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Verso un Nuovo Ordine Mondiale ? 

Questa grande verità occulta consisterebbe in una cospirazione finalizzata nella creazione di uno stato fascista globale, orchestrata da una società segreta denominata "gli illuminati", rete capostipite controllata dalle 13 famiglie dell’ "élite" che esercitano il proprio controllo sull’umanità attraverso una rete di società segrete. Gli illuminati agiscono come un cancro. Tutte le principali società segrete scelgono scrupolosamente proprie reclute da destinare agli illuminati e tali individui vanno poi a ricoprire in tutto il mondo posizioni di potere. Infestano tutte le razze, le etnie, le religioni e le nazioni, eppure, tanto è efficace la segretezza a compartimenti stagni, che la maggior parte dei membri di queste società non sospetta nulla. Solo un’esigua minoranza, composta da individui appartenenti a particolari famiglie e alla loro progenie, approdano dai vertici ufficiali delle singole società segrete ai gradi degli illuminati, che si trovano ancora più in alto. Sono questi i livelli a cui le società segrete inviano i loro eletti, ma almeno il 95% dei loro membri non sa niente circa l’esistenza di questi livelli, né di chi li occupa e delle loro attività...

 

THINK TANK

I GRANDI SUGGERITORI

"Serbatoi" di pensiero che analizzano le scelte politiche ed economiche dei governi nazionali. Dal dopoguerra ad oggi il potere dei "Think Tank" sullo sfondo delle principali scelte strategiche


Articoli:

PER FARE UN PO’ DI LUCE

L’ELITE CHE VUOLE GOVERNARE IL MONDO: ELETTA DA NESSUNO DECIDE PER TUTTI

NASCITA E SUCCESSO DEI GRUPPI DI PRESSIONE CONSERVATORI

SERBATOI DI IDEOLOGIA E PROGRAMMI POLITICI


“Il  mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fa produrre gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto”.

Nicholas Murray Butler

(Elizabeth, New iersey 1862 — New York 1947)

Presidente della Columbia University

della Carnegie Endowment for International Peace

della Pilgrims Society e membro del Council on Foreign Relations

 

PER FARE UN PO’ DI LUCE:

THINK TANK. LOBBY. SEMINARI E GRUPPI DI STUDIO

Negli ultimi anni grazie alla rilevanza mediatica di alcuni eventi (dall’italianissimo seminario dello Studio Ambrosetti al Forum di Davos) gli osservatori più attenti hanno cominciato a porsi con sempre maggior forza pesanti interrogativi sul rapporto tra politica e gruppi di pressione. Molte delle scelte fatte dai governi, in nome e per conto dei cittadini che li hanno eletti, sono riconducibili alle indicazioni strategiche emerse dai “serbatoi di pensiero”, indipendentemente dallo loro forma (centri studi, associazioni, organizzazioni transnazionali).

Sino alla caduta del Muro l’attenzione di questi organismi era stata prestata soprattutto alle relazioni internazionali, come se all’Intemazionale Socialista le principali forze del mondo capitalistico avessero voluto rispondere con organismi sovranazionali in grado di contrastare l’ideolologia comunista. Uno per tutti: la Trilateral Commission, creata negli anni Settanta per favorire le relazioni tra Usa, Europa Occidentale e Giappone di cui sono stati membri, tra gli altri, Gianni Agnelli a Giorgio Benvenuto.

Ma poco per volta questi organismi hanno assunto un ruolo crescente anche nell’indirizzare le politiche economiche di molti Stati sovrani. Temi come le privatizzazioni, l’apertura dei mercati finanziari, la riforma dei sistemi pensionistici, le politiche del lavoro, dell’istruzione e formazione della sanità e dell’assistenza, sono oggetto di vere e proprie campagne che si sono delineate e concretizzate in occasione dei diversi forum internazionali promossi da questi organismi. Non si tratta di demonizzare la legittima attività svolta da associazioni o gruppi di studio, ma di chiarire il rapporto che esiste tra rappresentanti eletti democraticamente queste strutture. Una grande operazione di trasparenza, quanto mai indispensabile in Europa dove, come denuncia una recente analisi del Corporate Europe Observatoiy, l’attività dei think tanks è crescente e sfugge a qualsiasi controllo, regolamentazione o obbligo di trasparenza

Questo dossier di Valori propone una ricostruzione del ruolo crescente di questi organismi e “serbatoi di pensiero” con l’obiettivo di mettere in evidenza i rischi per la democrazia insiti in queste élite di cui si diventa membri solo per cooptazione, i finanziamenti non sono sempre pubblici

e soprattutto il legame con gli interessi economici delle grandi corporations  è una delle massime espressioni del “conflitto di interessi”.

a.d

L’ELITE CHE VUOLE GOVERNARE IL MONDO

ELETTA DA NESSUNO DECIDE PER TUTTI

Durante la campagna elettorale americana del 2004 si sono fronteggiati due contendenti di due partiti opposti. Opposti, ma quanto diversi? I due candidati - il democratico John F. Keriy e il repubblicano George W. Bush - hanno tutti e due la stessa appartenenza, quella alla Skufl and Bones (S&B) antica loggia segreta dell’Università di Yale. Fondata all’interno del campus nel 1832 da William Huntington Russeli, rampoflo di una famiglia che traeva la sua ricchezza dal traffico di oppio. La Skull and Bones (Teschio e Tibie) è una super loggia ispirata alla massoneria degli Illuminati di Baviera che seleziona ogni anno 15 studenti di Yale, scegliendo soprattutto i discendenti delle più ricche famiglie della costa orientale, meglio se figli di “bonesman”.

Della loro associazione lasciano trapelare solo pochi particolari che ne accrescono il mito: il rito di iniziazione, condito da pratiche sadomaso, si svolge nella Tomba (il nome della sede all’interno dell’Università) con lo studente nudo sdraiato in una bara; al termine del rito all’iniziato vengono mostrate le “reliquie” della setta, tra cui le stoviglie d’argento appartenute a Hitler. Al di là degli aspetti pruriginosi dell’iniziazione, abbondano le simbologie inquietanti, che hanno molte attinenze con i rituali praticati dalle SS nel castello di Wewelsburg.

Della Skull and Bones si parla in Secrets of the Tomb di Alexandra Robbins, un libro non ancora tradotto in italiano, in cui si ta risalire la passione per il nazismo agli anni in cui attraverso le società controllate dagli Skull and Bones (J.P. Morgan, Morgan Stanley Dean Witter e Brown Brothers Harriman, che diventeranno alcune delle principali banche d’affari nel Secondo Dopoguerra) finanziavano Hitler.

Ulteriori particolari su questi legami sono descritti nel libro di Michael Zezima Salvate il soldato potere (il Saggiatore, 2004): i più importanti gruppi economici americani trafficavano con il governo nazista fornendogli i brevetti per la fabbricazione di armi e facendo produrre alla Ford (controllata dagli S&B) e alla Generai Motors in Germania i motori dei carri armati.

DALLA SKULL AND BONES DI YALE AL COUNCIL ON FOREIGN RELATIONS, DAL BILDEIBERG GROUP ALLA TRILATERAL COMMISSION:LA STORIA DEI CIRCOLI DOVE SONO STATE SCRITTE LE AGENDE DELLE “RIFORME” ECONOMICHE E SOCIALI

 

I legami tra Prescott Bush e il nazismo

A quell’epoca e in quei traffici c’era l’affiliato Prescott Bush (S&B 1917), nonno dell’attuale presidente, banchiere della Union Banking Corporation che aiutava economicamente il nazismo, e che ha anche utilizzato gli internati dei campi di concentramento per le produzioni delle aziende a lui collegate. Peraltro lo schiavismo è fortemente rappresentato - dice la Robbins nel suo libro - nei dipartimenti del college di Yale: otto su dodici sono intitolati a possessori di schiavi e nessuno ad abolizionisti. Lo schiavismo è stato alla base del successo economico degli Stati Uniti, soprattutto nei confronti delle merci europee: è proseguito anche dopo la guerra civile americana e si calcola che esistano ancora oggi centinaia di milioni di persone nel mondo, soprattutto bambini, che vivono in questa condizione.

Per chiarire che la Skull and Bones è una vera struttura del potere e non una goliardica compagnia di bevitori elenchiamo qualcuno dei suoi affiliati: i banchieri David Rockefeller, John Pierpont Morgan, Averell Harriman. Tre presidenti americani: William Howard Taft, George Bush padre e il figlio George W. Bush. Fanno parte del club anche tre zii e due cugini dell’attuale presidente; nove bonesman sono stati eletti giudici della Corte suprema. Era un uomo delle ossa anche Henry Stimson, segretario di Stato di Franklin Delano Roosevelt durante la Seconda guerra mondiale. Sempre dalla Tomba provengono dirigenti della CIA, ambasciatori come Winston Lord, vari membri del Congresso e della Federal Reserve.

 

La nascita del Council on Foreign Relations

Dalla Skull and Bones e dai suo membri sono nate altre organizzazioni: nel 1921 la famiglia Rockefeller finanzia il Council on Foreign Relations (CFR) del colonnello Edward Mandell House, eminenza grigia della politica estera USA, che alla Conferenza per la pace di Versailles del 1919 era stato tra i più attivi nel costruire i nuovi assetti politici dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, collaborando anche alla formazione della Società delle Nazioni — la struttura precedente all’ONU — che da subito ha al suo interno uomini del CFR.

Nel Council on Foreign Relations si fondono le concezioni antidemocratiche della massoneria portate alle estreme conseguenze dagli Illuminati di Baviera e raccolte dal gruppo Skull and Bones, che prevedono la creazione di un governo mondiale di cui un gruppo ristretto detiene il potere, con la visione politica colonialista inglese, anch’essa mutuata dalle posizioni della massoneria che postulava un’alleanza tra le nazioni di “razza” anglosassone. Uno dei massimi esponenti di questa “visione” è stato Cecil Rhodes, fondatore dello stato razzista della Rhodesia.

La confluenza di queste idee reazionarie è alla base della nascita del CFR, che sancisce quindi l’alleanza tra gli interessi della politica imperiale inglese e l’espansionismo imperialista della borghesia americana. L’impero e l’imperialismo che si strutturano in un’alleanza tuttora esistente.
Il nucleo iniziale del CFR era formato da 650 componenti, che sommato alle presenze degli anni successivi ha raggiunto un totale di quasi seimila persone, ovviamente oggi non tutte viventi.
Tra le figure più interessanti del passato si trova il finanziere Thomas William Lamont che nel 1926 fece un prestito di cento milioni di dollari al fascismo, Allen Dulles capo della CIA dalla sua fondazione e suo fratello John Foster Dulles, segretario di Stato. Molti i banchieri tra cui Edgar Miles Bronfman della Banca di Montreal, famiglia che si è arricchita con il contrabbando di alcool durante il proibizionismo degli anni ‘20 e poi con la Seagram, la più grande multinazionale dei liquori. Bronfman è presidente del Consiglio mondiale ebraico che è presente in 66 Paesi; personalità politica poliedrica Bronfman intratteneva ottimi rapporti con i vertici dell’URSS e ha seguito con molto interesse l’evoluzione della svolta del PCI, incontrando a New York Napolitano e Occhetto il 16 maggio 1989,
Ma anche Edward Teller, il fisico che ha costruito la bomba H, è stato ammesso con le sue posizioni guerrafondaie nel CFR; continuando ad elencare in ordine sparso troviamo Jimmy Carter, il suo segretario di Stato Cyrus Vance e il suo consigliere speciale per la sicurezza Zbigniew Brzezinsky. Troviamo la controversa figura di Richard Gardner prima avvocato di Gianni Agnelli, poi ambasciatore in Italia dal 1977 al 1981 durante il periodo cruciale della strategia della tensione culminata nel 1978 con il rapimento Moro. Secondo un documento dell’EIR (Executive Intelligence Review, 30 settembre 1985) Gardner sarebbe stato a capo dei servizi di informazione di Inter-Alpha gruppo bancario e finanziario, sospettato di essere all’origine della loggia massonica P2.
È un membro del CFR Edward Luttwak consigliere per la sicurezza di Reagan, autore del libro Colpo di Stato: manuale pratico (Coup d’Etat: A practical handbook, Harvard University Press, 1968) in cui spiega come fare un colpo di Stato senza ricorrere alle masse o alle forze armate: «Un golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale dell’apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto».
Scorrendo la lista degli appartenenti al CFR si incontrano molti nomi interessanti della storia contemporanea, dall’ex presidente Bili Clinton, all’ex governatore Mario Cuomo, all’ex segretario di Stato Henry Kissinger, a George Soros l’attivo finanziere sponsorizzato dai Rothschild e l’ex CIA Frank Carlucci, ora capo assoluto dell’esclusivo Carlyle Group che ha visto tra i propri aderenti la famiglia Bin Laden, i Bush e i De Benedetti. Siedono nel CFR personaggi come Joseph Liebermann candidato alla vicepresidenza a fianco di Al Gore o Stuart Eizenstat ex vicesegretario al Tesoro; George Tenet ex capo della CIA, accanto a John D. Negroponte attuale unico responsabile dei servizi di sicurezza americani, oltre a decine di generali, e colonnelli, trait d’union tra le esigenze dei settori industriali e quelle militari, rapporti che possono servire anche per organizzare modifiche politiche nel mondo, come è avvenuto in Cile nel 1973, in Argentina o in Grecia nel 1967.
Tra i nomi dei generali spicca William Westmoreland, autore del FieldManual, che contiene le direttive di come destabilizzare il clima politico e sociale al fine di impedire l’accesso al governo dei partiti comunisti: manuale top secret di cui Licio Gelli custodiva una copia.
Ovviamente tutto quello che viene discusso negli incontri annuali e nei lavori delle varie commissioni è oggetto del più stretto riserbo, nonostante sia presente all’interno del Council on Foreign Relations un’enorme quantità di direttori e giornalisti e il signore dei media Rupert Murdoch.
Poi si trovano moltissimi membri del primo e del secondo governo Bush come: Dick Cheney il vicepresidente, Colin Powell ex segretario di Stato, Ari Fleischer portavoce della Casa bianca con grado di ministro, Douglas Feith sottosegretario alla Difesa, consigliere delle politiche militari al Pentagono e capo dello studio legale Feith & ZelI con sede in Israele dove rappresenta la lsraeli Armements Manufacturers. Poi Richard Haass direttore al Dipartimento di Stato del Policy Planning nonché direttore del National Security Programs, John Bolton ambasciatore all’ONU, Joshua Bolten chief pohcy direcUn della Casa bianca; Robert Zoellick US l’rade Representative, negoziatore infaticabile sulla globalizzazione economica. lewis Libby, capo dello staff del vicepresidente, Lincoln Bloomfield assistente al segretario di Stato per gli affari politico militari, Robert Satloff consigliere per la sicurezza nazionale, che dirige il Washington Institute for Near East Policy, Elliott Abrams già intimo di Bush padre e coinvolto nella vicenda Tran-Contra durante la presidenza Reagan, incriminato per falsa testimonianza, nel ‘91 si riconobbe colpevole
e — come succede anche da noi — è stato premiato.
Nel Council on Foreign Relations siedono i cosiddetti neoncons come Condoleezza Rice segretario di Stato, il professore di Harvard Samuel P. Huntington, Paul Wolfowitz presidente della Banca Mondiale, Richard Perle suggeritore per la politica estera di Bush junior, che neigli anni ‘70 è stato sorpreso dalla National Security Agency a passare documenti segretissimi all’ambasciata di Israele e ha lavorato per la Soltan, fabbrica d’armi israeliana.
Sono del CFR due giudici della Corte suprema:
Ruth Bader Ginsburg e Sandra Day O’Connor. Appartengono al CFR il direttore esecutivo della Commissione d’indagine sull'11di settembre Philip D. ZeImlikow, il presidente della Commissione l’homas H.Kean, il vicepresidente Lee H. Hamilton. In tutto sei su tredici componenti della Commissione d’indagine.
Per motivi di brevità finiamo, ma in bellezza, parlando di Alan Greenspan: capo della Federal Reserve, banca centrale USA, organismo composto da banche private riconducibili quasi tutte a membri storici del CFR come i Warhurg della Warburg Bank di Amsterdam, della Warburg Bank di Amburgo e della Kuhne & Loeb Bank di New York; i Rockefeller della Chase
Manhattan Bank di NY; i Lehman della Lehman Brothers di NY, poi ci sono i Rothschild della Rothschild Bank di Londra e della Rothschild Bank di Berlino.

Guardando la composizione della Federal Reverve è difficile pensare che Greenspan difenda gli interessi di tutto il popolo americano, ed è anche difficile pensare che in organismi come il CFR, che operano con cosi poca trasparenza, si facciano gli interessi dei più.


Dal CFR al Bilderberg Group
Il vertice del CFR ha esportato su tutto il pianeta questo modello politico organizzativo, che ha nella riservatezza la sua intrinseca forza:
tra il 29 e il 31 maggio 1954 su iniziativa diJoseph Retinger, massone legato agli alti gradi della loggia polacca e svedese, con l’aiuto economico dalla famiglia Rockefeller in Olanda nell’Hotel Bilderberg nasce il Bilderberg Group. Un organismo sorto per raccordare gli interessi delle élite capitalistiche e finanziarie al di qua e al di là dell’oceano. Tra i primi partecipanti ci fu il principe Bernardo d’Olanda ex ufficiale delle SS, David Rockefeller, Avereli Harriman, gli italiani Gianni Agnelli e Alcide De Gasperi.
Ecco cosa hanno scritto alcuni giornalisti investigativi inglesi nel magazine on line di Bbc News a pochi giorni dal meeting del Bilderberg a Stresa nel 2004: << Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, da alcuni accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri è mai trapelata. I giornalisti non vengono invitati e quando in qualche occasione vengono concessi alcuni minuti a qualche reporter, c’è l’obbligo di non far cenno ad alcun nome. I luoghi d’incontro sono tenuti segreti...>>Bbc New continua riportando una dichiarazione dell’ex giornalista Tony Gosling, che guida una campagna contro il Bildelberg dalla sua casa di Bristol in cui afferma: «Il principale problema è la segretezza. Quando tante persone con tanto potere si riuniscono in un posto, penso che noi abbiamo il diritto di sapere cosa sta succedendo».
Attuale presidente del Bilderherg è il belga Etienne Davignon, vice presidente della Suez-Tractebel. Fanno parte del segretariato del Bilderberg gli italiani franco Bemabè, vicepresidente Rothschild Europa, John lLlkan, vicepresidente della Fiat, Mario Monti dell’Università Bocconi ed ex presidente della Commissione europea e dell’Antitrust; Tommaso Padoa Schioppa della Banca centrale europea, Paolo Scaroni, attuale amministratore delegato dell’Eni, Domenico Siniscalco ministro delle Finanze, che si trovano in compagnia dei già visti Paul Wolfwitz, Richard Perle, David Rockefeller, Henry Kissinger (vedi box). L’agenda dell’ultimo incontro del gruppo, svoltosi in Germania nel maggio 2005, ha trattato di questi temi: Iran, Iraq, il Medio Oriente, la non proliferazione (senza specificare se si trattasse di armi nucleari o di limitazione delle nascite), l’Asia, lo stato dell’economia mondiale, la Russia, le relazioni Europa-America.


