PRETI IMBAVAGLIATI
Sono Preti nuovi, coraggiosi, anticonformisti, operano concretamente calati nelle problematiche sociali, degli emarginati e dei giovani; riferimento per migliaia di giovani, acclamati e richiesti per eventi sociali e di spettacolo di ampio richiamo o semplicemente desiderosi di vivevere da "uomini" il mistero do Dio...
Parlano in modo semplice e diretto il linguaggio del Vangelo:
amore e libertà incondizionati per ogni essere umano e rispetto assoluto della natura
I "nuovi evangelizzatori" da qualche anno fanno troppa notizia, clamore, e dai "vertici" del clero (e non solo da loro...) arrivano ammonimenti, provvedimenti e sospensioni dal servizio parrocchiale...
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La Catena di San libero: È morto un prete a Catania...
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Ipnosi, spritz e messe show. Quei sacerdoti "star" in missione per la diocesi
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Don Albino Bizzotto - I due fronti dei cattolici: «Avanti così». «No, sbagliato fermare quei treni»
Don Spritz , come l'ha soprannominato il Corriere del Veneto . Lui è Marco Pozza, venticinque anni di vivacità, scompostezza e caparbietà. Di più: sacerdote da poco meno di un anno. Don Marco è un provocatore. Sempre all'attacco, come il suo compianto mito: Pantani Marco da Cesenatico
Carattere energico, estroverso, bizzoso, tante volte ripreso negli anni del Seminario. Una passione fuori misura per il ciclismo, una sensibilità delicatissima per i tossicodipendenti e quell'amore inspiegabile ma urlato e appassionante per le Sacre Scritture. Il tutto nascosto sotto una faccia ribelle insaporita da un sorriso grintoso e da uno sguardo sbarazzino. Lo guardi e pensi a tutto, ma non che sia prete. La prima volta che l'hanno visto davanti alla Corte Sconta lo spacciavano per un rappresentante di Intimissimi . Invece è un prete. Prete innamorato di Gesù di Nazareth ! La sua messa della domenica sera alle sette nella parrocchia di Sacra Famiglia negli ultimi mesi è diventata un caso : mai la chiesa così piena di volti. Di volti giovani. Scarpe da ginnastica sotto la tunica, jeans e sorriso disarmante, durante l'omelia parla ai coetanei con un linguaggio provocatorio. La sua messa? Una provocazione. « Bisogna osare, chi segue gli altri non arriva mai primo » è il motto rubato allo scalatore - pirata di Cesenatico. Si nutre di sfide ingegnate nel silenzio della notte. Meglio se azzardate e istigatrici. L'ultima? « Porto il Vangelo tra gli spritz » . Qualcuno la ritenne una sparata. Dopo dieci giorni televisioni e giornali attestarono l'inizio della sfida: « Don spritz, la chiesa in piazza. Il Vangelo all'ora dell'aperitivo » . Il cellulare ingestibile. Lui, normale. Troppo normale. Semplicemente prete dal sorriso contagioso. Venticinque anni per il mondo dello spritz.
http://www.spritz.it/confessionale/DonSpritz.asp
Don Spritz, con i piedi per terra: ''Sono un ragazzo fortunato!''
http://www.korazym.org/ 22-08-2007
Domenica 5 agosto 2007. Il Giornale di Vicenza titola: "Don Spritz, prete alternativo ‘spedito’ in esilio". Nell’articolo, un’intervista con don Marco Pozza, il "don Spritz" di Padova. La Padova anche di don Marino Ruggero, il parroco che fu rimosso dal suo vescovo per aver partecipato ai provini del Grande Fratello, quello del "Pub dal Don", dove si servono aperitivi fino a mezzanotte, a cominciare dal celebre e contestato "spritz".
Don Marco Pozza parla del retroscena del "caso" che lo riguarda, confermandolo, almeno stando a quanto si legge: "Due squilli. Drin, drin. Monti, mari e fiumi, attraverserò ... Parte il motivo di Gianna Nannini Meravigliosa creatura. Una musica ‘di attesa’ te la aspetteresti chiamando chiunque. Non un prete. E invece dall'altro capo della cornetta c'è don Marco Pozza. Non un sacerdote qualsiasi, certo. Perché don Spritz ha stravolto il modo di comunicare il Vangelo nel Veneto, con il suo approccio diretto e poco ingessato e con la sua opera di evangelizzazion
e condotta nelle
piazze dove va di moda l'aperitivo dei giovani.
Don Pozza, originario di Calvene, è così.
Innovativo, anticonformista, a cui le regole, a
volte, stanno strette. Forse troppo. Un prete
che nel suo blog afferma di utilizzare
appositamente il linguaggio della strada. Per
arrivare subito alla gente. E così don Spritz ha
in più occasioni attirato su di sé le attenzioni
dei media nazionali. Prima è arrivato Michele
Santoro con ‘Annozero’, poi Massimo Giletti, e
via via tutti gli altri.
Don Marco è stato ospite in numerose
trasmissioni televisive. Poi c'è stata pure
l'occasione di un format a puntate su un canale
locale. Per non parlare dei numerosi spazi su
alcuni quotidiani. Ma a qualcuno questo modo di
fare probabilmente non è piaciuto. Tanto che don
Spritz, da tre anni nella parrocchia della Sacra
Famiglia di Padova, ora lascia la città del
Santo per andare a Roma. Dal 9 settembre sarà
nella capitale ufficialmente per studiare
Teologia per altri due anni. ‘Un normale
avvicendamento, come ce ne sono tanti, deciso
insieme al Vescovo e ai suoi delegati’ - dice
don Marco aggiungendo di ‘non capire il baccano
fatto intorno a questo trasferimento’".
Prosegue Il Giornale di Vicenza: "In realtà,
secondo voci che non trovano conferma, da tempo
la Curia padovana non vedrebbe di buon occhio
l'atteggiamento troppo esuberante e fuori dagli
schemi di don Spritz. E non piacerebbero neppure
i dibattiti promossi in parrocchia dal prete
vicentino, organizzati con personaggi come
l'attrice romana Claudia Koll o il prete di
frontiera anti-pedofilia don Ferdinando Di Noto.
Nel frattempo, in questi giorni, alcuni giovani
della Sacra Famiglia vicini a don Marco chiedono
a gran voce che il prete di Calvene rimanga
nella comunità patavina Lui ringrazia ma declina
gli inviti a restare".
TESTO INTEGRALE DA www.ilgiornaledivicenza.it
Due squilli. Drin,
drin. “Monti, mari e fiumi, attraverserò.....".
Parte il motivo di Gianna Nannini, Meravigliosa
creatura. Una musica “di attesa" te la
aspetteresti chiamando chiunque. Non un prete. E
invece dall’altro capo della cornetta c’è don
Marco Pozza.
Non un sacerdote qualsiasi, certo. Perchè don
Spritz ha stravolto il modo di comunicare il
Vangelo nel Veneto, con il suo approccio diretto
e poco ingessato e con la sua opera di
evangelizzazione condotta nelle piazze dove va
di moda l’aperitivo dei giovani.
Don Pozza, originario di Calvene, è così.
Innovativo, anticonformista, a cui le regole, a
volte, stanno strette. Forse troppo. Un prete
che nel suo blog afferma di utilizzare
appositamente il linguaggio della strada. Per
arrivare subito alla gente.
E così don Spritz ha in più occasioni attirato
su di se le attenzioni dei media nazionali.
Prima è arrivato Michele Santoro con Annozero,
poi Massimo Giletti, e via via tutti gli altri.
Don Marco è stato ospite in numerose
trasmissioni televisive. Poi c’è stata pure
l’occasione di un format a puntate su un canale
locale. Per non parlare dei numerosi spazi su
alcuni quotidiani.
