LAMPEDUSA Migranti, nuovo naufragio. Ora sono 60 i dispersi
Fonte: l'Unità 20/08/06
C'era anche un bancario marocchino di 24 anni, che ha
approfittato delle ferie estive per lasciare il suo
paese e tentare la fortuna in Italia, tra i morti nel
naufragio di venerdì notte. E tra i superstiti un
palestinese che non riesce a rassegnarsi alla morte
dell'amico più caro: lo ha visto sparire tra le onde.
Così come un clandestino caduto in mare e, dicono i
naufraghi, divorato da un pescecane. E c'è la piccola
Juliette, sudanese di appena un anno, sbarcata a
Lampedusa dopo un lungo viaggio con i genitori. Sono
alcune delle storie raccontate dagli immigrati
sopravvissuti al naufragio della notte scorsa a largo di
Lampedusa e da quelli arrivati sull'isola la notte
scorsa in due distinti sbarchi.
Dei 40 dispersi in mare dall'altra notte nessuno è stato
trovato ancora in vita mentre una decina di morti sono
stati individuati da un aereo Atlantic dell'aeronautica
militare. E altri cadaveri galleggianti sono stati
avvistati a tre miglia dalla costa, vittime di un'altro
naufragio. Ancora una volta è stato un peschereccio a
dare l'allarme, una barca di pescatori di Mazzara del
Vallo - il "Cleos" - che domenica nel primo pomeriggio
di domenica ha dato l'allarme dopo aver scorto degli
uomini aggrappati a pezzi di legno, in mare. Sono dieci
quelli che sono stati recuperati vivi, anche se mezzi
morti per le tante ore passate in acqua, forse
addirittura dodici ore. Ma erano in 30, all'inizio del
viaggio, hanno raccontato i superstiti. Le motovedette
della Capitaneria di Porto hanno così iniziato a
pattugliare anche quel tratto di mare alla ricerca dei
dispersi. Sessanta uomini da cercare nel Canale di
Sicilia. O sessanta corpi.
Perché dei 40 immigrati del barcone naufragato l'altra
notte a largo di Lampedusa ancora nessuno è stato
trovato. E intanto nuovi sbarchi vengono segnalati,
questa volta a Marettimo, isola delle Egadi finora
rimasta fuori dalle rotte del traffico di migranti.
Un'imbarcazione di circa 8 metri, in legno, con 11
clandestini a bordo, è stata intercettata a 5 miglia
ovest dall'isola di Marettimo. I clandestini sono stati
raggiunti dalla Guardia costiera e trainati verso il
porto di Trapani. Il nuovo barcone, che ha seguito una
rotta più a nord rispetto a quelle consuete percorse
dagli immigrati, sarebbe partita dalla Tunisia.
Un'altra imbarcazione con una trentina di immigrati a
bordo è stata avvistata domenica mattina a 20 miglia da
Lampedusa.
Ieri sera attorno alle 21 un'altra trentina di immigrati
ha attraccato a cala Pulcino su un gommone verde,
sull'isola di Lampedusa, riuscendo a passare il cordone
di navi e elicotteri impegnati nei soccorso per il
naufragio dell'imbarcazione colata a picco l'altra notte
a nove miglia dalla costa.
Intanto sulla vicenda del primo naufragio, la Procura di
Agrigento ha aperto un'inchiesta per disastro colposo.
Gli immigrati sopravvissuti, interrogati dalla polizia
nel Cpt, hanno raccontato che tra il barcone e la nave
della Marina militare intervenuta a soccorrerli, dopo la
segnalazione della loro presenza venuta da un
peschereccio, ci sarebbe stato un urto e che i
clandestini, presi dal panico, si sarebbero spostati
tutti su un lato della «carretta del mare» che si
sarebbe rovesciata. Alcuni sarebbero rimasti
schiacciati, altri sarebbero annegati. Tra i morti ci
sarebbero anche una decina di minori. I magistrati
agrigentini hanno già esaminato le foto della nave
militare.