La Trilateral Commission
Con l’espandersi del mercato asiatico e con l’accresciuta importanza del Giappone, gli uomini della Skull and Bones, del CFR e del Bilderberg Group decidono che bisogna sviluppare la loro influenza in quell’area ed ecco nascere la Trilateral Commission, triangolo rappresentato da Nord America, Europa e Giappone.
La Commissione Trilaterale viene concepita da un gruppo li- stretto di americani, europei e giapponesi nel novembre 1972 in una proprietà dei Rockefeller nella Hudson Valley. Tra gli americani presenti c’erano: David Rockefeller, Zbigniew Brzezinsky, Henry Owen direttore della Brooking institution per gli studi di politica estera e membro CFR, Henry Owen appartenente sia al CFR, che al Bulderberg e all’istituto Internazionale di studi strategici di Londra (llSS).
La prima riunione della Trilaterale ha luogo a Tokio il 23 novembre 1973 e l’entrata del Giappone rappresenta l’unica novità rispetto agli organismi precedenti: sempre uguale infatti la catena di comando che vediamo ripetersi. Sempre uguali le metodologie del dibattito:
a porte chiuse, in luoghi esclusivi e senza comunicare le decisioni prese al resto del mondo. i cognomi che troviamo sono sempre gli stessi:
Bush, gli Agnelli, Cyrus Vance, Kissinger, Walter Mondale, Richard Gardner, Bili Clinton, Jìmmy Carter, Frank Carlucci, Richard Perle.
L’ultimo degli incontri annuali della Trilateral si è svolto ad aprile al Mandarin hotel di Washington (http://www.trilateral.org/annmtgs/programs/05WASH.htm ) con in agenda questi punti: l’analisi della crescita della Cina e Il suo impatto nel governo globale, un’analisi dei voto americano, indirizzi strategici per l’amministrazione USA e molti altri temi tra cui la ricerca di nuove partnership per la Trilateral.
La ricaduta degli indirizzi della Trilateral nelle scelte dei governi sul periodo medio-lungo si comprende dalla lettura delle parti più significative del programma esposto nel 1975 a Kyoto, alla riunione annuale della Trilateral Commission, da uno degli esponenti più reazionari del Council on Foreign Relations: il professor Samuel P. Huntington, l’uomo che abbiamo in seguito conosciuto per aver elaborato la strategia dei poteri forti per I prossimi decenni, descritta con grande cinismo nel suo libro Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (Garzanti, 1997).


Huntington, uno dei principali teorici
Huntington nel 1975 nel suo rapporto sulla crisi della democrazia, analizzando le lotte degli anni Sessanta in America che avevano visto l’insorgere di una grande “ondata democratica”, sosteneva che le istanze dei movimenti avevano sovraccaricato il sistema politico di partecipazioni e rivendicazioni: «La vitalità della democrazia ha prodotto un sostanziale incremento delle attività del governo e un sostanziale calo della sua autorità (...) Un eccesso di democrazia significa un deficit di governabilità (...) Taluni dei problemi di governo degli Stati Uniti — continuava Huntington - scaturiscono proprio da un eccesso di democrazia. Ciò che occorre alla democrazia è invece un grado maggiore di moderazione>>. Huntington dava questi “consigli”: «In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione marginale di dimensioni più o meno grandi, che non ha partecipato attivamente alla politica. in sé questa marginalità di alcuni gruppi è intrinsecamente antidemocratica, ma ha anche costituito uno dei fattori che hanno consentito alla democrazia di funzionare efficacemente, I gruppi sociali marginali, ad esempio i negri, partecipano ora pienamente al sistema politico. Però rimane ancora Il pericolo di sovraccaricare il sistema politico con richieste che ne allargano le funzioni e ne scalzano l’autorità. È necessario quindi sostituire la minore emarginazione di alcuni gruppi con una maggiore limitazione di tutti i gruppi». il nostro “sincero democratico” Huntington, per arrivare a questa diminuzione generalizzata di democrazia, propone nel suo rapporto: pianificazione sociale centra lizzata, un drastico ridimensionamento dell’educazione superiore e subordinazione dei programmi scolastici alle dimensioni del mercato del lavoro, unito ad un drastico riesame del Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti sulla libertà di stampa.
Il programma di Huntington ha delle fortissime assonanze con quello della P2, elaborato negli stessi anni, e con gli obiettivi perseguiti dall’attuale ministro dell’istruzione, Letizia Brichetto Moratti.
Il ministro, che a diverso titolo è stato membro della Trilateral, si può perlomeno ipotizzare che sia stata influenzata dalle elaborazioni di questo organismo.
Sulla libertà di stampa il rapporto CFR-Trilateral si dilungava
molto asserendo che in circostanze speciali, non meglio identificate, è necessaria una censura preventiva di ciò che i giornali possono pubblicare e il diritto del governo di bloccare le informazioni alla fonte, consigliando alle associazioni professionali di categoria di intervenire limitando e selezionando l’accesso agli organi di stampa in caso contrario ci sarebbe stato un intervento diretto del governo.
Dal 1975 ad oggi parecchia acqua è passata sotto i ponti, ma nonostante l’aumento degli strumenti di comunicazione abbiamo pochissime notizie della guerra in Iraq, in Italia si sta discutendo la riforma del codice penale militare che impedirà ai giornalisti di raccontare la guerra, negli USA è stata proibita la circolazione delle immagini, con la scusa della loro drammaticità, degli attentati dell’11 settembre 2001 e c’è stata una censura preventiva delle immagini sui fatti del 7 luglio scorso a Londra. Vale la pena di riprendere Colpo di Stato: manuale pratico di Luttwak ed andare a vedere cosa dice a proposito dei media e del compito che devono svolgere: «il nostro obbiettivo di lungo termine sarà di guadagnare l’accettazione delle masse, si che l’uso della coercizione fisica non sia necessario (...) Il nostro strumento in questa direzione sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa (...) Le trasmissione radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media (...)»
Grazie ad organismi come il CFR, il Bilderberg, la Trilateral viene a crearsi sul pianeta una fitta ragnatela di relazioni strutturate e gerarchizzate, che sempre di più svolgono compiti di svuotamento dell’autonomia dei vari Stati e delle loro rappresentanze democraticamente elette, perseguendo gli obiettivi di quel golpe strisciante di cui Luttwak è il massimo teorico, come spiega nel suo manuale:
«Purché l’esecuzione del golpe sia rapida, e finché noi siamo coperti dall’anonimato nessuna fazione politica avrà il motivo o l’opportunità di opporsi a noi (...) Siano in un sistema bipartitico come nel mondo anglosassone, dove i partiti sono in realtà coalizioni di gruppi di interesse, siano partiti basati su valori di classe o religione come nell’Europa continentale, i principali partiti politici negli Stati evoluti e democratici non presentano una minaccia diretta a un golpe. Anche se tali partiti hanno un sostegno di massa durante le elezioni, essi non sono versati alle tecniche dell’agitazione delle masse. La relativa stabilità della vita politica li ha privati dell’esperienza necessaria ad impiegare mezzi d’azione diretta, e tutta la loro operatività si riduce a vincere le periodiche elezioni».
Parole forti, ma che danno il senso della distanza che c’è ormai tra il potere vero e i cittadini che devono recuperare il proprio ruolo nella vita e nella storia, impedendo che si completi quel disegno di società autoritaria che Luttwak nel suo manuale delinea: «Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi cittadini, praticamente una razza a parte». •



NASCITA E SUCCESSO DEI GRUPPI DI PRESSIONE CONSERVATORI

I neocon sono partiti da lontano, come reazione al movimento pacifista contro la guerra in Vietnam. Con obiettivi precisi, grande capacità organizzativa e molto danaro a disposizione. Ora i democratici tentano di reagire.
 

E' UN VENERDI COME TANTI a Washington. La capitale è il solito mix di politica, giornalismo, business, gente che va e che viene per chiedere e offrire qualcosa tra marmi di società, uffici di senatori, lobby ben raccolte sulla K Street. in un venerdì così, dove tutto appare rallentato dall’estate che muore, sono almeno 200 le occasioni di incontro, scambio, discussione, dibattito organizzati da università, ambasciate, fondazioni, istituti vari. Trenta di questi ruota- no attorno ai conflitti internazionali — Iraq, Afghanistan, conflitto israelo-palestinese, Cecenia —, poi c’è il resto, dalla riforma delle pensioni allacqua in Niger. Ad ascoltare, parlare, prendere appunti una fauna variegata e altrimenti incompatibile: diplomatici, funzionari pubblici,spie, militari, studenti di relazioni Internazionali, leader in esilio, autori di libri da promuovere, esperti che non possono uscire dal giro per nutrire le loro comparsate a pagamento nei talk-show. li tutto annotato da giornalisti a caccia di opinioni e amplificato in diretta o differita sugli schermi seriosissimi di C-SPAN.


Serbatoi di pensiero
A fare la parte del leone in questo fiume carsico di chiacchiere e idee ci sono ovviamente i think tank, serbatoi dl pensiero, quelle istituzioni a metà strada tra ricerca, politica, marketing che hanno cambiato per sempre Il panorama della capitale americana. Nomi come RAND Corporation, Heritage Foundation, Cato Institute, American Enterprise Institute, quasi sconosciuti fino a pochi anni fa, sono ora — dopo le guerre in Afghanistan e Iraq, in piena war on terror e battaglia sui valori — protagonisti irrinunciabili delle vicende nazionali e soprattutto inter nazionali. La storia della loro ascesa è stata più volte rac contata (due i libri fondamentali sull’argomento: Idea Brokers: Think Tanks Md The Rise Of The New Policy Elite di J ames Smith, e il recente Think Tanks, PublicPolicy, and the Politics of Expertise di Andrew Rich). Basterà ricordare che i think tank — come li conosciamo oggi, istituti di consulenza, ben radicati nel governo e nel mondo degli affari, con un preciso orientamento ideologico — cominciano a proliferare sotto la presidenza di Ronald Reagan, per tornare a giocare un molo fondamentale con il primo mandato di George Bush. Non è un caso che il loro periodo di massimo splendore coincida con due presidenti che in forme diverse hanno fatto rivivere al mondo un clima da “guerra fredda”. I think tank sono infatti un fenomeno prettamente conservatore, legato a filo doppio con il partito repubblicano e con il grande business. Nascono come reazione alla cultura libertaria degli anni Sessanta. Nel 1970 il giudice della Corte Suprema Lewis Powell scriveva in una nota al National Chamber of Commerce che i migliori studenti americani <<sono diventati anti-business a causa della guerra del Vietnam. Dobbiamo fare qualcosa». Tra le proposte di Powell, c’erano borse di studio nelle università, finanziamento a ricerche e, appunto, nuovi think tank.

Questo legame tra affari e cultura è essenziale per capire il “fenomeno think tank”. È la loro ascesa e un lavoro minuzioso di manipolazione dell’opinione pubblica e di pressione sui media a preparare quella rivoluzione conservatrice che si conclude con la rielezione di George Bush. Una generazione fa gli attivisti e le proteste per Le strade e nelle università erano stati preparati dalla lettura di The Feminìst Mystique di Betty Friedan, di Unsafe at AnySpeeddi Ralph Nader, di The OtherAmerica di Michael Harrlngton. La maggioranza repubblicana di oggi, il consenso alle guerre in Afghanistan e Iraq, la rinascita dei valori religiosi, lo scontro tra città e campagne, la rivalutazione dello hearthland dell’America bianca e protestante, si radicano invece in più di trent’anni di analisi dei think tank, nella loro rivalutazione dell’asse giudaico-cristiano, nell’enfasi sulla libertà individuale e sulla centralità della famiglia, sulle idee di prevenzione e di regime change come assi portanti della potenza americana.
Se il radicalismo dei Sessanta aveva trasformato idee, morale, comportamenti, senza riuscire davvero a conquistare le stanze del potere, la rivoluzione conservatrice spinta dai think tank inaugura un inedito e vincente connubio di soldi, idee, potere intellettuali e capitalisti, redazione di riviste e consigli di amministrazione. È stato anzitutto il fiume di denaro proveniente da decine di fondazioni a nutrire l’influenza e la fortuna dei” serbatoi di idee”. I nomi di queste fondazioni possono non dire molto al largo pubblico: Lynde and Harry Bradley, Smith and Richardson, Sarah Scaife, Earhart, Castie Rock, John Olin, David I-I. Koch. Non si tratta delle più ricche e prestigiose. Tutte insieme, non superano l’1, 2 miliardi di dollari di bilancio. Niente di paragonabile, per esempio, alla Ford Foundation, che dichiara beni per 10,8 miliardi, o alla Rockfeller, con 3,2 miliardi. Ma a differenza di queste fondazioni più antiche e riconosciute, dedite soprattutto a interventi in campo umanitario, le sorelle più piccole e di spiccato orientamento conservatore si sono impegnate soprattutto nel finanziamento dell’American Enterprise Institute (AEI), della Heritage, dell’Hudson, del Cato.


Un enorme flusso di danaro
Un enorme flusso di denaro si è riversato su questi istituti, sui loro progetti, sulle Loro strategie mediatiche (nel 2001, Cato Institute e Heritage Foundation hanno guadagnato più di duemila citazioni ciascuno sui media americani). Il travaso non ha riguardato soltanto i dollari ma anche le idee, gli uomini, le classi dirigenti.

Le stesse persone si sono ritrovate nei consigli di amministrazione di fondazioni, think tank, finendo poi per prestare la loro opera anche nell’amministrazione Bush. La Smith Richardson Foundation, finanziata col denaro di Vicks VapoRub, ha dato nel 2000 1,6 milionidi dollari all’AEI, e di questi 125 mila dollari sono finiti in uno studio sulla politica estera diretto dall’attuale ambasciatore ONU John Bolton. Tra i feliows dell’AEI ci sono Richard Perle, a capo del Defense Policy Board del governo americano, e Michael Rubin, consulente del Pentagono per la strategia post-Saddam. Nel consiglio d’amministrazione dell’ALl siedono Lee Raymond, presidente di LxxonMobil, e William Stavropoulos, a capo di Dow Chemical Co. L’attuale presidente della Lynde and Harry Bradley Foundation, Michael Grebe, fa parte del consiglio d’amministrazione dell’ Hoover Institute di Stanford University, insieme a gente come il segretario alla difesa Donald Rumsfeld e a Richard Mellon Scaife, erede dei Mellon del petrolio e delle banche (da Stanford viene anche Condoleeza Rice)
Un discorso a parte merita RAND, forse il più influente think tank conservatore, dal 1945 suggeritore palese e spesso occulto di Pentagono e Dipartimento di Sta-
to. Con gli anni RAND ha moltiplicato le competenze:
non più soltanto esercito e politica estera, ma salute, istruzione, giustizia, sicurezza, Welfare, infanzia. Non c’è settore della vita pubblica americana su cui RAND non abbia prodotto un rapporto, fornito una consulenza, sviluppato un progetto. Soltanto nel 2000 ha ottenuto dal governo americano, tra i suoi più assidui clienti, circa 140 milioni di dollari. Consulenze ben pagate, quindi, per un gruppo che vede rappresentate nel suo consiglio d’amministrazione alcune delle realtà economiche e finanziarie più forti degli Stati Uniti: il presidente di Columbia Pictures, quello di KB Home, la maggiore società di costruzioni d’America, il vice-presidente di Generai Motors, e così via. l’ra gli altri, nel board di RAND, siede anche Frank C. Carlucci, protetto di Donald Rumsfeld e di Caspar Weinberger, segretario alla Difesa con Ronald Reagan nel 1987, oggi presidente emerito del gruppo Carlyle, titolare di contratti cospicui con il Pentagono in Iraq. Il cerchio quindi si chiude. Il governo americano paga per consulenze sull’iraq un think tank guidato, tra gli altri, da un uomo d’affari la cui società produce profitti sulla guerra in Iraq.

 

Il conflitto d’interessi non è un problema
L’idea del conflitto di interessi non ha mai attraversato in questi anni le stanze dell’élite dirigente washingtoniana (in sintonia peraltro con un’amministrazione che ha spesso piazzato fedelissimi e amici di famiglia in posti chiave). I think tank conservatori si sono sviluppati in un intreccio mai sperimentato prima di business, politica, ricerca. Una delle loro carte vincenti è stata del resto proprio la decisione con cui negli anni hanno perseguito piani ben concertati di pressione politica, campagne, strategie mediatiche. È vero che dietro queste campagne c’erano i soldi del miliardario eremita di Pittsburg Richard Mellon Scaife, o del produttore di birra del Colorado Joseph Coors, o dei Kock di Wichita. Ma i soldi non sono stati tutto. La generazione che ha costruito i think tank conservatori veniva da un’esperienza di esclusione e marginalizzazione durante tutti gli anni sessanta e settanta: giornalisti tenuti lontano dall’establishment, professori universitari in contrasto con la vulgata ortodossa della sinistra poi itically correct. Questo nocciolo duro arrabbiato e anti-establishment, alleato con la forza del capitalismo a stelle e strisce, è stato capace di creare una macchina da guerra organizzativa sconosciuta alla sinistra democratica e sindacale. I finanziamenti non piovuti soltanto dal grande capitale ma anche da una miriade di privati coinvolti nelle battaglie della destra intellettuale: nel 2003 più della metà dei 31 milioni di dollari in donazioni della Heritage Foundation veniva proprio da singoli. I think tank sono stati capaci di creare azioni concordate in vista di (mi comuni: più di una volta è toccato al Project (or the New American Century (PNAC) colpire duro con progetti shock (uno per tutti, il celebre “Rebuilding America’s Defense” in cui prefigurava la nuova dottrina egemonica dell’amministrazione Bush), che poi Heritage o Cato rivendevano addomesticati alla maggioranza degli americani. E in questi anni i conservatori sono stati più capaci dei libera/di battere l’enorme provincia americana: ci sono 46 think tank conservatori fuori Washington, alcuni importanti come Cascade in Oregon e il Discovery Institute a Seattle.
Organizzazione è la parola magica che ha concesso a questi serbatoi di mantenersi vitali e influenti. Heritage ha raddoppiato il suo bilancio dal 1998. L’Hoover Institute ha inaugurato un programma televisivo, “Uncommon Knowledge”. I think tank si sono divisi senza lacerarsi: il Cato è stato durissimo nei confronti della guerra in Iraq, concepita e appoggiata da American Enterprise e Heritage. Ancora oggi, a più di due anni dalla fine della guerra contro Saddam Hussein, le valutazioni restano diverse. L’Amencan Enterprise Institute del falco Perle insiste per un ulteriore allargamento della sfera d’influenza americana, “esportando la democrazia” in Iran e mantenendo il pugno di ferro con i paesi dell’asse del male. Il Center (or Strategic and Intemational Studies, espressione delle gerarchie militari, è molto meno sensibile a idee di egemonia liberaI-capitalistica globale e pensa soprattutto a un rafforzamento nella presenza delle truppe in Iraq. Ma i distinguo e l’ovvia diversità dei percorsi individuali non possono appannare il successo di un modello politico e organizzativo cui oggi cominciano a guardare anche i democratici e le istituzioni di orientamento liberaI. Da alcuni mesi è per esempio operativa un’organizzazione, la Democratic Alliance, il cui obiettivo è raccogliere e distribuire fondi a think tank di orientamento chiaramente progressista. Spiega il presidente dell’Alliance, Steven Gluckstem, banchiere in pensione: «La sconfitta del novembre2004 ci insegna una lezione: la formazione di una maggioranza progressista nel paese non può essere confinata al periodo elettorale>>. E allora, per cominciare a creare le condizioni di una maggioranza democratica in grado di vincere, l’Alliance si è messa alla ricerca di finanziatori. Già 80 tra privati e società si sono detti disponibili a versare 200 mila dollari all’anno. L’obiettivo è raccogliere 200 milioni in cinque anni, da canalizzare poi a gruppi di pressione e formazione del consenso. La lista dei beneficiani è già nelle mani e nella mente dì Rob Stein, stratega democratico, vera guida della Democratic Alliance, imbarcatosi nell’impresa dopo aver dato un’occhiata ad alcune cifre: negli ultimi due anni i think tank conservatori hanno portato a casa dai privati qualcosa come 295 milioni di dollari, quelli liberaI 75 milioni. Una sproporzione che spiega la capacità della destra repubblicana di affermare certi temi del dibattito pubblico — valori, famiglia, religione — e che ha convinto i democratici a ripensare le loro infrastrutture economiche e organizzative. «Per 40 anni abbiamo fatto sentire la nostra voce da qualche parte, Casa Bianca, Congresso, Senato — ha detto Marc Buell, uomo d’affari di San Francisco, democratico e nel consiglio di Democratic Alliance -. Ora ci troviamo senza una vera voce. E per essere efficaci nel 2lesimo secolo è necessario avere un’infrastruttura solida da un punto di vista finanziario».


