www.damiduck.it ----->home


PRETI IMBAVAGLIATI

Sono Preti nuovi, coraggiosi, anticonformisti, operano concretamente calati nelle problematiche sociali, degli emarginati e dei giovani; riferimento per migliaia di giovani, acclamati e richiesti per eventi  sociali e di spettacolo di ampio richiamo o semplicemente desiderosi di vivevere da "uomini" il mistero do Dio...

Parlano in modo semplice e diretto il linguaggio del Vangelo:

amore e libertà incondizionati per ogni essere umano e rispetto assoluto della natura

I "nuovi evangelizzatori" da qualche anno fanno troppa notizia, clamore, e dai "vertici" del clero (e non solo da loro...) arrivano ammonimenti, provvedimenti e sospensioni dal servizio parrocchiale...


Don Spritz

Don Spritz , come l'ha soprannominato il Corriere del Veneto . Lui è Marco Pozza, venticinque anni di vivacità, scompostezza e caparbietà. Di più: sacerdote da poco meno di un anno. Don Marco è un provocatore. Sempre all'attacco, come il suo compianto mito: Pantani Marco da Cesenatico

Carattere energico, estroverso, bizzoso, tante volte ripreso negli anni del Seminario. Una passione fuori misura per il ciclismo, una sensibilità delicatissima per i tossicodipendenti e quell'amore inspiegabile ma urlato e appassionante per le Sacre Scritture. Il tutto nascosto sotto una faccia ribelle insaporita da un sorriso grintoso e da uno sguardo sbarazzino. Lo guardi e pensi a tutto, ma non che sia prete. La prima volta che l'hanno visto davanti alla Corte Sconta lo spacciavano per un rappresentante di Intimissimi . Invece è un prete. Prete innamorato di Gesù di Nazareth ! La sua messa della domenica sera alle sette nella parrocchia di Sacra Famiglia negli ultimi mesi è diventata un caso : mai la chiesa così piena di volti. Di volti giovani. Scarpe da ginnastica sotto la tunica, jeans e sorriso disarmante, durante l'omelia parla ai coetanei con un linguaggio provocatorio. La sua messa? Una provocazione. « Bisogna osare, chi segue gli altri non arriva mai primo » è il motto rubato allo scalatore - pirata di Cesenatico. Si nutre di sfide ingegnate nel silenzio della notte. Meglio se azzardate e istigatrici. L'ultima? « Porto il Vangelo tra gli spritz » . Qualcuno la ritenne una sparata. Dopo dieci giorni televisioni e giornali attestarono l'inizio della sfida: « Don spritz, la chiesa in piazza. Il Vangelo all'ora dell'aperitivo » . Il cellulare ingestibile. Lui, normale. Troppo normale. Semplicemente prete dal sorriso contagioso. Venticinque anni per il mondo dello spritz.

http://www.spritz.it/confessionale/DonSpritz.asp

 

Don Spritz, con i piedi per terra: ''Sono un ragazzo fortunato!''

http://www.korazym.org/ 22-08-2007

Non un prete qualsiasi. Ha stravolto il modo di comunicare il Vangelo nel Veneto. Innovativo, anticonformista, a cui le regole, a volte, stanno strette. Nel suo blog afferma di utilizzare il linguaggio della strada. Per arrivare subito alla gente.

Domenica 5 agosto 2007. Il Giornale di Vicenza titola: "Don Spritz, prete alternativo ‘spedito’ in esilio". Nell’articolo, un’intervista con don Marco Pozza, il "don Spritz" di Padova. La Padova anche di don Marino Ruggero, il parroco che fu rimosso dal suo vescovo per aver partecipato ai provini del Grande Fratello, quello del "Pub dal Don", dove si servono aperitivi fino a mezzanotte, a cominciare dal celebre e contestato "spritz".

Don Marco Pozza parla del retroscena del "caso" che lo riguarda, confermandolo, almeno stando a quanto si legge: "Due squilli. Drin, drin. Monti, mari e fiumi, attraverserò ... Parte il motivo di Gianna Nannini Meravigliosa creatura. Una musica ‘di attesa’ te la aspetteresti chiamando chiunque. Non un prete. E invece dall'altro capo della cornetta c'è don Marco Pozza. Non un sacerdote qualsiasi, certo. Perché don Spritz ha stravolto il modo di comunicare il Vangelo nel Veneto, con il suo approccio diretto e poco ingessato e con la sua opera di evangelizzazion

e condotta nelle piazze dove va di moda l'aperitivo dei giovani. Don Pozza, originario di Calvene, è così. Innovativo, anticonformista, a cui le regole, a volte, stanno strette. Forse troppo. Un prete che nel suo blog afferma di utilizzare appositamente il linguaggio della strada. Per arrivare subito alla gente. E così don Spritz ha in più occasioni attirato su di sé le attenzioni dei media nazionali. Prima è arrivato Michele Santoro con ‘Annozero’, poi Massimo Giletti, e via via tutti gli altri.

Don Marco è stato ospite in numerose trasmissioni televisive. Poi c'è stata pure l'occasione di un format a puntate su un canale locale. Per non parlare dei numerosi spazi su alcuni quotidiani. Ma a qualcuno questo modo di fare probabilmente non è piaciuto. Tanto che don Spritz, da tre anni nella parrocchia della Sacra Famiglia di Padova, ora lascia la città del Santo per andare a Roma. Dal 9 settembre sarà nella capitale ufficialmente per studiare Teologia per altri due anni. ‘Un normale avvicendamento, come ce ne sono tanti, deciso insieme al Vescovo e ai suoi delegati’ - dice don Marco aggiungendo di ‘non capire il baccano fatto intorno a questo trasferimento’".

Prosegue Il Giornale di Vicenza: "In realtà, secondo voci che non trovano conferma, da tempo la Curia padovana non vedrebbe di buon occhio l'atteggiamento troppo esuberante e fuori dagli schemi di don Spritz. E non piacerebbero neppure i dibattiti promossi in parrocchia dal prete vicentino, organizzati con personaggi come l'attrice romana Claudia Koll o il prete di frontiera anti-pedofilia don Ferdinando Di Noto. Nel frattempo, in questi giorni, alcuni giovani della Sacra Famiglia vicini a don Marco chiedono a gran voce che il prete di Calvene rimanga nella comunità patavina Lui ringrazia ma declina gli inviti a restare".

TESTO INTEGRALE  DA  www.ilgiornaledivicenza.it

Due squilli. Drin, drin. “Monti, mari e fiumi, attraverserò.....". Parte il motivo di Gianna Nannini, Meravigliosa creatura. Una musica “di attesa" te la aspetteresti chiamando chiunque. Non un prete. E invece dall’altro capo della cornetta c’è don Marco Pozza. 
Non un sacerdote qualsiasi, certo. Perchè don Spritz ha stravolto il modo di comunicare il Vangelo nel Veneto, con il suo approccio diretto e poco ingessato e con la sua opera di evangelizzazione condotta nelle piazze dove va di moda l’aperitivo dei giovani. 
Don Pozza, originario di Calvene, è così. Innovativo, anticonformista, a cui le regole, a volte, stanno strette. Forse troppo. Un prete che nel suo blog afferma di utilizzare appositamente il linguaggio della strada. Per arrivare subito alla gente. 
E così don Spritz ha in più occasioni attirato su di se le attenzioni dei media nazionali. 
Prima è arrivato Michele Santoro con Annozero, poi Massimo Giletti, e via via tutti gli altri. Don Marco è stato ospite in numerose trasmissioni televisive. Poi c’è stata pure l’occasione di un format a puntate su un canale locale. Per non parlare dei numerosi spazi su alcuni quotidiani. 
Ma a qualcuno questo modo di fare probabilmente non è piaciuto. Tanto che don Spritz, da tre anni nella parrocchia della Sacra Famiglia di Padova, ora lascia la città del Santo per andare a Roma. Dal 9 settembre sarà nella capitale ufficialmente per studiare Teologia per altri due anni. 
«Un normale avvicendamento, come ce ne sono tanti, deciso insieme al Vescovo e ai suoi delegati»- dice don Marco aggiungendo di «non capire il baccano fatto intorno a questo trasferimento». 
In realtà, secondo voci che non trovano conferma, da tempo la Curia padovana non vedrebbe di buon occhio l’ atteggiamento troppo esuberante e fuori dagli schemi di don Spritz. E non piacerebbero neppure i dibattiti promossi in parrocchia dal prete vicentino, organizzati con personaggi come l’attrice romana Claudia Koll o il prete di frontiera anti-pedofilia don Ferdinando Di Noto. 
Nel frattempo, in questi giorni, alcuni giovani della Sacra Famiglia vicini a don Marco chiedono a gran voce che il prete di Calvene rimanga nella comunità patavina. 
Lui ringrazia ma declina gli inviti a restare. 
Don Marco è vero che è stato mandato in “esilio"? 
Di questo non voglio parlare. Non c’è niente da dire, sono solo falsità, invenzioni dei giornalisti. E’ stata una scelta fatta di comune accordo, non sono stato io a chiedere di andarmene nè loro a mandarmi via come è stato scritto. 
Eppure le tensioni con la curia padovana non sembrano del tutto inventate, soprattutto se si leggono alcuni articoli apparsi sulla stampa locale. 
Non è così. Mi viene data l’opportunità di fare un’esperienza nuova, diversa. Il Vescovo di Padova mi è sempre stato vicino in questi anni e ora mi ha dato la possibilità di fare questo nuovo percorso che mi aiuterà a crescere. Non è una punizione, dopo tre anni era giusto cambiare. 
Allora è stato lei a chiedere di andaresene. 
No, come ho già detto, è stata una decisione presa insieme, concordemente. Per noi preti funziona così, gli spostamenti sono naturali. 
Ma lei non si sente un prete un po’ scomodo? 
No, ritengo di essere uno che nel fare il sacerdote ci mette fantasia. A mio avviso la Chiesa, al giorno d’oggi, deve essere “di frontiera". Io, pur avendo commesso qualche errore in passato, credo di avere innescato una miccia, di avere mosso un po’ le acque ma non faccio la vittima. Sono capace di fare il prete così, in mezzo alla gente, sfruttando la mia personalità estroversa. Lo spritz o gli incontri con personaggi noti sono solo dei mezzi per arrivare a comunicare con le persone. 
In passato però ha subito più di qualche critica per il suo operato. 
E’ acqua passata, storie vecchie a volte strumentalizzate appositamente. 
Perchè al posto di rimanere “sul campo" va in un’altra realtà fatta soprattutto di libri e meditazione? 
A Roma vivrò in un’altra parrocchia e continuerò a stare in mezzo alla gente. Anche lì, se ci sarà l’opportunità organizzerò incontri, dibattiti con personaggi noti soprattutto se questo potrà servire ad avvicinare la gente alla chiesa. 
Dicono che andrà a imparare come si predica il Vangelo in tv e sui giornali. 
Per quanto ne so andrò a studiare; del resto non mi interessa. Di certo continuerò a coltivare la mia passione per il giornalismo e, se ci sarà la possibilità, collaborerò ancora con quotidiani e tv. 
Prima di andare a Roma farà un’esperienza in Burundi con altri giovani e con l’attrice Claudia Koll. 
Claudia è un’amica e soprattutto un esempio straordinario di conversione. L’ho invitata nella mia parrocchia perchè raccontasse la sua esperienza e il suo cammino. Ora grazie anche alla sua associazione andiamo in Africa per conoscere questa realtà e, magari, per portare un aiuto concreto.


Alex Zanotelli

Come missionario comboniano partì per il Sudan meridionale, martoriato dalla guerra civile, dove rimase otto anni. Fu allontanato dal governo a causa della sua solidarietà con il popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza cristiana.

Il motivo dell'avversità governativa e di una parte della curia romana (ostilità quest'ultima che si farà sentire anche in seguito) è stata la scelta, sempre nel rispetto ed in accordo con i vescovi, di officiare messe che attingevano agli usi e ai costumi africani. Ciò creava fastidi ai governanti sudanesi che vedevano una pericolosa commistione fra religione "straniera" e riti locali di un popolo osteggiato e a quanti a Roma facevano fatica ad accettare il Concilio Vaticano II

Nel 1987 - su richiesta di esponenti politici e vaticani - Alex Zanotelli lascia la direzione di Nigrizia. Fu un periodo di attacchi diretti alla sua persona, con l'obiettivo di estirpare, colpendo lui, un movimento che stava nascendo.

