Il governo Berlusconi ha venduto la nostra acqua Jacopo Fo
E se domani tornasse Berlusconi ? Franca Rame
Dobbiamo convincere le masse?!? Di che? Perche’?Io sono contrario!di Jacopo Fo
HANNO UCCISO EMILIO ALBANESE Jacopo Fo
Essere Disinformati costa molti soldi Jacopo Fo
LETTERA AI PESSIMISTI Jacopo Fo
10 COSE CHE IL CAPITALISMO NON TI HA DETTO Jacopo Fo
LA VITA Dario Fo recita Ruzzante
CHI LO FA E CHI NO... Jacopo
ATLANTIDE TV: Censura sull'anonimo Bicefalo
L'ANOMALO BICEFALO" VINCE SULLA CENSURA!
IL VANGELO E LE DONNE Dario, Franca, Jacopo
COME RESISTERE AL DISGUSTO Jacopo
MANIPOLAZIONI GENETICHE ED "ALESSANDRO MAGNO" Dario
LA VIOLENZA VIENE INSEGUITA PASSO DOPO PASSO Jacopo
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acopo Fo: Il governo Berlusconi ha venduto la nostra acqua
In Italia
l'acqua e'
stata
privatizzata!
La
notizia e'
passata nel
silenzio
piu'
assoluto, ma
facendo una
ricerca in
rete
spuntano
diverse
conferme: il
5 agosto il
Parlamento
italiano ha
votato
l’articolo
23 bis del
decreto
legge numero
112, scritto
dal ministro
G. Tremonti.
Nel comma 1
si afferma
che la
gestione dei
servizi
idrici deve
essere
sottomessa
alle regole
dell’economia
capitalistica.
Scrive Alex
Zanotelli
sul
settimanale
Carta:
“Cosi' il
governo
Berlusconi,
con
l’assenso
dell’opposizione,
ha decretato
che l’Italia
e' oggi tra
i paesi per
i quali
l’acqua e'
una merce
(in mano
alle
multinazionali).
Dopo questi
anni di
lotta contro
la
privatizzazione
dell’acqua
con tanti
amici, con
comitati
locali e
regionali,
con il Forum
e il
Contratto
Mondiale
dell’acqua,
queste
notizie sono
per me un
pugno allo
stomaco, che
mi fa male.” |
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Dobbiamo convincere le masse?!? Di che? Perche’?
Io sono contrario!
di Jacopo Fo
sabato 7 luglio 2007 17.36
Recentemente, durante
un incontro tra associazioni del “Movimento”, ho sentito parecchi
compagni parlare della necessita’ di far capire le nostre idee e il
nostro sogno di un mondo migliore alle “Grandi masse”.
Un’idea giusta in senso strategico ma che porta la maggioranza del Movimento a ragionare in termini disastrosi. Trent’anni di pratica politica sono li’ a dimostrarlo. Questi amici pensano che siccome dobbiamo cambiare il mondo e per farlo dobbiamo essere in tanti, allora il cuore del lavoro sono le azioni di proselitismo e di educazione delle masse. Io invece credo che non serva diventare milioni per poter fare le cose. Dobbiamo fare il contrario: facciamo le cose, dimostriamo che sono positive e che fanno bene e poi vedrete che altri si convinceranno. Sono i fatti e non le parole che convincono le persone. Credo che in questi anni abbiamo dimostrato nei fatti che questa logica funziona. Produrre cibi biologici, diffondere tecnologie ecologiche, aprire centri culturali dove si praticano rapporti umani diversi, organizzare feste, giochi, performance, praticare uno stile di vita diverso con amici e amanti, e’ stata la nostra rivoluzione. Una rivoluzione che abbiamo vinto proprio perche’ e’ stata concreta e ha cambiato nei fatti il modo di vivere, di fare arte, di comunicare, di partorire, di occuparsi del benessere del corpo e della mente. E, visto che il nostro stile di vita ci ha fatto vivere meglio, altri hanno visto quel che facevamo e lo hanno giudicato intelligente. Oggi il cibo biologico, il commercio equo, il risparmio energetico, le ginnastiche dolci e la conoscenza dei muscoletti vaginali sono patrimonio di milioni di italiani che molto spesso non la pensano come noi ma sono stati comunque contaminati dalle cose buone che abbiamo scoperto, reso reperibili e sperimentato con grande vantaggio.
Ho sentito
recentemente compagni che si lamentavano perche’ la loro associazione
dedicava tanto tempo alle cene conviviali invece di concentrarsi sulla
propaganda politica, i banchetti informativi e i volantinaggi.
Un compagno ha risposto che era necessario fare cosi’ perche’ le cene conviviali sono un modo efficace e astuto per diffondere il messaggio aggirando le resistenze. Non sono d’accordo con questa logica. La penso proprio al contrario. Le cene conviviali, le gite, gli spazi ludici e ricreativi come Alcatraz non sono un modo astuto per far passare i messaggi ne’ tantomeno una perdita di tempo. Il centro della mia lotta e’ innanzi tutto vivere meglio, con persone che sentono l’emozione della vita come me. Coltivare il gioco, il ridere, l’amicizia, il dialogo, lo scambio artistico ed emotivo e’ il centro della mia attivita’. E’ da qui che si parte per trovare l’energia, la fiducia per vivere appieno. Solo chi e’ veramente arrivato a crescere dentro, a trovare le ragioni di un ottimismo profondo e di una gioia di vivere puo’ pensare di poter dare un contributo per il miglioramento del pianeta. Un contributo che viene spontaneo perche’ quando ami e ti ami e ti diverti ti viene voglia di far crescere il tuo stile di vita fuori dalla tristezza commerciale delle multinazionali del dolore. Al contrario, gente che non e’ cresciuta emotivamente, che non si dedica con tutte le forze alla ricerca della felicita’, che non ha lo scambio emotivo al centro del bersaglio esistenziale potra’ riempirsi la bocca con tutte le frasi ecologiste e rivoluzionarie che vuole ma non sapra’ dare alcun contributo positivo al mondo migliore. Sono persone tristi e irose e da trent’anni ci dimostrano che sono capaci di produrre solo vecchia politica, scontri ideologici, riunioni spaccapalle, logiche competitive, idee stitiche e banali. Capacita’ di azione concreta zero. Calore umano zero. Politica maschile (poche donne e sempre zitte in un angolo). Venerazione del leader e seghe mentali.
Sarebbe ora che si
mandi al diavolo questo modello ideologico e politichese.
Ma questo discorso ha
un’implicazione strategica essenziale.
Gli italiani oggi sono culturalmente e politicamente divisi: meta’ con la sinistra, meta’ con la destra. Cresce il risentimento contro i partiti ma gli elettori non vedono alternative. In questa situazione di transizione verso nuove forme di rappresentanza e democrazia diretta non e’ pensabile dar vita ad azioni che spostino le coscienze di una decina di milioni di persone, tantomeno della meta’ piu’ uno degli elettori. Ma ci sono moltissime iniziative che possono determinare grandi cambiamenti e porre le premesse per una maturazione culturale. Le nostre battaglie sul biodiesel, sui riduttori di flusso dell’acqua, sulle lampadine ad alto risparmio, sulla legge sui pannelli solari hanno dimostrato che un piccolo gruppo di persone determinate e’ piu’ che sufficiente per lanciare comportamenti di massa o smuovere gli equilibri nel centro sinistra, portando a risultati concreti. In pochi possiamo riuscire a smuovere le amministrazioni e coinvolgere milioni di persone ad adottare comportamenti positivi. Che cosa succederebbe se questa logica, finora promossa da poche centinaia di persone, diventasse la strategia di alcune migliaia? Se 3.000 persone aderissero a un gruppo d’acquisto di telefonia mobile potremmo offrire contratti collettivi per i cellulari. Lo stesso vale per banche, assicurazioni, elettricita’. Con 10mila persone consociate potremmo ottenere auto energeticamente efficienti come quella proposta da Beppe Grillo che fa 100 chilometri con 3 litri di benzina. Potremmo ottenere servizi e prodotti piu’ economici, eticamente ed ecologicamente validi. Convenienza+etica+ecologia. Chi potrebbe resistere a simili proposte? Cosi’ potremmo realmente conquistare l’attenzione di milioni di italiani delusi dalla politica e da questo sistema dominato dai furbi. Il problema che abbiamo di fronte e’ proprio questo. In Italia almeno un milione di persone vorrebbe fare qualche cosa per un mondo migliore, ma non riusciamo a metterne insieme poche migliaia su proposte di consumo consociato, critico, conveniente e ecologico. Ma non esistono scorciatoie. Fino a che la politica parolaia non cedera’ di fronte alla pratica del potere dei consumatori non faremo un solo passo in avanti. |
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8 maggio 2005 "Abbiamo ricevuto centinaia e centinaia di messaggi, mail, telegrammi… li abbiamo letti tutti ma è proprio impossibile ringraziarvi di persona, e dunque lo facciamo qui, dalle pagine di Cacao: Grazie, grazie anche a nome di Eleonora e della sua famiglia." Stavo scrivendo un articolo per Cacao quando telefona Davide
Albanese, fratello di mia moglie, ha la voce rotta: “Hanno rapinato Emilio,
è in ospedale, è gravissimo, devono operarlo.”
