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Il governo Berlusconi ha venduto la nostra acqua Jacopo Fo

E se domani tornasse Berlusconi ? Franca Rame

Tutti a fare a pezzi Beppe Grillo e intanto i nostri media investono gli italiani con una paurosa ondata di notizie false sul riscaldamento della nostra penisola. di Jacopo Fo

Dobbiamo convincere le masse?!? Di che? Perche’?Io sono contrario!di Jacopo Fo

IL MONDO SECONDO FO

HANNO UCCISO EMILIO ALBANESE Jacopo Fo

Essere Disinformati costa molti soldi Jacopo Fo

LETTERA AI PESSIMISTI Jacopo Fo

10 COSE CHE IL CAPITALISMO NON TI HA DETTO Jacopo Fo

LA VITA Dario Fo recita Ruzzante

CHI LO FA E CHI NO... Jacopo

ATLANTIDE TV: Censura sull'anonimo Bicefalo

L'ANOMALO BICEFALO" VINCE SULLA CENSURA!

IL VANGELO E LE DONNE  Dario, Franca, Jacopo

COME RESISTERE AL DISGUSTO  Jacopo

MANIPOLAZIONI GENETICHE ED "ALESSANDRO MAGNO"  Dario

LA VIOLENZA VIENE INSEGUITA PASSO DOPO PASSO Jacopo

RETE 4...  Dario, Franca


acopo Fo: Il governo Berlusconi ha venduto la nostra acqua

In Italia l'acqua e' stata privatizzata! La notizia e' passata nel silenzio piu' assoluto, ma facendo una ricerca in rete spuntano diverse conferme: il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112, scritto dal ministro G. Tremonti. Nel comma 1 si afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Scrive Alex Zanotelli sul settimanale Carta: “Cosi' il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia e' oggi tra i paesi per i quali l’acqua e' una merce (in mano alle multinazionali). Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’acqua, queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male.”
Ci aspetta un futuro di proteste, come gia' e' accaduto ad Aprilia, in provincia di Latina. Nel 2005 Acqualatina, (in mano, col 46,5% delle azioni, alla multinazionale Veolia) decide di aumentare le bollette del 300%.  4.000 famiglie iniziano una protesta pacifica rifiutandosi di pagare l'acqua all'azienda privata e versando i soldi al Comune.
Ora, pare che Acqualatina abbia iniziato a mandare casa per casa vigilantes e carabinieri a staccare i contatori e chiudere i rubinetti. “E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!” aggiunge Zanotelli. Parole prese alla lettera dal Parlamento... ora il problema e' nazionale!!!
(Fonte: Caserta24ore, ne parla anche un articolo di Rosaria Ruffini dal titolo Acqua in bocca: vi abbiamo venduto l'acqua.
http://www.peacelink.it/consumo/a/27507.html)

E se domani tornasse Berlusconi ?

FRANCA RAME

Caro direttore,
l’altra sera, dopo la giornata trascorsa alla Camera, sono rientrata a casa senza alcuna voglia di parlare. Mi sono sdraiata sul letto a riflettere. Pensare e ripensare a quanto visto e udito in quella lunghissima giornata. Avevo addosso un grande sconforto. Sono entrata a Montecitorio alle 15,30. Il governo era presente al completo, Prodi con tutti i suoi ministri, meno l’ineffabile Mastella. Ho ascoltato le dichiarazioni di voto dell’opposizione e di qualche rappresentante della sinistra cosiddetta estrema. Erano entrambe violente e insultanti. Parola d’ordine: «Vattene Prodi». Non mi giudichi «facile al patetico», non lo sono. Piuttosto mi sono messa nei panni di Prodi e ho vissuto il suo stato d’animo. Stavo male per lui. Me ne sono uscita interamente svuotata. Già la mattina era cominciata male. Un’amichevole conversazione con un compagno che stimo è degenerata in un attimo, partendo dal voto di fiducia a Prodi.

La coerenza è stata una costante assoluta della vita mia e di Dario Fo, coerenza che abbiamo anche pagato caramente. Sono salita su questa strana nave che a momenti mi ricorda quella dei folli, pensando di poter fare qualcosa di utile. Non mi è stato possibile. Non ce l’ho fatta. Essere coerenti con le proprie scelte ideologiche è onesto, giusto, indispensabile... ma se non te lo puoi permettere? Non ti resta che rassegnare le dimissioni. Cosa che ho fatto. Senza presunzione dico che non so se il governo avrebbe retto senza i miei «sì» con i piedi saldi a terra, dettati dal senso di responsabilità. Se qualcuno di quelli che mi hanno votata pensa che io abbia tradito i miei elettori e me stessa, io rispondo che l’esame di coscienza me lo sono imposto ogni giorno. Adesso tocca a loro, mettendosi anche nei miei panni fino in fondo. La coerenza va ragionata e non perseguita a piedi giunti a oltranza, muovendosi esclusivamente lungo le proprie convinzioni. Causa ed effetto. Il governo è caduto. I responsabili di ’sto sfacelo dovranno renderne conto a «molti» italiani. Sì, non tutto è andato come si voleva. Sì, la gente sta male. Sì, ci siamo trovati in mezzo a guerre, così dette «missioni di pace», sì i precari, sì gli operai che si alzano alle 5 e vedono crescere i figli quando li vanno a guardare mentre dormono, solo la sera al rientro. Sì, le pensioni fanno schifo... beh, non tutte: un importante politico intasca circa 500 mila euro l’anno. Sì, non s’è mosso un dito per il conflitto d’interessi e la cancellazione delle leggi ad personam. Ma in quanti «mangioni» si saranno dati da fare perché a Prodi non si permettesse di affrontare l’argomento? Ma che Prodi, in quel suo governo, di fatto, si trovasse come un condannato agli arresti domiciliari con manco un cane che gli portasse le arance... non l’avete mai considerato? Andavano da lui solo a imporgli, a chiedere e a ricattare. Bella gente!

Che Berlusconi ci ha lasciati con le pezze al sedere nessuno se ne ricorda? E che i soliti furbacchioni hanno collezionato cariche e privilegi in quantità? Non ha fatto proprio niente Prodi? In un editoriale Scalfari faceva un elenco che dimostrava proprio il contrario. Sono poi passati solo 19 mesi. Bastavano per rimettere in piedi un Paese completamente allo sfacelo? Cosa pensano i responsabili della caduta di Prodi, che tornando Berlusconi a Palazzo Chigi la classe operaia andrà in fabbrica con la Ferrari, i pensionati sverneranno a Sanremo e i precari avranno contratti d’oro che erediteranno i loro figli e i figli dei loro figli? E se non andasse così? E se si peggiorasse come è più che probabile? No, l’estremismo non mi è mai piaciuto. Penso a un tale, di cui ci si ricorda sempre meno, che sentenziava: «Attenti. L’estremismo è la malattia infantile del comunismo». Ha sbagliato: non è una malattia infantile, ma senile! Ed è una malattia all’ultimo stadio. Senatrice.

www.lastampa.it 25 gennaio 2008

di Jacopo Fo

sabato 7 luglio 2007 17.36

 
Recentemente, durante un incontro tra associazioni del “Movimento”, ho sentito parecchi compagni parlare della necessita’ di far capire le nostre idee e il nostro sogno di un mondo migliore alle “Grandi masse”.
Un’idea giusta in senso strategico ma che porta la maggioranza del Movimento a ragionare in termini disastrosi.
Trent’anni di pratica politica sono li’ a dimostrarlo.
Questi amici pensano che siccome dobbiamo cambiare il mondo e per farlo dobbiamo essere in tanti, allora il cuore del lavoro sono le azioni di proselitismo e di educazione delle masse.
Io invece credo che non serva diventare milioni per poter fare le cose.
Dobbiamo fare il contrario: facciamo le cose, dimostriamo che sono positive e che fanno bene e poi vedrete che altri si convinceranno.
Sono i fatti e non le parole che convincono le persone.
Credo che in questi anni abbiamo dimostrato nei fatti che questa logica funziona.
Produrre cibi biologici, diffondere tecnologie ecologiche, aprire centri culturali dove si praticano rapporti umani diversi, organizzare feste, giochi, performance, praticare uno stile di vita diverso con amici e amanti, e’ stata la nostra rivoluzione. Una rivoluzione che abbiamo vinto proprio perche’ e’ stata concreta e ha cambiato nei fatti il modo di vivere, di fare arte, di comunicare, di partorire, di occuparsi del benessere del corpo e della mente.
E, visto che il nostro stile di vita ci ha fatto vivere meglio, altri hanno visto quel che facevamo e lo hanno giudicato intelligente.
Oggi il cibo biologico, il commercio equo, il risparmio energetico, le ginnastiche dolci e la conoscenza dei muscoletti vaginali sono patrimonio di milioni di italiani che molto spesso non la pensano come noi ma sono stati comunque contaminati dalle cose buone che abbiamo scoperto, reso reperibili e sperimentato con grande vantaggio.
 
Ho sentito recentemente compagni che si lamentavano perche’ la loro associazione dedicava tanto tempo alle cene conviviali invece di concentrarsi sulla propaganda politica, i banchetti informativi e i volantinaggi.
Un compagno ha risposto che era necessario fare cosi’ perche’ le cene conviviali sono un modo efficace e astuto per diffondere il messaggio aggirando le resistenze.
Non sono d’accordo con questa logica. La penso proprio al contrario. Le cene conviviali, le gite, gli spazi ludici e ricreativi come Alcatraz non sono un modo astuto per far passare i messaggi ne’ tantomeno una perdita di tempo.
Il centro della mia lotta e’ innanzi tutto vivere meglio, con persone che sentono l’emozione della vita come me.
Coltivare il gioco, il ridere, l’amicizia, il dialogo, lo scambio artistico ed emotivo e’ il centro della mia attivita’.
E’ da qui che si parte per trovare l’energia, la fiducia per vivere appieno. Solo chi e’ veramente arrivato a crescere dentro, a trovare le ragioni di un ottimismo profondo e di una gioia di vivere puo’ pensare di poter dare un contributo per il miglioramento del pianeta. Un contributo che viene spontaneo perche’ quando ami e ti ami e ti diverti ti viene voglia di far crescere il tuo stile di vita fuori dalla tristezza commerciale delle multinazionali del dolore.
Al contrario, gente che non e’ cresciuta emotivamente, che non si dedica con tutte le forze alla ricerca della felicita’, che non ha lo scambio emotivo al centro del bersaglio esistenziale potra’ riempirsi la bocca con tutte le frasi ecologiste e rivoluzionarie che vuole ma non sapra’ dare alcun contributo positivo al mondo migliore.
Sono persone tristi e irose e da trent’anni ci dimostrano che sono capaci di produrre solo vecchia politica, scontri ideologici, riunioni spaccapalle, logiche competitive, idee stitiche e banali.
Capacita’ di azione concreta zero.
Calore umano zero.
Politica maschile (poche donne e sempre zitte in un angolo).
Venerazione del leader e seghe mentali.
 
Sarebbe ora che si mandi al diavolo questo modello ideologico e politichese.
 
Ma questo discorso ha un’implicazione strategica essenziale.
Gli italiani oggi sono culturalmente e politicamente divisi: meta’ con la sinistra, meta’ con la destra. Cresce il risentimento contro i partiti ma gli elettori non vedono alternative.
In questa situazione di transizione verso nuove forme di rappresentanza e democrazia diretta non e’ pensabile dar vita ad azioni che spostino le coscienze di una decina di milioni di persone, tantomeno della meta’ piu’ uno degli elettori.
Ma ci sono moltissime iniziative che possono determinare grandi cambiamenti e porre le premesse per una maturazione culturale.
Le nostre battaglie sul biodiesel, sui riduttori di flusso dell’acqua, sulle lampadine ad alto risparmio, sulla legge sui pannelli solari hanno dimostrato che un piccolo gruppo di persone determinate e’ piu’ che sufficiente per lanciare comportamenti di massa o smuovere gli equilibri nel centro sinistra, portando a risultati concreti. In pochi possiamo riuscire a smuovere le amministrazioni e coinvolgere milioni di persone ad adottare comportamenti positivi.
Che cosa succederebbe se questa logica, finora promossa da poche centinaia di persone, diventasse la strategia di alcune migliaia?
Se 3.000 persone aderissero a un gruppo d’acquisto di telefonia mobile potremmo offrire contratti collettivi per i cellulari. Lo stesso vale per banche, assicurazioni, elettricita’. Con 10mila persone consociate potremmo ottenere auto energeticamente efficienti come quella proposta da Beppe Grillo che fa 100 chilometri con 3 litri di benzina.
Potremmo ottenere servizi e prodotti piu’ economici, eticamente ed ecologicamente validi.
Convenienza+etica+ecologia.
Chi potrebbe resistere a simili proposte?
Cosi’ potremmo realmente conquistare l’attenzione di milioni di  italiani delusi dalla politica e da questo sistema dominato dai furbi.
Il problema che abbiamo di fronte e’ proprio questo. In Italia almeno un milione di persone vorrebbe fare qualche cosa per un mondo migliore, ma non riusciamo a metterne insieme poche migliaia su proposte di consumo consociato, critico, conveniente e ecologico. Ma non esistono scorciatoie. Fino a che la politica parolaia non cedera’ di fronte alla pratica del potere dei consumatori non faremo un solo passo in avanti.

 

Hanno ucciso Emilio Albanese

8 maggio 2005

"Abbiamo ricevuto centinaia e centinaia di messaggi, mail, telegrammi… li abbiamo letti tutti ma è proprio impossibile ringraziarvi di persona, e dunque lo facciamo qui, dalle pagine di Cacao: Grazie, grazie anche a nome di Eleonora e della sua famiglia."

