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Palestina. 'Ferite inspiegabili e nuove armi'. Una nuova inchiesta di Rainews24 sulle armi usate dall'esercito israeliano

 

12.10.06 - Gaza. Nuove armi sarebbero state sperimentate nei mesi scorsi dall'esercito israeliano durante gli attacchi contro i villaggi palestinesi. E' la denuncia contenuta nella nuova inchiesta di Rainews24 diffusa ieri

( http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/10102006_gaza.asp ).
L’inchiesta è nata dall’allarme lanciato a metà luglio da alcuni medici degli ospedali di Gaza che hanno trattato per la prima volta ferite inspiegabili che hanno portato all’amputazione di un arto inferiore in almeno 62 casi.

I medici hanno chiesto più volte aiuto alla comunità internazionale per comprendere le cause di queste strane ferite che presentavano piccoli frammenti, spesso invisibili ai raggi x e inspiegabili recisioni provocate dal calore negli arti inferiori.

Diversi articoli sono apparsi nella stampa internazionale e nazionale.
Dopo una lunga ricerca il nucleo inchieste di Rai News 24 ha individuato la possibile causa di questi effetti: si tratterebbe di una arma nuova che viene sganciata da aerei droni, senza pilota, e viene teleguidata con precisione sull’obbiettivo fissato.

L’arma, secondo la rivista militare “Defence Tech”, viene chiamata DIME che significa “Dense Inert Metal Esplosive” si tratta di un involucro di carbonio che al momento dell’esplosione si frantuma in piccole schegge e nello stesso momento fa esplodere una carica che spara una lama di polvere di tungsteno caricata di energia che brucia e distrugge con un’angolatura molto precisa quello che incontra nell’arco di quattro metri.

Questa tecnologia si inserisce nella nuova classe di armi “a bassa letalità” che minimizzano i danni collaterali e circoscrivono in uno spazio ristretto gli effetti letali.

"Negli ospedali di Gaza - ha dichiarato all'agenzia MISNA il dottor Hassinen Mouawia, direttore generale dei servizi di pronto soccorso nella Striscia di Gaza presso il ministero della Sanità dell'Autorità nazionale palestinese - i medici stanno fronteggiando una situazione davvero difficile, peggiorata anche dall'assedio in cui siamo costretti a vivere nella Striscia di Gaza come in un carcere a cielo aperto: molti feriti sono morti per la gravità di ferite provocate da armi 'diverse' rispetto a quelle tradizionali finora usate dall'aviazione israeliana", aggiungendo che nessun nuovo caso è stato registrato dopo il mese di agosto. Secondo il dirigente, dal rapimento di un sottufficiale israeliano lo scorso 25 giugno da parte di estremisti palestinesi, fino ad oggi nella Striscia di Gaza sono stati uccisi 286 palestinesi e oltre 4.200 feriti.

 

"Caratterizzazione chimica e morfologica di frammenti solidi prodotti in esplosioni di ordigni bellici"

Download documentazione

File 1 (7.4MB, rar)

File 2 (10.8MB, rar)

Carmela Vaccaro, Maria Rita Bovolenta e Maria Aida Conte
Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Ferrara
Centro di Microscopia Elettronica di Ferrara
I.G.G.- CNR - Roma

Nella presente relazione preliminare attraverso l’elaborazione dei dati ottenuti con l’osservazione e microanalisi qualitativa in microscopia elettronica a scansione (SEM) sono stati caratterizzati alcuni frammenti di materiale solido prelevati in ferite prodotte da esplosione di ordigni bellici, messi a disposizione per lo studio dal Dr. Masella e Dr. Torrealta della Rai che a loro volta li hanno acquisiti da medici che operano presso l’Ospedale di Gaza. Le analisi eseguite presso il Centro di Microscopia Elettronica di Ferrara hanno riguardato: - 2 campioni centimetrici di cui uno con aspetto “scoriaceo” (A) e presenza di fibre superficiali ed un secondo, (B), con aspetto più massivo e lucentezza metallica; - alcuni piccoli frammenti di dimensioni millimetriche. Tutti i campioni hanno mostrato elevata conducibilità, pertanto l’osservazione ed analisi è stata effettuata senza la necessità di rivestimento. Questo ha permesso di rilevare la presenza di carbonio, senza il dubbio che potesse rappresentare un componente aggiunto dalla procedura di metallizzazione che come è noto può essere eseguita ad oro o a grafite preliminarmente alle microanalisi al SEM.

