno per la caduta di questo "governo" o anche provocarne al più presto il crollo con una opposizione individuale, da eremiti amareggiati, ma solo attraverso la collaborazione di molti uomini convinti ed attivi, uomini concordi sui mezzi con cui potranno raggiungere il loro obiettivo. Noi non abbiamo un'ampia possibilità di scelta circa tali mezzi, ne abbiamo solo uno a disposizione: la resistenza passiva.

Il significato e lo scopo della resistenza passiva è di portare il nazionalsocialismo alla caduta e in questa lotta non dobbiamo arretrare davanti a nessuna strada, a nessuna azione, in qualsiasi ambito esse si collochino. Il nazionalsocialismo deve essere aggredito in tutti i luoghi in cui è possibile farlo. Deve essere preparata al più presto una fine per questo non-Stato, una vittoria della Germania fascista in questa guerra avrebbe conseguenze imprevedibili e tremende. La prima preoccupazione di ogni tedesco non può essere la vittoria militare sul bolscevismo, ma la sconfitta del nazionalsocialismo. Questa deve stare assolutamente al primo posto. In uno dei nostri prossimi volantini Le dimostreremo la estrema necessità di questa esigenza.

Ed ora ogni convinto oppositore del nazionalsocialismo deve porsi questa domanda: come combattere nel modo più efficace lo "Stato" attuale, come infliggergli i colpi più duri? Senza dubbio, con la resistenza passiva. È ovvio che non possiamo dare ad ognuno direttive per il suo comportamento, possiamo solo indicarlo in linea di massima; ognuno, poi, deve trovare la via della realizzazione.

Sabotaggio nelle fabbriche di armi e nelle industrie di guerra, sabotaggio di ogni adunata, raduno, manifestazione, festeggiamento o organizzazione creati per iniziativa del partito nazionalsocialista. Frapposizione di ostacoli al regolare funzionamento della macchina da guerra (una macchina che lavora esclusivamente per una guerra che serve solo alla salvezza ed alla conservazione del partito nazionalsocialista e della sua dittatura). Sabotaggio in tutti i settori scientifici e spirituali che svolgono attività per la continuazione della guerra, siano essi università, istituti universitari, laboratori, uffici tecnici. Sabotaggio in tutte le istituzioni di tipo culturale che potrebbero aumentare il "prestigio" dei fascisti presso il popolo. Sabotaggio in tutti i settori delle arti figurative che abbiano un rapporto, anche il più insignificante, con il nazionalsocialismo o siano al suo servizio. Sabotaggio in tutte le pubblicazioni, in tutti i quotidiani che siano al soldo del "governo", che lottano per le sue idee e per la diffusione della menzogna bruna. Non elargite un centesimo alle raccolte di fondi organizzate in strada (anche quando sono fatte con il pretesto di opere di beneficenza). Questa, infatti, è solo una simulazione. In realtà, il ricavato non va a beneficio né della Croce Rossa, né delle persone bisognose. Il governo non ha bisogno di questo denaro, non è finanziariamente interessato a queste raccolte – le macchine tipografiche già lavorano senza interruzione e producono qualsiasi quantità di banconote si voglia. Ma il popolo deve essere costantemente tenuto sotto pressione, la pressione della cavezza non può mai allentarsi! Non date nulla per le raccolte di metalli o tessuti e materiali di altro genere. Cercate di convincere tutte le persone che conoscete, anche quelle dei ceti popolari meno abbienti, della insensatezza a continuare, della mancanza di prospettive per questa guerra, della schiavitù, spirituale ed economica, causata dal nazionalsocialismo, della distruzione di ogni valore morale e religioso e di indurle alla resistenza passiva!

Dalla Politica di Aristotele:

« [...] Inoltre appartiene» (alla essenza della tirannia) «fare in modo che nulla rimanga nascosto di quanto qualunque suddito dica o faccia, ma che delle spie lo seguano ovunque... inoltre aizzare, in tutto il mondo, l'uno contro l'altro e gli amici contro gli amici, il popolo contro gli aristocratici e i ricchi tra loro. Inoltre è tipico di queste regole tiranniche impoverire i sudditi, affinché la guardia del corpo possa essere retribuita e perché essi, occupati dai bisogni delle loro esigenze quotidiane, non abbiano tempo e agio per cospirare… ma anche queste elevate entrate fiscali, come quelle imposte a Siracusa, dove sotto Dionisio i cittadini spesero per le tasse nel corso di cinque anni tutti i loro beni. E il tiranno tende continuamente anche a provocare guerre [...] »

Per favore, copiare e distribuire!

 

Quarto volantino

È una massima antica, che si ripete sempre ai bambini, quella secondo cui chi non vuole ascoltare, poi deve sperimentare. Ma un bambino saggio si brucerà le dita soltanto una volta sulla stufa rovente.

Nelle ultime settimane, Hitler ha ottenuto successi sia in Africa che in Russia. La conseguenza è stata che l'ottimismo di una parte del popolo e il turbamento e il pessimismo dell'altra sono cresciuti con una rapidità insolita per l'indolenza tedesca.

Dappertutto si udivano tra gli oppositori di Hitler, ovvero nella parte migliore del popolo, lamentele, parole di delusione e di scoraggiamento che non di rado finivano nella domanda: "E se, nonostante tutto, ora Hitler...?"

Intanto, l'offensiva tedesca contro l'Egitto si è fermata, Rommel deve restare in una posizione pericolosamente esposta, ma prosegue ancora l'avanzata verso Est. Questo apparente successo è stato ottenuto al prezzo dei più orrendi sacrifici, tanto da non poter essere più considerato in termini favorevoli. Per questo noi mettiamo in guardia da qualsiasi ottimismo.

Chi ha contato i morti, Hitler o Goebbels? Probabilmente nessuno dei due. Ogni giorno in Russia cadono in migliaia. È il tempo del raccolto e la falce passa con tutto il suo vigore nella messe matura. Il dolore prende dimora nei caseggiati della nostra patria e non c'è alcuno che asciughi le lacrime delle madri; Hitler inganna coloro che ha derubato del più caro dei beni e lo ha gettato verso una morte senza senso.