Stavo scrivendo un articolo per Cacao quando telefona Davide Albanese, fratello di mia moglie, ha la voce rotta: “Hanno rapinato Emilio, è in ospedale, è gravissimo, devono operarlo.”
Eleonora era ad Alcatraz a lavorare al computer. Prendo la macchina. Vado a dirglielo. Terribile. Partiamo infilando due cose in valigia. A scuola prendiamo nostra figlia di 7 anni. Stanno provando lo spettacolo di burattini. Ha un orsetto di gommapiuma infilato sulla mano. Se lo toglie e mi segue piangendo perché è costretta a lasciare quel gioco meraviglioso. Non riesco a dirle nient’altro che “Dobbiamo andare.” Mentre infilo la tessera magnetica in un bancomat, Eleonora le spiega che il nonno è stato aggredito e sta male. E via verso Napoli. Per tutto il viaggio nostra figlia scrive tutto quello che succede. “Stiamo andando a Napoli, spero soltanto di vedere il nonno… Zia Titti ha telefonato alla mamma che è scoppiata a piangere. Adesso so cosa è successo, lo hanno colpito con un bastone e sta molto male. Siamo a 10 chilometri da Roma, in lontananza si vedono gli Appennini.”
Per tutto il percorso continua a scrivere, pagine e pagine. Chiede dove siamo, cosa succede, cosa è questo e quello. Scrive tutto con minuzia: “Spero tanto che il nonno guarisca”.
La guardo. Ha già imparato a sfogare il dolore scrivendo. Grande medicina. Scrive sette pagine fitte.
Arriviamo a Napoli. All’uscita Attilio, il fidanzato di zia Titti, ci viene incontro in moto per guidarci nei dedali della periferia. “Che case orrende!” dice Eleonora. Arriviamo al pronto soccorso. Emilio è già morto da ore. Forse è morto poco dopo l’aggressione. Aveva il pace maker. Forse era solo quello a dare la sensazione che fosse ancora vivo.
Eleonora scoppia a piangere tra le braccia dei fratelli e degli amici più stretti che sono accorsi appena la notizia si è diffusa. Io prendo mia figlia e la porto via. Facciamo un giro, poi torniamo. Donatella, la fidanzata dello zio Francesco, la porta al bar dell’ospedale a prendere un gelato.
Così ora tocca a me entrare nell’ospedale. Un corridoio intero pieno di gente che piange. Abbraccio decine di persone. E abbraccio Vera, la mamma di Eleonora, che piange senza potersi fermare. Quanto dolore.
Gliel’hanno ammazzato sulla porta di casa. Un uomo che era un fuscello, un uomo che non era capace di essere scortese in nessun modo. Gli era fisiologicamente impossibile.
La mia mente si aggrappa ai particolari. Come quelle persone che durante i bombardamenti cercavano di salvare una tazzina di caffè.
Insieme a noi, al pronto soccorso c’è un’altra famiglia. Piangono il figlio di vent’anni, ammazzato con una pistolettata al viso. Vera e la madre del ragazzo si abbracciano. “Che mondo è questo?”
Telefono alla mia figlia grande. Ha sedici anni: “Tesoro…” Cerco le parole…
“Ma come è possibile, papà?” Non conosco la risposta.
All’uscita dell’ospedale i giornalisti mi vengono dietro: “Come si sente in questo momento?”
Checcazzo di domande? Ma come fanno?
Scoppio a piangere e me ne vado. Mi seguono. Insistono. “Lasciatemi, vi prego. Era un uomo buono e lo hanno ammazzato!”
Mi ribolle il sangue.
Andiamo a casa. Com’è un funerale napoletano per un padre ucciso?
Non lo so. Perché quello che vedo non è un funerale di un uomo normale.
E questo è strano perché Emilio Albanese sembrava, a prima vista, l’assoluto di un uomo normale. Una vita a lavorare come tecnico alla Fiat, settore aerei. Un ingegnere. Un solo lusso, essersi permesso 6 figli. Cresciuti con amore e principi. Non credo abbia mai fatto un divieto di sosta. Non credo che abbia mai alzato la voce. Un uomo mite. Una sola volta avrebbe meritato l’attenzione delle cronaca. Quando scoppiò Tangentopoli fu chiamato a far parte del consiglio di amministrazione del Cira (Centro Italiano Ricerca Aerospaziale). Cercò di razionalizzare le spese con la sua pignoleria di ingegnere. Ma appena le acque si calmarono lo buttarono fuori.
E’ evidente che nel suo modo di essere così schivo e modesto c’era qualche cosa di particolare. Lo si capisce dalla quantità di persone che arrivano ad abbracciare Vera e i figli.
Sono centinaia. E sono tutti amici. Emilio e Vera hanno passato la vita a raccogliere gente intorno a loro. Si vedevano con gli amici e i fratelli e le sorelle. Era normale trovarli in casa in una trentina, che giocavano a carte oppure facevano sfrigolare le bistecche sulla griglia in terrazzo. Era un tipo che si divertiva. Appassionato di matematica, dava lezioni gratuite a chiunque incontrasse, una specie di missione. Non sopportava che le persone non capissero la matematica. Considerava la matematica una medicina per il  cervello.
Era una specie di evangelizzatore aritmetico. Nei telegrammi di cordoglio che arrivano a centinaia i suoi ex allievi lo salutano: “Grazie Ingegnere Albanese! Grazie per gli esami che mi hai fatto passare!”
E quell’ “Ingegnere” non è un semplice titolo di studio.
Emilio era un Ingegnere. Integralmente. Il suo senso della vita, dell’amicizia, era legato alla dedizione, alla professionalità.
Emilio era così. Se lo conoscevi, ti invitava a pranzo. E se andavi a mangiare da lui gli diventavi amico. Arrivano tutti, ininterrottamente. E quando la notizia viene data dal telegiornale il flusso di amici e parenti diventa un fiume. Una famiglia enorme, legatissima, fratelli e sorelle di Emilio e Vera, decine di nipoti e decine di loro figli.
Confronto questa famiglia con la  mia. Ai  funerali di mio nonno c’era poca gente. In strada, al corteo funebre eravamo un centinaio. Ma in casa erano venuti in pochi. E vedo quanto è bello questo modo di essere, di unirsi di fronte al dolore. Questa sequenza infinita di baci, di abbracci, di persone che vengono a prendere un cucchiaino di dolore, cercando di strapparlo via dal cuore di questa donna che ha trovato il marito quasi morto sull’uscio di casa, in fondo alla rampa delle scale e lo ha abbracciato lì per terra.
Questi figli impietriti davanti a questa violenza inumana.
Che c’è da dire?
Solo da piangere.
Casualità mio padre è a Napoli. L’indomani ha uno spettacolo. Arriva anche lui a cercare di arginare questa esplosione. Ad abbracciare, a baciare.
Porto via mia figlia. Andiamo al cinema.
Sul cellulare iniziano a arrivare decine di messaggi. Tanti amici miei e di Eleonora. Parole agghiacciate. Come si scrive un messaggio di dolore?
Mia figlia mi chiede: “Papà perché ci sono persone che fanno queste cose?”
Mi si spacca il cuore. Cerco di non scoppiare ancora a piangere. Come glielo spiego che il mondo è così di merda?
“Ci sono persone che sono pazze, amore mio, ci sono persone che non capiscono niente. Ma tuo nonno ha avuto una grande vita ed ha amato tanto ed è stato amato tanto. Quelli che lo hanno ucciso non sanno neppure cosa significa amare.”
Non mi risponde.
Andiamo al cinema, il film è bello: “Operazione tata”.
Un film nel quale i bambini vincono.
Ridiamo e per un po’ usciamo da questo mondo.
All’uscita mia figlia vuole una cintura di strass che vendono per strada. Ma arriva la polizia e il venditore scappa con la sua mercanzia.
“Perché scappa?”
“Non ha l’autorizzazione per vendere…”
“E perché vendono se non hanno l’autorizzazione per vendere,”
E questo come glielo spiego?
Torniamo a casa. Ci sono un centinaio di persone, dentro, fuori, sulle scale, sotto il portone.
Lo zio Ernesto, il più grande dei fratelli, sta cercando di risolvere le questioni burocratiche, capire se e quando ci sarà l’autopsia, cercare di ottenere tempi brevi per il funerale. Bisogna seppellirlo prima che la mamma impazzisca, in questo limbo di dolore. Almeno dopo il funerale sarà cosa fatta. Adesso, col morto in un cassetto dell’obitorio tutto è sospeso. Quasi ci fossero ancora dubbi o possibilità di miracoli. La mente ha bisogno di mettere un punto fermo.
Alle sette della mattina seguente sono in piedi. Scendo a fare colazione. Mi trovo davanti un’azzimata intervistatrice di “La vita in diretta”.
“Come si sente in questo momento?”
Ma cosa hanno al posto del cervello?
La mando al diavolo. Mi allontano rasente al muro. Mi segue agguerrita come un intervistatore delle Iene. “Come si sente in questo momento?”
Mi giro, l’afferro per il polso e le dico: “Basta!” Probabilmente ho la faccia da schizoide omicida. Capisce che non sono in grado di controllarmi. Dopodiché nessuno delle troupe televisive che piantonano la casa prova più a farmi domande. Almeno questo.

Alle otto la casa è già piena di gente. Il bar Fiorillo manda su vassoi di caffè e cornetti. Per solidarietà. Il viso di Eleonora campeggia sulle prime pagine dei giornali locali. E’ bellissima e disperata. Ma fa rabbia il modo in cui parlano dell’accaduto. Non è morto un uomo ma il consuocero di Dario Fo. E questo interessa.
Questo rende speciale questo omicidio.
Non c’è rispetto, solo show.
Le ore passano con la lentezza di questa processione infinita.
Abbracci, baci, lacrime. Amici che mi telefonano e scoppiano a piangere senza riuscire a parlare. Anch’io ho tanti amici.
Me li trovo tutti vicini in un modo o nell’altro.
Mia figlia disegna il nonno sopra una nuvola, con le ali, che dice “ciao ciao!” e sorride.
Ci penso. Cosa succede dopo la morte?
Non credo che sia come dicono le favole cristiane o induiste. Ma non riesco a credere che Emilio sia sparito nel nulla come pretende il pensiero laico e ateo che ho seguito in gioventù.
Alla fine me lo dico. Prendo una decisione. Ha ragione mia figlia. Il nonno è lassù. E ci saluta. In realtà mi rendo conto che l’ho sempre pensato. Da quando le mie nonne sono morte. Ho sempre pensato che fossero là, ancora, anche se non le posso più vedere. E tutte le volte che mi sono salvato per un pelo ho pensato che fossero state le mie nonne a mettere una parola buona per me con la Fortuna.
La sensazione adesso è di totale estraniazione dal modo corrente di intendere la vita. Cattolicesimo e ateismo mi sembrano due opposti estremismi che complottano insieme per nascondere la verità e scompigliare l’ordine dei valori.
Non c’è un Dio con la barba che s’incazza se ti masturbi. Ma non c’è neanche il nulla.
Credo in un senso delle cose. In una spettacolare armonia che contamina anche i fatti più orrendi. Il mistero delle casualità, delle assonanze che la negazione del sacro cerca di cancellare.
“E’ solo la tua mente che seleziona i fatti cercando di costruire strutture significanti per dare un confine al dolore.”
Forse è vero. Ma chissenefrega. Emilio è un angelo in cielo e sorride a mia figlia. Il tramonto è qualche cosa di sublime sopra Napoli. E’ qualche cosa di sacro. Come la sensazione della mano di mia figlia nella mia. E’ viva. E’ vicino a me. Posso toccarla. Niente può darmi la certezza che potrò ancora farlo fra un minuto o fra un giorno. Questo miracolo di poter stringere la mia bimba è meraviglioso.
“Amore mio, hai proprio ragione. Il nonno è sopra una nuvola e ti saluta. E se nella tua vita incontrerai qualcuno che ti dice che non è vero digli che non ha capito niente!”
Iniziamo a dirlo forte che non ci riconosciamo più in nessuno dei modelli di questa civiltà della violenza.
Qui si nega l’incredibile per rendere accettabile l’assassinio e la guerra.
Si nega la magia.
Non parlo di cazzate paranormali e super poteri. Parlo della magia semplice.
Arriva mia madre. E’ stanca, da mesi in difficoltà con la sua salute.
“Non venire!” le avevo detto. “Non posso stare da un’altra parte…Voglio solo essere lì con voi.”
Arriva. Si abbraccia con Vera. Si parlano per ore. Cerca di farla sorridere: “Scappiamo insieme, andiamo a Campione, al Casinò, e ci giochiamo tutti i soldi che abbiamo!”
Vera ride, ci pensa un po’: “In effetti mi sembra una buona idea.” Idee assurde per giocare con la disperazione.
“Vittime della violenza…” penso guardandole mentre se ne stanno mano nella mano a chiacchierare.
Assurdo che alla fine io abbia trovato una compagna di vita che ha saputo sanare le mie ferite mentali. Inferte quando, quel giorno di trentadue anni fa, mia madre mi venne rapita e la massacrarono. E tornò a casa coperta di sangue. E ora mi trovo qui a scoprire che il destino riservava a Eleonora un dolore altrettanto feroce e ingiusto: “Hanno ammazzato mio papà come un cane!” Scoppia a piangere tra le mie braccia. E io cerco le parole per consolarla. Parole che ho cercato per anni nella mia testa per fermare quella macchina di tortura che mi si era impiantata nel cervello. E adesso mi trovo a ripeterle questi discorsi.
I discorsi che si fanno per togliersi il desiderio di vendetta, il senso dell’umiliazione, l’angoscia furente perché nessuno potrà cancellare in nessun modo la vigliaccheria di questi pazzi che mai hanno conosciuto il valore del rispetto e dell’amore. Povere creature fatte di merda e sordità per il bello del mondo.
Ma tant’è, i canoni correnti te li fanno vedere come “i vincitori”. Emilio è morto e loro sono ancora vivi. E nessun Dio li spegne tra atroci tormenti. Difficile ragionare sulla falsità di questo modello.
Emilio è ancora vivo perché tutto quello che hai vissuto e sentito e pensato non sparisce quando il corpo si inceppa.
Emilio è ancora vivo, loro invece, i carnefici, non sono stati mai vivi. Hanno solo occupato uno spazio come può farlo un frigorifero o una pistola.
“Non ci sono parole. Sono giorni di inferno. Ora siamo solo intorno a mamma e cerchiamo di ricostruire un equilibrio…” dice lo zio Beppe al telefono, parlando con l’ennesimo amico che telefona dall’altra parte del mondo.
Passano altre ore. Altra gente arriva. Domani mattina ci saranno i funerali.
Mi telefona Primo Piano, vogliono un’intervista. Non la solita cosa scandalistica. Chiedo a mia moglie e ai fratelli cosa devo fare. Mi dicono di andare.
Accetto. Alle 18 arriva la troupe. Andiamo da Fiorillo, al bar, una stanzetta. Mi dicono che ho 4 minuti per parlare. Dico quel che devo dire.
Torno a casa e ripasso davanti al punto dove hanno colpito Emilio. Dio mio.
Vera dovrà andarsene da qui. Come potrebbe rivedersi ogni giorno quella scena? Impazzirebbe. Lei ed Emilio si sono messi assieme che avevano 12 e 14 anni.
55 anni di vita insieme. Una coppia che non aveva conosciuto nient’altro che un amore pazzesco. Indiscutibile. Che grande fortuna, che grande onore.
Adesso cosa resta della sua vita? Spazzata via. Che ingiustizia. “Cosa faccio? Cosa faccio?” chiede piangendo al niente davanti a sé. Ce la farà? Deve farcela! Deve impedire che il dolore la vinca. Penso che ce la farà. Proprio perché questa violenza le ha cancellato tutto, potrà rialzarsi. Il suo Dio la aiuterà. E anche Emilio, con le ali sulle nuvole.
Qualcuno ha messo due fiori sul posto dove Emilio è caduto. Mi sembrano tristi. Vado dal fioraio e compro una pianta di gelsomini profumatissima e qualche altro fiore. Li dispongo addosso al muro. In India, mi raccontava mio padre, quando ammazzano qualcuno chiamano i claun per disinfestare il luogo del delitto facendo ridere adulti e bambini. Chiamare i claun qui sarebbe inopportuno. Ma almeno i fiori profumano…
Esco di nuovo per una commissione. Quando torno i fiori non ci sono più. Penso che è impossibile che li abbiano rubati. Entro in casa e chiedo: “Ma dove sono finiti i fiori che erano sotto?”
Le donne mi rispondono: ”Li abbiamo spostati noi, non si poteva sopportare quell’altarino da Lady Diana.” Non ho il coraggio di dire che lo avevo messo io.
“Vado a recuperare i fiori.” dico a Eleonora. Lei mi risponde: “Ma cosa te ne frega?” A quel punto devo ammettere: “Li ho comprati io…” Quando torno su devo subire Eleonora che mi prende in giro raccontando a tutti che sono stato io a fare l’altarino… Almeno sono riuscito a coprirmi di ridicolo. Il che in un giorno così è bene. Basta che si rida.
Arriva la lettera di un bambino. Il figlio di sette anni della sorella di Attilio, il fidanzato di zia Titti. Non conosce Eleonora ma l’ha vista piangere in televisione. Scrive a lei e alla zia Titti. Una letterina nella quale ripete più volte: “Non piangete più, Emilio vuole che siate contente e ridiate, lui vi sarà sempre vicino perché vi vuole bene.”
Bambini speciali, con un modello positivo del mondo in testa. Bambini amati e rispettati che dovranno affrontare questo mondo di merda.
Riusciranno a cambiarlo? Non importa. L’importante, come dicono Laura e Gabriella, è che il mondo non riesca a cambiare loro.
Mia figlia gioca con le zie, le prozie, le fidanzate degli zii. Antonella, la fidanzata di zio Davide, Donatella, la moglie di zio Francesco, Brunella, la moglie di zio Ernesto e Claudia, la moglie di zio Beppe, che è al nono mese di gravidanza, bellissima, con una pancia perfettamente rotonda. Miracolo delle famiglie numerose. Quando uno muore c’è sempre un bambino che sta per nascere.
A turno tutti cercano di smettere di piangere e di dire qualche cosa da ridere a qualcuno che sta piangendo. Questo è eroismo. Trovare uno spiraglio per uscire un attimo dal dolore. Il dolore si combatte.
Con Eleonora andiamo a comprare dei vestiti per il funerale. Siamo usciti di casa con quel che avevamo addosso. Non sono vestiti adatti.
A diciotto euro mi compro un paio di scarpe nere. Per Eleonora una maglietta e un pantalone a 22 euro.
Alle 11 di sera guardiamo Primo Piano. Della mia intervista di 4 minuti mandano in onda 5 secondi in cui piango e pronuncio un’invettiva incomprensibile.
A mezzanotte e mezzo finalmente la casa si svuota. Con Eleonora continuiamo a parlare fino alle tre.
Di sofferenza e di stranezza di questa sofferenza. E di questa veglia funebre che non finisce e che sta portando tutti in uno stato di coscienza strano nel quale alle crisi di dolore fisico si alternano momenti di serenità profonda, quasi si stia scoprendo una forza della vita che va oltre tutto.
Alle sette sono in piedi di nuovo. Mi sveglia il pianto di Vera. Il profumo del caffè (quanti litri ne ho bevuti?).
Alle otto la casa trabocca di gente. Siamo in centinaia in chiesa e fuori. Millecinquecento scriveranno i giornali.
Da Alcatraz arrivano Gabriella, Simone, Armando e Maria Cristina. Portano gli abbracci di tutti. Si sono alzati prima dell’alba. Ci abbracciamo. “Abbiamo sospeso l’uscita di Cacao… Sono arrivate centinaia di mail di solidarietà e di cordoglio.” Penso a tutti gli amici che si sono sentiti coinvolti da questa assassinio. Li sentiamo vicini. Questo è bello. Molto bello.
Siamo in chiesa.
La gente abbraccia Vera e i suoi figli.
Ernesto alla fine della messa legge un messaggio, discusso con i fratelli la sera prima. “Questa volta è toccato a noi….”
Stiamo uscendo con la bara.
Eleonora sostiene sua madre, si sente tirare per la manica, è l’ennesimo giornalista: “Ti posso fare una domanda?”
Ma come fanno?
La bara viene portata a spalle fuori.
Il viso di Eleonora è bellissimo.
E lei è disperata. Ma cerca di sorridere.
Non bisogna farsi fottere dal dolore.
Ci ritroviamo a aggrapparci alla vita. A cercare qualche cosa che faccia ridere.

