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Da Dicembre 2007, direttamente on line la Catena
di S. Libero su:
 
La "Catena di San Libero" del...
La Catena di San Libero n. 379
31 dicembre 2008
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Piombo Fuso
E Hitler, giù al'inferno, ride.
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Pippo Fava, i giovani e il dopo-Ciancio
Gli amici di Ciancio? Siamo noi. Facciamo ottimi siti, giornaletti e giornali, avremmo le forze per fare un'informazione non inferiore alla sua (specie ora che c'è internet), ma ci ostiniamo a restare ognuno per sé, senza osar fare il salto di qualità, il “tutti insieme” che ci consentirebbe di cambiare Catania da così a così
Stiamo dando una mano a Ciancio. Chi? Noi qui, intanto: e poi tutti gli altri giornali giornaletti siti e contrositi “alternativi” di Catania. Che sono tanti, in realtà, e ancora ne vengono fuori. “C'è spazio per tutti”, dice qualcuno.
Ecco, il problema forse è proprio questo. Di spazio ce n'é quanto ne vogliamo, se ci contentiamo - e ci contentiamo - di essere la nicchia “contro”, la “voce alternativa” e tutto il resto. Invece ce n'è di meno, o almeno bisogna conquistarselo a caro prezzo, se l'idea è di fare alternativa davvero, cioè di raggiungere e superare il peso di Ciancio nell'informazione catanese.
Ma questo è un obiettivo che, giorno dopo giorno, ormai nessuno si pone più. Se l'era posto Giuseppe Fava, e poi i suoi continuatori fino al tentativo di quotidiano nel '93. Da allora, tanta generosità ma anche tanta implicita rassegnazione.
Giornali e siti sono venuti avanti più per testimonianza che sperando di farcela davvero. Coraggiosi tutti, e spesso anche di buon livello; a volte anche di prestigio nazionale, come Casablanca. Ma con un minoritarismo d fondo, ormai profondamente introiettato.
E questo, naturalmente, ha generato a sua volta tutta un'ideologia, e dei comportamenti conseguenti. Ciascuno ha fatto per sé, considerandosi di fatto autosufficiente. Casablanca è stata lasciata affogare - ed era costata sacrifici terribili, soprattutto a Graziella Proto - nella più scettica indifferenza.
Non s'è mai stabilito un rapporto qualunque, e neanche in generale ci si è provato, fra testate del web e testate stampate. Non c'è mai stato coordinamento, e quel poco s'è dissolto subito, coi videomakers che per un momento sono stati la cosa più interessante della Sicilia. Le inchieste sono state condotte quasi sempre separatamente e si potrebbe dire anche, a volte, con gelosia.
Ci sono responsabilità precise, nomi e cognomi, in tutto questo. Ma non hanno importanza. Non è importante sapere se era Toro Seduto che non voleva mettersi d'accordo con Nuvola Rossa o viceversa. Importante, e catastrofica, era la cultura diffusa per cui ciascuna tribù si difende la sua valle, e al diavolo tutto il resto. Un solo errore, semplice e condiviso da tutti: ed è bastato.
Basterà anche qui, se non ci diamo una mossa. Bisogna integrare subito le varie testate e i siti - oppure chiuderle tutte subito, ché non servono a niente.
C'è stato un fattore importante, quest'anno, anche se quasi nessuno se n'è accorto. Ed è che il baricentro dell'informazione “altra” s'è spostato, con la Periferica e i Cordai, nei quartieri. In entrambi i casi, supportato e accompagnato da una serie di attività concrete di base, di intervento sociale, da un circuito virtuoso, di mutuo rafforzamento, che può diventare modello dappertutto.
Ecco, di questo vorremmo parlare quando si parla di Giuseppe Fava. Non servono a molto le commemorazioni, e neanche le presenze occasionali, di nostalgia (il gruppo “storico” dei Siciliani, salvo poche eccezioni, manca ormai da Catania da molti anni: e non è solo un'assenza fisica). No, qui c'è proprio da mettersi a lavorare professionalmente, e tutti insieme.
L'esperienza dei Siciliani, a partire da Giuseppe Fava ma anche dopo, ha mostrato che con organizzazione e volontà si possono ottenere dei risultati. Io penso che è il momento di riprovare. Catania, fra le sue tante disgrazie, ha sempre avuto - almeno - una buona minoranza di giovani non banali. Questo potrebbe riessere un momento loro.
("Ma che c'entro io, che sono di Milano, con tutto questo?". Beh. Credi di essere ancora di Milano ma in realtà, se ci rifletti bene, sei catanese anche tu. Tutta l'Italia è diventata una grande Catania, purtroppo).
Info: incontro il 5 gennaio alle 20.30 a Catania (a CittaInsieme), con Periferica, Cordai, Step1, UCuntu, Casablanca, Catania Possibile, altri gruppi locali e Liberainformazione.
* * *
Notizia, a pensarci bene, correlata
Usa. Internet (40 per cento) batte i giornali di carta (30 per cento) come prima fonte d'informazione (40 per cento contro 30 per cento). Fra i giovani 18-29 anni internet raggunge anche la televisione.
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Internet sotto tiro
Uno dei settori che sfidano la crisi a testa alta è quello dei videogiochi: la gente vuole distrarsi e staccare la spina, ma il cinema e i ristoranti sono troppo costosi e quindi si resta in casa per sparare agli alieni e vivere avventure da film con grafica 3D. E' per questo che il sogno di molte famiglie statunitensi è quello di mettere un piede in questa industria da miliardi di dollari, magari iscrivendo il figlio al DigiPen Institute of Tecnology, un college che svolge il ruolo di "incubatrice specializzata" per formare i programmatori di videogiochi della nuova generazione. Ma cosa succede se mentre studi diventi bravo e famoso?
Lo ha scoperto a proprie spese Zachary Aikman, un ex studente dell'istituto che aveva realizzato tra i banchi di scuola Synaesthete, un videogioco "sparatutto" in cui bisogna eliminare degli alieni seguendo il ritmo della musica di sottofondo, premiato come miglior gioco prodotto da studenti nell'edizione 2008 dell' "Independent Games Festival". Ma quando ha provato a far soldi con la sua creatura, Zach ha scoperto che le regole scolastiche sottraggono agli studenti ogni diritto sui lavori "realizzati all'interno dell'istituto". Il ragazzo prodigio racconta che "la scuola aveva il copyright sulla grafica e i programmi che avevo scritto, ma non si può mettere sotto copyright una modalità di gioco. Così dopo gli studi ho cominciato a organizzarmi per prendere l'idea del gioco e riprogrammarlo a partire da zero". Ma questo non è stato abbastanza per l'istituto Digipen, che ha rifiutato ogni proposta di accordo con lo studente e gli ha proibito ogni possibile commercializzazione delle sue idee intrappolate nella gabbia del copyright.
Mentre sulla "frontiera digitale" statunitense si prova a risolvere questi problemi, a casa nostra si preparano altri disastri figli dell'ignoranza, con leggi sempre più repressive che limitano l'attività dei blogger e lo scambio di cultura in rete. Una recente dichiarazione del premier ha fatto venire i brividi al popolo della rete: "Credo che al prossimo G8 si possa portare sul tavolo la proposta di una regolamentazione del sistema internet. Credo che ci possa essere questa prospettiva internazionale in cui noi possiamo portarci come avanguardia di queste nuove tecnologie che ormai sono il futuro del mondo".
La risposta a questo decisionismo è arrivata dallo stesso Berlusconi, trascinato su Youtube dagli utenti che hanno riesumato dalle ceneri della campagna elettorale un video in cui il premier si descrive come "un anziano signore che ancora scrive a penna tutti i suoi interventi e anche quelli che scrive per gli altri" e a chi gli fa domande su internet confessa "una conoscenza del mezzo che francamente non ho. Io uso il computer e internet - proseguì Berlusconi - ma lo usano soprattutto i miei collaboratori. Mi sa che hanno ragione loro quando dicono che sono troppo vecchio per governare un paese moderno". E per una volta, possiamo dargli anche ragione.
[carlo gubitosa]
Bookmark: www.giornalismi.info/gubi
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Incontro di civiltà
Viagra ai capi afghani che collaborano. La ricompensa offerta dagli agenti della Cia al posto del denaro, in quanto soddisferebbe di più gli anziani capitribù che reggono quel paese.
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Sgarbi
Non ne so granché. L'ho scoperto una dozzina d'anni fa che ero in ospedale e non avevo altro da fare che guardare la tv. Mi colpì il fatto che, essendo molto preso in quel che gridava (parlava, mi pare, del giudice Caselli), sbavava senza accorgersene, con la saliva rappresa agli angoli delle labbra. Mi dicono che ora è in là con gli anni e, come tutte le troie attempate, fa la virtuosa. Non è comunque personaggio da frequentare.
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Di questi tempi/ 1
Siete sicuri si essere ariani? Di origine germanica? O scandinava, magari? Potete stabilirlo con un semplice test rivolgendovi alla IGenea GmbH, Schlossgasse 9, 8023 Zürich
"Wer waren unsere Vorfahren? Woher stammen wir? Die meisten Menschen können ihren Stammbaum höchstens drei oder vier Generationen zurückverfolgen. Dank der Erbgut-Analyse ist aber ein Blick in längst vergangene Jahrtausende möglich...". E‘ sufficiente un campione di saliva per stabilire le vostre origini in linea sia materna sia paterna. Dopo il test del vostro DNA riceverete il vostro risultato dettagliato contenente il vostro popolo originario, il vostra paese di origini ed il vostro aplogruppo. Il risultato contiene cartine e delucidazioni.
Bookmark: http://www.igenea.com/
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Di questi tempi/ 2
Sono 315 le ordinanze emesse nel corso del 2008 dai sindaci, in 152 comuni, in materia di sicurezza urbana. Riguardano gli alcoolici (13,8%), la prostituzione (11,7%), i rifiuti (10,7%), e poi i lavavetri, gli ambulanti, gli abusivi e sospetti (tutto il resto). Particolare curioso: sono stati quattro sindaci di centrosinistra (Cacciari, Cofferati, Chiamparino e Domenici) i primi a utilizzare i poteri di ordinanza decisi dalladestra.
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Brevi di cronaca
Milano. Tassista fatto di coca punta col taxi e investe due marocchini in via Sammartini, spaccando ambe le gambe a uno dei due. L'investitore è rimasto a piede libero.
Gela. Venticinquenne atteso fuori dalla discoteca e pestato a sangue per avere involontariamente pestato un piede a un tizio ballando nel locale. E' in coma con trauma cranico all'ospedale.
Roma. Madre e figlio rumeni, trentadue e tre anni, carbonizzati in baracca per un fuoco acceso male. Faceva un freddo molto rigido. Stupore di cittadini e politici per il fatto che a Roma ci sia ancora gente che vive così. Promessi, o minacciati, provvedimenti.
Siracusa. Polacca 53enne crepa di freddo in una grotta ad Acradina, a poca distanza dalle monumentali rovine degli antichi greci e dall'altrettanto monumentale santuario della Madonnina Buona di Siracusa.
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Notizie censurate in Sicilia/ 1
Catania. Raffaele Nicotra, sindaco (Pdl) di Acicatena in provincia di Catania è stato presidente del consorzio che si dovrebbe occupare dei beni confiscati alla mafia. Otto anni fa, nel dicembre 2001, Nicotra (allora deputato del Nuovo Psi) era però indagato per voto di scambio con mafiosi, nel quadro di un'operazione che comprendeva il candidato Ds (scelto da chissà chi) ad Acireale Vittorio Cecchi Gori, l'allora sindaco di Acireale Antonino Nicotra (Ccd), l'assessore Giovanni Rapisarda (Fi), e il capo dei tifosi ultras dell'Acireale, tale Giuseppe Quattrocchi. Si auspica che le frequentazioni di Nicotra si siano, nel frattempo, raffinate.
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Notizie censurate in Sicilia/ 2
Marsala. Dopo una serie di traversìe, il proprietario dell'Ittica Mediterranea è stato dichiarato falllito. Come curatore fallimentare, il tribunale ha nominato un avvocato Francesco Trapani, ch eperò cura anche gli interessi della principale ditta rivale, la Hedrix. Il curatore-rivale, nel determinare il valore dell'azienda dichiarata fallita, ha omesso di comprendere un condotto sottomarino di 400 metri, a suo tempo costato costato quasi un miliardo di lire. Per questa e altre irregolarità il proprietario della Mediterranea ha sollecitato un intervento della Procura di Marsala, dove però di è insediato da alcuni mesi un ex avversario (alcuni dicono nemico) di Falcone, il discusso magistrato Alberto Di Pisa.
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Cast
Alvaro Vitali, Renzo Rossi e Christian Di Pietro in "Noi speriamo che ce la caviamo". Regia di Marino Girolami. Manca Gloria Guidi.
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Pubblicità
L'unico calendario dichiaratamente porno (Gelli nudo in prima pagina). “Mamma il 2009! L’anno della Rinascita Democratica” è un calendario da tavolo che non disdegna l’armadio nazionale e i suoi scheletri obesi. Vignette di Roberto Grassilli, Marco Scalia, Nico Pillinini, Edoardo Baraldi, Mauro Biani, Makkox, PV, Mario Natangelo, LeleFante, Marco Pinna e Fifo, Zurum, Manlio3, Giulio Laurenzi. Pezzi demenzialmente liberatori di Alvise Spanò, Viscontessa, Andrea Frau. Si scarica gratis in rete.
Download: http://mamma.motime.com/post/736239/Il+Calendario+in+3+mosse
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O eleutheros
A quel ragazzo greco di cui i giornali parlano come "un anarchico" o "un estremista", che non ha un posto stabile cui rinunciare, che forse non sa chi era Onassis ma di Demos ha sentito parlare, che forse è piccolo e brutto ma assomiglia moltissimo a quelli di Maratona, che ora corre grida e tira sassi ma quasi sicuramente entro sei mesi sarà in galera: tirane uno anche per me, figliolo.
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Quei quattro cretini che hanno salvato la Scogliera
Lina Arena wrote:
< Gentile R. ti è possibile assumere informazioni sulle operazioni condotte a San Cristoforo dalla società Aqua Mrcia? Ti risulta il nominativo di chi ha comprato lo stabilimento della Mnifattura dei tabacchi in Catania? Conosci le modalità di intervento della Comunità europea per il rifacimento e la riappropriazione delle aree di San Cristoforo? Lo sai che i lavori della diga foranea sono in parte illegittimi? Lo sai che mi hanno incriminato per aver detto e scritto che lungo il demanio della Paia vi sono opere abusive? Credono ala Procura che basta un pezzo di carta chiamata concessione per aver le carte in regola e occupare pezzi di demanio costiero? Lo sai che la Tortuga era in possesso di una concessione ad edificare sugli scogli di Ognina grazie aun pezzo di carta che menzionava anche l'art.2 e 3 delle norme di attuazione del Piano regolatore che vietavano l'edificabilità nel tratto della Scogliera di Ognina? Se quattro cretini, residenti nella zona adiacente la proprietà demaniale della Tortuga, non avessero impugnato le concessioni ottenute dai signori Testa Tommaso e Carmelo, avremmo avuto un edificio sulla scogliera con il beneplacito di tutti, Procura della Repubblica compresa. Se si sono mossi ed abbiamo ottenuto ben tre sequestri delle opere edili si deve solo al coraggio di quei quattro residenti. Cari saluti >
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Un Paese senza
S. Gensabella wrote:
< Da qualche tempo mi chiedo perchè gli italiani sono così malati e soprattutto affetti da demenza senile tale da chiudere ogni passo verso il futuro, perchè la classe dirigente è così arrogante quanto corrotta e trasandata e nello stesso tempo antisismica, affetta da un morbo che pian piano ammorba tutti a tutti i livelli.
Io una risposta me la sono data, una risposta terra terra sia chiaro, ma comunque sia una risposta. Ho la sensazione che noi siamo in fondo estranei alla democrazia che abbiamo avuto in comodato d’uso semigratuito perché soggetta a vincoli che di fatto hanno impedito l’affermazione di una democrazia compiuta.
Noi siamo stati gli inventori del fascismo prima e del berlusconismo poi. Di questi due fenomeni abbiamo l’esclusiva. Non sarà un caso che alberga dentro il nostro corpo il primo e vero antistato, ancor prima della mafia, arrogantemente rappresentante in terra del Creatore in persona. Anche questa è una nostra esclusiva, e siamo a tre.
La nostra è una storia di aristocrazie e di poteri temporali di papi, re, duci, baroni, tribù e mafiosi mai decapitati e per questo sempre presenti anche se assenti. Noi non abbiamo avuto il 1789, la nostra storia fluisce senza soluzione di continuità dalla fondazione di Roma a oggi facendo mancare al nostro paese quel salto quantico necessario per dare una svolta alla Storia. Se devo proprio dirlo, la nostra è, semmai, una monarchia compiuta.
Noi siamo passati senza saperlo o volerlo ma fluidamente da una aristocrazia feudale parassitaria a una borghesia aristocratica altrettanto parassitaria anche se produttiva (un ossimoro?), rappresentata da una classe politica diventata ormai una vera e propria aristocrazia parassitaria, capace di tenere un popolo al guinzaglio attraverso la concessione del lavoro e l’erogazione di risorse pubbliche ai propri sodali con un ruolo decisivo (e qui ha ragione da vendere O.) delle mafie. Il tutto sotto uno strettissimo controllo delle persone come dei flussi di denaro attraverso un sistema blindato e inaccessibile che di tanto in tanto viene scalfito dalle inchieste giudiziarie che fanno solo un effetto mercurio: disgregano il sistema momentaneamente disperdendo molecole che in seguito piano piano tornano a riaggregarsi facendo sistema ancor più di prima >
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Evviva! Buon Anno!
Indio wrote:
< Cara Catena di San Libero, siamo alla vigilia di capodanno e mi sento fortunato. Nel 2007, infatti, proprio nel mese di dicembre, sono stato sequestrato e caricato di peso dentro una camionetta, picchiato e minacciato pesantemente da due carabinieri: un cc scelto e l'altro semplice. Non erano tutori della legge in quanto come da loro stessi dichiarato (è tutto registrato dalla videocamera che avevo in tasca) se ne fottono della legalità e ancora di più della giustizia. L' altro, il cc semplice, guidava la campagnola, non ha fatto niente per farlo smettere, anzi si è messo a minacciarmi pure lui. Ho chiesto un verbale, ho chiesto di esser portato in ospedale... ma come risposta ho ricevuto botte. Mi auguro che quelle minacce di portarmi in campagna e "farmi la festa", "se ti rivedo in giro ti spezzo le gambe" e altre ancora, non abbiano seguito.
A distanza di un anno, non mi resta che prendere atto di quello che è successo e andare avanti. Non sono il primo e non sarò l'ultimo. E se fossi morto là dentro? E se reagivo ai colpi? Come finiva per me? Unaltro Federico? Mentre vivevo queste cose non sapevo che cosa mi volevano fare, mi sforzavo di stare calmo, di non reagire ai colpi. Ho scelto di denunciarli e mi sono affidato alla giustizia: tutto archiviato. In fin dei conti non è morto nessuno!
Chi ha deciso l'archiviazione della mia denuncia, ha scelto di coprire col silenzio tutta questa vicenda. Spero che questa decisione non venga interpretata come un via libera a farmi di peggio, da chi ha già fatto abbastanza male. Giustizia troppo spesso cieca, sorda e muta... per scelta e non per mancanza di prove. Mi sento fortunato, dicevo, perchè quest'anno niente botte nè minacce. E' un passo avanti... Evviva! Buon anno! >
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Un parroco che non conosco wrote:
< Esiste un Dio
che cammina con scarpe consumate e
che indossa vesti sdrucite e dimesse.
Arriva con dolcezza, si siede in un angolo, tace e ascolta >
Cari lettori,
La strenna che abbiamo scelto per gli amici della "Catena" [vedi file allegato: OriolesAppendice.pdf] quest'anno comprende niente di meno che delle poesie. Scritte in un arco di tempo molto lungo, che sembra purtroppo essersi esaurito qualche tempo fa, esse vogliono essere - quanto meno - un promemoria di cose e di momenti, e di persone, che mi sono state e mi sono care. Sono anche un modo poetico :-) di chiedere la vostra sottoscrizione alla Catena, che non ha altri mezzi di sostentamento che la vostra solidarietà.
Buon Anno!
r.o.
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La Catena di
San Libero
n. 378
23 dicembre
2008
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Settembre
(Otto)
Il Partito
Democratico
non esiste
più,
esattamente
come da un
certo
momento in
poi non
esistette
più il
vecchio
Partito
Socialista.
Milano, i
tranvieri e
i "ghisa",
gli onesti
ragionieri,
i sindaci
grigi e
perbene, il
primo
maggio, le
riforme, il
divorzio,
Strehler,
"Ma mì",
Milva, lo
statuto dei
lavoratori:
tutto
questo, una
volta, era
stato il
partito
socialista.
Onesto e
pasticcione,
vecchio
quanto
l'Italia,,
profondamente
buono. E da
un momento
all'altro
(nel giro di
alcuni anni,
in realtà:
ma quello in
cui te ne
accorgi è un
momento
preciso)
ecco che non
c'è più, ne
restano
caricature
feroci:
sfondi di
cartapesta,
piramidi,
"nani e
ballerine".
Quel momento
preciso,
quello che
passa alla
storia, è
quello in
cui Mario
Chiesa,
chino sul
cesso di
casa, cerca
febbrilmente
di affidare
alla fogna
le mazzette
mentre alla
porta
tambura già,
in forma di
carabiniere,
il Destino.
E qual è
l'ultima
foto, la
foto
storica, dei
Democratici
italiani?
Secondo me,
quella
dell'assessore
alla
sicurezza
Graziano
Cioni.
Nell'atto in
cui telefona
a Ligresti,
confidenziale,
subalterno -
da
cortigiano a
granduca.
Gli chiede,
fra le altre
cose, un
favore
servile: di
finanziargli
il libretto,
l'opuscolo
comunale, in
cui
Cioni-Rassi
si gloria
d'aver
sbrattato
Firenze dai
lavavetri.
Vittoria
miserabile,
che potrebbe
valergli
però la
designazione
a podestà
scavallando
- con
manovrate
"primarie" -
un suo
rivale; e
che dunque
val bene una
messa.
A Firenze,
come in
altri luoghi
d'Italia, e
nella stessa
Milano di
Mario
Chiesa, ben
altri erano
certo
gl'interessi,
che non
quella
mazzetta
finita al
cesso o
quella
telefonata
di
sottomissione.
Eppure l'uno
e l'altro
episodio
sono i più
emblematici,
i più amari;
i più
stridenti,
soprattutto,
con le
tradizioni
di partiti
già nobili e
civili. Nel
caso di
Mario
Chiesa, la "Baggina",
il Pio
Albergo
Trivulzio, i
vecchi
ricoverati
dal Comune:
illuminismo
lombardo,
socialismo
umanistico,
Ottocento;
in quello
dello
sciagurato
Cioni,
servilismo a
un potere -
il
siculo-milanese
clan
Ligresti -
lontanissimo
dalla città,
non
leopoldino o
asburgico ma
greve e
barbaro,
sultaniale;
e una
spietatezza
feudale, da
gabelloto,
verso i
poveri
lavavetri. E
questo nella
città di La
Pira, del
David, del
comandante
"Potente"
che "l'XI
agosto
MCMXLIV" -
come si
legge nella
lapide -
liberò coi
partigiani
Firenze,
morendo
nell'impresa.
Da quei
fazzoletti
rossi di
partigiani,
da quelle
bottegucce
sull'Arno,
dalle
fabbriche,
dale
elezioni
vinte in
nome di una
speranza, da
quelle
regioni e
comuni
esemplarmente
amministrati
(erano loro,
il
socialismo
reale!) per
generazioni;
da quelle
povere
solidarietà
orgogliose
che, anche
negli anni
del
castagnaccio
e delle
prime
lambrette,
facevano che
anche
l'ultimo
sanfredianino
sapesse
cos'era il
Vietnam e
cosa la
Sicilia; da
quella
diversità
bellissima,
non
padronale né
borbonica ma
popolana,
ecco che si
precipita
nel
ligrestume,
nei
pulcinella
servi e
avidi e nel
feroce "via
dal mio
parabrezza!".
E' là che è
finita
quella
storia. Non
c'era
bisogno, per
capirlo, di
magistrati.
Torino che
rincorre la
Lega, Napoli
che
tradisce,
l'Abruzzo
che gela i
votanti, la
timida
Basilicata
(perfino
lei!) che
abbraccia i
berluscones
in nome
delle
mazzette:
c'è poco da
discutere,
in tutto
questo.
Un'ecatombe
di regioni e
città perse
per
bestialità
di satrapi,
cedute al
fascio in
cambio in
cambio di
denaro. Le
stesse
conseguenze
secondarie
di questa
catastrofe
(ingigantito
Berlusconi,
che ne
profitta per
aa
dittatura;
promossi i
Di Pietro e
i Grillo a
capi
carismatici,
non meglio
ma meno
peggio di
Veltroni;
ulteriormente
rincoglionita
la sinistra,
affidata a
Luxuria e al
Circo Togni)
sono
addirittura
meno gravi
della
catastrofe
morale
(della
morale, ma
soprattutto
del morale),
che è
tremenda.
"Sei
tedeschi,
sono
bastati, per
fare
arrendere
l'intero
battaglione!".
Insomma:
otto
settembre.
* * *
Dopo l'otto
settembre
non si
discute più
coi vecchi
generali - i
Graziani, i
Badoglio,
persino i
"liberali"
come Roatta.
Son tutti
similissimi
fra loro.
Non hanno
più nulla da
dire, salvo
tradire del
tutto e
definitivamente
o tirarsi da
parte. Da
loro lezioni
non ne
vogliamo
più, di
nessun tipo.
Si parla
invece,
fraternamente
e
attentamente,
con tutti
coloro che
"non
mollare", di
qualunque
tipo. Dal
tenentino
sbandato,
ligio al suo
Regio
Esercito e
al suo Ds,
all'anarchico
bestemmiante
nel nome di
Beppe
Grillo; dal
carabiniere
fedele alle
stellette e
a Di Pietro
alla ragazza
precaria
seguace di
F.& Martello
in una delle
sue
quattrodici
varianti.
Tutti
possono
fare, tutti
hanno da
dire
qualcosa.
Con tutti
bisogna
parlare,
ciascuno di
loro, per
confuso che
sia,
comunque è
meglio di
tutti i
generali
sabaudi che
hanno
tradito.
Infine,
secondo me,
un'idea ci
sarebbe. E'
quella della
lotta alla
mafia, il
modello
vincente. E'
stata fino a
questo
momento
l'esperienza
unica -
parliamo
dell'antimafia
vera, non di
quella
marmorea e
da fiction
che si
diffonde ora
- in cui
lotta dura e
unità si
siano, in
alcuni
momenti e
alcuni
luoghi, fusi
insieme e
abbiano per
qualche
tempo anche
vinto.
Studiatela,
se volete.
Studiatela
voi
dell'Onda,
soprattutto,
ora che la
vostra lotta
sta già
cominciando
a rifluire
(per
mancanza di
lingua e di
memoria;
eppure era
una buona
lotta);
Cos'è
successo nel
'93, in
Italia? Non
ho voglia di
chiacchierarne
ancora:
andate sulle
fonti, e
studiatelo.
In cosa ha
funzionato,
e in che
cosa no, la
strategia di
allora? Che
cosa hanno
concluso i
nostri
uomini -
alcuni ci
sono ancora
- di quel
periodo, e
in che cosa
hanno
sbagliato?
Dove si sono
fermati? Da
dove si può
riprendere?
Da dove
ricominciarono
- nel
fascismo
primo -
Gramsci e
Gobetti?
Queste sono
le domande
di ora,
Andrea,
Leandro,
Norma,
Leonardo,
Federico,
Cristina.
Non
aspettatevi
la risposta,
non ve la
darà nessuno
e men di
tutti io. Ma
è facile
trovarla da
soli, se
veramente vi
serve e se
davvero la
volete.
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I primi
giorni del
dopo Prodi
< Sulla
facciata
posteriore
di Palazzo
Chigi si
notavano
anche,
appena
coperti da
una barriera
di siepi di
alloro in
vaso,
cassonetti
stracolmi di
materiale
cartaceo -
centinaia di
faldoni,
cartelline,
testi di
e-mail con
dicitura
«priorità
alta,
riservato»,
appunti di
dirigenti e
consiglieri
politici -
tutto
gettato via
alla rinfusa
e in gran
parte finito
in terra.
Tutto
materiale
prodotto
dagli uffici
della
Presidenza
del
Consiglio,
ultimo
governo
Prodi,
accantonato
con il
cambio di
esecutivo.
Pescando a
caso, una
cartellina
piena di
fogli e con
scritta a
pennarello
rosso sul
frontespizio:
"Ddl
Nicolais (ex
ministro per
l'Innovazione,
ndr),
modernizzazione
pubblica
amministrazione"
>
________________________________________
Bavaglio
È molto più
facile
legare le
mani ad un
giornalista
della carta
stampata:
una firma
scompare più
discretamente
di un volto
televisivo.
È quello che
è successo a
Carlo Vulpio,
contattato
dal suo
direttore
Paolo Mieli
che lo ha
invitato a
lasciar
perdere gli
articoli sui
panni
sporchi
della
procura di
Salerno e le
indagini
bloccate
nella
procura di
Catanzaro.
"Caso de
Magistris,
toghe
indagate/
Illeciti per
sfilargli le
inchieste" -
era il
titolo
dell'articolo
di Vulpio
del 3
dicembre che
gli è
costato
l'allontanamento
da questo
filone
d'inchiesta.
Un articolo
che sembrava
più che
altro un
elenco del
telefono,
dove in sole
4000 battute
si fanno ben
25 nomi, tra
cui quelli
di molti
indagati
eccellenti.
Tanto per
capirci,
gente che
ricopre o ha
ricoperto
incarichi di
deputato,
ministro,
sottosegretaro,
segretario
nazionale di
partito,
presidente
della
Regione
,Generale
della
Finanza,
procuratore
della
Repubblica,
vicepresidente
del Csm,
procuratore
generale
della Corte
di
Cassazione o
presidente
dell'Associazione
Nazionale
Magistrati.
E qui si
arriva ad un
nodo
cruciale
dell'informazione:
in che modo
vanno date
le notizie
quando la
merda
schizza fino
ai piani
alti sui
completi
gessati degl
alti
papaveri?
Un esempio
da manuale è
lo scandalo
Watergate.
Gli articoli
di Bob
Woodward e
il suo
collega Carl
Bernstein
sarebbero
rimasti nei
loro
taccuini
senza
l'appoggio
di Benjamin
Crowninshield
Bradlee, che
nel suo
ruolo di
"executive
editor" del
Washington
Post ha
difeso il
diritto di
cronaca dei
suoi
giornalisti
anche
davanti agli
attacchi del
governo più
potente del
mondo.
Per far
cadere Nixon
dal suo
trono, il
Post ha
dovuto
tenere la
schiena
dritta per
più di due
anni e per
decine di
articoli,
continuando
a fare nomi
e a
pubblicare
articoli
scomodi.
Rileggendo
oggi quell'episodio
la domanda è
automatica:
che cosa
avrebbe
fatto Paolo
Mieli al
posto di
Bradlee se
avesse avuto
tra le mani
le carte del
Watergate e
le soffiate
dell'informatore
"gola
profonda"?
Chiedere
alla
disastrata
stampa
italiana di
agire come
un potere
autonomo è
probabilmente
fatica
sprecata.
Per
mantenere
alta la
bandiera del
made in
Italy ci
consoliamo
con il
pensiero di
aver
inventato il
"mielismo",
un genere
giornalistico
nato sulle
pagine del
"Corriere"
all'inizio
degli anni
'90, quando
l'inossidabile
Mieli
provava a
battere la
concorrenza
della
televisione
mescolando
cronaca e
gossip,
generi alti
e generi
popolari,
approfondimenti
e
pettegolezzi,
inchieste e
servizi
glamour,
informazione
e
intrattenimento.
In poche
parole:
articoli
seri e
cazzate
vendibili. E
alla faccia
di Bradlee e
del
Washington
Post, quell'invenzione
gli ha
fruttato
parecchio.
[garlo
gubitosa]
Bookmark:
www.carlovulpio.it
________________________________________
Vigili
Se Parma
mena, Napoli
non scherza.
A Parma ti
fermano e ti
spaccano la
faccia solo
perché gli
stai
antipatico
in quanto
nero. A
Napoli, ti
spaccano la
faccia
perché sei
un
giornalista
e fai
domande
"sbagliate".
Di tutti
questi
vigili,
nessuno è
stato
cacciato e
nessuno è
finito in
galera. A
Parma come a
Napoli,
appena vedi
un vigile
per sì e per
no chiama i
carabinieri.
________________________________________
Teatro
Antonio
Fiumefreddo,
sovrintendente
del Teatro
Massimo
Bellini di
Catania, è
accusato dai
dipendenti
in protesta
da un mese
di gestire
l’ente
pubblico
come se
fosse un
ente
privato. Lui
intanto
proietta
film,
organizza
balletti,
appende
gigantografie
con volti di
superboss.
Fa la sua
antimafia e
non la
nasconde.
Anzi. La
propaganda.
In
tribunale,
però,
qualcosa non
torna.
Domenica:
catanesi a
iosa, con
trombette,
pacchi e
pacchetti,
invadono
come onde e
risacche i
negozi di
via Etnea.
Alle 18 c’è
il Teatro
Massimo
Bellini
aperto. Che
bello! Si fa
antimafia...
A destra
dell’ingresso
il volto di
Matteo
Messina
Denaro, il
superlatitante
mafioso, il
murales pop
fatto da due
ragazzi
palermitani
che volevano
imitare Andy
Warhol; a
sinistra
un’altra
gigantografia.
il Dance
Attack
organizzato
da
Fiumefreddo,
il ballo
antimafia
che ricoprì
lenzuolate
di giornali
perchè la
scuola di un
quartiere a
rischio non
vi prese
parte. Nella
gigantografia
c’è un
ballerino
che riceve
un’onorificenza
dal
presidente
Napolitano.
In platea
c’è una
proiezione.
Ovviamente
antimafia.
Proiettano
"Io
ricordo".
Bello. Parla
di Falcone,
Borsellino,
Libero
Grassi.
Fiumefreddo
ha appena
rimesso il
suo incarico
nelle mani
del
presidente
della
Regione
Raffaele
Lombardo (di
cui è
avvocato):
c'èaria tesa
in platea
fra addetti,
segretarie e
Tensione tra
lavoratori e
sovrintendente.
"Quante
iniziative:
ma i soldi
per noi?",
dicono i
lavoratori.
"Interessi
di classe,
lobby",
risponde
Fiumefreddo.
Così i
lavoratori
scioperano
da un mese:
saltano le
prime del
Massimo, le
seconde, le
terze...
"Un film di
grande
impegno
civile -
dichiara
Fiumefreddo
sul giornale
di Ciancio -
la sua
proiezione
al Bellini
rientra
nell’alveo
di quelle
numerose
iniziative
che abbiamo
voluto
riunire per
sottolineare
e
incoraggiare
la meritoria
opera di chi
giornalmente
si batte per
una Sicilia
libera dal
giogo
mafioso".
Poi volti
pagina e
becchi un
bell’articolone:
"Omicidio
Scaringi:
assolto
presunto
killer".
Segue noiosa
storia di
mafia e
ammazzatine
varie.
Solito
sangue.
Soliti
pentiti.
Soliti
agguati.
Soliti clan.
E infine:
"Rosario
Spina, del
clan
Cappello,
pregiudicato
acese, è
stato
individuato
come autore
di un
omicidio
grazie alle
dichiarazioni
di alcuni
pentiti.
Spina
avrebbe
ucciso
l’affiliato
Antonino
Faro, che si
suppone
volesse
passare dal
clan
Cappello a
quelo rivale
dei
Santapaola".
Ma chi è
l’avvocato
del
pregiudicato
mafioso
Rosario
Spina?
Antonio
Fiumefreddo,
il
sovrintendente
del Teatro
Bellini di
Catania. Sì,
proprio lui.
Alla faccia
dell’antimafia
e della
liberazione
dal giogo
mafioso.
Come si
chiamava
quel film,
"Io
ricordo"?
Appunto.
[giuseppe
scatà]
________________________________________
Università
A Messina,
tanto per
cambiare,
hanno
rinviato a
giudizio il
rettore. In
margine
all'inchiesta
telefonate
minatorie
del tipo
"Sono
soltanto un
messaggero
del
Magnifico e
con questo
concorso sta
scoppiando
una bomba.
Questo
concorso lo
deve vincere
Macrì". A
Catania, una
vittima, o
forse due, o
forse dieci,
o forse
anche di
più, per le
terrificanti
condizioni
di
inquinamento
dei
laboratori
di Farmacia.
Ma stiamo
parlando
ancora di
Università?
E' giusto
dare ancora
lo status di
istituto
scientifico
a luoghi in
cui si
perpetrano
delitti così
gravi?
Sui giornali
ufficiali
sia di
Messina che
di Catania è
già uscita
(sempre con
grande
evidenza)
più d'una
lettera di
studenti e
studentesse
che
dichiarano
di sentirsi
vittime
della stampa
del nord.
“Ci
criminalizzano
perché siamo
siciliani”,
“Cercano lo
scoop a
tutti i
costi”,
“Perché non
parlano
delle cose
buone che
facciamo
qui?”.
Lettere
vittimistiche,
giustificazionistiche,
omertose.
Ecco: la
lunga agonia
delle
università
di Messina e
Catania sta
producendo
effetti
gravissimi
non solo
materialmente,
ma anche in
quello che
dovrebbe
essere il
principale
terreno
dell'università,
la
formazione
umana.
Avremo
laureati
bestie
(avendo
studiato con
professori
raccomandati),
irresponsabili,
queruli,
omertosi.
Certamente
non tutti
(ci
mancherebbe!)
ma una parte
sì, sul
modello
preciso
della classe
dirigente
attuale.
Forse
sarebbe il
caso di dare
un segnale
forte, di
sospendere i
corsi per un
anno. Oppure
di avere,
per un
intero anno
accademico,
una presenza
fortissima
della
contestazione
studentesca
nelle
facoltà.
Nell'uno e
nell'altro
caso, non
sarebbe - e
non dovrebbe
essere - un
anno
accademico
normale.
Perché
“normale”,
qua al sud,
oramai vuol
dire
un'altra
cosa.
________________________________________
Libri
Carlo Ruta,
Segreto di
mafia. Il
delitto
Spampinato e
i coni
d’ombra di
Cosa Nostra.
Edizione
Rapporti,
Siracusa,
pagg. 128,
euro 10,00
Info:
347.4862409,
accadeinsicilia@tiscali.it
________________________________________
Pubblicità.
Gapa, Centro
di
aggregazione
popolare
S.Cristoforo,
Catania.
Fiera del
Risparmio
Solidale in
via Cordai
47. Un
mercato di
vestiti
nuovi in cui
con minime
donazioni
volontarie
(la maggior
parte di 1
euro) si
comprano
capi nuovi
di
abbigliamento
di buona
fattura,
confezionati
in Italia.
Vi
aspettiamo e
passate
parola.
Info:
348.1223253,
www.associazionegapa.org
________________________________________
Cuore
Nando dalla
Chiesa wrote:
< Uno come
me dovrebbe
essere solo
felice di
vedere il
proprio
partito
discutere
tanto di
questione
morale e
delle
spiegazioni
e dei rimedi
politici
alla
questione
morale.
Eppure non è
solo lì
l’origine
dello
smottamento
elettorale e
del
crescente
scetticismo
- e persino
fastidio -
cui si è
circondata
l’esperienza
del Pd.
Il fatto è
che le
vicende
giudiziarie
sono viste
come il
coronamento
o l’effetto
di una
generale
crisi di
idealità, il
segno di un
partito che
smarrisce la
spinta verso
le grandi
battaglie
riformatrici,
che ha
timore della
democrazia
interna, che
non si cura
più del
prestigio e
della
credibilità
delle
persone; e
che parla di
rinnovamento
preferendo
un
rinnovamento
fatto di
fedeltà
personali o
di innocui
esordienti.
Ma un
partito che
fa battere
il cuore,
che
affascina il
pensiero
degli
elettori può
anche
passare
indenne per
alcune
vicende
giudiziarie,
che
verrebbero
viste a quel
punto come
anomalie o
incidenti di
percorso.
E’ il quadro
generale del
primo anno e
mezzo di
vita del Pd
che va
rivisto da
cima a
fondo, se si
vuole
stabilire un
vero
rapporto di
fiducia con
l’elettorato.
Il dibattito
di ora ha
offerto
diversi
spunti
positivi, ma
resta la
sensazione
che non si
abbia
l’esatta
percezione
del disamore
degli
elettori e
dei
militanti
democratici
verso il
progetto del
Pd >
Bookmark:
www.nandodallachiesa.it
________________________________________
Passioni
d.m. wrote:
< Un uomo
che coltiva
il suo
giardino
come voleva
Voltaire,
chi è
contento che
sulla terra
esista la
musica,
chi scopre
con piacere
un'etimologia,
due
impiegati
che in un
caffè
giocano in
silenzio
agli
scacchi,
il ceramista
che
premedita un
colore e una
forma,
il tipografo
che compone
bene una
pagina che
forse non
gli piace...
>
La Catena di San Libero n. 377
4 dicembre 2008
___________________________________________
L'onorevole Trombetta
L'onorevole Cosimo Trombetta, parlamentare Pd di Voghera, è da oggi segretario del Partito democratico. L'ha deciso il Capo del Governo Silvio Berlusconi per sciogliere la lunga impasse (che data dai corsi delle Frattocchie del 1965) fra Walter Veltroni e Massimo D'Alema. L'obiettivo del Partito Democratico, come tutti sanno, è di tener lontani dal potere Prodi e D'Alema. La "mission" di quest'ultimo, viceversa, è radere al suolo Veltroni e seminarci il sale sopra.
La lotta fra i due leader, con alterne vicende, dura da oltre quarant'anni: più delle due guerre mondiali, delle tre puniche e di tutte le guerre di successione. E' eguagliata solo dal lungo conflitto che ha opposto, in un recente passato, l'Egitto di Ramsete II alla Babilonia di Hammurabi. Ha portato, per logoramento, a un completo disinteresse dell'intero partito - uso ormai a risvegliarsi solo per questa o quella dichiarazione dei due cavalli di razza - a qualsiasi altro argomento.
In questo clima, ovviamente, alla fine hanno finito per trovar spazio le iniziative politiche più impensate. In alcuni casi, per la verità, s'è trattato di forzature giornalistiche, come nel caso del sindaco di Torino. "Sarebbe come allearsi con la Lega!" aveva detto Chiamparino per illustrare l'assurdità di talune scelte politiche a suo avviso sbagliate: e il giorno dopo i giornali avevano riportato pari pari "Chiamparino vuole accordarsi con la Lega", cosa evidentemente assurda a prima vista.
Anche in Sicilia, a causa principalmente della scarsa comprensibilità del dialetto usato da alcuni esponenti democratici, si erano diffuse voci di operazioni decisamente strane, come gli accordi non solo con i leghisti locali (quelli di Lombardo, noto principalmente per la diffusione di pacchi alimentari fra i suoi elettori) ma addirittura con l'Udc di Cuffaro, noto interlocutore di mafiosi.
"Tutto ciò non avverrà più - ha dichiarato Trombetta - Da ora in poi la linea del partito sarà chiara e indiscutibile, senza incertezze nè inciuci: saremo fedeli collaboratori del Governo nazionale e dell'Uomo che la Provvidenza ha posto al vertice del nostro amato Paese".
- Onorevole, ma... Scusi, ma lei è sicuro di poter esercitare così immediatamente il suo mandato, senza prima consultarsi con...
"E perché? Quardi, questo è il foglio di nomina. Controlli la firma. Dice che il capo dell'opposizione non può essere scelto dal governo? E perché? Anche per la vigilanza Rai un tempo si diceva così. E invece Villari ora non è al suo posto, non esercita tranquillamente? Li lasci dire, li lasci dire. Tanto, una volta che si sfogano...".
In serata il Collegio dei probiviri del Partito democratico ha comunicato di non avere ancora raggiunto una decisione. "Non ci sembra possibile censurare le scelte politiche dell'onorevole Trombetta, che in quanto uomo libero ha il diritto di avere le sue posizioni". Contrario l'onorevole Veltroni, secondo cui "l'iniziativa di Berlusconi e Trombetta è del tutto fuori da ogni prassi istituzionale". Favorevole l'onorevole La Torre, che ritiene la nomina "rispondente alle attese della parte sana del Paese". "No comment" di D'Alema. "Va bene, ma sarei stata meglio io" ha detto la capogruppo al Senato Finocchiaro. "Deciderà il congresso" ha concluso Fassino. "E quando sarà il congresso?". "Il 29 febbraio 2011, naturalmente". Qui Roma, a voi studio è tutto.
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Italo
Si chiamerà Italo (o anzi "punto Italo", che fa tanto web) il supertreno di Luca di Montezemolo che dovrebbe far concorrenza alle Ferrovie dello Stato sulle linee dell'Alta Velocità. Montezemolo, con quasi 100mila euri l'anno, fino al 2006 era il manager esterno più pagato dallo Stato. Ora non si sa.
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Burrasca su Sanremo
Paolo Bonolis non presenterà la prossima edizione - dal 17 al 21 febbraio 2009 - del Festival di Sanremo. Lo Stato italiano, a quanto pare, non sarebbe in grado di pagare l'ingente cachet richiesto dall'artista senza vendere l'Eni o la Sardegna, operazioni che difficilmente potrebbero concludersi in tempo. I vertici della Rai, secondo indiscrezioni, sarebbero invece orientati ad affidare la conduzione del Festival a Beppe Grillo e altri comici, come già nel 1978.
Prenderebbe però sempre più quota anche l'ipotesi, decisamente più praticabile sul piano economico, di far presentare il Festival al segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, che avrebbe già espresso la sua disponibilità. "Quello ha fatto carriera con Porta a Porta - avrebbe esclamato il leader - Quest'altro s'è fatto i soldi con l'Isola dei Famosi. E io che ci ho scritto, Giocondo?".
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Mailand
Milano. Sfugge a un agguato lo scrittore anticamorra Roberto Saviano. Alcuni malintenzionati, approfittando dalla sua assenza dall'Italia, volevano a sorpresa appioppargli la cittadinanza onoraria milanese. Lo scrittore, segnato da un tale marchio di razzismo ed egoismo sociale, sarebbe stato così sputtanato per sempre presso la maggioranza dei suoi lettori americani ed europei. Per fortuna la parte sana dell'establishment politico e culturale di Milano ha fatto barriera contro la provocazione: "Saviano - hanno detto - è un terrone e pure amico dei negri: vada a quel paese!".
Oltre a Saviano i teppisti intendevano sfregiare anche il giornalista Enzo Biagi (omonimo ma ma non parente del Biagi che "rompeva i coglioni" a Scajola) con una onorificenza, il "Goldambroginen mit Eitchenlaub uns Schwertern" (A. d'Oro con Fronde di Quercia e Spade) di cui vengono solitamente insigniti personaggi graditi al regime. Ma anche in questo caso, per fortuna, la provvidenziale levata di scudi dei gerarchi più anziani ha salvato la vittima designata.
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Cos'è politica, allora?
Clochard bruciato. Ma: "L'hanno fatto per divertimento", "Nessuna matrice politica". Meno male.
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Brevi dalla Sicilia
Caltanissetta. Proprietario terriero abusa per due anni del figlio adolescente di un suo bracciante. Quest'ultimo - secondo il magistrato - aveva tollerato "per necessità" gli abusi sul figlio in quanto dal possidente gli proveniva "l'unico reddito capace di consentire il sostentamento del nucleo familiare già in condizioni di forte disagio economico e sociale".
Canicattì. Disoccupato trentottenne si uccide lanciandosi dal tetto dell'ospedale. "L'uomo era disperato per i problemi economici suoi e della famiglia".
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L'antimafia di ogni giorno e chi la strozza
La Periferica è un piccolo giornale che esce in uno delle borgate più grosse e povere del Sud, Librino. E' nato fra gli scout ed ha rapidamente aggregato la meglio gioventù del quartiere, quelli che “un giorno anche Librino sarà un posto normale, senza mafia, col lavoro!”.
Bene. Questa storia dura oramai da più di un anno. I ragazzi della Periferica, che secondo le buone regole avrebbero dovuto sbandarsi dopo un paio di mesi, invece hanno tenuto duro. Il loro giornaletto, che secondo le regole sarebbe dovuto restare nel giro dei pochi studenti “colti” della città, invece s'è diffuso a sorpresa fra gli abitanti del quartiere. E questi, che secondo le regole avrebbero dovuto farsi i cazzi loro, invece l'hanno appoggiato: il giornale diffuso nei bar, un po' di pubblicità - addirittura - dai piccoli commercianti del quartiere.
(In mezzo a questa storia c'è anche qualche intimidazione, per esempio al doposcuola aperto dai ragazzi nel quartiere. Ma non ce la metto perché altrimenti si va nelle emozioni da fiction, che agl'italiani piacciono tanto, e dunque nel folklore. Questa è una storia di mafia, naturalmente. Ma di mafia reale, mafia quotidiana, non da televisione).
Dov'eravamo rimasti? Ah, già. Dunque, i ragazzi hanno “avuto successo”, per quel che si poteva, e a un certo punto hanno anche messo su un'associazione apartitica (“Oltre la Periferica”) per la informe ma ben promettente società civile del quartiere. E regolarmente ci si riunisce fra redatori, si fa il palinsesto, si distribuiscono i pezzi, si fa il giro dei negozi per la pubblicità... Insomma, una piccola ma efficiente routine.
Finché un bel giorno un barista sorride impacciato. “Beh, stavolta il vostro giornale qui non ve lo posso esporre...”. E il negoziante: “Veramente la pubblicità me l'hanno già messa su quell'altro giornale...”. “Ehi - fa una ragazza - hai visto che oggi La Sicilia ha pubblicato una pagina straordinaria tutta su Librino?”.
Cos'è successo? Come mai l'unico (e grosso) quotidiano della città ha improvvisamente scoperto il povero quartiere? Semplice: Librino è 40mila voti. Li puoi comprare, vendere, mettere all'asta, contrattare. Se però questa gente comincia a pensare con la propria testa (a destra, a sinistra, al centro: ma con la testa sua) non lo puoi fare più. Diventano voti liberi, da convincere. E come cavolo li convinci, se da vent'anni li lasci nella miseria più nera, con fogne di fortuna e senza luce? Maledetto giornale libero, maledetti ragazzi. E' quella fabbrica di uomini, quella Periferica di pensatori, la fonte della disgrazia. Facciamole il vuoto attorno.
Così il barista smette di esporre, il negoziante di dare pubblicità e persino il parroco, nella sua chiesa, s'è messo a parlare male degli “aizzapopolo”. “Eh, bello quando stavano tutti zitti, che c'era la miseria ma si stava in pace!”. Quei tempi, purtroppo per chi ci marciava, non torneranno più. Periferica resta ad uscire regolarmente, il comitato continua, la società pulsa ancora. Ma quei ragazzi - chiedetevi - che vita fanno?
Ecco, questa sarebbe una storia sull'informazione in Sicilia. Su Informazione-e-Mafia, addirittura. Emoziona nessuno? C'è qualche solidarietà? Qualche appello? Qualche intellettuale?
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Il Vangelo nella discarica
Rinchiusi nelle nostre bolle di benessere, i poveri non ci sfiorano nemmeno se li abbiamo dietro casa. Meno male che c'è qualcuno che si prende la briga di andarli a scovare per dargli voce, altrimenti la loro vita rimarrebbe avvolta dal più fitto mistero. Non è tanto il prodotto, ma piuttosto il processo quello che mi interessa nel libro "Il Vangelo nella discarica", scritto dal comboniano Daniele Moschetti che ha dato il cambio ad Alex Zanotelli nella baraccopoli di Korogocho.
Un processo iniziato con l'esperienza diretta di Daniele, trasformato in lettere circolari affidate periodicamente alla posta elettronica, lette da un ristretto gruppo di amici, poi intercettate da un piccolo editore e infine affidate alla distribuzione militante.
Insomma un "antilibro", scritto in una stagione in cui si dà credito solo ai vip della penna che sfornano prodotti vendibili a colpo sicuro, parlano dai loro salotti anziché dalla strada, alimentano i grandi colossi editoriali del paese e si affidano ai grandi supermercati del libro per incontrare i loro lettori. E ti verrebbe voglia di leggerne a decine, di questi libri di strada, nati dal basso e costruiti con un processo centrato sul messaggio culturale e non sulla vendita commerciale.
Mi chiedo in quanti angoli del mondo ci sono storie eccezionali che rimangono in un taccuino anziché viaggiare in rete, e quanto farebbe bene anche alla Chiesa Cattolica ingessata e impaurita il coraggio di raccogliere le voci degli ultimi. Quello della piccola editoria è un processo aperto, nel quale ognuno di noi può trasformarsi in un lettore/promotore/diffusore di contenuti che non hanno diritto di cittadinanza nei grandi circuiti.
Il libro è "trainato" da testi di Zanotelli e Luigi Ciotti, e i suoi proventi saranno destinati alla comunità di Korogocho. Ma tutto questo è solo un incentivo superficiale per sguardi distratti, e non c'entra niente con le ragioni per cui vale la pena avvicinarsi alle parole di Daniele: la cosa davvero importante è scoprire che cosa diventa la "vita di parrocchia" in un posto dove c'è un cesso ogni quaranta famiglie. E la lettura diventa un'esperienza di realtà più diretta e incisiva di qualunque reality show.
[carlo gubitosa]
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Fatwa
Leggo distrattamente che non bisogna smettere di frustare gli omosessuali, dove ancora si può farlo, e che bisogna aiutare i disabili solo se prima si è fatto anche qualcosa contro l'aborto. Lo dice gente seria e responsabile, che parla ogni domenica in televisione, porta abiti che addosso a chiunque altro sarebbero giudicati fuori moda e sostiene con gran serietà di essere qotidianamente ispirata direttamente da Dio. Con sollievo constato che i giornali su cui leggo queste cose sono scritti ancora in caratteri latini e non con l'alfabeto coranico, come mi aspettei. Mi verrebbe difficile, alla mia età, imparare a leggere le fatwa direttamente in persiano.
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Ordine
Palermo. L'Ordine dei Giornalisti sospende per un anno Pippo Baudo "per aver violato il divieto di svolgere attività pubblicitaria". Tace invece su Mario Ciancio, che sul suo giornale fa scrivere editoriali, in forma di lettere, ai boss mafiosi.
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Da un sito di studenti siciliani
L’imprenditore antiracket catanese Andrea Vecchio ha subito il quinto furto in pochi mesi: due escavatori nel cantiere della Rosolini-Cassibile. A caldo ha commentato: “Non mi restano che due alternative: o chiudere o armare i miei operai”. Ma a parere di chi scrive una terza via ci sarebbe.
Vengono alla mente i racconti sulle occupazioni dei feudi nel dopoguerra: la Piana di Catania illuminata dai falò, i canti.. Uomini e donne di tutte le età, accampati sotto le stelle, sui campi. Stretti l’uno accanto all’altro, armati solo del loro coraggio. Stavano a guardia di quello che nessuno aveva il diritto di prendersi, qualcosa che apparteneva (era sempre appartenuto) a loro e ai loro figli e ai figli dei loro figli: “La terra è di chi la coltiva. E noi da qua non ce ne andiamo”. Arrivò il giorno in cui i padroni dei feudi dovettero arrendersi. Certo, non ci fu terra per tutti e molti morirono su quei campi prima ancora di passarci l’aratro. Ma il giogo insopportabile di quella schiavitù era cancellato per sempre.
Oggi difendere i cantieri di Andrea Vecchio significa difendere la nostra dignità. Cosa (o chi) stiamo aspettando?
[roberta marilli]
Bookmark: www.step1.it
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Pubblicità
Il blog del magistrato antimafia di Catania, Giambattista Scidà:
http://scida.wordpress.com/
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Pubblicità
Il mensile Napoli Monitor ha prodotto il suo primo libro, una raccolta di otto reportage su Napoli, Barcellona, Buenos Aires e il Senegal: "Medioevo napoletano. Dopo il rinascimento prima della barbarie. Otto reportage dentro e fuori Napoli", Editore L'Ancora del mediterraneo, 12 euri.
A Roma il libro si trova da: Flexi (via Clementina 9), Giufà (Aurunci 38), Odradek (Banchi vecchi 57), Rinascita (Agosta 36 e Prospero Alpino 48)
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marilu <marilu64@tiscali.it> wrote:
< Le dichiarazioni del capo della polizia non mi convincono affatto. Penso che egli facendo parte del problema non può affatto occuparsi della sua soluzione. Tutto questo suo affaccendarsi mi sembra più il classico gioco delle parti. Tanto ci pensano gli ex P2 alla Cicchitto ad escludere che si possa fare chiarezza sui fatti di Genova. Così le Istituzioni fanno la bella figura e noi italiani, come al solito, siamo "cornuti e mazziati". Altro che democrazia e rispetto della Costituzione! >
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Concetta C., San Donà di Piave, wrote:
< L’ultimo exploit televisivo di Berlusconi conferma che la persona è megalomane ed insieme puerile e permalosa; accusa la stampa e la televisione di “dileggiarlo” là dove a rendersi ridicolo basta lui in persona. Le suddette condizioni confusionali sono provocate dalla mescolanza di eccitanti di varia natura, visto l’attività sessuale di cui mena vanto a settantadue anni suonati? >
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Franco Mistretta wrote:
< In una sala da pranzo c'è un sacco di sporcaccioni: mangiano con le mani, si sbrodolano, ruttano... a un certo punto un convitato fa una scorreggia. Ecco, Villari è la scorreggia! Il tutto finisce con l'essere piuttosto divertente >
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Beppe, gruppo Uomini in Cammino di Pinerolo, wrote:
< Auguri agli uomini: che il 25 novembre duri 365 giorni per ogni anno della nostra vita! Una nuova civiltà delle relazioni è possibile; la prevenzione della violenza ontro le donne passa anche dal cambiamento delle nostre modalità di stare al mondo >
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dinamitebla wrote:
< Mi deprime pensare che il livello delinquenziale della nostra classe dirigente si sia abbassato così tanto: dalle strategie criminali elaborate da menti raffinatissime si è passati alla sguaiatezza della macelleria messicana, allo scippo e allo sfruttamento della prostituzione, fino ad arrivare al patetico insulto da strada ("coglioni", "imbecilli", "miserabili", ecc.). Peggio delle vaiasse. Aridatece il Divo Giulio, prescritto ma almeno aveva una certa classe, buonanima >
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Claudio Giusti wrote:
< Il prossimo dieci dicembre sarà ricordata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata a Parigi sessant’anni fa. Ognuno la ricorderà a modo suo. In molti paesi saranno pubblicati dei libri, ci saranno convegni e dotte conferenze. In Italia saremo soffocati da una retorica fastidiosa e inutile. In America invece faranno una bella impiccagione, quella di Ronald Gray >
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Come
Beppe Sini <nbawac@tin.it> wrote:
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il riarmo?
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il militarismo?
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il nazionalismo?
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il razzismo?
Come si può costruire la pace
se non si contrasta la guerra?
Se non si contrasta la guerra
come si può difendere la democrazia?
La Catena di San Libero n. 376
18 novembre 2008
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Genova
1) "Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto":
- I black bloc, a Genova nei giorni del G8, vennero visti e fotografati insieme con poliziotti. L'assalto al centro-stampa dei pacifisti, alla Diaz, venne effettuato anche per impadronirsi degli hard-disk con le foto.
2) "Lasciare che devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città":
- I black bloc vennero lasciati liberi di fare quello che volevano. Vennero invece picchiati i boy-scout e i pacifisti cattolici.
3) "Dopo di che, massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale":
- Fatto.
4) "Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti":
- La vittima serve a provocare la reazione incontrollata degli oppositori e a proclamare quindi lo stato d'emergenza ("le maniere forti"). Nel '77 il "movimento" cadde nella trappola. Nel 2001 no.
* * *
I principali mafiosi (Riina, Provenzano, Bagarella, Liggio, Di Cristina, ecc.) vennero assolti più volte dalla magistratura prima di Falcone (Bari giugno 1969, Catanzaro luglio '74, ecc.). La giustizia siciliana era allora prevalentemente impegnata a perseguire altri reati (pubblicità "oscene", ragazze scollate, ecc.). Solo dopo, con i "comunisti" Costa, Terranova, Ciaccio Montalto, Chinnici, e poi col pool di Falcone, emerse un settore di magistrati orientati a compiere il proprio dovere. Fino a quel momento, il livello civile dei magistrati siciliani era stato abbastanza lontano dagli standard occidentali. Questo contribuì notevolmente all'impoverimento della società siciliana, e ai numerosi omicidi (più di cento fra sindacalisti, comunisti e altri oppositori) perpetrati dalla mafia per mantenere il potere.
* * *
Non mi sembra che, su Genova, ci sia molto altro da dire. Si parla di commissioni d'inchiesta, ma è demagogia; l'Italia non è più credibile, su questi argomenti, come istituzioni. Come per i paesi del Terzo Mondo, la competenza è ormai delle Corti internazionali. E perché, d'altra parte, la destra dovrebbe fare le inchieste che la sinistra non volle quando poteva? Davvero una tragedia come Genova deve servire da motivo retorico a personaggi, come Di Pietro, che appena insediati nel proprio ufficio tolsero, per prima cosa, la targa che ricordava Carlo Giuliani? No, chiudiamola qui. Prendiamo atto. La destra è una destra fascista, non-europea. L'opposizione è, con ogni evidenza, inadeguata. Le istituzioni, i giudici? Velo pietoso. "Il coraggio, chi non ce l'ha, non se lo può dare", scrisse uno scrittore cattolico di questo Paese. No, le tragedie nostre - a quanto pare - dobbiamo risolvercele noi.
* * *
Noi, chi? Noi, una generazione. Non è il presidente Obama la cosa importante. E' l'elettorato di Obama. Che c'era e c'è, solo che nessuno lo vedeva. Viviamo in un paese terribile, in cui una parte (minoritaria ma non trascurabile) della popolazione è ormai assestata su valori criminali e uccide il negro e picchia la ragazza. Ma molto più numerosi, grazie a Dio, sono gli italiani civili e buoni; e sono i giovani, e ogni giorno che passa prendono più coscienza. A loro ormai è affidato questo Paese.
Oh, la mia vecchia Sicilia, che pareva abitata - i tavolini dei bar, i circoli dei "galantuomini", i palazzi - da scimmie arcaiche, feroci ("I fimmini o' su postu!") e tracotanti, quante in realtà ne nascondeva, di queste giovani forze, nel suo profondo! E come seppero farla emergere i giovani, quando ne venne il tempo! Franca Viola, Falcone, la primavera di Orlando, la Pantera: nessuna di queste cose era prevista, eppure avvennero tutte; nessuna fu mai persa del tutto, ciascuna per un tratto fu vincente.
Così sarà ora in questi anni, dappertutto. La diga è rotta, possono ringhiare e stridere, ma non fermare l'ondata. Genova, dopo Genova, andrà avanti. Non funzionano più le trappole dei Cossiga. Pietà per chi ha avuto paura, disprezzo per chi chiacchiera ora e prima non ha fatto. Noi, si va avanti.
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Manganelli
Il capo della polizia Manganelli si è dichiarato disposto in questi giorni a "fare luce su quanto è successo". E' stato molto lodato dai politici per questo. A me sembra qualcosa di sudamericano. Se Manganelli ha qualcosa di nuovo da dire, ha avuto tutto il tempo per farlo nella sede istituzionalmente delegata ad ascoltarlo, e cioè il processo. "Garantisco io", "mi assumo io tutte le responsabilità" ecc. può dirlo il capo della polizia messicana, per rabbonire i peones; in Inghilterra esistono meccanismi diversi (responsabilità della catena di comando, separazione dei poteri, dimissioni). La scelta fra Inghilterra e Messico qui ormai è stata fatta e lacrime, maldipancia, happening più o meno sinceri adesso non servono a niente, tranne che a indorare la pillola a chi vorrebbe ancora credere di essere in Europa.
Poche settimane fa, d'altra parte, di fronte all'impasse per la nomina della Vigilanza Rai (ma figuriamoci se Dell'Utri lascerebbe mai passare un antimafioso come Orlando!) c'è stato l'episodio, anche questo messicano, del capo del Partido Colorado che propone al Partido Blanco: dateci questa carica e in cambio noi vi diamo la Corte Costituzionale. Un modo, come dire, gelminiano, di intendere le istituzioni. Altro che Inghilterra.
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Spranghe
Roma. Una ragazza di ventun anni, Ilaria R., bloccata da un gruppo di nazisti sul treno Roma-Ciampino (portava una kefia) e pestata a sangue. Prognosi di cinque giorni.
Firenze. Aurica C. rom trentaquattrenne, selvaggiamente picchiata da una commerciante del mercato di Sant'Ambrogio dopo essere stata insultata.
Bologna. Quattro ragazzi pestati in pieno centro da un gruppo di naziskin: "Comunista!" e "Partigiano di merda!". Uno è grave.
* * *
La polizia italiana è in grado di impedire questi episodi? E' necessario che i cittadini si organizzino direttamente per mantenere l'ordine pubblico contro questi reati? Quelli che alla fine fossero costretti a farlo, avrebbero diritto all'esimente - prevista dal codice - dello "stato di necessità"?
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Giochi virtuali, soldati reali
Come si fa a cercare nuova carne da cannone senza dare troppo nell'occhio? Basta gettare l'esca giusta tra il pubblico dei videogiochi, pieno di ragazzi pronti ad arruolarsi col miraggio dei soldi facili per sostituire il mouse con un vero lanciarazzi. È così che sfogliando le recensioni di gamespot.com mi sono imbattuto in un promo che precede le anteprime di alcuni giochi, una sorta di spot obbligato cui sono costretti tutti quelli che vogliono vedere come funziona un videogame prima di comprarlo.
Il video mostra un soldato afroamericano impegnato a raccontare la grandezza e l'utilità del suo lavoro nel più grande esercito del mondo, con il rinvio finale a www.dosomethingamazing.com - un sito in cui si invita a "fare qualcosa di straordinario", come ad esempio arruolarsi nell'aviazione statunitense. Il sito in questione "è dedicato alle cose straordinarie che i piloti dell'aviazione statunitense realizzano in tutto il mondo. Ogni giorno combattiamo su campi di battaglia in territorio straniero, controlliamo satelliti, difendiamo il ciberspazio e rendiamo i nostri cieli sicuri per tutti". Il testo è corredato da una galleria di video che "forniscono una visione personale e mai vista finora della nostra incredibile abilità e potenza di combattimento". In Times Square il manifesto dello Zio Sam affisso sul gabbiotto di reclutamento volontario mi aveva fatto sorridere per la sua ingenuità vintage, ma guardando questo sito ho dovuto ricredermi sull'abilità degli "spin doctor" del Pentagono. La carta dei videogame non è nuova, ed era già stata giocata con la distribuzione gratuita del gioco "Americàs Army", utilizzato per proporre il reclutamento ai videogiocatori dai riflessi più pronti.
Nel nostro piccolo paese di provincia a forma di stivale tutto questo passa inosservato, e continuiamo a chiamare eroi ragazzi plagiati dalla propaganda di chi vuol fare la guerra con i figli degli altri. I falsi moralisti che denunciano internet come strumento di corruzione dei bambini si dimenticano di denunciare gli eserciti come strumento di corruzione degli adolescenti. Gli educatori e i pedagogisti non hanno gli strumenti o l'interesse per rilevare il fenomeno, e l'unico modo per accorgersi della caccia al soldato fatta coi videogiochi è quello di capitarci casualmente in mezzo.
[carlo gubitosa]
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Lettera aperta a un "liberale" catanese
Chiamate nominative, selezioni non pubblicizzate e bandi ignoti: al teatro Massimo Bellini di Catania non sembra siano ancora arrivati i tempi nuovi annunciati a ogni occasione dall'onnipresente “rinnovatore civile” Antonio Fiumefreddo.
Egregio signor Fiumefreddo,
Il 3 novembre scorso Lei ha ricevuto la lettera di una giovane laureata in scenografia - una ragazza di ventisette anni - che inizia così: “Da tempo cerco di poter mettere in pratica la mia preparazione universitaria senza essere costretta ad abbandonare la mia città, la mia terra”.
La lettera era indirizzata all'Ispettorato del Lavoro e, per conoscenza, al Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini, cioè a Lei: ricorda?
La aiutiamo: “Purtroppo però, ancora una volta, mi sono dovuta scontrare con la realtà di questa città, dove clientelismo e conoscenze sono alla base di ogni tipo di opportunità lavorativa”.
Cose note, dette e stradette, al limite della banalità; ma che c'entrano le banalità demagogiche con Lei che organizza i balletti per la legalità e le escursioni al Quirinale, che dispiega il telone raffigurante il volto pop del superlatitante sulla facciata del teatro, che denuncia gli abusi sui detenuti, che è persino autore di un libro dal titolo “Mai con la testa in giù”? Con Lei sul Suo sito (www.lasveglia.it), nel messaggio “Catania che muore” apparso il primo ottobre del 2003, si scaglia contro “l'affidamento di consulenze ed interessi privati che vanno impediti e denunciati”?
Denunciati, sì signor Sovrintendente: Lei ha scritto proprio così. Ed è esattamente quello che ha fatto la ragazza di ventisette anni quando, entrando nel merito, si è lamentata della ”assunzione a tempo determinato di diverse unità, chiamate per nominativo, in occasione della realizzazione dell'Opera “Medea” e dislocate nei reparti di scenografia e falegnameria del Teatro Massimo Bellini” a partire dal 4 novembre 2008.
E i bandi? E Le selezioni pubbliche? E La logica meritocratica che dovrebbe risiedere in ogni animo liberale ispirandone gli atti e che “avrebbe permesso ai giovani come me di misurarsi con una realtà lavorativa concreta solo in base alle proprie effettive capacità”?
Ci spieghi, signor Fiumefreddo, cosa c'è di liberale, di limpido, di legittimo nel reclutare personale senza pubblicare i bandi sul sito dell'ente. Se non riesce da solo a trovare una risposta, la chieda a Brunetta: anche lui è un liberale.
[massimo malerba]
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uffo03@libero.it wrote:
< L'antisemitismo (o meglio l'antiebraismo: anche gli arabi sono semiti, e quindi il panorama dell'antisemitismo oggi è immensamente più vasto di quanto faccia pensare il numero degli odiatori degli ebrei) ha prodotto un'immensità di orrori in tutto il corso della sua storia, ed è giusto ricordare che anche la Chiesa (o meglio: le chiese: la cosa non riguarda solo i cattolici! Mai sentito parlare di un certo Martin Lutero?) ha responsabilità gravissme. Ma vorrei ricordare due cose.
1) L'origine dell'antiebraismo non va cercata nel cristianesimo, perché è molto più antica. Consiglio la lettura di Ian Assmann, Moses der Agypter, tradotto pubblicato da Adelphi, per vedere quanto remoto e molto precristiano fosse questo pregiudizio.
2) "L'origine dell'antiebraismo cristiano va cercata nell'anticristianesimo ebraico". Piaccia o non piaccia, hanno cominciato gli gli Ebrei a perseguitare i cristiani. Ciò almeno stando alle fonti di cui disponiamo.
Ciò non diminuisce affatto le responsabilità delle chiese, ma si vorrebbe che la consapevolezza storica, relativamente a queste cose, fosse un po' meno angusta. Infine, ogni uomo, papi inclusi, è figlio della cultura del suo tempo >
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Daniele Dellerba <ogigia@email.it> wrote:
< Ho realizzato una versione italianizzata di Linux Puppy, Linux Ogigia Zeronove. Dedicata al recupero dei vecchi computer, è già usata da migliaia di persone, tra cui attivisti del trashware >
Bookmark: ogigia.altervista.org/index.php?mod=read&id=1225141791
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adelantecompaneros@fastwebnet.it wrote:
< Quando era Ministro dell' interno, l'Alitalia istituì un volo diretto Albenga-Roma Fiumicino, che fu immediatamente cancellato dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale; il volo aveva registrato un max di passeggeri pari a 18 (diciotto!) con un passeggero fisso: il ministro Scajola. Col governo Berlusconi-3 il volo è stato immediatamente ripristinato grazie a un finanziamento straordinario di un milione di euro. L'aereo è un Atr 47 e tre giorni a settimana sta fermo sulla pista ; i passeggeri sono al massimo otto e il passeggero fisso è sempre Scajola. L'Atr 47 costa all'Alitalia circa 100mila euro a settimana. Così il fatto che a Scajola non piaccia andare in macchina da Albenga a Genova, per quest'anno, costa agli italiani (dato che tutti i debiti dell'Alitalia sono stati accollati alla popolazione) la notevole cifra di sei milioni e duecentomila euro >
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Aristofane Ciciliano wrote:
Rivau u pupu niuru
< Obama nunn’è sparacanaci
Nun parra a taci maci
Nun è mancu sparaceddu
Nun è re di lu scanneddu
Fici Busciu a sparadappu
Passi lisciu e passi n’ tappu
Obama longu comu a sparagogna
Si pò fari! Sogna e scugna!
Sì pò fari a spaparanza
Bedda matri chi valanza!
Ora puri i sparapauli
fannu arutti di li ciauli
E’ lu re ddò sparracino
Sembra Magno e il Pipino
Spogghiacristi e spagghiaturi
Né tibbisi né maluri
Sunu o sbaddu i sparritteri
Ccu la lingua ndò darreri
Su d’Obama non ti spagni
T’arrifrisca e non ti lagni
Sì la casa si spatruna
Sulu Obama ti la runa
Infilici sparapacchiu
Fu Mecchen picchì era racchiu
Yes we can! nun è puesia
sulamente la spiranza
d’abballariti nda panza
su non cangi sta vilanza
tutta jttata vessu ri tia
ca di piccioli fitia
e lu poveru comu a mia
non mania ma pinia
Yes we can
Arrivau u pupu niuru
allu yankee finiu u triulu >
[E' arrivato il pupo nero// Obama non è un pesce piccolo (triglia piccola)/ non parla di nascosto/ non è un broccolo/ né una persona mafiosa// Ha ridotto Bush come un cerotto/ Gli è passato di sopra/ Obama è lungo come un asparago/ Yes we can/ Si sogna e allontana gli avversari// Yes we can con ampiezza/ E’ di vero valore/ Ora pure i poveri/ fanno la voce grossa (ciauli = gazza)// E’ un valoroso oratore/ parla come Carlo Magno e Pipino il breve/ Poveri e braccianti/ si possono curare meglio (tibbisi= morire)// Gli avversari cialtroni/ sono privi di parole/ Non bisogna avere paura/ le cose andranno meglio// Se non si possono pagare i mutui/ Obama risolverà i problemi/ Come scarafaggio infelice/ Mc Cain non vinse perché brutto.// Sì, possiamo! Non è poesia/ ma soltanto la speranza/ di poter cambiare le cose/ a favore dei poveri, infatti/ la bilancia è a favore dei ricchi.// Sì, possiamo!/ E’ arrivato il pupo nero/ per gli americani sono finiti i guai]
Bookmark: www.corrieredaristofane.it
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La Catena di
San Libero
n. 374
5 novembre
2008
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Di che
cosa è fatto
un
sessantotto
Mah, questo
secondo me è
un
sessantotto.
Non è,
ovviamente,
il '68 (che
a sua volta
dichiarava:
"Non sono il
Quarantotto!"),
è
semplicemente
uno dei
tanti
sessantotti
che
periodicamente
si
verificano,
cambiano il
mondo in
basso e
vengono
venduti e
esorcizzati
in alto. Di
che cosa
sono
composti i
sessantotti?
1) Arrivano
di sorpresa
(Asor Rosa:
"Rivolte
studentesche
in Italia?
Impossibile.
Americanate".
Rinascita,
febbraio
68).
2) I
giovani,
quasi tutti
i giovani,
ne fanno
parte da
subito,
senza
pensarci,
con
naturalezza.
