SIAMO TUTTI SPIATI ?
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da "L'Espresso" del 22 giugno 2006
Chiamate ricevute e
fatte, spostamenti,
Nome in codice: C'era un archivio segreto di Telecom. E Telecom sostiene di non saperne nulla. Una centrale elettronica parallela al di fuori di ogni controllo che ha accumulato e forse ceduto informazioni sensibili sulle telefonate dai cellulari e sugli spostamenti degli italiani. Un buco nero nella rete che fino a oggi conserva ancora miliardi di file: 3 miliardi e 332 milioni di “cartellini”, per la precisione, con numeri, orario, durata delle chiamate, dati anagrafici, l’indicazione dell’antenna a cui l’abbonato era collegato e quindi la sua posizione. L’hanno scoperto i vertici della società, almeno così è scritto in un rapporto riservato inviato all’auditing, l’organismo di sorveglianza aziendale. E la struttura era dove pochi intimi sapevano fosse: nel Centro gestione di Padova che segue il Nord-Est. È l’ultimo passo della difficile indagine interna avviata dopo l’inchiesta della Procura di Milano per associazione a delinquere finalizzata alla rivelazione di notizie riservate e le dimissioni del direttore della sicurezza di Telecom, Giuliano Tavaroli, 47 anni, “group senior vice president” uscente nella holding di Marco Tronchetti Provera e del suo braccio destro Carlo Ruora. Il sistema, chiamato Radar, sfruttava la potenza di cinque supercalcolatori messi in linea da Telecom Italia Mobile, la controllata di Telecom fusa nella società madre lo scorso anno. La sua attivazione risale al 1999 per la raccolta e l’archiviazione dei dati che, per legge, le compagnie telefoniche devono custodire. Ma si è poi sviluppato fino a diventare un punto d’accesso a tutta la rete Telecom da cui prelevare informazioni riservate. Con un particolare inquietante: chi si collegava ai supercomputer, poteva entrare, succhiare dati e uscire senza lasciare traccia perché, sempre secondo il rapporto interno, il software non era stato programmato a questo scopo. Nonostante le norme sulla privacy impongano il contrario. Negli ultimi anni la piattaforma Radar di Telecom si è così trasformata in un punto d’osservazione sulla vita e le frequentazioni degli italiani. I tecnici della società hanno ammesso di non poter più risalire ai nomi di chi si è inserito nell’archivio e nemmeno alle informazioni eventualmente trafugate. Una pericolosa falla in una rete che dovrebbe tutelare la riservatezza dei clienti Telecom. E dei loro interlocutori: il sistema Radar archiviava informazioni anche sugli abbonati delle altre compagnie, bastava che fossero chiamati da un cellulare Tim. Perché tante lacune nella gestione di un archivio così delicato? Il sospetto è che il centro Radar di Padova abbia alimentato la curiosità a pagamento e il lavoro sporco di 007 pubblici e privati. Forse l’ennesimo snodo di Super Amanda: il progetto scoperto da “L’espresso” che, secondo l’inchiesta della Procura di Milano, univa gli interessi di manager della sicurezza, funzionari del Sismi e spioni della Cia sotto l’ombrello di Telecom, probabilmente inconsapevole. Un indizio in questo senso sono due dei programmi installati per gestire le informazioni raccolte nel sistema. Uno è Enterprise Miner, un programma per scandagliare ed esaminare i dati archiviati. L’altro è Analyst’s Notebook, un potente software di analisi investigativa usato dalla Cia e dai servizi segreti dimezzo mondo per ricostruire i punti di contatto nella massa di informazioni contenuta in una banca dati. Attraverso i segnali inviati da un cellulare, grazie ad Analyst’s Notebook, si può scoprire quasi tutto sulla vita, le relazioni di una persona e i suoi spostamenti. Non sono in molti a usarlo in Italia. Proprio con questo programma, regalato dalla Cia alla polizia di Milano per le indagini antiterrorismo, la Digos è risalita ai telefonini degli 007 americani e del maresciallo del Ros che il 17 febbraio 2003 hanno partecipato al sequestro dell’ imam egiziano Abu Omar. I quattro server che formano la rete Radar sono collegati a una centrale da 10 terabyte, 10 mila miliardi di byte, il vero e proprio archivio. «La piattaforma offre servizi di analisi antifrode - pur esistendo una piattaforma antifrode dedicata per il