Crollo su un divano e dormo quattro ore di fila in mezzo al via vai di gente.
Poi di nuovo a cercare di raccogliere i pezzi. Si ride e si piange. Con gli amici e i parenti restiamo ancora a parlare fino a notte alta.
Eleonora prende nostra figlia da parte.
“Come stai? C’è qualche cosa che vorresti dirmi?”
“Sì, mamma.”
“Che cosa?”
“Mi sto annoiando in questa festa.”
“Amore, non è una festa, stiamo qui a cercare di reagire a questo che è successo facendoci un po’ di coccole.”
“Va bene non è una festa, è una riunione di persone che non sanno cosa fare. Sono stanca.”
“Cosa vorresti adesso?”
“Voglio la mia mamma.”
Eleonora l’abbraccia, la mette a letto e le racconta di quando io e lei ci siamo incontrati e innamorati. La piccola ride. Eleonora mi prende in giro per il modo impacciato con il quale l’ho corteggiata. E poi racconta di quando ha scoperto di essere incinta con il test della pipì. E di come eravamo felici quando abbiamo scoperto che sarebbe nata.
Io mi sdraio vicino a loro e ascolto questa bellissima favola vera. La piccola si addormenta.
 
A notte inoltrata di nuovo mi abbraccio con mia moglie. Siamo a pezzi. “Pensa se tutto questo fosse successo e avessimo dovuto affrontarlo da soli, senza tutte queste persone che ci vogliono bene…”
Sarebbe stato impossibile. O terribile.
Non che così non sia terribile ma lo è in un altro modo.
Gli assassini non hanno questo privilegio. In nessun caso. Piangono i loro morti da soli e muoiono da soli.

Oggi, venerdì mattina, finalmente non ci sono più troupe televisive sotto il portone. Sono già altrove a inseguire altre notizie. Altri morti che non avranno la prima pagina dei giornali.
Decido di mettermi a scrivere. Ho bisogno di tirare fuori tutto prima che mi marcisca dentro.
Apro il computer e mi ritrovo davanti l’articolo che stavo scrivendo quando Davide mi ha telefonato portandomi questa notizia…
Un articolo che calza a pennello…
Eccolo:

“Tempi che corrono veloci sul sangue delle autostrade inquinate dalla tristezza.

Ho voglia di guardare altrove.
Ma le immagini dello scempio dell’Onore Umano catalizzano la mia attenzione.

I torturatori di Abu Ghraib vengono, uno dopo l’altro, assolti o condannati a pene lievi mentre continuano a piovere sospetti di corruzione sul ministro Sirchia. Il governo forza i tempi per arrivare all’approvazione della riduzione delle pene per bancarotta fraudolenta (da 10 a 6 anni) e per dimezzare i tempi di prescrizione. Così si annullerà la metà dei processi in corso.
Intanto appare certo che Angelo Izzo abbia ucciso le due donne a Campobasso. Giovanni Maiorano, padre e marito: “Mi fidavo di lui e quel maledetto me le ha uccise.”
Intanto Donatella Colasanti, martire di trent’anni fa, ricorda al mondo quante lettere di protesta aveva scritto ai vari ministri della giustizia dei governi di destra e di sinistra ricordando loro che si stava concedendo a Izzo un trattamento di favore che non era basato su fatti reali. Izzo era un recidivo, era fuggito di prigione, aveva tentato di ottenere sconti con testimonianze poi verificatesi false.
Ma i ministri di giustizia come potevano dare retta a questa povera donna… pazza di dolore…
Intanto mi pare di non aver visto sulle pagine dei quotidiani articoli di fuoco sulla truffa dell’Inps denunciata da Augias sulla terza rete Rai. Un gruppo di banche e di finanziarie ha comprato tutto il patrimonio immobiliare dell’Inps a 1500 euro al metro quadrato. Ne valeva almeno 3000. Le banche hanno risparmiato 3 miliardi di euro. A dir poco. Ma cosa volete che siano tre miliardi! credo che in realtà non ci sia l’articolo perché abbiamo sospeso cacao
Pene lievi per i torturatori di Abu Ghraib, sospetti di corruzione su Sirchia, riduzione delle pene per bancarotta fraudolenta e tempi di prescrizione dimezzati. Metà dei processi saltati.
Calipari: la relazione italiana evidenzia che non vi sono immagini satellitari dell’auto in corsa. A negarne l’esistenza è lo stesso Pentagono. Quindi le immagini trasmesse dai media Usa sono false? Hanno disegnato quel cartone animato satellitare per rabbonire l’opinione pubblica Usa?
I militari Usa che hanno ammazzato Calipari hanno ottenuto dieci giorni di licenza. A tutt’oggi ammazzare un italiano sembra sia il sistema più rapido e sicuro per ottenere una licenza. Speriamo che non diventi un’abitudine.
Nessuno ha ascoltato Donatella Colasanti.
Sirchia indagato.
Dimezzate pene e tempi di prescrizione per il reato di bancarotta.
Nessuno ascolta Augias.
Scoperti immensi depositi clandestini di sostanze tossiche nel Sud Italia, provenienti dal Centro Nord della penisola.
Pene lievi per Abu Ghraib.
Un fatto si attacca a un altro per assonanza.
Ricordi di crimini ancora impuniti.
Vi ricordate della giornalista del Tg3 uccisa in Somalia?… Ma chi se lo ricorda il nome… Sono morti in tanti… Cosa aveva scoperto?
Depositi clandestini di sostanze inquinanti. E anche torture. Gli italiani tenevano prigioniere decine di donne somale e le violentavano a turno in gruppo. E ci fu anche una storia di torture con la corrente elettrica. Uomini legati a paletti infissi per terra…
Chi fu condannato? A quali punizioni?
Non ci fu molto scandalo allora…
Chi era al governo?
Non ricordo.
Non ricordo.
Non ricordo.
Inspiegabilmente continuano le code di ore degli extracomunitari per ottenere un permesso di soggiorno nel nostro paradiso.
Code inumane, tributo di tristezza e freddo al mostro burocratico insaziabile. I gesti indegni e le sofferenze inutili sono il suo pane.
Calipari, Calipari, Calipari.
Cerco febbrilmente di capire dove sia la buona notizia.

Tempo.

La buona notizia è che la nozione dell’enormità del delirio e della sua intima complicità con il crimine sta assumendo nella nostra mente proporzioni inaccettabili.

Tempo.

Vorrei poter parlare al telegiornale. E trovare le parole per dirlo. Per squarciare questa scenografia che nasconde la scena del massacro.

Del tuo massacro personale.
Tu una volta eri un tipo speciale.
Adesso sei solo un burattino stanco.
 
Poi squilla il telefono e Davide mi dice: “Hanno rapinato Emilio, è in ospedale…”

Jacopo Fo

 

NAPOLI,3 MAG- 'E' stata una tragedia, lo hanno ucciso'. Cosi' il premio Nobel Dario Fo, a Napoli per lo spettacolo 'Il concerto per Scia' Scia'' che si terra' domani sera al teatro Augusteo, ha commentato la notizia della morte di Emilio Albanese, suocero del figlio Jacopo Fo, morto dopo un'aggressione a scopo di rapina nell'androne del palazzo. Angosciata la figlia di Albanese: 'Per me e' inconcepibile come i miei genitori abbiamo continuato a vivere qui'. 'Non e' normale, continua la donna, quello che e' successo a mio padre, mi aspettavo morisse per la sua malattia di cuore e non in questa maniera. Non si puo' campare in una citta' cosi'. Napoli e' malata, malatissima. E mio padre e' stato ammazzato da quella che era la mia piu' grande paura'. (ANSAweb)

Lettera ai pessimisti
Fino a ieri chi come noi continuava a dire che le cose, anche se non sembra, stanno migliorando, poteva essere facilmente zittito con mille argomenti catastrofisti.
Da oggi invece abbiamo le prove indiscutibili.
In effetti mesi fa il Pentagono ci fece un regalo insperato: la realizzazione di uno studio sulla situazione dell'inquinamento e l'effetto serra. Fin che eravamo noi ecologisti radical-chic a piangere per il collasso dell'atmosfera terrestre la gente poteva continuare a sprecare il petrolio. Ma adesso che il Pentagono ha certificato che nei prossimi anni il disastro ambientale farà più vittime e danni delle guerre e del terrorismo messi assieme, inizia un'epoca in cui nessuno può far più finta che la questione non esista. E se osservate il peso che in tv ha ormai il discorso ecologico vi rendete conto che mai è stato citato con tanta frequenza. Si sta superando il livello di attenzione che negli anni '80 portò alla messa al bando dei gas che danneggiavano lo strato dell'ozono. Recentemente, e anche questa è una buona notizia, gli scienziati hanno osservato che stiamo uscendo finalmente dall'emergenza ozono. Ci vorranno secoli (sul cacao di venerdì dicevamo che sarà a posto nel 2050) per ripristinare la situazione naturale ma abbiamo smesso di distruggerlo.
E questo dimostra che il problema umano è l'informazione. Quando finalmente ci si rende conto dei problemi, si riesce a affrontarli.
E appunto per questo la ricerca del Pentagono è una pietra miliare della battaglia per salvare il pianeta. Sapere che abbiamo dalla nostra parte l'esercito più potente del mondo dovrebbe farci piacere.
E, appunto, già le cose andavano perciò molto meglio, quando, in questi giorni, sono saltate fuori due notizie spettacolari.

Io credo che i popoli decidano in base a concetti elementari di convenienza. Molto concreti anche se un po' miopi.
E da questo punto di vista il capitalismo è stato, per i ceti medi dei paesi occidentali, un ottimo affare. Un indicatore per tutti la dice lunga su quanto la "società moderna" sia stata conveniente: per decenni ogni quattro anni la vita media aumentava di un anno per i cittadini dell'Europa Occidentale, Nord America, Australia e Giappone. E questo nonostante l'inquinamento, lo stress, le malattie mentali e la violenza.
In termini di macro numeri quel che perdevamo con le morti causate da una vita insana lo guadagnavamo in termini di benessere generale. Che importa se, come sostiene Der Spiegel (dell'8 aprile 2005, fonte Internazionale n. 585), ogni anno 65.000 persone muoiono di inquinamento dell'aria.
Comunque, a conti fatti, conviene.
Bene, la prima buona notizia è che non è più così.
Il capitalismo ha iniziato a non offrire più un conto in attivo.
Internazionale (n. 583) riporta una ricerca pubblicata dal New England Journal che dimostra che l'aspettativa di vita degli statunitensi ha ormai smesso di allungarsi e anzi è diminuita di 4-9 mesi! Da tempo alcuni studi rilevavano che l'aspettativa di vita aveva smesso di crescere ed era stabile. Ma ora ha iniziato a diminuire!!!
E la previsione è che continuerà a diminuire se non cambiano le abitudini alimentari.
Non è un mistero che la sovralimentazione a base di cibo spazzatura sia legata anche a stati psicologici di disagio.
Se mettiamo insieme questa informazione con l'aumento dei suicidi tra gli adolescenti e quello spaventoso del consumo di tranquillanti, antidepressivi, sonniferi, stimolanti, abbiamo il quadro di una situazione esistenziale insostenibile.
Grazie alla globalizzazione ben presto anche da noi arriveranno disastri simili. Già il 20% degli inglesi è sovrappeso....
Insomma anche questa non è proprio una buona notizia. Ma è una notizia destinata a far ragionare la gente.
Certo non sarà immediato. I TG non hanno aperto con il titolo "Il capitalismo non conviene più."
Ma questo è un fatto, ormai.
Nei prossimi anni assisteremo al balletto delle contro ricerche. E' già successo con le stragi di stato, Ustica, l'ozono, l'effetto serra, i proiettili all'uranio impoverito...
Ma dategli tempo e alla fine anche il Pentagono ci darà ragione. Anche perché i generali, con le porcherie chimiche che rifila l'esercito, saranno i primi ad accorgersi che la vita media ha iniziato ad accorciarsi. Avete idea di quanto s'incazzeranno?
E cosa ne sarà dell'esercito americano quando le mense militari inizieranno a servire cibo biologico vegetariano?
Saranno più educati mentre torturano la gente?

Ma se fosse tutto qui...
Invece mi sono tenuto per ultimo il colpo più grosso: la Nike!
Hai avuto un orgasmo leggendo i giornali giovedì mattina?
Io ne ho avuti due. Non godevo così da quando i Gruppi di acquisto Solidale (Gas) hanno importato il latte in polvere per neonati ed è scoppiato il bubbone della truffa farmaceutica legalizzata. Beh, se devo essere sincero ho goduto anche quando l'olio di colza è andato esaurito nei supermercati del nord Italia... Sì, devo dire che è un periodo caldo... Ma quelle sono state vittorie nazionali.  La Nike è una roba mondiale!
Per i distratti riassumo l'evento epocale.
La Nike ha reso pubblico un rapporto realizzato dai suoi stessi analisti, sulle condizioni di lavoro nelle 700 fabbriche che costruiscono le loro scarpette.
Porca miseria, quanti anni sono che rompiamo le palle al mondo con questa storia?
Un sacco di benpensanti che ci dicevano che esageravamo a dire che erano dei criminali. Per non parlare dei compagni che ci ripetevano che col nostro boicottaggio degli acquisti non avremmo concluso niente... E adesso la Nike conferma tutte le accuse: violenze fisiche, condizioni di lavoro inumane e tossiche (1), lavoro minorile, ipersfruttamento, aggressioni ai sindacalisti, licenziamenti punitivi. Insomma sono delle bestie.
Ora promette di voltare veramente pagina. E lo fa grazie al movimento del consumo etico.
Intendiamoci, non credo a una riga delle loro promesse. Sono solo cannibali senz'anima e senza cervello.
Prima che mi compri una sola stringa, da loro, devono come minimo salvare più bambini di Madre Teresa di Calcutta. E non li vogliamo solo salvi e ben pasciuti, li vogliamo anche laureati all'Università di Stanford.
Ma il fatto che oggi, su tutti i giornali del mondo, ci sia, per la prima volta in termini così totali, la resa incondizionata di una multinazionale davanti a un mare di accuse è strepitoso!
Una multinazionale è arrivata a spendere alcuni milioni di euro per certificare in modo incontrovertibile la propria colpevolezza su tutti i capi di accusa. Se non è una vittoria storica questa...
Da oggi nessuno può più dire che le nostre accuse alle multinazionali sono insensate.
E chi si dichiarava progressista indossando Nike forse si farà delle domande sulla sua opposizione verbosa e inetta ai mali del mondo. Questo risultato lo abbiamo ottenuto con la partecipazione di pochi. Cosa succederebbe se i 7 milioni di italiani che hanno esposto la bandiera della pace iniziassero a usare i propri acquisti come arma di dissuasione pacifica?
La capacità dei consumatori di provocare cambiamenti sociali sostanziali è a questo punto un fatto certificato dagli eventi. Resta solo da verificare la misura dei risultati che si possono ottenere coinvolgendo milioni di persone.
Forse dovremo aspettare che il Pentagono dica che i consumatori responsabili sono la più forte potenza politica del mondo prima che i vertici della sinistra italiana lo capiscano...
Ma chiunque abbia un po' di testa può ormai comprendere che, come disse parecchi anni fa Padre Alex Zanotelli, "voti ogni volta che fai la spesa"!
Ma quando voti un politico rischi che non cambi niente. Quando smetti di comprare un prodotto e inizi a chiedere a tutti: "Perché hai comprato le Nike? Non sai che sono sotto boicottaggio?" allora fai paura alle multinazionali. Ed è una grandissima soddisfazione.
Non è la prima volta che si vince. Vi ricordate la campagna di Gesualdi contro la Del Monte? Lì si trattava di una storia tutta italiana, anche se, grazie al coinvolgimento della Coop, le ricadute sono state il cambio delle condizioni di vita in tutte le piantagioni Del Monte.
Ma adesso è una roba più grossa.
Tutti i consumatori del mondo sanno che uno dei quattro loghi più noti del mondo è sporco di sangue. Che faranno adesso alla Disney, alla Coca Cola e alla McDonald's?
Ma sapete come stanno male?
Tutti i manager urlano in tutti i telefoni: "La Nike è impazzita! Si sono autoaccusati! Ma checcavolo gli viene in mente?"
Vorrei poter parlare con questa gente in questo momento. Vorrei potergli dire la verità.

Caro manager, ormai che la Nike ha ceduto, ti resta una sola cosa da fare: adeguarti. Perché se non dimostri che sei capace di fare del bene all'umanità e non espii tutte le tue colpe con buone azioni, allora sei nei guai.
Perché succede che quel piccolo numero di consumatori rompiscatole che vanno in giro dicendo che i tuoi prodotti portano sfiga perché sono sporchi di sangue inizia a essere ascoltato.
Sono dei vigliacchi perché non si limitano a sputtanare le tue semplici strategie industriali. Alludono, in modo subdolo e vigliacco, al fatto che comprare prodotti sporchi di sangue porti sfiga e abbassi la libido sessuale.
Lo so che la sfiga non esiste e che sono tutte idiozie... Ma che ci vuoi fare, sono superstizioni che se si diffondono poi sono dure da estirpare. 