3) Il
governo è
fortissimo e
quasi senza
opposizione.
Si crede
eterno.
4) I
politici
dapprima non
li vedono,
poi cercano
goffamente
di corrergli
dietro.
5) Gli
studenti
sono
presbiti,
vedono
sfocato da
vicino (nel
sessantotto
del '68 il
primo slogan
è stato
"potere
studentesco",
adesso si
comincia col
"siamo tutti
studenti").
6) Però non
sono miopi.
Hanno le
idee
chiarissime
(e in quel
momento
"estreme")
sui tempi
lunghi. Nei
volantini
torinesi del
'68 c'è
tutto quello
che sarebbe
successo nei
trent'anni
successivi,
inquinamento
e
capitalismo
selvaggio
compresi. E
nei
documenti
della
Pantera di
Palermo...
7) Non
credono
nella
violenza, e
perciò sono
molto
pericolosi.
Il rock è
stato molto
più
esplosivo
del
terrorismo.
I capelloni
erano molto
più
"eversivi"
dei maoisti.
Del '68, non
a caso, si
ricordano i
leaderini
fighetti e i
(pochi)
terroristi.
Non i
consigli di
fabbrica e i
corsi liberi
nelle
facoltà di
punta.
8) Per
fermarli
bisogna
dunque
introdurre
la violenza
(nel '68 le
bombe di
piazza
Fontana, nel
'77 i
ragazzi
sparati da
fascisti e
servizi
deviati).
9) Per
venderli e
esorcizzarli
bisogna far
"diventare
importanti"
alcuni di
loro,
trasformarli
da ragazzi
in personale
politico.
10) Bisogna
cioè offrire
loro il
modello di
organizzazione
politica che
vige nel
sistema. In
un sistema
di partiti,
bisogna
indurli a
fare
partitini (i
"gruppi"
post-68). In
un sistema
maschile,
bisogna
esaltare in
loro virtù
"virili"
("spranghiamo
i
fascisti/la
polizia/ i
comunisti").
In un
sistema
gerontocratico,
bisogna
imporgli i
linguaggi
delle
generazioni
precedenti
(per esempio
gli slogan a
rima).
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Habemus
papam
Va bene,
hanno eletto
il negro. E
allora? Era
nell'aria da
anni, era
ciò che
voleva la
gente. I
media, fatti
per
imbrogliare,
hanno fatto
i salti
mortali per
convincerci
che il mondo
reale non
esiste e che
quello
fasullo è
vero. Ci
sono
riusciti per
qualche
anno,
spendendoci
dei
miliardi.
Adesso,
dalle porte
riaperte,
entra
liberamente
la pioggia e
il sole. Si
comincia a
tornare
nella vita
vera.
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Quanta
solidarietà
E Saviano?
Passata
l'emozione,
non se ne
parla più.
La
solidarietà
che non s'è
fatta, e che
si poteva
fare:
- Napolitano:
chiedere
formalmente
conto al
governo
della
presenza di
Nicola
Cosentino,
sottosegretario
all'economia,
chiamato
pesantemente
in causa dai
camorristi
perriti;
- Maroni:
fare
avvertire
discretamente
Francesco
Schiavone
detto "Sandokan",
detenuto
nelle
carceri
dello Stato,
che le sue
esternazioni
nei
confronti di
Saviano non
sono
gradite, e
potrebbero
essere
pericolose
per chi le
fa.
- Del Boca:
aprire
un'inchiesta
dell'Ordine
dei
Giornalisti
sui giornali
collusi con
la camorra,
di cui
Saviano ha
parlato (e
che, in
tanta
commozione,
non sono
stati citati
da alcuno).
- Veltroni:
denunciare
l'isolamento
dei
giornalisti
(per lo più
emarginati)
che fanno
antimafia
oltre a
Saviano, e
aiutare
concretamente
i loro
poveri
giornali e
siti.
________________________________________
Tutto
sommato
A me sembra
bene che i
compagni
"dei centri
sociali"
ecc.,
informati
dell'attacco
ai liceali,
siano
intervenuti
alla svelta
e abbiano
fatto
sgomberare
fascisti,
con le buone
o no. Alla
fine nessuno
s'è fatto
davvero male
e tutto
sommato si
può anche
essere
soddisfatti
della
polizia
(che, tutto
sommato, non
ha fatto un
G8), dei
compagni
(che non si
sono spinti
oltre la
difesa) e
persino dei
fasci (che
tutto
sommato non
hanno usato
armi da
fuoco).
Rispetto ai
tempi miei
c'è un
indubbio
miglioramento.
Sei più a
tutti
quanti.
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Archidiósesis
de México
(consigli
alle donne)
"No uses
ropa
provocativa.
Cuida tus
miradas y
tus gestos.
No te quedes
sola con un
hombre,
aunque sea
conocido. No
permitas
familiaridades
de tus
amigos o
parientes.
No admitas
pláticas o
chistes
picantes".
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Numeri/ 1
Gli
infortuni
sul lavoro
di operai
extracomunitari
in Italia
nel 2007
sono stati (inail)
141mila, di
cui 174
mortali. Gli
operai
extracomunitari
nel 2007
hanno
versato
all'Italia 3
miliardi e
749 milioni
di euri di
tasse e
hanno
prodotto (Unioncamere)
il 9 per
cento del
Pil
italiano.
________________________________________
Numeri/ 2
Secondo
un'indagine
dell'Associazione
Contribuenti
Italiani il
58% degli
yacht di
lusso,
barche a
vela e
automezzi di
grossa
cilindrata è
intestato a
prestanome
nullatenenti.
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Il
bersagliere
E' morto
vecchissimo,
il
bersagliere
ciclista
Delfino
Borroni. Era
l'ultimo
soldato
italiano
della guerra
15-18. Era
sfuggito
agli
austriaci,
al general
Cadorna
(680mila
soldati
uccisi nelle
trincee o
negli
attacchi
frontali),
ai
carabinieri
appostati
dietro le
trincee
(350mila
soldati
arrestati,
235mila in
carcere,
7mila
fucilati, di
cui
cinquemila
scelti a
caso dopo
Caporetto) e
anche alle
"celebrazioni"
di tutto ciò
fatte,
novant'anni
dopo, da
ministri che
non hanno
mai visto
una trincea
nè una
baionetta.
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Grillo vs
Facinorosi
A Bologna
gli studenti
si vedono
arrivare nel
Corteo Beppe
Grillo con
giornalisti,
operatori,
supporter,
ecc. "Basta!
- strilla
qualcuno -
Non abbiamo
bisogno di
primedonne!".
Il commento
di Grillo:
"Va bene,
però a
contestarmi
sono stati
solo una
ventina....".
"Una ventina
chi?". "Gli
esponenti
dei centri
sociali...".
________________________________________
Ottocento
A Catania la
vecchina
vede sfilare
il corteo
dal suo
balcone:
orride,
prende i
gerani dal
vaso che ha
davanti e
comincia a
gettarli,
con ampi
gesti
benedicenti,
sui ragazzi.
A Venezia
invece il
corteo
arriva lungo
la ferrovia,
sul ponte: i
macchinisti
dei treni
azionano la
sirena e lo
salutano
così,
all'ottocentesca.
________________________________________
Slogan
"Mercato
crolla, sale
il movimento
", "Il
futuro deve
tornare a
essere
quello di
una volta",
"Il futuro
siamo noi".
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Toccare
col mouse il
muro della
vergogna
Quando i
muri di
cemento
incontrano i
bit fatti di
idee,
possono
accadere
cose
incredibili.
Come
l'iniziativa
lanciata dal
gruppo di
creativi
olandesi
Palo Dutch
Concept
Factory (PDCF),
che ha
promosso la
nascita di
un servizio
di scritte
murali "on
demand".
Visitando le
pagine di
www.sendamessage.nl
basta
spedire 30
euro e il
testo che
vogliamo
veder
apparire sul
"muro della
vergogna"
allestito
dal governo
israeliano
per ricevere
tre foto in
alta
risoluzione
della nostra
scritta,
realizzata
con lo spray
dai ragazzi
coinvolti
nel
progetto. È
incredibile
osservare i
risultati
dell'incontro
tra le
esigenze di
una
popolazione
immersa in
un conflitto
e le
competenze
di
comunicazione
messe a
disposizione
della
popolazione
palestinese
da questo
gruppo di
pubblicitari
e addetti
alle
pubbliche
relazioni.
Grazie al
contributo
della Ong
olandese
ICCO, la
Concept
Factory
continua a
realizzare
workshop a
Ramallah
raccogliendo
le idee più
creative e
fantasiose.
Il denaro
raccolto
grazie alla
spedizione
delle
fotografie
viene
utilizzato
per
finanziare
le
iniziative
sociali,
educative e
culturali
delle Ong
palestinesi
che
partecipano
all'iniziativa.
I membri
della PDCF
raccontano
che "le
chiacchiere,
le risate e
il
brainstorming
realizzati
negli anni
passati
hanno
prodotto
molte idee
davvero
ispirate.
Tutto
partiva dal
nulla, senza
fogli di
carta o un
programma
prefissato.
Solo un
gruppo di
pubblicitari
professionisti
olandesi e
ragazzi
palestinesi
molto
svegli.
Credeteci o
no, dopo un
po' di
silenzio le
idee hanno
cominciato a
spuntare
come
funghi".
E sul sito
www.palodutch.nl
le tracce di
questi
progetti nel
cassetto
sono ancora
fresche:
passeggiate
virtuali
realizzate
da olandesi
con
telecamera
al seguito
guidati a
voce da
ragazzi
palestinesi
che indicano
cosa
vogliono
osservare e
dove puntare
la
telecamera,
per
esplorare
virtualmente
il mondo
fuori dalle
barriere;
realizzazione
di un
fotoromanzo
sulla storia
di una
coppia di
olandesi che
vuole
campeggiare
a Ramallah e
si scontra
con i
divieti
polizieschi
vissuti
quotidianamente
dai
palestinesi;
realizzazione
del più
lungo
graffito
murale del
mondo,
battendo
l'attuale
record
dell'Iran (5
Km);
trasportare
in Europa un
albero di
Natale
raccolto a
Betlemme,
coinvolgendo
le città
presenti
lungo il
tragitto.
Per cambiare
la realtà, a
volte
bisogna
partire da
sogni come
questi.
[carlo
gubitosa]
________________________________________
Pronto,
Ordine? Vi
informiamo...
Finalmente
un esponente
del
giornalismo
istituzionale,
Franco
Abruzzo, si
accorge che
a Catania la
deontologia
è calpestata
("La
Sicilia" di
Ciancio, con
lo
scandaloso
editoriale/lettera
del boss
Vincenzo
Santapaola)
e fa una
proposta
concreta:
"I Consigli
dell'Ordine
sono
chiamati
dalla legge
professionale
e dalle
sentenze
della Corte
costituzionale
a vigilare
sulla
condotta
degli
iscritti
che, con i
loro
"omissis",
minano i
principi
della buona
fede e della
lealtà verso
i lettori
nonché il
rapporto di
fiducia che
deve
esistere tra
stampa e
cittadini.
Il giudice
disciplinare
amministrativo
è l'Ordine
regionale".
Sì, ma se
l'Ordine
regionale
non
interviene?
"In caso di
inerzia -
precisa
Abruzzo - il
Consiglio
nazionale,
informato,
potrebbe
decidere di
affidare il
procedimento
a un altro
Consiglio
regionale".
Quanto a
informarsi,
immagino che
il Consiglio
Nazionale
non abbia
difficoltà:
noi siamo
qua. Se
vorranno
ascoltarci,
ci mettiamo
formalmente
a
disposizione.
________________________________________
*
Appuntamenti.
Giovedì 6
novembre a
Castelvolturno
l'avvio
della
Campagna
contro la
camorra di
Sd "Facciamo
neri i
camoristi".
Lotta alla
camorra,
alle mafie e
al razzismo.
Paolo Beni (Arci),
Roberto
Natale (Fnsi)
e Claudio
Fava.
________________________________________
*
Libri.
Umberto
Santino,
“Breve
storia della
mafia e
dell’antimafia",
Di Girolamo
Editore.
(Info:
347.186342-339.1956128)
________________________________________
"Una
barbarie"
Peppe Sini <nbwac@tin.it>
wrote:
< La
decisione
dell'amministrazione
comunale di
Viterbo di
impedire a
chi è nel
bisogno di
chiedere un
minimo aiuto
ai passanti,
decisione
analoga a
quelle già
prese da
altre
amministrazioni
locali in
varie parti
d'Italia, mi
colpisce per
la sua
crudeltà.
Invece di
prendere
iniziative
per aiutare
chi è nella
povertà e
nel disagio,
si impedisce
loro
finanche di
chiedere
l'aiuto del
prossimo.
C'è un modo
di dire,
"chiedere la
carità", che
con la forza
del
linguaggio
evoca ciò di
cui stiamo
parlando: la
carità, che
è una delle
forme
dell'amore,
ovvero
dell'umana
convivenza.
Proibire la
carità è una
barbarie.
Sono un
cittadino di
Viterbo,
chiedo che
quel
disumano
provvedimento
sia revocato
>
________________________________________
"Ai
margini del
vostro
mercato"
"Ultimi"
(gruppo
capitano
ultimo)
wrote:
< Non siamo
violenti,
anche se
conosciamo
la violenza
del vostro
denaro,
quello che
usate per
comprare
ogni cosa.
Noi non
amiamo la
proprietà
privata se
non in
quanto
svolge una
funzione
sociale, e
vediamo la
pura avidità
con cui
accumulate e
recintate
case e
palazzi e
città. Non
siamo
razzisti, e
vediamo le
vostre
distinzioni
tra bianchi
e neri,
ricchi e
poveri,
regolari ed
irregolari,
sudditi e
clandestini.
Noi non vi
combattiamo
con la
violenza che
legittima la
vostra
reazione,
noi non vi
combattiamo
con la
superficialità
e l'
opportunismo
che
legittimano
il vostro
nepotismo.
Noi
cerchiamo di
costruire
ogni giorno,
nelle
piccole cose
quotidiane,
un mondo che
si allontana
dalla vostra
prigione,
dove gli
esseri umani
nella loro
semplicità
sono
autentici,
dove
l'uguaglianza
significa
uguaglianza,
dove la
solidarietà
significa
solidarietà,
dove la
dignità
significa
dignità.
Queste
parole sono
un sentiero
su cui
cammina la
gente
piccola,
quella che
vive ai
margini del
vostro
mercato. Ci
perdonerete
se non
amiamo la
vostra
violenza, ci
perdonerete
se non
amiamo i
vostri
soldi, la
vostra
arroganza,
la vostra
competizione
truccata.
Non siamo
eroi, non
siamo
niente, il
fatto è che
semplicemente
il vostro
mondo vuoto
ci fa schifo
>
________________________________________
"Tutti ma
proprio
tutti"
Bianca wrote:
< Nella mia
scuola, il
Boggio Lera,
alla notizia
che era
stato
approvato il
decreto,
siamo usciti
tutti, ma
proprio
TUTTI (gente
che non era
mai stata a
un corteo in
tutta la sua
vita). Via
Vittorio
Emanuele era
bloccata e -
scusate -
noi del
Boggio Lera
eravamo il
doppio di
quelli dello
Spedalieri
.-) e domani
sono
intenzionati
a venire al
corteo in
molti >
________________________________________
Poesie
della
Seconda
Repubblica
Mimmo
Lombezzi
wrote
< Il
manganello
Tonfa,
che ruppe
molti denti,
Fa finta di
dormire,
pronto per
gli
studenti.
Dai tempi
del G8,
è quasi
sempre
appeso.
Liscia
schiene di
negri,
cose di poco
peso...
Ma ora sente
la brezza
di un altro
autunno
caldo,
e una mano
accarezza
quel manico
ben saldo...
Avviso ai
naviganti:
“Okkio al
cranio
ribelle!
Se restate
occupanti
vedrete
ancor le
stelle.
Cercando gli
infiltrati
delle
Brigate
Rosse
Potreste
esser
coinvolti
da presunte
percosse...
>
|
|
La Catena di San Libero n. 373
22 ottobre 2008
___________________________________________
Saviani
Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di
casa e se n'è andato in cerca di notizie. Ha
lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in
internet a quelli che conosce. Fa anche un
giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente
anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il
primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo
in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna
una lira e fa questo tipo di cose da una decina
d'anni. Ha perso, per farle, la collaborazione
all'Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque
e persino di una paga precaria come scaricatore:
anche qui, difatti, l'hanno licenziato in quanto
"giornalista pacifista". Marco non ha paura (nè
della fame sicura nè dei killer eventuali) ed è
contento di quel che fa.
Anche oggi Max è contento perché è riuscito a
mandare in giro un altro numero della Periferica, il
giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici
del quartiere. Il quartiere è Librino, il più
disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera
e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono
riusciti a mettere su una redazione, a organizzare
non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e
dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i
mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una
volta una sede. Max non ha paura, almeno non
ufficialmente, ed è contento di quel che fa.
Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il
telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di
distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e
contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei
mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a
parte la macchina bruciata o un carico di bastonate)
ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che
fa.
Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione,
al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor,
esce da un po' più di due anni e dice le cose che i
giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E' da
quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un
lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di
dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma
lui continua lo stesso, ed è contento di quel che
fa.
Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così
per far scena. Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta
passando guai seri, a Pescara, per quell'inchiesta
sui padri-padroni. E Fabio, a Catania? Fa il
cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da
circa quindici anni. E ti sei dimenticato di
Antonio, a Bologna? Vent'anni sono passati, da
quando gli puntarono la pistola in faccia per via di
quell'inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti
delle scuole. Eppure non ha cambiato idea. E
Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E...
Vabbè, lasciamo andare. Mi sembra che un'idea ve la
siate fatta. C'è tutta una serie, in Italia, di
piccoli giornali e siti, coi loro - seri e
professionali - redattori. Ogni tanto ne fanno fuori
qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se
ne parla un po'. Tutti gli altri giorni fanno il
loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a
nessuno importi affatto - fra giornalisti "alti" e
politici - se sono vivi o no. Eppure, almeno nel
settore dell'antimafia, il novanta per cento delle
notizie reali viene da loro.
Saviano è uno di loro. Quasi tutti i capitoli di
Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito,
Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia
s'interessava davvero, se l'è cagati. Poi è successa
una cosa ottima, cioè che l'industria culturale, il
mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le
mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma
pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato
soprattutto che - poiché l'industria culturale è
stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da
digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti
"sovversivi" - un sacco di gente ha potuto farsi
delle idee chiarissime sulla vera realtà della
camorra, che è un'imprenditoria un po' più armata
delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in
quanto anche armata, vincente.
* * *
Ci sono tre cose precisissime che, in quanto
antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano. Una,
quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è
la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il
"sistema". Due, che il lato vulnerabile del sistema
è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che
lo strumento giornalistico per combattere questo
sistema non è solo la notizia classica, ma anche la
sua narrazione "alta", "culturale"; non solo
"giornalismo" ma anche, e contemporaneamente,
"letteratura". (Quante virgolette bisogna usare in
questa fase fondante, primordiale: fra una decina
d'anni non occorreranno più). Dove "letteratura" non
è l'abbellimento laterale e tutto sommato folklorico,
alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che
si fa militanza.
Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano.
Il concetto di "sistema", anziché di semplice (folkloristica)
"camorra" è stato espresso contemporaneamente, e
credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro
(non meno bravo di Saviano: e vive vendendo
elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a
Napoli, da Cirelli. L'aspetto fortemente
etico-personale della lotta non alla "mafia" ma al
complessivo sistema mafioso è egemone già nelle
lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei
tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e
"letteratura", che è forse l'aspetto più
"scandaloso" (e che più scandalizza; e non solo a
destra) di Saviano è già forte e completa in
Giuseppe Fava, e nella sua scuola.
Le "scoperte" di Saviano sono dunque in realtà
scoperte non di un singolo essere umano ma di una
intera generazione, sedimentate a poco a poco,
nell'estraneità e indifferenza dell'industria
culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli
e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno
che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha
avuto la "fortuna" di incontrare, esattamente nel
momento-chiave, anche l'industria culturale. Che
tuttavia non l'ha, nelle grandi linee,
strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo
spessore culturale di Saviano, ma soprattutto
dell'humus da cui vien fuori) in un certo qual senso
strumentalizzata essa stessa.
* * *
Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non
siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma
sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e
promuovano (in buona fede) questa o quella
iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei
militanti ("siamo" qui ha un senso profondissimo, di
collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo
stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi
abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo
che in essa nessuno essere umano può attendersi
altro conforto che da se stesso. Roberto, che è
giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo
"sistema" e avrà l'orgoglio di avervi contribuito:
non - poveramente - da solo ma volando alto e
insieme, con le più forti anime di tutta una
generazione.
________________________________________
I giovani come li vogliono loro
Livorno, circondano in quindici un mendicante e lo
riempiono di botte. Canicattì, aggrediscono in
cinque un rumeno e lo mandano all'ospedale. Varese,
aspettano in piazza una marocchina che non gli aveva
ceduto il posto in autobus e le spaccano la faccia.
Bergamo, in sette picchiano a sangue un quindicenne.
Roma, rapinano in sei un transessuale e lo lasciano
tramortito per terra.
________________________________________
I giovani come li vogliamo noi
Scuole e università occupate dagli studenti che
cercano di evitare la privatizzazione di queste
(all'università solo chi ha i soldi) e la
razzializzazione di quelle (a scuola solo chi è
bianco). Commenti ufficiali: "Aizzati dai communisti",
"Non durerà", "Non serve a niente". Intanto son
passati quarant'anni e ancora 'sta voglia di
ribellarsi, al ragazzo italiano, non sono riusciti a
levargliela di dosso (sarà il troppo italiano che
s'insegna a scuola).
________________________________________
Africani
Bergamo. Riconsegnato ai genitori il bambino
scomparso vicino al Portone del Diavolo (zona
Celadina) pochi giorni fa. A ritrovarlo un operaio
del Burkina Faso, che ha avvertito la polizia e si è
preso cura di lui. Era nato in Burkina Faso anche
Abdul Graibe, il ragazzo ucciso a sprangate a Milano
da due italiani dopo essere stato insultato per il
colore della pelle. Burkina Faso, laggiù, significa
"paese degli uomini giusti".
________________________________________
Menzogne di Ciancio...
Ricordate l'editoriale di Vincenzo Santapaola
pubblicato, sotto forma di lettera, da La Sicilia di
Catania? Il direttore Ciancio s'era difeso
affermando che il pezzo era stato autorizzato dal
Gip di Catania.
Era una menzogna. Il presidente dell'Ufficio Gip,
Materia, smentisce formalmente ("Nessun giudice ha
autorizzato l'invio della lettera di Santapaola") la
giustificazione di Ciancio. Il quale, costretto a
pubblicare la smentita - poiché il magistrato la
pretende formalmente ai sensi della legge della
stampa - la confina a pagina trentatrè di cronaca,
in poche righe.
"La notizia così pubblicata - protesta il magistrato
- risulta gravemente lesiva della dignità e
professionalità dei Magistrati dell’ufficio Gip di
Catania". "Nessuno dei Magistrati del mio ufficio -
precisa - succedutisi nella trattazione del processo
a carico di Santapaola Vincenzo, ha mai autorizzato
l’invio di qualsiasi missiva di Santapaola
Vincenzo".
La Sicilia aveva pubblicato la lettera del boss il 9
ottobre, senza alcun intervento redazionale.
Proteste di Claudio Fava, riprese anche da noi;
polemiche. Il 12 ottobre il giornale di Ciancio
"riferisce" l'indagine del Dap sull’iter della
lettera: "Un Gip catanese ha dato l’autorizzazione".
Il 13 ottobre pubblica una lettera di Luciano
Granozzi, della Facoltà di Lingue, con
argomentazioni logiche e legali contro la
pubblicazione del boss; la lettera del docente è
incastonata fra un pastone sulle discoteche e una
lettera degli avvocati del boss: "Polemiche
antimafia tutte sterili e montate, come avete visto
il Gip ha dato l’autorizzazione, imprudente chi ha
criticato il nostro assistito" (avvocati Francesco e
Giuseppe Strano Tagliareni). Il 17 il presidente
della sezione Gip catanese smentisce tutto: tutto
falso, nessuna autorizzazione.
"L’articolo da noi pubblicato il 12 ottobre - prova
ancora a difendersi il giornale di Ciancio
-riproduceva un testo diffuso dall’Agenzia Ansa il
pomeriggio del giorno precedente".
La pezza peggio del buco: a questo punto il
favoreggiamento potrebbe riguardare non solo La
Sicilia, ma la stessa redazione locale dell'Ansa.
Che, del tutto casualmente, ha sede nel palazzo
della Sicilia in via Odorico da Pordenone (Ciancio
in persona è vicepresidente e comproprietario
dell'Ansa nazionale). Nei due uffici dello stesso
palazzo, adesso, si attendono con una certa
trepidazione le prossime mosse della Magistratura e
dell'Ordine (romano) dei Giornalisti. Attendiamo
anche noi.
[r.o., g.s.]
bookmark:
www.ucuntu.info
________________________________________
...e verità del tribunale
“Tra i numerosi episodi esaminati nel procedimento
val la pena di segnalare quello relativo alle
pressioni esercitate sulla stampa che si
caratterizza per il fatto di essere emblematico
della succubanza in cui la società civile ha vissuto
e vive al cospetto della protervia della "famiglia"
mafiosa. E’ accaduto infatti che Giuseppe Ercolano,
cognato di Nitto Santapaola e padre di Aldo, abbia
richiesto al direttore di un giornale locale di
contestare in una sua presenza ad un giornalista
dello stesso giornale il contenuto di un articolo
pubblicato qualche giorno prima in merito ai
controlli effettuati dal Nucleo operativo ecologico
dei carabinieri all’interno dell’Avimec. Orbene, in
presenza dell’Ercolano, il direttore del giornale
contestava al giornalista il tono non imparziale del
suo articolo ed invitava il medesimo, per il futuro,
a non attribuire l’appellativo di boss mafioso all’Ercolano
e gli altri componenti della sua famiglia, anche se
tali affermazioni provenissero da fonti della
Polizia e dei Carabinieri”.
(Procura di Catania, dagli atti dell'operazione
antimafia “Orsa Maggiore”)
________________________________________
Walhalla
Due alte cariche dello Stato Italiano (i presidenti
delle regioni Friuli e Veneto) hanno presenziato
ufficialmente - e senza essere ripresi dal
presidente della Repubblica cui nominalmente
appartengono - ai funerali di un tale nazista
austriaco, morto per ubriachezza ed eccesso di
velocità tornando da una "festa" fra camerati. Ai
tempi di Hitler, purtroppo, le auto non andavano
così veloci.
________________________________________
Niente acqua ai rom
A Roma il presidente del municipio circoscrizionale
Talenti-Prati Fiscali, un certo Cristiano Bonelli
del Pdl, ha fatto chiudere le fontanelle dove
andavano a bere ei rom del vicino campo nomadi. Il
"minisindaco" si è giustificato dicendo: "Dovevo
dare una risposta alla mia gente". Poi, sprezzante,
ha ridacchiato: "Vorrà dire che andranno a prendere
l’acqua a qualche altra fontana, tanto sono nomadi,
si spostano, no?".
L'allucinante personaggio, che aspira forse ad
entrare nell’eletta schiera dei Tosi, dei Gentilini,
dei Borghezio, ha precisato: “Questo non è razzismo,
farò anche un piano di integrazione”. Prima di
diventare presidente di circoscrizione Bonelli
organizzava con "Azione giovani" quelle che
spiritosamente definiva "spedizioni pulitive" per
"sottolineare la situazione di degrado a Castel
Giubileo-Salaria". Nel suo curriculum elettorale si
vanta di aver bloccato il progetto di introduzione
dei menù etnici in una scuola del quartiere
Montesacro. Che trovasse un seguito in uno dei
quartieri più "neri" della Capitale non era
difficile prevederlo (il suddetto ha precisato che
dopo la chiusura delle fontanelle la sua gente lo ha
ringraziato), il problema è che non si tratta più di
quattro gatti.
I razzisti sono ovunque, non solo negli stadi; il
fascismo non è più strisciante. È al governo
(impronte ai bambini rom, classi differenziate per i
figli degli immigrati, esercito nelle strade...) ed
è nella società che veniva detta civile: uccisioni,
pestaggi, insulti, umiliazioni sui mezzi pubblici
contro neri, cinesi, omosessuali, rom sono casi
pressoché quotidiani. Nei confronti degli ebrei
finora ci sono state solo targhe commemorative
distrutte e scritte offensive (l’ultima, qui a Roma,
mette in discussione l’Olocausto), ma è avvertibile
la sensazione che il limite potrebbe essere
oltrepassato. Un conto, tuttavia, è se chi manifesta
la sua vigliaccheria razzista è il bottegaio privo
d’istruzione o il ragazzetto facilmente plagiabile,
un altro conto se si tratta di poliziotti, vigili
urbani o di esponenti politici e istituzionali,
seppure "mini". E poi, diciamolo, fa una tremenda
paura, dal caso Unipol in avanti, la distrazione,
l’indignazione di maniera, il pio-pio di una larga
fascia dell’opposizione.
[riccardo de gennaro]
________________________________________
Il vecchio e il giovane
< E così non c’è più Vittorio Foa, uno dei padri
della Repubblica che il giornalista del Tg1 ieri
sera, con faccia di circostanza, ha chiamato “Foà”.
E’ confortante andarsene da padri della patria in
questo modo. Io lo ricordo come una delle persone
più intelligenti e anche generose conosciute. Nel
1994, quando già montava il “nuovismo”, ebbi la non
difficile intuizione che saremmo stati sommersi da
una marea di nuovi, ma fessi (o cialtroni). E così,
per gusto della sfida, dedicai il mio “I
trasformisti” a tre ultraottantenni: Norberto Bobbio,
Alessandro Galante Garrone e, appunto, Vittorio Foa.
Ora che non c’è più nessuno dei tre, dico che è una
delle scelte politiche di cui sono più orgoglioso.
Orgoglioso anche di avere laureato il mio amico
Mario molti anni fa. Molti davvero. Al punto che nel
frattempo è diventato amministratore delegato di una
grande azienda. Almeno fino a pochi giorni fa.
Quando l’hanno licenziato dopo un dialogo di venti
minuti. Si era rifiutato di licenziare in massa.
Fatemi mandare via solo i lavativi, quei cinque o
sei con i certificati medici falsi e sempre difesi
dal sindacato (sempre complimenti). Fatemi
contrattare qualche prepensionamento. Ma gli altri
perché? L’azienda non ha bisogno di questa cura, le
prospettive operative sono buone. Ha presentato il
suo piano alternativo. Che rifiutava l’idea che si
dovesse licenziare in massa solo per fare schizzare
verso l’alto le azioni in Borsa, perché la Borsa
impazzisce di gioia quando la gente viene mandata a
casa. Gli hanno detto che non è più in linea con la
filosofia del gruppo. Che se ne poteva andare
subito. E lui, appena diventato padre disoccupato, è
andato a prendersi i bimbi all’asilo. Vi sareste mai
aspettati che un amministratore delegato bocconiano,
seppur di sinistra, si giocasse il posto per non
fare licenziare a casaccio i suoi dipendenti? Ecco
un caso in cui la persona modifica il ruolo invece
di farsene mangiare l’anima. Bravo Mario! E forza,
farai sfracelli da altre parti.
Una bella notizia, come d’obbligo (ma anche quella
di prima ha uno sfondo rosa...). Un gruppo di
studenti della Cattolica di Milano ha capito la
filosofia della Scuola di formazione politica
intitolata ad Antonino Caponnetto e ne ha chiesto il
logo per organizzare un ottimo ciclo di incontri
sulla mafia e sul metodo mafioso. Vengono da due
associazioni, la “formica democratica” e la “capra
magra”. Sempre detto che degli animali ci si può
fidare.
Triste invece l’altra notizia, che coinvolge sempre
la Scuola Caponnetto. Maria, una delle sue colonne,
qui conosciuta con il nome di Mariaaa, ha visto
spegnersi il padre dopo una lunga malattia.
D’improvviso, mentre progettava come assisterlo nei
giorni di Firenze. Ti siamo vicini tutti, scovatrice
di inediti, anche chi non ti conosce.
[nando dalla chiesa]
* * *
Il 24 a Palazzo Vecchio seminario della Scuola
Caponnetto su "Crisi della democrazia: sovranità,
rappresentanza, regole, costi".
Info: info@scuolacaponnetto.it
________________________________________
sandro@bengodi.org wrote:
< Negli ultimi giorni di settembre è riesplosa a
Foggia la guerra tra clan, ci sono stati infatti tre
agguati in quattro giorni che hanno causato un morto
e tre feriti, due dei quali erano passanti, un
anziano e una ragazzina di 14 anni. La città sembra
ormai assuefatta. Non ci stanno a lasciar spazio ai
mafiosi invece i Cgil Cisl e Uil che hanno indetto
una manifestazione per sabato 18 ottobre. Cercano di
smuovere qualcosa anche i ragazzi del gruppo FOGGIA
CONTRO LE MAFIE, che a pochi giorni dal lancio hanno
ottenuto tantissime adesioni al loro appello e al
loro gruppo su
www.facebook.com >
Bookmark: www.foggiacontrolemafie.blogspot.com
________________________________________
eliocamilleri@libero.it wrote:
< Paul Krugman, prof. di Economia all'Università di
Princeton, è stato insignito del Premio Nobel per
l'Economia. Krugman ha espresso continue e
circostanziate critiche sul neoliberismo, sul
prevalere della finanza sull'economia reale, nonché
sui princìpi informatori della politica estera di
Bush (attacco preventivo ed unilaterale contro
Afganistan ed Iraq). Oggi, Silvio Berlusconi, nel
giardino della Casa Bianca ha dichiarato che la
Storia definirà George W, Bush "un grande, un
grandissimo presidente". Le due news sono state
diffuse quasi contemporaneamente. Quale delle due
contiene il giudizio più verosimile su Bush? Ha
ragione un premio Nobel o Berlusca? >
________________________________________
Cecilia M. wrote:
< Il Satanismo (SanLibero 368) non ha nulla a che
fare col Paganesimo. Si limita semplicemente a
sostituire un Principio personale di Male assoluto
al Principio personale di Bene assoluto. Ben diverso
il caso dei vari casi di neo-paganesimo, vedi wicca
ecc. >
________________________________________
uffo03@libero.it wrote:
< Caro O., i picchiatori vanno sbattuti in carcere.
Ma a te sembra giusto che alcuni si sentano in
diritto di impedire la parola ad altri, e ne coprano
i manifesti incollandocene sopra altri, per impedire
che oltre la parola parlata anche il messaggio
scritto sia diffuso? Si ha paura di misurarsi con le
idee di Forza Nuova? Se fosse così, ben povero
sarebbe il panorama intellettuale della sinistra.
Oppure: in nome dell'antifascismo è lecito reprimere
la libertà di parola? Il mio maestro Guido Calogero
diceva che i fascisti hanno diritto di parlare,
purché non impongano con la violenza le proprie
tesi. O chi dice "i fascisti non devono parlare" - e
dà a questo "non deve" il senso "non deve anche a
costo di usargli violenza" - deve avere l'impunità?
Se è questo che vuole la costituzione, la
costituzione è ingiusta >
________________________________________
Mimmo Lombezzi <mimmolombezzi@gmail.com> wrote:
Pubblicando i diari di Mussolini - iniziativa di
indiscutibile interesse storico - l'on. Del'Utri ha
evidenziato le "qualità umane" del Duce. Ora -
sempre per la Storia - queste qualità andrebbero
quantificate. Quante erano? Poche decine, come i
colpi di palo che uccisero Matteotti ? Settemila,
come gli ebrei arrestati dalla sua polizia e mandati
a morire nelle camere a gas? Duemila, come gli
ostaggi (civili) Sloveni fucilati solo a Lubjana
obbedendo al suo ordine ("Massacrate!")?
Millecinquecento come i monaci fucilati a Debre
Libanòs ? Diverse migliaia come i guerriglieri
etiopici uccisi con i gas ? Per non parlare dei
Serbi, dei Somali, dei Libici... Da Lubjana a
Belgrado, da Tripoli ad Addis Abeba non è difficile
trovare chi ancora oggi ricorda "le qualità umane"
di Benito Mussolini >
________________________________________
Crisi e dopo-crisi
Vittorio A.<vittorio@asti.com> wrote:
< Mercantuzzi politici gli Stati
Della Europa, or sì dotta in aritmetica,
Tutti stan pur nei Debiti affogati.
Gonfia di giorno in giorno la ipotètica
Fraudulenta cartacea Ricchezza,
Per cui l'idrope Europa alfin muor etica.
Niun, più sua firma che il suo onore apprezza;
Mercanti, e Regi, e Senatorie zucche,
Firman dei Pagherò, ch'è una bellezza.
E intanto a noi pingui ed ottuse mucche
Tutto vien munto il sangue, non che il latte,
E in iscambio ci dan le fanfalucche.
Trovato han vie più placide e più ratte
I Governi umanissimi presenti,
Per isfogar le loro voglie matte.
Nuovi balzelli non v'ha più chi inventi;
La spogliante final sentenza stampa
Un Pagherò, per cui del mille hai venti >
|
La Catena di San Libero n. 372
13 ottobre 2008 n. 371
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"Parla, Santapaola!", "Zitto tu, Fava!"
"Io, Vincenzo Santapaola, vi dico...". Uno degli ultimi contenuti de La Sicilia
di Catania, sotto forma di lettera, ma senza alcun intervento redazionale, è un
vero e proprio editoriale di un boss mafioso. Contemporaneamente, e da oltre un
anno, Ciancio vieta ai suoi cronisti di pubblicare dichiarazioni e notizie su
Claudio Fava. Un episodio gravissimo, che segna un punto di non-ritorno. E la
Magistratura? Ponzio. E l'Ordine dei Giornalisti? Pilato.
* * *
Il gravissimo episodio di Catania - un esponente mafioso che usa il giornale di
Ciancio per mandare i suoi messaggi - non ha suscitato le risposte istituzionali
che sarebbero state prontamente date in ogni altra città.
1) La Procura di Catania, che da poco ha sequestrato per inadempienze
burocratiche un povero foglio locale ("Catania Possibile") di denuncia, non ha
ritenuto di intervenire sul ricco e potente quotidiano che ha favoreggiato di
fatto il clan Santapaola.
2) L'Ordine dei Giornalisti non ha incredibilmente preso alcun provvedimento
disciplinare - e quando , allora? - nei confronti del favoreggiatore.
3) L'Associazione siciliana della Stampa, che non è mai intervenuta in difesa di
nessuno degli otto giornalisti siciliani trucidati dai Santapaola e dagli altri
mafiosi, non ha avuto il coraggio di prendere adeguatamente posizione.
4) Il CdR de La Sicilia non ha denunciato né ha contestato (com'era suo preciso
dovere) l'operato del direttore.
4) Non se n'è dissociato, nemmeno con tempestive dimissioni, neanche il
vicedirettore, che evidentemente giudica incidente veniale la presenza di un
Santapaola nel suo giornale.
5) Le forze politiche locali hanno reagito con estrema fiacchezza all'episodio
gravissimo, che ufficializza la contiguità fra poteri e mafia (già vista in
numerosi episodi: caso Avola, censura dei necrologi Montana e Fava, scuse al
boss Ercolano, ecc.) nel campo dell'informazione.
Non è affatto una vicenda catanese. E' nazionale. E' l'esempio più estremo, ma
che non resterà insuperato, della catastrofe etica dell'informazione italiana.
Saviano, parlando di giornali collusi, ha avuto torto solo nel limitare i suoi
esempi alla Campania.
* * *
Facciamo appello ai siti liberi locali, ai giovani che li animano con tanta
passione, a non lasciare impunita questa vergogna. A reagire apertamente e
duramente, e soprattutto tutti insieme.
Avremo nelle prossime settimane (l'inizio del laboratorio di giornalismo) e nel
prossimo mese ("Sbavaglio" numero tre) tempo e luogo per esaminare partitamente
lo stato dell'informazione a Catania e in Sicilia, e per proporre i rimedi. Ma
adesso quello che è urgente è la ripulsa istintiva, etica, morale, nei confronti
di quel "giornalismo" che insulta gli Alfano, le Cutuli, i Mario Francese, i
Giuseppe Fava.
Esprimiamo la nostra fraterna solidarietà a Claudio Fava, che i mafiosi
intendevano uccidere, per la sua attività di giornalista libero, nello stesso
luogo in cui avevano già ucciso suo padre; e nonostante questo, o forse proprio
per questo, il suo nome oggi è tabù sullo stesso giornale che pubblica i
comunicati dei Santapaola.
Faccio appello infine, personalmente e da vecchio giornalista che mai avrebbe
immaginato un tale degrado della professione, ai colleghi Lorenzo Del Boca e
Roberto Natale, Presidenti Nazionali del nostro Ordine e del Sindacato:.
Intervenite con tutti i vostri poteri su Catania! Difendete la nostra
professione! Non lasciate soli i giovani che, con immensa generosità e a
dispetto di tutto, qui impegnano le loro vite a fare un giornalismo di cui non
vi dobbiate vergognare. [r.o.]
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Economia
Milano. Dilagano gli orti autogestiti sottocasa (tipo "orti di guerra"). Almeno
seicento appezzamenti "regolari" e un numero imprecisato di abusivi.
Catania. Pensionato 67enne trovato a spacciare marijuana ai giardinetti. "La
pensione non basta e mia moglie è malata".
Firenze. Successo del gratta-e-vinci alimentare (da un pacco di pasta a una
spesa completa) al supermercato. Abolito il precedente sorteggio (viaggio alle
Maldive).
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Un antimafioso
Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all'Università di Messina, per
anni sindaco antimafia di Terme Vigliatore, si è ucciso gettandosi da un
viadotto. L'ha fatto perché perseguitato, perché solo. Nel 2005, con una serie
di coraggiose denunce, aveva fatto sciogliere per mafia il Consiglio comunale di
Terme Vigliatore. Un paesino piccolo, una volta tranquillo, ma adesso
ferocemente invaso dai poteri mafio-massonici che regnano nella vicina
Barcellona, e non sono affatto deboli neppure nel capoluogo, a Messina.
Prima di morire, Parmaliana ha lasciato un dossier al fratello avvocato. È stato
subito sequestrato dalla Procura di Patti. Contiene nomi di mafiosi, di
politici, e anche di magistrati che avrebbero per anni coperto gli intrecci
mafia-politica-affari. E in effetti la situazione della magistratura nella
provincia di Messina - a differenza che nel palermitano - non è affatto al di
sopra di ogni sospetto: derive, insabbiamenti, amicizie oscure. Fino ai confini
dello scandalo, come nel caso Graziella Campagna.
Dalla sua lunga lotta antimafia Parmaliano ha ricavato solo delle denunce per
diffamazione. Egli era convinto che alla Procura di Barcellona ci fossero dei
precisi interessi volti a ridurlo al silenzio o almenno a farlo passare per
diffamatore. Su questo dovrebbe intervenire, finalmente, il Csm.
La fine di Adolfo Parmaliana, che è stato un buon compagno prima dei Ds e poi
della Sinistra Democratica, un buon amministratore e un coraggioso militante
antimafioso, è simile a quella della testimone di giustizia Rita Atria, che si
uccise dopo la morte di Borsellino, o di Giuseppe Francese, che per vent'anni
aveva lottato raccogliendo documenti, testimonianze, materiali su suo padre
Mario Francese, ucciso perché faceva inchieste sui mafiosi.
Morti di solitudine, di stanchezza e di disperazione, in un momento in cui
sembrava loro che nulla sarebbe servito a niente e il male avrebbe vinto per
sempre. Continuare le loro lotte - e, nel caso di Parmaliana, fare finalmente
chiarezza sui legami fra mafia, massoneria e poteri, anche giudiziari, del
messinese - è l'unico modo per rendere omaggio a queste vite generose, bruciate
al servizio della comunità.
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E per la strada...
Milano (1898?). I compagni distribuiscono il pane a prezzo popolare. I soldati
pattugliano le vie. Filippo Turati o Paolo Ferrero? La Russa o Bava?
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"Tengo famiglia"
Dopo tanta esibizione di muscoli Cofferati non affronterà le elezioni, che
perderebbe. Se ne va da Bologna e attende tempi migliori, che (per lui)
potrebbero non mancare se, dopo tante sconfitte, Veltroni finisse prodizzato dai
suoi. La scusa per essersene andato così alla svelta? "Problemi familiari". Se
lo sa Brunetta...
(A proposito di Veltroni: Nella sua nuova tv ci sarà spazio - dichiara - anche
"per le persone comuni". Nobiliores ac humiliores, "noi andiamo verso il
popolo", la contessa e Fantozzi).
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Perché queste
cose non le hai lette su Repubblica?
19 settembre 2007. Qui a Milano davanti alle banche file come quelle viste in
questi giorni in Gran Bretagna alla Northern Rock Bank non ce ne sono. Per ora.
Ma immaginiamo che le guardie giurate che solitamente vigilano annoiate davanti
ai tornelli delle filiali stiano pensando che forse per ottobre ci potrebbero
essere straordinari non previsti. File invece ai mercati rionali in periferia ce
ne sono ancora ma i discorsi son sempre quelli: "Ha visto –signora mia - quanto
è aumentato il pane a settembre?".
Perché ad agosto oltre all’omicidio di Garlasco son successe cose da paura nel
sistema finanziario globale: Di punto in bianco le banche han dato doppio
mandato alle cassaforti e i soldi fra loro non se li prestano più . Prima era
tutto più facile; prima dei titoli sui giornali sulla crisi immobiliare negli
Stati Uniti. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, con un click sul mouse enormi
risorse in yen, dollari, euri e yuan viaggiavano sulle linee telefoniche da un
capo all’altro del pianeta.
Era la normalità. Prestiti overnight di qualche miliardino di euro per
finanziare le insufficienze di cassa con valuta a un giorno (un prestito per una
notte, cioè. Una botta e via); pronti contro termine in dollari a tre giorni
(finanziamento a brevissimo garantito da titoli di credito) erano, appunto, la
normalità. Tipo: mi paghi il caffè che ho lasciato la moneta a casa e ho solo
una banconota da 100?
Ora quel caffè non se lo vogliono pagare più fra di loro, tirano fuori un sacco
di storie. Fanno lo stesso mestiere di prendere soldi a prestito da me per darli
con interesse maggiorato a te ma si guardano con sospetto.
Quei click sul mouse, da un mesetto, sono sempre di meno, sempre più titubanti,
sempre più cari. Perché il denaro costa denaro. Ma ne riparliamo.
"Perché vuoi i soldi a prestito da me? – si dicono l’un l’altro – Che ci devi
fare stasera? Fa vedere i 100 euri che hai in tasca! Ma son veri? Ma è vero che
c’hai in saccoccia i mutui subprime? Dove? Quanti?" Quante storie… come tanti
fratellini che si non si fidano l’uno dell’altro.
Come nelle migliori famiglie quando i bambini litigano deve intervenire la
mamma, in questo caso le mamme, che si chiamano Banca Centrale Europea, Federal
Reserve, Bank of Japan: "Questa volta cosa avete combinato? Non vi prestati più
i soldi? Non vi fidate più? Eh eh… Lo so, lo so… Ognuno di voi ha delle belle
magagnette ben nascoste nel taschino del completo nuovo e, da fratelli che ben
si conoscono, sapete bene che l’altro deve avere per forza imboscato pasticci
vari sotto lo zerbino. Vabbé mettetevi in fila. Quanto vi serve per arrivare a
fine mese? Perché lo sapete che avrete la coda di piccoli e grandi investitori
agli sportelli che vogliono liquidare le porcherie che gli avete propinato per
anni? Lo sapete vero? A quella spazzatura gli avete dato nomi affascinanti,
rendimenti accattivanti e avete mandato i vip a consigliarli dalla tv; ma adesso
puzzano di marcio. Quei risparmiatori che san far di conto tornan di corsa ai
vecchi cari titoli di stato che, rendono quello che rendono, ma proprio carta
straccia non sono."
E la mamma la notte rammenda i pantaloni rotti dai figli spregiudicati: servon
soldi; per cui accende le stampanti, mette i fogli A4 nella fotocopiatrice e
stampa banconote fino all’alba. Quante? Quelle che può, sempre meno però di
quelle che ogni mattina da qualche settimana, ad iniziare dai mercati finanziari
del far east che aprono dopo la mezzanotte, orario di Milazzo o di Vedano al
Lambro, e si susseguono fino ad arrivare a wall street quando spegniamo la tivù,
il sistema affamato richiede.
E sono soldi veri. Tanti e veri. Strano no? I soldi che circolavano veloci come
sul tavolo del tresette al torneo dell’Arci di Piombino non son mica spariti. Ci
sono ancora ma nessuno li tira fuori.
Così ai 100 che c’erano fino a giugno Fed e Bce ogni giorno ne aggiungono altri
2, 5, 3 a seconda di quel che riescono a stampare la notte o di quel quel che i
figli cicaloni han bisogno. Un sacco di soldi, direbbero al mercato di Papiniamo
a Milano; massa monetaria (M3) in pericolosa espansione con conseguenti pericoli
inflazionistici, dicono invece gli studiosi di economia e gli analisti
finanziari. "Quanto è aumentato il pane a settembre!". "Sì. Colpa dell’M3,
signora". "Uh signor, sarà mica un’altra tassa?".
Il 18 settembre la mamma di tutte le mamme, la Federal Riserve, ha ceduto alle
fortissime pressioni del mondo creditizio e politico interno abbassando il costo
del danaro di 50 punti base che passa dal 5,25% al 4,75%; ironia della sorte,
proprio il giorno in cui il prezzo sul future del petrolio segnava su tutte le
piazze internazionali nuovi record abbattendo gli ottanta dollari al barile. Ma
fino a ieri il Bin Laden delle economie non era l’inflazione? Il drastico taglio
dei tassi a molti è parso come puntare tutte le fiches su un numero secco. O la
va o la spacca, e che il dio denaro ce la mandi buona.
Al bar il mio compagno di bevute mi ha detto che la sua vicina di casa ha una
cugina che fa le pulizie la notte in piazza Cordusio. Gli ha detto che una sera
negli uffici all’ultimo piano era rimasto ancora un pezzo grosso, lo chiamano
tutti dottor Profumo. Aveva 3 telefoni col vivavoce e gridava concitato: "Vendi,
vendi!". E dall’altra parte del telefono, dall’altra parte dell’oceano: "Mr
Profumo, sorry but there are no buyers on the market". "A’ dotto’… vendi, vendi
ma accà nessuno è fesso". Poi ha messo giù e ha fatto un altro numero sul
cellulare: "Buonasera, signor Civardi. Sì, sono io. Sì, sarei interessato a
comperare il suo orticello nell’Oltrepo’, e anche un paio di belle mucche da
latte. No, no, non per la banca, a nome mio. Certo pago in contanti, non si
preoccupi, di soldi ne abbiamo tantissimi, anche troppi. Va bene, ci sentiamo
domani, Ma faccia in fretta. Ah, dimenticavo: ma nell’orto ci crescono i
fagiolini e le patate?"
"Strani questi banchieri! Sono i padroni del mondo e con tutti i loro soldi che
fanno? Si comprano l’orto!" ha pensato lei passando l’aspirapolvere sulla
moquette grigia da cui spicca in rosso il simbolo Unicredit. "Quando lo
racconterò a mio marito che i cervelloni che comandano il mondo vendono soldi e
comprano fagioli...".
[paolo guerra, "Casablanca", sett.2008]
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Comiso
Ma Pio La Torre perché? A noialtri di Comiso, dice il sindaco, non ci piace.
Intitolatelo a "Joe" Gambino, allora, notissimo a Brooklin e dintorni e
originario, a quanto pare, di queste parti. Era americano, non era communista,
era mafioso: che volete di più? Farete felici i comisani, e il nome di Pio La
Torre resta libero per qualche paese che se lo merita e ha le palle.
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Pubblicità
Pubblicità (dai giornali). "Gran Suino Padano/ Il Made in Italy /che il mondo ci
invidia".
("con il contributo di: Regione Lombardia")
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I buoni libri girano la Rete
Le buone idee hanno le gambe lunghe, e i buoni libri girano il mondo. È così che
i fans dello scrittore brasiliano Paulo Coelho sparsi per la rete hanno iniziato
a scambiarsi le versioni elettroniche dei libri scritti dal loro beniamino.
Anziché chiamare gli avvocati o i cyberpoliziotti per difendere il suo diritto
d'autore, Coelho ha pensato bene di difendere i diritti dei lettori a conoscere
le sue opere pubblicando su paulocoelho.com le versioni integrali di molti suoi
scritti, compreso il famosissimo "Alchimista", e raccogliendo sul suo sito
materiali in portoghese, spagnolo, inglese, francese, tedesco, italiano, russo e
olandese.
L'iniziativa di Coelho ripropone il problema della misura del valore nell'era
delle reti: uno scrittore è valido quando guadagna tanto e ha una schiera di
avvocati pronti a inseguire chi lo legge gratis oppure quando è talmente sicuro
del suo valore da potersi permettere di pubblicare liberamente i suoi materiali?
Nel frattempo in Europa si continua a discutere di diritto d'autore, il cui
unico scopo è incentivare gli autori a produrre di più, e qualcuno ha pensato
bene di allungare retroattivamente la durata dei diritti come se una ipotetica
macchina del tempo potesse tornare indietro per motivare maggiormente gli autori
con la garanzia di avere a disposizione qualche decennio in più per lo
sfruttamento economico esclusivo delle loro opere.
Nel frattempo gli scrittori e i lettori si stanno organizzando prima dei
governi, e spuntano come funghi circoli letterari virtuali dove i seguaci di
questo o quel saggista iniziano a scambiarsi libri elettronici, consigli di
lettura e recensioni delle ultime opere dei loro autori preferiti. L'unico
rischio è quello del flop: immaginate uno dei nostri scrittori-vip che mette
online il suo ultimo libro, e scopre che sono ben pochi quelli che lo vogliono
scaricare dalla rete senza il doping di martellanti campagne pubblicitarie,
ospitate televisive e chiacchiericcio mediatico. Una terapia shock del genere
aiuterebbe molto ad aumentare la biodiversità della letteratura, e la cultura
del libro di massa lascerebbe il posto ai percorsi individuali di lettura.
[carlo gubitosa]
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Alla Cattolica
Alla Cattolica di Milano fasci, croci celtiche e manifesti di Forza Nuova. Il
tutto regolarmente autorizzato dal rettore. Chi sia costui, non lo so. Ma la
Cattolica fu fondata, nel 1921, da padre Agostino Gemelli. Che fu uno dei più
sguaiati antisemiti italiani: "Se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il
Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano
l'opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo
si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di
morire, pentiti, chiedessero l'acqua del Battesimo".
I manifesti li lasci pure, signor Rettore, se Le fa piacere. Ma almeno affigga
una lapide "Questa Università chiede perdono agli Ebrei, e pentita rinnega il
suo fondatore".
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Aldo Vincent <vincentaldo@gmail.com> wrote:
< L'altra settimana i Carabinieri del NOE e Magistratura hanno messo sotto
sequestro a Modugno l'inceneritore in costruzione di proprietà della società del
gruppo di Emma Marcegaglia, presidente nazionale di Confindustria. In un altro
paese la notizia bucherebbe le prime pagine dei giornali e tv trattandosi della
presidente della piu' importante organizzazione imprenditoriale >
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Tito Gandini wrote:
< La Faz tedesca che è un giornale di destra finora filoberlusconiano, attacca
uora uora pesantemente Berlusconi accusandolo di voler rilevare Unicredit con i
soldi in cassa di stato per levarsi di torno Profumo, notoriamente vicino a
Prodi, dice che poi analogamente seguirebbe Intesa San Paolo. Mah >
Bookmark:
http://www.faz.net/s/Rub0E9EEF84AC1E4A389A8DC6C23161FE44/Doc~EB6C8AE32D3AE4AD5AE4E084188082AFA~ATpl~Ecommon~Scontent.html
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Lorenzo Misuraca wrote:
< Scusate, sono stato fuori dall'Italia qualche mese... mi aggiornate, per
favore? Di chi è che devo avere paura adesso... sempre i Rumeni? Gli Zingari? Si
torna ai marocchini stupratori? Ci sono new entry dall'Oriente? Come? Adesso i
violenti sono gli italiani? ... Cioè... fatemi capire... devo aver paura degli
italiani? Dei bianchi? Di me stesso?
Ahhhhhhh, vale solo se sono negro o cinese! Ah vabbè allora... posso stare
tranquillo...
(Scusa mi fai un kebab senza cipolle? Ma... Il kebab lo posso mangiare, vero?
Non è che poi col buio mi confondono per uno di quelli?) >
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A.C. wrote:
< A proposito di parentopoli in Sicilia: La Giunta di Aci S.Antonio (Catania)
detiene un record unico in Italia: su 6 assessori, 5 sono imparentati con
consiglieri >
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checcov@gmail.com wrote:
< Sono un precario della ricerca che grazie al decreto di Brunetta per
risparmiare i soldi pubblici rischia il posto... ma sapete quanti precari si
stabilizzerebbero con i 160 mln di euro che abbiamo regalato a Catania? Noi ci
si batte per molto meno eppoi siamo accusati di essere "fannulloni", noi che
lavoriamo in condizioni incredibili e che produciamo ricchezza comparabile ai
paesi che stanziano fondi ben più consistenti per la ricerca e l'università. Per
carità si combattano le baronie e le devianze del sistema pubblico ma non si
dica che non ci sono soldi quando si trovano per il comune di Catania o per gli
inutili decoder per il digitale terrestre >
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E. wrote:
< Un nostro amico è scomparso nel nulla da giorni. Chi può ci aiuti ad averne
notizie, per favore. Il link all'annuncio della sua scomparsa è questo:
http://www.chilhavisto.rai.it/clv/lettere/D/DeSantisFrancesco.htm >
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Persone
Leopoldo Elia, presidente della Corte Costituzionale sotto la Repubblica. Non ho
avuto occasione di conoscerlo - vivevamo in ambienti ben differenti. Ma è stato
un servitore fedele, non un Vip: ha lottato il fascismo che cresceva e non ha
tradito mai. Lo ricordiamo con affetto e orgoglio, al di là delle diverse idee,
come un anarchico in esilio potrebbe ricordare un Companys o un Don Manuel
Azana.
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Si può, non si può
Beppe Sini<nbawac@tin.it> wrote:
< Si può andare in Afghanistan a commettere stragi.
Non si può venire in Italia per cercar di salvarsi dalle stragi.
Si può avvelenare e devastare l'Italia intera.
Non si può leggere un libro sdraiati in un parco.
Si può saccheggiare il pubblico erario.
Non si può chiedere la carità per la via.
Si può essere ricchi e assassini.
Essere poveri e onesti è vietato >
La Catena di San Libero n. 370
27 settembre 2008
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Prima volta
Per la prima volta in Campania c'è stato un movimento di massa contro la
camorra. Non l'hanno fatto i campani, l'hanno fatto i negri. Hanno fatto casino,
hanno sfilato, hanno gridato frasi contro i camorristi e i loro complici. Hanno
fatto disordine, hanno dato fastidio alle vetrine. E cos'altro potevano fare? La
legge non gli concede nessun altro modo di esprimersi. E lo stesso a Milano: i
neri, i senzaviso, i pochi bianchi umani e timorati di Dio hanno finalmente
trovato il coraggio di scendere nella strada a dire "basta".
I grandi giornali democratici, che avrebbero avuto un titolo facile facile da
sbattere in prima pagina - "La rabbia e l'orgoglio": se non qui, quando? - hanno
preferito titolare sui "disordini al corteo" e roba del genere. I "disordini"
consistevano in un paio di biscotti - non molotov, non pezzi di selciato:
biscottini - lanciati contro il bar dei linciatori.
Il movimento, in ogni caso, è partito. E' partito come partono sempre -
spontaneamente, umanamente, fra dolore e collera - i movimenti dei poveri. E'
successo una volta, dunque succederà ancora. Ne nasceranno cose, anche
"politiche", le uniche veramente politiche del momento.
Quanto alla camorra, finalmente hanno mandato i poliziotti (perché non prima?
Perché col buffo contorno propagandistico dei "soldati"?) e questo grazie al
martirio e alla lotta dei neri, non della popolazione "bianca" ormai asservita.
Staremo a vedere se i nuovi poliziotti serviranno a "controllare" ancora di più
i neri o, finalmente, a fare la lotta dura alla camorra. Certo con un governo
del genere non sarà facile, coi sottosegretati citati come "interlocutori" dai
camorristi (l'Espresso è stato minacciato dall'alto, mediante perquisizioni, per
aver pubblicato questa storia) e con Bossi che dice "Hanno fatto bene" quando i
camorristi assaltano a colpi di molotov i campi zingari. Ma polizia e
carabinieri troveranno la forza per fare, governo o non governo, il loro dovere.
Sul piano dell'informazione: perché i neri uccisi dovevano essere tutti
camorristi? Nessuno di loro era nigeriano, dell'unica etnia che possiede clan
mafiosi. E' come se la mafia, per controllare gl'immigranti del sud (poniamo,
nella Torino anni '60) avesse fatto una strage di abruzzesi, lucani e pugliesi
risparmiando accuratamente napoletani e siciliani. Terrorismo mafioso, non lotte
fra clan, avrebbero scritto allora i giornalisti. Quelli di ora hanno preferito
buttarsi sui "neri tutti delinquenti", favoreggiando oggettivamente la camorra
assassina (e qualcuno, stando a Saviano, non solo oggettivamente).
A proposito di Saviano: "L'Italia rappresentata da Gomorra" al festival di
Cannes. Cazzate. Gomorra non rappresenta affatto l'Italia. Rappresenta i neri
vittime e ribelli, rappresenta i ragazzi tipo "Napoli Monitor", rappresenta i
bravi preti anticamorra della provincia di Caserta, rappresenta i pochi italiani
che, in Campania e altrove, si battono per la dignità umana e dunque contro il
governo e la camorra. Noi siamo una minoranza, e ne siamo orgogliosi. Un giorno,
tornerà a non essere più così. Ma ora siamo come nel '36. A noi ci rappresenta
Saviano. A loro, Lapo Elkann e Calderoli.
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"Niente birra ai nazisti"
"Non si serve birra ai nazisti". A Colonia, su tutti i tavolini, c'era questo
cartello. C'erano folle di cittadini, in tutte le strade, decisi a non lasciar
passare i nazisti. C'era un sindaco con le idee molto chiare: questa città è
antinazista e nazisti non ne vuole. Così, pacificamente, senza eccitarsi troppo
e ridicolizzando i violenti, i tedeschi hanno mandato a quel paese gli
estremisti della "destra europea".
In Italia le cose sarebbero andate (e vanno) ben diversamente. Se invece che a
Colonia fossimo stati a Verona, il corteo dei nazisti si sarebbe svolto, le
grida di Heil Hitler e Duce Duce si sarebbero sprecate, ci sarebbe stato uno
stillicidio di immigrati picchiati e gay mandati all'ospedale. Qualcuno dei
cittadini, con "l'aria da sovversivo", magari ci avrebbe lasciato la pelle. E il
giorno dopo il governo avrebbe tranquillamente dichiarato "vabbe', cose che
succedono, niente di straordinario in fondo", mentre un ministro avrebbe
inneggiato alla Gestapo e un altro alle Ss.
Due generazioni dopo Hitler e Mussolini, i tedeschi sono antifascisti e gli
italiani no. I tedeschi hanno legge e ordine, gl'italiani camorra e Calderoli. I
tedeschi sono civili e democratici, gl'italiani votano a destra e si menano a
ogni occasione. I tedeschi, sicuri di sè, lavorano con due milioni di turchi
senza problemi. Gli italiani, insicuri e svenevoli, sono il paese più impaurito
del mondo e digrignano i denti appena vedono un altro essere di diverso colore.
Eppure i fascisti "duri" erano i tedeschi, noi italiani eravamo i "brava gente",
gli Alberto Sordi, anche in camicia nera, paciocconi e umani. Come mai tanto
tempo dopo loro si sono civilizzati e noi no?
Il fatto è che il tedesco, persona seria, ha saputo fare i conti con se stesso.
Ci voleva coraggio per farlo. Le guerre, Auschwitz, le grandi piazze vocianti di
Norimberga. I tedeschi hanno guardato in faccia tutto questo, hanno ragionato
freddamente sui loro orrori. Ne hanno individuato i meccanismi, le radici, e
hanno deciso "mai più". Non hanno avuto un partito neonazista (come da noi il
Msi) corteggiato e infine assunto al governo. Non hanno avuto un neonazismo
giustificato e coccolato. Lì, se un ministro dicesse "Onore alle Ss!" sarebbe
sbattuto a calci un attimo dopo fuori dal governo. Non c'è un sindaco neonazista
di Amburgo o Brema. Lì si ricordano ancora del passato. Ne accettano la
responsabilità, da uomini. Non lo vogliono più.
Noi, "brava gente", in realtà siamo dei minorenni. "Non siamo stati noi". Siamo
stati ingannati da Mussolini, costretti dai tedeschi, imbrogliati. Noi non
volevamo. Non volevamo ammazzare i sindacalisti, o impiccare i libici, o
bombardare gli etiopi con l'iprite. L'abbiamo fatto senza accorgercene, senza
volerlo davvero, senza colpa. E dunque, tranquillamente, ci siamo assolti - è
stato un gioco. E adesso siamo pronti a ricominciare.
Qualunque operaio nero, qualunque straniero, dopo quindici giorni d'Italia
capisce benissimo la differenza. Fra noi italiani simpatici, brava gente, ma in
fondo semifascisti e violenti, e un qualunque europeo noioso e grigio, ma
civile.
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Capitale morale
Milano. In vista dell'Expo 2015. Il sindaco Letizia Moratti illustra all'Onu la
città del futuro. Il sindaco ha descritto quanto la città e l'Italia stanno
facendo per tradurre in realtà gli obiettivi del terzo millennio.
* * *
Milano. Adolescente rumeno morto nel rogo di una casa abbandonata. A provocare
l'incendio sarebbero state delle candele che hanno dato fuoco ai giacigli dove
dormivano numerosi senzacasa, in un'ex fabbrica alla Falck di Sesto San
Giovanni.
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Caput Mundi
"Provvedimenti diretti ad evitare che riciclatori abusivi frughino nei secchioni
dell'immondizia".
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La città del buco
Perché il Cern ha improvvisamente sospeso l'esperimento? Lo so, al pubblico
hanno detto che s'era guastato un magnete o roba del genere. Vabbè. Il pubblico
va tranquillizzato. La verità è che dai primi buchi neri creati sono cominciati
a emergere pezzi dell'altro universo, che nessuno riusciva più a distinguere da
quello vero. In Sicilia, ad esempio, è sbucata una città fra Taormina e Augusta,
alle falde dell'Etna, tutta nera e barocca e in riva al mare. Una città
stranissima, in cui la giustizia regna e vengono acchiappati subito
intrallazzisti e mafiosi. Assomiglia moltissimo, tranne qualche piccolo
particolare, a una città esistente prima del buco nero. Ne siamo stati ingannati
in molti, lo confesso, io compreso. Da ciò le notizie incredibili, di cui molti
increduli ci hanno chiesto conferma. Ma è tutto vero: per le fregnacce sugli
zingari, Ciancio è stato messo sotto inchiesta dalla magistratura, e radiato
senz'altro dall'ordine dei giornalisti. Ma questo nel buco nero. Nella Catania
antebuco tutto continua tranquillamente come prima.
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(Ma a che serve il cerimoniale?)
< Con la presente Addiopizzo Catania è lieta di invitarVi giorno 30 Settembre,
alle ore 9:30, presso la Prefettura di Catania, per la presentazione del
progetto "Consumo critico", in occasione della quale verranno mostrate le oltre
2.500 firme raccolte tra i consumatori a sostegno dello stesso.
Alla conferenza stampa interverranno, S.E. Giovanni Finazzo, Prefetto di
Catania, Vincenzo D'Agata, Procuratore della Repubblica di Catania, Edoardo
Zaffuto, di Addiopizzo Palermo, Salvatore Fabio, di Addiopizzo Catania, Enrico
Colajanni, Presidente di LiberoFuturo e Vice Presidente della FAI,gli
imprenditori catanesi Filippo Casella, Antonio Romeo e Andrea Vecchio
(Presidente ANCE Catania), Rodolfo Guajana, imprenditore palermitano >
* * *
Carissimi,
verrei volentieri, ma come faccio? Fra tutte quelle Autorità vi farei fare
cattiva figura coi miei vestiti vecchi e la mia barba lunga. Non sono prefetto,
non sono eccellenza, e in quanto a procuratore riesco a stento a procurarmi la
cena. Eppoi non ho la più piccola impresa. Tutte cose importanti, come voi
giustamente pensate. Verrò con gran piacere appena inviterete gente alla mia
altezza: chessò, un meccanico, un parroco di quartiere, un vecchio antimafioso.
Nel frattempo cercherò di continuare a esservi utile, ma senza cerimonie. Vostro
dev.mo
riccardo >
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Veltroni ha pochi amici, Travaglio non ne vuole
Per capire l'approccio alle tecnologie che caratterizza i protagonisti della
politica e della cultura basta giocare un po' con Facebook, il sistema per
collegare online amici e conoscenti che sull'onda della sua stessa popolarità si
è trasformato anche in una vetrina per VIP. Ogni utente di Facebook può essere
contattato da vecchi compagni di scuola che lo scovano all'interno del sistema,
e può cercare a sua volta amici da aggiungere alla lista. Walter Veltroni sembra
molto attivo su Facebook, e quindi lo contatto per vedere cosa succede. La
risposta arriva nel giro di poco tempo, firmata Veltroni ma probabilmente
realizzata da un "ghost writer" che cura la comunicazione elettronica del
leader: "Caro Carlo è una tecnologia bella ma imperfetta... non posso avere più
di 5000 amici. puoi sempre iscriverti alla pagina dei sostenitori".
Le domande si affollano alla mente: cosa costerebbe a Veltroni pagare dei
programmatori per un sistema che gli consenta di avere "più amici" e accorciare
le distanze tra i cittadini e i loro rappresentanti? C'è proprio bisogno di
inseguire la moda dell'ultimo portale o in Italia abbiamo ancora qualcosa da
dire su tecnologia e creatività? Cosa colmerà la distanza abissale tra le
"pagine dei sostenitori" e i fan club virtuali e quella "democrazia elettronica"
spesso invocata e mai realizzata dalla sinistra? Marco Travaglio ha scelto un
approccio più chiaro: niente amici, il suo profilo su Facebook permette solo di
iscriversi come fans, scelta condivisa anche da Beppe Grillo.
Antonio di Pietro sembra più accogliente, e mi aggiunge volentieri alla lista
dei suoi amici. È così che entro nell'olimpo dei cinquemila che possono
fregiarsi di questo titolo fino a quando Facebook non deciderà che anche Tonino
potrà avere solo dei fans. Ma anche così si rimane a bocca asciutta, con una
voglia di partecipazione ben più profonda di un click del mouse. L'esperimento
dimostra che i gadget elettronici non sono sufficienti a spostare il potere
verso il basso, e che c'è ancora molto da fare per mettere in azione il "potere
di tutti", quella omnicrazia che è stata il sogno nonviolento di Aldo Capitini.
Una democrazia elettronica fatta da "fans" e "amici" è solo il passaggio dai
politici "facce di bronzo" ai politici Facebook, e forse meritiamo di meglio. [carlo
gubitosa]
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Associazione Rita Atria wrote:
< Il Tribunale della "Libertà" di Catania ha confermato il sequestro del numero
zero di Catania Possibile. Il rischio della diffusione ulteriore di tale
"giornaletto" è stato evitato alla città e alla sua degna cittadinanza. L'Avv.
Fiumefreddo che aveva chiesto il sequestro del giornale (che conteneva un pezzo
che lo riguardava) per stampa clandestina ha "vinto". Noi, Associazione
Antimafie "Rita Atria" oltre a prendere le distanze da tutte le manifestazioni
organizzate dal sig. Fiumefreddo (che non rientrano nella nostra idea di
antimafia) invitiamo le altre associazioni a decidere da che parte stare.
Speriamo che questo almeno si possa dire e che l'avv. Fiumefreddo non chieda il
sequestro del sito per opinioni inopportune >
Bookmark: www.ritaatria.it
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eliocamilleri@libero.it wrote:
< La casta sicula:
- Giovanni Ilarda, ex magistrato, Assessore della Regione Sicilia, deciso a
ridurre drasticamente il numero degli impiegati assenteisti e fannulloni, ha
fatto assumere la figlia Giuliana come dirigente, a 75.000 euro l'anno, negli
uffici dell'Assessorato ai Beni Culturali;
- Il Sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha fatto assumere senza concorso il
figlio presso una società partecipata dalla Regione;
- Giovanni Ilarda, quello di sopra, ha assunto Antonella Scoma, sorella
dell'Assessore Francesco;
- Francesco Scoma, Assessore e fratello di Antonella, ha offerto un bel
contratto di dirigente a Danila Misuraca, sorella del deputato forzista Dore
Misuraca;
- Michele Cimino, Assessore al Bilancio, ha fatto entrare nel suo Gabinetto
Ernesto Davila, già autista di Gianfranco Miccichè, Sottosegretario forzista;
- Francesco Ilarda, sempre quello di sopra, ha offerto ospitalità retribuita
negli uffici della Regione a Decio Terrana, ex consigliere trombato dell'UDC;
- Pippo Gianni, Assessore all'Industria, ha aiutato ad entrare alla Regione
Francesco Regina, anche lui dell'UDC ed ex consigliere trombato.
Giuliana Ilarda ha mollato il posto, a seguito dello scandalo. Aspettiamo
analoghe iniziative dagli altri >
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Qualcuno, sui muri di Milano, wrote:
< Non sarà il buio a far dormire la sua anima
Torna alla terra di origine il rifiutato Abba
torna alla terra dove i suoi spiriti lo attendono
Torna là dove l'uomo primigenio si mosse
e popolò la terra
Partirono i suoi per giungere
alle nostre strade ingrate
quale viaggio
dovettero affrontare
e qui diversi a guadagnare la vita
Corrono per le vie della metropoli
i giovani neri e bianchi a gridare
la loro voglia di vita
di gioia e di futuro
corrono e gli storpi restano indietro
Non sarà il buio a far dormire la sua anima
vive nei cuori dei ragazzi
nei cuori che sono il futuro >
La Catena di San Libero n. 368
24 giugno 2008
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Ti delo? ("Che fare?")
La cosa che dobbiamo fare è ingaggiare Bossi, fargli fare un movimento per
l'indipendenza della Sicilia, levare la Sicilia dall'Italia e farla votare per
conto suo. Questo sarebbe determinante. In Italia senza i voti dei siciliani non
solo non avrebbe vinto Berlusconi le prime volte, ma neanche Andreotti sarebbe
mai riuscito a diventare ciò che è diventato (in fondo la prima Repubblica l'ha
ammazzata lui). Senza i dc siciliani (400mila negli anni '60) la Dc sarebbe
rimasta un pacifico partito perbene guidato da Fanfani e Moro, Andreotti sarebbe
rimasto un notabile laziale e Berlusconi, più avanti, sarebbe finito in galera
per reati minori o sarebbe rimasto al massimo una specie di Ricucci con più
parlantina. E invece no. Nei momenti decisivi, i siciliani hanno votato in massa
per il peggio che si trovava, inguaiando così non soltanto se stessi ma anche
tutti gli altri italiani.
Dunque Sicilia indipendente e libera, e magari - per qualche colpo di fortuna -
via anche varesotti e veneti, i primi unitisi alla Svizzera e i secondi alla
rinata Austria-Ungheria. E quindi elezioni fra gente seria, che non si vende il
voto e non dà in escandescenze per gli immigrati. (E Roma? Boh, nel frattempo se
la potrebbe essere ripresa il papa, così alle elezioni italiane non votano
neanche loro). Milano, fra Albertini e Moratti, se la sarebbero da tempo
comprata i giapponesi: voterebbe per la prefettura di Osaka, non certo per le
elezioni italiane. Non credo che la camorra permetterebbe elezioni tranquille a
Napoli, e questo potrebbe essere il pretesto per non far votare neanche i
napoletani (e, a maggior ragione, calabresi e affini).