Ma a qualcuno questo modo di fare probabilmente
non è piaciuto. Tanto che don Spritz, da tre
anni nella parrocchia della Sacra Famiglia di
Padova, ora lascia la città del Santo per andare
a Roma. Dal 9 settembre sarà nella capitale
ufficialmente per studiare Teologia per altri
due anni.
«Un normale avvicendamento, come ce ne sono
tanti, deciso insieme al Vescovo e ai suoi
delegati»- dice don Marco aggiungendo di «non
capire il baccano fatto intorno a questo
trasferimento».
In realtà, secondo voci che non trovano
conferma, da tempo la Curia padovana non
vedrebbe di buon occhio l’ atteggiamento troppo
esuberante e fuori dagli schemi di don Spritz. E
non piacerebbero neppure i dibattiti promossi in
parrocchia dal prete vicentino, organizzati con
personaggi come l’attrice romana Claudia Koll o
il prete di frontiera anti-pedofilia don
Ferdinando Di Noto.
Nel frattempo, in questi giorni, alcuni giovani
della Sacra Famiglia vicini a don Marco chiedono
a gran voce che il prete di Calvene rimanga
nella comunità patavina.
Lui ringrazia ma declina gli inviti a restare.
Don Marco è vero che è stato mandato in
“esilio"?
Di questo non voglio parlare. Non c’è niente da
dire, sono solo falsità, invenzioni dei
giornalisti. E’ stata una scelta fatta di comune
accordo, non sono stato io a chiedere di
andarmene nè loro a mandarmi via come è stato
scritto.
Eppure le tensioni con la curia padovana non
sembrano del tutto inventate, soprattutto se si
leggono alcuni articoli apparsi sulla stampa
locale.
Non è così. Mi viene data l’opportunità di fare
un’esperienza nuova, diversa. Il Vescovo di
Padova mi è sempre stato vicino in questi anni e
ora mi ha dato la possibilità di fare questo
nuovo percorso che mi aiuterà a crescere. Non è
una punizione, dopo tre anni era giusto
cambiare.
Allora è stato lei a chiedere di andaresene.
No, come ho già detto, è stata una decisione
presa insieme, concordemente. Per noi preti
funziona così, gli spostamenti sono naturali.
Ma lei non si sente un prete un po’ scomodo?
No, ritengo di essere uno che nel fare il
sacerdote ci mette fantasia. A mio avviso la
Chiesa, al giorno d’oggi, deve essere “di
frontiera". Io, pur avendo commesso qualche
errore in passato, credo di avere innescato una
miccia, di avere mosso un po’ le acque ma non
faccio la vittima. Sono capace di fare il prete
così, in mezzo alla gente, sfruttando la mia
personalità estroversa. Lo spritz o gli incontri
con personaggi noti sono solo dei mezzi per
arrivare a comunicare con le persone.
In passato però ha subito più di qualche critica
per il suo operato.
E’ acqua passata, storie vecchie a volte
strumentalizzate appositamente.
Perchè al posto di rimanere “sul campo" va in
un’altra realtà fatta soprattutto di libri e
meditazione?
A Roma vivrò in un’altra parrocchia e continuerò
a stare in mezzo alla gente. Anche lì, se ci
sarà l’opportunità organizzerò incontri,
dibattiti con personaggi noti soprattutto se
questo potrà servire ad avvicinare la gente alla
chiesa.
Dicono che andrà a imparare come si predica il
Vangelo in tv e sui giornali.
Per quanto ne so andrò a studiare; del resto non
mi interessa. Di certo continuerò a coltivare la
mia passione per il giornalismo e, se ci sarà la
possibilità, collaborerò ancora con quotidiani e
tv.
Prima di andare a Roma farà un’esperienza in
Burundi con altri giovani e con l’attrice
Claudia Koll.
Claudia è un’amica e soprattutto un esempio
straordinario di conversione. L’ho invitata
nella mia parrocchia perchè raccontasse la sua
esperienza e il suo cammino. Ora grazie anche
alla sua associazione andiamo in Africa per
conoscere questa realtà e, magari, per portare
un aiuto concreto.
Alex Zanotelli
Come
missionario comboniano partì per il Sudan
meridionale, martoriato dalla guerra civile,
dove rimase otto anni. Fu allontanato dal
governo a causa della sua solidarietà con il
popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza
cristiana.
Il motivo dell'avversità governativa e di una parte della curia romana (ostilità quest'ultima che si farà sentire anche in seguito) è stata la scelta, sempre nel rispetto ed in accordo con i vescovi, di officiare messe che attingevano agli usi e ai costumi africani. Ciò creava fastidi ai governanti sudanesi che vedevano una pericolosa commistione fra religione "straniera" e riti locali di un popolo osteggiato e a quanti a Roma facevano fatica ad accettare il Concilio Vaticano II
Le sue denunce avevano preso di mira esponenti di primo piano della classe politica di allora, da Andreotti a Spadolini, da Craxi a Piccoli. Denunce che, di fatto, anticiparono la stagione di Tangentopoli....
www.gazzettino.it Mercoledì, 10 Maggio 2006
Facendo seguito alla pubblicazione di alcuni articoli apparsi sulla stampa locale, in merito alla prossima inaugurazione di un pub, chiamato "Pub Dal Don", l'Ufficio stampa della Diocesi di Padova, su incarico dell'Ordinario diocesano, chiarisce quanto segue."Allo stato attuale l'incarico di don Marino Ruggero come collaboratore di don Attilio Mazzola, vicario episcopale per la Pastorale cittadina, è stato concordato con l'interessato, con finalità e limiti ben precisi, che escludono qualsiasi iniziativa pastorale autonoma e indipendente. Si chiarisce che don Marino non è responsabile della pastorale giovanile.
A tal proposito si precisa che il "Pub Dal Don" è un'iniziativa di don Marino e di quanti si associano a lui, e non è stata autorizzata alcuna attività pastorale o specificatamente sacerdotale al suo interno. Pertanto ogni responsabilità concernente tale iniziativa risulta di esclusiva pertinenza dello stesso don Marino Ruggero in quanto privato cittadino.
La partecipazione, da parte di don Marino, a trasmissioni radiofoniche e televisive su emittenti locali e nazionali è finora avvenuta senza informare i superiori e senza il dovuto permesso previsto dalla disciplina ecclesiastica.
Infine il Vescovo, mons. Antonio Mattiazzo, facendosi interprete dell'intera comunità cristiana e del presbiterio, esprime la sua personale sofferenza nel constatare che i vari tentativi di dialogo, finora messi in atto, non hanno portato il sacerdote Marino Ruggero ad assumere atteggiamenti di disponibilità verso quanto i superiori richiedevano".
Estratto dal sito www.centrostudisalute.org.
Dal Corriere del Veneto luglio 2005 a firma Francesca Visentin
“Ipnosi, spritz e messe show. Quei sacerdoti "star" in missione per la diocesi. Riempiono le chiese ma i loro metodi non piacciono a tutti. La Curia: c'è anche chi non è adatto a gestire una parrocchia".