mobile», è scritto nel rapporto interno consegnato pochi giorni fa ai manager Armando Focaroli, responsabile dell’auditing aziendale, Aldo Cappuccio, capo dei servizi per l’autorità giudiziaria, e Gustavo Bracco, nuovo direttore della sicurezza. Secondo la relazione, firmata da Fabio Ghioni, un manager della security, la costosa centrale sarebbe dunque un doppio- ne. Un paragrafo è dedicato alle “Principali vulnerabilità riscontrate”, che riguardano la protezione del sistema: in merito alla «registrazione di un tentativo di accesso o di una qualunque operazione di ricerca (...) la modalità è piuttosto anomala e non certificabile in quanto basta avere un filtro sulle connessioni effettuate (il traffico tra client e server è completamente in chiaro) per modificare o addirittura annullare qualunque traccia delle operazioni effettuate. Non è quindi possibile in nessun modo certificare quanto mantenuto nelle due banche dati poiché i dati potrebbero essere stati alterati o semplicemente non aggiornati». Dalla centrale di Padova una manina avrebbe così potuto, senza essere scoperta, scaricare informazioni. oppure cancellare telefonate compromettenti dai tabulati o attribuire a chiunque chiamate non fatte. Ma non è finita: «L’accesso con i pieni privilegi ai dati applicativi di entrambe le componenti Radar è protetto da credenziali deboli e il database è accessibile da tutta la (rete) lntranet Planet senza alcuna restrizione. La medesima situazione si presenta sulle macchine di test. Il contenuto delle banche dati non è quindi certificabile e potrebbe essere stato modificato da chiunque senza alcuna possibilità di riscontro a livello amministrativo. (..,) Tutte le attività di ricerca e tracciamento avvengono direttamente in chiaro, quindi sono tutte intercettabili (comprese utenze e password) e manipolabili in quanto non esiste alcun controllo di integrità . Il rapporto rivela inoltre che lo staff autorizzato ad accedere al sistema Radar è composto anche da 12 consulenti esterni, Quindi meno controllabili. Lunedì 12giugno11 responsabile deIl’auditing ha presentato al comitato di controllo interno quanto è stato scoperto a Padova. Focaroli ha incontrato per quattro ore i quattro amministratori indipendenti che compongono il comitato: Guido Ferrarini, Francesco Denozza, Domenico De Sole e Marco Onado. Al termine, la società ha annunciato che sulla centrale parallela sarà presentata una denuncia alla magistratura e che al più presto farà fronte alle prescrizioni del Garante della privacy. Pochi giorni fa, dopo la segnalazione per una fuga di informazioni riservate, Telecom è stata obbligata dal Garante ad adottare entro 120 giorni «soluzioni informatiche idonee ad assicurare il controllo delle attività svolte da ciascun incaricato». L’intervento del Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, era stato chiesto da un abbonato Telecom della Liguria che a fine novembre aveva trovato nella posta «un plico anonimo contenente un tabulato che indicava dati di traffico relativi a chiamate in entrata e in uscita dalla propria utenza telefonica mobile’. In tutto, 24 pagine ditabulati. Forse un avvertimento da parte di qualche investigatore privato. Come erano uscite quelle informazioni personali? Inizialmente Telecom aveva risposto che «dalle verifiche effettuate dalla Funzione business support system non risulta che siano state compiute operazioni di visualizzazione o estrazione di dati afferenti l’utenza in questione». Ma l’abbonato non si è accontentato della spiegazione e ha chiesto un ulteriore intervento del Garante. Alla fine Telecom ha dovuto ammettere i buchi nel proprio sistema di sicurezza, rivelando altri dieci casi di «indebita utilizzazione» di dati riservati. Tanto che, secondo la decisione che condanna Telecom, «l’incompletezza e la sostanziale inefficacia (,..) espone ampiamente le persone interessate al rischio di gravi abusi per ciò che concerne l’illecita acquisizione dei loro dati di traffico, creando le premesse per lasciare impunito un grave reato ». Era il primo giugno.
L’ufficio del
Garante non sapeva ancora nulla del centro parallelo appena
scoperto a Padova. E quello potrebbe non essere l’unico buco da
cui agenti segreti e 007 privati hanno spinto gli italiani..
