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inserito il 27 ottobre 2007

Veltroni, la Cina e il boicottaggio dei Giochi

Alzare la voce con Pechino

di Piero Ostellino 17 ottobre 2007 www.corriere.it

Il segretario generale del Partito comunista cinese Hu Jintao — la notizia è di ieri — ha detto al 17º congresso del partito: «La nostra crescita economica si è realizzata a costi umani e ambientali eccessivamente elevati. È necessaria una correzione». Non è molto. Ma è già un primo successo per quella parte del mondo libero che si batte per i diritti civili nella Repubblica popolare cinese, contro l'armamento nucleare dell' Iran antisemita e ha fatto sentire la sua protesta di fronte alla repressione della rivolta dei monaci buddisti in Birmania. La questione riguarda anche l'Italia, che a qualcuno è parsa distratta di fronte al dramma birmano e troppo timida nei confronti della Cina e dell'Iran. Dice al riguardo Goffredo Bettini, braccio destro di Walter Veltroni: «La Cina è il supporto fondamentale della dittatura birmana e l'Occidente è troppo prudente. Anche l'Italia continua a fare i suoi affari come se nulla fosse. Non capisco come si possa, senza concreti atti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi».
Quella di Bettini è una posizione prettamente morale, peraltro condivisa da altri, come Bernard Henry- Levy e Alberto Asor Rosa, che si sono entrambi pronunciati uno sul Corriere, l'altro su Repubblica — per il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino se il governo cinese non si impegnerà, dice Asor Rosa, «sulla libertà di parola». Di contro, più attenti alle ragioni del realismo politico, anche se ovviamente non indifferenti sul piano etico, ci sono il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e quello per il Commercio estero, Emma Bonino, nei confronti dei quali sono, forse, indirizzati gli strali di Bettini. Probabilmente, la giusta misura sta nel mezzo. Le parole di Bettini riflettono una forte attenzione all'«etica dei principi», in base alla quale la loro difesa deve essere assoluta e poi — come si suole dire — le cose vadano come vadano. L'atteggiamento di D'Alema e della Bonino riflette, invece, un'attenzione politicamente più articolata all'«etica della responsabilità », in base alla quale, con la difesa dei principi, ci si preoccupa anche delle sue conseguenze. Quella del braccio destro di Veltroni è una scelta etica «senza se e senza ma», tipica da parte di chi non ha responsabilità di governo dirette; quella dei due ministri è il comportamento proprio di ogni uomo di governo abituato a pesare i pro e i contro delle proprie scelte, comprese quelle etiche.
È difficile dare ragione all'uno e torto agli altri o viceversa. La Cina e l'Iran sono importanti partner economici e commerciali dell'Italia. Sarebbe irresponsabile non tenerne conto. Ma ad aiutare a capire quale sia l'atteggiamento corretto è ancora Hu Jintao: «Se la Cina si isola dal mondo non progredisce, ma il mondo senza la Cina non può godere di prosperità e di stabilità ». Significa che — lo diceva già un grande economista del Settecento, Adam Smith, e lo ha ripetuto più recentemente un altro economista liberale, Milton Friedman — in un rapporto economico e commerciale il vantaggio è reciproco: chi vende ha un interesse a vendere uguale a quello di chi compra a comprare. Altrimenti il rapporto non nasce neppure.
Dunque, una nostra ferma presa di posizione etico- politica sui diritti civili in Cina, né più né meno che nei confronti dell'Iran nucleare — senza arrivare necessariamente al boicottaggio delle Olimpiadi cinesi, che provocherebbe solo un irrigidimento di Pechino senza alcun risultato pratico — non danneggerebbe i nostri interessi economici e commerciali con i due Paesi. Ma, almeno, darebbe un segnale forte che l'Italia ha una politica estera. E qualche principio.


 

Birmania: Asianews, boicottare Olimpiadi pechino 2008

16 ottobre 2007 alle 15:16 — Fonte: repubblica.it

A lanciare la proposta provocatoria è AsiaNews che, in una nota a firma del missionario e scrittore Piero Gheddo, chiede alla comunità internazionale di boicottare il grande evento sportivo per attirare l’attenzione sulla Birmania, dove “la situazione è nettamente peggiorata: l’Onu — spiega Gheddo — è bloccata da Cina e Russia e sta tramontando l’interesse dell’Occidente per i monaci buddhisti e il popolo birmano, mentre la pesante repressione dei militari è giunta fin dove non erano arrivati nemmeno gli spietati imperatori di un tempo”. “Da anni — rileva l’agenzia del Pime — la Cina ha investito miliardi e miliardi di dollari nel preparare le Olimpiadi e ci gioca la sua ‘faccia’ a livello mondiale.