Padova - Catechizzava con la musica: messe come show, chitarra al collo, ritmi rock alternati a Bach, sermoni sferzanti, centinaia di persone da tutt'Italia e oltre, tanto che nella parrocchia di San Lazzaro a Padova hanno dovuto installare gli altoparlanti esterni, la chiesa straripava. Don Paolo Spoladore, classe 1960, parroco e cantautore (tre cd al suo attivo con la casa discografica Usiogope di Dolo), adesso avrà un nuovo « ruolo ». Revocato dalla Curia l'incarico di parroco a San Lazzaro, dal 14 agosto verrà trasferito in un'altra chiesa, sempre nel padovano, più spaziosa, dove dedicarsi a tempo pieno a messe-show e corsi di comunicazione. Una punizione del vescovo di Padova Antonio Mattiazzo verso i metodi innovativi del giovane sacerdote? « No, niente del genere - spiega don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l'ecumenismo - al contrario, la Curia sta creativamente cercando nuovi ruoli per i preti moderni. Non vanno lasciati soli, hanno doti particolari, da valorizzare. Invece della gestione di una parrocchia, don Paolo potrà dedicarsi a coltivare i doni che lo caratterizzano ».Tre sacerdoti « particolari » a Padova diventati personaggi in pochi mesi: don Marco Pozza che predica in chiesa con il sottofondo di Vasco Rossi e Gianna Nannini e porta la parola del Vangelo, in jeans e t-shirt, in piazza, tra i ragazzi all'ora dell'aperitivo (per questo ribattezzato « don Spritz »), poi don Marino Ruggero che vuole partecipare al reality « Grande Fratello » per catechizzare in diretta tivù e ha già superato le prime selezioni (soprannominato « Don Tivù »). Adesso don Paolo Spoladore, carismatico arringatore di folle da una decina di anni, prima nella parrocchia di Limena, poi in quella di Dolo (Ve) e a San Lazzaro. Al talento per la musica, si è aggiunta negli anni la passione per la comunicazione e l'ipnosi « applicata come tecnica di rilassamento per mettersi in contatto con una più autentica spiritualità ». Metodi innovativi che portano centinaia di persone in processione da don Paolo Spoladore (per adepti e ammiratori è amichevolmente « Donpa »), tanti anche in cerca di guarigioni miracolose. Il suo carisma è diventato mito, c'è la coda per farsi « visitare » o anche solo per un colloquio che lenisca le pene del corpo e dello spirito. Ma il prete diventato « personaggio » non piace ai parrocchiani e alla gente del quartiere San Lazzaro. Più di qualcuno ha alzato il telefono per protestare con la Curia: troppo viavai di macchine a soffocare la zona e « foresti » a distrarre il parroco dai doveri quotidiani. Così la Diocesi di Padova inaugura un nuovo corso. « In questo momento di trasformazione dei modelli sociali anche all'interno della Chiesa - spiega don Giovanni Brusegan - il problema è riuscire a utilizzare al meglio personalità come quella di don Spoladore, mediando tra la valorizzazione dei doni personali e il rispetto del ruolo del prete diocesano, che deve restare espressione della Chiesa e del Vangelo. L'esibizionismo non può prevalere sul messaggio di Dio ». Conferma don Giancarlo Minozzi, responsabile della comunicazione della Diocesi di Padova, riportando il pensiero del vescovo Antonio Mattiazzo: « Don Spoladore avrà un nuovo ruolo che gli consentirà di esprimersi al meglio, senza occuparsi della gestione di una parrocchia. Potrà portare avanti il suo metodo di evangelizzazione. Ci sono tanti parroci impegnati nel silenzio e nella dedizione totale verso il prossimo, senza clamori né protagonismi, la Chiesa deve pensare anche a loro, tutelare i lavoratori discreti in modo che non vengano adombrati da chi è più protagonista. E contemporaneamente consentire di esprimersi ai preti innovativi ». Per fare convivere la tradizione e le personalità emergenti (che nel caso di don Marco Pozza e don Paolo Spoladore riempiono le chiese di folle da concerto), il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo sta ripensando la geografia della Diocesi di Padova. « Queste personalità vanno utilizzate all'interno della Chiesa senza creare fratture e contrasti con l'identità del prete diocesano - ribadisce il delegato vescovile per l'ecumenismo - La Curia troverà un ruolo adatto a questi sacerdoti, ma senza alimentare i protagonismi ». « E' importante riempire le chiese di fedeli - precisa don Giancarlo Minozzi - ma se ci sono anziani parrocchiani perplessi su metodi evangelici a cui non sono abituati, dobbiamo tenerne conto. Sono 450 le parrocchie della Diocesi di Padova e 800 i sacerdoti, il vescovo deve valorizzarli tutti ».
Don Cesare Contarini, direttore del settimanale diocesano « La Difesa del Popolo », fa notare: «Il vescovo Mattiazzo lascia lavorare chi ha la testa sulle spalle e rispetta le peculiarità ». Per don Paolo Spoladore è già pronta una chiesa spaziosa, con un parroco titolare a occuparsi della pastorale e dei parrocchiani. Per « Donpa » la possibilità di continuare le messe- spettacolo e i corsi di comunicazione. Freddezza dalla Curia sulle « guarigioni » di cui si narra sia diventato protagonista Don Paolo.
« Un prete non può essere un guru », avverte monsignor Brusegan. Don Spoladore dal sito « www. informusic. it » fa sapere: « La gente deve smettere di avere paura. Il messaggio del Vangelo che mi ha sedotto: chi ama non teme ».
Molti ci chiedono di condividere il loro senso di incredulità e sorpresa, per come si possa così "candidamente" stravolgere fatti importanti per la nostra comunità, insinuando l'impressione , che tutto sia banalità. Questo articolo non ci stupisce e risente della malattia endemica, di cui soffrono ormai tutti i mass media. Chi gestisce il sistema dei mass media deve seguire degli imperativi categorici al servizio delle utilità della globalizzazione. I vari metodi sono collaudati: si frammentano le notizie, si mescolano i frammenti allontanandoli tra di loro, si inseriscono in mezzo frammenti di altre notizie vere , ma tendenziose di diverso significato. Queste vengono inserite ad hoc, per condurre volutamente i lettori a delle conclusioni logiche basate su fatti si simili, ma diversi, comunque lontani dal senso del fatto realmente accaduto. In questo modo i fatti vengono stravolti, quasi senza possibilità di contestazione, in quanto si perde volutamente il senso logico del discorso, non riuscendo più a cogliere un nesso di casualità profondo. Così si distoglie la gente dalla verità e per mezzo della modalità con cui si somministrano le notizie, si ottiene alla fine il disinteresse generale sulla questione. Il tutto questo passando le solite strade trite e ritrite: sensazione di incapacità nel poter modificare gli eventi, di impossibilità di coglierli, precederli o comprenderli. Il risultato finale sarà sconforto, demoralizzazione, piccoli egoismi, divisioni. Negli ultimi decenni partendo dalle famiglie e dalla scuola si è promosso un processo fautore di omologazione sulla superficialità, sulla banalità, sul qualunquismo, sulla pigrizia. Questi processi portano automaticamente a risultati come questo. Una volta pochi giornalisti di punta molto preparati, ingaggiati ai livelli più alti degli organigrammi, che controllano la comunicazione di massa modificavano ad arte i testi e facevano scuola. Oggi queste costruzioni sono diventate sistematiche: sono tecniche di comunicazione subliminalmente ormai acquisite automaticamente, che certi giornalisti nemmeno si avvedono più di compiere. Il testo è farcito di errori e ripetizioni, ognuna con variazioni sul tema, alcuni errori sembrano banali tipo il numero dei cd pubblicati dall'USIOGOPE. Notizie acquisite di seconda mano, o ritrovate sul web senza approfondimento, senza coinvolgimento diretto nell'azione, senza controllo delle fonti...dove sono finiti i vecchi reporters di un tempo?