Capisci, caro manager, è così che funziona il mondo ormai. Tutti i miliardi che hai speso in pubblicità spariscono davanti a un ecologista che è scocciato per il fatto che le operaie di Saigon vengono stuprate dai capireparto sulle cataste delle suole delle scarpe. Cioè un pessimo karma da portare ai piedi. E così tutto il tuo bel tran tran, le tue azioni che salgono, i tuoi indici di crescita vanno a farsi benedire. E tu ti devi svegliare mezz'ora prima per andare a leggere sul vocabolario cosa vuol dire "etica".
Povero sfigato, che vita dura. Adesso dovrai occuparti anche degli asili nido dei dipendenti dei tuoi partner produttivi. Che grande scocciatura. Ma ormai non hai via di scampo. Lo sai, appena una multinazionale cede le altre si devono adeguare. Sennò sei fuori dal gioco e gli azionisti reclamano la tua testa. Si chiama capitalismo, baby, e tu hai sempre sostenuto che è il miglior sistema possibile. Adesso impari una cosa che non sapevi: le leggi del marketing non hanno pietà per nessuno. Neanche per te.
Sei costretto a diventare buono.
Lo so che per te è una cosa orribile ma non hai scelta.


Nota 1
Fra dipendenti e società appaltatrici sono 650mila le persone che lavorano per la Nike. La maggior parte sono donne tra i 16 e i 25 anni di età.
La settimana lavorativa supera le 60 ore settimanali nel 50% degli stabilimenti asiatici. Punte del 90% in Cina.
In molte delle aziende c'è il divieto di andare in bagno e perfino di bere durante tutto l'orario di lavoro.
Il rapporto completo si trova su http://www.nikeresponsibility.com/reports
(Fonte: Repubblica di giovedì 14 aprile)

sabato 16 aprile 2005 C@C@O della domenica <settimanale@alcatraz.it>
10 cose che il capitalismo non ti ha detto.

Indice dei punti trattati:
- Sessualità: informazioni anatomiche censurate.
- Cosa non ti hanno detto della mente (e si vede).
- Cosa non ti hanno detto della nascita.
- Cosa non ti hanno detto del piacere del corpo.
- I sensi sono 6 (Porca miseria!!!)
- La falsificazione del passato.
- Un bastimento carico di balle spaziali.
- La reazione fisiologica della CONDIVISIONE.
- La costruzione dell'incapacità di ragionare in modo consequenziale .
-
Tu hai diritto di vivere degnamente e hai la forza per riuscirci.


Premessa
Prima di Pasqua ho scritto che la qualità della vita dipende in gran parte da cosa sai e cosa non sai. Molti si sono arrabbiati. E mi fa specie. Non sono il primo a dire: "L'operaio conosce trecento parole il padrone mille per questo è lui il padrone."
In questo articolo vorrei fornire l'elenco delle informazioni mancanti più importanti.
Dieci punti che riassumono le acquisizioni culturali e scientifiche degli ultimi trenta anni e che nell'insieme costituiscono il nocciolo della "Nuova Cultura". E' questo il terreno sul quale si gioca realmente la lotta per costruire un mondo migliore. Ed è ora di affermarlo senza timidezza. Anzi credo sia il momento di affermare che questa "Nuova Cultura" è lo strumento essenziale che abbiamo per costruire un mondo migliore. Il superamento del Capitalismo del Dolore passa forzatamente per la costruzione di un nuovo modo di sentire il corpo, la mente, i rapporti interpersonali, l'amore e l'amicizia.
Non possiamo pensare di affrontare i drammatici problemi che abbiamo di fronte utilizzando gli schemi mentali e comportamentali che stanno all'origine dei problemi stessi.


Cosa non ti hanno detto sul sesso

Forse fra qualche secondo penserai di me che sono pazzo. Oppure esclamerai: "Ma cavolo perché nessuno mi ha mai detto questo! Ecco perché ho sofferto tanti disastri erotici!"
Negli anni settanta le femministe ci insegnarono che era impossibile combattere per una società più giusta senza affrontare il problema del rapporto uomo donna e diffondere il rispetto dei bambini. Ed era anche urgente e necessario creare rapporti d'amore basati sulla gioia dell'incontro dei corpi e dei sentimenti.
Le femministe ci sconvolsero dicendoci che noi maschi non eravamo capaci di fare l'amore. Al massimo riuscivamo a realizzare una masturbazione "utilizzando" il corpo di una donna.
A distanza di trent'anni dobbiamo osservare che ancora c'è molta strada da fare sulla via della scoperta della tenerezza, dell'amore e del piacere fisico.
Come disse William Reich il potere delle dittature (più o meno mediatiche) si basa sul consenso da parte di cittadini che sono sudditi perché non sono mai arrivati alla piena espressione della propria gioia emotiva e sessuale e perciò non sono capaci di pretendere il rispetto per la loro vita.
Il primo sistema che la Società utilizza per tenere miliardi di persone nella sofferenza erotica e nell'insoddisfazione è la disinformazione.
La qualità della tua vita e la tua capacità di opporti all'Impero del Dolore crescerà notevolmente se avrai un'idea precisa del funzionamento del tuo corpo e del corpo della persona che ami.
Mancano le nozioni elementare dell'anatomia sessuale.
Le principali informazioni censurate sono:

La localizzazione della clitoride maschile (sotto il glande) e del punto L (tra i testicoli e l'ano). La natura del piacere anale maschile. Le tecniche per affrontare eiaculazione precoce e impotenza (vedi Sesso Tantrico Dolce).
La localizzazione del Punto G.
Il rapporto tra movimento dei muscoli vaginali e piacere femminile e maschile.
Il fatto che il 20% delle donne non abbiano l'imene o lo abbiano così delicato che si lacera senza provocare ferite sanguinanti.
L'esistenza dell'eiaculazione femminile (e della prostata femminile fotografata dal professor Jannini dell'Università dell'Aquila nel 1994).
L'esistenza della frigidità maschile (i medici la chiamano "adenia" ma sui libri di educazione sessuale non è neppure nominata. Secondo molti colpisce la metà degli uomini).

Se non conosci qualcuna di queste informazioni puoi consultare il sito gratuito http://www.sessosublime.it .

Cosa non ti hanno detto della mente (e si vede).

Ti è certamente capitato di cercare le chiavi di casa in tasca, non trovarle, cercarle ovunque, non trovarle, cercarle in tasca, non trovarle, cercarle di nuovo per mare e per terra, non trovarle, cercarle in tasca e scoprire che erano proprio lì!
Come mai un attimo prima non c'erano? Dov'erano andate?
La spiegazione di questo fenomeno è molto semplice: la tua mente è disturbata, ti hanno trattato male da piccolo, non sai niente sul sesso e a volte hai delle crisi di disfunzionamento cerebrale multiplo.
Ma a scuola nessuno spiega niente a questo proposito.
Freud e Yung hanno fatto conoscere al mondo l'esistenza della psiche e dell'inconscio e i loro straordinari poteri.
Pochi invece conoscono la grande scoperta di Milton Erickson (non quello dei telefonini, un altro).
A partire dagli anni cinquanta Milton Erickson analizzò la struttura dei meccanismi mentali più elementari e minuti, apparentemente insignificanti, e scoprì che essi determinano il nostro modo di vivere, di vedere il mondo e noi stessi e la nostra capacità di avere una vita soddisfacente più di qualunque altro elemento.
Le persone tristi, depresse, che hanno difficoltà a costruire rapporti d'amore e di amicizia sono accomunate da alcuni comportamenti.
Ad esempio alla mattina si alzano dal letto incoraggiandosi con l'aiuto di una voce interiore cattiva e aggressiva: "Alzati! Disgraziato! Se non ti alzi finirai sotto i ponti!"
Al contrario gli ottimisti sono spronati da una voce gentile: "Lo so che sei stanco ma ormai sei sveglio... Dai, un piccolo sforzo, ce la puoi fare! Vedrai che poi sarai soddisfatto di esserci riuscito!"
Milton Erickson scoprì anche che una persona che capisce il danno permanente che una voce antipatica può infliggere alle nostre mattine, può facilmente eliminare il problema.
Si tratta semplicemente di "rispondere a questa voce" spiegandole che così facendo ci distrugge la vita e che ci sono altre voci che invece aiutano, incoraggiano.
Milton Erickson scoprì cioè che possiamo, attraverso un buffo teatro interiore, creare un dialogo tra le nostre diverse identità e disinnescare quelle negative. Il teatro, la finzione di gestire un dialogo "interno alla mente" ha il potere di emozionarci e di fissare grazie all'emozione diversi modi di essere.
Un altro esempio riguarda i ricordi.
Un piccolo esperimento per capire cosa voglio dire. Prova a ricordare un episodio felice della tua vita. Ci sei? Lo stai ricordando?
Osserva ora come vedi nella tua mente questo ricordo. Rivedi il film visto dai tuoi occhi? Hai lo stesso punto di vista di quando vivevi quell'esperienza? Oppure rivedi il film dall'esterno? Vedi te stesso nella situazione felice come se guardassi il film di quell'avvenimento?
I depressi pessimisti ricordano tutti gli episodi felici della loro vita in terza persona. Come se guardassero un film.
Questo modo di ricordare toglie emozione ai ricordi.
Per contro i depressi ricordano tutti gli eventi tragici della loro vita in prima persona. Cioè rivedono la scena come l'hanno vista quando sono stati picchiati. La rivedono registrata dalla telecamera degli occhi. Rivedono il pugno che piomba addosso frontalmente e il terreno che si avvicina prima che la faccia vi sbatta contro.
Ovviamente questo modo di ricordare è molto più vivido e emozionante e permette di provare nuovamente un bella quantità del dolore sofferto.
Gli ottimisti usano una modalità di ricordo esattamente opposta. Ricordano in prima persona, con dovizia di particolari gli episodi felici e rivedono da lontano, in terza persona, i disastri.
A parità di soddisfazioni e dolori gli ottimisti hanno la percezione di aver vissuto una vita molto migliore di quanto abbiano i pessimisti.
La frase che ho appena scritto ha ovviamente solo lo scopo di spiegare il ragionamento. Nella realtà non esiste che un pessimista abbia avuto una quantità di esperienze positive pari a quelle sperimentate da un ottimista. Infatti quando uno si alza male la mattina, autominacciandosi e autodisprezzandosi e si impegna a ricordare bene solo le sfighe, le umiliazioni e i fallimenti, non ha molte probabilità di vivere bene.
E neanche benino.
Milton Erickson ha scoperto che pure questo disservizio mnemonico è risolvibile in pochi minuti. Anche in questo caso è sufficiente sperimentare la possibilità di usare la propria mente come un teatro e sfruttare l'emozione che questo gioco scatena per fissare nuovi comportamenti. E' sufficiente prendere alcuni ricordi positivi e trastullarsi nel rivederli dai propri occhi, mettere una bella musica, luci appropriate, alzare il volume dei suoni e dei profumi. E godersi il piacere di un bel ricordo. Poi si può realizzare lo stesso procedimento, invertito, con qualche ricordo negativo. Guardarli da lontano, in terza persona, attenuare luci, suoni e odori.
Non è che così facendo i ricordi brutti se ne vanno. Semplicemente la mente comprende che è più piacevole ricordare in questo modo e riordina conseguentemente tutti i ricordi.
Il che non ti impedirà di andarti a rivedere come sanguinavi nel fango con un'estrema definizione dei cromatismi rilucenti. Ma questo avverrà solo se lo deciderai e non a tradimento mentre stai beatamente copulando con la donna che ami.
(Per approfondire vedi di Jay Haley il libro su Milton Erickson Terapie non comuni. Tecniche ipnotiche e terapia della famiglia  ed. Astrolabio e Paul Watzlavick "Istruzioni per rendersi infelici" ed. Feltrinelli. Per una descrizione generale dei principi della psicologia delle modalità "Cervelli verdi fritti" (http://www.jacopofo.it/libri/estratti/cerv1.html ).

Cosa non ti hanno detto della nascita

L'essere umano è a volte così malvagio o così pirla perché fin dalla nascita subisce una serie di trattamenti sadici che demoliscono in modo più o meno grave la sua fiducia nel resto del genere umano.
Tutte le mamme mammifere sanno che i loro piccoli appena nati non sono capaci di respirare con i polmoni. Per nove mesi hanno respirato dal cordone ombelicale. Quindi attendono una mezz'ora che il piccolo inizi a respirare correttamente e solo dopo recidono il cordone ombelicale.
E' un momento bellissimo. Anche perché in questa prima mezz'ora il piccolo riconosce la madre e la memorizza, è il fenomeno dell'Imprinting descritto da Konrad Lorenz già agli inizi del ventesimo secolo.
Nonostante questo ancora oggi la maggioranza dei neonati subisce l'immediato taglio del cordone ombelicale Il bimbo st per soffocare, annaspa, il medico per aiutarlo gli dà un gran ceffone sul sedere, il bimbo piange e il dottore dice alla madre: "Guardi signora, piange, sta benissimo!"
Ma testa di cazzo se stava benissimo rideva! Hai studiato per quindici anni e non hai capito ancora una cosa così elementare?!?
Dopo questa violenza gratuita il bimbo NON viene dato alla madre perché lo tenga in braccio e lo accolga coccolandolo. Viene invece affidato all'infermiera che lo porta alla nursery.
Così ha l'imprinting con l'infermiera.
Se prendi un vocabolario medico e vai alla voce "Marasma" scopri che questo è il nome della "sindrome" che colpisce un bambino lasciato solo nella culla dopo la nascita: problemi respiratori, spasmi muscolari, crisi di panico, palpitazioni, eccetera. Hanno proprio osservato, analizzato e monitorato tutti i danni della separazione alla nascita e hanno anche trovato un nome per questo disastro. Poi hanno continuato a provocarlo.
Successivamente, una volta a casa, il bambino verrà abbandonato a dormire da solo nella sua cameretta.
Siamo gli unici mammiferi a aver avuto l'idea che ai bambini facesse male dormire vicino alla madre. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. I bambini così trattati soffrono di insonnia notturna, crisi di pianto convulsivo, incubi frequenti, problemi respiratori, sindrome della morte in culla. Tutti disturbi sconosciuti ai bambini che dormono in contatto corporeo con la madre. Anche questo si sa ed è stato scientificamente dimostrato da anni. Ma ancora si trovano pediatri che (come fece il mio 50 anni fa) dicono alle madri "Lo faccia dormire da solo, piangerà per i primi giorni ma poi si abitua!"
(Per approfondire questo argomento vedi l'opera di Frédérick Leboyer, "Il bambino inascoltato" di Alice Miller ed Bollati Boringhieri e "Mamme Zen" scritto da me e Monica Traglio http://www.jacopofo.it/libri/estratti/mamzen1.html )

Cosa non ti hanno detto del piacere del corpo.

Abbiamo due tipi di muscolatura, quella volontaria e quella involontaria (cuore, stomaco ecc). La muscolatura volontaria è però in parte controllata dalla mente non razionale. Per rendersi conto di quanto ho detto è sufficiente un semplice esperimento: con il braccio parallelo al corpo appoggia il dorso della mano contro una parete e inizia a spingere come se volessi sollevare lateralmente il braccio. Dopo sessanta secondi di sforzo spostati dall'ostacolo e lascia il braccio rilassato. Il braccio si alza da solo. E tu non senti lo sforzo muscolare.
Accade qualche cosa di simile pedalando in bicicletta. Dopo un poco ci si distrae e non si controlla più il movimento delle gambe. "Vanno da sole" e in questa situazione non si sente lo sforzo del pedalare.
Questa realtà anatomica (certificata dalle moderne osservazioni sulla diversa tipologia delle fibre dei muscoli) fa sì che non ci accorgiamo quando queste fasce muscolari restano contratte. Queste contrazioni "fuori controllo" portano a una serie di disturbi che non sono vere e proprie malattie ma disfunzioni legate alla contrazione dei muscoli non razionali e al conseguente decadimento di cellule non più adeguatamente nutrite attraverso i vasi capillari strangolati dalle sopradette contrazioni.
Gastriti, cistiti, dolori mestruali, sciatica, dolori articolari, mal di schiena e mal di testa non sono (nella stragrande maggioranza dei casi) vere e proprie malattie ma problemi legati alla contrazione.
In effetti la natura aveva predisposto una serie di semplici attività che hanno lo scopo di garantire la distensione della muscolatura non razionale.
Ma noi abbiamo messo fuori legge questi semplici comportamenti naturali: sbadigliare, grattarsi, stiracchiarsi, scambiare massaggi.
C'è poi una quinta pratica naturale che addirittura non ha nome ma che quasi tutti utilizziamo inconsciamente per tonificare i muscoli. A chi non è capitato di trovarsi con un piede che trema o saltella? Oppure quando ci si sta per addormentare partono degli scatti alle gambe. Se invece di reprimere o non ascoltare questi tremolii li lasciassimo fluire facendo muovere spontaneamente il corpo ne trarremmo grande beneficio. A partire dall'osservazione del potere terapeutico di sbadigli, grattamenti, stiracchiamenti e massaggi (tutte esperienze piacevoli e vivificanti), circa quattromila anni fa in estremo oriente nacque l'idea che il corpo ci segnali ciò di cui ha bisogno, ricambiandoci con sensazioni piacevoli ogni volta che soddisfiamo le sue esigenze.
Da questa osservazione nasce l'automassaggio piacevole: cercando i punti del corpo che sono piacevoli da manipolare si ottiene una globale tonificazione e energizzazione (nel caso si riesca a non concentrarsi solo sull'area sessuale ma si scovino ALTRI punti piacevoli al tatto).
Poi arrivarono i samurai giapponesi che preferivano il massaggio doloroso, che oggi è la forma di Shatzu più diffusa in Europa.
(Per approfondire http://www.clinicaverde.it/7chiavi/index.html
Per avere una descrizione sommaria delle principali tecniche di autocura basate sul piacere e l'emergere di movimenti spontanei vedi anche http://www.alcatraz.it/benessere2.html

I sensi sono 6 (Porca miseria!!!)

