3 Maggio 2004 - Il quotidiano comico delle buone notizie

COME RESISTERE AL DISGUSTO Jacopo Fo

Come resistere al disgusto
Per le torture e le donne in gravidanza assassinate con le loro figlie e altre frattaglie di quotidiano orrore

Quella a cui stiamo assistendo e' la resa dei conti dell'orrore.
I belligeranti, tutti, hanno perso ogni possibilita' di mostrarsi al mondo come difensori di una qualsiasi idea. Sono solo pazzi criminali.
Pazzi criminali i guerriglieri palestinesi che uccidono una donna ebrea in gravidanza e le sue quattro bambine. Pazzi criminali i militari della coalizione che bombardano la popolazione civile e torturano, pazzi i guerriglieri iracheni che fanno a pezzi i corpi degli americani uccisi cantando e ballando.
L'orrore che prova la gente che ha il senso dell'umanita' e' totale.
Ma esercitando il nostro vizio di voler a tutti i costi vedere i segni del miglioramento del mondo dobbiamo dire che in tutto questo orrore si scorge una novita' assoluta: finalmente questa violenza cieca ha commesso un passo falso ed e' sotto gli occhi del mondo, un mondo che non puo' piu' far finta di niente.
E in particolare per la prima volta nella storia del mondo i torturatori sono allo scoperto, nessuno puo' piu' negare, tutti sono costretti a condannare. Ci sono le foto, ci sono i video, ci sono militari Usa e inglesi che hanno rotto il muro del silenzio, e ora salta fuori anche che gia' a febbraio, il generale statunitense Antonio Taguba, ha consegnato un rapporto ufficiale seguito a un'indagine ordinata dal Pentagono stesso. Nel rapporto si documentava, con altre foto e altri video, la tortura sistematica praticata dai corpi speciali nelle carceri irachene.
Di fronte a questo scandalo l'atteggiamento dei massimi comandi angloamericani e' stato vergognoso. Quando mesi fa uscirono le prime foto su torture inflitte da soldati inglesi in Iraq fu messo tutto a tacere. Un soldato aveva portato a sviluppare alcune foto in un negozio, la commessa, una pacifista, aveva visto quelle immagini ed era corsa alla polizia. Ma prima aveva fatto delle copie che sono finite su internet. Quindi si sapeva gia' da mesi in modo incontrovertibile come stessero le cose. Ma tv e grande stampa tennero la bocca ben chiusa. E deve esserci stata una grossa mobilitazione all'interno dell'esercito Usa se alla fine il generale Taguba e' stato incaricato di fare un'inchiesta, e' riuscito effettivamente a farla ed e' riuscito a certificare le colpe dei militari Usa. Quindi Bush sapeva fin da febbraio che alcuni suoi soldati, sotto ordini espliciti di Cia e Intelligence Militare, torturavano sistematicamente i prigionieri. Ma l'inchiesta Taguba, pubblicata ieri dal New Yorker, resto' lettera morta e si continuo' a seviziare e stuprare e uccidere con le percosse.
Ma poi e' scoppiato il caso di sei prigioniere irachene stuprate sistematicamente in carcere e ci sono stati i primi arresti di militari.
Contemporaneamente un soldato Usa, rischiando la pelle, ha rubato un video ricordo, girato dai torturatori, e lo ha consegnato alla tv Gbs. Il Pentagono ha cercato di fermarne la diffusione, ma alla fine e' andato in onda ed e' scoppiato lo scandalo. Visto che una tv Usa era partita all'attacco, anche il Daily Mirror ha mostrato in prima pagina le foto consegnate da due militari inglesi pentiti. Il comando inglese sta cercando di negare che si tratti di militari in Iraq, attaccandosi alle tipologie delle divise e alla forma dei copertoni dei mezzi che si intravedono nelle foto. Ma il Daily Mirror sostiene di aver fatto tutti i controlli possibili e di avere le dichiarazioni degli autori stessi delle foto.