Le sue denunce avevano preso di mira esponenti di primo piano della classe politica di allora, da Andreotti a Spadolini, da Craxi a Piccoli. Denunce che, di fatto, anticiparono la stagione di Tangentopoli....

L'articolo e biografia completa su Wikipedia >> VAI


Non autorizzati dalla Diocesi il "Pub Dal Don" e le partecipazioni in radio e tv di don Marino Ruggero

www.gazzettino.it Mercoledì, 10 Maggio 2006

Facendo seguito alla pubblicazione di alcuni articoli apparsi sulla stampa locale, in merito alla prossima inaugurazione di un pub, chiamato "Pub Dal Don", l'Ufficio stampa della Diocesi di Padova, su incarico dell'Ordinario diocesano, chiarisce quanto segue.

"Allo stato attuale l'incarico di don Marino Ruggero come collaboratore di don Attilio Mazzola, vicario episcopale per la Pastorale cittadina, è stato concordato con l'interessato, con finalità e limiti ben precisi, che escludono qualsiasi iniziativa pastorale autonoma e indipendente. Si chiarisce che don Marino non è responsabile della pastorale giovanile.

A tal proposito si precisa che il "Pub Dal Don" è un'iniziativa di don Marino e di quanti si associano a lui, e non è stata autorizzata alcuna attività pastorale o specificatamente sacerdotale al suo interno. Pertanto ogni responsabilità concernente tale iniziativa risulta di esclusiva pertinenza dello stesso don Marino Ruggero in quanto privato cittadino.

La partecipazione, da parte di don Marino, a trasmissioni radiofoniche e televisive su emittenti locali e nazionali è finora avvenuta senza informare i superiori e senza il dovuto permesso previsto dalla disciplina ecclesiastica.

Infine il Vescovo, mons. Antonio Mattiazzo, facendosi interprete dell'intera comunità cristiana e del presbiterio, esprime la sua personale sofferenza nel constatare che i vari tentativi di dialogo, finora messi in atto, non hanno portato il sacerdote Marino Ruggero ad assumere atteggiamenti di disponibilità verso quanto i superiori richiedevano".


Estratto dal sito www.centrostudisalute.org.

  Dal Corriere del Veneto luglio 2005 a firma Francesca Visentin

 “Ipnosi, spritz e messe show. Quei sacerdoti "star" in missione per la diocesi. Riempiono le chiese ma i loro metodi non piacciono a tutti. La Curia: c'è anche chi non è adatto a gestire una parrocchia". 

Padova - Catechizzava con la musica: messe come show, chitarra al collo, ritmi rock alternati a Bach, sermoni sferzanti, centinaia di persone da tutt'Italia e oltre, tanto che nella parrocchia di San Lazzaro a Padova hanno dovuto installare gli altoparlanti esterni, la chiesa straripava. Don Paolo Spoladore, classe 1960, parroco e cantautore (tre cd al suo attivo con la casa discografica Usiogope di Dolo), adesso avrà un nuovo « ruolo ». Revocato dalla Curia l'incarico di parroco a San Lazzaro, dal 14 agosto verrà trasferito in un'altra chiesa, sempre nel padovano, più spaziosa, dove dedicarsi a tempo pieno a messe-show e corsi di comunicazione. Una punizione del vescovo di Padova Antonio Mattiazzo verso i metodi innovativi del giovane sacerdote? « No, niente del genere - spiega don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l'ecumenismo - al contrario, la Curia sta creativamente cercando nuovi ruoli per i preti moderni. Non vanno lasciati soli, hanno doti particolari, da valorizzare. Invece della gestione di una parrocchia, don Paolo potrà dedicarsi a coltivare i doni che lo caratterizzano ».Tre sacerdoti « particolari » a Padova diventati personaggi in pochi mesi: don Marco Pozza che predica in chiesa con il sottofondo di Vasco Rossi e Gianna Nannini e porta la parola del Vangelo, in jeans e t-shirt, in piazza, tra i ragazzi all'ora dell'aperitivo (per questo ribattezzato « don Spritz »), poi don Marino Ruggero che vuole partecipare al reality « Grande Fratello » per catechizzare in diretta tivù e ha già superato le prime selezioni (soprannominato « Don Tivù »). Adesso don Paolo Spoladore, carismatico arringatore di folle da una decina di anni, prima nella parrocchia di Limena, poi in quella di Dolo (Ve) e a San Lazzaro. Al talento per la musica, si è aggiunta negli anni la passione per la comunicazione e l'ipnosi « applicata come tecnica di rilassamento per mettersi in contatto con una più autentica spiritualità ». Metodi innovativi che portano centinaia di persone in processione da don Paolo Spoladore (per adepti e ammiratori è amichevolmente « Donpa »), tanti anche in cerca di guarigioni miracolose. Il suo carisma è diventato mito, c'è la coda per farsi « visitare » o anche solo per un colloquio che lenisca le pene del corpo e dello spirito. Ma il prete diventato « personaggio » non piace ai parrocchiani e alla gente del quartiere San Lazzaro. Più di qualcuno ha alzato il telefono per protestare con la Curia: troppo viavai di macchine a soffocare la zona e « foresti » a distrarre il parroco dai doveri quotidiani. Così la Diocesi di Padova inaugura un nuovo corso. « In questo momento di trasformazione dei modelli sociali anche all'interno della Chiesa - spiega don Giovanni Brusegan - il problema è riuscire a utilizzare al meglio personalità come quella di don Spoladore, mediando tra la valorizzazione dei doni personali e il rispetto del ruolo del prete diocesano, che deve restare espressione della Chiesa e del Vangelo. L'esibizionismo non può prevalere sul messaggio di Dio ». Conferma don Giancarlo Minozzi, responsabile della comunicazione della Diocesi di Padova, riportando il pensiero del vescovo Antonio Mattiazzo: « Don Spoladore avrà un nuovo ruolo che gli consentirà di esprimersi al meglio, senza occuparsi della gestione di una parrocchia. Potrà portare avanti il suo metodo di evangelizzazione. Ci sono tanti parroci impegnati nel silenzio e nella dedizione totale verso il prossimo, senza clamori né protagonismi, la Chiesa deve pensare anche a loro, tutelare i lavoratori discreti in modo che non vengano adombrati da chi è più protagonista. E contemporaneamente consentire di esprimersi ai preti innovativi ». Per fare convivere la tradizione e le personalità emergenti (che nel caso di don Marco Pozza e don Paolo Spoladore riempiono le chiese di folle da concerto), il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo sta ripensando la geografia della Diocesi di Padova. « Queste personalità vanno utilizzate all'interno della Chiesa senza creare fratture e contrasti con l'identità del prete diocesano - ribadisce il delegato vescovile per l'ecumenismo - La Curia troverà un ruolo adatto a questi sacerdoti, ma senza alimentare i protagonismi ». « E' importante riempire le chiese di fedeli - precisa don Giancarlo Minozzi - ma se ci sono anziani parrocchiani perplessi su metodi evangelici a cui non sono abituati, dobbiamo tenerne conto. Sono 450 le parrocchie della Diocesi di Padova e 800 i sacerdoti, il vescovo deve valorizzarli tutti ».

Don Cesare Contarini, direttore del settimanale diocesano « La Difesa del Popolo », fa notare:  «Il vescovo Mattiazzo lascia lavorare chi ha la testa sulle spalle e rispetta le peculiarità ». Per don Paolo Spoladore è già pronta una chiesa spaziosa, con un parroco titolare a occuparsi della pastorale e dei parrocchiani. Per « Donpa » la possibilità di continuare le messe- spettacolo e i corsi di comunicazione. Freddezza dalla Curia sulle « guarigioni » di cui si narra sia diventato protagonista Don Paolo.  

 « Un prete non può essere un guru », avverte monsignor Brusegan.  Don Spoladore dal sito « www. informusic. it » fa sapere:  « La gente deve smettere di avere paura. Il messaggio del Vangelo che mi ha sedotto: chi ama non teme ».

 Commento dell'articolo.

Molti ci chiedono di condividere il loro senso di incredulità e sorpresa, per come si possa così "candidamente" stravolgere fatti importanti per la nostra comunità, insinuando l'impressione , che tutto sia banalità. Questo articolo non ci stupisce e risente della malattia endemica, di cui soffrono ormai tutti i mass media. Chi gestisce il sistema dei mass media deve seguire degli imperativi categorici al servizio delle utilità della globalizzazione. I vari metodi sono collaudati: si frammentano le notizie, si mescolano i frammenti allontanandoli tra di loro, si inseriscono in mezzo frammenti di altre notizie vere , ma tendenziose di diverso significato. Queste vengono inserite ad hoc, per condurre volutamente i lettori a delle conclusioni logiche basate su fatti si simili, ma diversi, comunque lontani dal senso del fatto realmente accaduto. In questo modo i fatti vengono stravolti, quasi senza possibilità di contestazione, in quanto si perde volutamente il senso logico del discorso, non riuscendo più a cogliere un nesso di casualità profondo. Così si distoglie la gente dalla verità e per mezzo della modalità con cui si somministrano le notizie, si ottiene alla fine il disinteresse generale sulla questione. Il tutto questo passando le solite strade trite e ritrite: sensazione di incapacità nel poter modificare gli eventi, di impossibilità di coglierli, precederli o comprenderli. Il risultato finale sarà sconforto, demoralizzazione, piccoli egoismi, divisioni. Negli ultimi decenni partendo dalle famiglie e dalla scuola si è promosso un processo fautore di omologazione sulla superficialità, sulla banalità, sul qualunquismo, sulla pigrizia. Questi processi portano automaticamente a risultati come questo. Una volta pochi giornalisti di punta molto preparati, ingaggiati ai livelli più alti degli organigrammi, che controllano la comunicazione di massa modificavano ad arte i testi e facevano scuola. Oggi queste costruzioni sono diventate sistematiche: sono tecniche di comunicazione subliminalmente ormai acquisite automaticamente, che certi giornalisti nemmeno si avvedono più di compiere. Il testo è farcito di errori e ripetizioni, ognuna con variazioni sul tema, alcuni errori sembrano banali tipo il numero dei cd pubblicati dall'USIOGOPE. Notizie acquisite di seconda mano, o ritrovate sul web senza approfondimento, senza coinvolgimento diretto nell'azione, senza controllo delle fonti...dove sono finiti i vecchi reporters di un tempo?

 Commento di un frequentatore

 "Chi frequenta le Eucarestie di San Lazzaro trova un ambiente ideale per ricaricare il proprio spirito e di conseguenza la propria psiche ed il proprio corpo, visto che queste tre entità sono inseparabili. Qui tutti cantano e danno lode al Signore. In fondo Dio ha creato la musica ed il canto proprio per questo. Qui si assiste ad una Eucarestia, dove ogni parola pronunciata è sentita, sia da chi la pronuncia, sia da chi l'ascolta. In fondo Dio ci ha dato l'Eucarestia, che vuol dire "rendere grazie" e che si celebra in comunione, proprio per questo . Ma quel che è fondamentale è che in questa Eucarestia si spiega il Vangelo parola per parola. E si sa che il Vangelo è un libro "magico", magico nel senso, che ti apre ad universi nuovi ed entusiasmanti, molto più vasti di quelli, conosciuti prima. Ti dà la conoscenza. Ti viene voglia di essere un Cristiano fervente e di mettere in pratica urgentemente la parola di Gesù. Qui si prega e ti viene voglia di pregare tanto, ancora di più e di amare Gesù sempre di più. Così un po' alla volta impari a perdonare e a dare: questo è l'amore ed è la fede."


INTERVISTA A DON PAOLO SPOLADORE

a cura di G. Petrucci e Pierluigi Vito

 Sacerdote su 7 note

Esprimere la gioia, la vita, la fede con un grande canto. Ecco il talento di don Paolo Spoladore, un altro degli amici (nonché autore dell'inno "E chissà") dell'incontro Nazionale del maggio '97.

Chi è don Paolo Spoladore? Innanzitutto un uomo e poi un prete. Sono nato un bel pò di anni fa e fin da piccolo la mia strada è stata segnata dalla musica e da una dedizione interiore a far si che questa vita fosse il più utile possibile. Per cui prima è partita la musica e poi la strada di vivere per la gente attraverso la scelta del sacerdozio. 