NAPOLI,3 MAG- 'E' stata una tragedia, lo hanno ucciso'. Cosi' il premio Nobel Dario Fo, a Napoli per lo spettacolo 'Il concerto per Scia' Scia'' che si terra' domani sera al teatro Augusteo, ha commentato la notizia della morte di Emilio Albanese, suocero del figlio Jacopo Fo, morto dopo un'aggressione a scopo di rapina nell'androne del palazzo. Angosciata la figlia di Albanese: 'Per me e' inconcepibile come i miei genitori abbiamo continuato a vivere qui'. 'Non e' normale, continua la donna, quello che e' successo a mio padre, mi aspettavo morisse per la sua malattia di cuore e non in questa maniera. Non si puo' campare in una citta' cosi'. Napoli e' malata, malatissima. E mio padre e' stato ammazzato da quella che era la mia piu' grande paura'. (ANSAweb) |
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Lettera ai pessimisti Fino a ieri chi come noi continuava a dire che le cose, anche se non sembra, stanno migliorando, poteva essere facilmente zittito con mille argomenti catastrofisti. Da oggi invece abbiamo le prove indiscutibili. In effetti mesi fa il Pentagono ci fece un regalo insperato: la realizzazione di uno studio sulla situazione dell'inquinamento e l'effetto serra. Fin che eravamo noi ecologisti radical-chic a piangere per il collasso dell'atmosfera terrestre la gente poteva continuare a sprecare il petrolio. Ma adesso che il Pentagono ha certificato che nei prossimi anni il disastro ambientale farà più vittime e danni delle guerre e del terrorismo messi assieme, inizia un'epoca in cui nessuno può far più finta che la questione non esista. E se osservate il peso che in tv ha ormai il discorso ecologico vi rendete conto che mai è stato citato con tanta frequenza. Si sta superando il livello di attenzione che negli anni '80 portò alla messa al bando dei gas che danneggiavano lo strato dell'ozono. Recentemente, e anche questa è una buona notizia, gli scienziati hanno osservato che stiamo uscendo finalmente dall'emergenza ozono. Ci vorranno secoli (sul cacao di venerdì dicevamo che sarà a posto nel 2050) per ripristinare la situazione naturale ma abbiamo smesso di distruggerlo. E questo dimostra che il problema umano è l'informazione. Quando finalmente ci si rende conto dei problemi, si riesce a affrontarli. E appunto per questo la ricerca del Pentagono è una pietra miliare della battaglia per salvare il pianeta. Sapere che abbiamo dalla nostra parte l'esercito più potente del mondo dovrebbe farci piacere. E, appunto, già le cose andavano perciò molto meglio, quando, in questi giorni, sono saltate fuori due notizie spettacolari. Io credo che i popoli decidano in base a concetti elementari di convenienza. Molto concreti anche se un po' miopi. E da questo punto di vista il capitalismo è stato, per i ceti medi dei paesi occidentali, un ottimo affare. Un indicatore per tutti la dice lunga su quanto la "società moderna" sia stata conveniente: per decenni ogni quattro anni la vita media aumentava di un anno per i cittadini dell'Europa Occidentale, Nord America, Australia e Giappone. E questo nonostante l'inquinamento, lo stress, le malattie mentali e la violenza. In termini di macro numeri quel che perdevamo con le morti causate da una vita insana lo guadagnavamo in termini di benessere generale. Che importa se, come sostiene Der Spiegel (dell'8 aprile 2005, fonte Internazionale n. 585), ogni anno 65.000 persone muoiono di inquinamento dell'aria. Comunque, a conti fatti, conviene. Bene, la prima buona notizia è che non è più così. Il capitalismo ha iniziato a non offrire più un conto in attivo. Internazionale (n. 583) riporta una ricerca pubblicata dal New England Journal che dimostra che l'aspettativa di vita degli statunitensi ha ormai smesso di allungarsi e anzi è diminuita di 4-9 mesi! Da tempo alcuni studi rilevavano che l'aspettativa di vita aveva smesso di crescere ed era stabile. Ma ora ha iniziato a diminuire!!! E la previsione è che continuerà a diminuire se non cambiano le abitudini alimentari. Non è un mistero che la sovralimentazione a base di cibo spazzatura sia legata anche a stati psicologici di disagio. Se mettiamo insieme questa informazione con l'aumento dei suicidi tra gli adolescenti e quello spaventoso del consumo di tranquillanti, antidepressivi, sonniferi, stimolanti, abbiamo il quadro di una situazione esistenziale insostenibile. Grazie alla globalizzazione ben presto anche da noi arriveranno disastri simili. Già il 20% degli inglesi è sovrappeso.... Insomma anche questa non è proprio una buona notizia. Ma è una notizia destinata a far ragionare la gente. Certo non sarà immediato. I TG non hanno aperto con il titolo "Il capitalismo non conviene più." Ma questo è un fatto, ormai. Nei prossimi anni assisteremo al balletto delle contro ricerche. E' già successo con le stragi di stato, Ustica, l'ozono, l'effetto serra, i proiettili all'uranio impoverito... Ma dategli tempo e alla fine anche il Pentagono ci darà ragione. Anche perché i generali, con le porcherie chimiche che rifila l'esercito, saranno i primi ad accorgersi che la vita media ha iniziato ad accorciarsi. Avete idea di quanto s'incazzeranno? E cosa ne sarà dell'esercito americano quando le mense militari inizieranno a servire cibo biologico vegetariano? Saranno più educati mentre torturano la gente? Ma se fosse tutto qui... Invece mi sono tenuto per ultimo il colpo più grosso: la Nike! Hai avuto un orgasmo leggendo i giornali giovedì mattina? Io ne ho avuti due. Non godevo così da quando i Gruppi di acquisto Solidale (Gas) hanno importato il latte in polvere per neonati ed è scoppiato il bubbone della truffa farmaceutica legalizzata. Beh, se devo essere sincero ho goduto anche quando l'olio di colza è andato esaurito nei supermercati del nord Italia... Sì, devo dire che è un periodo caldo... Ma quelle sono state vittorie nazionali. La Nike è una roba mondiale! Per i distratti riassumo l'evento epocale. La Nike ha reso pubblico un rapporto realizzato dai suoi stessi analisti, sulle condizioni di lavoro nelle 700 fabbriche che costruiscono le loro scarpette. Porca miseria, quanti anni sono che rompiamo le palle al mondo con questa storia? Un sacco di benpensanti che ci dicevano che esageravamo a dire che erano dei criminali. Per non parlare dei compagni che ci ripetevano che col nostro boicottaggio degli acquisti non avremmo concluso niente... E adesso la Nike conferma tutte le accuse: violenze fisiche, condizioni di lavoro inumane e tossiche (1), lavoro minorile, ipersfruttamento, aggressioni ai sindacalisti, licenziamenti punitivi. Insomma sono delle bestie. Ora promette di voltare veramente pagina. E lo fa grazie al movimento del consumo etico. Intendiamoci, non credo a una riga delle loro promesse. Sono solo cannibali senz'anima e senza cervello. Prima che mi compri una sola stringa, da loro, devono come minimo salvare più bambini di Madre Teresa di Calcutta. E non li vogliamo solo salvi e ben pasciuti, li vogliamo anche laureati all'Università di Stanford. Ma il fatto che oggi, su tutti i giornali del mondo, ci sia, per la prima volta in termini così totali, la resa incondizionata di una multinazionale davanti a un mare di accuse è strepitoso! Una multinazionale è arrivata a spendere alcuni milioni di euro per certificare in modo incontrovertibile la propria colpevolezza su tutti i capi di accusa. Se non è una vittoria storica questa... Da oggi nessuno può più dire che le nostre accuse alle multinazionali sono insensate. E chi si dichiarava progressista indossando Nike forse si farà delle domande sulla sua opposizione verbosa e inetta ai mali del mondo. Questo risultato lo abbiamo ottenuto con la partecipazione di pochi. Cosa succederebbe se i 7 milioni di italiani che hanno esposto la bandiera della pace iniziassero a usare i propri acquisti come arma di dissuasione pacifica? La capacità dei consumatori di provocare cambiamenti sociali sostanziali è a questo punto un fatto certificato dagli