Ogni parola che proviene dalla bocca di Hitler è una menzogna. Quando dice pace, pensa alla guerra e quando in modo blasfemo pronuncia il nome dell'Onnipotente, pensa alla potenza del maligno, all'angelo caduto, a satana. La sua bocca è come le fetide fauci dell'inferno e il suo potere è corrotto alla base. Certo, bisogna condurre con mezzi razionali la lotta contro lo Stato del terrore nazionalsocialista; ma chi, oggi, dubita ancora della reale esistenza delle forze demoniache, non ha compreso per nulla il contesto metafisico di questa guerra. Dietro la concretezza, dietro ciò che può essere accertato con i sensi, dietro ogni riflessione logica ed oggettiva, c'è l'irrazionale, cioè la lotta contro il demonio, contro il messaggero dell'Anticristo. Ovunque e in ogni tempo, i demoni hanno atteso in agguato nelle tenebre l'ora in cui l'uomo diventa debole, l'ora in cui egli volontariamente abbandona la sua posizione fondata sulla libertà e assegnatagli da Dio, l'ora in cui egli cede alla pressione del maligno e si libera dai vincoli dell'ordine supremo e così, dopo che egli ha volontariamente fatto il primo passo, viene spinto al secondo e al terzo e sempre più avanti con una folle accelerazione – ovunque e in ogni tempo di estrema necessità si sono levati uomini, santi, profeti che avevano preservato la loro libertà, che si sono rivolti all'unico Dio e con il suo aiuto hanno esortato il popolo al cambiamento. Certo, l'uomo è libero, ma, senza il vero Dio, è indifeso contro il maligno, è come una nave senza timone in balìa della tempesta, come un neonato senza madre, come una nube che si dissolve.

Vi è possibilità, chiedo a te, a te che sei cristiano, in questa lotta per la conservazione dei tuoi beni più alti, vi è possibilità di esitazione, gioco di intrighi, rinvio di una decisione nella speranza che un altro sollevi le armi per difenderti? Forse Dio non ha dato anche a te la forza e il coraggio per combattere? Dobbiamo attaccare il maligno laddove esso è più forte, ed esso è più forte nel potere di Hitler.

«Mi, voltai e vidi tutta l'ingiustizia che erano stata commessa sotto il sole; ed ecco, vi erano lacrime di coloro che soffrivano tanta ingiustizia e non avevano alcun consolatore; e coloro che arrecavano loro ingiustizia erano così potenti che essi non potevano avere alcun consolatore.
Allora lodai i defunti che già erano morti, più dei vivi, che ancora possedevano la vita [...] ». (Versetto). (1)


Novalis:
« La vera anarchia è l'elemento che genera la religione. Dalla distruzione di tutto ciò che vi è di positivo, essa solleva il suo capo vittorioso come nuova fondatrice del mondo [...] Se l'Europa volesse risvegliarsi, se fosse prossimo uno Stato degli Stati, una dottrina scientifica della politica! Sarà forse di tipo gerarchico [...] il principio di questa unione di Stati? [...] Il sangue scorrerà sull'Europa fino a quando le nazioni non saranno consapevoli della spaventosa follia che le trascina in un vortice e, colpite e rappacificate da una musica sacra, non si avvicineranno ai vecchi altari in una variegata moltitudine, non intraprenderanno opere di pace e, sui fumanti campi di battaglia, non sarà celebrata una grande festa di pace con lacrime ardenti. Solo la religione può risvegliare l'Europa ed assicurare il diritto dei popoli e ristabilire, con nuovo splendore, la cristianità, in modo visibile sulla terra, nella sua funzione di fondamento di pace».

Avvertiamo espressamente che la Rosa Bianca non è al soldo di alcuna potenza straniera. Pur sapendo che il potere nazionalsocialista deve essere distrutto militarmente, perseguiamo un rinnovamento all'interno dello spirito tedesco profondamente ferito. Ma il chiaro riconoscimento di tutte le responsabilità che si è assunto il popolo tedesco e una lotta incondizionata contro Hitler, i suoi troppi complici, i compagni di partito, i Quisling (2) etc. devono precedere questa rinascita. Con ogni brutalità deve essere spalancato un abisso tra la parte migliore del popolo e tutto ciò che ha a che fare con il nazionalsocialismo. Per Hitler e per i suoi seguaci non esiste una punizione su questa terra che possa essere adeguata ai loro crimini. Ma per amore verso le generazioni future, dopo la fine della guerra dobbiamo lasciare un esempio perché nessuno provi il desiderio, sia pur minimo, di tentare di ripetere simili orrori. Non dimenticate neppure i piccoli furfanti di questo sistema, annotate i nomi, affinché nessuno sfugga!

A loro non deve riuscire, dopo tali atrocità, di cambiare bandiera all'ultimo minuto e fare come se nulla fosse accaduto! Per Sua tranquillità, vorremmo aggiungere che gli indirizzi dei lettori della Rosa Bianca non sono trascritti da nessuna parte. Gli indirizzi sono ricavati a caso dal libro degli indirizzi.

Noi non rimarremo in silenzio, siamo la vostra cattiva coscienza; la Rosa Bianca non vi lascerà in pace.


Per favore, fotocopiare e distribuire.

 

Quinto volantino

olantini del movimento della resistenza in Germania.


Appello a tutti i tedeschi!


La guerra si sta avviando verso la sua fine sicura. Come nel 1918, il governo tedesco tenta di deviare tutta l'attenzione sul crescente pericolo rappresentato dai sottomarini, mentre ad Est le armate retrocedono senza sosta, ad Ovest è attesa l'invasione. L'armamento dell'America non ha ancora raggiunto il suo culmine, ma non trova precedenti nella storia. Con certezza matematica Hitler conduce il popolo tedesco alla rovina. Hitler non può vincere la guerra, può solo prolungarla! La responsabilità sua e dei suoi collaboratori ha infinitamente superato ogni misura. La giusta pena si avvicina sempre di più.

Ma cosa fa il popolo tedesco? Non vede e non ascolta. Segue ciecamente i suoi seduttori verso la rovina. "Vittoria ad ogni costo!", hanno scritto sulla loro bandiera. "Lotterò sino all'ultimo uomo", dice Hitler, ma intanto la guerra è già persa.

Tedeschi! Volete, voi e i vostri figli, subire lo stesso destino toccato agli ebrei? Volete essere giudicati secondo lo stesso criterio dei vostri seduttori? Dobbiamo essere per sempre un popolo odiato e allontanato da tutto il mondo? No. Perciò dividetevi dalla subumanità nazionalsocialista. Provate con l'azione che il vostro pensiero è diverso. Irrompe una nuova guerra di liberazione. La parte migliore del popolo lotta con noi. Strappate il velo di indifferenza nel quale avete avvolto il vostro cuore. Decidetevi, prima che sia troppo tardi!

