PREMESSA STORICA
1994 - Messico, Stati Uniti e Canada ratificano l’Accordo di libero scambio dell’America del Nord (NAFTA, gennaio 1994): l'accordo entra in vigore il 1° gennaio.
L’Esercito
di Liberazione Nazionale Zapatista
(un gruppo di ribelli dello stato meridionale del Chiapas) instaura un vero e proprio “stato di guerra” nei confronti del governo messicano. Costituito per far fronte alle condizioni di miseria in cui vivono le popolazioni del Chiapas, il gruppo conquista due città, prima della dichiarazione del cessate il fuoco; tuttavia, si riaccendono presto le ostilità. In marzo, governo e ribelli annunciano un accordo di pace basato su riforme e aiuti alle popolazioni del Chiapas.
DALL'ADESIONE ALLA COSTRUZIONE; LO ZAPATISMO A PARTIRE DALLE SUE QUATTRO DICHIARAZIONI DELLA SELVA LACANDONA
Javier Elorriaga Berdegué
Dalla Prima
Dichiarazione della Selva Lacandona, iniziano a profilarsi alcune
delle caratteristiche della forma con cui l'EZLN concepisce la lotta per
la transizione democratica in Messico. Sebbene ci sia alla base di tutto
una Dichiarazione di Guerra all'esercito federale, cioè al "massimo
supporto" dell'esecutivo federale, ci sono delle particolarità che
la rendono differente da un proclama rivoluzionario di taglio classico,
intendendo come classici i movimenti rivoluzionari del secolo XX
naturalmente. Per esempio, mentre si dichiara guerra all'esecutivo, si
lancia un appello agli altri poteri della Nazione, il legislativo e il
giudiziario, affinché si assumano le loro responsabilità e destituiscano
l'esecutivo "usurpatore". E il massimo del paradosso è, che
questa azione, chiaramente di sfida al potere dello Stato, trova il suo
fondamento oltretutto nella storia nazionale, richiamandosi all'articolo
39 costituzionale. Una rivoluzione che trova la sua legittimità in una
Costituzione, niente di più e niente di meno.
Non è raro allora che a partire da questa prima dichiarazione salti alla
vista una delle particolarità politiche più importanti dello zapatismo:
la sua lotta politico-militare non è per il potere. E senza dubbio
(sempre c'è un senza dubbio in tutto quello che si dice dello zapatismo),
questo non vuole assumersi il ruolo di avanguardia autoeletta alla
conquista del potere politico. Ci lascia però qualche dubbio leggere che
le forze insorgenti impianteranno nei territori liberati le leggi
rivoluzionarie zapatiste e, al finale della prima dichiarazione, leggere
il classico: "unisciti alle forze insorgenti". Come se gli
zapatisti non si aspettassero molto dall'appello ai poteri legislativo e
giudiziario e ancora una volta si preparavano per una lotta in cui
cercavano d'imporre la loro volontà per mezzo delle armi.
E ciononostante, quando iniziammo a vedere e ad udire l'attuare degli
zapatisti, incominciammo pure a capire che la Prima Dichiarazione non
spiegava nella sua totalità il movimento. I "potranno questionare i
metodi però giammai le cause", "comandare obbedendo",
"tutto per tutti, niente per noi", "siamo soldati perché
un giorno non siano più necessari i soldati", così come il rispetto
della tregua a partire dal giorno 12 gennaio, ci mostravano una guerriglia
che usciva fuori da tutti gli stereotipi.
Fu così allora che un esercito popolare, preparato per combattere
"fino ad arrivare alla capitale del paese", un esercito formato
maggioritariamente da indigeni, di non visti e non ascoltati per secoli e
secoli, hanno avuto la capacità non solo di vedere e di udire ma
soprattutto di ascoltare e, curiosamente per un esercito, di obbedire...
ai civili. Il clamore da parte della società era chiaro: comprendiamo le
cause e condividiamo le richieste, però cercate un'altra via per cercare
di raggiungerle. E la risposta zapatista fu ugualmente chiara: che le armi
lascino il posto alle parole. Fu a partire da questo momento che si giunse
ad una sfida ancor più grande di quella di affrontare militarmente
l'esercito federale: l'entrare in pieno, di un esercito indigeno, nella
lotta politica nazionale.
A partire da questo momento iniziano gli incontri e gli scontri con la
società civile e la società politica. Lo zapatismo incomincia a
costruire alleanze, a tessere la sua relazione con la società, a cercare
di mantenere la sua identità senza essere assimilato, o divorato, dai
gruppi politici, cioè, a percorrere il lungo cammino che lo vede diluirsi
come esercito ed affermarsi come forza nettamente politica. Questo
cambiamento si nota perfettamente nella Seconda
Dichiarazione della Selva Lacandona. In questa, allo stesso modo
che nella Prima Dichiarazione, di nuovo la storia patria gioca un ruolo
importante come elemento identificatore tra l'EZLN e la società, però
ora il messaggio principale, che dirige l'azione zapatista, non lascia
spazio a dubbi: l'EZLN, mediante la convocazione alla Convenzione
Nazionale Democratica, lascia la battuta della lotta politica alla società
civile. Durante la Convenzione risaltano le parole zapatiste:
"sconfiggeteci, mai sarà tanto dolce la sconfitta come quella che ci
può arrivare da voi", vale a dire, quando la vittoria politica della
società civile renderà inutili le armi zapatiste. "Dimostrateci che
esiste un altro cammino oltre a quello armato", dicono gli zapatisti
ai convenzionisti che si sono dati appuntamento nel Aguascalientes
selvatico.