Commento di un frequentatore
"Chi frequenta le Eucarestie di San Lazzaro trova un ambiente ideale per ricaricare il proprio spirito e di conseguenza la propria psiche ed il proprio corpo, visto che queste tre entità sono inseparabili. Qui tutti cantano e danno lode al Signore. In fondo Dio ha creato la musica ed il canto proprio per questo. Qui si assiste ad una Eucarestia, dove ogni parola pronunciata è sentita, sia da chi la pronuncia, sia da chi l'ascolta. In fondo Dio ci ha dato l'Eucarestia, che vuol dire "rendere grazie" e che si celebra in comunione, proprio per questo . Ma quel che è fondamentale è che in questa Eucarestia si spiega il Vangelo parola per parola. E si sa che il Vangelo è un libro "magico", magico nel senso, che ti apre ad universi nuovi ed entusiasmanti, molto più vasti di quelli, conosciuti prima. Ti dà la conoscenza. Ti viene voglia di essere un Cristiano fervente e di mettere in pratica urgentemente la parola di Gesù. Qui si prega e ti viene voglia di pregare tanto, ancora di più e di amare Gesù sempre di più. Così un po' alla volta impari a perdonare e a dare: questo è l'amore ed è la fede."
a cura di G. Petrucci e Pierluigi Vito
Sacerdote su 7 note
Esprimere la gioia, la vita, la fede con un grande canto. Ecco il talento di don Paolo Spoladore, un altro degli amici (nonché autore dell'inno "E chissà") dell'incontro Nazionale del maggio '97.
Chi
è don Paolo Spoladore?
Innanzitutto un
uomo e poi un prete. Sono nato un bel pò di anni fa e fin da
piccolo la mia strada è stata segnata dalla musica e da una
dedizione interiore a far si che questa vita fosse il più utile
possibile. Per cui prima è partita la musica e poi la strada di
vivere per la gente attraverso la scelta del sacerdozio.
In che maniera ti sei avvicinato alla musica e come hai coltivato questa tua passione all'inizio? La musica è stata il primissimo modo di comunicare che ho avuto fin da piccolo: già a quattro anni sentivo il bisogno di suonare attraverso gli strumenti che mi regalava mio padre. E vedevo che riuscivo a esprimermi molto meglio suonando che non parlando. Poi ho fatto anche degli studi: ho imparato le regole del gioco per poterle poi superare. C'è stata un pò di preparazione tecnica, ma soprattutto la scoperta di un modo profondo di sentimenti a cui la musica è legata.
Quando e come hai capito che questo tuo "talento" poteva essere inquadrato nell'orizzonte della tua scelta vocazionale? Io sono entrato in seminario a 12 anni. Fin da piccolo la musica mi ha sempre sostenuto anche nei momenti difficili, di solitudine, finché ho visto che, come dicevo, riuscivo esprimere meglio i miei sentimenti e anche la mia fede attraverso delle canzoni. Allora il sabato sera con gli amici, portavo la chitarra, buttavo giù due righe per una persona cara. Era come quando vuoi comunicare un pensiero a un amico e scrivi una lettera: ecco, io scrivevo canzoni. Poi da qui casualmente, le canzoni hanno cominciato a girare una parrocchia, poi l'altra, le feste diocesane e mi son trovato che nell' 89 (senza che io sapessi niente) un editore ha fatto un disco con le mie canzoni. A quel punto ho detto: "Vabbé, piuttosto che me li facciano gli altri i dischi me li faccio io". E da qui...
Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Io sono nato ascoltando Bach (La passione secondo Matteo), Mozart, Verdi e poi più avanti Deep Purple, Led Zeppelin, U2, Eurythmics, Pink Floyd (li adoro!). Non mi piace la musica disco perché non la capisco, secondo me è un ballo un pò isterico, e il liscio che non riesco proprio ad ascoltare! Per il resto sento di tutto.
Si parla tanto di musica, cultura in generale, spazi delle comunicazioni sociali&come terreni da evangelizzare (pensiamo a chi per esempio si sta sforzando di portare il vangelo su Internet). Tu che ne pensi? Ciò che fa la società non sono le strutture: ma è l'uomo. Dietro ad ogni organizzazione, ogni macchina che corre, ogni contatto internet ci sono delle persone. Per cui il problema non è evangelizzare un luogo o una struttura, perché questo si fa attraverso conferenze, slogan, pubblicità-progresso (ma come può una pubblicità essere progresso? A me sembra una contraddizione in termini). Credo che il vero progresso si sviluppi nella mente e nel cuore delle persone: sono questi da evangelizzare. Dieci uomini che hanno una visione evangelica della vita, informano di vangelo l'ambiente in cui vivono. In questo senso anche la musica non è il fine, ma è il mezzo per riuscire a parlare, visto che è un canale molto potente, per arrivare all'anima della gente. Le piccole ruote del carrello di un grande boeing servono per far decollare e far atterrare l'aereo; poi quando è in volo non servono più. Io penso che la musica sia così: 7 piccole note che servono a far partire sentimenti, emozioni, collegamenti una volta che sei partito verso il creato, verso la vita, verso te stesso (per conoscerti), la musica non ti serve più. Ti serve poi per ritornare a vivere più tranquillamente la tua vita.
Bisogna allora cercare di sfuggire alle etichette, come quella di "Cantautori Cristiani" Certo. Lo diceva già Gesù 2000 anni fa: "E' arrivato il momento ed è questo in cui non adorerete più Dio a Gerusalemme, che vuol dire nelle religioni rivelate, né su questo monte, le religioni ispirate alla sacralità e alla ricerca dell'uomo, ma adorerete Dio nello Spirito e nella Verità". Al di là di etichette, paletto e decreti.
Pensando a te e alla tua attività di parroco vengono in mente quei tanti giovani e meno giovani che animano le nostre liturgie. C'è spesso il rischio che l'animazione diventi fine a se stessa trasformando la messa in un palco per le performance dei nostri cori. Tu quale pensi che sia il vero ruolo dell'animazione liturgica (in particolare musicale)? La prendo un pò alla larga. Noi siamo fatti di pelle e spirito. Quando vuoi comunicare, alla tua fidanzata, a un amico, a un fratello, un sentimento di gioia, di pace, di amore cosa fai: lo tocchi, gli dai una carezza, un bacio, una pacca sulla spalla. Quel contatto va su quel tamburo esterno che è la pelle, e suona! Quel sono va ad acquietare, esaltare o intimidire un altro battito ritmico che è quello del nostro cuore. Quando due o tre cuori rilassati vanno a esprimere la loro gioia cantano, si abbracciano, saltano. Se fanno questo ritmicamente insieme diventa armonia, diventa liturgia. Gesù diceva: "Dove due o più cantano, si trovano a pregare nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Dove c'è quest'armonia in Suo nome, Dio non può essere da un'altra parte. Ecco allora lo scopo di strumenti che amplificano la nostra pelle: se batto su un tamburo il battito del mio cuore viene amplificato molte volte. Quando la liturgia diventa una cosa estranea da questa espressione del cuore, diventa burocrazia liturgica. E' da chiederci se le nostre liturgie solenni, che hanno secoli di autorità, per carità, esprimano veramente il cuore delle persone che sono li presenti. Mi domando: se un marziano capitasse li in occasioni del genere, davvero riuscirebbe a cogliere la gioia della nostra fede?
Cosa ti ricordi dell'incontro nazionale di Roma il 10/05/97? L'energia di quelle 30.000 persone! Le avevo tutte davanti ed è stato emozionante sentire che cantavano tutte. Non per un senso di privilegio, ma piuttosto di miracolo; pensavo: guarda una canzone nata da una chitarra anni fa che energia può sviluppare nel cuore e nella bocca di questa gente! E ancora: pensa se questi giovani riuscissero insieme a credere a qualcosa e ad esprimese con gesti la loro speranza e la loro forza, se solo facendo festa insieme sono così travolgenti! Questo è il ricordo meraviglioso di quel giorno.