In che maniera ti sei avvicinato alla musica e come hai coltivato questa tua passione all'inizio? La musica è stata il primissimo modo di comunicare che ho avuto fin da piccolo: già a quattro anni sentivo il bisogno di suonare attraverso gli strumenti che mi regalava mio padre. E vedevo che riuscivo a esprimermi molto meglio suonando che non parlando. Poi ho fatto anche degli studi: ho imparato le regole del gioco per poterle poi superare. C'è stata un pò di preparazione tecnica, ma soprattutto la scoperta di un modo profondo di sentimenti a cui la musica è legata. 

Quando e come hai capito che questo tuo "talento" poteva essere inquadrato nell'orizzonte della tua scelta vocazionale? Io sono entrato in seminario a 12 anni. Fin da piccolo la musica mi ha sempre sostenuto anche nei momenti difficili, di solitudine, finché ho visto che,  come dicevo, riuscivo esprimere meglio i miei sentimenti e anche la mia fede attraverso delle canzoni. Allora il sabato sera con gli amici, portavo la chitarra, buttavo giù due righe per una persona cara. Era come quando vuoi comunicare un pensiero a un amico e scrivi una lettera: ecco, io scrivevo canzoni. Poi da qui casualmente, le canzoni hanno cominciato a girare una parrocchia, poi l'altra, le feste diocesane e mi son trovato che nell' 89 (senza che io sapessi niente) un editore ha fatto un disco con le mie canzoni. A quel punto ho detto: "Vabbé, piuttosto che me li facciano gli altri i dischi me li faccio io". E da qui... 

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Io sono nato ascoltando Bach (La passione secondo Matteo), Mozart, Verdi e poi più avanti Deep Purple, Led Zeppelin, U2, Eurythmics, Pink Floyd (li adoro!). Non mi piace la musica disco perché non la capisco, secondo me è un ballo un pò isterico, e il liscio che non riesco proprio ad ascoltare! Per il resto sento di tutto. 

Si parla tanto di musica, cultura in generale, spazi delle comunicazioni sociali&come terreni da evangelizzare (pensiamo a chi per esempio si sta sforzando di portare il vangelo su Internet). Tu che ne pensi? Ciò che fa la società non sono le strutture: ma è l'uomo. Dietro ad ogni organizzazione, ogni macchina che corre, ogni contatto internet ci sono delle persone. Per cui il problema non è evangelizzare un luogo o una struttura, perché questo si fa attraverso conferenze, slogan, pubblicità-progresso (ma come può una pubblicità essere progresso? A me sembra una contraddizione in termini). Credo che il vero progresso si sviluppi nella mente e nel cuore delle persone: sono questi da evangelizzare. Dieci uomini che hanno una visione evangelica della vita, informano di vangelo l'ambiente in cui vivono. In questo senso anche la musica non è il fine, ma è il mezzo per riuscire a parlare, visto che è un canale molto potente, per arrivare all'anima della gente. Le piccole ruote del carrello di un grande boeing servono per far decollare e far atterrare l'aereo; poi quando è in volo non servono più. Io penso che la musica sia così: 7 piccole note che servono a far partire sentimenti, emozioni, collegamenti una volta che sei partito verso il creato, verso la vita, verso te stesso (per conoscerti), la musica non ti serve più. Ti serve poi per ritornare a vivere più tranquillamente la tua vita. 

Bisogna allora cercare di sfuggire alle etichette, come quella di "Cantautori Cristiani" Certo. Lo diceva già Gesù 2000 anni fa: "E' arrivato il momento ed è questo in cui non adorerete più Dio a Gerusalemme, che vuol dire nelle religioni rivelate, né su questo monte, le religioni ispirate alla sacralità e alla ricerca dell'uomo, ma adorerete Dio nello Spirito e nella Verità". Al di là di etichette, paletto e decreti. 

Pensando a te e alla tua attività di parroco vengono in mente quei tanti giovani e meno giovani che animano le nostre liturgie. C'è spesso il rischio che l'animazione diventi fine a se stessa trasformando la messa in un palco per le performance dei nostri cori. Tu quale pensi che sia il vero ruolo dell'animazione liturgica (in particolare musicale)? La prendo un pò alla larga. Noi siamo fatti di pelle e spirito. Quando vuoi comunicare, alla tua fidanzata, a un amico, a un fratello, un sentimento di gioia, di pace, di amore cosa fai: lo tocchi, gli dai una carezza, un bacio, una pacca sulla spalla. Quel contatto va su quel tamburo esterno che è la pelle, e suona! Quel sono va ad acquietare, esaltare o intimidire un altro battito ritmico che è quello del nostro cuore. Quando due o tre cuori rilassati vanno a esprimere la loro gioia cantano, si abbracciano, saltano. Se fanno questo ritmicamente insieme diventa armonia, diventa liturgia. Gesù diceva: "Dove due o più cantano, si trovano a pregare nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Dove c'è quest'armonia in Suo nome, Dio non può essere da un'altra parte. Ecco allora lo scopo di strumenti che amplificano la nostra pelle: se batto su un tamburo il battito del mio cuore viene amplificato molte volte. Quando la liturgia diventa una cosa estranea da questa espressione del cuore, diventa burocrazia liturgica. E' da chiederci se le nostre liturgie solenni, che hanno secoli di autorità, per carità, esprimano veramente il cuore delle persone che sono li presenti. Mi domando: se un marziano capitasse li in occasioni del genere, davvero riuscirebbe a cogliere la gioia della nostra fede?

 Cosa ti ricordi dell'incontro nazionale di Roma il 10/05/97? L'energia di quelle 30.000 persone! Le avevo tutte davanti ed è stato emozionante sentire che cantavano tutte. Non per un senso di privilegio, ma piuttosto di miracolo; pensavo: guarda una canzone nata da una chitarra anni fa che energia può sviluppare nel cuore e nella bocca di questa gente! E ancora: pensa se questi giovani riuscissero insieme a credere a qualcosa e ad esprimese con gesti la loro speranza e la loro forza, se solo facendo festa insieme sono così travolgenti! Questo è il ricordo meraviglioso di quel giorno.

Da Graffiti - Aprile 2000

Paolo Spoladore, prete padovano, ma anche compositore e cantautore, ha sempre privilegiato la musica come strumento per comunicare con i giovani e con la gente, per sentire ed esprimere la vita.
Studioso autodidatta di Scienze della Comunicazione, ha frequentato in Italia e all'estero corsi di specializzazione, diventando a sua volta ricercatore ed insegnante: ha seguito con particolare attenzione la ricerca e lo studio dei rapporti che si instaurano tra parole e musica, ha approfondito in modo particolare il complicato e delicatissimo sistema della comunicazione umana (è stato chiamato come "freelance" ad insegnare le tecniche della comunicazione).
    Le sue canzoni, cantate e diffuse in tutto il mondo, pubblicate in sei diversi Cd, sono tutte raggruppate sotto un unico progetto musicale che prende il nome di La Musica del Cuore.

 

Don Paolo, come è nata la tua vocazione di sacerdote e cantautore? L'unica grande vocazione, l'unica realtà che io conosco è VIVERE, ESISTERE, ESSERCI. E visto che ci sei ti puoi giocare la vita in due modi: o cercando di possederla facendoti gli affari tuoi e sentendoti sempre addosso la paura che ti manchi qualcosa (e nulla cambia se sei un prete, un consacrato); oppure puoi fare un salto di fiducia e ti abbandoni completamente a Chi ti ha creato e cerchi con tutte le forze di renderti utile per il bene degli altri. Allora con tutte le tue forze cominci a cercare il tesoro che hai dentro, a cercare Dio. Il modo, la strada con cui ciascuno può servire al meglio e con gioia questa vita, viene da sé. Ah dimenticavo la musica... Cosa c'entra la musica in tutto questo? Posso dire che non ho mai vissuto niente senza sentire una musica vibrare dentro di me: da sempre ogni esperienza, ogni volto, ogni passo, io li sento suonare, li riconosco dalla loro musica. Seguendo la musica delle cose tutto è accaduto da solo, mi sono lasciato portare dalla musica.

Cos'è per te la musica? La Musica è energia, una delle più potenti, è capace di trasportare storie, idee, valori... Anche se si muove su sette piccole note, la musica è il linguaggio per eccellenza, perché è un linguaggio universale, parla a tutti, e colpisce senza ferire. La musica mi ha stretto con dolcezza e mi ha fatto fare le scelte che ho fatto.  La musica accompagnata da buoni testi luminosi è un ottimo mezzo per predisporre le persone all'incontro con se stessi e con Dio.

Perché chiami la tua musica La Musica del Cuore? Non si tratta solo della musica delle sette note. Se ti metti una mano all'altezza del petto, senti che si muove qualcosa: è il cuore con il suo battito. Come si muove il cuore, così si muove anche il sole, i pianeti e ogni cosa nel creato: e questo movimento è musica. E' la musica della vita, la musica dell'universo. Mi sono chiesto se non era possibile su questa terra trasmetterci lo stupore per la vita, trasmetterci quello che ho sentito ascoltandomi. Facendo musica tentiamo di risvegliare nella gente l'ASCOLTO della musica che ognuno ha dentro e che Dio gli ha messo nell'anima

Che genere di musica è? Questa musica parte dal silenzio: non posso dirti dove arriva ma da dove parte. A volte ha un volto gospel, a volte è una ballata, a volte è musica etnica, ma assolutamente non può essere definita secondo le schematizzazioni classiche perché vive e si nutre dei mondi musicali più diversi. I sei Cd che abbiamo pubblicato sono molto diversi tra loro, alcuni sono per celebrare le feste, la gioia e l'incontro (Così, Come in cielo così in terra, Tu sei), Outback che significa "entroterra", è un rientrare in se stessi, nella vita interiore, al di là di terminologie e temi religiosi; Dacci pace è viaggio emozionante tra le preghiere austere e antichissime della tradizione cristiana; Hermano mio è un Cd multimediale in lingua spagnola che traduce le canzoni più famose e conosciute come San Francesco, Tu sei, Signora della Pace. E' musica per cantare, per ringraziare, per stare insieme pregando, per fare festa e ballare.

Come nascono le tue canzoni? Quali sono le tue fonti di ispirazione? Le suggestioni da dove vengono?Il silenzio, la montagna, i punti elevati. Tutto quello che ti succede, la realtà che sei, lo senti solo nel silenzio, facendo tacere la mente: è l'unico modo per intuire bene, senza perdere troppo tempo, anche quello che accade nel cuore delle persone. Alcune canzoni nascono da lunghi silenzi davanti alla natura, ai ghiacciai e ai boschi, davanti al Vangelo e alla Bibbia nel tentativo di tradurre per le menti e i cuori di oggi, il messaggio sempre nuovo di Gesù. Altri testi prendono vita dalle paure, dalle gioie e dai sogni della gente. Non potrei mai fare musica se non nascesse dai sentimenti, dalle speranze, dal cuore di chi incontro e con cui vivo. Molte idee o testi nascono dalle lettere che mi arrivano da tutta Italia: sono proprio i ragazzi che a volte mi danno lo spunto, mi dettano le parole... "La mano della vita", dedicata a tutti i bambini non nati, e che canta quanto bella sia la vita, nasce dall'esperienza di una mamma che mi ha raccontato il disagio di quest'esperienza, la paura e la nostalgia... Insieme ai testi, la scelta dei suoni, degli arrangiamenti, delle soluzioni sonore, tutto è a servizio di un unico messaggio: Chi Ama non Teme.

Cosa ti prefiggi con le tue canzoni? Predisporre il cuore delle persone ad incontrare la vita e Dio. Far smettere alla gente di aver paura. Non temere è il nostro punto di riferimento, il nostro punto di luce. Chi vive in qualche modo l'amore, non teme, e chi non teme è libero.

