“Mare nostrum”
e' un film-inchiesta che mette a nudo alcuni aspetti
dell'incostituzionalita' della legge sull'immigrazione
(la 189 del 30 luglio 2002) detta Bossi-Fini-Mantovano.
Alcune immagini di questo film hanno permesso alla
magistratura salentina di istruire un processo contro i
gestori di un "Centro di permanenza temporanea" gestito
dalla Curia arcivescovile di Lecce, la Fondazione
"Regina pacis".
La durata della versione italiana e' di 59 minuti.
Si tratta di un progetto completamente autoprodotto,
realizzato con diverse tecnologie digitali nell'arco di
oltre cinque anni e costato oltre 25 mila euro.
Realizzato e prodotto da Stefano Mencherini, che firma
dopo Dante D'Aurelio anche la fotografia (il montaggio
e' di Leida Napoles e Mario Chavarria), il documentario
e' un viaggio in presa diretta nell'Italia dei diritti
negati agli stranieri.
Il film si apre con le lacrime del premier Berlusconi a
Brindisi, all'indomani della "Strage del Venerdi Santo",
dove morirono in mare a causa di una collisione con una
imbarcazione della Marina militare oltre 80 albanesi che
tentavano di raggiungere le nostre coste con l'ennesima
carretta del mare, la Kater I Rades. Era il 1997, il
Paese era governato dal centrosinistra.
Poi un inseguimento tra scafisti e Guardia di Finanza
italiana tra la Baia di Valona e il Canale di Otranto
tre anni dopo, durante il periodo "dei respingimenti" a
colpi di kalashnikov.
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“Mare nostrum”
continua raccontando l'arrivo dei "clandestini" nel
"Centro di Permanenza temporanea" Fondazione Regina
pacis, San Foca, Lecce.
Una specie di Guantanamo nostrana dove le immagini di
questo film, insieme ad un esposto presentato da alcuni
cittadini leccesi e alle denunce di alcuni migranti,
hanno permesso l'apertura di un processo che fara' luce
su sevizie e torture che sarebbero state inflitte da 7
operatori e 11 carabinieri ai migranti internati con la
complicita' di due medici. Il primo ad essere iscritto
nel registro degli indagati e a finire alla sbarra e'
stato il segretario particolare dell'arcivescovo Cosmo
Ruppi, don Cesare Lodeserto, direttore del Cpt di San
Foca. Insieme, i due, erano al centro di un'altra
vicenda giudiziaria con l'accusa di peculato per la
presunta distrazione ad uso privato di fondi pubblici
destinati all'accoglienza degli immigrati (recentemente
da questo secondo processo e' stata stralciata la
posizione del prelato salentino, ma non quella del suo
segretario direttore del Cpt).
A denunciare "la vergogna della Bossi-Fini-Mantovano e
dei Centri di permanenza temporanea" e' don Luigi Ciotti,
fondatore di Libera, associazione contro le mafie.
Ambigua invece la posizione di Laura Boldrini, portavoce
di Unhcr Italia, che conosce la negazione dei diritti
umani compiuta dalla legge ma non interviene e si
trincera dietro un "di nostra competenza sono solo i
profughi richiedenti asilo". In un Paese che non ha
ancora una legge sul diritto di asilo.
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Il film continua tra la negazione del diritto alla difesa e
di quello alla salute.
A Cagliari, una ragazza nigeriana di 24 anni viene
violentata da tre italiani, li denuncia e sul letto
d'ospedale si vede arrivare il "decreto di espulsione".
Nell'Unita' spinale dell'ospedale pubblico di Careggi
(Firenze), un reparto modello nel mondo, alcuni lavoratori
stranieri colpiti da gravi paralisi durante incidenti
stradali o sul lavoro, rischiano l'espulsione e quindi la
morte. Perche' nei loro Paesi non potrebbero avere le cure
necessarie con cui vengono assistiti da noi. Ma nel
film-denuncia c'e' anche un affresco della quotidianita' dei
"regolari", quelli che il permesso di soggiorno possono
averlo, ma che di fatto vivono come clandestini a causa
dell'iniquita' e dei ritardi applicativi della legge.
Le musiche originali di "Mare nostrum" sono di Alessandro
Coppola, fondatore dei Nidi d'Arac.
Il testo della canzone "Cicuta", firmato da Mencherini e
musicato e interpretato da Coppola, e' una sintesi della
vicenda di don Cesare Lodeserto e della "sua" fondazione.
Ad accompagnare diversi passaggi del film c'e' anche una
versione fascista dell'Inno di Mameli ,riscritta per "Mare
nostrum" da Lucia Poli (attrice e autrice teatrale),
Francesco di Giacomo (leader del Banco), Alessandro Coppola
e Stefano Mencherini e interpretata da Poli, Di Giacomo e
Coppola. Altre musiche non originali utilizzate nel film
sono di Luciano Orologi, Ivano Fossati, Mau Mau, Les
anarchistes. La consulenza musicale e' di Andrea Farri.
LA SCHEDA DEL FILM
“Mare nostrum”
e' un film-inchiesta che mette a
nudo alcuni aspetti dell'incostituzionalita'
della legge sull'immigrazione
(la 189 del 30 luglio 2002)
detta Bossi-Fini-Mantovano.