Ecco, a questo punto potrebbero anche vincere le sinistre, alle elezioni
italiane. Si richiamerebbe Prodi, si rimetterebbe a posto l'economia, si
tornerebbe a rivincere i mondiali di calcio, si rimanderebbe al porcile
Calderoli e si nominerebbe Zanotelli ministro degli esteri e Dario Fo
dell'istruzione. E poi, con tutto comodo, si lascerebbero tornare a casa i
secessionisti, che avrebbero avuto il tempo di girare un po' di mondo e dunque
di ricordarsi come si stava bene in Italia.
(E se, alle prime elezioni siffatte, dovesse vincere non diciamo Veltroni - che
fisiologicamente non può farlo - ma un altro destro di sinistra tipo Cofferati?
Beh, in tal caso tutta la brillante analisi precedente non vale un soldo e
bisognerà tristemente ritornare a Berlusconi, Andreotti e compagnia).
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A che servono gli scrittori
Napoli. Ergastolo ai boss del clan dei Casalesi, fra cui Francesco Schiavone "Sandokan"
e Francesco Bidognetti "Cicciotto". Un duro colpo per la camorra e una boccata
di ossigeno per la popolazione, grazie al coraggio di poliziotti e magistrati e
di quegli intellettuali che invece di stare a farsi le seghe sui massimi sistemi
hanno denunciato in pubblico i boss del sistema mafioso (con minima solidarietà
da parte dei colleghi più prudenti e navigati).
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Cronaca nera
Milano. Decine di tifosi spagnoli a piazza Duomo aggrediti dalla folla dei
padani inferociti dopo la partita. Salvati a stento dalla polizia. "In Spagna
certe cose non succedono".
Vigevano. Badante uccisa a coltellate da un indigeno per la strada.
Varese. Operaio egiziano ucciso a revolverate perché chiedeva la paga. Said el
Basset, 29 anni, aveva chiesto gli arretrati al padrone dell'impresa edile per
cui lavorava. Il figlio dell'imprenditore, Antonino Fioravante di 19 anni, ha
estratto una rivoltella e l'ha freddato con due colpi al cuore. Il padano è
stato poi arrestato dalla polizia italiana.
Verona. Padano arrestato per aver abusato per diciotto anni della figlia, oggi
ventinovenne.
Monza. Sarebbero ben diciotto gli omicidi commessi dai giovani padani che
facevano parte delle "Bestie di Satana", un'organizzazione neo-pagana che per
anni ha imperversato ai confini con l'Italia. La diffusione dei gruppi
neo-pagani in Padania è sempre più allarmante: dagli adoratori del Dio Po a
quelli del diavolo sono ormai numerosi i giovani che cercano nuove emozioni in
questi culti blasfemi e sovente violenti.
Milano. Continuano ad aspettare giustizia i ventinove zingari deportati il 5
settembre scorso dal campo nomadi di via San Dionigi. Anziché ricorrere alla
violenza per difendere i loro diritti hanno preferito ricorrere alla
magistratura ordinaria presentando alla prima sezione civile del Tribunale di
Milano un ricorso contro il Comune chiedendo il risarcimento dei danni subiti.
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Mostri (convenzionati)
Milano. Non hanno ucciso volontariamente i loro pazienti i medici ma li hanno
solo truffati e operati senza necessità i medici della casa di cura Santa Rita,
convenzionata con la Regione Lombardia e protetta da diversi politici locali. Ne
approfitta il collega Pierluigi Battista, del Ministero della Verità, per
prendersela con i "discorsi intercettati o registrati" che "impiccano alle loro
voci" gli intercettati e li trasformano in "mostri".
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E che c'entra lui?
"Bisogna che tutti facciano la loro parte assumendosi responsabilità per il bene
del paese, non solo la maggioranza e l'opposizione ma anche la magistratura". Il
ragionevole (ma non condivisibile: la magistratura le sue responsabilità se l'è
prese già da un pezzo, e non sta facendo i capricci ma difendendo semplicemente
la legge) commento è del politico Rino Fisichella, di mestiere arcivescovo,
presidente di una Pontificia Accademia e varie altre spettabili istituzioni di
Santa Chiesa. Fisichella si assume la responsabilità di ciò che potrebbe essere
fatto ai magistrati per costringerli a essere "responsabili"? E in nome di che
cosa? Dello Spirito Santo, di un partito, dei cittadini?
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Giornalismi
Se i media italiani puzzano di vecchio, per respirare una boccata d'aria nuova
basta dare un'occhiata alle cronache della "National Conference for Media Reform"
la Conferenza Nazionale per la Riforma dei Media che dal 6 all'8 giugno ha
raccolto a Minneapolis più di 3000 giornalisti, tecnoattivisti e bloggers con lo
slogan "la riforma dei media comincia da me".
In questa circostanza, le realtà emergenti di informazione alternativa hanno
potuto incontrare i promotori di iniziative consolidate come "Democracy Now!" di
Amy Goodman (democracynow.org), Fairness and Accuracy in Reporting (fair.org),
Media Matters (mediamatters.org) e il "Centro per la democrazia nei media" (prwatch.org).
"C'è l'esigenza di criticare i media commerciali - ha affermato Amy Goodman - ma
al tempo stesso abbiamo bisogno di costruire media indipendenti che possano
informare, illuminare e spostare in basso il potere. Non possiamo semplicemente
stare ad aspettare guardandoci attorno in attesa di un giornalismo più
indipendente, incisivo e capace di inchieste".
Da noi è sparito il ministero delle comunicazioni e non si sa più a chi
rivolgersi per sollecitare cambiamenti nel settore dei media. Oltreoceano,
invece, l'organizzazione nonprofit "Free Press", promotrice dell'evento e di
altre iniziative editoriali indipendenti (www.freepress.net) è riuscita a
coinvolgere nella conferenza anche il deputato locale Keith Ellison, eletto
proprio nel distretto di Minneapolis come primo membro musulmano del Congresso
statunitense. La lista dei 60 gruppi di lavoro che hanno animato la conferenza
di Minneapolis comprende dibattiti su "la stampa etnica nelle comunità
afroamericane", "Attivismo hip-hop: strategie urbane e aggregazioni mediatiche",
"il potere in tasca.Telefonini per il cambiamento sociale", "La leadership
giovanile nel settore dei media" e altro ancora.
E da noi che succede? Un piccolo sasso lanciato nello stagno è la campagna
"Informazione Pulita" (www.giornalismi.info/ip) che propone alcune soluzioni per
aprire le finestre e cambiare l'aria nella stanza dei media: libertà di scelta
per l'uso dei soldi pubblici destinati all'editoria, libero accesso all'ordine
dei giornalisti, libere elezioni del consiglio di amministrazione della Rai.
[carlo gubitosa]
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Appello per Carlo Ruta
Un fatto gravissimo, che potrà avere effetti devastanti per la libertà di
espressione sul web in Italia. Carlo Ruta è stato condannato per "stampa
clandestina", solo per aver gestito un sito di documentazione storica e sociale,
in sostanza un normalissimo blog, di cui peraltro era stata comprovata, dalla
polizia postale di Catania, la non periodicità regolare.
L'incredibile sentenza è stata emessa dal giudice Patricia Di Marco, presso il
tribunale di Modica, dietro denuncia presentata dal magistrato Agostino Fera,
noto alle cronache per le censure di cui è stato fatto oggetto da diversi
parlamentari, da Giuseppe Di Lello al presidente dell'Antimafia Francesco
Forgione, in relazione alla gestione dell'inchiesta giudiziaria sul caso del
giornalista Spampinato.
Una sentenza del genere, che reca riscontri soltanto in Cina e in qualche
nazione a regime dittatoriale, per le leggi che vigono nel nostro paese è
un'assurdità. Costituisce un attacco frontale al mondo del web, alla democrazia,
ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. E' quindi importante che le
realtà delle reti, le sedi dell'informazione, le espressioni del paese civile
rispondano con la massima determinazione. Firma anche tu la petizione per Carlo
Ruta: oggi tocca a lui, domani potrebbe toccare a te!
Petizione: www.censurati.it/voxpeople/carloruta/
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Dormitat
Messina. E' stato nominato capo della Procura Generale il dottor Antonio Franco
Cassata, la cui storia nel messinese non è - per chi l'ha seguita - molto
esaltante. Pochi mesi fa, a Catania, una nomina altrettanto discussa - quella
del dottor D'Agata, uno dei superstiti del Palazzo anni '80 di Scalia e Di
Natale - aveva destato perplessità non minori. Non è uno dei momenti migliori
nella storia del Csm; appaiono ben lontani gli anni di Zagrebelski e Galasso.
Bookmark: www.ritaatria.it
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Sinistra
Bollettino del dibattito (in attesa dei congressi di Rifondazione, di Sd, del
Pdci ecc.) "Nuestra gloriosa tropa siga avanzando sin perder ni una sola palma
de terreno".
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Hitler in periferia
Parigi. In fin di vita un adolescente ebreo sprangato da sei o sette giovani
antisemiti nel 19mo arrondissement, un quartiere popolare dove fin qua arabi
cristiani e ebrei avevano convissuto in santa pace. Hitler, a quanto pare, non
vuol crepare mai del tutto.
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Samizdat
Milano. Un migliaio di cittadini guidati da Nando dalla Chiesa davanti al
Palazzo di Giustizia per dare solidarietà ai giudici e difenderli contro il
governo. Come quindici anni fa. Ma allora si chiamavano contestatori. Adesso si
chiamano dissidenti.
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Politica/ 1
Io ho cominciato la mia carriera politica :-) facendo la campagna del Pci per la
trasformazione della colonia in affitto (1966?). Da allora ho preso molte
legnate dalla sinistra, ma non l'ho mai rinnegata. Non ho mai scritto una riga
per un giornale di destra, ho preferito fare la fame piuttosto che andare, da
qualche altra parte. Questo per dire che non ho nessunissima preclusione verso
la sinistra: anzi. Ma quando sbaglia bisogna dirlo, e dirlo forte e chiaro
perché a quanto pare non c'è nessuno disposto a prendersi questa responsabilità.
Quanto prende il Pd, come partito, alle elezioni - per esempio - a Catania?
Quanto prendeva la sinistra prima? Le cifre le conoscdi quanto me. Io ne soffro,
come potrei soffrire di un amico tossico o alcolista, che non vuole riconoscere
la sua malattia. Gli estranei lo rassicurano, gli “danno ragione”. Ma chi gli
vuol bene lo rimprovera a costo di farlo incazzare. “Quel tizio con cui ti fai
vedere per la strada - gli dice - non è uno che si fa una canna ogni tanto: è
uno spacciatore di roba pesante, amico dei mafiosi. Non ti vergogni?”. E così
via. A volte gli si rende antipatici, a volte del tutto odiosi. Ma almeno non si
contribuisce alla sua lenta fine.
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Politica/ 2
Dibattito vecchio. Appoggiare Stalin per non fare il gioco di Hitler, o lottare
pure contro di lui? Intanto, come oppositore di Hitler, Stalin funziona male.
S'illude d'inciuciarselo, perde anni a cercare improbabili accordi, elimina per
gelosia tutti i propri generali e quando quello attacca si trova in braghe di
tela e perde mezza Russia prima di poter reagire. Poi, il popolo salva tutto: ma
al prezzo di milioni di morti, e con sacrifici di cui ancora paga il prezzo. Su
un piano più ampio, Stalin - col verticismo, coi privilegi, con l'incredibile
satrapismo dell'apparato - distrugge l'idea stessa su cui si basa il sistema, la
fede del russo comune nell'idea di uguaglianza che era l'unica forza vera a
disposizione. Il "sano realismo" staliniano ha pagato prezzo alla storia per due
volte: la prima nel '39, quando solo il patriottismo communista del soldato Ivan
salvò la Russia e noi tutti; la seconda nell'89, quando il popolo del primo
paese "socialista" del mondo lasciò inebetito ammainare una bandiera che ormai,
grazie a Stalin e ai suoi epigoni, non gli diceva più nulla. Veltroni non è
Stalin, Berlusconi non è Hitler, ma il meccanismo non è molto diverso.
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XVIII
Will<sksp@uk.gay.com> wrote:
< A un mattino d'estate tu assomigli.
Ma tu hai più luce in te, più tenerezza:
ché la tempesta abbatte il fiore di stagione
e la veloce estate ha vita troppo breve.
Troppo fulgido sta l'occhio del sole in cielo,
spesso l'ombra sbiadisce il suo bel viso d'oro:
poiché bello e bellezza sono spesso divisi
- li stacca a suo capriccio il caso o la natura.
Ma tu, splendore, sarai sempre estate,
non perderai beltà, non sfiorirai,
non vanterà la morte averti preso,
nè tempo vincerà mai il tuo fulgore.
Finchè respiri un uomo, finchè uno legga
questi versi vivranno, e tu con loro >
La Catena di San Libero n. 367
18 giugno 2008
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Ora
Io non credo che Falcone sia un cretino come dice l'autorevole giudice
Carnevale. Mi dispiace sinceramente che l'abbiano ammazzato, e così per
Borsellino, Livatino e gli altri. Io penso che i giudici siano meglio dei
mafiosi e per me l'eroe non è Mangano ma Borsellino. Mi dispiace che un sacco di
esseri umani siano annegati in mare dalle parti nostre (quasi quattrocento,
dicono i giornali) mentre io andavo a votare, e questo perché la legge dice che
devono venire di nascosto. Mi dispiace che fra loro c'erano così tanti bambini.
Mi fa schifo la gente come Bossi che ha detto tante cose schifose contro i
meridionali, e preferirei crepare piuttosto che allearmi con lui.
Rido in faccia a quelli del partito di Scapagnini, che prima si sono mangiati
mezza Catania (manco pagavano le bollette per i lampioni) e poi sono venuti a
cercaci il voto come se niente fosse. Non ce l'ho con gli zingari, coi negri,
con gli ebrei e coi gay, ce l'ho solo coi delinquenti e chi gli tiene mano. Non
credo che Roma sia come Kabul da mandarci i soldati. Non credo che bisogni
cancellare tutti i reati fino al 2002. Credo che bisogna dare più mezzi a
polizia e carabinieri (adesso, manco i soldi della benzina) per prendere i
delinquenti davvero e non farci chiacchiere sopra. Credo che chi fa cose sporche
debba finire in galera, piccoli e grossi, comprese le più alte autorità se fanno
reati. Non ho paura degli scippatori, ce l'ho di quelli che danno fuoco agli
operai o ammazzano la gente nelle cliniche private.
Siamo in pochi in Sicilia a pensarla così, a quanto pare. E va bene. Ma io un
domani non voglio essere confuso con tutti quegli altri siciliani che si vedono
ora. Un popolo ignorante e poverissimo, com'eravamo in Sicilia fino all'altra
generazione, giustificazioni ne aveva moltissime, finché la miseria è durata. Ma
gente coi telefonini e le automobili, coi satellitari ai balconi e le magliette
firmate, di giustificazioni non ne ha più. Perciò ora ciascuno individualmente
si prenda le sue responsabilità - io mi prendo le mie - perchè domani chi verrà
dopo di noi ci giudicherà freddamente e con attenzione.
* * *
In Sicilia, la sinistra non è mai stata pestata come ora. I giochi e le
stupidaggini che erano consentiti prima ora non sono possibili più. Nessuno deve
più venire a dire “io corro da solo”. Nessuno deve più dire “io sono
democratico, io sono di sinistra” per far politica a vantaggio esclusivo della
propria classe sociale, la media e a volte non tanto media borghesia. Sinistra,
come in passato, dev'essere il partito dei poveri, prima di ogni altra cosa. Si
può ripartire solo da qui. “Io l'avevo detto” non serve a niente, non è il
momento. Si può ripartire dai quartieri, dall'impegno di base,
dall'informazione. E' una strada lunga e difficile, e non per tutti. Chi vorrà
prenderla, si decida ora.
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Vivo-morto-chissà
È una roulette russa. Nessuno può sapere a chi toccherà, ma è certo che tutte le
mattine, in Italia, tre-quattro lavoratori escono di casa per andare in
fabbrica, o in cantiere, e rientrano in una bara (incidenti d’auto esclusi).
L’11 giugno i morti sul lavoro sono stati undici: i sei asfissiati in una vasca
di depurazione del Comune di Mineo (Catania), poi uno a Imperia, Udine, Nuoro,
Modena, nel Monferrato. Le chiamano “morti bianche” per evitare che si parli di
omicidi. Nessuno ha mai pagato. Il giorno dopo la strage di Mineo, il ministro
Sacconi, ha convocato le parti sociali annunciando piani straordinari. Poi si è
scoperto che il vero obiettivo è abolire le sanzioni nei confronti degli
imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza. Fa venire i brividi, ma è
così: l’Italia è un grande palcoscenico dove attori di quart’ordine recitano una
commedia dell’assurdo.
All’assemblea di Confindustria il capo dei guitti, Silvio Berlusconi, ha detto
che la relazione della Marcegaglia, un morto in fabbrica il giorno precedente,
sarà il suo programma di governo: nessun presidente del consiglio era mai
arrivato a tanto. Il lavoro non conta più, i lavoratori non esistono. Carne da
macello. Fino a qualche tempo fa potevano pretendere una vita dignitosa, ora
devono lottare per una vita e basta, come nell’Ottocento. Era meglio ai tempi
della schiavitù, c’era maggiore protezione, ha scritto Dario Fo.
È fin troppo facile prevedere che, con questo governo, la rivoltella a tamburo
della roulette russa girerà più veloce. La politica del lavoro del nuovo secolo
parla chiaro: incrementare ulteriormente la flessibilità e, dunque, la
precarietà, aumentare - attraverso la detassazione - le ore di straordinario e,
dunque, la fatica, minare il livello nazionale di contrattazione e, dunque, il
potere contrattuale dei lavoratori. La Confindustria propone addirittura la
contrattazione individuale. Può farlo senza problemi. È dall’addio di Cofferati
che il sindacato non fa muro ed apre continuamente all’avversario intere
praterie dove scorrazzare. I leader di Cgil, Cisl e Uil sono sempre più
inascoltati e meno credibili (i fischi di Mirafiori non hanno suscitato alcun
sospetto in Epifani, Bonanni e Angeletti). Se si toglie la Fiom - che non a caso
l’astuto Epifani tenta da tempo di normalizzare - nelle tre confederazioni il
“buonismo” ha sostituito il conflitto assai prima che nascesse il Pd.
La Confindustria invita i suoi imprenditori a non pagare il pizzo, ma non chiede
loro di rispettare le norme di sicurezza. C’è una logica in questo: là si
risparmiano soldi, qui si spendono. D’altronde, secondo molti industriali,
nonché per lo spudorato Sacconi, che lo dichiara apertamente, la responsabilità
del milione di incidenti sul lavoro all’anno è dei lavoratori, stupidi e
imprudenti. Se muoiono se la sono cercata. [riccardo de gennaro]
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Modulo prestampato
Il Presidente della (Repubblica/ Camera/ Regione/ altro/), nell'esprimere la Sua
commossa partecipazione alle famiglie dei (tre/ quattro/ cinque/ sei/ altro/)
onesti lavoratori testé drammaticamente deceduti, esprime l'auspicio che simili
(drammatici/ tragici/ intollerabili/ altro/) episodi non abbiano a ripetersi mai
più e che il Governo, le Istituzioni e le Forze Politiche e Sociali senza
distinzioni di schieramento e di ruolo si attivino improrogabilmente per porre
finalmente termine a questa situazione indegna di un Paese civile.
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Pastrufazio
L'Italia, che confinava un tempo con Francia, Svizzera e Austria-Ungheria,
confina adesso con l'Uruguay, l'Argentina, il Rio Grande do Sur e il Pernambuco.
Soldados per le strade, periodistas minacciati, processi per tortura cassati
d'autorità. In ciò che resta del Parlamento, el Presidiente s'è compiaciuto di
avvertire - a parole, per ora - un magistrato insolente del proprio malcontento.
Gli onesti occhiali dei giudici scivolano, imperlati di sudore, da visi sempre
più combattuti fra dignidad y miedo.
"El cabròn tiene miedo de septiembre" mi ha spiegato in un'osteria di Balvanera
un vecchio esperto del posto, don Aureliano, "il cornuto ha paura di settembre".
"Di settembre, don Aureliano? Che vuol dire settembre?". "Eh... L'inflazione...
gli scioperi... gli operai... Chi può dire che cosa succederà a settembre? El
cabròn, por el si y por el no, comincia ad abituare i soldati...". I regulares
in ordine pubblico avranno, a quanto pare, un soldo in più di cinquecento pesos
al mese.
In tutti gli altri paesi sudamericani, dopo decenni di governi militari,
finalmente è arrivato il parlamento e la democrazia. Qua si va in senso inverso,
a quanto pare.
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Clima
"Dialogo". "Gioia per il nuovo clima". "Pacificazione nazionale". "Italia di
Vittorio Veneto". "Finalmente clima più costruttivo". "Uomo della Provvidenza".
Di queste frasi alcune sono state pronunciate, da re presidenti e papi, nel
1928. Altre nel 2008.
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La rinnegata
La leghista di Lampedusa, Angela Maraventano, alla notizia dei disgraziati
annegati o in qualche modo giunti alla fine all'isola semivivi (e quante donne
come lei, fra costoro), non ha avuto neanche un attimo di pietà. Si è invece
travestita secondo lei da emigrante, parata all'araba con chador in testa, e se
n'è andata oscenamente in giro così per il porticciolo: "Finisce che diventiamo
tutti libici", "Se non stiamo attenti diventiamo tutti così". Un altro punto per
la sua carriera di aspirante padana (ha già una poltrona al Senato grazie a
Bossi).
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Bavaglio
E' stato pubblicato il report annuale (University of Washington) sulla libertà
di web nel mondo. Dal 2003 ad oggi sono stati arrestati in totale 64 blogger, di
cui la metà nell'ultimo anno. I paesi più colpiti sono Cina, Egitto e Iran (un
terzo del totale) e poi Usa, Grecia e Gran Bretagna.
In Italia l'episodio più grave è quello della persecuzione contro Carlo Ruta,
uno storico e giornalista di Ragusa un cui sito era stato chiuso già nel 2004
(su sollecitazione della banca su cui aveva fatto inchieste). Proprio in questi
giorni Ruta è stato condannato per "stampa clandestina" per un altro sito
giornalistico cui aveva dato vita. Del provvedimento è responsabile il giudice
del Tribunale di Modica Patricia Di Marco, su denuncia presentata dal magistrato
Agostino Fera. Quest'ultimo era stato a sua volta oggetto di inchiesta per
connessioni relative al sistema di potere locale.
Di questi gravissimi episodi, e in generale della credibilità e imparzialità
dell'amministrazione della Giustizia in quella zona, avrebbe più d'un motivo di
occuparsi il Consiglio Superiore della Magistratura.
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Sgarbi quotidiani
Chi se li ricorda gli "Sgarbi quotidiani", le invettive piene di rabbia e di
veleno lanciate contro i magistrati negli anni '90 dagli schermi Mediaset per
dalla voce del più discusso esperto di arte Italiano? Oggi quella violenza
verbale è tornata indietro a Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi grazie a un
gruppo di studenti che il 27 maggio lo ha contestato a viso aperto e a
telecamere accese a Bologna durante un incontro in cui avrebbe dovuto parlare di
arte. Lo scontro esplode per una semplice domanda: dopo la sentenza definitiva
che ha condannato Sgarbi a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per falso e truffa
aggravata e continuata ai danni dello Stato, non sarebbe meglio che si facesse
da parte nella vita politica del Paese occupandosi di altro?
La reazione tragicomica a questa domanda, è stata consegnata all'occhio pubblico
globale di Youtube: Sgarbi ricorda che anche Socrate e Gesù sono stati
condannati (dimenticando che il reato non era la truffa) e insiste con le accuse
al giudice Caselli che gli sono già valse una condanna in Cassazione per
diffamazione aggravata. Poi riscrive la storia e tira in ballo Andreotti
("assolto perché innocente"), Enzo Biagi ("non è mai stato cacciato dalla RAI")
e Montanelli ("un fascista che adorava Mussolini").
Nelle ultime sequenze del video le risate cedono il passo all'inquietudine
quando compare un gruppo di poliziotti, la tensione si alza e Sgarbi diventa più
aggressivo urlando "ladri" ai ragazzi che lo hanno ripreso "rubando la sua
immagine". La contestazione a Sgarbi si è ripetuta anche il 31 maggio, in un
successivo dibattito a Cesena. I ragazzi coinvolti sono sempre gli stessi, e
fanno capo al sito "Qui Bologna Libera", gemellato per l'occasione con gli amici
di Beppe Grillo di Cesena.
A questo punto è ufficiale: nel nostro paese è scoppiata una guerra civile
mediatica, dove i cittadini muniti di telecamerine e internet hanno imparato a
reagire al bombardamento mediatico delle televisioni del premier prendendo di
mira politici pregiudicati. Se tutto questo si tradurrà in più scontri (anche
fisici) o più democrazia, dipenderà dalle reazione dei potenti di turno a questi
piccoli ma importanti "sgarbi quotidiani" dei mediattivisti. [carlo gubitosa]
Info: www.quibolognalibera.net
* * *
(I guardaspalle di Bossi hanno trattato abbastanza male Sonia Alfano e altri
grillini che erano andati a contestarlo civilmente a Salemi, dove si presentava
al comune al seguito di notabili locali. Salemi, feudo del boss Matteo Messina
Denaro, è uno dei luoghi della Sicilia dove il giudice Caselli è più odiato.
Sgarbi, pregiudicato per vari reati e fra l'altro proprio per aver diffamato
Caselli, non ha perso l'occasione per insultare ancora i giudici antimafiosi)
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"E mo' che faccio?"
"Comando Generale Arma Carabinieri - Roma
Maresciallo Carotenuto Antonio - Stazione CC - Sagliena
In seguito a indagini riservate, è giunta notizia a questo Comando di una
relazione non regolare fra la SS.VV e tale Merlini Marisa, di professione
levatrice comunale. Tale relazione, estranea al vincolo matrimoniale e aggravata
dallo stato civile della detta Merlini, risultante a detto Comando coniugata
ancorché separata dal legittimo consorte, getta grave discredito sull'Arma, crea
scandalo fra la laboriosa popolazione ivi residente e fòmita gravi disordini fra
gli uomini da Lei dipendenti, uno dei quali, carabiniere Stelluti Pietro,
avrebbe già posto in essere una tresca con un'avvenente giovane del luogo, tale
De Ritis Maria detta "La Bersagliera".
Ai sensi del Regolamento dell'Arma, nonché della sentenza della Suprema Corte di
Cassazione in data 13-06-08 appresso allegata, la SS.VV. è formalmente invitata
a porre immediatamente termine a detta relazione, a pena di provvedimenti
disciplinari come ulteriormente specificato.
Firmato, ecc."
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Mr Burns/ 1
Anche a Fukushima, nella centrale della Tokyo Electric Power Co., la situazione
è sotto controllo. In realtà non è successo nulla di grave. "I giornalisti hanno
grandemente esagerato". "La fuga dei 15 litri dal reattore numero due è una cosa
da nulla". "Il livello di radioattività dell'acqua non desta alcuna
preoccupazione". "Non c'è alcun allarme per la popolazione".
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Mr Burns/ 2
"Anche in Italia, a partire dal referendum sul nucleare per arrivare a quello
sulla fecondazione assistita, il risultato delle consultazioni popolari su
scelte particolarmente complesse non si è sempre dimostrato di grande
lungimiranza. Uno dice: questa è la democrazia, adeguiamoci. Va bene. Ma che
democrazia è quella in cui la gente si pronuncia su temi che non conosce facendo
scelte di cui non può prevedere gli effetti" (da Repubblica).
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Militari
Pattuglieranno Verona, su richiesta dell'ambasciata rumena. L'ultima (per ora) è
quella del povero lavoratore Adrian Joan Kosmin di Bucarest, assunto (in nero)
come camionista dai titolari di un autotrasporto locale, tali Tancredi Volpe e
Cristina Nervo. "Eh, ma il tuo è un lavoro pericoloso. Non è meglio che ti
assicuri?". Così l'hanno fatto assicurare sulla vita per un milione, scrivendo:
"Beneficiario: il titolare della ditta". Poi i due padani l'hanno fatto fuori.
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Premonizioni
Viviamo nel mondo di Andrea Pazienza.
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Sicilia
Il sonno della regione provoca i mostri.
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Cronaca
Non approfondisco queste notizie per non irritare la mia amica ***, che mi dà
dell'antisemita ogni volta che parlo di Israele. Le notizie sono: 1) Bambina
uccisa da un carro armato a Gaza (nove anni, fuoco "contro terroristi vicino
alla barriera") e 2) Pastori palestinesi presi a botte da quattro coloni vicino
Hebron (nonno, nonna e nipote). Eppure molti israeliani le leggono, queste
notizie, con animo eguale al mio.
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Cult
Roma. Sabato 21 giugno alle 10.30 alla Sala della Sala della Protomoteca in
Campidoglio, convegno organizzato da Consequenze su "Nuove prospettive
dell'offerta culturale contemporanea". Partecipano registi, autori, artisti ecc.
Particolare attenzione al settore video. Presenti anch enumerosi soggetti
sicilian i, fra cui il Festival Cinema di Frontiera, l'associazione Rita Atria.,
il Coordinamento Sicilia di Consequenze, ecc.
Non partecipano i compagni del Casablanca Video Group, i quali da oltre un mese
non danno notizie di sè e sono probabilmente già in vacanza. Se qualcuno li vede
gli faccia un fischio.
Info:www.consequenze.org
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Persone
Giuseppe D'Urso, ingegnere, militante storico dei Siciliani, morto il 16 giugno
1996, è stato il primo in Italia a studiare approfonditamente i rapporti fra
mafie e massonerie ("Mafia e P2", ecc.). La cronaca di questi giorni riporta -
con poca evidenza - la storia dell'ennesimo arrangiamento fra mafiosi e massoni
(e della provincia di Trapani, la più densa di logge già indagate), per
"aggiustare" i processi presso la solita Suprema Corte di Cassazione. Poco
risalto, poiché viviamo sotto il regno della P2 e, di tutti gli argomenti
possibili, questo dei rapporti fra cappucci e coppole è senza dubbio quello che
fa più paura. Immagino come l'avrebbe trattato l'ingegnere, col solito sorriso
ironico e la solita terrificante e invincibile massa di documentazione.
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Aldo Vincent wrote:
< Da quando è iniziata la guerra in Iraq, sono più gli operai morti nei nostri
cantieri (6.000) che soldati americani morti in guerra (4.000) >
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Toti Domina <totidomina@yahoo.it> wrote:
a dominasindaco@gmail.com
In un momento in cui i carnefici di Catania si trasformano in salvatori vuol
dire che non possiamo più permetterci di esitare, di rinchiuderci, di pensare
che sia tutto finito. Ricominciamo con pazienza e passione a ricostruire nuove
relazione, nuove dignità, e soprattutto nuove risposte concrete per tutti e
tutte. Come Liberare Catania vogliamo proseguire questo nuovo percorso per fare
a Catania un'opposizione sociale, un percorso che porti ad una sorta di "governo
sociale" che puntualmente si occupi, denunci, proponga soluzioni a tutta una
serie di questioni concrete e meno concrete, piccole e grandi. Opposizione che
possa, con nuovi metodi e nuovi linguaggi, infiltrarsi nei quartieri, nel
sindacato, tra i lavoratori, tra i movimenti e le associazioni, dentro
l'università, ...
Lavoreremo per riconoscere i nostri carnefici e non permettere MAI PIU' che si
trasformino in nostri salvatori.
Intanto a morire veramente sono centinaia di migranti nel canale di Sicilia,
loro non hanno neanche i loro carnefici a salvarli e purtroppo, forse, non hanno
neanche noi!
Qui ancora si resiste, sempre di più.
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1938
Reinhard Heydrich wrote (1 giugno 1938):
<Zu verhaftender Personenkreis:
a) Landstreicher, die von Ort zu Ort ziehen;
b) Bettler, auch wenn diese einen festen Wohnsitz haben;
c) Zigeuner und nach Zigeunerart umherziehende Personen;
d) Solche Personen, die zahlreiche Vorstrafen wegen Widerstandes u. dgl.
erhalten und dadurch gezeigt haben, dass sie sich in die Ordnung der
Volksgemeinschaft nicht einfügen wollen >
[ Persone da arrestare: a) vagabondi che girano da località a località; b)
mendicanti, anche se hanno fissa dimora; c) zingari o persone che girano alla
zingaresca d) certe persone che hanno precedenti per resistenza ecc. e hanno
dimostrato con questo che non vogliono inserirsi nell'ordine della comunità
popolare]
La Catena di San Libero n. 366
9 giugno 2008
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"Rauss! Schnell!"
La polizia è arrivata, ha circondato il campo, ha messo la gente in fila, ha
ritirato i documenti e ha cominciato a fare le perquisizioni. Fra i messi in
fila e i perquisiti c'è anche una medaglia d'oro, Giorgio Bezzecchi. "Mio nonno
è finito ad Auschwitz, col fascismo di allora. Mio padre è scampato per caso
alle retate. Noi siamo qui in Italia da sessant'anni. Siamo italiani.
Vergogna!". Imbarazzo fra i funzionari e nei giornali. Forse qualcuno ha
ecceduto. Forse bisognava metterci un po' di diplomazia. "Ma con tutti gli
zingari che ci sono, proprio uno con la medaglia d'oro dovevi andare a
beccare!". "Un equivoco, Eccellenza. Sì, comprendo benissimo, Eccellenza.
L'opinione pubblica, quel che diranno all'estero, le strumentalizzazioni...".
Poi, messo giù il telefono: "Ma insomma, perché non se li vengono a perquisire
loro, 'sti maledetti zingari, invece di fare i cagasentenze da Roma?". Neanche
perquisire il padre di Anna Frank, ex ufficiale decorato ancorché ebreo, era
stato facile a suo tempo.
Nel campo, una bambolina di pezza, abbandonata per terra in mezzo al fango. La
radio trasmette Lilì Marlene, la Polizei se n'è andata senz'altri intoppi. E
tutto è normale, in Italia, salvo quella targa stradale, vicino al campo zingari
di Rogoredo appena "normalizzato": "via Peppino Impastato".
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Stop alle intercettazioni
Piovra, governo ladro.
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Mr Burns
Fuga di liquido dall'impianto di raffreddamento nella centrale nuleare di Krsko,
130 chilometri da Trieste. "Tanto rumore per una valvola guasta". "Andremo
avanti col nucleare. Indietro non si torna". Le prossime centrali italiane
verranno affidate a un boss locale albanese, Berisha.
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Lotta alla fame
"Mangiate pure ragni e cavallette: sono gustosi e molto nutrienti". I
ricercatori americani: molti insetti hanno pochi grassi e abbondano di proteine.
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Adolescenza
Per noia, per imitare il film americano, per You Tube, non si sa: fatto sta che
a un certo punto si son messi a sparare coi fucili a piombini contro il tram.
Ferito un pensionato. I tre, su Repubblica, sono paternamente definiti "gli
adolescenti". In realtà hanno diciannove, diciannove e ventitrè anni. Per chi
hanno votato, il giorno delle elezioni? Chi è più italiano dei due, un fannagòt
da nerbate come questi, o un rumeno che si rompe il culo a fare il muratore?
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Gli italiani e i bambini
Gli italiani non rubano i bambini. Gli sparano in mezzo alla strada, come in
Calabria a Melito (regolamento di conti e pallottole all'impazzata). "Gli"
italiani, o perlomeno "molti" italiani: non solo l'italiano che ha sparato,
perché di cinquecento testimoni, dicono i carabinieri, non se n'è presentato
nemmeno uno.
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Mezza democrazia
Catania. Un comunicato stampa del Comune (quello da cui è appena scappato
Scapagnini) dà notizia del "firmato accordo fra il Comune e i proprietari
dell'area di corso Martiri della Libertà", con annessa pubblica cerimonia.
L'area in questione è l'ultimo pezzo dello sventramento di Catania anni '60,
rimasto incompleto per varie traversie e senz'altro il più grosso boccone ancora
disponibile per i costruttori catanesi.
Il comunicato elenca diligentemente tutti i partecipanti alla cerimonia. Il
presidente, il prefetto, il senatore, il questore, il sindaco (ex), il
"rappresentante della proprietà", l'"advisor" della proprietà e i rappresentanti
"del mondo imprenditoriale, economico e degli ordini professionali di Catania".
Puro Brecht. L'unica cosa che manca, e che non viene accennata mai neanche per
sbaglio, è *chi è* la proprietà. Ciancio? Famiglia Rendo? Altri cavalieri? Il
Vaticano (come in origine)? E chi lo sa. E' come dare la locandina dell'Amleto
con i nomi di tutti, meno che del regista e di Amleto. Amletico, veramente.
Comunque, con evidenza, il Grande Affare comincia. Sarà - come abbiamo visto -
clandestino, come tutti gli affari di Catania, perché in città manca
l'informazione.
Adesso, per esempio, ci sono le elezioni ma "La Sicilia" ignora completamente
alcuni e appoggia arbitrariamente altri. Sono elezioni vere, quelle in cui i
mezzi d'informazione nascondono ai cittadini una parte dei candidati? E non
succede solo stavolta, o solo per caso. Sentiamo cosa afferma pubblicamente
Ciancio, il padrone de "La Sicilia", il 24 marzo 2007:
"E' vero. Il suo nome non lo pubblico [si parla di Claudio Fava, n.d.r.] perché
mi insulta ogni minuto. Nessuno mi può obbligare a farlo. E se il giudice mi
condanna, presento appello... Ma scriva che tutto ciò accade per ragioni
personali dell'editore, no, anzi, del direttore".
La libertà d'informazione, a Catania, è solo una "questione personale". Votate,
ma ricordatevi che non sono elezioni libere. Sono elezioni in una città di mezza
democrazia.
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Il teatro e i giornalisti
Se i "media dell'odio" vi fanno paura per la loro capacità di esasperare i
conflitti etnici e sociali, è il momento di spegnere la tv, chiudere i giornali
e guardare da qualche altra parte, ad esempio in rete o per strada, e ritrovare
l'ottimismo. Su giornalismi.info/mediarom è partita nei giorni scorsi la
campagna "Giornalisti contro il razzismo", lanciata da tre colleghi (Lorenzo
Guadagnucci, Beatrice Montini, Zenone Sovilla) preoccupati perché i media
"rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia
verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro Paese". Oltre alla
raccolta di adesioni, sul sito si è attivato anche un "Osservatorio sul razzismo
nei media" che permette a chiunque di segnalare episodi di cattivo giornalismo.
Un'altra iniziativa per riflettere sul rapporto tra "noi" e "gli altri" passa
attraverso il teatro, da sempre un canale di comunicazione strategico quando gli
altri media sono "allineati".
Il 28 maggio gli artisti del "Teatro di Nascosto" (www.teatrodinascosto.it) si
sono riuniti davanti a Montecitorio partendo da Volterra per una "azione bianca"
finalizzata a "portare all'attenzione del Parlamento italiano la situazione dei
rifugiati". Al centro di questa performance teatrale c'è la consegna ufficiale
in Parlamento della "Charta" di Volterra, un documento sulle politiche di
immigrazione firmato nel novembre 2007, da parlamentari italiani ed europei
appartenenti a diversi schieramenti politici, che il "Teatro di Nascosto".porterà
in tourneè assieme ai suoi spettacoli per interpellare le istituzioni.
"Per alcuni mesi - scrivono gli artisti - abbiamo lavorato in silenzio. Abbiamo
fatto un piccolo tour con lo spettacolo 'Città in guerrà', stiamo facendo le
prove per il nuovo teatro reportage per l'estate che racconterà storie vere di
donne del medio oriente e abbiamo dovuto cercare soluzioni per diversi problemi,
economici ed organizzativi. Non che siano tutti risolti, però inizieremo un
percorso bellissimo". Gianni Calastri e Annet Henneman, fondatori del "Teatro di
Nascosto", lavorano da otto anni sul genere del "teatro reportage", passando
attraverso Turchia, Kurdistan, Iran, Iraq, India, Calcutta per raccogliere la
voce di persone, situazioni, popoli in difficoltà , storie individuali e
collettive. [carlo gubitosa]
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Monnezza
Dalle intercettazioni dei magistrati napoletani, finite con venticinque arresti
di altrettanti esponenti dell'establishment locale: "Qua finisce come in Vajont".
"Il deposito di Villaricca ormai è una piscina di percolato". "Manca poco al
bordo, copri con la sabbia". Con la legge nuova, niente intercettazioni, niente
arresti e quindi niente necessità, per il Corriere della Sera, di uscire con
ponderosi articoli contro i magistrati napoletani. Pierluigi Battista:
"Addirittura una retata, la coreografia degli arresti in massa per sgominare una
banda di malfattori. E chi sarebbero questi presunti malfattori prontamente
consegnati alla giustizia con grande dispiego di forze? Tecnici che in questi
anni sono stati il cuore del commissariato per l'emergenza rifiuti a Napoli".
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Freheit ist konkret
Falcone, che era un ragazzo di quartiere, da piccolo giocava a pallone
nell'antichissima piazza Magione, a Palermo. "Quelli di piazza Magione", si
diceva. "Sono cresciuto a piazza Magione". Ma adesso vogliono cambiarle il nome:
si chiamerà - dice il comune, che non è antimafioso - Piazza Giovanni Falcone
Magistrato. Protestano gli abitanti del quartiere, protesta don Giacomo Ribaudo,
il coraggioso - e antimafioso sul serio - parroco del quartiere: "Il sindaco
invece di intitolare strade i preoccupi dei senzatetto, dei moltissimi senza
lavoro, di riportare l'ordine nei quartieri in abbandono. I nostri eroi si
onorano con gesti concreti, non con le strategie mediatiche cancellando la
storia".
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Arrestate quei cadaveri
Una telefonata a Zapping: "Io credo che l’immigrazione sia un affare anche per
chi traffica con le pompe funebri in Sicilia. Pensi signora mia, oggi hanno
trovato 'sti dodici cadaveri a ben 44 miglia dalle coste della Sicilia. Perchè
li hanno portati in qua? Perché non li hanno ributtati in là sulle loro coste?
Dev’esserci qualcuno in Sicilia che ci traffica". [aldo vincent]
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Marta Branchi <martabranchi@virgilio.it> wrote:
< Il titolo di prima donna-rettore non spetta (come scrivi tu) a Cristiana
Compagno di Udine ma a Biancamaria Tedeschini Lalli che già nel 1992 Rettore
della allora neonata Università di Roma 3. Te l'ho voluto dire perchè mi piace
che se Repubblica dice un sacco di fesserie, queste possano essere corrette
invece su San Libero che è notoriamente molto più affidabile >
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raffaele.simonetti@iol.it wrote:
< Nel servizio sulla BBC, Report e l'Oms vorrei osservare - lungi dal voler
prendere le difese d'ufficio di chicchessia - che forse vi è sfuggito un
particolare che mi ha fatto invece sobbalzare: è stato infatti sottolineato nel
servizio che i limiti dell'Oms, che se non sbaglio sono qualcosa come 800 volte
più alti dei valori riscontrati, sono basati *unicamente sugli effetti termici*.
In altre parole finché le cellule non "friggono" va tutto bene. A questa stregua
anche le case sotto le linee aeree ad alta tensione non comporterebbero rischi -
cosa che nessuno più mi pare tenti di sostenere. Quanto a Paolo Attivissimo, di
cui a suo tempo lessi e apprezzai qualche commento su informatica e internet,
ha, a mio parere, perso ogni credito da quando difende fino all'ultimo il
rapporto del Dipartimento di Stato USA sull' 11 settembre >
________________________________________
Fluxus <fluxus@email.it> wrote:
< Continua il dibattito sul nucleare - non è vero che a destra si sia a favore e
a sinistra contro - il discorso è ampio, articolato e trasversale. Sono di
destra e amo Berlusconi! sono però contrario al nucleare dato che l'uranio sta
per finire e non siamo buoni a smaltire neppure il pattume casalingo,
figuriamoci le scorie nucleari! Meglio investire in recupero energetico
dall'immondizia, energia solare, eolica, geotermica >
________________________________________
Lina Arena wrote:
< Il clandestino viene punito per il solo fatto di aver messo piede nella nostra
terra. Perchè non introdurre identico rigore nei confronti del padrone che non
osserva la sentenza di reintegra nel posto di lavoro? Spesso costui paga la
retribuzione e lascia il lavoratore fuori dai cancelli della fabbrica. Si tratta
di un privilegio assurdo, malvagio che avalla una sorta di odio di classe contro
il lavoratore che ha avuto ragione ma non può mettere piede nella casa di chi lo
ha fatto fuori o lo ha affamato >
________________________________________
Daniele <sambapat@tele2.it> wrote:
< Io sono un vigliacco perché sono di Bologna e tollero che il sindaco di
Bologna indossi il fazzoletto al collo dei deportati di Auschwitz e poi
“discuta” con il consigliere Raisi di An per intitolare una strada a Giorgio
Almirante e non ho ancora cambiato città;
Io sono un vigliacco perché due giorni fa ho visto sul mio stesso autobus un
bestione con la svastica nera al collo e non l’ho insultato ricordandogli che
Bologna è medaglia d’oro al valore militare e città martire della Resistenza, ma
ho solo pensato che in quel momento ero in servizio per il Comune di Bologna e
non volevo avere grane;
Io sono un vigliacco, forse, ma non trovando nessuno per cui votare che
rappresentasse diritti e democrazia non ho votato ed ho, comunque, permesso che
vincessero i fascisti;
Io sono un vigliacco perché mi sto accorgendo che, un po’ meno degli altri, ma
come tanti altri, mi sto assuefacendo alle ronde, alle svastiche e ai manganelli
a Chaiano e non ho di meglio che guardarli su internet.
L’unica cosa è che nel mio piccolo (e lo so che è poco) sono ancora iscritto
all’Anpi come antifascista, ma non sono abbastanza coraggioso da esserlo tutti i
giorni >
________________________________________
Pigneto e dintorni
Mario <cappelli.m@tin.it> wrote:
< Un consiglio. Un pò di prudenza - il caso Pigneto - non guasta. Non partiamo
in quarta, per poi dover fare (ma la facciamo?) marcia indietro >
* * *
Massimo B. wrote:
< Caro R., sono stato testimone dei “fatti del Pigneto” e, pur apprezzando di
norma i tuoi interventi, non posso fare a meno di esprimere il mio più profondo
dissenso a chiunque ancora insista sulla versione del “raid fascista-xenofobo”.
L’extracomunitario intervistato dal Tg1 è, nel quartiere, uno “stimatissimo”
piccolo spacciatore e sfruttatore di connazionali, che fa dormire a dozzine nel
suo magazzino e picchia a cinghiate se non rispettano le “sue” regole. C’è un
gioco delle parti in cui ciascuno tira acqua al proprio mulino. Fino a
violentare la storia e I fatti. Tanto che il quartiere forse più di sinistra di
tutta Roma viene dipinto come lo scenario di una spedizione punitiva di
neofascisti. Il “raid”, esecrabile in ogni caso sia chiaro, è scaturito quindi
da ben altri sentimenti. E se continuiamo a ripeterci la filastrocca stonata e
demodè dell’aggressione fascio-xenofoba, stiamo solo perdendo un’altra occasione
per capirci qualcosa >
* * *
Paolo <milly_paolo@hotmail.com> wrote:
< Carissimo O., è disposto a rimangiarsi almeno parte degli articoli Eiar e Uovo
di serpente, dopo la scoperta che la spedizione punitiva del pigneto è stata
capitanata da un Cheguevarista di sinistra?
E' inutile far finta che l'esasperazione portata dalla delinquenza spicciola
(che non ha colore nè etnia), facilitata delle leggi di sinistra sul'indulto e
da una magistratura che dire fannullona è poco, è trasversale. Un suo
affezionato ed antico lettore >
* * *
Caro Paolo e cari gli altri,
no, non sono disposto, mi dispiace. Per due motivi. Il primo è non mi convincono
affatto le versioni ufficiali (Napoli, Catania, Pigneto). Su Napoli, aspetto
ancora le indagini sulla sedicenne "ladra di bambini": che potrebbe anche essere
stata utilizzata a freddo per un'operazione di riappropriazione del territorio
da tempo programmata dalla camorra (o meglio, Sistema) locale. L'altro "furto di
bambini", a Catania, è stato rapidamente smontato da un sito locale
(www.step1.it) e da vari giovani giornalisti (e, prima di tutti, da Giovanna
Quasimodo antica redattrice dei Siciliani). Sul Pigneto mi rendono perplesso le
dichiarazioni della collega Simona Zappulla, testimone oculare, che sostiene con
molta fermezza che a dirigere l'attacco era un giovane di venticinque anni,
magro, e non il corpulento cinquantenne che se n'è invece assunto - senza
rimetterci niente, e in un clima da "volemose bene generale" - la
responsabilità. Come cronista, la faccenda mi puzza.
Il secondo motivo è che tutti questi linciaggi e pogrom - l'altro giorno hanno
picchiato a sangue due omosessuali a Napoli: ma non fa più notizia - sono
politici in sè, profondamente. Non tanto per l'eventuale affiliazione a questo o
quel gruppo di destra o di estrema destra (che poi, in Italia, sarebbero
teoricamente vietati), quando per la precisione storica con cui ripercorrono
esattamente la stessa strada del primo fascismo. Il tizio del Pigneto, il "buon
borgataro", con o senza Guevara, fascista resta. Anzi, tecnicamente è un
perfetto nazista degli anni Trenta, un S.A., con le sue canzoni "contro la
reazione", la sua bandiera rossa (con svastica) e il suo lumpen orgogliosamente
esibito. Non scherziamo con queste cose. Bello er dibbattito, bella la
democrazia, ma se questa faccenda va avanti ci sarà da riformare gli Arditi del
Popolo nei quartieri. [r.o.]
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"Io sono Spartaco"
"Siamo tutti Pino-maniaci": l'idea è dell'associazione antimafia Rita Atria e
consiste nel fatto di prendere ciascuno a turno il posto di Pino Maniaci, il
coraggioso direttore di Telejato, che fa dura - e allegra - informazione
antimafia in quel di Partinico. Hanno risposto in tanti, e la faccenda andrà
avanti a lungo con cento facce diverse che si alterneranno quest'estate ai
microfoni dell'emittente. Gli "amici", intanto, hanno chiamato la ditta dell'Adsl,
spacciandosi per gente di Telejato, e hanno fatto tagliare le linee. Computer e
sito fermi per un po' e poi, come sempre, di nuovo in rete più pimpanti di
prima.
Info: www.ritaatria.it, www.telejato.it
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"A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)
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La Catena di San Libero n. 365
29 maggio 2008
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Il mio partito
La politica fa, la politica dice... “La politica”, in Italia, oggi è costituita
da circa cinquantamila persone (nomenklatura, Vip, propagandisti, portaborse,
qualche intellettuale) che assommano in se stessi i poteri, l'etica, il
“dibbattito” e la pubblica opinione. La Seconda Repubblica è stata molto meno
repubblicana della prima, popolata da partiti, iscritti, militanti e sezioni che
la collegavano direttamente alle rivoluzioni democratiche dell'Ottocento.
Nella Seconda tutto ciò è stato ipocritamente caricaturato: partiti di
cartapesta al posto dei partiti veri, militanti la cui militanza s'esauriva in
due ore di “primarie”, iscritti col tesserino di plastica senza potere alcuno se
non di applaudire.
Nella Terza, che comincia ora, l'ipocrisia è finita: i partiti sono due e
obbligatori, l'iscritto può cantare - a scelta - “Io Mi Fido Di Te” o “Meno Male
Che Ci sei Tu”, la militanza consiste in riti tribali e c'è la la massima
libertà di votare per chiunque, purché sia stato approvato da una Segreteria
responsabile e in linea col Partito. Tutto questo ricorda l'Ancient Regime
(“mangino delle brioches”) o la Russia prima della caduta del Muro: sfiducia in
basso, cecità in alto, e catastrofe finale.
Fra miseria e assenteismo, fra lo sfacelo delle periferie e l'arroganza dei
quartieri alti, abbiamo dimenticato, fra le altre cose, come si fa a votare.
Abbiamo votato per gente scelta da altri (la legge italiana non prevede la
scelta dei candidati), fra una propaganda assordante, con fantasmi e paure
artificialmente montate da tecnici della disinformatsija in confronto ai quali
Beria o Goebbels erano dei dilettanti.
Abbiamo votato comunque, perché votare è un dovere persino in queste condizioni.
Ma le elezioni democratiche sono un'altra cosa. Sono libere, sono personali,
sono una scelta concreta non fra un Vip e l'altro ma fra diversi modi di vivere
e fra diverse categorie di persone.
Tutto questo per dire che ormai la democrazia va ricercata col lanternino. Forse
più nelle piccole che nelle grosse occasioni. Un'occasione piccolissima,
un'elezione proprio di serie B, è - per esempio - quella che ci sarà fra un paio
di settimane a Catania. In questa città del Sud, come in tutte le altre, s'è
votato per tutto (Stato, Regione, Regno e Impero) ed è come se non si fosse
votato per niente. Si vota ora per il comune e la provincia, e anche per le
piccole circoscrizioni. Nella prima di esse, quella di San Cristoforo, il
quartiere più povero e più centrale, c'è una lista politica, finalmente, di
politica vera.
E' quella senza politici, fatta da quella mezza dozzina di donne - Melina,
Piera, Francesca, Claudia e le altre – che in questi due anni hanno lottato
veramente e dal basso per difendere il loro quartiere, la scuola dei loro figli,
la loro vita reale. Io direi di appoggiarle, nella loro piccolissima elezione,
come se fossero il centro di tutto, il partito più importante. Contano più di
Veltroni e Bertinotti per la sinistra da fare, quella vera. Non solo nel loro
quartiere, non solo qui.
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Sua Maestà
Sua Maestà ha firmato i decreti testé decisi da S.E. il Capo del Governo e
Fondatore del Partito a tutela dell'integrità politica e razziale del Popolo
Italiano. Soddisfazione a Palazzo Venezia. "L'Italia - scrive su La Difesa della
Razza Giorgio Almirante - è totalitariamente e con indefettibile fede unita
nella difesa dei sacri interessi della stirpe latina".
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Putin
Soldati, non soldati, chiacchiere, botte, dialogo, pugno duro. Non ci si capisce
granché. L'unico particolare illuminante è quello delle "discariche segrete"
(finché non arrivano gli spetnatz a presidiarle). Questo non sarebbe venuto mai
in mente a nessuno, in Occidente.
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Non-politica/ 1
Un delinquente del quartiere mafioso di Brancaccio, a Palermo, ha tentato di
ammazzare con una coltellata il figlio di diciott'anni, con la motivazione che
"si vergognava" dell'omosessualità del ragazzo. Una stimabile madre di famiglia
marchigiana aveva appena fatto la stessa cosa (v. Catena 364) con la figlia
lesbica l'altra settimana. Un ragazzo di Roma, un dj ventiquattrenne, se l'è
cavata con una mandibola fracassata: "Devi smetterla di parlare di froci" gli
hanno detto i fascisti prima di lasciarlo mezzo morto per terra.
Non so se questi episodi hanno a che fare con la propaganda lapidazionista che
vescovi e politici (di destra e d'"opposizione") portano avanti da qualche
tempo. Di certo "non è politica" ma solo cronaca, secondo i tiggì. Fra poco
neppure cronaca ma tam-tam.
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Non-politica/ 2
"Rissa politica all'università". "Rissa tra giovani di sinistra ed esponenti di
Forza Nuova". Così Corriere e Repubblica titolano l'aggressione fascista, con
spranghe e coltelli, contro gli studenti che attaccavano manifesti antifascisti
all'università. Al tempo del primo fascismo Repubblica non esisteva ancora, ma
il Corriere usava già largamente la parola "rissa" per descrivere le spedizioni
armate contro i contadini socialisti.
(L'Italia è fascista o antifascista? La Germania è antinazista, ha fatto delle
leggi contro i nazisti e le ha applicate. Da noi il fascismo è un partito come
tutti gli altri - vedi Forza Nuova - e la difesa della legalità in questo campo
è delegata al coraggio dei singoli cittadini).
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Pais
Licata (Ag). Diciott'anni e gay. Lo insultano a scuola e fuori, lo picchiano
abbastanza spesso. L'altra volta ha preso la varechina, ma l'hanno salvato.
Adesso ha deciso di denunciare i persecutori,è andato dai carabinieri ma i
fascisti (i leghisti, i carfagni, i papalini: chiamali come ti pare) l'hanno
inseguito fin lì. "Via, via da Licata - dice ora la madre - Non ne possiamo più.
Che gli ha fatto mio figlio? E' un paese incivile".
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Eiar
"E' che da quando c'è questo governo...". Parla uno degli immigrati aggrediti
dai fascisti al Pigneto. Finchè si limita a dire che c'è paura e che non si può
andare avanti così, l'intervistatrice lo lascia parlare. Appena comincia a
citare il governo, gli toglie bruscamente il microfono dalla bocca e un attimo
dopo la regia cambia collegamento. Questo sabato 24, al Tg1 di Riotta.
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L'uovo del serpente
Il clima di Roma non è pre-fascista. No, il fascismo è già nei fatti e monta. Il
raid organizzato nel quartiere multietnico del Pigneto è la prova che la
democrazia ha fatto un preoccupante passo indietro. Molti si chiedono che cosa
sarà la Capitale anche solo tra un anno, quanti atti di violenza avrà alle
spalle a quell'epoca, grazie anche all'azione di un governo nazionale che
tollera le ronde della Lega e di An, fa ricorso alla violenza indiscriminata a
Chiaiano, vara leggi speciali per l'ordine pubblico.
La spedizione del Pigneto, senza che una sola volante della polizia intervenisse
nonostante le numerose chiamate dei residenti, fa tornare alla mente
un'osservazione del protagonista dell'Uovo del Serpente di Ingmar Bergmann, film
ambientato nella Repubblica di Weimar: "Terribile, lo picchiavano e i poliziotti
stavano a guardare". Era il 1923, Hitler intraprendeva il cammino che, dieci
anni dopo, l'avrebbe portato "democraticamente" al potere.
Alemanno ha minimizzato: "La politica non c'entra". Ma "nulla è più politico del
vento fetido della violenza di strada", ha osservato il direttore dell'Unità,
Padellaro. E' che la conquista della Capitale da parte delle destre comincia a
dare i suoi frutti marci. Roma rischia di avere - insieme - le ronde private, i
vigili armati, squadracce "nazi-fasciste" incontrollate e una polizia alla quale
oggi, in caso di scontro, si dà l'ordine di "usare solo i manganelli", lasciando
intendere che tra breve potrà anche sparare ad altezza uomo, come ai tempi del
ministro Cossiga. Chiaramente, tutto questo, per la tranquillità dei cittadini.
Prima o poi spunterà anche Charles Bronson, il giustiziere della notte. E non è
da escludere - qualcuno già pensa alla liberalizzazione del porto d'armi - che
prima o poi si debba assistere alla prima strage in una scuola italiana per mano
di studenti ammaliati dalla croce uncinata, come accade periodicamente nei
college Usa.
Qualora tutto questo non bastasse, il sindaco di Roma giudica urgente intitolare
una via a Giorgio Almirante, fascista doc, non neo, né post. Anzi, fucilatore di
Salò. È vero che, quando morirà, ad Andreotti dedicheranno strade e scuole, sale
consiliari e biblioteche, tante che i Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa,
Giuliano, Terranova, Chinnici, Mattarella, La Torre, Insalaco, Livatino,
Scopelliti, Montalto, Montana, Cassarà e Antiochia neanche si sognano, ma - come
ha detto Bocca - l'iniziativa di Alemanno è "la provocazione di chi si sente
vincitore e può fare quello che vuole". L'opposizione, "melliflua" l'ha definita
Alessandro Robecchi su il Manifesto, sta pressoché muta. Lo "sdoganatore"
Violante e la Finocchiaro urlano come aquile quando devono dare sulla testa a
Travaglio. Se c'è da fermare fascisti vecchi e nuovi non fiatano.
[riccardo de gennaro]
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Gulag allora no
Non si chiameranno più Cpt. Indetto un concorso per il nuovo nome, che deve
contenere la parola "campo" ma all'interno di una frase che elimini ogni
possibile equivoco ("Morto di polmonite, senza soccorsi", "Filo spinato tutt'intorno",
"Processo? Che bisogno c'è di un processo?") con altre omologhe istituzioni
straniere.
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Indirizzo italiano
Fra piazza Mangano e via Vallanzasca (di fronte ai Magazzini Eichmann).
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Magnifica
La professoressa Cristiana Compagno è il nuovo rettore dell'Università di Udine,
succedendo al prof. Honsell (dimessosi per fare il sindaco). Dov'è la notizia?
La professoressa Compagno è la prima e unica donna che sia mai riuscita a
diventare rettore universitario in Italia.
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Bufale senza fili
Internet senza fili fa male alla salute? Per provare a rispondere a questa
domanda, "Report" ha ripescato una inchiesta della BBC vecchia di un anno, che
già a suo tempo aveva suscitato polemiche più per la forma allarmistica (non
sappiamo se fa male, quindi può far male, quindi siamo tutti a rischio) che per
le evidenze raccolte (i valori misurati sono a norma, l'Organizzazione Mondiale
della Sanità ha detto che non c'è pericolo, ma i suoi consulenti possono essere
comprati dalle compagnie telefoniche).
Prima che il panico ci faccia buttare via tutte le nostre antennine domestiche,
proviamo a leggere lo studio realizzato dall'OMS sulla presunta pericolosità del
Wifi, nel quale risulta che "non ci sono prove scientifiche convincenti di
effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e
delle reti senza fili". Lo stesso studio rivela che "il corpo assorbe fino a
cinque volte più segnale dalla radio FM e dalla televisione che dalle stazioni
base".
Secondo Paolo Attivissimo, esperto di tecnologie e disinformazione, "per essere
coerenti, prima di occuparci della pericolosità del wifi dovremmo bandire i
trasmettitori radio e TV". Va bene tenere sotto controllo le sorgenti
elettromagnetiche, ma bisogna controllarle tutte, e a cominciare dalle più
potenti (radio e TV) e dalle più vicine (telefonini).
Se il giornalismo non diventa una conversazione, capace di coinvolgere il
pubblico nella costruzione delle notizie, c'è il rischio di perdere delle grandi
occasioni. Tutti i tecnici e gli esperti che hanno contestato su basi
scientifiche il lavoro della BBC, sdoganato in Italia da Report, avrebbero
potuto essere dei consulenti preziosi "a priori", aiutando la redazione a
produrre dei contenuti più seri e meno sensazionalistici di quelli confezionati
dai colleghi inglesi: magari per una volta sarebbe stata la BBC ad attingere
dalla televisione italiana anziché il contrario.
Morale della favola: quando si accende la TV, è meglio non spegnere il cervello
e verificare tutto e tutti: è più pericoloso l'allarmismo diffuso in buona fede
dalle fonti credibili e autorevoli delle bufale costruite ad arte dai
professionisti della disinformazione, dai quali siamo abituati a difenderci.
[carlo gubitosa]
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Servi dello Stato/ 1
Dimissionato Massimo Romano, che dirigeva l'Ufficio Redditi sotto la Repubblica.
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Servi dello Stato/ 2
Ucciso da un'auto mentre prestava soccorso a due automobilisti l'appuntato
Francesco Deias, sardo, sulla 131 vicino Dolianova. Lascia la moglie e un
figlio.
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Unità
Torna ai sardi, con Renato Soru, il giornale di Gramsci e Berlinguer. Lo gestirà
una fondazione. Se era per gli italiani, a quest'ora la dirigeva Feltri.
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Padroni e schiavi
Lainate (Milano). Niente visite, doccia una volta al mese, niente acqua calda,
un pezzo di sapone per bucato la settimana, acqua di rubinetto, cibo scarso,
tante botte e nemmeno una lira. "Non ti meriti altro, che sei rumena!". La
padrona è una tranquilla signora di 75 anni, con un tanti soldi da parte. La
schiava una donna di 54 anni. Alla fine l'hanno liberata i carabinieri. La
vecchia non è in galera, nè ai domiciliari. I vicini ("non ne sapevo niente")
nemmeno.
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Foglio di disposizioni
"Linea dura contro chi aizza la massa".
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Predator
"Questo velivolo - ha assicurato il capo di Stato Maggiore dell'aeronautica - ha
notevoli capacità di controllo del territorio e credo che potrebbe essere
impiegato con grande efficacia nel controllo die clandestini. Anche da un punto
di vista normativo ormai tutto è pronto".
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Gerarchie
Bertolaso fa dichiarazioni credendosi Brunetta
E Brunetta parla come Di Pietro
E Di Pietro si crede Veltroni
E Veltroni si crede D'Alema
E D'Alema si crede il cardinal Bertone
E Bertone si crede il Papa
E il Papa si crede presidente della Repubblica
E il Presidente si crede Berlusconi
E Berlusconi si crede il Padreterno.
[aldo vincent]
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Mai più
"Non solo ho perso queste elezioni, ma voglio perdere le prossime e poi le altre
ancora". L'ha dichiarato, in sostanza, il Capo dell'Opposiz. on. Veltroni,
annunciando che l'esperienza dell'Unione (che ha vinto due elezioni) è brutta e
cattiva e di centrosinistra unito non se ne parlerà mai più.
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Maria Rosa P. wrote:
< Nella Pubblica Amministrazione esiste una stratificazione di fannulloni che da
qualche anno non produce nulla, pesa sulle tasche degli Italiani e compromette
il futuro del paese. Questi fannulloni non possono essere cacciati e le armi per
indurli al lavoro sono spuntate. Hanno alle spalle sindacalisti molto agguerriti
che li difendono a spada tratta arrivando persino ad accusare i nemici storici
di questa genia di fannulloni qualora questi pretendano un minimo d'impegno.
Di chi sto parlando? Della scuola. I fannulloni ahimè sono gli allievi, da
compiangere per l'abisso di maleducazione e ignoranza in cui rischiano di
finire, spinti incoscientemente dai loro sindacalisti: i genitori che si
schierano al loro fianco incondizionatamente e combattono soprattutto i docenti
seri, quelli che cercano ancora di fare il loro mestiere e magari pretendono
educazione, attenzione e, orrore, persino impegno e studio.
Sempre più spesso, se un genitore si lamenta, vengono inquisiti dai dirigenti
scolastici e messi in condizione di doversi difendere dall'accusa di essere
troppo severi. Perché il dirigente fa così? Perché il cliente ha sempre ragione
e la famiglia è il cliente della scuola. Perché le famiglie sono diventate così?
Probabilmente sono sole, disorientate, senza strumenti culturali, troppo ricche
o troppo povere. La conclusione è però che il mondo si è rovesciato, siamo nel
paese di Lucignolo, il Gatto e la Volpe hanno l'approvazione delle famiglie e
Pinocchio resterà per sempre un burattino >
________________________________________
Franco Mistretta wrote (a: finocchiaro_a@posta.senato.it):
< Già ai tempi della condanna di Andreotti alla Corte d'Appello di Perugia ero
rimasto sconcertato per il suo commento "sentenza politicamente sbagliata".
Immaginavo però che poi, ripensandoci, avesse capito l'enormità che aveva detto.
Ora leggo la sua veemente difesa di Schifani (per la dignità della seconda
carica, immagino, e non per stima verso il personaggio). E anche il bacio sarà
stato sempre alla seconda carica, piuttosto che per l'avvenenza del senatore.
Liberissima lei dei suoi comportamenti politici. Libero io di prometterle che
non solo non voterò più per la sua formazione, ma che impegnerò tutte le mie
residue forze fisiche e intellettuali, e il piccolo credito che la passata
militanza mi ha fruttato, per combattere lei, i suoi colleghi di partito e la
disgustosa filosofia alla "Molotov-Ribbentrop" che ancora caratterizza la vostra
cultura. Se è lecito paragonare le piccole alle grandi cose >
________________________________________
Gomorra
Lacocio <lacocio@gmail.com> wrote:
< c'è chi pensa che abbiamo un problema rom
veda Gomorra
c'è chi pensa a vedere il consumo dal davanti e no da dietro
respiri Gomorra
c'è chi pensa che lo stato sia troppo presente
tocchi Gomorra
c'è chi pensa che vada già bene non essere né pro né contro
mastichi Gomorra
c'è chi pensa a non guardare
ad occhi chiusi, ascolti Gomorra
c'è chi pensa "tanto non è qui"
cerchi Gomorra nella sua città (la troverà)
c'è chi non pensa o non vuol pensare
incappi in Gomorra
c'è chi pensa ai bambini tutti uguali
giochi a Gomorra
c'è chi pensa a infinite possibilità
scelga a Gomorra >
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18.49
19 novembre 2007 n. 356
È
morto un prete a Catania, che si chiamava padre Greco. Non è una notizia
importante e fuori dal suo quartiere non l'ha saputo nessuno. Eppure, in
giovinezza, era stato un uomo importante: uscito dal seminario (il migliore
allievo) era “un giovane promettente” ed era rapidamente diventato coadiutore
del vescovo. Io di carriere dei preti non me ne intendo ma dev'essere qualcosa
del tipo segretario della Fgci, e poi segretario di federazione, comitato
centrale, onorevole e infine, se tutto va bene, ministro. Comunque lui dopo un
anno si ribellò. Che cazzo - disse a se stesso - io sono un prete. E il prete
non sta in ufficio, sta fra la gente.
Così, fece domanda per un posto di parroco nel quartiere più miserabile di
Catania, al Pigno. Lo accontentarono rapidamente: non c'erano rivali. Lasciò il
palazzo del vescovo, e andò a vivere lì: benedicendo, consigliando, aiutando,
difendendo la gente – un prete. Questo per quarant'anni. Poi è morto. Il vescovo
ha mandato le condoglianze, sul giornale locale è uscito un trafiletto. La gente
del Pigno ha pianto. Tutto qui.
Io, quando l'ho saputo, ho pensato d'istinto al segretario del Pci del mio
paese, Tindaro La Rosa. Anche lui, giovane avvocato, aveva piantato tutto per
andarsene a stare in mezzo ai contadini. Anche lui, quarant'anni di lotte e
fatiche in mezzo ai poveri; uno di loro. Anche lui, come Concetto Greco, era un
uomo colto, un intellettuale (padre Greco è stato uno dei primi lettori della
Catena. Seguiva gli avvenimenti del mondo; scriveva su internet, la sera);
sapeva improvvisare brindisi in rima, citare con proprietà Marx o Croce. Ma
questo eccezionalmente, come riandando un attimo - e non senza rimpianto - al
mondo da cui era volontariamente uscito. Anche lui, dalla vita, ha avuto un
premio solo: i proletari piangevano, al suo funerale. Come per padre Greco, come
per i Licausi o i Torres, per tutti quei poveri maestri che a un certo punto
hanno deciso di mettere la loro vita là dove mettevano le loro parole.
Questa non è una storia di preti: si parla proprio di noi, di noi intellettuali.
Le stesse gite sull'Etna, gli stessi libri, la stessa ingenua ambizione e la
stessa pietà umana hanno attraversato la gioventù del ragazzo Concetto e di
qualche suo coetaneo “di sinistra” (ho dei nomi) della Catania di allora. Ma non
con lo stesso esito: nell'uno ha prevalso la “politica”, nell'altro la pietà.
Cioè, marxisticamente, la soprastruttura e la struttura. Di due ragazzi, così,
uno diventa un “intellettuale organico” (al proletariato, alla classe) cui
Gramsci stringerebbe volentieri la mano; l'altro un mandarino
dell'establishment, di destra o “di sinistra” importa poco.
L'illustre professor Barcellona, teorico insigne ma mai visto al Pigno (o contro
i cavalieri) è di destra. Il povero padre Greco (ma lui, leggendo “povero”,
sorride con ironia) è decisamente la sinistra. E il primo sospira, s'agita, si
dibatte (la “crisi del marxismo” e compagnia bella), il secondo tranquillamente
va per la sua strada, sapendo che altri andranno avanti dopo di lui. E già in
questo momento, nel povero quartiere, ci sono ragazzi che girano, studiano,
impaginano il loro giornale: gratis, tranquillamente, per il puro piacere di
fare una cosa utile alla loro gente. Un giorno, se avranno tempo, spiegheranno
ai compagni “politici” cos'è la rivoluzione. O forse no, perché teorizzare tutto
sommato non gl'interessa.
Tutto questo anche per spiegare perché io non me la sento di partecipare
– ma lo dico senza polemica, affettuosamente – alle celebrazioni per il
venticinquesimo anniversario dei Siciliani, agli incontri. Ho avuto degli amici
bellissimi – Elena con la medaglia di cartone, un giorno che era tornata da una
missione difficile, ritagliata ridendo e appesa solennemente al collo come gioco
- ma lei ed io sapevamo quant'era meritata davvero, fosse stata anche d'oro - e
Miki accanto a Lillo sul camioncino, visi seri e tranquilli, che portava le
copie a Roma – non sapevamo se il camion sarebbe stato attaccato lungo la strada
– e Claudio che inghiotte duro e passa i pezzi – e Antonio e Fabio e Rosario e
Graziella e Cettina e tutti gli altri. Ma ne ho anche altri nuovi. Coi più dei
“vecchi”, siamo ormai separati da vite assai diverse: non migliori o peggiori;
ma differenti. Graziella è rimasta qui (è grazie a lei che si fa Casablanca), a
far le cose di prima; non so se ha fatto meglio lei a continuare o altri a far
altre cose; intanto è qui.
Non vengo, alle celebrazioni, perché non ci siamo tutti. I Siciliani erano anche
altri, oltre a noi quattro o cinque più conosciuti; ma troppi sono i “non
importanti”, i dimenticati. (Noialtri non siamo mai stati un “io”, a quei tempi,
o una somma di “io”, ma un “noi” umile e orgoglioso). I Siciliani non siamo
stati solo noi ma anche la generazione seguente (Fabio, Rosalba, Gianfranco,
Maurizio, Nuccio, Rossana, Vanessa e gli altri trenta), e quella dopo; e ancora
oggi, in un certo senso, spuntano nuovi ragazzi dei Siciliani. Non è stata una
storia nostra; è stata “anche” nostra, con molte più articolazioni di quel che
si crede - i Siciliani, l'Associazione Siciliani, SicilianiGiovani; poi
Avvenimenti, l'Alba, di nuovo i Siciliani... - e la differenza è importante (una
storia di tanti non può essere folklorizzata e digerita).
Ma soprattutto perché i Siciliani non si celebrano: si fanno. Altri ricordino
con nostalgia i “loro tempi”, quando Lotta Continua, quando quella
manifestazione, quando il sessantotto... Noi dei Siciliani non abbiamo nessuna
nostalgia, niente da ricordare. Per noi non c'è un passato finito, da
“ricordare”; c'è un lavoro che sta continuando, un presente, in cui conta poco
il singolo, ma ognuno è un preciso anello di una catena, qui ed ora.
Così, in questo momento, non sto facendo nulla di sostanzialmente diverso da
venticinque anni fa. Scrivo, organizzo, impagino, cerco di dare una mano. Nulla
d'indispensabile, di ”importante”, di “mio”. Ma utile sì, utile e collettivo.
Casablanca – ovviamente – non è i Siciliani. Ma ne è una fase, un anello. Prima
ci sono state altre cose, poi ce ne saranno altre. Tanti esseri umani vi
partecipano, vi hanno partecipato, e vi parteciperanno ancora. E' riduttivo e
perdente cristallizzare un momento, ridurlo a ricordo nostalgico, gettarlo
ingenuamente fra le mascelle dei media – che poi lo cacano via a modo loro.
Il 21, a Catania, “Donne
Contro”. Il 22 e 23, “Sbavaglio” numero due. Prima giornata movimenti,
antimafia sociale, voci alternative. Seconda giornata, “politici” (capeggiati,
tanto per intenderci, da una Lidia Menapace). Se venite, o vi fate sentire,
secondo me è buono. Consigli, idee, giro organizzativo – fare rete.