Non ci soffermiamo a raccontare ora la storia del perché non riuscì
questo tentativo convenzionista, per far questo avremmo bisogno di una
intera giornata. L'importante per questi appunti è che nella relazione
EZLN-Convenzione, hanno continuato a pesare più i vecchi vizi di un
vecchio modo di fare politica che le speranze di fare qualcosa di nuovo.
Ciò che è importante far notare è che nonostante che la Convenzione non
riuscisse per intero, lo zapatismo continuava a leggere un messaggio che
non variava: non usate le armi, continuiamo a tentare la transizione
democratica per la via pacifica.
È in questo contesto che appare la Terza Dichiarazione della
Selva, con un formato simile alle due anteriori, vale a dire, analisi
della congiuntura intercalata con l'esempio della storia nazionale, però
con una nuova presa di posizione da parte dello zapatismo. Se nella Prima
il messaggio era di unirsi alle forze insorgenti e nella Seconda, società
civile organizzati e dimostraci che c'è altra via oltre a quella armata,
nella Terza si riconosce che non si è potuto avanzare come si sperava e
ora l'EZLN cerca un luogo per l'organizzazione della lotta politica,
insieme a ciò che chiama cardenismo e con la Convenzione. L'idea era:
Cardenismo + CND + EZLN = Movimento di Liberazione Nazionale.
L'EZLN non rimaneva già più in disparte aspettando che la società
civile si organizzasse, ora voleva un luogo, insieme a quelle che
considerava le altre due forze non partitiche importanti, per riuscire ad
avanzare nella costruzione della transizione. Questa presa di posizione
era importante, perché marcava la decisione dello zapatismo di continuare
a costruirsi come forza politica, vale a dire, non speculava sull'idea
della lotta armata ma invece avanzava nell'organizzazione della società
civile, e di fronte alla lentezza di questo processo s'integrava in pieno
nei compiti politici lasciando totalmente da una parte la via armata.
Ma nonostante tutto questo neanche questo intento riuscì, soprattutto per
l'offensiva militare che il governo federale lanciò contro l'EZLN nel
febbraio del 1995. Con gli zapatisti ripiegati fra le montagne del sudest,
Convenzione e cardenismo si dedicarono a ripassare le fratture del passato
politico e non riuscirono a camminare insieme. Lo zapatismo dovette allora
ricominciare quasi da zero, perché per prima cosa dovette aprire
l'accerchiamento politico-militare con cui l'aveva isolato il governo e
poi dovette tornare a filare alleanze, piani, ecc. Era chiaro che la
Convenzione era già affondata, però era pure vero che la società aveva
risposto di fronte all'offensiva governativa di febbraio nello stesso modo
dell'anno prima: ribadendo il suo appoggio allo zapatismo e imponendo una
via d'uscita pacifica, non armata.
Che fare allora, di fronte alla congiuntura di un governo federale che
cerca di distruggerti e una società civile che insiste a dirti di
continuare a lottare però senza le armi? La via scelta fu molto zapatista:
domandare ed ascoltare. Ed obbedire. Fu allora che gli zapatisti
promossero la consulta in cui chiedevano alla società che cammino
dovevano imboccare da lì in avanti. La risposta maggioritaria fu,
continuate a lottare senza le armi e per questo organizzatevi come forza
politica nuova, senza fondersi con nessuna delle forze od organizzazioni
già esistenti.
E l'EZLN obbedì, e rispose a questa consulta con la Quarta
Dichiarazione della Selva Lacandona, il cui principale messaggio è
chiamare alla costruzione del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale,
vale a dire, ad una opzione politico-organizzativa nettamente zapatista.
Non aspettare più che la società civile si organizzi e li
"sconfigga", ma invece organizzarsi direttamente con tutti
quelli che sono disposti a andare avanti organicamente con i ribelli del
sud. Una forza quindi che incammina i suoi sforzi ad organizzare i non
organizzati e che rispetta la norma zapatista di non lottare per il
potere, ma invece, per la costruzione, insieme con altre forze politiche e
sociali, di uno spazio veramente democratico che dia un forte impulso alla
transizione democratica. L'interessante di questo appello è che lo
zapatismo mantiene la sua idea che deve costruire, che deve camminare,
insieme con, e non davanti a, la società civile. Così, non c'è un
appello ad integrarsi ad un Fronte già strutturato, con programma,
statuto e o altre diavolerie partitarie, ma che costruiscano insieme,
civili e insorgenti, questo spazio organizzativo in cui, in un futuro
prossimo, gli zapatisti possano partecipare senza necessità delle armi.
La tradizione storica di lanciare un Piano, un Manifesto o un Programma in
cui inviti gli altri ad aggregarsi ad un progetto perfettamente delineato
e strutturato, rimane ora solo nel passato dopo la Quarta Dichiarazione.
Lo zapatismo insiste così, non solo sul fatto che non ha tutte le
risposte alla problematica sociale e politica che viviamo, ma pure sul
fatto che non le vuole, né le può avere. Insiste nel restare un esercito
che vuole smettere d'esserlo e vuole che il suo slogan di comandare
obbedendo non sia solamente una meta per il futuro, ma un principio
organizzativo nel presente.
La pratica del "comandare obbedendo" e della "non presa del
potere" come fili direttivi del che fare politico zapatista, uniti
all'analisi congiunturale e storica, hanno permesso che dalla richiesta di
"adesione" del gennaio del '94 (Prima Dichiarazione) si passi al
"costruiamo" insieme del gennaio del '96 (Quarta Dichiarazione),
lo zapatismo è già maturato come forza politica e si è già guadagnato
un posto nella lotta per la democrazia in Messico.
(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)
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