inserito
16 Settembre 2008

Proibizionismo
delirante
14 settembre
2009 Jacopo
Fo
Proibire per
alcuni e'
una
metodologia
esistenziale.
Sono
convinti che
proibendo il
male questo
scompaia. La
realta' che
l’esperienza
pratica di
questo
principio ci
offre e' ben
diversa.
Proibire
comportamenti
di massa non
serve a un
fico secco,
anzi
sortisce
effetti
contrari. Vi
presentiamo
in anteprima
mondiale un
capitolo di
un libro che
sto
preparando
con mia
figlia
Mattea sulle
leggi
italiane
contro il
consumo di
marijuana.
Capitolo 1
Proibire
le droghe e'
utile?
Sarebbe
bello se
tutte le
persone
trovassero
il loro
equilibrio e
riuscissero
a dare un
senso alla
loro vita.
Ma cosi' non
e' e molti
fanno fronte
al dolore di
vivere
utilizzando
varie
sostanze
chimiche. Si
tratta di un
problema
sociale e
umano enorme
ed e' giusto
che lo Stato
si impegni
per arginare
questo
fenomeno.
La nostra
convinzione
e' che
l’azione
contro l’uso
delle
sostanze
stupefacenti
della
maggioranza
degli Stati
sia
inefficace
perché
profondamente
irrazionale.
Innanzi
tutto si fa
una
distinzione
arbitraria
tra le
sostanze
stupefacenti.
L’alcol e'
una droga
estremamente
potente che
come vedremo
provoca ogni
anno venti
volte piu'
morti di
tutte le
droghe
considerate
illegali e
danni
sociali
altrettante
volte piu'
gravi. Negli
Usa tra il
1920 e il
1933 si
vieto' il
consumo di
alcol.
Quando dopo
13 anni di
proibizionismo
il
parlamento
abrogo'
questo
divieto
votarono a
favore della
liberalizzazione
il 73% degli
onorevoli.
Una
maggioranza
schiacciante.
Come mai il
proibizionismo
fu abrogato?
Semplicemente
perché la
maggioranza
degli
americani si
era resa
conto che
produceva
piu' danni
dei benefici
che offriva.
Tredici anni
di
repressione
durissima
non avevano
intaccato il
consumo di
alcol
creando
invece la
necessita'
per chiunque
volesse bere
un goccetto
di
finanziare
il mercato
illegale. La
malavita
statunitense
si era
arricchita
enormemente
arrivando ad
avere mezzi
economici
tali da
renderle
possibile la
corruzione
di un numero
enorme di
poliziotti e
giudici. Gli
Usa
pullulavano
di locali
che facevano
dollari a
palate
mischiando
alla vendita
di alcol
l’esercizio
della
prostituzione,
delle
scommesse
clandestine,
della
ricettazione
e di altre
attivita'
illegali che
fiorirono
prepotentemente
sulla scia
del
commercio
degli
alcolici.
Inoltre la
giustizia
americana si
trovo' a
mandare in
prigione
molti
cittadini
per altro
probi,
colpevoli
solo di
desiderare
prendersi
una sbornia
ogni tanto.
Infine, le
bevande
vendute
dalla
malavita
erano spesso
di pessima
qualita',
con aggiunte
di ogni
sorta di
schifezza e
questo
provoco'
danni alla
salute dei
bevitori
maggiori di
quelli
provocati
dal consumo
di alcol di
buona
qualita'.
Alla fine ci
si rese
conto che
continuare
sulla via
del
proibizionismo
avrebbe dato
una tale
forza alla
malavita e
avrebbe
corrotto la
vita
pubblica
americana a
un tale
livello che
i vantaggi
del divieto
erano molto
inferiori
dei disastri
che
produceva.
Semplicemente
e'
impossibile
vietare a
milioni di
persone di
bere se
desiderano
fortemente
farlo. E’
possibile
invece
convincere
le persone a
smettere di
consumare
prodotti
nocivi o
limitarne il
consumo.