Quanto a Casablanca, la situazione è la seguente: isolatissimi nell'ufficialità
a Catania (non so se il prossimo numero lo manderemo ancora qui alle edicole,
tanto non lo si vede), sempre più seguiti e solidarizzati su (non ci montiamo la
testa: sappiamo benissimo che non è che siamo bravi noi, è che bella la nostra
bandiera). Un esempio solo per intenderci: due settimane fa tagliano la luce;
due ore dopo, all'insaputa nostra e del tutto per caso, arrivano i soldi per
pagarla; li manda il fratello di uno dei nostri giudici uccisi che, avendo
saputo che in Sicilia c'è questo certo giornale e ha bisogno di aiuto,
immediatamente fa un bel po' di abbonamenti-sostenitore e li manda, e poi si
mette in giro per l'internet a cercarne altri. Né lui sapeva che avevamo tanto
bisogno di lui, né noi sapevamo di poterci contare. Ci siamo semplicemente
incontrati. Così ci siamo ancora. E camminiamo così, senza sapere dove e con che
scarpe, ma sempre avanti, fiduciosamente.
L'ultima predica di padre Greco
Do' Vangelu secunnu Luca
Capitàu 'n sabutu ca Gesù ava
trasutu na casa di unu de' capi raisi de farisei ppi mangiari
e a gente stava ddà a taliarlu.
Virennu comu li 'nvitati s'affuddavunu a pigghiarisi i megghiu posti,
ci stampau na lizioni:
“Quannu si 'mmitatu na 'n spunsaliziu da corcarunu, non t'assittari 'o primu
postu,
pirchì po' capitari ca arriva unu cchiù 'mpurtanti di tia
e chiddu ca v'invitau veni a diriti: susiti, ca ddocu s'assittari st'amicu me.
Allura ti finisci d'assittariti all'ultimu postu, cu' tantu di mala cumparsa.
'Nveci, quannu sì mmitatu, si t'assetti all'ultimu postu
vinennu u patruni 'i casa ti dici: unni ti 'o mittisti. veni cchiù avanti.
Accussì fai na bedda cumparsa davanti a tutti e 'mmitati.
Pirchì cuegghiè si senti cacocciula, finisci murtificatu,
e cu s'incala, agghiorna cchiù 'mpurtanti”.
Poi ci rissi o patruni i casa:
“Quannu ammiti qualcunu a mangiari ni tia,
no ammitari i to' amici, o i to frati, o i to' parenti, e mancu genti ricca,
picchì chissi si levunu l'obbligu ammitannuti macari iddi.
O cuntrariu: quannu fai 'n fistinu, ammita puvireddi, storpi, zoppi e cechi,
accussi si cuntentu di non aspittariti nenti di nuddu.
'gn'iornu appoi ricivi 'n ringraziamentu ranni
quannu t'assetti cu tutti l'autri galantomini no' jornu da risurrezioni”.
Si dici: Parola do Signuri.
23 maggio 2007 n. 353
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A causa di un errore umano, il numero 353 della Catena di Sanlibero e'
stato gia' spedito con il solo "contenitore" ma privo di contenuti.
Poi abbiamo provato a rispedirlo ed e' morto il server poco dopo
avere iniziato. Ne abbiamo messo su uno nuovo con le novita' sui
lavori di ripristino. Lo potete raggiungere al solito indirizzo:
http://www.sanlibero.it
Adesso ci riproviamo, sperando che sia la volta buona, scusandoci
con i lettori che hanno ricevuto questo numero tre volte e con
quelli che invece lo ricevono solo ora. [shining]
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Non credo che i brogli elettorali siano stati decisivi nella vittoria
di Cammarata su Orlando, a Palermo. Personalmente, li valuto attorno al
cinque per cento: un piccolo partito (ma un partito) che fa parte a
pieno titolo della maggioranza. Non mi scandalizzo neanche
eccessivamente dell'uso di questi metodi da parte dei notabili che qui
esercitano il ruolo di classe politica: e' un uso tradizionale (gia'
Ottaviano pagava gli elettori) e fa parte, nel terzo mondo, delle
regole del gioco.
Il fatto e' che la Sicilia non e' piu' terzo mondo e non lo e' piu' da
molto tempo. La stessa signora che innocentemente, all'uscita del
seggio, sorride con aria d'intesa al galoppino, stasera fara' zapping
fra i canali di Sky, la cui antenna si erge fiera dal suo balcone (per
pagare l'abbonamento, qualche mese fa, una donna prostitui' la figlia
adolescente). Secondo uno studio dell'universita', a Palermo il novanta
per cento dei bambini fra gli otto e i quattordici anni ha il
telefonino. Fra qualche anno voteranno anche loro, e venderanno
tranquillamente il loro voto in cambio di un telefonino nuovo. Sia il
primo che il secondo telefonino sono prodotti all'estero, sono
commercializzati da gigantesche (e incontrollabili) holding finanziarie
italiane, e arrivano fino al bambino palermitano grazie ai
finanziamenti di Roma, di Bruxelles, di Berlino, di Sidney e
naturalmente di Cosa Nostra. Il bambino palermitano infatti non produce
niente - ne' telefonini ne' altro - ne' produce niente la sua famiglia.
Che pero', dal punto di vista consumistico, e' perfettamente integrata
nell'Occidente.
Ecco: le elezioni di Palermo non sono state a Palermo ma a Islamabad, a
Medellin, in una qualunque metropoli dell'ex Terzo Mondo: che pero',
nel sistema che vige ora (e che non ha ancora un nome: gli regaleremo
provvisoriamente una maiuscola e lo chiameremo Sistema) e'
perfettamente integrato nell'Occidente. Le "elezioni", la "democrazia"
e le altre etichette storiche dell'Ottocento qui sono simboleggiate da
meccanismi di vario genere (la guerra di clan, l'attentato, la
compravendita del voto) modellati sulle tradizioni locali. Esistevano,
certamente, anche delle tradizioni democratiche - in senso vero - anche
qui: ma non appartenevano alla classe dirigente bensi' alla sua
controparte popolare. Discioltasi questa, almeno politicamente, nel
vasto e massificante calderone dell'egemonia post-industriale, resta la
compresenza di forme arbitrariamente "democratiche" ("vai a votare") e
sostanze coerentemente "fasciste" ("se ti opponi ti ammazzo").
Pasolini, molti anni fa, diceva alcune cose antipatiche sul fascismo.
Distingueva il fascismo-fascista, quello storico, che pero' non
riusciva a distruggere (in quanto elitario, in fondo) la cultura
profonda delle classi popolari; e il fascismo-postfascista, quello
contemporaneo a lui, che invece riusciva a penetrarvi grazie alla
massificazione, al conformismo, al consumo e insomma a un'egemonia
totalizzante dei valori che prima erano considerati (in
vetero-linguaggio) "borghesi".
Mi sembra che il discorso di Pasolini sia perfettamente valido, qui in
Sicilia, per la mafia. Quella di prima (la mafia-mafiosa, quella che
ammazzava Falcone) non era affatto egemonica, non era assolutamente
"popolare" e suscitava opposizioni. Quella di ora, che non ammazza i
Falcone ma impedisce "politicamente" che ne sorga uno, invece e'
perfettamente integrata nel sistema, si basa sugli stessi valori,
esercita (almeno in alcuni momenti) un'egemonia. E merita dunque le sue
maiuscole: il Sistema Mafioso.
Il commerciante palermitano - per esempio - non e' "mafioso". E perche'
mai dovrebbe esserlo? Anche nel vecchio fascismo il commerciante romano
mica era "fascista": alle adunate del sabato ci andava, quando ci
andava, malvolentieri. Pero' gli conveniva che il negozietto ebreo, che
gli faceva concorrenza, fosse tolto di mezzo. Oggi al commerciante di
Palermo (Palermo centro, non periferia) conviene che ci sia la pena di
morte, a pagamento, contro la microcriminalita'. I ragazzi di Addio
Pizzo hanno tentato per due anni di seguito di convincere i
commercianti palermitani a dire semplicemente "io sono contro il
pizzo". Ne hanno convinto circa duecento, su diecimila. Questo spiega,
fra le altre cose, il voto palermitano: sia la sconfitta "politica" di
Orlando (che poi, tecnicamente, e' stata un'avanzata notevole in
termini di voti) che la vittoria politica, stavolta senza virgolette,
del partito del vendo-il-voto. Non se ne esce coi vecchi riti, con le
manifestazioni generiche e con le celebrazioni. A Falcone non basta
essere ricordato.
Se ne esce - per esempio - sviluppando le lotte dei senzacasa e
chiedendo che siano dati a loro i palazzi sequestrati ai mafiosi. Ma
chi lo fa? Pochi benemeriti, come Abbagnato o Umberto Santino, sempre
piu' ignorati dai media e sempre meno presenti nei convegni ufficiali.
Sono le lotte dei poveri (i senzacasa, le cooperative contadine di
Libera siciliane e calabresi, ecc.) quelle che fanno piu' paura al
Sistema. Su esse bisogna puntare al massimo, generalizzarle,
sostenerle, avere una politica di alleanze (dai "moderati" agli
"estremisti", senza puzze al naso) basata su di esse; e sviluppare una
battaglia di comunicazione (giornali, tv, internet: nel nostro piccolo
Casablanca, Sanlibero, TeleJato) senza la quale nessuna battaglia puo'
essere generalizzata. Licausi, Radio Aut e Pio La Torre non sono dei
nomi storici, sono semplicemente le cose da fare ora.
Bookmark:
http://www.enniobonfanti.netsons.org/images/Elezioni/urna4.jpg
(urne elettorali per la strada, in un paesino della Sicilia)
________________________________________
Occidente. "No alla confusione politica-religione", "Lo stato e' laico
e laico rimarra'": oltre un milione e mezzo di persone, fra un mare di
bandiere rosse, hanno manifestato tutto il giorno per difendere la
tolleranza civile e i principi di liberta' contro le eccessive
ingerenze dei leader religiosi. Purtroppo e' avvenuto a Smirne, e le
bandiere rosse erano quelle turche.
_________________________________________
Fatherland 1. E' morto il predicatore Folwell, quello che: "L'undici
settembre Dio ha punito i gay". Ha fatto, o contribuito a fare, un
presidente. Purtroppo era protestante e non cattolico, e quindi non ha
avuto la minima chance di diventare papa.
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Fatherland 2. C'e' un paese d'Europa in cui gli zingari sono
rispettati, aiutati dallo Stato, lavorano, non creano problemi a
nessuno e sulla carta d'identita' portano scritto fieramente
"Nazionalita': zingaresca". Questo paese non esiste piu' ed era la
Jugoslavia di Tito. La' solo (e nel civile impero degli Asburgo) gli
zingari hanno potuto dimostrare quanto possono essere cittadini. In
tutto il resto d'Europa (e anche ora e anche qui) non gli hanno
concesso altro che qualche soluzione finale.
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Memoria. In un articolo sulla Catania anni '80 Toni Zermo ("La
Sicilia") scrive del vecchio "Giornale del Sud", diretto da Giuseppe
Fava: "...fino a quando Fava si dimise per fondare la rivista I
Siciliani".
Ma Fava non si "dimise" affatto: fu ufficialmente e formalmente
licenziato dai proprietari perche' si era schierato contro i missili di
Comiso (e perche' aveva pubblicato una pagina sul mafioso Ferlito,
cugino d'un politico di allora). E' passato tanto tempo, d'accordo. Ma
la memoria, secondo noi, serve sempre a qualcosa. In questo caso, a
precisare che Zermo e' un mentitore.
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Banca. A Pescara ce n'e' una che ha provocato sul conto corrente di un
cittadino un buco di circa 3 milioni di euro.
Bookmark:
http://www.enricocisnetto.it/articolo.aspx?ID=7022&sez=Spazio%20Aperto&evi=caripe_
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Ribanca. Si e' schiuso un altro uovo e ne e' saltato fuori un altro
bancosauro, con un'impressionante batteria di denti e un appetito
proporzionato alle dimensioni. Si nutre di autostrade, giornali, buoi
in branco, risparmiatori, parmigiano, oltre che (essendo carnivoro) di
altri bancosauri piccoli e grandi. Gli scienziati l'hanno chiamato
Capisaurus Unitus ed e' fino a questo momento il piu' grande predatore
esistente.
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Sbanca. Il Venezuela e' uscito dal Fondo Monetario Internazionale
(gestito dagli Stati Uniti) e si affidera' d'ora in poi a un nuovo
"Banco del Sud" con Brasile e Argentina. Hanno aderito tutti gli altri
paesi sudamericani meno Cile, Colombia e Peru'. I paesi che aderiscono
al Banco hanno riserve per 164 miliardi di dollari depositati in Usa e
Europa. "Ce li riportiamo a casa e ce li investiamo qui da noi". Si
parla di una nuova moneta, una specie di euro per tutta l'America
Latina.
________________________________________
Chiamate i carabinieri. E' stato segnalato nei pressi di Catania il
"comandante" Thomas J. Queen. Fino a poche settimane fa era uno degli
organizzatori del campo di concentramento di Guantanamo: in tale veste
si e' dunque reso responsabile di comportamenti che ai sensi del codice
penale italiano e delle convenzioni internazionali costituiscono reato.
Adesso, dovrebbe comandare la base di Sigonella. Non e' benvenuto fra
noi, ci bastano gia' i mafiosi locali. Se doveste incontrarlo in
liberta' fuori dalla sua base, chiamate i carabinieri (che a Sigonella
hanno gia' avuto occasione di insegnare la buona educazione a questa
gente).
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Emergenza televisione. Perche' la gente si incazza guardando "Porta a
Porta"? Questa domanda meriterebbe un approfondito studio
antropologico. In realta' gli interrogativi sono due: prima bisogna
chiedersi perche' la gente entra nel salotto di Vespa, e poi chiedersi
perche' ne esce incazzata. In questo circolo vizioso del
guardo-m'indigno-m'arrabbio cadono anche menti brillanti come quella
del vignettista Mauro Biani, che l'11 aprile, dopo una buona dose di
masochismo televisimo, mi incontra per caso in rete sfogando la sua
frustrazione per "un portaapporta con La Russa e Maroni, dove
l'espressione piu' delicata verso Emergency e' fiancheggiatori dei
Talebani, con attacchi pesanti e censori all'inviato del Tg1
dall'Afghanistan, colpevole di aver tentato di ragionare, uscendo da
stereotipi e slogan".
In queste dinamiche e' piu' forte la curiosita' di vedere fin dove si
spingono le menzogne dei potenti o la sete di giustizia per gli
afghani, che avendo problemi piu' seri se ne fregano altamente di
Maroni e La Russa? Ormai in questo gioco televisivo delle parti anche
la nostra indignazione e' funzionale al potere di chi indigna, afferma
e sostiene il potere di mentire apertamente, il potere di diffamare gli
onesti e garantire impunita' ai criminali di guerra, il potere di far
incazzare e condizionare emotivamente perfino noi che ci sentiamo
lontani da loro anni luce. Il primo istinto e' quello di fare
disobbedienza civile spegnendo la tv. Per uscire da questo gioco delle
parti l'unico modo e' abbandonare il teatrino e smetterla di fare gli
spettatori indignati. Famiglie Auditel, tocca a voi. Date ai deliri
catodici lo stesso peso dei ragionamenti grevi che ascoltiamo
sull'autobus o al mercato. Mica possiamo farci cattivo sangue per tutte
le persone ignoranti e stupide che incontriamo: abbiamo meglio di fare
che prendercela con i "vespasiani" che affollano i salotti televisivi.
Per far crollare i giganti dello schermo basta chiudere gli occhi e
gettare il telecomando per un salutare principio di umanita' e di
decenza. Smettiamola di sbirciare nelle fogne, basta accanirsi contro
persone da curare, drogate di potere e denaro, malati terminali di
cinica ignoranza che casualmente si ritrovano in parlamento e/o in Tv.
Se proprio vogliamo reagire scriviamo a Vespa e La Russa delle lettere,
come faceva Gandhi con Hitler scommettendo sui suoi ultimi brandelli di
umanita'. Invochiamo su di loro la pieta' degli dei, sentiamo sulla
nostra pelle la sofferenza mentale di questa Italia che per paura
diventa rabbiosa, scalcia e morde. Ormai guardare Porta a Porta e' un
atto di vouyerismo paragonabile a sbirciare su internet i filmati dei
disabili ripresi e sbeffeggiati dai compagni di scuola: un esercizio
morboso della curiosita' a danno di persone sfortunate. [carlo
gubitosa]
_________________________________________
Vedi sopra. Diminuiscono ancora gli spettatori della tv. Ventisette
milioni e 15mila spettatori nel 2006, 25 milioni 922mila di quest'anno:
un milione tondo tondo che non l'accende piu'.
_________________________________________
Tecnologie. Ultrasuoni percepibili solo dagli adolescenti per
proteggere il municipio di Ginevra: bande di ragazzini, ultimamente, si
divertivano a graffitargli i muri.
_________________________________________
Milazzo uber alles. La ridente cittadina del Tirreno ha dato i natali a
un'altra stella dell'internet: Giuseppe La Spada ha vinto il People
Voice Award per aver disegnato il sito del famoso artista giapponese
Ryuichi Sakamoto.
_________________________________________
L'avvocato Flaminia Caldani wrote (abstract):
< In un Suo articolo del giugno 2000 si riporta un episodio di
aggressione a sfondo sessuale compiuta da alcuni ragazzi italiani, tra
i quali era stato implicato in un primo momento anche il mio cliente
signor Valerio Collettini, ai danni di due turiste straniere che si
trovavano alla fermata dell'autobus di Largo di Torre Argentina e Roma.
Da tale episodio era scaturito il Procedimento Penale n. 40625/00 R.G.
N.R., conclusosi con Sentenza emessa dal Tribunale di Roma in data 7
luglio 2000. La Sentenza ha assolto il signor Valerio Collettini con la
formula piu' ampia "per non aver commesso il fatto". La invito quindi
provvedere alla rettifica di quanto apparso sull'articolo. Rimango a
Sua disposizione per qualsiasi chiarimento >
* * *
Gentile avvocato, siamo lieti dell'innocenza del Suo cliente, che
volentieri comunichiamo ai lettori. Fa sempre piu' piacere dare le
buone che le cattive notizie. Questa in particolare, ripresa dalle
agenzie-stampa e dai quotidiani dell'epoca, ci aveva indotto in errore
e senz'altro ne diamo atto al signor Collettini. (r.o.)
_________________________________________
kevin.keegan[at]gmail[dot]com wrote:
< Caro R., i risultati elettorali in Sicilia con accluso sorriso
ultraumano di Cammarata mi hanno ispirato un'idea: costruire un sito
web contenente foto di schede elettorali votate in tutti i modi
possibili: l'elettore siciliano potra' scaricare il file .jpg da
mandare al capobastone di riferimento, e nel segreto dell'urna votare
secondo cio' che detta il suo cuore >
________________________________________
Cooperativa "Lavoro e non solo", Corleone, wrote:
< La nostra cooperativa sociale "Lavoro e Non Solo" ha recentemente
subito un grave atto intimidatorio nei vigneti confiscati alla mafia di
contrada Pietralunga, nel territorio tra Corleone e Monreale. Oltre 700
delle 1000 viti del terreno sono state gravemente danneggiate da ignoti
che ne hanno scientificamente asportato le gemme. Il danno subito e'
ingente, la produzione di vino del 2008 e' compromessa. Il lavoro della
cooperativa non si ferma davanti a questo, e la mattina di sabato 12
maggio, quando il prefetto e il questore di Palermo, insieme al
presidente della Commissione nazionale antimafia si sono recati sui
terreni per portare la solidarieta' delle Istituzioni, hanno trovato i
soci della cooperativa intenti a coltivare i terreni: questo gesto e'
per noi la risposta piu' significativa alle intimidazioni ricevute.
"Lavoro e Non Solo", cooperativa nata all'interno dell'esperienza
dell'Arci e tra le piu' significative concretizzazioni di anni di
Carovane Antimafia, e' una delle cooperative che insieme a Libera porta
avanti il progetto Libera Terra >
Bookmark:
http://www.lavoroenonsolo.com
________________________________________
Giuseppe Palermo wrote:
< L'ex ministro Salvo Ando' aderira' al nascente partito democratico in
occasione dell'assemblea costituente del prossimo ottobre. Ando' che
capeggia la corrente di dissenso all'interno dei socialisti
democratici, ha gia' avviato contatti con la presidente dei Ds a
palazzo Madama, Anna Finocchiaro, che sta trattando per un posto nella
direzione nazionale" ("Centonove", 11 mag. 2007). La notizia potra'
scandalizzare i pochi che ancora ricordano i benfatti del nuovo
acquisto (gia' proconsole di Craxi in Sicilia, uscito per prescrizione
da processi per mafia e tangenti, frequentatore delle cene di Previti,
denigratore dei giudici di Palermo, ecc. ecc.), ma non stupisce. Cosa
aspettarsi dopo che un segretario Ds ha riabilitato Craxi, lo ha
persino messo nel Pantheon accanto a Berlinguer, salvo poi, per salvare
la faccia, ...abolire il Pantheon? >
________________________________________
franco_mistretta[at]yahoo[it]it wrote:
< "La mafia - ora lo dice anche Napolitano - e' una specie di nuovo
fascismo che opprime quattro regioni del paese". Come i fascismi ha
anche una certa consistenza di base, un controllo militare del
territorio, una zona grigia che fa finta di non vedere e una minoranza
che si oppone rischiando il lavoro, l'incolumita' e spesso la vita. La
base di massa e' data dalla manovalanza giovanile che rispetto alla
precarieta' o inesistenza del lavoro preferisce "vivere
pericolosamente" e tentare di arricchirsi rapidamente (lo racconta bene
il libro di Saviano). La zona grigia e' data dal ceto medio e
dall'intellettualita' che in vario modo con la mafia non solo convive
ma ci fa affari. E l'egemonia e' esercitata da gran parte della classe
dirigente, sostanzialmente permeata dalle cosche (e' il concetto di
"borghesia mafiosa" proposto da Mario Mineo e ripreso da Umberto
Santino). Bisogna capire come si puo' lottare il fascismo, dall'interno
e dall'esterno, cosi' come ci preoccupiamo (quando lo facciamo) di
aiutare l'opposizione birmana, gli studenti democratici iraniani, o,
anni fa, l'opposizione al franchismo. Per esempio con denunce e
volantini anonimi, scritte clandestine sui muri, raccolta di fondi
degli antifascisti all'estero, e la richiesta a tutti i democratici di
rompere i rapporti con le dirigenze politiche che amministrano quelle
regioni (che non possono semanticamente essere definite
"amministrazioni democratiche"). Anche perche' il contagio si va
estendendo e gia' gran parte del litorale laziale e' nelle mani della
camorra >
_________________________________________
Pietro Ancona wrote:
< Ero segretario generale della Cgil siciliana quando Pio La Torre fu
mandato dalla Direzione del Pci a guidare il partito in Sicilia. Pio La
Torre fu ucciso perche' la mobilitazione dei siciliani contro i missili
a Comiso era diventata una poderosa leva per un radicale cambiamento
dei rapporti politici e sociali nell'Isola. A Comiso convenivano
centinaia di migliaia di persone, in particolare di giovani, certo per
protestare contro l'installazione della base missilistica ma
consapevoli di rappresentare tutti insieme una nuova forza per operare
una radicale rivoluzione civile in Sicilia. Pio mi diceva: "Sto
scuotendo l'albero della Sicilia. Cadranno frutti abbondanti per un
futuro migliore!". Lo scardinamento dell'equilibrio siciliano avveniva
attraverso la leva della mobilitazione per la Pace e l'attacco frontale
alla mafia. Pio chiamava i mafiosi per nome e cognome!
Questi ultimi venticinque anni spiegano bene la necessita' della sua
morte per il potere. Il movimento con epicentro Comiso e la Mafia si e'
spento e le speranze di decine di migliaia di giovani si sono oscurate.
Oggi abbiamo la Regione di Cuffaro che vuole privatizzare l'acqua e che
ha prodotto una riforma dello Statuto che la trasforma in una satrapia
di oligarchi.
Sono fiero di essere stato al suo fianco in tutte le lotte per la pace
e contro la mafia e di avere rilanciato, un mese dopo la sua morte, la
lotta per distruggere i patrimoni di mafia in un Consiglio Generale
della CGIL siciliana presieduto dalla indimenticata Donatella Turtora >
_________________________________________
Casablanca. Ha fatto un anno ed e' in edicola oppure in viaggio verso
casa tua, se la chiedi. Vedi figurina.
_________________________________________
Fra Ginepro wrote:
Il discorso della mezza montagna.
< Beati i deboli, perche' di essi sono le periferie.
Beati i deboli, perche' saranno consolati da Previti.
Beati i deboli, perche' erediteranno i debiti dei genitori.
Beati i deboli che hanno fame e sete della ingiustizia, perche' saranno
saziati.
Beati i deboli, perche' troveranno il pusher sotto casa.
Beati i deboli, perche' vedranno la televisione di Stato.
Beati i deboli, perche' saranno chiamati populisti.
Beati i deboli a causa della giustizia, perche' di essi e' il regno di
Regina Coeli.
Beati voi deboli quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e,
mentendo, vi diranno demagoghi per causa mia >
10 aprile 2007 n. 352
________________________________________
Storia d'Italia. Nel quartiere piu' popolare della citta', quello di
cui si parla (solo) quando c'e' qualche rapina, c'e' un'unica scuola
media, l'Andrea Doria, affittata dal comune (in Sicilia spesso le
scuole non si costruiscono ma si affittano da proprietari amici). Le
padrone dell'edificio sono le suore orsoline. Purtroppo il comune di
Catania non e' il meglio amministrato d'Italia, e in cassa non c'e'
piu' una lira. Le suore, visto che di pagare non se ne parla, sfrattano
la scuola. Il comune ne prende atto, e tutto finisce li': un altro
centinaio di bambini per la strada, e chi s'e' visto s'e' visto. Alla
prossima rapina, o al prossimo casino allo stadio con morto ammazzato,
ci faremo su un bel dibattito su quanto sono abbandonati i quartieri.
Ma non finisce li': nel quartiere c'e' un gruppo che fa volontariato li'
da quasi vent'anni, si chiama Gapa, il "capo" e' il mio ex fotoreporter
di quando facevo li' cronaca nera (ne parliamo un'altra volta: la
differenza fra me e lui era che in caso di guai io potevo scappare
prima mentre lui doveva restare li' a fare le foto) e abita in un
capannone riattato coi soldi dei valdesi (piu' generosi delle
orsoline). Giovanni e gli altri tizi del Gapa, altro che "finisce
cosi'": armano un casino nel quartiere, mobilitano tutte le mamme dei
picciriddi, minacciano manifestazioni e sfracelli. Le mamme occupano la
scuola. L'assessore, imbarazzatissimo, dice che "forse, non so...".
Morale della favola: la scuola rimane aperta, il comune (con le
orsoline) fa marcia indietro. "GRANDIOSA MOBILITAZIONE POPOLARE/
SALVATA L'UNICA SCUOLA DEL QUARTIERE" titolerebbe oggi Lotta Continua,
se quelli di Lotta Continua non si fossero ancora venduti a Berlusconi.
"Lavoratori, compagni, ancora una volta l'unita' popolare..."
comizierebbe l'onorevole del Pci nel quartiere. Ma il Pci non c'e'
piu', ed e' molto tempo che gli onorevoli - compresi quelli di sinistra
- non vanno piu' nei quartieri.
Comunque, qui festeggiamo, Giovanni e io, e gli altri matti. Giovanni
l'avevo rivisto da un po' piu' di un anno, quando sono tornato in
Sicilia. Dice che voleva fare un giornaletto dei quartieri (si chiama i
Cordai, esce da un anno e non e' male) e voleva una mano dal suo
vecchio collega di nera. E' venuto a prendermi alla stazione, pero' non
guidava lui ma una ragazza. Lui era davanti, tranquillo, io dietro e
chiacchieravamo tranquillamente. Arrivati al capannone la ragazza e'
scesa, ha aperto la porta a Giovanni e l'ha aiutato a scendere. E solo
in quel momento mi sono accorto che Giovanni, in effetti, non ci vedeva
piu'. "E' stato l'hanno scorso - mi hanno detto - Ma lui non s'e'
scoraggiato, continua a lavorare al quartiere, ha organizzato un
doposcuola".
E ora, tutti al dibatito sui Grandi Problemi della sinistra. Sul
Chi-siamo-e-cosa-vogliamo, sui Valori-da-trovare-ma-quali, sul
Papa-unico-maestro-d'etica e su tutta l'altra mercanzia. Non penso che
io e Giovanni avremo molto tempo per intervenire.
________________________________________
E' in edicola Casablanca (vedi figurina). Grazie a tutti quelli che
hanno scritto solidarieta' per la storia del computer che ci hanno
rubato (brutta storia quando ti rubano un computer solo trascurando
tutto il resto. Ma vabbe'). Solidarieta' che ci serve? Abbonarsi,
diffondere nelle varie citta' il giornale, dare una mano,
co-organizzare.
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Guerra al crimine. Tre mesi a Roberto C., 70 anni: aveva appena rubato
dieci centesimi (due pezzi da cinque) da un telefono telecom, in una
cabina. Se erano dieci miliardi (del genere gangster di Chicago, per
usare la fiorita espressione di uno del ramo) a quest'ora lo facevano
minimo Supermegamanager, con tanto di interviste in ginocchio.
________________________________________
Italia. Politica, giornalismo e prostituzione: contiguita'. Vallette
fanno i giornali, giornalisti si prostituiscono, politici ricattati da
tutti quanti.
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Claudio Fava: "Bello il codice di autoregolamentazione dei partiti. A
Trapani, difatti, Margherita e Ds stanno gia' candidando a sindaco un
tizio indagato per concorso in corruzione, Buscaino".
(A proposito di Fava: Ciancio, editore-direttore dell'unico giornale di
Catania dichiara candidamente che non pubblichera' mai nessuna notizia
su di lui perche' gli sta antipatico, e dunque lo cancella dalla
realta'. Ciancio e' iscritto al'Ordine dei Giornalisti. Come mai non e'
stato espulso?).
________________________________________
Come mai. Domanda sbagliata: come mai a Trapani hanno arrestato (per
mafia) l'ex vice di Cuffaro, Bartolo Pellegrino? Domanda giusta: come
mai a Trapani hanno arrestato (per mafia) solo l'ex vice di Cuffaro,
Bartolo Pellegrino? Domanda giusta numero due: come mai la gente di
Trapani non si ribella? Non ne sa niente?
Parziale risposta alla domanda numero due: la gente non si ribella
perche' i mafiosi come Pellegrino vengono coperti dai giornalisti come
Peppe Rizzo. Esempio: "E' sciocco dividerci fra mafiosi e antimafiosi
quasi che in mezzo non ci fossero le tante persone oneste e dabbene che
vogliono soltanto vivere a lavorare in pace. La buonanima di Leonardo
Sciascia descrisse efficacemente la figura torbida del professionista
dell'antimafia, un tizio che specula sul fenomeno per trarne vantaggio
personale".
Peppe Rizzo, di Telesud Trapani, ha per direttore tale Rocco
Giacomazzi. Colleghi (di redazione, non di altro): Mario Torrente,
Bartolo Giglio, Wolly Cammareri, Ninni Canonizzo. Politici incensati:
Antonio D'Ali', presidente della Provincia Regionale di Trapani.
Proprietari: "All'Ifit del Sen. D'Ali' si e' affiancata nel 2003 una
cordata di professionisti ed imprenditori cui azionista di riferimento
e' la famiglia Marino". Presidente Massimo Marino.
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Tradizioni popolari. A Corleone, dopo diversi anni di divieto,
riammesso l'uso del burqa (cappuccio) per i maschi adulti nel periodo
pasquale. A Catania, dopo qualche settimana di divieto, riammessi i
tifosi locali a devastare liberamente gli stadi italiani.
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Alta politica 1. "Niente preferenze alle elezioni, le preferenze sono
un rimedio peggiore del male" (un cervellone del centrosinistra,
Giuliano Amato).
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Alta politica 2. "Fermare subito il referendum, perche' sfascia il
Partito democratico" (altro cervellone del c.s., Francesco Rutelli).
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Alta politica 3. "E Mussi la deve piantare di farmi i sermoni sul
partito democratico!" (altro cervellone ancora, Piero Fassino,
sfogandosi con Bobo Craxi e i suoi amici)".
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Alta politica 4. "E il Meridione bla e bla e la cultura bla bla e
l'Europa bla e i giovani bla..." (il Presidente della Camera S.E.
Bertinotti. Dove? In una universita' di provincia, invitato dal Rettore
Salvo Ando'. Ando' chi? Beh, chiedetelo a qualcuno che sta in Sicilia).
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Liberazione della teologia. Che cosa puo' capitare di peggio a chi
rischia la vita per annunciare ai poveri il messaggio di liberazione
del Vangelo? La risposta e' semplice: una bella condanna ufficiale del
Papa, che ti lascia ancora piu' solo e piu' in pericolo. E' quello che
e' accaduto al teologo gesuita Jon Sobrino, che vive a San Salvador
nella stessa casa in cui, nel 1989, quattro sacerdoti gesuiti sono
stati assassinati da uno squadrone della morte assieme alla loro cuoca
e alla figlia della donna. La Congregazione per la Dottrina della Fede,
organo del Vaticano, ha impiegato tre anni per studiare i libri di
Sobrino intitolati "Gesu' Cristo Liberatore. Lettura storico-teologica
di Gesu' di Nazareth" e "La fede in Gesu' Cristo. Saggio a partire
dalle vittime", scritti rispettivamente nel 1991 e nel 1999. Al termine
di un lungo processo la congregazione ha concluso che in questi libri
ci sarebbero "certe proposizioni non conformi con la dottrina della
Chiesa". Secondo il teologo domenicano brasiliano Frei Betto, Sobrino
"e' accusato del fatto che nelle sue opere teologiche non da' un'enfasi
sufficiente alla coscienza divina del Gesu' storico". In parole povere
Sobrino nei suoi libri non ha negato la divinita' di Gesu', ma non
l'avrebbe sottolineata abbastanza, meritando un cartellino giallo da
parte del Vaticano. Un cartellino che inizialmente sembrava rosso, dal
momento che la punizione inizialmente ipotizzata era il divieto
assoluto di insegnare teologia con l'obbligo di sottoporre tutti gli
scritti futuri ad una preventiva censura vaticana prima della loro
approvazione. Fortunatamente queste sanzioni non si sono concretizzate,
anche per la reazione dei gesuiti, e la "notifica" da parte del
Vaticano ha avuto come unico scopo quello di rimarcare la differenza
tra il pensiero di Sobrino e quello della chiesa di Roma.
Come mai tutto questo accanimento contro la Teologia della Liberazione?
Per Frei Betto "quel che c'e' dietro la censura a Jon Sobrino e' la
visione latinoamericana di un Gesu' che non e' bianco e non ha gli
occhi azzurri. Un Gesu' indigeno, negro, scuro, emigrante". Don Alberto
Vitali di Pax Christi sostiene che in Vaticano "si dovrebbe riflettere
su quanto certe condanne della Teologia della Liberazione abbiano fatto
il gioco degli squadroni della morte in tutta l'America Latina e farne
ammenda". [carlo gubitosa]
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Memoria. Il 31 marzo 1995 Francesco Marcone, direttore dell'Ufficio del
Registro di Foggia, viene ucciso in un agguato. Qualche giorno prima
aveva denunciato numerose illegalita' avvenute nel suo ufficio. Le
indagini vanno avanti con molte difficolta' per nove anni, quando il
caso viene archiviato per il decesso, avvenuto in uno strano incidente,
dell' unico sospettato. Tra quelli che si ostinano a non dimenticare ci
sono i ragazzi del sito satirico Bengodi/Benfoggianius. [sandro simone]
Bookmark:
http://www.bengodi.org/marcone
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Giangiacomo e' morto e Carlo e' ubriaco. E alla Feltrinelli i nuovi
supermegamanager bocconiani decretano: "Mai piu' in Feltrinelli Mucchio
Selvaggio. Hanno fanno un'inchiesta in cui dicono che siamo dei
supermegamanager bocconiani".
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Lorenzo Tarantino wrote:
< L'Albero della Vita, un movimento ecologista che non solo spiega il
problema dei mutamenti climatici, ma offre anche soluzioni concrete e
fattibili. Penso che i lettori di Sanlibero potrebbero essere
interessati >
Bookmark:
http://www.alberodellavita.altervista.org
________________________________________
Lillo Venezia wrote:
< Con la presente per farvi sapere che non partecipero' piu' ad alcuna
riunione dei DS a qualsiasi livello e grado. Infatti, per quanto mi
riguarda, ritengo conclusa la mia militanza nel partito.
Ringrazio le compagne ed i compagni che in questi anni mi hanno
sopportato e spero comunque di lasciare un buon ricordo che con molto
affetto in ogni caso ho verso di voi.
La mia storia politica e' iniziata tantissimi anni fa, a Siracusa,
nell'67. Prima nella Federazione Giovanile Comunista, che fino ad
allora mi sembrava la Federazione Gioco Calcio. Subito occupazione del
ponte di Ortigia contro i licenziamenti in una fabbrica nella valle
della baia di Augusta, scontri con la polizia, poi l'occupazione delle
case in un quartiere di Siracusa, Santa Panagia. Quindi i cortei per i
compagni arrestati ed in seguito l'adesione al nascente movimento Lotta
Continua (a Siracusa ed in Sicilia). Poi anni e anni di lotte, cortei,
ciclostilare, volantinaggi a tutte le ore (soprattutto alle cinque di
mattina) davanti alle fabbriche del siracusano e poi davanti alle
scuole subito dopo. Quindi gli scontri anche con i fascisti che
venivano in una sorta di spedizione anche da Catania, pensando di avere
vita facile.
Nel frattempo coltivavo il mio sport preferito, il calcio, che ho fatto
per tanti anni giocando piuttosto bene (probabilmente avevo un avvenire
non dico d'oro, ma sicuramente d'argento), marinavo la scuola, andavo
gia' fin d'aprile a mare per lunghe nuotate, circuivo insieme a tanti
play-boy siracusani le ragazze straniere che in primavera arrivavano in
gita-studio.
Finalmente l'Universita', le lotte per il diritto allo studio, per
avere piu' case per gli studenti e le studentesse (in quest'ultimo caso
la Sicilia ha cercato di mettersi di traverso, senza pero' riuscirci),
per piu' mense, per i trasporti, per le borse di studio, il
contrapporsi duramente e pericolosamente ai fascisti, soprattutto nelle
scuole e all' Universita', che credevano a torto "cosa loro".
L'apertura della sede di Lotta Continua a Catania (ricordo ancora la
prima riunione in sede con la luce delle candele e alla presenza di una
decina di compagne e compagni).
Quanta storia, ma questo e' solo una sintesi dell'inizio. Credo che da
ora in poi usero' il tempo della politica per raccontarmi. Chissa'
potra' servira a qualcuno. Alla prossima, Lillo Venezia >
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La Catena. Sempre piu' rara, quasi da collezione. :-(
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Antonella Consoli wrote:
< Speriamo
che
questo adesso
passi
e in fretta
come un
treno
nella notte >
(1987)
11 marzo 2007 n.
351
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La scelta era fra subire una prepotenza oppure una botta in testa. La
prepotenza e' il "fazo tuto mi", il "lasciatemi fare", l' "un giorno mi
ringrazierete"; la botta in testa e' il ritorno dell'estrema destra al
governo, Dell'Utri in testa. Fra le due ovviamente c'era poco da
scegliere e la sinistra giustamente ha calato le brache. Un Follini vale
piu' di tutta la sinistra, poiche' la sinistra rispetta i patti ed e'
dunque indifesa. Un Andreotti e' determinante non perche' l'andreottismo
abbia riguadagnato terreno nella societa' ma perche' il centrosinistra
ha (ri)scelto di farne l'interlocutore principale. Il dato piu' rimosso
- elettoralmente - degli ultimi dieci anni e' che Berlusconi, di solito,
non ha vinto ai Parioli ma nelle borgate.
Il centrosinistra s'e' rassegnato tranquillamente a questo dato,
approfondisce ai Parioli e fugge dalle borgate. Alla fine, a farlo
cadere non sara' un Turigliatto o un Pallaro ma il semplice calo
sociologico del consenso: un governo che riesce a perdere quasi venti
punti in sondaggio fra luglio e novembre e' un governo che si candida a
scomparire.
Poiche' Prodi ne e' il premier, e anzi - nelle intenzioni - il sovrano
assoluto - la responsabilita' principale e' sua. Su di lui evidentemente
ci siamo illusi: sara' anche simpatico ma non e' un politico. E' un
semplice manager (onesto) come tanti altri e sarebbe stato un ottimo
ministro dei Trasporti o delle Partecipazioni Pubbliche in un vero
governo di centro-sinistra.
A Vicenza - per esempio - si e' comportato puerilmente. Vicenza e' stata
una giornata cattolica, con molto piu' Woytila che Che Guevara. Un dc
dei bei tempi se ne sarebbe accorto, avrebbe preso tempo con gli
americani, avrebbe trattato coi vicentini. Lui no, ha dovuto fare l'uomo
forte, alla disperata ricerca di una qualunque occasione per alzare la
voce e farsi finalmente ascoltare. Veltroni, in tutta la crisi, e'
rimasto zitto e chiotto. Chi dei due e' il piu' democristiano? Chi
sara' al governo fra un anno o due?
* * *
Non possiamo mandare a casa Prodi perche' dall'altro lato c'e'
Berlusconi. Dobbiamo tenerci Hindenburg perche' altrimenti c'e' Hitler.
Dobbiamo tenerci Facta perche' altrimenti arriva Mussolini. Va bene.
Sano realismo. Finora pero', non ha funzionato. Il problema vero, quello
che prima o poi bisognera' pur affrontare, e': come siamo arrivati a
questo punto?
Forse abbiamo perso un'occasione ai tempi della "societa' civile".
Democrazia non e' tanto una forma di governo quanto la difesa degli
interessi dei molti - lavoratori, commoners - contro quelli dei pochi.
Allora, rozzamente, l'avevamo capito e ce l'eravamo presa con i poteri
dei pochi (mafia, simbolicamente, in testa). Poi ci siamo persi nelle
formalita'. E i pochi hanno ricominciato a gestire il gioco. Adesso, si
parla di metafisica (partito "democratico", "riforma" elettorale) e non
piu' di interessi: ma la metafisica, in politica, e' sempre di destra.
Partito democratico, del "demos", e' quello che in una forma o l'altra
comprende la maggior parte dei lavoratori dipendenti e li contrappone ai
pochi. Giusta elezione e' quella in cui i cittadini scelgono (dando le
preferenze) da chi vogliono essere rappresentati. Non sembra che queste
due cose siano piu' molto importanti, oggi.
"Zitti e muti: decido io. Se vi piace bene. Se non vi piace, arriva
Berlusconi col manganello". Prodi non e' un democratico: e'
semplicemente meno non-democratico di Berlusconi. Democrazia non e'
votare candidati bloccati, decisi arbitrariamente dai vertici dei
partiti. Non e' sciogliere - dopo cent'anni - il partito della sinistra
per avere in cambio un Blair o un Kerry. Non e' neanche "o fate come
dico io o salta tutto". Prodi va tollerato, votato, fiduciato e tutto
quello che volete perche' qui e ora l'alternativa e' peggiore. Ma non e'
piu' un nostro amico. Bisogna fare in fretta a unire i movimenti, le
piccole sinistre e la societa' civile.
________________________________________
Dico. I gay si chiamano finocchi perche' alle volte, al momento di
bruciarli vivi per ordine dei preti, il boia gettava sul fuoco anche
qualche mazzo di finocchi: cosi' la cerimonia veniva resa piu'
tollerabile olfattivamente, visto che la carne bruciata per molti ha un
odore fastidioso. Bruciarli, non se ne poteva fare a meno perche'
altrimenti il Signore si sarebbe irritato e avrebbe mandato cataclismi e
terremoti: questi ultimi venivano generalmente attribuiti esattamente a
cio', e le autorita' religiose e civili non mancavano di tenerne conto.
Altre categorie molto antipatiche erano sindacalisti, ebrei, protestanti
e donne sapute: questi pero' venivano messi a fuoco piu'
rudimentalmente, visto che le storie in questi casi non parlano di
finocchi. (Nessuno di quelli che un tempo bruciavano i gay gli ha mai
chiesto scusa. Anzi, sono tuttora impegnati a dire che certo bruciarli
non si puo' piu' ma insomma).
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Alla base. Secondo il pentito Marino Mannoia fra il '79 e l'80 diversi
carichi di eroina, da Cosa Nostra siciliana a Cosa Nostra Usa, sono
partiti dalla base americana di Sigonella.
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Bambini. Uno parlava troppo e gli hanno tagliato la lingua. Uno faceva
chiasso in biblioteca e gli hanno puntato una pistola in testa. I grandi
si fanno sempre piu' nervosi.
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Memo. Nel 1976 il Pci era al 34,37 per cento. Nel '78 al 30,38 per
cento. Nell'84 al 29,89. Attualmente, gli ultimi sondaggi danno il Ds al
17,5 per cento.
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Burns. La signora Bertolino, a uno dei processi per la distilleria: "Non
sono mai stata condannata per inquinamento. Solo per disastro
ambientale".
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Alma mater. Catania. Verranno versate direttamente al feudatario della
citta', Mario Ciancio, le centomila monete raccolte ogni anno fra i
familiari dei giovani dell'Universita' degli Studi "Ciancio Sanfilippo",
fondata nel 1434 da Ciancio d'Aragona. Gli scudi verranno consegnati
alla tesoreria di Mario Ciancio in cambio di alcune pagine del giornale
di Mario Ciancio. Gli avventori della Casa dello Studente saranno
inoltre muniti di copia del foglio di propaganda di Ciancio, senza il
quale non potranno accedere alla colazione mattutina. Le svanziche, i
dirham, gli scudi, gli euri, i talleri e il valsente non sono che "un
doveroso omaggio - precisa il rettore Recca Sanfilippo - alle
istituzioni cittadine a partire dal City Owner". "Eccellente" commenta
Ciancio. "Teologicamente corretto" sentenzia il Collegio della piu'
prestigiosa Facolta' locale, quella di Scienza del Pizzo.
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Binario. Dal primo ottobre aumentano del dieci per cento i biglietti dei
treni di centrosinistra. I treni di destra subiranno invece rincari pari
a un decimo del prezzo d'ammissione. Il precedente aumento (del dieci
per cento al sud e di 100 per mille al nord) era stato deliberato per
far fonte alla buonuscita di un supermegamanager che andava in pensione.
Per venire incontro ai pendolari e agli utenti piu' disagiati e' stata
tuttavia esclusa dagli aumenti la tratta Decimomannu-Perdasdefogu.
________________________________________
Giornalismo. "Non so davvero se stamperemo ancora il Times tra cinque
anni, e, se vuole proprio saperlo, non me ne importa nulla. Internet e'
un posto meraviglioso e noi li' siamo leader" (Arthur Sulzberger,
direttore del New York Times).
_________________________________________
L'eccezione e la regola. 3 marzo, Tg1 delle 20. Un militare donna spiega
quanto sia importante la presenza dei militari italiani in Afghanistan,
parlando di progetti di cooperazione come se avesse studiato scienze
sociali e non tecniche militari. Un brivido mi percorre la schiena: se
con la destra all'opposizione c'e' bisogno di propaganda cosi' palese e
grossolana per continuare ad occupare l'Afghanistan, vuol dire che siamo
messi proprio male. Non faccio in tempo a riprendermi che nel servizio
successivo mi ritrovo davanti Massimo D'Alema: per lui un vergognoso
insabbiamento diventa una "occasione mancata" per gli Stati Uniti, e
ricorda come in occasione della strage del Cermis ci sia stata invece
una "piena assunzione di responsabilita'".
Ci vuole la fantasia di un grande statista e tanto pelo sullo stomaco
per definire "piena assunzione di responsabilita'" la sottrazione ai
tribunali italiani dei militari statunitensi che hanno impunemente
tranciato una funivia uccidendo 20 persone. In questo momento ho davanti
a me il sito dei familiari delle vittime del Cermis, e per un attimo
sono stato tentato di chiamare al telefono qualcuno di loro per
commentare queste dichiarazioni, ma queste persone hanno gia' sofferto
tanto e spero che la sparata del ministro degli Esteri non li abbia
raggiunti. Decido quindi di esercitare quel rispetto e quel silenzio che
altri hanno negato, e il mio telefono rimane muto. La ciliegina finale
sulla torta del Tg1 e' un servizio sulla manifestazione di Bologna
contro i CPT, dove i contenuti dell'iniziativa sono del oscurati per
fare spazio alla narrativa del disordine, e le telecamere inquadrano
piu' poliziotti che manifestanti. Non mi sorprende che un organo di
informazione governativo sia intriso di propaganda. Quello che mi
spaventa e' il silenzio che accompagna l'informazione-spazzatura, e la
rassegnazione di chi ormai considera il giornalismo corretto come
l'eccezione e non come la regola da rispettare. [carlo gubitosa]
Bookmark: htto://www.valdifiemme.it/comitato3febbraio
________________________________________
elixescrivimi@tiscali.it wrote:
< A proposito della Corda Frates, ho trovato su Google quanto segue:
"Esposti nel museo etnografico di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) i resti
dell'auto in cui si trovavano, il giorno della strage di Capaci, gli
agenti della scorta di Giovanni Falcone. L'iniziativa, che si deve al
circolo Corda fratres di Barcellona, ha suscitato qualche perplessita'.
Polemica Sonia Alfano, figlia di Giuseppe, il giornalista ucciso nel
gennaio del '93, che ricorda che del circolo faceva parte il capomafia
Giuseppe Gullotti, condannato come mandante dell'omicidio di Alfano e
che avrebbe fornito il telecomando per la strage di Capaci. Il sostituto
procuratore generale di Messina, Franco Cassata, animatore del "Corda
fratres", precisa che Gullotti e' stato espulso dal circolo appena si e'
saputo che e' un mafioso" >.
________________________________________
La Catena. Tardi, male e in fretta. Stavolta stiamo uscendo cosi': e'
tanto per dire che ci siamo ancora. A presto. :-)
[r.o.]
________________________________________
Ultimo wrote:
< Noi ci saremo ogni volta
che gli altri scappano,
ci saremo con gli occhi splendenti
di chi sa sognare e vuole sognare
perche' e' realista e con realismo disprezza questa realta', questa
antimafia di salotto, gestita
da professorini elitari e snob,
da toghe grige che alla lotta di strada
preferiscono la dialettica unilaterale
dell'insinuazione e della celebrazione
retorica. Questa antimafia arrogante
buttata nei programmi TV per fare audience offendendo
persone che non possono rispondere
e strumentalizzando eroi e martiri a loro uso e consumo.
A questo loro parlare per parlare, noi rispondiamo con il coraggio
di fare azione, ribellazione contro la mafia.
E come sempre guardiamo alle generazioni piu' giovani,
alla ribellione all'ingiustizia che vive e deve vivere senza
mediazioni nel cuore dei giovani, dei ragazzi del nostro Paese >
27 gennaio 2006 n. 350
________________________________________
Mafia e politica (e massonerie). Come La Panhard-Levasseur e la Belle
Otero, la "Corda Fratres" (Cuori Fratelli) era in grande auge negli
anni della Bella Epoque, quel felice decennio fra l'inizio del secolo e
la grande guerra (la prima Ultima Guerra, nonche' Guerra per la
Civilta', di una lunga serie; ma questo e' un altro discorso). Cosa
stavamo dicendo? Ah, si'. Che cos'e' la Panhard-Levasseur? Un'automobile
di allora, che filava alla ragguardevole velocita' di quaranta
chilometri orari. E la Belle Otero? Una ballerina dell'Opera che -
allora non c'erano le veline - si fece nientedimeno che il re del Belgio
e ne venne ricompensata con doni degni di lui (allora non c'erano
neanche le assunzioni in Rai).
E la "Corda Fratres"? Cos'era la "Corda Fratres"?. Nient'altro che
l'associazione giovanile della massoneria. Una specie di Rotary dei
giovani, ma molto piu' integrato nelle logge e molto piu' militante.
Fini' come tutto il resto: Toyota al posto delle Levasseur, le Gregoraci
al posto delle Belle Otero e.... un momento. Al posto della "Corda
Fratres" c'e' ancora la "Corda Fratres". Non a Parigi, non a Londra, non
a San Pietroburgo. Ma almeno a Barcellona Pozzo di Gotto, giu' in
provincia di Messina.
"Vabbe' - dici tu - Capirai...". Si', ma tutto e' relativo. Per tanta
gente, Barcellona puo' essere piu' importante di Parigi e di Londra.
Prendi Nitto Santapaola, per esempio. Che gliene frega a Santapaola di
Parigi e Londra? Ma levagli Barcellona e vedi come s'incazza. Ora
magari no, visto che e' in galera. Ma quand'era libero, dove credete che
si andasse a nascondere quando gli sbirri, eccezionalmente, venivano a
corrergli dietro? A Barcellona. Dov'e' che ammazzano una trentina di
tizi in pochi anni, senza che nessuno sostanzialmente ci faccia caso? E
dov'e' che di due capi di Ordine Nuovo (il gruppo armato fascista) uno
puo' finire dentro per traffico d'armi internazionale e l'altro diventa
un pezzo grosso, anzi grossissino della politica nazionale? Non a san
Pietroburgo, amici miei. Barcellona e' un paesino importante, almeno
quanto lo era Corleone "Tombstone" negli anni Sessanta. Di Barcellona e'
meglio non parlare. Uno che ci ha provato - il giornalista Beppe Alfano
- l'hanno ammazzato.
E proprio di Beppe Alfano si parlava qualche settimana fa, a Barcellona,
il sei gennaio. C'era la commemorazione della sua morte, organizzata dai
familiari, e si parlava (troppo liberamente, secondo alcuni) di mafia e
affari. E chi viene a rompere l'anima, a far gazzarra cercando di
silenziare gli antimafiosi e quelli che ricordavano Beppe Alfano. Quelli
di "Corda Frates": proprio loro. Ma guarda un po'. Roba estinta da un
secolo, piu' solitaria di un panda, dimenticati da Dio e dagli uomini,
da tempo immemorabile ai giardinetti... e improvvisamente si svegliano,
e guarda tu in che occasione. Capirete che uno s'incuriosisce, e cerca
di capire che sta succedendo a Barcellona.
Le cose che succedono sono due, una grossa e visibile e l'altra meno.
La cosa grossa e' che a Barcellona, da qualche mese in qua, e' nato il
movimento antimafia. Sara' grazie alla figlia di Beppe Alfano, sara'
grazie ai compagni come Tindaro e Dario, sara' che i ragazzi d'oggi sono
piu' svegli di prima, fatto sta che dalla primavera in questa tranquilla
citta' c'e' un diavoleto di pubbliche denunce, di incontri, di cortei.
Non che la maggioranza sia antimafiosa (ce ne vuole). Ma insomma, non si
sta piu' in pace come prima.
La cosa piu' piccola, e che si vede meno, e' che il comune di Barcellona
(inteso come assessori e sindaco: vale a dire, dati gli usi locali, come
parenti dell'onorevole Domenico Nania) vive sospeso a un filo. Non che
lo vogliano mettere in minoranza: qua la paura concreta e' che da un
giorno all'altro arrivino le guardie e sciolgano d'autorita' il comune
per... non per eccesso d'antimafia, insomma.
Il presidente in pectore della Commissione Antimafia, Beppe Lumia (in
pectore nostro, se permettete, poiche' era stato un buon presidente
della Commissione vecchia, senza guardare in faccia nessuno) l'aveva
detto chiaramente: una delle prime proposte che fara' la Commissione, se
Prodi vince, sara' proprio di sciogliere il comune di Barcellona. Poi
Prodi vinse, la Commissione antimafia non si fece, alla fine come dio
volle si ricordarono di rinnovarla ma non ci ando' Lumia. Ci ando' un
altro galantuomo, uno di provata esperienza e fede, che pero' di
sciogliere comuni a Barcellona non aveva mai fatto cenno.
Onde nei bar del paese, nei circoli dei - pochi - politici antimafiosi,
in tutti i consigli d'amministrazione legali e non, nelle cosche, negli
uffici, ai giardinetti e in tutti gli altri luoghi logistici della
societa' barcellonese, la grande domanda era: "E ora, che cosa faranno?
Scioglieranno il comune?". Suspence.
Finche' l'altro giorno - l'altro giorno: ormai, un paio di settimane
fa: ma i grandi eventi storici sono sempre appena ieri - arriva il Gran
Capo in persona, il braccio destro di Fini, il Mediatore, Colui Che
Organizzo' il Grande Inciucio con la famosa cena a casa di Letta:
insomma, arrivo' l'onorevole Nania (che la', al suo paese, s'e'
limitato a farsi condannare per un intrallazzuccio edilizio, roba da
niente: da un geniaccio cosi' ci saremmo aspettati di meglio. Ma nemo
propheta in patria).
L'onorevole scende dall'autoblu', sale sul palco e comincia a comiziare.
Sciogliere questo comune? Sghignazzata. No, non lo scioglieranno. Lo so
da fonte certa. Non glielo permetteremo mai noi di destra. Ma anche nel
centrosinistra... - pausa - nel centrosinistra... - sorriso - nel
centrosinistra insomma...
Insomma, nel centrosinistra siciliano e non - par di capire - non tutti
sono comunistacci feroci come quel Pio La Torre. Non tutti ammiratori
delle toghe rosse, di quei da gran tempo sepolti Falcone e Borsellino.
Non tutti giustizialisti fanatici come quel Lumia.
Troncare, sopire, reverendissimo padre. Sopire, troncare. Nel pubblico,
mentre il Capo parlava, passavano fra i sogghigni questi e altri nomi.
Non che qualcuno si sia permesso di parlarne male: ci mancherebbe.
Pero'.
C'e' un appello della famiglia Alfano, e di numerosi altri antimafiosi,
perche' venga sciolto il comune ecc. Lo trovate sul solito
http://www.ritaatria.it.
Lo scioglieranno? Non lo scioglieranno? E chi lo sa. Per fortuna, fra
poco il governo Berlusconi verra' battuto, avremo finalmente un bel
governo di centrosinistra e, qui in Sicilia, vedrete che razza di
pulizia fara' 'sto governo.
________________________________________
Privatizzazioni. Saranno Tanzi e Cuffaro a definire nei prossimi anni i
programmi del liceo. Dopo la controversa riforma Moratti-Berlinguer,
l'aziendalizzazione delle scuole continua senza lasciarsi distrarre dai
cambi di governo. In futuro, i consigli di amministrazione dei vari
istituti prevederanno infatti "la presenza di rappresentanti delle
autonomie locali e del mondo dell'impresa".
________________________________________
Infiltrati. Scandalo in Vaticano dopo la rivelazione dei trascorsi di
due vescovi molto noti in Italia, Tettamanzi di Milano e Micciche' di
Trapani. I due avrebbero avuto stretti rapporti con un gruppo radicale
ebreo-palestinese, per conto del quale avrebbero operato da parecchi
anni all'interno dell'epicopato italiano. La lora attivita' e' stata
smascherata da due incaute rivelazioni che i due si sono lasciati
sfuggire di fronte a testimoni: "Nessuna barriera dev'essere innalzata
contro gli immigrati" (Tettamanzi, in piena Milano) e "Non vogliamo
soldi dai politici, li usino per cose utili per la gente" (Micciche',
addirittura in Sicilia). Nell'alloggio di Tettamanzi e' stato rinvenuto
materiale definito "significativo" dagli inquirenti (fra cui quattro
cronache sui disordini in Palestina). Altri oggetti compromettenti sono
stati sequestrati al Micciche' che dormiva, sembra, sotto la
riproduzione di uno strumento per esecuzioni letali.
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Promemoria. Stanno in Sicilia i politici meglio pagati d'Italia e sono
gli assessori della giunta regionale, i cui stipendi lordi sfiorano i
quindicimila euri (trenta milioni di lire) al mese. In Sicilia, come nel
resto d'Italia, un terzo dei ricercatori scientifici guadagna circa
ottocento euri al mese.
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Stefani. Fassino: "Il partito non e' allo sbando".
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Stefani. Vicenza. "L'ora delle decisioni irrevocabili e' suonata".
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Pirateria Microsoft. All'inizio c'era il "no copyright", ovvero prendi
cio' che scrivo e fanne quel che ti pare. Poi pero' qualcuno ha pensato
che per umanizzare il diritto d'autore non era necessario azzerare i
diritti degli autori, ed e' cosi' che sono comparse le licenze di libero
utilizzo per il software e le altre opere dell'ingegno, che diventano
"fai quel che ti pare ma a certe condizioni". Tra le piu' famose di
queste licenze ci sono le Creative Commons, che permettono di proibire
utilizzi commerciali di lavori "liberi" o modifiche non concordate con
l'autore (non basta cambiare una parola di un libro per poter dire di
aver scritto un altro libro).
Ma che succede quando a violare queste regole sono proprio i paladini
del copyright, della cosiddetta "proprieta' intellettuale" e dello
sfruttamento economico delle opere dell'ingegno? Succede quello che e'
successo a Microsoft, sbeffeggiata in tutto il mondo per un maldestro
utilizzo di una foto pubblicata sul portale Flickr, che permette agli
utenti di condividere fotografie stabilendo precise condizioni di
utilizzo.
Niall Kennedy, un ex impiegato dell'azienda di Bill Gates, ha scoperto
che una delle sue immagini presenti su Flickr era stata pubblicata in un
blog della Microsoft, e ha voluto "punire" questo utilizzo commerciale
non autorizzato sostituendo il disegno originale con la foto di un nudo
dove il logo Creative Commons giocava il ruolo della foglia di fico.
Automaticamente anche l'immagine sul blog si e' aggiornata, rivelando
che il re dell'informatica e' ormai nudo di fronte alle sue stesse
contraddizioni.
"Hanno rubato una delle mie foto per metterla sul loro blog - ha
dichiarato Kennedy - e ho deciso di metterli di fronte alle conseguenze
del loro gesto. Io metto a disposizione le immagini e i testi che
realizzo con licenze Creative Commons sperando che questo aiuti altre
persone a raccontare storie migliori o a incrementare la loro
creativita', ma quando questi contenuti sono utilizzati violando i
termini delle licenze che utilizzo, la mia scelta e' quella di reagire
in vari modi, che vanno dall'invio di email fino alle azioni legali".
Tutti i dettagli della vicenda sono sul blog di Niall. [carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.niallkennedy.com
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Von Clausewitz. La guerra e' la prosecuzione della tivvu' con altri
mezzi.
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Made in Italy. Shenzhen, Cina. Proteste in una fabbrica italiana - la
DeCoro di Ricci - contro le cattive condizioni di lavoro. La direzione
ha fatto intervenire le guardie, che hanno malmenato tre lavoratori.
La protesta e' rientrata e la direzione italiana ha diramato un
comunicato di piena normalita'.
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AAA surplus militare vendesi - Astenersi perditempo e kamikaze
islamo-fascisti (perlomeno mandare un prestanome). In breve, la storia
e' questa: il Pentagono dismette armi, pezzi di ricambio eccetera,
facendo vere e proprie aste (surplus auctions). Surplus vuol dire che ne
han troppe; si vede che li' vendono a buon peso, tanto paga il
contribuente, e si arricchiscono gli amici degli amici.
I clienti? Il fior fiore dei faccendieri e trafficanti di armi mondiali.
Ad esempio un tizio pakistano, gia' condannato per esportazione di pezzi
di missili all'Iran, appena uscito di prigione ha comprato pezzi di
elicottero da una azienda che li aveva presi all'asta; destinazione...
Iran. Un altro caso: mediatori pregiudicati sempre per l'Iran comprano
pezzi di Tomcat, ma la Dogana li becca, e li rimanda (i pezzi) al
Pentagono. Il Pentagono che fa? Li rivende, no?! Con le etichette della
Dogana ancora appiccicate, ad un altro mediatore... in odore di Iran!!
Sembra una trama da Scaramellik o da film di Toto'? Possibile, coi
miliardi che spendono in "intelligence"? Falsa informazione da dare in
pasto all'opinione pubblica per coprire doppi-tripli-quadrupli giochi e
fanta-strategie militari? O solo gretta avidita', "business as usual"?
E che dite, glie l'hanno gia' venduta ad Ahmadinejad un'atomichina come
nuova, con una semplice triangolazione fra onesti commercianti? Cosi' si
puo' bombardarli subito, ed il "surplus" siamo sicuri che venga ben
utilizzato da genuini criminali democratici occidentali cristiani.
[alessandro paganini]
Bookmark:
www.iht.com/articles/ap/2007/01/16/america/NA-GEN-US-Military-Surplus
-Stings.php
________________________________________
Acqua. Rimpiangeremo le care vecchie guerre per il petrolio.
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California: Il governatore Schwarzenegger ha proposto di allargare la
copertura medica al 90 per cento della popolazione, compresi i bambini
figli di immigrati illegali. Il progetto prevede una copertura delle
spese da parte dei datori di lavoro che non offrono copertura sanitaria
e di ospedali e medici, tassati tra l'uno e il quattro per cento.
Divieto per le assicurazioni di rifiutare di coprire persone a causa
dell'eta' o delle condizioni di salute. Schwarzenegger inaugura cosi' il
primo grande tema di politica interna delle presidenziali del 2008.
[tito gandini]
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Ernesto wrote:
< Si' lo so, succedono cose ben piu' gravi nel mondo, su cui sarebbe
giusto protestare, ma visti i video con i maltrattamenti barbari e
ingiustificati sulle mucche in fin di vita da mandare ai macelli ritengo
giusto protestare per queste pratiche (a quanto pare diffuse in tutta
Italia) non comprando piu' carne bovina di provenienza italiana.
Approfittiamo delle norme per la mucca pazza (etichettamento con origine
delle carni bovine) per protestare contro gli allevatori italiani
inviandogli lettere cosi': "Cari allevatori, non siamo vegetariani, ma
se vogliamo mangiare una mucca non vuol dire che vi autorizziamo a
tortutarla e procurarle delle sofferenze barbare e inutili. NOI siamo
uomini e non bestie". Considerando il panico e le proteste degli
allevatori di polli, per un calo dei consumi isterico e passeggero,
penso sia giusto e influente uno sciopero dei cosumatori di carne di
mucca, almeno fino a quando non avremo risposte convincenti da parte
degli allevatori >
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Alessandro Paganini wrote:
< Le famose 2 molotov che "giustificavano" il pestaggio dei 93 ragazzi
alla scuola Diaz, molotov in realta' portate nella scuola da 2 agenti,
sono sparite. Et voila', puff! La prova non c'e' piu'! Promozione in
vista per i diligenti anonimi servi autori del riuscito gioco di
prestigio >
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Giuseppe G. wrote (a
www.nandodallachiesa.it):
< Sciascia? Pentirsi di che cosa?, chiedere scusa? Ma per favore, coloro
che chiedono cio' sanno di cosa stanno parlando? Io sono uno di quei
"poliziotti" che ha perso dei veri amici, che ha perso dei galantuomini
e ricordo bene le parole contro i "professionisti dell'antimafia".
Ricordo anche le etichette che appiopparono a Falcone e Borsellino: il
primo di sinistra ed il secondo di destra. Io ho avuto la fortuna di
conoscere suo padre e nello stesso tempo avere avuto la disgrazia
d'intervenire in via Carini e le posso assicurare, da palermitano,
d'essermi vergognato. Il Nostro paese dimentica molto in fretta, per
questo non chieda scusa a nessuno, lo faccia per gli uomini che hanno
dato la propria vita per avere una Sicilia davvero libera da
condizionamenti mafiosi. Io, rimango con la mia solitudine e col
pensiero rivolto a coloro conosciuti durante la mia attivita' e che non
sono piu' con noi, sino all'ultimo venerdi' in vita di Borsellino:
quella e' stata l'ultima volta che ho stretto la mano ad un galantuomo
siciliano >
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Addiopizzo wrote:
< E' stato eletto alla presidenza della camera penale della provincia di
Palermo Salvo Priola, prosciolto per assenza di prove sufficienti, ma su
cui pesanti sospetti sono stati raccolti dai giudici in un dossier
inviato all'ordine degli avvocati, che non ne ha tenuto conto, ignorando
il suo stesso codice deontologico. La Camera di commercio di Palermo
continua ad annoverare come vicepresidente Giuseppe Albanese, gia'
condannato per favoreggiamento in quanto nego' anche di fronte
l'evidenza, di aver pagato il pizzo >
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La settimana prossima esce "Casablanca". Scrivete per prenotare la
diffusione. Vi mandermo il pdf, ma se vendete (e comprate) qualche copia
non fa male. Questo numero antimafia sociale (Locri e Palermo), mafiose,
Senegal, un sacco di altre cose e - chicca - i fumetti di Bubi & Biani.
Aumentate le pagine, nonostante... beh nonostante tutto quel che potete
immaginare e anche qualcosa di piu'. A proposito, scusate per il ritardo
della catena. (Non capisco perche' da qualche tempo in qua faccio piu'
fatica a lavorare. Dev'essere colpa dei fascisti che mi allungano i
piani delle scale e mi mettono tutte la strade in salita, per farmi
venire il fiatone e sabotare cosi' l'avanzata delle forze
rivoluzzionarie)
________________________________________
C'E' UN NUOVO COMPAGNO
Ehi Pietro, bello che sei arrivato ora
ci sono un sacco di cose pronte a succedere nei prossimi 97 anni
basta dargli una spinta leggerissima - e tu gliela dai, no? (Poi ne parliamo)
Benvenuto ora qui sul terzo pianeta
non e' malaccio dopotutto basta riderci su
come stai facendo tu ora a modo tuo
Scusami se non ti offro un po' di questo vino
sei ancora troppo piccolo, dice tuo padre
(vedi quanto sono esagerati i grandi?)
pero' ci sara' tempo a bere insieme
tempo per tante cose forti e in compagnia
Ora non scrivo piu' perche' devo ubriacarmi e far festa,
mica ti offendi, no?
29 dicembre 2006 n. 349
La cinquantunesima stella. L'Italia comincia a somigliare all'Alabama anche nel
linciaggio. Quel che è avvenuto ad Opera nel 2006 - data storica, da segnare - è
infatti assolutamente identico a quel che succedeva in quel Paese intorno al
1906: i paesani che si riuniscono con le torce, le urla, le grida, i pochi
uomini dello sceriffo messi in fuga e la folla che si dirige vociando verso
l'accampamento dei negri e lo mette a fuoco. Certo, da noi è una novità e fa
ancora impressione: ma in capo a qualche anno, com'è successo in America, ci
saremo abituati.
Se si brucia una bandiera israeliana intervengono le massime autorità a
ricordare Auschwitz e a (giustamente) condannare l'antisemitismo. Se si brucia
un'intera tendopoli di zingari, al massimo è un episodio di cronaca: nè Prodi nè
Napolitano ritengono di dover andare sul posto a dir qualcosa. Eppure, Hitler
non ammazzava solo gli ebrei. Anche quello degli zingari è stato un Olocausto.
Leghisti, ex-fascisti di Aenne e fascisti doc di Forza Nuova si sono divisi
fraternamente il compito di portare torce e benzina e di appiccare il fuoco.
Ognuno con una sua logica precisa. Per i leghisti il problema principale è di
far dimenticare all'operaio lombardo com'è che è diventato disoccupato. La
Lombardia era terra di fabbriche e di diritti, di operai civili e produttori. E
organizzati fra loro: non era facile, prima della Lega, mettere i piedi in
faccia all'operaio lombardo.
Questo agli industriali non stava bene. Hanno preso le fabbriche e le hanno
portate in posti più tranquilli. E contemporaneamente hanno cominciato a fare un
gran polverone sul fatto che le disgrazie degli operai venivano dai meridionali,
dai marocchini, dai cinesi, da tutti fuorché da loro. Che nel frattempo
delocalizzavano quatti quatti.
Il compito della Lega, in tutta questa operazione, è stato di fare da vaselina.
E anche la caccia agli zingari va bene, purché non si pensi alle fabbriche
volate via.
Fascisti ex e fascisti doc la caccia agli zingari l'hanno sempre fatta, e non
c'è alcuna ragione per cui non vogliano farla anche ora. Quella agli ebrei
l'hanno dovuta smettere perché ora gli ebrei, bene o male, sono armati. Ma non
c'è uno Stato di Zingaria a cui render conto. Perciò, caccia aperta con la
benzina e i bidoni.
* * *
Chi sono, sociologicamente, quelli che vanno a dar fuoco - coi carabinieri
scappati, e col governo che non interviene - alle tende degli zingari? I capi,
li conosciamo: compaiono in tv e sui giornali, ma sono importanti politici, vip
privilegiati, su cui nessuno interviene. I seguaci, quelli che una volta
sarebbero stati le Sa, sono il quarantenne disoccupato, che non ha saputo
difendersi la sua fabbrica e ora se la piglia coi più disgraziati di lui, e il
ragazzotto trendly con mutande alla moda e telefonino. Quest'ultimo ha più o
meno la stessa età dello zingaro Sasha, che un paio di settimane fa morì in un
altro rogo di zingari, stavolta vicino Roma. Nel campo, scoppiato l'incendio,
non c'era come spegnerlo (mancando le prese d'acqua) e dentro una roulotte
c'erano la moglie di Sasha e i suoi genitori. Lui riuscì a tirar fuori i vecchi,
poi tornò dentro e morì con la sua donna nel fuoco.
Sedici anni. I sedici anni di uno zingaro e quelli di tanti fighetti italiani.
Picchiare un handicappato è una monelleria, degna di un po' di "attività
sociali" per punizione. Essere zingaro invece è un reato grave, come essere
negro in Alabama, da punire col fuoco.
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Spot a nazioni unificate. Chi salvera' le nostre menti dagli attacchi della
pubblicita'? Di sicuro non sara' il Parlamento Europeo, che a dicembre ha
emanato una direttiva sui servizi audiovisivi che attualizza la direttiva sulla
"Tv senza frontiere" del 1989. Il risultato e' stato un testo ambiguo, nel quale
la teoria degli alti principi legati alla cultura e al pluralismo si mescolano a
pratiche piu' tolleranti verso la pubblicita' occulta e l'affollamento dei
palinsesti. Non ci saranno limiti giornalieri alla quantita' di messaggi
pubblicitari, ma solo un vincolo sull'intervallo minimo tra una interruzione e
l'altra, che nel caso di programmi per bambini e' pari a 30 minuti. Le
telepromozioni non saranno conteggiate nei tetti pubblicitari, e il "product
placement", ovvero la presenza visibile di prodotti commerciali inseriti nel
contesto di un programma televisivo, sara' possibile all'interno di opere
cinematografiche, film e serie per la televisione e trasmissioni sportive,
aggiungendo un bel carico di pubblicita' occulta a questa deregulation
incontrollata. "Con questo voto, possiamo rimuovere lo svantaggio competitivo
delle produzioni europee rispetto a quelle americane". A parlare e' Ruth
Hieronymi, la relatrice della direttiva che a Strasburgo milita nel gruppo del
Partito Popolare Europeo. "Contemporaneamente, favoriamo più trasparenza e diamo
più informazioni al telespettatore che, generalmente, non è al corrente della
pratica del "product placement", ha aggiunto Hieronymi. In breve: ti frego, ma
almeno te lo dico. [carlo gubitosa]
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Calabria. Ancora un notabile locale arrestato per complicità coi mafiosi.
Stavolta è dell'Udc, si chiama Dionisio Gallo ed era il vicepresidente
dell'antimafia regionale.
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Natale. Un cane travolto da una macchina sulla Flaminia, presso Spoleto. Un
ragazzo corre a soccorrerlo. Arriva un'altra macchina e ammazza anche lui.
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Carriere. La famosa spia Caramella ("Prodi è un communista feroce. L'aggio
saputo da Stalinne in persona) da quale giornale sarà assunto, adesso? Quanta
carriera farà,nell'Ordine dei Giornalisti?
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Guzzanti. S'è dimessa Sabina. S'è dimesso Corrado. "Non ci scritturano più.
Siamo i peggio comici della famiglia".
