La violenza viene inseguita passo dopo passo di Jacopo Fo
Quanto e' facile uccidere e torturare... E' incredibile che un essere umano possa fare quello che quotidianamente viene compiuto in questo mondo da almeno 5000 anni. Ma ogni violenza lascia vittime e lascia un dolore immenso nei loro discendenti.
La novita' storica di questi ultimi 50 anni e' che chi soffre per le violenze subite riesce a far conoscere quello che ha patito. Questo e' un punto essenziale: se si vuole che la violenza diminuisca bisogna parlare e ricordare.
Stiamo assistendo a una lunga processione di vittime che chiedono all'umanita' di conoscere, scrivere nel proprio dna, le loro storie. In questo senso va la vittoria delle "Nonne di Plaza de Mayo" le quali hanno ottenuto che la Scuola di Marina di Buenos Aires (dove furono torturati molti dei 30 mila desaparecidos) diventi un museo di quell'orrore.
Ma c'e' chi e' riuscito a realizzare un'opera ancor piu' incredibile: Vann Nath, cambogiano, e' uno dei sette sopravvissuti del campo di sterminio Kmer S-21, dove morirono in 17 mila. Si salvo' perche' era un bravo pittore (ritratti di Pol Pot) e sapeva aggiustare le macchine da scrivere.
Ha girato un film che debutta in questi giorni in Francia, intitolato "S-21, la macchina di morte dei Kmer Rossi".
Ma non si e' limitato a intervistare le vittime, ha intervistato i carnefici. "Ho detto che non ero un giudice ne' un tribunale" ha dichiarato a Giampiero Martinotti di Repubblica, "che volevo fare un lavoro sul meccanismo dell'S-21, su come funzionava. Ad ogni modo, i boia rifiutano di parlare se sentono che si porta il benche' minimo giudizio su di loro. Poi c'e' senza dubbio la voglia di parlare anche da parte loro. Anche per i boia e' difficile vivere serbando un tale segreto, una tale violenza."
Questa logica sostituisce la vendetta con la coscienza. La vendetta genera altra violenza, la coscienza del male e' un antidoto alle violenze future.
Il Sud Africa ha scelto questa strada da anni. Come abbiamo raccontato su Cacao, esiste un tribunale dove le vittime della dittatura razzista vanno a raccontare cosa hanno subito, i carnefici si presentano per confessare i loro crimini ma non vengono puniti per questo: cosi' ottengono l'immunita'. "Facile" dira' qualcuno. Ma i sudafricani, dimostrando un altissimo livello di coscienza e realismo, hanno barattato il gusto della vendetta con la garanzia che nessuno mai nel futuro potra' minimizzare l'entita' dei crimini compiuti, in quanto sono i carnefici stessi a documentarli e lo fanno senza essere sotto la minaccia di ritorsioni. In Italia stiamo ancora discutendo delle colpe del fascismo e dei crimini commessi sotto le bandiere partigiane proprio perche' nessuno ha avuto il coraggio di compiere una simile azione di pacificazione.
Ma Vann Nath va oltre. Essendo un artista si accorge che alcuni dei carnefici non sono in grado di raccontare a parole quello che hanno fatto. E' in atto nella loro mente una scissione, non possono ricordare. E allora il regista compie un miracolo di arte e astuzia che diventa un moltiplicatore agghiacciante della sua denuncia: chiede ai carnefici di ripetere i gesti quotidiani. I loro corpi ricordano quello che la mente razionale nega. E cosi' rivediamo come venivano torturati e uccisi i prigionieri. Vediamo quali erano i gesti dell'orrore quotidiano e questo ha mille volte la forza delle parole.
Una nota a margine: anche questi boia dicono: "Non siamo colpevoli, abbiamo solo ubbidito agli ordini."
Questo sembra proprio il fulcro del problema di essere "esseri umani": avere un'intelligenza che potrebbe farci decidere della nostra vita e essere invece dentro un ingranaggio che tende ad annullare ogni capacita' di scelta.
Ovviamente c'e' poi chi si ribella a questa vita meccanica e inizia a vivere cercando di coltivare il rispetto per se stesso come valore prioritario.
Cacao Quotidiano ( www.alcatraz.it
) Giovedi' 12 febbraio 2004