Questo e'
accaduto, ad
esempio, con
il fumatori
di tabacco,
da anni in
costante
diminuzione
nei paesi
occidentali,
grazie a una
imponente
campagna di
informazione,
la
tassazione,
il divieto
di vendita
ai minori e
la
limitazione
degli spazi
dove il
consumo e'
consentito.
Anche
l’informazione
sui pericoli
legati al
consumo di
alcol, anche
se piu'
lentamente
che rispetto
al consumo
di tabacco,
sta dando
risultati.
Il numero
dei
consumatori
di quantita'
eccessive di
alcol in
Italia e'
notevole ma
in
diminuzione.
L’elaborazione
dell’Indagine
Multiscopo
ISTAT 2002
“Stili di
vita e
condizioni
di salute”
effettuata
dall’Istituto
Superiore di
Sanita'
stima in
circa 36
milioni i
consumatori
di bevande
alcoliche in
Italia,
20.500.000
maschi e
15.500.000
femmine; di
questi il
14,2 %
(7.136.000
circa)
dichiara
consumi
alcolici
eccedenti i
limiti
massimi
indicati
dalle Linee
Guida per
una sana
alimentazione
in maniera
prevalente
tra le
consumatrici
(19,1 %)
rispetto ai
maschi (9,2
%).”
Il numero
dei forti
consumatori
di alcol
rappresenta
una
percentuale
del 14,4%,
sul totale
dei
consumatori,
un dato in
decrescita
dal 1993
quando i
forti
consumatori
erano il
18,6% del
totale.
(Fonte:
Sintesi
della
presentazione
di Emanuele
Scafato in
occasione
dell’Alcohol
Prevention
Day 2005.
Roma , 21
Aprile,
Istituto
Superiore di
Sanita'.
http://www.iss.it/binary/ofad/cont/scaf%20apd%20rel.1114598114.pdf)
Una
diminuzione
di quasi un
quarto delle
persone a
rischio
alcolismo,
in 9 anni
non e' un
grande
risultato,
ma e'
comunque un
segnale
positivo,
ottenuto
senza
utilizzare
particolari
divieti,
grazie alla
crescita
della
cultura del
benessere e
della cura
del corpo. E
c’e' da dire
che lo Stato
non si e'
proprio
impegnato
contro
l’alcolismo
nonostante i
terribili
danni che
provoca.
Come vedremo
in seguito,
secondo i
dati della
relazione
del governo
sulle
droghe,
l’alcol ha
provocato,
nel 2006,
addirittura
24mila
morti. Non
ci sono
state
campagne di
informazione
in tv, corsi
nelle scuole
ne altre
iniziative
degne di
nota. Che
cosa sarebbe
successo se
invece lo
Stato avesse
fatto il
possibile
per
dissuadere i
cittadini
italiani a
esagerare
con l’alcol?
Secondo i
dati
dell’Istituto
superiore
della
Sanita' in
Italia anche
il fumo di
tabacco
provoca
danni
notevoli che
sono
quantificati
in 80mila
morti
all’anno
circa. Anche
qui
osserviamo
che si sta
verificando
una
diminuzione
dei consumi
in tutti i
paesi
industrializzati.
Questo
grazie alle
grandi
campagne
anti tabacco
patrocinate
dai media e
forse anche
grazie alle
scritte
terroristiche
stampate sui
pacchetti di
sigarette.
Dal 2003 al
2005 grazie
a questa
attenzione
dei media il
consumo in
Italia era
diminuito di
piu' di 10
milioni di
tonnellate
all’anno.
A prima
vista
parrebbe che
in questa
diminuzione
del danno
abbia
giocato
anche la
bordata di
divieti
decisa da
Sirchia nel
2005. Ma i
dati del
2006
dimostrano
esattamente
il
contrario. I
divieti sono
arrivati
quando il
consumo del
tabacco
stava
diminuendo
spontaneamente.