Dal ricorso al
Garante ai tribunali civili, I consigli di un avvocato
Il GSM è Cosa
Nostra Sulla carta erano la prova regina, L’elemento decisivo che inchioda i colpevoli alle proprie responsabilità, dimostra l’attendibili tà o l’inattendibilità dei testimoni, permette a magistrati e investigatori di ricostruire spostamenti e contatti degli indagati. E invece, per quasi cinque anni, dal 2000 al 2005, dagli uffici della Tim sono spesso usciti tabulati telefonici incompleti, raccolte dati di traffico in cui mancavano una serie di chiamate n entrata o in uscita. Ad accorgersene è stato il superconsulente informatico della Procura di Palermo Gioacchino Genchi, un tecnico le cui deposizioni sono alla base di centinaia di condanne in processi di mafia, corruzione e omicidio, Nel marzo del 2005 Genchi, come “L’espresso” è in grado di rivelare, sta lavorando su un gruppo di rapinatori specializzati negli assalti ai Tir che fanno capo a Matteo Caravello, il nipote di Michelangelo La Barbera, un boss di prima grandezza nel firmamento di Cosa Nostra. Genchi per ricostruire la composizione della banda di malviventi ha in mano i tabulati forniti dalla Tim e una serie di apparecchi cellulari sequestrati ai rapinatori. Inserisce nei suoi computer più di <<un milione di record di traffico telefonico» e comincia sviluppare e analizzare i dati. Subito si rende conto che qualcosa non quadra: per esempio, dalla memoria dei telefoni portatili utilizzati dai malviventi emergono molte chiamate ricevute dal cellulare di un Loro presunto complice, Paolo Ingrassia, che però non risultano nella documentazione fornita dalla Tim. Il problema non è di poco conto. Da una parte, come sottolineerà Genchi in una relazione depositata il 25 marzo del 2005 in Procura, «nei tabulati sono mancanti talune chiamate assolutamente determinati nella ricostruzione della rapina>>. Dall’altra, il caso dell’indagine sulla banda dei Tir diventa la spia di come qualcosa non funzioni nei programmi utilizzati da Telecom Italia Mobile. Infatti Genchi scrive: «Negli ultimi mesi il consulente ha rilevato lo stesso inconveniente in numerose acquisizioni di traffico eseguite presso Tim per conto della Procura di Palermo e per conto di altre autorità giudiziarie italiane (Marsala, Sciacca, Mistretta, Termini lmerese, Catanzaro, Locri etc.). In talune delicatissime indagini per delitti di omicidio, strage, tentato omicidio, rapina aggravata, sequestro di persona la mancata rilevazione delle chiamate in uscita delle utenze Tim stava per indurre a risultati assolutamente fuorvianti nelle indagini con l’esclusione di conclamate responsabilità degli autori di alcuni omicidi, stragi, rapine e con il rischio di mettere in discussione l’intera affidabilità del dato oggettivo...». Molti tabulati telefonici, insomma, erano farlocchi. Ed è stata la stessa Tim ad ammetterlo, parlando ufficialmente nelle sue lettere al consulente di «un’anomalia tecnica che riguarda una non completa indicazione del campo “numero chiamante”, relativamente al traffico uscente». I dati sono quindi stati rielaborati e alla fine sono risultati esatti. Ma il rischio corso da migliaia di processi in tutt’ltalia è stato enorme. Perché, come sottolinea Genchi, sulla base di contatti telefonici errati si possono condannare innocenti o assolvere colpevoli, considerare inattendibili testimoni che dicono il vero, giudicare infondati esposti che invece sono fondatissimi (un esempio è quello di chi denuncia telefonate di minacce, ma poi non riesce a dimostrare di aver ricevuto chiamate minatone). Eppure il problema si è ripreseotato più volte nei « dati di traffico risalenti a periodi variabili dai primi anni del 2000 fino alle ultime settimane del 2005». Pérché sia accaduto non è invece ancora chiaro. Una spiegazione possibile è che qualcuno abbia tentato di mettere mano ai sistemi di Tim, magari per provare a cancellare qualche chiamata considerata imbarazzante, e che l’intervento abbia finito per avere delle ricadute su altri tabulati telefonici.