Il tentativo dei liberal
Dovranno cambiare le modalità di raccolta dei finanziamenti, ma dovrà cambiare soprattutto il modo in cui questi soldi sono spesi. Sino a ora fondazioni e privati in campo democratico preferivano investire denaro su temi specifici: diritti delle donne, povertà, ambiente. La strategia ben più aggressiva dei think tank conservatori ha invece privilegiato i temi in quel momento all’ordine del giorno dell’agenda politica, con un’azione di pressing deciso sui politici del Congresso, con la coscienza dell’importanza dei nuovi media elettronici nel replicare le loro idee. Nel 2000 la progressista Mott Foundation ha distribuito 7,45 milioni di dollari in progetti di intervento politico e sociale, più della conservatrice Bradley Foundation, con I suoi 6,53 milioni. Ma mentre la Mott ha destinato soltanto 400 mila dollari in attività di organizzazione, la Bradley ci ha speso 3,8 milioni. Un think tank come Heritage si è posto una missione chiara: influenzare Capitol Hill, il Congresso. Il suo presidente, Edwin Feulner, pone instancabilmente degli obiettivi e ne misura la realizzazione. La Heritage vende idee conservatrici con la stessa passione con cui Coca Cola vende lattine di bibita gassata. A Feulner spetta il merito di aver inventato due paginette di briefing sui temi all’ordine del giorno nelle sedute del Congresso. Sono distribuiti a tutti senatori e deputati a corto di tempo, che se li leggono prima di entrare in aula (anche I democratici).
È una strategia più volte criticata, ma che ha funzionato. E ha funzionato perché dietro restavano imprescindibili valori e principi. «Guardiamo in faccia la realtà, ognuno di questi gruppi ha un libro da piazzare, un’ideada vendere, una causa da far trionfare», ha detto l’analista democratico David Hoffman, riferendosi proprio ai think tank di destra. I vari Cato, RAND, Heritage, Hoover,AEI hanno vinto la guerra dell’influenza politica perché hanno vinto prima di tutto la “guerra culturale” in corso nella società americana. Dal “nonno” di tutti i neocon lrving Kristol fino ai giovani leoni di Fox News Channel,un’intera generazione di intellettuali arrabbiati ha vilipeso la debolezza antipatriottica dei libera?, esaltato lo stato minimo, contrabbandato come assoluti valori e principi dell’esperienza americana. «Siamo un gruppo dl maschi cinquantenni, in età da pensione, non potremmo trovare un altro lavoro», scherzava recentemente sul Washington Post un analista neocon. Quei “maschi cinquantenni” hanno trasformato Washington, cambiato le regole della politica, affermato un progetto egemonico che ha gramscianamente conquistato la società americana. È dalla capacità di contrastare culturalmente questo progetto che dipendono le sorti politiche dei democratici e la sopravvivenza di una cultura liberai e dei diritti sempre più in crisi nell’America 2005. •



SERBATOI DI IDEOLOGIA E PROGRAMMI POLITICI

Parla Andrew Rich, politologo del City College di New York, autore di Think Tanks, PubIic Policy, and the Polltics ofExpertise. "I Think Tank oggi possono essere credibili perchè la politica ha assunto una radicalità un tempo sconosciuta".

ISTITUZONI A PARTE, che hanno accompagnato la reazione conservatrice di questo ultimo decennio, provocando una ulteriore polarizzazione della politica americana, con una volontà di imporre valori e ideologie persino più forti degli interessi e dei legami con le grandi corporation. Sono questi secondo Andrew Rich i think tanks americani. Rich è un politologo del City College di New York, nel 2004 ha pubblicato Think Tanks, Public Policy, and the Poiitics ofExpertise, frutto di sette anni di ricerche, la più completa analisi mai tentata dei think tanks americani, dei loro rapporti con la politica, dell’influenza sull’opinione pubblica.

Andrew Rlch, nel suo libro lei ha considerato Il lavoro dl centinaia di “serbatoi di idee” americani. A quali conclusioni è arrivato? Prevalgono gli aspetti ideologici, di parte, o I thlnk tanks rispondono davvero a una richiesta di ricerca e analisi oggettiva dei fenomeni sociali?
«Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito negli Stati Uniti alla crescita di think tanks chiaramente di parte, fautori di ideologie e di programmi politici e sociali generalmente conservatori, vicini agli ambienti del partito repubblicano. Da circa cinque anni si assiste al fenomeno opposto. La considerazione dell’importanza dei think tanks nell’orientamento dell’opinione pubblica ha favorito la nascita di istituti progressisti, liberai. La sproporzione a favore delle organizzazioni di ispirazione conservatrice resta comunque enorme. Ci sono poi le istituzioni più antiche, come la lirookings Institution e l’Urban Institute, che per certi versi sono più capaci di mantenersi neutrali. In generale comunque nei think tanks americani prevale l’ideologia sull’analisi il più possibile oggettiva dei fatti».


Poco numerosi fino agli anni Settanta, i thlnk tanks si moitiplicano tra ia fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Perché? «Perché nascono come reazione alla cultura collettivistica del decennio precedente. Qui negli Stati Uniti i tlnink tanks sono stati i principali veicoli dell’opposizione all’allargamento delle competenze del governo centrale. È in questi centri che si è elaborata una cultura di chiaro stampo liberista, favorevole al libero mercato e a un ruolo limitato del governo, che negli ultimi anni ha assunto anche un carattere più morale, etico, con la rivalutazione della famiglia, e non dello stato, come luogo fondamentale dello sviluppo umano. È un trend generale, che riguarda tutte le società occidentali, e che qui si impone a partire con la presidenza di Ronald Reagan. Negli Stati Uniti, In più, c’è stato un dato storico spesso non considerato con attenzione: la candidatura alla presidenza di Barry Goldwater nel 1964. Goldwater venne pesantemente sconfitto, ma per la prima volta attorno a lui si creò una base repubblicana fortemente ideologica, radicale, molto diversa dai conservatori classici. È questo milieu politico e culturale a produrre la futura classe dirigente di think tanks come la Heritage Foundation, il Cato Institute, il l’roject for the New American Century. Per la prima volta la candidatura di Goldwater offre a questa gente rappresentanza e credibilità politica».

Ecco, proprio la questione della credibilità. Se la grande maggioranza dei think tanhs è di parte, come è possibile considerarli soggetti credibili? Come valutare analisi e consulenze di gruppi così fortemente ideologizzati? «Perché è il mondo politico iii generale a essere cambiato, I think tanks hanno accompagnato e prodotto una vera e propria rivoluzione nella politica americana. Tutto è ormai molto più polarizzato. I think tanks possono essere considerati soggetti credibili perché la vita politica ha assunto una radicalità un tempo sconosciuta. E poi,in generale, la questione della credibilità non importa molto a que sti gruppi, guidati da un complesso di idee, valori, norme sociali che essi proclamano esplicitamente. Le ricerche e le consulenze divenano veicoli di queste idee. La questione della neutralità della ricerca non li tocca, perché la loro è un’azione di propaganda, più che di ricerca. Non vogliono offrire dati di analisi, ma convincere della giustezza di certe politiche. Poi, ovviamente, ci sono molti modi per
mantenere una maggiore credibilità. Alcuni think tanks, nonostante
I loro orientamenti palesemente conservatori, cercano di non entrare direttamente nel processo politico».

Il recente rapporto dl un gruppo olandese, Il Corporate Europe Observatory, mette In guardia sulla mancanza di trasparenza nei finanziamenti al think tanks europei. Qual è la situazione negli Stati Uniti? «Qui i think  tanks devono rendere pubblici i loro bilanci. l’ufficio
delle tasse americano richiede che questi gruppi, come organizzazioni no-profit o QNG, presentino una dichiarazione pubblica e dettagliata sull’origine dei finanziamenti. Il sistema funziona piuttosto bene, non ho trovato nella mia ricerca zone oscure, I think tanks americani sono poi molto attenti agli aspetti etici, formali, del finanziamento. Per esempio evitano che un gruppo economico paghi per una ricerca che in qualche modo potrebbe coinvolgerlo. Sarebbe impossibile che una società petrolifera finanziasse uno studio sul consumo energetico. Questo consente ai think tanks, anche ai più radicali, di esibire una certa neutralità, attirando nuovi fondi, a scapito per esempio dei gruppi di pressione, delle lobby, percepite comemolto meno affidabili e neutrali».

Ecco, secondo lei quale Influenza esercitano sul thlnk tanks i grandi gruppi economici?
«Importante, ma non decisiva, È ovvio che tutti i principali gruppi economici americani — nel settore energetico, degli armamenti, della distribuzione, della salute — sono rappresentati nei consigli di amministrazione e nei bilanci dei think tanks. Ma il loro apporto non è determinante. Più spesso i soldi arrivano dalle fondazioni e dai singoli. È un dato su cui bisogna fare chiarezza. La natura ideologizzata, radicale, con una forte enfasi su principi e valori, fa sì che i think tanks tendano a privilegiare i progetti politici e sociali, più che gli intrecci con il capitale. Non a caso oggi questi gruppi forniscono una parte importante del personale politico di questa amministrazione: Richard Perle è legato all’American Enterprise Institute, Condoleeza Rice alla Hoover Institution. Per realizzare o favorire i loro progetti politici, molti think tanks conservatori sarebbero pronti ad allentare i rapporti con le corporation. Così, per esempio, il petrolio conta quando si tratta di occupare l’Iraq. Ma la diffusione della democrazia e del modello americano nel mondo non è una copertura, una sovrastruttura, rispetto agli interessi economici. Questa gente ci crede davvero».

Che sviluppi possiamo Immaginare per i think tanks americani?
«Direi di due tipi. Da un lato assistiamo in tutto il mondo occidentale a un imbarbarimento della teoria e dell’analisi politologica. La politica considera la ricerca soltanto se questa può essere utilizzata e manipolata. La nostra è una fase di scarsa visione ed elaborazione. Dall’altro lato, nei prossimi anni, prevedo un aumento dei think tanks vicini ai democratici, di Ispirazione libera?. A sinistra hanno capito l’importanza di questi gruppi, e soprattutto dopo la sconfitta elettorale di Kerry si rende necessaria un’opera di creazione del consenso. Sarà un processo lungo, di cui ancora non si vedono gli esiti, ma simile a quello intrapreso dalla destra americana a partire dagli anni Settanta». •

www.valori.it

 

 

 

 

 

LE MANI SULLA CASA BIANCA

SPESSO LA SFIDA TRA I CANDIDATI alle elezioni presidenziali statunitensi si è svolta tra due appartenenti al CFR:nel 1952 lo scontro tra Stevenson ed Eisenhower fu vinto da quest’ultimo. Nel 1960 fu la volta di Kennedy (che vinse) contro Nixon, altri due esponenti del CFR. Nel 1968 fu Nixon a vincere contro un altro membro del CFR, Humphrey e a fare il bis nel 1972 ancora contro un altro esponente del CFR, McGovern.

 

 

 

UNA FONTE "ISTITUZIONALE"

SUL CORRIERE DELLA SERA del 31 Luglio scorso
sono stati pubblicati ampi stralci del rapporto approvato dal Council on Foreign Relatìons (CFR), dal titolo “Dopoguerra: come migliorare la strategia dopo i conflitti” redatto da Samuel Berger, consigliere per la sicurezza nazionale di Bili Clinton e dall’ex generale Brent Scowcroft, consigliere per la sicurezza nazionale di Bush padre. L’analisi contiene le indicazioni operative per potenziare il Dipartimento di Stato USA, per istituire un fondo fiduciario internazionale per facilitare gli affari americani nella ricostruzione in Iraq e preme per riformare l’ONU aumentando il controllo americano. Il testo è stato pubblicato senza commenti giornalistici e senza nessuna spiegazione di cosa sia il Council on Foreign Relations, come quando si pubblica un comunicato.

 

 

 

LIBRI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I THINK TANK

 

 

 

 

 

Un lavoro minuzioso di analisi dei media e di preparazione del consenso
che si radica attraverso i finanziamenti alla cultura

 

 

 

I THINK TANK NEL MONDO


 

CRESCONO COME FUNGHI.
MA IN EUROPA POCO SE NE SA

ANCORA LONTANI dal potere dei cugini americani. Eppure i think-tank europei crescono e contano sempre di più. Li si ritrova soprattutto a Bruxelles, a contatto con gli organi dell’unione Europea. Molti hanno toitì legami negli Stati Uniti, professano lo stesso credo radicale nel libero mercato di RAND, Heritage Foundation, Cato Institute. Vogliono ridurre la pressione fiscale, il costoso welfare europeo. La European Public Affair Directory del 2005 ne ha censiti settanta, ma qualcuno sostiene che la cifra pecchi per difetto. Si va dallo European Policy Centre (EPC) al Centre for European Policy Studies (CEPS), sino ad associazioni come i Friends of Europe, il Centre for the New Europe, lo European Enterprise Institute.
Un vero boom quindi, che però nasconde rischi e zone d’ombra. Il Corporate Europe Observatory (CEO), gruppo di Amsterdam che da anni segue l’attività di lobby e corporation, pubblica in questi giorni un rapporto molto preoccupato sulla trasparenza finanziaria dei ‘serbatoi di idee”. Secondo il CED, nessuno dei 15 principali think tank europei fornisce informazioni corrette e complete sull’origine dei propri finanziamenti, Sono soprattutto le associazioni ultra-liberali a essere le più reticenti», spiegano al CEO. Tanta riservatezza nasconderebbe cospicue donazioni da parte di corporation e multinazionali, secondo una formula di intreccio tra think tank e mondo degli affari già ampiamente rodata negli Stati Uniti. L’obiettivo sarebbe quello di influenzare il processo di decisione politica. Dicono gli analisti di CEO: «Se da un lato si pubblicano bilanci sociali che rivendicano, cifre alla mano, l’impegno a favore di ambiente e società, dall’altra si affida ai think-tank il compito di abbattere le ultime resistenze di politici e opinione pubblica al più sfrenato Iaissez-faite».
Fatti e cifre riportate dal CEO rivelano una tendenza già in atto. Michael W. Hodin, vice-presidente dei corporate affaire, le attività di lobbying dell’industria farmaceutica americana Pfizer, è tra i fondatori del Center for the New Europe, organizzazione con sede a Bruxelles, molto attiva nella critica alle politiche ambientali dell’Unione Europea. Il Center ha tra l’altro ricevuto nel 2004 un contributo di 80 mila dollari dall’americana Exxon Mobile. Sempre la Exxon ha versato 115 mila dollari nelle casse di un altro think tank europeo, il londinese International Policy NeWork, negli ultimi anni particolarmente attivo contro il protocollo di Kyoto, accusato ‘di frenare la crescita dell’economia e lo sviluppo sociale ed ambientale»,
Per gli olandesi di CEO i fatti rivelano così la coincidenza tra le tesi sostenute dai pensatoi e gli interessi delle corporation che li finanziano. «In Europa la situazione è molto diversa, in certo modo più grave, rispetto agli Stati Uniti — spiegano ancora - Qui l’alleanza tra industria e associazioni trova terreno fertile nel deficit di rappresentatività delle istituzioni comunitarie. Lo scarso controllo dei cittadini sulle decisoni di Bruxelles garantisce alla folta pattuglia di lobbisti e interessi particolari una libertà di azione potenzialmente assai maggiore che negli USA. Ecco perché, secondo il CEO, è urgente un provvedimento che obblighi i think-tank alla trasparenza sull’origine finanzianienti. «Per restituire loro — concludono — un molo di legittimi partecipanti al dibattito pubblico, anziché di prestanome di interessi altrui, più o meno nascosti’.

R.S.

 

 

ORIGINE INCERTA

ANCORA APERTO IL DIBATTITO su quale sia stato il primo think tank (letteralmente “serbatoio di idee”). Alcuni risalgono alla “Fabian Society of Britain”, fondata nel 1884 per promuovere progetti di riforma sociale. Per altri è la Brookings Institution, fondata negli Stati Uniti nel 1916, ad aprire la strada ai moderni istituti di consulenza a governi e imprese. Il termine nella prima metà del Novecento serve soprattutto a definire organizzazioni con interessi nel settore militare.
Con questi intenti nasce, nel 1945, RAND Corporation, tra i principali architetti della guerra fredda. Fino agli anni Settanta, i think tank non superano la dozzina e sono concentrati negli Stati Uniti; lavorano a stretto contatto con
le amministrazioni, dispensano consulenza strategiche e di budget, L’ascesa al potere di Ronald Reagan cambia le cose. La nuova presidenza repubblicana è preparata e accompagnata dalla nascita di decine di think tank, che hanno come obiettivo quello di reagire alla cultura radicale degli anni sessanta. Nel 1973 nasce la [leritage Foundation, quindi il Manhattan Institute, poi l’American Enterprise Institute e l’Hoover Institute, tutti bastioni del pensiero conservatore.
Oggi il termine think tank ha perso molto del significato originario. Sono nati centri di ricerca dei più vari orientamenti ideologici, l’offerta di consulenza si è allargata all’ambiente, alla salute, alle questioni istituzionali, al marketing, alla cultura e alle strategie di sviluppo.

 

 

 

 

NON MANCANO LE MANETTE

QUANTO SONO INDIPENDENTI I THINK TANK?

Tentativi di influenzare il mercato, legami troppo stretti con generosissime corporation, intrecci con potenti e governi hanno messo negli ultimi mesi sempre più in discussione le analisi dispensate dagli istituti e rilanciate dai media di mezzo mondo. Il mese scorso è finita nella polvere
la credibilità dell’American lsrael Public Affairs Committee (AIPAC), tra i più potenti think tank pro-Israele con sede a Washington. L’accusa coinvolge Steven i. Rosen, ex-direttore degli affari internazionali dell’istituto, e il collega Keith Weissman, analista per il Medioriente, entrambi finiti ora agli arresti, Dal 1999 i due sono stati in contatto con un esperto
del Pentagono, Lawrence A. Franklin, che avrebbe passato informazioni segretissime
su attività terroristiche in Asia Centrale, un rapporto deIl’FBI sull’attentato al complesso di Khobar in Arabia Saudita, e ancora dati riseivati sulla rete di Al Qaeda, sulla politica americana in Iran, sulle operazioni militari degli alleati in Iraq. Le informazioni finivano sul tavolo di diplomatici, analisti di altri think tank, giornalisti. In un caso Rosen/Weissman
vennero a conoscenza di un piano iraniano per rapire agenti israeliani nell’Iraq del nord
(informazione subito passata a un agente dell’ambasciata israeliana a Washington).
Per anni quindi I’AIPAC ha raccolto e diffuso informazioni riservate, di cui non poteva controllare l’attendibilità o rivelare la fonte, con l’obiettivo esplicito di influenzare i rapporti tra Stati Uniti e Israele e condizionare l’opinione pubblica sulle questioni mediorientali.
Un caso che ha imbarazzato i governi americano e israeliano, e rilanciato accuse e sospetti sul ruolo effettivamente giocato dai think tank nella scena politica internazionale.