Da Graffiti - Aprile 2000
Paolo Spoladore,
prete padovano, ma anche compositore e cantautore, ha sempre
privilegiato la musica come strumento per comunicare con i
giovani e con la gente, per sentire ed esprimere la vita.
Studioso autodidatta di Scienze della Comunicazione, ha
frequentato in Italia e all'estero corsi di specializzazione,
diventando a sua volta ricercatore ed insegnante: ha seguito con
particolare attenzione la ricerca e lo studio dei rapporti che
si instaurano tra parole e musica, ha approfondito in modo
particolare il complicato e delicatissimo sistema della
comunicazione umana (è stato chiamato come "freelance" ad
insegnare le tecniche della comunicazione).
Le sue canzoni, cantate e diffuse in tutto il mondo,
pubblicate in sei diversi Cd, sono tutte raggruppate sotto un
unico progetto musicale che prende il nome di La Musica del
Cuore.
Don Paolo,
come è nata la tua vocazione di sacerdote e cantautore?
L'unica grande vocazione, l'unica realtà che io conosco è
VIVERE, ESISTERE, ESSERCI. E visto che ci sei ti puoi giocare la
vita in due modi: o cercando di possederla facendoti gli affari
tuoi e sentendoti sempre addosso la paura che ti manchi qualcosa
(e nulla cambia se sei un prete, un consacrato); oppure puoi
fare un salto di fiducia e ti abbandoni completamente a Chi ti
ha creato e cerchi con tutte le forze di renderti utile per il
bene degli altri. Allora con tutte le tue forze cominci a
cercare il tesoro che hai dentro, a cercare Dio. Il modo, la
strada con cui ciascuno può servire al meglio e con gioia questa
vita, viene da sé. Ah dimenticavo la musica... Cosa c'entra la
musica in tutto questo? Posso dire che non ho mai vissuto niente
senza sentire una musica vibrare dentro di me: da sempre ogni
esperienza, ogni volto, ogni passo, io li sento suonare, li
riconosco dalla loro musica. Seguendo la musica delle cose tutto
è accaduto da solo, mi sono lasciato portare dalla musica.
Cos'è per te la musica? La Musica è energia,
una delle più potenti, è capace di trasportare storie, idee,
valori... Anche se si muove su sette piccole note, la musica è
il linguaggio per eccellenza, perché è un linguaggio universale,
parla a tutti, e colpisce senza ferire. La musica mi ha stretto
con dolcezza e mi ha fatto fare le scelte che ho fatto. La
musica accompagnata da buoni testi luminosi è un ottimo mezzo
per predisporre le persone all'incontro con se stessi e con Dio.
Perché chiami la tua musica La Musica del Cuore?
Non si tratta solo della musica delle sette note. Se ti metti
una mano all'altezza del petto, senti che si muove qualcosa: è
il cuore con il suo battito. Come si muove il cuore, così si
muove anche il sole, i pianeti e ogni cosa nel creato: e questo
movimento è musica. E' la musica della vita, la musica
dell'universo. Mi sono chiesto se non era possibile su questa
terra trasmetterci lo stupore per la vita, trasmetterci quello
che ho sentito ascoltandomi. Facendo musica tentiamo di
risvegliare nella gente l'ASCOLTO della musica che ognuno ha
dentro e che Dio gli ha messo nell'anima
Che genere di musica è? Questa musica parte dal
silenzio: non posso dirti dove arriva ma da dove parte. A volte
ha un volto gospel, a volte è una ballata, a volte è musica
etnica, ma assolutamente non può essere definita secondo le
schematizzazioni classiche perché vive e si nutre dei mondi
musicali più diversi. I sei Cd che abbiamo pubblicato sono molto
diversi tra loro, alcuni sono per celebrare le feste, la gioia e
l'incontro (Così, Come in cielo così in terra, Tu sei), Outback
che significa "entroterra", è un rientrare in se stessi, nella
vita interiore, al di là di terminologie e temi religiosi; Dacci
pace è viaggio emozionante tra le preghiere austere e
antichissime della tradizione cristiana; Hermano mio è un Cd
multimediale in lingua spagnola che traduce le canzoni più
famose e conosciute come San Francesco, Tu sei, Signora della
Pace. E' musica per cantare, per ringraziare, per stare insieme
pregando, per fare festa e ballare.
Come nascono le tue canzoni? Quali sono le tue fonti di
ispirazione? Le suggestioni da dove vengono?Il
silenzio, la montagna, i punti elevati. Tutto quello che ti
succede, la realtà che sei, lo senti solo nel silenzio, facendo
tacere la mente: è l'unico modo per intuire bene, senza perdere
troppo tempo, anche quello che accade nel cuore delle persone.
Alcune canzoni nascono da lunghi silenzi davanti alla natura, ai
ghiacciai e ai boschi, davanti al Vangelo e alla Bibbia nel
tentativo di tradurre per le menti e i cuori di oggi, il
messaggio sempre nuovo di Gesù. Altri testi prendono vita dalle
paure, dalle gioie e dai sogni della gente. Non potrei mai fare
musica se non nascesse dai sentimenti, dalle speranze, dal cuore
di chi incontro e con cui vivo. Molte idee o testi nascono dalle
lettere che mi arrivano da tutta Italia: sono proprio i ragazzi
che a volte mi danno lo spunto, mi dettano le parole... "La mano
della vita", dedicata a tutti i bambini non nati, e che canta
quanto bella sia la vita, nasce dall'esperienza di una mamma che
mi ha raccontato il disagio di quest'esperienza, la paura e la
nostalgia... Insieme ai testi, la scelta dei suoni, degli
arrangiamenti, delle soluzioni sonore, tutto è a servizio di un
unico messaggio: Chi Ama non Teme.
Cosa ti prefiggi con le tue canzoni?
Predisporre il cuore delle persone ad incontrare la vita e Dio.
Far smettere alla gente di aver paura. Non temere è il nostro
punto di riferimento, il nostro punto di luce. Chi vive in
qualche modo l'amore, non teme, e chi non teme è libero.
Cosa significa Usiogope, parola che "sigilla" tutti i
tuoi lavori musicali? Due cose puoi provare nella vita,
e mai nello stesso momento: o Amore o Paura. E' proprio questo
il messaggio del Vangelo che mi ha "sedotto" e che cerco di
portare a chi incontro: "Chi ama non teme". Gesù ripete con
insistenza di non temere perché è Lui che ci ha scelti
chiamandoci a vivere, quindi nonostante tutto siamo sempre
Amati, Liberi ed Eterni. Alla luce di questo, anche se molte
cose ci possono sembrare incomprensibili e fastidiose, nulla è
senza senso, nulla è per caso. Usiogope è una parola in lingua
Swahili, lingua dell'Africa, e significa appunto "non temere".
Questo è il nostro messaggio e il nome che abbiamo scelto per le
edizioni che pubblicano i nostri lavori. All'Usiogope lavoriamo
non solo con la musica. Mensilmente proponiamo dei corsi sulla
comunicazione umana per conoscere meglio se stessi e gli altri.
Com'è cominciato tutto? Tutto è cominciato come
è nata la vita: un respiro alla volta. All'inizio tutto è
partito quasi costretto perché io avevo composto i primi brani e
li cantavo tra i giovani, in parrocchia, nelle loro feste. I
brani si sono diffusi e un editore, ascoltandoli ma non sapendo
di chi erano, li ha fatti cantare da altri cantanti e li ha
registrati facendone un disco. Be' a questo punto mi sono detto:
prendo io in mano le mie canzoni e le propongo come voglio io.
Poi piano piano, un passo alla volta, accompagnato da Lorenzo
Castelli (che suona e compone, e segue anche tutta la parte
grafica) e da Fabiola Berloso (che segue tutto il nostro lavoro
dal punto di vista manageriale ed editoriale in Italia e
all'estero) con sacrifici e fatica, è nato anche lo studio di
registrazione e tutto il resto.