(Ascolto delle percezioni e manutenzione della mente)
La discrepanza tra linguaggio corrente e linguaggio scientifico spesso ci mostra quali sono i buchi della nostra cultura.
Molti si chiedono se esista il sesto senso, quello del paranormale. Ad di là della risposta che vogliate dare, la domanda è sbagliata. Il sesto senso esiste e non ha niente di paranormale. La domanda andrebbe posta in altro modo: "Esiste il settimo senso?"
Infatti qualunque testo scientifico stampato dopo la scoperta della bicicletta enumera sei sensi fisici, i 5 universalmente conosciuti più la "propriocezione" che ha questo nome del cavolo proprio perché non se ne parla mai e quindi non esiste un nome "popolare" (ma visto che esiste le hanno dovuto dare un nome tecnico e orribile).
La propriocezione è la sensazione di sè.
Il mal di pancia, l'orgasmo, il "latte alle ginocchia", il "tuffo allo stomaco" e il "groppo al cuore" sono tutte sensazioni che sperimentiamo attraverso la percezione del nostro corpo (e che spesso non hanno un nome vero e proprio).
Si tratta della sfera percettiva contigua alle emozioni, per questo la sua esistenza è stata dimenticata.
La non coscienza di questo ambito essenziale dell'esperienza terrena crea disastri a catena.
Primo tra tutti facilita una dominanza della mente razionale su quella non razionale e emotiva. E questo è grave perché tra l'altro, rende difficoltoso rilassare la mente razionale. Abbiamo bisogno di smettere di pensare ogni tanto e metterci invece a contemplare. Questo è facile da realizzare: è sufficiente dedicarsi ad ascoltare le percezioni e in particolare le percezioni interne al nostro corpo. E oltretutto questo aumenta la capacità di percepire. E' insomma possibile alzare il volume delle sensazioni.
Così viviamo più intensamente. Questo è un concetto essenziale. Si può vivere tanto o poco a prescindere dalla durata temporale della vita. Chi ascolta molto le sensazioni vive un "volume" maggiore perché la sua vita ha una "definizione" migliore, proprio come un computer può avere uno schermo a alta o bassa definizione. Le immagini sono sostanzialmente le stesse ma vederle con un'alta definizione è molto più soddisfacente.
L'ascolto di se è inoltre indispensabile perché se ascolto le sensazioni smetto di pensare e evito così di continuare a farmi seghe mentali. Ciò è utile: la mente razionale ha bisogno di lunghe pause di inattività sennò si sovraccarica e inizia a produrre idee idiote e paranoiche.
Ascoltare le sensazioni è quindi un'essenziale procedura di manutenzione mentale.
(Per approfondire vedi "Smettere di farsi le seghe mentali" di Giulio Cesare Giacobbe)


La falsificazione del passato. Un bastimento carico di balle spaziali.

I nostri più vicini parenti non sono i comuni scimpanzé ma i Bonobo. Quando due gruppi di Bonobo si incontrano sotto un albero di frutta invece di picchiarsi come gli scimpanzé comuni fanno una bella orgia, maschi e maschi, femmine e femmine, maschi e femmine. E quando un Bonobo è depresso tutti se lo scopano fino a che non sorride.
Per questo sui libri di scuola non si parla mai di Bonobo. Poi non potrebbero più dire che l'omosessualità è una malattia.
Le prime società di pescatori-agricoltori, tra il 9000 e il 3500 avanti Cristo conobbero una straordinaria parità dei sessi, l'assenza di guerre e re (negli scavi non si sono trovate né mura, ne fortezze, ne abitazioni particolarmente lussuose).
Questa civiltà scoprì l'uso della tessitura, dei metalli, della scrittura, della medicina, dell'astronomia, della matematica e ci ha lasciato opere artistiche straordinarie.
Abitavano case di pietra e mattoni con camini e porte dotate di cardini e costruirono migliaia di chilometri di canali, bonificando le grandi pianure del pianeta, dall'Africa, al Medioriente, all'India, all'Europa, alla Cina, all'America. Credevano che per entrare in comunione con la Dea Madre ci fossero solo due modi: fare sesso e ridere (erano molto Bonobo insomma).
La guerra fece la sua comparsa come forma dominante dell'economia solo a partire dal 3500. Le orde degli allevatori nomadi delle steppe euroasiatiche, forti dell'uso del cavallo e dei grandi archi si riversarono nelle pianure del pianeta riuscendo a soggiogare i pescatori-contadini.
La storia delle epoche successive, così come viene raccontata dai libri di storia è altrettanto falsa e censurata. Lo scopo di questa falsificazione è quello di offrirci una visione distorta del nostro passato a conferma che l'umanità non possa aspirare a niente di sostanzialmente diverso e migliore.
(vedi: "La vera storia del mondo" http://www.jacopofo.it/libri/estratti/dio1.html )

La reazione fisiologica della CONDIVISIONE.

L'essere umano è una creatura sociale. Questa è una banalità. Solo da un decennio si è però dimostrato che il bisogno degli altri è qualche cosa di fisiologico. Le misurazioni effettuate dal professor Nittamo Montacucco hanno mostrato che un gruppo di esseri umani che pregano, cantano, fanno meditazione, giocano, partecipano a un corteo o a uno spettacolo, nel giro di poco più di mezz'ora sintonizzano le onde cerebrali.
Questa reazione fisiologica, descritta da millenni ad esempio nei testi sul sesso tantrico, regala una profonda sensazione di benessere e di appartenenza provocata da precise reazioni biochimiche. Queste reazioni biochimiche hanno un effetto benefico sull'organismo, in particolare sul sistema immunitario, sullo stato d'animo e le emozioni.
Chi vive da solo e non partecipa a attività collettive di nessun genere si sottopone quindi alla deprivazione di un bisogno primario che ha caratteristiche analoghe a una vera e propria disfunzione fisica.
 
Ognuno si crea un'immagine degli altri a propria immagine e somiglianza.

Una persona dedita al complotto e al dominio spietato come Andreotti è convinta che gli altri siano altrettanto dediti alla brutalità politica.
E questo è terribile. Infatti chi lascia morire gli altri senza soccorrerli è convinto che gli altri farebbero altrettanto con lui se si dovesse trovare in difficoltà.
Al contrario una persona che si dedica alla solidarietà è convinta che se dovesse trovarsi in difficoltà moltissime persone correrebbero in suo aiuto.
Non è detto che poi questo si riveli vero fino in fondo. Ma che importa? Comunque chi si sente amato e protetto dalla collettività vive meglio.
Le persone che non soccorrono gli altri esseri umani e non sono in grado di portare loro effettivo conforto vivono i danni di una costante insicurezza e ansia.
(Per approfondire: "I Vangeli", autori vari.)

Morire non è facoltativo.
L'Impero del Dolore cerca di esorcizzare la morte. Le persone che vivono nel suo abbrutimento fingono di non pensare mai alla morte. E' sufficiente accendere la televisione per vedere, in un'ora, decine di omicidi conditi con ogni sorta di violenze. Ma possono passare mesi prima che ascoltiate qualcuno parlare serenamente del fatto che si deve morire e che questo dovrebbe indurci a trovare un senso nella vita che ci ripaghi dell'ineluttabilità della fine dell'esistenza fisica.
Chi accetta di guardare la realtà della morte è naturalmente indotto a cercare di vivere con più intensità e passione.
Non sono esistito per miliardi di anni e per altri miliardi di anni non potrò godere di un corpo fisico: voglio fare il possibile per sperimentare pienamente la gioia di vivere e il fascino di poter incidere sul mondo che mi circonda.
(Vedi "Dio c'è e vi saluta tutti. http://www.jacopofo.it/libri/estratti/dio1.html )


L'estasi fisiologica è stata misurata e rimisurata. Esiste. Chi non sperimenta l'estasi soffre di una grave menomazione del piacere.

E' ormai provato da numerose ricerche che esiste un particolare stato della mente nel quale si sperimenta un'esperienza estatica caratterizzata da un profondo benessere psicologico, fisico e emotivo e da una sensazione diffusa di calma e di piacere. Con strumenti opportuni possiamo osservare questo stato di coscienza e misurare la variazione dell'attività di specifiche aree del cervello e le particolari reazioni biochimiche. Questo stato può essere indotto da pratiche psicofisiche, attività sportive, momenti di creatività artistica, situazioni di gioco o di convivialità, momenti di profonda identificazione con la natura, eventi particolarmente gioiosi, dai rapporti sessuali, dai massaggi e dalle droghe (in particolare gli allucinogeni che riproducono artificialmente le sostanze naturalmente prodotte dal corpo in particolari situazioni). Questa reazione biochimica è alla base delle esperienze religiose più profonde, in quanto porta in se un profondo senso di appartenenza e di condivisione. Alcuni ricercatori hanno parlato di fisiologia del senso del sacro.
L'essere umano sperimenta questo stato estatico in modo semplice e nel massimo grado possibile durante l'innamoramento.
Nella cotta amorosa si verifica un'esplosione delle capacità percettive, tutti i sensi sono più che amplificati, sentono su una base percettiva enormemente più alta e definita. Si percepisce la condivisione.
Per questo tutti i mistici di tutti i secoli, di tutte le parti del mondo parlano tanto d'amore. Amare è di per se la sperimentazione di questo stato superiore della coscienza.
(Per approfondire vedi "Come fare il buddista senza farsi male" http://www.jacopofo.it/libri/buddista.html ).


La costruzione dell'incapacità di ragionare in modo consequenziale

(fate le pernacchie a chi vi dice che bisogna affrontare il nocciolo del problema).

Il fatto di vivere in una cultura che teme il sesso, lo sbadiglio e le emozioni, falsifica la storia, censura la morte, non riconosce la necessità chimica della vita sociale, la necessità psicologica della solidarietà è un vero disastro. Specie se quando sei nato hai sperimentato subito il soffocamento da taglio ombelicale, la separazione dalla mamma e la segregazione nella solitudine della tua stanza. E tanto per darti una botta finale ti hanno tenuto nascosta l'estasi come esperienza centrale nella vita e ti hanno sottoposto a un bombardamento continuo di ammazzamenti televisivi e cattive notizie.
Il minimo che ci possa succedere è che non si riesca a ragionare bene e a costruire programmi sensati, realmente in grado di migliorare la nostra vita.
Oggi continuiamo a ammazzarci per il petrolio anche se ormai esisterebbero tutte le tecnologie in grado di produrre energia da fonti rinnovabili. (Su questo punto vedi "Capitalismo Naturale" (http://www.commercioetico.it/libri/infoalter2.htm ).
Il fulcro dell'errore di logica compiuto più spesso dagli essere umani è la  
convinzione che di fronte a una difficoltà la strategia migliore sia scagliarsi contro il centro del problema allo scopo di distruggerlo. Ciò comporta sempre una serie di effetti collaterali indesiderati.
Al contrario, eminenti saggi di tutte le epoche e moderni studiosi delle strategie comportamentali ci assicurano che si ottengono risultati migliori se si affrontano per primi i problemi più vicini, semplici e di soluzione immediata. A prima vista l'occuparsi di questioni secondarie sembra una perdita di tempo perché lascia invariato il nocciolo del problema. Ma affrontare per prima cosa le questioni minime che siamo realmente in grado di sciogliere subito rafforza la nostra fiducia e la nostra determinazione.
Seguendo questo approccio si cambiano piccoli aspetti secondari, singolarmente quasi insignificanti ma che, riguardando situazioni che affrontiamo frequentemente, modificano lentamente ma inesorabilmente il contesto globale. Alla fine è questa modificazione del contesto a influire in modo determinante sul nocciolo della questione consumando le premesse stesse dell'esistenza dei grandi problemi.
(Per approfondire su http://www.clinicaverde.it/vescica/cistiti/index.html fornisco un esempio su come affrontare il nocciolo delle malattie croniche porti solo a danni se non si modifica prima il contesto che ha prodotto la malattia. Cosa che ho imparato grazie a un primario di urologia e non grazie a un guru orientale. Puro buon senso.)
Compreso questo punto è anche necessario rendersi conto che la mente razionale sbanda spesso e volentieri, soffre (come si è detto) di allucinazioni e mancamenti dovuti ai sopradetti danni psicofisici e culturali primari. E' quindi necessario usare un correttivo in grado di stabilizzare la capacità di guardare in faccia la realtà e segnalarci gli stati di allucinazione. Solo il ridere ha questa capacità. Ridere è il miglior fluidificatore delle capacità razionali. Vedi http://www.comicoterapia.it/salveramondo.html
Sul potere terapeutico del ridere vedi
http://www.clinicaverde.it/guarridendo/index.html
Corollario non secondario è comprendere che la pretesa di controllare la propria vita è una ridicola e paranoica. Noi siamo testimoni della nostra vita. Possiamo impegnarci al massimo e dare il meglio di noi ma comunque chi comanda non siamo noi. Siamo granelli di polvere. Molto tenaci e fantasiosi e anche simpatici ma estremamente piccoli. Quindi conviene prenderla con calma.

Tu hai diritto di vivere degnamente e hai la forza per riuscirci.


Tutti gli elementi citati fin qui interagiscono dando vita a una sinergia destabilizzante che ha l'effetto di distruggere la vita di una parte degli esseri umani ai quali manca la fiducia verso se stessi e gli altri e l'ottimismo indispensabili per affrontare le asprezze della vita.
Parallelamente altri esseri umani sono vittime di un eccesso paranoico di autostima che li porta a compiere azioni autolesioniste e insensate.
Alcuni, particolarmente in difficoltà alternano fasi di mancanza di autostima e eccesso di autostima, spesso durante uno stesso minuto. Il che a volte rende particolarmente difficile sopravvivere.

Jacopo Fo 10/04/05
 

"La vita"
Dario Fo recita Ruzzante

(Trovi la traduzione del testo in italiano alla fine del pezzo in lingua "padana".)