Cosa significa Usiogope, parola che "sigilla" tutti i tuoi lavori musicali? Due cose puoi provare nella vita, e mai nello stesso momento: o Amore o Paura. E' proprio questo il messaggio del Vangelo che mi ha "sedotto" e che cerco di portare a chi incontro: "Chi ama non teme". Gesù ripete con insistenza di non temere perché è Lui che ci ha scelti chiamandoci a vivere, quindi nonostante tutto siamo sempre Amati, Liberi ed Eterni. Alla luce di questo, anche se molte cose ci possono sembrare incomprensibili e fastidiose, nulla è senza senso, nulla è per caso. Usiogope è una parola in lingua Swahili, lingua dell'Africa, e significa appunto "non temere". Questo è il nostro messaggio e il nome che abbiamo scelto per le edizioni che pubblicano i nostri lavori. All'Usiogope lavoriamo non solo con la musica. Mensilmente proponiamo dei corsi sulla comunicazione umana per conoscere meglio se stessi e gli altri.

Com'è cominciato tutto? Tutto è cominciato come è nata la vita: un respiro alla volta. All'inizio tutto è partito quasi costretto perché io avevo composto i primi brani e li cantavo tra i giovani, in parrocchia, nelle loro feste. I brani si sono diffusi e un editore, ascoltandoli ma non sapendo di chi erano, li ha fatti cantare da altri cantanti e li ha registrati facendone un disco. Be' a questo punto mi sono detto: prendo io in mano le mie canzoni e le propongo come voglio io. Poi piano piano, un passo alla volta, accompagnato da Lorenzo Castelli (che suona e compone, e segue anche tutta la parte grafica) e da Fabiola Berloso (che segue tutto il nostro lavoro dal punto di vista manageriale ed editoriale in Italia e all'estero) con sacrifici e fatica, è nato anche lo studio di registrazione e tutto il resto.

Hemano mio, l'ultimo Cd, è un Cd interattivo: come mai la decisione di utilizzare un linguaggio multimediale all'avanguardia? Per facilitare le persone sulla via dell'incontro con questa musica e con i testi del Vangelo e della Bibbia, perché questo stiamo cercando di cantare tradotto in un modo o nell'altro. Una volta i nostri avi, leggevano e si tramandavano la sapienza con i manoscritti. Non avremo la Bibbia se la gente non si fosse passata le conoscenze attraverso lo scritto. Ora ci si passa le conoscenze in tempo reale e a livello mondiale attraverso un filo telefonico, un computer, un Cd, allora abbiamo pensato di aiutare la lettura di una canzone anche dal punto di vista didattico, anche per capirla per conoscerla meglio, per impararla. E' un tentativo, una prova un esperimento per aiutare la gente ad ascoltare la musica anche attraverso l'utilizzo del computer.
In questo senso abbiamo messo testi, notizie e un piccolo mix virtuale con cui puoi ascoltare la canzone "Tu sei" divisa con un banco di mixaggio con la base, le voci, i controcanti, ecc.

Quanto è efficace, ancora oggi, il linguaggio musicale per comunicare con i giovani? E'' un mezzo molto potente per parlare loro e raccoglierli insieme. Prima di tutto però bisogna avere qualcosa da dire veramente. Poi ogni mezzo di comunicazione è efficace finché resta un mezzo. Infatti quando il mezzo supera il fine e diventa l'obiettivo stesso da ricercare, si cade nel fanatismo e nell'impostura.
La Musica è certamente un mezzo straordinario per comunicare, ma nel momento in cui viene strumentalizzata può diventare un grande imbroglio.

Cosa consigli a chi come te, desidera evangelizzare attraverso la musica?
-    Molto silenzio, silenzio interiore. Le parole e i suoni che non nascono dal silenzio e dalla pace interiori, non arrivano più in là del naso di chi li pronuncia.
-    Grande preparazione e professionalità nel curare ogni pezzo e ogni parola che si usa. Cose semplici ma non banali. Possibilmente sfruttare al massimo i mezzi e gli strumenti che la tecnica ci offre, per proclamare un messaggio di speranza e di fede.
-    Anche se i giovani autori di musica di ispirazione cristiana sono abbandonati a se stessi o a possibilità editoriali nulle e non competitive, non mollare mai, credere a quello che si sta facendo e sempre secondo le proprie possibilità, farlo al meglio. Poi, se qualche strada si deve aprire, si aprirà.
I concerti sono momenti molto particolari e suggestivi.
Da quasi vent'anni siamo chiamati un po' in tutta Italia (ma anche all'estero), nelle diocesi, nei meeting di movimenti religiosi, in manifestazioni nazionali, a proporre la mia esperienza musicale attraverso i concerti: sono momenti particolari, di festa, di incontro, di condivisione. Qui la musica diventa anche dialogo ed esperienza: non vengono usati tanti effetti scenografici, la forza è nella comunicazione! C'è un microfono in mezzo alla gente e ognuno può interagire, interpellare, chiedere qualcosa, esprimere un dubbio, raccontare una sua esperienza. Non siamo ancora riusciti a trovare un nome sostitutivo alla parola "concerto". Per noi è un'esperienza, una serata trascorsa intorno e dentro la Vita: la musica è solo un mezzo perché la gente stacchi dal chiasso e trovi la sua voce interiore. Negli anni la metodologia del concerto è cambiata, ma l'obiettivo è rimasto quello che hanno le canzoni stesse: creare un momento per cui la gente si ascolti, come tutto vive, esiste, di come Dio è presente in tutto e in tutti. La musica, i momenti di dialogo, la visione dei filmati che accompagnano e sottolineano le canzoni, sono al servizio di questo unico obiettivo.
Particolarmente significativi sono stati alcuni incontri musicali: allo Stadio Olimpico a Roma, nell'incontro Nazionale dell'Azione Cattolica (1997); in Spagna al Multifestival David (Luglio 2000) - ; a Tor Vergata (18 Agosto 2000), durante le Giornate Mondiali per la Gioventù; ad Assisi (Autunno 2000) al Festival Internazionale per la Pace.

Programmi e progetti futuri? Quest'estate abbiamo in programma un'intensa settimana in Spagna per interviste radiofoniche e televisive e per partecipare al Multifestival David; poi saremo in America Latina (Colombia, Puerto Rico, …) per presentare in alcune serate il CD in spagnolo Hermano mio. A Natale 2001 dovrebbe uscire il nuovo CD in Italiano e spagnolo a cui stiamo lavorando ormai da 2 anni.
 

INTERVISTA A CURA DI SANDRO SARTORI
La Difesa del Popolo 10-02-2002

Un solo respiro universale, quello che pervade tutte le cose : don Paolo Spoladore, parroco di San Lazzaro e cantautore

La conversazione con don Paolo Spoladore parte dalla domanda più ovvia: come è nato il titolo del cd, Unanima? "E' stato un titolo cercato a lungo: era difficile esprimere a parole quello che avevamo già detto con la musica. La radice della parola "Unanima" significa "un solo spirito, un solo respiro vitale" e il disco vorrebbe rappresentare questo respiro universale che comunque pervade tutte le cose, indipendentemente dalla cultura, dalla storia, dalla provenienza sociale e geografica di ognuno di noi":

Per la prima volta sulla copertina c'è la sua foto. "Anche la scelta di questa copertina è stata difficile, ci ha fatto discutere, ed è stata decisa poco prima che partisse la fase di stampa. Vorrebbe rappresentare anche un po' il titolo. Di solito in copertina si mette l'artista o chi canta e suona. Anche se non tutte e tre le persone fotografate sono artisti, ognuno a modo suo rende possibile questo progetto e questo modo di cantare, di proporre la fede e i valori della vita, nato ormai vent'anni fa e seguito in particolare modo da queste persone, perché gli altri collaboratori lo seguono a un diverso livello. Ci piaceva l'idea di rappresentare con qualcosa di diverso dal solito "l'anima" di questa musica".

C'è una storia o un filo conduttore nelle canzoni di Unanima? "C'è una storia ben precisa, anche se non è immediatamente comprensibile. Bisogna partire dal fondo del cd, con l'Ave Maria e l'Altissimo, Veni Creator, Il Signore è il mio pastore e il Magnificat. Sono testi molto solenni, importanti, e a parte l'Altissimo, fanno parte della liturgia cattolica e sono il "depositum" della nostra fede e della nostra vita. Questo è il nucleo da cui tutto è nato, da cui parte tutto quello che io scrivo".

E dove arriva? "Bisogna salire nell'elenco delle canzoni: questa stessa potenza di vita, questa gioia, questa unità detta con forza nel linguaggio biblico e nel Cantico delle Creature la troviamo anche nella filosofia di vita e nel credo dei nativi d'America. Ecco Dimmi fratello, che parla del loro modo di vedere l'armonia. Quel loro dire "Dimmi fratello, se non basta quel che c'è" è un modo "liturgico", non nel senso ecclesiale ma di "celebrazione", di ringraziare la vita. Andando ancora più su , troviamo altri testi che, con filosofie di vita ma anche con arrangiamenti e sonorità diverse, spiegano la stessa potenza vitale e gioia di vivere. Tu non andare è un testo ripreso dal vangelo di Luca con la richiesta degli apostoli che Gesù resti con loro. Un altro canto, Padre degli uomini, è un invito al Padre e un richiamo all'uomo che se ne va, che coglie e non coglie la bellezza della vita. E poi si sale su fino ad arrivare a Siamo nati liberi che dice che tutto questo dono te lo puoi vivere bene soltanto se ti rendi conto che sei libero".

Sembra quasi uno slogan. " Prima che uno slogan è un dato di fatto. Viviamo in un mondo dove dobbiamo fin da piccoli adattarci a un mucchio di cose, piacevoli o meno. A tutti noi è sostanzialmente impedito per molti motivi, giustificati o meno, di essere ciò che siamo. La canzone parla di questo: Dio ci ha dato la possibilità d'essere qui, vivi, su questa terra, e di vivere liberi. Non ci sono prigioni, ideologie, idee che possono fermare la libertà d'un uomo. Il tutto cantato in modo festoso e divertente".

C'è una canzone "preferita"? "Ce n'è una un po' particolare dell'album Outback, s'intitola Solo Tu. E' unica nel suo modo di farmi "vibrare".

A CUORE APERTO Incontri illuminanti
La musica del cuore
di don Paolo Spoladore
E' parroco della chiesa padovana di San Lazzaro e ha fatto della sua missione un inno alla vita e all'amore. L'incontro con lui ci ha donato qualcosa di cui gli siamo veramente grati.

Don Paolo Spoladore è parroco della chiesa di San Lazzaro, a Padova: è nato negli anni sessanta, ed evitiamo di precisare la data, preferendo lasciarlo totalmente in quell'aura di poetica giovinezza che ha trasmesso anche al nostro cuore: ed è autore di un libro che non ha voluto firmare, ove è raccolta una serie di riflessioni evangeliche con il titolo: Non abbiate paura, pubblicato da Usiogope nel novembre 2001.
Fino a questo punto, tutto o quasi tutto è regolare. Ma c'è un'altra circostanza, che va oltre, anzi arricchisce la "regolarità", Don Paolo è anche compositore e cantautore, che può vantare un ricco patrimonio di canzoni, raccolte in un progetto emblematico:"La Musica del Cuore". E richiamiamo la maiuscola di questa "Musica",
poiché ne è veramente degna per la sua ricchezza, per la sua spiritualità e per la sua suggestiva eloquenza. Quando siamo entrati nel suo studio presso Usiogope Edizioni, che ha sede a Dolo in provincia di Venezia, non c'è voluto molto a fare conoscenza. Don Paolo è un giovane prete, intanto, e perciò disposto alla più cordiale accoglienza; è uomo di affabile condiscendenza; ma è anche un artista: e questo titolo nulla toglie al precedente anzi lo rafforza, e sicuramente ne rende più efficace la missione. Sapevamo che, fra le sue innumerevoli canzoni, c'era la trasposizione musicale del francescano Cantico delle creature, raccolto nell'ultimo Cd intitolato: Unanima (Usiogope Edizioni, 2001); e gli abbiamo chiesto il favore di ascoltarlo.
"Vuoi proprio sentire la musica, prima...", disse quasi con ironia. "Non sentirla...- risposi - risentirla!": Convinto dalla compiacenza ma forse anche un Po dalla soddisfazione, sempre legittima in ogni autore, esaudì la mia richiesta. Non indugiamo nel racconto, poiché il nostro compito è quello di raccogliere informazioni. Comunque, chi desidera condividere la nostra silenziosa ammirazione, altro non ha da fare che rifornirsi del Cd, reperibile nei negozi del settore in Italia e pure all'estero.
Alla fine dell'ascolto iniziò la conversazione, che durò parecchio tempo e accumulò una prolungata registrazione, della quale purtroppo non abbiamo la possibilità di riferire tutto. Quanto manca lo riprenderemo in un prossimo futuro, poiché sia il "prete" sia l'"artista" meritano di essere conosciuti interamente.

