EMERGENCY IN SUDAN: PERCHÉ E PER CHI Gino Strada
26/11 -
Khartoum, sudan:
La guerra, ancora una volta. Sono ormai più di
centosessanta le guerre scoppiate dal 1945, “nel dopoguerra”. Generazioni
che crescono conoscendo solo la guerra. Come possiamo pensare che possano
riuscire a vivere senza usare violenza, quando l’unica vita che hanno visto
e vissuto è stata una catena infinita di violenze? La guerra civile in
Darfur sta portandosi via decine di migliaia di vite umane, e infliggendo
atroci sofferenze, in un luogo dove l’assistenza sanitaria è quasi
inesistente, e non è gratuita. Al Fashir è la capitale del Darfur del Nord.
E’ il luogo ottimale per un Centro Chirurgico di Emergency, perché quello è
il punto di riferimento per i feriti della regione, per fornire loro
assistenza altamente specializzata in un ospedale pulito, bello, efficiente,
gratuito.
Emergency, nei dieci anni di vita, non solo ha accumulato una grande
esperienza internazionale e la più ampia casistica scientifica nel
trattamento dei feriti di guerra. In Emergency è anche cresciuta la
convinzione che solo ospedali rispettosi della persona umana e dei suoi
diritti siano in grado di assolvere i pieno il proprio compito: quello di
essere luoghi davvero “ospitali” dove si praticano rapporti umani basati
sulla solidarietà e sul rispetto reciproco.
DI fronte alla guerra, ci è sembrato sensato non limitarci all’assistenza
chirurgica ai feriti, ma proporre la pratica dei diritti in campo sanitario.
Nel nostro lavoro, vorremmo vedere realizzato il diritto ad essere curato
per chi è ferito e per chi è ammalato: sentiamo come nostro dovere il
fornire assistenza sanitaria di alto livello e gratuita. Perché i diritti
non solo non hanno prezzo, ma non si possono pagare: i diritti sono dovuti,
per questo devono essere gratuiti. E devono essere uguali. Non vogliamo una
sanità per i ricchi del nord del mondo – evoluta, sofisticata, tecnologica –
e una sanità di scarto per i poveri, per i Paesi più disperati dove
raramente si vive fino a quarant' anni, e dove si possono curare – a volte -
solo diarree e polmoniti.
Abbiamo disegnato un grande progetto, un centro di chirurgia cardiaca a
Khartoum. Un Centro di eccellenza, di altissima tecnologia, dove si possa
eseguire tutta la cardiochirurgia per bambini e per adulti. Un centro
gratuito a disposizione anche dei Paesi confinanti, dove i pazienti verranno
selezionati, trasferiti a Khartoum per l’intervento chirurgico, e poi
seguiti dal personale del Centro di Khartoum.
Un progetto complesso e difficile, ma anche un cammino stimolante, perché
contiene semi di pace: mostrare che riconosciamo ai cittadini di quei Paesi
gli stessi diritti che pretendiamo per noi stessi, che vogliamo condividere
i benefici della scienza medica, che non riserviamo loro solo una “medicina”
di seconda scelta.
Un progetto dove il ritrovarsi tra pazienti e sanitari di etnie e culture
diverse possa essere un segnale di collaborazione e di solidarietà. Per
questo il Centro di Cardiochirurgia di Khartoum si chiama Salam, pace.
In Sudan come in altri Paesi, le popolazioni scappano, sono in fuga per
sopravvivere alla politica dei governi e dei signori della guerra. Milioni
di persone – in maggioranza donne e bambini – esposti alla fame e alle
malattie che sempre accompagnano le “operazioni militari”, che hanno
abbandonato i propri villaggi nel Sud del Sudan, segnati da vent’anni di
guerra, e che ora affollano le periferie della capitale.
Altre vittime di guerra, falciate dalla malnutrizione e dalle malattie
infettive. Fornire assistenza agli sfollati, soprattutto in campo
pediatrico, è un modo per ridurre “gli effetti collaterali” della guerra,
per alleviarne la capacità distruttiva
Gino Strada
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