I computer infatti
non possono sbagliare. Anzi non dovono. Perché i dati di
traffico prima ancora che per le indagini giudiziarie servono
alle compagnie per calcolare le bollette dei clienti.. La spia nella cornetta Le intercettazioni disposte dalla magistratura avvengono tramite apparati hardware e software presenti nelle sedi degli operatori telefonici. Questi apparati inoltrano tutte le chiamate, videochiamate e Sms ricevuti verso un’altra linea dove saranno ascoltati e registrati dagli inquirenti. Allo stesso modo si può intercettare il traffico Internet, gli Mms inviati dal cellulare e localizzare l’utente che lo sta usando. Le attrezzature più recenti intercettano anche le telefonate via Internet (VolP), a patto però che il fornitore del servizio (oltre al provider Internet) collabori con le autorità. In caso di chiamate tramite un servizio Voli’ estero, Skype per esempio, si deve richiedere una rogatoria internazionale. Cellulari 007 In vendita su Internet ci sono cellulari modificati (da 600 euro in su), su cui è stato caricato un software speciale, nascosto. Inoltra in automatico a un altro numero gli Srns ricevuti e l’elenco delle chiamate fatte; permette di localizzare a distanza la posizione del cellulare e di ascoltare le comunicazioni in corso. Alcuni vendono il software separatamente, installabile su cellulari di alto livello. In alternativa, è possibile inviare alla persona che si vuole spiare, magari tramite Bluetooth, un programma che agisce come un virus: FlexiSpy. Costa 49,95 dollari. Dopo essersi installato, registra i dati sulle chiamate e gli Sms scambiati e spedisce il tutto, via Internet, all’utente che ha inviato il file. Sftnclonat..cimlct Alcune intercettazioni illegali si servono di sim e di cellulari donati, che cioè in rete appaiono con la stessa identità degli originali. Quando il telefono dell’intercettato è spento, Sms e chiamate arrivano al clone. Telefonini criptati Per non finire come Moggi e compagni, si vendono cellulari che criptano le conversazioni. Sono protette da un algoritmo (chiave Aes 256 bit) che nessuno è ancora riuscito a violare. Chi dovesse intercettarle si ritroverebbe con una sequenza di dati inintelligibili. Il trucco funziona se entrambi gli interlocutori usano cellulari criptati dotati dello stesso software. Le norme italiane non vietano di usare la criptografia. La sola arma della magistratura, in questo caso, sarebbe chiedere il blocco del cellulare criptato. per poter intercettare le chiamate dell’indagato. Finendo così però per metterlo allerta, Tra i principali produttori di cellulari criptati c’è la totìnese Caspertech. A vendere cellulari criptati sono anche Siemens (il modello 535 costa 3.700 euro), Enigma (1.600 euro), i russi di Cts (4 mila). Chiamate sicure Contro le intercettazioni ci sono infine apparecchi chiamati scrambler (come l’israeliano Snapcell). Collegati a un cellulare rendono incomprensibile la chiamata.
Alessandro Longo |
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Sottoposti al sistema di sorveglianza globale.
- tratto da Covert Action Quarterly #59 Per 40 anni la più grande agenzia di intelligence della Nuova Zelanda, la Government Communications Security Bureau (GCSB) l’equivalente della americana National Security Agency (NSA) è stata aiutata dai suoi alleati occidentali a spiare nell’area del Pacifico, senza che questo fosse risaputo pubblicamente, ma neanche dalle maggiori cariche elettive dello stato. Quello che la NSA non poteva sapere è che verso la fine degli anni ottanta diversi ufficiali dell’agenzia decisero che le loro attività erano state troppo segrete e per troppo tempo e mi rilasciarono delle interviste e dei documenti che illustravano le attività dei servizi di intelligence neozelandesi. Più di cinquanta persone che lavoravano o avevano lavorato con i servizi ed in campi correlati accettarono di farsi intervistare. Tra le attività descritte e la documentazione riportata è stato possibile, dal Sud del Pacifico, far luce su alcuni progetti nati dalla alleanza di queste agenzie e che erano stati mantenuti completamente segreti fino ad allora. Di questi senza dubbio il più importante è ECHELON. Progettato e amministrato dalla NSA, il sistema ECHELON è utilizzato per intercettare normali e-mail, fax, telex e telefonate che viaggiano nella rete di telecomunicazioni mondiale. Diversamente dalla maggior parte dei sistemi di spionaggio sviluppati durante la Guerra Fredda, ECHELON è progettato principalmente per obiettivi non militari: come governi, organizzazioni, aziende, gruppi, ed individui praticamente in ogni parte del mondo. Potenzialmente sono sottoposte a sorveglianza tutte le comunicazioni tra le persone tra uno stato e l’altro (ma anche all’interno dello stesso paese) ovunque nel mondo. Non è certo una novità che le agenzie di intelligence sorveglino le e-mail e gli altri mezzi di comunicazione pubblici. Quello che c’è di nuovo nei materiali fuoriusciti dai servizi segreti neozelandesi sono i dati precisi su come lavora il sistema, quali sono le basi operative, le sue capacità e le sue insufficienze e molti altri dettagli come i nomi in codice. ECHELON non è stato progettato per spiare una particolare e-mail di un individuo o una utenza fax specifica. Al contrario il sistema lavora indiscriminatamente intercettando grandissime quantità di comunicazioni, ed usando i computer è poi in grado di estrarre i messaggi interessanti dalla massa degli altri di nessun