- Come è avvenuto il suo incontro con la musica?" Ho cominciato a suonare da bambino e a sentirla come elemento determinante, per me e per la mia vita insieme agli altri. Ho scelto di fare il prete e poi sono stato in giro per il mondo, allo scopo di imparare e capire la realtà del nostro tempo , ma anche di verificare mie idee sulle reali aspettative dell'uomo. Maturai così la convinzione che la musica può essere uno strumento prezioso per comunicare, ma ancor più prezioso per far del bene alla gente, per lenire il dolore...Cominciai scrivendo canzoni per i ragazzi delle parrocchie dell'Azione Cattolica; poi nacque San Francesco, che presentai al campo sportivo Appiani nel 1982, in occasione della visita a Padova di Giovanni Paolo II. quel giorno senz'altro memorabile per il ragazzo che ero allora, cantai dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio davanti a venticinquemila persone....Le mie canzoni cominciarono a diffondersi nelle parrocchie delle varie diocesi, finché un editore di Milano ne raccolse alcune, facendone un disco. A me non interessava il business:  interessava far cantare i ragazzi perché allontanassero i tristi pensieri, i dubbi e le malinconie della loro età: Poi si costituì un gruppetto di persone, decise a cooperare su questa via di amore cristiano, cominciammo a fare le prime edizioni per conto nostro e nacque Usiogope Edizioni: la nostra editrice. Per inciso, la parola "usiogope" in lingua swahili significa "Non temere". Un bel motto per noi, che con le nostre canzoni ci proponiamo di diffondere la gioia e la speranza, ineffabili doni di Dio. A quindici anni di distanza dalla fondazione, Usiogope è conosciuta in tutta Italia e ha contatti con molti Paesi del Pianeta: dalla Svizzera all'Inghilterra, dall'Australia alla Guinea dagli Stati Uniti a Israele".

- Don Paolo, lei è autore e insieme sacerdote. La sua Musica del cuore, dove trova la motivazione prioritaria: nella espressione della sua poetica spiritualità oppure in quella della sua carità cristiana? "In entrambe poiché, appunto, sono "autore e insieme sacerdote"; però ritengo che sia anche uno sfogo del cuore: Quando sei contento per qualche cosa, è difficile tenerla nascosta agli altri; desideri trasmetterla anche a loro, con la speranza che possano trarne un effetto benefico. La musica costringe la gente ad ascoltare e, ascoltandola, è costretta anche ad ascoltare sé stessa. Almeno un po'. La musica ha voce per tutti coloro che vogliono ascoltare veramente: per chi è sereno e per chi è arrabbiato, per chi vuole stimolare i suoi sentimenti e per chi desidera ringraziare Dio. Cioè: cantare Dio".

- Quali sono le sue "strategie" nell'uso della musica? "Per me è una specie di ponte, attraverso il quale ho la possibilità di entrare nel cuore di chi mi ascolta, e perciò di stare insieme con tutti: giovani, adulti e anziani. Ai nostri concerti ci sono le tre età: nei primi anni venivano solo i ragazzi, oggi vengono tutti. Io canto e suono, loro battono le mani: ma io ho l'ambizione di pensare che non si tratti di un applauso, bensì di una partecipazione al coro. Ci sono sempre diversi microfoni in giro per la sala, perché la gente possa intervenire, raccontare di sé, trarre considerazioni dalla propria storia...Si parla, quindi, si ride e si scherza; magari ci si arrabbia e si protesta contro il male del mondo...Ma si sta insieme e i cuori, attraverso la loro musica, si avvicinano".

- Ci racconti e ci spieghi la sua musica... "Intanto essa nasce per la maggior parte in montagna, poiché io amo la montagna quasi quanto amo la musica. Mi piace arrampicarmi sulla roccia e sul ghiaccio; quando poi sono in cima, guardo il mondo dall'alto e le sue pene mi sembrano più lievi. Forse perché sono un pò più vicino a Dio? mi chiedo. Ma nasce pure dalla Bibbia, dallo spirito e dalla poesia di san Francesco, dalla grande musica del Settecento e anche dal gospel e dal rap, poiché vorrei che la mia musica fosse polifonica e poliglotta...Comunque essa produce in me una vibrazione enorme: se non facessi musica, potrei anche ammalarmi. Quando ero bambino, avevo problemi per parlare: la gente non riusciva a capire quanto dicevo. Poi è venuta la musica; e di colpo il mio linguaggio è diventato chiaro, esplicito e, se posso dire, anche invitante. Non vorrei essere tacciato di presunzione, ma penso che nessuna cosa dia soltanto nostra....Noi possiamo soltanto propiziare, con la nostra fiducia e con la nostra speranza, i doni che ci vengono dall'alto".

- Qual'è stato il momento, l'episodio più importante nella sua vita di sacerdote e di artista? "...una circostanza che le ha messe insieme tutte e due: Una volta fui a un concerto con un migliaio di handicappati. Cominciai dicendo: "Ciao ragazzi, va tutto bene?". Si misero a borbottare, straniti e assenti: alcuni addirittura irritati. A un certo punto uno alzò la mano e gridò quasi con ira: "Non parlare, canta". E allora io ci ho messo tutta l'anima, e sono state due ore da perdere i sensi...Hanno cantato tutti, con una allegria che mi fece piangere: forse avevano capito che volevo farli star bene e mi ringraziavano. ricordo la rapida preghiera di quel momento: "Signore, fa che la mia musica produca sempre questo effetto". E quando riaprii gli occhi, vidi che tutti ballavano e si erano stretti intorno a me".

da: IL SANTO DEI MIRACOLI Aprile 2002
a cura di Albreto Frasson

www..it

di Trinity Neo -18 settembre 2005
Terremoto a Padova Est

C'è chi evoca grandi cataclismi a Padova Est , dove tutto sarà scosso fin dalle radici .
Questo modo di pensare distoglie dal vero terremoto, quello che sta avvenendo in queste 2 domeniche del 18 e 25 settembre 2005.
I terremoti, che avvengono nel mondo fisico, sono sempre in coda ad eventi, già accaduti sugli altri piani della nostra breve esistenza terrena: quello psichico e quello spirituale. Questo vale per il singolo e ugualmente per le comunità.
Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è simbolo di due mondi giunti inesorabilmente a confronto.
Se ne va Donpa (don Paolo Spoladore), arriva l'Ikea: prima rivoluzione del terzo millennio in questo pezzo di terra del nord est.
San Lazzaro da secoli terra di confine e di movimento, è arrivato il momento della paralisi ?
Nella ex-terra di periferia e dei poveri, del Lazzareto, arriva la Net ( North East Tower ), con le sue lussuose suites da ventunesimo piano !
Sagra della pappardella, fai posto a vodka e aringhe!
Domenica scorsa se n'è andata la musica del cuore, questa domenica arrivano i rombi dei motori ( fermi in coda ).
Restano vuote le precarie aree di "parcheggio fai-da te", che fino a domenica scorsa accoglievano le migliaia della ecaurestia di San Lazzaro dal volto sorridente e si riempiono i grandi e ordinati parcheggi dell'Ikea, che accolgono le migliaia di compratori della domenica dal volto un po' triste.
Gli amanti della lode a Dio, fanno posto agli altri fratelli, amanti dei centri commerciali.
Prima migliaia di borse distribuite gratis ai poveri di San Lazzaro, ora migliaia di chili di cibo buttato via all'Ikea, nonostante dalle 16.00 in poi all' Ikea si mangi con lo sconto del 50%. Forse così non funziona. E' arrivato il giorno in cui il potere verrà reso muto dalla visione della propria stupidità ?
I vigili solerti, che multavano i divieti di sosta della folla di San Lazzaro, questa domenica aiutano gentilmente, chiudendo tutti e due gli occhi sulle centinaia di auto in sosta lungo la statale e gli svincoli. Ieri, durante le domeniche ecologiche , i vigili solerti, bloccavano il traffico e solo a fatica si riusciva a passare ed evitare gli ultimi 500 metri a piedi sotto la pioggia con i bambini.
Oggi, durante le domeniche dell'Ikea, lì in bella mostra ( ma con la mascherina sulla faccia), a lato del lungo serpentone roboante e mostruoso, in cui è piombata questa terra di confine, sotto attacco dal potere.
Dio ha creato i prati verdi, l'uomo ha costruito l'Ikea, ma ha costruito sulla roccia ?
Possibile che solo pochi vedano, che dietro l'immagine mitica dei paesi nordici ikreani, ti portano in realtà, i solitio grovigli del business, che dopo le varie tringolazioni, oggi di moda, finisce in Cina, dove si sfrutta in modo disumano un numero enorme di nostri fratelli ? Non sono bastati ai Padovani gli esempi della padovane acqua Vera ( Nestlè ) e Peroni ( Nestlè ), la prima leader in Italia nella vendita dell'acqua, la seconda maggiore consumatore di acqua in Padova ? Dove sono finite tutte le risorse "di acqua"( migliaia di miliardi ) prelevate "legalmente" da questo territorio ? Quanto è ritornato a questa comunità? Quanto invece è finito nei circuiti finanziari internazionali o nei forzieri svizzeri, dove risiedono per esempio alcune tra le principali holdings dei produttori di armi ? Che cosa rimarrà un giorno, quando una volta esaurita tutta l'acqua padovana, la Nestlè deciderà di sparire all'improvviso per sempre ? Quanti miliardi resteranno a Padova di tutto il reddito speso dai padovani all'Ikea ? Il reddito dei 400 padovani, che lavorano all'Ikea basterà a compensare tutto il minor denaro, che non circolerà più a Padova, di tutti quei laboratori artigiani e negozi e piccole/medie industrie , che presto dovranno chiudere, con tutti i loro quadri e consulenti e fornitori e tutto il loro indotto?
Per fortuna, che a Padova est, ancora oggi svetta dall'alto la madonnina di San Lazzaro.
E' Lei che ci protegge, che prega per noi peccatori, l'umile ragazza, che ogni mese ringrazia da Medjugorje , chi risponde alla Sua chiamata.
Ci ricorda che Gesù è sempre in mezzo a noi e che sarà con noi tutti i giorni della nostra vita.
I frutti li vedremo presto !


www.centrostudisalute.org

In diecimila per il prete-cantante Don Paolo Spoladore che arriva sul palco in bicicletta: «Chi si ferma è perduto»

Dopo un silenzio lungo 5 anni, don Paolo Spoladore è tornato sabato e ieri a riaccendere le folle al PalaBernhardsson di Padova con il nuovo album "Ut", ottenendo un successo oltre ogni aspettativa. Sono state quasi diecimila le persone pronte a rispondere alla chiamata del prete-cantautore padovano, che ha devoluto l'incasso dei due concerti a favore dell'associazione Lifeline Italia. Nessuna telecamera è stata ammessa all'interno del palazzetto: Spoladore non ama avere gli obiettivi puntati su di sé («messaggio e personaggio non possono convivere», afferma). A lui basta raggiungere i propri fedeli e condividere con loro pensieri e valori: con questo spirito ha dato vita all'intero concerto.

Sul palco è arrivato in bicicletta perché - come ha ripetuto più volte - l'equilibrio si raggiunge solo con il movimento. «Chi si ferma è perduto. Quando ti fermi è solo la rabbia che ti muove». Tra una canzone e l'altra, ha dialogato con il pubblico soffermandosi su temi diversi, spaziando dai valori più profondi dell'essere umano fino a toccare le sofferenze dei milioni di bambini in tutto il mondo. Solo un messaggio non ha incontrato l'accordo degli spettatori: don Paolo non ama definirsi un cantante, i suoi fan sì. «Durante il giorno faccio molte altre cose, non canto soltanto. Forse è per questo che ho impiegato così tanto tempo per produrre un nuovo disco». Eppure di musica se n'è sentita tanta e a tratti anche di ottima qualità. Sulle sonorità generali i contrasti più forti sono emersi tra il pianoforte di Spoladore e la ritmica del resto della band, i cui assoli di chitarra elettrica sono rimasti sempre ben ancorati nelle strutture armoniche della sezione. Cori e unisoni strumentali hanno dato alla melodia una pienezza sonora a volte un po' retrò che in fin dei conti ben si adegua a certi cliché della musica cristiana.