L'atteggiamento delle autorita' militari e patetico e doppiamente vergognoso.
E patetici i TG italiani che ancora sabato primo maggio parlavano di "brutalita'" e solo domenica si sono arresi e hanno iniziato a parlare di torture.
Bush ha finalmente dichiarato che si sente disgustato per il comportamento dei torturatori, ammettendo cosi' che le immagini non sono dei falsi. E che le cose stanno proprio cosi'. Ha sostituito la generalessa del carcere di Baghdad con il comandante del campo di prigionia di Guantanamo, famoso per l'uso creativo del trapano dentistico e della sodomia.
Ma ormai la diga e' crollata. Si scopre che anche gli inglesi, forse, stavano indagando sulle sevizie e vengono fuori i nomi di almeno sei iracheni uccisi dalle truppe di sua Maesta', sotto tortura.
Alcuni accusati americani hanno iniziato a parlare descrivendo l'organizzazione sistematica del supplizio quotidiano. E confermando che erano gli agenti della Cia e dell'Intelligence Militare a dirigere le operazioni (come e' ovvio) e non semplici soldati. Ed e' anche ovvio che per torturare e stuprare in modo cosi' plateale e' necessario avere la copertura di almeno una parte dell'esercito. Devi essere convinto della tua impunibilita' se oltre a versare acido solforico sui genitali dei prigionieri ti fai fare una bella foto mentre esegui il tuo numero di bastonate e pisciate in faccia.
Ma la cosa incredibile non e' la tortura, che esiste da cinquemila anni, ma il fatto che per la prima volta, all'interno stesso dell'esercito torturatore, sia nata un'opposizione, tanto forte e coraggiosa da portare il sistema sul banco degli imputati.
Per resistere al disgusto e' necessario capire che tutto questo orrore non e' una novita'. E' la norma di tutti gli eserciti da secoli. Una prima grande novita' fu quando si passo' dall'uso ufficiale della tortura, che addirittura era un vanto, al suo utilizzo clandestino. Fu la rivoluzione industriale a regalarci il beneficio rivoluzionario di considerare la tortura un atto contrario al senso del bene e della giustizia. La Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra segna il primo passo compiuto dall'Umanita' fuori dalle barbarie. Ma tra la proclamazione di un principio e il suo diventare patrimonio della maggioranza dell'umanita' corre un periodo di digestione morale. E oggi vediamo che finalmente gran parte dell'umanita' non puo' piu' tollerare l'idea stessa della tortura.
La novita' e' che ora nessuno potra' piu' negare che la tortura esiste ancora ed e' praticata sistematicamente.
E nessun torturatore potra' piu' illudersi sulla propria impunita': nella societa' civile come nell'esercito e' ormai talmente forte il rifiuto della tortura che i torturatori si troveranno davanti altri militari provvisti di senso dell'onore e del coraggio di denunciarli.
Resta il fatto che in Israele la tortura e' legale e che in Italia si vuole legalizzarla "quando e' episodica e non ripetuta" (grazie Lega, speriamo che appena Bossi si riprende espella l'imbecille che ha fatto questa proposta).
E' chiaro che c'e' ancora molto da fare.
Ed e' chiaro che questo senso di civilta' non ha ancora raggiunto la sua maturazione tra i militari russi, cinesi, sauditi, congolesi, sudanesi o birmani che ancora torturano bellamente senza che mai li abbia colpiti un'inchiesta. Ma a ben guardare qualche cosa si sta muovendo anche la' visto che c'e' stato recentemente il caso di un generale russo arrestato per crimini contro la popolazione cecena (che per altro stanno letteralmente sterminando...).
Ovunque si sta ponendo un limite all'orrore.