interesse. E’ stata organizzata una catena di strutture di intercettazione in giro per il pianeta per monitorare la rete di telecomunicazioni globale. Alcune strutture controllano i satelliti di comunicazione, altre i network a terra ed altre le comunicazioni radio. ECHELON lega insieme tutte queste strutture rendendo così possibile agli Stati Uniti ed ai suoi alleati di intercettare una grande quantità delle comunicazioni in atto nel pianeta. ![]() I computer posti in ogni stazione del sistema ECHELON cercano tra i milioni di messaggi intercettati quelli contenenti le keywords, le parole chiave, precedentemente inserite. Le keywords includono tutti i nomi, le località, i soggetti etc. che potrebbero essere contenuti nei messaggi “interessanti”. Ogni parola di ogni messaggio intercettato viene scansionata automaticamente sia che il telefono, la e-mail o il fax siano nella lista di quelli “da controllare”, ma anche nel caso provengano da qualsiasi altra utenza o natura del messaggio. Le migliaia di messaggi simultanei vengono letti in “tempo-reale” come giungono alle stazioni, ora dopo ora, giorno dopo giorno e i computer riescono a trovare “l’ago” scelto dagli intelligence nel “pagliaio” delle telecomunicazioni. QUALCUNO STA ASCOLTANDO. L’alleanza nasce dallo sforzo cooperativo per intercettare trasmissioni radio durante la Seconda Guerra Mondiale, formalizzata come detto nel 1948 nell’accordo UKUSA che era orientato essenzialmente contro l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Le cinque agenzie firmatarie del patto UKUSA sono oggi le agenzie più grandi nei loro paesi. Con la maggior parte delle comunicazioni di affari e non che viaggiano attraverso fax, e-mail e telefonate è chiaro che le maggiori risorse vengano riservate a queste agenzie. Per decine di anni prima dell’introduzione del sistema ECHELON, le agenzie dell’alleanza UKUSA lavoravano comunque l’una per l’altra, ma ognuna era solita intercettare ed analizzare i messaggi nelle proprie stazioni. Con ECHELON, i computer detti “dizionari”, contengono non solo le keywords immesse dalla propria agenzia, ma anche quelle immesse dalle altre quattro agenzie. In Nuova Zelanda nella stazione di intercettazione satellitare di Waihopai (nel Isola del Sud), per esempio, il computer ha differenti liste di ricerca per NSA, GCHQ, DSD, e CSE in aggiunta alle proprie. Laddove il “dizionario” incontra un messaggio contenente una delle keywords immesse dalle agenzie lo prende e lo spedisce automaticamente al quartier generale dell’agenzia competente. Nessuno in Nuova Zelanda conosce le informazioni raccolte dalle stazioni in Nuova Zelanda per le agenzie alleate. Così le stazioni degli alleati minori della alleanza UKUSA funzionano
per la NSA come se fossero proprie basi fuori dal territorio USA. La stazione britannica del GCHQ si trova in cima alle alte scogliere sul mare a Morwenstow in Cornovaglia. Le antenne paraboliche, accanto agli edifici di calcolo, puntano i satelliti Intelsats sull’Atlantico, l’Europa e inclinando le antenne verso l’orizzonte anche sull’Oceano Indiano. Una stazione della NSA a Sugar Grove, posizionata a 250 chilometri a sud-ovest di Washington, DC, nelle montagne della Virginia occidentale copre le trasmissioni Atlantiche degli Intelsats verso Nord e Sud America. Un’altra stazione sta nello stato di Washington [nord-ovest degli USA ndt], 200 chilometri a sud ovest di Seattle, all’interno di una base militare, Yakima Firing Center. Le sue parabole satellitari sono puntate sugli Intelsats del Pacifico verso Est. Ciò che non viene intercettato a Yakima arriva in Nuova Zelanda ed in Australia. La loro posizione nel Sud del Pacifico garantisce la copertura globale delle intercettazioni. La Nuova Zelanda con la stazione di Waihopai e l’Australia con quella di Geraldton nell’Australia Occidentale (che punta sugli Intelsats dell’Oceano Pacifico e su quelli sull’Oceano Indiano). Ognuna delle cinque stazione dove sono i “dizionari” possiede un nome in codice che la distingue dalle altre della rete. Ad esempio la stazione di Yakima, posizionata in un paese deserto tra le Saddle Mountains e le Rattlesnake Hills, ha il nome in codice di COWBOY Dictionary, mentre la stazione di Waihopai ha quello di FLINTLOCK Dictionary. Questi nomi in codice sono registrati all’inizio di ogni messaggio
intercettato prima che sia distribuito attraverso il network di ECHELON,
e permette così all’analizzatore di individuare subito quale stazione ha
effettuato l’intercettazione. Fino all’integrazione della Nuova Zelanda in ECHELON, avvenuta nel 1989 con l’apertura della stazione di Waihopai, la propria quota di comunicazioni giapponesi veniva intercettata a Yakima e spedita grezza al quartier generale del GCSB a Wellington per la decrittazione, la traduzione e la codifica nel formato UKUSA (i programmi di decrittazione erano forniti dal NSA). ![]() “COMUNICAZIONE” ATTRAVERSO I
SATELLITI Un insieme di strutture che monitora direttamente le comunicazioni
via terra è l’elemento finale del sistema ECHELON. Oltre alle
comunicazioni radio e satellitari, l’altro maggiore metodo per
trasmettere grandi quantità di comunicazioni (pubbliche, di business,
governative e quant’altro) è costituito da una combinazione di cavi
sottomarini, che passano sotto gli oceani, e reti a microonde sulla
terraferma. Pesanti cavi, posati nel fondo marino tra i vari stati, si
fanno carico del grosso delle comunicazioni internazionali mondiali.
