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inserito 17 Luglio 2008

www.bennato.net

www.gazzettino.it 15 lug 2008

Edoardo Bennato, Domenica 13 Luglio 2008 Prato Della Valle, Padova

Davanti a un pubblico di migliaia di persone - dalle iniziali è andato via via aumentando fino a circa cinquemila - si è esibito l'altra sera in Prato della Valle Edoardo Bennato , insieme alla sua band al gran completo. Della serata, gratuita, promossa dalla Banca Popolare di Verona nell'ambito di "Estate in Concerto 2008", per la tappa padovana, pochissimo si è saputo fino alla stessa sera del concerto. Con un po' di amarezza per un pubblico forse sottodimensionato per un evento di questo genere, la simpatia e la bravura di un artista come Bennato hanno comunque colmato le carenze organizzative. Sul palco di fronte alla chiesa di Santa Giustina, il cantautore napoletano si è fatto emozionare dalla vista mozzafiato sulla sterminata piazza padovana e dai fortunatissimi che sono riusciti ad accomodarsi su qualche centinaio di posti allestiti nella platea d'onore.

Bennato offre come al solito uno spettacolo d'impatto a tratti travolgente e - pur sottolineando la "concentrazione" di un pubblico attento ad ascoltare più che a battere le mani - attiva ogni canale musicale per coinvolgere gli spettatori padovani. L'inizio del concerto ha l'anima del blues elegante ma aggressivo tipico del primo Bennato in cui valori sociali e contenuti ideologici si uniscono alla forza espressiva di tre chitarre, un basso, batteria, tastiera e percussioni. Bennato passa dai temi più impegnati alle storie di tutti i giorni, dove protagonista sono le persone normali, come il professore di Kiev che lascia il proprio paese per venire ad insegnare in Italia. Il pubblico scoppia in un appaluso quando Bennato invoca di non fare la guerra in nome della fede di Cristo o di Allah. Dopo i brani più impegnati e un omaggio al ruolo delle donne con "Le ragazze fanno grande sogni", è la volta del Bennato accompagnato solamente dalla chitarra e armonica e da uno spolvero di ritmica con un trittico di canzoni appartenenti al passato rivisitate con arrangiamenti originali. Il ritornello del "Gatto e la Volpe" viene cantato da tutto il pubblico del Prato, così come "Sono solo canzonette" e "Arrivano i buoni". Bennato lascia per l'ultima parte del concerto alcuni dei pezzi più coinvolgenti per farsi accompagnare dal ritmo del pubblico verso l'"Isola che non c'è", e ancora una "Notte di mezza estate" - composta nell'estate 2006 a quattro mani con Alex Britti - e infine "Capitan uncino", brano ispirato alla storia di Peter Pan.

Matteo Mignolli

Foto by DAMIDUCK


http://delrock.it 08 lug 2008

Edoardo Bennato - Così è se vi pare

 

La storia di Edoardo Bennato raccontata da un suo amico d'infanzia, conosciuto in cortile a Bagnoli e tuttora suo collaboratore. Dagli inizi ai trionfi negli stadi, dalla laurea in Architettura all'interesse per i viaggi. Questo e molto altro, compreso un cd con i grandi successi e tre brani inediti, in Così è se vi pare, il libro in uscita l'8 luglio per Baldini Castoldi Dalai editore.
La storia incomincia dall'infanzia di Edoardo, che con gli amici del cortile (tra cui Aldo Foglia, la voce narrante del libro) è cresciuto all'ombra dei Campi Flegrei, nel quartiere popolare di Bagnoli, a Nord-ovest di Napoli, tra il fumo delle acciaierie Italsider e il mare. La sua Napoli, che pur non rispecchiandosi in modo classico nei testi delle sue canzoni, è comunque sempre presente nella sua vicenda artistica e umana. Poi la narrazione fedele dei momenti più importanti della sua carriera artistica, dall'inizio a oggi, e ancora fotografie inedite, disegni, fumetti e testi delle canzoni per un vero e proprio viaggio nella storia di Bennato.

Edoardo Bennato - Un estratto di Così è se vi pare

Edoardo cominciò a cantare... Ma che bella città, sento l'acqua alla gola, forse è un colpo di mano, forse è stata la scuola, io venivo di là... Ah... ma che bella città... Io stavo avanti e facevo da guida e quanta gente si è persa per strada... io ero in buona fede ma... salviamo il salvabile...
 