La capacita' di vedere un movimento storico in cio' che sta accadendo e' l'unica possibilita' per alleviare la disperazione e lo sconforto che ci assale ogni volta che ci rendiamo nuovamente conto dello stato di pazzia e sadismo che devasta buona parte degli esseri umani. Ma venti secoli fa la tortura era uno spettacolo popolare quanto oggi lo e' il calcio e al Colosseo ci si divertiva a veder uccidere fino a mille prigionieri di guerra al giorno. Per settimane.
Nel medioevo la chiesa incentivava e regolamentava la tortura e assolveva gli aguzzini premiandoli per il loro solerte offizio.
E ancora nel settecento impiccagioni e roghi erano attrazioni turistiche domenicali per migliaia di popolani e nobili sfaccendati.
Quindi se vogliamo salvare la nostra sanita' mentale davanti a quest'aberrazione da girone infernale dobbiamo vedere le cose in prospettiva.
La pratica della tortura e' via via diminuita nei secoli. E' diventata infine illegale ed ora, finalmente, inizia a essere realmente perseguitata e la sua natura aberrante e' mostrata davanti agli occhi di tutti. E la coscienza diffusa di cio' che e' bene e cio' che e' male e' cresciuta talmente che gli stessi militari si ribellano e rompono il vincolo di omerta'.
Questo e' il fatto. Questa e' una buona notizia.
La tortura non e' piu' la solita storia scritta sui bollettini di Amnesty International.
La tortura e' fotografata, filmata, certificata dagli alti gradi dell'esercito, testimoniata da testimoni e confessata dai colpevoli.
La coscienza umana e la giustizia avanzano lentamente ma il loro movimento e' inarrestabile.
A noi l'arduo compito di resistere nella nostra umanita' e insistere con le nostre denunce.
A Bruno Vespa e a Lutwack l'onere di dirci che solo Saddam torturava e che loro proprio non lo conoscevano ai tempi nei quali seviziava e sterminava i comunisti iracheni, i curdi e gli iraniani.
Attenzione, la logica della violenza e della tortura va estirpata ovunque, in primo luogo tra chi sfila di fianco a noi nei cortei.
Quanti compagni se si trovassero soli con Berlusconi legato e incappucciato avrebbero la tentazione si mollargli un ceffone?
Essere contro la tortura e' uno stato della coscienza che non permette distinzioni. Questo ci hanno insegnato i militari Usa, magari di destra e guerrafondai, che hanno denunciato i loro commilitoni perche' avevano torturato persone considerate terroristi. Questi soldati conoscono l'onore e ci dicono: "Non si tortura nessuno. Senza eccezioni. Neanche uno schiaffo. Neanche a Bin laden! Neanche a Dell'Utri. Neanche a Previti. Lo so che con Previti e' dura ma solo quando tutti saremo convinti che non si tocca un capello neanche a Previti allora avremo ottenuto di cancellare la tortura dal pianeta.
Dobbiamo capire che anche nelle file della sinistra la cultura della tortura non e' morta. Cuore, il settimanale di resistenza umana, solo pochi anni fa pubblicava una classifica sulle "Cose per le quali vale la pena di vivere". In testa stava "Sodomizzare Irene Pivetti". Tolsero questa oscenita' dopo che scrivemmo una lettera di protesta... Ma vedete come e' labile il confine nella mente persino di persone che si considerano progressiste. Le grandi rivoluzioni partono nella mente delle singole persone. E a un certo punto certi pensieri non sono piu' pensabili.
Un male se ne va quando diventa universalmente intollerabile.
Nella civile Europa fino al 1800 si castravano centinaia di bambini per farli cantare meglio. Era un'abitudine diffusa e universalmente accettata, non c'era nessuno che si ponesse neppure il problema dell'etica e neppure quello dell'anestesia... Anche al Papa, che parlava direttamente con Dio, sembrava carino tagliare via il superfluo ai bambini che cantavano troppo bene. E a molte suore sembrava una purificazione, un dono, liberare quei fanciulli dalla loro virilita'. Ed erano tutte bravissime persone.
