Bruce Chatwin
Questo nomade nomade mondo
(in Anatomia
dell’irrequietezza, Adelphi 1996)
In uno dei
suoi momenti cupi Pascal dice che tutta l’infelicità dell’uomo
proviene da una causa sola, non sapersene star quieto in una
stanza. «Notre nature» egli scrive «est dans le mouvement …La
seule chose qui nous console de nos miséres est le
divertissement». Diversivo. Distrazione. Fantasia. Cambiamento
di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come
dell’aria che respiriamo.. Senza cambiamento, corpo e cervello
marciscono. L’uomo che se ne sta quieto in una stanza chiusa
rischia di impazzire, di essere tormentato da allucinazioni e
introspezione.
Neurologi americani hanno fatto l'encefalografia a non pochi viaggiatori. È risultato che cambiare ambiente e avvertire il passaggio delle stagioni nel corso dell'anno stimola i ritmi cerebrali e contribuisce a un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione vitale. Monotonia di situazioni e tediosa regolarità di impegni tessono una trama che produce fatica, disturbi nervosi, apatia, disgusto di sé e reazioni violente. Nessuna meraviglia, dunque, se una generazione protetta dal freddo grazie al riscaldamento centrale e dal caldo grazie all'aria condizionata, trasportata su veicoli asettici da un'identica casa o albergo a un altro, sente il bisogno di viaggi mentali o fisici, di pillole stimolanti o sedative, o dei viaggi catartici del sesso, della musica e della danza. Passiamo troppo tempo in stanze chiuse.
Io preferisco lo scetticismo cosmopolita di Montaigne. Per lui il viaggio era «un utile esercizio; la mente è stimolata di continuo dall'osservazione di cose nuove e sconosciute ... Nessuna proposizione mi stupisce, nessuna credenza mi offende, per quanto contraria alle mie ... I selvaggi che arrostiscono e mangiano i corpi dei loro morti mi scandalizzano meno di coloro che perseguitano i vivi». L'abitudine, egli dice, e la fissità degli atteggiamenti mentali ottundono i sensi e nascondono la vera natura delle cose.
L'uomo è naturalmente curioso: «Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini » dice Ibn Battuta, l'infaticabile girovago arabo che andò da Tangeri alla Cina e ritorno per il gusto di viaggiare. Ma il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. Le nostre prime esplorazioni sono la materia prima della nostra intelligenza, e nel giorno in cui scrivo queste righe leggo che secondo la NSPCC* i bambini che crescono confinati in certi casermoni rischiano di avere uno sviluppo mentale ritardato. Perché nessuno ci ha pensato prima? I bambini hanno bisogno di sentieri da esplorare, di orientarsi sulla terra in cui vivono, come un navigatore si orienta in base a noti punti di riferimento. Se scaviamo nelle memorie dell'infanzia, ricordiamo dapprima i sentieri, poi cose e persone – sentieri nel giardino, la strada per la scuola, la strada intorno a casa, corridoi attraverso le felci o l'erba alta. Rintracciare i sentieri degli animali era il primo e principale elemento nell'educazione dell'uomo primitivo. [ …]
Il viaggio dev'essere avventuroso. «La gran cosa è muoversi,» dice Robert Louis Stevenson in Travels with a Donkey [Viaggi a dorso d'asino] «sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti». Le asperità sono vitali. Tengono in circolo l'adrenalina. L'adrenalina l'abbiamo tutti. Non possiamo eliminarla dal nostro organismo o pregare che evapori.
Privati di pericoli,
inventiamo nemici artificiali, malattie psicosomatiche, esattori
delle tasse, e, peggio di tutto, noi stessi, se siamo lasciati
soli nella stanza singola. L'adrenalina è la nostra indennità di
viaggio. Tanto vale consumarla in modo innocuo. Viaggiare in
aereo è tonificante da questo punto di vista, ma noi, come
specie, siamo terrestri. L'uomo ha camminato e nuotato ben prima
di cavalcare o volare. Le nostre possibilità umane si realizzano
meglio in terra o in mare. Il povero Icaro si schiantò.