Non credete alla propaganda nazionalsocialista che ha radicato nelle vostre membra la paura per il bolscevismo! Non credete che la salvezza della Germania sia legata, per la vita e per la morte, alla vittoria del nazionalsocialismo! Un sistema criminale non può portare ad una vittoria tedesca. Separatevi in tempo da tutto ciò che è legato al nazionalsocialismo! Verrà un terribile, ma giusto giudizio per coloro che, vili e indecisi, sono rimasti nascosti.

Cosa ci insegna l'esito di questa guerra che non è mai stata una guerra nazionale?

L'idea imperialista di potere, da qualsiasi lato provenga, deve essere resa inoffensiva per sempre. Mai più un unilaterale militarismo prussiano deve conquistare il potere. Solo con un'ampia collaborazione dei popoli europei potranno essere poste le basi su cui sarà possibile un nuovo edificio. Ogni potere centralizzato, come quello che lo Stato prussiano ha cercato di esercitare in Germania ed in Europa, deve essere soffocato sul nascere. La Germania del futuro può essere soltanto federalista. Oggi, solo un sano ordinamento federalista può dare ancora nuova vita all'Europa indebolita. Con un ragionevole socialismo, la classe dei lavoratori deve essere liberata dalla sua condizione di profonda schiavitù. L'illusione di una economia autarchica deve scomparire dall'Europa. Ogni popolo, ogni individuo ha diritto ai beni del mondo!

Libertà di parola, libertà di religione, difesa del singolo cittadino dall'arbitrio della violenza di Stati criminali: questi sono i fondamenti della nuova Europa.

Sostenete il movimento di resistenza, distribuite i volantini!

 

Sesto volantino

Colleghe! Colleghi!


Il nostro popolo resta sgomento dinanzi all'ecatombe di Stalingrado. La geniale strategia del caporale della guerra mondiale, ha condotto alla morte ed alla rovina trecentotrentamila tedeschi in modo folle e irresponsabile. Führer, ti ringraziamo! (1)

Il popolo tedesco è in fermento: vogliamo ancora affidare il destino delle nostre armate ad un dilettante? Vogliamo sacrificare ai più bassi istinti di potere di una cricca di partito ciò che resta della nostra gioventù tedesca? Mai più!

Il giorno della resa dei conti è venuto, il giorno della resa dei conti della gioventù tedesca con la più abominevole tirannia che il nostro popolo abbia mai sopportato. In nome di tutto il popolo tedesco reclamiamo dallo Stato di Adolf Hitler la restituzione della libertà personale, il bene più prezioso dei tedeschi, sul quale egli ci ha truffati nel più spregevole dei modi.
Siamo cresciuti in uno Stato di indiscriminata soppressione di ogni libera espressione di pensiero. negli anni di formazione più promettenti della nostra vita, la HJ, le SA, le SS (2) hanno tentato di uniformarci, di stravolgerci, di narcotizzarci. "Educazione ad una visione del mondo" si chiamava lo spregevole metodo di soffocare in una nebbia di vuote frasi, il sorgere di un pensiero e di un giudizio autonomi. In rocche fortificate, una selezione di educatori, che non poteva essere immaginata più diabolica e, al tempo stesso, più ottusa, forma i loro futuri bonzi di partito come sfruttatori e assassini scellerati, spudorati e privi di coscienza, come ciechi e stupidi seguaci del Führer. Noi, "lavoratori dello spirito", saremmo proprio adatti a fare da randello a questa nuova classe dominante. I soldati al fronte sono rimproverati come scolaretti dai gerarchi delle organizzazioni studentesche e da aspiranti Gauleiter, i Gauleiter offendono l'onore delle studentesse con scherzi volgari. (3) Le studentesse tedesche degli istituti universitari di Monaco hanno dato una degna risposta all'insulto del loro onore, gli studenti tedeschi hanno preso posizione in favore delle loro colleghe e sono rimasti saldi. Il nostro ringraziamento va alle nostre coraggiose compagne e ai nostri coraggiosi compagni che hanno dato un fulgido esempio!

Esiste per noi una sola parola d'ordine: lotta contro il partito! Fuori dalle strutture del partito, nelle quali ci si vuol tenere ancora in silenzio su temi politici! Fuori dai salotti dei piccoli e grandi gerarchi delle SS e dei leccapiedi del partito! A noi interessano vera scienza e autentica libertà di spirito! Nessuna minaccia ci può terrorizzare, neppure la chiusura delle nostre università. Si tratta della lotta di ognuno di noi per il nostro futuro, la nostra libertà e il nostro onore, in uno Stato che sia consapevole della sua responsabilità morale.

Libertà e onore! (4) Per dieci lunghi anni, Hitler e i suoi complici hanno spremuto, triturato e distorto fino alla nausea queste due magnifiche parole tedesche come possono fare solo dei dilettanti che gettano ai porci i valori più alti di una nazione. Cosa significava per loro libertà e onore, lo hanno sufficientemente dimostrato in dieci anni di distruzione di ogni libertà, materiale e spirituale, di ogni valore morale del popolo tedesco. L'orribile bagno di sangue e il massacro che, in nome della libertà e dell'onore, hanno causato in tutta Europa e che ogni giorno rinnovano, ha aperto gli occhi anche al più stupido tra i tedeschi. Il nome tedesco resterà infamato per sempre, se la gioventù tedesca alla fine non si solleverà, non si vendicherà, non espierà, non sgretolerà i suoi oppressori e non darà origine ad una nuova Europa dello spirito.

Studentesse! Studenti! Il popolo tedesco ci guarda! Come già nel 1813 per la distruzione del terrore napoleonico, così nel 1943 aspetta da noi la distruzione del terrore nazionalsocialista con la forza dello spirito. Ad oriente Beresina e Stalingrado sono in fiamme, i morti di Stalingrado ci implorano.

"Orsù, popolo mio, dalle fiamme si alzano segnali di fumo!"
Il nostro popolo insorge contro l'asservimento dell'Europa ad opera del nazionalsocialismo, in un nuovo, fervente impeto di libertà e onore.