Tuto l'è comenzò in del giorno de quando che Adamo e nostra madre Eva, biastemàda 'me putàna, fùrno dal Paradjs cazzàdi fòra, per la rasòn che évano magnàdo 'sta malarbèta póma... 'ste póme grame... fructo che la se dée ziùsto dar da magnàre sojaménte ai puòrzi! L'è stàito en quel malarbèto ziórno che el noster Padre creatore ibestialìt 'me un demoni, l'è spuntàit coi dit e le man a strasciàr le nivole biastemando d'un parlà tremendo: "Desgrassió Adamo ed Eva dove sit? Malnati! Cosa gh'ho fàito mi per crearve me fiòl de mi, con le mée man ve gh'ho fàiti, ugual a mi, in de la mota, in de la palta agorgognàta, gh'ho dàit ol mée fiàt, ol mée respiro, po' ol mée spirto e tuto 'sto creato per vui. Che lo fait par mi?! Ma no, par vui! I animàl, i pesi, i usèi, par vui fioli, tuta roba per nutrigàrve, fructi tuti par vui in eterno de  magnàre...
Vo' dimandài sojaménte de no' tocàrme un fructo che evo creàt inproprio par mi solo, un plazerì... un albero de pome... V'avevo 'vertìt: "Quelo no' me lo tochè! L'è roba mea! L'unega! Tuto l'altro podì magnarve... anco i ànzeli e i cherubì', ma quélo lassélo stare!" Ma vui malnàt, no... me l'avìt magnà! Disgrassió! Fora! Fora! Golosi! Fora da 'sto Paradiso!
Gh'è arrivàt l'anzelo, l'anzelo major co' l'ale destandùe... grandi... co' la spade de fogo, che andava a spartìr sciabolàde en ogne logo. ZZZAK!, 'na sfrombada a fendérghe  ol culo in dòe, che avante noialtri elo de drio lo gh'havévemo fàito come un balon ùnego, ma co' sta sfrisàda de lama,  zaaak, una fèssa in del meso: so saltate fòra do' ciape... L'è lì, che ghe son nasciùe le ciappe... che no' stan nemmanco tanto mal. Bèle!
E da quel ziorno l'è capitato che noialtri, òmeni e femene, vegnéndo al mondo dovémo soffregàr, e cossì la nostra madre in del parto la va criàndo de dolor.
E po' lamenti de tristìssia... e oltre a fatigàr 'me bèstie per campare, a nuàltri fiòl de Deo per castigo... ghe tóca anco de morireE pensà che s'éremo là, beàt a sgorgossàrse, a rotolàrse deréntro 'sti prai tuti sverdolìn, che no' i secàva gimai 'sti fior parfumati... e le parpàje che volavan intorno e i osèi che ziogàvan co' i altri animal... un rider de piasér dentro l'acqua, co i pìe... e no' gh'era neanca de fadigàr per magnàr... i te vegnìva i animal de dosso, in tra le brassa, i fructi te  tomborlava ziò de soli in de la man... Oh che che l'era star   in vita:  "Che ziórno l'è incoe?" - "Che t'importa, semo eterni!"
Eterni! Ohi, che me vegne i sgrìsoi al pensér che evémo nasìi eterni... sémpre in etèrno con la mèsma mogjèr, in etèrno con le misme campàne... lo stèsso prèvete-curàt, sempre quèlo... (correggendosi all'istante) No, che no' ghe sarèsse stòo èsto prèvete-curàt, per la rason che no' avrèssimo magnàt la póma e no' ghe sarèsse stòo pecàt... Dónca sénza pecàt cosa ghe fa un curàt?
Ol prévete l'è una giónta de punisión che gh'han infibià!
Cossa che stavo disiéndo? Ah sì, del castìgo del morire.
De alóra se fa l'augùrio in del valzàre i biciéri: "Salùt! Fiòli tanti! Bon prò te fazza! Te possa campare 'na vita longa!".
E cosa sarèse 'sta vita lònga? Campàre de çénto e çénto ani fino a treçénto compàgn de Noè? Gh'havìt en mente Noè... quel che par prim l'ha schisciàt i gràspoli d'uva per tràrghe fòra ol vin. Cos'è che procura 'sto spirto màzzico del vino che sbòta in encantaménto? Bisogna forse che i grani del pisòl de uva sìbia masa-tanti? Bisogna che i graspi sìbia bén pregnùd de 'sto liguór de mósto o ghe vòl che il pigménto profumàt sbòti fòra come el miél? Forse che il  mósto nei tinàssi con le graspe schisciade a fermentàr bùie plù all'impazzò se il filàr della vite è plù lònga e le graspe son massa pì nombròse?        
No, tuto quèsto no' a basta per dar vita a la vite.
Quèl che fa nàssere un vin che se possa poi ciamàre "exeléntis maravègia" l'è la folìa zioiósa che sbròfa per encantaménto fin da la fioridùra e monta  col maduràr de l'uva.
L'è proprio deréntro a la raìs in lo zèppo sòo, a fondo, che s'imprégna la vita del la vite, donca, iguàl per viver 'na vita degna e zioconda 'no basta Compàgn che no' è a basta de aziónzere un oltér filàr de vite a la vigna che te gh'hai già, per far che la vite ghe doni plù vida al vino, così è per  la vita de l'òmo.
L'è deréntro a l'albero de la vite che la vita crésse e se smultiplica in valor, no' per lo deslùngo del filàr de la vite.
Vita, spirto e folìa no' se misura per palmi, né per passi, né per pèrteghe... ma per l'intensité se misura, per l'intensité. Intendio?... No, avit intendio?! Me toca de spiegarve ancora!
Déime bon ascolto. No' cognossìt zénte al mondo che viviéndo una vita longa l'è ziónta ai çénto ani? La cognosìt! E ghe n'è parfìn de quèi che ne passò i çénto anni de qualco ano in plù.
Ve digarò che ghe n'è de quèsti campa-longo una gran quantité che se si è incorgiù che son restàt al mondo sojaménte quando son stàiti morti. E lori mèsmi  finalmént, se son incorgiùi d'esser staìti vivi sol in del mumént de quand l'anima lor la returnàva al creador.
Donca è la morte che g'ha fàito accòrzer de la vita.
Ma no' saviéndo quèi d'esser mai stàiti vivi quando li g'éra, vuòtu ti ciamàr campare  èsto lor transitar  in vita? No de seguro. Anco se te azzonzèssi un çentinàr de vite a 'sta prima vita, 'n'altra vita ziontà a l'altra e 'n'altra anca mò, quèi no' gh'havrèssero gimài ùt una vita sola de ciamàrla vita.
De contra se un starèsse al mondo ziùsto ol tempo de la ziovinèssa e in 'sto breve pasàg, ognun de lu e del sòo stare in vida, se fuèsse accorti del  sòo valor e pesatùra e dònca a la sòa departìda ogniùn provàse duol, no' dovarìsse ciamàre majòr vita la sòa? E vita pì lònga de uno che campàndo in etèrno no' avèsse gimài savùto d'essere stàito vivo?
Mo' dónca, compàgn che ne la graspa de uva no' son i tanti grani del pisòl che fa el vino meravegióso e vivo, e nemanco ol gran lóngo dei filàr che fa resembràr serengà de spirto profumàt a la folia 'sto liquor stregonàt, cussì no' è tanto el numer de i ziorni che ghe fa cónsi de star viviéndo una vita degna... quanto pitòsto la folìa e la savieté impregnùde de una "stramberìa fantasticànte", cossì zenerósa da fa de manéra che quand a l'improvìsa finìsse la vita tòa, similménta ne la vita de i oltri, a l'improvìsa ghe vegne a mancàr quaicòssa de la loro vida. Gransorte l'è donca 'na vita impiegnìda de stralunamènt compagn de un arbàro che buta de mila fiori e i rami se destende a petenàrse l'aire e i ziòga a sbinzonàr co el vento e no' ghe importa de spampanàrse intorno e sperder fiori e far ridàde che pare de spavento. 
'St'albero se insogna d'esser arbàro magistro de una nave granda co' le vele de trinchèto e rande, sgionfie e piéne 'me panze de fèmene ingravidade. Così, folìa e 'legrèssa, ziónte a la resòn, i   spigne a pì lònga vita, se 'sta tua vita no' la va viviendo de nascondon, ma co' i altri ligàt, così generoso... che no' te importa de butar via tuta 'sta toa vita per provar che ghe sìbia zioconditè  e liberté e justizia bona pe la zénte tuta.
L'è da lì che nasse l'eternità de la vita.
E mi vago esperando che il ziórno che me ne vago morendo, la zénte diga: "Pecat che l'abia fornìt de campare, a l'era così vivo, de vivo!".


Traduzione

Tutto è cominciato nel giorno in cui Adamo e nostra madre Eva, bestemmiata come puttana, furono dal Paradiso cacciati per la ragione che avevano mangiato 'sto maledetto pomo... 'ste mele grame... frutto che si deve dar da mangiare giusto solamente ai porci!
E' stato in quel maledetto giorno che nostro Padre creatore, furente come un demonio, è spuntato con le dita e le mani  a stracciar nuvole, bestemmiando con un parlar tremendo: "Adamo ed Eva disgraziati, dove siete? Malnati! Cosa ho fatto io per crearvi come figli miei, con le mie mani vi ho fatto, uguali a me, nella mota, nel fango impastato, vi ho dato il mio fiato, il mio respiro, poi il mio spirito e tutto 'sto creato per voi.
Che, l'ho fatto per me?
Ma no, per voi! Gli animali, i pesci, gli uccelli, per voi figli, tutta roba per nutrirvi. frutti tutti per voi in eterno da mangiare... Vi ho chiesto solamente di non toccarmi un frutto che avevo creato proprio per me solo, uno sfizio... un albero di pome... Vi avevo avvertiti: "Quello non me lo toccate! E' roba mia! L'unica! Tutto il resto potete mangiarvelo... anche gli angeli e i cherubini, ma quello lasciatelo stare!" Ma voi malnati, no... me l'avete mangiata! Disgraziati! Fuori! Fuori! Golosi! Fuori da 'sto Paradiso!"
E' arrivato l'angelo, l'angelo maggiore con le ali distese, grandi... con la spada di fuoco, che andava sventagliando sciabolate in ogni luogo. ZZZAK!, una tagliata a fenderci il culo in due, che prima noialtri, esso di dietro l'avevamo fatto come un pallone unico, ma con questa sferragliata di lama zaaaak, una fessa nel mezzo: son saltate fuori due chiappe... E' lì che ci sono nate le chiappe...che non stanno namanco tanto male. Belle!
Da quel giorno accade che noialtri, uomini e femmine, venendo al mondo dobbiamo soffrire, e così nostra  madre nel partorire va gridando di dolore. E poi lamenti di tristezza... e oltre a faticare come bestie per campare, a noialtri figli di Dio per castigo... ci tocca anche di morire.
 
E pensare che eravamo là beati a crogiolarci, a rotolarci dentro 'sti prati tutti  verdolini, che non seccavano mai 'sti fior profumati... e le farfalle che volavano intorno e gli uccelli che giocavano con gli altri animali... un rider di piacere dentro l'acqua, con i piedi... e non c'era neanche da faticare per mangiare... ti  venivano gli animali addosso, tra le braccia, i frutti ti  cadevano giù da soli nella mano... Oh che bello era stare in vita:  "Che giorno è oggi?" - "Che t'importa, siamo eterni!"
Eterni! Ohi che mi vengono i brividi al pensiero che eravamo nati eterni... sempre in eterno con la stessa moglie, in eterno con le medesime campane... lo stesso prete-curato, sempre quello... (correggendosi all'istante) No, che non ci sarebbe stato 'sto prete-curato, per la ragione che non avremmo mangiato la mela e non ci sarebbe stata  'sto peccato... Dunque senza peccato cosa ci fa un curato?
Allora il prete è un aggiunta di punizione che ci hanno affibbiato!
Cosa stavo dicendo? Ah sì, del castigo del morire.
Da allora si fa l'augurio nell'alzare i bicchieri: "Salute! Figli tanti! Buon pro ti faccia. Tu possa campare una vita lunga!".
E cosa sarebbe 'sta vita lunga? Campare cento e cento anni fino a trecento come Noè? Avete in mente  Noè? Quello che per primo ha schiacciato i grappoli d'uva per trarne fuori il vino. Cos'è che procura 'sto spirito magico del vino che sbotta in incantamento? Bisogna forse che i grani (acini) del picciuolo dell'uva siano tanti?
Bisogna che i grappoli siano ben pregni di 'sto liquore di mosto, od occorre che il pigmento profumato sbotti fuori come il miele? Forse che il mosto nei tini con i grappoli schiacciati a fermentare va  bollendo più all'impazzata se il filare della vite è più lungo e i grappoli di un'abbondanza esagerata?
No, tutto questo non basta per dar vita alla vite.
Ciò che fa nascere un vino che si possa poi chiamare "exelentis maravegia" è la follia gioiosa che spruzza innaffiando per incantamento fin dalla fioritura, e monta col maturare dell'uva.
E' proprio dentro la radice, nel ceppo suo, a fondo, che s'impregna la vita della vite, quindi, ugualmente per vivere una vita degna e giocosa non basta farsi una lunga vita? Così come non è abbastanza aggiungere un altro filare di vite alla vigna che hai già, per far che la vite doni più vita al vino, così è per la vita dell'uomo.
E' dentro l'albero della vite che la vita cresce e si moltiplica in valore, non per il prolungamento del filare della vite.
Vita, spirito e follia non si misurano né a palmi, né a passi, né per pertiche... ma per l'intensità si misura, per l'intensità.
Inteso?... Non avete capito?! Mi tocca di spiegarvi ancora!
Datemi buon ascolto. Non conoscete gente al mondo che vivendo una vita lunga sia arrivata ai cento anni? La conoscete? E ci sono persino di quelli che hanno passato i cento anni di qualche anno. Vi dirò che ci sono di questi campa-a-lungo una grande quantità di cui ci si è accorti che sono stati al mondo soltanto il giorno che son morti. E a loro volta finalmente si son resi conto d'esser stati vivi solo al momento in cui l'anima loro tornava al creatore.
Dunque è la morte che li ha resi edotti, fatti coscienti della vita.
Ma non sapendo quelli d'essere mai stati vivi quando lo erano, vuoi tu chiamar campare  quel loro transitar in vita? No di sicuro. Anche se tu aggiungessi un centinaio di vite a 'sta prima vita, un'altra vita aggiunta all'altra e un'altra ancora, quelli non avrebbero mai avuto una vita sola, da chiamare vita.
Di contro se uno stesse al mondo giusto il tempo della giovinezza e in sto breve passaggio ognuno di lui, e dello suo stare in vita, si facessero accorti per suo valore e peso, e quindi alla sua dipartita ogniun provasse duolo, non si dovrebbe chiamare maggior  vita la sua? E vita più lunga di uno che campando in eterno non avesse giammai saputo di essere stato vivo?
Ora dunque, come nel grappolo d'uva non è la grand'abbondanza dei grani che rende il vino meraviglioso e vivo, e nemmeno la l'estesa processione dei filari che impregna di spirito profumato alla follia 'sto liquido stregato, così non è tanto il numero dei giorni che ci riesce di campare a farci coscienti di star vivendo una vita degna... quanto piuttosto la follia e la saggezza impregnate di una "stramberia fantasticante" così generosa da far sì che quando all'istante cessa la tua vita, similmente nella vita degli altri viene all'improvviso a mancare qualcosa della loro vita. Gransorte è quindi una vita piena di stralunamenti come un albero che butta mille fiori e i rami si distendono a pettinare l'aria e giocano a danzare col vento e non gli importa di spampanarsi intorno e sperdere fiori e far risate che paion di spavento.
'St'albero si sogna di essere albero maestro di una nave grande con le vele di trinchetto e rande, gonfie e piene come pance di femmine ingravidate. Così, follia e allegrezza, aggiunte alla ragione, spingono a più lunga vita, se sta tua vita non la vai vivendo di nascosto, ma con gli altri legato, e così generoso... che non t'importa di spendere tutta sta tua vita per provare che sia giocondità e libertà e giustizia buona per la gente tutta. E' da lì che nasce l'eternità della vita.
E io vado sperando che il giorno che me ne vado morendo, la gente dica: "Peccato che abbia finito di campare, era così vivo, de vivo!".
03/04/05
Chi lo fa e chi no...
Essere disinformati costa molti soldi e fa vivere male molta gente.