Hemano mio, l'ultimo Cd, è un Cd interattivo: come mai
la decisione di utilizzare un linguaggio multimediale
all'avanguardia? Per facilitare le persone sulla via
dell'incontro con questa musica e con i testi del Vangelo e
della Bibbia, perché questo stiamo cercando di cantare tradotto
in un modo o nell'altro. Una volta i nostri avi, leggevano e si
tramandavano la sapienza con i manoscritti. Non avremo la Bibbia
se la gente non si fosse passata le conoscenze attraverso lo
scritto. Ora ci si passa le conoscenze in tempo reale e a
livello mondiale attraverso un filo telefonico, un computer, un
Cd, allora abbiamo pensato di aiutare la lettura di una canzone
anche dal punto di vista didattico, anche per capirla per
conoscerla meglio, per impararla. E' un tentativo, una prova un
esperimento per aiutare la gente ad ascoltare la musica anche
attraverso l'utilizzo del computer.
In questo senso abbiamo messo testi, notizie e un piccolo mix
virtuale con cui puoi ascoltare la canzone "Tu sei" divisa con
un banco di mixaggio con la base, le voci, i controcanti, ecc.
Quanto è efficace, ancora oggi, il linguaggio musicale
per comunicare con i giovani? E'' un mezzo molto
potente per parlare loro e raccoglierli insieme. Prima di tutto
però bisogna avere qualcosa da dire veramente. Poi ogni mezzo di
comunicazione è efficace finché resta un mezzo. Infatti quando
il mezzo supera il fine e diventa l'obiettivo stesso da
ricercare, si cade nel fanatismo e nell'impostura.
La Musica è certamente un mezzo straordinario per comunicare, ma
nel momento in cui viene strumentalizzata può diventare un
grande imbroglio.
Cosa consigli a chi come te, desidera evangelizzare
attraverso la musica?
- Molto silenzio, silenzio interiore. Le parole e i
suoni che non nascono dal silenzio e dalla pace interiori, non
arrivano più in là del naso di chi li pronuncia.
- Grande preparazione e professionalità nel curare ogni pezzo
e ogni parola che si usa. Cose semplici ma non banali.
Possibilmente sfruttare al massimo i mezzi e gli strumenti che
la tecnica ci offre, per proclamare un messaggio di speranza e
di fede.
- Anche se i giovani autori di musica di ispirazione
cristiana sono abbandonati a se stessi o a possibilità
editoriali nulle e non competitive, non mollare mai, credere a
quello che si sta facendo e sempre secondo le proprie
possibilità, farlo al meglio. Poi, se qualche strada si deve
aprire, si aprirà.
I concerti sono momenti molto particolari e suggestivi.
Da quasi vent'anni siamo chiamati un po' in tutta Italia (ma
anche all'estero), nelle diocesi, nei meeting di movimenti
religiosi, in manifestazioni nazionali, a proporre la mia
esperienza musicale attraverso i concerti: sono momenti
particolari, di festa, di incontro, di condivisione. Qui la
musica diventa anche dialogo ed esperienza: non vengono usati
tanti effetti scenografici, la forza è nella comunicazione! C'è
un microfono in mezzo alla gente e ognuno può interagire,
interpellare, chiedere qualcosa, esprimere un dubbio, raccontare
una sua esperienza. Non siamo ancora riusciti a trovare un nome
sostitutivo alla parola "concerto". Per noi è un'esperienza, una
serata trascorsa intorno e dentro la Vita: la musica è solo un
mezzo perché la gente stacchi dal chiasso e trovi la sua voce
interiore. Negli anni la metodologia del concerto è cambiata, ma
l'obiettivo è rimasto quello che hanno le canzoni stesse: creare
un momento per cui la gente si ascolti, come tutto vive, esiste,
di come Dio è presente in tutto e in tutti. La musica, i momenti
di dialogo, la visione dei filmati che accompagnano e
sottolineano le canzoni, sono al servizio di questo unico
obiettivo.
Particolarmente significativi sono stati alcuni incontri
musicali: allo Stadio Olimpico a Roma, nell'incontro Nazionale
dell'Azione Cattolica (1997); in Spagna al Multifestival David
(Luglio 2000) - ; a Tor Vergata (18 Agosto 2000), durante le
Giornate Mondiali per la Gioventù; ad Assisi (Autunno 2000) al
Festival Internazionale per la Pace.
Programmi e progetti futuri? Quest'estate
abbiamo in programma un'intensa settimana in Spagna per
interviste radiofoniche e televisive e per partecipare al
Multifestival David; poi saremo in America Latina (Colombia,
Puerto Rico, …) per presentare in alcune serate il CD in
spagnolo Hermano mio. A Natale 2001 dovrebbe uscire il nuovo CD
in Italiano e spagnolo a cui stiamo lavorando ormai da 2 anni.
INTERVISTA A CURA
DI SANDRO SARTORI
La Difesa del Popolo 10-02-2002
Un solo respiro universale,
quello che pervade tutte le cose : don Paolo Spoladore, parroco
di San Lazzaro e cantautore
La conversazione con don Paolo Spoladore parte dalla domanda
più ovvia: come è nato il titolo del cd, Unanima? "E' stato
un titolo cercato a lungo: era difficile esprimere a parole
quello che avevamo già detto con la musica. La radice della
parola "Unanima" significa "un solo spirito, un solo respiro
vitale" e il disco vorrebbe rappresentare questo respiro
universale che comunque pervade tutte le cose, indipendentemente
dalla cultura, dalla storia, dalla provenienza sociale e
geografica di ognuno di noi":
Per la prima
volta sulla copertina c'è la sua foto.
"Anche la scelta di questa
copertina è stata difficile, ci ha fatto discutere, ed è stata
decisa poco prima che partisse la fase di stampa. Vorrebbe
rappresentare anche un po' il titolo. Di solito in copertina si
mette l'artista o chi canta e suona. Anche se non tutte e tre le
persone fotografate sono artisti, ognuno a modo suo rende
possibile questo progetto e questo modo di cantare, di proporre
la fede e i valori della vita, nato ormai vent'anni fa e seguito
in particolare modo da queste persone, perché gli altri
collaboratori lo seguono a un diverso livello. Ci piaceva l'idea
di rappresentare con qualcosa di diverso dal solito "l'anima" di
questa musica".
C'è una
storia o un filo conduttore nelle canzoni di Unanima?
"C'è una storia ben precisa, anche se non
è immediatamente comprensibile. Bisogna partire dal fondo del
cd, con l'Ave Maria e l'Altissimo, Veni Creator, Il Signore è il
mio pastore e il Magnificat. Sono testi molto solenni,
importanti, e a parte l'Altissimo, fanno parte della liturgia
cattolica e sono il "depositum" della nostra fede e della nostra
vita. Questo è il nucleo da cui tutto è nato, da cui parte tutto
quello che io scrivo".
E dove arriva? "Bisogna salire nell'elenco delle canzoni:
questa stessa potenza di vita, questa gioia, questa unità detta
con forza nel linguaggio biblico e nel Cantico delle Creature la
troviamo anche nella filosofia di vita e nel credo dei nativi
d'America. Ecco Dimmi fratello, che parla del loro modo di
vedere l'armonia. Quel loro dire "Dimmi fratello, se non basta
quel che c'è" è un modo "liturgico", non nel senso ecclesiale ma
di "celebrazione", di ringraziare la vita. Andando ancora più su
, troviamo altri testi che, con filosofie di vita ma anche con
arrangiamenti e sonorità diverse, spiegano la stessa potenza
vitale e gioia di vivere. Tu non andare è un testo ripreso dal
vangelo di Luca con la richiesta degli apostoli che Gesù resti
con loro. Un altro canto, Padre degli uomini, è un invito al
Padre e un richiamo all'uomo che se ne va, che coglie e non
coglie la bellezza della vita. E poi si sale su fino ad arrivare
a Siamo nati liberi che dice che tutto questo dono te lo puoi
vivere bene soltanto se ti rendi conto che sei libero".