NOTE

Avvertenza: le evudenziazioni sono riprese dal volantino originale
 
1) "Führer Wir Danken Dir!" era lo slogan sempre presente in tutte le dimostrazioni di massa, e che compariva spesso anche altrove, su enormi striscioni

2)
Si tratta degli acronimi di strutture interne all’organizzazione del partito nazionalsocialista: Hitler Jugend (HJ, gioventù hitleriana), Sturm Abteilungen (SA, reparti d’assalto), Schutz Staffeln (SS, squadre di difesa).
 
3) Riguardo all'episodio qui citato vedi la narrazione di George J. Wittenstein Ricordi della "Rosa Bianca" pag.6.
I Gauleiter erano dirigenti territoriali del partito nazionalsocialista (letteralmente: dirigenti di distretti territoriali denominati Gaue). La loro funzione originaria era l’organizzazione delle strutture periferiche del partito e la diffusione del consenso popolare e, quindi, della ideologia nazionalsocialista. Scelti personalmente da Hitler tra i seguaci più fedeli, ebbero sempre maggiore autonomia fino ad assumere la responsabilità politica dei territori occupati dopo l’inizio della seconda guerra mondiale.

4)
"Freiheit und Ehre!" amaro rovesciamento di un altro noto slogan nazista: "Blut und Ehre" (sangue e onore).

Processi e repressione contro la "Rosa Bianca"

Il primo processo ai membri della Rosa Bianca si tenne lunedì  22 febbraio 1943 alle ore 10 nell’aula 216 della “Corte del Popolo” di Monaco. Presiedeva la corte Roland Freisler, il “giudice macellaio” che condurrà il processo contro gli attentatori di Hitler del luglio 1944. Quest’uomo - nazista sino in fondo all’anima - non conduceva in realtà un processo ma un “rito” di pubblica umiliazione e distruzione morale degli imputati.
Dinanzi a lui comparvero Hans e Sophie Scholl e Christoph Probst. Riguardo alle accuse mossegli Sophie dichiarò: “ciò che abbiamo scritto e detto noi lo pensiamo profondamente”.
Dopo solo tre ore e mezza di processo, alle 13.30, Freisler pronunziò la condanna a morte per tutti e tre gli imputati. Alle 17.00 i tre amici vennero ghigliottinati.
Coloro che assistettero alla esecuzione ricordarono la calma e la serenità di Sophie Scholl.

Anche il secondo processo si tenne a Monaco di Baviera sotto la presidenza di Roland Freisler.
Come il primo anche questo fu un processo brevissimo: dalle ore 9.00 alle 13.00. Gli imputati erano quattordici. Tra di essi il professor Kurt Huber, Alexander Schmorell e Willi Graf l’ accusa contro di loro - oltre alla distribuzione, accusa comune a tutti gli imputati - era la creazione dei volantini.
Nelle primissime ore del pomeriggio Roland Freisler pronunziò la condanna a morte per Huber, Schmorell e Graf.
Altri dieci imputati vennero condannati a pene detentive ed uno assolto.
Pochi giorni dopo il primo processo il ministro della propaganda Goebbels aveva scritto a Freisler: “Signor Giudice mi è stato riferito che la popolazione di Monaco ha accettato con qualche difficoltà la sentenza pronunziata“. Freisler, nel secondo processo, capì l’ordine e si limitò a “solo” tre condanne a morte.

Il terzo processo si tenne a Monaco di Baviera il 13 luglio 1943. Davanti alla corte comparvero il libraio Josef Soehngen accusato di aver messo a disposizione il retrobottega del suo esercizio per la compilazione e duplicazione dei volantini.
Insieme con lui venne giudicato l’architetto Manfred Eickemeyer accusato di aver ospitato in casa sua le riunioni del gruppo.
Sedevano sul banco degli imputati anche Harald Dohrn - cognato di Christoph Probst -  e il pittore William Geyer.
Soehngen venne condannato a sei mesi mentre gli altri imputati vennero assolti.

Il quarto processo si tenne a Donauworth il 13 ottobre 1944 contro Hans Leipelt, la sua amica Marie-Luise Jahn e altri cinque imputati. Leipelt e Jahn non avevano mai avuto contatti diretti con il gruppo della "Rosa Bianca" ma erano entrati in possesso del sesto volantino, l’avevano copiato e distribuito.
Oltre a ciò avevano cercato di raccogliere denaro in favore della vedova del  professor Huber che, dopo l’esecuzione del marito, era ridotta in miseria.
Gli accusati comparivano dinanzi al tribunale grazie ad una indagine condotta dalla Gestapo di Amburgo. Gli investigatori nazisti avevano scoperto alcuni gruppi clandestini di oppositori per la maggior parte composti da studenti e operativi intorno all’Università della città. All’interno di questi gruppi circolavano anche manifestini della "Rosa Bianca".
Hans Leipelt venne condannato a morte e ghigliottinato, Marie-Luise Jahn venne condannata a dodici anni di prigione. Altri tre accusati vennero condannati a pene detentive e due assolti.

Tuttavia indirettamente molte altre persone morirono in connessione con questo processo. Alcune persone arrestate dalla Gestapo non vennero mai giudicate ma spinte al suicidio, altre morirono per le torture subite o uccise verso la fine della guerra.
Tra queste vittime vi erano altri studenti: Frederick Geussebhainer, Kurt Ledien, Kaethe Leipelt, Reinhold Mayer, Margarethe Mrosek e Greta Rothe.

Altri processi si tennero il 17, 19 e 20 aprile 1945 terminando con diverse condanne a pene detentive e alla condanna a morte di Heinz Kucharski che, tuttavia, riuscì a fuggire dalla propria cella durante un bombardamento aereo.

 

Estratto dalla sentenza a carico di Wilhelm Graf, Alexander Schmorell, Kurt Huber e altri associati alla "Rosa bianca"

a seguito del processo celebratosi il 19 aprile 1943

In Nome del Popolo Tedesco

Nella causa contro
1. Hans Fritz Scholl, Monaco,
nato a Ingersheim il 22 settembre 1918,
2. Sophie Magdalena Scholl, Monaco,
nata a Forchtenberg il 9 maggio 1921,
3. Christoph Hermann Probst, di Aldrans da Innsbruck,
nato a Murnau il 6 novembre 1919

attualmente in custodia investigativa con l'accusa di assistenza sediziosa al nemico, preparazione a commettere alto tradimento e indebolimento della sicurezza armata della nazione, la Corte del Popolo, Prima Sezione, a seguito del processo celebratosi il 22 febbraio 1943, alla presenza dei seguenti funzionari:

Presidente della Corte del Popolo, Dr. Freisler,
Direttore del Dipartimento Giudiziario Regionale [Bavarese] Stier,
Capogruppo SS Breithaupt, Capogruppo SA Bunge,
Segretario di Stato e Capogruppo SA Koeglmaier,
e, in rappresentanza del Procuratore Generale della Corte Suprema del Reich,
il Procuratore Generale del Reich Weyersberg,

Accertato che:
gli accusati hanno, in tempo di guerra e per mezzo di volantini, incitato al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della nazione.

Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.

Il loro onore e i loro diritti di cittadini sono revocati per sempre

 

Estratto dalla sentenza a carico di Wilhelm Graf, Alexander Schmorell, Kurt Huber
e altri associati alla "Rosa bianca"

a seguito del processo celebratosi il 19 aprile 1943.

In Nome del Popolo Tedesco

Nella causa contro
1. Alexander Schmorell, Monaco,
nato il 16 settembre 1917, a Orenburg (Russia);
2. Kurt Huber, Monaco,
nato il 24 ottobre 1893, a Chur (Svizzera);
3. Wilhelm Graf, Monaco,
nato il 2 gennaio 1918, a Kuchenheim;
4. Hans Hirzel, Ulm,
nato il 30 ottobre 1924, a Untersteinbach (Stoccarda);
5. Susanne Hirzel, Stoccarda,
nata il 7 agosto 1921, a Untersteinbach;
6. Franz Joseph Müller, Ulm,
nato l'8 settembre 1924, a Ulm;
7. Heinrich Guter, Ulm,
nato l'11 gennaio 1925, a Ulm;
8. Eugen Grimminger, Stoccarda,
nato il 29 luglio 1892, a Crailsheim;
9. Dr. Heinrich Philipp Bollinger, Freiburg,
nato il 23 aprile 1916, a Saarbrücken;
10. Helmut Karl Theodore August Bauer, Freiburg,
nato il 19 giugno 1919, a Saarbrücken;
11. Dr. Falk Erich Walter Harnack, Chemnitz,
nato il 2 marzo 1913, a Stoccarda;
12. Gisela Scheriling, Monaco,
nata il 9 febbraio 1922, a Pössneck (Turingia);
13. Katharina Schüddekopf, Monaco,
nata l'8 febbraio 1916, a Magdeburgo;
14. Traute Lafrenz, Monaco,
nata il 3 maggio 1919, ad Amburgo;

attualmente in custodia investigativa con l’accusa di aver fornito aiuto al nemico, tra gli altri, la Corte del Popolo, Prima Sezione, a seguito del processo celebratosi il 19 aprile 1943, alla presenza dei funzionari:

Presidente della Corte del Popolo, Dr. Freisler,
Direttore del Dipartimento Giudiziario Regionale [Bavarese] Stier,
Tenente Generale delle Waffen-SS Breithaupt,
Capogruppo SA Bunge, Segretario di Stato e Capogruppo SA Koeglmaier,
e, in rappresentanza del Procuratore Generale della Corte Suprema del Reich,
il Primo Procuratore Generale del Reich Weyersberg,

Accertato che:

Alexander Schmorell, Kurt Huber e Wilhelm Graf, in tempo di guerra hanno diffuso volantini inneggianti al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della nazione.

Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.
Il loro onore e i loro diritti di cittadini sono revocati per sempre.

Eugen Grimminger ha fornito del denaro a una persona colpevole di alto tradimento, prestando in tal modo aiuto al nemico. E’ certo che egli non fosse consapevole che, così facendo, avrebbe aiutato il nemico del Reich. Tuttavia, egli era al corrente del fatto che questa persona avrebbe potuto utilizzare il denaro per derubare il nostro popolo del proprio stile di vita nazionalsocialista.

Per essersi reso complice di alto tradimento, egli viene condannato a dieci anni di carcere e alla perdita dello stato di onorabilità per dieci anni.

Heinrich Bollinger e Helmut Bauer erano a conoscenza di un complotto sedizioso, ma non l’hanno denunciato. Inoltre hanno ascoltato notiziari trasmessi da radio straniere, concernenti la guerra e avvenimenti interni alla Germania.

Per questo vengono condannati a sette anni di carcere e alla perdita del’onore di cittadini per un periodo di sette anni.

Hans Hirzel e Franz Müller – entrambi ragazzi immaturi sviati da nemici dello stato – hanno collaborato alla diffusione di propaganda sediziosa contro il nazionalsocialismo.

Per questa azione sono condannati a cinque anni di carcere.

Heinrich Guter era a conoscenza di intenti propagandistici di questo genere, ma ha omesso di denunciarli.

Per questo motivo viene condannato a diciotto mesi di carcere.

Gisela Schertling, Katharina Schüddekopf e Traute Lafrenz hanno commesso lo stesso crimine.

Trattandosi di ragazze, sono condannate a un anno di carcere.

Susanne Hirzel ha collaborato alla distribuzione di volantini sediziosi. E’ certo che ella non fosse al corrente della natura sediziosa dei volantini stessi, ma è colpevole in quanto, nella sua credulità e buona fede, ella ha omesso di accertarsi al riguardo.

Viene condannata a sei mesi di carcere.

Per tutti gli accusati condannati al carcere, la Corte del Popolo applicherà uno sconto di pena pari al periodo già trascorso in fermo di polizia o custodia investigativa.


Falk Harnack ha ugualmente omesso di denunciare le attività sediziose di cui era a conoscenza. Ma il suo caso fa registrare circostanze talmente particolari che ci vediamo impossibilitati a punirlo.

Egli, pertanto, viene rimesso in libertà.

Hans Scholl

Hans Scholl nacque il 22 settembre 1918 figlio del sindaco della cittadina di Ingersheim, la sua nascita fu un avvenimento per i concittadini che in onore del padre spararono una salva di cannone. Nel 1919 la famiglia si trasferì a Forchtenberg.
Nel 1925 Hans iniziò le scuole elementari e nel 1929 la scuola media a Kunzelslau.
Nel 1930 la famiglia Scholl si trasferì nuovamente a Ludwigsburg e di nuovo nel 1932 a Ulm dove il padre di Hans aprì un’impresa di consulenza per l’industria in materia fiscale.
Nel 1933 Hans - come tutti i giovani della sua età - venne inquadrato nella Hitlerjugend, l’organizzazione giovanile nazista, inizialmente infiammato dalla propaganda ben presto divenne consapevole della realtà del Nazismo. Prese allora contatto con la “Jugendbewegung” una organizzazione giovanile non nazista.
Hans era un giovane con spinte romantiche e culturali unite ad uno spirito insofferente rispetto ai divieti imposti dal regime. Fu in questo periodo che iniziò a leggere proprio i libri vietati dal nazismo.