 

 


 

 



 

 

IL GOVERNO INVISIBILE

Tratto dal primo capitolo del libro "il governo ombra" di Alfredo Lissoni

TESCHI E OSSA

L’estate del Duemila ha visto arrivare, nelle sale cinematografiche italiane, una curiosa pellicola americana del regista Rob Cohen, intitolata “I teschi - The skulls”. Essa denunziava l’esistenza di una setta segreta, attiva negli Stati Uniti, che reclutava ragazzi nei campus per formarli come nuove leve di un’aristocrazia economico-politica il cui scopo era il mantenimento del potere ad ogni costo, e con qualsiasi mezzo. Simbolo della setta, che assicurava immediatamente ai propri adepti soldi sesso e successo, un teschio poggiato su due tibie incrociate, come nello stemma dei pirati. Nella pellicola si affermava altresì che la CIA, il servizio segreto americano, era nato all’interno della setta dei “Teschi” e che ben tre presidenti statunitensi ne avevano fatto parte. La fedeltà al club, si riferiva nella pellicola, funzionava come una sorta di feroce massoneria: apriva le porte al potere, assegnava denaro, chiedeva scambi di favore, oltre ogni limite. Ciò che non veniva detto, e di cui solo una parte del pubblico era forse al corrente, è che la setta dei “Teschi” esiste veramente (anche se il suo vero nome è “Teschi e ossa”). Come esiste effettivamente negli Stati Uniti (e non solo) un “governo ombra” il cui fine ultimo è la distruzione dell’ordine costituito per la costruzione di una “Sinarchia”, un governo unico mondiale retto da un’aristocrazia di potenti, che instaurerà un “Nuovo Ordine Mondiale”. Per giungere a questo scopo ogni mezzo è lecito, dall’omicidio politico allo sterminio di massa, dal controllo della stampa alla nascita del Grande Fratello telematico che tutto vede e tutto spia; in questa disperata lotta al predominio del mondo entrano in ballo le moderne tecnologie informatiche, i satelliti spia e le guerre batteriologiche; ma hanno un ruolo fondamentale anche le credenze esoteriche, le sette e certe filosofie New Age. E così il governo ombra pesca aderenti nei movimenti ufologici messianici come pure nel più bieco satanismo. Solo fantasie? Sfortunatamente no; i primi ad ammetterlo sono gli stessi protagonisti di questa incredibile congiura a livello planetario.

GLI ILLUMINATI

“Un Nuovo Ordine Mondiale? Sì, esiste. C'è un coordinamento segreto fra le sette sataniche, sia americane che europee, per la conquista del mondo e per la sua riorganizzazione. La religione verrà abbattuta e sostituita dal culto di Satana. E i politici saranno rimpiazzati dai sacerdoti del Maligno. Le razze inferiori verranno eliminate e la popolazione drasticamente ridotta”. A dipingere questo apocalittico scenario è stato il giovane e biondissimo "Angel", pseudonimo di un satanista californiano pentito che, nell'ottobre 1989, ha confessato al giornalista televisivo Giorgio Medail l'esistenza di un'antichissima e pericolosa setta infernale, gli Illuminati. “La sede di questo movimento sotterraneo”, ha precisato "Angel", “è in Scozia, dove vive il capo supremo di tutti i satanisti, il Maestro del Mondo, di cui nessuno conosce la vera identità...".

Dell’esistenza di un gruppo esoterico di destabilizzatori sociali è convinto anche il fisico slovacco Vladimir Terzinsky. “Si fanno chiamare Gli Illuminati”, ha detto Terzinsky in una conferenza negli Stati Uniti, “e hanno già influenzato segretamente molti politici durante l'ultima guerra mondiale. Le loro idee sono state fatte proprie nientemeno che da Hitler... La setta sarebbe composta da individui eterogenei per classe sociale, credo e razza, tutti accomunati da una fortissima propensione per l'esoterismo e per il complotto politico. Il loro scopo è di sovvertire il mondo, portandolo sull'orlo della catastrofe sia politica che economica per poi, con un colpo di stato planetario, prenderne il controllo".

Quella che sembra la trama di un thriller fantapolitico è in realtà la versione moderna in chiave catastrofica della cosiddetta “teoria del complotto esoterico”. Essa sottintende la possibilità che le sorti dell’umanità siano decise da un ristretto gruppo di personaggi, appartenenti a società segrete, che si sarebbero infiltrati nei centri del potere politico, economico e militare di ogni paese. Che non si tratti però soltanto di una teoria è sfortunatamente dimostrato. Certo, le notizie che occasionalmente fuoriescono da queste sette (in buona parte sataniche) sono molto stringate: il segreto è la prima regola, e chi tradisce paga molto duramente. Dai frammenti di informazioni recuperati dagli investigatori (l’FBI, ad esempio, è spesso sulle tracce di questi sovvertitori dell’ordine pubblico) sappiamo dell’esistenza di una “base”, spesso un vero e proprio braccio armato, composto da gruppi di estremisti (satanisti, neonazisti e a volte anche fanatici religiosi di vari credo) che, pur professando filosofie, religioni e culti diversi fra loro, hanno un obiettivo comune molto chiaro: conquistare il mondo e sovvertire l’ordine sociale, sostituendolo con qualcosa di nuovo e di diverso. Alcuni di essi provengono dall’estrema destra neonazista, altri dal satanismo, altri ancora sono apolitici, ma tutti sono comunque manovrati dai vertici del governo ombra.

Ufficialmente quella del Nuovo Ordine Mondiale è stata per lungo tempo, secondo alcuni politologi, una teoria socio-economica, propugnata dai presidenti Reagan e Bush negli Stati Uniti e da Margareth Thatcher in Gran Bretagna, che prevedeva l’abbattimento delle frontiere doganali e la creazione di un’unica grande nazione euro-americana, diretta da un solo organismo. Un progetto abbandonato, si dice, a causa dell’intransigente opposizione di vari gruppi religiosi e laici caratterizzati da un forte nazionalismo, e sostituita nel Vecchio Continente dalla nascita dell’Europa Unita. Ma la Sinarchia è invece una realtà. Vi aderiscono alcune delle principali famiglie economico-finanziarie internazionali, raggruppate in centri di potere quali la Trilateral Commission, il gruppo Bildeberg, il CFR americano. Vi sono industriali e magnati del petrolio che, entrati in politica o nei servizi segreti, hanno spesso trasformato il governo americano in un docile fantoccio nelle loro mani. Questo è l’incredibile quadro che emerge dalla rilettura dei documenti più scottanti e dalle testimonianze più esplosive. Grazie ad essi si scopre che la Sinarchia non disdegna, per il raggiungimento dei propri fini, utilizzare le tattiche più disparate, da quelle scientificamente riconosciute (come il controllo delle telecomunicazioni attraverso i satelliti e la rete spia Echelon) a quelle considerate più esotiche, come la guerra psichica, la magia nera, la retroingegneria UFO. Combattono la religione, sebbene molti sinarchici si dichiarino apparentemente buoni cristiani, e questo perché il cristianesimo tende ad abbattere le distinzioni tra classi sociali; la Sinarchia invece le esaspera. Non meraviglia dunque che al suo interno vi siano elementi legati al satanismo o al neonazismo (la stessa CIA, braccio armato del Governo Invisibile, nacque con elementi provenienti dalla Gestapo).

LA CACCIA ALL’ANTICRISTO

La presa di coscienza dell’esistenza di questa terrificante realtà ha portato in America, come era prevedibile, ad una vera e propria caccia alle streghe da parte di quegli ambienti religiosi (alcuni dei quali fondamentalisti, sfortunatamente) che hanno deciso di opporsi alla Sinarchia. E si è giunti a veri e propri eccessi, nella “lotta all’Anticristo” (della quale lo scozzese Re del Mondo sarebbe il vicario), con una serie di attentati alla casa di produzione cinematografica statunitense Warner Bros, che ha l'unico torto di avere la propria sede di New York al civico numero 666 (che nel libro dell’Apocalisse indica il demonio) e che viene accusata di produrre cartoons che incitano alla violenza; con il boicottaggio della Disney, che nei propri film inserirebbe disegni osceni e subliminali (un fallo ne “La sirenetta”, ecc...) e della Procter&Gamble, una multinazionale chimica nota soprattutto per i suoi prodotti per l'igiene personale: accusata ingiustamente da varie sette protestanti di aver stretto un patto con Satana attraverso la chiesa del reverendo Moon e di avere un marchio che ricordava (invero, con molta fantasia) un simbolo satanico, la società ha visto crollare a tal punto le vendite, da dover cambiare il marchio incriminato. La Procter aveva la sfortuna di pubblicizzare i propri prodotti con il disegno di un vecchietto barbuto, i cui riccioli ricordavano tre 6 in fila; fra gli oltre 60 prodotti distribuiti, la Procter aveva anche il sapone chiamato Ariel, che neanche a farlo apposta è uno dei nomi del diavolo. A seguito della campagna di boicottaggio la ditta ha mutato il proprio, antico simbolo sostituendolo con il volto di una ragazza sorridente. Nel mirino è finito anche l’attore David Hasselhoff, già stella di “Supercar” e “Baywatch”, che qualcuno ha stabilito essere... l’Anticristo (ma è stato detto anche di Bill Gates). La lotta contro le ditte seguaci del demonio (dal quale riceverebbero, in cambio di un patto satanico, la ricchezza) ha raggiunto l’apice nel 1988, quando il gruppo svizzero Crusade ha divulgato in Europa (in Italia grazie ad un gruppo di preti bolognesi) una lista di “marchi di fabbrica” (i codici a barre che identificano la casa e il prodotto) attribuiti a ditte sataniche. Al di là della non dimostrata adesione delle ditte al satanismo, l’aspetto più curioso fu che questa caccia alle streghe venne da una parte scatenata dagli ambienti fondamentalisti cristiani, dall’altra da quegli stessi movimenti neonazisti (con il libro “Secret societies” del nazista Jan Udo Holey) legati proprio alla Sinarchia.........

I CREDENTI DEL MALE

Sebbene il cervello di questo movimento segreto sia in Scozia (patria storica di un certo tipo di Massoneria), le fila vengono oggi tirate dagli Stati Uniti; là ogni anno scompaiono circa diecimila persone, buona parte delle quali, soprattutto in California, finirebbero nelle grinfie dei satanisti. Tale è la convinzione di un agente dell’FBI confidatosi nel 1986 con il giornalista italiano Giorgio Medail, in America per un reportage sulle messe nere. Proprio la California, a detta degli esperti, è uno degli stati maggiormente a rischio. Sparizioni di persone, da utilizzare per sacrifici umani, avvengono con una certa frequenza lungo l’autostrada Highway A1. E S.Francisco altro non sarebbe che il vertice di un triangolo nero che, con Torino e Praga, rappresenterebbe una delle roccaforti dei seguaci del Maligno.

Se questi dati, indubbiamente esagerati dalla stampa, dovessero avere un minimo di fondamento, allora ci troveremmo di fronte ad una preoccupante mappa della religiosità deviata. Quanti siano i satanisti nessuno lo sa con precisione. Nemmeno essi stessi. Questo perché le loro identità, come pure i loro riti, sono strettamente segreti. Di certo si sa solo che non esiste un rituale satanico ben preciso. E sebbene negli anni Sessanta sia stata pubblicata in California addirittura la Bibbia di Satana, i moderni seguaci del demonio hanno riti e liturgie che differiscono da Paese a Paese. L’avvocato Davide Venturini della Congregazione per la Cause dei Santi stima che siano almeno diecimila i gruppi satanici che si rifanno allo gnostico inglese Aleister (Edward Alexander) Crowley, e quindicimila i gruppi neri italiani; secondo un rapporto del Viminale in occasione del Giubileo del 2000, esisterebbero però solo 9 gruppi per un totale di duecento adepti (secondo una ricerca del novembre 1994, gli adepti di sette erano invece più di 600.000, cui andavano aggiunti altri 400.000 simpatizzanti. In pratica, due italiani su cento facevano parte - a metà degli anni Novanta - di uno dei circa quattrocento movimenti sparsi sul territorio nazionale. E circa tremila aderivano a gruppi satanici). I dati dunque sono confusi. In Francia esistono diverse sette che praticano la magia sessuale ed hanno una forte componente femminile, mentre nei covens (congreghe) inglesi predominano i maschi, molti dei quali si abbandonano a pratiche neopagane o sadomasochiste, talvolta purtroppo con sacrifici di bambini (il 17 marzo 1990 scoppiò nel Regno Unito uno scandalo enorme, quando si seppe di bambini partoriti da sataniste per riti sacrificali). In Italia l’omicidio rituale è invece pressoché sconosciuto, mentre è ammesso e anzi è una pratica obbligatoria nelle conventicole dei narcotrafficanti messicani che si ricollegano al culto azteco di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato (a Matamoros, nell’aprile del 1989, vennero arrestati diversi satanisti narcotrafficanti, guidati dal boss Adolfo Costanzo, che credevano di ottenere dal diavolo l’immunità bollendo in un calderone cuori umani e sacrificando bambini).

Strutture e credi variano a seconda delle nazioni, sebbene sia lecito ritenere che dietro le principali sette del male vi sia comunque la Sinarchia. Taluni satanisti non sono altro che una degenerazione dei movimenti hippies; sono dei ribelli insofferenti all’autorità costituita che spettacolarizzano il disprezzo della religione solo per dare scandalo. Alcuni di costoro sono noti cantanti rock, come Dio, i Black Sabbath, Marylin Manson ed Alice Cooper (che prende il nome da una strega del passato che terminò i suoi giorni sul rogo) che si fingono satanisti ma che di fatto non hanno nulla in comune con i veri adoratori del demonio. I veri satanisti, per contro, non si addobbano con tatuaggi, teschi o croci rovesciate, ma si travestono, più subdolamente, da persone rispettabili (tali parevano i supposti partecipanti ai raid satanici del mostro di Firenze, che si dice godesse della copertura di noti esponenti del bel mondo fiorentino). Costoro, a differenza dei seguaci degli antichi culti pre e paleocristiani (come molti gnostici che si rifanno ad Aleister Crowley, o i neopagani) adorano effettivamente il Maligno, il diavolo biblico, il signore del male, convinti che in questo modo non andranno all’inferno ma erediteranno la Terra, e sicuri che il diavolo non sia così brutto come lo dipinge la Chiesa.

I satanisti si radunano periodicamente per cantare le lodi al loro signore generalmente il 1° maggio, festa pagana di Lammas, ed il 2 novembre, Halloween (ma non c’è una regola. Altri satanisti italiani prediligono il 31 ottobre, il 2 febbraio, il 30 aprile, il 21 giugno; in buona sostanza le ricorrenze sono collegate alle stagioni, a solstizi ed equinozi). Questi incontri, chiamati in Gran Bretagna sabba quando vi partecipano molti adepti ed esba se in tono minore, avvengono prevalentemente di notte. Solitamente fra la mezzanotte e (per il sacerdote luciferino romano Efrem Del Gatto) le due e tre quarti, nel momento in cui le influenze lunari sarebbero più forti ed il momento propizio per le evocazioni demoniache e le pratiche magiche. Durante questi incontri si celebra una messa, che è nera in quanto ripete al rovescio quella cristiana. Si evoca il diavolo anziché il Signore, si recita nema anziché amen, si utilizza come altare una donna nuda e ci si scambia un segno di pace congiungendosi carnalmente. Durante queste cerimonie, praticate con diverse varianti a seconda dei vari covens, si è soliti raccogliere in un calice, la “coppa di Babalon”, gli umori sessuali di tutti i presenti e quindi comunicarcisi. Tale liquido, chiamato amrita, servirebbe a conferire maggiore forza psichica durante gli incantesimi con i quali i satanisti cercano di ottenere vantaggi personali, dalla ricchezza alla giovinezza al successo, ma solo e soltanto attraverso il male procurato ad altri, ottenendo benefici solo attraverso le altrui disgrazie. Durante questi riti viene talvolta portata a termine una pratica segretissima, la costruzione del bambino interno, basata sulla credenza che non tutti gli uomini abbiano un’anima immortale e che pertanto sia necessario costruirsela giorno per giorno. Questo avviene, per i satanisti, con la ritenzione del liquido seminale. Che, in questo modo, andrebbe ipoteticamente ad alimentare il bambino interno, che come tale viene nutrito ed allevato; e battezzato satanicamente con un nome segreto che nessuno dovrà mai conoscere, se non si vorrà correre il rischio di diventare schiavi psichici, zombi privi di volontà in balia dello scopritore del nome segreto.

Ma la più aberrante pratica magica dei satanisti è sicuramente l’immolazione di una vittima umana. “Il vero segreto della Scienza occulta”, ha scritto il demonologo francese Georges Demaix, “è il controllo del magnetismo umano e la sua proiezione nello spazio. Coloro che ignorano il magnetismo non possono agire. I fluidi umani sono potenti e di una rara efficacia...” E la caccia a questi fluidi sembra essere una delle occupazioni principali del cultori del male. Dicevamo che nel 1990 i giornali della Gran Bretagna riportarono a titoli cubitali la notizia che decine di bambini sarebbero stati rapiti dai satanisti londinesi e sacrificati (qualche anno dopo si scoprì di riti pedofilo-satanici su di un’isola vicina a Washington, coinvolti politici di alto livello come il deputato Barry Franks e membri del Pentagono e della CIA, come Craig Spence, ex direttore dello staff di George Bush; Kenneth Lanning, dell’FBI Behavioral Science Unit, dopo otto anni di indagini ha liquidato il tutto come falsità). Nel caso della Gran Bretagna molti infanti sarebbero stati figli di coppie sataniche, appositamente allevati per l’olocausto finale. Questa abietta forma di rito verrebbe praticata in quanto, al momento del trapasso, il sacrificato sprigionerebbe potentissime energie psichiche che i satanisti utilizzerebbero, oltreché per propiziarsi le divinità infernali, per ottenere il dominio sulle forze della natura. Essendo, fortunatamente, tale costume non esente da rischi e da procedimenti penali, molti adepti del demonio preferiscono ridurre il pericolo operando su cadaveri trafugati dai cimiteri. Queste profanazioni di tombe avvengono talvolta corrompendo i custodi dei cimiteri. Un caso che destò scalpore si verificò in Italia, a Ioppolo, nel 1984, allorché un necroforo venne colto sul fatto mentre disseppelliva una bimba di cinque anni. Le tombe hanno poi una funzione centrale presso molti gruppi satanici. Angel ha raccontato che la sua setta soleva nascondersi nelle tombe per sfuggire alla polizia; la terra di cimitero sarebbe poi considerata un elemento di prim’ordine per la realizzazione di filtri e pozioni.

Il legame di queste settacce (nel 1988 lo studioso Gianluigi Marianini stimò in 40.000 i satanisti italiani) con la Sinarchia (gli Illuminati) deriva dal fatto che una delle idee fisse di alcuni gruppi settari dediti al male sia la convinzione dell’imminenza della fine del mondo. Fine che deve essere accelerata per permettere al diavolo di sgominare le forze del bene, incarnate dalla società borghese e conservatrice, detentrice del potere. “Alcuni maghi dei secoli passati”, ha scritto l’avvocato Venturini, “hanno affermato che l’Anticristo avrebbe iniziato la sua manifestazione pubblica nel 1996 e che l’avrebbe condotta a compimento nel 1999. Questa idea è stata ripresa dalla maggior parte dei gruppi satanici, che l’hanno poi fatta propria e che tentano di darle corpo”. Per scardinare dalle fondamenta lo status quo molti satanisti anni Ottanta e Novanta hanno cominciato a reclutare tra le loro fila, soprattutto in America, membri dell’esercito ed esponenti della finanza, tutti accomunati dall’idea di un nuovo ordine mondiale. Alcuni di essi hanno effettivamente confessato la loro appartenenza alle milizie nere.

