3 Agosto 2004 da NotiCum www.fondazionecum.it
Guatemala. Meno inquinamento, più sviluppo
Ci prova a Huehuetenango una
ONG con delle autonomie locali del nord Italia
Di Paolo Annechini
Cosa vuol dire salvaguardia del creato, rispetto dell’ambiente in un paese come il Guatemala, dove l’80% della popolazione del Guatemala sotto la soglia della povertà, dove la guerra ha spesso anche sradicato le strutture tradizionali della società e distrutto la voglia di partecipare alla vita collettiva della comunità? Cosa vuol dire salvaguardia del creato a Huehuetenango, sul confine con la Sierra Lacandona, Messico, dove il tasso di mortalità infantile sfiora il 30 per mille e molte malattie dei bambini sono banali e prevedibili?, dove la scarsa attenzione alla qualità dell’acqua che si usa e l’assoluta mancanza di coscienza ecologica creano gravissimi problemi a livello sanitario e ambientale? Cosa vuol dire salvaguardia del creato a Huehuetenango dove i rifiuti non vengono raccolti ma accumulati nelle strade e finiscono per inquinare seriamente la stessa acqua usata per bere? A queste domande cerca di rispondere il Mlal, Movimento Laici America Latina, una ONG italiana che assieme a delle autonome locali italiane cerca di creare le condizioni per una gestione più moderna e salubre dei rifiuti e per una agricoltura più rispettosa del suolo. Rispondendo a queste domande è nato il programma di cooperazione decentrata che ha come protagonisti i sindaci di alcuni comuni veneti assieme ad alcuni sindaci del comprensorio di Huehue, in Guatemala. Obiettivo, ripulire Huehuetenango, creando condizioni nuove di sviluppo del turismo, migliorare le coltivazioni biologiche di caffè e di ortaggi che tutelino il territorio e diano una economia nuova. Le difficoltà sono di ogni genere. Soprattutto culturali. Nel recentissimo turno elettorale per l’elezione dei presidente della repubblica, a Huehuetenango e nel Quiché, i due dipartimenti maggiormente colpiti dalla violenza degli anni Ottanta, ha vinto di nuovo il Fronte Rivoluzionario Guatemalteco (FRG) di quel generale Rioss Mont considerato il maggior responsabile dei massacri. E poi la situazione economica, che penalizza soprattutto i piccoli produttori di caffè che, rimasti senza lavoro anche a causa della crisi mondiale del caffè, spesso vengono cacciati dalle terre che occupavano. La situazione politica è altrettanto precaria ed è concreto il pericolo di un ritorno agli anni più bui della corruzione e dell’ impunità. La popolazione, esasperata dai soprusi e dalle violazioni, ha cominciato a organizzarsi in comitati popolari di lotta, per porre fine alle ingiustizie e al silenzio. Salvaguardia del creato in Guatemala significa oggi prima di tutto salvaguardare le produzioni di ottimo caffè che la globalizzazione vuole smantellare, significa prendersi cura del popolo indigeno, perché non si ripeta il genocidio. Ed è esattamente questo quello che stanno facendo in Guatemala il Mlal con alcuni sindaci del nord Italia.