Dopo tre anni
di sperimentazioni, è stato allacciato alla rete elettrica
nazionale dell'Enel il primo generatore di elettricità al
mondo che sfrutta le correnti marine. La potenza generata è
esigua, soli 40 Kwatt (13 abitazioni a pieno carico) ma
bisogna tener conto che si tratta di una tecnologia allo
stato prototipale con ampissimi margini di sviluppo. Già dal
prossimo step evolutivo dovrebbe raggiungere i 150 Kwatt (
oltre il 300% in più). Sul tetto, dato che non si butta via
niente, sono stati installati dei pannelli fotovoltaici.
La Ponte di Archimede S.p.A., ovvero
l'azienda che lo ha sviluppato e realizzato, ha già trovato
un importante cliente disposto ad acquistarne un gran
numero: l'Indonesia.
Il territorio indonesiano è composto da tantissime isole di
dimensioni alquanto ridotte sulle quali è quasi impossibile
portare o produrre energia, tanto che la maggior parte sono
ancora senza elettricità. Il governo indonesiano ha
intenzione di installare le Kobold (questo il nome delle
turbine) tra queste isole per sfruttare le fortissime
correnti che le circondano in modo da poter dare corrente ai
tanti villaggi e paesi che ancora ne sono sprovvisti.
Ha il nome di un folletto buono della
mitologia nordeuropea, Kobold, la prima turbina al mondo che
trasforma le correnti del mare in energia elettrica,
alimentando le normali utenze domestiche. Le eliche di
Kobold non ruotano nei freddi mari del Nord, ma nello
Stretto di Messina, dove la turbina, a partire dalla fine di
marzo del 2006, è stata allacciata alla rete elettrica dell’Enel,
a cui riversa circa 40 kilowatt di potenza. «In termini
quantitativi è un piccolo contributo, ma è un primato
mondiale, un primo passo verso lo sviluppo di un nuovo tipo
di energia rinnovabile che potrà trovare applicazioni in
tutte le zone costiere e insulari in cui esistono le
condizioni favorevoli per sfruttare le correnti del mare, in
particolare negli arcipelaghi dei Paesi in via di sviluppo
ancora privi di elettricità a causa delle difficoltà di
allacciamento alle reti di distribuzione nazionale», spiega
l’armatore Elio Matacena, presidente della società Ponte di
Archimede, ideatore di Kobold.
LE DIMENSIONI -
Kobold, che ha l’aspetto di una piattaforma galleggiante di
circa 10 metri di diametro, dotata di una turbina ad asse
verticale con tre grandi pale immerse in acqua, è nata
dall'idea di Elio Matacena di sfruttare all'incontrario un
moderno propulsore navale montato sui traghetti Caronte.
Posta da quasi due anni al largo di Ganzirri (a Nord di
Messina) dove le correnti hanno velocità medie di 2 metri al
secondo, Kobold ha dimostrato la fattibilità della
conversione dell’energia meccanica in elettrica.
LA CORRENTE - Ma il
suo migliore rendimento e sfruttamento non potrà realizzarsi
in Italia, bensì in quei mari in cui le correnti raggiungono
8 metri al secondo e cioè negli stretti che separano le
migliaia di isole remote e prive di energia elettrica
dell’Indonesia, della Cina e delle Filippine.
L’allacciamento di Kobold alla rete elettrica dell’Enel è
stato seguito dalla firma di un accordo italo-indonesiano,
presso la sede di Roma dell’Unido (l’Organizzazione per lo
sviluppo industriale delle Nazioni Unite), che porterà alla
realizzazione, entro il 2006, di un altro prototipo della
turbina nell’isola di Selayar, a Sud di Celebes, in
Indonesia.