Discussione dei risultati
Le schegge fin ad oggi esaminate indicano come componente principale il Carbonio presente probabilmente sia in forma elementare sia in composti con l’ossigeno (l’analisi diffrattometrica potrà contribuire a chiarire lo stato fisico dei campioni). Prevale comunque il carbonio elementare sia per l’elevata concentrazione di questo elemento sia per il comportamento conduttivo dei campioni.
Sono sempre presenti impurità che in molti casi sono costituite da silice e da ossidi di alluminio e/o magnesio ma sono anche state rilevate tracce di ossidi di elementi di transizione, in prevalenza rappresentati da ferro, rame, piombo e stagno. In alcuni punti analisi tali elementi sono stati rilevati in concentrazioni significativamente elevate, per cui pur trattandosi di analisi semiquantitative, esse indicano contenuti importanti di elementi classificabili come tossico-nocivi (esempio è l’analisi semiquantitativa del campione B scheda 44 in cui sono state stimate concentrazioni atomiche di Sn e Pb pari, rispettivamente, al 16% e al 4% oppure concentrazioni atomiche di Sn del 43% nel punto analisi del campione B corrispondente alla scheda 64; significative sono anche le elevate concentrazioni di rame che in molti punti analisi hanno mostrato valori oscillanti intorno al 4-5% con punte fino al 14 di percentuale atomica – campione B scheda 59 –). Va segnalata la quasi costante presenza di S, Cl, P in % atomiche generalmente < 1%, e, in alcuni punti, di Bromo (elemento non sempre presente) con concentazioni atomiche intorno all’1%.
Possibili considerazioni sull’origine e il ruolo di questi elementi richiedono ulteriori indagini analitiche ed un approfondimento sui dati acquisiti. A tutt’oggi, pertanto non è possibile chiarire l’origine degli elementi presenti nella matrice carboniosa, se siano essi parte della matrice stessa o legati alla formulazione dell’esplosivo oppure al contributo di schede e materiale elettronico presenti nell’esplosivo, utili a migliorarne l’efficienza.


Allegato
Il microscopio elettronico a scansione permette l’osservazione e la caratterizzazione di superfici di materiali eterogenei solidi, organici ed inorganici.
Il microscopio elettronico a scansione (SEM) è costituito da una colonna sotto vuoto, nella quale è contenuto un cannone elettronico da cui vengono emessi elettroni, accelerati per mezzo di una differenza di potenziale tra un catodo ed un anodo. La sorgente di elettroni è in genere un filamento di tungsteno riscaldato dal passaggio di corrente. La superficie è indagata facendo compiere agli elettroni un movimento di scansione.
I segnali emessi dal campione sono raccolti da un rivelatore, che registra l’intensità di emissione in funzione della posizione e li trasforma in impulsi elettrici che modulano la luminosità di diversi punti di uno schermo. Normalmente i tipi di segnali utilizzati sono:
· Elettroni secondari, prodotti dall’interazione tra gli elettroni del fascio incidente e gli elettroni di conduzione, debolmente legati al solido. Essi vengono impiegati per lo studio della morfologia e consentono di visualizzare su uno schermo l’immagine del campione analizzato e di poterne osservare la morfologia;
· Elettroni retrodiffusi, detti anche “backscattered” poiché si ottengono dalla diffusione elastica di elettroni del fascio, che collidono con gli atomi del campione.
Essi forniscono l’immagine topografica del campione, con tonalità di colori chiaro- scuri; la percentuale di elettroni retrodiffusi cambia al variare del numero atomico degli elementi irraggiati ed è maggiore per gli elementi più pesanti (toni chiari).
Le caratteristiche intrinseche di tale tecnica microscopica sono: la facilità di preparazione dei provini, la semplicità d’osservazione di superfici irregolari, la possibilità di ottenere ingrandimenti fino a 5*104 X ed infine la possibilità di determinare, con l’ausilio di un rivelatore a stato solido di raggi X (XRF-EDS O EDAX) la composizione chimica della zona esplorata.
Per le analisi è stato utilizzato il microscopio elettronico a scansione Cambridge Stereoscan S-360, dotato di rivelatore per microanalisi INCA Energy "300"- Oxford Instruments. (installato presso il Centro di Microscopia elettronica di Ferrara).
Ciascun campione è stato posizionato su un supporto adesivo di grafite; la superficie dei campioni osservati non è stata “metallizzata”, ovvero rivestita con conduttore metallico, in quanto è stato verificata un’elevata conducibilità del materiale e quindi la non possibilità di accumulo di elettroni sulla superficie del campione da analizzare.

LE FOTO >> le immagini fotografiche visualizzabili seguendo questo link sono particolarmente crude ed emotivamente scioccanti >>