A un certo punto dalla destra del palco gli autonomi «sfondarono», come si dice in gergo, e fecero irruzione all'interno del Palasport con i soliti fazzoletti che coprivano il volto e gli slogan minacciosi: «Bennato, Bennato il sistema ti ha comprato!» Edo cominciò a intonare Ma chi è? in modo da coinvolgere con il ritmo delle mani i quattromila presenti. L'operazione riuscì in parte, nel senso che gli autonomi quella volta non si fecero intimidire dal coinvolgimento emotivo e fisico del pubblico, e sembravano decisi a bloccare il concerto e fare il loro comizio delirante a quei ragazzi che, detto tra noi, si erano abbondantemente rotti i coglioni di quelle argomentazioni e di quegli atteggiamenti che di politico non avevano niente: era solo violenza per la violenza, esigenza disperata di protagonismo di figli di papà che giocavano a fare gli indiani metropolitani.

Noi lo sapevamo ma Edo, che aveva spesso assistito a quelle scene anche da spettatore, e rilevato il modo in cui un manipolo di esagitati potesse mettere a ferro e fuoco uno stadio intero, utilizzava le sue armi.

La chitarra era una spada e chi non ci credeva era un pirata, era parte del testo di una canzone che avrebbe elaborato di lì a poco.

Tu grillo parlante... ti credi importante, ma la festa è nostra... e noi spacchiamo tutto...

Quando si accorse che qualcuno degli autonomi aveva raggiunto i bordi del palco e cominciava a buttare giù i fari che rappresentavano il nostro «impianto luci» (si fa per dire), realizzò che non bastavano più le canzonette e rivoltosi a Giorgio suo fratello, verso il mixer alle sue spalle, urlò: «Giorgioo, Aldoo, fate accendere le luci, tutte le luci, presto!».

Era importante localizzare, identificare il gruppo degli autonomi che procedevano tipo falange macedone tutti insieme (era la loro tecnica di guerriglia).

I fari del Palasport li illuminarono all'improvviso, in tutto il loro splendore... Dovevamo coglierli di sorpresa: loro pensavano di trovarsi di fronte al divo circondato da manager, impresari e guardie del corpo (con De Gregori erano riusciti a bloccare tutto, a inscenare un delirante processo al cantautore che, anche se apparteneva a una certa area, anzi, proprio perché apparteneva a una certa area, si era secondo loro macchiato di un delitto molto grave: la sua posizione sul palco implicava un atteggiamento di superiorità nei confronti degli altri, poverini, giù ad ascoltare passivi. Cercare di controbattere verbalmente a simili argomentazioni era fatica sprecata e De Gregori l'aveva capito a sue spese...)

Noi del cortile di Bagnoli avevamo letto tutti insieme meno libri di quanti ne avesse letti De Gregori nella fornita biblioteca paterna, ma in compenso, nel cortile, avevamo imparato a «diffidare di quei certi figli di papà che giocavano a fare la rivoluzione», e l'imperativo era pertanto solo quello di difendere il «nostro impianto» e il nostro lavoro... E «difendere» significava in quella contingenza attaccare, non c'era un consiglio di guerra, né un generale, ma ci muovemmo tutti insieme, Giorgio Bennato, io, Massimo Tassi, Giorgio Darmanin e Willy David...

(...)

Ore 22 approssimativamente, scattiamo all'unisono e ci proiettiamo verso il gruppo di autonomi. Quanti erano? Forse quindici, forse venti, ma non era importante. Dovevamo agire subito sennò ci facevano a pezzi. Dovevamo avvantaggiarci dell'«effetto sorpresa». La polizia? Il servizio d'ordine? Ma stiamo parlando del 1977, cercate di fare mente locale! Le forze in campo erano solo quelle! Non c'era scampo, o noi o loro!

Cominciò il corpo a corpo, lottavo a occhi chiusi, non mi ricordo bene quanti cazzotti presi e quanti ne diedi, «sentivo» intorno a me Giorgio, Willy e Massimo che si «davano da fare», «sentivo» il pubblico urlare: «Ammazzateli, ammazzateli...» (riferito agli autonomi che Edo aveva iniziato a ridicolizzare). «Ma chi è, all'addreta ma chi è... Ma chi so 'sti quattro scurnacchiate... Ma chi so!»

Così recitava il testo di Ma chi è? dell'album La torre di Babele. Edo lo aveva leggermente modificato, come faceva spesso per adeguarsi alla circostanza...

«Ma chi sono questi quattro scornacchiati» cantava, indicando gli autonomi che, messi in luce dai fari, si agitavano esibendo il pugno minaccioso della mano destra!

Poi, nell'impeto delle botte e dei calci, riuscii a intravederlo mentre, sfilatosi i suoi occhiali neri e la chitarra, si avventò, anzi piombò, anzi volò letteralmente sul gruppo.