Nel 1937 Hans e i suoi amici vennero arrestati e imprigionati per un breve periodo con l’accusa di attività sovversiva. Rilasciato nel marzo del 1937 venne arruolato nell’organizzazione che coordinava il lavoro dei civili.
Nei due anni successivi venne arruolato in una unità di cavalleria dell’esercito a Bad Cannstatt.
Mentre prestava servizio militare iniziò gli studi in medicina a Monaco di Baviera, nella primavera del 1939, e attraverso le letture che andava facendo sviluppò pian piano una fede religiosa sempre più radicata.
Nell’estate del 1940 partecipò all’invasione della francia come caporale nel corpo medico. Alla fine dello stesso anno ritornò a Monaco per continuare gli studi di medicina considerando la possibilità di studiare anche filosofia e scienze politiche.
In questo periodo strinse contatti con intellettuali, scienziati, filosofi e artisti messi a tacere dal regime.
Dalla fine di luglio sino all’ottobre 1942 venne nuovamente arruolato e inviato sul fronte orientale insieme a due suoi amici, Alexander Schmorell e Jurgen Wittenstein, qui conobbero Willi Graf.
Prima di partire per il fronte - tra giugno e luglio - Hans e i suoi amici avevano già scritto e distribuito quattro volantini antinazisti della "Rosa Bianca".
Il 18 febbraio 1943 Hans e sua sorella Sophie vennero arrestati dalla Gestapo con l’accusa di aver distribuito volantini sovversivi all’Università di Monaco.
Insieme con Sophie e Christopher Probst, Hans venne condannato a morte dalla “Corte del Popolo” il 22 febbraio 1943 e ghigliottinato lo stesso giorno.
Morì inneggiando alla libertà.

Sophie Scholl

Nacque il 9 maggio 1921 figlia del sindaco di Forchtenberg am Kocher quarta di cinque figli. Nel 1930 la famiglia si trasferì a Ludwigsburg e due anni dopo a Ulm dove suo padre fondò una società di consulenza in materia fiscale. All’età di dodici anni dovette essere iscritta alla gioventù hitleriana.
Suo fratello Hans più grande di lei ebbe sin dall’inizio grande influenza sul suo carattere e sulle sue idee politiche. Nel 1937 l’arresto di Hans da parte dei nazisti la impressionò profondamente e rafforzò la sua avversione per il nazismo e il suo regime.
Dotata di talento artistico specie per la pittura, frequentò ambienti letterari e artistici animati da oppositori del regime.

Nella primavera del 1940 si maturò e trovò impiego come insegnante d’asilo presso il Fröbel Institute a Ulm-Söflingen. Questa scelta era stata dettata anche dalla speranza che questo lavoro le avrebbe evitato il periodo di servizio di lavoro obbligatorio cui tutti i giovani erano obbligati e che era condizione indispensabile per iscriversi all’Università. La scelta si rivelò un errore perché, in base alla sua esperienza con i bambini, venne costretta a servire come ausiliaria per sei mesi in un istituto statale di Blumberg.
Soltanto nel maggio 1942 poté finalmente iscriversi all’Università di Monaco. Suo fratello - che già a Monaco studiava medicina - la introdusse nel suo circolo di amici.
A Monaco Sophie incontrò artisti, scrittori e filosofi che ebbero influenza nella sua decisione di coltivare e sviluppare la sua fede. Una questione fondamentale per Sophie era capire quale dovesse essere il comportamento del cristiano in un regime dittatoriale.
Durante le vacanze estive del 1942 dovette prestare servizio di guerra (ossia lavoro coatto) in un impianto metallurgico di Ulm. Nel frattempo suo padre venne arrestato e condannato ad un breve periodo di detenzione per aver pubblicamente criticato la politica hitleriana.
Sempre nell’estate del 1942 Sophie divenne membro attivo della "Rosa Bianca" e come tale si occupò della preparazione dei volantini e della loro distribuzione.
Venne arrestata il 18 febbraio 1943 mentre distribuiva il sesto volantino all’Università di Monaco, Condannata a morte venne ghigliottinata insieme a suo fratello e a Christoph Probst.
Come ricorda Franz Joseph Müller
«la Gestapo torturò Sophie Scholl per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio 1943. Sophie Scholl era la persona più forte all'interno del gruppo della Weisse Rose, la più determinata, la più sincera e la più attiva. […] Il cappellano del carcere che la vide poco prima dell'esecuzione testimonia che era senza paura, calma. L'uomo della Gestapo che conduceva l'interrogatorio le chiese alla fine: "Signorina Scholl, non si rammarica, non trova spaventoso e non si sente colpevole di aver diffuso questi scritti e aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova dispiacere per questo?", e lei rispose: "No, al contrario ! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!"»

Christoph Probst

Christoph Probst nacque il 6 novembre 1919 a Murnau figlio di un precettore privato.
Si sposò giovanissimo, appena ventunenne con Herta Dohrn avendo da lei tre figli: Michael, Vincent e Katharina.
Molto amico di Alexander Schmorell - che fu padrino di battesimo del figlio Michael - venne da lui introdotto nel circolo della "Rosa Bianca".
In considerazione del fatto che soltanto Christoph aveva figli tutti i membri del gruppo decisero di tenerlo ai margini dell’attività più pericolosa. Ciononostante Christoph si mostrò entusiasta e desideroso di partecipare al lavoro comune.
All’inizio del 1943 scrisse un volantino clandestino che sarebbe dovuto divenire il settimo del gruppo. Il 19 febbraio 1943 la Gestapo lo arrestò mentre era rientrato in Germania dal fronte per far visita alla moglie che aveva avuto da pochi giorni la sua terza figlia. Una copia del suo volantino venne trovata in una tasca di Hans Scholl.
Christoph negò di averlo scritto ma l’esame calligrafico cui venne sottoposto dimostrò che la scrittura era la sua. Detenuto nel carcere di Monaco chiese ed ottenne di essere battezzato cattolico dal sacerdote della prigione.
Condannato a morte dal “Tribunale del Popolo” del giudice Freisler venne ghigliottinato il 22 febbraio 1943.