Sembra quasi uno slogan. " Prima che uno slogan è un dato
di fatto. Viviamo in un mondo dove dobbiamo fin da piccoli
adattarci a un mucchio di cose, piacevoli o meno. A tutti noi è
sostanzialmente impedito per molti motivi, giustificati o meno,
di essere ciò che siamo. La canzone parla di questo: Dio ci ha
dato la possibilità d'essere qui, vivi, su questa terra, e di
vivere liberi. Non ci sono prigioni, ideologie, idee che possono
fermare la libertà d'un uomo. Il tutto cantato in modo festoso e
divertente".
C'è una canzone "preferita"? "Ce n'è una un po'
particolare dell'album Outback, s'intitola Solo Tu. E' unica nel
suo modo di farmi "vibrare".
A CUORE APERTO
Incontri illuminanti
La musica del cuore
di don Paolo Spoladore
E'
parroco della chiesa padovana di San Lazzaro e ha fatto della
sua missione un inno alla vita e all'amore. L'incontro con lui
ci ha donato qualcosa di cui gli siamo veramente grati.
Don Paolo Spoladore è parroco della chiesa di San Lazzaro, a
Padova: è nato negli anni sessanta, ed evitiamo di precisare la
data, preferendo lasciarlo totalmente in quell'aura di poetica
giovinezza che ha trasmesso anche al nostro cuore: ed è autore
di un libro che non ha voluto firmare, ove è raccolta una serie
di riflessioni evangeliche con il titolo: Non abbiate paura,
pubblicato da Usiogope nel novembre 2001.
Fino a questo punto, tutto o quasi tutto è regolare. Ma c'è
un'altra circostanza, che va oltre, anzi arricchisce la
"regolarità", Don Paolo è anche compositore e cantautore, che
può vantare un ricco patrimonio di canzoni, raccolte in un
progetto emblematico:"La Musica del Cuore". E richiamiamo la
maiuscola di questa "Musica",
poiché ne è veramente degna per la sua ricchezza, per la sua
spiritualità e per la sua suggestiva eloquenza. Quando siamo
entrati nel suo studio presso Usiogope Edizioni, che ha sede a
Dolo in provincia di Venezia, non c'è voluto molto a fare
conoscenza. Don Paolo è un giovane prete, intanto, e perciò
disposto alla più cordiale accoglienza; è uomo di affabile
condiscendenza; ma è anche un artista: e questo titolo nulla
toglie al precedente anzi lo rafforza, e sicuramente ne rende
più efficace la missione. Sapevamo che, fra le sue innumerevoli
canzoni, c'era la trasposizione musicale del francescano Cantico
delle creature, raccolto nell'ultimo Cd intitolato: Unanima (Usiogope
Edizioni, 2001); e gli abbiamo chiesto il favore di ascoltarlo.
"Vuoi proprio sentire la musica, prima...", disse quasi con
ironia. "Non sentirla...- risposi - risentirla!": Convinto dalla
compiacenza ma forse anche un Po dalla soddisfazione, sempre
legittima in ogni autore, esaudì la mia richiesta. Non indugiamo
nel racconto, poiché il nostro compito è quello di raccogliere
informazioni. Comunque, chi desidera condividere la nostra
silenziosa ammirazione, altro non ha da fare che rifornirsi del
Cd, reperibile nei negozi del settore in Italia e pure
all'estero.
Alla fine dell'ascolto iniziò la conversazione, che durò
parecchio tempo e accumulò una prolungata registrazione, della
quale purtroppo non abbiamo la possibilità di riferire tutto.
Quanto manca lo riprenderemo in un prossimo futuro, poiché sia
il "prete" sia l'"artista" meritano di essere conosciuti
interamente.
- Come è avvenuto il suo incontro con la musica?" Ho cominciato a suonare da bambino e a sentirla come elemento determinante, per me e per la mia vita insieme agli altri. Ho scelto di fare il prete e poi sono stato in giro per il mondo, allo scopo di imparare e capire la realtà del nostro tempo , ma anche di verificare mie idee sulle reali aspettative dell'uomo. Maturai così la convinzione che la musica può essere uno strumento prezioso per comunicare, ma ancor più prezioso per far del bene alla gente, per lenire il dolore...Cominciai scrivendo canzoni per i ragazzi delle parrocchie dell'Azione Cattolica; poi nacque San Francesco, che presentai al campo sportivo Appiani nel 1982, in occasione della visita a Padova di Giovanni Paolo II. quel giorno senz'altro memorabile per il ragazzo che ero allora, cantai dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio davanti a venticinquemila persone....Le mie canzoni cominciarono a diffondersi nelle parrocchie delle varie diocesi, finché un editore di Milano ne raccolse alcune, facendone un disco. A me non interessava il business: interessava far cantare i ragazzi perché allontanassero i tristi pensieri, i dubbi e le malinconie della loro età: Poi si costituì un gruppetto di persone, decise a cooperare su questa via di amore cristiano, cominciammo a fare le prime edizioni per conto nostro e nacque Usiogope Edizioni: la nostra editrice. Per inciso, la parola "usiogope" in lingua swahili significa "Non temere". Un bel motto per noi, che con le nostre canzoni ci proponiamo di diffondere la gioia e la speranza, ineffabili doni di Dio. A quindici anni di distanza dalla fondazione, Usiogope è conosciuta in tutta Italia e ha contatti con molti Paesi del Pianeta: dalla Svizzera all'Inghilterra, dall'Australia alla Guinea dagli Stati Uniti a Israele".
- Don Paolo, lei è autore e insieme sacerdote. La sua Musica del cuore, dove trova la motivazione prioritaria: nella espressione della sua poetica spiritualità oppure in quella della sua carità cristiana? "In entrambe poiché, appunto, sono "autore e insieme sacerdote"; però ritengo che sia anche uno sfogo del cuore: Quando sei contento per qualche cosa, è difficile tenerla nascosta agli altri; desideri trasmetterla anche a loro, con la speranza che possano trarne un effetto benefico. La musica costringe la gente ad ascoltare e, ascoltandola, è costretta anche ad ascoltare sé stessa. Almeno un po'. La musica ha voce per tutti coloro che vogliono ascoltare veramente: per chi è sereno e per chi è arrabbiato, per chi vuole stimolare i suoi sentimenti e per chi desidera ringraziare Dio. Cioè: cantare Dio".
- Quali sono le sue "strategie" nell'uso della musica? "Per me è una specie di ponte, attraverso il quale ho la possibilità di entrare nel cuore di chi mi ascolta, e perciò di stare insieme con tutti: giovani, adulti e anziani. Ai nostri concerti ci sono le tre età: nei primi anni venivano solo i ragazzi, oggi vengono tutti. Io canto e suono, loro battono le mani: ma io ho l'ambizione di pensare che non si tratti di un applauso, bensì di una partecipazione al coro. Ci sono sempre diversi microfoni in giro per la sala, perché la gente possa intervenire, raccontare di sé, trarre considerazioni dalla propria storia...Si parla, quindi, si ride e si scherza; magari ci si arrabbia e si protesta contro il male del mondo...Ma si sta insieme e i cuori, attraverso la loro musica, si avvicinano".