eventi. Resta solo da verificare la misura dei risultati che si possono ottenere coinvolgendo milioni di persone. Forse dovremo aspettare che il Pentagono dica che i consumatori responsabili sono la più forte potenza politica del mondo prima che i vertici della sinistra italiana lo capiscano... Ma chiunque abbia un po' di testa può ormai comprendere che, come disse parecchi anni fa Padre Alex Zanotelli, "voti ogni volta che fai la spesa"! Ma quando voti un politico rischi che non cambi niente. Quando smetti di comprare un prodotto e inizi a chiedere a tutti: "Perché hai comprato le Nike? Non sai che sono sotto boicottaggio?" allora fai paura alle multinazionali. Ed è una grandissima soddisfazione. Non è la prima volta che si vince. Vi ricordate la campagna di Gesualdi contro la Del Monte? Lì si trattava di una storia tutta italiana, anche se, grazie al coinvolgimento della Coop, le ricadute sono state il cambio delle condizioni di vita in tutte le piantagioni Del Monte. Ma adesso è una roba più grossa. Tutti i consumatori del mondo sanno che uno dei quattro loghi più noti del mondo è sporco di sangue. Che faranno adesso alla Disney, alla Coca Cola e alla McDonald's? Ma sapete come stanno male? Tutti i manager urlano in tutti i telefoni: "La Nike è impazzita! Si sono autoaccusati! Ma checcavolo gli viene in mente?" Vorrei poter parlare con questa gente in questo momento. Vorrei potergli dire la verità. Caro manager, ormai che la Nike ha ceduto, ti resta una sola cosa da fare: adeguarti. Perché se non dimostri che sei capace di fare del bene all'umanità e non espii tutte le tue colpe con buone azioni, allora sei nei guai. Perché succede che quel piccolo numero di consumatori rompiscatole che vanno in giro dicendo che i tuoi prodotti portano sfiga perché sono sporchi di sangue inizia a essere ascoltato. Sono dei vigliacchi perché non si limitano a sputtanare le tue semplici strategie industriali. Alludono, in modo subdolo e vigliacco, al fatto che comprare prodotti sporchi di sangue porti sfiga e abbassi la libido sessuale. Lo so che la sfiga non esiste e che sono tutte idiozie... Ma che ci vuoi fare, sono superstizioni che se si diffondono poi sono dure da estirpare. Capisci, caro manager, è così che funziona il mondo ormai. Tutti i miliardi che hai speso in pubblicità spariscono davanti a un ecologista che è scocciato per il fatto che le operaie di Saigon vengono stuprate dai capireparto sulle cataste delle suole delle scarpe. Cioè un pessimo karma da portare ai piedi. E così tutto il tuo bel tran tran, le tue azioni che salgono, i tuoi indici di crescita vanno a farsi benedire. E tu ti devi svegliare mezz'ora prima per andare a leggere sul vocabolario cosa vuol dire "etica". Povero sfigato, che vita dura. Adesso dovrai occuparti anche degli asili nido dei dipendenti dei tuoi partner produttivi. Che grande scocciatura. Ma ormai non hai via di scampo. Lo sai, appena una multinazionale cede le altre si devono adeguare. Sennò sei fuori dal gioco e gli azionisti reclamano la tua testa. Si chiama capitalismo, baby, e tu hai sempre sostenuto che è il miglior sistema possibile. Adesso impari una cosa che non sapevi: le leggi del marketing non hanno pietà per nessuno. Neanche per te. Sei costretto a diventare buono. Lo so che per te è una cosa orribile ma non hai scelta. Nota 1 Fra dipendenti e società appaltatrici sono 650mila le persone che lavorano per la Nike. La maggior parte sono donne tra i 16 e i 25 anni di età. La settimana lavorativa supera le 60 ore settimanali nel 50% degli stabilimenti asiatici. Punte del 90% in Cina. In molte delle aziende c'è il divieto di andare in bagno e perfino di bere durante tutto l'orario di lavoro. Il rapporto completo si trova su http://www.nikeresponsibility.com/reports (Fonte: Repubblica di giovedì 14 aprile) sabato 16 aprile 2005 C@C@O della domenica <settimanale@alcatraz.it> |
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10 cose che il
capitalismo non ti ha detto.
Indice dei punti trattati:
(fate le pernacchie a chi vi dice che bisogna affrontare il nocciolo del
problema). |
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"La vita"
Dario Fo recita Ruzzante (Trovi la traduzione del testo in italiano alla fine del pezzo in lingua "padana".) Tuto l'è comenzò in del giorno de quando che Adamo e nostra madre Eva, biastemàda 'me putàna, fùrno dal Paradjs cazzàdi fòra, per la rasòn che évano magnàdo 'sta malarbèta póma... 'ste póme grame... fructo che la se dée ziùsto dar da magnàre sojaménte ai puòrzi! L'è stàito en quel malarbèto ziórno che el noster Padre creatore ibestialìt 'me un demoni, l'è spuntàit coi dit e le man a strasciàr le nivole biastemando d'un parlà tremendo: "Desgrassió Adamo ed Eva dove sit? Malnati! Cosa gh'ho fàito mi per crearve me fiòl de mi, con le mée man ve gh'ho fàiti, ugual a mi, in de la mota, in de la palta agorgognàta, gh'ho dàit ol mée fiàt, ol mée respiro, po' ol mée spirto e tuto 'sto creato per vui. Che lo fait par mi?! Ma no, par vui! I animàl, i pesi, i usèi, par vui fioli, tuta roba per nutrigàrve, fructi tuti par vui in eterno de magnàre... Vo' dimandài sojaménte de no' tocàrme un fructo che evo creàt inproprio par mi solo, un plazerì... un albero de pome... V'avevo 'vertìt: "Quelo no' me lo tochè! L'è roba mea! L'unega! Tuto l'altro podì magnarve... anco i ànzeli e i cherubì', ma quélo lassélo stare!" Ma vui malnàt, no... me l'avìt magnà! Disgrassió! Fora! Fora! Golosi! Fora da 'sto Paradiso! Gh'è arrivàt l'anzelo, l'anzelo major co' l'ale destandùe... grandi... co' la spade de fogo, che andava a spartìr sciabolàde en ogne logo. ZZZAK!, 'na sfrombada a fendérghe ol culo in dòe, che avante noialtri elo de drio lo gh'havévemo fàito come un balon ùnego, ma co' sta sfrisàda de lama, zaaak, una fèssa in del meso: so saltate fòra do' ciape... L'è lì, che ghe son nasciùe le ciappe... che no' stan nemmanco tanto mal. Bèle! E da quel ziorno l'è capitato che noialtri, òmeni e femene, vegnéndo al mondo dovémo soffregàr, e cossì la nostra madre in del parto la va criàndo de dolor. E po' lamenti de tristìssia... e oltre a fatigàr 'me bèstie per campare, a nuàltri fiòl de Deo per castigo... ghe tóca anco de morireE pensà che s'éremo là, beàt a sgorgossàrse, a rotolàrse deréntro 'sti prai tuti sverdolìn, che no' i secàva gimai 'sti fior parfumati... e le parpàje che volavan intorno e i osèi che ziogàvan co' i altri animal... un rider de piasér dentro l'acqua, co i pìe... e no' gh'era neanca de fadigàr per magnàr... i te vegnìva i animal de dosso, in tra le brassa, i fructi te tomborlava ziò de soli in de la man... Oh che che l'era star in vita: "Che ziórno l'è incoe?" - "Che t'importa, semo eterni!" Eterni! Ohi, che me vegne i sgrìsoi al pensér che evémo nasìi eterni... sémpre in etèrno con la mèsma mogjèr, in etèrno con le misme campàne... lo stèsso prèvete-curàt, sempre quèlo... (correggendosi all'istante) No, che no' ghe sarèsse stòo èsto prèvete-curàt, per la rason che no' avrèssimo magnàt la póma e no' ghe sarèsse stòo pecàt... Dónca sénza pecàt cosa ghe fa un curàt? Ol prévete l'è una giónta de punisión che gh'han infibià! Cossa che stavo disiéndo? Ah sì, del castìgo del morire. De alóra se fa l'augùrio in del valzàre i biciéri: "Salùt! Fiòli tanti! Bon prò te fazza! Te possa campare 'na vita longa!". E cosa sarèse 'sta vita lònga? Campàre de çénto e çénto ani fino a treçénto compàgn de Noè? Gh'havìt en mente Noè... quel che par prim l'ha schisciàt i gràspoli d'uva per tràrghe fòra ol vin. Cos'è che procura 'sto spirto màzzico del vino che sbòta in encantaménto? Bisogna forse che i grani del pisòl de uva sìbia masa-tanti? Bisogna che i graspi sìbia bén pregnùd de 'sto liguór de mósto o ghe vòl che il pigménto profumàt sbòti fòra come el miél? Forse che il mósto nei tinàssi con le graspe schisciade a fermentàr bùie plù all'impazzò se il filàr della vite è plù lònga e le graspe son massa pì nombròse? No, tuto quèsto