In un primo
momento
questi
divieti
hanno
accompagnato
la
decrescita
senza
incrementarla
in modo
particolare
ma a
distanza i
due anni si
scopre che i
consumi
hanno smesso
di diminuire
e anzi si e'
registrato
un aumento
di un
milione di
tonnellate
di sigarette
fumate in
piu'.
(Fonte:
http://www.tuttotrading.it/granditemi/fumo/070131eurobarometrofumoincalocondivieto.php
)
I divieti
incattiviscono
i
consumatori
e rendono
piu'
affascinanti
le sigarette
per i
giovani?
Sembrerebbe
proprio di
si'.
Il
proibizionismo
non paga.
Gli
psicofarmaci
fanno molto
male ma
nessuno
penserebbe
mai di
vietarli.
In farmacia
sono
legalmente
in vendita
centinaia di
tipi di
droghe
estremamente
potenti,
capaci di
provocare
effetti
negativi a
breve e
lungo
termine.
Queste
sostanze
sono da
molti
sospettate
di essere
causa di
svariati
malanni,
tendenze
suicide,
aggressivita',
comportamenti
asociali.
Per rendersi
conto di
quanto gli
psicofarmaci
siano
potenti
citiamo un
articolo
dell’Observer:
“La droga
per i
bambini: il
Ritalin ha
effetti sul
cervello
piu' potenti
di quelli
della
cocaina.
Usando il
brain
imaging
(tecnica
usata per
registrare
immagini che
si ipotizza
rappresentino
fedelmente
le
variazioni
dell’attivita'
neurale
regionale),
degli
scienziati
hanno
scoperto che
in forma di
pillole, il
Ritalin -
assunto da
centinaia di
migliaia di
bambini
inglesi e da
quattro
milioni di
bambini
negli Stati
Uniti -
satura quei
neurotrasmettitori
che sono
responsabili
dell’euforia
sperimentata
dai
consumatori
di droga,
piu' che la
cocaina
inalata o
iniettata.”
(Fonte: di
Jean West
The Observer
http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__354.pdf)
Anche la
Federal
Drugs Agency
(FDA) inizia
a porsi il
problema. In
particolare
si osserva
che con
l’uso degli
psicofarmaci
raddoppiano
le tendenze
suicide.
Da una
meta-analisi
pubblicata
dagli
Archives of
General
Psychiatry
risulta che,
in bambini e
adolescenti
trattati con
antidepressivi,
la
probabilita'
di
sviluppare
suicidalita'
e' quasi
doppia
rispetto a
quelli
trattati con
placebo.
Quella dell’FDA
e' la
revisione
finale di
una serie di
dati
disponibili
gia' da
alcuni anni,
finora
tenuti sotto
il piu'
stretto
riserbo.
Gia'
nell’agosto
2004 la
notizia era
trapelata
dopo alcune
dichiarazioni
di Andrew
Mosholder,
esperto
dell’ufficio
FDA
incaricato
alla
valutazione
della
sicurezza
dei farmaci.
Queste
dichiarazioni
avevano
suscitato la
reazione
piccata dei
vertici FDA,
indispettiti
dalla
violazione
delle regole
di
discrezione.
Dopo la
valutazione
di dati
ancor piu'
recenti, l'FDA
e' giunta
alla
conclusione
che la
percentuale
di rischio
per la
suicidalita'
per i
farmaci
antidepressivi
disponibili
e' di 1,95.
Irving Kirsh,
professore
di
Psicologia
alla
University
of Plymouth
afferma: “Ci
sono tre
fattori da
considerare:
il rischio,
il beneficio
e le
alternative.
I benefici
degli
antidepressivi
rispetto al
placebo nei
bambini non
sono
clinicamente
significativi.
D’altra
parte, la
risposta al
placebo
appare
sostanziale.