Alexander Schmorell

Alexander Schmorell nacque il 16 settembre 1917 a Orenburg in Russia da padre tedesco e madre russa. Rimasto orfano di madre ancora bambino seguì il padre - un medico tedesco - che si trasferì a Monaco nel 1921. Crebbe di fatto bilingue: parlava tedesco ed era cittadino tedesco ma altrettanto bene conosceva il russo che continuò a coltivare quasi come tributo alla memoria di sua madre.
Terminata la scuola superiore - come era d’uso nella Germania nazista - venne arruolato nell’organizzazione del lavoro civile e successivamente nell’esercito.
Nel 1938 partecipò all’occupazione dell’Austria e - successivamente - della Cecoslovacchia. Cercò di evitare il prescritto giuramento ad Adolf Hitler durante il servizio militare e sviluppò una marcata avversione al nazismo.

Non trovando altro modo di reazione alla politica del regime si isolò nei suoi studi sulla cultura russa, nella poesia e nella scultura. Soltanto dietro pressione del padre accettò di intraprendere studi di medicina.
Verso la fine del 1940, presentato da Jurgen Wittenstein, conobbe Hans Scholl con il quale intrecciò una grande amicizia fatta di dicorsi culturali sulla teologia, la filosofia e la letteratura.
Si costituì così un gruppo di amici con interessi culturali comuni e con la comune avversione al regime nazista.
Insieme ai suoi amici venne inviato al servizio medico sul fronte russo dove si legò ancora più a quel Paese che considerava anche suo. Sin dall’inizio dell’attività della "Rosa Bianca" a Monaco Schmorell fu uno dei membri più attivi partecipando a tutte le iniziative.
Dopo l’arresto di Hans e Sophie Scholl la Gestapo diffuse un avviso con le sue generalità e il suo aspetto. Schmorell - braccato dai nazisti - riuscì per qualche tempo a nascondersi.
Il 24 febbraio 1943 durante un bombardamento aereo venne riconosciuto da alcune persone che erano nel rifugio antiaereo con lui. Denunciato venne immediatamente arrestato.
Venne processato il 19 aprile 1943, assieme a Willi Graf ed al professor Huber, e condannato a morte. Venne ghigliottinato il 13 luglio 1943 nella prigione di Monaco.

Willi Graf

foto: Willi Graf

Nato il 2 gennaio 1918 a Kuchenheim vicino a Euskirchen crebbe a Saarbrucken dove il padre era direttore di una industria vinicola sin dal 1922.
Nel 1928 venne iscritto all’Humanistische Ludwigsgymnasium, corrispondente al nostro liceo classico maturandosi nel 1937.
Graf proveniva da una famiglia profondamente cattolica e - sin dall’età di undici anni - fece parte della “Neudeutschland” una associazione studentesca cattolica che continuava la tradizione dei movimenti cattolici scolastici inaugurata in Germania dal movimento giovanile Wandervogel.
Dopo che il nazismo ebbe messo fuori legge tutte le organizzazioni non legate ai principi hitleriani Willi entrò nel 1934 nella associazione “Graue Orden”. Composta da ex membri della “Bündische Jugend”.
Il “Graue Orden” si caratterizzava come una associazione giovanile dedicata allo studio della filosofia. Di orientamento cattolico affrontava anche questioni liturgiche e propugnava una riforma della Chiesa Cattolica.
In questo percorso Graf maturò la convinzione della necessità di impegnarsi politicamente come cristiano e sviluppò in modo sempre più deciso una radicale avversione al nazismo. Giunse infine alla conclusione che fede cristiana e nazionalsocialismo erano tra loro incompatibili.

Pur venendo minacciato rifiutò di entrare nella “Hitlerjugend” (l’organizzazione giovanile nazista).
Nel gennaio 1938 venne imprigionato per settimane per aver partecipato a iniziative di campeggio non autorizzate. insieme ad altri suoi compagni del “Graue Orden”.
Uscì di prigione grazie all’amnistia generale concessa in occasione della annessione dell’Austria al Reich.
Dopo sei mesi di servizio forzato nelle organizzazioni del lavoro iniziò a studiare medicina all’Università di Bonn e, nell’inverno 1937-38 partì per il servizio militare.
Nel gennaio 1940 partecipò all’invasione della Francia nel corpo di sanità. Tra il marzo e l’aprile 1941 partecipò alla campagna in Yugoslavia e nell'estate 1942 venne inviato sul fronte russo dove conobbe Hans Scholl, Alexander Schmorell e Jurgen Wittenstein.
L’esperienza della guerra, le atrocità di cui fu spettatore rafforzarono ancora di più la sua convinzione di oppositore al nazismo.
Rientrato dal fronte nel dicembre 1942 prese la decisione di entrare nel gruppo clandestino della "Rosa Bianca" prendendo parte alle sue attività. Aiutò a redigere e a distribuire il quinto ed il sesto volantino, partecipava alle azioni di propaganda scrivendo sui muri della città slogan antinazisti.
La sua principale attività fu quella di reclutare nuovi aderenti alla “Rosa Bianca” ricontattando i suoi amici a Saarbrücken, Koln, Bonn, Freiburg e Ulm.
La mattina del 18 febbraio 1943 venne arrestato insieme a sua sorella Anneliese.
Il 19 aprile 1943 Roland Freisler presidente della “Corte del Popolo” condannò Graf alla pena capitale.
Torturato per mesi dalla Gestapo nell’inutile tentativo di estorcergli i nomi di altri compagni venne infine ghigliottinato il 12 ottobre 1943. Nella sua ultima lettera destinata alla sorella e agli amici scrisse: “Dovete continuare cioò che abbiamo cominciato”.

Kurt Huber

Kurt Huber nacque il 24 ottobre 1893 a Chur in Svizzera da genitori tedeschi.
La famiglia si trasferì a Stuttgart quando Kurt aveva quattro anni. Frequentò il Ginnasio a partire dal 1913.
Dopo la morte del padre seguì la madre che si stabilì a Monaco. Qui - grazie ad uno spiccato talento artistico studiò musicologia ma anche psicologia e filosofia. Ottenne il dottorato nel 1917 diventando professore associato nel 1920.
Sposatosi con Clara Schlickenrieder nel 1929 proseguì la sua carriera accademica interessandosi particolarmente alle musiche popolari della Baviera e viaggiando in Europa alla ricerca di materiali musicali della tradizione balcanica, francese e spagnola.