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Promemoria 1. Negli ultimi tre anni in Italia i compensi degli amministratori
delegati delle principali società quotate in borsa sono cresciuti dell'ottanta
per cento. Nell'ultimo anno in Sicilia il trentuno per cento delle famiglie è
rimasto sotto la soglia di povertà (Istat).
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Promemoria 2. E' completamente sparita, sommersa dal mare, l'isola di Lohachara
nel Dolfo del Bengala. Evacuati i diecimila abitanti. La prima terra abitata
cancellata dal surriscaldamento del clima.
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Catania. Il 5 gennaio verrà consegnato il Premio Giuseppe Fava al giornalista
Fabrizio Gatti, per le sue inchieste sull'immigrazione. Il 6 febbraio avrà luogo
l'assemblea dell'antimafia sociale. Di seguito il volantino.
* * *
La Befana antimafia
Fino ad oggi i beni che la magistratura confiscava ai mafiosi sono sempre stati
assegnati ad associazioni, spesso gestite da ragazzi, con l'obbiettivo di
riqualificarli e renderli produttivi per la società di cui fino ad allora
avevano rappresentato centri di sfruttamento.
Eppure abbiamo assistito a casi in cui i beni confiscati sono stati riassegnati,tramite
associazioni di copertura agli stessi gruppi di potere che prima li
gestivano,vanificando gli sforzi della magistratura.
Su questi temi vige una sorta di silenzio omertoso da parte delle istituzioni,a
volte incapaci di gestire una limpida riassegnazione di queste proprietà, i cui
sistemi di selezione rimangono tuttora un mistero.
Sulla base di questi fatti vogliamo costituire un tavolo di lavoro, per stilare
un'agenda operativa di lotta alla mafia per il 2007,che abbia come primo
obbiettivo quello di rendere realmente efficace e trasparente il sistema di
assegnazione dei beni confiscati.
Parteciperanno al tavolo:
Osservatorio sulla mafia - Fondazione Fava - Itaca News - Casablanca -
Addiopizzo Catania - Giuseppe Cipriani (Ex Sindaco di Corleone) - Rosa La Plena
- GAPA - Iqbal Masih - CittàInsiemeGiovani - Grilli dell'Etna - Libera -
Federazione Giovanile Comunisti Italiani Catania
Dove: GAPA (Centro di Aggregazione Popolare), via Cordai, 47 (Quartiere S.
Cristoforo) Catania. Quando: 6 gennaio 2007, ore 18.30
________________________________________
Alcuni dei siti che riprendono la Catena pubblicano anche (e di solito la
mettono accanto) "La non violenza è in cammino", che è una faccenda simile alla
Catena solo che, invece di mafia, si occupa prevalentemente di problemi della
pace. Fra i pacifisti italiani è conosciutissima, esce ogni giorno (quasi
millecinquecento numeri), pubblica documenti straordinari e conta su
collaboratori prestigiosissimi, da padre Zanotelli a Lidia Menapace. Un modello,
insomma. Lo dirige Peppe Sini, di Viterbo, una delle figure storiche del
"movimento" italiano: diciamo che è per il pacifismo quel che per l'antimafia è
Umberto Santino o che è stato Dino Frisullo per gli immigrati.
Bene, da un paio di settimane Nonviolenza in cammino non esce per "problemi
tecnici" che sono, se ho capito bene, legati alla salute di Beppe. Perciò vi
pregherei di scrivergli, di esprimergli solidarietà e anche di fargli capire che
noi, suoi lettori, vogliamo tornare a leggere al più presto il suo giornale. Io
personalmente non vedo l'ora.
(I numeri passati li trovate su: lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html)
Write to: Beppe Sini <nbawak@tin.it>
oppure "Centro di ricerca per la pace", strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
________________________________________
Max wrote:
< Caro R., ho ricevuto come al solito la tua e-zine e devo farti qualche piccolo
appunto. Ti ho già scritto altre volte, non sono elettore di centrosinistra ma
mi va di ricevere la tua e-zine per leggere, sviluppare criticare e spesso
elogiare. Ti scrivo in relazione a ciò che scrivi sulla mafia e sull'antimafia,
alla destra (o parte di essa) e ai suoi valori. Non condivido l'equazione Destra
uguale mafia. Vi siete eletti a portatori di pace, poi di democrazia, poi di
solidarietà, poi di libertà. Vi siete fatti prima portavoce dell'antifascismo e
ora dell'antimafia. Vi siete arrogati il diritto di portare in piazza queste
bandiere e affiancarle alle vostre. "Sti stronzi del centrodestra... come si
permettono loro, capeggiati da quel dittatore di Berlusconi, a farsi portatori
di valori così alti?".
Eppure caro R. non siamo tutti fascisti o mafiosi o razzisti, non siamo tutti
guerrafondai. Non ho in casa la bandiera arcobaleno, simbolo della vostra pace,
ma non ce l'ho semplicemente perchè voi l'avete affiancata alle vostre bandiere
di partito. A casa mia è esposto in tutta la sua nobiltà il tricolore, quel
tricolore che ha rappresentato l'antifascismo, i valori di pace e di libertà e
pure l'antimafia, un segno di appartenenza ad uno Stato che vuole essere Stato
dappertutto, anche in Sicilia dove lo stato non c'è.
Penso che per combattere la mafia in Sicilia sia il caso che tutte le voci non
mafiose sia di destra che di sinistra si ritrovono su dei valori comuni (non
dico ideali perchè abbiamo ideali lontani anni luce) e il primo di questi valori
è quello della libertà. E' necessario che ognuno di noi lasci da parte i
preconcetti per trovarci uniti in quei valori che uniscono donne e uomini di un
grande paese libero e democratico quale è il nostro. E' ora che tralasciamo di
porre equazioni come quella sopracitata perchè non fanno che esaltare e
infiammare una parte instaurando invece un senso di rabbia e di ribellione
dall'altra.
Spero che tu non me ne voglia per i miei giudizi.Non sono elettore di
centrodestra in quanto di destra, ho sempre avuto una forte avversione al
fascismo, mio padre è stato ed è un compagno. Non sono anticomunista di natura o
per pregiudizio,sono un moderato che guarda a un certo tipo di riformismo
diverso da quello di cui la sinistra si fa portatrice. Ti scrivo che è il giorno
di Natale e per questo di faccio i m igliori auguri,anche quelli di buon lavoro
(che mi dà molto da leggere e analizzare).
________________________________________
giusticlaudio@aliceposta.it wrote:
<Il governo giapponese ha, come al solito, approfittato delle feste per compiere
un atto di terrorismo. Quattro disgraziati, che ogni giorno per decenni hanno
atteso il boia, sono stati impiccati senza preavviso. Il boia è arrivato e li ha
uccisi. Non hanno avuto il tempo di salutare i parenti e gli amici, non hanno
avuto modo di avvisare l'opinione pubblica e i loro avvocati. Non hanno avuto la
possibilità di ricevere un conforto religioso. Hanno avuto appena il tempo di
raccomandarsi l'anima a Dio >
________________________________________
Associazione Rita Atria <info@ritaatria.it> wrote:
< Pino Masciari, testimone di giustizia, è costretto a lasciare a casa moglie e
figli perché mancano le blindate. A disposizione solo una macchina blindata ed
una normale (non blindata). Chi doveva salire sulla macchina non blindata? Pino
Masciari no, perché è lo scortato.... allora la moglie e i figli? Chiaramente
Pino Masciari amando sua moglie e i suoi figli ha deciso di scendere da solo. I
bambini di Pino Masciari dovranno aspettare ancora per riabbracciare i suoi
nonni e i suoi zii....
Grazie Stato per l'ennesimo regalo di Natale.
(Intanto i ragazzi di ACMOS, Libera Piemonte, che da anni stanno accanto a Pino
e alla sua famiglia, partono domani mattina (27 dicembre) per la Calabria per
non far sentire solo Pino nel suo viaggio che lo vedrà presente alle iniziative
di inaugurazione di Libera a Vibo Valentia. Grazie Ragazzi) >
________________________________________
Dulcino <pinoconte3@virgilio.it> wrote:
< Ma insomma dove stanno gli euri per fare un quotidiano? E a Catania chi vuole
contrastare la lobby di Ciancio & C.? Anche solo per interesse personale ed
economico (tralasciando morali, culture e lotte alla mafia varie...), dove trovi
nella connivente e provinciale Catania un gruppo di imprenditori disposti a
scommettere su un quotidiano? E i giornalisti dove sono? Sarebbero disposti a
tornare a Catania, a riscommettere? Quanti nuovi giovani apprendisti, oggi,
sarebbero pronti a non guadagnare una lira, a rischiare la pelle, ad affrontare
ostracismi o altro? Egregio Riccardo è triste tutto ciò. Ma un conto è un
giornale on line, un conto è pubblicare un quotidiano >
* * *
Appunti per un nuovo giornale (Lucio Tomarchio, 1995)
Maturità delle tecnologie: Interfaccia grafica Mac/Win vicina all'utente.
Autoistruzione. Elaborazione di prodotti semplici (testi, disegni, ecc.).
Elaborazione di prodotti più complessi (ipertesti, giornali, ecc.).
Grafica per oggetti: Finestra. Oggetto. Mouse. Mano. Spostamento.
Raggruppamento. Prodotto finito. Grafica, oggetto, ipertesto. Nuova cultura.
Giornale modulare: Stanza. Computer. Elaborato. Altra stanza. Computer.
Elaborato. Assemblaggio. Prodotto finito.
Nuovo giornalista: Scrittura per analogia. Produzione di testi e di ipertesti.
Assunzione dalla realtà e dalla virtualità.
Nuovo pubblico: Abitudine a interfacce diverse dal piombo. Interesse verso
quanto non canonico.
Reti: Downloading. Acquisizione. Commistione. Fusione e sinergia. Contatto.
Produzione culturale.
________________________________________
Pippo P. wrote:
Prima che vi uccidano
< Capisca pure chi lo vuole
che i tempi cambiano sotto il sole
vola la sabbia sui portoni giace la rabbia sugli altari.
Capisca pure chi lo vuole
ma quanto sangue per le strade
quanti fratelli da ricordare in nome di cosa o di chi.
Capisca pure chi lo vuole
prima che arrivino
prima che vi uccidano
Capisca pure chi lo vuole
l'intenditore ha poche parole
da regalare ai larghi sorrisi ed alle intese scacciacrisi.
E dimmi da che parte stai tu intrepido aquilonista
che osservi placido dalla giostra
e non ti butti nella mischia?
Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato
getti la maschera sul selciato
alzi il cappello dell'innominato
sputi sull'anima dei sanza fiato.
Capisca pure chi lo vuole
adesso prima che arrivino
prima che vi uccidano.
Perchè i maestri dell'inganno vivono sempre in alto
e vi vedono arrivare anche di notte o all'imbrunire
da regalare ai larghi sorrisi ed alle intese scacciacrisi.c'hanno il sorriso
dell'attore
le parole giuste per salutare
una carezza per colpire una certezza per mentire.
E danno tempo per pensare
e tempo ancora per continuare
lo sguardo teso all'infinito hanno un coltello per amico
perchè i maestri dell'inganno
sanno capire e sanno comprare
laddove il cuore della gente
ha smesso di battere e levare
Capisca pure chi lo vuole
prima che arrivino
prima che vi uccidano >
Bookmark:
www.pippopollina.com
22 dicembre 2006 n. 348
________________________________________
Il partito dell'antimafia, in Sicilia e al sud, conta circa il
quindici-venti per cento dei voti. Non e' un partito politico, e non lo
sara' tanto presto: e' semplicemente l'insieme delle persone i cui voti
sono relazionati anzitutto alla volonta' di contrastare il principale
problema che vivono, lo strapotere mafioso. Questi voti sono in massima
parte di centrosinistra ma non coincidono organizzativamente con esso.
Ci sono anzi diverse zone del sud in cui la forza organizzativa, e i
voti, della societa' civile organizzata superano quelli della sinistra
ufficiale. A Catania e a Messina, per esempio, la sinistra ufficiale e'
ormai sotto il quindici per cento; e sopravvive elettoralmente quasi
esclusivamente grazie agli antimafiosi di base. I cui voti pero' non sa
gestire, e continua a riceverli solo per la paura incombente di una
destra mafiosa.
E' la classica situazione del "partito che non c'e'". Quella che, nei
primi anni '90, porto' alla rapidissima crescita della Rete. Fu un
episodio esemplare: e' fallito per due motivi precisi. Il primo, che la
Rete rinuncio' prestissimo a essere una rete, per trasformarsi in
partito tradizionale. Il secondo, l'incontrollato leaderismo, che allora
si chiamava carisma. Quelli che avrebbero potuto essere, e inizialmente
erano, i portavoce e gli aggregatori di un larghissimo movimento
popolare finirono per essere dei notabili come tutti gli altri: onesti,
coraggiosi e pieni di buone intenzioni ma sostanzialmente oligarchici,
nel quadro della vecchia politica e della vecchia cultura.
Con tutto cio', sulla Rete c'e' molto da riflettere. E' una parola molto
meno strana di prima. Intanto, oggigiorno e' molto piu' facile pensare a
una rete - oggi che abbiamo l'internet - che a una Rete.E poi, gli
errori insegnano. Stavolta, per esempio, se dovessimo eleggere dei
parlamentari - o dei sindaci o dei consiglieri locali - staremmo
attentissimi a non farne dei notabili, a non metterli su un piedistallo.
Potremmo (per esempio) pre-obbligarli a dimettersi dopo due anni,
creando cosi' una figura nuova di politico non-professionale,
controllato non solo da strutture "di partito" (che potrebbero anche non
esserci) ma proprio dalla rete. Potremmo decidere in rete, ogni mese o
due, le cose da fare (i "tavoli dei partiti" diventerebbero obsoleti).
Creeremmo una classe politica intermedia di alcune decine di migliaia di
persone, serie, non prive d'esperienza e di creativita', collegate fra
loro.
Potremmo. Probabilmente lo faremo spontaneamente, quando il
centrosinistra finira' di rilocarsi, fra un anno o due. Probabilmente
cominceremo a farlo proprio qui dal sud (dalle parti di Locri e' gia'
nata una "rete per la Calabria"). Intanto non rassegnamoci per sempre a
votare Crisafulli per paura di Cuffaro, perche' e' una situazione
forzata, che non puo' durare. Il compito di chi ha memoria, in questa
momento, e' esattamente questo: accettare il meno peggio per ora
(nessuno ha voglia di fare il qualunquista o di favorire le destre), ma
sapendo che e' un "meno peggio" e che e' un "per ora". E sapersene
ricordare al momento opportuno.
* * *
Il principale sostegno dei poteri di fatto, al sud, e' il sistema dei
media, che sono o integrati o collusi. Ma non per colpa dei Ciancio:
per colpa nostra. L'informazione di destra, infatti, e' debolissima:
giornali poco venduti, giornalisti impopolari. Ma quella di sinistra non
riesce a mettersi insieme. Un "giornale" di sinistra - nel senso attuale
della sinistra: e cioe' antimafioso - avrebbe un bacino di lettori, da
subito, molto maggiore di quelli del potere. Gli basterebbe di esistere.
E non esiste solo perche' noi siamo divisi. Oggigiorno, peraltro, un
giornale non ha neanche bisogno di essere di carta (solo di carta) per
essere tale. C'e' - ancora una volta - la rete. Eppure non riusciamo a
usarla. Piagnucoliamo sulle nostre debolezze, ma poi restiamo ognuno per
conto suo.
* * *
Ecco, l'anno che viene per me sara' un altr'anno di lavoro per queste
due cose precise: un "partito" (che non dev'essere assolutamente un
partito) e un "giornale" (che non dev'essere un giornale). Due cose
possibili, del tutto alla nostra portata, a patto di stare in rete e di
aver testa dura; e di essere nel Duemila e non - come i partiti e i
giornali di ora - in un punto imprecisato del Novecento. In fondo non e'
importante sapere se i giardinieri siano pochi o tanti, perche' alla
fine l'albero, un po' piu' presto o un po' piu' tardi, cresce da solo.
Pero', se crescesse prima sarebbe un bene.
* * *
Il quotidiano online (non un sito ma un pdf da trasformare, dove
possibile, in un free press) partira', su queste basi, fra poco piu' di
un mese. Puo' esistere solo a patto di essere policentrico, cioe' di non
appartenere a nessuno - esattamente come l'internet - e di raggruppare
dal'imprinting tre-quattro esperienze pilota. Non sara' in concorrenza
con nessuno, fra le testate attuali della sinistra e della societa'
civile, perche' rispetto ad esse sara' tecnicamente un'altra cosa. Non
un'altra diligenza a cavalli, in concorrenza con le altre, ma - se ci
riusciremo - uno sciame di biciclette.
* * *
E Casablanca? Cerchiamo di ristrutturarlo, di farlo diventare - da
quella coraggiosa rivista siciliana che e' - il giornale dell'antimafia
sociale, dappertutto. A Catania, a Palermo, in Calabria, a Roma facciamo
delle redazioni locali, che si autogestiscano delle pagine e in cambio
contribuiscano proporzionalmente alle spese di stampa. Si puo'? Secondo
me, le forze ci sono gia' (Centro Impastato, Addiopizzo, movimento per
la casa di Palermo, Telejato; rete per la Calabria, ragazzi di Locri;
gruppi del RitaExpress, Cuntrastamu, Censurati.it, IoStoConFalcone: ma
questo e' un elenco brevissimo e parziale) e sono forze che gia' ora
lavorano e con cui, in un modo o nell'altro, gia' siamo in contatto
(vedi il convegno di novembre). Lavorano separatamente, ma io credo che
prima o poi comprenderanno l'esigenza di fare rete: un giornale cosi',
prima ancora del quotidiano in rete, potrebbe essere un passo
grossissimo su questa strada, e potrebbe essere fatto da subito, senza
problemi.
Questa, naturalmente, e' solo una proposta. Ma e' una proposta
realistica, che potrebbe cambiare molte carte in gioco gia' da ora.
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Informazione libera. Cioe', senza una lira. Ma se Liberazione
contribuisse ad essa (tanto per dire) col dieci per cento dei contributi
che riceve come organo di partito? E l'Unita'? E... Beh, un pensierino
su una cosa cosi' mi fa gia' sorridere.
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Sondaggi. Governo scende, governo sale. Governo imbranatissimo ma - "es
el nuestro gubierno". Prodi ricorda sempre piu' don Manuel Azana. Chi
e'? Beh, cercatevelo da voi, comunque era uno dei nostri.
(C'era un sacco di gente in Cile, ai funerali di Pinochet. Brave
persone, di quelle che vedi qui in giro col Giornale in mano.
Rimpiangono il dittatore e di notte non dormono "perche' arrivano i
comunisti").
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Sinistra. Si parla di piu' del partito democratico o della lotta alla
mafia?
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Destra. Tutto dicono di Berlusconi, meno cio' che davvero e': l'uomo
piu' ricco d'Italia, semplicemente.
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Carnevale. Se il marito picchia la moglie (testimone di Geova) "in un
contesto di dissidio fra i coniugi derivante dall diverso credo
religioso" non e' reato: l'ha stabilito la Sesta sezione della nostra
allegra Corte di Cassazione, che prossimamente si arricchira' forse di
un nuovo presidente, il nemico di Falcone Corrado Carnevale.
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Gesu', Maria e il Bambinello. In Veneto li buttano fuori dai
supermercati, visto che non li vuole piu' nessuno. A Napoli li rubano
con la fiamma ossidrica (quelli del Settecento, opere d'arte). Insomma,
non c'e' piu' religione. Comunque, nella mia stanza quest'anno si fa il
presepio. E non t'azzardare a dire "nun me piace".
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Accordo. Fra le forze politiche e religiose, sui controversi temi
dell'eutanasia e dei gay. I gay potranno essere sottoposti a eutanasia
senza problemi, mentre i malati terminali potranno essere liberamente
adottati dalle coppie gay che ne facciano richiesta.
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Antimafia. "Sono ormai trascorsi 10 anni dalla piu' grande tragedia
(accertata) nel Mediterraneo dal dopoguerra a oggi. Sin dai primi giorni
dal naufragio di 10 anni fa, grazie alle denuncie dei superstiti, dei
parenti delle vittime e di Dino Frisullo abbiamo iniziato a chiedere
verita' e giustizia. In questi lunghi anni il processo contro i
responsabili a Siracusa (la prossima udienza si terra' il 20/12)
pigramente e' andato avanti correndo il rischio d'arenarsi, mentre e'
iniziato da alcuni mesi un nuovo processo a Catania contro il capitano
della Yohan El Hallal". Il 26 pomeriggio manifestazione a Portopalo
indetta da Attac, dalla Rete Antirazzista Siciliana, e da Senza Confine.
Info: catania[at]attac[dot]org - 380.3266160
_______________________________________
Studenti iraniani. Interessano a nessuno? Sono quelli che hanno
protestato contro il regime integralista-fanatico del loro paese, e
alcuni di loro a quest'ora probabilmente sono gia' in galera. Non hanno
avuto molto sostegno dagli studenti italiani, e questo e' un male. Ne
parla solo Massimiliano Coccia, un ragazzo dell'antimafia, nel suo blog
Fuoridicasa: "Se gli studenti iraniani chiamano, l'Italia risponde?".
Bookmark: http://fuoridicasa.desus.it
________________________________________
Solidarieta'. San Libero aderisce allo sciopero dei giornalisti italiani
e per solidarieta' si astiene - ma solo per oggi, e molto a malincuore -
dall'"io 'avevo detto" liberalmente elargito, di solito, ai colleghi.
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Campionato. Quello delle citta' piu' di merda d'Italia quest'anno l'ha
vinto Catania (Sole-24Ore) scavalcando brillantemente Messina che s'era
aggiudicato il campionato l'anno scorso. Catania, fra i capoluoghi
italiani, e' centotreesima su centotre'. Ha una sinistra che, tutta
insieme, arriva al dodici per cento dei voti, e se ne vanta. E io, con
queste cifre, che sto ancora qui a predicare.
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Auguri. Al Sud il settanta per cento dei poveri italiani, secondo
l'Istat. La maggior parte delle famiglie povere stanno in Sicilia (il
30,8 per cento della popolazione) o nelle altre regioni amministrate
dalla mafia.
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Ventidue dicembre. Oltre ad essere il mio compleanno, e' anche il
"Global Orgasm Day". Il giorno cioe' in cui, su iniziativa di Donna
Sheehan e Paul Reffer (due fricchettoni californiani, piu' o meno della
mia eta'), tutti i pacifisti, i progressisti, gli artisti e gli uomini
(e donne, e mezzi-mezzi) di buona volonta' di tutto il mondo sono
ufficialmente invitati a far sesso contemporaneamente, concentrandosi
tutti insieme sul pensiero "quant'e' bella la pace". Questo
scientificamente dovrebbe produrre un flusso d'energia cosi' potente
(S.G.O., "Synchronized Global Orgasm) da fermare le onde negative che
attraversano il pianeta e che causano tanti guai, dalle inondazioni ai
terremoti. Beh, io non sono uno scienziato ma (se trovo chi
m'accompagna) tentar non nuoce.
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Andrea wrote:
< Ho 24 anni, mi sono laureato in Scienze Politiche l'anno scorso ed ora
vivo in Francia, perche' ho sentito la necessita' di staccarmi dal mio
Paese per poterlo osservare con sguardo piu' analitico. Ma la mia non e'
una fuga, anzi: l'anno prossimo tornero' in Italia per studiare
giornalismo, ed ho intenzione di lottare come ha fatto lei per non
lasciare la mia patria nello stato pietoso in cui versa ora. Scrivo per
ringraziarla della raccolta di articoli che lei ha pubblicato, dal
titolo "Mafia e P2". Non e' facile trovare questo tipo di informazioni,
perche' come lei ha giustamente osservato si puo' parlare di P2, si puo'
parlare di mafia, ma delle due cose insieme non se ne parla mai >
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alessandro.paganini[at]cheapnet[dot]it wrote:
< Sul G8 di Genova forse non e' stata ancora messa bene in luce una
semplice considerazione. I "danneggiamenti" sono stati di 2 tipi: danni
a cose, e danni a persone. Ma la gravita' dei due tipi di reato e' ben
diversa, e chi ne capovolge il peso relativo - per "giustificare"
lesioni e lesori - dice il falso. Un conto e' un'auto sfasciata, ben
altra cosa e' una testa sfasciata. La prova la potete fare - tutti -
immediatamente: pensando alla vostra auto, e alla testa di vostro
figlio >
________________________________________
N. wrote:
< Ho letto la proposta per aderire al consumo critico e come proposta
non e' niente male essendo pure io commerciante ed esposto a mille
rischi per guadagnare il pane. ho letto pure varie proposte per
combattere la criminalita' come quella di disporre piu' forze
dell'ordine sul territorio ed altro, ma il vero problema e' di dare pene
severe a chi commette i reati di associazione mafiosa finalizzata
all'estorsione e reati simili, perche' fra indulto, prescrizione,
arresti domicialiari e vari sconti di pena chi commette il crimine sa
realmente che la passera' sempre franca o quasi. per questo motivo il
commerciante ha paura di denunciare, perche' poi sa che si ritrovera' di
nuovo il suo aguzzino sotto casa libero e felice >
________________________________________
Chris wrote:
< Seguendo il semplice consiglio di un famoso maestro zen, ho finalmente
trovato la pace interiore. Il maestro diceva: "Il modo per raggiungere
la pace interiore consiste nel portare a termine tutte le cose che
abbiamo iniziato". Cosi mi sono guardato attorno a casa, per vedere
tutte le cose che avevo iniziato e lasciato a meta'... e prima di venire
al lavoro, questa mattina, ho finito: una bottiglia di Morellino di
Scansano, il Pampero, una boccia di grappa, la vodka, due grammi di
pakistano e una confezione di mozzarelline di bufala. Non avete idea di
come mi sento bene adesso... Passate questo messaggio a tutti coloro che
hanno bisogno della Pace Interiore... e buon Natale a tutti voi... >
________________________________________
Persona dell'anno. Ce l'ho qui, nella stanza accanto. Graziella Proto e'
quella che ha fondato (a forza di debiti personali) e dirige Casablanca,
la novita' giornalistica di quest'anno in Sicilia, e forse non solo qui.
L'altra volta, a Catania, hanno fatto un ponderoso dibbattito su
donne-giornaliste, donne-politiche, donne-importanti. Lei, ovviamente,
non ce l'hanno invitata. E nemmeno a tutti altri dibbattiti, cerimonie,
elucubrazioni, incontri con cui l'oligarchia (anche "di sinistra")
locale celebra se stessa. Lei, che e' giornalista da vent'anni (e che
giornalista! era ai Siciliani) sorride e tira avanti. Le cose di cui
parliamo, amici miei, camminano anche perche' c'e' lei qui. Quante
chiacchiere, in questo paese. E quante poche Grazielle.
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Ultimo wrote:
< E' chiaro che la lotta alla mafia
richiede coraggio.
Il coraggio di
rifiutare quello che gli altri chiedono
il coraggio di rifiutare quello
quello che fa comodo
quello che ci allontana dalla strada dei poveri e degli oppressi
per salire sul carro di chi celebra, di chi ostenta, di chi sfrutta >
13 dicembre 2006 n. 347
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Tanti anni fa il Giornale di Sicilia - politicamente vicino ai cugini
Salvo - ebbe la buona idea di pubblicare i nomi e i cognomi di tutti gli
esponenti del Coordinamento Antimafia di Palermo, corredati dai
rispettivi indirizzi di casa e da ogni altra utile indicazione.
Aggiungendo che in realta' questi quattro fanatici - di cui vedi elenco
nominativo - non rappresentavano nessuno e che il movimento antimafia in
realta' non esisteva.
Adesso, il presidente del consiglio regionale calabrese, che si chiama
Giuseppe Bova e che purtroppo e' diessino (torneremo su questo
particolare) sostiene che il movimento dei ragazzi di Locri,
"Ammazzateci tutti", in realta' non esiste ed e' composto solo da
quattro estremisti fanatici che non contano niente. E ne da',
ovviamente, i nomi: il primo e' Aldo Pecora, che e' un ragazzo di
vent'anni e ha avuto il grave torto di fare alcune domande pubbliche
sulla personale correttezza di alcuni politici calabresi.
Locri, come sapete, e' un posto mite dove se qualcuno ti accusa di
essere l'unico e decisivo esponente di un movimento antimafia puoi
girare tranquillo per le strade, sicuro che nessuno ti fara' niente. E'
come se Bova avesse detto, poniamo, a Stoccolma "Guardate che questo
Pecora e' il capo dei vegetariani e se togliete di mezzo lui nessuno
contestera' piu' le bistecche". Percio' egli ha fatto benissimo a
intimidire pubblicamente Aldo, a metterlo a bersaglio della 'ndrangheta
e a dire "se vi stanno antipatici i ragazzi di Locri, prendetevela solo
con lui".
Bova, nella sua veste di politico, e' inquisito per coserelle, ma in
questo non c'e' niente di male perche' piu' di meta' dei consiglieri
regionali lo sono come e piu' di lui. I pochi consiglieri incensurati,
alla bouvette della Regione, si sentono - come dire - un po' isolati.
Percio' puffano appalti, coseggiano coi mafiosi, spampuncano il pubblico
denaro, solo perche' bisognosi d'affetto da parte dei colleghi gia'
inquisiti. Bova non fa eccezione ma - lo ripetiamo - a differenza dei
ragazzi di Locri noi siamo uomini di mondo e quindi non solo non lo
condanniamo ma addirittura lo incoraggiamo: "Bravo Bova, continua cosi'
e un giorno sarai piu' famoso di Cuffaro e ti faranno anche i film".
Ma perche' e' cosi' importante che Bova - uno che denuncia alla
'ndrangheta i capi del movimento antimafia - e' diessino? Forse perche'
"ormai sono tutti uguali"? No. E' un fenomeno tipico del Ds meridionale,
ed e' esattamente lo stesso fenomeno che si verificava nella vecchia Dc.
La Dc, partito interclassista, organizzativamente era una struttura dei
notabili. Un territorio, un notabile: ognuno, statisticamente, con le
caratteristiche sociologiche del ceto medio (poiche' la Dc era un
partito di ceti medi) del suo territorio. In Veneto, cosi', avevi un
Rumor pacioso che rappresentava piu' o meno il professionista cattolico
del trevigiano o di Rovigo. C'era una borghesia cattolica, in Lombardia,
da sempre iperattiva e colta, ed eccoti i vari Bassetti. A Torino
(operai, Acli, sindacato) Donat-Cattin. In Sicilia o in Campania, dove
il notabilato locale era quel che era, spuntavano i Lima e i Gava.
Molti anni dopo, quando il partito socialista cambio' - come si disse
allora - da una razza all'altra, il meccanismo fu piu' concentrato nel
tempo, ma sostanzialmente eguale: nel vecchio partito di notabili i ceti
notabilari "moderni" subentrarono a quelli tradizionali, il nuovo
commercialista al vecchio medico condotto.
Quanti operai evoluti ci sono adesso nel ceto dirigente del Ds
meridionale? Quanti professionisti "tecnici" - insegnanti, impiegati,
ingegneri - e quanti legati invece alla gestione del denaro? Come si e'
trasformato sociologicamente il notabile meridionale, e quello "di
sinistra" in particolare? Visto che ormai di interclassismo si tratta, e
*dunque* di notabilato locale (gia' ora che ci sono ancora i partiti:
figuriamoci quando ce ne sara' solo uno, il famoso "partito
democratico") la questione non e' di poco peso.
Io penso che il notabilato di sinistra, al sud, sia gia' in gran parte
un notabilato d'affari; non lo castra il moderatismo, ma proprio il
posizionamento sociale. La sinistra giovanile di molti paesini del Sud,
che non e' fatta di notabili ma (finche' non vengono eventualmente
cooptati) di ragazzi, pur con la stessa linea politica formale, si batte
contro la mafia con coraggio e determinazione.Il difetto, evidentemente,
non sta nella politica ma in chi la incarna.
E quando un pezzo di societa' si ribella - sostanzialmente e non solo
"politicamente", come da noi - e comincia a contestare il potere, e'
visto automaticamente come un nemico, da questo notabilato. E viene
denunciato come tale. Bova, percio', non ce l'ha coi ragazzi di Locri
perche' siano "estremisti" (Dio sa che non lo sono affatto) o perche'
siano di altri partiti (la maggior parte di loro, probabilmente, vota
proprio Ds). Li teme proprio perche' sono antimafiosi, e dell'antimafia
riprendono istintivamente il contenuto piu' profondo, la lotta alla
gestione incontrollata e padronale del potere. Abbastanza per
combatterli, come vedete, senza starci a pensar troppo su.
Bova, che e' (non da gran tempo, in verita', e alla fine di un percorso
abbastanza tortuoso) "di sinistra", per fortuna si limita a combatterli
con le parole, anche se la sua professionalita' di politico
evidentemente non e' abbastanza profonda da insegnargli la pericolosita'
dell'uso incontrollato delle parole.
Non volendo maramaldeggiare, ci asteniamo dall'elenco dei casi (spesso
anche penalmente rilevanti) in cui sono stati coinvolti, negli ultimi
dodici mesi, notabili di quel partito in quella zona. Ne attribuiamo
l'origine, ripetiamo, non al partito ma all'imprinting sociale.
Osserviamo pero' che Bova avrebbe dovuto essere pubblicamente censurato
dal suo partito gia' a agosto, quando nella regione Calabria - col suo
contributo determinante - si ebbe il silenziamento d'autorita' di tutte
le informazioni via internet su tutte le attivita' della Regione.
Appalti, consulenze, pubblici esborsi, in Calabria divennero di punto in
bianco - come nella Calabria vicereale, o come in Cina - "arcana
imperii". Questo non si sarebbe dovuto tollerare; ed e' stato tollerato.
Il Ds nazionale, in questo, e' stato inadempiente.
Adesso un'ulteriore tolleranza e' impossibile, visto che il sostanziale
fascismo di Bova - del notabile Bova - si estrinseca non solo in un
imbavagliamento delle notizie, ma anche in un pericolo fisico per i
dirigenti del movimento antimafia, i vari ragazzi di Locri e i loro
amici. Percio' tutte le critiche per Bova (nel senso e coi limiti che
abbiamo detto) non possono piu' fermarsi in Calabria ma risalgono
l'autostrada e - faticosamente e lentamente - approdano a Roma. Qui
possono essere prese in esame dalla direzione Ds e dalla sua segreteria.
Onorevole Fassino, se le parole di Bova (il "giudice ragazzino" di
Cossiga: Livatino fu ucciso poco dopo) dovessero produrre danno, la
responsabilita' morale, Lei comprende benissimo, sarebbe - per
inadempienza - anche Sua.
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Mostri. Como. E' un odontotecnico di Varese, quarantacinquenne, elettore
di Forza Italia, proprietario di un Suv "Custer" l'autore dell'efferata
strage che ecc. ecc. Si chiama Ambrogio Fumagalli e si era trasferito a
Como circa dieci anni fa, inserendosi perfettamente - almeno in
apparenza - nella pacifica comunita' orobica.
L'efferatezza del delitto, e l'ispirazione diabolica che esso con ogni
evidenza suggerisce, smascherano tuttavia al di la' di ogni dubbio il
mostro, il quale - fra tante citta' italiane in cui nascere - aveva
scelto proprio Varese, notoria sede di culti satanici che hanno trovato
terreno fertile in queste vallate al confine fra la Svizzera di Calvino
(dove tuttora negano la trascendenza eucaristica) e la Lombardia, patria
di quel modernismo gia' condannato con durissimi accenti da Pio IX. Una
radice culturale indiscutibile, che alla fine non puo' che produrre i
suoi frutti: alla faccia del "buonismo" di coloro che quotidianamente
incoraggiano (esiste addirittura una linea ferroviaria Varese-Italia,
pagata dai contribuenti italiani) una impossibile integrazione. Le
indagini proseguono adesso ecc. ecc.
* * *
Ecco. Non so se esista veramente, a Varese o altrove, un Fumagalli
dentista e se esiste mi scuso con lui. Diversamente potrebbe querelarmi,
denunciarmi all'Ordine dei giornalisti (che certamente mi radierebbe),
chiedere insomma giustizia contro un calunniatore. Tutto cio' che ho
scritto prima e' infatti completamente falso, non esiste alcuna prova
ne' indizio contro il (supposto) Fumagalli ed e' basato soltanto su una
ingiustificata antipatia verso i cittadini di Varese.
Ma se invece del dentista Fumagalli c'e' un povero tunisino qualunque,
allora diventa lecito incolparlo, senza prove ne' indizi e solo perche'
e' un tunisino, dei delitti piu' atroci. Ne' Feltri ne' Belpietro ne'
nessun altro "giornalista" come loro sara' mai cacciato a calci in culo
dalla professione per aver mentito in mala fede ai lettori accusando per
puro razzismo un innocente. E chi dovrebbe cacciarli, d'altronde?
L'Ordine dei giornalisti ha appena statuito che un mascalzone prezzolato
come Renato Betulla, uno che prendeva milioni per fare i servizi sporchi
ai Servizi, in fondo non ha commesso che una piccola marachella ed e'
gia' sufficientemente punito dalla mala figura.
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Bin Hitler. Convegno internazionale a Teheran di tutti i simpatizzanti
nazisti d'Europa sul tema "Auschwitz era un club di vacanze, Hitler era
una vittima degli ebrei". I fanatici religiosi (islamici in questo caso:
ma potrebbero anche essere cattolici, buddisti, anabattisti o ebrei) che
governano quel disgraziato Paese hanno scoperto da molto tempo che
accusare una religione "nemica" paga e che anzi tanto piu' disumano e'
l'attacco tanti piu' applausi si prendono da una base fanatizzata e
imbestialita. Per chi non applaude son pronte le fruste e le forche
delle Camicie Verdi, che la' derivano il proprio colore dal turbante di
qualche emiro e non dal dio Po. Ringrazia nonno Adolf, ringrazia Bush,
ringrazia Bin Laden e ringrazia anche la destra israeliana che cosi'
giustifica meglio le porcherie sue.
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Murales. Anche la Teologia della Liberazione ha la sua "Cappella
Sistina", ed e' la chiesa nicaraguense di Santa Maria de Los Angeles a
Managua, che con i suoi murales costituisce uno dei maggiori esempi di
arte sacra latinoamericana ispirata alla "opzione preferenziale per i
poveri". Dietro quest'opera d'arte c'e' una mano italiana, quella del
pittore Sergio Michilini, che assieme a un gruppo di studenti
nicaraguensi ha raccontato per immagini la storia del Nicaragua riletta
alla luce della Chiesa dei poveri.
Quest'opera (visibile su
http://www.sergiomichilini.com) e' stata
dichiarata "patrimonio culturale della nazione", ma cio' nonostante
rischia di sparire per sempre. I lavori iniziati in agosto per rifare il
tetto soggetto a infiltrazioni si stanno rivelando dannosi per il
complesso artistico, che rischia la distruzione. A volere questi murales
fu il francescano Uriel Molina, parroco del quartiere Riguero, dove
negli anni '70 la comunita' della chiesa locale aveva partecipato alla
lotta contro la dittatura di Anastasio Somoza, al punto che molti suoi
membri furono uccisi. Oggi a quelle vite spezzate potrebbe aggiungersi
con la distruzione dei murales anche una drammatica "morte della
memoria". Per scongiurare tutto questo e' partita una campagna di
pressione con l'obiettivo di fermare i lavori cercando un accordo che
possa conciliare le esigenze di ristrutturazione della chiesa con quelle
di un restauro conservativo. [carlo gubitosa]
Info: marina.elena[at]libero[dot]it
(Marina Elena Castagnaro 0373.82229)
________________________________________
Milazzo. Ancora un'aggressione alla sede del circolo Arci, da tempo
impegnata nell'antimafia sociale. Per la seconda volta ignoti sono
penetrati nottetempo e hanno sfasciato dentro.
________________________________________
Gapa wrote:
< Per Natale quest'anno abbiamo scelto di presentare uno spettacolo
teatrale particolare: le attrici, tutte donne, sono le mamme del
quartiere che in questi mesi di prove hanno, tra mille impegni
quotidiani, trovato il tempo e il piacere di mettere su una commedia
siciliana. Il risultato vi garantisco e' esilarante e il piacere di
presentarlo e' immenso. Cosi', sabato 16 dicembre alle 20.30 al
Gapannone di via Cordai 47 Catania siete invitati a godervi questa
rappresentazione teatrale. Chiederemo un piccolo contributo di entrata
(con sconti famiglia) per iniziare una nuova raccolta fondi che dovrebbe
portare entro il 2007 a sostituire il tetto del capannone grande. I
lavori cominceranno ad inizio anno grazie ad un cofinaziamento della
Tavola Valdese (8xmille) che per il secondo anno sostiene il nostro
progetto per il quartiere >
Info: http://www.associazionegapa.org
________________________________________
malastrada film wrote:
< Il 16 e 17 dicembre, presso la Sala Gagliardi di Palazzo Trigona a
Noto, avra' luogo la due giorni per fare il punto sulle trivellazioni
nel Val di Noto. Due giornate ricche di avvenimenti e incontri, con un
grande evento in anteprima nazionale: la presentazione del
film-inchiesta "13 variazioni su un tema barocco: ballata ai
petrolieri". Il film e' stato realizzato dalla casa cinematografica
siciliana "Malastrada Film" utilizzando il sistema
www.produzionidalbasso.com, e
dunque col contributo di 641 coproduttori
italiani (ma non solo) che hanno pre-pagato la produzione e la stampa
del dvd. >
Bookmark: http://www.malastradafilm.com
________________________________________
Arcoiris TV wrote:
< Abbiamo sognato di condividere il nostro mondo e la nostra
sensibilita' ed e' successo.
Notizie, reportage, documentari, interviste, festival, tutto cio' che
avviene o e' avvenuto intorno a noi e' stato messo sul web a
disposizione degli altri, liberamente. Abbiamo sognato di poter
trasformare Arcoiris TV da web tv a tv satellitare ed e' successo.
Televisione e internet viaggiano insieme, dialogano e si integrano a
vicenda offrendo a chi vuole la possibilita' di segnalare dal sito un
filmato per mandarlo in onda.
Adesso un altro sogno si sta animando nei nostri cuori: trasformare
Arcoiris TV in una rete vera e propria. Una redazione fatta da
giornalisti professionisti e la possibilita' di acquisire filmati e di
produrne altri per raccontare quello che nessuno vuol dire. La nostra
televisione libera. Libera anche nella partecipazione attiva di tutti.
Se saremo in tanti a sostenerla, Arcoiris TV diventera' esattamente cio'
che vogliamo. Mantenere il canale satellitare e una redazione per un
anno costa meno di un pieno di benzina: con 50 euro a testa il nostro
sogno ha le basi per diventare realta'. >
Info: http://www.arcoiris.tv
________________________________________
blasios[at]libero[dot]it wrote:
< Nella catena 346 scrivi "E non ci sono piu' i barbari. Accidenti".
Credo, invece, che ci siano ancora. Per fortuna, sempre che si riesca a
prenderne coscienza. Oggi i benpensanti li chiamano clandestini o
estracomunitari, quando non vogliono essere cattivi. Sono i nostri
fratelli diseredati, tenuti ai margini di una societa' opulenta che
addormenta la propria coscienza dirottandoli verso i cosiddetti centri
di accoglienza, per poi sbatterli nel deserto libico o rimpatriarli
verso chissa' quale sorte, oppure per schiavizzarli a servizio delle
varie mafie >
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Massimiliano Sfregola <masfr[at]libero[dot]it> wrote:
Il mio nemico
< Il mio nemico
dolcemente mi rinfranca col suo odio
e non ascolta i morsi della fame
o il secco bruciante della sete.
Si nutre e si rigenera in se' stesso
sostentato a stento ma a sufficienza
da futili motivi ed ossessioni paranoiche,
mutevole e sistematico assassino
silenzioso come il respiro nel sonno.
Se mi guardo nello specchio e osservo bene
il mio nemico scopro
di aver rubato la mia faccia >
27 novembre 2006 n. 346
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Beh, chiamarlo computer forse e' eccessivo, certo e' un aggeggio cosi'
su una nave non s'e' piu' visto fino al Seicento (milleseicento), coi
suoi ingranaggi, i display di lettura a doppia faccia, il calcolo in
tempo reale di angoli, distanze, movimenti stellari e impostazioni di
rotta. Stiamo parlando dell'apparecchio ritrovato tanti anni fa in
fondo all'Egeo e di cui si e' riusciti solo ora a capire il
funzionamento: era un (non tanto) rudimentale strumento di
navigazione, niente di elettronico certo ma incontestabilmente
superiore a un astrolabio portoghese (tredicesimo secolo) o anche a un
buon vecchio sestante da bucanieri (1600 e seguenti). Il fatto e' che
l'aggeggio, probabilmente fabbricato a Rodi (citta' greca
specializzata in robe di mare) e' stato prodotto fra il primo e il
secondo secolo avanti Cristo, e cioe' piu' di mille anni prima di ogni
altra analoga tecnologia occidentale. L'Europa, cioe', per un certo
periodo ha prodotto tecnologie raffinate (non solo strumenti nautici:
ad Alessandria si facevano esperimenti col vapore gia' ai tempi di
Eratostene). Poi s'e' fermata. Poi sono passati mille anni. E poi ha
ricominciato da zero.
Il punto di massimo sviluppo, dal punto di vista della ricerca
tecnologica, e' verso la fine dei regni ellenistici (Egitto,
Seleucidi, ma ci metterei anche Siracusa), quando era appena finita la
Seconda Guerra Mondiale (che allora si chiamava Punica) ma l'impero
vincitore non aveva ancora provveduto a normalizzare il resto del
mondo. Seguirono un centinaio di anni sulla spinta di quel che c'era
gia', globalizzando le cose piu' digeribili (per esempio
l'aministrazione pubblica egiziana o il diritto della navigazione di
Rodi) e andando avanti alla meno peggio su tutto il resto. Certo, le
scoperte nuove non mancarono: i Galli per esempio inventarono il vino
moderno (cosa per cui hanno tutta la mia riconoscenza); ma tecnologia
avanzata piu' niente.
E come mai? Secondo me, perche' in effetti non c'era piu' questo gran
bisogno di tecnologia. I romani, infatti, avevano risolto il problema
energetico alla radice. Schiavi. E non qualcuno qua e la', come prima,
ma proprio a livello di massa. Per cui un mulino a vapore (o anche a
vento, o magari anche ad acqua migliorato) in fondo non serviva a
nessuno, visto che con un centinaio di schiavi potevi far girare tutte
le mole da macina di cui avevi bisogno. Niente incentivo
"capitalistico", dunque. Niente industriale che finanzia gli
esperimenti col vapore, niente Cugnot e niente Stevenson. Nella
tranquillita' generale, e senza che nessuno se ne avvedesse, il mondo
andava scivolando sempre piu' indietro.
Problemi immediati per il momento non ce n'erano, visto che gli
schiavi facevano tutto. Pero' i problemi di lungo periodo aumentavano,
ed erano piuttosto gravi. Primo, bisognava tener sotto non qualche
migliaio, ma milioni e milioni di schiavi: percio' addio politica,
visto che tener sotto gli schiavi assorbiva ogni altra istanza.
Secondo, bisognava procurarsi in continuazione schiavi nuovi, percio'
dagli a bombardare e invadere oggi gli armeni, domani i daci. Terzo, e
peggio di tutto, non si faceva piu' ricerca scientifica, e quella poca
che s'era fatta in passato si confondeva sempre piu' con letterature,
filosofie e religioni. Altro che nuovi strumenti di navigazione! Dal
quarto secolo in poi, si ricomincio' a navigare a vista. Non
riuscivano piu' neanche a inventarsi sciocchezze come mettere le
staffe ai cavalli, perche' lo stesso esercito era diventato un
complesso militare-industriale mirato essenzialmente alla riproduzione
di se stesso. Cosi' quando arrivarono i barbari, ben saldi grazie alle
staffe, l'impero prese piu' batoste di Bush e alla fine ando' a
ramengo.
* * *
"Ah, l'avessero inventato i greci, il computer!". Magari sarebbero
partiti dai giochi e non dalla crittografia, da Netscape e non da
MsDos. Ma non l'hanno inventato, accidenti: s'e' dovuto aspettare
duemila anni, e alla fine l'hanno inventato questi altri qua. Eppure -
eppure avrebbero pure potuto inventarlo i greci: attorno all'800-900
dopo Cristo, circa mille anni dopo le prime sperimentazioni a vapore,
in una situazione sociale di capitalismo avanzato (la Bella Epoque di
Alessandria, l'affluent society di Alicarnasso e dintorni, Clinton
presidente della Grecia Unita) perfettamente plausibile se si pensa
che la monarchia premoderna (i Valois, i Tudor e compagnia) nel
Mediterraneo orientale c'era gia' nel 200 avanti Cristo. E allora?
Allora niente. Sono arrivati un sacco di tizi piuttosto burini sul
piano tecnologico e culturale, ma straordinariamente bene organizzati
sul piano militare. Hanno preso l'Egitto, hanno guardato con
curiosita' la statua che faceva rudimentali movimenti spinti dal
vapore, hanno portato (o "procurato" sul posto) qualche decina di
migliaia di schiavi, e via col latifondo. Di agricoltura moderna
(mulino, mulino a vapore, tecnologia) se ne parlera' fra un paio di
migliaia di anni. Adesso, lasciateci fare in pace l'impero.
Ok, tu ora leggi queste quattro scemenze alla luce di una lampadina
elettrica (inventata centocinquant'anni fa) dentro una casa di cemento
armato (trecento anni fa) su un computer Windows (vent'anni fa, due
secoli per un computer). Domattina salterai dentro una scatola con
motore a scoppio (centoventi anni fa) e ricomincerai la tua giornata,
come sempre. E non ci sono piu' neanche i barbari, accidenti.
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E che c'entra Alessandria d'Egitto col fatto - per esempio - che in
intere regioni d'Europa (Sicilia e Calabria, ad esempio) comandano i
mafiosi, che i piu' pagati giornalisti italiani (Farina e Guzzanti,
per esempio) non fanno giornalismo ma servizi segreti, che i giornali
vicini all'imprenditoria "sommersa" napoletana (Corriere di Caserta,
ad esempio) linciano gli scrittori anticamorra come Saviano, che
parlare di brogli il giorno dopo le elezioni (Berlusconi) merita
applausi mentre parlarne sei mesi dopo (Deaglio) merita "notizie false
e tendenziose"? Niente, non c'entra niente. O meglio c'entra si',
c'entra molto; ma facciamo finta che non c'entri niente, cosi' almeno
abbiamo la soddisfazione di parlare d'altro.
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Morgantina (Sicilia). Ancora nessuna notizia di Venerina G., la
giovane rapita anni addietro da una banda di criminali specializzati
per incarico - sembra - di un facoltoso uomo d'affari d'oltreoceano.
Dopo lunghe e faticose indagini i carabinieri sono riusciti ad
accertare che la ragazza si trova quasi sicuramente a Malibu' in
California, in una proprieta' del multimiliardario Paul Getty. I
legali della famiglia Getty - secondo fonti diplomatiche italiane -
non escludono la presenza della giovane nella proprieta' di famiglia:
affermano tuttavia che ella (a parte la mancanza di alcune dita della
mano sinistra) sta bene, e che comunque non la si e' mai sentita
lamentarsi del trattamento ricevuto. Per questi motivi, e anche per il
fatto che le leggi americane non prevedono la restituzione a Paesi
stranieri, i legali ritengono di non dover riconsegnare Venerina ai
suoi.
Nonostante l'intervento dell'Ambasciata italiana e del nostro
ministero, il caso della ragazza di Morgantina resta dunque
drammaticamente aperto. "Solo un intervento diretto del Santo Padre -
commentano - potrebbe forse convincere gli americani a lasciare
tornare a casa la nostra Venera". Piu' aperte le prospettive per il
rientro del giovane rapito in circostanze analoghe vicino a Fano nelle
Marche: per lui gli americani offrono un periodo di "comproprieta'" di
quattro anni, in attesa di ulteriori sviluppi della situazione. Si
spera che il ragazzo riesca a resistere tanto a lungo, anche grazie
alla faccia di bronzo (opera di Lisippo) di cui e' dotato.
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Allora: se io scrivo che l'industriale veneto Giorgio Panto, ucciso in
un incidente aeronautico presso Venezia, era l'uomo piu' odiato da
Berlusconi sicuramente diffondo una notizia falsa e tendenziosa o una
semplice associazione d'idee (Panto, con un suo piccolo partitino
leghista-dissidente, gli tolse esattamente i voti che gli servivano
per battere il centrosinistra, e di cio' il Cavaliere amarissimamente
si dolse)? Diremo allora che, nei pressi di san Pietroburgo, un
elicottero con dentro l'imprenditore moscovita Pantovic e' precipitato
per cause del tutto naturali, e che Pantovic aveva recentemente
litigato con Putin, che lo accusava di avergli sottrattto dei voti
decisivi. Certo, siccome Putin e' un capo di stato democratico e
notoriamente alieno da ogni violenza...
No, cosi' non funziona. Ormai Putin e' troppo sputtanato, e l'idea che
possa elicotterare un avversario politico non stupirebbe piu' proprio
nessuno. Ho scelto male l'esempio: scusate. (Di chi era amicissimo in
Italia il comunista kgbista Putin, chi se lo portava ogni momento in
villa, sullo yacht, sulla Costa Smeralda? Ma quel communista di Prodi,
naturalmente).
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Donne armate. Quanti omicidi avvengono ogni anno in Italia? Quanti
commessi da uomini? Quanti da donne? E' piu' pericolosa un'arma in
tasca a un uomo, oppure nella borsetta di una donna? In Italia, fra il
1997 e il 2002, mezzo milione di donne sono state violate, o si e'
cercato di farlo: questo dato dell'Istat, che per un giorno ha
riempito i giornali, e' stato ormai digerito e dimenticato.
Perche' non dare alle donne la possibilita' di difendersi (per esempio
con uno spray urticante, o roba del genere) con un porto d'armi
differenziato? La stessa "arma" potrebbe essere vietata agli uomini e
concessa alle donne, per legge: non sara' politicamente corretto, ma
cambierebbe tanti rapporti di forza e statisticamente non porterebbe
certo a un aumento della violenza. Quante donne andrebbero a rapinare
una banca col loro spray defender legalizzato? Non credo che sarebbero
in molte ad approfittare dell'"arma" per commettere a loro volta
illegalita'. E in compenso diventerebbe meno scontato aggredire come
una preda una donna sola.
Vorrei una leggiaccia del genere, e vorrei anche che nelle scuole
s'insegnasse l'uso dello spray defender alle ragazzine. Ci sono gia'
tante cose stronze in giro, che una piccola cosa stronza in piu' (e
questa lo e' sicuramente) non cambia niente.
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Placanica. Allora e' vero che, quando Carlo era a terra, lo presero a
calci in testa. Chi e' il ministro dell'interno a cui dobbiamo dirlo
adesso? E quello della difesa?
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Bilal Hussein e' una delle 14.000 persone detenute dagli Stati Uniti
fuori dal loro territorio, 13 mila delle quali si trovano in Iraq. I
militari-poliziotti-pacificatori-esportatori di democrazia che
indossano una divisa a stelle e strisce hanno delle ottime ragioni per
averlo messo in gabbia: Bilal e' un cittadino iracheno nato a Falluja,
e gia' questo basta a renderlo persona sgradita a chi ha colpito con
bombe al fosforo bianco tutti i suoi concittadini, ma il suo peccato
piu' grave e' quello di essere un fotografo dell'Associated Press, una
attivita' che lo ha portato dietro le sbarre per "imperative ragioni
di sicurezza". Bilal e' in galera dal 12 aprile senza essere accusato
di niente, e questa prolungata detenzione ha spinto ad una presa di
posizione "politica" perfino la statunitense AP, una delle quattro
piu' grandi agenzie di stampa del mondo, che non ha di certo vinto 29
photo Pulitzer facendosi soffiare sotto il naso i fotografi dai primi
ufficiali di passaggio. "Vogliamo che le regole del diritto siano
rispettate" - ha dichiarato Tom Curley, il presidente della AP. -
"Bilal deve essere formalmente accusato di qualcosa oppure rilasciato,
un arresto indefinito non e' accettabile".
Le foto di Hussein parlano da sole, e chi le osserva in rete sul sito
della AP si trova davanti a un racconto per immagini fatto di persone
ferite, umiliate, uccise, in uno scenario ben lontano da quella
pacificazione descritta dalla retorica militarista. Nel frattempo
l'amministrazione Bush ha decretato che anche gli immigrati arrestati
sul suolo Usa potranno essere detenuti indefinitamente se sospettati
di attivita' terroristiche, e non potranno difendersi presso i normali
tribunali civili, e per loro varranno le stesse sospensioni del
diritto applicate a Guantanamo.
Dietro Bilal Hussein ci sono altri 14 mila detenuti senza nome,
privati della liberta' dalla legge del piu' forte. Questi prigionieri,
in nome di una guerra al terrorismo sempre piu' simile al male che
vuole combattere, "sono tenuti in un limbo dove pochissimi sono
accusati di un crimine specifico, e nessuna corte o tribunale si
battera' per la loro liberta'". Il testo tra virgolette non e' di Al
Jazeera, ma di Associated Press. [carlo gubitosa]
________________________________________
Lorenzo Misuraca wrote:
< Da alcuni mesi, su www.cuntrastamu.org,
stiamo cercando di mettere
su una web radio centrata sull'informazione antimafia. Ci siamo
occupati di racket, camorra, Provenzano, Borsellino e cosi' via. Ora
il server a cui ci affidavamo, ci fa sapere che le tariffe per gli
abbonamenti sono cambiate. Per tenere la radio online, con un minimo
di archivio, ci vogliono 500 euro. Chi conosce Enrico e Maria, i
fondatori del progetto, sa quali sacrifici anche economici, gli costi
questo sogno di informazione vigile sulla criminalita' organizzata.
Vorrei sapere se tra gli appassionati della Catena ce n'e' qualcuno -
magari uno smanettone hacker - che conosce alternative per poter
ospitare Radiocuntra sul web, senza spendere tutti questi soldi. Lo
spazio necessario sarebbero 20 Giga >
Contatti: info@cuntrastamu.org
________________________________________
Umberto Saba (by nbawac@tin.it) wrote:
< Dalla marea che un popolo ha sommerso,
e me con esso, ancora
levo la testa? Ancora
ascolto? Ancora non e' tutto perso? >
17 novembre
2006 n. 345
________________________________________
La mafia - l'abbiamo detto tante volte - non e' un'escrescenza
criminale; e' un potere. Non si combatte con le celebrazioni, ma con le
riforme profonde e le lotte sociali. Pensate che colpo terribile, per
Cosa Nostra e il Sistema campano, sarebbe una legge sulla trasparenza
bancaria. Concordano giovani e vecchi maestri, il ragazzo Roberto
Saviano e il "vecchio" Umberto Santino. E' l'antimafia difficile, quella
che non crea status ma cambia tutto.
A Roma, agli Stati Generali, bisognera' parlare di questo. Bisogna
obbligare il governo di centrosinistra a mettere la lotta alla mafia
come prima priorita'. Puo' farlo con due leggi precise: una e' quella
sull'allargamento della gestione sociale dei beni confiscati a tutta
l'economia extralegale (non solo Provenzano, per intenderci, ma anche
Tanzi) e ha fatto benissimo Libera a porla fra i suoi obiettivi.
L'altra, quella sul controllo bancario e sulla trasparenza.
E' un momento importante anche, piu' specificamente, per noi di
Casablanca, e in genere per coloro che lottano per l'informazione libera
qui nel Sud. Abbiamo cominciato a riunire - col recente convegno, ma non
solo - tutto l'arcipelago di piccole testate locali, di associazioni,
di siti web, di gruppi della societa' civile che, numerosi e entusiasti
ma divisi, tengono coraggiosamente la prima linea contro l'informazione
e la cultura mafiose. Noi non vogliamo egemonizzare nessuno. Ma siamo
decisi ad andare avanti comunque, pronti ad allearci con chiunque sia
disponibile, ma con una discriminante precisa: unirsi per lottare. E' la
logica, e' il modello, dei comitati unitari della Resistenza. Perche'
qua si lotta per una liberazione.
La strada, e' quella della rete. La rete come struttura agile, non
centralistica, informale, che accolga alla pari tutti e da tutti prenda
qualcosa. E la rete come web, supporto indispensabile per qualsiasi
iniziativa, e anche per qualsiasi giornale: il nostro, e quelli - assai
piu' ambiziosi - del futuro. "Ma allora volete fare un quotidiano, un
settimanale, una tv, che cosa?". Vogliamo fare una cosa del tutto nuova,
eppure assolutamente possibile, un mezzo che stia nella rete, che entri
nelle case di tutti, e che all'occasione diventi carta stampata. E' un
percorso lungo e difficile, ma professionale, ma realistico; ed e' gia'
cominciato.
Non e' solo il "nostro" percorso - non basterebbero le forze - ma e' il
percorso di tutti. Tutti coloro che vogliono uscire dalle piccole zone
libere, discendere giu' a valle tutti insieme. Per questi lavoriamo
adesso, ciascuno coi suoi strumenti, ma sapendo che nessuno di essi e'
completo.
(A proposito: per la prima volta, un giornale non specialistico in
Italia viene prodotto interamente con Linux. Questo giornale e'
Casablanca, e ne siamo orgogliosi: e' sempre la tradizione dei Siciliani
(interamente autogestito in fotocomposizione gia' nei primi anni 80), di
Avvenimenti (primo giornale a Macintosh, primi '90), di
"movimento+tecnologia". Anche questo e' "politico", anche questo e' una
liberta' in piu' e apre una strada).
* * *
"Sbavaglio", il convegno sullo stato dell'informazione in Sicilia
organizzato da Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato, si e' svolto in
due giornate distinte. La prima e' stata un susseguirsi di narrazioni,
resoconti e notizie: un'esigenza di raccontarsi, di farsi conoscere e
raccordarsi con gli altri. Sono intervenute le testate che trovate nei
box di queste pagine e altre ancora, fra cui bisogna segnalare almeno
MarsalaC'e' (quotidiano della provincia di Trapani), Malastrada Film
(video autofinanziati dai cittadini), I Cordai (giornale di quartiere a
Catania), Il Pizzino (satira palermitana, ormai famosa a livello
europeo), GirodiVite (sito e foglio d'informazioni siciliano, attivo da
piu' di dieci anni), PeaceLink (la prima rete pacifista italiana), Terre
Libere (sito messinese), La Primavera (foglio della societa' civile a
Milazzo e Barcellona), Sicilia Libertaria (gli anarchici!), Radio Aut
(quella che un tempo era di Peppino Impastato), La Barchetta (giovani
cattolici catanesi), Citta' Nuove (la storica testata antimafiosa di
Corleone), l'Associazione Rita Atria e Addiopizzo. Un quadro di piccole
realta' agguerrite, vivaci, valorose. Un senso forse fuorimoda ma
diffuso della militanza e dell'impegno civile. Storie a volte anche
drammatiche (Carlo Ruta, Marco Benanti, Telecolor, ecc.) da cui emerge
che il settore informazione in Sicilia e' arrivato a un livello di
emergenza democratica: dove le piccole realta', testate cartacee, in
rete o televisioni, rappresentano segnali significativi di resistenza.
"Non facciamo controinformazione - s'e' detto - Noi facciamo
l'informazione che non c'e'". Un grande valore democratico, certamente:
ma ora occorre piu' organizzazione e meno volontarismo. Questo in genere
non e' stato in grado di contrastare i grande capitali
dell'imprenditoria "forte", che ha via via acquisito un monopolio
regionale lasciando alle voci piu' democratiche della Sicilia solo le
nicchie.
Una delle emergenze riguarda il diritto di cronaca e la depenalizzazione
del reato di diffamazione.
Le cause per diffamazione, e' stato rilevato da Umberto Santino, ora si
fanno sempre piu' spesso col civile e sempre meno col penale. Non c'e'
dibattimento, non ci sono le garanzie previste dal codice penale, non
c'e' prescrizione. Vige una giurisprudenza abbastanza negativa. Molte
sentenze di Cassazione sostengono che basta citare anche tra virgolette
perche' si faccia propria l'affermazione richiamata. In alcune sedi e'
stato sostenuto dai giudici che per rispettare il principio di verita'
su un reato riportato bisogna attendere la pronuncia definitiva in sede
giudiziaria: come dire che i giornali possono chiudere perche' il
giudizio della Cassazione, se arriva, arriva come minimo dopo quindici
anni.
Un'altra emergenza e' quella delle strutture di supporto, dalla
distribuzione all'edicola, dalla stampa alle spedizioni postali.
"Richiamiamo ognuno alle proprie responsabilita' - ha detto Navarra del
quotidiano marsalese - Chi ha responsabilita' politica deve essere
chiamato a fare cio' che e' possibile fare. I fondi per l'editoria in
campo nazionale sono ben poca cosa e negli anni si sono via via
ridotti. Non sono stati invece ridotti (anzi!) i contributi per i
giornali dei partiti. Io chiedo ai rappresentanti del centrosinistra
non di cancellare questi contributi, ma almeno di diminuirli. E di
dirottare la parte cosi' risparmiata alla piccola e media editoria".
* * *
Stiamo preparando un secondo incontro (tecnico) per la meta' di
dicembre; non sappiamo ancora se sara' un'altra assemblea pubblica o un
seminario di "addetti ai lavori" delle varie realta' locali. Comunque,
ci stiamo lavorando proprio ora.
E' in preparazione il CD per i giornali locali autocomposti (ovviamente
in Linux). La beta dovrebbe essere pronta per fine dicembre, e chi vuole
potra' cominciare a richiederlo gia' da gennaio. E' arrivato il
documento preparatorio (di Carlo Gubitosa) sulla distribuzione
alternativa per le testate della societa' civile. Questo fra l'altro fa
fare un passo avanti al progetto per il quotidiano in rete (ne
riparleremo nelle prossime settimane) e anche qui il lavoro sta andando
avanti abbastanza bene.
* * *
La rete insomma, fra mille difficolta', va crescendo. Avremmo tante cose
da scrivere su cio' che succede adesso, dalla Calabria occupata a
Palestina-Israele. Ma forse per stavolta e' meglio dedicare il poco
tempo che c'e' allo strumento concreto - la rete, il giornale, gli
utilizzi di rete - che ci permette di collegare meglio le persone, di
far cose civili insieme, di diffondere insieme conoscenza. Questo e'
forse piu' utile delle semplici parole.
________________________________________
Sulla "catena" abbiamo gia' raccontato le vicende di "Betulla", al
secolo Renato Farina, di professione vicedirettore di "Libero" e agente
del Sismi per passione patriottica, con il compito di produrre false
interviste, ottenere informazioni dai magistrati e passarle ad agenti
segreti indagati, ma i recenti sviluppi del caso ci obbligano a un
doveroso aggiornamento. Dopo la benevola sentenza dell'Ordine dei
Giornalisti della Lombardia, che ha salvato Farina dalla radiazione con
una piu' mite sospensione di 12 mesi, la procura della Repubblica di
Milano ha pensato di impugnare il provvedimento dell'Ordine, giudicato
inadeguato rispetto alla gravita' dei fatti commessi. Per gli addetti ai
lavori questa decisione e' stata un segnale gravissimo, dal momento che
l'unica ragione di esistere degli ordini professionali e' la
salvaguardia dei principi deontologici legati a quel particolare
mestiere, ed e' preoccupante che per sanzionare in modo adeguato chi si
allontana da questi principi e da questa deontologia ci sia bisogno
dell'intervento della magistratura.
Ma la catena di paradossi non si ferma qui: dopo i magistrati che si
sostituiscono all'Ordine dei Giornalisti nel pretendere a norma di legge
la "separazione delle carriere" tra chi fa il giornalista e chi fa la
spia, abbiamo giornalisti che si sostituiscono agli avvocati nel
prendere le difese di chi viene sorpreso con le mani nella marmellata a
fare comunella con gli 007. Si tratta nientemeno che di Franco Abruzzo,
il presidente di quell'ordine lombardo dei giornalisti che ha voluto
graziare il nostro Betulla in nome di una presunta "gogna mediatica" che
a suo dire avrebbe reso eccessiva una radiazione.
Anziche' prendere atto della lezione di deontologia impartitagli dalla
magistratura, Abruzzo ha pensato bene di prendere le difese del nostro
betullone nazionale grazie ad un cavillo degno del miglior Perry Mason.
Abruzzo, infatti, glissando sul fatto che Farina si e' fatto beffe
perfino del provvedimento di sospensione firmando sedicenti "lettere al
direttore" anziche' articoli, ha deciso che non importa se la procura
abbia ragione o meno, se a norma di legge possa dirsi giornalista chi ha
lavorato per i servizi segreti, o se la benevolenza nei confronti di
Farina possa mettere a rischio l'incolumita' dei giornalisti veri che
lavorano nelle zone calde del pianeta rischiando di essere scambiati per
emissari del Sismi o della Cia. Quello che conta, secondo Abruzzo, e'
che la procura avrebbe impugnato la delibera dell'Ordine con due giorni
di ritardo rispetto ai tempi previsti dalla legge, e quindi non ha piu'
il diritto di intervenire. Dottor Abruzzo, ma non e' che anche lei ha
sbagliato mestiere come il collega Farina? Le assicuro che sarebbe
stato un ottimo avvocato. [carlo gubitosa]
_______________________________________
dominice wrote:
< Ciao, sono Domenico un ragazzo di Catania e volevo sapere
dell'incontro sulla libera informazione del 4 e il 5 novembre... ma cio'
che mi preme piu' dirti e' che io faccio parte di un gruppo di ragazzi
che sta cercando di fare informazione in vari modi Cd, giornalini,
cineforum... non abbiamo alcuna connotazione politica, siamo mossi solo
dalla rabbia di vedere tante falsita' dette e nessuno che controbatte
perche' la verita' non si sa... vogliamo cambiare le cose, abbiamo la
voglia e stiamo operando in tale direzione ma ci scontriamo spesso
ahime' con una forte diffidenza perche' le persone cn cui parliamo sono
prese dalla loro vita, dai loro problemi e non guardano piu' oltre il
loro naso, delegando ad altri decisioni che se non lo riguardano
dovrebbero almeno interessarlo... e allora a nome del gruppo di cui
faccio parte mi sono preso la briga di cercare persone gia' sensibili a
tali problemi per unire le forze o anche solo per incontrarsi per uno
scambio di idee... credo che le divisioni siano inutili in gruppi che
operano verso la stessa direzione ... sto cercando di contattare anche
associazioni come addio pizzo e altre... che ne dite? spero in una
risposta >
_______________________________________
Antonio wrote:
< Volevo dirvi, per quel che vale, non siete soli; ci sono tante
tantissime persone, anche qui' a Treviso che sono perennemente in lotta
contro la mafia, magari non in modo cosciente ma la combattono. Ormai
questo stato italiano, mafioso, lo e' diventato con il beneplacido di
tutta la nomenclatura politica del paese. Dunque, opporsi con qualunque
mezzo a questo stato, e' opporsi alla mafia combatterla. Non so se e'
vero ma una volta Giovanni Falcone paragono' la mafia all'impero romano
dicendo che se era finito quello prima o poi finira' anche quello
mafioso di impero e' inevitabile. Certo un bel pensiero ma tra duemila
anni il mondo ci sara' ancora o no?
Io nel mio piccolo cerco di fare la mia opera facendo girare questa
catena tra i miei amici stampare qualche copia e dimenticarla in giro:
sugli autobus, dove lavoro, dove capita... >
_______________________________________
Luciano Seno wrote:
< Noi della famiglia Seno siamo Komunisti da oltre un secolo e il fatto
che governi, preti e padroni siano il nemico di classe che se non lo
sconfiggiamo ci frega il pianeta non ce la levera' mai nessuno dalla
testa. Pansa e' un pennivendolo frustrato che ha trovato audience tra i
berluscones che si sentono tanto politici comprando i suoi libri tra un
reality show e l'altro e la sfrutta con un libro revisionista all'anno >
_______________________________________
Mucchio Selvaggio wrote:
< Stiamo preparando per settembre del prossimo anno un DVD celebrativo
(aia!) per i 30 anni del Mucchio. Tutti coloro (colleghi, attori,
registi, musicisti, scrittori, comici - ma non escludiamo magistrati,
politici, pittori, ballerini, show-girls, veline....) che vogliono
parteciparvi, con un breve intervento video, sono pregati di
contattarci. I piu' svezzati possono anche mandare direttamente un video
home-made >
Send to: beatricemele[AT]ilmucchio[DOT]it
_______________________________________
Renato wrote:
< Caro R., ogni tanto interrompo il mio lavoro di responsabile del
Centro per i bambini autistici dell'Ospedale di Acireale e presto il mio
tempo a Medici senza frontiere. Da settembre scorso a marzo di
quest'anno ho svolto una missione per loro nella Striscia di Gaza, per
un progetto di salute mentale per la popolazione traumatizzata. Adesso
continuo a denunciare gli orrori di questa aggressione continua
all'interno del piu' grande lager attualmente esistente al mondo >
Bookmark:
http://gazaemergency.spaces.live.com
_______________________________________
Vann'Anto' wrote:
< Cci mannarru e la cartullina
a n-surdatu muortu.
A n-surdatu muortu
cci mannarru la cartullina!
La cartullina e di riciamu
quannu ha-ssiri c'ha'-ssiri guerra:
quannu ha-ssiri c'ha'-ssiri guerra,
tutti pronti a lu riciamu...
La matruzza e finiu ri cianciri
ppi lu figghiu c'avia muortu:
caru lu figghiu ch'e' beddu muortu!
La matruzza finiu ri cianciri >
3 novembre 2006
n. 344
________________________________________
Questo numero della Catena e' dedicato al convegno sulla liberta'
d'informazione che si svolge in questi giorni in Sicilia, a Catania. Si svolge
in Sicilia, ma potrebbe svolgersi a Locri, a Mosca, a Medellin, in uno
qualunque dei tanti posti in cui pochi giornalisti ostinati si sforzano un
giorno dopo l'altro di restare fedeli al proprio mestiere, di non tradire i
lettori. Quello accluso e' il manifesto del convegno. Bisogna non solo farlo
girare ma prenderlo come occasione d'impegno laddove si vive; pensare. La
Sicilia non e' dove si abita. Sicilia e' qualunque luogo in cui qualcuno sta
difendendo - o decide ora di difendere - una verita'.
________________________________________
Sbavaglio. Informazione in Sicilia: un convegno per la libertà .
Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le Siciliane,
Le Inchieste, PeaceLink, Itacanews, Citta' Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film, RadioAut,
il Dialogo, Sicilia Libertaria, MarsalaC'e', Grilli dell'Etna, Terre Libere...
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi, testate e
soggetti della societa' civile interessati a porre le basi per una rete
siciliana dell'informazione. La seconda con i politici progressisti interessati
a sostenerla.
Quando: sabato 4 e domenica 5 novembre.
Dove: Catania, Facolta' di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perche': per cominciare a coordinarci insieme in un progetto alternativo al
monopolio.
Per contribuire con un documento sull'informazione agli Stati Generali
dell'Antimafia indetti da Libera dal 17 al 19 novembre.
Per un disegno di legge che tuteli l'esercizio del diritto di cronaca.
Per un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a favore
della piccola editoria e del giornalismo civile.
Per un'etica dell'informazione.
* * *
Sabato 4 novembre: 16.30 (Aula A1): Dibattito fra le testate libere siciliane.
Antonio Pioletti, Lucio Tomarchio di Casablanca, Marco Benanti di Isola
Possibile, Pino Maniaci di Tele Jato, Nicola Savoca di Telecolor, Carlo Ruta di
Le Inchieste, Giuseppe Castiglia di Girodivite, Carlo Gubitosa di PeaceLink,
Giusi Viglianisi di Itacanews, Mirko Viola di Cittainsiemegiovani, Dario Russo
di La Primavera, Antonio Mazzeo di Terre Libere, Dino Paternostro di Citta'
Nuove, Ottavio Navarra di MarsalaC'e', Giovanni Caruso di I Cordai, Alessandro
Gagliardo di Malastrada Film, Pippo Gurrieri di Sicilia Libertaria, Grilli
dell'Etna, Addiopizzo, Associazione Rita Atria, Il Pizzino, Radio Aut, Umberto
Santino, Riccardo Orioles.