Cio'
significa
che si
riescono ad
ottenere gli
stessi
benefici con
praticamente
ogni
trattamento.
E allora
perché
sceglierne
uno che puo'
far
aumentare il
rischio di
suicidio?”.
(Fonte:
Yahoo News
da
Nopsych.it.
26 marzo
2006)
Si stima che
a 17 milioni
di bambini,
in Italia
30.000,
vengono
prescritti
farmaci e
droghe che
alterano la
mente.
Questi dati
assumono una
valenza
piuttosto
preoccupante,
basti
pensare
anche a
quanto
affermato
dal dott.
Elliot
Valenstein,
biopsicologo,
autore di
Incolpare il
cervello:
“E' un fatto
consolidato
che i
farmaci
usati nel
trattare un
disturbo
mentale, per
esempio,
possono
indurre un
mutamento
biochimico
duraturo e
perfino
mutamenti
strutturali
[anche nel
cervello],
che nel
passato sono
stati
ipotizzati
essere la
causa del
disordine,
ma
potrebbero
realmente
essere un
effetto del
trattamento
stesso.”
Solo
nell’ultimo
anno e
mezzo, in
cinque
diversi
Paesi sono
stati
pubblicati
18 allarmi
governativi
sui
pericoli,
fino ad
allora
nascosti,
relativi a
farmaci
psichiatrici
che
evidenziavano
effetti
secondari
tra cui:
dipendenza
da questi
psicofarmaci,
mania,
ostilita',
aggressione,
psicosi,
suicidio e
violenza.
(Fonte:
http://suicidi.splinder.com/post/7587207/FDA:+antidepressivi+nei+bambin
)
Altri dati
sugli
effetti
degli
psicofarmaci
li troviamo
nel libro:
“Gli
inquietanti
effetti
collaterali
degli
psicofarmaci”
di Luciano
Gianazza,
Nuovi Mondi
Media.
“Alcuni
ricercatori
indipendenti,
non
sovvenzionati
dalle case
farmaceutiche
hanno
rilevato che
alcuni
psicofarmaci
causano
nelle
persone che
li prendono
tendenza al
suicidio e
atteggiamenti
violenti. E
piu' di 200
azioni
legali sono
state
indette
contro la
Eli Lilly,
Pfizer e
GlaxoSmithKline,
i produttori
rispettivamente
del Prozac (fluoxetine),
Zoloft (sertraline)
e Paxil (paroxetine)
per essere
risarciti da
suicidi o
omicidi da
parte di
pazienti
pochi giorni
o settimane
dopo che
furono
prescritti
loro uno o
piu' di
questi
psicofarmaci…
Il Prozac e'
stato
immesso sul
mercato
degli Stati
Uniti dalla
Eli Lilly
nel gennaio
1988. Zoloft
e Paxil sono
subentrati
rispettivamente
nel dicembre
1991 e nel
dicembre
1992. Circa
45.000
rapporti di
reazioni
avverse al
Prozac sono
stati
registrati
dalla FDA.
Questi
includono
rapporti di
circa 2500
morti, con
la
stragrande
maggioranza
collegata a
suicidio o
violenza… Il
Dr. Martin
Teicher,
della
Harvard
Medical
School, nel
1990 ha
riportato
che lui e i
suoi
colleghi
avevano
osservato
tendenza al
suicidio in
sei pazienti
che
prendevano
il Prozac.
Piu'
recentemente,
il Dr. David
Healy, un
esperto sul
sistema
della
serotonina
del cervello
e il
direttore
del North
Wales
Department
of
Psychological
Medicine
all'Universita'
del Galles,
ha stimato
che
“probabilmente
50.000
persone
hanno
commesso
suicidio a
causa del
Prozac dal
suo esordio,
una cifra
molto piu'
alta del
numero di
quelli che
avrebbero
commesso
comunque
suicidio se
non fossero
stati
curati.”