Dopo che escono dall’acqua ed arrivano alle basi a terra dei network a
microonde sono molto vulnerabili alle intercettazioni. Dato che le strutture per le intercettazioni satellitari richiedono l’uso di enormi antenne paraboliche che è difficile mantenere a lungo nascoste, possiamo dire di avere un quadro ragionevolmente ben documentato di questa rete di stazioni di intercettazione. Ma tutto quello che serve per controllare la rete di comunicazioni via terra è un edificio situato sul percorso delle microonde o un cavo nascosto che va dalla rete ordinaria di telecomunicazioni a qualche edificio “anonimo”. Anche se tutto ciò suona come tecnicamente molto difficile da realizzare, avvengono anche intercettazioni di microonde da parte dei satelliti spia statunitensi. La rete mondiale di intercettazioni di questo tipo è comunque molto poco documentata, e dato che il GCSB neozelandese non partecipava a questo tipo di intercettazioni, le mie fonti all’interno dell’agenzia non hanno potuto aiutarmi ulteriormente nella raccolta di informazioni. NIENTE E’ SICURO IN UNA MICROONDA L’unica testimonianza pubblica del sistema dei “Dizionari” è stata resa in relazione ad una di queste strutture “nazionali”, gestita dal GCHQ nel centro di Londra. Nel 1991 un ex-ufficiale del GCHQ rese un’intervista anonima al programma della televisione di Granada “World in Action” sugli abusi di potere perpetrati dalla sua agenzia. Durante il programma parlò di un anonimo edificio in mattoni rossi situato al numero 8 di Palmer Street da dove il GCHQ segretamente intercettava ogni telex che passava, partiva, arrivava o attraversava Londra, inserendoli poi in potenti computer con software conosciuti come “dizionari”. L’operazione, ha spiegato, era attentamente supervisionata da particolare personale della British Telecom: “Ma tutto ciò non ha nulla ha che fare con la sicurezza nazionale. Tutto questo non è legale. Non è legale prendere ed analizzare ogni singolo telex. E loro li analizzavano tutti, quelli delle ambasciate, del mondo degli affari, ma anche quelli con gli auguri di compleanno. Li intercettano tutti e li mettono nei ‘dizionari’.” Quello che nel documentario non viene detto è che il sistema dei “dizionari” non è una esclusività britannica, ma è operante in tutti e cinque i paesi del UKUSA. Similarmente il ricercatore inglese Duncan Campbell ha descritto come
dalla stazione USA di Menwith Hill (in Gran Bretagna) la NSA si infili
direttamente all’interno della rete a microonde della British Telecom,
che è attualmente stata disegnata in modo che differenti nodi della rete
convergano verso un trasmettitore isolato connesso alla stazione tramite
cavi sotterranei.