Progettate e costruite da Usa e Israele
Nuove mostruose armi al plasma e a microonde
Lo scopo: "disciplinare le folle". Usate in Iraq, Libano e Gaza
Americani e israeliani non solo hanno usato più volte almeno in Iraq, Gaza e Libano armi proibite quali le bombe al fosforo o le bombe a grappolo ma hanno anche sperimentato "sul campo" una nuova generazione di armi letali del tipo al plasma e a microonde. Armi che non sparano proiettili ma fasci di energia di vario tipo.
Una prima segnalazione sull'uso di queste armi si era avuta durante la fase finale dell'aggressione imperialista all'Iraq con la presa di Baghdad da parte delle truppe imperialiste occupanti. Testimoni riferivano della battaglia avvenuta nel 2003 per la conquista dell'aeroporto di Baghdad da parte dei marines americani dove avevano assistito alla distruzione di un autobus "accartocciatosi come un vestito bagnato" e all'uccisione di tutti i passeggeri mentre i medici dell'ospedale di Hilla raccontavano di cadaveri "misteriosamente rimpiccioliti". Sulla base di queste testimonianze, i giornalisti di Rai News 24 che già avevano documentato l'impiego da parte degli Usa di bombe al fosforo a Falluja, hanno condotto una nuova inchiesta che ha mostrato come sistemi d'arma a energia diretta, basate sul raggi che possono essere di diverse lunghezze d'onda e capaci di bruciare a distanza qualunque bersaglio, siano già stati provati sul terreno quantomeno in forma "sperimentale".
Diverse le prove sull'uso di tali armi in Iraq cui si sono aggiunte quelle di un impiego recentissimo durante le aggressioni sioniste a Gaza e in Libano.
Alla fine del luglio scorso il ministro della Sanità palestinese aveva accusato l'esercito israeliano di avere usato armi non convenzionali contro la popolazione della striscia di Gaza. Si trattava, secondo il ministero, di materiale esplosivo contenente sostanze tossiche o radioattive, che bruciano e lacerano la carne di chi le inala e lasciano deformazioni a lungo termine agli arti e anche alle parti interne dei corpi. I medici dell'ospedale di Gaza confermavano che fra il 24 giugno e i primi di agosto avevano registrato almeno 150 persone uccise, di cui 40 bambini, e più di 550 feriti, in gran parte bambini, donne e anziani colpiti da armi non convenzionali. Un chirurgo dell'ospedale di Shifa aveva denunciato che "i corpi di molte delle vittime sono giunti completamente fusi. Al punto di assumere un colore scuro come il carbone. Spesso erano letteralmente spezzati. I feriti, invece, presentavano delle zone del corpo gravemente ustionate, con le bruciature che avanzavano all'interno fino alle ossa distruggendo muscoli e organi. Alcuni dei feriti avevano le ossa degli arti completamente esposte e bruciate, senza più tessuti sopra". Colpiti da "armi che causano dei gravi danni interni, al fegato, all'intestino, alla milza. Bruciature che, evidentemente, non sono provocate dal fuoco, ma da qualcosa di sconosciuto per noi".
Feriti e morti con armi non convenzionali erano denunciati da medici di ospedali libanesi in Libano durante la recente aggressione sionista al paese mediorientale. Secondo una organizzazione umanitaria americana alcuni morti sembravano colpiti da ordigni termobarici. Armi che producono una devastante onda d'urto e un micidiale impatto termico sulle persone che si trovano nelle vicinanze, "prosciugando" di fatto i corpi dall'acqua che contengono. Un effetto che producono anche le armi a microonde.
Un vasto e articolato programma di ricerca e sviluppo di nuove armi letali a energia diretta è ufficialmente in corso da molti anni negli Usa ed è stato finanziato sia dall'amministrazione democratica di Clinton che da quella repubblicana di Bush. Una nuova arma a microonde "antisommossa" costruita dalla Raytheon, denominata "Sceriffo", è montata su gipponi Humvee. L'esercito Usa ha impiegato almeno tre di questi automezzi in Iraq, altri probabilmente in Afghanistan. Le aziende produttrici le presentano come utili al "disciplinamento delle folle", per la "gestione della sicurezza interna", ovvero nella repressione di manifestazioni con armi a microonde, al plasma o laser.
Di questa generazione di strumenti di morte fa parte anche il cosiddetto raggio del dolore, uno strumento non letale studiato per infliggere un dolore insostenibile, da impiegare nel corso di interrogatori o nelle manifestazioni per garantire "l'ordine pubblico".
Fra queste armi vi è il Taser capace di colpire un bersaglio umano a 8 metri distanza e stordirlo con una scarica elettrica di 60 mila volt. L'onda elettrica scaricata dai proiettili causa il blocco istantaneo del sistema nervoso e la paralisi temporanea. Può quindi causare fibrillazione ventricolare e di conseguenza l'infarto.
Il Taser è regolarmente utilizzato da più di 8.500 agenzie e dipartimenti di polizia americani, e i soldati ne facevano già uso in Afghanistan. I cittadini che ne possiedono uno negli Stati Uniti sono circa 100 mila e, già da tempo, alcuni modelli di Taser vengono utilizzati nelle scuole per sedare risse tra ragazzi. L'arma è diffusa anche in Europa, soprattutto in Francia, dove il ministro degli Interni Nicolas Sarkozy ha annunciato l'intenzione di fornirne 3 mila alle Brigate anti-criminalità (Bac) entro il 2007.


4 ottobre 2006 www.pmli.it


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