Oggigiorno gli Illuminati, che di fatto si considerano una antichissima setta di risvegliati (cioè di ribelli alla cultura e alla religione ufficiali, giudicate oppressive e massificanti), vantano - vero o falso che sia - affiliati in tutto il mondo. Utilizzano individui psicolabili per destabilizzare periodicamente le basi della società; pilotano i movimenti neonazisti di tutto il mondo (si pensi alla setta giapponese Aum Shinrikyò o ai nazionalisti russi di Zhirinovskij); strumentalizzano e manovrano guru e santoni ed alcune sette New Age per far filtrare nella società le proprie idee rivoluzionarie. A questo proposito diversi scandali ha suscitato, fra il 1985 ed il 1998,

la scoperta che molti moderni Rasputin da anni manovrano i principali capi di stato: in America l’astrologa Joan Quigley indicava a Reagan i giorni fasti e nefasti per firmare i trattati di proliferazione nucleare (e per l’astrologia impazzivano anche Nancy Reagan ed il generale Schwarzkopf, il comandante dell’operazione “Tempesta nel Deserto” contro Saddam Hussein) e la medium inglese Rosemary Altea sosteneva di essere il consigliere di fiducia della famiglia Clinton. E se Bill dormiva con sul comodino una copia del libro de “La profezia di Celestino” (del padre della Next Age James Redfield), Hillary, da parte sua, organizzava sedute spiritiche con la parapsicologa Jean Houston, che l’aveva convinta di essere la reincarnazione della regina Caterina di Russia e grazie alla quale la first lady cerca di evocare lo spirito di... Gesù e del Mahatma Gandhi. In Russia il ruolo della Houston l’ha ricoperto la discussa guaritrice georgiana Djuna Davitashvili, una ciarlatana che ha avuto in cura prima Breznev e poi Eltsin; e c’è anche il teleguaritore Anatoli Kashpirovski, ex consigliere di fiducia del leader ultranazionalista Zhirinovskij e del ministro degli esteri Gennadj Gherassimov all’epoca del mandato di Gorbachov; qualche anno fa si è poi saputo che molti alti papaveri sovietici avevano tutti un astrologo personale e che la CIA intendesse sfruttare la loro credulità intervenendo sui loro operatori dell’occulto. Non è certo migliore la situazione in Gran Bretagna, ove grande scandalo vi è stato quando la cartomante greca Vasso Kortesis ha venduto ai tabloid londinesi le confidenze della sua cliente Sarah Fergusson, l’ex consorte del principe Andrea d’Inghilterra. La Kortesis ha rivelato che l’ex duchessa di York era una grande appassionata di magia ed occultismo, credulona al punto da chiamarla “mamma”. Anche Lady Diana e Dodi Fayed avevano un astrologo personale, Rita Rogers, che aveva previsto per i due un futuro di amore e di felicità. Contro la mania per l’occulto dei reali d’Inghilterra ha tuonano nientemeno che l’arcivescovo di Canterbury (il papa dei protestanti) Lord Runcie, che ha rivelato che Carlo d’Inghilterra è stato manipolato ed allontanato dalla religione dal santone reincarnazionista sudafricano Laurens Van Der Post; infine, il dito è stato puntato in passato dai media anche contro il guru indiano Sri Chinmoy, che addestrava personalmente i funzionari dell’ONU, e contro il santone Sai Baba, che ebbe in passato stretti legami con la famiglia Craxi.

In molti si sono domandati quanto possa essere pericolosa l’influenza di alcuni dei sopracitati personaggi sui leader delle due principali superpotenze. E che tanti sospetti non siano ingiustificati è stato dimostrato dall’attentato con il gas nervino al metrò di Tokyo, nel ‘95, di cui parleremo in seguito. L’episodio ha infine spinto i media a domandarsi se non vi sia effettivamente una regia occulta (quella sinarchica) dietro sette e santoni, con scopi destabilizzanti.

Un classico esempio di attacco mascherato alle istituzioni fu la strage a Bel Air del 1969, durante la quale perirono sei persone, compresa Sharon Tate, la bellissima moglie di Roman Polanski. Tale eccidio era stato ordinato da un pazzoide fanatico a nome Charles Manson, un satanista che amava farsi identificarsi alternativamente in Dio e Satana e che aveva raccolto un gruppetto di hippies sbandati in un ranch, l’Old Spahn, ribattezzato Family, la famiglia Manson. Di questa congrega di sbandati Vincent Bugliosi, il procuratore incaricato delle indagini sulla strage di Bel Air, scrisse: “Quasi tutti i membri della Family avevano maturato una profonda e radicata ostilità verso la società”. Lo stesso Bugliosi si convinse che i mansoniani intendevano ordire l’Helter Skelter, un complotto su larga scala “per provocare una gigantesca carneficina e fuggire nel deserto da dove Manson sarebbe stato richiamato un giorno per governare il mondo.”

Molti satanisti credono che per ottenere tale scopo sia necessario stipulare un patto col diavolo, per ottenerne i favori: danaro, protezione o successo dell’impresa. Si ritiene che gli adepti possano stipulare il patto per ottenere un dono, uno e uno soltanto, in cambio dell’anima e in genere per soli venti anni, come è documentato nella tradizione stregonesca sin dal XVI° secolo. Nel tentativo di prolungare questi favori i satanisti cercano di piegare il diavolo ai propri voleri servendosi dell’incantesimo della mano di gloria. Si tratta di una pratica oramai pressoché scomparsa e consistente nel procurarsi la mano mummificata di un impiccato (operazione tutt’altro che agevole) da utilizzare come portacandele per affascinare il diavolo. Nei trattati stregoneschi rinascimentali si dice infatti che il demonio provi un’attrazione irresistibile per questo amuleto e che, pur di potere restarsene a contemplarlo in santa pace, sia disposto a concedere qualsiasi favore al possessore della mano, che, in questo modo, acquista la gloria, cioè i poteri, del demonio (tematica parzialmente ripresa nell’ultimo film di Polanski, “La nona porta”; qui l’amuleto è in realtà un libro magico con le figure dei tarocchi). L’ultima mano di gloria in circolazione si trova nel museo personale dello studioso torinese Lorenzo Alessandri, pittore e grande esperto di satanismo.

Dal 30 aprile 1966 esiste anche una chiesa ufficiale per il culto del male. Si trova a S.Francisco, è una palazzina in legno di tre piani, tutta nera, tappezzata internamente da drappi rossi, maschere diaboliche, fruste e crocefissi rovesciati. La sua frequentazione è libera, come pure il culto è autorizzato, essendo in America ammessa per legge qualsiasi religione. Vicario e fondatore di questa chiesa è l’ungherese Anton Szandor La Vey, un ex domatore di leoni dal fascino mefistofelico, che vanta migliaia di aderenti non solo negli States ma anche in Europa e Canada. La Vey ha scritto nel 1969 una bibbia satanica che in pochi anni è diventata un best seller ed il cui comandamento principale è fa ciò che vuoi; ha inoltre pubblicato “Il rituale satanico” (1972), che codifica i riti. I due libri hanno venduto nel mondo oltre 300.000 copie.

La Vey sostiene che Satana voglia il bene dell’umanità e che sia contrario alla mortificazione della carne e della volontà. Per questo motivo i satanisti si sentono autorizzati a fare tutto ciò che vogliono, soprattutto il male. La Vey ha operato per anni assieme alla biondissima moglie e alla figlia Karla, dispensando sacramenti (ovviamente satanici) e celebrando matrimoni e creando anche una moda. Uno dei più discussi matrimoni satanici, celebratosi a Louisville nel Kentucky fra il locale vescovo nero ed una sacerdotessa di Satana, ha attirato centinaia di curiosi. Inseritosi, con i suoi discepoli, profondamente nell’ambiente hollywoodiano, La Vey ha ispirato film come “Il sosia di Lucifero” e “Invocazione a mio fratello demonio” (nel quale recitò egli stesso). Dopo vari scismi, il suo credo è stato portato avanti dalle figlie.

Contro queste chiese sataniche si sono mossi molti esperti dell’occulto, come il ricercatore Jeremy Kingston, che ha dichiarato: “La setta di La Vey si sta espandendo, ma molti studiosi di occultismo sostengono che è molto rischioso avere a che fare con la magia nera. E un fatto accaduto nel 1967 sembra avvalorare questa ipotesi. La sera del 29 giugno un uomo di mezza età crollò sul pavimento del suo appartamento a S.Francisco, urlando con voce di donna ‘Non voglio morire’. Lui e la sua famiglia, tutti membri della setta di La Vey, riconobbero in quella frase la voce di Jayne Mansfield, la nota attrice erede di Marilyn Monroe, segretamente seguace di La Vey. In quello stesso momento Jayne, che aveva dichiarato di volersi staccare dalla setta, sarebbe morta in un incidente d’auto dopo essere stata maledetta da La Vey...”

La morte dei singoli seguaci, se non addirittura dell’intero coven, non è un evento raro.

Non è difatti infrequente che questi gruppi concludano la propria esistenza in un bagno di sangue. Non potendo mutare la realtà circostante, vari adepti decidono di cambiare il proprio stato di esistenza togliendosi la vita, entrando in questo modo, a loro dire, in un’altra dimensione (lo stesso fecero molte sette New Age ed ufologiche, dalla Higher Source ai Solariani di Luc Jouret). Quest’idea folle è molto antica e risale al 1300. Margareth Murray, nota studiosa di stregoneria e paganesimo, ha scritto nel libro “Le streghe nell’Europa occidentale” (Garzanti, 1978): “Il sacrificio del dio delle streghe era compiuto in Francia, Belgio e Gran Bretagna. Lo studioso James Frazer ha rilevato che la vittima umana, dio o vicario, non soltanto soggiaceva al suo destino, ma spesso lo anticipava dandosi la morte o mettendosi spontaneamente nelle mani del suo sacrificante”. Questa stessa rassegnazione al sacrificio è stata rilevata nei settari del XX° secolo. Susan Atkins, una delle adepte della Family Manson, ha scritto nel suo memoriale “Figlia di Satana figlia di Dio”: “Dovevo morire per tutta la gente. Loro non lo sapevano, non sapevano ma stavo per morire per loro...”

Non tutti gli adepti del demonio adorano la stessa entità. I cosmisti, come la setta francese della Cosa astrale, credono in un’entità spaziale, una forma di energia che permea l’universo. I satanisti venerano invece il diavolo biblico, l’autentico avversario di Cristo, il signore del Male, l’angelo ribelle all’autorità politica e religiosa. I luciferiani e i diabolici, invece, credono in una versione eretica della figura del diavolo. Sono cioè convinti che il dio cristiano fosse un Signore geloso, intenzionato a tenere Adamo come uno schiavo imbelle recluso in Paradiso, e pensano che l’intervento del serpente, che ha regalato all’uomo la conoscenza, ci abbia liberati dalla tirannia di Dio. Per questo i luciferiani venerano un idolo di matrice templare, il baphomet, un demone con una candela accesa tra le corna: la candela della conoscenza che con la sua luce rischiara le tenebre dell’ignoranza voluta da Dio. Gruppi luciferiani in Italia sono i seguaci di Efrem del Gatto (vero nome Sergio Gatti). Da non confondersi con gli adoratori del Maligno sono i neopagani, che recuperano gli antichi culti greco-romani; i seguaci della Wicca, la religione dell’Europa occidentale precristiani; e i draconiani, un gruppo gnostico convinto che divinità aliene abbiano da sempre controllato energeticamente il nostro pianeta.

Decisamente satanici gli yezidi o adoratori del Pavone, un gruppo eretico in campo islamico, convinto che non un serpente ma il sopracitato pennuto abbiano affrancato l’uomo dalla schiavitù, con il compito di distruggere le forze del bene. Bene che, come si sa, è sempre relativo, specie se dietro le quinte operano i sinarchici.

LE PSICOSPIE

Ma la magia nera non è l’unica tecnica “alternativa” praticata dai sinarchici, che hanno un notevole serbatoio anche nell’universo delle facoltà extrasensoriali. La prima delle notizie esplosive uscì nel novembre del 1991: la Psi Tech, una società americana con sede nel Maryland, aveva spiato per conto delle Nazioni Unite gli arsenali segreti di Saddam Hussein servendosi di... un team di veggenti!

Grazie ad una squadra di potenti sensitivi, il direttore della Psi Tech Edward Dames, un ex ufficiale della CIA, aveva così tracciato una mappa precisa delle installazioni segrete del dittatore irakeno. I telepati della Psi Tech avevano individuato due centrali per la costruzione di armi batteriologiche, i cui piani sarebbero stati poi consegnati al Pentagono. La notizia stupiva in quanto il governo americano, già nel 1988, aveva dichiarato di non avere nessuna intenzione di servirsi di medium e sensitivi in quanto "tutti i test effettuati per stabilire l'esistenza di poteri paranormali erano risultati negativi". Ma evidentemente, dietro le quinte, le cose andavano diversamente. Non solo, nel novembre del 1995 dagli archivi della CIA, il servizio segreto americano con sede a Langley in Virginia, fuoriusciva la notizia che per oltre vent’anni, e per la modica spesa di 32 miliardi di lire, i servizi segreti USA si erano serviti di medium e sensitivi per le loro attività clandestine (o “black projects”). In particolare, per rintracciare il leader libico Gheddafi nel 1986; per liberare il generale Dozier sequestrato in Italia dalle Brigate Rosse; per scoprire, nel 1979, dove fossero i nuovi sommergibili atomici dei sovietici ed infine per individuare le centrali al plutonio dei nordcoreani. I sensitivi, sei potenti telepati la cui identità non veniva rivelata, operavano presso la base di Meaden, Washington, nell’ambito del programma “Stargate” (la porta delle stelle). Il gruppo, per cercare di frugare a distanza nella mente del nemico, si serviva soprattutto della telepatia. Nel 1994 il Congresso degli Stati Uniti aveva posto il veto a questo tipo di esperimenti, giudicati inutili e costosi, ma i servizi della Difesa avevano protestato sostenendo che “le facoltà extrasensoriali esistono e vanno sfruttate”. I sei veggenti, in particolare, avrebbero individuato, nel corso degli anni, sommergibili sovietici e campi di addestramento libici per terroristi. Quanto ai fiaschi, come la mancata individuazione di Gheddafi, i portavoce della Difesa rispondevano: “Erano, sono e saranno inevitabili. Quando i nostri i top gun bombardarono Tripoli nella speranza di uccidere Gheddafi i nostri sensitivi indicarono con precisione il bersaglio: ma quella notte il colonnello non dormì sul posto e scampò alla morte. La colpa, dunque, non è dei sensitivi...”.. L’inchiesta sui veggenti di Meaden è stata condotta, per conto del Congresso, dalla professoressa Jessica Utts dell’Università della California e da Ray Hayman dell’Università dell’Oregon. Mentre la prima ha dichiarato che le ricerche meritavano di proseguire, Hayman si è detto totalmente scettico, visto che i sensitivi ci avevano azzeccato solo nel 15% dei casi. Da allora il Governo avrebbe sospeso i finanziamenti; ma sappiamo invece che lo spionaggio mentale continua ugualmente, grazie ai fondi in nero della CIA.

I russi, del resto, fanno altrettanto, e da più tempo rispetto agli americani. Già nel 1940 girava per il Cremlino Wolf Messing, un ebreo polacco ricercato dai nazisti non solo per le sue origini ma per la sua profezia della fine di Hitler qualora questi avesse attaccato la Russia. Intimo di Stalin, Messing non lesinava dare mostra dei propri poteri di controllo mentale. In un occasione il polacco riuscì a penetrare nella casa di campagna del leader sovietico, in barba alla rigidissima sorveglianza armata, suggestionando mentalmente le guardie del corpo e facendo credere loro di essere Lavrenti Beria, l'onnipotente capo della polizia segreta sovietica. Ma la possibilità di boicottare i nemici psichicamente grazie all'uso di sensitivi Stalin l'avrebbe messa in pratica, a detta del parapsicologo Massimo Inardi, "nel 1953, quando la scoperta di soggetti dotati di facoltà telecinetiche fece balenare, presso le Forze Armate, l'idea di un loro utilizzo a scopo pratico, come l'intercettazione telepatica di piani strategici, il disturbo di strumentazioni tattiche (missili, aerei, radio...), fino alla neutralizzazione a distanza degli armamenti nucleari". In quell'anno è nata la psicotronica, o “scienza delle reali energie umane“, così è stata ribattezzata la parapsicologia nella CSI.

La ricerca ha fatto passi da gigante da quando il governo ha messo le mani su medium e sensitivi dalle capacità a dir poco eccezionali. Come nel caso dei telepati Karl Nikolaev e Yurij Kamenskij che dal 1965 hanno eseguito difficili esperimenti di comunicazione mentale anche a centinaia di chilometri di distanza, con risultati ritenuti talmente sbalorditivi da spingere il Cremlino ad istituire differenti istituti di ricerca sui fenomeni ESP non solo nella capitale, ma anche a Novosibirsk, Odessa, Zhaporozhje, Taganrog e Alma Ata. E questi studi si sarebbero spinti così avanti al punto che, nel dicembre del 1992, la stampa mondiale ha riportato la notizia - quanto seria non si sa - che i sovietici possiedono una macchina psicotronica in grado di amplificare a comando i desideri, permettendo a sensitivi opportunamente manovrati di uccidere a distanza! I dettagli di quest'arma provengono ovviamente da fughe di notizie, raccolte in un documento top secret intitolato “Inventario delle informazioni di cui è proibita la pubblicazione”, un misterioso volume di quattrocento pagine, aggiornato annualmente dagli organi di censura nazionali. In un paragrafo di questo testo militare c'è una sezione dedicata proprio alle armi extrasensoriali. E si citano quattrocento cittadini sovietici che hanno denunciato insoliti dolori o vere e proprie alterazioni psichiche, provocate dalle psicospie. Fra le vittime, ci sarebbe anche un ex colonnello del KGB, pronto a testimoniare che tali apparecchiature vennero usate per favorire colpi di stato e per eliminare oppositori politici, spingendoli al suicidio. Quest'arma sarebbe stata utilizzata per ridurre a miti consigli i sei golpisti rivoluzionari che, nell'estate del 1991, sequestrarono Mikhail Gorbachov. Costoro, pur avendo in mano i codici segreti per lanciare tutte le testate nucleari sovietiche e disponendo dunque in quel momento di un potere immenso, tutt'a un tratto si arresero docilmente ed inspiegabilmente alla Guardia Rossa, lasciandosi arrestare come in trance...

Dell'esistenza di simili armi è convinto anche il colonnello dell'Esercito americano Thomas E. Bearden, un ingegnere nucleare il cui nome è legato a diversi esperimenti top secret per il Pentagono. "Esiste un'operazione segreta dei sovietici battezzata fer-de-lance “, ha raccontato il militare nel volume “Excalibur briefing”, “tesa alla conquista del mondo. L'operazione, ideata durante la guerra fredda, e ad appena pochi anni dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, è stata ordinata nientemeno che da Stalin, ma i primi risultati vennero raggiunti solo verso la fine degli anni '50. Io credo che la catastrofe nucleare che sconvolse gli Urali nel 1958 fu dovuta ad un esperimento sfuggito di mano, il tentativo di trasmettere a distanza un'esplosione nucleare attraverso l'iperspazio...". In altre parole, un team di sensitivi avrebbe tentato di smaterializzare gli effetti di un'esplosione atomica per rimaterializzarli su un obiettivo nemico. "Ritengo che abbiano usato un cannone nucleare iperspaziale, basato sullo sviluppo del raggio della morte in fase di studio in quel tempo", ha concluso Bearden, al quale l'informazione sarebbe arrivata a Bearden da fonti riservate.

Fantascienza? É probabile; curiosamente però, due anni dopo l’incidente, il presidente Krushev, parlando dinanzi al Presidium, confermava le supposizioni dell'americano annunciando lo sviluppo di una nuova arma “così potente da poter cancellare ogni forma di vita sulla Terra”. Armi psicotroniche o deterrenti psicologici abilmente propagandati?

Sempre Bearden cita un attacco all'ambasciata americana a Mosca, cominciato fra il 1959 ed il 1960, per mezzo di radiazioni. "I sovietici erano interessati a scoprire se avessimo dei soggetti psicotronici. In questo modo hanno irradiato l'ambasciata con radiazioni psichiche ad alto livello, causando vari disturbi ai diplomatici: aritmia cardiaca, infezioni del sangue, cancro. Questi esperimenti continuano tuttora", ha scritto Bearden nel 1988. In quello stesso anno l'agenzia di stampa Agi/Ap dichiarava che "il Dipartimento di Stato di Washington ha accusato i sovietici di continuare a bombardare con fasci di microonde l'ambasciata americana a Mosca. L'Ufficio per la sicurezza diplomatica ha detto trattarsi di segnali a microonde di potenza 5-11 gigahertz. I segnali continuano ad essere rilevati nei locali della cancelleria dell'ambasciata". Il fenomeno, denunciato nel marzo dell' '88, era già noto al governo americano da almeno cinque anni, dopo che l'ambasciatore USA in URSS aveva protestato contro queste interferenze mentali, subite dai diplomatici per un periodo di quattro mesi, "dal 4 luglio al 19 ottobre". Anche in questo caso tali onde mentali sarebbero state prodotte da sensitivi molto dotati psicocineticamente.