Cari lettori, vorrei porre la questione morale. Anzi la questione mentale.
In questi giorni ho sperimentato direttamente il livello di disturbo mentale di cui soffrono in primo luogo i mass media e in generale il popolo italico.
Scoppia il caso biodiesel, e, come per incanto, ricevo un mucchio di telefonate da parte di giornalisti che mi chiedono di parlare del nostro distributore di biodiesel. Il primo d'Italia.
E io mi diverto a rispondere: "Ma come non ha letto i nostri comunicati stampa? Non segue i nostri siti internet? Legge solo le agenzie di stampa autorizzate?"
Provo un certo gusto a dire: "Guardi, il distributore non l'abbiamo aperto in questi giorni ma cinque anni fa. E l'abbiamo chiuso piu' di due anni fa perche' il governo Berlusconi ha vietato il biodiesel. Abbiamo fatto proteste, raccolto firme..."
Ed ecco il cronista che non ci puo' credere: "Ma come l'hanno vietato? Hanno vietato il biodiesel?"
Non ne sanno niente.
"Si', siamo l'unico paese d'Europa. L'Unione Europea ha praticamente liberalizzato la vendita ma l'Italia ha chiesto di essere esclusa dal provvedimento. Poi il governo ha deciso di vietare la vendita al pubblico del pericoloso carburante.
Se va su www.cacaoonline.it trova tutta la storia dall'inizio..."
Praticamente c'e' da chiedersi a quanti sia arrivata notizia della nostra campagna sull'olio di colza... Proprio pochi...
Unica consolazione e' che ormai sono centinaia di migliaia gli italiani che non si fanno fregare e mettono olio di semi comprato nei supermercati Lidl a 0,65 euro il litro.
Tutti i discorsi sono serviti a poco e tuttavia, in barba a tutti i giornalisti audiolesi, a tutte le censure e i sabotaggi, le idee giuste sono andate avanti.
E crediamo che molti consumatori di olio di semi abbiano provato soddisfazione vedendo che oggi tutti si accorgono di quello che stanno facendo ormai da anni. Chissa' quanti sono stati derisi perche' mettevano l'olio nel serbatoio: "Vedrai che ti scoppia il motore!"
Adesso mi avvicinano al bar e mi chiedono: "Senti, ma e' vera questa storia che metti l'olio nel serbatoio?"
"Si', lo faccio da cinque anni e se tu facevi come me a questo punto avevi risparmiato i soldi per farti una vacanza alle Seychelles, ma e' meglio cosi', perche' sei sfigato dentro e sicuramente ti facevi la vacanza quando c'era lo Tzunami ed eri gia' morto."
Si', lo ammetto, ho un piacere rabbioso a far notare a questi disinformati per vocazione che la loro incapacita' di fare attenzione gli ha causato danni enormi.
Sono loro, la massa amorfa di quelli che non ascoltano, la zavorra dell'Italia.
Ed e' ora di dirlo che oggi la capacita' di agire seguendo schemi diversi e' lo spartiacque della qualita' della vita di tutti.
Chi ha ascoltato Beppe Grillo non si e' fatto fregare dalla Parmalat.
Chi ha ascoltato Cacao sul risparmio etico e il boicottaggio non ha comprato Enron e bond argentini.
Chi ha letto come funziona la ricerca sul tumore sa che, se si ammala, deve iscriversi a un protocollo di ricerca, ottenendo cosi' che il proprio tumore venga identificato. Se non ti iscrivi nei protocolli ti danno la cura standard. Se sei dentro ti danno la cura specifica per il tuo tumore. La differenza e' l'80% di sopravvivenza.
E se il tuo problema e' che ti hanno perduto i bagagli e stai bestemmiando in aeroporto, hai grande vantaggio se hai letto la sintesi delle istruzioni di una nota compagnia aerea ai caposcalo che abbiamo pubblicato due anni fa. Il caposcalo deve recarsi presso l'orda dei passeggeri imbestialiti. Ascoltare per cinque minuti in silenzio tutte le proteste e individuare cosi' i capopolo. Quindi proporre loro di appartarsi in un'altra stanza ("Cosi' parliamo meglio") e dare loro tutto quello che vogliono. Anche piu' del dovuto. E promettere che si fara' lo stesso con gli altri. Cosi' si liquidano i ribelli. E poi ai pecoroni non di dara' niente. Tanto non hanno i coglioni per fare qualche cosa. Sono gentucola che non si espone, non si sbatte, non partecipa. Peggio per loro!
C'e' chi va in vacanza in posti inquinati e affollati quanto una citta' e passa meta' della vacanza in coda e chi no. C'e' chi compra le camice da 100 euro al figlio e chi gli paga una vacanza a Londra per imparare l'inglese. C'e' chi gioca con i figli e chi gli compra solo videogames.
C'e' chi ingurgita sonniferi, tranquillanti, antidepressivi e chi cerca di farsi nuovi amici. C'e' chi continua a piangere per un lutto anche a dieci anni di distanza e chi cerca di rifarsi una vita. C'e' chi va per terra e non si rialza mai piu' e chi, con fatica, cerca di capire i propri errori. C'e' chi sbadiglia, si gratta, si stiracchia, scambia massaggi e chi non fa niente di tutto questo perche' e' sconveniente.
C'e' chi legge libri divertenti e guarda film comici e chi consuma solo prodotti violenti e terrificanti. C'e' chi coltiva hobby, impara cose nuove, sperimenta cibi sconosciuti, prova nuove posizioni. C'e' chi fa i conti con l'idea della morte e chi cerca di non pensarci.
C'e' chi ogni tanto ammette di sbagliare e chi non sbaglia mai.
C'e' chi ogni tanto cerca di non prendere le cose con pesantezza e chi passa la giornata a parlare male degli altri.
C'e' chi continua ad avvelenare i propri figli con la bistecchina agli ormoni, c'e' chi accetta di venire separato dal figlio subito dopo il parto. C'e' chi dorme insieme ai bambini piccoli e chi preferisce farli dormire da soli fin da neonati e poi si stupisce se piangono per tutta la notte.
C'e' chi allatta e chi no, anche se potrebbe.
C'e' chi fa l'amore tre volte la settimana e chi tre volte l'anno.
C'e' chi ogni tanto fa una passeggiata mano nella mano con qualcuno e chi ha deciso che non vuole piu' innamorarsi.
E c'e' chi, addirittura, accetta di vivere con una persona che non ama perche' "conviene".
C'e' chi ha ancora speranze e chi ha solo rancori.
C'e' chi sogna un mondo migliore e chi ha smesso di dormire per non avere incubi.
C'e' chi quando si ammala partecipa al processo di cura, si informa, cambia abitudini, sogna di guarire e chi aspetta passivamente le medicine del dottore (o l'infuso del mago). E' risaputo che chi partecipa emotivamente e intellettualmente alla cura, diventa soggetto del proprio mantenersi vivo, ha molte piu' probabilita' di guarire. Ma questo e' il meno, prima o poi dobbiamo morire tutti, ma chi vive passivamente non riesce a affrontare la morte in nessun modo che vada al di la' del terrore e della disperazione.
C'e' chi invece e' disposto a imparare che bisogna morire e magari, prima, prova a non sprecare l'esistenza.
C'e' chi vive a Milano e campa sei anni meno di chi vive a Macerata.
C'e' chi cerca buone notizie, c'e' chi gode con quelle cattive.
C'e' chi fa il corteo per la pace e poi si compra le Nike, spreca calore, acqua e energia elettrica, dice che il commercio equo e solidale e' radical-chic e beve solo Coca Cola.
C'e' chi fa volontariato, isola la propria casa termicamente e cerca di diminuire il proprio contributo alla guerra per il petrolio e chi va al bar a dire che lui a Berlusconi altro che un treppiede gli avrebbe tirato.
C'e' chi cambia la propria vita e chi aspetta che gliela cambi Prodi.

La follia del sistema danneggia la gente e solo chi usa il cervello evita parte dei danni.
Si tratta di un vero e proprio stile di vita.
Oggi, per la prima volta nella storia del mondo, il fattore culturale ha un peso pari ai mezzi economici nel determinare la qualita' della vita.
Non parlo qui delle persone che sono vicine alla soglia di poverta'. Parlo dei milioni di italiani che hanno un tetto sulla testa, due pasti al giorno, l'auto, la lavatrice, internet e il cellulare.
Se questa gente che ne ha la possibilita' iniziasse a ragionare ne avrebbe un grande vantaggio individuale e l'Italia rinascerebbe.
Possiamo dire che non e' colpa loro, poverini, non hanno avuto le occasioni per imparare a ragionare. E' vero, non si puo' fargliene una colpa. Se nascevo in una famiglia diversa neanche io avrei saputo certe cose. Non e' un merito saperle, e' un caso. E certamente chi ha la fortuna di aver capito certe idee ha il dovere di cercare di comunicarle a chi e' stato meno fortunato.
Pero' dobbiamo iniziare a dirlo. C'e' chi ha la fortuna di sapere e chi no.
E questo fa la differenza nella vita piu' di una laurea, piu' di uno zio alla Regione. Dobbiamo dirglielo che la tv mente e partecipare ai quiz e fare sesso con le veline e i velini non e' il massimo della vita.
Dobbiamo dirglielo che ci fa tristezza vederli sprecare la loro vita, crescere figli senza amore, avvelenarsi con grande dispendio di mezzi, scegliere sempre la cosa piu' precotta. Mangiare il doppio delle medicine prescritte dal medico. Maciullarsi con decine di esami clinici e di radiografie inutili. Comprare sempre tutto al massimo del suo prezzo perche' gli acquisti collettivi "fanno povero".
Dobbiamo dirglielo che la loro vita e' priva di fascino perche' non sono loro a viverla.
Dobbiamo raccontargli di quanto e' diverso quando inizi a fare scelte, a capire che, in qualche modo, puoi influire sul tuo destino.
Spiegargli che e' vero che e' piu' duro, rischioso, a volte deludente, ma che comunque, prendere in mano la propria esistenza rende la vita appassionante, colorata, degna di essere vissuta.
Dobbiamo fargli capire che esiste l'onore di aver vissuto, di aver lottato, di essersi applicati con passione a un mestiere (la professionalita'!!!) e averlo usato per costruire qualcosa.
Pero', perdonatemi, a volte, dopo anni che continui a ripetere ovunque (tv, radio, giornali, internet, libri) le stesse identiche cose e ti accorgi che davvero in pochissimi hanno capito, ti viene da urlare e da dire: ma cazzo, gente, aprite le orecchie. State vivendo come polli in batteria! Svegliatevi! Fate qualche cosa!
Convincetevi che esistete veramente.
E questa che state buttando nel cesso e' la vostra unica vita!


PS: Visto che fai parte dell'infima minoranza che arriva a leggere i miei articoli fino in fondo vorrei ricordarti che c'e' la petizione per Prodi sull'ambiente da firmare su www.politicando.altervista.org .
Inoltre sulla home di Alcatraz trovi un piccolo viaggio guidato (disegnato) nella Citta' Segreta: 5 minuti di benessere mentale. Spero.
Rompo le scatole con questa Citta' Segreta perche' e' un tentativo che mi sembra molto "strano". Ma sembra inizi a funzionare visto che 566 persone sono arrivate fino all'area forum. Ripongo in effetti molte speranze (o illusioni?) sulle possibilita' di questo gioco. Da una parte e' proprio una cosa diversa, quasi un nuovo media tra fumetto, pittura, videogioco e scrittura. E questo lo trovo molto appassionante (e ho cercato di mostrarlo in questa presentazione che trovi su alcatraz.it) D'altra parte il gioco contiene racconti e meccaniche che abbiamo inventato per portare avanti il discorso fatto in questo articolo in un modo "artistico" e "emotivo".
La Citta' Segreta ha a che fare con il fatto che quando riempio la mia auto di olio di semi e poi annuso la puzza di pop corn che esce dal tubo di scappamento sento che questo gesto ha un valore scaramantico e incide con l'immagine che ho di me e della mia "fortuna". Creare una Citta' Segreta che e' un gioco che di per se' seleziona la tipologia di esseri umani che si divertono a farlo. E potrebbe diventare un modo efficiente per raggruppare in una comunita' virtuale ma realmente solidale e collaborativa quelli che "pensano strano".
La mia sensazione di pelle e' che la Citta' Segreta sia un gesto scaramantico al quale stanno ormai partecipando centinaia di persone.
La Citta' Segreta e' una cosa che sento positiva. Mi piace che ci sia, come mi piace la luce calda delle lampade ad alto risparmio.
Chi e' su questa lunghezza d'onda mi capira'...
La Citta' Segreta e' il contributo mio e di Eleonora Albanese (la donna dei miei sogni) alla fortuna del mondo. Come e' un contributo alla positivita' del mondo qualunque nuovo gioco che contenga semi di divertimento allegro e di sogni zen (e non stragi paranoiche da "sparatutto").
La Citta' Segreta esiste veramente. La stiamo costruendo anche per te.
Vieni a dare un'occhiata. http://www.alcatraz.it/presen/prese1.html 


Jacopo Fo 20/03/05

 

 I - PROLOGO
 Nel secolo trascorso, la donna ha goduto di una improvvisa emancipazione che di certo non le e' stata regalata, ma e' stata frutto di lotte spesso durissime e cruente. Pensiamo alle battaglie delle suffragette (1,001) per conquistarsi il diritto al voto e ottenere l'applicazione di ordinamenti civili non discriminatori. Appresso dobbiamo far mente locale alle lotte sindacali delle operaie, specie le tessitrici "filandiere", contro la decurtazione del salario, anche se svolgevano gli stessi "lavori" degli uomini. Non parliamo poi delle lotte dentro le scuole, a cominciare dall'acquisizione del diritto per le donne di frequentare le universita' e le accademie.
A proposito di lotte e relativa repressione delle donne e' bene ricordare il rogo di Chicago. Nei primi anni del secolo scorso (1908) le filandiere di quella citta' si erano decise, pur di ottenere i loro giusti diritti, a occupare la fabbrica in cui lavoravano (Cottons). Era il mattino dell'otto marzo quando scoppio' un incendio, non si sa quanto accidentale. Le donne, che si erano barricate all'interno, cercarono di salvarsi spalancando le porte. Ma qualcuno dall'esterno le aveva bloccate. Nel rogo morirono 129 operaie. Qualche giorno appresso, al loro funerale c'era una gran folla; il corteo funebre transitava nel grande viale ombreggiato da piante di mimose, che attraversa il quartiere dove era avvenuto il massacro. Molti ragazzi e ragazze si arrampicarono su quegli alberi in fiore e letteralmente li spogliarono gettando sui feretri mazzi gialli coi quali furono ornate le bare. Di qui viene il rito di donare ancor oggi mimose alle donne l'otto di marzo, che e' diventata la loro festa.  
 
Nei cosiddetti secoli luminosi dell'Umanesimo era fonte di meraviglia scoprire una donna pittrice (le figlie di Tintoretto e Artemisia Gentileschi, per la cronaca violentata da un suo collega, oltretutto pittore mediocre).
In teatro ancora agli inizi del Seicento in tutta l'Europa era impensabile che una donna montasse su un palcoscenico. Faceva eccezione l'Italia dove, fin dagli inizi del Cinquecento, i ruoli delle protagoniste femminili erano interpretati da donne, che spesso erano prostitute. Prostitute erano anche le virtuose del liuto e della viola; cosi' per le poetesse e le danzatrici. In Inghilterra le opere di Shakespeare non hanno mai visto una Giulietta ne' una Ofelia interpretate da femmine, ma solo travestiti e "femminielli".
In compenso molte erano le fattucchiere e le streghe "medicone", quasi immancabilmente perseguitate dall'Inquisizione. Dagli innumerevoli processi pubblicati dai tribunali siamo venuti a scoprire che spesso la denuncia a queste donne, abilissime nei massaggi, sapienti nel preparare intrugli di erbe e radici davvero portentosi, impareggiabili nell'arte di "aggiustaossi", veniva dai medici addottorati che non ne sopportavano lo straripante successo.
Finalmente oggi tutta questa incivile discriminazione verso le femmine e' quasi del tutto cessata. Vediamo donne operare nelle vesti di medici rispettati e stimati, di professoresse universitarie, addirittura chirurghi ineguagliabili, donne ingegneri meccanici, fisici e perfino premi Nobel per l'elettronica; una gran quantita' di giudici e avvocati; registi cinematografici, direttrici di grandi complessi musicali. Per ritrovare cucitrici e ricamatrici al tombolo e punto croce ormai bisogna far ricerca fra maschi orientali, ma attenzione che anche in Cina vanno scomparendo.
L'unico campo nel quale le donne sono rimaste relegate all'ultimo gradino e' quello della religione, specie in quella cattolica apostolica romana e in quella coopta e ortodossa.
La regola invalicabile di queste chiese e' ancora quella dettata da S. Agostino e S. Tommaso d'Aquino: nessun accesso per le femmine, nessun ruolo, nemmeno un posto da chierichetto o sacrestano. L'unico ingaggio e' quello di perpetua; ma bisogna essere molto vecchie, e soprattutto bruttine.
Non bisogna dimenticarci dei movimenti monacali sorti fin dai primi secoli. L'imperatrice Teodora raccolse, pagando di persona il riscatto, centinaia di donne pubbliche, quindi le libero' dalla prostituzione, relegandole in monasteri dai quali era loro impedito uscire: dalla strada a una vera e propria galera!
Molte di esse fin dai primi giorni della loro liberazione si gettarono dalle alte mura che le costringevano a non piu' peccare. Stesso trattamento piu' o meno fu riservato alle sorelle di santa Chiara che, seguendo san Francesco, aveva fondato un ordine di donne il cui intento kera dedicarsi ai poveri e agli afflitti. Santa Chiara attese anni che il pontefice concedesse loro il timbro della regola. Finalmente (ma purtroppo stava per morire) Chiara ricevette il sacro documento, in fondo al quale era una postilla: "Le sorelle di questo monastero debbono giurare che accetteranno con devozione la clausura e quindi mai usciranno dalla loro casa".
Eppure agli inizi del movimento cristiano (I, II, III secolo), il ruolo delle femmine nel rituale era pari a quello dei maschi, non c'era discriminazione di sorta. Alle origini troviamo donne diaconi, presbiterie e perfino con cariche corrispondenti a quelle di vescovi.
Per non parlare delle oranti. Il ruolo di quest'ultime era simile a quello delle sacerdotesse nei riti arcaici del Mediterraneo: come nella liturgia nata in comunita' di origine africana, le oranti avevano il compito di recitare o cantare la prima frase di una litania, che appresso veniva ripetuta con varianti spesso improvvisate dal coro dei fedeli.
Ma a un certo punto, gia' durante i primi secoli dopo Cristo, le donne sono state dispensate dal partecipare ai riti. 
Come siamo arrivati a tale discriminazione sulle femmine? Che cosa ha generato questa sorta di paradossale misoginia nei loro confronti? Cercheremo di scoprirlo insieme.
Gesu' era ebreo e circonciso. E cosi' i suoi apostoli. Come lui lo erano Pietro e gli altri seguaci. Perfino Paolo era ebreo anche se all'inizio stava al servizio dei Romani.
Cristo ha sempre ripetuto di essere fedele alle leggi di Mose'. Quindi il Vangelo si forma sul sacro libro dell'Antico Testamento; ne segue i precetti e le regole.
Ma spesso (qui sta il fatto rivoluzionario del Vangelo: euangelos in greco significa il lieto annuncio) Cristo si oppone a gran parte di quelle antiche consuetudini con forza straordinaria, buttandole letteralmente all'aria. Per capirne l'incisivita' e il valore ci bastera' rileggere i vari passi del Vangelo, inserendoli nel loro contesto storico e sociale, oltre che religioso.
Quindi, procedendo per ordine, crediamo sia fondamentale informare, seppure sinteticamente, sulle origini del movimento cristiano e in particolare sulla nascita delle scritture che testimoniano della vita e del pensiero di Cristo.

III - LE DONNE NEL CRISTIANESIMO
 
Ora, la predicazione di Gesu' era rivolta a tutta la popolazione dei giudei compresi i foresti, i samaritani, i cananei, i farisei, i pubblicani e soprattutto era dedicata ai diseredati, agli esclusi, agli umiliati, e prime fra tutte le donne.
Spesso nella Galilea si vedevano gruppi di credenti che seguivano il proprio maestro, ma erano seguaci esclusivamente maschi: le femmine a casa!
Con Gesu', per la prima volta, insieme agli apostoli e ai miserabili, apparivano stuoli di femmine spesso coi loro piccoli in braccio.
Dice un testimone pagano del tempo: "La quantita' di femmine nella comunita' che segue il cosiddetto Figlio dell'uomo nel suo pellegrinare e la loro vivacita' di azione, scossa dalla presenza di molti bimbi, la fa assomigliare a una tribu' di nomadi".
Il passaggio del gruppo che accompagnava Gesu' era quindi fonte di disapprovazione e indignazione da parte degli abitanti dei luoghi attraversati da quella strana carovana.
Un altro particolare che rendeva eccentrico e a momenti addirittura scandaloso il gruppo era la presenza di storpi, vecchi e vedove malandate, ammalati, qualche prostituta molto nota, perfino lebbrosi e indemoniati: come dire, pazzi furiosi. In tanto bailamme non potevano mancare di certo musici e cantori e qualche saltimbanco, tanto per gradire.
C'e' un'antica canzone di zingari andalusi che quasi in un dialogo cosi' si esprime:
 
Chi ha mai detto che Cristo non sapesse cantare?
Oh, nessuno
Anzi penso che una bella voce teneva.
E se cantava, di certo con la chitarra s'accompagnava.
La chitarra non e' forse degna di un profeta?
Di certo, anche d'un re! Pure Davide, cantando, strimpellava.
Gesu' di certo batteva il tempo e danzava.
Oh si', di certo, di certo.
E se danzava e cantava battendo mano con mano, chi puo' giurare non fosse anche gitano?
 