La cosa migliore è camminare. Dovremmo seguire il poeta cinese
Li
Po «nelle fatiche del viaggio e nelle molte diramazioni
della via». Infatti la vita è un viaggio attraverso un deserto.
Questo concetto, universale fino alla banalità, non avrebbe
potuto sopravvivere se non fosse biologicamente vero. Nessuno
dei nostri eroi rivoluzionari vale un soldo finché non ha fatto
una buona camminata.
Che Guevara parlava della
«fase nomade» della rivoluzione cubana. Guardate cosa è stata la
Lunga Marcia per Mao Tse-tung, o l'Esodo per Mosè. Il moto è la
migliore cura della malinconia, come sapeva Robert Burton
(l'autore di The Anatomy of Melancholy). «I cieli stessi girano
attorno di continuo, il sole sorge e tramonta, stelle e pianeti
mantengono costanti i loro moti, l'aria è in perpetuo agitata
dai venti, le acque crescono e calano ... per insegnarci che
dovremmo essere sempre in movimento». Uccelli e animali hanno
tutti un'orologeria biologica regolata dal passaggio dei corpi
celesti. Questi sono usati come cronometri e sussidi per la
navigazione. Le oche migrano obbedendo agli astri, e alcuni
scienziati comportamentali si sono finalmente accorti che l'uomo
è un animale stagionale. Un vagabondo che ho incontrato una
volta ha descritto benissimo questa involontaria coazione a
girovagare: «È come se le correnti ti tirassero lungo la strada
maestra. Io sono come la sterna artica. È un bell'uccello
bianco, che vola avanti e indietro dal Polo Nord al Polo Sud».
La parola «rivoluzione», tanto
offensiva per i persecutori di Galileo, era usata in origine per
denotare il passaggio ciclico dei corpi celesti. La gente,
quando si ostacolano i suoi movimenti geografici, aderisce a
movimenti politici. Quando una dirottatrice rivoluzionaria dice:
«Io ho sposato la Rivoluzione», parla sul serio. Perché la
Rivoluzione è un dio liberatore, il Dioniso del nostro tempo.
È una cura per
la malinconia. La Rivoluzione è la Via della Libertà, anche se
il risultato finale è una maggiore servitù. [ …] Tutte le nostre
attività sono legate all'idea del viaggio. E a me piace pensare
che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà
ordini per il cammino, e che qui stia la molla della nostra
irrequietezza. L'uomo ha scoperto per tempo di poter spillare
tutta questa informazione d'un colpo, manomettendo la chimica
del cervello. Di poter volare via in un viaggio illusorio o in
un'ascesa immaginaria. Di conseguenza gli stanziali hanno
ingenuamente identificato Dio con il vino, con l'hashish o con
un fungo allucinatorio; ma di rado i veri vagabondi sono caduti
in preda a questa illusione. Le droghe sono veicoli per gente
che ha dimenticato come si cammina. I viaggi reali sono più
efficaci, economici e istruttivi di quelli fittizi. Dovremmo
seguire i passi di Esiodo su per il Monte Elicona, e udire le
Muse. Se ascoltiamo attentamente appariranno di certo. Dovremmo
seguire i saggi taoisti, Han Shan che nella sua piccola capanna
sulla Montagna Fredda osserva il passare delle stagioni, o il
grande
Li
Po – «Mi hai chiesto per quale ragione abito nelle colline
grigie: ho sorriso ma non ho risposto, perché i miei pensieri
bighellonavano per conto loro; come i fiori del pesco, erano
andati a spasso in altri climi, in altre terre che non fanno
parte del mondo degli uomini».
1970
* National Society for the Prevention of Cruelty to Children, « Società nazionale per la protezione dei bambini».
Bruce Charles Chatwin (13 maggio 1940 - 8 gennaio 1989) autore inglese di racconti di viaggio e romanzi. Biografia >>>LEGGI