Matteo Mignolli http://gazzettino.quinordest.it/ 16/10/06


Don Marino Ruggero Trasferito a Padova tra i giovani

IL MATTINO DI PADOVA 20 NOVEMBRE 2004

di GIANNI BIASETTO
TEOLO. Don Marino Ruggero lascerà la canonica di Villa di Teolo per intraprendere, nei primi giorni della prossima settimana, la sua nuova missione di «collaboratore del vicario episcopale per la pastorale giovanile della città di Padova».
L’ex parroco che con la sua pastorale innovativa è stato capace di catturare l’interesse dei giovani, ma anche di tirarsi addosso qualche critica da parte dei superiori e dei colleghi, soprattutto quando nella primavera scorsa ha deciso di sostenere a Milano il provino per partecipare al «Grande Fratello», alloggerà in un appartamento della Curia in pieno centro di Padova, in via Santa Lucia 42. Oltre a collaborare con il vicario episcopale don Attilio Mazzola nel trasmettere il messaggio cristiano ai giovani delle associazioni e dei movimenti, anche quelli di strada che gravitano nelle piazze, l’ex parroco di Villa eserciterà il suo ministero di prete nei giorni feriali nella chiesa di Santa Lucia e la domenica nella chiesa di San Paolo, dove celebrerà la messa delle 11.45. «Ringrazio il vescovo e i suoi collaboratori per la fiducia che mi hanno dimostrato con questa importante nomina - attacca il coriaceo prete - La prova più immediata che non tradirò questa fiducia sarà la celebrazione in piazza dei Signori, se avrò l’autorizzazione dal sindaco Zanonato, della messa di mezzanotte di Natale. Che dire dei miei 5 anni di parroco a Villa? Ritengo sia stato un periodo intenso sotto tutti i punti di vista, conclusosi con un assurdo tiro alla fune che non ha visto né vincitori né vinti ma che lascerà comunque un segno indelebile nella storia della parrocchia e nella vita di tante persone che, volutamente o no, si sono rese protagoniste nel bene e nel male, nell’amore e nell’odio». Nella piccola comunità sui Colli, intanto, i giovani stanno andando avanti sulla strada tracciata dal quarantenne sacerdote. «Dopo lo smarrimento iniziale per il trasferimento di don Marino i vari gruppi hanno ripreso a lavorare più motivati di prima - afferma l’economo del patronato, Fulvio Zavattiero - Siamo cresciuti di numero, le attività vanno vanti spedite tant’è che stiamo già lavorando all’allestimento del torneo di calcio «Villàs Cup» dell’estate prossima e all’organizzazione di un mini torneo a 3 riservato ai ragazzini. Sono in cantiere gite sulla neve e incontri sulla conoscenza del codice della strada, sull’orienteering e sulla rilegatura del libro. Iniziative sulla falsariga di quelle ideate da don Marino per avvicinare i giovani al patronato. La decisione della Diocesi di toglierci il parroco ha inferto in noi giovani un forte impulso a restare uniti».

@Abano.tv - www.abano.tv


Don Albino Bizzotto - I due fronti dei cattolici: «Avanti così». «No, sbagliato fermare quei treni»

ROMA - Don Albino Bizzotto ha lasciato ormai il binario di Monselice, su cui si era seduto venerdì notte assieme ai Disobbedienti di Luca Casarini per fermare i «treni della morte» diretti a Camp Darby. Ieri,rientrato a Padova per servire messa nelle due chiese della Madonna Pellegrina e della Madonna Incoronata, dice di essere stato accolto bene dai fedeli. «Mi hanno incoraggiato - racconta il fondatore dell' associazione «Beati i costruttori di pace» - qualcuno mi ha lasciato
addirittura il suo nome, perché vorrebbe partecipare alle prossime azioni. Ben 26 convogli, infatti, devono ancora partire da Vicenza. Li aspetteremo». Azioni non violente, azioni di disobbedienza, così le chiamano i no global . Eppure l'ultima mossa non sembra aver convinto tutti. Il 15 febbraio a Roma tre milioni di persone e una galassia di sigle avevano sfilato unite sotto la bandiera dell'arcobaleno, per dire no alla guerra in Iraq. Ma ora specie il mondo cattolico mostra di nutrire qualche perplessità. «Attenzione a seguire questa strada - avverte Luigi Bobba , presidente delle Acli -. Chi opera per la pacedeve tenersi lontano da azioni di carattere illegale. Intorno al movimento per la pace del 15 febbraio si è creato un grande sentimento positivo: anche chi non era a Roma quel giorno ora guarda con favore al nostro impegno. Attenti, perciò, a non disperdere questo enormep atrimonio di consenso, offrendo immagini di guerriglia urbana e scontri con la polizia. Anche a Genova durante il G8 l'assalto alla zona rossa doveva essere un'azione simbolica, poi abbiamo visto cos'è successo».
«La pace va chiesta, va pretesa ed è importante che ognuno dia la propria testimonianza - commenta Grazia Bellini , alla presidenza dei circa 180 mila scout Agesci -. Noi però ci rifacciamo al messaggio del Papa. Quattro, sono le vie della pace: la verità, la giustizia, la libertà e l'amore. Ognuno le segua come può, come sa. Pregando, digiunando, mettendo uno straccio bianco alla finestra, sventolando una bandiera».
«Voi dite: Casarini blocca i treni e gli altri pacifisti stanno a guardare? - si stupisce Giampiero Rasimelli , portavoce del Forum del Terzo Settore , associazioni no-profit tra cui Acli, Focsiv e Compagnia delle Opere -. Il Forum non ha partecipato, è vero, ognuno ha le proprie idee, ma farà altre cose, la mobilitazione di massa non si ferma».
Flavio Lotti , coordinatore della Marcia per la pace di Assisi , ieri stava stendendo allo stadio Curi, aiutato da un gruppo di tifosi perugini, gli «Ingrifati», il megastriscione con la scritta «Pace» già esibito a Roma il 15 febbraio: «Io approvo la scelta di fermare i treni della guerra - dice -. Sono azioni dimostrative, non violente,che hanno fatto scoprire agli italiani un fatto certo: mezzi militari  e bombe vengono stoccati nel nostro Paese». «L'importante è non reagire quando un poliziotto viene a tirarti via dal binario - aggiunge Riccardo Troisi , della Rete Lilliput -. Occorre autocontrollo».
«A chi poi dice che il blocco dei treni ha un costo sociale - obietta indignato don Luigi Ciotti , direttore della Rete Libera - io
rispondo: vogliamo forse mettere a confronto i disagi dei passeggeri dei treni con i disagi ben più tremendi delle popolazioni colpite dalla guerra?».
Addirittura, don Carmine Curci , direttore di «Nigrizia» , il periodico dei missionari comboniani, annuncia che il suo giornale
appoggerà la campagna di boicottaggio in Italia della Esso: «Perché la compagnia petrolifera - spiega - rifornirà di benzina l'esercito americano». Don Antonio Dell'Olio , coordinatore di Pax Christi , non crede invece a una divisione all'interno del movimento: «Vedo anzi una grande sintonia contro la guerra: le parrocchie mobilitate, la diplomazia vaticana che sta facendo un grosso sforzo. Il Papa stesso ha indetto per il 5 marzo una grande giornata di preghiera e digiuno. Segnali forti».
Ma il viaggio tra le tante voci del mondo cattolico non poteva non finire al Sermig , il Servizio Missionario Giovani, fondato da Ernesto Olivero . Il Sermig ha sede a Torino, all'interno del vecchio Arsenale, dove un tempo si fabbricavano armi. «Treni bloccati? Lavorare per la pace è una cosa molto seria - sospira Olivero -. Noi lo facciamo da 40 anni. Da 40 anni vestiamo gli ignudi, diamo da mangiare agli affamati, accogliamo come fratelli gli stranieri. Io ora penso a Francesco d'Assisi, a Gandhi, a Giorgio La Pira. Nei prossimi giorni partirò per l'Iraq, vedrò Saddam Hussein. Lui come ogni altro uomo dovrà capire che le armi non sono utili, che un mondo migliore è ancora possibile».
Approvo la scelta di bloccare i convogli: sono azioni non violente che fanno scoprire realtà nascoste Chi opera per la pace deve tenersi lontano da azioni illegali o che evochino azioni non pacifiche Il blocco dei treni ha un costo sociale? Nessun paragone con i disagi tremendi di chi è colpito dalla guerra Io penso a San Francesco, a Gandhi, a Giorgio La Pira: nei prossimi giorni partirò per Bagdad

Fabrizio Caccia - Il Corriere della Sera 25/02/03

DON ALBINO BIZZOTTO

Impegnato in molte iniziative di pace e di solidarietà (Action for Peace, Anch'io a Kisangani...) è promotore del movimento "Beati i Costruttori di Pace" e attualmente presidente della medesima Associazione (visita il sito) e in questa veste promotore di numerose azioni di diplomazia popolare nei Balcani, nella Regione dei Grandi Laghi, in Israele e Palestina.

L'Associazione nasce nell'autunno del 1985, vent'anni dopo il Concilio Vaticano II, da un appello che esprime la convinzione che la pace è un obiettivo di fondamentale importanza e va perseguita da ciascuno nella vita di tutti i giorni, con un costante impegno in favore della giustizia, del disarmo e della salvaguardia del creato.

L'associazione ha realizzato attività di interposizione nonviolenta dentro ai conflitti, attività di animazione per i bambini in Bosnia e Kosovo, monitoraggio sui diritti umani, anche in collaborazione di organizzazioni internazionali.

È inoltre impegnata, in Italia, in campagne sul disarmo e la riconversione dell'industria bellica e operazioni per cambiare lo stile di vita delle persone e delle famiglie e per ridurre i consumi


Da «Il Manifesto» del 31 dicembre 2000

Il presepe secondo don Vitaliano

Una vetrina McDonald's infranta al posto della capanna nella chiesa del prete censurato dalla curia
RAFFAELE PALUMBO - SANT'ANGELO A SCALA (Avellino)

C'è chi lo definirà provocatorio, chi spenderà la carta del sacrilego, o chi ancora potrà spingersi a parlare di profanazione. Al contrario per don Vitaliano della Sala - lo chiamano il prete del popolo di Seattle - fare il presepe con una vetrina infranta di McDonald's al posto della tradizionale capanna, è un modo indispensabile per rendere vivo e attuale il messaggio della natività. L'alternativa è la tradizione fine a se stessa o il natale globale, quello fatto di luci e regali, regali e consumo, rimozione e belle vetrine.
Già, le vetrine. L'ingresso nella parrocchia di Sant'Angelo a Scala, un paesino di 500 anime della provincia di Avellino, è davvero di grande impatto. Campeggia, accanto all'altare, una vetrina di 2 metri per 180. In alto l'inconfondibile logo della McDonald's, con sullo sfondo i marchi delle altre multinazionali della globalizzazione: Monsanto, ChiccoArtsana, Nike, Nestlè e altre. La vetrina è spaccata in mille pezzi, ma resta in piedi, intera perché tenuta insieme dal cellophane. Al centro della vetrina un mattone, lo stesso che manca dalla culla del bambino Gesù. E poi una grande scritta: "rompiamo le vetrine del nostro egoismo".
Il presepe di don Vitaliano ha ottenuto un grande successo tra i parrocchiani che hanno deciso di raccontare loro stessi al resto della comunità, il senso dell'iniziativa. Don Vitaliano non può farlo di persona. La Curia gli ha imposto il silenzio assoluto: basta interviste, trasmissioni, articoli, interventi a convegni e manifestazioni. Al parroco è proibito parlare se non dall'altare e di questioni strettamente religiose.
"La globalizzazione è il tema del nostro presepe - spiegano in parrocchia - spesso la globalizzazione camuffa da vetrine muri invisibili. Pensiamo di avere il dovere di infrangere queste vetrine, di abbattere i muri invisibili che discriminano gli esseri umani, i figli tutti uguali di dio. Per questa ragione, abbiamo scelto di rappresentare accanto al Bambino Gesù confinato in uno spicchio di muro, la vetrina infranta del McDonald's, che è solo una fra le tante multinazionali che, pur di realizzare il massimo profitto, ammazzano, inquinano l'ambiente, riducono i minori in schiavitù, sfruttano i dipendenti, creano la mucca pazza e ce la danno in pasto".
La parrocchia di don Vitaliano sta aggrappata a una montagna ripida e in questo periodo aspetta la neve. Dentro, la cosa che colpisce di più è il modo in cui il parroco ha addobbato la chiesa, dove insieme ai simboli della religione cattolica, convivono i manifesti per i diritti umani.
Il presepe è stato visitato anche dai carabinieri, che hanno scattato delle foto alla vetrina infranta. Non perché affascinati dal messaggio del prete; al contrario hanno fatto riferimento al reato di istigazione a delinquere, sbagliando l'imputazione, riferibile in questo caso all'apologia di reato. I ragazzi della parrocchia sorridono, come sorride don Vitaliano, senza una punta di rassegnazione. Viene in mente la caparbietà con cui lavorano ormai da tanti anni e con cui decidono di concludere il loro messaggio di natale: "Noi professiamo una solidarietà che non si arrende".