Oggi appare universalmente intollerabile che il nostro vicino di casa ci dica: "Ho castrato mio figlio senti come canta bene!"
Questo e' un segno inequivocabile che possiamo sperare in un domani senza tortura.
Ma non succedera' se resteremo con le mani in mano. Trova un compagno pirla e spiegagli perche' in nessun caso deve dare uno schiaffo a Previti

 

Puoi dare una possibilita' alla pace!!!

Ieri sera ho discusso a lungo con un amico iracheno sulla situazione della guerra.
Credo che la domanda che assilla tutti e': "Esiste una possibilita' per la pace?"
La situazione e' spaventosa. Se si esce dalle cronache sterilizzate di giornali e televisioni e si inizia a leggere la cronaca spicciola dei massacri viene il voltastomaco. Non ve ne parlero' perche' mi darebbe e vi darebbe troppo inutile dolore.
Chiunque abbia un briciolo di umanita' puo' immaginare cosa sia l'ospedale di Falluja oggi, con piu' di duemila feriti, senza medicine. E fermiamoci qui.
Il problema della guerra in Iraq oggi non e' solo quello di una guerra ingiusta.
E' quello di una guerra gestita nel peggior modo possibile e di una totale incomprensione per la cultura di questo popolo. Gli americani sono andati in Iraq con in testa lo schema delle guerre etniche, hanno deportato migliaia di famiglie per creare aree etnicamente omogenee, hanno diviso le scuole in sciite, sunnite, curde...
Immaginatevi un esercito che arriva a Milano e vuole dividere i settentrionali dai meridionali...
Perche' in Iraq e' proprio cosi'. L'Iraq e' sostanzialmente una collettivita' laica, era il paese arabo piu' moderno, con un numero di laureati percentualmente superiore a quello di molti paesi europei.
In Iraq, da decenni, il sistema religioso aveva un peso politico inferiore a quello delle famiglie. Gli Ulemi non sono sacerdoti ma capifamiglia che come tali devono anche essere Conoscitori del Corano (questo vuol dire Ulemi).
Gli Ulemi sono capi famiglia e parliamo di famiglie estese che comprendono cento e piu' persone. E queste famiglie sono organizzate per cognomi, e ci sono cognomi che contano fino a sette milioni di appartenenti. E in queste famiglie si mischiano sunniti, sciiti e curdi, perche' le famiglie superano le divisioni religiose. Gli iracheni sono effettivamente un unico popolo perche' le etnie si integrano nel meccanismo delle famiglie. Questa socialita' basata sulle famiglie non e' ugualmente forte in tutto il paese. Ci sono zone in cui i vincoli famigliari sono secondari.
Per capire di cosa sto parlando possiamo ricorrere all'esempio della Sicilia e della cultura delle famiglie che ha governato l'isola per secoli e che e' poi degenerata in mafia. L'organizzazione delle famiglie siciliane e' stata indispensabile per la resistenza del popolo siciliano alle continue ruberie e violenze dei conquistatori. Qualunque esercito arrivasse in Sicilia doveva fare i conti con le famiglie e rispettare certi vincoli. E lo stesso erano costretti ad accettare i nobili locali. Si trattava di un'organizzazione che prefigura i moderni sindacati e che era capace di mobilitare tutto il popolo in modo efficace e militarmente temibile. Nessuno aveva interesse a far guerra ai siciliani, un nuovo conquistatore ne cacciava uno vecchio, ma la continuita' della vita quotidiana, il pagamento dei debiti e il rispetto verso le donne era garantito dalle famiglie. Ed era con l'assemblea delle famiglie che dovevano firmare la pace i generali.
Questa organizzazione siciliana e' filiazione diretta di quella di Baghdad, che era la capitale per quegli arabi che governarono la Sicilia per secoli.
Ma a Baghdad il sistema delle famiglie non e' gestito da Ulema medioevali appena appena alfabetizzati. Sono laureati, manager, quelli che hanno tenuto insieme l'economia del paese nonostante i decenni di dittatura e embargo.
