La seconda guerra all’Iraq. Silenziosa e micidiale
Una nuova minaccia incombe sul popolo iracheno, una minaccia silenziosa dagli effetti non meno letali, che è cominciata a delinearsi nell’Ottobre scorso, al World Food Day, giornata dedicata dalla FAO alle biodiversità. Quel giorno, un rapporto realizzato da "Grain" (una Ong spagnola) e dal centro thailandese "Focus in the Global South", denunciava che la nuova legge irachena sui brevetti, approvata con una forte pressione degli Stati Uniti, è una dichiarazione di guerra contro gli agricoltori perché gli proibisce l’uso e la commercializzazione delle loro sementi (frumento, orzo, legumi, ecc.).
Il seme, in Iraq come in tutte le parti del mondo, è un dono unico e prezioso della natura che per millenni è stato tramandato, diffuso, coltivato e usato da generazioni per produrre il cibo indispensabile alla sopravvivenza. I piccoli agricoltori, in Iraq come altrove, hanno sempre adottato un sistema di conservazione, di riutilizzo e di scambio informale e autogestito delle sementi all’interno delle comunità rurali. Questo d’ora in avanti non potrà più accadere perché gli agricoltori iracheni perderanno di colpo la loro sovranità sulla produzione di piante e di semi. Infatti, nella famosa cartellina del "passaggio di consegne" dal governatore statunitense Bremer al premier iracheno Allawi, tra i 100 decreti messi a punto dalla "Coalition Provisional Authority" (Cpa); c’ è anche l’ "ordine 81" su "Brevetti, design industriale, informazioni riservate, circuiti integrati e varietà di piante". Un decreto che cambia la normativa irachena sui brevetti del 1970 e che, se non sarà rivisto o respinto dal nuovo governo dopo le cosiddette elezioni democratiche, ha forza e status di legge vincolante. Con implicazioni nient'affatto secondarie, poichè quando la legge entrerà in vigore, gli agricoltori potranno utilizzare soltanto le sementi brevettate (inventate) dalle multinazionali che controllano il mondo: Monsanto, Syngenta, Bayer e Dow Chemical. Quale il pretesto? "La legge è necessaria per assicurare l’offerta di sementi di buona qualità e per facilitare l’ingresso in Iraq nell’Omc ( Organizzazione mondiale del commercio)", sostengono le multinazionali del seme.
Invece si rivelerà come una sorta di tsunami per gli agricoltori iracheni. Il raffronto non è affatto esagerato per dare una dimensione della tragedia, poiché con la perdita della libertà di scelta dei contadini, verrà meno anche la sovranità del Paese, condannato a dover dipendere dalle grandi multinazionali per l’approvvigionamento dei germogli e delle sementi. Infatti, come ricorda Vandana Shiva, personalità di spicco nel campo della fisica e nota ambientalista, :" La democrazia non è semplicemente un rituale elettorale, ma il potere delle persone di forgiare il proprio destino, determinare in che modo le risorse naturali debbano essere possedute e utilizzate, come la loro sete vada placata, come il loro cibo vada prodotto e distribuito".
Conservare, utilizzare le proprie sementi sarà illegale e sul mercato si potranno acquisire solo sementi geneticamente modificate dal business internazionale. Seppure gli anni di guerra e di embargo l’abbiano alquanto deteriorato, il potenziale agricolo dell’Iraq rimane notevole. Tant’è che la costituzione irachena affida allo Stato la proprietà e la gestione delle risorse biologiche. Ora questa norma viene di colpo accantonata dal nuovo governo che cede, si piega, a un sistema di diritti di monopolio sui semi.
" Se la stessa FAO ha recentemente dato il suo appoggio alle industrie offrendo supporto alle ricerche sull’ingegneria genetica e contemporaneamente celebra la biodiversità, deve anche riconoscere che l’agricoltura industriale è una delle principali cause del catastrofico declino della biodiversità al quale abbiamo assistito negli ultimi decenni", sostiene Henk Hobbelink di "Grain". E ancora," La FAO non può sperare di abbracciare la biodiversità mentre tiene per mano l’industria", conclude Hobbelink.