INDONESIA - «Si
tratta di una joint venture fra la società Ponte di
Archimede e l’indonesiana Walenusa Energy che punta, per
l’immediato, a installare il prototipo sperimentale di
Kobold nei mari indonesiani entro il dicembre prossimo e,
successivamente, a realizzare una vera e propria una rete di
turbine Kobold per soddisfare la domanda di circa 7 mila
kilowatt di potenza elettrica dell’intera isola di Selayar,
abitata da circa 700 mila persone e attualmente dotata di
una centrale elettrica tradizionale che però copre le
esigenze soltanto di un quarto della popolazione»,
annunciano i presidenti delle due società, rispettivamente
Elio Matacena e Emil Abeng. La costruzione del primo Kobold
indonesiano costerà circa 800.000 euro, cofinanziati, oltre
che dalle due società, dal ministero degli Esteri italiano e
dall’Unido.
I PANNELLI SOLARI -
Intanto la piattaforma Kobold messinese è stata attrezzata
anche con 39 pannelli solari, che la rendono una vera e
propria icona dello sviluppo sostenibile in campo
energetico. A chi gli chiede spiegazioni sul singolare nome
della turbina, Matacena risponde in chiave
storico-mitologica: “Tanti secoli fa le correnti dello
Stretto di Messina erano temute al punto da alimentare il
mito di Scilla e Cariddi, due mostri che inghiottivano le
imbarcazioni. Oggi quelle stesse correnti possono alimentare
l’energia pulita di cui ha tanto bisogno il pianeta e per
farlo ho pensato di ricorrere a un folletto mitologico
benefico come Kobold”.
- Fonte Corriere della Sera -
Energia dalle onde del mare, primo impianto in costruzione in Portogallo
Energia elettrica dal
moto ondoso:
da ottobre 1.500 famiglie sulla costa di Aguqadoura saranno
illuminate grazie all’elettricità pulita prodotta dal mare.
Dunque un’altra energia è possibile
Peniche -
Sbarcheranno in autunno sulla costa di Aguadoura, nel nord
del Portogallo, i primi megawatt di energia elettrica
prodotti dalle onde dell’oceaino Atlantico. L’energia
correrà lungo un cavo sottomarino ed entrerà subito nella
rete elettrica nazionale.
A partire dal prossimo ottobre, arriveranno così a riva 2,25
megawatt di energia: una quantità modesta, comunque in grado
di servire un’utenza iniziale di 1500 famiglie. Sarà quella
solo la prima fase della produzione commerciale della prima
centrale energica al mondo che utilizza il moto ondoso come
fonte rinnovabile. Un progetto che ha preso il via nella
scorsa primavera, proprio quando a Messina veniva allacciata
alla rete Enel la prima produzione mondiale di energia che
sfrutta le correnti marine. La centrale portoghese sorgerà
in mezzo al mare a cinque chilometri dalla costa lusitana,
ed è stata progettata e costruita dalla scozzese
Ocean power delivery (Opd)
per conto della portoghese Enersis, leader iberico nel
settore delle energie rinnovabili. «Opd opera dal 1997 in
questo mercato, dove ha raggiunto un livello di know-how
senza rivali al inondo. Per questo l’abbiamo scelta come
partner quando nel 2003 è partito Il progetto della
centrale», spiega Rui Barros, direttore Nuovi business di
Enersis. Ancora in fase
di montaggio nel cantiere navale lusitano di Peniche, la
prima parte della centrale ad entrare in produzione è
costituita da tre enormi strutture tubolari rosse (Pelanis),
lunghe 142 metri per un diametro di tre metri e mezzo, clic
formeranno altrettanti serpentoni ancorati a cinque miglia
dalla costa. Trminato Il montaggio, i primi componenti della
centrale verranno messi in mare a fine estate, per entrare
in produzione già a partire da ottobre.

Pelains: i caratteristici tubolari rossi, misurano 142 metri ed hanno un diametro di 3 metri e mezzo
«Se il governo non ritarderà
i tempi delle licenze, prevediamo di proseguire
l’installazione di altre 28 strutture tubolari nell’arco di
un anno, per raggiungere una potenza di quasi 22,5 Mw e
servite così un’utenza di 15mila persone, con un risparmio
di emissioni — a 60 mila tonnellate l’anno di ossido di
carbonio», continua Barros.
Ogni
struttura tubolare, che fluttua e galleggia semi-sommersa, è
a sua volta divisa in tre sezioni,unite tra loro da due
raccordi snodabili (modulo di conversione energetica).