Ora Bush non capisce, poverino, che ha fatto una stronzata dietro l'altra, prima di tutto facendo imbestialire la popolazione esterrefatta davanti al tentativo di dividere etnicamente una nazione che e' unita da secoli.
Poi il Grande Stupido non ha capito che andare a bombardare e sparare a casaccio e violentare le donne, e' una stronzata particolare, in un paese che basa da millenni la sua sopravvivenza sull'onore delle famiglie. Forse Bush non ha ben chiaro cos'e' una faida di famiglia. Per ogni iracheno ammazzato, per ogni donna violentata, l'Ulema ha dovuto dire a un membro della famiglia: vai e uccidi.
Un caso di cui si parla molto in Iraq in questi giorni, e' quello di una madre che avuto il marito e due figli uccisi e altri due figli feriti e non avendo piu' nessun parente maschio vivo, ha curato le ferite dei figli e poi ha preso una pistola, una mitraglietta e un bazooka ed e' andata a farsi ammazzare dagli americani sperando di ucciderne almeno uno.
L'altra cosa che forse qualcuno doveva dire al presidente piu' scemo che gli Stati Uniti d'America abbiano mai avuto e' che la dittatura di Saddam era molto particolare. Saddam era un dittatore, ma non un cretino. Lui governava con le famiglie, non contro le famiglie. E per dimostrare che rispettava le famiglie e si rimetteva alla loro volonta' distribuiva armi a tutti. In Iraq non e' mai esistito il concetto di porto d'armi. Bush non lo capisce perche' sa benissimo che se in Usa iniziassero a distribuire i bazooka a tutti i maschi che hanno superato i 15 anni dopo una settimana non ci sarebbe piu' niente dalla costa occidentale a quella del Pacifico. Invece per gli iracheni e' normale insegnare ai bambini l'uso del bazooka verso i dodici anni e qualunque maschio adulto ha diritto a una dotazione d'assalto comprensiva di missili anticarro.
Saddam aveva la paranoia di essere invaso.
Saddam era uno che torturava e massacrava, ma lo faceva rispettando una millenaria tradizione di considerazione verso le famiglie. Poteva colpire gli oppositori e compiere massacri, ma doveva adempiere a precisi obblighi e consentire precise autonomie. Ad esempio Falluja e Najaf, le citta' oggi assediate, sono da sempre state amministrate da esponenti delle famiglie locali. Saddam uccideva gli oppositori ma (in un certo qual modo) pagava degli indennizzi alle famiglie.
L'altra cosa che forse qualcuno doveva dire a quel suonato di Bush e' che, oltre tutto, ci sono centinaia di migliaia di iracheni, nel fiore degli anni, che hanno combattuto una guerra vera e infernale durata molto a lungo. Sono tutti veterani, non sanno usare le armi solo in teoria, lo hanno gia' fatto su decine di campi di battaglia.
Non sono vergini alla guerra come la maggioranza dei soldati della coalizione.
Ed e' strano che a questo Bush non abbia pensato, visto che gli Usa finanziarono quella guerra di aggressione dell'Iraq contro l'Iran komeinista (komeinista... comunista...che strana assonanza).
Ma forse avrebbero dovuto anche fargli studiare un po' di storia al povero Bush.
I trisavoli degli iracheni furono quei Parti che sbaragliarono le centurie romane e uccisero in modo atroce quel Crasso, ex socio di Giulio Cesare. I romani quelle terre non le conquistarono mai. Coi Parti alla fine dovettero scrivere trattati di pace. E rispettarli. E perfino gli inglesi, quando erano un impero, accettarono di dominare buona parte dell'Iraq solo per procura, tramite le famiglie.
Ora e' chiaro che Bush e' stato inetto prima dell'11 settembre, bugiardo sulle armi di distruzione di massa, criminale nella gestione dei bombardamenti e dell'ordine pubblico, nullo negli aiuti umanitari, colluso con i torturatori e stupido dal punto di vista della gestione della sua immagine e delle capacita' diplomatiche.