Obiettivi: Documento per gli Stati generali di Libera; Disegno di legge per
tutelare l'esercizio del diritto di cronaca; Coordinamento fra le testate e
progetto alternativo.
Domenica 5 novembre: 11.00 (Aula A1): Presentazione del gruppo di lavoro per
una tele-street a Catania.
Domenica 5 novembre: 16.30 (Aula A1): Tavola rotonda sul giornalismo
indipendente in Sicilia. Graziella Rapisarda Proto, Nando dalla Chiesa, Beppe
Giulietti, Santo Liotta, Orazio Licandro, Marilena Samperi, Giovanni Burtone,
Giuseppe Cipriani.
La discussione parte dal documento di Casablanca, Isola Possibile e TeleJato
(pubblicato sul numero precedente della Catena) al fine di stimolare
l'intervento del legislatore per rafforzare la stampa indipendente contro il
monopolio dell'informazione che vige in Sicilia.
________________________________________
E.L.Masters wrote:
Il direttore Whedon
< Saper vedere ogni aspetto d'ogni problema,
dar ragione a tutti, essere tutto, non essere nulla a lungo;
pervertire la verita', strumentalizzarla,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi scopi, per fini astuti,
indossare una maschera come gli attori greci -
il tuo quotidiano - dietro cui ti nascondi,
strillando nel megafono dei caratteri cubitali:
"Sono io il gigante".
E quindi vivere anche la vita di un ladruncolo,
avvelenato dalle parole anonime
di un'amica segreta.
Per danaro insabbiare uno scandalo
o divulgarlo ai quattro venti per vendetta,
o per vendere il giornale,
distruggendo reputazioni, o corpi, se necessario,
vincere a ogni costo, salvo la vita.
Gloriarsi di un potere demoniaco, minare la civiltà ,
come un ragazzo paranoico mette un tronco sulle rotaie
e fa deragliare il rapido.
Essere un direttore, com'ero io.
Poi giacere qui accanto al fiume sopra il punto
dove scorre la fogna del villaggio,
e scaricano barattoli vuoti e immondizie,
e nascondono gli aborti >
31 ottobre 2006
n. 343
________________________________________
Informazione in Sicilia: un convegno per la liberta'.
Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le
Siciliane, Le Inchieste, Itacanews, Citta' Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film,
RadioAut, il Dialogo, Radio Zammu', Sicilia Libertaria, Step1, Terre
Libere, Grilli dell'Etna.
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi,
testate e soggetti della societa' civile interessati a porre le basi per
una rete siciliana dell'informazione. La seconda con i politici
progressisti interessati a sostenerla (fra cui Nando dalla Chiesa, Beppe
Giulietti, Saro Liotta, Orazio Licandro, Giuseppe Cipriani, Giovanni
Burtone e Margherita Samperi).
Quando: sabato 4 (ore 16.30, aula A1) e domenica 5 novembre (ore16.30,
Aula A1).
Dove: Catania, Facolta' di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perche': per cominciare a coordinarci insieme in un progetto alternativo
al monopolio. Per contribuire con un documento sull'informazione agli
Stati Generali dell'Antimafia indetti da Libera per meta' novembre. Per
un disegno di legge che tuteli l'esercizio del diritto di cronaca. Per
un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a favore
della piccola editoria e del giornalismo civile.
Inoltre: domenica 5 novembre (ore11.00, Aula A1) presentazione del
progetto di telestreet a Catania.
________________________________________
Sbavaglio. Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato indicono per il 4 e 5
novembre un convegno sullo stato dell'informazione in Sicilia.
L'emergenza e' arrivata a un livello gravissimo e il monopolio si fa
sempre piu' stretto in coincidenza coi nuovi grandi affari di Ciancio,
il Berlusconi siciliano. Il caso Telecolor, gravissimo per dimensioni e
arroganza, e' solo l'ultimo di una lunga serie di imbavagliamenti e
immotivate censure che hanno dei precedenti solo in dittature.
Il convegno, al quale sono invitate tutte le realta' dell'informazione
libera in Sicilia, non serve a lamentare per l'ennesima volta
l'incivilta' del monopolio, ma a organizzarne insieme concretamente il
superamento.
Esistono ormai nell'Isola - e fuori - numerosi soggetti che, ognuno nel
suo settore, lavorano a un'informazione libera e indipendente. E' il
momento di coordinarsi, di organizzarsi tutti insieme in un percorso
lungo ma professionale e concreto che renda possibile il prerequisito
essenziale dell'avanzamento culturale, economico e politico della
Regione: la fine del monopolio dell'informazione e l'instaurazione di un
regime europeo e democratico anche in questo settore.
I nuovi sviluppi tecnologici, a cominciare dall'internet, e
un'intelligente integrazione di essi nel quadro di un media
pluricentrico e multifunzionale, rendono finalmente realistico questo
obiettivo. Su di esso chiamiamo a mobilitarsi, nelle giornate di studio
a partire dal 4 e 5 novembre ma soprattutto nel lavoro concreto dei mesi
successivi, tutte le forze civili della Sicilia.
* * *
La Sicilia e' la regione d'Europa con la piu' densa storia di
giornalismo militante e civile: ben otto giornalisti sono stati uccisi
qui nell'esercizio del loro mestiere. Contemporaneamente, la Sicilia e'
la regione in cui l'informazione ufficiale e' meno pluralista e
articolata: da ben prima di Berlusconi, qui, i media sono soggetti a un
monopolio (Ciancio e soci) sempre piu' pervasivo e assoluto.
Degli otto giornalisti uccisi uno (Mario Francese) era un giornalista
professionista e lavorava per una testata "ufficiale". Uno (Giuseppe
Fava) era giornalista professionista e lavorava per una cooperativa
giornalistica indipendente. Uno (Mauro De Mauro) era professionista e
lavorava per una testata d'opposizione. Tre (Cosimo Cristina, Giuseppe
Spampinato, Beppe Alfano) erano semplici corrispondenti locali, e due di
loro erano pubblicati solo dalla stampa d'opposizione che allora
esisteva. Infine, due (Mauro Rostagno e Peppino Impastato) non venivano
dal giornalismo ma dalla militanza politica e civile, pur essendo stati
uccisi per una precisa attivita' d'informazione. Solo tre su otto,
dunque, erano giornalisti "professionisti" (riconosciuti cioe'
formalmente dalle istituzioni come tali). Solo due su otto lavoravano
per il monopolio, entrambi in posizione isolata ed entrambi
disconosciuti da esso (uno degli editori di Francese mise in dubbio, in
un'intervista, la matrice mafiosa della sua morte; il magistrato del
caso Alfano dovette esercitare pressioni sull'editore per averne
collaborazione).
Tutti i giornalisti uccisi si caratterizzavano per le loro inchieste sui
poteri mafiosi, che viceversa trovavano pochissimo spazio
sull'informazione ufficiale, che in piu' casi appoggio' esplicitamente
componenti del sistema. Questo panorama complessivo ha trovato
opposizioni anche forti - L'Ora, I Siciliani - che tuttavia non sono
riuscite a sopravvivere al monopolio. Quest'ultimo e' riuscito ad
impedire la pluralita' dell'informazione anche nei confronti di testate
nazionali: per esempio Repubblica, indotta ad astenersi dalla cronaca
catanese.
Il monopolio, con tutto cio' che ne consegue sul piano individuale e
professionale, e' dunque oggi la forma normale della pratica
dell'informazione in Sicilia. Questo dato non puo' essere rimosso, a
pena di trasformare ogni dibattito in proposito in un parlar d'altro.
Implica una sostanziale estraneita' del sistema dell'informazione al
progresso democratico della Regione, un silenziamento di fatto dei
giornalisti indipendenti (fisicamente estromessi dal sistema o costretti
ad accettare o il compromesso o l'emarginazione interna), e dunque una
sempre maggiore assuefazione dell'opinione pubblica e della categoria a
questa situazione di "normalita'" non-normale.
Manca dunque in Sicilia un aspetto essenziale della cultura occidentale
ed europea, il controllo dell'opinione pubblica sulle scelte del potere.
Cio' costituisce l'ostacolo principale all'evoluzione civile ed
economica della Regione, subito dopo l'egemonia del sistema
politico-mafioso di cui e' peraltro una delle precondizioni essenziali.
Come si contrasta il monopolio? Innanzitutto, riconoscendolo come tale e
conseguentemente negandogli lo status - che oggi vige - di interlocutore
privilegiato. In secondo luogo, favorendo la crescita di testate locali
alternative. In terzo luogo, stimolando fra i giovani esperienze di
informazione semiprofessionale "dal basso". In quarto luogo, spostando
il baricentro del sistema dell'informazione sulle tecnologie di rete
(internet in primo luogo) e ponendosi consapevolmente l'obiettivo di
collocare la Regione all'avanguardia nel settore.
La non-collaborazione col monopolio e' un valore civile, e si esplica a
diversi livelli. A livello legislativo, evitando di emanare disposizioni
che in qualsiasi maniera lo favoriscano, verificando le disposizioni
vigenti, vigilando contro le agevolazioni di fatto che possano venirgli
fornite da pubblici funzionari. A livello politico, evitando - in quanto
soggetti politici - di affidare al monopolio la diffusione delle proprie
idee e rivolgendosi viceversa alla stampa locale e nazionale libera e
all'internet.
Le testate regionali e locali a carattere professionale sono sempre
state ostacolate da difficolta' pubblicitarie, di accesso al credito, di
diffusione in edicola e di partecipazione ai pubblici incentivi: in
violazione non solo dei principi generali che tutelano formalmente,
nelle Costituzioni italiana ed europea, il pluralismo dell'informazione,
ma anche delle leggi del libero mercato. E' facilmente verificabile
l'esistenza di fatto di ciascuno di questi ostacoli: rarissimi gli
imprenditori siciliani che diano pubblicita' alla stampa indipendente;
rarissima la pubblicita' istituzionale, riservata quasi interamente al
monopolio; il credito bloccato; la stessa diffusione in edicola
ostacolata, e in qualche caso caso del tutto vietata.
Su ciascuna di queste anomalie la politica puo' intervenire:
- verificando la correttezza pubblicitaria e sindacale delle imprese, e
negando qualsiasi beneficio alle inadempienti;
- obbligando tutti gli operatori del settore (dagli editori ai
diffusori) alla rigorosa osservanza delle leggi, a pena di esclusione
da ogni beneficio regionale e, nei casi piu' gravi, fornendo assistenza
legale ai soggetti danneggiati;
- distribuendo con equita' la pubblicita' istituzionale;
- facendosi promotrice di sostegni alle cooperative giornalistiche
indipendenti, verificandone la corretta utilizzazione e trasformandoli
quando possibile in erogazione di servizi tecnici garantiti.
Tecnologie e cultura. E' ormai veramente improprio parlare - sul piano
tecnico - di "nuove" tecnologie. Nel giro di vent'anni, la tecnica dei
computer si e' affermata a livello diffuso, trasformando radicalmente i
meccanismi di produzione e di mercato e producendo una serie di
acquisizioni ulteriori - la piu' nota e' l'internet - che modificano
profondamente le culture dell'intera societa'. Proprio sul piano
culturale, tuttavia, le tecnologie continuano ad essere "nuove", nel
senso che non siamo ancora arrivati a percepirne le estreme - e
liberatorie - conseguenze. E' come se stessimo usando gia' da tempo
l'alfabeto fenicio ma senza avere abolito del tutto i geroglifici, e
senza soprattutto aver compreso come l'alfabeto moderno, riservato a
tutti e non a pochi sacerdoti, renda ormai obsoleti i vecchi inni ai
Faraoni e consenta finalmente alla persona comune di comporre storia,
cultura, scienza e anche canzoni d'amore.
Sotto questo profilo, l'alfabeto fenicio si sviluppo' maggiormente in
regioni periferiche, dove la comunicazione "ufficiale" non aveva
raggiunto la complessita' e prepotenza toccate altrove. La poesia
moderna cosi' nacque in Grecia, e non al centro dei vari imperi. E
oggigiorno non c'e' ragione per cui una regione relativamente povera, e
certo molto deprivata sul piano della comunicazione ufficiale, non possa
invece porsi consapevolmente l'obiettivo di essere fra le prime sul
piano dei nuovi alfabeti. Questo implica un'attenzione eccezionalissima
da parte della politica non solo alle applicazioni "istituzionali"
dell'internet, quanto alle sue potenzialita' culturali che possono dar
luogo a mercati di massa nel giro di pochissimi anni.
* * *
Peppino Impastato, Mauro Rostagno e Giuseppe Fava si distinsero anche
per delle scelte tecnologiche allora molto innovative (la radio, la tv
locale, la fotocomposizione autogestita dai redattori). Furono queste
scelte a dar loro la possibilita' tecnica di operare giornalisticamente
in una situazione che altrimenti sarebbe stata completamente bloccata.
Il loro operare giornalistico, tuttavia, non era caratterizzato solo da
scelte tecniche illuminate ma anche - e soprattutto - da un contenuto
civile, democratico, di liberazione. La tecnologia "svelta" era un
mezzo, ma il fine era la liberta'. Essi intuirono per primi questa
correlazione.
I quotidiani arrancano (in Sicilia piu' che altrove: la gente si difende
dai cattivi giornali non comprandoli), la televisione attraversa una
fase profondissima di ridefinizione in cui l'infotainment (informazione
non distinta dall'enterteinment) sembra il trend principale, negli Stati
Uniti la politica comincia a passare piu' per il video e l'internet che
per il quotidiano e la tv. Nel mondo dell'informazione sta cambiando
tutto, non meno che nel periodo intercorrente fra gli amanuensi e
Gutenberg o fra i manifesti murali e Addison.
Questi cambiamenti lasceranno alla fine ai media eterodiretti solo
nicchie parziali (e di propaganda), e fra i media di massa
sopravviveranno, come informazione reale, quelli che riusciranno a
legarsi, in diverse maniere, al mondo dell'internet. Questo ci spinge a
proporre una precisa attenzione alle forze politiche, e a organizzare
professionalmente qui e ora delle iniziative parziali ma conseguenti. Ma
non dimentichiamo mai che il fine ultimo e' quello dell'estensione
sempre piu' ampia della liberta': liberta' del singolo cittadino di
accedere a informazioni veritiere e opinioni diverse, della societa'
civile di poter sempre contare su opzioni alternative, dei giornalisti
di potersi sempre esprimere liberamente e professionalmente.
Crediamo, con questo, di trovarci inseriti in un filone antico e umano,
del quale i nomi che abbiamo citato prima sono fra i maestri.
Che tanti di questi maestri siano siciliani ci da' orgoglio, certo, ma
anche una particolare responsabilita'. Ad essa noi cerchiamo di
rispondere indicendo questo convegno, e invitando a parteciparvi
attivamente tutti gli amici della voce libera in Sicilia e fuori.
________________________________________
Ordine. Trentamila euro in due anni: e' il compenso ricevuto dall'agente
"Betulla", al secolo Renato Farina, per i servigi resi al Sismi e
costati un'indagine per favoreggiamento in inquinamento probatorio. Una
megamarchetta finalizzata all'inquinamento delle responsabilita' dei
servizi italiani nel sequestro dell'Imam egiziano Abu Omar ad opera
della Cia.
In un paese normale questo dato incontrovertibile basterebbe per
trasformare Farina in persona sgradita a qualunque redazione e di fatto
incompatibile con la professione di giornalista, cosi' come lo sarebbe
un medico scoperto a prendere soldi da una ditta di pompe funebri per
far schiattare i pazienti di proposito. Ma qui siamo in Italia ed e'
l'Ordine dei Giornalisti che decide se un operatore dell'informazione
pubblica puo' fare anche disinformazione segreta. E' per questo che
Farina non viene radiato dalla professione come sarebbe accaduto in un
qualunque paese civile, ma solamente sospeso per 12 mesi. Franco
Abruzzo, che presiede l'OdG della Lombardia a cui "betulla" continua ad
essere iscritto, sostiene che Farina ha gia' pagato il suo debito con la
categoria attraverso la "gogna mediatica" che ha fatto seguito alla
scoperta dei suoi altarini.
A questo punto bisogna chiedersi cosa cosa bisogna fare per essere
radiati dall'ordine dei giornalisti, visto che nel caso Betulla non e'
bastato imbastire false interviste per raccogliere informazioni su
attivita' della magistratura con lo scopo di riferirle poi agli stessi
indagati. A dispetto della mite sentenza ricevuta, Farina ha ripreso a
scrivere su Libero precisando che i suoi non sono articoli, ma "lettere
al direttore".
Ma non tutti sono cosi' fortunati: Maria Chiara, aspirante giornalista
conosciuta a Modena, scrive da anni per la stampa locale, ma la pagano
solamente quattro euro a pezzo, e di conseguenza anche con dozzine di
articoli al suo attivo non ha raggiunto quei 2000 euro in due anni che
l'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna considera il guadagno
minimo necessario per fregiarsi del titolo di giornalista. Maria Chiara,
fatti furba: vai in Lombardia, dove non c'e' il limite dei 2000 euro, e
se vuoi arrotondare la paghetta passa dalla redazione di Libero e chiedi
del signor Betulla. [carlo gubitosa]
_______________________________________
Lo Stato contro Pinco Pallo. Accusato di essersi spacciato per ufficiale
dei carabinieri, usando il titolo per ottenere la fiducia di una donna
che ha spolpato ben bene economicamente parlando. Armi usate: un
distintivo e una pistola d'ordinanza, poi rivelatasi falsa. Si procede
d'ufficio. Due anni di processo. Spostamenti, giornate di lavoro perse
per testimoniare, testimoni ascoltati e riascoltati. Arriva finalmente
la sentenza. La pistola non fu mai trovata addosso al sedicente
carabiniere (ma non era falsa?), e il reato di usurpazione di titolo non
esiste. Depenalizzato. Ma c'era bisogno di un anno e mezzo di processo,
per dirlo? [antonella serafini]
________________________________________
"Es un gobierno de mierda, pero es mi gobierno" (cartello a una
manifestazione popolare, Santiago del Cile, estate '72).
________________________________________
Spot.
http://www.lacamorrafaschifo.ilcannocchiale.it
Sinistra Giovanile vs. Potere Nero.
________________________________________
Antonella Consoli wrote:
La mia vittoria
< Ma che importa
io posso ancora raccontare
ed e' questa
la mia vittoria >
23 ottobre 2006
n. 342
________________________________________
Anna Politovskaja, giornalista siciliana. Anche stamattina, al giornale,
i colleghi hanno dato un'occhiata alla scrivania vuota e si sono messi
al computer a lavorare. Il potere e' mafioso, lo si sa: pero' loro lo
scrivono, fanno i nomi e i cognomi, e sono soli. Di chi e' la scrivania
vuota? Chi e' il collega, assassinato dagli imprenditori mafiosi, che
fino all'altro giorno scriveva? In che lingua scriveva? In russo, in
italiano, in castigliano? Russia, Sicilia, Colombia? E che
importanza ha. Siamo in un paese dove l'informazione non e' libera, dove
i politici al massimo livello fanno accordi coi mafiosi (si chiamino
Cuffaro o Putin, gioviali notabili o cupi apparatniki), dove
l'imprenditoria e' collusa, dove il popolo fiaccato da rassegnazione e
miseria non osa alzare la testa eppure (essi sanno benissimo) un giorno,
grazie a loro che resistono, la rialzera'. E in quale chiesa si sono
svolti stavolta - sempre piu' soli e inutili - i funerali? Pochi
compagni attorno, dichiarazioni sprezzanti ("La mafia qua non esiste",
"Nessuno stava a leggere il suo giornale") delle Autorita'. E
quell'applauso commosso, di quelle poche centinaia di impauriti ma
consapevoli cittadini. E loro che si allontanano, a spalle chine, per
ritornare alla redazione, a scrivere tutto cio' che e' successo, anche
in questa giornata. Manderanno ai giornali esteri ("I servizi hanno
sequestrato il suo computer", "stava facendo un'inchiesta sui massacri")
note redazionali. Aggiorneranno il palinsesto di questo numero, sperando
che gli edicolanti - almeno per un altro po', almeno qualcuno -
acconsentano a esporre ancora il giornale. Non parleranno, fra di loro,
di lei, salvo che per ragioni di lavoro. Ma a lei penseranno ogni
attimo, firmando le nuove inchieste, guardando la rotativa che le
stampano, seguendo con lo sguardo le macchine che si allontanano
portando dovunque possibile le copie del giornale.
* * *
Nessuno scrive piu' di te, Anna, ed e' passato appena un paio di
settimane. Ci sono altre cose da scrivere, guerre, re, star system,
presidenti, cantanti: altri eventi del vasto mondo ingombrano la grande
stampa internazionale. Hanno scritto che eri una giornalista, una brava
giornalista, e che sei morta: cosa potevi chiedergli di piu', a questi
illustri e - per quasi due giorni - partecipi colleghi? E' nelle povere
stanze e fra i computer rabberciati, con gli altri redattori dei tuoi
stenti giornali, che ancora vive il Giornalismo. Lui non ti ha
dimenticata, ne' tutti gli altri come te.
________________________________________
Giornalismo. Convegno della stampa libera siciliana, il quattro e cinque
novembre a Catania. Come spezzare il monopolio, come dare tecnologie
alla liberta'. Come organizzarsi - insieme. Come trasformare.
Info: riccardoorioles[AT]sanlibero[DOT]it, lucio[AT]sanlibero[DOT]it
________________________________________
Informazione 1. Sergio Saviano e' un ragazzo di Napoli che ha scritto il
piu' bel libro sulla mafia degli ultimi anni. La mafia, che la' si
chiama camorra, in realta' non e' piu' ne' mafia ne' camorra: e' un
Sistema, moderno e omnicomprensivo, che regge parte grandissima
dell'economia e gestisce - insieme ai poteri ufficiali - la sua parte di
societa'. Sergio adesso e' in pericolo per aver scritto questo. Non
lasciamolo solo - non ci ha lasciato soli.
Bookmark:
http://www.sosteniamosaviano.net
________________________________________
Informazione 2. Dal 3 ottobre (decreto legge n. 262, art. 32) in
internet non si possono piu' riportare liberamente articoli dai giornali
ma bisogna pagare un compenso all'editore, a pena di sanzioni
salatissime. Prima il copyleft era ammesso sul web con il solo obbligo
di citare rigorosamente fonte e autore del pezzo. Cosi' si imbavagliano
migliaia di siti, di blog e di forum. Questo incredibile balzello non fa
differenza tra gli operatori professionali dell'informazione e chi
pubblica articoli senza scopo di lucro: semplicemente, si penalizza chi
diffonde informazione. Una "svista" del governo Prodi? Se cosi' e'. la
si corregga subito. Se no, sarebbe un grossolano e inaccettabile
tentativo di limitare e controllare la libera e autonoma diffusione
dell'informazione. "La liberta' non si puo' fermare - dice Peacelink, la
rete pacifista che ha lanciato l'allarme sul decreto - L'informazione su
internet deve rimanere libera. Chiediamo al Governo che ritiri questo
decreto legge. Chiediamo al Parlamento che lo cancelli".
Bookmark:
http://db.peacelink.org/campagne/info.php?id=3D20
_______________________________________
Informazione 3. Passerelle. Nella stessa giornata (9 ottobre) Bertinotti
da Ferrara a La7 e Fassino da Vespa a Porta a Porta.
________________________________________
Che cosa rubano gli italiani? Nei supermercati, secondo un rapporto
Coldiretti, soprattutto alimentari: formaggio (8 per cento), carne (5
per cento) e (2 per cento) vino. Qualcuno ruba anche dvd ma la maggior
parte oramai cerca roba da mangiare.
_______________________________________
Calabria. Sciopero della fame "per chiedere disperatamente interventi
immediati in materia di giustizia e di lotta alla criminalita'
organizzata nella Locride ed in Calabria. Mi appello al Presidente della
Repubblica Napolitano affinche', attraverso il suo intervento, il
Consiglio Superiore della Magistratura disponga un immediato
rafforzamento dell'organico della Magistratura inquirente applicata
presso il Tribunale di Locri con l'istituzione di un Procuratore
aggiunto nonche' di un distaccamento della Direzione Distrettuale
Antimafia. Chiedo inoltre ai signori Ministri dell'Interno Amato e della
Difesa Parisi di voler attivare l'invio in Calabria di unita'
specializzate delle Forze dell'Ordine nel controllo del territorio.
Finche' non ricevero' rassicurazioni concrete in tal senso, sono pronto
a continuare il mio sciopero della fame fino alle estreme conseguenze,
perche' la Calabria ha fame solo di Giustizia. Mario Congiusta".
Bookmark:
http://www.gianlucacongiusta.org
_______________________________________
Sicilia. Inchiesta su banche e notabili locale dello storico ragusano
Carlo Ruta. Denunce del (discusso) procuratore locale Fera e
dell'avvocato delle banche Di Paola. Condannato al bavaglio e a otto
mesi di galera.
Info: accadeinsicilia[AT]tiscali[DOT]it
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Difesa. L'Italia fornira' all'esercito libanese missili terra-aria Aster
15. Cio' mettera' il governo libanese in condizioni di controllare
effettivamente il proprio spazio aereo. Proteste dello Stato maggiore
israeliano.
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La memoria della nonviolenza. Come si resiste al nazismo a mani nude?
Per trovare la risposta a questa domanda basta chiamare lo 0881.637822,
oppure andare a Foggia, in Viale Europa 45, dove il novantacinquenne
Paolo Sabbetta, ancora lucidissimo e fisicamente attivo, accoglie a
braccia aperte chi gli chiede informazioni sull'esperienza di resistenza
non armata che lo ha visto protagonista nella tenuta agricola di Tor
Mancina, a due passi da Roma sulla via Salaria. La casa di Sabbetta e'
un vero e proprio museo della resistenza nonviolenta italiana, con un
intero salone dedicato alle foto e ai documenti che testimoniano la
attivita' di direttore della tenuta, alla guida di 80 famiglie che hanno
praticato le forme di noncollaborazione e boicottaggio piu' varie e
fantasiose.
"L'intera Comunita' di Tor Mancina - racconta Sabbetta - si coalizzo'
contro gli occupanti, mettendo in atto tutta una serie di espedienti,
sotterfugi, stratagemmi, per nascondere ai nazisti civili, militari,
italiani e alleati, beni mobili e immobili di proprieta' dello Stato
Italiano. Una vera e propria beffa alimentata da un insopprimibile
spirito di liberta' e indipendenza". Per ostacolare l'azione degli
occupanti le famiglie di Tor Mancina si sono inventate di tutto: maiali
"parcheggiati" nelle grotte prossime alla tenuta, latte sottratto alle
mucche di notte per nutrire i partigiani alla macchia, 400 quintali di
grano e 300 di avena occultati in un silos, mobili, attrezzi, olio e
masserizie murati nei locali sotterranei.
Oggi Paolo Sabbetta ha gravissimi problemi di vista, e vorrebbe una
indennita' di accompagnamento o qualunque altra forma di assistenza per
avere accanto una persona che lo sostenga nel suo lavoro di memoria
della resistenza nonviolenta, leggendogli documenti e aiutandolo nella
corrispondenza. All'ANPI chiede che lo status di partigiano venga
riconosciuto anche a chi ha praticato, e non solo a Tor Mancina, forme
di resistenza non armata, mentre ora questa qualifica e' riservata solo
a chi ha tenuto in mano il fucile per almeno tre mesi. Allo Stato
Sabbetta chiede che la qualifica di Cavaliere attribuitagli da Scalfaro
sia riconosciuta anche ai membri delle 80 famiglie di Tor Mancina, veri
e propri eroi dimenticati. [carlo gubitosa]
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Censure. Da bambina giocavo sempre a dama con mio padre, e non me la dava
vinta. Vinceva sempre lui. Ho cominciato cosi' ad allenarmi da sola. Giocavo da
sola e vincevo. Era facile. O con i bianchi o con i neri, vincevo sempre io.
Poi sono cresciuta ed e' cominciata la scuola media. Li' ho capito che c'era
piu' gusto a vincere con i compagnetti di classe. Non accadeva sempre, ma
accadeva. Almeno ci si divertiva. E' una fase che Santoro deve ancora superare,
pero', quella di giocare contro un avversario. Durante la trasmissione Annozero
(redazione nuova... e si vede) hanno parlato di mafia. Di mafia vera, dicono
loro, mica del caso Campagna! Mica del caso Ruta! Mica del caso Benanti! No,
del covo di Riina! Dopo un processo mediatico nei confronti di Ultimo da parte
di Ingroia e Travaglio, Santoro interrompe le discussioni per dire che in linea
c'e' Ultimo che chiama. In realtà era l'avvocato di Ultimo, ma dire che chiama
lui fa piu' fico. L'avvocato quindi chiama in trasmissione per smentire alcune
cose false. E Santoro, l'epurato per 5 anni, che fa? Gli nega il diritto
democratico di un contraddittorio, glissando con un "lo invitiamo in studio e
lo facciamo venire con un cappuccio, cosi' come gli piace tanto traversirsi.
Tanto vengono anche Cuffaro e Berlusconi!". A questo punto, ho pensato a quando
ero piccola e giocavo a dama. In effetti e' piu' facile vincere quando si gioca
da soli. Ascoltare l'altra campana in fondo e' compito di un giornalista, mica
di uno showman!
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Scout. Palermo. Aperte le iscrizioni al gruppo scout "Rosario Livatino",
aderente all'Assiscout e intitolato al "giudice ragazzino" ucciso dai
mafiosi e schernito da Cossiga.
Info: assiscout.palermo[AT]email[DOT]it
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enzocinema[AT]aliceposta[DOT]it wrote:
In un campo di concentramento tedesco un polacco tenta di scappare. Una
guardia imbraccia il fucile e stava per sparare... quando sente una voce
dal cielo: "Fermo! Che fai? Quello e' il futuro papa!". Il tedesco si
blocca: "Ma - chiede - e io?". E la voce risponde: "Pure tu, pure tu,
dopo...".
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Re Scorpione wrote:
< zermo, ciancio, catania, mafia, massoneria, politici corrotti
comunisti, fascisti... le cose non cambieranno mai, hanno fatto il patto
per il potere con il demonio, e visto che il BUON DIO li lascia ancora
al potere, caro O., o dimentichi tutto e vai a fare il barcaiolo nel
Caribe o non hai piu' speranza di vivere in pace, la puzza di zolfo si
sente fino al waziristan >
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Pasquale Incoronato wrote:
< Da anarchico preferirei vedere le strade intitolate a persone comuni,
perbene, che abbiano lavorato ed educato, che si siano occupate del loro
prossimo e che abbiano avuto il coraggio di abbandonare le imposizioni
delle classi dominanti, di non obbedire ad ordini, ma di assumersi la
responsabitila' delle proprie azioni. Chi conosce l'uomo Allende? Da
bambino mi piaceva Dubcek, da adolescente Alliende. Mi piacevano le loro
facce e quelle del popolo che li sosteneva. Interpretavano il dramma
dell'uomo solo ed impotente, che resisteva con la forza della ragione
alla forza distruttiva delle istituzioni dominanti. Fossi stato dio, li
avrei protetti e resi vittoriosi. Avrei distrutto gli eserciti della CIA
e quelli del Patto di Varsavia. Essendo bambino, adolescente e poi uomo
ho sofferto. In nome di quella sofferenza ricordero' sempre il volto di
Allende, con o senza targa, con o senza commemorationi. Quello che
pensano due consiglieri comunali, invidiosi e frustrati, quello che
faranno, come hanno vissuto, non mi interessa. Il nome di Allende si' >
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duelune[AT]libero[DOT]it wrote:
< "Mostriamo agli alleati e ai nemici il meglio della giurisprudenza
militare americana": questa l'ho sentita in un episodio della serie "JAG
Avvocati in divisa". Ho subito pensato a come si sia gia' espresso il
meglio della giurisprudenza militare americana in occasione del processo
per la strage del Cermis, o per i torturatori di Abu Graib, o, ancora,
nei confronti dei responsabili dell'uccisione di Nicola Calipari e della
"tentata morte" di Giuliana Sgrena, per non parlare delle motivazioni
giuridiche che "giustificano" l'esistenza di un posto come Guantanamo.
Ho sentito che una delle regole d'ingaggio dei Marines e' quella di non
essere mai processati da tribunali stranieri qualunque sia il crimine da
loro commesso in territorio estero. Tipica logica da Impero, anche se
sicuramente nemmeno i legionari romani di stanza nelle piu' sperdute
Province dell'Impero godevano di tanta impunita' >
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Roberto wrote (qualche anno fa):
< O forse, caro Gianluca, e' che nemmeno noi sappiamo cosa sara' di
preciso questa Internet. Le cose che mi hai raccontato, che mi hai
mostrato, mi hanno entusiasmato e fatto immaginare che questa sara' la
prossima grande avventura. I giornali stanno cominciando ad accorgersi
del Web, scrivono cose buffe, eppure questa potrebbe essere una
rivoluzione. Potrebbe essere che ci cambi il destino, che diventi una
professione... Clarence srl, ci pensi? Magari diventera' un sito
importantissimo, la community piu' famosa della rete italiana. Magari
qualcuno scrivera' una tesi di laurea sul nostro lavoro. Magari fra 10
anni saremo qui a ricordarlo, a celebrare l'angelo Clarence. Nel 2006...
Oh mamma... chissa' chi saremo allora... >
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Memoria. Un uomo e la sua lotta ("Antimafia", marzo 1990). La sede dei
Siciliani a Roma era in via Cola di Rienzo ed era in realta' un mezzo
appartamento, completamente vuoto salvo che per una branda, un tavolo e
due sedie. Con l'affitto, eravamo molto indietro: bisognava percio'
cercare di salire senza farsi notare dal portiere, il quale tuttavia
immancabilmente ci fulminava con uno sguardo di disprezzo. Il giornale
era uscito, il numero uno, da tre settimane, e i cavalieri avevano gia'
mandato i loro messaggi. Uno, il piu' bestia dei quattro, aveva offerto
senz'altro dei denari. Un altro, il piu' raffinato, aveva invece mandato
suo figlio (un giovane assai perbene, studente a Oxford e senza il
minimo accento siciliano) a congratularsi col direttore per il
bellissimo giornale e a osservare pero' che limitarsi a fare un mensile
era, per giornalisti del suo valore, del tutto inadeguato: perche' non
fare invece una televisione? La prima tv privata della Sicilia, budget
iniziale un miliardo: i soldi, si sarebbero trovati; s'intende, liberta'
assoluta.
Io ero a Roma, in quei giorni, per gli esami di giornalista; lui per
rintracciare non so che funzionario Rai che aveva vagamente parlato di
citare in qualche trasmissione il giornale, Antonio per un servizio e
poi c'erano anche Claudio e Miki e il direttore racconto' del miliardo
di Rendo e l'assemblea, seduta sulle due sedie e sulla branda, decise
all'unanimita' di rifiutare. Eravamo allegri quella sera, mandare al
diavolo un miliardo non e' cosa di tutti i giorni, poi lui e Miki si
misero a commentare le tre brasiliane che c'erano al ristorante sotto,
poi io dissi che all'esame mi avevano chiesto chi era Fossati, poi
scendemmo passando con indifferenza davanti al portiere che non ci
saluto', poi salimmo sulla macchina del direttore che era una
cinquecento rosso ruggine e ce ne andammo tutti alla Rai e fummo
ricevuti, dopo tre ore d'attesa, dalla segretaria del dottore. Della
televisione se ne riparlo' a settembre, venne l'onorevole Ando' a
parlare col direttore e gli fece esattamente la stessa proposta che a
gennaio aveva fatto Rendo, e anche a lui fu garbatamente spiegato che
non c'interessavano le televisioni.
Non so: ci sarebbe la birreria di Catania dove, dall'una in poi,
passavano solo scippatori e metronotte, e noi. I metronotte prendevano
una birra in fretta, al banco, gli scippatori invece grandi scodelle di
pasta alla Norma. "Potremmo fare un settimanale" venne fuori l'idea, una
notte, e allora facemmo i conti sui tovagliolini di carta per vedere
quanto poteva costare fare un settimanale. Eravamo immortali, allora,
niente di male avrebbe mai potuto accaderci. (Ne sono morti parecchi, di
quegli scippatori, da allora; di uno fecero trovare la testa sotto la
statua di Garibaldi, per una rapina sbagliata; ma bevevano intanto e
scherzavano fra di loro, come tutti).
Oppure la vecchia sede, in un paesino sopra Catania, quando arrivarono
- prese a cambiali - le macchine da stampa. Il direttore non c'era, e
noi ragazzi festeggiammo con uno spinello; qualcuno di noi ha ancora
il filtro di cartone, con le firme di tutti e la data. Oppure la
"conferenza stampa" per il primo numero de I Siciliani, avevamo invitato
tutti i giornalisti della citta' e il bar di fronte aveva mandato un
quintale di pasticcini e spumanti per il buffet, ma venne solo un
anziano giornalista sportivo, vecchio amico del direttore, e per tutta
la sera rimase disciplinatamente la', a un capo dell'enorme e solitaria
tavolata, a fare le regolamentari domande e auguri che si fanno alla
presentazione di un giornale nuovo, e noi mangiammo amaramente
pasticcini per una settimana.
Certo: bisognerebbe parlare di mafia adesso, e di lotta alla mafia e
dell'informazione coraggiosa e di quella puttana. Ma a volte e' una
fatica troppo grande ripetere sempre le stesse cose. Il direttore e'
morto, sei anni fa, e questo e' un fatto. I cavalieri sono ancora al
potere, a Catania ed altrove, e anche questo e' un fatto. Ci sono piu'
ragazzini scippatori, a Catania, di ogni altra citta' d'Europa,
esattamente come sei anni fa: e anche questo - che gl'intrallazzi e le
vigliaccherie finiscano per essere selvaggiamente e pacificamente pagate
dai piu' indifesi, che un ragazzo che nasce a Catania non abbia diritto
a nient'altro che a finire in galera - e' un fatto come gli altri. Ci
siamo illusi, per alcuni anni, che una parte almeno dello stato italiano
considerasse questi e altri fatti come estranei da se', come nemici, e
che sarebbe stato possibile - come si dice - "fare giustizia". Ma era
un'illusione, e basta guardare la faccia del giudice Ayala - cacciato
perche' voleva fare il giudice - per averne un'idea. Sono state
illusioni nostre, non di Giuseppe Fava. Lui sapeva perfettamente (era
molto piu' siciliano di noi) che in fondo era tutta una questione di
"berretti" e di "cappelli", di disgraziati sfruttati e di galantuomini:
e che mai i disgraziati hanno avuto giustizia dai galantuomini, tranne
che costruirsela da se', a poco a poco.
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Amici miei. Alcuni di voi seguono la Catena di San Libero (che e' nata
nel '99, in questi giorni piu' o meno) ormai da sette anni.
Congratulazioni per la pazienza e auguri per i prossimi sette.
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narcisatrapani[AT]virgilio[DOT]it wrote:
< Non e' fra le cose quotidiane
il non mescolare il risveglio delle coscienze
con attimi scanditi da self-power,
qua e la' il falso germogliare di fiori di carta.
Non e' cosi' che il nostro tempo
chiede battiti piu' forti e nitidi; senza scalpore
girano uomini che portano con se'
la verita' interiore di essere liberi di vivere.
La liberta' di dire, dissentire, osservare.
La liberta' di rimanere e non sottomettersi.
La liberta' di esprimere ancora idee e pensieri>
3 ottobre 2006 n. 341
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Storia banale. C'era un ragazzo che voleva fare il giornalista.
Comincio' in un quotidiano che c'era allora (stiamo parlando degli anni
Cinquanta) e si chiamava il Corriere dell'Isola. Con lui c'era un altro
ragazzo che pero' alla fine cambio' mestiere e fini' per avere una
normale carriera di funzionario lontano dai giornali. Il primo ragazzo
invece il giornalista continuo' a farlo e lo fece anche bene, tanto che
alla fine i padroni della citta' mandarono dei mafiosi che lo
ammazzarono. I suoi amici, pero', continuarono a fare il suo giornale.
Qualche giorno dopo al giornale si presento' un anziano signore, che era
quello che aveva cambiato mestiere. Aveva suo figlio con se', che avra'
avuto quattordici o quindici anni. "Prendetelo con voi - disse - Credo
che vi dara' una mano col giornale".
E cosi' fu. Il ragazzino crebbe, divento' un un buon giornalista e buon
compagno (in quella citta' le due cose non si potevano separare),
scrisse delle belle cose e molte altre cose belle le organizzo'. Poi il
giornale chiuse e lui rimase solo. Passarono alcuni anni, e il giornale
riapri' e lui, che ormai era un giovanotto, si rimise a fare il
giornalista-compagno. Poi il giornale chiuse di nuovo e stavolta gli
anni furono piu' di dieci. Al dodicesimo anno il ragazzo - che ormai era
sulla trentina - ricevette la solita telefonata. "Ehi. Sbrigati che'
stiamo rifacendo il giornale". E lui naturalmente si precipito'. Si
rimise al computer, riando' in giro, ed eccoti tre pezzi bellissimi -
con le interviste e tutto - ancora meglio di prima.
Fra poco il ragazzo Fabio dovrebbe passare a scrivere qui al giornale.
E' quasi mezzanotte e lo aspetto fra una mezz'oretta. Prima non puo'
venire, perche' la pizzeria chiude a mezzanotte e lui di mestiere fa
(per questa settimana: la prossima, pensa Dio) il cameriere precario.
Non ci sono mai stati i soldi, in tutti questi anni, di fargli un
contratto qualunque o dargli semplicemente una lira. "Qua siamo
volontari, lo sai. Non c'e' bisogno di contratti, per scrivere contro la
mafia". "Signorsi'". Ognuno s'arrangia come puo'. Lui, per fortuna sua,
ha trovato quella pizzeria. Fra poco arriva, si leva il cravattino nero,
si mette al computer e comincia a scrivere uno di quei bellissimi
articoli che gli altri giornalisti della citta' riescono a scrivere solo
una volta ogni tanto, quando hanno fortuna. Loro che non sono dei
camerieri. Non dei camerieri da pizzeria.
Ecco, e' tutto qua. Noi non ci dimentichiamo l'uno con l'altro. Noi non
siamo cambiati. Siamo sempre gli stessi, e siamo qui. Noi pochi, noi
felici, noi banda di fratelli.
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Informazione 1. Il 27 settembre, presso il tribunale di Messina, e'
stato condannato a otto mesi di carcere lo storico siciliano Carlo Ruta.
Era stato querelato dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino
Fera e dall'avvocato Carmelo Di Paola, presidente del collegio dei
probiviri della Banca Popolare Agricola di Ragusa, per aver accolto su
www.accadeinsicilia.net la versione
di un ex funzionario pubblico,
Sebastiano Agosta, pure lui condannato a otto mesi, circa una vicenda
miliardaria che dagli incartamenti dello stesso procuratore esce come
fumosa. Il primo atto, censurato da larghe espressioni della societa'
civile, era stato nel dicembre 2004 l'oscuramento del sito. Il carcere
ne e' in fondo il seguito "naturale". Insieme a quello di Marco Benanti
(licenziato con sentenza di tribunale per aver scritto su un sito
articoli pacifisti: il processo d'appello avra' luogo... nel 2009), il
caso di Carlo Ruta rappresenta con una certa evidenza lo stato in cui si
trova oggi "l'altro giornalismo" di questa isola, lontano dai riflettori
ma vicino alla liberta'.
Bookmark: http://www.leinchieste.com
________________________________________
Informazione 2. Due milioni di euro: e' la cifra richiesta, per
"risarcimento danni", alla Voce della Campania dalle Gest Line (gruppo
San Paolo) titolare della concessione per la riscossione dei tributi a
Napoli e in altre citta' italiane. Alla Gest non e' piaciuta affatto
l'ultima inchiesta di Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola e Antonio
Menna sulla straordinaria quantita' di contenziosi, di proteste
popolari, di errori e di problemi creati dal servizio di riscossione dei
tributi: cartelle esattoriali "impazzite" e sbagliate, procedure di
ipoteche e pignoramenti a pioggia su presunti evasori, spietate e
costose procedure di immobilizzo di beni, talvolta nate da evasioni
fiscali non correttamente verificate.
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Informazione 3. Dibattito in televisione fra il numero 516 della P2
(Maurizio Costanzo) e il numero 626 (Vittorio Emanuele Savoia). S'e'
parlato di donne, di giudici e di un ragazzo ammazzato. Alla fine,
applausi del pubblico per tutti quanti.
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Giustizia. Ordinata dal ministro della Giustizia un'ispezione al
tribunale di Messina per verificare eventuali ritardi o inadempienze nel
procedimento a carico di Gerlando Alberti junior, nipote dell'omonimo
boss palermitano, condannato all'ergastolo per l'assassinio di Graziella
Campagna e scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare a
causa di una incredibile svista del tribunale. La decisione del ministro
fa seguito alla dura campagna di protesta tempestivamente avviata
dall'Associazione Rita Atria.
Bookmark: http://www.ritaatria.it
_______________________________________
Altre campane. L'ultima Catena ha suscitato anche critiche abbastanza
dure, come questa - su Itacanews - di Claudio Fava. Analoghi concetti
sono stati espressi da Walter Rizzo, col quale mi scuso per la mancata
pubblicazione: rimedieremo nel prossimo numero, se vorra' essere cosi'
cortese da sintetizzare le sue osservazioni in una lunghezza compatibile
con le dimensioni del nostro piccolo giornale.
* * *
LE BALLE DI SAN LIBERO. Lezioni di cattivo giornalismo. Volete un
esempio di cattivo giornalismo? Lo trovate nella nota settimanale che
Riccardo Orioles spedisce via mail ai suoi lettori. Si tratta di un buon
pezzo sulle miserie del giornalismo catanese, Ciancio in testa, con un
commento finale approssimativo e offensivo sul dibattito ospitato dalla
festa dell'Unita' di Catania qualche giorno. Tema: il ponte. Tra gli
invitati, assieme al sottoscritto e ad altri ospiti, c'era anche il
cronista della Sicilia Tony Zermo. Com'e' noto, la Sicilia e' l'house
organ della Stretto di Messina SpA: e Zermo e' il piu' zelante
sobillatore a favore del ponte. La linea del quotidiano di Ciancio e'
semplice: ospitiamo solo idee & interventi di coloro che questo ponte
vogliono farlo; gli altri sono solo agitatori isterici, malati di
pregiudizio ideologico.
Chi scrive ha il privilegio di non veder comparire il proprio nome su
quel giornale che una volta l'anno (il 5 gennaio: si commemora il padre,
si cita l'esistenza in vita del figlio. Punto). Quando abbiamo dovuto
spiegare in questi anni perche' il ponte non si deve fare, lo abbiamo
fatto nelle piazze, su internet, nei consigli comunali, nelle (poche)
radio libere, sui volantini, alle feste dell'unita'. Mai sulla stampa (o
sulle tivu') siciliana. Per questo abbiamo invitato Zermo: non per
offrirgli una ribaltina festosa ma per inchiodarlo alle sue reticenze,
alle falsificazioni del suo giornale, alle menzogne che sul ponte (e su
molto altro) continua a fabbricare da anni. Sarebbe stata un'occasione
preziosa per mettere il caporal maggiore di Ciancio di fronte a cifre e
fatti. Ma sarebbe stata soprattutto l'occasione di rivelare le balle,
una ad una e in presenza del loro autore, che Zermo scrive su questo
argomento.
Naturalmente Zermo non e' venuto. Le cose che quella sera abbiamo
spiegato sul ponte (e contro il ponte) le potete trovare su Itaca. Le
cose che avevamo detto, appena ventiquattro ore prima alla Festa, su
Mario Ciancio (l'occasione era un dibattito su Catania) ve le potete far
raccontare da chi era presente. Questi i fatti. Adesso le menzogne.
La prima menzogna. Orioles (che non c'era quella sera, ne' la sera
precedente) ha liquidato tutto scrivendo che "Ciancio licenzia tre
quarti dei suoi redattori (Telecolor ndr) ...senza peraltro incontrare
alcuna significativa reazione da parte della sinistra". Falso, e Orioles
lo sa (se non lo sa, si consulti la rassegna stampa degli ultimi sei
mesi oppure chieda ai giornalisti licenziati da Telecolor da chi sono
stati difesi, con quali argomenti e in quali occasioni).
La seconda menzogna. Aggiunge Orioles che "Zermo viene invitato alle
feste dell'Unita' a discutere pensosamente sui problemi del paese
insieme ai giornalisti e politici perbene, quelli che in altri tempi si
impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere atto della
situazione". Naturalmente sono io uno di quei "giornalisti per bene" che
"prendono atto della situazione". Ora, qualcuno potra' non essere
d'accordo che si cerchi di stanare e costringere a un pubblico confronto
anche un boiardo de La Sicilia: affar suo. Ma nessuno puo' essere cosi'
fariseo o svanito da ritenere che su Ciancio, su Zermo e sul ponte noi
"prendiamo atto della situazione": questa non e' piu' un'opinione, e'
semplicemente un insulto. Per di piu' grossolano. Nella sua intenzionale
manipolazione dei fatti, il commento di Orioles richiama i pezzulli che
scrive La Sicilia sul ponte o su Santapaola. Anzi: non e' nemmeno un
commento: e' cortile, e' ginnasio. Insomma, e' altro. Dispiace
ammetterlo, ma se Giuseppe Fava fosse vivo, quelle due righe di Orioles
sul suo giornale non le avrebbe pubblicate mai.
Bookmark: http://www.itacanews.it
________________________________________
Che fine hanno fatto le Telestreet? Nel 2003 sono state il fenomeno
mediatico dell'anno, e ora sembrano essere sparite dall'orizzonte
dell'informazione alternativa: le tv di quartiere, telestreet o "tv di
strada" che dir si voglia in realta' stanno solo attraversando una fase
piu' matura del loro percorso. A Senigallia la telestreet "Disco
Volante", prima sequestrata dalle autorita' giudiziarie e poi dichiarata
perfettamente compatibile con il diritto alla liberta' di espressione,
ha avviato il progetto "Teleschool" coinvolgendo quattro istituti
superiori cittadini che hanno offerto ai loro studenti gli strumenti per
imparare l'alfabeto televisivo e produrre programmi di buona qualita':
l'istituto alberghiero ci ha messo le rubriche di cucina, la scuola
professionale di moda ha mandato in onda le sfilate realizzate dagli
studenti, il classico ha curato la cronaca e il tecnico industriale si
e' fatto carico del montaggio video e degli aspetti tecnici della messa
in onda. Il tutto mentre la microtelevisione senigalliese, nata dalla
fantasia di uno studio artistico riservato ai disabili, sta concordando
con le autorita' locali l'assegnazione di un punto di trasmissione piu'
strategico e la trasformazione della tv di quartiere in una tv civica
sostenuta dal comune.
A Napoli, invece, Insu Tv sta lavorando con uno staff di tecnici e
legali ad una bozza di legge che faccia uscire le Telestreet dal vuoto
legislativo in cui si trovano attualmente, esplicitando nero su bianco
la natura no-profit, la valenza sociale e l'assenza di pubblicita' come
requisiti fondamentali per distinguere le tv di strada dai telepiazzisti
che spacciano via etere chat line a luci rosse e ogni genere di
prodotto. Nel frattempo, alcune emittenti sono ancora oggetto di azioni
giudiziarie, come Dream Tv di Solopaca, un piccolo centro nei pressi di
Benevento dove la tv di quartiere ha osato sfidare la legge Gasparri
trasmettendo le processioni cittadine, i consigli comunali e le sagre
promosse dalla Pro Loco. Ma questo sfortunato episodio non ha
scoraggiato la libera emittenza campana, e un parroco di Benevento ha
contattato i promotori di Dream Tv per trasformare il campanile della
sua parrocchia in una nuova telestreet. E il bello deve ancora
arrivare. [carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.telestreet.it
________________________________________
Alfio F. wrote:
< Ma di cosa stiamo parlando? La maggior parte dei tuoi lettori non ha
seguito il dibattito sul ponte di Messina al quale e' stato invitato
Tony Zermo, ne' il dibattito successivo sul caso dei licenziamenti
Telecolor dove hai esposto a voce il tuo dissenso sul suo invito. Per
questo credo sia importante permettere ai tuoi lettori di conoscere
un'altra prospettiva dell'informazione (opinione?) che hai dato, i
motivi veri, a mio parere, dell'invito a Zermo e a Domenico Tempio.
Nessuna piacevole discussione pensosa, nessun dietrologico ammiccamento
a Ciancio, ma la volonta' di stanare dalle loro scrivanie questi
giornalisti. Li abbiamo costretti a confrontarsi in un pubblico
dibattito, direttamente, senza protezioni, con quella parte della citta'
obbligata al silenzio dal loro direttore-editore. Il risultato e' stato
evidente: Zermo ha rifiutato l'incontro, adducendo che lui "e' un
opinionista ed esprime le proprie opinioni soltanto sui giornali",
Tempio ha balbettato per tutto il dibattito, concludendo con una tirata
protezionistica del suo giornale, fischiata da tutta la platea.
Nei giorni successivi la Sicilia ha dovuto scribacchiare qualcosa, dare
qualche spazietto. E' un inizio, anzi neanche lo e', ma certamente non
e' quello che hai scritto sulla Catena. Io penso che non si possano
spacciare elucubrazioni dietrologiche, per informazione evangelica. Ed
e' assurdo, paradossale confrontarci sul perche' si inviti Tony Zermo.
Conosciamo tutti Zermo e il suo passato, ma come dire, di che stiamo
parlando? Uno di quei "giornalisti e politici perbene, quelli che in
altri tempi si impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere
atto della situazione" mi ha insegnato due cose interessanti: non
disinformare e non utilizzare la scrittura per fini personali. Con
stima, Alfio F. >
* * *
Caro Alfio,
stiamo parlando del fatto che il signore in questione "ha depistato le
indagini sull'omicidio di Giuseppe Fava, scatenando una campagna di
stampa contro il pentito che indicava il mandante nell'imprenditore
Graci". Se cosi' non e', aspetto smentite. Ma se e' cosi', allora e'
evidente che un soggetto del genere non va invitato ai dibattiti della
gente perbene, indipendentemente dal tema e dalla situazione. Io non ho
polemizzato affatto sull'invito a Tempio, che e' semplicemente un
collega che la pensa diversamente da me. Ho polemizzato sull'invito a
Zermo, per la sua situazione morale e non per le sue idee. Una polemica
abbastanza isolata, del resto, visto che lo stesso Zermo proprio in
questi giorni e' stato invitato a Gela... a coordinare un dibattito
sulla mafia, per iniziativa dei giovani del Pdci (che evidentemente non
hanno alcuna idea di cio' che i giovani comunisti di prima dicevano
contro Zermo, i cavalieri e la mafia in altri tempi).
Ti ringrazio comunque per avermi scritto. Io credo che sia mio preciso
dovere segnalare al lettore chi e' Zermo, e perche' dunque vada
responsabilmente isolato. Ma questo non e' il vangelo, e' semplicemente
la mia opinione. Libero chiunque altro di pensarla diversamente e di
isolare invece - come accade - quelli come me. Con amicizia, r.o.
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bertolt <bb@freheit.de> wrote:
< Generale, la tua tv e' una macchina potente.
Spiana la vita umana e la trasforma in reality.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di uno spettatore.
Generale, il tuo sistema mediatico e' potente.
Piomba sulla gente comune e la pesta come un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di almeno un buon giornalista.
Generale, l'utente dei media puo' subire di tutto.
Puo' assistere al tuo grande fratello e ai tuoi telegiornali.
Ma ha un difetto:
puo' pensare >
25 settembre 2006 n. 340
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Memoria. Il quotidiano "La Sicilia" di Catania ha fiancheggiato
apertamente la mafia in almeno tre occasioni. Nel 1986 si e' rifiutato
di pubblicare il necrologio di Beppe Montana, commissario di polizia
ucciso dai killer, perche' conteneva la parola "mafia". Nel 1994 convoca
un cronista che aveva scritto un pezzo contro il mafioso Ercolano e lo
rimprovera davanti al mafioso stesso. Nel 1994 depista le indagini
sull'omicidio di Giuseppe Fava, scatenando una campagna di stampa contro
il pentito che indica il mandante nell'imprenditore Graci. In
quest'ultima campagna si distingue il principale editorialista del
giornale, Zermo. Fra l'86 e il 94 "La Sicilia" e' l'unico quotidiano di
Catania e il suo editore possiede direttamente o indirettamente tutte le
televisioni e i giornali della Sicilia. Una situazione evidentemente
anomala sui cui - si suppone - i partiti della sinistra e il sindacato
dei giornalisti hanno sviluppato una dura opposizione.
Questa opposizione non c'e' stata. Dodici anni dopo "La Sicilia" e'
ancora l'unico quotidiano di Catania e il suo editore ha ancora,
direttamente o tramite alleati o prestanome, tutte le televisioni e i
giornali della Sicilia. La situazione, anzi, si e' aggravata: in tutta
la citta' di Catania le edicole non espongono altri quotidiani che "La
Sicilia". Il principale quotidiano progressista, "Repubblica", si
rifiuta di far cronaca a Catania per non entrare in concorrenza con "La
Sicilia". L'editore-monopolista, Ciancio, licenzia tre quarti dei suoi
redattori tv e li sostituisce con un'improbabile "agenzia" personale,
senza peraltro incontrare alcuna significativa reazione ne' da parte
degli altri giornalisti ne' da parte della sinistra. Catania, oggi come
dodici anni fa, e' una delle citta' italiane in cui si leggono meno
giornali. La stampa vi e' completamente asservita agli interessi
materiali (ora, per esempio, sta facendo una campagna per difendere gli
appalti del Ponte). L'economia cittadina scivola sempre di piu', agli
ultimi o ai penultimi posti nelle classifiche nazionali. E Zermo viene
invitato alle feste dell'Unita', a discutere pensosamente sui problemi
del paese insieme ai giornalisti e politici perbene, quelli che in altri
tempi si impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere atto
della situazione.
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Proverbi. Chiudere la stalla dopo che sono stati licenziati i buoi.
(Dopo il licenziamente di una decina di giornalisti il responsabile
dell'informazione Ds, Giulietti, si accorge nel 2006 che a Catania la
situazione dell'informazione forse non e' del tutto ottimale e lo dice
ai convegni).
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Polacchi. Non sono stati ancora ritrovati i resti dei cento o
centocinquanta polacchi dispersi in Italia e probabilmente divorati
dalla camorra. Fra un cannibalismo e l'altro gli indigeni discutono
pacificamente di calcio, di governi e del tempo che fa.
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Locri. Funziona di nuovo il sito dei ragazzi di Locri, distrutto da
ignoti pirati informatici col forum e i contributi degli iscritti. Non
funzionano affatto invece ne' le indagini sull'omicidio Fortugno ne' la
solidarieta' agli antimafiosi calabresi, lasciati completamente soli -
dopo un breve momento di commossa "solidarieta'" - da stampa,
istituzioni, governo, forze politiche e quant'altro.
Bookmark:
http://www.ammazzatecitutti.org
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Giustizia 1. Annullata per decorrenza termini - per una incredibile
svista del tribunale di Messina - la custodia cautelare a carico del
boss mafioso Gerlando Alberti junior, condannato all'ergastolo nel
dicembre del 2004 per l'omicidio di Graziella Campagna. L'Associazione
Rita Atria ha promosso una raccolta di firme per invitare il ministro
della Giustizia a mandare qualcuno a vedere che diavolo sta succedendo
in quello strano tribunale.
Bookmark:
http://www.ritaatria.it/raccolta_firme.aspx
________________________________________
Giustizia 2. Indagati per la strage Borsellino lavorano per la Procura
di Catania. I fratelli "Di Stefano", titolari della "Ge.imp", hanno
operato su incarico della magistratura penale catanese: oggi, si scopre
i pm di Caltanissetta indagano su di loro nel filone dei mandanti
esterni della strage di via D'Amelio.
La Direzione Nazionale Antimafia, invece, li indaga perche', secondo
l'accusa, avrebbero favorito, nella loro opera, settore bonifiche
ambientali, il boss Ercolano, famiglia mafiosa imparentata con
Santapaola, capo di Cosa Nostra di Catania.
Non e' la prima volta, che dal Palazzo di Giustizia di Catania vengano
fuori notizie del genere: un imprenditore catanese, Angelo Scammacca e'
finito di recente sulle pagine de "Il Venerdi' di Repubblica", per una
brutta storia di consulenti mafiosi e fallimenti. Scammacca paga ancora
per una sentenza, frutto di inquinamenti malavitosi: lo Stato, pero',
non gli ha ancora riconosciuto il torto subito. [marco benanti]
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Hackergirl. E' proprio vero che il settore informatico e' dominato da
maschi bianchi che vivono nella Silicon Valley californiana? Per
rovesciare gli stereotipi che nascondono all'opinione pubblica
l'universo femminile dell'hacking e le controculture digitali europee,
un gruppo internazionale di donne appassionate alle tecnologie ha dato
vita all'"Eclectic Tech Carnival". Questo evento itinerante, dedicato
alle donne che vogliono capire e guidare le tecnologie anziche' subirle
passivamente, quest'anno si e' svolto a Timisoara, in Romania, dal 4
all'8 settembre, dopo aver toccato negli anni precedenti le citta' di
Graz, Belgrado, Atene e Pula, tutte ben lontane dai centri statunitensi
di potere politico e tecnologico che solitamente vengono associati allo
sviluppo dell'informatica. Al centro dell'Eclectic Tech Carnival non
c'e' solo il software libero e open source, descritto come "uno
strumento per avere piu' controllo e liberta' sui nostri progetti", ma
una vera e propria filosofia di vita che rifiuta il paternalismo con cui
molte donne delegano al maschietto di turno il ruolo di tecnico o
riparatore. "Per essere indipendenti dai cosiddetti esperti e dalle
figure autoritarie - sostengono le organizzatrici dell'ETC - promuoviamo
l'autoapprendimento e il fai-da-te per riparare da sole computer,
automobili e biciclette". Che sia il computer, e non la minigonna, il
vero strumento che portera' alla completa emancipazione femminile?
[carlo gubitosa]
Info:
http://eclectictechcarnival.org/
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Radici. Meta' degli italiani nel 2005 non ha toccato neanche un libro.
Ed e' un progresso, visto che cinque anni fa di italiani cosi' ce
n'erano 61 ogni cento mentre ora sono solo 57. Basta e avanza la tv.
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America. Sei bambini morti bruciati nell'incendio di un appartamento.
La casa della famiglia Ramirez, al terzo piano di un palazzo fatiscente
a Chicago, da mesi era illuminata da candele perche' avevano tagliato la
luce. Una candela caduta ha provocato l'incendio.
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Operai. I muratori di Brescia che, secondo un'indagine recente, si
drogano per superare la fatica e tirano avanti a polvere bianca e lavoro
nero. Dal lunedi' al venerdi', quindici ore in cantiere. Il sabato e la
domenica, via a far nottata nei locali.
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Pizzo. Il comune di Messina ha deciso di chiedere un contributo
volontario agli automobilisti di altre nazioni (Inghilterra, Piemonte,
Lombardo-veneto, Francia, Toscana, ecc.) che attraversano lo Stretto.
Il ricavato sara' devoluto alla lotta contro l'inquinamento.
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Amici politici. Adesso vivono da parassiti dei giovani generosi che
erano stati un tempo.
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Satira. Al Pizzino il premio internazionale per la satira politica di
Forte dei Marmi. Il Pizzino e' una rivista di satira antimafiosa che si
stampa a Palermo ma e' ormai conosciuta in tutt'Europa. Dal 2005 ha
pubblicato undici numeri tematici relativi ad altrettanti affari, dal
pizzo alla sanita', dal calcio alla privatizzazione delle coste, dal
ponte sullo stretto alle elezioni. Contribuisce fra l'altro al settore
satira di Casablanca, con cui ha stretti rapporti. (Nota vanitosa: nel
2003 lo stesso premio e' stato assegnato alla Catena di San Libero).
Bookmark: http://www.museosatira.it
Info: pizzino[at]scomunicazione[dot]it
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Vecchiaia. E' quando cominci a pensare all'ex Italia come, a Sarajevo o
Belgrado, all'ex Jugoslavia.
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Memoria. Un volantino (1985).
< NOI E "LORO"
C'e' un sacco di gente a cui non sta affatto bene che i ragazzi
siciliani stiano allegri, si divertano e cerchino di riprendersi in mano
la propria vita. Proviamo a fare qualche nome:
- i mafiosi come Santapaola, Ferlito e Ferrera, che "mantengono
l'ordine" (assieme ai vari colonnelli Licata) nei quartieri,
ammazzando chi si ribella o si fanno i miliardi con l'eroina;
- i politicanti come Aleppo e Drago, che da un lato danno i contributi
ai mafiosi e dall'altro dicono che "la mafia non esiste";
- i padroni come Rendo, Graci, Costanzo o Finocchiaro, che licenziano
gli operai, vanno a braccetto con i mafiosi e poi si incazzano se
qualcuno gli chiede da dove vengono tutti quei soldi;
- i giornali come "La Sicilia", che fanno casino quando trovano un
ragazzo con un po' di fumo, ma di fronte a mafiosi e cavalieri se ne
stanno zitti.
La mafia non danneggia le persone importanti, ma va avanti sulla pelle
di tutti noi. Allora, ricordiamo quelli che hanno avuto il coraggio di
lottare contro la mafia, appoggiamo quelli che continuano a lottare
ancora ma, soprattutto, organizziamoci nella nostra vita quotidianamente
per non subire prepotenze da nessuno e per vivere come desideriamo noi,
non come vogliono gli altri.
E per cominciare, fra un mese tutti in piazza per il centro giovanile
autogestito.
Siciliani/Giovani >
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Memoria. Un volantino (1985).
< I CAVALIERI IN GALERA
L'arresto dei cavalieri dimostra la validita' della lotta portata avanti
da Giuseppe Fava, dal suo giornale "I Siciliani" e da tutti gli
antimafiosi di questa citta'. E' stato ordinato dal giudice Carlo
Palermo, che i mafiosi (anche catanesi) hanno cercato di uccidere poco
tempo fa. Dev'essere un punto di partenza per ricostruire Catania su
basi completamente diverse. Questa citta', in mano ai cavalieri e ai
loro amici, e' diventata il paradiso dei mafiosi, dei corrotti, dei
politicanti disonesti e dei trafficanti di droga. Una citta' in cui per
i giovani non c'e' il minimo spazio e la minima speranza di vivere bene.
Ora bisogna cominciare a far valere i diritti di noi giovani catanesi.
Vogliamo una citta' che non ci emargini in continuazione, una citta' in
cui i giovani contino e possano portare avanti i loro bisogni e le loro
idee. A partire dalla conquista di un posto tutto per noi, un centro
giovanile autogestito per discutere e organizzare le cose nuove e per
passare il nostro tempo liberamente e insieme.
Siciliani/Giovani
Questo non e' un volantino elettorale >
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Amici miei. Mi scuso per l'irregolarita', per non dire altro, con cui
negli ultimi tempi vi sta arrivando la Catena. Per me personalmente non
e' un periodo molto buono, e questo significa che ho difficolta' a
scrivere le solite cose. Per il movimento (antimafioso, studentesco,
della societa' civile... chiamatelo come volete) invece e' un periodo
molto buono, anche se in superficie non si vede, e tante piccole
iniziative nascono ogni giorno e vanno per quanto si puo' supportate:
questo significa che oltre alle solite cose bisogna cercare di farne
anche molte altre, che grazie al cielo aumentano sempre di piu'. Percio'
abbiate pazienza, fatevi sentire e datevi da fare, che' qui la ditta non
ha affatto chiuso i battenti (mica siamo Tanzi o Telecom, cazzo. Siamo
un'azienda seria, noi)
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Cristiani. Fabio D'Urso wrote:
"Mettere insieme lettere, scritti, esperienze, riflessioni, posizione,
critica, responsabilita', etica; in particolare per con-elaborare
riflessioni su chiese e societa', confessioni di fede e societa' ,
comunita' locali e territorio. Puo' servire per pensare insieme ai nodi
esistenti dentro noi, tra di noi, a partire dal nostro modo di elaborare
la fede, per elaborare creativita' e azioni comuni guardando verso il
cielo, mentre viviamo ed esistiamo, speriamo e crediamo, abbiamo
responsabilita' e amore. Stiamo elaborando una newletter e un piccolo
giornale"
Info: unpopoloincammino[at]gmail[dot]com
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Stefano wrote:
< A pag. 211 di Appunti di Storia del Cilento (A. La Greca, Centro di
Promozione Culturale del Cilento, Acciaroli 2001) trovo scritto: "[Nel
XIV secolo] i ceti meno abbienti nulla avevano da temere dalle
incursioni dei pirati: nelle cronache dell'epoca sono riportati casi in
cui molti diseredati attendevano pacificamente sulla costa i pirati per
darsi loro prigionieri, nella speranza-certezza che nel mondo arabo
avrebbero avuto condizioni di vita certamente non peggiore di quella che
si lasciavano alle spalle. E sappiamo che nel Meridione d'Italia si
guardava a Costantinopoli come naturale riferimento culturale ed
economico anche dopo che la citta' nel 1453 era caduta nella mani dei
Turchi". Dunque Costantinopoli rappresentava per le plebi meridionali
quello che e' oggi l'Occidente per il Terzo Mondo? >
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Sara wrote:
< Il mio soggiorno oltralpe mi ha insegnato diverse cose sull'essere
italiani e su cosa questo significhi in un Paese che vede la nostra
nazione come una grande barzelletta. L'essere "guappi", i vestiti
firmati, l'importanza data al calcio, la morale dell'esteriorita' e dei
programmi di Maria De Filippi, il posto dove uno come Berlusconi resta
al governo per cinque anni: ecco quali sono i miei feedback dalla
Francia. Ecco come ci vedono nel resto del mondo. E dico nel resto del
mondo perche' ho preso parte ad un campo internazionale di lavoro, e
questi cliche' ci caratterizzano praticamente dappertutto. "Come vedete
l'Italia nel vostro Paese?". "Il paese della mafia". In questi casi
nessuno pensa al classico siciliano che, dando una pacca sulla spalla ai
suoi complici, li chiama "picciotti". All'estero "mafia italiana" e'
sinonimo di corruzione politica e di raccomandazione >
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ibacon[at]libero[dot]it wrote:
< Guerra di non-religione. "Chiunque uccida un uomo che non abbia
ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra,
sara' come se avesse ucciso l'umanita' intera. E chi ne abbia salvato
uno, sara' come se avesse salvato tutta l'umanita'" (Corano, Sura V,
32). "Avete udito che e' stato detto: Occhio per occhio e dente per
dente. Ma io vi dico di non resistere al malvagio" (Vangelo secondo
Matteo, 5, 39-41, 43-44)
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utolinfa[at]yahoo[dot]it wrote:
< Sono tornata a casa, qui nella Citta' Immobile. Tutti e Tutto mi
dicono di scappare, che non cambiera', che devi Servire per avere
questo o quel lavoro. Ma io sono stanca di Fuggire, di adattarmi in
luoghi lontani e alieni che di sicuro garantiscono diritti, lavoro, un
minimo di stabilita' economica anche a 27 anni, appena laureata e - di
conseguenza - staccata da terra, e da questa terra. Io ho il Diritto
di lavorare nella mia citta'. Ho il Diritto e il Dovere di essere
felice in questa vita e di scegliere liberamente i mezzi per esserlo
nel luogo in cui sono nata. Sono tornata per rimanere. E' dura. Pero'
non voglio piu' essere vigliaccamente rassegnata. Ci sara' un modo. Voi
che fate per resistere ? Dove sono queste Societa' Segrete non
politicizzate? Dove siete ? C'e' nessuno? >
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Ricciardo Aloisi < nbawac[at]tin[dot]it> wrote:
Stranezza
< Qui
le cose sembrano abbastanza chiare
noi siamo gli amici e i nemici sono loro.
ma un amico mio
che vive la' da loro
mi dice che li'
sono tutti sicurissimi
di essere loro gli amici e che i nemici siamo noi >
* * *
A un vecchio compagno
< La vita e' questo circo pauroso
che ad uno ad uno ci tocca
gettarci nel vuoto dal trapezio
sperando che mani compagne ci afferrino al volo >
settembre 2006 n. 339
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Autunno. Una parte dei siciliani - diciamo un terzo - e' decisamente
contro la mafia e approfitta di ogni occasione per schierarsi e
contarsi. Un'altra parte, il 15-20 per cento, la accetta e ne condivide
non i valori (la mitica e tutto sommato folkloristica "cultura mafiosa")
ma gli interessi, dal commerciante protetto all'imprenditore colluso. Il
resto e' palude, che si schiera di qua o di la' a seconda dei momenti e
delle emozioni.
Il potere mafioso, come ogni dittatura, non opprime tutti: a una parte
della societa' - quella che Mario Mineo definiva "borghesia mafiosa" -
toglie dignita' e cultura, ma concede privilegi sostanziali (per esempio
l'abolizione della concorrenza) in una sorta di sanguinoso
protezionismo.
Non e' vero che i commercianti di Palermo siano costretti a pagare il
pizzo: la maggior parte lo paga come si paga una tassa sgradevole ma
utile, avendone in cambio dei benefici. A Catania-periferia accadono
molte piu' rapine che in ogni altra citta' d'Europa, ma a Catania-centro
(cioe' presso la borghesia mafiosa) le rapine sono rare, essendovi - a
pagamento - punite con la pena di morte.
Ecco: non c'e' una Catania, una Palermo, una Sicilia: ce ne sono due.
Una sotto dittatura, una ligia al regime. Delle due, sociologicamente,
la prima e' composta da lavoratori dipendenti e ceti medi, la seconda da
imprenditori, percettori di reddito e ceto "politico" professionale. In
piu', poiche' qui non esiste ne' economia ne' mercato, tutte le risorse
economiche - piccole e grandi - sono "politiche", cioe' distribuite dal
potere. Producono, nello stesso momento, violenza e consenso. Danno
luogo a un regime articolato ma monolitico, in cui la diversita' delle
funzioni (manganellare gli oppositori o celebrare i valori della
famiglia) non esclude una totale omogeneita'. Piu' o meno la situazione
del '36. Non si puo' essere antimafiosi "moderati", esattamente come
non si poteva essere antifascisti a meta'.
* * *
In questa situazione, l'antimafia "normale" funziona ancora o serve
ormai solo a consolare? Le cerimonie, le celebrazioni, fanno ancora
danno al potere mafioso? Che cosa possiamo fare di piu' concreto?
Ci sono tre direzioni precise in cui possiamo impegnarci, tenendo conto
che, con un governo di centrosinistra, non siamo formalmente privi di
interlocutori. La prima e' la vecchia e utilissima idea dell'utilizzo
popolare dei beni mafiosi confiscati. Un giudice che si occupa del caso
Tanzi, il pubblico ministero Francesco Greco, ha detto qualche mese fa
che le somme confiscate ai ladroni potrebbero essere reinvestite e
gestite, piu' o meno come s'e' fatto con le proprieta' di Riina. Al
Senato c'e' un disegno di legge, ispirato dall'ex sindaco di Corleone
Cipriani, che prevede esattamente questo. Allo stato, non e' fra le
priorita' del centrosinistra. Ma potrebbe essere imposto dal basso, se
se ne facesse carico un movimento forte e screanzato.
In secondo luogo, bisogna mettere al centro dell'antimafia (e in
correlazione col punto precedente) la lotta contro la precarizzazione
della Sicilia, dei giovani siciliani. In Sicilia, piu' che nelle altre
regioni (e probabilmente anche prima) il concetto di lavoro dipendente
e' sparito dal panorama sociale, sostituito dall'occupazione momentanea
("u travagghiu") senza diritti. Il lavoro precario rafforza dappertutto
le tendenze autoritarie e pre-keynesiane: in Sicilia, dove
l'autoritarismo e' istituzionale e si chiama mafia, rende di fatto
impossibile qualunque alternativa politica, per eccesso di clientelismo
e di disgregazione. Mai il centrosinistra o qualunque altra politica
civile riuscira' a ottenere la maggioranza in un paese in cui le
famiglie e i giovani dipendono dal benvolere di questo o quel politico
per un anno e un altr'anno e un anno ancora di sopravvivenza materiale.