no' a basta per dar vita a la vite. Quèl che fa nàssere un vin che se possa poi ciamàre "exeléntis maravègia" l'è la folìa zioiósa che sbròfa per encantaménto fin da la fioridùra e monta col maduràr de l'uva. L'è proprio deréntro a la raìs in lo zèppo sòo, a fondo, che s'imprégna la vita del la vite, donca, iguàl per viver 'na vita degna e zioconda 'no basta Compàgn che no' è a basta de aziónzere un oltér filàr de vite a la vigna che te gh'hai già, per far che la vite ghe doni plù vida al vino, così è per la vita de l'òmo. L'è deréntro a l'albero de la vite che la vita crésse e se smultiplica in valor, no' per lo deslùngo del filàr de la vite. Vita, spirto e folìa no' se misura per palmi, né per passi, né per pèrteghe... ma per l'intensité se misura, per l'intensité. Intendio?... No, avit intendio?! Me toca de spiegarve ancora! Déime bon ascolto. No' cognossìt zénte al mondo che viviéndo una vita longa l'è ziónta ai çénto ani? La cognosìt! E ghe n'è parfìn de quèi che ne passò i çénto anni de qualco ano in plù. Ve digarò che ghe n'è de quèsti campa-longo una gran quantité che se si è incorgiù che son restàt al mondo sojaménte quando son stàiti morti. E lori mèsmi finalmént, se son incorgiùi d'esser staìti vivi sol in del mumént de quand l'anima lor la returnàva al creador. Donca è la morte che g'ha fàito accòrzer de la vita. Ma no' saviéndo quèi d'esser mai stàiti vivi quando li g'éra, vuòtu ti ciamàr campare èsto lor transitar in vita? No de seguro. Anco se te azzonzèssi un çentinàr de vite a 'sta prima vita, 'n'altra vita ziontà a l'altra e 'n'altra anca mò, quèi no' gh'havrèssero gimài ùt una vita sola de ciamàrla vita. De contra se un starèsse al mondo ziùsto ol tempo de la ziovinèssa e in 'sto breve pasàg, ognun de lu e del sòo stare in vida, se fuèsse accorti del sòo valor e pesatùra e dònca a la sòa departìda ogniùn provàse duol, no' dovarìsse ciamàre majòr vita la sòa? E vita pì lònga de uno che campàndo in etèrno no' avèsse gimài savùto d'essere stàito vivo? Mo' dónca, compàgn che ne la graspa de uva no' son i tanti grani del pisòl che fa el vino meravegióso e vivo, e nemanco ol gran lóngo dei filàr che fa resembràr serengà de spirto profumàt a la folia 'sto liquor stregonàt, cussì no' è tanto el numer de i ziorni che ghe fa cónsi de star viviéndo una vita degna... quanto pitòsto la folìa e la savieté impregnùde de una "stramberìa fantasticànte", cossì zenerósa da fa de manéra che quand a l'improvìsa finìsse la vita tòa, similménta ne la vita de i oltri, a l'improvìsa ghe vegne a mancàr quaicòssa de la loro vida. Gransorte l'è donca 'na vita impiegnìda de stralunamènt compagn de un arbàro che buta de mila fiori e i rami se destende a petenàrse l'aire e i ziòga a sbinzonàr co el vento e no' ghe importa de spampanàrse intorno e sperder fiori e far ridàde che pare de spavento. 'St'albero se insogna d'esser arbàro magistro de una nave granda co' le vele de trinchèto e rande, sgionfie e piéne 'me panze de fèmene ingravidade. Così, folìa e 'legrèssa, ziónte a la resòn, i spigne a pì lònga vita, se 'sta tua vita no' la va viviendo de nascondon, ma co' i altri ligàt, così generoso... che no' te importa de butar via tuta 'sta toa vita per provar che ghe sìbia zioconditè e liberté e justizia bona pe la zénte tuta. L'è da lì che nasse l'eternità de la vita. E mi vago esperando che il ziórno che me ne vago morendo, la zénte diga: "Pecat che l'abia fornìt de campare, a l'era così vivo, de vivo!". Traduzione Tutto è cominciato nel giorno in cui Adamo e nostra madre Eva, bestemmiata come puttana, furono dal Paradiso cacciati per la ragione che avevano mangiato 'sto maledetto pomo... 'ste mele grame... frutto che si deve dar da mangiare giusto solamente ai porci! E' stato in quel maledetto giorno che nostro Padre creatore, furente come un demonio, è spuntato con le dita e le mani a stracciar nuvole, bestemmiando con un parlar tremendo: "Adamo ed Eva disgraziati, dove siete? Malnati! Cosa ho fatto io per crearvi come figli miei, con le mie mani vi ho fatto, uguali a me, nella mota, nel fango impastato, vi ho dato il mio fiato, il mio respiro, poi il mio spirito e tutto 'sto creato per voi. Che, l'ho fatto per me? Ma no, per voi! Gli animali, i pesci, gli uccelli, per voi figli, tutta roba per nutrirvi. frutti tutti per voi in eterno da mangiare... Vi ho chiesto solamente di non toccarmi un frutto che avevo creato proprio per me solo, uno sfizio... un albero di pome... Vi avevo avvertiti: "Quello non me lo toccate! E' roba mia! L'unica! Tutto il resto potete mangiarvelo... anche gli angeli e i cherubini, ma quello lasciatelo stare!" Ma voi malnati, no... me l'avete mangiata! Disgraziati! Fuori! Fuori! Golosi! Fuori da 'sto Paradiso!" E' arrivato l'angelo, l'angelo maggiore con le ali distese, grandi... con la spada di fuoco, che andava sventagliando sciabolate in ogni luogo. ZZZAK!, una tagliata a fenderci il culo in due, che prima noialtri, esso di dietro l'avevamo fatto come un pallone unico, ma con questa sferragliata di lama zaaaak, una fessa nel mezzo: son saltate fuori due chiappe... E' lì che ci sono nate le chiappe...che non stanno namanco tanto male. Belle! Da quel giorno accade che noialtri, uomini e femmine, venendo al mondo dobbiamo soffrire, e così nostra madre nel partorire va gridando di dolore. E poi lamenti di tristezza... e oltre a faticare come bestie per campare, a noialtri figli di Dio per castigo... ci tocca anche di morire. E pensare che eravamo là beati a crogiolarci, a rotolarci dentro 'sti prati tutti verdolini, che non seccavano mai 'sti fior profumati... e le farfalle che volavano intorno e gli uccelli che giocavano con gli altri animali... un rider di piacere dentro l'acqua, con i piedi... e non c'era neanche da faticare per mangiare... ti venivano gli animali addosso, tra le braccia, i frutti ti cadevano giù da soli nella mano... Oh che bello era stare in vita: "Che giorno è oggi?" - "Che t'importa, siamo eterni!" Eterni! Ohi che mi vengono i brividi al pensiero che eravamo nati eterni... sempre in eterno con la stessa moglie, in eterno con le medesime campane... lo stesso prete-curato, sempre quello... (correggendosi all'istante) No, che non ci sarebbe stato 'sto prete-curato, per la ragione che non avremmo mangiato la mela e non ci sarebbe stata 'sto peccato... Dunque senza peccato cosa ci fa un curato? Allora il prete è un aggiunta di punizione che ci hanno affibbiato! Cosa stavo dicendo? Ah sì, del castigo del morire. Da allora si fa l'augurio nell'alzare i bicchieri: "Salute! Figli tanti! Buon pro ti faccia. Tu possa campare una vita lunga!". E cosa sarebbe 'sta vita lunga? Campare cento e cento anni fino a trecento come Noè? Avete in mente Noè? Quello che per primo ha schiacciato i grappoli d'uva per trarne fuori il vino. Cos'è che procura 'sto spirito magico del vino che sbotta in incantamento? Bisogna forse che i grani (acini) del picciuolo dell'uva siano tanti? Bisogna che i grappoli siano ben pregni di 'sto liquore di mosto, od occorre che il pigmento profumato sbotti fuori come il miele? Forse che il mosto nei tini con i grappoli schiacciati a fermentare va bollendo più all'impazzata se il filare della vite è più lungo e i grappoli di un'abbondanza esagerata? No, tutto questo non basta per dar vita alla vite. Ciò che fa nascere un vino che si possa poi chiamare "exelentis maravegia" è la follia gioiosa che spruzza innaffiando per incantamento fin dalla fioritura, e monta col maturare dell'uva. E' proprio dentro la radice, nel ceppo suo, a fondo, che s'impregna la vita della vite, quindi, ugualmente per vivere una vita degna e giocosa non basta farsi una lunga vita? Così come non è abbastanza aggiungere un altro filare di vite alla vigna che hai già, per far che la vite doni più vita al vino, così è per la vita dell'uomo. E' dentro l'albero della vite che la vita cresce e si moltiplica in valore, non per il prolungamento del filare della vite. Vita, spirito