Quelle donne seguivano da tempo Gesu', fin da quando il Nazareno, appena battezzato da Giovanni, s'era mosso dalla Galilea. Alle volte esse apparivano piu' numerose dei maschi e sostenevano ad alta voce le sentenze lanciate da Gesu', superando e sfidando la consuetudine che le avrebbe volute riservate e non coinvolte in azioni religiose.
Negli Atti degli Apostoli si racconta dei viaggi dei primi sostenitori della parola del Profeta, che rispondevano all'invito di scegliere fra il fuoco della fede e il fuoco domestico. Turbe di donne abbandonavano le proprie case e trascuravano i doveri della famiglia, compreso l'accudire i figli e seppellire i genitori. I loghia (detti che non fanno parte dei Vangeli canonici) piu' antichi menzionano padri, madri, sorelle abbandonati nella loro casa dagli itineranti.
Essi rispondevano cosi' al drastico invito del Nazareno:
"Voi credete che io sia venuto a portare la pace nel mondo. No, io vi porto la discordia. Infatti sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera. E ognuno avra' nemici anche nella propria famiglia. Poiche' chi ama sua madre e suo padre piu' di me non e' degno di me". (Mt. 10,34).
 
Si discuteva a volte di come questa ribellione riguardo al ruolo della donna portasse a un vero e proprio sfacelo nella struttura della comunita' tradizionale.
Di certo la gran parte delle donne che seguivano Gesu' manifestava riconoscenza al maestro che le liberava dal giogo domestico. A testimoniare l'entusiasmo che dimostravano le seguaci femmine per questa insolita chiamata del Nazareno, basta il grido che Matteo mette in bocca a una di loro: "Beata la donna che ti ha generato e allattato".
Esse erano le prime a scoprire che di fronte al regno di Dio i doveri della donna (come lavoro e impegni familiari) non contano.
La scelta di figure femminili nelle parabole raccontate da Gesu' fa delle donne modelli coi quali identificarsi sia per le femmine che per gli uomini.
La donna che in una societa' patriarcale si batte fino a imporre che le sia accordata attenzione e giustizia (Lc. 18,1) ha un significato e un peso allegorico straordinari, diremmo eversivi. Soprattutto e' importante ed emblematico che Gesu', come abbiamo gia' detto, si serva di continuo di personaggi femminili per alludere a un problema di giustizia civile.
Vedi la parabola della moneta smarrita. La donna che l'ha perduta cerca per tutta la casa, alla luce di una lampada, spostando ogni mobile, finche' la sua caparbieta' viene premiata: la moneta e' simbolo del bene perduto e ritrovato! Cioe' a dire che bisogna andare fino in fondo senza mai cedere per guadagnarsi il nuovo regno.
I piu' reputavano il Nazareno un eccentrico, un pazzo scriteriato. Giovanni e Marco raccontano che i parenti di Gesu', venuti per controllare il suo comportamento, dopo averlo ascoltato predicare, commentano sconvolti "Egli e' fuori di se'". Quindi anche la sua stessa gente lo considerava socialmente disadattato, un inguaribile esaltato.
Luca (Lc. 22,37) testimonia che in Israele Gesu' era considerato un malfattore (anomos in greco), un asociale.
In uno studio storico sulla vita di Gesu', Adolf Holl dichiara verosimile la versione secondo cui Pilato, uomo duro, decide di sbarazzarsi di un personaggio molesto, esaltato e pericoloso come il sedicente  Messia: un facinoroso che prometteva di voler abbattere il tempio dei giudei, la "spelonca di ladri" (Mt. 21,13), insultava i rappresentanti del potere religioso e civile, incitava alla disobbedienza verso le leggi e le consuetudini imposte dai maggiori.
Ma il crimine piu' grave era ritenuto l'aver spinto le donne a uscire dalla loro normale condizione di emarginate e sottomesse, e per di piu' condotto le femmine ad abbandonare la casa, il focolare, i figli, il marito, la suocera per seguirlo. Insomma un sovversivo del genere meritava senz'altro la forca!
Ma Gesu' non e' colpevole solo di aver creato disordine. Egli e' colpevole anche per aver portato l'agape, cioe', in greco, l'amore. Ma urge spiegare perche' l'amore portato da Cristo fosse tanto pericoloso.
Egli incita ognuno a non tenere ne' odio ne' rancore verso chicchessia, ne' verso i nemici della religione ne' tanto meno contro i diversi, gli estranei, gli infetti. Peggio: Gesu' ordina di amare nemici, infedeli, donne svergognate, schiavi, gabellieri, strozzini...
Come puo' una societa' vivere senza nemici da odiare, furfanti d'altra razza da uccidere, "malefemmine" da lapidare?
Per di piu' questo amore non e' piu' un sentimento circoscritto all'ambito familiare. C'e' una passione che si muove verso l'esterno, centrifuga: ama il tuo nemico come il tuo simile, non uccidere mai, non giudicare e non punire, porgi sempre l'altra guancia a chi ti colpisce, offri pace a chi t'aggredisce. Una innovazione insostenibile per ogni potere.
Pensandoci bene, riportandoci ai nostri giorni, Gesu' agli occhi dei credenti dell'attuale chiesa conserva ben poco della sua originaria natura di anticonformista e ribelle.
E' chiaro che, a differenza di cio' che asseriscono alcuni storici e teologi, nella sua condanna a morte non ci fu errore giudiziario o equivoco per ignoranza. Tant'e' che quegli ordinamenti da lui scardinati vengono ripristinati ben presto da Paolo, pur di tenere in piedi l'accettazione del movimento cristiano. La base dei diseredati, a partire dalle donne, dagli schiavi e dagli emarginati, non accetta quella svolta conservatrice e istituzionale; ritorna alla illegalita'.
Cristo si poneva al di sopra della legge, rivendicando per se' l'autorita' di Dio. Ribadiamo che il comportamento, le tesi di Gesu', per la societa' in cui viveva e operava, erano ritenute criminali.
Sulla condanna a morte di Cristo si e' caricata la responsabilita' degli ebrei, saltando pari pari di considerare l'attenzione agli ordinamenti e alle leggi che vigevano presso quel popolo. Dal momento che Cristo, dopo un secolo e piu', veniva accettato in Occidente, Roma capitale, come il figlio di Dio, ecco che doveva diventare vittima innocente di un popolo "caparbio nel male".
Egualmente la predicazione di Gesu' era vista come azione sovversiva dai romani in appoggio agli zeloti, i ribelli organizzati della Galilea. Si sa, i principi fondamentali sui quali si regge ogni potere sono costanti: rispetto dell'autorita' costituita, rispetto delle consuetudini, della morale vigente, accettare la struttura gerarchica della societa' (ricchi da una parte, servi e schiavi dall'altra; le donne ferme nel loro spazio ecc.), rispetto per l'economia, il denaro e la sua circolazione.
Ma non dobbiamo pensare a Gesu' come a un severo asceta del deserto, tutto proiettato a fustigare i malcostumi e gli eccessi gaudenti, puntando il dito sui seguaci, imponendo loro di battersi il petto.
No, egli e' proprio il contrario di questo stereotipo: non c'e' mai l'ombra di ascetismo quando per esempio si siede a tavola. Lui dice ai seguaci: "Mangiate e bevete di quello che vi e' offerto" Lc, 10,7.
Nel suo comportamento crea sempre scandalo.
Tanto per cominciare digiunava pochissimo, non mangiava locuste e odiava ricoprirsi di pelli di capra, si lavava appena ne aveva l'occasione, in piu' si lasciava profumare da donne compiacenti.
Luca (5,33) riferisce che i maestri della legge facevano notare al Nazareno che i seguaci di Giovanni il Battista digiunavano spesso, cosi' pure i discepoli dei farisei. "I tuoi invece mangiano e bevono", senza alcuna moderazione.
Gesu' prese con se' un gabelliere di nome Levi; costui appena entrato nella comunita' degli apostoli organizzo' un ricco pranzo. I gabellieri erano socialmente al bando poiche' raccoglievano tasse su ordine dei romani. Il Maestro si faceva vedere spesso con loro e dormiva perfino nelle loro case.
L'operare di Gesu' e' visto come una festa nuziale dove lui e' lo sposo. "Quando io non ci saro' piu' allora i miei ospiti potranno digiunare. Ora siamo nel bel mezzo della festa, quindi brindiamo e gustiamo il pranzo".
Egli raccontava la parabola del banchetto identificandosi col festeggiato: "Andate dunque ai crocicchi delle strade e raccogliete tutti quelli che trovate e invitateli a questa festa. Allora i servitori andarono intorno e radunarono tutti quelli che incontrarono, buoni e cattivi, e la sala delle nozze fu piena di commensali".

Berlusconi nel 1985 aveva solo una rete di televisioni locali che trasmettevano non contemporaneamente gli stessi programmi.
Era  una furbata che permetteva di violare la legge, visto che allora era vietato a soggetti privati di possedere televisioni nazionali.
Ma Berlusconi si mette d'accordo con Craxi che gli fa un decreto  legge apposta.
E fin qui, lo sapevamo già...
Cosi' Berlusconi ha finalmente tre televisioni nazionali vere.
Ma molti storcono il naso perchè, essendo possibili solo 11  reti nazionali, è un po' anomalo che un solo imprenditore se ne prenda tre.
Non siamo nel Far West che il primo che arriva si prende  tutto...
Nel 1994 la Corte Costituzionale con la sentenza 420, stabiliva  in difesa del pluralismo, che un unico soggetto privato non potesse detenere tre reti nazionali, concedendo un periodo di transizione e rimettendo il problema al legislatore per una soluzione definitiva entro e non oltre l'agosto 1996.
Arriva il 1996, scade nell'indifferenza generale la decisione  della Corte Costituzionale e Berlusconi continua ad avere tre Tv.
Nel 1997 la legge Maccanico stabiliva che un soggetto non potesse detenere più di due reti e che, finchè non ci fosse stato un "congruo sviluppo" via satellite e cavo, Rete4 avrebbe potuto continuare a trasmettere via etere,  quest'ultima decisione in palese contrasto con le decisioni della Corte Costituzionale che aveva deciso per un termine definitivo entro  l'agosto 1996 D'Alema, una volta diventato capo del governo, decide di  risolvere la questione e indice una gara per l'assegnazione delle concessioni delle reti nazionali.
La commissione nominata dal Ministero è presieduta da un  avvocato di Mediaset.
Berlusconi si aspetta che finalmente possa detenere legittimamente, con un regolare mandato dello Stato, le sue tre reti e relative  frequenze.
Nel luglio 1999 si svolge questa gara d'appalto, per partecipare si richiedono requisiti spaventosi e sembra chiaro che nessuno riuscirà a
scombinare i giochi.
Invece, colpo di scena. Arriva un tipo con uno scatolone enorme pieno di documenti e dice: "Buon giorno sono Francesco Di Stefano di Europa 7, vorrei due reti nazionali, grazie."
Panico! E chi è questo? E' pazzo? No, non è pazzo, è il loro peggior incubo.
Iniziano a mettergli i bastoni tra le ruote: "Le manca il certificato 3457!"
"No è qui!"
"Il modulo 13 bis compilato in 8 lingue?"
"Ne ho due copie, bastano?"
Ma poi trovano la furbata: "Il bando di gara richiede di avere 12 miliardi di capitale versato per rete lei ne ha solo 12, può chiedere una sola Tv."
"Balle!" Risponde il signor Di Stefano, "dodici miliardi sono per concorrere, non per ognuna delle due frequenze".
Ricorre al Tar e poi al Consiglio di Stato e vince.
Insomma alla fine gli devono dare una concessione per una rete nazionale e presto anche una seconda, perchè ne ha diritto e a Berlusconi ne tolgono una, non che la debba chiudere, deve traslocarla sul satellite che comunque è ricevuto da 18 milioni di italiani.
Ma a questo Di Stefano non gli vogliono dare proprio niente.
Evidentemente lui deve essere uno che da piccolo lo allenavano ad abbattere i muri con la cerbottana perchè avvia una serie di procedimenti giudiziari  spaventosa.
Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione Europea.
E vince tutti i ricorsi, tutti gli appelli, tutte le perizie.
E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre 2002, sentenza numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che:
- Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovrà emigrare sul satellite - Le frequenze resesi disponibili dovranno essere assegnate a Di  Stefano!
L'avete sentito dire al telegiornale?
Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e ci ha risposto con un lieve sorriso: "Nonostante siano trascorsi ben  nove
anni dalla decisione della Corte Costituzionale, Mediaset continua a detenere e utilizzare  appieno tre reti nazionali su un totale di sette
concessioni assegnate sulle undici  assegnabili (comprese quelle Rai).
Il fatto che un soggetto, a cui e' stata data una concessione (in concessione si da' un bene pubblico, in questo caso le  frequenze), non riceva poi materialmente il bene è un avvenimento che non ha precedenti al mondo".
Nel luglio 1999 Centro Europa 7 aveva fatto richiesta di due concessioni, una (Europa 7) l'ha ottenuta, per l'altra (7 Plus) c'è stato un diniego, in quanto non ritenuta idonea per la mancanza del requisito del capitale sociale.
Una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto esistente il requisito del capitale sociale, per cui siamo in attesa di una seconda concessione, anche se il Ministro Gasparri prende tempo.
Nel frattempo Centro Europa 7 per iniziare le trasmissioni, si è dotata di:

- una struttura di oltre 20.000 mq
- otto grandi studi di registrazione per le proprie eventuali  produzioni
- una library di oltre 3000 ore di programmi- tutto ciò che è necessario per una rete televisiva  nazionale
- 700 dipendenti
.
Questa preparazione è stata necessaria poichè la legge stabilisce che, entro sei mesi dall'ottenimento della concessione, la neo-emittente ha l'obbligo di iniziare le trasmissioni.Attualmente Centro Europa 7 è una società praticamente ferma, non ha alcun introito, poichè non è stata messa in condizione di operare, ma ha avuto, e continua ad avere, pesanti oneri per la gestione della  struttura, l'adeguamento della library, l'adeguamento tecnologico, le ingenti  spese legali, i costi dei dipendenti...
Ma ora altro colpo di scena...
Gasparri si sta muovendo per salvare Rete4. Il D.D.L. Gasparri, art. 20 comma 5 e art. 23 comma 1, realizza in pratica un condono, riconoscendo il diritto di trasmettere a soggetti privi di titolo" che occupano frequenze in virtù di provvedimenti temporanei, discriminando cosi' le imprese come Europa 7 che hanno legittima concessione, il tutto sempre al fine di salvaguardare Retequattro.
Infatti, quest'ultima potrà continuare a trasmettere, in barba alla sentenza del '94 e del 2002 della Corte Costituzionale e della  legge 249/97, pur non avendo ormai da quasi quattro anni la  concessione, mentre Europa 7 non potrà mai trasmettere, dimenticando che nel luglio 1999 c'è stata una regolare gara dello Stato per assegnare le concessioni, gara persa da Retequattro e vinta da Europa 7.
Si realizza quindi un ennesimo gravissimo stravolgimento del  diritto.
In pratica, chi ha perso la gara (Retequattro) può continuare tranquillamente a trasmettere, e chi l'ha vinta (Europa 7), perde definitivamente tale diritto.
Non vi sembra straordinario?
Travolti da un miracoloso afflato civico, i deputati del Polo bocciano alla Camera dei Deputati il decreto Gasparri proprio laddove  vuol tagliare la gola a Europa 7.
E' chiaro che le urla di Berlusconi di questi giorni sono anche per ricompattare i suoi, che se lo mollano adesso...
Ora bisogna vedere cosa fa il Senato... e poi la legge deve tornare alla Camera...
E poi bisogna vedere se Ciampi la firma, una legge del genere...
Saremmo all'oltraggio definitivo del concetto stesso di stato di diritto.
Un conto è fare una legge per non finire in galera.... un conto è fare una legge per prendersi qualche cosa che  appartiene a un altro.
Si comincia cosi' e poi si pretende il "Jus Primae  Noctis"...
Quindi, cara cittadina, caro cittadino, sappi che in questo momento si sta giocando una partita incredibile.
Se questa legge passa: quello che è tuo è suo!!!
Vedi se riesci a far girare questa mail, che secondo me, anche se gira solo in Internet, un po' li rende nervosi...
Internet non conta niente in borsa......ma siamo comunque una decina di milioni...

Dario Fo & Franca  Rame.

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