Qualcuno dovrebbe spiegare al presidente piu' texano della storia degli Stati Uniti che "diplomazia" non vuol dire sparare a uno con il silenziatore.
Possiamo dire che gli Usa hanno perso la guerra dei media e dovranno ritirarsi tra non molto. Ma il problema e' che questo avverra' solo in seguito ad un'ulteriore inasprirsi della situazione. Migliaia di iracheni uccisi, migliaia di americani uccisi. Quindi il problema per noi pacifisti e' se sia possibile che in qualche modo si riduca il numero dei morti, il livello della crudelta' e del dolore.
Questa e' la nostra domanda e ragionare su questo non e' un'attivita' vana. Le cose prima di succedere devono essere sognate da molti.
Allora io mi chiedo: esiste una, una sola possibilita' che succeda qualche cosa che possa ridurre il numero dei morti?
Lo so che in questa situazione e' assurdo mettersi a pensare a questo. Tutte le probabilita' ci dicono che questa carneficina dovra' continuare fino a che le fosse non saranno piene di morti fino all'orlo.
Ma ci sono alcuni piccoli segnali che qualche cosa si sta muovendo.
Forse non ce la faranno, probabilmente non ce la faranno, ma e' chiaro che in quel delirio di sangue e pazzia c'e' gente come noi che rifiuta questo orrore e che sta in tutti i modi, in mezzo a difficolta' tremende, cercando di fare la cosa giusta, l'unica che puo' diminuire di un'unita' il numero dei morti, lenire per un'ora il dolore di un bambino.
E se cercate nei siti arabi, i vecchi siti della resistenza contro Saddam, non trovate solo urla di dolore e strazio e ira contro gli invasori. Trovate anche storie di villaggi dove gli iracheni stessi si sono rimboccati le maniche, hanno iniziato a ricostruire, a gestire l'amministrazione, i servizi pubblici, proprio grazie al tessuto sociale delle famiglie che in alcune zone reagisce alla situazione d'emergenza in modo meraviglioso.
I giornali e i telegiornali parlano solo di morte in Iraq ma in Iraq c'e' anche molta vita, molta solidarieta', molta gente che si e' unita liberando vaste zone dalle bande criminali, ristabilendo il rispetto, offrendo soccorso in modo eroico alle popolazioni colpite, scavando tra le macerie, cercando medicine.
Poco si e' parlato del valore simbolico delle grandi processioni pacifiche che attraversano l'Iraq, con milioni di fedeli in marcia e in preghiera che chiedono pace e libere elezioni.
Come accadde in Argentina quando il sistema delle multinazionali del dolore collasso', anche in Iraq il popolo ha fatto muro contro le barbarie, e in gran parte dell'Iraq questo popolo ha ottenuto risultati notevoli in termini di contenimento della violenza. E anche la liberazione di decine di ostaggi e' stata una prova di forza della societa' civile irachena.
Giorni fa il consiglio degli Ulema aveva iniziato uno sciopero della fame. E ora, nel silenzio dei media, si sta tentando di organizzare uno sciopero totale a oltranza a Baghdad chiedendo il ritiro delle truppe dalla citta'. Ovviamente la battaglia con l'ala militarista degli iracheni sara' in questo momento durissima, proprio perche' la cultura stessa della faida non prevede di sospendere una vendetta. Ma non bisogna sottovalutare la forza moderatrice dell'Islam, solo chi non lo conosce come la Fallaci puo' immaginare che gli iracheni non siano in grado di dare lezioni di civilta' e capacita' politica di mediazione al mondo.
E' indiscutibile che vi sia in questo momento una grande forza civile che riesce in qualche modo a evitare che si arrivi alla guerra civile totale, nonostante la danza macabra quotidiana degli opposti terrorismi. Il fatto che le citta' irachene assediate non siano state ancora rase al suolo e le popolazioni sterminate e' un segno di moderazione, lo so che non e' molto ma in questo caso piccole differenze fanno la differenza di migliaia di morti e feriti.