Infine, bisogna individuare senza illusioni i settori mafiosi di massa e
intervenire adeguatamente. Pagare il pizzo deve diventare un reato
grave, che porta al sequestro dell'esercizio (e al suo riutilizzo per
fini sociali). Paesi a prevalenza mafiosa come Cinisi non devono
continuare a godere dell'uguaglianza di diritti col resto del paese ma
debbono essere sottoposti, per il periodo necessario, a regime
particolare. I politici condannati debbono rifondere i danni civili, per
lesione d'immagine, a tutti i singoli iscritti ai rispettivi partiti che
ne facciano richiesta.
L'antimafia, insomma, dovrebbe diventare meno simpatica e piu' concreta.
Incidere sulla societa', anche con "prepotenza", perche' la societa' -
la nostra societa' - si sta sfaldando. Non si possono fare dibattiti coi
delinquenti di Scampia o con Dell'Utri. Ne' con chi li rappresenta o gli
e' vicino. Qui, semplicemente, o noi distruggiamo - socialmente - loro,
o loro distruggono - socialmente e a volte anche fisicamente - noi. Da
questo punto di vista, non solo e' debole la politica del centrosinistra
in Sicilia ma lo e' anche, da dopo la campagna elettorale, quella
dell'antimafia organizzata. Adesso ci sono dei nuovi interlocutori - i
giovani del RitaExpress e di Addiopizzo - e si spera che almeno loro
sappiano muoversi senza compromessi e in fretta e senza lasciarsi
risucchiare dalla palude.
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Giustizia. Marco Benanti e' un giornalista catanese che, poiche' a
Catania e' proibito fare il giornalista, alla fine ha trovato lavoro
come operaio in una ditta che fa lavori di carico alla base di
Sigonella, la Algese2. Il padrone dell'Algese2 pero' ha saputo che Marco
aveva scritto in passato degli articoli pacifisti e quindi, per non
irritare gli americani, l'ha licenziato. C'e' stata una causa di lavoro
e il Tribunale di Siracusa ha dato ragione al padrone, confermando il
licenziamento. Marco ha fatto appello. Il Tribunale ha deciso che
dell'appello si parlera'... fra due anni, nell'ottobre del 2009 (Anno
LXXXVII E.F., secondo il calendario di qua).
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"A Catania non e' stato imbavagliato questo o quel singolo giornalista,
ma un'intera scuola. Il giornalismo degli allievi di Fava, che aveva
prodotto decine di professionisti validi e capaci, e' stato
semplicemente cancellato dai giornali, dalle tv e dall'universita'. Via
da Catania, o la fame. Un culturicidio di massa, di cui e' responsabile
la destra (collusa coi poteri mafiosi), quasi tutta la sinistra
ufficiale (zitta e muta in cambio di qualche briciola) e l'orrida e
provinciale casta degli intellettuali catanesi, in confronto a cui le
prostitute e i viados sono modelli di indipendenza e dignita'".
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Gelatai di tutto il mondo unitevi. Da oggi i gelatai d'Italia hanno un
alleato in piu': e' il pinguino di Linux, che essendo notoriamente
amante del freddo ha pensato di aiutare le gelaterie a tenersi in tasca
i soldi che altrimenti avrebbero dovuto versare alla Microsoft e alla
Siae. Il trucco e' semplice: basta mettere in negozio un computer con un
sistema operativo libero e gratuito (Linux, per esempio) e poi dargli in
pasto musica rilasciata con licenze di libero utilizzo (Creative Commons
e non solo). In questo caso chi ci rimette e' soltanto la Siae, che di
fronte all'utilizzo di sistemi operativi e musica liberati dalla gabbia
del copyright non ha potuto fare altro che prendere atto della
situazione e autorizzare a tempo indeterminato la diffusione pubblica di
musica d'ambiente "free" senza chiedere nessun compenso. Il tutto e'
stato messo nero su bianco in un documento del 25 luglio scorso,
protocollato presso l'Ufficio Multimedialita' della Siae con il numero
1/290/06/FDP.
Grazie a questa piccola ma significativa battaglia legale c'e' una
gelateria di Roma, nel cuore di Trastevere, che al posto di versare
soldi alla Siae ha allestito uno spazio multimediale con impianto stereo
e monitor LCD totalmente gestito da un computer con sistema operativo
Linux, dal quale vengono diffuse opere audiovisive di pubblico dominio.
Per aiutare anche altri esercizi commerciali a liberarsi dai balzelli
Siae il network Frontiere Digitali ha realizzato sul proprio sito uno
sportello elettronico di consulenza che fornisce informazioni
dettagliate su tutte le procedure burocratiche da seguire. Gli autori di
musica e video "liberi" possono segnalare via web la propria
disponibilita' all'uso gratuito delle proprie opere in tutte le
gelaterie e i negozi che sceglieranno di praticare l'autoliberazione
dalla schiavitu' del copyright. [carlo gubitosa]
Bookmark:
http://www.frontieredigitali.net
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Ansa. Agrigento. Un gatto e' entrato dentro una villa alla periferia di
Licata e ha aggredito una famiglia composta da quattro persone. Padre,
madre e due figli hanno tentato di allontanare l'animale che si trovava
nel soggiorno della casa ma il felino si e' inferocito. I quattro si
sono barricati nella camera da letto e hanno chiamato i vigili del fuoco
che hanno catturato il gatto.
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L'arte di raccontare e il mestiere di diventare uomini.
Li vediamo crescere, quotidianamente. Li ritroviamo a lezione, imballati
per la timidezza, mentre rimuginano un intervento, una domanda che poi
rimanderanno giu'. La mattina dell'esame si presentano, con il volto
segnato dopo una notte da Getsemani, e c'e' sempre qualcosa che non va
bene: l'emozione, il docente sadico, un collega premiato troppo. Si
indignano, alcuni, altri scrollano le spalle. Spesso ciondolano per i
corridoi della Facolta': discutono, prendono cotte, litigano. Diventano
- lentamente, impercettibilmente - adulti, mentre il filo esile delle
loro emozioni si fa corda robusta, alzaia. E accade, a volte, nel mito
fordista che questa universita' impone - produrre laureati, il maggior
numero possibile, nel minor tempo possibile - di perdere il senso del
percorso umano di questi ragazzi. Di rigettare come una fastidiosa
zavorra l'unica domanda che davvero importa: e dopo, cosa li aspetta?
Questa, in principio, doveva essere una garbata presentazione. Una
diligente relazione su un lavoro compiuto durante un laboratorio, uno
dei tanti, il reportage tra giornalismo e narrativa. Avrebbe dovuto
stilare un rendiconto puntuale delle ore di lavoro, degli obiettivi
realizzati, di quelli mancati. Poi presentare discretamente la rubrica
che da tale lavoro nasce: La citta' invisibile, che vedrete scorrere di
giovedi' in giovedi' per tutta l'estate su questo giornale. Una raccolta
di reportage sulla citta' di Catania: i suoi figli meno coccolati, le
sue ferite frettolosamente suturate e sottratte alla vista, le sue voci
soffocate, o solamente inascoltate per un vizio d'abitudine. Avrebbe
dovuto, infine, intonare una moderata soddisfazione per l'attivita'
svolta, e augurarsi - come da rito - che l'esperienza potesse proseguire
per l'anno prossimo.
Tutte cazzate, con rispetto parlando. Perche', una volta tanto, qualche
pensiero deve essere pure speso per loro, per i nostri ragazzi: non solo
per riconoscere il merito di una crescita costante e silenziosa. Anche
per chiedersi, in onesta', a cosa servira' loro questa esperienza.
Hanno imparato che si puo' domare il linguaggio, irrobustire lo stupore
e le emozioni dei loro vent'anni attraverso un uso cosciente della
parola. Limando l'esuberanza degli aggettivi, smussando la legnosita' di
certe frasi rituali. Hanno mosso, faticosamente, i primi passi di un
percorso: risentendosi per delle correzioni forse troppo aspre,
difendendo i termini che avevano scelto, accettando di riscrivere lo
stesso pezzo quattro, cinque, sei volte, rifuggendo alla tentazione di
fabbricarsi alibi. Hanno imparato a non essere premiati per lo sforzo,
ma solo per la qualita' dei loro articoli. Qualita' su cui voi stessi
giudicherete, leggendo. Qualita' che vibrera' forse come una corda
stonata, in questa citta' assonnata, abituata a tacere: e avvezza, nel
proprio silenzio, ad accordarsi splendidamente con la mediocrita' del
quotidiano locale.
Resta dunque, al di la' dell'orgoglio e della commozione con cui li
abbiamo seguiti, la preoccupazione di quanto servira' loro questa
capacita' acquisita. Il sospetto che, forse, sarebbe stato meglio
insegnar loro a cantare le priapesche virtu' o i trionfi amatori del
signorotto di turno - come leporelli o, persino, come tonizermi
qualunque - per inserirli piu' opportunamente in lista d'attesa per il
mondo del lavoro. Insegnare loro l'arte del silenzio, del pudore e non
quella della parola: formare discreti, appetibili pennivendoli.
E' che - adesso, forse, lo possiamo confessare - non e' mai stato nelle
nostre intenzioni sfornare, malinconicamente, giornalisti disoccupati.
Volevamo, innanzitutto, provare a formare uomini liberi. Perche' abbiamo
creduto, sempre creduto, nella forza rivoluzionaria della parola. Nella
capacita' di resistere, attraverso essa, alle verita' precostituite, ai
silenzi pelosi. Perche' riconosciamo nelle pulsazioni vitali della
nostra lingua un continuo atto di resistenza contro la mediocrita' del
mondo che ci circonda. Perche' crediamo che imparare a definire la
realta' che ci sta attorno - da Adamo in poi, dalla Genesi in poi - sia
un modo per prendere coscienza di essa. E per dominarla. In principio
era il Verbo, recita l'incipit di uno dei best seller della letteratura
di tutti i tempi. E di quest'affermazione, riconosciamo - come Sepulveda
- una verita' filologica, prima ancora che teologica: la parola come
atto di fondazione della realta', per cui le cose esistono solo dal
momento in cui sono nominate. Crediamo che la tecnica dello scrivere e
del raccontare sia uno dei modi attraverso cui imparare il mestiere di
vivere. Vivere nell'unico modo che riconosciamo possibile: con gli occhi
aperti, con i sensi desti.
Vivere da uomini liberi. Per questo dei nostri ragazzi siamo fieri.
Saranno meno indifesi di fronte al bombardamento mediatico di isole,
case, fattorie, salotti patinati nella forma, finti nei contenuti,
fedeli a se stessi - e alla propria volgarita' - nel linguaggio.
Saranno piu' atti a resistere, perche' "raccontare e' resistere". Cosi'
ci e' stato insegnato, e cosi' abbiamo tentato di insegnar loro.
Gia': c'e' sempre, dopo ogni segmento di cammino percorso, l'abitudine
di tirare il fiato, voltarsi indietro, e guardare, con soddisfazione, il
punto da cui si era partiti. Piu' lontano il punto, piu' pastosa la
soddisfazione. Cosi' anche per chi vi scrive. Credere, sperare di aver
fatto crescere degli uomini e, poi, rivolgere il pensiero a Giuseppe
Fava. E a Claudio, Miky, Riccardo, Gianfranco, Sebastiano. Ricordare,
come ogni volta, i compagni e l'esperienza de I Siciliani. Non come un
tributo, ma semplicemente per l'esigenza di tracciare una geometria che
restituisca il senso di un percorso comune: con la certezza che nulla,
di quello che e' successo, e' accaduto invano, se dopo ventun anni
ancora cova la voglia di scrivere, il rifiuto di tacere. E nulla e',
infatti, accaduto invano, se alla fine e' pensando al Direttore che
anche questo sforzo riacquista un suo significato. Questo, come ogni
altro. [fabio gallina]
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Rinaldo <r.di.t[at]libero[dot]it> wrote:
< Ti seguo ormai da anni con vivo interesse e sebbene a volte
assolutamente faziosi leggo con piacere i tuoi interventi. Alle ultime
elezioni regionali ho sperato come voi in una vittoria schiacciante di
Rita Borsellino, sebbene non sia Siciliano. Beh, la vittoria non c'e'
stata, anzi abbiamo subito una terrificante sconfitta. Quella elezione,
a mio avviso, non era un confronto tra centrodestra e centrosinistra. Ma
era un referendum: Mafia SI-NO. I Siciliani forse non hanno scelto la
Mafia, ma sicuramente hanno scelto di non voler cambiare. Non penso che
in futuro per la Sicilia ci sara' un'altra possibilita' di cambiare
cosi' radicalmente. L'occasione e' stata irrimediabilmente buttata alle
ortiche. In te vedo una grande voglia di fare di cambiare, ma mi sono
convinto che la maggior parte dei cittadini Siculi, questo cambiamento
non lo vogliono. La mia domanda per te e': in totale sincerita' credi
veramente che in Sicilia cambiera' mai qualcosa? Io sono sicuro di no >
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tillneuburg[at]virgilio[dot]it wrote:
< Sono due anni che hanno ucciso Enzo. Lo sgomento, la rabbia, l'enorme
buco, sono sempre li'. Non si e' ancora cicatrizzato.
Queste scarne righe le scrivo da un nascondiglio. Oggi non voglio vedere
e sentire nessuno. Voglio stare solo con i miei ricordi. I ricordi che
Enzo ha inciso nella mia durissima testa.
I suoi assassini sono sempre li'. Nell'Iraq, a Washington e a Roma.
Ogni giorno il loro ghigno mi persegue. Li vedo, li sento, li leggo in
troppi posti.
Eppure, dalle foto Enzo continua a sorridermi. E io voglio ricambiare
quei suoi sorrisi. Ci provo con sforzi immani - chissa' se dalla mia
faccia indurita e stiracchiata uscira' qualcosa di amichevole, di bello,
di solare.
Non c'e' nessuna frase strafatta, nessun rito, nessun dio che mai mi
ridara' quei momenti che ho passato con lui: si rideva tanto, forse a
volte si scriveva tantissimo, ma sicuramente ci piaceva lasciarci andare
come due adulti alle prime armi. Quanto mi mancano quelle deliziose
cazzate, quegli sguardi di complicita', quelle curiosita' da bambini che
vogliono capire come funzionano le cose.
Chi scansa con attentissimi zigzag i misteri dello zodiaco, del successo
e delle chiese, a volte riesce a incocciare nell'unico mistero che vale
la pena di celebrare: l'amicizia. Ho avuto la fortuna sfacciatissima di
godere per anni della sua. Un'amicizia che non faceva mai rima con
malizia o furbizia. Era solo grande e grossa come lui.
Sono due anni che hanno arpionato una balena che ballava nelle acque
sbagliate. Nelle acque dove la calma piatta della violenza e
dell'ipocrisia sono l'immobile sciabordio della stupidita'.
Ma noi continuiamo cocciutamente a leggere ad alta voce Moby Dick.
Bookmark: http://bloghdad.splinder.com/
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Berto Barbarani wrote:
I VA IN MERICA
< Fulminadi da un fraco de tempesta,
l'erba dei pre' par 'na meta' passia,
brusa' le vigne da la malatia
che no lassa i vilani mai de pesta;
ipotecado tuto quel che resta,
col formento che val 'na carestia,
ogni paese el g'a' la so angonia
e le fameie un pelagroso a testa!
Crepa' la vaca che dasea el formaio,
morta la dona a partorir 'na fiola,
protesta' le cambiale dal notaio,
una festa, seradi a l'ostaria,
co un gran pugno batu' sora la tola:
"Porca Italia" i bastiema: "andemo via!"
- Drento l'Otobre, carghi de fagoti,
dopo aver dito mal de tuti i siori,
dopo aver fusila' tri quatro goti;
co la testa sbarlota, imbriagada,
i se da' du struconi in tra de lori,
e tontonando i ciapa su la strada >
22 agosto 2006 n. 338
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Ritorni. Le autostrade, anche quelle mentali, sono piene di gente che
rientra dalle vacanze. Fra un paio di settimane dovremo ricominciare ad
affrontare noi stessi, e la cosa etologicamente diventa sempre piu'
complicata. Complicatissima in Sicilia, dove fra incomunicabilita' e
masochismo i siciliani si preparano a un nuovo ciclo di
isolamento-sciagure-lamentele.
Del masochismo siciliano (innamorarsi esattamente di quelli che ti
picchiano di piu') non sono state date finora spiegazioni accettabili.
Freud ha scritto qualcosa in proposito, ma non ho i testi sottomano.
Per l'incomunicabilita' invece - cioe' l'impossibilita' di scambiarsi
idee, fare progetti, organizzare cose insieme, ecc. - il motivo e' molto
semplice: in Sicilia, dal tredicesimo secolo in poi, a comunicare sono
autorizzati solo gli operatori alle dipendenze del Vicere',
dell'Inquisizione, dell'Apostolica Legazia, dei baroni, insomma di gente
seria e responsabile e non di contadinacci qualunque. Questi ultimi sono
anzi incoraggiati (o, nei momenti piu' favorevoli, obbligati per legge)
a rimanere analfabeti e percio' innocenti. Chierici, giornalisti,
intellettuali e scrittori sono a loro volta incoraggiati (di solito qui
non c'e' bisogno di costrizione) a dimostrare l'eccellenza di un simile
stato: che, con adattamenti tecnologici, vige ancora.
Percio' non e' mai complicato fare politica in Sicilia: o si accetta
l'esistente, o ci si butta a fare (o a cercare di fare) comunicazione.
Comunicazione vuol dire scritte sui muri, radio, volantini, giornali,
dvd, siti, qualunque cosa purche' utile, non controllata dall'alto e
fatta bene. Non vuol dire invece sonetti anonimi, prediche, articoli su
giornali di corte ancorche' frondisti, o capolavori isolati in grado di
risolvere, senza bisogno d'altri, i problemi del mondo. Comunicare
contiene un "con" grande quanto una casa ("com-unita'", "com-pagni",
"com-pagnia", "com-unicare") che pero', nella cultura tradizionale ("cu
joca solu non perde mai") siciliana, e' piu' rara dei canguri.
Cosi', chi opera nella comunicazione abbastanza a lungo qui a un certo
punto si accorge che il suo lavoro in realta' e' di percorrere vie e
piazze con gli occhi aperti, di acchiappare immediatamente i giovani
piu' svegli prima che diventino siciliani normali (e dunque "jocaturi
soli") e di ficcarli subito dentro a qualche progetto con molti "con",
sperando che questa volta chi lo sa funzioni e che la comunicazione
(comunita', compagni, compagnia e tutto il resto) possa, tramite loro,
svilupparsi finalmente anche qui. Ma spesso ti volano via, o per posarsi
alla fine su qualche trespolo, o per aliantarsi da soli con gran strida
ribelli via via sempre piu' fioche oppure, piu' banalmente, per
fottersene di Sicilia e siciliani e ricostruirsi una vita in paesi piu'
civili: il che e' certamente giustificabile, ma e' una resa e fa
malinconia.
Cosi' eccoci qui, quest'altra fine-estate, a "organizzare" qualcosa di
cui non sappiamo esattamente magari cosa sia, se non che attiene alla
comunicazione (dunque al centro di tutto) e che va fatta insieme. Come
politica vale ogni altra, probabilmente e' meno futile e sicuramente
meno noiosa.
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Pianeta 1. Regge ancora la tregua fra adulti e bambini in
Palestina-Israele. Nessun minorenne e' stato tuttavia ammesso a
discutere le condizioni di pace, mentre segnali di irritazione (mostra
di denti, pugni sul petto ecc.) ricominciano ad essere notati fra i
maschi adulti delle varie tribu'.
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Pianeta 2. Lampedusa. Chi per vacanza, chi per annegarci, oramai
normale.
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Informazione. Catania. Altri quattro giornalisti di Telecolor - Nicola
Savoca, Walter Rizzo, Giuseppe Lavenia e Katia Scapellato - licenziati
in tronco dal proprietario di questa e di tutte le altre emittenti
catanesi, Mario Ciancio. Lo choc, nella pur tranquilissima comunita'
giornalistica catanese, e' stato tale da raggiungere persino i redattori
dell'unico quotidiano ammesso in quella citta', La Sicilia (di Ciancio).
Il giornale, noto per essersi rifiutato di pubblicare i necrologi delle
vittime di mafia, non e' mai stato sfiorato da scioperi, proteste,
rivendicazioni o anche semplici richieste di chiarimento all'editore,
nemmeno quando (giugno '94) costui scateno' una campagna di stampa per
intimidire un pentito che rivelava collegamenti fra il cavaliere del
lavoro Graci e gli assassini di Giuseppe Fava.
Neanche ora i redattori de La Sicilia hanno ritenuto di ricorrere allo
sciopero, troppo irrispettoso - a loro vedere - verso il datore di
lavoro. Hanno invece deciso, per esprimere la propria prudente
solidarieta' ai colleghi licenziati, di ritirare per un giorno le loro
riverite firme dal giornale, che e' regolarmente uscito. (A Istanbul,
nel 1606, le componenti dell'harem di Solimano V, offese dallo
strangolamento di alcune compagne, decisero di rinunciare per un giorno
ai loro appellativi per chiamarsi semplicemente "Umile Schiava Uno",
"Umile Schiava Due" e cosi' via).
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Sicilia 1. Ragusa. Un giovane rumeno sui venticinque anni e' morto per
avvelenamento da anticrittogamici poche ore dopo essere stato
accompagnato da ignoti al Pronto soccorso dell'ospedale di Vittoria. Si
ritiene trattarsi di uno dei numerosi extracomunitari impiegati in nero
dalle aziende agricole della zona.
Sicilia 2. Caltanissetta. Sospesa per diversi giorni, come ogni estate,
l'erogazione d'acqua in periferia. Bloccato anche l'approvvigionamento
con le autobotti (a pagamento), perche' i bocchettoni dei veicoli non
sono compatibili con quelli della rete. Analoghe emergenze ad Agrigento
e nei comuni minori delle due province. Appello dei sindaci, incontro
col presidente della Regione, ecc.
Sicilia 3. Palermo. Morto dopo cinque ore di agonia il cane investito
davanti alla libreria Mondadori di via Roma, di fianco alla
centralissima piazza San Domenico. L'animale, travolto da un'automobile
intorno alle 9, si e' accasciato sul marciapiede e li' e' rimasto fino
alle 15, quando una squadra di vigili e' intervenuta per rimuovere il
cadavere.
Sicilia 4. Roma. Vittoria della Sicilia, con 3976 miliardi di euri,
nella classifica nazionale degli appalti resa nota in questi giorni da
Bankitalia. Al secondo posto la Lombardia con 3115 miliardi.
Sicilia 5. Palermo. Abolite sessanta guardie mediche in tutta l'Isola.
Il provvedimento, reso necessario da ragioni di economia, e' stato
annunciato dall'assessore regionale alla Sanita'.
Sicilia 6. Palermo. Proseguono le trattative per l'ingresso dell'Udc nel
centrosinistra o, alternativamente, del centrosinistra nell'Udc. Fra le
ragioni addotte nel centrosinistra a favore dell'unificazione c'e' il
fatto, incontestabile, che in effetti diversi esponenti dell'Udc
siciliana non sono indagati per associazione mafiosa.
________________________________________
Mutanti. Nessun contatto con esponenti mafiosi a carico di Franco
Pacenza, l'esponente diessino calabrese arrestato per una semplice
truffa da sei milioni che, in paesi piu' civili, avrebbe mosso al
massimo il sense of humour dei magistrati. In Italia, invece, i giudici
hanno spiccato disumani mandati di cattura, incuranti del fatto che
l'uomo non era stato nemmeno ripreso in colloqui amichevoli con boss,
come il siciliano Crisafulli (peraltro quasi subito prosciolto).
In questa pagina nera per la democrazia italiana (paragonabile
all'incarcerazione di Gramsci, alla cicuta di Socrate, all'esilio di
Garibaldi o all'incriminazione di Dell'Utri) l'unico segno di civilta'
e' venuto da una dozzina di coraggiosi onorevoli del Ds e della
Margherita i quali, sfidando i giudici, si sono accampati sotto il
karcere borghese. Solidarieta' di Bobo Craxi e tutto il resto. (A che
punto e' la ristrutturazione genetica dei Ds? Mah, direi che siamo a un
quaranta-quarantacinque per cento, piu' o meno a livello Teardo.
Mancano ancora Craxi, le ballerine e Fonseca).
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Pedaggi. Milano. Una somma fra i dieci e quindici euri verra' versata
dall'amministrazione comunale, a partire dal primo ottobre, a tutti gli
automobilisti che transiteranno per il capoluogo lombardo. Il
provvedimento dovrebbe costituire, secondo il sindaco Letizia Moratti,
un parziale risarcimento per i danni genetici subiti da coloro che
respirano per piu' di due ore l'atmosfera locale; da esso sono tuttavia
esclusi i turisti provenienti da Klingon che, secondo recenti studi, non
riceverebbero alcun danno da ossidi e benzeni. Analoghi provvedimenti
sono allo studio in altri luoghi d'Italia, da Venezia dove il Comune
provvedera' a rivestire a proprie spese gli stranieri incautamente
avventuratisi nei bar turistici alle isole Eolie dove verra' distribuita
una "Carta Marrone" che dara' diritto a visitare gratuitamente per un
quarto d'ora, finche' ancora esistono, tutte le spiagge destinate
all'incementazione dai vari progetti di ristrutturazione.
________________________________________
Spot. Dal 22 al 29 agosto, a Palazzolo Acreidee (Siracusa),
campeggio-seminario di Rita Express. Dibattiti, movimento, incontri e
organizzazione.
Info: info@ritaexpress.it
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Memoria. Palermo. Rifiutato dal Comune il contributo per la
commemorazione di padre Ennio Pintacuda, il gesuita che negli anni
Ottanta fu (non senza errori, e purtroppo non fino al termine della sua
vita), fra i fondatori del movimento antimafia in Sicilia. Ne da'
notizia Piero Aiello della Libera Universita' della Politica che aveva
organizzato la commemorazione.
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Pagiariel wrote:
< Il vostro atteggiamento filo arabo offende non solo la giustizia e la
verita' ma le migliaia di italiani inermi massacrati spesso come scudo
degli assalitori arabi fini agli inizi dell'ottocento quando qualcuno
che non la pensava come voi penso' di eliminare i pirati arabi >
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Pino Ciampolillo wrote:
< Sono il presidente del Comitato Cittadino Isola Pulita (Isola delle
Femmine PA. In questo periodo siamo impegnati sul fronte della difesa
della salute messa pericolosamente in discussione da una Cementeria
Italcementi che usando come combustibile il pet-coke si e' messa in una
situazione di illegalita'. Abbiamo ottenuto una diffida da parte della
Regione nei confronti della Italcementi a non usare il pet-coke pena la
revoca di tutte le autorizzazioni. Siamo in contatto con alcuni deputati
e senatori per formulare una ulteriore interrogazione parlamentare. Come
potete capire abbiamo bisogno del sostegno e della solidarieta' di tutti
che si battono contro l'illegalita' diffusa >
Bookmark: http://www.isolapulita.it
________________________________________
Giovanni Mortellliti wrote:
< Cartolina dal Vietnam. E' come te lo immagini dai film sulla guerra:
piogge monsoniche, strade allagate, caldo appiccicoso. Hanoi e'
inquinatissima e in tanti girano con la mascherina. Il traffico e'
selvaggio, da primo stadio di motorizzazione, come da noi al sud sino
agli anni settanta: tutti suonano il clacson in continuazione. I
motorini sono il veicolo principale e si infilano dappertutto, portando
anche famiglie di quattro persone o una sola persona ma con migliaia di
fagotti.
Non ho potuto vedere zio Ho perche' avevo i bermuda e non mi hanno fatto
entrare. Ho visto il carcere dove i francesi fino alla fine degli anni
quaranta rinchiudevano gli oppositori, con piedi, mani e testa
incatenati. Pochi ne uscivano vivi, qualcuno e' riuscito a scappare
attraverso le fogne. Ad Hue', l'antica capitale con le tombe imperiali,
non c'e' rimasto molto dopo i B52. La gente e' molto simpatica. Per
strada cercano di venderti di tutto ma non insistono. Secondo me loro
stanno ai cinesi come i portoghesi stanno agli spagnoli: piu' gentili,
piu' sensibili, piu' eleganti ma anche tristi. L'architettura moderna e'
da dimenticare ma quel che resta delle vecchie e antiche costruzioni e'
impressionante. Per il resto e' una repubblica socialista con aperture
al capitalismo, come la Cina, con tanta gente oltre la soglia della
poverta' e tantissima appena di qua >
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BernardoP wrote:
< Caro R. nella latitanza ti ho ammirato assai, mi hai dimostrato che
esistevo anche quando nessuno ci credeva piu'. Oggi grato sarei di
ricevere la tua "Catena". Mi sono rifatto il lucc come pinionista della
societa' politica e sociale e sarei felice di pinionare puranche con te.
Baciolemani >
Bookmark:
http://www.bernardop.splinder.con
________________________________________
Benito D'Ippolito<nbawac[at]tin[dot]it> wrote:
NOZZE DI SANGUE A CANA
< Non c'era piu' vino. Le brocche
vuote. Non c'era piu' acqua, ne' luce.
La sete, immensa.
Scendevano lampi dall'alto dei cieli
come nei vecchi film di fantascienza.
Gracchiavano radio comandi stranieri.
Un'immensa platea assisteva
dalle televisioni satellitari
al grande spettacolo del mondo
spazzolato a colpi di grattugia.
Di cosa potremo riempire le coppe
perplesso chiedevasi il maestro
di cerimonie.
Di cosa gli otri afflosciati, di cosa
colmare l'arsura, l'ebbrezza
come spandere ancora
in questa festa?
Occupate le linee del telefono
nessuna pizzeria a portata di mano,
nessun minimarket a un tiro
di schioppo, solo
crateri lunari, e polvere e polvere.
Com'e' difficile oggi la vita
non e' come pare in televisione >
6 agosto 2006 n. 337
________________________________________
Oslo [nostro servizio]. E' stato raggiunto stanotte, dopo due settimane
di trattative riservatissime e informali, l'accordo fra il Governo
israeliano e il Partito di Allah (Hezbollah) per risolvere lo spinoso
problema dei bambini vittime di guerra in Medio Oriente. Degli oltre
seicento danni collaterali causati da scontri e bombardamenti infatti
almeno un terzo, secondo stime delle Nazioni Unite, hanno (avevano) meno
di quindici anni. Il dato non e' purtroppo (missili, kamikaze,
attentati, ecc.) una novita', ma gli ultimi avvenimenti in Libano hanno
portato a un superamento della soglia di guardia che ha indotto i
politici delle due parti a prendere finalmente misure concrete per
risolvere radicalmente il problema.
A partire dal 23 luglio una delegazione israeliana, guidata da Rehavam
Zeevi e Rafael Eitan s'e' dunque incontrata, con la mediazione del
governo norvegese, con una delegazione di Hezbollah guidata da Hassan
Nasrallah e Muhammed Fadlallah). I colloqui, che si sono tenuti in una
localita' segreta presso Oslo, si sono svolti fin dall'inizio in un
clima certo non amichevole ma realistico e improntato a concretezza.
"Uccidere un bambino arabo - avrebbe detto Zeevi - fra trasporti,
munizionamento, mantenimento degli aerei in volo e logoramento dei pezzi
ci costa non meno di 180mila dollari a bambino". "No, noi non abbiamo
spese pro-capite cosi' alte - ha ribattuto Nasrallah - ma certo
l'addestramento di un kamikaze non e' gratis, senza contare il costo
crescente degli esplosivi". "Da noi l'economia gia' va male - ha detto
Zeitan - Ci mancava anche la spesa per i bombardamenti! Fino a
cinquantamila dollari/bambino, passi: ma centottanta!". "Io avrei
un'idea." ha detto a questo punto Fadlallah".
Cosi', i quattro uomini di Stato hanno deciso, dopo consultazioni coi
rispettivi governi, che d'ora in avanti ciascuna delle parti provvedera'
direttamente a bombardare/kamikazare/eliminare comunque i propri
bambini, a fronte di impegno analogo (garantito da osservatori neutrali)
della parte avversa. In tal modo i costi di abbattimento verranno
drasticamente ridotti (soprattutto sul piano d spese di trasporto,
attacco, mimetizzazione ecc.) e le economie cosi' realizzate
alleggeriranno in modo non indifferente i bilanci dei rispettivi
governi, permettendo maggiori investimento in infrastrutture e beni di
consumo. "Certo, la guerra contro i bambini e' ancora ben lungi
dall'essere vinta - hanno dichiarato i negoziatori - ma l'accordo di
stanotte permettera' quantomeno di portarla a termine senza rovinare
completamente le economie di noi adulti". "Nessun provvedimento del
genere e' necessario in Italia - ha commentato il portavoce del
govosizione Bondiaco - Qua da noi i bambini annegano gratis e non
rompono le scatole a nessuno".
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Cos'e' successo in Italia mentre noi s'oziava? Boh, dei bambini annegati
s'e' gia' detto. Poi c'e' stata la liberta' dei ladroni ("Oggi sarai con
me in Paradiso!". "Ma quale Paradiso, ora c'e' la Cirelli!"). Poi e'
stata emanata la nuova legge elettorale che permettere ai cittadini di
tornare a esprimere le preferenze come in democrazia. Poi Gad Lerner
(sinistra) ha appreso con stupore che il suo collaboratore Renato Farina
(destra) era pagato da 007. Poi Lapo Elkann e' stato eletto manager
ideale da un sondaggio di giovani 24-30. Poi un par di migliaia di
siciliani, sardi e altri meridionali e' stato invitato a restare in
Afganistan a difendere l'eroina (alla faccia degli italiani che, due su
tre, dall'Afganistan se ne volevano andare). Poi la Cassazione ha
sentenziato che la donna indecisa ("te la do', no non te la do' piu'")
e' stuprabile. Poi un mafioso infiltrato nei Ds (Gueli, di Campobello di
Licata) non e' stato cacciato a calci dal partito ma si e' "autosospeso"
da se'. Poi minacce all'onorevole Fava, stavolta non dai mafiosi ma
(teoricamente distinti) da servizi segreti. Caldo. (Di tutte queste
notizie, una e' falsa: indovinare quale).
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S'e' oziato (cioe' non s'e' mandata in giro la Catena per un mese) per
stanchezza, per troppo lavoro (Casablanca: ne parliamo avanti) e per
orrore di scrivere. La parola "bambini", oggi, fa cadere la penna. (E
propri e collettivi dolori, sempre piu' fusi).
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Casablanca: finita la serie dei numeri zero (maggio, giugno e luglio:
l'avete visto) si spera in un autunno di consolidamento (fra l'altro si
passa in Linux, primo giornale in Italia). S'e' fatta un po' di sana
burocrazia, nel senso di completare l'elenco dei lettori della Catena
che si sono offerti come collaboratori e organizzatori locali, e subito
dopo ferragosto cominceranno i contatti operativi citta' per citta'.
Entro il mese parte il sito, e anche questo e' segno che si lavora.
Insomma, si puo' anche essere soddisfatti del lavoro fatto in questi
mesi. Che e' importate tuttavia non solo e non tanto per Casablanca, o
per qualsiasi altra cosa utile che ciascuno di noi puo' fare da solo, ma
per quelle cose piu' grosse che un giorno forse riusciremo a fare tutti
insieme. Al solito, l'obbiettivo principale e': fare rete.
Allora, riprendendo una vecchia idea dei Siciliani, sarebbe molto utile
un prodotto per consentire anche a piccoli gruppi di farsi un giornale
da se', con una impaginazione professionale predisposta a monte e con
delle librerie di immagini e modelli da utilizzare liberamente. Linux
permette di mettere tutti questi materiali (compresi i programmi di
impaginazione e lo stesso sistema operativo) su un Cd che si potrebbe
anche distribuire gratuitamente. Qui ci stiamo gia' lavorando, se
qualcuno vuol dare una mano si fa prima.
Un'altra buona idea sarebbe un giornale (in Pdf) strutturato in modo
tale da essere sia leggibile su web che stampabile dal singolo lettore.
Veramente, piu' che un'idea, e' un progetto che studiavamo da tempo con
Lello Fratangelo. Adesso e' sicuramente attuale, visto che anche gruppi
come Repubblica cominciano a sperimentare qualcosa del genere (Ultimo
Minuto). Azzarderei che questo sia esattamente il momento di svolta del
rapporto fra web e carta stampata. Per noi e' un buon momento: pensate a
un "quotidiano" in rete di 12 pagine A4, di cui quattro composte oggi,
quattro composte (inchiesta) questa settimana e quattro
(approfondimento) all'inizio del mese... Ma perche' solo 12, visto che
in fondo il numero delle pagine da stampare lo decide il lettore?
Risposta: gia', perche'?
Subito dopo ferragosto c'e' un'importante scadenza "politica" che e' il
seminario-campeggio, in Sicilia, dei ragazzi del RitaExpress. E' il
primo esempio di organizzazione "politica" nata a partire dall'internet
(in occasione della campagna per Rita Presidente). Il programma del
seminario e' abbastanza anfibio, nel senso che c'e' sia il versante
movimento/societa' civile che quello DibbattitoNelCentrosinistra. Mi
auuguro che il primo prevalga, e che all'interno di esso ci sia il modo
di discutere qualche argomento veramente e profondamente "politico", per
esempio: come fare - a partire dalle cose che dicevamo prima - un
quotidiano popolare (carta-rete) in Sicilia. Secondo me tutti insieme ce
la potremmo anche fare.
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Fratelli d'Italia. Io non mi sento fiero di essere italiano quando
cinque giocatori segnano un gol in piu' di altri insultando i loro
avversari, prima sul campo e poi al Circo Massimo sventolando croci
celtiche. Sono altre le manifestazioni di civilta' che mi toccano il
cuore. Tra queste c'e' un messaggio di posta elettronica che ha
raggiunto il mio computer e mi ha commosso per la profonda dignita'
dimostrata di fronte ad una partita giocata in divisa e all'ombra del
tricolore, una partita persa dove la posta in palio era la vita.
"Non e' facile scrivervi queste quattro righe - scrive Andrea - ma penso
sia doveroso. Ieri mattina, 6 luglio 2006, e' morto un mio carissimo
amico a causa di un rigetto in seguito al trapianto di midollo osseo per
cercare di curare una leucemia acuta. Il mio amico era stato in Bosnia
nel '99 in missione "di pace" e la malattia gli e' stata diagnosticata
nell'agosto del 2005. La sua famiglia e' molto riservata, in questi
ultimi mesi ha sofferto tantissimo e non so se abbia il piacere di
divulgare la notizia o di approfondire le possibili cause della
malattia". Chi gioca a pallone cantando "siam pronti alla morte" sui
soffici prati degli stadi puo' essere un bravo sportivo, ma non sara'
mai il mio eroe. Il coraggio degli italiani e' altrove. [carlo gubitosa]
________________________________________
Note a margine. Liberalizzazioni. Il governo Prodi ha sfornato una serie
di liberalizzazioni. Da oggi in poi aspirina libera, pane libero, taxi
libero, se i tassinari non fanno la guerra civile. Tutto questo per
decreto, come se gli italiani non aspettassero altro.
Nel centrodestra c'e' chi si morde le mani, sentendosi scavalcato dal
centrosinistra. Ma il governo Berlusconi non era liberista, faceva solo
gli interessi del capo, che era tutt'altro che un liberale. Il
centrosinistra invece tiene a dimostrare di esserlo e viene la
tentazione di riesumare vecchie analisi sulle due destre. Con la
differenza che una e' assolutamente impresentabile, l'altra si puo'
portare in giro.
* * *
Fulmini. In due giorni sette morti per fulmini a ciel sereno. Gli ultimi
due: un ragazzo su una spiaggia, una ragazza in montagna. Forse nei
cieli postmoderni e' tornato un Giove incazzatissimo, armato di saette.
E come al solito, gli dei sono ciechi. [umberto santino]
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Rosa Maiorana <rosamaiorana[at]virgilio[dot]it> wrote:
< L'ARCI Circolo Macondo di Milazzo rende noto che per l'ennesima volta
ha subito atti vandalici nella propria sede (ex scuola elementare di S.
Pietro). Infatti dopo una lunga serie di furti e di atti vandalici
(regolarmente denunciati al Comando di Pubblica Sicurezza di Milazzo)
successivamente sono stati tagliati due copertoni del furgone con il
quale l'Associazione svolge attivita' di animazione (Ludobus dei
diritti) mentre giorno 26 giugno 2006 l'Associazione ha subito ancora un
atto vandalico al quale non riusciamo a dare una spiegazione poiche'
quelli precedenti sembravano essere stati commessi dall'esterno con il
conseguente danneggiamento di porte esterne, vetri, cancello ecc..
mentre ogni incursione interna ha riguardato veri e propri furti. In
questo ultimo spiacevole episodio, invece, sconosciuti sono entrati
(presumibilmente di sera o di sabato o di domenica quando l'Associazione
e' chiusa) per frugare ovunque, forzare tutte le porte interne,
danneggiare le porte esterne e tuttavia abbiamo constatato che non manca
nulla: attrezzature della sala prove (microfoni, cavi, mixer,
amplificazione), stereo, computer, fax, televisore, videoregistratore
ecc. cioe' degli oggetti che potenzialmente potevano essere oggetto di
furto. Tutto questo ci allarma e ci inquieta ma non riusciamo ad
ipotizzare ne' chi possa essere stato ne' perche' si vuole costantemente
impedire lo svolgimento delle nostre attivita' >
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Antonella Consoli wrote:
< Al di la'
molto, molto al di la'
tra una stella e l'altra
si stende lieta
la mente sorridente.
Quieta, leggera,
senza spazio.
Un respiro, ha lo spazio di un respiro.
In silenzio accogli il mio volto,
adamantino.
L'amore e' l'unica pausa
che fa il tempo infinito >
24 giugno 2006 n. 336
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Amici miei. Non ci sentiamo da
un po', il motivo e' in parte buono (c'e'molto da fare per Casablanca e altre
cose) e in parte nobuono(stanchezza estrema). Comunque in questo periodo ne sono
successe dicose. Chi fa governi, chi va a puttane, chi fa guerra alla mafia
(peresempio Crocetta a Gela) e chi lo vuole mandare via (i dirigenti piu'
bestie dei Ds). Niente di nuovo sotto il sole. Il fascista che facevaaffari
nella banda di re Pappa, e che si faceva le tizie affamate alministero,
nell'opinione dei miei paesani (siamo cresciuti nello stessocondominio)
appositamente sondaggiati risulta essere un uomo molto piu'
di successo del vostro umile cronista, il quale invece ogni singola...
uhm... relazione se l'e' dovuta conquistare con abilita' e fatica. Vabene: noi
continueremo a guadagnarci il pane (chiamiamolo cosi') colsudore della fronte
mentre quelli la' continueranno a fare chi ilmagnaccia, chi l'aiutomagnaccia,
chi l'aspirante magnaccia e chi laputtana. I primi tre irritatissimi coi giudici
che periodicamente, e del tutto invano, li smascherano, la quarta
speranzosamente in fila.
"Noi" e "quelli la'", nel nostro lessico ormai decisamente troppo(vecchiaia)
semplificato, rappresentano rispettivamente la Sinistra e la Destra, le Pouvoir
e l'Humanite', i Compagni e i Padroni. Ma probabilmente si tratta solo
dell'antichissima, e irrimediabile, bipartizione genetica del popolo italiano.
Quest'ultimo, per obsoleti
arcani della storia, si trova ora a decidere se avere ancora una
Costituzione o no. Ma guarda te. Il massimo che potremmo decidere, se ci
fosse un dio sulla terra, sarebbe se applaudire all'inizio o alla fine di
qualche royal wedding di principino (ovviamente magnaccia: vedi sopra), se
leccare con la lingua le scarpe di briatori e briatoresse vari o limitarci a
passarci il Brill in ginocchio, e insomma se essere servi servili e grevi oppure
servi con qualche servile guizzo dilevita'.
Invece, per il capriccio dei nostri padri e dei nostri nonni (che a
differenza di noi erano gente con le palle e gli stronzi li appendevano
ai distributori di benzina a testa in giu') ci troviamo a dibattere su
una Costituzione, nientepopodimenoche. Leviamocela dalle scatole e
ricominciamo a dormire. Quelli che non dormono, e che per lo piu' hanno
meno di trent'anni, sono pregati di passare alla cantica seguente.
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Informazione 1. Napoli. E' uscito il numero zero di NapoliMonitor,
mensile di cronache di Napoli e da altre citta' del mondo. Lo trovi in
librerie ed edicole a Napoli, oppure chiedendolo in giro e per esempio
anche qui. "Raccontare Napoli come un fiume di storie che scorre". "Un
giornale popolare, leggibilita' e leggerezza, che parli anche ai
ragazzi". "Riprendere il giornalismo alto e popolare, storicamente
proprio napoletano" (la testata, in realta', e' sempre quella inventata
anni fa dalla Pimentel Fonseca). Disegni di Dalisi, Desiato, Amoroso,
Cyop & Kaf e Feola. Inchieste di Francesco Feola, Luca Rossomando e
Renata Pepicelli, nomi che qui conosciamo da piu' di dieci anni:
generazioni cresciute ai margini, eppure nel pieno centro delle culture,
ragazzi che trovavi sempre e dappertutto finche' improvvisamente ti
rendevi conto che non erano piu' ragazzi ma, semplicemente, la nuova
classe dirigente che aspettavamo.
Napoli Monitor, Casablanca, il RitaExpress, Addiopizzo... Nessuna di
queste cose e' meno esile di SicilianiGiovani, o della Pantera, o di
Radio Aut, o dell'Alba, nessuna ha un briciolo in piu' di potere.
Eppure il loro ruolo e' diversissimo: ieri si resisteva disperatamente,
s'insegnavano le lettere dell'alfabeto mentre, fuori dalla caverna, il
mondo era dei dinosauri e dei loro passi pesanti. Si poteva sfidarli, ma
a costo di sapere che si sarebbe stati quasi infallibilmente o
calpestati o sbranati. S'insegnava cosi', per fede irrazionale nella
ragione, solo perche' si era Homo Sapiens e in sostanza realmente
sapendo nulla di piu' di questo.
Adesso, invece, la mutazione e' gia' cominciata. Decenni o anni
visibili, catastrofi o tranquille evoluzioni? Non lo sappiamo - non io:
forse qualcuno dei giovani gia' si' - ma comunque cambiamento. I segnali
sono troppi per non capirli; a Napoli, identica dal Cinquecento a tutti
gli Anni Novanta, ormai esplode tutto, dalla gestione potere sempre meno
"civilizzata" e complessa a quella della ragione che ormai, fallite le
cogestioni dell'affluent society e anche la clientelizzazione anni
Novanta, ormai "tonne en son cratere" come in altre epoche in cui
l'intellettuale era precario, non cogestore, non complice-medico del
Sistema.
Torniamo al giornale: In otto grandi pagine c'e' Marsiglia, c'e'
Barcellona, c'e' Rio... Acqua di mare, anice, resina, vino... Non
mancano gli odori, per chi e' capace di annusarne ancora in mezzo a un
mondo di stampa-macdonald. Pensa quel che sara' quando tutte queste cose
saranno cresciute abbastanza da vedersi per come sono, maestri del mondo
nuovo, diversi-uniti, rete...
Info:
napolimonitor@yahoo.it.
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Informazione 2. Napoli. Il piu' bel libro di mafia degli ultimi dieci
anni si chiama "Gomorra" e l'ha scritto Roberto Saviano, piu' o meno la
stessa eta' dei tre neo-illuministi di cui sopra (ma non s'incontrano,
concedendo un vantaggio indebito al nemico). Ricordate quando si diceva
la Mafia, con la maiuscola, invece di Cosa Nostra?. Poi ci fu un punto
di svolta (Fava, Umberto Santino, i magistrati) e fu chiaro che di un
potere come gli altri si trattava, non di una cosa strana. Cosi' per
Saviano, finalmente, la camorra non e' piu' la Camorra: e' come la
chiamano oggi nella realta' - il sistema. Il sistema di Ponticelli, il
sistema di Secondigliano...
Noi, trenta e quarant'anni fa, dicevamo pure "il sistema": ecco, questa
di Saviano e' esattamente l'articolazione e maturazione concreta del
sistema intravisto allora. La mafia, in alcuni luoghi piu' moderni (e
Napoli e' il piu' moderno di tutti: la capitale del pianeta di Philip
Dick o di Andrea Pazienza) non e' una patologia o una degenerazione del
capitalismo: *e'* il capitalismo medesimo, o almeno di questa fase.
Esattamente come, in un'altra transizione, il capitalismo *era* la
tratta degli schiavi.
Allora, arrivo' la rivoluzione industriale a scompaginare le carte: il
capitale da negri, a un certo punto. risulto' obsoleto. Puo' darsi che
anche il capitalismo da droga alla fine verra' reso obsoleto da
capitalismi ulteriori (ad esempio, quello da internet) ma ora come ora
e' all'apogeo. Putin e' un "camorrista", Cheney e' un "camorrista", la
Cina e' "camorra"... Ovviamente nessuno di costoro si chiama formalmente
cosi', ciascuno ha il suo folkloristico nome ma la parola unificante - a
Napoli e nel pianeta - e' "Sistema".
(La droga, per Saviano, non e' piu' neanche lei una cosa "strana": e'
semplicemente la sostanza che le masse-vittime del Sistema debbono
periodicamente ingerire per andare avanti; il pianeta difatti, in questa
fase, non garantisce piu' la soddisfazione dei bisogni umani elementari,
tanto fisici quanto emotivi, per ciascuno dei quali viene dunque
prodotto un succedaneo artificiale).
(Promemoria per Saviano: *ma* l'hai dovuto pubblicare da Mondadori, da
Berlusconi, dallo stesso Sistema. Non dimenticarlo, perche' fra i vostri
compiti e' di strappare al Sistema anche il potere di rubare i cervelli,
di gestire, oltre a quello di coca, anche il rifornimento delle idee.
Adesso, siete in grado di farlo. E gia' diverse volte nella storia,
d'altra parte, generazioni come la vostra ci sono riuscite).
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Informazione 3. Casablanca? C'e' gia' il secondo numero. E stiamo
lavorando al terzo. Se ce la facciamo, con questa catena vi mandiamo
almeno il gif della copertina. Se no, scrivete o cercateci dove siamo e
ve la facciamo avere. Va avanti come un'Armata Brancaleone, cioe'
combattendo, scappando, facendo la fame, reclutando dovunque passa gente
strana, e pero' andando avanti. In questo secondo numero abbiamo
cominciato la diffusione in Toscana (il primo solo Catania, Palermo e di
Roma) e al terzo dovrebbe toccare a Bologna e Abruzzo. Fatevi vivi per
fare i gruppi locali, redazione/ diffusione/ motore/ rete.
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Socialismo in rete. Si chiamano "foneros", sono nati in Spagna e stanno
rivoluzionando il panorama delle reti con un sogno: poter accedere a
internet ovunque, gratuitamente e senza fili. Per realizzare il loro
obiettivo hanno inventato un gioco sociale con poche e semplici regole,
dove basta condividere la propria connessione per diventare un "fonero"
e poter accedere ai collegamenti aperti dagli altri membri di questa
strana confraternita di utenti, dove il costo del canone mensile per una
linea adsl collegata 24 ore al giorno non serve solo ad una persona, ma
viene destinato alla creazione di un vero e proprio servizio pubblico
distribuito. Per mettere in piedi il sistema, i foneros mettono a
disposizione un software che permette di riprogrammare i router wifi,
gli apparecchi utilizzati per creare reti senza fili su linee adsl. Le
piu' recenti statistiche sulla popolazione mondiale di foneros indicano
che il nostro paese e' il terzo per numero di utenti del network, e
siamo solo all'inizio dell'esplosione di questo fenomeno. Piu' banda per
tutti, dunque? Non e' detto. Il limite piu' grosso di questo progetto
non riguarda la realizzabilita' tecnica, ma la volonta' politica di
realizzarlo. In Italia, ad esempio, sono teoricamente in vigore norme
molto stringenti per chi vuole condividere la propria connessione a
internet senza fili, e i foneros operano di fatto in disobbedienza
civile. Ma i nostri ministrucoli potranno fare ben poco contro colossi
come Google e Skype, che hanno gia' finanziato l'iniziativa con una
pioggia sonante di dollari. [carlo gubitosa]
Info:
http://www.fon.com
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Banalita'. A Mondaino (Rimini) un paio di ragazzi si divertono con un
disabile di venticinque anni: fanno una rudimentale croce e ce lo legano
sopra. "Ma era solo uno scherzo". A Padova un poveretto si butta sotto
il treno, i viaggiatori entusiasti si sporgono dai finestrini e
cominciano a fare foto del corpo tranciato in due, da diffondere via mms
a parenti e amici. A Briatico (Vibo Valentia) un anziano agricoltore,
che faceva casino contro il racket, viene trovato bruciato nella sua
macchina. A Milano (Mailand) un politico dice che se il referendum non
va a modo suo si passa "alle vie non democratiche", senza pero'
precisare ne' calibro ne' tipo di esplosivi.
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Acqua. Tutto e' cominciato con una inchiestina stupida sui costi delle
bollette dell'acqua alla Maddalena, in Sardegna. Bollette illegali
perche' non si paga a consumo ma a fortait: 120 euro a capoccia. Se una
famiglia di cinque persone vive solo con una pensione minima,
praticamente se ne va tutto per l'acqua. Poi e' uscito fuori il discorso
della potabilita'. Pare infatti che sono 15 anni che gli abitanti della
maddalena cucinano con l'acqua delle bottiglie, hanno eritemi dopo le
docce e c'e' un eccessivo tasso di virus intestinali. Poi e' apparso
Indios. Indios e' un ragazzo che ha deciso di svegliare la popolazione
maddalenina, facendo notare che non e' legale l'atteggiamento del
comune, che i contatori ci sono, che l'acqua e' un diritto inviolabile
che viene negato ogni volta. E cominciano le proteste con le lenzuola
appese come striscioni. Viene in possesso di analisi batteriologiche, si
scopre che nell'acquedotto c'e' un'infiltrazione che proviene dalle
fogne, quindi l'acqua bevuta e' mista a "cacca", pero' non si dice.
Comincia a dare fastidio, Indios, tanto che la scorsa notte, viene
affiancato da un'auto dei carabinieri, viene portato in un posto
isolato, e lasciato li'. Il motivo? Non si sa. In quel vicolo spuntano
tre tizi, che lo suonano come una zampogna e lo lasciano senza sensi a
terra. Indios riprende coscienza in pronto soccorso, tutto ammaccato. Il
giorno dopo gli operai del comune rimuovono le lenzuola appese per
protesta. Strana coincidenza: appese per tre mesi senza che nessuno
facesse nulla, rimosse dopo la lezioncina data al ficcanaso. Ora Indios
si chiede: viste come sono andate le cose, come faccio a fare una
denuncia ai carabinieri, se li' sono stato portato da loro e senza alcun
valido motivo? Ah, dimenticavo: la base americana ha acqua
potabilissima. [antonella serafini]
Bookmark:
http://www.censurati.it
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Monumenti. Puglia. Nel 2002 l'allora sindaco di Foggia Agostinacchio
(An) decise di installare un monumento costituito da un aereo militare
G91 gentilmente fornito dalla vicina base NATO Amendola, di quelle da
cui decollavano i caccia per bombardare l'ex-Jugoslavia. Costo
dell'opera (una rotonda e un piedistallo): 400mila euro. Nel 2004 si
vota: vince il centro-sinistra, ma il nuovo Sindaco Ciliberti non si
accorge delle oltre mille firme raccolte in citta' contro il monumento.
Dopo alcuni incontri con i pacifisti in cui assicura il suo impegno, da'
l'ok per il completamento dell'opera adducendo motivazioni burocratiche.
[sandro simone]
Bookmark:
http://www.benfoggianius.org
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Paolo wrote:
< come stai? morale? salute? come hai vissuto la sconfitta di Rita? e
come sono gli umori in Sicilia? >
* * *
Caro Paolo,
Morale molto alto, son tornato in Sicilia, stiamo facendo questo
giornale Casablanca e stanno nascendo un sacco di ragazzi nuovi. Lo so
che durera un anno (e' tutto a debiti) ma almeno in quest'anno ci
divertiamo, e soprattutto formiamo un bel po' di compagni. Rita, non
l'ho vissuta come sconfitta: abbiamo preso un buon 42 per cento e
abbiamo perso la lista solo per cazzate organizzative (proprio
terrificanti) in alcune citta'. Io non sono di quelli entusiasti, piu'
che altro vecchia fanteria: abbiamo preso un bel po' di posizioni e
parecchie le stiamo tenendo ancora. Soprattutto stiamo dando il tempo di
crescere a tutta 'sta bella generazione (Addiopizzo e' solo una punta di
iceberg) che e' venuta fuori in questi due anni.
Gli umori? Beh, una parte (diciamo un quarto) si sono gia' sbandati, una
parte e' ancora con le ossa che fanno male e avra' bisogno di un paio di
mesi per riprendersi e una parte (direi un quarto abbondante) invece e'
sempre ferma al suo posto, piu' dura di prima perche' non ci siamo mai
aspettati regali e anzi siamo contenti di quel po' di terreno che
abbiamo guadagnato. Sara' ancora una faccenda lunga, pero' la nuova
generazione finalmente e' arrivata e ora si tratta solo di tenerle la
porta aperta per abbastanza tempo. Ma questo lo sappiamo fare
tranquillamente, anzi direi proprio che e' il nostro mestiere >
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Persone. Giuseppe D'Urso. Ingegnere, militante storico dei Siciliani, e'
stato il primo in Italia a studiare approfonditamente i rapporti fra
mafie e massonerie ("Mafia e P2", ecc.). Morto il 16 giugno '96, dieci
anni fa. Per onorarlo, liberiamoci da piduisti e mafiosi.
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Inti-ill. (by nadia scardeoni) wrote:
< Adonde se fue su gracia,
donde se fue su dulzura?
Por que' se cae su cuerpo
como la fruta madura?
Cuando se muere la carne
el alma busca en la altura
la explicacion de su vida
cortada con tal premura;
la explicacion de su muerte,
prisionera en una tumba.
Cuando se muere la carne
el alma se queda oscura >
5 giugno 2006 n. 335
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Sicilia. Eppure, il grande risultato di queste elezioni e' un altro.
Nel giro di alcuni mesi, "improvvisamente" per tutti (ma non per quei
pochi che seguono dal basso e non dai palazzi la societa' siciliana) e'
nata una generazione. Senza denari, senza ordini, senza sostanziali
aiuti dei vecchi elefantiaci partiti, e' nata una rete di giovani che ha
preso nelle sue mani il timone dell'opposizione. La rete dei comitati
per Rita, quattrocento nell'Isola, migliaia di militanti civili, la
meglio gioventu' della regione. E poi Addiopizzo, e poi ancora e' la
rete spontanea dei comitati al nord, il "treno per Rita". Queste reti
rimangono, possono rimanere. Sono loro il nostro primo interlocutore,
loro e le persone che le hanno formate.
Noi abbbiamo fiducia in queste persone. Vogliamo che restino unite e
che, senza turbarsi per la sconfitta, organizzino con pazienza le
vittorie nuove. L'Italia e' di centrosinistra e la sconfitta e' locale:
non mancheranno le occasioni, purche' si resti insieme. E forse,
paradossalmente, una sconfitta amara ma battagliata sara' stata piu'
utile, nel tempo, di una vittoria facile e indolore. Tempra di piu',
seleziona di piu', aiuta di piu' a crescere questa giovane classe
dirigente che e' sempre la nostra, ora come e piu' di prima.
Essa esce a testa alta da una difficile e coraggiosa campagna
elettorale, dove e' stata a volte ingenua ma mai povera, e sempre con
grandissimo orgoglio e dignita'. A quelli che la compongono, cui non
abbiamo fatto mancare le critiche sul momento, diciamo ora che siamo
orgogliosi di loro, che hanno servito bene la Sicilia e che con tutta la
loro inesperienza sono stati piu' bravi e piu' utili di tanti superbi
tromboni che, anziche' d'aiuto, sono stati d'impaccio.
La destra (compresa la sua componente piu' tecnicamente mafiosa) ha
vinto puntando sugli aspetti peggiori del popolo siciliano: lo spirito
gregario, la sottomissione, il qualunquismo, la paura. Noi abbiamo
perduto puntando sui migliori: la solidarieta', la memoria, la liberta'
di giudizio, la generosita'. Entrambi abbiamo avuto "ragione": la
Sicilia possiede le une e le altre cose, a volte fa raccapriccio agli
estranei, a volte desta ammirazione. E' siciliano Borsellino, ma lo e'
anche Provenzano. Un corpo con due anime. Noi stiamo con la piu'
onorevole, la piu' luminosa. Ma anche, in fondo, la piu' vincente.
Quante volte si sono illusi, i notabili, di averla spazzata via una
volta per tutte! Eppure, ogni volta, essa ritorna. Disordinata e
indomabile, la nuova opposizione siciliana riprovera' e riprovera' a
vincere, finche' ci riuscira' tranquillamente. E' questione di tempo -
anno piu', anno meno - e di coerenza
Restando uniti siamo molto piu' forti, nel lungo periodo, di loro.
Percio' il primo dovere e': restare uniti. Il secondo e' costruire.
Questo non dipende da un'elezione. Dipende da un'attitudine generale, di
classe dirigente e non di semplice protesta. Essa in Sicilia e' rinata
esattamente ora. E sono questi giovani a esserne portatori. Ora hanno
perduto, ma la prossima volta ce la faranno.
(Fra l'altro devono ancora votare i carabinieri, che hanno ancora molte
cose da dire, per ordine dei giudici, al governo Cuffaro)
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Casablanca. E' andato bene il numero zero, nella modestia dei mezzi e
dunque della diffusione. In certi posti e' arrivato, in altri no. Dov'e'
arrivato e' stato accolto benissimo, come un amico vecchio che e'
tornato. Ma il collo di bottiglia siamo noi, qui a Catania: non abbiamo
forze abbastanza per coordinare (e c'e' moltissima roba da coordinare),
cerchiamo di decentrare il piu' possibile ma ancora, perche' la macchina
sia a regime, ci vogliono-due tre mesi. Nel frattempo puntiamo a occhi
chiusi sull'organizzazione spontanea di voi lettori: singoli militanti,
ma anche gruppi gia' organizzati come Libera, Addiopizzo, il Rita
Express, i Comitati per Rita. A loro non chiediamo di darci una mano,
gli diciamo di essere noi senz'altro. Casablanca non appartiene a
qualcuno, e' un abbozzo di rete. Usatela come tale.
Adesso chiudiamo in fretta per andare alle riunioni di domani. A
Palermo, per esempio, in cui avremo poco da proporre ma molto di cui
prendere nota: come dappertutto. Sappiamo che i compagni di Roma, cui
non arrivano istruzioni da piu' di una settimana, stanno lavorando
tranquillamente alle loro inchieste. Sappiamo che quelli del RitaExpress
stanno gia' discutendo anche di questo giornale, che e' anche loro. E lo
stesso gli altri. Sappiamo anche che tu che ci hai scritto e a cui non
abbiamo ancora risposto hai capito perfettamente la situazione, e che
cominci gia' a tessere nella tua citta' la tua piccola rete. Casablanca
non e' una centrale, e' un circuito. E' un'idea ambiziosissima, ma puo'
funzionare. Internet funziona.
* * *
Un pezzo da una pagina, 3500 battute. Da due pagine, 7000. Una notizia
breve, 500. Questi sono i contenitori e ciascuno, in gruppo o da solo,
li puo' gia' usare. Il telefono e' 095.0932490, oppure quello di uno
qualunque dei ragazzi nostri che conoscete.
* * *
L'editore di Casablanca si chiama (s'e' deciso da poco) Le Siciliane.
Anche il sito, fra un mese, si chiamera' cosi'. C'e' un sacco di cose
nuove in questo titolo, ma le capite da soli. I rami, nel vecchio
albero, crescono in direzioni inaspettate. Pero', coerenti. E' bello
essere un albero che cresce e non un monumento. Che c'importa dei loro
politici? Noi siamo il mondo piccolo che cresce.
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Notizie dal mondo (mpress-mpressa).
Torino. Torna uno dei massimi dirigenti Fiat, sospeso qualche tempo fa
per una storia di cocaina. Essendo un parente di Agnelli, ha ritrovato
tranquillamente il suo vecchio posto di lavoro, non proprio da mille
euri al mese.
Milano. Ucciso dallo sportello basculante un giovane romeno che cercava
di recuperare vestiti usati da un cassonetto. Gia' successo altre due
volte o forse tre, non s'e' tenuto bene il conto.
Sicilia. Niente ponte, e invece altre indagini sui mafiosi. Il
Berlusconi locale (quello che possiede tutti i giornali e tv della
Sicilia) ha gia' cominciato a organizzare manifestazioni di protesta per
l'autunno al grido di "brutti comunisti, non ci chiudete i cantieri!".
Cuffaro ("Sicily's governor linked with Mafia", secondo mr Popham
dell'Indipendent) minaccia barricate.
Italia. Elezioni, politica, governo nuovo. Tranquilli Bertinotti e
Mastella. Agitati gli altri.
Mondo. E' vero, i marines ammazzano donne e bambini come le Ss. Taglio
basso, commenti. Dice che ci sara' un'inchiesta. Per oggi e' tutto.
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Bavaglio. Da diversi mesi Sky Italia impedisce la ricezione in Italia di
Arcoiris Tv. Arcoiris, come canale satellitare indipendente, da febbraio
chiede di rientrare nel menu dei canali fruibili attraverso piattaforma
Sky. Ma Sky Italia ha fatto orecchio da mercante e non si e' attivata in
alcun modo per permettere la ricezione ai decoder Sky.
Eppure c'e' una legge, la 78/99, che impone all'operatore esattamente di
"consentire la fruibilita' delle diverse offerte di canali con accesso
condizionato o in chiaro mediante l'utilizzo di un unico apparato".
La legge serve a evitare il costituirsi di posizioni dominanti nel
settore, e a garantire la pluralita' e la liberta' nella tv digitale. Ma
e' come se non ci fosse: di fatto, le antenne dissenzienti vengono
silenziate. Arcoiris non e' tanto facile da imbavagliare, perche' e' una
delle principali internet tv (due milioni di visitatori diversi,
quest'anno, con qualcosa come 130 milioni di accessi). Ma sul
satellitare, per volonta' di Sky, di fatto e' tagliata fuori. Percio' i
suoi gestori si sono rivolti al Garante per le Comunicazioni perche'
venga risolta questa situazione, e perche' vengano rifusi i danni che
Sky Italia, arbitrariamente, sta arrecando.
Dal sito: "Arcoiris Tv, canale tematico satellitare/ televisione via
internet basato a Modena, rappresenta un mezzo innovativo per diffondere
cultura dando voce ai cittadini. Vorrebbe diffondere opinioni vere senza
censura, senza pubblicita'. I programmi sono di informazione ed
approfondimento della realta' culturale, sociale e politica italiana ed
internazionale con particolare riferimento alla realta' sudamericana.
Dal 2 febbraio scorso il canale e' stato autorizzato alla diffusione con
Delibera 73/06/CONS"
Bookmark: http://www.arcoiris.tv
________________________________________
Grandi fratelli made in Italy. I controllori che hanno messo a rischio
la privacy dei cittadini e la liberta' degli utenti sono stati premiati
anche quest'anno con i premi in negativo "Big Brother Awards". L'unico
premio positivo, intitolato a "Winston Smith", il protagonista
dell'incubo orwelliano intitolato "1984" e' stato assegnato
all'organizzazione No1984.org, che si e' distinta per la sua attivita'
di informazione e contrasto del Trusted Computing, la tecnologia
invasiva che in nome del profitto legato al copyright togliera' agli
utenti il controllo sui loro calcolatori. Nel "lato oscuro" dei
premiati, invece, troviamo Enzo Mazza, direttore della FIMI -
Federazione dell'Industria Musicale Italiana, che secondo la giuria
avrebbe contribuito all'affermazione di un modello sociale in cui i
provider internet "devono sobbarcarsi l'onere di essere gli sceriffi
della Rete, dovendo agire come censori e delatori dei loro clienti,
sobbarcandosene oltretutto i costi".
Accanto a Mazza c'e' anche Mauro Masi, Segretario generale alla
presidenza del consiglio, premiato per aver bloccato i lavori della
commissione sul diritto d'autore, durante i quali era stata proposta la
possibilita' di trasformare il reato di duplicazione abusiva in illecito
a querela, evitando l'attivazione automatica e obbligatoria del
procedimento penale anche nei casi di minima entita'. Il premio per la
peggiore azienda privata e' stato assegnato al Trusted Computing Group,
promotore dell'omonima tecnologia. "Si stanno prendendo decisioni sul
modo in cui ci rapporteremo ai computer ed alla Rete - scrivono gli
organizzatori del premio - scelte che delineeranno il modo in cui
vivremo, se come attivi cittadini o solo passivi consumatori". [carlo
gubitosa]
Info: https://bba.winstonsmith.info/
________________________________________
Solidarite'. Il sito Bellaciao, responsabile Roberto Ferrario, e' stato
denunciato dai Chantiers de l'Atlantique per aver dato spazio a una
vicenda sindacale (lavoratori stranieri sfruttati, non pagati e tenuti
fuori contratto). Il sindacato francese, la Cgt, denunciato insieme coi
redattori per aver parlato di "moderna schiavitu'" e di "atti mafiosi
compiuti nell'impianto dei Cantieri", dei quali "la Cgt considera
responsabile il committente principale, Alsthom Marine".
"La direzione dei Cantieri ci attacca per farci perdere tempo e denaro,
questo affare puo' provocare la chiusura del nostro sito", dicono i
compagni di Bellaciao, che hanno costituito un Comite' per la liberta'
di espressione e organizzato una sottoscrizione per far fronte alle
spese di giudizio. Bellaciao e' un sito in francese, italiano e altre
lingue (riprende spesso la Catena) ed e' portato avanti da un gruppo di
ragazzi italiani, francesi e di altre nazionalita' a Parigi. In questo
momento e' uno degli esempi migliori di solidarieta' internazionale
(come si diceva una volta) sul web, e va sostenuto e difeso. Scrivetegli
e vedete cosa potete fare. [r.o.]
Bookmark: http://bellaciao.org/it oppure
http://bellaciao.org/fr
________________________________________
Informazione 1. L'8 e 9 giugno all'Orientale" di Napoli c'e' stata una
conferenza sul tema "make your media, become your media", con Bernardo
Iovene di Report e giornalisti di RAI 3, Il Manifesto e Repubblica. A
sorpresa, l'Universita' ha chiamato a relazionare anche i ragazzi del
sito/zine locale Bengodi e Benfoggianius (c'e' da parecchi anni, fanno
controinformazione locale sia su rete che, quando possono, su carta) che
cosi' si sono visti affiancare, almeno per un giorno, ai massimi
giornalisti e giornali. Buono.
Bookmark: http://www.bengodi.org
http://www.benfoggianius.org
Info: 347.9249564
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Informazione 2. "E adesso ammazzateci tutti". Questo slogan scritto a
spray su un pezzo di tela bianca ha accompagnato i ragazzi che lo scorso
autunno hanno sfilato in silenzio per le strade di Locri. Una sfida a
viso aperto i poteri mafiosi che avevano stroncato la vita di Francesco
Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, davanti
ai seggi delle primarie dell'Unione. Quello slogan, dopo essere stato
trasformato dal vignettista Mauro Biani in una illustrazione adottata
dall'associazione "Libera" come icona della mostra Mafiacartoon, e'
diventato l'oggetto di una strana forma di "furto mediatico": il
settimanale "La Riviera", che gia' in precedenza aveva polemizzato con i
ragazzi di Locri, ha pubblicato in copertina la vignetta di Biani dopo
averne modificato lo slogan che e' diventato "e adesso imbarcateci
tutti". Il messaggio lanciato con questa manipolazione grafica e' stato
molto chiaro: in Calabria la lotta alla mafia e' strumentalizzata dai
partiti di sinistra per fini elettorali, e i giovani che scendono in
piazza sono soltanto dei burattini guidati dall'alto. "Una vignetta e'
come un editoriale - ha raccontato Biani - e la cosa che mi ha dato
fastidio e' stato proprio l'utilizzo strumentale del mio disegno per
farmi dire cose che non penso assolutamente. In teoria la legge sulla
stampa mi darebbe il diritto di vedere pubblicata una rettifica con le
stesse dimensioni della mia vignetta manipolata, e nella stessa
collocazione. In pratica dubito che accadra'". [carlo gubitosa]
Info: http://maurobiani.splinder.com
________________________________________
Informazione 3. Girodivite. Un gruppo di ragazzi con una bella storia
(partita molti anni fa al seguito dei Siciliani) Fanno un bel sito e,
ogni tanto, anche un giornale. Il numero di ora e' dedicato a Rita
Borsellino e agli studenti siciliani al nord, quelli che hanno
organizzato il Rita Express. Da vedere. Per averlo basta contattare il
sito.
Bookmark:
http://www.girodivite.it/Maggio-2006-dal-web-al-cartaceo.html
________________________________________
Informazione 4. Eh eh! Non ve lo dico.
(Una sorpresa da Napoli la prossima settimana).
________________________________________
Spot. Il Mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il
Ponte. Un libro di Antonello Mangano e Antonio Mazzeo che sviluppa le
argomentazioni scientifiche del movimento che si oppone al Ponte sullo
Stretto. I conflitti d'interesse e la fitta ragnatela di societa' e
aziende coinvolte, il devastante impatto socio-ambientale, gli interessi
della mafia, i processi di militarizzazione del territorio.
Indispensabile.
Bookmark:
http://www.terrelibere.it/terrediconfine/?x=completa&riga=02216
________________________________________
martans[at]libero[dot]it wrote:
< In Sicilia dopo le primarie e' stata candidata Rita Borsellino, donna
delle societa' civile, con un bagaglio umano e di contatto con la sua
terra enorme. E' stata lasciata sola durante la campagna elettorale,
dove il suo staff in due mesi ha coinvolto nella stesura del programma
oltre 20mila persone con cantieri tematici e territoriali. In questo
contesto si e' riaffermato il valore piu' nobile e autentico della
politica: cioe' la gestione delle cosa pubblica con il coinvolgimento
della comunita'. Il tutto in una terra in cui la mafia ha avuto vita
facile, anzi direi facilitata dal governo Berlusconi (gia' che dobbiamo
conviverci conviviamoci bene) e dove il governo della regione stessa
era, e (ahinoi) sara' per i prossimi anni, in mano al peggio del centro
destra.
Ora io non mi sento tanto rappresentato da dirigenti che, nonostante il
successo delle primarie (vera novita' degli ultimi anni), non cercano la
partecipazione dei cittadini ma preferiscono ottenere ministeri e non
mettono al centro dei loro obiettivi i problemi concreti, epurando dai
partiti che dirigono chiunque non la pensi come loro (i vertici della
Margherita hanno espulso Leoluca Orlando perche' ha sostenuto alle
primarie la Borsellino e non il candidato di partito, tra l'altro da
poco transfugo dal centro destra). Mi auguro che la direzione e il modo
di far politica dell'attuale maggioranza cambino, per cambiare le cose
in Italia e festeggiare prima e con volti meno scavati le vittorie
elettorali >
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lorenzo.misuraca[at]hotmail[dot]it wrote:
< Sono andato a salutare il treno Rita Express che passava alla stazione
Tiburtina di Roma. Ho portato 30 copie del cartaceo di Girodivite
dedicato a Rita Borsellino. Ho cominciato a distribuirlo tra le ragazze
e i ragazzi che aspettavano. In pochi secondi le copie sono finite.
Tutta la gente sulla banchina attorno a me leggeva Girodivite. Io
riprendevo con la mia videocamera. Due o tre ragazzi si sono avvicinati:
Giampiero di Collesano ha scritto una volta per giro, Roberta di Palermo
ha apprezzato il cartaceo e mi ha chiesto di Casablanca. Offro la mia
birra a un passeggero che dalle 21 e 30 a mezzanotte se ne e' gia'
scolato 9. Il megafono annuncia l'arrivo del treno. I ragazzi di Rita
Express Roma avvertono la ciurma di prepararsi per salire.