Strage alle frontiere spagnole
Diciotto cadaveri
galleggianti sull'oceano atlantico. Questo il
raccapricciante spettacolo agli occhi dei
soccorritori in perlustrazione sulla costa di Foum
El Oued, nel Sahara occidentale. I clandestini,
tutti di origine subsahariana, facevano parte di un
gruppo più ampio di 37 persone che erano salpate
poche ore prima da Laayoune, capitale dell'omonima
provincia marocchina, sopra un'imbarcazione di
fortuna e diretti sulle coste spagnole delle isole
Canarie. Sul barcone immigrati provenienti da
diverse zone dell'Africa: Guinea, Mauritania, Ghana,
Mali e Senegal. Sette di loro sono riusciti a
salvarsi, nuotando per ore prima di raggiungere la
terra ferma. Dodici, invece, mancherebbero ancora
all'appello, ma le probabilità di trovarli in vita -
fanno sapere le autorità locali - sono limitate. Una
tragedia che si somma a numerose altre che quasi
quotidianamente si consumano in questa fetta
d'oceano, che è la via di collegamento più breve tra
il continente africano e l'Europa. Una rotta battuta
da migliaia di clandestini che sognano di lasciarsi
alle spalle le miserie della loro terra nel
tentativo di rifarsi una nuova vita ma che molto
spesso vanno incontro a una morte atroce. In tutto
sarebbero 2.000 - secondo gli ultimi dati della
Guardia civil spagnola - gli immigrati africani che
solo nell'ultimo anno sono annegati nelle acque
atlantiche nel tentativo di raggiungere l'arcipelago
della Canarie. Cifre impressionanti a cui da tempo
al governo spagnolo è stato chiesto di porre un
freno.
Spagna che ieri è stata teatro anche di un altro
drammatico episodio che ha visto la morte di due
immigrati. E' accaduto a Melilla, l'enclave spagnola
in terra marocchina. I due sono deceduti mentre
cercavano di scavalcare la recinzione innalzata come
frontiera tra il Maghreb e l'Europa. Il tentativo di
oltrepassare il muro, un doppio sbarramento
metallico alto sei metri, è avvenuto nelle prime ore
del mattino da parte di una settantina di
clandestini subsahariani. La maggior parte sono
stati dispersi dall'intervento dell'esercito locale,
mentre cinque sono riusciti a passare l'ostacolo.
Tre i fermati dalla guardia civil che in serata ha
fatto sapere dell'apertura di un'inchiesta su quanto
accaduto. Quello di ieri è il primo assalto dopo
quelli in massa dello scorso anno. Nell'ottobre del
2005 sei migranti furono uccisi dalle forze
dell'ordine magrebine mentre avevano tentato di
superare il muro delle due enclave spagnole, Ceuta e
Melilla. Anche in quell'occasione ci furono alcune
vittime. Poi i tentativi di passare attraverso lo
sbarramento terrestre erano rapidamente diminuiti in
seguito all'invio, da parte del governo Zapatero, di
maggiori forze militari sul posto e grazie anche al
rafforzamento degli accordi di rimpatrio fra Madrid
e Rabat. L'ultimo tentativo era avvenuto a fine
dicembre, ma si era trattato di un gruppo di una
decina di immigrati di cui sette sono riusciti a
passare.
Anche l'Italia ieri è stata meta di sbarchi. Nessun
morto fortunatamente ma tanta paura per i 204
clandestini, tra cui sei donne, intercettati su un
barcone di legno lungo 12 metri al largo di
Lampedusa, dopo la segnalazione di un peschereccio.
Gli immigrati, soccorsi da due motovedette della
guardia costiera, sono già stati trasferiti nel cpt
dell'isola siciliana ed identificati.
Brutta accoglienza per gli stagionali
"Valori" anno 6 Numero 40 Giugno 2006
Vengono in italia a migliaia per lavorare nei campi e
nelle piantagioni del Sud, per raccogliere le primizie.
Per loro, però, non c’è nessun tipo di accoglienza e
così vivono in condizioni “indescrivibili”, come ha
denunciato l’associazione Medici senza Frontiere” (Msf),
dopo un sopralluogo a Cassibile in provincia di
Siracusa.
Erano almeno 300 gli immigrati che vivevano in capanne
di fortuna senza acqua e bagni, tanto
che l’associazione ha deciso di awiare un intervento di
emergenza per garantire assistenza sanitaria e servizi
minimi di accoglienza agli stranieri. Si tratta di
lavoratori che vengono impiegati nella raccolta delle
patate. Molti di loro sono richiedenti asilo e rifugiati
che arrivano da zonedi guerra.