Alcune immagini di questo film
hanno permesso alla magistratura
salentina di istruire un
processo contro i gestori di un
"Centro di permanenza
temporanea" gestito dalla Curia
arcivescovile di Lecce, la
Fondazione "Regina pacis".
La durata della versione
italiana e' di 59 minuti.
Si tratta di un progetto
completamente autoprodotto,
realizzato con diverse
tecnologie digitali nell'arco di
oltre cinque anni e costato
oltre 25 mila euro.
Realizzato e prodotto da Stefano
Mencherini, che firma dopo Dante
D'Aurelio anche la fotografia
(il montaggio e' di Leida
Napoles e Mario Chavarria), il
documentario e' un viaggio in
presa diretta nell'Italia dei
diritti negati agli stranieri.
Il film si apre con le lacrime
del premier Berlusconi a
Brindisi, all'indomani della
"Strage del Venerdi Santo", dove
morirono in mare a causa di una
collisione con una imbarcazione
della Marina militare oltre 80
albanesi che tentavano di
raggiungere le nostre coste con
l'ennesima carretta del mare, la
Kater I Rades. Era il 1997, il
Paese era governato dal
centrosinistra.
Poi un inseguimento tra scafisti
e Guardia di Finanza italiana
tra la Baia di Valona e il
Canale di Otranto tre anni dopo,
durante il periodo "dei
respingimenti" a colpi di
kalashnikov.
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Mare nostrum continua
raccontando l'arrivo dei
"clandestini" nel "Centro di
Permanenza temporanea"
Fondazione Regina pacis, San
Foca, Lecce.
Una specie di Guantanamo
nostrana dove le immagini di
questo film, insieme ad un
esposto presentato da alcuni
cittadini leccesi e alle denunce
di alcuni migranti, hanno
permesso l'apertura di un
processo che fara' luce su
sevizie e torture che sarebbero
state inflitte da 7 operatori e
11 carabinieri ai migranti
internati con la complicita' di
due medici. Il primo ad essere
iscritto nel registro degli
indagati e a finire alla sbarra
e' stato il segretario
particolare dell'arcivescovo
Cosmo Ruppi, don Cesare
Lodeserto, direttore del Cpt di
San Foca. Insieme, i due, erano
al centro di un'altra vicenda
giudiziaria con l'accusa di
peculato per la presunta
distrazione ad uso privato di
fondi pubblici destinati
all'accoglienza degli immigrati
(recentemente da questo secondo
processo e' stata stralciata la
posizione del prelato salentino,
ma non quella del suo segretario
direttore del Cpt).
A denunciare "la vergogna della
Bossi-Fini-Mantovano e dei
Centri di permanenza temporanea"
e' don Luigi Ciotti, fondatore
di Libera, associazione contro
le mafie. Ambigua invece la
posizione di Laura Boldrini,
portavoce di Unhcr Italia, che
conosce la negazione dei diritti
umani compiuta dalla legge ma
non interviene e si trincera
dietro un "di nostra competenza
sono solo i profughi richiedenti
asilo". In un Paese che non ha
ancora una legge sul diritto di
asilo.
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Il film continua tra la
negazione del diritto alla
difesa e di quello alla salute.
A Cagliari, una ragazza
nigeriana di 24 anni viene
violentata da tre italiani, li
denuncia e sul letto d'ospedale
si vede arrivare il "decreto di
espulsione".
Nell'Unita' spinale
dell'ospedale pubblico di
Careggi (Firenze), un reparto
modello nel mondo, alcuni
lavoratori stranieri colpiti da
gravi paralisi durante incidenti
stradali o sul lavoro, rischiano
l'espulsione e quindi la morte.
Perche' nei loro Paesi non
potrebbero avere le cure
necessarie con cui vengono
assistiti da noi. Ma nel
film-denuncia c'e' anche un
affresco della quotidianita' dei
"regolari", quelli che il
permesso di soggiorno possono
averlo, ma che di fatto vivono
come clandestini a causa dell'iniquita'
e dei ritardi applicativi della
legge.
Le musiche originali di "Mare
nostrum" sono di Alessandro
Coppola, fondatore dei Nidi d'Arac.
Il testo della canzone "Cicuta",
firmato da Mencherini e musicato
e interpretato da Coppola, e'
una sintesi della vicenda di don
Cesare Lodeserto e della "sua"
fondazione.
Ad accompagnare diversi passaggi
del film c'e' anche una versione
fascista dell'Inno di Mameli
,riscritta per "Mare nostrum" da
Lucia Poli (attrice e autrice
teatrale), Francesco di Giacomo
(leader del Banco), Alessandro
Coppola e Stefano Mencherini e
interpretata da Poli, Di Giacomo
e Coppola. Altre musiche non
originali utilizzate nel film
sono di Luciano Orologi, Ivano
Fossati, Mau Mau, Les
anarchistes. La consulenza
musicale e' di Andrea Farri
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Un
tuffo nel mare della Baia di
Valona "Albania", giugno
2002. |
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Valona: veglia di un
clandestino
annegato per una collisione
in mare
con la Finanza italiana. |
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Don Cesare Lodeserto,
direttore del
Cpt Regina Pacis,tenta di
impedire una
visita autorzzata ai
giornalisti S. Mencherini
e M. Sestini. |
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OSCURAMENTO DELLA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE
SULL'INFORMAZIONE SOCIALE >>
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