![]() Nei primi anni ‘90 il movimento che si è battuto per la chiusura della base di Menwith Hill ha ottenuto una grossa quantità di documenti dall’interno della stazione. Tra tutte queste carte c’erano dei riferimenti ad un sistema di computer della NSA chiamato “Platform”. L’integrazione di tutta la rete delle stazioni UKUSA in ECHELON probabilmente si è realizzata con l’introduzione di questo sistema all’inizio degli anni ‘80. James Bamford scrisse all’epoca di una rete mondiale di computer del NSA “nome in codice Platform” che collegava insieme 52 sistemi di computer sparsi in diversi punti del mondo. Punto cruciale di questo poderoso network sarebbe stato il quartier generale della NSA a Fort Meade. Tra le agenzie coinvolte nel progetto “Platform” c’era anche l’agenzia di SIGINT [signal intelligence] britannico il GCHQ. CERCANDO NEL DIZIONARIO Scelgono la categoria divisa per soggetto, vedono il risultato della loro ricerca, cioè quanti messaggi contenenti quel soggetto sono stati catturati dalla rete di ECHELON, e così inizia una nuova giornata di lavoro. Gli analisti scorrono schermata dopo schermata fax, messaggi e-mail, etc. e quando un messaggio appare interessante lo selezionano dal resto della lista. Se non in inglese il messaggio viene tradotto e scritto nel formato codificato standard degli intelligence UKUSA. IL CONTROLLO DELLE INFORMAZIONI I terminali dei “dizionari” non hanno semplicemente la lunga lista delle parole chiave per fare la ricerca e neanche tutte le informazioni vanno in un unico database che le agenzie possono consultare a proprio piacimento. E tutto molto più controllato. Gli indici di ricerca sono divisi nelle stesse categorie del codice a quattro cifre. Ogni agenzia decide le proprie categorie compatibilmente alle responsabilità della stessa all’interno del network. Per il GCSB questo significa il controllo delle comunicazioni dei governi dell’area del Sud Pacifico, delle ambasciate Giapponesi, delle attività Russe nell’Antartide e così via.
![]() Una foto ufficiale dell'ufficio PR della NSA: "L'agenzia intercetta un messaggio dall'alto" Le agenzie poi lavorano dalle 10 alle 50 parole chiave che hanno immesso in ogni categoria. Le keywords comprendono nomi di persone, di navi, di organizzazioni, nomi di paesi e di argomenti. Questo include numeri di telex e di fax, indirizzi di posta elettronica etc. di tutti i soggetti bersaglio di ECHELON. Questi nomi, numeri e indirizzi fanno di solito parte del messaggio scritto ed è così abbastanza semplice per i computer "dizionari" riconoscerli ed archiviarli. Le agenzie specificano anche delle combinazioni di keywords per aiutarsi a scovare le comunicazioni interessanti. Per esempio possono cercare comunicazioni contenenti le parole “Santiago” e “aid” o per comunicazioni contenenti la parola “Santiago” ma non “consul” (cosicché si possa scartare facilmente la massa di comunicazioni consolari di routine). Tutti questi tipi di combinazioni di parole e numeri, divisi in particolari categorie, sono il cuore dei “dizionari”. (In ogni agenzia alcuni elementi dello staff chiamati Dictionary Managers aggiornano la lista delle keywords per la propria agenzia.) L’intero sistema escogitato dalla NSA, è stato adottato completamente dalle altre agenzie. I computer “dizionari” cercano tra tutti i messaggi in entrata per ognuna delle keywords immessa dalle agenzie. Nello stesso tempo i computer annotano automaticamente dei dati tecnici come data, orario e luogo dell’intercettazione sul messaggio cosicché l’analista, in qualsiasi agenzia esso sia, potrà sapere da dove viene e di quando è il messaggio. Poi il computer scrive le quattro cifre del codice (in base alle keywords rinvenute nel messaggio) alla fine del testo. Questo è molto importante. Permetterà poi di catalogare tutti insieme nel database dell’agenzia di destinazione e di reperirli successivamente con estrema facilità. Più tardi, quando gli analisti ricercheranno una categoria, tutto ciò risulterà estremamente semplificato ed il database potrà reperire tutti i messaggi precedentemente archiviati e marchiati con quel codice. Questo sistema si rivela particolarmente efficace per le particolari
condizioni di amministrazione del network di ECHELON. Difatti ogni
agenzia non ha accesso a tutto il database, ma solo hai propri codici di
quattro numeri. Ad esempio anche se il lavoro del GCSB è rivolto
soprattutto all’alleanza UKUSA, la Nuova Zelanda non ha accesso
all’intero network di ECHELON. L’accesso che ha è strettamente
controllato. Un ufficiale dei servizi neozelandesi ha spiegato che: “Le