Era un effetto sorpresa che gli autonomi non si aspettavano e produsse il definitivo coinvolgimento del pubblico: il divo, il cantautore che si buttava a volo d'angelo giù dal palco, ma non per ricevere il bagno di folla come da cliché dell'epopea del rock... Bensì per fare a cazzotti.

Fortunatamente i cazzotti in viso Edo riuscì a evitarli, forse grazie alla sua cintura verde di karate, o forse solo per fortuna. Quando però gli autonomi furono allontanati dal Palasport, e Edo risalì sul palco, mi accorsi che la camicia di jeans che indossava era completamente stracciata e che aveva una ferita sanguinante sul dorso. Ma era uno scotto da pagare, l'importante era aver «difeso» l'ennesima volta il nostro palco. Massimo, nonostante avesse entrambi gli occhi completamente neri, era raggiante e appagato, come tutti noi del resto.

Non è che ci piacesse fare a calci e pugni con gli autonomi, ma lo imponeva ahimè il copione: a mali estremi, estremi rimedi. E così è se vi pare...

(...)

Dopo il concerto, gli organizzatori ci accompagnarono a un ristorante del centro storico di Pesaro, parcheggiammo il furgone e stavamo per entrare quando vedemmo arrivare da un vicolo gli autonomi appena cacciati dal Palasport.

Sembravano i giustizieri della notte, avevano tra le mani delle catene e si avvicinavano minacciosamente. Giorgio Bennato e Massimo Tassi, senza scomporsi eccessivamente, fecero per aprire il portello posteriore del furgoncino per tirare fuori le piantane delle casse, che non a caso venivano sistemate sempre in fondo per essere a portata di mano.

Era implicito che avendo loro le catene, noi potevamo usare le aste dei microfoni e le piantane, come già fatto in altre occasioni.

Quello che sto per dirvi ora forse vi deluderà, ma a costo di apparirvi codardo, in quel momento spinsi ferocemente Giorgio e Massimo dentro il furgone e urlai: «Andiamo via, via!» Loro mi guardarono increduli, come a voler dire: «Come, abbandoniamo la partita?... Ce ne fujmmo?» E io: «Sì, ce ne fujmmo! Ce ne andiamo! Non ne posso più... Basta!»

Edoardo Bennato e Francesco Tricarico vincono il Premio Grinzane Musica

www.cuneonotizie.com

SALUZZO (14 luglio) - Edoardo Bennato e Francesco Tricarico saranno i protagonisti della nona edizione del «Grinzane Festival – Il Canto delle Parole», iniziativa musicale e letteraria che animerà la città di Saluzzo venerdì 18 e sabato 19 luglio. Il festival, dedicato all’esplorazione dei rapporti tra testo scritto e note musicali, è organizzato dal «Premio Grinzane Cavour» con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e la Città di Saluzzo.

Venerdì 18 inaugura la rassegna il cantautore Mariano Deidda con il concerto «Deidda tra Pessoa e Pavese. Così lontani così vicini», in programma alle ore 18 presso la Salita al Castello. Sulle note del jazz e della musica da camera, Deidda mette in scena Cesare Pavese nell’anno del centenario della sua nascita. In serata, a partire dalle ore 21 in piazza XX Settembre, è la volta di Edoardo Bennato, uno tra i cantautori italiani più acclamati in Italia e punto di riferimento per la musica d’autore da oltre un trentennio.

La rassegna prosegue sabato 19 con un incontro che vedrà protagonista Luca Bianchini. Lo scrittore e conduttore radiofonico racconterà ad un pubblico di giovani il suo libro biografia su Eros Ramazzotti, «Eros lo giuro» (Mondadori, 2005). L’appuntamento è alle ore 17 presso la Salita al Castello. A seguire si terrà il concerto del pianista jazzista newyorkese Jon Regen, affermato compositore e eccellente esecutore live in virtù della sua particolarissima voce.

La rassegna si chiude alle ore 21 in piazza XX Settembre con il concerto di Francesco Tricarico, nuova talentuosa leva del rock d’autore italiano.

Nel corso della manifestazione Edoardo Bennato e Francesco Tricarico riceveranno il Premio Grinzane Musica 2008.

Il Canto delle Parole si propone di far ruotare la parola, la letteratura, il teatro intorno alle note musicali. Nato come sessione musicale del «Grinzane Festival» – rassegna teatrale che da dodici anni nel mese di agosto anima i castelli e le cascine di Langhe, Roero e Monferrato – il «Premio Grinzane Musica» intende indagare la valenza letteraria del testo musicale e la musicalità del testo scritto, per scoprire come la parola si racconti in musica e come la letteratura viva nelle diverse espressioni musicali.

Tutti gli incontri prevedono l’ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
 


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