Vuole apparire un paese moderno, ricco, evoluto, organizzato, affidabile. La minaccia condivisa da molti popoli di un boicottaggio di quell’evento storico per i dirigenti cinesi è peggio di qualsiasi altro insuccesso o bancarotta”. “Fra due, tre mesi — scrive Gheddo — il popolo birmano sarà di nuovo stabilmente sotto il tallone di ferro delle armi birmane e cinesi, chissà per quanti decenni ancora. E noi saremo qui a consolarci facendo marce e fiaccolate e tentando il dialogo con i satrapi birmani e i loro protettori cinesi”. Ma, si chiede AsiaNews, “è possibile che la Cina continui ad opprimere (o aiuti chi opprime) i diritti umani in Tibet, in Birmania, in Darfur e altrove e sia considerata intoccabile per motivi economici? Sono autentici i nostri pacifismi e le nostre proteste per le violazioni dei diritti dell’uomo? ”.


08/08/2006 12:21 www.asianews.it
Cina
Fra 2 anni le Olimpiadi: Pechino si prepara, ma senza diritti umani
Inizia oggi il conto alla rovescia per la preparazione dei Giochi olimpici nella capitale cinese. Tante manifestazioni, molta propaganda, molte accuse alle violazioni di diritti umani. Alcune organizzazioni chiedono ad atleti e comitati olimpici il boicottaggio pubblico.

Pechino (AsiaNews) Fra due anni esatti, l'8 agosto 2008, alle 8 di sera (n.b.: l'8 è il numero della fortuna in Cina), tutti gli occhi del mondo saranno puntati sulla capitale cinese, dove si svolgerà la cerimonia di apertura della XXIX Olimpiade. Secondo informazioni ufficiali, oggi per celebrare l'evento, almeno 1 milione di persone invaderanno i parchi di Pechino per fare esercizi di ginnastica e dare il via al conto alla rovescia. In programma anche una rappresentazione teatrale per i bambini, aventi come protagonisti le mascotte dei Giochi. Ad una conferenza stampa, Wang Wei, vice-direttore esecutivo del Comitato per i Giochi di Pechino, ha affermato che anche i lavori di preparazione sono a buon punto. Pechino ha aperto cantieri per approntare 31 aree per le gare e 76 aree per gli allenamenti. Sei aree sono fuori Pechino: a Qingdao per la vela; a Hong Kong per i giochi a cavallo;  a Tianjin, Shanghai, Shenyang and Qinhuangdao per le eliminatorie del pallone.

Ieri sono stati presentati al pubblico anche i simboli delle varie specialità agonistiche. Il gruppo di 35 immagini, dal titolo "Bellezza dei caratteri da sigillo", è opera di un gruppo di artisti dell'Accademia centrale delle belle arti e dell'università Qinghua, che si sono lasciati ispirare da antichi caratteri cinesi impressi su ossa oracolari, sigilli e bronzi. Il risultato è insieme efficace, semplice ed elegante. Sempre ieri uno spettacolo di danze etniche ha caratterizzato la giornata al parco delle culture etniche di Pechino.

Varato da tempo anche il sito ufficiale dei giochi, il www.beijing2008.com. In esso, oltre a notizie e fatti su sport, atleti, passate olimpiadi, si può anche contattare il sito per gli aspetti commerciali: acquisto di oggetti ricordo, sponsorizzazione di eventi ecc.

In tutti questi anni la preparazione ai Giochi non è stata sempre tranquilla. Nella capitale vi sono stati espropri violenti di case, demolizioni senza pagamento di indennizzo, corruzioni e bustarelle che hanno coinvolto perfino il vicesindaco di Pechino.

Vi è anche chi si preoccupa che i Giochi siano una grande maschera per nascondere le violazioni ai diritti umani. Ieri il Foreign Correspondents Club in Cina ha chiesto alle autorità di garantire tutta la libertà di stampa che si conviene a un paese ospitante le Olimpiadi. Attualmente molti corrispondenti esteri sono ostacolati nel loro lavoro, non hanno libertà di girare e contattare persone, le loro fonti subiscono violenze e minacce.

Le accuse più pesanti vengono da un gruppo di organizzazioni per i diritti umani, che comprende Olympic Watch (www.olympicwatch.org) , Reporters senza frontiere, Solidarité Chine, la Fondazione Laogai research (che documenta sulla vita nei lager in Cina) e altre. Ieri esse hanno diffuso una dichiarazione in cui domandano ai comitati olimpici, agli atleti e agli sponsor di agire per il rispetto dei diritti umani, minacciando fino al boicottaggio.

"Il Comitato olimpico internazionale, si dice nel comunicato, si rifiuta di guardare in faccia la realtà in cui avranno luogo i Giochi di Pechino 2008" e accusa il Coi di essere "o troppo cinico o troppo incompetente, o entrambe le cose, nel proteggere gli ideali olimpici e prendere una posizione chiara sui continui abusi contro i diritti umani in Cina". Per questo essi chiedono ai comitati olimpici nazionali e ad ogni atleta di iniziare a pensare come attuare proteste, lasciando aperta un'opzione, quella di un "pieno, pubblico boicottaggio dei Giochi di Pechino 2008". La dichiarazione mette pure in luce che gli sponsor delle Olimpiadi hanno una responsabilità speciale per provare che "la loro filosofia economica non passa sopra ad alcun abuso di propaganda nei Giochi e alle violazioni dei diritti umani".


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