La guerra psichica era foraggiata direttamente dal KGB, il servizio segreto russo, una volta appurato che in America la CIA stava facendo la stessa cosa. Ma fortunatamente l'omicidio a distanza era l'ultima delle risorse. I combattenti psicotronici delle due nazioni in lotta si limitavano, in genere, a spiarsi telepaticamente.

Nell'agosto del 1962 nei palazzi del Cremlino si verificava un episodio curioso. Il presidente Krushev veniva preso da una crisi di nervi leggendo sulla stampa che Kennedy aveva dichiarato: “L’URSS ha firmato un trattato militare ed economico con Cuba. Per la Repubblica cubana il trattato è stato ratificato da Che Guevara...". L'esistenza di questo accordo era segretissima e non si riusciva a spiegare in che modo l'Intelligence Department americano ne fosse venuto a conoscenza. L'unica spiegazione era lo spionaggio telepatico. Di questa ipotesi si sono detti convinti due ricercatori del mistero, l'italiano Peter Kolosimo ed il francese Robert Charroux. "Gli americani hanno usato un sensitivo opportunamente stimolato con sostanze stupefacenti", hanno dichiarato.

Molti di questi esperimenti sarebbero stati attuati dai sovietici in una sezione riservatissima adiacente la tristemente nota centrale nucleare di Chernobyl, in mano alla Sinarchia russa (che ovviamente si oppone a quella americana). Ne è sicuro lo studioso polacco Michal Kaszowski che, nella rivista “Nie z tej ziemi”, ha dichiarato:"Molte ricerche insolite sono state portate avanti in Russia. Un test di conquista della materia attraverso lo psi fu sperimentato parecchi anni fa. Lo ha svelato una mia collega di cui debbo tacere il nome. Si tratta di una pubblicista che lavorava per il giornale ‘Kijevskie Novosti’, e che ha scoperto che a Chernobyl, nella celebre e famigerata centrale nucleare esplosa nell' '86, le installazioni erano rimaste contaminate da parecchi pericolosissimi isotopi di plutonio, chiamati americio 241 e 242. Questi isotopi ufficialmente non esistono, e la scienza ufficiale ne prevede la messa a punto ed il controllo solo fra 50 anni. La giornalista ottenne altresì materiale su certi laboratori segreti, conosciuti come Chernobyl 2, dove si conducevano varie ricerche sull'influenza del cervello e della mente umana con tecniche super e subsoniche, o con campi magnetici. Queste tecniche di controllo mentale, con supporto di strumenti e generatori atomici, venivano condotti non da militari o da agenti del KGB ma da un gruppo di satanisti, noti come Bialego Bractwa, o setta dei Fratelli Bianchi... Questi esperimenti psicotronici sarebbero attualmente ancora in corso".

Anche un altro ricercatore polacco mio buon amico, il militare Robert Lesniakiewicz, ha svolto delle indagini che lo hanno portato ad affermare: "Sono sicuro che dietro la catastrofe di Chernobyl si celino esperimenti segreti delle Forze Armate o di altri gruppi. Non è vero che il reattore è esploso per un semplice e banale riscaldamento di un motore, c'è qualcosa di più. Si tentava di mescolare psicocinesi ed energia atomica, si voleva dominare paranormalmente la materia..".

Inutile dire che, trattandosi di esperimenti segretissimi, non esistono prove a sostegno di queste tesi e che tutte le testimonianze si riducono a dei sentito dire. Ma se la veridicità di queste storie è molto dubbia e contestata, esperimenti di condizionamento mentale per programmare ad uccidere sotto ipnosi sono stati comunque condotti durante la guerra fredda. Lo ha potuto stabilire il giornalista tedesco Joachim Ward, che ha dichiarato:"Gli scienziati sovietici avevano sviluppato per conto del KGB un sistema di condizionamento mentale che trasformava in robot alcuni soldati impiegati per missioni speciali durante la guerra in Afganistan. Due degli scienziati da me intervistati, Anatoli Chadrin e Valeri Kanjuka, mi hanno detto che i soldati erano stati programmati in modo da entrare in azione non appena ricevevano via radio un segnale in codice registrato nel loro cervello. La psicoarma fu abbandonata per ordine di Gorbachov nel 1988, ma ora se ne servirebbe la mafia". Un dettagliatissimo servizio su questa psicoarma è stato presentato il 26 maggio 1995 durante il programma “Panorama”, trasmesso dalla televisione pubblica tedesca. Durante il quale è stato spiegato che gli scienziati sovietici utilizzavano onde radio ad alta frequenza in combinazione con parole chiave e codici numerici innestati nel cervello di militari e agenti di polizia.

La lotta di spie, convenzionali e psichiche, tra americani e russi è continuata anche dopo il disgelo gorbachoviano. Nel novembre del 1999 tre infiltrati dei due Paesi sono stati scoperti ed arrestati; nello stesso periodo un misterioso incendio ha distrutto la Lubianka, la sede del KGB a Mosca. Nelle guerre di spie sono adesso coinvolte altre nazioni: la Cina, che in diverse occasioni ha carpito segreti informatici, ed il Giappone, che nel luglio del 2000 ha divulgato via Internet segreti CIA trafugati, riguardanti il personale dell’Agenzia USA e Paesi caldi scelti come obiettivo principale per infiltrare spie.

Negli ultimi anni sono stati svelati anche altri dettagli un tempo segreti: si è saputo che negli anni Settanta i servizi segreti americani avevano speso quasi un milione di dollari all’anno per le ricerche sulle psicospie; vennero a sapere che i russi avevano uno di questi centri a Novosibirsk (ove in seguito i russi condurranno gli esperimenti per le Guerre Stellari) e cercarono di carpirli grazie ad un giornalista del “Los Angeles Times”, che nel 1977 venne arrestato dal KGB proprio mentre tentava di ottenere materiali riservati da un istituto di parapsicologia. I militari ne erano al corrente. Nel 1980 la rivista “Militar Review” pubblicava un articolo sui “nuovi campi di battaglia mentali” e la potenzialità dell’uso dell’ipnosi telepatica in guerra...... E I DISCHI VOLANTI

Un altro fattore determinante nelle scelte occulte del governo ombra americano (ma anche per quello russo) è stato rappresentato dagli alieni. Sia che esistano (come è assai probabile), sia che non esistano, gli UFO hanno avuto un ruolo primario nell’influenzare le scelte dei vertici USA. E così da una parte i servizi segreti hanno raccolto ed occultato prove, intimidito testimoni ed ufologi; dall’altra hanno lasciato fuoriuscire in maniera mirata “rivelazioni” ed “ammissioni” per coprire esperimenti segreti (come lo Stealth, testato in Gran Bretagna e volutamente fatto passare per un UFO), per ottenere fondi per la Difesa (con la scusa della possibile “minaccia esterna”), per seminare confusione fra i credenti, alimentando e strumentalizzando culti ufologici con a capo pretesi “messia” che parlavano per bocca dei “fratelli dello spazio” (tutto ciò, al di là della reale consistenza del fenomeno UFO in sé). Quest’ultima tecnica, detta del discredito, venne utilizzata anche nel campo delle credenze sul paranormale. Nell’ambito dell’Operazione Oracolo un gruppo di agenti CIA schedarono superstizioni, credenze, fobie e nevrosi di molti personaggi del mondo politico internazionale. Secondo quanto ha dichiarato l’ex agente CIA Miles Copeland, lo scopo era quello di contattare poi i loro astrologi, costringendoli a fornire oroscopi manipolati dall’Agenzia. Oracolo fu attiva a partire dagli anni ‘50; vent’anni dopo i servizi segreti francesi dello Sdece fecero altrettanto tentando di corrompere Jean Viaud, famoso astrologo di Arcachon e redattore di “Horoscope”, consultato da molti leader del Terzo Mondo. Ma Viaud, immaginando che avrebbe rischiato la pelle, rifiutò.

Nel campo degli UFO la Sinarchia, secondo quanto dichiarato nel 1997 dall’ex ufficiale del Pentagono colonnello Philip Corso, condusse ricerche segrete per capire come volassero i dischi volanti, in che modo potessero essere trasformati in armi da guerra, con che tipo di energia avveniristica funzionassero. Le ricerche vennero dette di retroingegneria; gli americani avrebbero avuto un disco alieno ed avrebbero cercato di costruirne uno terrestre tentando di carpire la tecnologia aliena (ma invano).

L’interesse vero e proprio dei sinarchici per gli UFO cominciava non tanto il 24 giugno del 1947, data in cui un pilota americano ne vedeva nove nel cielo di Washington e, riportandone la notizia alla stampa, faceva nascere ufficialmente l’interesse per il fenomeno; ma il 3 o 4 luglio dello stresso anno quando, secondo la stampa locale, un disco volante si sarebbe schiantato nel deserto di Corona, vicino Roswell, Nuovo Messico. I servizi segreti americani avrebbero provveduto a recuperare ed occultare il velivolo (e presumibilmente i suoi quattro occupanti, tutti deceduti) e a fare sparire tutte le prove, arrivando persino a minacciare testimoni e giornalisti affinché non ne parlassero più. Oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, su quell’episodio non è stata ancora fatta luce. Molti ufologi ritengono che a cadere fu veramente un velivolo spaziale; gli scettici ritengono si sia trattato invece di un’arma segreta americana (un pallone militare tarato per spiare l’attività atomica dei sovietici; questa tesi di comodo è stata ovviamente condivisa anche dall’Aeronautica USA); sia come sia, l’episodio portò alla nascita di una commissione supersegreta nota come Majetic 12, composta da esponenti delle Forze Armate, della scienza e della politica il cui compito, di fatto, era studiare questi ordigni. Lo provano, fra le altre cose, alcuni carteggi emersi alcuni anni fa, ed inviati anonimamente sotto forma di microfilm, al produttore televisivo americano Jaime Shandera. Le carte Majestic, la cui autenticità ha scatenato violenti dibattiti, riferivano di fatto dell’esistenza di un team ultrasegreto, un vero governo ombra dell’illegalità che radunava a sé persone inserite nei gangli vitali del Paese per tramare alle spalle della nazione, contro ogni legge ed ogni regola (basti pensare che in alcuni mandati persino ai presidenti USA venne tenuta nascosta l’esistenza di questo gruppo). In uno stralcio dei documenti erano indicati i nomi dei dodici “apostoli” che fecero parte della prima commissione segreta di studio, così riferendo: “TOP SECRET MAJIC - T52 - EXEMPT (E) - COPIA DI UNO. Operazione MJ-12 è una ricerca di sviluppo top secret/operazione di Intelligence. Unico diretto responsabile è il presidente degli Stati Uniti.

Le operazioni del progetto sono sotto il controllo del gruppo MJ-12 (Majic-12), stabilite tramite speciali ordini esecutivi classificati dal presidente Truman il 24 settembre 1947 sotto raccomandazione del dottor Vannevar Bush e del segretario James Forrestal. I membri del gruppo MJ-12 furono designati come segue: Amm. Roscoe H. Hillenkoetter, Dott. Vannevar Bush, Segr. James V. Forrestal, Gen. Nathan F.Twining, Gen Hoy S. Vandenberg, Dott. Detlev Bronk, Dott. Jerome Hunsaker, Sig. Sidney Souers, Sig. Gordon Gray, Dott. Donald Menzel, Gen. Robert M. Montague, Dott. Lloyd V. Berkner. La morte del segretario Forrestal il 22 maggio 1949 creò una lacuna che venne colmata il 1° agosto 1950, data in cui il generale Walter B. Smith fu nominato sostituto permanente”.

Ho valide ragioni per ritenere che ciò che nacque come un banale team di studio UFO divenne in seguito un vero e proprio governo ombra che, negli anni della Guerra Fredda, arrivò ad estendere la sua sinistra influenza in tutti i campi della vita pubblica dei contribuenti americani e, di fatto, sui Paesi della NATO, Italia compresa.

I primi a dare notizia dell’esistenza del governo ombra furono due giornalisti americani, David Wise e Thomas B. Ross, quest'ultimo giornalista del “Sun Times”, già assistente segretario per gli affari pubblici della Difesa dal '77 all' '81, in un libro intitolato “Il governo invisibile”: “Nella libera America esistono due governi, uno visibile e l'altro invisibile. Il primo è conosciuto, ne parlano quotidianamente tutti i giornali e viene preso a modello democratico nei libri di scuola. Il secondo, invece, è più subdolo, è celato sotto la superficie del cosiddetto establishment. É un meccanismo segreto strettamente intrecciato al primo e si prefigge lo scopo di guidare gli affari politici ed economici del Paese e di dirigere, di fatto, la vita di oltre duecento milioni di americani. Il governo invisibile non è un organo formalmente costituito, ma è un raggruppamento eterogeneo che lega a sé i più disparati uffici e settori del governo visibile. Oltre alla ben nota CIA, asse portante del governo invisibile e principale serbatoio di uomini, si ricollegano ad esso altri nove organismi che fanno parte, taluni in misura minore, della Comunità delle Informazioni. Essi sono:

il National Security Council (NSC)

il Defense Intelligence Agency (DIA)

il National Security Agency (NSA)

il Servizio Informazioni dell'Esercito

Il Servizio Informazioni della Marina (ONI)

il Servizio Informazioni dell'Aviazione (ATIC e AFIS)

l'Ufficio Informazioni e Ricerche del Dipartimento di Stato

la Commissione per l'Energia Atomica (AEC)

il Federal Bureau of Investigation (FBI)”.

Collaborano con la CIA anche moderni enti di difesa, dal NORAD, incaricato di sorvegliare il passaggio di intrusi nel cielo, al NAVSPASUR, il sistema di sorveglianza spazio-navale per mezzo di satelliti, sino al Pentagono e alla NASA. Ma nel Governo Invisibile confluiscono anche molti enti pubblici e privati - persino aziende - apparentemente prive di qualsiasi legame.

“In tutti questi modi”, proseguivano i due reporter, “il governo segreto riesce a controllare l'intellighenzia americana e a indirizzare la vita del suo popolo quasi sempre, a delineare la politica estera statunitense con decisioni che appaiono prese in una determinata direzione e che, invece, vengono segretamente dirottate dal governo invisibile in quella opposta”. É la machiavellica ragion di stato. Diversi presidenti degli Stati Uniti furono succubi di questa logica statalista. Quando, negli anni '80, l'aereo del pilota Eugene Husenfus venne abbattuto dalle forze nicaraguensi, rendendo evidente il coinvolgimento statunitense a sostegno della guerriglia antisandinista, Ronald Reagan, inquisito, si disse più volte all'oscuro delle manovre a favore di una o più forze ribelli nei Paesi del Terzo Mondo. Non stentiamo a credergli. Vera o falsa che fosse la posizione del presidente, essa servì a chiarire una volta di più la finalità del Governo Invisibile. Esso è difatti un'istituzione relativamente recente e ben lontana dai principi democratici dei padri fondatori della nazione americana. Più figlio, potremmo affermare, del maccartismo della seconda metà degli anni '50, questo ente è nato a seguito della constatazione che gli Stati Uniti, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, erano diventati una superpotenza alla quale il comunismo sovietico aveva lanciato una sfida. L'URSS, specie dopo la caccia agli scienziati nazisti e la corsa allo spazio e agli armamenti, si rivelò una minaccia capace di insidiare l'egemonia planetaria dell'America. Questa minaccia, come la storia ci insegna, si è trasformata negli anni nella cosiddetta Guerra Fredda. Pertanto, per bloccare tale minaccia, vennero organizzate una vasta raccolta di informazioni e una sofisticata rete di spionaggio che, solo nel 1964, davano lavoro a ben duecentomila persone.

SPIONAGGIO E BASI SOTTERRANEE

L'informazione riveste un carattere importantissimo nel sistema difensivo CIA. Esiste un sistema centrale di raccolta informazioni e comunicazioni, gestito da branche di sicurezza che appartengono ad ogni Arma. Sui tetti della centrale della CIA a Langley, in Virginia, spuntano almeno 200 antenne di viario spessore e misura, sintonizzate sulle radio private sparse per tutto il globo. “Dove c'è un'anima viva, si trova anche un'emittente della CIA”, ha dichiarato la spia sovietica Adolf Abel. Tali antenne sono collegate ad una segretissima centrale radio, l'accesso alla quale è consentito solo a pochissimi funzionari. Colà per anni hanno lavorato tre strumentazioni spionistiche ai limiti del fantascientifico. Si chiamavano Minicard, Intellofax e Walnut. Minicard è un memorizzatore della Eastman Kodak che funziona elettronicamente e che incamera qualsiasi tipo di informazione; Intellofax è un dispositivo automatico a nastro fotoelettrico che, indipendentemente da qualsiasi condizione di luce o di tempo, immagazzina qualsiasi tipo di immagine e che in un centimetro di pellicola riesce a contenere sino a 100 soggetti; Walnut è un gigantesco calcolatore progettato dall'IBM appositamente per la CIA. Sebbene attualmente Walnut sia stato senz'altro sostituito dai più moderni computer, negli anni '70 questa macchina funzionava egregiamente sia come calcolatore che come cervello elettronico, schedando ogni mese circa 350.000 informazioni di ogni tipo. A richiesta, era possibile sapere vita, morte e addirittura previsioni di sviluppi possibili, cioè il futuro, di singole persone, ditte, operazioni bancarie, titoli, compartecipazioni aziendali, prodotti e brevetti, crac finanziari. Ma soprattutto, Walnut conteneva migliaia di informazioni circa questioni militari, armamenti, nuovi congegni bellici, spostamenti di truppe, esercitazioni, uomini politici, partiti, personaggi pubblici. Il tutto venne coordinato dalla National Defense Agency, insieme con la DIA e con la Defense Communications Agency. Le varie branche raccoglievano dati informativi e materiale fotografico e fornivano comunicazioni per gli altissimi livelli mediante reti di trasmissione a carattere mondiale. I centri amministrativi di queste branche si trovavano nei comandi delle Forze Armate, mentre i gangli operativi, coordinati dai comandi congiunti, si celavano nelle sale operative terrestri aeree del Pentagono e della Casa Bianca. Compito speciale della NSA è tuttora “ascoltare tutto ciò che gli altri vorrebbero restasse segreto”, come ha dichiarato l'ex consulente del Dipartimento di Stato Luttwak. Secondo una statistica compilata nel 1983, ben 33.400 uomini lavoravano per i servizi di informazione nei reparti delle Armi (ASA) che fanno funzionare i centri d'ascolto della NSA. Altri 33.600 erano dislocati nelle comunicazioni sotto il controllo della DCA. Il totale complessivo di queste forze rappresentava il 3% di tutti i militari in servizio. Adesso questo sistema è stato superato da Echelon, un sistema di spionaggio satellitare con basi in America, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda, in grado di intercettare tutte le comunicazioni telefoniche, via mail, fax e cellulari.