e follia non si misurano né a palmi, né a passi, né per pertiche... ma per l'intensità si misura, per l'intensità. Inteso?... Non avete capito?! Mi tocca di spiegarvi ancora! Datemi buon ascolto. Non conoscete gente al mondo che vivendo una vita lunga sia arrivata ai cento anni? La conoscete? E ci sono persino di quelli che hanno passato i cento anni di qualche anno. Vi dirò che ci sono di questi campa-a-lungo una grande quantità di cui ci si è accorti che sono stati al mondo soltanto il giorno che son morti. E a loro volta finalmente si son resi conto d'esser stati vivi solo al momento in cui l'anima loro tornava al creatore. Dunque è la morte che li ha resi edotti, fatti coscienti della vita. Ma non sapendo quelli d'essere mai stati vivi quando lo erano, vuoi tu chiamar campare quel loro transitar in vita? No di sicuro. Anche se tu aggiungessi un centinaio di vite a 'sta prima vita, un'altra vita aggiunta all'altra e un'altra ancora, quelli non avrebbero mai avuto una vita sola, da chiamare vita. Di contro se uno stesse al mondo giusto il tempo della giovinezza e in sto breve passaggio ognuno di lui, e dello suo stare in vita, si facessero accorti per suo valore e peso, e quindi alla sua dipartita ogniun provasse duolo, non si dovrebbe chiamare maggior vita la sua? E vita più lunga di uno che campando in eterno non avesse giammai saputo di essere stato vivo? Ora dunque, come nel grappolo d'uva non è la grand'abbondanza dei grani che rende il vino meraviglioso e vivo, e nemmeno la l'estesa processione dei filari che impregna di spirito profumato alla follia 'sto liquido stregato, così non è tanto il numero dei giorni che ci riesce di campare a farci coscienti di star vivendo una vita degna... quanto piuttosto la follia e la saggezza impregnate di una "stramberia fantasticante" così generosa da far sì che quando all'istante cessa la tua vita, similmente nella vita degli altri viene all'improvviso a mancare qualcosa della loro vita. Gransorte è quindi una vita piena di stralunamenti come un albero che butta mille fiori e i rami si distendono a pettinare l'aria e giocano a danzare col vento e non gli importa di spampanarsi intorno e sperdere fiori e far risate che paion di spavento. 'St'albero si sogna di essere albero maestro di una nave grande con le vele di trinchetto e rande, gonfie e piene come pance di femmine ingravidate. Così, follia e allegrezza, aggiunte alla ragione, spingono a più lunga vita, se sta tua vita non la vai vivendo di nascosto, ma con gli altri legato, e così generoso... che non t'importa di spendere tutta sta tua vita per provare che sia giocondità e libertà e giustizia buona per la gente tutta. E' da lì che nasce l'eternità della vita. E io vado sperando che il giorno che me ne vado morendo, la gente dica: "Peccato che abbia finito di campare, era così vivo, de vivo!". 03/04/05 |
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Chi lo fa
e chi no... Essere disinformati costa molti soldi e fa vivere male molta gente. Cari lettori, vorrei porre la questione morale. Anzi la questione mentale. In questi giorni ho sperimentato direttamente il livello di disturbo mentale di cui soffrono in primo luogo i mass media e in generale il popolo italico. Scoppia il caso biodiesel, e, come per incanto, ricevo un mucchio di telefonate da parte di giornalisti che mi chiedono di parlare del nostro distributore di biodiesel. Il primo d'Italia. E io mi diverto a rispondere: "Ma come non ha letto i nostri comunicati stampa? Non segue i nostri siti internet? Legge solo le agenzie di stampa autorizzate?" Provo un certo gusto a dire: "Guardi, il distributore non l'abbiamo aperto in questi giorni ma cinque anni fa. E l'abbiamo chiuso piu' di due anni fa perche' il governo Berlusconi ha vietato il biodiesel. Abbiamo fatto proteste, raccolto firme..." Ed ecco il cronista che non ci puo' credere: "Ma come l'hanno vietato? Hanno vietato il biodiesel?" Non ne sanno niente. "Si', siamo l'unico paese d'Europa. L'Unione Europea ha praticamente liberalizzato la vendita ma l'Italia ha chiesto di essere esclusa dal provvedimento. Poi il governo ha deciso di vietare la vendita al pubblico del pericoloso carburante. Se va su www.cacaoonline.it trova tutta la storia dall'inizio..." Praticamente c'e' da chiedersi a quanti sia arrivata notizia della nostra campagna sull'olio di colza... Proprio pochi... Unica consolazione e' che ormai sono centinaia di migliaia gli italiani che non si fanno fregare e mettono olio di semi comprato nei supermercati Lidl a 0,65 euro il litro. Tutti i discorsi sono serviti a poco e tuttavia, in barba a tutti i giornalisti audiolesi, a tutte le censure e i sabotaggi, le idee giuste sono andate avanti. E crediamo che molti consumatori di olio di semi abbiano provato soddisfazione vedendo che oggi tutti si accorgono di quello che stanno facendo ormai da anni. Chissa' quanti sono stati derisi perche' mettevano l'olio nel serbatoio: "Vedrai che ti scoppia il motore!" Adesso mi avvicinano al bar e mi chiedono: "Senti, ma e' vera questa storia che metti l'olio nel serbatoio?" "Si', lo faccio da cinque anni e se tu facevi come me a questo punto avevi risparmiato i soldi per farti una vacanza alle Seychelles, ma e' meglio cosi', perche' sei sfigato dentro e sicuramente ti facevi la vacanza quando c'era lo Tzunami ed eri gia' morto." Si', lo ammetto, ho un piacere rabbioso a far notare a questi disinformati per vocazione che la loro incapacita' di fare attenzione gli ha causato danni enormi. Sono loro, la massa amorfa di quelli che non ascoltano, la zavorra dell'Italia. Ed e' ora di dirlo che oggi la capacita' di agire seguendo schemi diversi e' lo spartiacque della qualita' della vita di tutti. Chi ha ascoltato Beppe Grillo non si e' fatto fregare dalla Parmalat. Chi ha ascoltato Cacao sul risparmio etico e il boicottaggio non ha comprato Enron e bond argentini. Chi ha letto come funziona la ricerca sul tumore sa che, se si ammala, deve iscriversi a un protocollo di ricerca, ottenendo cosi' che il proprio tumore venga identificato. Se non ti iscrivi nei protocolli ti danno la cura standard. Se sei dentro ti danno la cura specifica per il tuo tumore. La differenza e' l'80% di sopravvivenza. E se il tuo problema e' che ti hanno perduto i bagagli e stai bestemmiando in aeroporto, hai grande vantaggio se hai letto la sintesi delle istruzioni di una nota compagnia aerea ai caposcalo che abbiamo pubblicato due anni fa. Il caposcalo deve recarsi presso l'orda dei passeggeri imbestialiti. Ascoltare per cinque minuti in silenzio tutte le proteste e individuare cosi' i capopolo. Quindi proporre loro di appartarsi in un'altra stanza ("Cosi' parliamo meglio") e dare loro tutto quello che vogliono. Anche piu' del dovuto. E promettere che si fara' lo stesso con gli altri. Cosi' si liquidano i ribelli. E poi ai pecoroni non di dara' niente. Tanto non hanno i coglioni per fare qualche cosa. Sono gentucola che non si espone, non si sbatte, non partecipa. Peggio per loro! C'e' chi va in vacanza in posti inquinati e affollati quanto una citta' e passa meta' della vacanza in coda e chi no. C'e' chi compra le camice da 100 euro al figlio e chi gli paga una vacanza a Londra per imparare l'inglese. C'e' chi gioca con i figli e chi gli compra solo videogames. C'e' chi ingurgita sonniferi, tranquillanti, antidepressivi e chi cerca di farsi nuovi amici. C'e' chi continua a piangere per un lutto anche a dieci anni di distanza e chi cerca di rifarsi una vita. C'e' chi va per terra e non si rialza mai piu' e chi, con fatica, cerca di capire i propri errori. C'e' chi sbadiglia, si gratta, si stiracchia, scambia massaggi e chi non fa niente di tutto questo perche' e' sconveniente. C'e' chi legge libri divertenti e guarda film comici e chi consuma solo prodotti violenti e terrificanti. C'e' chi coltiva hobby, impara cose nuove, sperimenta cibi sconosciuti, prova nuove posizioni. C'e' chi fa i conti con l'idea