E allora, pur non perdendo di vista l'orrore globale, DOBBIAMO guardare allo sforzo inumano che "i mediatori" stanno facendo in quel paese. E certamente il fatto che alcuni soldati americani e inglesi abbiano rotto il muro di omerta' che proteggeva i torturatori e' stato un miracolo che da modo ai pacifisti iracheni di immaginare interlocutori umani e ragionevoli anche nelle file degli invasori.
Il fatto che le elezioni presidenziali Usa si facciano sempre piu' vicine e' un altro fattore positivo. Bush perde consensi. Lentamente. Ed e' positivo che si possa sperare in un reale ritiro delle truppe Usa sostituite da quelle dell'Onu.
Credo che sia importante che si sappia il piu' possibile che esiste un popolo iracheno che niente ha a che fare con il terrorismo e che desidera solo la venuta delle truppe Onu, il ritiro delle truppe della Coalizione e libere elezioni immediate.
Ma a questo punto sappiamo anche che sara' molto difficile che questo accada e che l'obbiettivo della cessazione dei massacri entro il 30 giugno e' un sogno temuto dai falchi Usa, dai terroristi di Al Qeda, i trafficanti d'armi, le forze che sostengono Sharon e quelle che sostengono i kamikaze palestinesi. E quelle che sostengono la persistenza del segreto bancario cosi' che nessuno puo' sapere come si arricchiscono con la guerra e il terrorismo.
La situazione tra israeliani e palestinesi e' il teorema di questa situazione: due popoli martoriati che si uccidono senza pieta' rinfacciandosi colpe secolari. E ancora la maggioranza delle persone che compongono questi due popoli risponde ai sondaggi di opinione chiedendo piu' morti.
Questo e' il destino piu' probabile per la Palestina, per l'Iraq, per il mondo.
E' la banalita' del male.
Il bene e' improbabile.
Beh, signore e signori, abbiamo un privilegio unico nella storia umana: quello di vedere se, come prevede il Pentagono, entro 8 anni il pianeta Terra diventera' un inferno climatico con piu' vittime per i tornadi di quante ne facciano ogni anno il terrorismo e le guerre messe assieme.
E se fra otto anni non avremo trovato un'idea pazzesca, o molte idee pazzesche, per fermare guerre e inquinamento, allora vedremo con i nostri occhi cosa succede quando una specie animale precipita verso l'estinzione.
Vedremo questo se non accadra' qualche cosa di insolito e imprevedibile come lo furono il '68 o l'esplosione di Internet.
Dire cosa potrebbe essere e' un esercizio sterile, ma provare a far navigare la fantasia e' comunque indirettamente utile: abbiamo bisogno della nostra fantasia per immaginarci un mondo tanto diverso e migliore che valga la pena di tentare di realizzarlo veramente.
E c'e' da chiedersi se sia mai successo che un popolo sia riuscito a scacciare un'invasore senza usare le armi.
Si' e' successo, e il conquistatore era terribile e disumano e usava la frusta e la baionetta senza pieta'.
Il movimento di resistenza indiano, diretto da Ghandi, lancio' una grande offensiva contro le nuove tasse sul sale. Decine di migliaia di militanti pacifisti si presentarono davanti alle truppe inglesi che presidiavano le saline. Migliaia di uomini e donne, giovani e vecchi, con in mano dei cesti e dei sacchetti per mettere il sale. Volevano il loro sale. Il sale non e' degli inglesi.