Insomma, gli
psicofarmaci
sono vere e
proprie
droghe
assimilabili
alle droghe
pesanti e
hanno
effetti
enormi su
chi li
consuma. Non
sappiamo
molto su
questi
effetti
anche perché
le case
farmaceutiche
fanno il
possibile
per
insabbiare
tutte le
ricerche che
provano i
danni del
consumo di
massa degli
psicofarmaci.
Ma i
sospetti
continuano
ad
aumentare.
Ad esempio,
alcuni hanno
notato che
la
maggioranza
dei giovani
che in Usa
hanno
compiuto
massacri
nelle scuole
erano sotto
psicofarmaci.
E si pensa
che queste
sostanze
assunte come
medicine
invece di
inibire i
comportamenti
violenti li
abbiano
sollecitati.
“L’uso di
psicofarmaci
e' il
denominatore
comune di
otto recenti
sparatorie
scolastiche.
Nei casi
rimanenti,
il dossier
medico non é
mai stato
reso noto,
lasciando il
dubbio sul
fatto che vi
fosse stato
o meno uso
di queste
sostanze:
21 maggio
1998 -
Springfield,
Oregon: il
quindicenne
Kip Kinkel
uccide i
suoi
genitori e
poi si reca
a scuola
dove fa
fuoco su
altri
studenti che
si trovavano
nella
caffetteria,
uccidendone
due e
ferendone
22. Kinkel
stava
assumendo
Prozac.
16 aprile
1999 - Notus,
Idaho - il
quindicenne
Shawn Cooper
svuota due
caricatori
sparando
all’impazzata
e mancando
per un pelo
diversi
compagni di
scuola: era
in cura con
un mix di
antidepressivi.
20 aprile
1999 -
Columbine,
Colorado: il
18enne Eric
Harris era
in cura con
il Luvox, un
antidepressivo,
quando lui e
il suo
compagno
Dylan
Klebold
ammazzarono
12 compagni
di classe ed
un
insegnante,
ferendone
altri 23
prima di
suicidarsi.
Il medico
legale
confermo' la
presenza
dell’antidepressivo
nel sangue
di Harris,
mentre
l’autopsia
di Klebold
non fu mai
resa
pubblica.
20 maggio
1999 -
Conyers,
Georgia: il
quindicenne
T.J. Solomon
era in cura
con un mix
di
antidepressivi
quando ha
fatto fuoco
sui suoi
compagni di
classe
ferendone
sei.
7 marzo 2000
-
Williamsport,
Pennsylvnania:
la
quattordicenne
Elizabeth
Bush era
sotto Prozac
quando ha
sparato a
compagni di
scuola a
Williamsport,
ferendone
uno.
22 marzo
2001 - El
Cajon,
California:
il
diciottenne
Jason
Hoffman si
trovava
sotto
l’effetto di
due
antidepressivi
- Effexor e
Celexa -
quando ha
fatto fuoco
nel suo
liceo
ferendo
cinque
persone.
10 aprile
2001 -
Wahluke,
Washington:
il sedicenne
Cody
Baadsgaar si
reca a
scuola con
un fucile e
tiene sotto
sequestro 23
compagni di
classe ed un
insegnante
dopo avere
assunto
un’alta dose
di Effexor,
un
antidepressivo.
21 marzo
2005 -
Riserva
Indiana di
Red Lake,
Minnesota:
il sedicenne
pellerossa
Jeff Weise
era sotto
l’influenza
di Prozac
quando ha
sparato a
scuola
ammazzando
nove persone
e ferendone
cinque prima
di
suicidarsi.
28 settembre
2006 -
Bailey,
Colorado:
Duane
Morrison, 53
anni, entra
nel liceo di
Platte
Canyon e
spara,
uccidendo
una ragazza
e abusando
sessualmente
di altre
sei. Nella
sua auto
sono stati
trovati
antidepressivi.
(Fonte:
http://www.disinformazione.it/psicofarmaci_violenza.htm)
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