Anche con l’avvento del nazismo continuò la sua tranquilla professione accademica ma i resoconti che i suoi studenti gli facevano a proposito delle atrocità commesse in Polonia e Russia lo impressionarono profondamente. Alla fine del 1942 venne contattato dai membri della "Rosa Bianca", tutti studenti che seguivano le sue lezioni universitarie.
In particolare venne avvicinato da Hans Scholl e Alexander Schmorell.
Impressionato dalla sconfitta tedesca a Stalingrado Huber aderì al gruppo divenendo autore principale del sesto volantino.
Il 27 febbario 1943 venne arrestato e processato il 19 aprile 1943.
Roland Freisler
il tristemente noto giudice nazista umiliò Huber insultandolo durante il processo e cercando distruggerne l’onorabilità. Ciononstante Huber trovò il coraggio di rispondere a tono infondendo coraggio e forza ai giovani membri della "Rosa Bianca" che venivano processati insieme a lui.
Benché gli fosse giunta notizia che l’università aveva annullato i suoi titoli accademici alla notizia dell’arresto mantenne un comportamento dignitoso e sereno.
Sino al giorno dell’esecuzione si dedicò al libro che stava scrivendo sul filosofo Gottfried Leibniz. Il 13 luglio 1943 venne ghigliottinato insieme con Alexander Schmorell nella prigione di Monaco.
La sua famiglia - in particolare la moglie Clara - nei mesi successivi subì ulteriori vessazioni dalla Gestapo venendo interrogata in occasione di un successivo processo contro Hans Leipelt altro resistente vicino alla "Rosa Bianca".
L'ultima umiliazione per la vedova. come ricorda Wwittenstein, fu dover attendere per sette anni, dopo la caduta del nazismo, la pensione del marito. La legge tedesca infatti considerò legittimo il licenziamento del professore.

George J. Wittenstein

Jürgen Wittenstein era un giovane studente di medicina arruolato nell’esercito.
Presentò Hans Scholl e Alexander Schmorell e con loro formò la "Rosa Bianca".
Fu anche colui che scattò le oramai famose fotografie dei membri della Rosa Bianca.
Fu il revisore del terzo e quarto volantino scritti da Hans e Alex.
Fu anche il “corriere” che trasportava i volantini a Berlino a Hellmuth Hartert, amico di Hans Scholl, che costruiva li un altro gruppo.
Fu Wittenstein che incontrò i genitori di Scholl alla stazione dopo l’arresto di Hans e Sophie accompagnandoli in tribunale.
Dopo l’esecuzione del professor Huber Wittenstein raccolse denaro per la vedova e il figlio.
Anch’egli venne sospettato ma riuscì a sottrarsi all’inchiesta partendo per il fronte dove, nonostante una ferita in combattimento, riuscì a sopravvivere.
Dopo la guerra si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò come medico in California.
Oggi - oramai in pensione - mantiene viva la memoria della Rosa Bianca.

Hans Leipelt

Nacque a Vienna il 18 luglio 1921. Suo padre era un ingegnere e sua madre era laureata in chimica. Benché di fede protestante sua madre proveniva da una famiglia ebraica progressista che le aveva consentito - fatto inusuale all’epoca - di frequentare l’università. Nel 1935 con le leggi di Noriberga sua madre venne discriminata come “ebrea privilegiata” in quanto moglie di un ariano. Hans da parte sua venne dichiarato “Mischlinge”, cioé “mezzo ebreo”.
Nel 1938 dopo la fine della scuola superiore venne prima impiegato nelle attività obbligatorie di lavoro e poi arruolato nell’esercito. Nel 1938 quando l’Austria venne annessa al Reich i suoi nonni fuggirono in Cecoslovacchia mentre suo zio si suicidò. I suoi genitori presero con loro la nonna e si trasferirono ad Amburgo.
Qui Hans visse l’umiliazione di vedere sua madre dover indossare la stella gialla cucita sul petto.
Nel 1939 venne richiamato e partecipò alla campagna di Polonia. Nel 1940 combatté in Francia dove ottenne la Croce di Ferro e la Croce al Merito per le truppe corazzate. Nell’agosto del 1940 a seguito delle nuove leggi che regolavano il servizio militare nell’esercito dei “mezzi ebrei” venne degradato e congedato.

Rientrato ad Amburgo iniziò a studiare chimica e a coltivare abitudini pericolose (ascoltare la radio inglese, musica americana). Nel 1941 venne espulso dall’Università a causa delle sue origini e si trasferì a Monaco dove proseguì gli studi di chimica vigendo una politica meno restrittiva in quella Università. Il 19 luglio 1942 sua nonna venne deportata nel campo di concentramento di Theresienstadt dove poco dopo venne uccisa. Il 23 settembre dello stesso anno il padre di Hans morì.
Il decesso significava automaticamente l’invio della madre di Hans in un campo di concentramento.
Nonostante i pericoli che correva Hans si avvicinò al movimento della "Rosa Bianca" e nel febbraio 1943 dopo l’arresto di Hans e Sophie Scholl, si incaricò di distribuire il sesto volantino del gruppo anche ad Amburgo oltre che a Monaco.
Dopo l’arresto e la condanna a morte del professor Huber Hans e la sua amica Marie-Luise Jahn cercarono di organizzare una colletta per aiutare la famiglia ridotta in miseria. Fu proprio questo tentativo di fondi che mise la Gestapo sulle sue tracce e che provocò il suo arresto l’8 ottobre 1943. Insieme a lui venne arestata anche Marie-Luise Jahn.
La madre e la sorella di Hans vennero arrestate a loro volta. Era in uso presso la Gestapo anche l’arresto dei familiari come ulteriore misura di intimidazione. La madre di Hans morì nel carcere di Fuhlsbuttel.
Dopo un anno dal suo arresto Hans venne condannato a morte dalla “Corte del Popolo” di Donauworth. Marie-Luise venne condannata a dodici anni di prigione. Hans Leipelt venne ghigliottinato nel carcere di Monaco il 29 gennaio 1945.

 

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