della morte e chi cerca di non pensarci. C'e' chi ogni tanto ammette di sbagliare e chi non sbaglia mai. C'e' chi ogni tanto cerca di non prendere le cose con pesantezza e chi passa la giornata a parlare male degli altri. C'e' chi continua ad avvelenare i propri figli con la bistecchina agli ormoni, c'e' chi accetta di venire separato dal figlio subito dopo il parto. C'e' chi dorme insieme ai bambini piccoli e chi preferisce farli dormire da soli fin da neonati e poi si stupisce se piangono per tutta la notte. C'e' chi allatta e chi no, anche se potrebbe. C'e' chi fa l'amore tre volte la settimana e chi tre volte l'anno. C'e' chi ogni tanto fa una passeggiata mano nella mano con qualcuno e chi ha deciso che non vuole piu' innamorarsi. E c'e' chi, addirittura, accetta di vivere con una persona che non ama perche' "conviene". C'e' chi ha ancora speranze e chi ha solo rancori. C'e' chi sogna un mondo migliore e chi ha smesso di dormire per non avere incubi. C'e' chi quando si ammala partecipa al processo di cura, si informa, cambia abitudini, sogna di guarire e chi aspetta passivamente le medicine del dottore (o l'infuso del mago). E' risaputo che chi partecipa emotivamente e intellettualmente alla cura, diventa soggetto del proprio mantenersi vivo, ha molte piu' probabilita' di guarire. Ma questo e' il meno, prima o poi dobbiamo morire tutti, ma chi vive passivamente non riesce a affrontare la morte in nessun modo che vada al di la' del terrore e della disperazione. C'e' chi invece e' disposto a imparare che bisogna morire e magari, prima, prova a non sprecare l'esistenza. C'e' chi vive a Milano e campa sei anni meno di chi vive a Macerata. C'e' chi cerca buone notizie, c'e' chi gode con quelle cattive. C'e' chi fa il corteo per la pace e poi si compra le Nike, spreca calore, acqua e energia elettrica, dice che il commercio equo e solidale e' radical-chic e beve solo Coca Cola. C'e' chi fa volontariato, isola la propria casa termicamente e cerca di diminuire il proprio contributo alla guerra per il petrolio e chi va al bar a dire che lui a Berlusconi altro che un treppiede gli avrebbe tirato. C'e' chi cambia la propria vita e chi aspetta che gliela cambi Prodi. La follia del sistema danneggia la gente e solo chi usa il cervello evita parte dei danni. Si tratta di un vero e proprio stile di vita. Oggi, per la prima volta nella storia del mondo, il fattore culturale ha un peso pari ai mezzi economici nel determinare la qualita' della vita. Non parlo qui delle persone che sono vicine alla soglia di poverta'. Parlo dei milioni di italiani che hanno un tetto sulla testa, due pasti al giorno, l'auto, la lavatrice, internet e il cellulare. Se questa gente che ne ha la possibilita' iniziasse a ragionare ne avrebbe un grande vantaggio individuale e l'Italia rinascerebbe. Possiamo dire che non e' colpa loro, poverini, non hanno avuto le occasioni per imparare a ragionare. E' vero, non si puo' fargliene una colpa. Se nascevo in una famiglia diversa neanche io avrei saputo certe cose. Non e' un merito saperle, e' un caso. E certamente chi ha la fortuna di aver capito certe idee ha il dovere di cercare di comunicarle a chi e' stato meno fortunato. Pero' dobbiamo iniziare a dirlo. C'e' chi ha la fortuna di sapere e chi no. E questo fa la differenza nella vita piu' di una laurea, piu' di uno zio alla Regione. Dobbiamo dirglielo che la tv mente e partecipare ai quiz e fare sesso con le veline e i velini non e' il massimo della vita. Dobbiamo dirglielo che ci fa tristezza vederli sprecare la loro vita, crescere figli senza amore, avvelenarsi con grande dispendio di mezzi, scegliere sempre la cosa piu' precotta. Mangiare il doppio delle medicine prescritte dal medico. Maciullarsi con decine di esami clinici e di radiografie inutili. Comprare sempre tutto al massimo del suo prezzo perche' gli acquisti collettivi "fanno povero". Dobbiamo dirglielo che la loro vita e' priva di fascino perche' non sono loro a viverla. Dobbiamo raccontargli di quanto e' diverso quando inizi a fare scelte, a capire che, in qualche modo, puoi influire sul tuo destino. Spiegargli che e' vero che e' piu' duro, rischioso, a volte deludente, ma che comunque, prendere in mano la propria esistenza rende la vita appassionante, colorata, degna di essere vissuta. Dobbiamo fargli capire che esiste l'onore di aver vissuto, di aver lottato, di essersi applicati con passione a un mestiere (la professionalita'!!!) e averlo usato per costruire qualcosa. Pero', perdonatemi, a volte, dopo anni che continui a ripetere ovunque (tv, radio, giornali, internet, libri) le stesse identiche cose e ti accorgi che davvero in pochissimi hanno capito, ti viene da urlare e da dire: ma cazzo, gente, aprite le orecchie. State vivendo come polli in batteria! Svegliatevi! Fate qualche cosa! Convincetevi che esistete veramente. E questa che state buttando nel cesso e' la vostra unica vita! PS: Visto che fai parte dell'infima minoranza che arriva a leggere i miei articoli fino in fondo vorrei ricordarti che c'e' la petizione per Prodi sull'ambiente da firmare su www.politicando.altervista.org . Inoltre sulla home di Alcatraz trovi un piccolo viaggio guidato (disegnato) nella Citta' Segreta: 5 minuti di benessere mentale. Spero. Rompo le scatole con questa Citta' Segreta perche' e' un tentativo che mi sembra molto "strano". Ma sembra inizi a funzionare visto che 566 persone sono arrivate fino all'area forum. Ripongo in effetti molte speranze (o illusioni?) sulle possibilita' di questo gioco. Da una parte e' proprio una cosa diversa, quasi un nuovo media tra fumetto, pittura, videogioco e scrittura. E questo lo trovo molto appassionante (e ho cercato di mostrarlo in questa presentazione che trovi su alcatraz.it) D'altra parte il gioco contiene racconti e meccaniche che abbiamo inventato per portare avanti il discorso fatto in questo articolo in un modo "artistico" e "emotivo". La Citta' Segreta ha a che fare con il fatto che quando riempio la mia auto di olio di semi e poi annuso la puzza di pop corn che esce dal tubo di scappamento sento che questo gesto ha un valore scaramantico e incide con l'immagine che ho di me e della mia "fortuna". Creare una Citta' Segreta che e' un gioco che di per se' seleziona la tipologia di esseri umani che si divertono a farlo. E potrebbe diventare un modo efficiente per raggruppare in una comunita' virtuale ma realmente solidale e collaborativa quelli che "pensano strano". La mia sensazione di pelle e' che la Citta' Segreta sia un gesto scaramantico al quale stanno ormai partecipando centinaia di persone. La Citta' Segreta e' una cosa che sento positiva. Mi piace che ci sia, come mi piace la luce calda delle lampade ad alto risparmio. Chi e' su questa lunghezza d'onda mi capira'... La Citta' Segreta e' il contributo mio e di Eleonora Albanese (la donna dei miei sogni) alla fortuna del mondo. Come e' un contributo alla positivita' del mondo qualunque nuovo gioco che contenga semi di divertimento allegro e di sogni zen (e non stragi paranoiche da "sparatutto"). La Citta' Segreta esiste veramente. La stiamo costruendo anche per te. Vieni a dare un'occhiata. http://www.alcatraz.it/presen/prese1.html Jacopo Fo 20/03/05
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I - PROLOGO
Nel secolo trascorso, la donna ha
goduto di una improvvisa emancipazione che di certo non le e' stata
regalata, ma e' stata frutto di lotte spesso durissime e cruente. Pensiamo
alle battaglie delle suffragette (1,001) per conquistarsi il diritto al voto
e ottenere l'applicazione di ordinamenti civili non discriminatori. Appresso
dobbiamo far mente locale alle lotte sindacali delle operaie, specie le
tessitrici "filandiere", contro la decurtazione del salario, anche se
svolgevano gli stessi "lavori" degli uomini. Non parliamo poi delle lotte
dentro le scuole, a cominciare dall'acquisizione del diritto per le donne di
frequentare le universita' e le accademie.