«All’interno di questi giunti — dice Pierre Potel,
production engineer di Opd nel cantiere di Peniche — è
collocato un sistema di pompe idrauliche ad alta pressione,
che si attiva in base ai movimenti trasmessi dalle onde alla
struttura tubolare grazie al galleggiamento.
E sono proprio i movimenti del dispositivo idraulico a
permettere l’attivazione di un generatore per produrre
energia elettrica, che viene prima accumulata e poi inviata
a terra via cavo».
Il moto ondoso, infatti, fa ondeggiare i tronconi variando
continuamente l’angolo di apertura degli snodi e il
movimento di questi ultimi viene utilizzato da generatori
per convertire l’energia cinetica in elettricità.
Ogni generatore, in questo modo, riesce a produrre ben 750
Kilowatt a pieno regime.
Gli incentivi
statali
Per questo tipo di energia, l’autorithy di settore
portoghese ha stabilito un sistema tariffario di 225 euro
per Mwh. che il gestore delle rete elettrica Ren pagherà ai
produttori.
«In questo modo, riusciamo a compensare gli sforzi, anche
finanziari, che abbiamo sostenuto per un investimento
considerato ad alto rischio, poiché finora nessuno è mai
riuscito a vendere energia prodotta dalle onde marine»,
ricorda il direttore dell’impresa portoghese.
Per il completamento del progetto si prevede un costo di 70-75 milioni di euro, sostenuto in parte da finanziamenti bancari, da fondi pubblici (15 %) e in parte da]la partnership tra Opd ed Enersis. Quest'ultima ha come “mission” la costruzione e gestione di centrali energetiche a partire da fonti idrauliche fotovoltaiche, eoliche, geotermiche biomasse e ora anche marine.
«Credo che di tutte le
energie rinnovabili — continua Barros —probabilmente quella
del moto ondoso è l’unica in cui il Portogallo può avere un
vero futuro.
A patto di riuscire ad anticipare i paesi concorrenti in
quella che attualmente è una vera e propria corsa
tecnologica.
Guidare lo sviluppo di questo settore, non solo sul mercato
nazionale anche uno degli obiettivi di Enersis nei prossimi
anni».
Grandi prospettive
Secondo le ultime stime divulgate dalla direzione del
Portuguese wave energy centre, la produzione di energia
delle onde può valere nei prossimi 40 anni fino al 30
percento dell'attuale Prodotto interno lordo Lusitano, «Il
paese può conquistare una quota del 10 percento sul mercato
mondiale delle tecnologie e dei macchinari per la
costruzione di questo tipo di centrali — sostiene il
direttore del centro, Antònio Sarmento — ,che si calcola
possa valere oltre 300 miliardi di Euro >>

A favore dell’energia delle
onde made in Portugal vi sono numerosi vantaggi, derivati
sia dal tipo di moto ondoso di questa parte di oceano
Atlantico sia dalla fisionomia della costa. Innanzitutto, la
quasi assoluta prevedibilità di intensità e forza delle
onde, anche con sei giorni di anticipo, permette di
programmare i conseguenti livelli produttivi, e dunque
stabilizzare i quantitativi di energia immessi nella rete.
Poi, il fatto che costa portoghese (che presenta circa 250
chilometri potenzialmente utilizzabili per la costruzione di
centrali marine) sia facilmente accessibile dal mare e
generalmente abitata, riduce notevolmente i costi di
trasporti elettrici grazie alla prossimità degli
elettrodotti deLla rete elettrica nazionale. In questo modo,
a parità di superficie occupata, gli esperti lusitani hanno
calcolato che in Portogallo una centrale energetica di moto
ondoso può produrre una quantità di energia tre volte
superiore quella di un parco eolico. Sarà anche per questo
che la centrale energetica di Aguadoura non è destinata a
rimanere la prima ed unica del Paese iberico. Anche la
danese Wave Dragon punta infatti a costruire una centrale
off shore nelle acque portoghesi entro il 2008-2009, con una
potenza stimata intorno ai 50 megawatt e un investimento di
almeno 150 milioni di euro
AQVA anno xx
n°222 agosto 2006