Ed infine vi sono le basi segrete, quelle ufficialmente non conosciute nemmeno dal Congresso degli Stati Uniti. La più famosa di tutte, una volta che la stampa ne ha scoperto l’esistenza, è l’Area 51. Di essa sappiamo che la CIA prima e dei non meglio identificati servizi segreti ne sono entrati in possesso negli anni Cinquanta. Dell’Area 51 si cominciò a parlare con una certa frequenza dal marzo del '94, dopo che la serissima rivista “Popular Science” aveva dedicato la copertina all’argomento, pubblicando le uniche foto esistenti della base, piratate da un satellite meteo americano e da uno sovietico. Si tratta di un immenso perimetro riservato a Nellis Air Force Range, nel Nevada, nella zona di Groom Lake, un luogo segreto chiamato Area 51 o Dreamland (la Terra dei Sogni), un poligono militare al di sopra della quale tutti i voli civili e militari sono rigorosamente proibiti. Nel 1955 questa zona veniva controllata dalla CIA ma negli anni '70 passò nelle mani dell'USAF, l’Aviazione americana. In seguito, la zona scomparve persino da tutti i rilevamenti topografici destinati alle cartografie della regione. A Groom Lake venivano sperimentate “tecnologie belliche con laser esotici” contro i satelliti sovietici, meglio definite come “armi di origine straniera” (aliena, secondo gli ufologi, che ritengono che laggiù, in mezzo al deserto, siano custoditi anche cadaveri alieni e frammenti di dischi volanti). Nel 1984, durante l'amministrazione Reagan, i militari acquistarono novantamila acri di terreno attorno a Groom Lake per ragioni di sicurezza. Altri 4000 vennero recintati per impedire ai curiosi, perlopiù ufologi, di accamparsi sulle colline con cineprese e macchine fotografiche per riprendere gli strani ordigni che venivano testati a Dreamland (perlopiù aerei invisibili Stealth ed Aurora). Si dice che la base si estenda per diversi chilometri sotto terra, come l’Inferno di Dante, e che in ogni livello venga studiata una micidiale tecnologia, dagli UFO alle psicoarmi alle manipolazioni genetiche su umani e addirittura su presunti feti extraterrestri.

Il giornalista Tony Pelham è stato uno dei coraggiosi che ha osato sfidare il Governo Invisibile per andare a curiosare nei dintorni di Dreamland, solleticato dalle strane voci sull'Area 51 e sfidando i cartelli militari di divieto di accesso. “Il deserto laggiù”, ha dichiarato, “è pieno di truppe in uniforme mimetica, portano degli M16 e non hanno alcun cartellino di riconoscimento. Non sono dell'Aeronautica, non sono dell'esercito, non hanno alcun genere di distintivo. E c'è mancato davvero poco: stavano per arrestarmi, una o due volte. Ho trovato che questo fosse davvero insolito. Ho sentito le più strane teorie riguardo a questi uomini. Ma loro sfidavano me ed io sfidavo loro. Quando si avvicinavano e mi chiedevano: 'Cosa stai facendo qui?' io rispondevo: 'Cosa state facendo voi qui, questo è territorio libero'. Stavo ronzando intorno ad una zona proibita. La mia opinione è che il governo nasconda qualche cosa che è molto più protetto dello Stealth o dell'U2, qualcosa di clandestino. Non so se ci sia una base sotterranea aliena, non so se siano UFO o extraterrestri, so solo che hanno un apparato di sicurezza molto maggiore di quello che si vede abitualmente attorno a qualsiasi tipo di installazione militare e non capisco perché le guardie in uniforme non abbiano alcun distintivo. Quando ho chiesto loro: 'Siete dell’Aeronautica o dell'Esercito?' non ho avuto risposta. Vi dicono solo di lasciare la zona. Alla fine mi hanno fermato e hanno chiamato il distretto di polizia della contea di Lincoln, in ben tre differenti occasioni. E ogni volta hanno riempito dei fogli su di me ed hanno intimato di non avvicinarmi più alla zona. L'ultima volta, con il pretesto che non avevo nulla da fare vicino ad una installazione militare. Io ho spiegato che non ero nemmeno ad un miglio dalla base, che mi trovavo su un territorio libero. Sei mesi dopo mi avvicinai al ranch Merlin a riprendere un blazer, uno dei loro furgoni fantasma. Non mi ero mai arrischiato troppo a ridosso della zona protetta, ma a volte ci sono andato vicino. Al mio ritorno ad Alamo lo sceriffo chiese di vedermi, riempì un'altra pila di documenti e, in modo molto formale, mi disse: 'Mister Pelham, questa è l'ultima volta che l'avvisiamo. La prossima volta, e parlo a nome dei miei superiori, se lei ritorna su questa strada e si avvicina nuovamente alla base, lei va dritto in prigione!'. In un'occasione in particolare ho avuto una strana esperienza con delle luci che sembravano inizialmente essere lontane, ma che in pochi secondi furono sopra di me. E pensare che non mi sono mai recato lì con una macchina da ripresa, mai rivolto alla stampa o a investigatori per dire che avevo visto un UFO. Io non so cosa ho visto quella notte. Poco tempo dopo, mentre stavo tornando indietro, un blazer mi si avvicinò da una strada laterale, ne uscirono i militari in uniforme mimetica con i loro M16 e mi chiesero come mai stessi ritornando da un’installazione militare. Risposi che me ne stavo lì da solo, seduto nel deserto. Mi replicarono: 'A fare cosa?'. 'Sto guardando le luci'. E loro: 'Quali strane luci, quali luci? Noi non vediamo nessuna luce'...”.

Area 51 in seguito è diventata popolarissima, dopo che ufologi e curiosi di tutto il mondo hanno iniziato ad appostarsi di nascosto, filmando e fotografando gli strani velivoli (o UFO?) che si sollevano dagli hangar sotterranei di Dreamland. Un ufologo, Glenn Campbell, si è addirittura accampato per anni con una roulotte ed ha scattato centinaia di foto e realizzato cartine del territorio, subito veicolate in Internet; il trucco di divulgare immediatamente le informazioni carpite pare sia servito a salvargli la pelle: ucciderlo, per la Sinarchia, avrebbe significato creare un martire, attirando maggiormente l’attenzione. Troupes di ufologi giapponesi, attrezzati di tutto punto con telecamere e macchine fotografiche professionalissime, sono arrivate dal Sol Levante ed anno strappato molti altri segreti a Dreamland (ma nonostante ciò, nulla si sa per certo di ciò che vi è custodito al suo interno); la base è diventata infine conosciutissima, al punto che si ritiene che oramai il Governo Invisibile l’abbia semiabbandonata; viene menzionata nel film “Indipendence Day” e nei telefilm “FX”, “Seven Days” ed “X-files” (episodio “Il prototipo); addirittura nei fumetti di Topolino e Scooby Doo e persino nel videogame “Duke Nuke 3 D” (vi è un livello ove il protagonista si trova in un hangar a Dreamland, dinanzi ad un disco volante). É stato persino realizzato un modellino giocattolo di uno dei dischi che vi sarebbero occultati, una guida di Dreamland (in vendita negli States) ed un lungo video (di tre ore, a cura del giornalista ed ufologo tedesco Michael Hesemann) che raccoglie i filmati “UFO” più curiosi. La stampa e gli ufologi scettici (come l’americano Jacques Vallée, che un tempo si rifiutava di ammetterne l’esistenza) hanno dovuto infine accettare il fatto che la base sia reale, sebbene il governo USA abbia continuato a negare e sebbene essa continui a non comparire in nessuna cartina; questa inversione di tendenza si è verificata principalmente da quando tre scienziati, Robert (Bob) Lazar, Bill Uhouse e Michael Wolf, hanno dichiarato di avervi lavorato all’interno, per conto del governo ombra. Inutile dire che i tre sopracitati personaggi hanno spaccato l’opinione pubblica; in molti li considerano solo dei millantatori (e fonti vicine alla base negando prevedibilmente di averli mai conosciuti); ma non è affatto provato che costoro mentano. Lazar e Wolf sono stati concordi nel dichiarare che a Dreamland vi siano rottami UFO, che il governo ombra tenta di far volare con tecniche di retroingegneria, ed addirittura corpi di alieni (uno dei quali forse vivo). Wolf è un curioso personaggio che sostiene di avere fatto parte addirittura del Majestic 12 (e certe sue conoscenze ai vertici sembrerebbero dimostrarlo) e che afferma che gli alieni, che per inciso sarebbero pacifici, hanno da tempo lunghi contatti con certi terrestri; Bob Lazar sostiene di essere un fisico che, nel 1989, sarebbe stato incaricato di condurre uno studio sul funzionamento degli UFO a Dreamland. Sospeso poi dall'incarico e quindi svincolato dal segreto, rendendosi conto che il governo ombra si stava preparando a farlo sparire, si è deciso a raccontare tutto ai media, e principalmente al giornalista ufologo George Knapp: “Ebbi un incontro del tutto casuale con il dottor Edward Teller, quando lavoravo al Laboratorio Nazionale di Los Alamos, nel Nuovo Messico. Dopo quel colloquio, mi raccomandò. Da anni era uno dei massimi dirigenti di un progetto nel deserto del Nuovo Messico. Era in un luogo chiamato S-4, vicino alla Base 51, dove hanno sede molti progetti governativi top secret. Edward Teller era il direttore del programma e credo che una persona raccomandata da lui fosse molto affidabile. Erano i primi mesi del 1989 e io mi stavo inserendo nel progetto in questione, anche se lentamente, dato che nel frattempo il governo stava svolgendo accurate indagini sul mio conto. Era qualcosa di diverso da tutto ciò per cui avevo lavorato fino ad allora. Da Los Alamos ebbi l'autorizzazione Q, un fatto abbastanza strano. Mi avevano detto, infatti, che c'erano ben trentotto livelli sopra quello Q. A quel tempo ci voleva un ordine esecutivo per le assunzioni, un ordine che fu firmato dal presidente Ronald Reagan. Sono stato nel programma solo per poco tempo, fino all'aprile 1989, mi sembra, poi le nostre strade si sono divise. É una lunga storia. All'inizio, durante i primi colloqui, non mi è mai stato detto specificatamente: ‘Ehi Bob, lavoreremo assieme sui dischi volanti, sugli scafi alieni recuperati da incidenti’, o cose del genere. La mia qualifica era di assistente a Senior Staff. Ufficialmente dovevamo lavorare sulle tecniche avanzate di propulsione. Naturalmente, quando iniziai a operare, lessi i rapporti e la documentazione e mi resi conto in cosa consistesse il progetto. Dovevamo studiare l'origine dei velivoli, la razza o la tipologia di alieni che pilotavano i dischi, quali erano il loro aspetto e la loro struttura fisica in base ai rapporti delle autopsie. Vedendo il materiale, compresi che non si trattava di un comune progetto di ricerca. Stavamo facendo un'operazione di ingegneria inversa (retroingegneria): avevamo il mezzo, lo scafo alieno, e dovevamo capirne il funzionamento. Avevamo il prodotto finito e dovevamo scoprire la tecnica di manifattura, quali leggi fisiche lo governassero. Fu chiaro, allora, su che cosa stavamo lavorando! L'aspetto più strano era che non era mai stata detta esplicitamente una sola parola sull'argomento. Vidi il velivolo, un grande disco, un tipico disco volante. Anche in quel frangente mi costrinsi a pensare: ‘Beh, questa ovviamente è una nuova creazione del governo, una sorta di oggetto volante sperimentale, forse un aereo da combattimento del futuro, il che spiega tutte le pazze voci che ci sono sui dischi volanti...E noi dobbiamo provare questo apparecchio’. Ma il momento davvero emozionante fu quando entrai nel disco e vidi l'interno del veicolo. Notai che l'equipaggiamento ed i posti di guida erano estremamente piccoli, costruiti per creature nane o per bambini. Naturalmente, questi ultimi non avevano il permesso di entrare nella base. Feci questa sciocca considerazione prima di capire effettivamente di cosa si trattava. Stiamo parlando di cose strane e di una tecnologia...che non dovrebbe esistere! Le ricerche da eseguire su velivolo erano state suddivise in modo minuzioso. C'era un gruppo che si occupava esclusivamente dell'equipaggiamento per la navigazione, un altro che si occupava della metallurgia ed un terzo che lavorava sulla propulsione e sul sistema di spinta del veicolo. Era quello il gruppo con il quale lavoravo. Così, in breve tempo, poiché quello era il nostro unico compito, riuscii a tirare fuori un buon numero di informazioni sul funzionamento del disco volante. Naturalmente, fu quasi impossibile verificare il mio impiego laggiù. A Los Alamos hanno negato che io vi abbia mai lavorato, così come fece Kirkmeyer, il sovrintendente degli impianti, il che è veramente interessante. In seguito, sono riuscito a scovare un'agenda telefonica del laboratorio con il mio nome sopra. Certo, c'erano dei colleghi che erano pronti a testimoniare che io avevo lavorato a Los Alamos, ma l'amministrazione del centro ha voluto mantenere tutto sotto silenzio, negando perfino che io abbia mai vissuto in città, pur essendo conosciuto da molte persone, colleghi, dirigenti e amici”.

L’AREA 51

Il 25 luglio 1990 Lazar ha dichiarato a George Knapp, nel corso del programma “UFO: the best evidence” in onda su “Klas” di Las Vegas: “Ho lavorato a Los Alamos, nei laboratori federali, come fisico, ed ero stato assunto come esperto di laboratorio per la base S-4, che è una base dell'US Navy. La base si trova a circa 10/15 miglia a sud di Groom Lake e a circa 125 miglia a nord di Las Vegas. Si trattava di un lavoro ad alto contenuto tecnico, qualcosa che mi avrebbe interessato molto. Il primo giorno che sono arrivato alla base ho avuto dei colloqui orientativi e mi è parso evidente che la tecnologia con cui avremmo lavorato (propulsione gravitazionale, ecc...) era qualcosa che la scienza convenzionale aveva appena iniziato a sfiorare. Quando ero alla base mi avevano esortato a non dire niente; possono arrivare a tutto, fino alle minacce di morte; il mio telefono è sotto controllo. Ho deciso di parlare perché stavano per farmi sparire.

Quando tentai di avere copia del mio certificato di nascita, venni a sapere che non esisteva più e che io non ero mai nato all'ospedale in cui nacqui. Questo mi fece riflettere seriamente su quello che stava succedendo. Così ho richiesto il curriculum dei lavori precedenti che avevo svolto e ho scoperto che anche tutto quello era sparito. Quindi ho preso la decisione di fare qualcosa prima che sparissi anch'io, come il mio passato. Anche a Los Alamos risultava che non mi avevano mai assunto, e dopo che sono apparso in televisione mi hanno fatto sapere che ‘mi sono vicini’. Sono preoccupato per la mia vita, questo è il motivo per cui ho detto tutto ai microfoni. È un modo per cautelarsi da eventuali sparizioni”.

“Circa la tecnologia che ho visto”, ha proseguito Lazar, “La prima esperienza fu con il reattore antimateria, un piatto di 18 pollici di diametro con una sfera sopra. All'interno della torre c'è una scaglia di un elemento denominato 115, recuperato dall’UFO, e che è un elemento molto pesante. Per il resto la macchina mi è sconosciuta. Il 115 nell'interno crea un campo gravitazionale ed espelle delle onde gravitazionali, che sono poi amplificate nella parte bassa dell'apparecchiatura. In generale, questa tecnologia ci è virtualmente sconosciuta. Essenzialmente il lavoro era di progettazione inversa. Avere cioè un prodotto finito da analizzare a rovescio per capire come fosse fatto. E se si poteva riprodurre con materiali terrestri. Con un generatore di antimateria si può trasformare la materia al 100% in energia, mentre la fissione nucleare ha come rendimento solo 8 decimi dell'uno per cento della trasformazione della materia in energia. Quando il 115 è all'interno la reazione comincia. Non ci sono automatismi o altro. Apparentemente il 115 bombardato con protoni rilascia particelle di antimateria che reagiscono con qualsiasi materia posta all'interno del reattore. Questo genera all'interno del calore. E all'interno del sistema c'è un generatore termoionico a rendimento 100% che trasforma il calore in energia elettrica. Il reattore ha due funzioni: produce una fonte di energia elettrica molto grande e, sulla sfera, produce le onde gravitazionali grazie all'impiego del 115 il cui funzionamento è oggi sconosciuto. Le onde vengono poi incanalate verso la parte bassa del generatore, dove ci sono tre amplificatori di gravità che le aumentano. Così crea un campo gravitazionale tutto suo. Con esso si ha la possibilità di fare qualsiasi cosa. La gravità distorce il tempo e lo spazio. Così facendo si può avere un diverso modo di viaggiare. Così, invece di viaggiare in maniera lineare da A a B, si distorce tempo e spazio e si porta a sé la destinazione senza muoversi. Questo accade distorcendo il tempo. Si tratta di una cosa lontanissima dai nostri concetti. Alla base del disco volante custodito a Dreamland ci sono tre generatori di gravità. Quando si vuole viaggiare verso un punto, il disco si mette di fianco ed i generatori producono un raggio gravitazionale che viene puntato sulla destinazione. Aumentando la potenza dei generatori, questi tirano lo spazio verso quel punto. Nel momento stesso in cui si rilascia lo spazio verso quel punto. E tutto questo avviene con la distorsione del tempo. Così il tempo non aumenta e la velocità è teoricamente infinita. Gli scienziati che lo usavano hanno creato un campo gravitazionale molto forte, in cui dei piccoli dischi neri si sono formati come conseguenza della deviazione della luce. Hanno fatto poi altri esperimenti, hanno acceso una candela e l’hanno messa in un campo gravitazionale che distorceva il tempo. La candela bruciava senza consumarsi. Ero stupito nel vedere queste cose, ma adesso ci rido sopra perché, sembrerà ridicolo, quella era veramente tecnologia aliena. Il 115 non era un elemento che potesse essere prodotto sulla Terra; è impossibile sintetizzarlo, come sintetizziamo elementi pesanti come il bismuto e il plutonio, che vengono messi in un acceleratore e vengono bombardati con protoni, immettendo così' protoni nei loro atomi per incrementarne il numero atomico. Per creare il 115 ci vorrebbe una quantità infinita di potenza e tempo. Il 115 ha una grande capacità di produrre energia. Non so di altre proprietà. Messo comunque nel generatore antimateria ha una grande capacità di distruzione. Inimmaginabile, usato come arma. Un chilo di quella materia ha il potenziale di 47 testate all'idrogeno di 10 megatoni. Un chilo corrisponde, come dimensione, a due prugne... Da dove arrivi? Secondo me, il 115 può trovarsi alla periferia di una supernova, o attorno ad un sistema solare binario, dove c'era maggiore massa durante la formazione, dando così la possibilità di formazione di elementi pesanti”.

Lazar ha anche ammesso di avere visto, nella base, documenti riferiti all’esistenza di extraterrestri alti dai 3 ai 4 piedi, testa larga priva di capelli, occhi neri inclinati, braccia lunghe, magri. Vi sarebbero state anche fotografie di alieni e rapporti di autopsie. Se così è, il governo ombra dispone di informazioni veramente sconcertanti. Per saperne di più, l'ufologo e scienziato Jacques Vallée ha voluto incontrare Lazar. La sua valutazione è stata: “Francamente, sono rimasto affascinato da Robert Lazar. Non mi aspettavo la sua sincerità, la sua apparente dirittura ed il modo retto di riflettere seriamente sulle domande prima di rispondere. Questa qualità non è tipica della maggior parte degli adepti della New Age. Essi hanno molto spesso tutte le risposte pronte, prima anche che le domande siano poste! Quando parlano di fisica, gli ufologi americani utilizzano sovente dei termini impropri, confondendo massa e peso, velocità e accelerazione. Molti di loro non distinguono la galassia dal sistema solare, la velocità della luce da quella del suono. Non era il caso di Lazar. Il suo vocabolario tecnico era preciso e questo dettaglio rendeva la storia ancora più strana. Possedeva due diplomi di fisica, mi ha detto, e aveva lavorato a Caltech. Era specializzato nella costruzione di rivelatori di particelle alfa, che vendeva ancora al Laboratorio Nazionale di Los Alamos. L'incontro ebbe luogo nei locali della EG&G, una sezione del Ministero della Difesa. Cosa questa che non implica, sottolineò Lazar, che questa impresa partecipi al progetto... Lazar dava prova di una conoscenza della fisica atomica non facilmente accessibile per un profano...”.