I problemi sanitari principali riscontrati sono diarrea,
malattie respiratorie e dermatologiche. Tutte
patologiericonducibili alle precarie condizioni
abitative. Il primo punto acqua, la fontana del paese,
si trova ad più di un chilometro di distanza. Questo,
come la mancanza di latrine e tende, è lontano persino
dagli standard minimi fissati dall’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i rifugiati nei campi profughi.
“Medici senza frontiere” ha costruito latrine, docce e
un sistema
di smaltimento dei rifiuti. Ha distribuito taniche per
la raccolta dell’acqua e kit per l’igiene personale.
Presto le nuove quote per i 310mila esclusi
Si concretizza l'ipotesi di un nuovo Decreto flussi che consentirà di regolarizzare i 480mila che hanno fatto domanda alle Poste lo scorso 14 marzo. La novità, annunciata dal ministro alla solidarietà sociale Paolo Ferrero, è stata condivisa con il ministero dell'Interno. Intanto il Viminale ha inviato agli Sportelli unici la graduatoria definitiva delle domande presentate. Potrà cominciare quindi il rilascio dei nulla osta. Ed è arrivato un chiarimento: anche le domande presentate su moduli diversi dai 'kit' saranno valide se i dati sono completi
ROMA - E' ormai quasi certo l'arrivo di un nuovo
Decreto flussi. L'annuncio ufficiale è stato dato
mercoledì dal ministro alla Solidarietà sociale Paolo
Ferrero. Ma l'ok sembra sia arrivato direttamente dal
ministero dell'Interno. Le quote per il 2006 saranno
riviste: non più solo 170mila ingressi, ma quasi
500mila. In modo da concedere un permesso di soggiorno a
tutti quelli che hanno presentato domanda di assunzione
il 14 marzo.
Non si tratta di una "sanatoria", ossia la possibilità
di ottenere un permesso di soggiorno per tutte le
persone che si trovano in Italia a una certa data. Ma di
una possibilità già prevista dalla Bossi-Fini: il
governo può, quando lo ritiene necessario, autorizzare
nuovi "flussi di ingresso" per fare entrare lavoratori
richiesti dalle imprese e dalle famiglie.
Non tutti gli immigrati presenti in Italia potranno
rientrarci, ma solo le persone (circa 480mila, appunto)
che hanno già presentato domanda. Si tratta quindi di
stranieri che già soddisfano due importanti requisiti:
hanno un datore di lavoro che vuole assumerli, e la
garanzia di un alloggio. Dietro a questa notizia c'è una
nuova concezione delle quote di ingresso: che non devono
necessariamente essere tenute basse in base a uno schema
ideologico ("porte chiuse agli immigrati") ma possono
diventare più flessibili per tener conto delle reali
necessità.
Resta da chiarire un unico punto: quale sarà la scadenza
per fare domanda con il nuovo decreto. In pratica, in
base alle parole di Ferrero, è chiaro che il permesso
sarà concesso a chi ha già spedito, il 14 marzo o nei
giorni immediatamente successivi, il famoso kit alle
Poste. Ma chi volesse, oggi o tra un mese, assumere un
immigrato potrà farlo?
In teoria, le domande per il Decreto flussi si possono
presentare per tutto l'anno (fino al 31 dicembre), ma
vengono accolte solo se c'è un posto rimasto libero.
Quindi, sempre in teoria, si può ancora tentare. E'
possibile però che il Decreto-bis conterrà un termine
ultimo; ad esempio stabilirà di considerare valide solo
le domande presentate entro la fine di marzo.
Nell'attesa del testo ufficiale, c'è una novità in un
messaggio di chiarimento inviato il 28 aprile dal
ministero dell'Interno agli sportelli unici. In pratica,
anche le domande inviate su moduli diversi dai kit
(quelli vecchi scaricabili dai siti internet dei
ministeri del Lavoro e dell'Interno) saranno considerate
valide, se i dati sono completi.
Infine una buona notizia: ieri il Viminale ha inviato a
tutti gli Sportelli Unici gli elenchi delle domande per
i flussi 2006 presentate in ogni provincia ordinate per
data di spedizione, nazionalità o tipologia del
lavoratore al quale fanno riferimento. Quindi può
finalmente cominciare il rilascio delle autorizzazioni
al lavoro anche per colf, badanti e operai.
repubblica.it
(26 maggio 2006)