Fu un gesto assurdo, incredibile, decine di migliaia di donne e di uomini davanti ai soldati, in corteo, avanzavano fino a raggiungere la prima fila dei militari, che li abbattevano con i fucili usati come clave. I feriti venivano portati via e un'altra fila si faceva avanti per essere abbattuta, e poi un'altra e un'altra, con il sangue per terra che diventava una pozza immensa e i sahari bianchi che si tingevano di rosso. E feriti e morti e urla di dolore. E hanno continuato ad andare avanti cosi' per ore, animali intelligenti che andavano volontariamente al macello per impedire massacri peggiori.
E il giorno dopo erano milioni a camminare verso le saline e gli inglesi dovettero cedere perche' quell'immagine di migliaia di uomini e donne che si fanno abbattere a bastonate aveva colpito persino la parte arida del cuore del mondo.
Certamente spero che agli iracheni di oggi non tocchi di imitare nessun martirio.
Martirio che gia' e' profondamente innestato nella cultura di quei popoli. Ricordate come fu abbattuto lo Shia' di Persia?
La rivoluzione iraniana fu un altro evento impossibile. Era proprio il giorno nel quale si festeggiava il martirio del capostipite degli sciiti. E milioni di uomini scesero in piazza con le vesti rituali bianche ma invece di andare alla moschea andarono contro le mitragliatrici del re amico degli americani. E i soldati del re spararono loro addosso e ne morirono proprio tanti. Ma da tutte le parti arrivava gente disposta a farsi ammazzare dai soldati, ed erano milioni. E i soldati contarono i proiettili, e forse qualcuno capi' che stava vedendo un miracolo.
Poi possiamo dire che il regime komeinista e' una dittatura orrenda. Ma non si puo' non ricordare che riuscirono a liberare il loro paese dal neocolonialismo senza una guerra civile. E questo e' un altro elemento che ci puo' far sperare. Esiste, a fianco della cultura guerriera delle faide una cultura che riconosce l'onore insito in uno scontro pacifico.
Che cosa puo' succedere?
Chi lo sa?...
Magari dieci milioni di iracheni si recano nel deserto e scrivono con i loro corpi caratteri talmente grandi da essere visibili dal satellite...Una scritta di un paio di chilometri: "Bush, e' il popolo iracheno che ti scrive, smettila! Vai via!!! Vogliamo le truppe Onu e le elezioni. Subito!!!"
Sai che effetto mediatico che si ottiene?
Nessuno potrebbe piu' dire che il popolo iracheno e' con gli Usa e che protestano solo criminali e terroristi.
Sarebbe la prima votazione satellitare della storia. Con le moderne tecnologie elettroniche gli elettori puoi contarli uno per uno.
E' un'idea stupida? Sinceramente non lo so. E' un tentativo di immaginare un altro scenario. Pura fantascienza. Pero' ogni tanto con la fantascienza ci si azzecca.
Ah... questo articolo voleva dire che cosa si potrebbe fare per la pace. Sognare in effetti non e' un gran che. Ma magari se sogniamo ci vengono in mente idee piu' complesse e efficaci di un corteo e del solo boicottaggio degli acquisti... Ci vorrebbe un'idea che coinvolgesse molta gente...
Tipo che il risultato e' che il vicepresidente Cheney va da Bush e gli dice:"Presidente, ci sono dieci milioni di europei che le stanno mostrando il culo via satellite. Stanno a culo all'aria sparsi in 750 citta'. Con i loro corpi hanno formato settecentocinquanta volte la scritta: "Bush rimettiti a bere!" in quarantasette lingue diverse. Dicono che appena tramonta il sole iniziano a farlo anche i giapponesi e i cinesi."
Voi dite che sono solo cazzate? Non lo so... Bastano un centinaio di persone per scrivere "Alt Bush War" con un'altezza di 5 metri, perfettamente visibile da un satellite spia della Cia. Penso che proveremo a farlo.
Ma lo sai che faccia fanno alla centrale operativa segreta???
Per inciso: se proprio volete farli incazzare potete scrivergli "Mi sono scopato tua madre". Ma, come ho detto, non sarebbe politicamente corretto.

Jacopo Fo

www.alcatraz.it

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