A proposito di lotte e relativa repressione delle donne e' bene ricordare il rogo di Chicago. Nei primi anni del secolo scorso (1908) le filandiere di quella citta' si erano decise, pur di ottenere i loro giusti diritti, a occupare la fabbrica in cui lavoravano (Cottons). Era il mattino dell'otto marzo quando scoppio' un incendio, non si sa quanto accidentale. Le donne, che si erano barricate all'interno, cercarono di salvarsi spalancando le porte. Ma qualcuno dall'esterno le aveva bloccate. Nel rogo morirono 129 operaie. Qualche giorno appresso, al loro funerale c'era una gran folla; il corteo funebre transitava nel grande viale ombreggiato da piante di mimose, che attraversa il quartiere dove era avvenuto il massacro. Molti ragazzi e ragazze si arrampicarono su quegli alberi in fiore e letteralmente li spogliarono gettando sui feretri mazzi gialli coi quali furono ornate le bare. Di qui viene il rito di donare ancor oggi mimose alle donne l'otto di marzo, che e' diventata la loro festa.
Nei cosiddetti secoli luminosi
dell'Umanesimo era fonte di meraviglia scoprire una donna pittrice (le
figlie di Tintoretto e Artemisia Gentileschi, per la cronaca violentata da
un suo collega, oltretutto pittore mediocre).
In teatro ancora agli inizi del Seicento in tutta l'Europa era impensabile che una donna montasse su un palcoscenico. Faceva eccezione l'Italia dove, fin dagli inizi del Cinquecento, i ruoli delle protagoniste femminili erano interpretati da donne, che spesso erano prostitute. Prostitute erano anche le virtuose del liuto e della viola; cosi' per le poetesse e le danzatrici. In Inghilterra le opere di Shakespeare non hanno mai visto una Giulietta ne' una Ofelia interpretate da femmine, ma solo travestiti e "femminielli". In compenso molte erano le fattucchiere e le streghe "medicone", quasi immancabilmente perseguitate dall'Inquisizione. Dagli innumerevoli processi pubblicati dai tribunali siamo venuti a scoprire che spesso la denuncia a queste donne, abilissime nei massaggi, sapienti nel preparare intrugli di erbe e radici davvero portentosi, impareggiabili nell'arte di "aggiustaossi", veniva dai medici addottorati che non ne sopportavano lo straripante successo. Finalmente oggi tutta questa incivile discriminazione verso le femmine e' quasi del tutto cessata. Vediamo donne operare nelle vesti di medici rispettati e stimati, di professoresse universitarie, addirittura chirurghi ineguagliabili, donne ingegneri meccanici, fisici e perfino premi Nobel per l'elettronica; una gran quantita' di giudici e avvocati; registi cinematografici, direttrici di grandi complessi musicali. Per ritrovare cucitrici e ricamatrici al tombolo e punto croce ormai bisogna far ricerca fra maschi orientali, ma attenzione che anche in Cina vanno scomparendo. L'unico campo nel quale le donne sono rimaste relegate all'ultimo gradino e' quello della religione, specie in quella cattolica apostolica romana e in quella coopta e ortodossa. La regola invalicabile di queste chiese e' ancora quella dettata da S. Agostino e S. Tommaso d'Aquino: nessun accesso per le femmine, nessun ruolo, nemmeno un posto da chierichetto o sacrestano. L'unico ingaggio e' quello di perpetua; ma bisogna essere molto vecchie, e soprattutto bruttine. Non bisogna dimenticarci dei movimenti monacali sorti fin dai primi secoli. L'imperatrice Teodora raccolse, pagando di persona il riscatto, centinaia di donne pubbliche, quindi le libero' dalla prostituzione, relegandole in monasteri dai quali era loro impedito uscire: dalla strada a una vera e propria galera! Molte di esse fin dai primi giorni della loro liberazione si gettarono dalle alte mura che le costringevano a non piu' peccare. Stesso trattamento piu' o meno fu riservato alle sorelle di santa Chiara che, seguendo san Francesco, aveva fondato un ordine di donne il cui intento kera dedicarsi ai poveri e agli afflitti. Santa Chiara attese anni che il pontefice concedesse loro il timbro della regola. Finalmente (ma purtroppo stava per morire) Chiara ricevette il sacro documento, in fondo al quale era una postilla: "Le sorelle di questo monastero debbono giurare che accetteranno con devozione la clausura e quindi mai usciranno dalla loro casa". Eppure agli inizi del movimento cristiano (I, II, III secolo), il ruolo delle femmine nel rituale era pari a quello dei maschi, non c'era discriminazione di sorta. Alle origini troviamo donne diaconi, presbiterie e perfino con cariche corrispondenti a quelle di vescovi. Per non parlare delle oranti. Il ruolo di quest'ultime era simile a quello delle sacerdotesse nei riti arcaici del Mediterraneo: come nella liturgia nata in comunita' di origine africana, le oranti avevano il compito di recitare o cantare la prima frase di una litania, che appresso veniva ripetuta con varianti spesso improvvisate dal coro dei fedeli. Ma a un certo punto, gia' durante i primi secoli dopo Cristo, le donne sono state dispensate dal partecipare ai riti. Come siamo arrivati a tale discriminazione sulle femmine? Che cosa ha generato questa sorta di paradossale misoginia nei loro confronti? Cercheremo di scoprirlo insieme. Gesu' era ebreo e circonciso. E cosi' i suoi apostoli. Come lui lo erano Pietro e gli altri seguaci. Perfino Paolo era ebreo anche se all'inizio stava al servizio dei Romani. Cristo ha sempre ripetuto di essere fedele alle leggi di Mose'. Quindi il Vangelo si forma sul sacro libro dell'Antico Testamento; ne segue i precetti e le regole. Ma spesso (qui sta il fatto rivoluzionario del Vangelo: euangelos in greco significa il lieto annuncio) Cristo si oppone a gran parte di quelle antiche consuetudini con forza straordinaria, buttandole letteralmente all'aria. Per capirne l'incisivita' e il valore ci bastera' rileggere i vari passi del Vangelo, inserendoli nel loro contesto storico e sociale, oltre che religioso. Quindi, procedendo per ordine, crediamo sia fondamentale informare, seppure sinteticamente, sulle origini del movimento cristiano e in particolare sulla nascita delle scritture che testimoniano della vita e del pensiero di Cristo. III - LE DONNE NEL CRISTIANESIMO
Ora, la predicazione di Gesu' era rivolta a tutta la
popolazione dei giudei compresi i foresti, i samaritani, i cananei, i
farisei, i pubblicani e soprattutto era dedicata ai diseredati, agli
esclusi, agli umiliati, e prime fra tutte le donne.
Spesso nella Galilea si vedevano gruppi di credenti che seguivano il proprio maestro, ma erano seguaci esclusivamente maschi: le femmine a casa! Con Gesu', per la prima volta, insieme agli apostoli e ai miserabili, apparivano stuoli di femmine spesso coi loro piccoli in braccio. Dice un testimone pagano del tempo: "La quantita' di femmine nella comunita' che segue il cosiddetto Figlio dell'uomo nel suo pellegrinare e la loro vivacita' di azione, scossa dalla presenza di molti bimbi, la fa assomigliare a una tribu' di nomadi". Il passaggio del gruppo che accompagnava Gesu' era quindi fonte di disapprovazione e indignazione da parte degli abitanti dei luoghi attraversati da quella strana carovana. Un altro particolare che rendeva eccentrico e a momenti addirittura scandaloso il gruppo era la presenza di storpi, vecchi e vedove malandate, ammalati, qualche prostituta molto nota, perfino lebbrosi e indemoniati: come dire, pazzi furiosi. In tanto bailamme non potevano mancare di certo musici e cantori e qualche saltimbanco, tanto per gradire. C'e' un'antica canzone di zingari andalusi che quasi in un dialogo cosi' si esprime:
Chi ha mai detto che Cristo non sapesse cantare?
Oh, nessuno Anzi penso che una bella voce teneva. E se cantava, di certo con la chitarra s'accompagnava. La chitarra non e' forse degna di un profeta? Di certo, anche d'un re! Pure Davide, cantando, strimpellava. Gesu' di certo batteva il tempo e danzava. Oh si', di certo, di certo. E se danzava e cantava battendo mano con mano, chi puo' giurare non fosse anche gitano?
