Londra, 14 gennaio 2007 - Dopo Dolly, la prima pecora
clonata, l'istituto Roslin di Edimburgo ha in
apparenza realizzato un altro grosso exploit: ha creato
una gallina geneticamente modificata, da
impiegare per la produzione a buon mercato di farmaci
speciali altrimenti molto costosi.
L'istituto scozzese ha utilizzato embrioni di galletto,
ne ha manipolato il Dna con l'aggiunta di geni umani
grazie all'aiuto di virus. Dall'accoppiamento di questi
animali ogm sono nate delle galline portatrici anch'esse
di geni umani che scodellano uova davvero eccezionali:
dall'albume si possono estrarre proteine preziose per la
produzione di medicinali.
Secondo quanto apparso con risalto sul domenicale
Sunday Times, anticipando quanto sara' annunciato
sulle pagine della rivista scientifica Proceedings of
the National Academy of Sciences, il Roslin
Institute ha gia' dato vita con questo metodo a circa
cinquecento galline geneticamente modificate ad uso
terapeutico. L'exploit - questa perlomeno e' la
speranza delle compagnie biotech che collaborano piu'
strettamente con l'istituto scozzese all'avanguardia in
campo genetico - dovrebbe permettere in un futuro non
lontano di produrre con pochissima spesa farmaci
costosissimi.
Fondamentale sembra il fatto che i geni umani
inseriti nel genoma dei galletti vengono interamente
trasmessi da una generazione all'altra. Ovviamente
le galline vanno geneticamente modificate in base alle
specifiche proteine che si vogliono estrarre per
utilizzarle a fini farmacologici. Uno degli esperimenti
finora fatti ha permesso di produrre interferone
umano molto analogo ad un farmaco prescritto nelle
cure contro la sclerosi multipla. In un altro caso le
galline sono state predisposte a produrre nel bianco
d'uovo una sostanza chiamata miR24 che serve a
combattere il tumore della pelle e che sembra
promettente contro l'artrite.
A detta del Sunday Times questa scoperta e' "un
trionfo" attribuibile alla professoressa Helen Sang, che
si e' avvalsa della consulenza del "padre della Dolly" -
il professor Ian Wilmut - e che negli ultimi dieci anni
ha lavorato intensamente al progetto delle
"galline-farmaco". Gia' esistono varie tecniche per la
produzione di proteine ad uso medicinale da materiale
geneticamente modificato ma l'estrazione e' difficile e
costosa. Non sembrano esserci invece difficolta'
partendo dal bianco d'uovo, da qui la cruciale
importanza dei successi riportati a Edimburgo.
In controtendenza con il forte interesse delle compagnie
biotech le associazioni animaliste del Regno Unito
hanno pero' stigmatizzato le ricerche portate avanti dal
Roslin Institute: "Il processo di modificazione genetica
- ha denunciato Andrew Tyler, direttore di 'Animal Aid'
- produce molte vittime. Molti giovani animali nascono
con gravi difetti e le femmine soffrono di aborti e di
altri problemi".
| Tutto, davvero tutto
ci saremmo aspettati di vedere, ma non
le galline transgeniche. Eppure, sono arrivate
anche quelle. A 'produrle' i soliti noti, i
ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo
che qualche anno fa crearono la pecora Dolly. Le
galline ogm da poco nate in Scozia, come
racconta oggi la rivista 'Proceedings of the
National Academy of Sciences', sono in grado di
produrre uova che contengono sostanze
farmacologiche che in futuro potranno essere
impiegate per curare a basso costo malattie
gravi come il cancro. In sostanza, il dna delle
galline in questione contiene geni umani che
producono proteine medicinali nell'albume delle
uova. In alcune uova è stato trovata una
sostanza simile all'inteferone umano, in altre
un anticorpo che potrebbe curare l'artrite.
Le galline per uso terapeutico sono già 500: tecniche di produzione di proteine curative provenienti da materiale ogm esistono già, ma sono complicate e costose. Il processo di estrazione risulta invece molto semplificato a partire dal bianco d'uovo. Gli studiosi del Roslin Institute hanno così utilizzato embrioni di galletto, ne hanno manipolato il Dna con l'aggiunta di geni umani grazie all'aiuto di virus. Dall'accoppiamento di questi animali ogm sono nate delle galline portatrici anch'esse di geni umani. Ovviamente le galline vanno geneticamente modificate in base alle specifiche proteine che si vogliono estrarre per utilizzarle a fini farmacologici. Esultano le compagnie bio-tech: la scoperta dovrebbe permettere in un futuro non lontano di produrre con pochissima spesa farmaci costosissimi. Fondamentale sembra il fatto che i geni umani inseriti nel genoma dei galletti vengono interamente trasmessi da una generazione all'altra. "La novità - spiega Roberto Defez, biotecnologo all'Istituto di Genetica e Biofisica Adriano Buzzati Traverso del CNR di Napoli - è che per la prima volta si è riusciti a creare una popolazione di animali con la capacità duratura e stabile di produrre molecole umane e utili all'uomo. Infatti le galline possono anche
trasmettere questa loro capacità alle
successive generazioni di galline". "In pratica
- continua lo scienziato - è come avere una
fabbrica inesauribile di galline che producono a
basso costo sostanze farmacologicamente attive.
Finora non si era riusciti a creare animali
transgenici che mantenessero dunque stabilmente
la loro proprietà acquisita di produrre molecole
umane. Inoltre la scelta delle galline - osserva
ancora Defez - è ottimale in quanto anche
l'isolamento delle sostanze da queste prodotte è
più semplice, più sicuro, perché la sostanza non
deve essere isolata dal sangue dell'animale, e
meno cruento in quanto l'animale non deve essere
sacrificato per isolare il prodotto voluto". Sul
piede di guerra gli animalisti britannici: "Il
processo di modificazione genetica - ha
denunciato Andrew Tyler, direttore di 'Animal
Aid' - produce molte vittime. Molti giovani
animali nascono con gravi difetti e le femmine
soffrono di aborti e di altri problemi". Prudente il commento in Italia di
Coldiretti: "Occorre creare tutte le
condizioni di sicurezza" per evitare che la
gallina Ogm od i suoi derivati finiscano nel
piatto dei consumatori. Coldiretti sottolinea
"l'importanza di rispettare il principio della
precauzione". "L'importante risultato
scientifico dimostra che - afferma la Coldiretti
- serve più ricerca per verificare gli effetti
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