Lazar sosteneva anche che a Dreamland esistessero delle tecniche ipnotiche e delle sostanze in grado di cancellare determinati ricordi alle persone; questo dato, apparentemente incredibile (in quanto ufficialmente non esiste alcuna tecnica di lavaggio del cervello selettiva, capace cioè di cancellare solo una determinata porzione di ricordi), è stato storicamente confermato; nel 1982 un aereo jaguar inglese in avaria è atterrato a Dreamland, nonostante i divieti; il pilota, immediatamente catturato, è stato riconsegnato agli inglesi solo una settimana dopo; l’aspetto curioso è che della sua permanenza a Dreamland non ricordava assolutamente nulla; il ricordo selettivo di quei sette giorni gli era stato rimosso!

Negli anni '80 l'Area 51 è passata sotto la responsabilità dell'amministrazione Reagan, una delle più guerrafondaie ed ossessionate dagli attacchi esterni, fossero essi russi e perfino extraterrestri (sono rimaste storiche diverse sparate del presidente Reagan in cui si diceva che tutte le differenze politiche planetarie sarebbero state abbattute se fossimo stati invasi da una forza aliena). Reagan, emblematica espressione del governo ombra, ha lavorato moltissimo per la militarizzazione degli Stati Uniti: è stato coinvolto nello scandalo della vendita delle armi a Paesi del Terzo Mondo, ha dato un notevole impulso agli studi segreti sugli UFO e sul paranormale, ha finanziato la creazione di uno scudo spaziale difensivo, sebbene, in politica estera, si sia adoperato per la riduzione degli armamenti nucleari. Durante il suo mandato si è anche scoperto che diversi esponenti delle Forze Armate avevano aderito a sette sataniche. Il messaggio che filtrava da tutto ciò è che la Sinarchia reaganiana, che stava vivendo il momento di maggiore crisi con i russi ed i libici, stesse cercando in tutti i mondi di armarsi e fortificarsi con ogni mezzo, contro tutto e contro tutti.

Per la creazione dello Scudo Stellare (SDI) Reagan coinvolse, nel giugno 1986, quattro laboratori ai quali vennero forniti ingenti fondi. Non a caso i laboratori erano quelli di Livermore, Lincoln del MIT, Los Alamos e Sandia, centri nevralgici del Governo Invisibile CIA, addirittura spesso al centro di avvistamenti UFO o di voci sulla presunta presenza di dischi recuperati e custoditi in camere segrete. Al progetto Scudo Stellare hanno collaborato anche sedici industrie americane; tra le più note, la Lockheed, Boeing, McDonnell Douglas, General Electric, Rockwell. Maggiore azionista (con l'8%) la General Motors, sospettata dai giornali di mantenere legami segreti con la CIA, probabilmente in virtù del fatto che uno dei suoi principali azionisti, Charles E. Wilson, ricoprì la carica di ministro per la Difesa sotto Eisenhower.

Con Clinton lo SDI, ufficialmente abbandonato all’epoca della pacificazione tra Reagan e Gorbachov, è tornato in funzione. I maligni dicono che esso servirebbe non tanto contro un attacco comunista o islamico, ma contro un’invasione extraterrestre nello stile del film “Indipendence Day”. É chiaro che la visione coloniale ed aggressiva del mondo statunitense (che ha invaso territori non suoi sterminando i precedenti abitatori) si riflette nella loro visione dell’universo.

IL DOMINIO DEL MONDO

Tutte le tecniche, le armi e le sezioni segrete del governo ombra (siano esse di studio sugli UFO o di utilizzo di sette sataniche o di psicospie) sono finalizzate al controllo del pianeta.

E di ciò esistono delle prove schiaccianti. Si trovano nel libro “CIA, culto e mistica del servizio segreto” di Victor Marchetti, già braccio destro (assistente esecutivo) del vicedirettore della CIA., che scrive: “Nel 1971 a Cambridge, Massachussetts, nel quadro di una manifestazione contro la guerra, un gruppo di studenti radicali occupò l’edificio che ospita il Centro per gli Affari Internazionali dell’Università di Harvard. Tra i documenti su cui misero le mani c’erano i verbali riservati della riunione dell'8 gennaio 1968 alla Pratt House. Questi verbali non erano però integrali: il professor William Harris, estensore e relatore della riunione ammise in privato, un anno dopo, che una parte dei verbali era stata parzialmente ritoccata per eliminare del materiale particolarmente scottante. Ma anche nella stesura riveduta e corretta il documento trafugato resta pur sempre la descrizione più esauriente della strategia e delle tattiche della CIA nel campo delle operazioni camuffate, di cui il mondo esterno sia mai venuto a conoscenza. Eppure, salvo qualche articolo apparso sui giornali nel 1971, il Documento Bissell è passato quasi completamente inosservato alla stampa americana. Nella sua relazione davanti al CFR

Richard Bissell, capo dei servizi clandestini della CIA, elencò otto tipi di attività camuffata; sono gli otto modi diversi con cui la CIA interferisce negli affari interni di altri Paesi: ‘consulenza politica; sussidi a persone singole; sovvenzioni ed assistenza tecnica a partiti politici; sovvenzioni ad organizzazioni private, compresi sindacati, aziende, cooperative; propaganda camuffata; addestramento privato di singole persone e scambi cosiddetti culturali; operazioni economiche; operazioni paramilitari o politiche per rovesciare o sostenere un regime (come i piani per la Baia dei Porci e per il Laos). Queste operazioni possono essere classificate in vari modi: secondo il grado ed il tipo di segretezza richiesto dalla maggiore o minore legalità, e, se vogliamo, a seconda che abbiano carattere favorevole o ostile’”.

“Bissell”, proseguiva Marchetti, “era stato inoltre tra i primi a dare impulso alla costruzione di satelliti spaziali con obiettivi di spionaggio; la CIA ebbe inoltre un peso predominante nella elaborazione dei programmi di esplorazione spaziale negli anni a cavallo del 1960 e anche dopo che l’Aviazione ha assunto il controllo di quasi tutti gli aspetti operativi dei programmi riguardanti la messa in orbita di nuovi satelliti, la CIA mantiene una posizione preminente nel settore ricerca e sviluppo...”.

Fonte: "il Governo Ombra" di Alfredo Lissoni . Edizioni Segno (2000)

Il Bilderberg riunito: cosa deciderà per noi?
Maurizio Blondet - 06/06/2006 Tratto da "La Padania"

Anche quest’anno James Tucker è riuscito a sapere dove e quando si riunirà il gruppo Bilderberg: nel lussuoso albergo Brook Street Resort, appena fuori Ottawa, dall’8 all’11 giugno.
Tucker è un giornalista dell’American Free Press e ha dedicato la vita a carpire qualche segreto del Bilderberg, il segretissimo consesso dei potenti euro-americani.
A questo club esclusivo, fondato nel 1954 dai Rockefeller e da Bernardo d’Olanda per fare affari nell’ambito della NATO (il principe Bernardo fu coinvolto nello scandalo Lockheed) si accede solo per inviti.
Gli invitati sono un centinaio o poco più fra i maggiori capitalisti, banchieri e miliardari vari dell’Occidente, con il loro seguito di servitori di lusso: ossia politici, analisti strategici, sindacalisti di riferimento.

Ogni anno si trovano in un posto diverso, guardato da un muro impenetrabile di guardie private. Regolarmente, apre il convegno la regina d’Olanda, Beatrice.
Alla fine, nessun comunicato stampa.
I giornalisti non sono graditi.    
Salvo qualcuno, gradito a lorsignori perché tiene la bocca chiusa.
David Rockefeller, membro permanente del Bilderberg, ringraziò questo tipo speciale di giornalisti muti nel ‘91 con queste parole: «ci sarebbe stato impossibile sviluppare il nostro progetto per il mondo se fossimo stati sotto i riflettori mediatici in tutti questi anni».
Ma grazie agli eletti amici della stampa, aggiunse, «il mondo oggi è più sofisticato e preparato ad avanzare verso un governo mondiale. La sovranità sovrannazionale di banchieri mondiali ed un’èlite intellettuale è preferibile all’autodeterminazione praticata nei secoli passati».

Questi rari giornalisti che non scrivono una riga sul convegno, poi, diventano regolarmente direttori di grandi quotidiani.
Come Martin Wolf, direttore del Financial Times.
O come furono per anni Ugo Stille (Il Corriere della Sera) e Arrigo Levi ( La Stampa ).
Belle carriere che vengono dalla qualità più apprezzata da lorsignori: non dare al pubblico le notizie.
 

Ma andiamo avanti.
Che cosa deciderà quest’anno il Bilderberg riunito in Canada?
Vale la pena di chiederselo.
L’anno scorso, riuniti a Rottach-Egern in Germania, i 120 miliardari auspicarono un sostanzioso aumento del petrolio: misteriosamente, da allora, il barile è passato da 40 a 70 dollari.
E ci è andata ancora bene: Henry Kissinger in quella sede raccomandò un rincaro di 150 dollari.
La cosa non stupisce, perché le petrolifere stanno facendo un sacco di quattrini dal rincaro, e gli interessi petrolieri sono molto ben rappresentati al Bilderberg: dai Rockefeller (Exxon) all’olandese Jeroen van der Veer (Shell) a Franco Bernabè, vicepresidente del gruppo Rotschild per l’Europa.
Sicchè quest’anno il Bilderberg discuterà come risolvere «il problema dell’America latina»: specificamente, di quel Chavez ed Evo Morales che hanno nazionalizzato il petrolio in Venezuela (dove i Rockefeller hanno parecchi pozzi) e in Bolivia.

Danno un cattivo esempio, che potrebbe essere seguito da altri capi sudamericani.
E un cattivissimo esempio da Nestor Kirchner, presidente dell’Argentina: ha smesso di pagare i debiti al Fondo Monetario, e il Paese scoppia di salute.
Si discuterà sicuramente anche del problema-Iran e di come «sistemarlo».
Questione non facile: già nel 2003, sull’invasione dell’Iraq, si produsse una frattura fra i soci europei e quelli americani del Bilderberg.
Si discuterà molto dell’Europa.

Di come fare ingollare agli europei la costituzione europea confezionata dal socio Bilderber Giscard D’Estaing e bocciata dalle opinioni pubbliche.
Ma è stato il Bilderberg a creare questa Europa dei burocrati, e non vuole lasciare il lavoro a metà. Come disse nel 2005 Zbigniew Brzezinsky, ex consigliere della sicurezza nazionale USA e membro influentissimo del Bilderberg, si tratta di continuare ad assicurare che «l’Europa occidentale resti in larga misura un protettorato americano».
Disse anche che l’Europa «deve risolvere il problema causato dal suo sistema di redistribuzione sociale», ossia dai sistemi sanitari a pensionistici.
Bisogna abolirli, e sostituirli con più «flessibilità» e privatizzazioni.
Questo vi dice qualcosa?

E’ il programma di governo promosso da un preciso gruppetto di politici nel mondo e in Italia.
Naturalmente, i grandi giornali - diretti da direttori cooptati come abbiamo visto - vi diranno che il Bilderberg non decide le sorti del mondo, che è solo un forum di discussione tra ricchi benintenzionati.
Sarà.
Ma Tucker fa notare la regolarità magica di certe belle carriere politiche.
Bill Clinton fu invitato alla riunione del Bilderberg che si tenne in Germania nel 1991.
Nel 1992, ebbe la nomination come candidato presidenziale; qualche mese dopo, eccolo presidente degli Stati Uniti.
Tony Blair fu invitato al Bilderberg in Grecia nel ‘93.
Nel ‘94, spontaneamente, i laburisti inglesi lo scelgono come capo del partito; e nel ‘97 diventa primo ministro: primo tipo di socialista ultraliberista.
Un altro socialista, il francese Lionel Jospin, fu invitato al Bilderberg nel 1996.

L’anno seguente diventò capo del governo francese e lo è stato fino al 2002.
Come Michel Rocard, membro assiduo del Bilderberg, e primo ministro dal 1988 al 1991.
O come Paul Wolfowitz, viceministro USA al Pentagono.
Nel 2005 è stato invitato a parlare al Bilderberg, e poche settimane dopo - miracolo - è diventato capo della Banca Mondiale.
La lista non è completa.

L’amico giornalista Tucker (un giornalista che dà le notizie, e quindi non fa carriera) ci fa notare che Romano Prodi fu invitato alla riunione del Bilderberg in Portogallo nel giugno del 1999: a settembre dello stesso anno, è diventato presidente della Commissione europea.
Il nostro Prodi non è solo un invitato al convegno dei miliardari.
È stato addirittura, negli anni ‘80, un membro dello «steering committèe», ossia dell’importantissimo ufficio del Bilderberg che definisce i temi delle discussioni segrete e gli inviti da diramare.

Sicché è molto istruttivo anche solo vedere quali italiani sono stati membri di questo «steering committèe», il comitato-guida.
Umberto e Gianni Agnelli ne hanno fatto parte fino alla morte.
E così molti personaggi dell’ambiente Fiat: da Renato Ruggiero, poi elevato alla presidenza del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, il poliziotto del governo mondiale e della globalizzazione, a Paolo Zannoni, vicepresidente Fiat (membro del committèe nel 1989) a Stefano Silvestri dell’Istituto Affari Internazionali, influente centro-studi finanziato dagli Agnelli.
Per finire - non c’è da stupirsi - con Mario Monti, bella carriera giocata fra il pubblico e il privato, dalla Banca Commerciale Italiana alla Goldman Sachs alla Commissione Eruopea, ed oggi nel governo della cosiddetta «sinistra».

La sinistra dei capitalisti alleati agli zapateros.
Altri noti italiani sono invitati al Bilderberg, più o meno regolarmente.
Anche questa lista spiega molte cose.
Diamola qui, con l’avvertenza che può essere incompleta.
Alfredo Ambrosetti, presidente del gruppo Ambrosetti e fondatore del Forum di Cernobbio, che è un Bilderberg in piccolo, dove le direttive del Bilderberg vengono notificate ad una platea un poco più vasta e un poco più italiana.

Franco Bernabè, vicepresidente della Rothschild Europe, che è stato anche rappresentante speciale per la ricostruzione dei Balcani (un sacco di soldi) su mandato Confindustria.
Emma Bonino: convocata al Bilderberg nel ‘97, e diventata commissaria europea.
Giampiero Cantoni, presidente della Banca Nazionale del Lavoro.
Innocenzo Cipolletta, direttore generale Confindustria.
Mario Draghi (poteva mancare?) e Paolo Fresco, successore di Romiti alla poltrona suprema della Fiat, già vicepresidente della General Electric, sezione europea.
Nella lista troviamo anche Rainer Masera, dell’IMI.
Marco Tronchetti Provera.
E persino Walter Veltroni, invitato una sola volta, quand’era direttore de L’Unità.

Dimentichiamo forse qualcuno?
Ah, ecco: Tommaso Padoa Schioppa, il gran banchiere europeo, uno degli inventori dell’euro, eurocrate al cento per cento, ed oggi nostro ministro, spontaneamente scelto da Prodi per renderci più economici davanti alla competizione mondiale.
Un bel governo: un po’ Bilderberg e Goldman Sachs, un po’ Diliberto e Bertinotti.
Uniti nella lotta coi banchieri internazionali.

Maurizio Blondet
Da «La Padania»


Bilderberg 2006: da Ahmadinejad a Putin e Chavez
Marcello Pamio 16 giugno 2006

Il gruppo elitario Bilderberg si è riunito dall’8 all’11 giugno 2006.
Il lussuosissimo albergo scelto è stato il Brook Street Resort appena fuori Ottawa. 
Circa 120 membri, tutti appartenenti alle più alte sfere della finanza, dell’industria e dell’economia si sono incontrati per discutere e decidere - bevendo dell’ottimo champagne - le linee guida da far poi mettere in pratica ai “camerieri dei banchieri”, cioè ai politici.

Quest’anno si sono scervellati, tra le altre cose, nel trovare una “soluzione” ai grossi problemi chiamati: Ahmadinejad, Chavez e Putin. 
Il presidente iraniano, definito dai media l’Hitler del Terzo millennio, ha la grossa responsabilità di aver inaugurato la prima borsa regionale indipendente del petrolio al mondo. Se ne è parlato parecchio di questa borsa, ma poi non si è saputo più nulla. Ebbene, la borsa che avrebbe accettato euro al posto di dollari, è stata effettivamente aperta il 21 marzo 2006 nella città di Asslavieh[1], definita per questo la “capitale energetica della Repubblica islamica”.

Ma le grandi compagnie straniere occidentali l’hanno disertata a causa delle tensioni create ad hoc dall’amministrazione statunitense con la crisi (ovviamente inventata) del nucleare bellico. Il direttore Mohammad Javad Asemipour, responsabile della nascente piazza di scambio del greggio, si è dimesso proprio a causa di questo flop, e sarà sostituito probabilmente da Mehdi Karbasian, un economista molto vicino all'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani[2]. Ricordo che l’idea della borsa indipendente non è di Ahmadinejad, ma risale a due anni fa, quando alla guida c’era Mohammad Khatami.

E’ la borsa regionale il problema che sta mettendo l’Iran nel centro del mirino di missili e caccia (ricordo che due portaerei statunitensi e una francese si sta dirigendo proprio nel Golfo…). Il nucleare bellico iraniano c’entra come c’entravano le armi di distruzione di massa di Saddam: semplici scusanti per l’intervento armato. 
Pensate ad una borsa petrolifera che accetta euro al posto di dollari; pensate a Eurolandia, Cina e moltissimi altri paesi, che potrebbero diversificare le enormi riserve di dollari; e pensate soprattutto ad un dollaro che si sta svalutando sempre più. Il tutto condito da una situazione economica statunitense da pre ‘29.
Se i dollari venissero rimessi nel mercato (e Cina e Russia lo stanno già facendo), gli Stati Uniti non riuscirebbero a riassorbire i miliardi causando una iperinflazione. Possono permettere un simile scenario? Assolutamente no!

L’altra minaccia (alla stabilità economica degli States) - di cui si sono occupati quelli del Bilderberg ­- è rappresentata da Vladimir Putin. L’ex dirigente del Kgb, ha dichiarato intenzioni serie di voler accettare rubli (e non dollari) per petrolio e gas, e per fare questo aprirebbe una nuova borsa petrolifera regionale. 
Seconda borsa per lo scambio petrolifero indipendente!
A differenza dell’Iran però le esportazioni russe rappresentano, pensate, il 15% del totale mondiale…

L’altro nemico pubblico è Hugo Chavez. Il presidente venezuelano ha manifestato posizioni anti-statunitensi e minacciato di chiudere i rubinetti verso l’America. Ma la cosa più pericolosa (per la sua incolumità e la sua poltrona), è stata la proposta, il primo giugno scorso, ai paesi membri dell’OPEC di accettare euro al posto di dollari![3] Il Venezuela infatti sta studiando la fattibilità di servirsi della valuta europea per le transazioni…
Ma vediamo chi sono stati i membri e gli ospiti del meeting di Ottawa, e lo facciamo grazie al ricercatore Alex Jones che è riuscito ad entrare in possesso della lista. I nomi sono tanti, per cui ho pubblicato solamente i più interessanti e che conosciamo bene. 
Ma se volete alla fine c’è la lista completa.

John Elkann (vice presidente FIAT)
Franco Bernabé (Rothschild Italia)
Tommaso Padoa Schioppa (Ministro del Tesoro, Goldman Sachs)
Paolo Scaroni (ENI)
Mario Monti (Presidente Università Commerciale Bocconi, Goldman Sachs)
Giulio Tremonti (ex Ministro del Tesoro)
Richard Perle (Presidente dell’American Enterprise Institute)
Henry Kissinger (Kissinger Associates, uomo di punta dell’establishment)
David Rockefeller (JP Morgan, burattinaio tra i più potenti al mondo)
Ahmad Chalabi (uomo scelto dal Pentagono per governare l’Iraq)

Quindi i soliti nomi italiani: Bernabé, Scaroni, Monti, Padoa Schioppa, addirittura Tremonti e una new-entry, il giovane Elkann. 
Ecco le pagine del fax con l’elenco completo dei membri e ospiti

[1] Adnkronos International 9 maggio 2006
[2]
Idem
[3] Radio Cina Internazionale, http://it.chinabroadcast.cn/241/2006/06/02/126@56961.ht

www.disinformazione.it

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