agenzie possono cercare attraverso i propri codici anche negli altri
“dizionari”. I più difficili da trattare sono quelli americani. ... [Ci
sono] molti livelli attraverso cui passare, a meno che non sia anche di
loro interesse, in quel caso lo faranno per te.” Per che cosa viene usato il sistema? SPIONAGGIO PIÙ VELOCE, MA STESSA
MISSIONE Con questa struttura, così potente e così segreta, tutto può essere
possibile. Per esempio nel Giugno del 1992, un gruppo “di agenti
operativi di alto livello” del GCHQ britannico parlarono con il London
Observer dichiarando: “Sentiamo che non possiamo più rimanere in
silenzio per ciò che riguarda le malefatte e le aberrazioni della
struttura nella quale operiamo”. Essi portarono ad esempio il fatto che
il GCHQ intercettava regolarmente tre organizzazioni umanitarie, tra cui
Amnesty International e Christian Aid. Come riportato dagli agenti all’Observer:
“Il GCHQ è pronto in ogni momento ad inserirsi nelle loro comunicazioni
per controlli di routine”. Nel caso di inserimento nelle conversazioni
telefoniche la procedura viene chiamata Mantis, mentre con i telex la
procedura si chiama Mayfly. Digitando uno dei codici relativi agli aiuti
al Terzo Mondo, il sistema è in grado di elencare i telex intercettati
alle tre organizzazioni. “E’ poi possibile per noi inserire nuove parole
che ci rendono possibile ottenere tutti i telex nei quali quelle parole
appaiono”. “E possiamo leggere un predeterminato numero di caratteri da
ogni lato della parola chiave.” Senza chiamarlo con il nome attuale, è
evidente che questa è una dettagliata e precisa descrizione di come
lavorano i "dizionari" nel network ECHELON. Quello che non veniva
rivelato è che si tratta di un sistema esteso ai cinque del UKUSA. La
struttura di ECHELON consente che le intercettazioni di queste
organizzazioni possano avvenire in un qualsiasi punto del network, in
ogni stazione dove il GCHQ ha richiesto che il codice a quattro cifre
riguardante gli aiuti al Terzo Mondo venisse utilizzato. Nella descrizione fatta da Mike Frost del sistema di intercettazioni
tramite le ambasciate Canadesi nel mondo si trova la descrizione del
computer usato dalla NSA, chiamato Oratory, che può “ascoltare” le
conversazioni telefoniche ed individuare quando viene pronunciata la
parola chiave. Così come noi riusciamo ad individuare le parole nei
differenti toni ed accenti nelle quali le incontriamo, allo stesso modo,
secondo Frost, lo possono fare questi computer. Le prede più facili per ECHELON sono le persone, le organizzazioni o i governi che non usano sistemi di crittografia. Nell’area neozelandese ad esempio, questo colpisce e rende particolarmente vulnerabili le piccole nazioni del Sud Pacifico che non usano alcun tipo di codice anche per le comunicazioni strategiche governative (tutte queste comunicazioni dei vicini della Nuova Zelanda, “non protette”, arrivano negli uffici delle agenzie del UKUSA). Come risultato delle rivelazioni del mio libro so che si è sviluppato un progetto nell’area del Pacifico per far conoscere e fornire software di crittografia ai soggetti più vulnerabili quali ad esempio i movimenti per la democrazia in paesi con regimi oppressivi e dittatoriali. Questo è un metodo efficace per ostacolare le illegittime intrusioni di ECHELON. Un commento finale. Tutti i giornalisti, i commentatori e le “fonti bene informate” affermano che gli intelligence USA hanno messo fuori la Nuova a metà degli anni ‘80. Questo è completamente falso. Il lavoro di intelligence fornito dall’agenzia neozelandese non si è mai arrestato, anzi bisogna sottolineare che negli ultimi dieci anni c’è stata una maggiore integrazione della Nuova Zelanda nel sistema USA. Praticamente tutto nell’equipaggiamento che viene usato dal GCSB dai manuali, al modus operandi, ai codici e tutto il resto viene interamente fornito dagli alleati del UKUSA (ciò di solito significa, in pratica, dalla National Security Agency - USA). Lo stesso discorso vale anche per le agenzie canadese e australiana. Quello che principalmente protegge queste agenzie dal cambiamento è
la loro segretezza. Il giorno che il mio libro è uscito nelle librerie,
senza alcuna precedente pubblicità, c’è stata una riunione durata tutto
il giorno dei burocrati dell’agenzia di intelligence al dipartimento del
Primo Ministro per provare a decidere come si sarebbe potuta impedire la
distribuzione e la circolazione del libro. Per poi eventualmente
concludere che i costi politici sarebbero stati troppo alti. Ed è facile
comprendere perché fossero così agitati. Approfondimenti:
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