Shalini Butani, uno degli autori del rapporto di "Grain" e "Focus", è più esplicito: "Gli Stati Uniti hanno imposto patenti alle genti sull’intero pianeta attraverso gli affari commerciali: prima hanno invaso il paese, poi hanno imposto le proprie patenti. Questo è tanto immorale quanto inaccettabile".
L’ingegneria genetica è imposta al mondo da una manciata di multinazionali con l’appoggio di un unico governo, (leggi Usa). Oggi dieci multinazionali controllano il 32 per cento del mercato mondiale dei semi e il cento per cento del mercato dei semi geneticamente modificati o transgenici. Sempre le "Dieci" controllano anche il mercato globale dell’agrochimica e dei pesticidi. Il commercio mondiale del frumento è invece nelle mani di cinque multinazionali. Tutte e quindici considerano il diritto alla sicurezza alimentare e alla difesa della propria cultura, semplici limiti al commercio estero. La multinazionale Monsanto va ben oltre. Le specie di biodiversità non brevettate? "Sono erbacce che rubano il sole".
Vandana Shiva,replica: "L’ingegneria genetica viene fatta passare per una tecnologia "verde" che protegge la natura e la biodiversità e invece gli strumenti della bioingegneria rubano il raccolto della natura, distruggono la biodiversità, aumentando l’uso di erbicidi e il rischio di inquinamento genetico irreversibile, privando il raccolto globale di cibo nutriente e sano. L’ingegneria genetica non sconfigge la fame, ma crea i monopoli sul cibo e sui semi. Dobbiamo riprenderci il diritto di conservare i semi e la biodiversità. Il diritto al nutrimento sano. Il diritto di proteggere la terra e le sue specie. Dobbiamo fermare il furto delle multinazionali a danno dei poveri e della natura".
L’India , ad esempio, è riuscita a fermare l’importazione di varietà alimentari transgeniche e ha bloccato nel Nord del paese la diffusione del "Cotone Bt" geneticamente modificato, che aveva causato una consistente riduzione del raccolto, in alcuni casi fino al 75 per cento. Ma altri Paesi come il Brasile e persino l’Europa sono continuamente sotto attacco.
Al Summit mondiale di Johannesburg del 2002, il segretario di Stato americano, Colin Powell, aveva usato i toni forti con i Paesi dell’Africa del Sud, perché accettassero cibo OGM, ma lo Zambia si era rifiutato. In India, l'ambasciata statunitense aveva provato a fare pressioni sul Ministro dell'Ambiente con il sostegno del Primo Ministro, per permettere le importazioni di grano OGM, ma la grande mobilitazione delle donne organizzatesi come "National Alliance of Women for Food Rights" (Alleanza Nazionale delle Donne per i Diritti sul cibo), all'interno del movimento "Diverse Women for Diversità" (Donne Diverse per la Diversità), riuscì a far invertire la rotta a due carichi navali di cento mila tonnellate di grano OGM. Come conseguenza di questo fatto per certi versi epocale, il presidente indiano del Comitato per l'Approvazione dell'Ingegneria Genetica, che aveva rifiutato l’importazione delle sementi OGM , era stato rimosso, e il Ministro dell'Agricoltura sostituito. Ma fermiamoci qui e torniamo all’Iraq, dove " la guerra ha provocato 250.000 morti nella piu’ totale impunità e indifferenza del mondo", come afferma Iman Ahmad Jamàs, ex direttrice dell’Osservatorio per l’Occupazione a Bagdad.
Adesso la seconda guerra preventiva questa volta silenziosa, ma non meno micidiale che sta per abbattersi sul popolo iracheno non va sottovalutata. Beninteso, c’è un lungo elenco di attentati, di scontri, di morti ogni giorno, e c’è il chiasso mediatico sulle imminenti elezioni, ma la conclusione del rapporto di "Grain" e "Focus" :"L’Iraq non sarà un Paese libero e sovrano finchè gli iracheni non avranno il controllo su quello che seminano, coltivano, raccolgono e mangiano", ha la forza dell’urlo. Che va raccolto perché "non possiamo sopravvivere come specie se l’avidità è privilegiata e protetta e se l’economia degli avidi stabilisce le regole su come vivere e morire", come ricorda Vandana Shiva, una donna che se ne intende.
Gina Zanchi |