Non
esiste una definizione univoca di finanza etica.
In generale con tale termine vengono individuati due
distinte applicazioni degli
strumenti finanziari:- la microfinanza (soprattutto il microcredito) rivolta alle fasce di popolazione più deboli così come attuata dalle Banche dei poveri nei paesi del Terzo mondo e, in anni recenti, anche in quelli ricchi
- l'investimento etico, cioè la gestione dei flussi finanziari raccolti con strumenti quali i fondi comuni per sostiene organizzazioni che lavorano nel campo dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della cooperazione internazionale.
La microfinanza delle Banche dei Poveri
Il loro
sevizio più apprezzato è il
microcredito, cioè l'erogazione di
piccoli prestiti a beneficio di
microimprese (solitamente individuali)
sulla fiducia ed in modo informale per
eliminare ogni spesa burocratica e
rendere la loro gestione conveniente.
Per sottolinearne l'efficacia, l'ONU
ha dichiarato il
2005
Anno Internazionale del Microcredito
L'investimento etico
Oggi sempre più istituti finanziari offrono prodotti di investimento i cui fondi sono destinati a questi scopi. Uno degli strumenti utilizzati per la selezione del beneficiario dell'investimento è lo Ethical Screening (selezione etica in italiano), cioè la pratica di includere o escludere dei titoli da un portafoglio o un fondo pensione sulla base di giudizi etici sulle attività da lui svolte.
Questa criterio di investimento nacque negli anni venti del secolo scorso in America quando la Chiesa Metodista decise di non proibire più ai suoi fedeli l'accesso alla borsa, a condizione che il denaro non finisse nell'industria dell'alcol o delle scommesse. In Italia giunse alla fine degli anni settanta, con la costituzione delle mutue di autogestione (MAG).