Quelle donne seguivano da tempo Gesu', fin da quando il
Nazareno, appena battezzato da Giovanni, s'era mosso dalla Galilea. Alle
volte esse apparivano piu' numerose dei maschi e sostenevano ad alta voce le
sentenze lanciate da Gesu', superando e sfidando la consuetudine che le
avrebbe volute riservate e non coinvolte in azioni religiose.
Negli Atti degli Apostoli si racconta dei viaggi dei primi sostenitori della parola del Profeta, che rispondevano all'invito di scegliere fra il fuoco della fede e il fuoco domestico. Turbe di donne abbandonavano le proprie case e trascuravano i doveri della famiglia, compreso l'accudire i figli e seppellire i genitori. I loghia (detti che non fanno parte dei Vangeli canonici) piu' antichi menzionano padri, madri, sorelle abbandonati nella loro casa dagli itineranti. Essi rispondevano cosi' al drastico invito del Nazareno: "Voi credete che io sia venuto a portare la pace nel mondo. No, io vi porto la discordia. Infatti sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera. E ognuno avra' nemici anche nella propria famiglia. Poiche' chi ama sua madre e suo padre piu' di me non e' degno di me". (Mt. 10,34).
Si discuteva a volte di come questa ribellione riguardo al
ruolo della donna portasse a un vero e proprio sfacelo nella struttura della
comunita' tradizionale.
Di certo la gran parte delle donne che seguivano Gesu' manifestava riconoscenza al maestro che le liberava dal giogo domestico. A testimoniare l'entusiasmo che dimostravano le seguaci femmine per questa insolita chiamata del Nazareno, basta il grido che Matteo mette in bocca a una di loro: "Beata la donna che ti ha generato e allattato". Esse erano le prime a scoprire che di fronte al regno di Dio i doveri della donna (come lavoro e impegni familiari) non contano. La scelta di figure femminili nelle parabole raccontate da Gesu' fa delle donne modelli coi quali identificarsi sia per le femmine che per gli uomini. La donna che in una societa' patriarcale si batte fino a imporre che le sia accordata attenzione e giustizia (Lc. 18,1) ha un significato e un peso allegorico straordinari, diremmo eversivi. Soprattutto e' importante ed emblematico che Gesu', come abbiamo gia' detto, si serva di continuo di personaggi femminili per alludere a un problema di giustizia civile. Vedi la parabola della moneta smarrita. La donna che l'ha perduta cerca per tutta la casa, alla luce di una lampada, spostando ogni mobile, finche' la sua caparbieta' viene premiata: la moneta e' simbolo del bene perduto e ritrovato! Cioe' a dire che bisogna andare fino in fondo senza mai cedere per guadagnarsi il nuovo regno. I piu' reputavano il Nazareno un eccentrico, un pazzo scriteriato. Giovanni e Marco raccontano che i parenti di Gesu', venuti per controllare il suo comportamento, dopo averlo ascoltato predicare, commentano sconvolti "Egli e' fuori di se'". Quindi anche la sua stessa gente lo considerava socialmente disadattato, un inguaribile esaltato. Luca (Lc. 22,37) testimonia che in Israele Gesu' era considerato un malfattore (anomos in greco), un asociale. In uno studio storico sulla vita di Gesu', Adolf Holl dichiara verosimile la versione secondo cui Pilato, uomo duro, decide di sbarazzarsi di un personaggio molesto, esaltato e pericoloso come il sedicente Messia: un facinoroso che prometteva di voler abbattere il tempio dei giudei, la "spelonca di ladri" (Mt. 21,13), insultava i rappresentanti del potere religioso e civile, incitava alla disobbedienza verso le leggi e le consuetudini imposte dai maggiori. Ma il crimine piu' grave era ritenuto l'aver spinto le donne a uscire dalla loro normale condizione di emarginate e sottomesse, e per di piu' condotto le femmine ad abbandonare la casa, il focolare, i figli, il marito, la suocera per seguirlo. Insomma un sovversivo del genere meritava senz'altro la forca! Ma Gesu' non e' colpevole solo di aver creato disordine. Egli e' colpevole anche per aver portato l'agape, cioe', in greco, l'amore. Ma urge spiegare perche' l'amore portato da Cristo fosse tanto pericoloso. Egli incita ognuno a non tenere ne' odio ne' rancore verso chicchessia, ne' verso i nemici della religione ne' tanto meno contro i diversi, gli estranei, gli infetti. Peggio: Gesu' ordina di amare nemici, infedeli, donne svergognate, schiavi, gabellieri, strozzini... Come puo' una societa' vivere senza nemici da odiare, furfanti d'altra razza da uccidere, "malefemmine" da lapidare? Per di piu' questo amore non e' piu' un sentimento circoscritto all'ambito familiare. C'e' una passione che si muove verso l'esterno, centrifuga: ama il tuo nemico come il tuo simile, non uccidere mai, non giudicare e non punire, porgi sempre l'altra guancia a chi ti colpisce, offri pace a chi t'aggredisce. Una innovazione insostenibile per ogni potere. Pensandoci bene, riportandoci ai nostri giorni, Gesu' agli occhi dei credenti dell'attuale chiesa conserva ben poco della sua originaria natura di anticonformista e ribelle. E' chiaro che, a differenza di cio' che asseriscono alcuni storici e teologi, nella sua condanna a morte non ci fu errore giudiziario o equivoco per ignoranza. Tant'e' che quegli ordinamenti da lui scardinati vengono ripristinati ben presto da Paolo, pur di tenere in piedi l'accettazione del movimento cristiano. La base dei diseredati, a partire dalle donne, dagli schiavi e dagli emarginati, non accetta quella svolta conservatrice e istituzionale; ritorna alla illegalita'. Cristo si poneva al di sopra della legge, rivendicando per se' l'autorita' di Dio. Ribadiamo che il comportamento, le tesi di Gesu', per la societa' in cui viveva e operava, erano ritenute criminali. Sulla condanna a morte di Cristo si e' caricata la responsabilita' degli ebrei, saltando pari pari di considerare l'attenzione agli ordinamenti e alle leggi che vigevano presso quel popolo. Dal momento che Cristo, dopo un secolo e piu', veniva accettato in Occidente, Roma capitale, come il figlio di Dio, ecco che doveva diventare vittima innocente di un popolo "caparbio nel male". Egualmente la predicazione di Gesu' era vista come azione sovversiva dai romani in appoggio agli zeloti, i ribelli organizzati della Galilea. Si sa, i principi fondamentali sui quali si regge ogni potere sono costanti: rispetto dell'autorita' costituita, rispetto delle consuetudini, della morale vigente, accettare la struttura gerarchica della societa' (ricchi da una parte, servi e schiavi dall'altra; le donne ferme nel loro spazio ecc.), rispetto per l'economia, il denaro e la sua circolazione. Ma non dobbiamo pensare a Gesu' come a un severo asceta del deserto, tutto proiettato a fustigare i malcostumi e gli eccessi gaudenti, puntando il dito sui seguaci, imponendo loro di battersi il petto. No, egli e' proprio il contrario di questo stereotipo: non c'e' mai l'ombra di ascetismo quando per esempio si siede a tavola. Lui dice ai seguaci: "Mangiate e bevete di quello che vi e' offerto" Lc, 10,7. Nel suo comportamento crea sempre scandalo. Tanto per cominciare digiunava pochissimo, non mangiava locuste e odiava ricoprirsi di pelli di capra, si lavava appena ne aveva l'occasione, in piu' si lasciava profumare da donne compiacenti. Luca (5,33) riferisce che i maestri della legge facevano notare al Nazareno che i seguaci di Giovanni il Battista digiunavano spesso, cosi' pure i discepoli dei farisei. "I tuoi invece mangiano e bevono", senza alcuna moderazione. Gesu' prese con se' un gabelliere di nome Levi; costui appena entrato nella comunita' degli apostoli organizzo' un ricco pranzo. I gabellieri erano socialmente al bando poiche' raccoglievano tasse su ordine dei romani. Il Maestro si faceva vedere spesso con loro e dormiva perfino nelle loro case. L'operare di Gesu' e' visto come una festa nuziale dove lui e' lo sposo. "Quando io non ci saro' piu' allora i miei ospiti potranno digiunare. Ora siamo nel bel mezzo della festa, quindi brindiamo e gustiamo il pranzo". Egli raccontava la parabola del banchetto identificandosi col festeggiato: "Andate dunque ai crocicchi delle strade e raccogliete tutti quelli che trovate e invitateli a questa festa. Allora i servitori andarono intorno e radunarono tutti quelli che incontrarono, buoni e cattivi, e la sala delle nozze fu piena di commensali". |
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