- Ci racconti e ci spieghi la sua musica... "Intanto essa nasce per la maggior parte in montagna, poiché io amo la montagna quasi quanto amo la musica. Mi piace arrampicarmi sulla roccia e sul ghiaccio; quando poi sono in cima, guardo il mondo dall'alto e le sue pene mi sembrano più lievi. Forse perché sono un pò più vicino a Dio? mi chiedo. Ma nasce pure dalla Bibbia, dallo spirito e dalla poesia di san Francesco, dalla grande musica del Settecento e anche dal gospel e dal rap, poiché vorrei che la mia musica fosse polifonica e poliglotta...Comunque essa produce in me una vibrazione enorme: se non facessi musica, potrei anche ammalarmi. Quando ero bambino, avevo problemi per parlare: la gente non riusciva a capire quanto dicevo. Poi è venuta la musica; e di colpo il mio linguaggio è diventato chiaro, esplicito e, se posso dire, anche invitante. Non vorrei essere tacciato di presunzione, ma penso che nessuna cosa dia soltanto nostra....Noi possiamo soltanto propiziare, con la nostra fiducia e con la nostra speranza, i doni che ci vengono dall'alto".
- Qual'è stato
il momento, l'episodio più importante nella sua vita di
sacerdote e di artista?
"...una
circostanza che le ha messe insieme tutte e due: Una volta
fui a un concerto con un migliaio di handicappati. Cominciai
dicendo: "Ciao ragazzi, va tutto bene?". Si misero a
borbottare, straniti e assenti: alcuni addirittura irritati.
A un certo punto uno alzò la mano e gridò quasi con ira:
"Non parlare, canta". E allora io ci ho messo tutta l'anima,
e sono state due ore da perdere i sensi...Hanno cantato
tutti, con una allegria che mi fece piangere: forse avevano
capito che volevo farli star bene e mi ringraziavano.
ricordo la rapida preghiera di quel momento: "Signore, fa
che la mia musica produca sempre questo effetto". E quando
riaprii gli occhi, vidi che tutti ballavano e si erano
stretti intorno a me".
da: IL SANTO DEI MIRACOLI Aprile 2002
a cura di Albreto Frasson
di Trinity Neo -18 settembre 2005
Terremoto a
Padova Est
C'è chi evoca grandi cataclismi a Padova Est , dove tutto sarà
scosso fin dalle radici .
Questo modo di pensare distoglie dal vero terremoto, quello che
sta avvenendo in queste 2 domeniche del 18 e 25 settembre 2005.
I terremoti, che avvengono nel mondo fisico, sono sempre in coda
ad eventi, già accaduti sugli altri piani della nostra breve
esistenza terrena: quello psichico e quello spirituale. Questo
vale per il singolo e ugualmente per le comunità.
Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è simbolo di due
mondi giunti inesorabilmente a confronto.
Se ne va
Donpa
(don Paolo Spoladore),
arriva l'Ikea: prima rivoluzione del terzo millennio in questo
pezzo di terra del nord est.
San Lazzaro da secoli terra di confine e di movimento, è
arrivato il momento della paralisi ?
Nella ex-terra di periferia e dei poveri, del Lazzareto, arriva
la Net ( North East Tower ), con le sue lussuose suites da
ventunesimo piano !
Sagra della pappardella, fai posto a vodka e aringhe!
Domenica scorsa se n'è andata la musica del cuore, questa
domenica arrivano i rombi dei motori ( fermi in coda ).
Restano vuote le precarie aree di "parcheggio fai-da te", che
fino a domenica scorsa accoglievano le migliaia della ecaurestia
di San Lazzaro dal volto sorridente e si riempiono i grandi e
ordinati parcheggi dell'Ikea, che accolgono le migliaia di
compratori della domenica dal volto un po' triste.
Gli amanti della lode a Dio, fanno posto agli altri fratelli,
amanti dei centri commerciali.
Prima migliaia di borse distribuite gratis ai poveri di San
Lazzaro, ora migliaia di chili di cibo buttato via all'Ikea,
nonostante dalle 16.00 in poi all' Ikea si mangi con lo sconto
del 50%. Forse così non funziona. E' arrivato il giorno in cui
il potere verrà reso muto dalla visione della propria stupidità
?
I vigili solerti, che multavano i divieti di sosta della folla
di San Lazzaro, questa domenica aiutano gentilmente, chiudendo
tutti e due gli occhi sulle centinaia di auto in sosta lungo la
statale e gli svincoli. Ieri, durante le domeniche ecologiche , i vigili solerti,
bloccavano il traffico e solo a fatica si riusciva a passare ed
evitare gli ultimi 500 metri a piedi sotto la pioggia con i
bambini.
Oggi, durante le domeniche dell'Ikea, lì in bella mostra ( ma
con la mascherina sulla faccia), a lato del lungo serpentone
roboante e mostruoso, in cui è piombata questa terra di confine,
sotto attacco dal potere.
Dio ha creato i prati verdi, l'uomo ha costruito l'Ikea, ma ha
costruito sulla roccia ?
Possibile che solo pochi vedano, che dietro l'immagine mitica
dei paesi nordici ikreani, ti portano in realtà, i solitio
grovigli del business, che dopo le varie tringolazioni, oggi di
moda, finisce in Cina, dove si sfrutta in modo disumano un
numero enorme di nostri fratelli ? Non sono bastati ai Padovani
gli esempi della padovane acqua Vera ( Nestlè ) e Peroni (
Nestlè ), la prima leader in Italia nella vendita dell'acqua, la
seconda maggiore consumatore di acqua in Padova ? Dove sono
finite tutte le risorse "di acqua"( migliaia di miliardi )
prelevate "legalmente" da questo territorio ? Quanto è ritornato
a questa comunità? Quanto invece è finito nei circuiti
finanziari internazionali o nei forzieri svizzeri, dove
risiedono per esempio alcune tra le principali holdings dei
produttori di armi ? Che cosa rimarrà un giorno, quando una
volta esaurita tutta l'acqua padovana, la Nestlè deciderà di
sparire all'improvviso per sempre ? Quanti miliardi resteranno a
Padova di tutto il reddito speso dai padovani all'Ikea ? Il
reddito dei 400 padovani, che lavorano all'Ikea basterà a
compensare tutto il minor denaro, che non circolerà più a
Padova, di tutti quei laboratori artigiani e negozi e
piccole/medie industrie , che presto dovranno chiudere, con
tutti i loro quadri e consulenti e fornitori e tutto il loro
indotto?
Per fortuna, che a Padova est, ancora oggi svetta dall'alto la
madonnina di San Lazzaro.
E' Lei che ci protegge, che prega per noi peccatori, l'umile
ragazza, che ogni mese ringrazia da Medjugorje , chi risponde
alla Sua chiamata.
Ci ricorda che Gesù è sempre in mezzo a noi e che sarà con noi
tutti i giorni della nostra vita.
I frutti li vedremo presto !
www.centrostudisalute.org
|
.it
IL MATTINO DI PADOVA 20
NOVEMBRE 2004
Impegnato
in molte iniziative di pace e di solidarietà (Action for Peace,
Anch'io a Kisangani...) è promotore del movimento "Beati i
Costruttori di Pace" e attualmente presidente della
medesima Associazione (
C'è chi lo
definirà provocatorio, chi spenderà la carta del sacrilego, o chi
ancora potrà spingersi a parlare di profanazione. Al contrario per
don Vitaliano della Sala - lo chiamano il prete del popolo di
Seattle - fare il presepe con una vetrina infranta di McDonald's
al posto della tradizionale capanna, è un modo indispensabile per
rendere vivo e attuale il messaggio della natività. L'alternativa è
la tradizione fine a se stessa o il natale globale, quello fatto di
luci e regali, regali e consumo, rimozione e belle vetrine.