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inserito il 27 Gennaio 2009

 

http://www.lastampa.it/ 27/01/2009

Obama vuole un New Deal verde per l'auto

Il presidente: d'ora in poi approveremo unicamente modelli con bassi consumi

 

CORRISPONDENTE DA NEWYORK
La rivoluzione verde di Barack Obama inizia nel segno della California, ovvero della legge «Clean Air Act» voluta dal governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger. Si tratta di un pacchetto di regolamenti che mira a diminuire drasticamente le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera: riduzione del 30 cento entro il 2016 con relativo obbligo per i produttori a mettere sulle strade una nuova generazione di auto, capaci di fare 52,9 km con un gallone (4 litri).

Varando questi provvedimenti nel 2007 Schwarzenegger aveva iniziato un braccio di ferro con l’allora presidente George W. Bush terminato con il veto della Casa Bianca, contraria a concedere ai singoli Stati di regolamentare le emissioni. Ma il nuovo presidente, Barack Obama, inverte la rotta.

L’ordine esecutivo firmato ieri chiede infatti all’Agenzia per l’Ambiente (Epa) di cambiare orientamento e consentire agli Stati di legiferare aprendo la strada non solo alla California ma anche agli altri 13 Stati - Arizona, Connecticut, Maine, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont e Washington - pronti ad applicare gli stessi standard. Tenendo presente che anche altri quattro Stati, inclusa la popolosa Florida, stanno per compiere lo stesso passo, oltre il 40 per cento della popolazione risiede in territori dove gli «standard californiani» sono destinati a entrare in vigore. Ed è proprio su questi numeri che Obama conta per ridurre l’inquinamento prodotto visto che per una quota del 25 per cento viene dalle auto.

«Ci vuole coraggio»
«Per il bene della nostra sicurezza, della nostra economia e del nostro Pianeta dobbiamo avere il coraggio di impegnarci per ridurre la dipendenza dal greggio straniero e sviluppare nuovi tipi di energia che creeranno milioni di posti di lavoro» ha detto Obama, firmando gli ordini esecutivi che obbligano i produttori a mettere su strada i nuovi modelli a partire dal 2011. Il repubblicano Schwarzenegger è stato il primo a plaudire, suggellando la nascita di un’intesa bipartisan: «E’ una storica vittoria per milioni di cittadini che vogliono macchine che consumano meno e rispettano di più l’ambiente».

Gli ambientalisti esultano
Per gli ambientalisti significa che l’era Bush è finita. «Oggi è un nuovo giorno» ha detto Gene Karpinski, presidente della Lega conservazionista. Ma per le case produttrici invece è un brutto colpo. General Motors, Ford, Chrysler e Toyota avevano esercitato forti pressioni su Bush per bloccare le leggi della California, lamentando il fatto che rispettarle avrebbe obbligato a spendere miliardi che non ci sono. Uno studio dell’industria automobilistica attesta che solo sei dei modelli esistenti potrebbero circolare rispettando il «Clean Air Act».
A dare voce allo scontento è stato John Boehner, leader della minoranza repubblicana alla Camera, obiettando: «Nel momento in cui i produttori stanno lottando per tentare di restare a galla salvando posti di lavoro si trovano obbligati a spendere miliardi per rispettare nuovi standard, soldi che potrebbero essere adoperati per l’occupazione».

I prestiti a Detroit
Il riferimento è ai 17,4 miliardi di aiuti che il mese scorso il governo federale assegnò - sotto forma di prestiti - ai tre giganti di Detroit per evitarne l’imminente collasso. Bersagliato dai dubbi dei media sul rischio che Obama abbia compiuto un passo falso, il portavoce Robert Gibb ha ribattuto: «Procediamo verso obiettivi gemelli, creare posti di lavoro e ridurre la dipendenza dal greggio straniero». Ma a Capitol Hill si respira aria di scontro anche perché i repubblicani si preparano alla battaglia contro il pacchetto di stimoli con «spese eccessive». Per la prima volta da dopo le elezioni John McCain critica Obama: «Mi dispiace, non lo potrò votare». Le obiezioni si concentrano su due fronti, l’«eccesso di spesa pubblica» e la «carenza» di tagli fiscali. In questa cornice lo scenario per Obama è di andare ad uno scontro con l’opposizione, con il rischio di esporsi a fughe di voti dal parte dei «Blue Dogs», gli eletti democratici negli Stati del Sud, alfieri del rigore fiscale. Da qui il compito tutto in salita di Timothy Geithner, confermato proprio ieri dal Senato nella carica di ministro del Tesoro.
 

 

 


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