Vitaliano Della Sala

 

PADOVA. DON MARCO, DA CALCIATORE A CAPPELLANO DEL CARCERE

[Il Gazzettino 02.08.04] Da promettente centrocampista del Padova e del Vicenza a prete, fondatore di due comunità per "l’accompagnamento dei giovani" e ora anche cappellano della Casa circondariale di Padova. L’ultimo incarico gli è giunto dal vescovo Mattiazzo in questi giorni e lui, don Marco Girardi, quarantunenne sacerdote, ci si è trovato a suo agio...

Da promettente centrocampista del Padova e del Vicenza a prete, fondatore di due comunità per "l’accompagnamento dei giovani" e ora anche cappellano della Casa circondariale di Padova. L’ultimo incarico gli è giunto dal vescovo Mattiazzo in questi giorni e lui, don Marco Girardi, quarantunenne sacerdote, ci si è trovato a suo agio.

"Un segno della Provvidenza per me - dice - visto che da anni ero impegnato a favore delle persone che per il mondo non contano". Marco Girardi nel 1980, sotto la guida di Vittorio Scantamburlo, il talent scout di Alex Del Piero, ha vinto con gli allievi il titolo nazionale di categoria. Poi è andato al Vicenza e di sicuro avrebbe trovato una sua collocazione nel mondo del pallone se, a vent’anni, non fosse entrato in seminario. Diciottenne aveva avvertito l’urgenza di fare qualcosa per gli altri, impegnandosi coi volontari del "Gruppo Stazione" di Padova.

Divenuto sacerdote e cappellano nella parrocchia della Trinità, ha subito seguito ciò che il cuore gli dettava, vivendo sulla strada e aiutando i giovani d’ambo i sessi che della strada hanno fatto la loro casa, a ritrovare fiducia in sé, realizzandosi nella vita.

Nel 2001, a Vo’ Vecchio, utilizzando un vecchia canonica in disuso, ha dato vita alla "Fraternità di Betlemme", che ha visto passare una quarantina di giovani, da lui chiamati "non garantiti", cioè non coperti dal circuito assistenzialistico degli Enti.

"Nella casa di Vo’ - dice - gestita dagli stessi ragazzi, chi entra rimane quanto desidera, quasi come in un rifugio di montagna, nel quale eliminare la stanchezza, la mancanza di voglia di vivere. Viviamo solo di Provvidenza, anche se siamo iscritti all’Albo regionale delle associazioni. La diocesi ci ha offerto la disponibilità dell’alloggio, il resto lo facciamo noi, mediante il lavoro e il Signore. Offriamo anche ospitalità a gruppi di scout, a famiglie, a ragazzi e i "non garantiti" offrono loro la testimonianza. Io faccio presenza".

Don Marco ha fondato un’altra comunità in un paese della provincia di Pesaro e ora dovrà dividersi con gli ospiti della Casa circondariale, dove un sacerdote diocesano non entrava da quarant’anni.

"Ho già avviato i primi contatti con i detenuti, ascoltando le loro esigenze. Col sindaco Zanonato abbiamo deciso di dar vita ad una struttura di appoggio per coloro che scontata la pena, devono inserirsi nella società. E’ drammatico per chi ha risolto il suo debito con la giustizia, trovare poche persone disposte ad offrigli subito una mano. E così molti di costoro che alla mattina escono, alla sera fanno ritorno in carcere. Don Sergio Zorzi, il parroco di San Benedetto, mi ha offerto alcuni locali del ristrutturato patronato, che fa allo scopo. Mi trasferirò lì, dividendomi tra la "Fraternità di Betlemme" e la Casa circondariale. E’ questa una modalità di vivere il sacerdozio che molti miei confratelli condividono pienamente. M’ha fatto piacere che uno di loro, venuto a trovarmi, abbia esclamato: "Così valorizzi veramente i doni che Dio ti ha dato".

Il Mattino di Padova GIOVEDÌ, 08 DICEMBRE 2005

Continua la protesta contro il sovraffollamento al Circondariale del Due Palazzi

Chiesta un’ispezione sanitaria urgente al ministro Castelli

DON MARCO GIRARDI, CAPPELLANO PENITENZIARIO

 «Una situazione spaventosa»

«Di questo passo accadrà il peggio», dice il sacerdote

Don Marco Girardi è il cappellano del carcere di Padova. A lui, che frequenta quotidianamente l’ambiente dei reclusi e degli agenti di custodia del Due Palazzi, chiediamo le ragioni profonde del disagio sfociato nella protesta.
 
«La situazione attuale è spaventosa. Non uso espressioni esagerate, è semplicemente la realtà. Siamo arrivati quasi al triplo delle presenze rispetto a quelle compatibili con le strutture penitenziarie, con tutto il disagio che ci si può immaginare. Non solo per i detenuti ma anche per gli stessi agenti di custodia che non sono più motivati e, fondamentalmente, non riescono nemmeno lavorare. C’è una grande tensione non solo a livello di persone accolte, ma di tutto l’ambiente. Il problema è che dentro un carcere nemmeno un direttore, da quello che ho inteso, può impedire nuovi afflussi di detenuti. Quindi c’è la possibilità di arrivare a quadruplicare le presenze se non ci si ferma un attimo a riflettere su quello che sta succedendo».
 Com’è la vita quotidiana dei detenuti?
 
«E’ terribile, ci sono celle di due metri per quattro con tre persone su un letto a castello a tre piani, celle da quattro persone sono arrivate a contenerne undici o dodici... Non è più possibile andare avanti così, siamo in una situazione da Terzo mondo».
 Si parla di una divisione del carcere secondo i gruppi etnici d’appartenenza.
 
«Sì. Al primo piano c’è tutto il mondo arabo, al secondo gli altri. Attualmente anche al primo piano cominciano ad essere presenti moldavi, rumeni e qualche italiano, per problemi di spazio. L’idea non è razzista ma tende a consentire un minimo convivenza. Le difficoltà sono immense. Pensate: in un luogo così ristretto far convergere tutta questa umanità, diverse fedi, diverse credenze, diverse realtà, non è facile per niente. Poi devo dire che queste persone sono lasciate a se stesse. Al di là della presenza delle guardie e di un controllo minimo si devono gestire loro la convivenza».
 Qual è, in generale, l’atteggiamento dei reclusi?
 
«A detta degli agenti i detenuti sono molto bravi a sopportare una situazione di disagio così pesante evitando di far degenerare una situazione che è già molto, molto precaria».
 Molti detenuti stranieri non conoscano granché l’italiano. La comunicazione è un problema?
 
«Certo, è un ostacolo gravissimo. Molte persone non riescono nemmeno a difendersi perché non conoscendo la lingua si trovano a dire “sì” ad una domanda a cui magari dovevano dire “no”. L’altro grosso problema poi è che in carcere finisce soprattutto chi non ha denaro, gli emarginati. Questi detenuti non sono in grado di pagarsi l’avvocato, quindi soffrono un doppio problema: oltre a quello della lingua e quindi dell’incapacita nel difendersi, anche l’impossibilità ad avere un’assistenza legale, sebbene la legge lo garantisca. Di fatto l’avvocato d’ufficio se non lo paghi non fa niente, quindi sulla carta c’è tutto, democratico e dignitoso, ma nella realtà c’è la disperazione».
 Vi sono casi di ingiustizia lampante?
 
«Non sono un giudice ma so di persone straniere finite in carcere durante una retata perché dormivano in casa di uno che spacciava; siccome non sanno e non possono difendersi si prendono 3 anni e 8 mesi come lo spacciatore. Ma oggi questo può succedere a me, a te, a qualunque persona. E’ allarmante».

(Michele Marinel)


Vaticano, monsignor Milingo scomunicato latae sententiae - nota
martedì, 26 settembre 2006 2.39

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Monsignor Emmanuel Milingo -- l'arcivesco africano che sposò nel 2001 una coreana secondo il culto del reverendo Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell'Unificazione, per poi tornare in seno alla Chiesa cattolica -- è stato scomunicato oggi per aver ordinato 4 vescovi.

Lo dice una nota del Vaticano.

Milingo "è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal Canone 1382 del Codice di diritto canonico", si legge nella nota, secondo cui il monsignore di origine africana, noto per le sue capacità di esorcista e guaritore, si trova "in una condizione di irregolarità e di progressiva aperta rottura della comunione con la Chiesa".

La scomunica è la sanzione più grave prevista dalla Chiesa e comporta una totale rottura con la comunità cattolica.

DOMENICA L'ORDINAZIONE DI 4 VESCOVI

Dopo "l'attentato matrimonio", ricorda il Vaticano, domenica scorsa Milingo ha ordinato 4 vescovi a Washington D.C.. Per questo atto pubblico, spiega ancora, "sia Milingo che i quattro ordinati sono incorsi nella scomunica latae sententiae".

La nota della sala stampa vaticana riferisce come la Santa Sede abbia "seguito con viva apprensione l'attività posta in essere di recente" da Milingo "con una nuova associazione di sacerdoti coniugati, seminando divisione e sconcerto tra i fedeli".

La Chiesa cattolica romana insiste che i preti restino celibi e ha già più volte escluso di poter permettere il matrimonio come soluzione per far fronte alla scarsità di preti in molte parti del mondo.

Nel comunicato il Vaticano dice inoltre che "esponenti a vario livello della Chiesa hanno invano cercato di contattare l'arcivescovo, per dissuaderlo dal proseguire in azioni che provocano scandalo, soprattutto nei riguardi dei fedeli che hanno seguito il suo ministero pastorale a favore dei poveri e dei malati".

 

UN PASSATO BURRASCOSO

Nel 2001, l'ex arcivescovo di Lusaka, Zambia, sconvolse il Vaticano scomparendo e poi riapparendo a New York, dove prese in moglie Maria Sung, una coreana di 43 anni che era stata direttamente scelta per lui dal controverso evangelista Moon.

La cerimonia fu celebrata in massa in un hotel di New York, con Milingo ripreso dalle telecamere in smoking mentre baciava la sua sposa in abito bianco.

Milingo e Sung tornarono poi in Italia separatamente. Lui dichiarò di voler tornare nella Chiesa, mentre lei iniziò uno sciopero della fame, rilasciando interviste distesa a letto dalla sua camera d'hotel e accusando il Vaticano di averle rapito il marito.

Il Vaticano, che non ha mai riconosciuto il matrimonio, minacciò Milingo di scomunica.

L'allora Papa Giovanni Paolo II mostrò clemenza e chiese ai suoi collaboratori di cercare di riportare Milingo nell'alveo della Chiesa.

Milingo lasciò Sung, riabbracciò la fede cattolica e si ritirò in clausura per un anno di riabilitazione in Sud America, prima di tornare in Italia e spostarsi in un convento vicino Roma.

L'arcivescovo esorcista invita il Papa a richiamare in servizio i preti sposati
Nessun tentativo di scisma, si sente ancora all'interno del cattolicesimo

Milingo: "Respingo la scomunica ho agito come gli apostoli"

"Il celibato? Una regola medievale della Chiesa, 39 papi erano sposati"

WASHINGTON - Milingo respinge la scomunica. L'ex arcivescovo di Lusaka ha annunciato, oggi, a Washington, di rimandare indietro insieme ai quattro vescovi da lui nominati domenica, la scomunica comminata dalla Santa Sede. "Io sono stato consacrato vescovo da Papa Giovanni Paolo II e ho consacrato come vescovi quattro uomini la cui consacrazione è lecita e valida", ha affermato Milingo in una conferenza stampa nel tempio cattolico Imani di Washington.

"Non accettiamo la scomunica - ha detto Milingo alla conferenza stampa tenuta con i quattro vescovi - e amorevolmente la rimandiamo al nostro amato Santo Padre, perché la riconsideri". Milingo ha aggiunto di avere agito "come gli apostoli", nel nominare i vescovi, e ha esortato papa Benedetto XVI a riaccogliere i preti sposati nella Chiesa cattolica. Il gesto è stato lo strappo finale nel lungo braccio di ferro tra Milingo e le autorità ecclesiastiche, cominciato nel 2001 quando si era unito in matrimonio a un'agopunturista coreana, Maria Sung, in una cerimonia celebrata a New York dal reverendo Moon.

Il vescovo esorcista ha comunque sottolineato "l'intenzione di essere fedele alla Chiesa e di rispettare e onorare il Santo Padre", che ha ringraziato per "il suo amore fraterno". Nello stesso tempo, però, pur sostenendo di ritenersi ancora parte della chiesa, ha insistito sulla necessità che il Vaticano cambi direzione e richiami in servizio i preti sposati di tutto il mondo.

I vescovi 'ribelli' hanno ribadito più volte di ritenersi ancora all'interno della Chiesa cattolica e di non essere impegnati in uno scisma. Ma le condizioni elencate da Milingo sono apparse in netto contrasto con le parole di apparente disponibilità al dialogo. "Il nostro unico obiettivo - ha detto il religioso dello Zambia - è riportare il sacerdozio sposato nella Chiesa. L'età media dei preti è di circa 74 anni, in 20 anni resteranno pochi preti. Chi potrà portare i sacramenti e l'eucaristia alla gente?". Milingo ha citato il caso degli scandali degli abusi sessuali come un segno di "ciò che è sbagliato" nella gerarchia cattolica e ha sostenuto che ci sono 150.000 preti sposati nel mondo che non possono esercitare il loro servizio "per colpa di una regola medievale della Chiesa che impone loro il celibato".

La Chiesa, ha incalzato Milingo, "ha sempre avuto preti sposati, era la norma per 12 secoli, 39 papi erano sposati: come madre, la Chiesa non può essere indifferente di fronte alla situazione dei preti sposati, che vengono invece umiliati". "Chiediamo al Santo Padre - ha aggiunto l'ex arcivescovo - di richiamare questi sacerdoti, con dignità e onore: il matrimonio è un sacramento ed è una vocazione più alta del celibato".

(27 settembre 2006) www.repubblica.it


 Preti sposati oggi

(dalla presentazione del movimento VOCATIO)

Chi sono i preti sposati

Alcuni sacerdoti cattolici validamente ordinati scelgono per svariati motivi (problemi affettivi, vocazionali, di fede o per scelta attiva personale) di sposarsi. Il loro ministero è però vincolato dal Diritto Canonico al celibato e la loro decisione fa scattare da parte della Chiesa Cattolica, o meglio della sua gerarchia, tutta una serie di sanzioni e di atti tendenti a punire nel modo più duro possibile questa scelta. Anche i comuni fedeli sono soliti giudicare negativamente il matrimonio dei sacerdoti, soprattutto nei paesi latini, quasi fosse una scelta moralmente negativa o di rinuncia. Un prete sposato è allontanato perciò dal suo ministero e deve ricominciare da capo la sua vita, cercando casa e lavoro, bandito dalle comunità ecclesiali o a malapena tollerato ai suoi margini. La Chiesa perde un enorme potenziale di fede e di aiuto alle sue comunità.

Ma qualcosa sta cambiando e i preti sposati per primi hanno preso coscienza che la loro scelta è positiva, conforme alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa Cattolica. Il matrimonio è inoltre uno dei diritti fondamentali dell'uomo e nessuno per nessun motivo può impedirne l'esercizio.

È iniziato perciò un cammino di rinnovamento per proporre una nuova immagine di prete il quale, sposandosi, cerca solamente di realizzare la sua vocazione di uomo e di appagare il bisogno di amore che sente, dono di Dio all'umanità, per essere più sereno e maturo nella sua affettività, mostrando che il matrimonio non è assolutamente in contrasto con il servizio alla comunità.

Non viene in nessun modo disprezzato il celibato, solo si ricorda che è un dono che Dio fa ad alcuni uomini, non una imposizione per esercitare il ministero sacerdotale.

Cosa comporta per il sacerdote sposarsi

Il matrimonio secondo l'odierno Codice di Diritto Canonico della Chiesa Cattolica non è mai ammesso per i sacerdoti La conseguenza per chi decide di sposarsi senza aver ricevuto la necessaria dispensa dalla Santa Sede è la scomunica, applicata automaticamente, senza bisogno di processi o condanne personali, e naturalmente senza dispensa il matrimonio è possibile solo civilmente.

La dispensa

La dispensa che permette al sacerdote di sposarsi "legalmente" può essere concessa solamente dalla Santa Sede romana, cioè dal Papa. La nota dolente è costituita dal fatto che questa dispensa è difficilissima da ottenere e spesso il prezzo da pagare è molto alto, senza contare i tempi di attesa estremamente lunghi. Paolo VI concedeva in fretta e senza difficoltà la dispensa ai sacerdoti che la chiedevano, ma con la salita al soglio di Pietro di Giovanni Paolo II le cose sono cambiate e da buon Papa politico, per frenare l'emorragia di sacerdoti dalla Chiesa, ha imposto regole severissime per l'ottenimento della dispensa. Anzi, contro le indicazioni del Concilio Vaticano II il Papa ha introdotto una sacralizzazione del celibato sacerdotale: un sacerdote ordinato validamente lo è per sempre, ma la gerarchia cattolica è andata ben oltre e ha deciso che ordinazione sacerdotale e celibato siano inscindibilmente uniti ed eterni, è stato cioè aggiunto il celibato come proprietà ineliminabile del sacerdozio, perciò non esiste più il sacramento dell'ordine, ma dal 1979 abbiamo il sacramento dell'ordine-celibatario. La dispensa oggi viene concessa solo se è possibile dimostrare che prima dell'ordinazione esisteva un qualche impedimento grave, oppure vi era costrizione, altre motivazioni non sono prese in considerazione, non esiste nessuna possibilità di ripensamento.

Tradizione della Chiesa e Sacra Scrittura

Il celibato non dovrebbe essere un obbligo legato al sacerdozio, tanto è vero che fino all'anno 1100 circa sacerdoti e vescovi potevano sposarsi regolarmente. Furono motivi molto "terreni" che portarono al celibato: non si volevano suddividere con le eredità i beni ecclesiastici che allora erano ingenti.

Le prassi del matrimonio dei preti continua ancora oggi nella Chiesa Cattolica Orientale (Maroniti del Libano, Melchiti ecc).

Negli ultimi anni alcuni sacerdoti anglicani convertiti al cattolicesimo hanno potuto continuare ad esercitare il ministero pur essendo sposati e con figli, creando un precedente nella Chiesa Cattolica Occidentale e dimostrando così la non obbligatorietà del celibato per il sacerdozio.

È importante ricordare che gli apostoli erano sposati e hanno continuato ad esserlo: nella seconda lettera ai Corinzi San Paolo si lamenta e parla di Pietro e degli altri apostoli che vanno ad evangelizzare portandosi appresso la moglie, mentre lui è sempre solo: "Non sono forse libero, io? Non sono un apostolo? Non ho veduto Gesù, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore? Anche se per altri non sono apostolo, per voi almeno lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore. Questa è la mia difesa contro quelli che mi accusano. Non abbiamo forse noi il diritto di mangiare e di bere? Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?" (1 Cor 9,1-5; traduzione CEI). La versione CEI traduce la parola greca "gunaika" con "donna" invece che con "moglie", altro significato della parola, ma nella traduzione interconfessionale ABU, che pur ha l'approvazione della CEI, questa è tradotta con "moglie".

Anche nelle lettere pastorali di San Paolo si trovano continue indicazioni al merito: "È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?". (1Tm 3,1-5). Qui addirittura si parla di un criterio per discernere un valido vescovo basato sul modo di governare la famiglia e se è riportato dalla Scrittura perché non viene applicato oggi?

Libertà di scelta?

Il celibato è dunque solo una legge interna, un capitolo del regolamento della chiesa Cattolica Occidentale di recente istituzione e non ha nessuna caratteristica di assolutezza. Il celibato è un valore, lo dice il Vangelo, ma solo se vissuto liberamente.

La gerarchia però dice che il sacerdote ha scelto liberamente di vivere nel celibato, quindi doveva valutare meglio la cosa per vedere se ne era veramente capace e soprattutto una volta accertato che la scelta è stata libera e consapevole non c'è possibilità di ritorno.

In realtà non si capisce perché riguardo al celibato non ci possano essere ripensamenti, ancora San Paolo scrive: "Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere".(1 Cor 7,8-9), inoltre chi pur avendo professato dei voti all'interno della Chiesa, senza essere sacerdote, decide di venir meno alla loro osservanza, viene facilmente dispensato dalla Santa sede.

Inoltre molti preti forse non sono veramente liberi nella loro scelta. Forse nessuno li ha aiutati a cercare veramente la loro vocazione, ma sono stati delicatamente e abilmente manipolati per giungere a credere che il celibato fosse un dono che Dio ha fatto loro, ma come può essere un dono di Dio se non ce la fanno a viverlo? Quando un giovane si sente chiamato a fare qualcosa di più per il Vangelo viene inevitabilmente dirottato verso la scelta del celibato, perché qualsiasi altra possibilità è ritenuta inadeguata. Inizia allora da parte dei formatori, pur in buona fede, un lungo lavoro di condizionamento della persona, che sente naturalmente una repulsione verso la solitudine, per convincerla ad accettare il celibato come unica e vera necessità, appoggiandosi per sostenere il tutto su un sottile ricatto: se non accetti il celibato non ami Dio, non credi veramente in Gesù Cristo. Ma non si può reprimere la propria vocazione all'amore e all'affetto, grandissimi doni di Dio anche questi, e quando il tempo ha affievolito lo slancio iniziale, riaffiora prepotentemente quello che si era represso. Tensioni e insoddisfazione condizionano il ministero stesso, e mentre alcuni le superano chiudendosi in se stessi o sublimando queste spinte in altre direzioni, altri cedono, o meglio sarebbe dire, hanno il coraggio di seguire la loro vera vocazione.

Perché quindi non prendere in considerazione da parte della gerarchia cattolica il ministero di preti sposati per valorizzare queste vocazioni?

Atteggiamento della gerarchia

La gerarchia preferisce e tollera il rapporto nascosto tra un sacerdote e una donna piuttosto che vedere un suo prete sposato. Infatti sono ormai sempre di più i sacerdoti che hanno una relazione segreta. Anche questo è un segno della crisi profonda che accompagna la figura del sacerdote oggi, ma la Chiesa invece di affrontare alla base il problema preferisce far finta che non esista. Infatti l'arma scelta è il silenzio.

Quali possibili soluzioni

Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei preti sposati.

1. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica.

2. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c'è oggi.

3. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica.

In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa.

Vocatio http://www.vocatio.it/

Il movimento Vocatio vuole sensibilizzare la Chiesa e la società riguardo al problema dei preti sposati e si pone, in un atteggiamento di pieno rispetto di opinioni diverse, come promotore di nuove proposte ecclesiali. Vocatio, grazie alla possibilità che internet permette di esprimere liberamente le proprie opinioni, vuole farsi conoscere e rendere note le proprie finalità, cercando di raggiungere quante più persone sia possibile per sensibilizzarle sul problema dei preti sposati nella Chiesa Cattolica.

http://www.cdbcoteto.it


correlati: Il papa dei misteri


  torna all'indice articoli

www.damiduck.it ----->home