Ecco la luce che si avvicina. Io riprendo. La luce diventa muso e poi
scatti di ragazzi urlanti che sventolano bandiere. La batteria della
videocamera si scarica. Il treno si ferma. Confusione. Ragazzi che
corrono felici; Io corro pure. Cerco gli amici. Sulla Banchina una
troupe tv e qualche fotografo. C'e' anche lo scrittore Carlo Lucarelli,
che e' partito col Rita Express da Bologna. Mentre corro incontro
Antonio, ci abbracciamo. E Poi Luca. Mi chiedono le copie del cartaceo.
Finite, gia' distribuite tutte. "Meglio cosi'", dice Luca, che ha un
pacco di copie di Casablanca da vendere. Una copia un euro. Speriamo
che funzioni.
Dai finestrini riconosco tanti amici: Nicoletta che studia a Bologna,
Simona a Siena, altri a Roma. Siciliani che votano per tornare. E
intanto stanno insieme sulle stesso treno. Molti portano con se amici e
fidanzati senza sangue siculo. E' giusto: nostra patria e' il mondo
intero e questa battaglia e' battaglia di tutti. E' uno stringere mani
dall'alto del treno che non finisce. Gli amici mi dicono "sali". Non
posso, domani lavoro, partiro' in serata. I ragazzi dell'Arci
distribuiscono bandiere della pace e del Quarto Stato. Uno striscione
recita orgoglioso: "Manco Garibaldi".
Il controllore protesta, vuole partire. I ragazzi di Rita Express
chiedono ancora un minuto, manca qualcuno. E qualcuno grida al
controllore: "Non c'e' un treno che non ritardi in Italia, deve arrivare
puntuale proprio questo che e' speciale?". I portelli si chiudono. Il
treno si muove. Io saluto, grido, corro sventolando il Quarto Stato. Tra
le voci distinguo: "Grazie per la birra, cumpa'", il ragazzo
dell'attesa. E poi grida e poi saluti. E poi io che rallento e vedo il
treno scomparire dietro la prima curva. Mezzanotte e venticinque del 26
maggio 2006. Comunque vada, non ci perdiamo >
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antonella consoli wrote:
< Una tiepida mattina
fu portata a Messina
una piramide d'Egitto
per varcare lo stretto.
Poiche' il ponte gia' si sa
che un giorno ci sara'
ma per ora traghettare
e' piu' lento di nuotare.
Cosi' un grande imprenditore
ci studio' per tante ore
e alla fine fu portata
la piramide quadrata.
Or galleggia su nel mare
e si puo' anche visitare
la piramide d'Egitto
posta in mezzo dello stretto >
26 maggio 2006 n. 334
________________________________________
La chiave, pesantissima e rugginosa, a momenti cadia dalle
dita della
signoruzza. Lei la guardo' e poi guardo' il cancello, una firriata
altissima, puntuta, da cui a vedi e svedi si sbirciava u' jardinu.
Zagare, girsumini, lauri, cerase, aranci: e stu gran mare di ciauru, a
undi, ammisculatu 'nsemi, che esattamente indicava: "trasiti che cca
c'e' u' paradisu". Ma paradisu vietatu: canazzi e malecarni lo
sorvegliano, colle zanne di fuori e i cuteddi pronti, che' mai si dica
che u' paradisu diventa terra di conquista ppi carusazzi e puvireddi.
U' paradisu e' ppi signuri, difatti, e tutto lu muragliuni tornu tornu
e' costellatu di sangu siccu: non si passa. Tranne che dd'u canceddu,
altissimu e kafkianu, di cui s'avia perduta da tempu immimurabili la
chiavi.
E ora eccola qui in 'sta manu di fimmina prisuntuosa e spaurita. U primu
che la trovo', nun si sapi: duro' picca comunque picchi' Loro subito,
comu che u seppiro, l'ammazzaru. U tempu ci fu a malapena di passarla a
so' frati: e u' frati lestu a curriri, ccu 'sta chiavi mmucciata 'nta
cammisa sudatizza e i sgherri arreri. Scivola, dalla cammisa
'nsanguinata, a' chiavi giu' per terra: ma ecco che passa un carusu e la
ricogghi. "Posa 'sta chiavi!". Ma gia' 'u caruso e' luntanu, scappa come
un dannatu fra l'erba alta e fra l'ulivi. E passa u' communista - u'
carusu si torci in terra - si china sul corpiceddu e ricogghi la chiavi.
"Posa 'sta chiavi, posa, figghibottana!". E lampu lu pigghia dda', unni
finisci l'erba e cumincia a trazzera. "Portala, avanti, pigghiala!" ansa
cull'ultimo ciatu. E si ferma un parrinu e via ppi la trazzera, a'
tonaca rialzata mmi curri cchiu' dispiratu. E si ferma u' viddanu e u'
maestru di scola, e u' giudici e a' carusidda, e u' capitanu e u' pueta:
e a manu a manu a' chiavi va, sempre cchiu' travagghiata e sempri cchiu
vicina.
E ora eccola qua, nell'immenso silenzio della campagna siciliana. E lei
che lentamente l'afferra, l'alza con gran fatica e lentamente l'infila
nella serratura. Ci vuole forza assai per girarla. Ma tu, fratuzzu miu,
Sicilianu, mittici puru a' forza tua.
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Trenini fuorilegge. Bob Jacobsen e' un criminale: il suo delitto e'
stato quello di aver regalato al mondo programmi liberi e informazioni
tecnologiche dedicate agli appassionati di trenini elettrici, che devono
lottare contro standard che variano da un'azienda all'altra per impedire
ai trenini di funzionare con i binari della concorrenza. Bob non ha
sottratto nessun segreto industriale, ma ha semplicemente scritto un
programma per collegare il suo computer ai suoi trenini in modo da
controllarne i movimenti. La reazione per la scrittura e la diffusione
in rete di un semplice programma e' stata degna delle migliori spy
stories: la Kam industries, produttore di software commerciale per
trenini, ha sostenuto che il software scritto da Bob avrebbe violato un
brevetto in suo possesso, e ha citato per danni l'ignaro modellista
chiedendo un risarcimento pari a 203 mila dollari Usa. Lo studio legale
incaricato di questa azione di bullismo informatico ha richiesto una
copia di tutte le email e la corrispondenza cartacea del signor
Jacobsen, per verificare altre eventuali violazioni dei loro brevetti.
L'associazione "Right to create" (diritto a creare) ha preso le difese
di Bob Jacobsen denunciando pubblicamente questa azione legale
vessatoria, e sostenendo che la legge statunitense sui brevetti relativi
al software crea piu' problemi di quanti ne vorrebbe risolvere. [carlo
gubitosa]
________________________________________
Irene wrote:
< Caro Dott. O. Sono una delle tante ragazze impiegate nel (con rispetto
parlando: merdosissimo) settore dei lavori pubblici. Una di quelle che
prepara dalla mattina alla sera "Documentazione richiesta da presentare
a corredo per poter concorrere ad asta pubblica". Per lei quello che
scrivero' qui di seguito saro' ovvio come e' ovvio il fatto che l'acqua
bolle a 100 gradi. Ma giornalmente mi rendo conto quanto sia potente
questa macchina infernale, quanto sia cambiata rispetto a quello che ho
studiato in merito e quant'e' impossibile da distruggere con i mezzi che
attualmente ci sono. Sono convinta che se Cosa Nostra fosse
un'abitazione sarebbero disponibili diversi mazzi di chiavi. Come e'
solito per evitare di rimanere fuori casa. I padroni di casa avrebbero
il mazzo originale. Le copie ai figli/conviventi/vattelapesca.
Continuando a ipotizzare, la stanza piu' bella della casa potrebbe
essere il salone centrale. Bellissimo e sontuoso. Tanto bello da dargli
un nome: "Settore dei lavori pubblici" (o gallina dalle uova d'oro).
Minchia, ma se cosi' fosse, non sarebbe un vero peccato che nessuno
degli "addetti ai controlli" entri nella stanza giusta continuando a
frugare nello sgabuzzino?
Eppure le azioni e previsioni di Cosa Nostra potrebbero essere nascoste
tutte li'. Potrebbe esserci una libreria immensa dove tra i vari libri
storici (e non) ce ne sarebbero alcuni di spicco e di grande qualita'
professionale e morale. Quali:
- Come bandire una gara ad hoc per le aziende dei cavalieri
dell'apocalisse mafiosa; (gara con requisiti richiesti e posseduti
solo da "Costanzo", "Rendo" e/o "Graci");
- Legge Prodi - Amministrazione straordinaria;
- Legge B. - Legge sul falso in bilancio;
- Misteri sui ritardi della bancarotta fraudolenta dell'azienda IRA
costruzioni srl;
E rispetto ai tempi in cui i "visitatori" di quella stanza erano Falcone
e Borsellino, tante cose sono cambiate e peggiorate. Non bastano piu'
gli "antimafiosi". Serve di piu'.
Pur avendo scritto tutto e niente, La ringrazio comunque per
l'attenzione datami. Cordiali Saluti. Irene C. >
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stefanomassimino@hotmail.com wrote:
< Ho deciso di scriverVi perche' proprio questa sera mi accingo a finire
un libro che mi ha molto colpito: "Un anno - Giuseppe Fava - raccolta di
scritti per la rivista i Siciliani - Fondazione Giuseppe Fava" e mi
faceva piacere porlo alla Vostra attenzione per i motivi che di seguito
espongo.
Gli scritti di Fava sono estremamente interessanti: racchiudono
un'intelligenza ed un acume dialettico ben raro nel mondo giornalistico.
Fra i periodi che mi hanno colpito di piu' trovo (pag.215): "In questa
societa' comanda soprattutto chi ha la possibilita' di convincere.
Convincere a fare le cose: acquistare un'auto invece di un'altra, un
vestito, un cibo, un profumo, fumare o non fumare, votare per un
partito, comperare e leggere quei libri. Comanda soprattutto chi ha la
capacita' di convincere le persone ad avere quei tali pensieri sul mondo
e quelle tali idee sulla vita. In questa societa' il padrone e' colui il
quale ha nelle mani i mass media, chi possiede o puo' utilizzare gli
strumenti dell'informazione, la televisione, la radio, i giornali,
poiche' tu racconti una cosa e cinquantamila, cinquecentomila o cinque
milioni di persone ti ascoltano, e alla fine tu avrai cominciato a
modificare i pensieri di costoro, e cosi' modificando i pensieri della
gente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, tu vai creando la pubblica
opinione la quale rimugina, si commuove, s'incazza, si ribella, modifica
se stessa e fatalmente modifica la societa' entro la quale vive. Nel
meglio o nel peggio". (luglio 1983)
E' solo un esempio, piccolo. Cosi' pure mi ha colpito molto l'analisi di
Fava in merito alla condizione meridionale, vista in parte come lo
sfruttamento del Nord sul Sud e non solo un fatto congenito al Sud
stesso.
E questo mi fa pensare: da Siciliano, sento in giro per l'Italia molta
gente che, a tavolino, mi dice di avere una propria idea: "..la Mafia e'
pericolosa e per questo forse e' meglio conviverci ad accettarla per
stare bene; la vita e' una sola ed e' meglio viverla bene..." Tutto cio'
mi colpisce e mi ferisce perche' capisco che 'I Siciliani' sono piu'
soli di quanto credevo, sono capiti solo in parte e forse per questo non
vengono aiutati. Forse per questo alcuni muoiono ammazzati.
Vi scrivo nella speranza che vogliate trovare il tempo di parlare di un
uomo di cui nessuno piu' parla. Un uomo "bloccato" con cinque pallottole
alla nuca perche' diceva, con una dialettica acuta, cio' che pochi
allora, e quasi nessuno oggi, osano dire a Catania: che la Mafia c'e' e
che controlla molte scelte.
Un uomo che ha tentato di rompere l'omerta' dell'informazione in un
citta' dove c'e' solo un quotidiano ("La Sicilia" di Ciancio) e non
esistono quotidiani a tiratura nazionale che danno la cronaca locale
(leggi Repubblica o Corriere della Sera). L'informazione a Catania e'
'una' e si lamenta con il Sole24ore perche' le sue analisi statistiche
sono sballate: le nostre ben amate cittadine sono sempre all'ultimo
posto nelle classifiche sulla vivibilita' delle Citta' (poveri i nostri
amministratori siciliani bisfrattati!!).
La liberta', credo, inizia dalla liberta' dai bisogni e dalla liberta'
delle idee, quali esse siano.
Concludo sperando solo di averVi interessato.
Vi invio un saluto e Vi faccio un imbocca al lupo per il Vostro lavoro >
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QUASI UN PROMEMORIA
ai ragazzi dell'Alba
Scacciato dai padroni della terra
anche il ragazzo Michele molti anni fa se ne partiva
per citta' senza mare, schiavo
- come tanti prima di lui - dei vincitori
Se la Sicilia ha bandiera, non ha trinacrie alate,
non colori brillanti di baroni e di re.
Una zappa fangosa e' il nostro unico stemma,
una valigia pesante, per le strade del mondo, il nostro regno.
Cosi' per molti secoli. Antichi padroni di schiavi
e baroni feudali, "sorci" di Re Ferdinando,
e borghesi di "Talia", notabili grigi di paese
e rozzi gerarchi neri, padroni dell'eroina e Cavalieri:
dalla Sicilia stessa in una ininterrotta catena
sortivano gli sfruttatori dei siciliani.
E cosi' per molti anni. Di quando in quando
uno degli sfruttati gridava. Capi di ribelli organizzarono
- alle radici del tempo, sotto Roma - tre rivolte di schiavi:
Spartaco, loro fratello, lotto' contemporaneamente a loro
che fecero della rocca di Enna la capitale degli schiavi.
Furono crocifissi. Re Federico, nel medioevo,
squarto' e arse vivi a decine i servi della gleba ribelli:
fuggivano nei dammusi. Il conte
di Modica, signore di vita e di morte
dovette fuggire una volta dalla folla
- che pochi giorni dopo fu decimata - dei contadini.
Cosi' passarono i secoli. Poi gli antichi baroni,
man mano che il progresso cresceva
e nuove cose venivano dall'Europa
si trasformarono - ma sempre
restando se stessi - in "galantuomini" e "civili".
Arrivo' Garibaldi: ma un'altra abile trasformazione
li mise per altre sette generazioni al riparo
dalla sete di vivere dei siciliani. Ed e' passato il tempo
e i Cavalieri di oggi non sono affatto casuali:
catene infinite li legano alle radici
dell'ingiustizia arcaica, nata all'origine, su questa terra.
Neanche noi lo siamo. Dopo generazioni di sconfitti
le generazioni dei giovani sempre si sono riannodate
all'insaputa di tutti. Le bandiere rosse nei feudi
- Portella delle Ginestre, Turiddu Carnevale, Miraglia -
fiorirono sulla lunghissima catena.
Ed altro tempo e' passato. Oggi i discendenti degli schiavi
hanno finalmente un ponte da attraversare:
possono forse vincere, dopo anni e anni,
se fantasia e ragione s'allargheranno dappertutto
a partire da qui. E questo e' tutto. Nelle poche ore
e nelle cose modeste che ci tocca fare
c'e' un concentrato antichissimo, grande, di lotte e di dolori
che ora vengono al nodo. Per questo esistiamo,
ora che una strana ironia - benevola, probabilmente -
affida ai deboli, agli sparpagliati, ai ragazzini
la sorte dei cavalieri e degli ultimi baroni.
16 maggio 2006 n. 333
________________________________________
Beh, e' un po' di tempo che non ci sentiamo. Il motivo, come avete
capito, e' tutto il lavoro che c'e' stato da fare per Casablanca. Poi
l'ondata di stanchezza che e' arrivata subito dopo tutta in una volta.
Infine il continuo rimandare, nella speranza di raccogliere meglio le
idee, di fare un riepilogo serio e completo, ecc. Forse e' meglio
provare a buttar giu' ora le cose piu' importanti, alla rinfusa.
Parliamo di Casablanca, ma se ci pensate bene in prospettiva parliamo di
molte altre cose.
* * *
La situazione. Il giornale e' in edicola a Catania e dintorni e sta
vendendo bene. Sono 40 pagine a colori, formato rivista, piu' o meno
come il vecchio Avvenimenti (con meno pagine). Le copie per Palermo sono
partite poco fa, non c'erano soldi per la distriibuzione. Messina parte
domani. Una serie di citta' siciliane sono piu' o meno coperte. A Roma
ne abbiamo mandato un po' di copie, la maggior parte delle copie per il
"nord" (cioe' da Villa San Giovanni a Oslo) partono ora. Comunque,
abbiamo stampato molto poco (sulle cinquemila) perche' non c'erano soldi
per stamparne di piu'. In generale, ci fidiamo pochissimo della
distribuzione in edicola (la Sodip l'altro mese ha senz'altro sospeso
quella del Mucchio Selvaggio perche' non le piaceva la copertina). Cosi'
la maggior parte delle copie viaggeranno - come si diceva una volta -
per "diffusione militante". Copriremo una libreria per citta', via via
che le sceglieremo. Sul numero due, che esce verso il 10 giugno,
copriremo in edicola un'altra decina di citta', allargandoci di
tre-quattro citta' a numero. Ma la distribuzione principale sara' sempre
militante e in libreria.
"Che cosa posso fare per Casablanca?". Le seguenti cose:
- intanto, scrivici se vuoi dare una mano;
- aspetta di ricevere l'elenco dei "simpatizzanti" della tua citta';
- telefonatevi fra di voi;
- organizzate una riunione;
- se formate una redazione locale fatecelo sapere.
A che serve la redazione locale?
- a mandare notizie;
- a scrivere pezzi (inchieste e cose concrete, non elzeviri e
"signora-mia"; i migliori pezzi sono quelli collettivi; non "fate i
giornalisti", scrivete come parlate;
- a scegliere la libreria (o le librerie) in cui deve arrivare il
giornale;
- a spingerla, monitorarla, ecc.;
- a organizzare la diffusione (a scuola, all'universita', per la strada,
al centro sociale, in chiesa: non al Rotary club, di cui spero che non
facciate parte);
- a organizzare presentazioni e cose del genere;
- e insomma ci siamo capiti. In realta' non stiamo facendo un giornale
ma un partito. Anzi un movimento. O meglio, una societa'. Un mondo
nuovo. Un... un qualcosa che non sappiamo ancora cosa sara', certo
*non* un giornale, *non* un partito, non qualcosa del secolo scorso.
Stiamo insegnarando (insegnare/imparare) una strada nuova, tutti
insieme. Siamo molto superbi per il 25 per cento delle cose (che
sappiamo meglio di tutti) e molto ignoranti per il restante 75 per
cento che dobbiamo pazientemente ignorare). Non siamo persone
importanti e non facciamo una professione ma un mestiere.
* * *
Casablanca e' un giornale piccolo, e anche Avvenimenti o l'Alba o i
Siciliani lo erano. Pero' e' un giornale di alta qualita'. Anche questo
fa parte della tradizione. Chi ha visto il numero uno - che in realta'
sarebbe un numero zero: ma non potevamo permetterci di sprecare un
numero - puo' testimoniarlo facilmente, e per noi non e' una sorpresa.
All'alta qualita' si arriva facilmente, e' alla portata di tutti:
chiunque puo' riuscire facilmente a fare un ottimo paio di scarpe,
purche' abbia la pazienza di provare e riprovare per tutto il tempo
necessario: alla portata di tutti. Da noi chiunque puo' diventare un
ottimo giornalista, ma i pezzi si riscrivono (sempre) almeno due o tre
volte. Il record, mitico, e' di 14 riscritture. Questo non e' solo
mestiere, e' anche Politica: far bene il proprio lavoro.
* * *
Rispetto alla Catena, la novita' e' che Casablanca e' su carta (non
solo, ma intanto). Rispetto ad Avvenimenti (vecchio), ci sono due
novita' tecniche grosse: Una: intanto ora c'e' l'internet, percio' il
giornale si appoggia ad esso; ora con la catena, poi con un sito, in
estate con altre novita'. Due: questo sara', dal prossimo numero, il
primo magazine (non specialistico) italiano interamente lavorato in
GNU/Linux. Questo non e' solo un fatto tecnico, e' un fatto politico e
di quelli grossi. E' come se provassimo a fare l'Orient Express, ma con
una locomotiva prodotta dal Sindacato Macchinisti e su binari di
proprieta' del popolo. Mica poco, specialmente se riusciremo non solo a
viaggiare in orario ma anche a garantire il perfetto sevizio ristoro
(Beluga e Veuve Cliquot) che veniva offerto, ma a prezzi terrificanti,
sull'Orient Express imperiale.
E poi? La lavorazione e' stata ottima, c'e' stata (con mia sorpresa:
invecchio) non solo buona volonta' ma anche proprio "professionalita'"
(orribile parola, la uso solo per farvi capire) e competenza. Sono stati
commessi solo errori minori, il peggiore il mio che ho dimenticato di
mettere nel cast il nome del Tekne'-Wizard (facciamo cose nuove, e
purtroppo i nomi vecchi a volte sono insufficienti), Shining. Per il
resto, solo piccoli problemi. Abbiamo anticipato di ben nove giorni sui
tempi di lavorazione originari e questo, detto fra noi, non e' alla
portata di tutti.
Bene, questo e' tutto per ora. Rileggetevi Kapucinskij (uno a scelta), i
49 racconti, lo Yankee alla corte di Re Artu' e la Lettera a una
Professoressa. La' dentro c'e' tutto, sia tecnico che politico (beh, per
prudenza un'occhiata anche ad Animal Farm) cosi' non avete bisogno di
altre chiacchiere mie. Fatevi sentire, e a presto.
* * *
(E la politica, e Berlusconi, e Napolitano e il governo e il resto? Non
abbiamo tempo ora, c'e' un sacco di politica ancora piu' urgente da fare
- *questa* e' la politica principale, fare i giornali e fare rete e il
resto. Naturalmente, ricordatevi di votare Rita se siete siciliani, e se
non lo siete di fare il tifo lo stesso: non e' una faccenda siciliana e
basta, come non e' siciliana e basta la mafia. E ora si va a stringere
tutto).
* * *
(Una cosa bellissima, nel terminare questa lettera e nel mandarvi i
saluti, e' che almeno una cinquantina di voi in questo momento state
gia' facendo qualcosa di specifico per Casablanca, e che di questi
cinquanta la maggior parte, nell'anno in cui si fondo' i Siciliani, o
andavano all'asilo o non erano ancora nati. E adesso state studiando per
farmi da maestri).
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Per farsi un'idea di Casablanca (sito provvisorio):
http://www.casablanca.motime.com/
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I pirati salvano la BBC. Che cosa succede quando negli archivi di una
televisione di Stato vengono cancellati per errore alcuni filmati che
hanno fatto la storia del piccolo schermo? La soluzione e' semplice: si
chiamano a raccolta i pirati di tutto il mondo per riempire i "buchi"
della memoria storica. E' questa la strada seguita dalla British
Broadcasting Corporation per ricostruire l'archivio completo del
telefilm-culto "Doctor Who", un classico della fantascienza che era
stato cancellato dall'archivio della BBC nel nome delle implacabili
leggi del copyright: una volta raggiunto il numero massimo di repliche
consentite dal diritto d'autore, le puntate del telefilm venivano
cancellate intenzionalmente. Ma per fortuna ci sono stati dei
telespettatori che a suo tempo avevano deciso di violare la legge,
registrando le puntate del telefilm "scomparso" usando registratori
audio a bobine o a cassette, e filmando il proprio televisore con
cineprese da 8 mm, perche' alla fine degli anni '60 i videoregistratori
domestici non esistevano ancora. Nel Regno Unito tutto questo era
illegale all'epoca, e formalmente lo e' tuttora. Nell'accorato appello
lanciato dall BBC ai pirati di tutto il mondo, si chiede di "controllare
nelle soffitte, nei garage, e nelle camere da letto per gli ospiti se
hanno vecchie bobine di pellicola che potrebbero recare la magica
scritta 'Doctor Who' sull'etichetta". E le puntate sono puntualmente
riapparse, perfino in posti impensabili come il Bahrein o Hong Kong.
[carlo gubitosa]
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C'era una volta un lupo. C'era una volta un lupo, era vecchio e sapeva
che prima o poi se ne sarebbe andato, avrebbe ceduto il suo ruolo a un
altro e costui avrebbe guidato il branco nella notte. Era molto triste,
sapeva che la sua vita era quasi finita, i suoi figli se ne erano andati
e la sua lupa era morta gia' da tempo. Sarebbe morto solo, come capita
ai vecchi lupi che proprio per questo si dicono solitari.
La terza alba che impallidi' la luna il lupo lascio' il branco mentre
dormiva e sali' sulla collina, e poi un'altra e poi un'altra ancora in
cerca del posto in cui morire, com'era triste penserete voi, e invece
no, perche' cammina cammina incontro' i suoi due figli: il primo era un
bel capo, giovane e forte, e tutti gli invidiano la moglie che era bella
e forte pure lei, il secondo lo stellario, che nei branchi e' colui che
conosce le foreste attraverso le stelle.
Il vecchio lupo non si fece vedere, sorrise come solo i lupi sanno
sorridere e ando' avanti, ando' cosi' avanti che si stanco' e decise di
fermarsi, aveva anche fame, ma non prende' niente che tanto il suo tempo
era ormai breve e uccidere una pecorella giovane non era proprio il
caso; non era un lupo generoso lui, in vita aveva fatto tremare la
vallata e gli altri branchi quando lui era a caccia non osavano
avvicinarsi.
Com'e' noiosa questa storia, viene voglia di concluderla ma arriviamo al
mare. Il lupo grigio arrivo' al mare, lo guardo' e non capi' perche' gli
uomini dicono "vecchio lupo di mare", quando i lupi stanno a terra.
Cosi' si sedette su uno scoglio e guardo' col suo lungo muso nero il
mare che andava avanti e indietro e pareva un uomo che prima crea, poi
distrugge e poi crea e distrugge e cosi' via e penso' che anche lui
aveva fatto cosi' e che in questo gioco continuo era arrivato li', a
vedere la vita. Vicino a lui c'era lo scheletro di una vecchia barca
morta gia' da molto tempo ma ancora in grado di galleggiare, c'era solo
la carena poi era tutta distrutta e il vecchio lupo penso': "Eppure non
sono mai stato un lupo di mare, adesso provo", e con i denti spinse il
relitto fino a riva, poi un'onda se lo porto' e lui lo segui' per un
po', per vedere se galleggiava, andava benissimo! Allora vi sali', e fu
cosi' che divenne un vecchio lupo di mare. [antonella consoli]
________________________________________
Marcello wrote:
< Fava, Impastato, Francese, De Mauro
tutti furono uccisi, non ebbero riparo.
Avevano osato, con le loro idee, sfidarli:
bisognava inesorabilmente eliminarli.
Chi mori' di lupara bianca
e una tomba ancora gli manca
altri morirono di semplice lupara
ed ebbero la fortuna di una bara.
Peppino Impastato lo dilanio' una bomba
ma anche i suoi resti han trovato una tomba.
A tanti giornalisti impartirono la punizione
per cancellare la liberta' d'espressione,
ma la liberta' di manifestare il pensiero
giammai potra' andare in cimitero >
(Marcello e' uno studente di Catania e la sua poesia si trova in
"Peppino e' vivo, poesie e canzoni per Peppino Impastato", curato da
Salvo Vitale)
2 maggio 2006 n. 332
________________________________________
Questo numero della Catena esce in emergenza per un motivo felice: e
cioe' che siamo troppo occupati a impaginare il primo numero di
Casablanca - la nuova rivista dalla Sicilia dei pazzi giacobbini - e il
tempo per qualunque altra cosa e' pochissimo. Dobbiamo essere in
edicola, almeno in Sicilia, l'undici: questo significa che bisogna
lavorare letteralmente giorno e notte per arrivare puntuali
all'appuntamento col tipografo e, come si diceva una volta, "non perdere
i treni".
Le cose da scrivere non sarebbero mancate: in queste ore l'Eletto (dal
Signore, ma non dal popolo) si toglie finalmente dagli zebedei. Nel giro
d'un mese gli italiani - pazienti, confusionari ma non scemi - si sono
sia pur faticosamente liberati dalle tre B. del vecchio secolo, che
sembravano eterne: B. come Berlusca, cioe' l'idea che coi soldi compri i
culi e le anime di tutti; B. come Binnu, cioe' la s.r.l.
mafia-politica, al centro dell'economia per cinquant'anni; e il signor
B. come Belzebu', il sommario di tutto, l'ironia e l'intrallazzo, la
bonomia e la tragedia, gli incontri sorridenti con Alberto Sordi e
quelli, sempre sorridenti, coi boss di Cosa Nostra. Adesso tutto questo
non c'e' piu'. Siamo nel nuovo secolo, ragazzi. Il duemila, in Italia,
comincia ora.
Ve lo aspettavate diverso? Pensavate di vincere fra fiori e applausi,
dieci milioni di voti in piu', i cattivi che scappano e i buoni che
vengono avanti senza paura? Levatevelo dalla testa: siamo in Italia,
amici miei. E in fondo, vincere ai rigori da' anche piu' soddisfazione.
(E costringere a non abbassare la guardia, a restare svegli un minuto di
piu').
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Mi scuso con i numerosissimi lettori che hanno scritto per mettersi a
disposizione di Casablanca: molti sono professionisti (di giornalismo,
grafica, video e altre cose) e hanno anche fatto proposte molto serie e
concrete, molti altri pur non essendolo hanno portato idee possibili e
di valore. Abbiamo potuto rispondere solo a pochi. In questo casino
operoso di questi giorni, ci e' impossibile distoglierci anche solo per
un'ora dalle elaborazioni immediate. Appena sara' chiuso il numero, per
prima cosa ci faremo una bella dormita e poi contatteremo uno per uno
tutti gli amici che hanno chiesto un biglietto per Casablanca. Abbiate
pazienza e compassione :-)
La fretta, su questo numero della Catena, ci consente di pubblicare solo
due dei materiali piu' interessanti. Il primo e' un servizio da
Barcellona (Messina) dove gli amici di Provenzano erano tanti (diversi
boss latitavano in questa zona) e dove tuttavia in questi mesi il
movimento antimafia sta crescendo come non mai. Tindaro Bellinvia,
l'autore del servizio sul caso Manca (un medico di Barcellona forse
ucciso perche' aveva visto Provenzano) e' uno dei leader di questo
movimento, collabora al foglio antimafioso La Primavera e ha fatto,
negli anni piu' duri, un piccolo giornale libero che si chiamava La
Citta'. Fretta o non fretta, siamo lieti di dargli il benvenuto nella
Catena (e nelle altre baracche che via via vengono messe in piedi).
Il secondo argomento che non potevamo sacrificare e' un brevissimo flash
di Antonella Serafini (http://www.censurati.it),che
e' una delle
giornaliste piu' ficcanaso d'Italia, e aveva tirato fuori la storia di
uno scandalo di famiglie eccellenti a Pescara: la cosa l'ha messa nei
guai, e' arrivata una denuncia e anche un segnale inquietante. Ma
arrivano i nostri, nella persona dell'avvocato-compagno Alfredo Galasso:
adesso non sara' piu' tanto facile metterle il bavaglio.
Buon lavoro a tutti.
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Un caso da riaprire. La cattura di Bernardo Provenzano ha avuto un'eco
straordinaria tanto da oscurare in parte anche l'esito al foto finish
delle elezioni politiche. Nella stessa edizione straordinaria del tg1,
realizzata a pochi minuti dal lancio Ansa che rendeva noto il suo
arresto in un casolare delle campagne di Corleone, nel servizio
principale si ricordava che la vicenda della lunga latitanza di "Zu
Binnu" e' arrivata a una svolta positiva per gli inquirenti che
cercavano di braccarlo con la scoperta dell'intervento chirurgico alla
prostata avvenuto a Marsiglia nel 2003. Ma per coloro che avevano
sentito parlare del caso del dott. Attilio Manca non c'era bisogno di
questo particolare per collegare l'arresto del super latitante con il
caso dell'urologo di Barcellona, in provincia di Messina.
Abbiamo incontrato i genitori Gioacchino Manca e Angela Gentile a una
settimana dalla cattura di colui, che secondo la pista da loro indicata
agli inquirenti finora senza risultati concreti, potrebbe essere stato
visitato e operato dal loro figlio trovato morto il 12 febbraio del 2004
nell'appartamento di Viterbo dove viveva da solo. Il padre e' chiaro:
nonostante le intimidazioni subite e gli "inviti" a desistere, loro non
molleranno fino a quando la verita' sulla morte del congiunto non verra'
interamente a galla. La signora Manca manifesta il suo rammarico e la
sua sete di giustizia: "delle indagini approfondite non sono state mai
condotte nonostante le sollecitazioni del nostro avvocato Fabio Repici e
troppe incongruenze della vicenda non sono state chiarite". "In piu' -
aggiunge Angela Gentile - dover subire anche la beffa con una telefonata
fatta la mattina dell'11 febbraio sul nostro telefonino da Attilio che
dapprima la polizia di Viterbo conferma e successivamente invece non
compare nei tabulati". E' indignata per questo la mamma di Attilio: "Se
davvero questa telefonata non l'avevo mai ricevuta e non trattandosi di
depistaggio, che bisogno c'era di ridicolizzarmi con certe
dichiarazioni?"
Dopo la richiesta, infatti, del loro legale di un controllo sui tabulati
telefonici ecco cosa scrivono gli inquirenti rispetto a quella
telefonata: "Errore di data comprensibile, visto il dolore di una madre,
dovuta alla perdita di un figlio che puo' facilmente confondere il
giorno in cui l'ha sentito per l'ultima volta".
"Una madre - insiste Angela Gentile - puo' mai dimenticare l'ultima
telefonata fatta dal proprio figlio?" Inoltre il padre ricorda che
un'altra telefonata abbastanza lunga, questa volta fatta dalla madre al
figlio l'8 febbraio verso le 11, non compare nei tabulati telefonici.
Tra le strane coincidenze con il caso Provenzano c'e' il viaggio in
Costa Azzurra dell'Ottobre del 2003 fatto da Attilio all'insaputa di
tutti i suoi colleghi e dei suoi amici. Durante una telefonata lo stesso
racconta al padre che non si tratta di un viaggio di piacere ma di
lavoro finalizzato a effettuare una visita per un intervento chirurgico.
Attilio Manca, specializzatosi proprio in Francia, e' stato il primo in
Italia ad eseguire l'intervento alla prostata per via laparoscopica. Ma
perche' il giovane Manca si sarebbe trovato in contatto con certi
ambienti? Forse una parentela scomoda: il cugino Ugo Manca infatti e'
stato condannato dal Tribunale di Barcellona a nove anni di reclusione
per traffico di stupefacenti. L'unica impronta, presente nella casa in
cui viene ritrovato il corpo senza vita di Attilio, a cui gli inquirenti
hanno dato un nome e' proprio del cugino.
Il giovane viene trovato senza vita la mattina del 12 febbraio, quando i
colleghi che lo aspettavano in sala operatoria, dopo diverse ore di
ritardo, vanno a cercarlo a casa. Arrivati i poliziotti e aperta la
porta, lo spettacolo e' agghiacciante: il cadavere del giovane e'
riverso sul letto, in una pozza di sangue, con il volto schiacciato sul
materasso e due buchi sul polso sinistro. Lui, mancino, si sarebbe
iniettato un cocktail di sostanze letali con la mano destra.
Una cosa e' certa: secondo i genitori il giovane urologo da diverso
tempo non era piu' tranquillo e varie volte aveva fatto capire che le
sue preoccupazioni erano legate alla sua professione.
E' possibile che la mafia barcellonese, quella stessa mafia che ha
fornito il detonatore per la strage di Capaci, abbia procurato un medico
per il padrino di Corleone e che successivamente questi sia divenuto
troppo scomodo per cio' che sapeva tanto da dover morire? Tale ipotesi
deve essere seriamente presa in considerazione.
Se, come anche il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso ha
denunciato, ci sono stati esponenti delle istituzioni e della politica
che, con la loro complicita', hanno permesso la lunghissima latitanza di
Provenzano, come escludere che ci siano componenti deviate delle
istituzioni che hanno, dal 12 febbraio 2004 ad oggi, cercato di
insabbiare le indagini sul caso Manca? [tindaro bellinvia]
________________________________________
Non siamo soli. Alfredo Galasso, professore di diritto civile
all'Universita' di Palermo, famoso avvocato penalista palermitano,
membro del Csn e parlamentare prima del Pci poi della Rete, molto noto
per la sua partecipazione al primo maxiprocesso contro la mafia e contro
Giulio Anreotti, quello che ha difeso i familiari delle vittime dei
processi sulla strage di Ustica e l'incendio del Moby Prince, ex
componente della Commissione bicamerale antimafia, ebbene, proprio lui,
ha scelto di assistere il mio ridicolo caso di taccuinaggio abusivo. E
che succedeva se al posto di un taccuino avessi usato un registratore o
una macchina fotografica! La difesa direttamente a Kennet Starr?
[antonella serafini]
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daniela.arletti[at]tiscali[dot]it
< Sono felice dell'opportunita' che Rita ci sta regalando per aiutarla a
crescere e a farsi conoscere e amare da tutti i siciliani che hanno a
cuore la propria regione.
La mia esperienza e' di donna, separata, madre di tre figli e precaria
(dal 18 aprile dopo sei anni di lavoro interinale sono stata
simpaticamente messa alla porta). L'obiettivo e' quello di contribuire a
raccogliere suffragi per Rita, e portare voti all'Unione per farle
raggiungere la maggioranza all'ARS, quindi la mia rappresenta una
semplice candidatura di servizio.
Sono moderatrice nel forum di Bispensiero e Meetup di Beppe Grillo di
Palermo, un nuovo luogo di incontro e discussione sulla politica fatta
da piu' di 500 persone comuni e di idee politiche fra le piu' varie, e
faccio anche parte del gruppo di coordinamento dei comitati per Rita di
Palermo.
I temi che mi stanno a cuore sono sicuramente quelli relativi al mondo
del precariato, della scuola, dell'ambiente (beppe grillo piu' volte si
e' espresso sul tema degli inceneritori), dei problemi che assillano la
nostra citta' (ad esempio del passante ferroviario ancora si sa poco, ma
ritengo che sia indispensabile far sapere a quanta piu' gente possibile
lo stravolgimento al quale potrebbe andare incontro la citta' in caso di
realizzazionedell'opera). Un saluto a tutti >
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luca76[at]hotmail[dot]com wrote:
< A che serve lottare se non si puo' vincere, penso che sia questo
quello che sentano tanti siciliani, ma poi lottare contro cosa? Tutti si
guadagna in nero, se cade la mafia cade una parte dell'economia, sara'
vero? La Borsellino si presenta alle elezioni, ma c'e' veramente
qualcuno che crede che in una terra di "mafia roots" si potra' mai
vincere con la Borsellino? Legalita' si, poi chi lavora? I sindacati i
professori universitari gli avvocati i dottori gli sbirri, ma gli altri?
Una notizia dei bassifondi, la nuova legge sulla droga ha fatto salire
alle stelle il prezzo dell'erba, la malavita ringrazia! >
* * *
Eddai! Alzati e cammina. Vedrai che trovi gente incazzata come te
pero' invece di piangere si da' da fare.
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Stefano wrote:
< Ho ricevuto solo oggi la catena n. 327, insieme alla 331, nella quale
accennavi al ragazzo srilankese ucciso a Como. Per fortuna Ramesh si e'
salvato, dopo che sul giornale locale era uscita la notizia della sua
morte cerebrale. Avra' davanti un lungo percorso di riabilitazione, e
gli posso solo augurare di recuperare appieno. Comunque e' ancora vivo,
come viva e' stata la reazione di tanti giovani comaschi che non ci
stanno a farsi sparare come fossero lepri >
* * *
Grazie Stefano! Daccii ancora notizie. E bravi i ragazzi di Como. Un
abbraccio.
________________________________________
Enrico Peyretti wrote.
< Scrivi: "Come faremo a stare insieme? Moderati e estremisti,
Bertinotti e Rutelli? Come facevamo nel '43. Non e' piu' questione di
sinistra e destra: oggi e' Comitato di Liberazione". Sono d'accordo.
C'era la questione (speriamo chiusa) "quale governo". C'e' ora la
questione vostra - viva la Sicilia! - "quale Sicilia". Ma viene subito
avanti urgente la questione delle questioni che sostanzia tutte le
altre: "Quale Costituzione" >
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stefanomassimino[at]hotmail[dot]com wrote:
< A me pare che la Mafia e la lotta alla Mafia vengono mal posti dai
mass media. La Mafia e la lotta alla Mafia non sono una storia di morti
ammazzati. Non e' facendo la lista dei morti e la loro cronologia che si
capisce la Mafia. Non e' solo scoprendo gli intrecci tra Mafia e
Politica che si informa sulla Mafia. Il punto e' un altro. La lotta alla
Mafia e' innanzitutto la lotta di uomini che hanno un bagaglio di
valori. Un bagaglio di valori quali la legalita', la difesa della Legge
e della Giustizia, i valori dell'amicizia e del lavoro, i valori
dell'informazione. Prima che gli uomini, la Mafia uccide i valori. E' di
valori che si deve parlare quindi se si vuole fare vera lotta. Credo,
per esempio, che Maurizio Costanzo sia l'esempio piu' evidente di uno
dei rari casi in cui la Mafia non ha ucciso l'uomo ma ne ha ucciso i
valori: egli si rivolge al pubblico parlando di tematiche private e
interiori e ha abbandonato tutto il resto. Egli ha perso la lotta alla
Mafia non perche' non ne parla quasi piu' ma perche' non ha piu' parlato
dei valori che sono la vera natura della lotta alla Mafia: legalita',
giustizia, correttezza istituzionale, fiducia nelle istituzioni,
intelligenza critica, ecc. Il merito di Giuseppe Fava che io vedo e'
appunto aver combattuto la Mafia anche quando non ne parlava
direttamente. Egli usava ironia e forniva ai lettori punti di vista
nuovi >
25 aprile 2006 n. 331
________________________________________
Casablanca. Esce giovedi' 11 maggio in Sicilia e in alcune citta' piu'
su. E' una rivista piu' o meno come il vecchio Avvenimenti ma con meta'
pagine (la stiamo facendo a cambiali). Dei "vecchi" per ora ci siamo io,
Graziella Proto e Lillo Venezia (quello del "Male": e' il piu' moderato
e ragionevole dei tre, dal che potete capire il livello medio della
banda), con Shining alle tastiere. Poi c'e' una decina di giovani
giornalisti venuti su ora; e, al solito, i vecchi e nuovi compagni che
si stanno arruolando in questi giorni, appena sentito il segnale, al
solito, alla garibaldina.
Al solito, non pretendiamo di far tutto da soli: contiamo sul fatto che,
facendo partire concretamente un primo gruppo, ne nasca un processo
virtuoso che metta in moto in Sicilia e dappertutto qualcosa. Rita,
Berlusca, Provenzano, le speranze, i cortei: cosa c'e' piu' da
aspettare? Quando, se non ora?
Inutili lunghi discorsi su che cosa sara' questo giornale, a che cosa
serve, a che si ricollega - di chi vuole, quest'ennesima volta, rialzare
la bandiera. Vi chiedo piuttosto di cominciare a organizzarvi per dare
seriamente una mano, ciascuno dove si trova; ovunque vi troviate, c'e'
buon lavoro da fare.
A parte la redazione di Catania, che e' gia' operativa (via Caronda
412), pensiamo di aprire entro maggio dei punti di riferimento a
Palermo, a Messina e a Roma. Manterremo il vecchio settore "Sud" per
l'estero (Non abbiamo affatto rinunciato all'idea del vecchio giornale
in rete: avremo novita' anche qui quest'estate, centralizzando a
Bologna, e ci sta lavorando Gubitosa). Prendete quindi contatto al piu'
presto e dite cosa potete fare.
A quelli di voi che sentono parlare per la prima volta di queste cose
chiedo di vedere un po' quanto dista "Casablanca" da casa loro: magari
miglia e miglia fisicamente, ma forse idealmente a pochi metri. Ai
"vecchi" dei Siciliani, di Avvenimenti, dell'Alba e di SiciGi chiedo
scusa per non averli contattati prima uno per uno (com'era mio dovere):
semplicemente non ce l'ho fatta. Ma ciascuno di voi si senta invitato
personalmente a riprendere il suo posto. Avvertite, appena potete,
quelli che non sono riuscito a trovare io: sapete benissimo i nomi dei
nostri compagni che ora rivogliamo con noi.
E' un'avventura pazzesca, resa possibile dalla pazzia delirante dei piu'
pazzi fra noi. Ma non ci sentiamo pessimisti, ne' scoraggiati; non lo
siamo mai stati, lo sapete. Andremo avanti a debiti e a spintoni, come
sempre abbiamo fatto e come sempre c'e' toccato, ma con un mestiere
saldissimo in mano e la stessa determinazione di prima. Percio' ognuno
dia tutto quello che puo', s'impegni serenamente al massimo, perche' il
momento e' ora.
Chiamatemi con proposte immediate. Non aspettate di essere chiamati,
mettetevi in moto subito, d'iniziativa. Chi non ha ricevuto incarichi,
ne chieda. Siamo in lavorazione per i numeri uno e due. "It's the press,
baby".
________________________________________
Presidenti. Ci piacerebbe un Presidente della Repubblica che avesse
fatto la Resistenza. Un Presidente della Repubblica che avesse fatto la
scelta della nonviolenza. Un Presidente della Repubblica femminista. Una
Presidente della Repubblica. Lidia Menapace, insomma. [beppe sini,
r.o.]
* * *
Prime firme pervenute: Laura Bottai, Antonella Sapio, Marta Ghezzi,
Peppe Sini, Maria Luigia Casieri, Daniela Musumeci, Doriana Goracci,
Pasquale Iannamorelli, Norma Bertullacelli, Daniele Lugli, Antonio
Bruno, Edi Rabini, Alessandro Portelli, Riccardo Orioles, Giovanni
Scotto, Dacia Maraini, Luca Kocci, Giovanna Providenti, Giovanni
Colombo, Domenico Jervolino, Daniele Vasta, Andrea Trentini, Daniele Dal
Bon, Yukari Saito, Antonio Vigilante, Angela Dogliotti Marasso, Marcella
Bravetti, Alessio Di Florio, Bruno Segre, Farid Adly, Zenone Sovilla,
Brunetto Salvarani, Isidoro D. Mortellaro, Gino Buratti, Paola Pavese,
Marco Servettini, Giuliano Falco, Giovanni Sarubbi, Roberto Melone,
Piercarlo Racca, Daniele Barbieri, Daniele Aronne, Giorgio Montagnoli,
Francesco Comina, Raffaele Mantegazza, Barbara Benini, Claudio Debetto,
Michele Meomartino, Agnese Ginocchio, Daniele Gallo, Mirella Sartori,
Maria G. Di Rienzo, Francesco Pistolato, Guido Cristini, Marisa
Mantovani, Enrico Lanza, Giacomo Alessandroni, Gerard Lutte, Claudio
Ortale, Gigi Malabarba, Flavia Neri, Enzo Piffer, Giuseppe Stoppiglia,
Giorgio Gallo. Inviare a: nbawac@tin.it
* * *
(Non ci piacerebbe invece una presidente che abbia inciuciato, che abbia
favorito i Vip della sua citta' e che abbia attaccato a ogni occasione i
movimenti. Una Finocchiaro, insomma)
________________________________________
Venticinque aprile. L'Anpi, i ragazzi di IoStoConFalcone e un sacco di
altri compagni delle Resistenze vecchie e nuove. Dove? Roma, Porta san
Paolo, di mattina. La stessa piazza dove le guardie a cavallo
caricarono, nel '60, la gente che protestava contro il nuovo governo
fascistizzante (che difatti casco'). Dove, nel '43, granatieri e
popolani, armati di fucili e di qualche mitra, affrontarono i carri
armati tedeschi che se ne venivano giu' per via Ostiense, mentre
scappava il re con tutti i suoi generali.
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Miracoli. Eccolo qua: Andreotti presidente del Senato. Solo questo ci
mancava. Giulio Andreotti, del quale una sentenza della Cassazione dice
che frequento' consapevolmente i capi di Cosa Nostra prima e dopo
l'omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella.
L'amico dell'antistato dovrebbe simboleggiare lo Stato. Un colpo
simbolico alla mafia (Provenzano) e un colpo simbolico all'antimafia
(che ci frega di Mattarella?). Gia' trovo incredibile che egli sia stato
fatto - da Cossiga naturalmente!- senatore a vita. Ossia che di lui,
con questi trascorsi, si sia stabilito che abbia "illustrato la patria
per altissimi meriti". Ora trovo stupefacente che, non paghi di averlo
beatificato perche'... la prescrizione lo ha salvato dalla condanna
penale, lo si voglia trasformare in un padre della patria, nel
provvidenziale tutore di questa "Italia divisa". Non mi stupisce che
l'Udc che difende Cuffaro faccia una proposta del genere. Mi stupisce
che nessuno se ne scandalizzi. Ma "il giorno della memoria" non serve
proprio a niente? O lo si celebra per legittimare l'oblio 364 giorni
all'anno? [nando dalla chiesa]
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http://www.nandodallachiesa.it
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Prodigi. E' nato un vitello con due teste, un neonato ha pronunciato
alcune parole in babilonese, un contadino ha visto una cometa sul suo
orticello e l'onorevole D'Alema ha rinunciato a una poltrona. Che
diamine hanno in mente gli dei? Perplessi come non mai gli aruspici. La
maggior parte ritiene comunque che tutto cio' non annunci guerre e
carestie bensi' qualcosa di buono - per quanto inusitato - per il
futuro: una sinistra che non litighi e pensi all'interesse collettivo.
Bravo D'Alema, pessimo - nella stessa occasione - Bertinotti. Che,
conquistata la poltrona, ha raddoppiato la gaffe paragonandosi
nientepopodimenoche a Pietro Ingrao.
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Riforme. Londra. Settemila sterline pagate dal partito laburista
britannico per spese di parrucchiera della signora Blair, consorte del
Grande Riformatore.
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Problemi. Ancora asserragliati nei rispettivi palazzi il re del Nepal
Gyanendra Primo e il premier del Belpaese Silvio Zero. Il primo e'
assediato dalla folla che vorrebbe impiccarlo un pochino. Per il secondo
si pensa invece di lasciarlo dove si trova (risparmiando cosi' la spesa
del carro-attrezzi), trasferendo la sede del governo sulla Prenestina,
in un'ex fabbrica da ristrutturare. Non si sa pero' se l'interessato
preferirebbe un classico Governo in Esilio (Hammamet, Seychelles,
Sant'Elena, Isole Caimane) dal quale incitare alla rivolta contro
l'iniquo governo communista e oppressore. (Ma dov'e' Taormina? Nel
momento del bisogno, se la squaglia con tutte le sue trovate: cosi'
resta tutto sulle spalle a quel povero Calderoli)
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Al solito, Fini nel limbo. Ne' il coraggio del bene ne' quello del male.
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Bella Ciao. Torna Santoro e ne siamo tutti felici. Era quello che aveva
avuto il coraggio di mandare in onda Borsellino (censurato da Lerner e
da Mentana) e l'hanno licenziato per questo. Percio' ci siamo mobilitati
in tanti per difenderlo, e abbiamo fatto bene. Dopodiche' il valoroso
Santoro annuncia che torna con dei nuovi giornalisti, fra cui "e' molto
probabile che sara' al mio fianco"... chi? La contessina Beatrice
Borromeo, anni venti, sicuramente una grandissima ed esperta giornalista
ma finora nota principalmente come cognata di John Elkan e
occasionalmente come modella. Un sacco di cosa da dire sul giornalismo,
sui giornalisti, su come si fa carriera e come no. Ma dai, non
guastiamoci la festa. "Affanculo, Michele", semplicemente.
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Scherza coi fanti. Secondo il presidente dell'Ordine dei Giornalisti di
Sicilia, "grandi inviati" in Sicilia sono stati (oltre a quelli che lo
erano davvero, e che ogni tanto vengono ipocritamente commemorati alla
presenza di eccellenze, autorita', ponzipilati e donabbondi) Domenico
Tempio ed Enzo Asciolla. Del primo, innocuo "culo-di-pietra" (termine
tecnico: sta per anziano e lento caporedattore) di Ciancio, niente da
dire ne' in bene ne' in male. Del secondo pero' ricordo benissimo il
servizio che rese alla mafia catanese nel 1985, quando intimidi' e
spinse al silenzio (pubblicandone su La Sicilia nome, cognome, foto e
persino indirizzo di casa) il pentito Luciano Grasso, che aveva
annunciato ai magistrati informazioni utili alle indagini
sull'assassinio di Giuseppe Fava.
Ormai non protesto piu' quando Giuseppe Fava, Enzo Baldoni (stiamo
scrivendo col computer che ci regalo' prima di partire), Beppe Alfano o
Maria Grazia Cutuli vengono "commemorati" da gente che con loro non ha
mai avuto nulla a che spartire, e men che mai col loro giornalismo. Ma
che a questi nomi mescolino quello di un Asciolla, questo non riusciamo
a tollerarlo.
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Un prete calabrese: "Annunciare (il vangelo), denunciare (i mafiosi),
rinunciare (ai privilegi del potere)".
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Max wrote:
"Morettiana. Sa cosa stavo pensando? Una cosa molto triste: che io anche
in una politica migliore di questa mi trovero' sempre a mio agio e
d'accordo con una minoranza...Il problema e' che in questo Parlamento
neanche vedo le minoranze, e' tutta una grande maggioranza. Avrei tanto
voluto vedere un pasticcere trozkista vero, avrei tanto voluto... E poi
questi politici che giocano "al vengo o non vengo? Mi si nota di piu' se
vengo o se non vengo? Vengo. Vengo e mi metto, cosi', vicino a una
finestra, di profilo, in controluce. Poi gli fanno "Vieni di la' con
noi, dai" e poi dicono "andate, andate, vi raggiungo dopo". E questa
campagna elettorale tutta a rincorrere Silvio, una campagna tutta a
urlare: "Marca Berlusconi marca Berlusconi marca Berlusconi marcalo
marcalo marca Berlusconi!!!". E tutti questi finti giovani, questi finti
giovani che giocano a fare i socialdemocratici, i comunisti, i
socialisti, gli ambientalisti... che tristezza...Voi gridavate cose
orrende e violentissime e Voi siete imbruttiti. Io gridavo cose giuste e
ora sono uno splendido ventenne".
________________________________________
enzo_vitagliano[at]libero[dot]it wrote:
< Non so se hai visto Matrix: come ospite di Mentana c'era quel
sacrestano di Tremonti, il quale non ammette la sconfitta e si basava
sulla differenza di schede bianche tra camera e senato. Fagli capire che
alla Camera hanno votato i giovani sotto i 25 anni (i quali, non avendo
esperienza di voto, sconcertati da tutta la classe politica hanno
reagito con scheda bianca); al Senato, con elettori piu' smaliziati, le
schede bianche erano inferiori. Ecco da dove nasce la discrepanza tra
camera e senato su cui Tremonti reclama tanto. I due milioni di votanti
in piu' rispetto alle elezioni precedenti si ricavano da quelle persone
che da anni non votano per protesta e che invece questa volta hanno
votato, sempre per protesta... ma per fare andare via berlusconi >
________________________________________
L.F. wrote:
< La pagina sul caso di Rita e' una delle piu' profonde che abbia letto
su che cosa e' mafia, cultura mafiosa. Grazie e sempre tanti auguri >
________________________________________
stinkfoot[at]cheapnet[dot]it
< Com'e' possibile essersi gia' pentiti di averli votati? Ma basta
guardarli accapigliarsi per le presidenze delle camere, per i ruoli di
governo... basta sentire Bertinotti che minaccia cure dimagranti per
Mediaset e i vari Rizzo, Pecoraro Scanio e compagnia che ancora
tentennano, distinguono... >
________________________________________
Ettore Lomaglio Silvestri wrote:
< Sappiamo che arrestare un padrino non vuol dire sconfiggere la mafia.
Dopo Liggio e' venuto Riina dopo Riina Provenzano. Ma sappiamo che i
legami politici son molto personali e perdere Binnu u'tratturi vuol dire
perdere i suoi amici politici. Speriamo che il nuovo governo non perda
colpi combattendo la mafia quotidianamente sul territorio socialmente e
politicamente e sopratutto in maniera organica. E' una guerra senza
medaglie che ha nella sconfitta del nemico l'unico obiettivo e premio.
Per fare questo era fondamentale mandar via chi aveva detto che con la
mafia bisogna conviverci. Noi siamo contenti di tutto questo e
continueremo piu' intensamente la nostra battaglia quotidiana >
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e.c. wrote:
< Vi prego di sospendere l'invio della Catena. Vi auguro per il futuro
di realizzare prandi progetti per il successo dei vostri ideali che sono
pure i miei, anche se a 82 anni e' difficile sognare. Vogliate gradire
con la mia piu' profonda stima, cordiali saluti >
* * *
Va bene. Vuol dire che ricominceremo a mandarLe la catena dall'anno
prossimo. A presto e un affettuoso saluto.
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franco_mistretta[at]yahoo[dot]it wrote:
< Il primo a parlare di 'borghesia mafiosa', negli anni '60, fu Mario
Mineo, vecchio dirigente del Pci prima e del Manifesto poi. Numerosi
suoi saggi e articoli chiedevano anche la confisca dei beni mafiosi, in
un tempo in cui cio' non veniva ritenuto realista e la sinistra
extraparlamentare (Rossanda compresa) lo accusava di preoccuparsi del
"banditismo" piuttosto che del comunismo. Sarebbe il caso di dedicargli
qualche riflessione, prima o poi >
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Elisa la Rosa wrote:
< Ciao R., sicuramente ti ricorderai di don Peppino "u' molafobbici"
(storpiato in "malafobbici"), arrotino di fervente fede socialista e
grande sostenitore della repubblica che, durante la campagna per il
referendum monarchia-repubblica nel lontano '46, veniva schernito dai
notabili della nostra cittadina, borboni e monarchici, con la frase: "Ma
cu po' vuliri a repubblica? Sulu un molafobbici!". Dopo la vittoria
della repubblica, il Molafobbici si sciacquo' la bocca con cotanti
signori, deridendoli: "E cu putia diri chi c'eranu accussi' tanti
molafobbici in Italia?".
Rispondendo allo stesso modo a un "notabile" della seconda repubblica,
che si ritiene domineddio e non si decide ancora a scendere dal trono,
io dico "E chi poteva dire che c'erano cosi' tanti coglioni in Italia?"
E mi auguro che ce ne siano ancora di piu' che votino Rita Borsellino >
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Will<sksp@uk.gay.com> wrote:
< Come un guitto maldestro s'arrabbatta,
scordata la sua parte, sulla scena
- come rabbiosamente si consuma,
inutilmente, l'impeto che batte -
cosi' insicuro, in panico, mi spremo
cercando una parola che mi aiuti
e mi confondo dentro questa pena
cosi' troppo potente cosi' acuta.
Cosi', parlino i versi, e taccia io:
parlino solo loro al posto mio,
portino amore, chiedano l'amore
che lingua mai non riusci' a trovare.
Se tu imparassi a leggere i miei gesti
- i silenzi, gli sguardi - capiresti. >
18 aprile 2006 n. 330
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E' stata licenziata in tronco, dal suo modestissimo lavoro di donna
delle pulizie, la coraggiosa signora di Partinico che con la sua
denuncia ha permesso di catturare il violentatore assassino che ha
ucciso una ragazza di ventidue anni. La signora Rita - si chiama anche
lei cosi' - e' una donna povera, di pochi studi, ma Siciliana: non ha
avuto paura dell'assassino e dei suoi amici, e' andata dai carabinieri e
l'ha denunciato. Chi l'ha licenziata, invece - ricco, vigliacco e
siciliano solo di nome - s'e' messo dalla parte del violentatore e,
volendolo o no, l'ha difeso. Non voleva? Non ha importanza. S'e' fatto i
"fatti suoi" e ha cercato di indurre anche Rita ad essere vigliacca come
lui.
(E non e' il primo caso: l'anno scorso una povera ragazza di Ballaro',
che aveva denunciato un traffico di droga di cui era a conoscenza, e'
stata licenziata in tronco dal rispettabile professionista da cui
lavorava come domestica. Aveva "parlato coi giudici", e tanto basta)
* * *
Io penso che sia un fatto penalmente rilevante, e che quest'uomo
dovrebbe aspettare in carcere una sentenza che lo punisca. Ma non e'
questo l'importante. L'importante e' che una storia come questa mostra
meglio di cento discorsi com'e' spaccata in due la Sicilia: la societa'
civile ma anche, specularmente contrapposta, una buona fetta di societa'
incivile.
Quest'ultima non comprende solo mafiosi con la coppola e la lupara.
Tutt'altro. E' fatta principalmente di rispettabili professionisti, che
con la mafia ci convivono e bene. Non tutti i commercianti palermitani
sono innocenti vittime del pizzo. Molti lo pagano volentieri, in cambio
dei servizi (protezione dalla piccola malavita, accesso al credito
clandestino, ecc.) che la mafia vende loro. Lo fanno sapendo benissimo
che i loro interlocutori sono anche degli assassini. Lo fanno come tanti
piccoli borghesi italiani e tedeschi accettavano volentieri i
"disordini" delle camicie nere, che pero' li liberavano dal fastidio
degli scioperi o dal concorrente ebreo del negozio accanto.
Il rapporto dei carabinieri di Palermo dell'anno scorso esprimeva
sorpresa sul sostegno di massa fornito da tanti rispettabili
professionisti palermitani alla finanza mafiosa. "C'e' un trapasso
dall'impresa mafiosa al gruppo mafioso, con attivita' imprenditoriali
gestite da soggetti apparentemente puliti e che appartengono alle piu'
svariate professioni", disse il vecchio Procuratore nazionale antimafia
Vigna prima d'andar via. E di "imprenditoria mafiosa" parlo', appena
insediato, anche il nuovo Procuratore antimafia Grasso. Come ne
parlavano il generale dalla Chiesa, Carlo Palermo, Giuseppe Fava. Non e'
una novita'.
La novita' e' che adesso c'e' di nuovo la possibilita' concreta -
sull'onda del nuovo governo e sull'ondata di Rita - di mettere
finalmente a posto questa vera e propria (come la chiama il massimo
esperto di mafia, Umberto Santino) "borghesia mafiosa". E' importante la
cattura di Provenzano. Ma ancora piu' importante e' l'elenco di quei
centosessantuno personaggi della Sicilia - qualcuno mafioso colla
coppola, ma la maggior parte gente insospettabile e "perbene" -
contenuto nei "pizzini" del vecchio assassino. Bisogna che quell'elenco
sia reso pubblico, che vada sui giornali - o, se non sui giornali che si
autocensurano, qui in rete. "Ma io non gli chiedevo cose di mafia, io
cercavo solo un appalto, una raccomandazione". Benissimo: intanto per
questo lei va in galera per associazione mafiosa, e poi vediamo.
Bisogna dare a questa gente "perbene" degli esempi, costringerla ad aver
piu' paura della giustizia che dei mafiosi. Confiscare i negozi e le
proprieta' dei collusi. Incarcerare e tenere dentro gli omertosi. Usare
il pugno di ferro - "tolleranza zero".
La destra, la tolleranza zero ce l'ha per il ragazzino che si fa una
canna; per l'imprenditore mafioso, tolleranza mille. La sinistra dovra'
invertire questa proporzione.
* * *
In Sicilia, la lotta non e' tanto fra dei partiti quanto fra questi due
opposti e inconciliabili pezzi di societa'. Uno che convive con la
mafia, e ci fa ottimi affari. L'altra che la rifiuta e la combatte ogni
volta che puo'. Non ci puo' essere compromesso fra queste due mezze
Sicilie; da noi non puo' esistere inciucio.
Ecco. La lotta di Rita Borsellino e di chi sta con lei e' proprio
questa. Nessuno creda di poterla "moderare", di mettere in questo vino
la camomilla. Si vince, o quantomeno si lotta, quando ci schiera
apertamente e prima di tutto contro il potere mafioso, senza mediazioni.
Si perde, e ci si disonora, quando si cercano i compromessi coi potenti
di ora, schierando magari in lista i loro interlocutori. Questo dicono
le cifre delle varie elezioni, dai primi anni '90 in poi, a caratteri
cubitali. E questo, prima di tutto, dice la dignita' degli uomini e il
nostro onore di siciliani.
* * *
Al presidente Ciampi, affaccendato in questa camurria fastidiosa di
portar via da palazzo Chigi quella poltrona e quell'ometto che ci sta
disperatamente abbarbicato, vorrei chiedere - da siciliano a livornese:
razze tignose tutt'e due - un'ultima cortesia, prima che se ne vada.
All'ultimo momento, coi corazzieri schierati e le Eccellenze a riverirlo
la' in quel salone, ordini al ciambellano di far venire avanti la
signora Rita di Partinico. E la', davanti a tutti, le appunti una bella
medaglia della Repubblica sul petto: Pro Civili Virtute. E poi se ne
vada pure serenamente, certo di aver fatto l'ultima cosa bella del suo
regno (visto che a dare il benservito al M'Appiglio, a quanto pare, ci
dovra' pensare il successore).
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Operai. Luigi Malabarba, operaio metalmeccanico, rieletto al Senato per
il Prc, ha annunciato che il 20 luglio (anniversario della morte di
Carlo Giuliani) presentera' le dimissioni da senatore e tornera' a
lavorare in fabbrica. La prima delle non elette, dietro di lui, e' Heidi
Giuliani. [sandro simone]
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Blog d'autore. Immaginate di scrivere un breve articolo sul vostro blog
preferito e di vederlo apparire qualche ora dopo sul Washington Post.
Quello che sembrava solo un sogno di chi immagina un altro giornalismo
potrebbe ben presto diventare una realta' concreta, grazie all'orda dei
blogger che sta premendo alle porte dei palazzi dell'informazione
attraverso Pluck, l'azienda statunitense proprietaria della piattaforma
BlogBurst, che ha stipulato degli accordi con grandi gruppi editoriali
statunitensi per pubblicare una selezione dei migliori articoli
pubblicati sui blog piu' seguiti e apprezzati dal pubblico su quotidiani
come il Washington Post ed il San Francisco Chronicle. "Entro la fine
dell'anno", ha dichiarato Dave Panos, amministratore delegato di Pluck,
"assisteremo a centinaia di quotidiani che utilizzeranno i contenuti
messi a disposizione dal nostro aggregatore di blog".
Il cosiddetto "giornalismo online" e' morto il due agosto del 2005,
quando le due redazioni del New York Times, che lavoravano separatamente
sul quotidiano cartaceo e sul sito web, sono state fuse in un unico
corpo redazionale. Bill Keller e Martin Nisenholtz, rispettivamente
direttore esecutivo e vicepresidente del settore online del "New York
Times" hanno annunciato la svolta epocale in un memorandum inviato ai
giornalisti del "Times" nel quale si afferma che "integrando le
redazioni del quotidiano cartaceo e della sua versione web vogliamo
ridurre e successivamente azzerare la differenza tra i giornalisti
tradizionali e i web-giornalisti". Ma chi pensava che dopo questa svolta
anche per il giornalismo si potesse decretare la "fine della storia"
aveva fatto i conti senza i blogger, questo popolo di scrittori
individualisti, con un ego ipertrofico alimentato dai commenti dei
lettori, spesso monotematici e pignoli, ma sempre e comunque in grado di
scuotere e mettere in discussione il giornalismo "perbene" con i loro
"post", gli articoli che sono l'unita' centrale di informazione dei
blog.
Siamo davvero di fronte a un nuovo giornalismo? Probabilmente no,
perche' i "gatekeeper", i guardiani incaricati di selezionare e
scegliere le informazioni rilevanti da pubblicare, continueranno a
essere parte del giornalismo "vecchio". Almeno per ora. [carlo gubitosa]
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Beati loro. Thailandia. S'e' dimesso il premier Thaksin Shinawatra,
proprietario di tutte le televisioni del paese e contestato per una
serie di scandali, fra cui la vendita del sistema nazionale di
comunicazioni a una misteriosa corporation privata. Le elezioni non gli
sono andate bene. "Faro' un passo indietro ritirandomi dal governo
- ha dichiarato - Continuero' a fare il deputato ma non voglio dividere
bensi' unire il paese". Questa ragionevole presa di posizione, ha poi
spiegato Shinawatra, vuol essere un omaggio "al nostro amato re",
l'anziano Bhumibol (che poi non e' nemmeno di Livorno).
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"Sicche' quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per
pensare all'anima, usci' nel cortile come un pazzo, barcollando, e
andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e
strillava: - Roba mia, vientene con me!" (Giovanni Verga, Novelle
rusticane)
Bookmark: http://www.bispensiero.it
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"Sbirro". Una volta era una parola di sinistra (maledette guardie che
reprimete il popolo). Adesso e' una parola di destra (specie in
occasione di intercettazioni). Giudici, legge e Stato non sono piu'
simpatici alla destra moderna, che li confonde sempre piu' spesso col
communismo. Strano che nessuno ci faccia caso, da quelle parti. Io mi
sarei aspettato un sacco di Moretti di destra.
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Il mondo salvato dalle pornodive. Ilona Staller si offre per mettersi a
disposizione di Bin Laden in cambio della fine degli attentati. Melissa
Panariello invece scrive a Ratzinger per esortarlo ad essere piu'
liberale. Soddisfazione dei rispettivi manager, Riccardo Schicchi ed
Elido Fazi.
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Ingoiamo. Si parla di dare la commissione antimafia a Bianco, l'ex amico
di Ciancio che appena eletto sindaco ridette l'appalto del canale di
gronda a Graci. Va bene: ingoieremo anche questo rospo, se ce lo
serviranno. Basta che non s'azzardi a offrire caramelle a Rita.
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Pentiti. Starebbe gia' collaborando con la giustizia Roberto "Bobo"
Maroni, esponente della Famiglia di Varese e gia' uomo di fiducia dei
capi di Forza Nostra. Maroni, secondo gli inquirenti, sarebbe a
conoscenza di importanti segreti dell'organizzazione, fra cui i
finanziamenti occulti della Banca di Lodi. Il pentito, secondo
indiscrezioni, sarebbe addirittura in grado di identificare il capo
supremo della struttura (un uomo in grado di dare ordini anche a Mangano
e Dell'Utri) nonostante l'operazione di impianto di bulbi capillari cui
questi si sarebbe sottoposto all'estero per non essere riconosciuto.
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Gulag. Il principale oppositore di Putin, Khodorkovsky, e' da tempo in
galera, in una "struttura speciale" della Siberia. L'altro giorno un
compagno di carcere, evidentemente non di sua iniziativa, gli ha
tagliato la faccia con un coltello. Nessuna inchiesta, tutto regolare.
Immaginate se una notizia del genere fosse arrivata vent'anni fa, col
"comunismo": un dissidente in Siberia, ferito - dentro la cella - a
coltellate. Sarebbe stato (giustamente) sulle prime pagine di tutti i
giornali.
La liberta' della Russia, ai tempi del "comunismo" come ora, in realta'
non interessa e non e' mai interessata a nessuno. Il Breznev dei nostri
giorni (un capo del Kgb, uno che manda in Siberia gli oppositori) viene
ricevuto con tutti gli onori e addirittura portato a modello e chiamato
amico da almeno un governo occidentale. Con Khodorkovsky oggi, come con
Solgenitsin ieri, in realta ci sono soltanto pochissimi libertari, per
lo piu' di sinistra e comunque non "liberali"; tutti gli altri sono
ipocriti e in malafede. E gli unici due anni di democrazia che quel
paese abbia mai conosciuto sono quelli del comunista Gorbaciov, mollato
dall'Occidente che gli ha preferito i seviziatori come Putin, tirannici
si' ma in nome del libero mercato.
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Pianeta. Commemorato molto in sordina l'anniversario della piu' grande
strage nucleare - finora - dopo Nagasaki e Hiroshima. A Cernobyl, il 26
aprile 1986, l'avventura nucleare sembrava finita per sempre, con
l'apprendista stregone finalmente convertito al buonsenso. Invece no.
L'energia deve restare centralizzata, in mano alle corporation e
ridondante. Percio' non si possono studiare seriamente le energie
alternative e naturali e, dopo centovent'anni di motore a scoppio di cui
almeno quaranta in obsolescenza, prima o poi - finito il petrolio
- ci imporranno il nucleare. I nostri nipoti avranno molto da
commemorare.
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Stakanov. Los Angeles. E' morto Arthur Winston, il lavoratore piu'
anziano d'America. Lodato da imprenditori e presidenti, e proclamato
"Lavoratore del secolo" nel 1996, Winston (che e' ovviamente
afro-americano) aveva cominciato a lavorare a dieci anni in una
piantagione di cotone ed era andato in pensione solo il mese scorso,
dopo aver compiuto 100 anni. E' morto pochi giorni dopo, risparmiando
allo Stato le spese della pensione. Esempio e monito alle generazioni
future.
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Ri-porco Giuda. Contrordine, compagni. Sua Santita' Ratzinger ha
autorevolmente precisato che (contrariamente a quanto da noi annunciato
la settimana scorsa) Giuda non ha tradito Gesu' Cristo per nobili motivi
ma esclusivamente per avidita' di denaro. Il signor Iscariota e' stato
pertanto ritrasferito nella bolgia in cui stava prima, e con lui i gia'
compagni Bondi, Capuozzo, Diaco, Ferrara, Liguori, Majolo, Mattina,
Micciche', Panella, Ritanna, Rossella, Telese e altri. Ci rincresce di
avere con la nostra inesatta comunicazione suscitato false speranze nel
signor Iscariota e nei suoi colleghi. Ci scusiamo con tutti loro, col
prof. Alighieri, con Sua Santita' Ratzinger e coi lettori, nonche' con i
lavoratori dell'inferno cui e' toccato l'aggravio di tutta questa
confusione.
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L'Aja. Non e' stato aperto alcun processo, all'Alta Corte di Giustizia,
a carico di Donald Rumsfeld, ministro della difesa degli Stati Uniti,
accusato da Human rights watch (che cita un rapporto della procura
militare) di essere "personalmente responsabile" del trattamento inumano
dei prigionieri di Camp X Ray a Guantanamo. Il governo statunitense
aveva gia' escluso in passato la possibilita' di lasciar sottoporre
l'operato di suoi dipendenti al giudizio dell'organismo internazionale.
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Teheran. Ancora minaccie antisemite dal governo iraniano. Dopo aver
messo in dubbio la veridicita' dell'Olocausto e aver minacciato di
"cancellare dalle carte geografiche Israele", il reader integralista
Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato la "via dell'eliminazione" per il
"regime sionista". Confortati da queste dichiarazioni, gli integralisti
americani si preparano a un'altra guerra nella regione, per la quale nei
giorni scorsi s'e' parlato anche di armi nucleari. Auschwitz contro
Hiroshima.
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Cronaca. Vicenza. Dodicenne schernito e infine picchiato dai compagni di
scuola perche' era l'unico a portare una felpa non firmata: non c'e'
tolleranza ne' pieta', per il povero della classe. Chissa' per chi
votano a Vicenza, quando ci sono le elezioni.
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Spot. Antimafia in Sicilia. Citta' insieme, a Catania, e' sempre stata
fin dai tempi dei Siciliani uno dei centri di mobilitazione del
movimento antimafia e della societa' civile. Si e' sviluppata attorno
alla parrocchia di San Pietro e Paolo e ha esordito a meta' degli anni
'80 con l'occupazione di massa di un terreno illegalmente detenuto dal
clan Santapaola.
Bookmark:
http://www.cittainsiemegiovani.tk
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Spot. Antimafia al nord. Un bel sito e' quello di Paolo Baruffa,
continuamente rinnovato. In apertura, le immagini di tre famosi uomini
di potere che alla fine hanno pagato i loro misfatti. Chi sono? Beh,
dategli un'occhiata. Intanto viva gli antimafiosi del nord; e avanti
insieme.
Bookmark: http://paolob.altervista.org
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Simona Mafai wrote:
< No a primarie ingessate. Lo slancio delle primarie, tenutesi a livello
nazionale e in alcune regioni e comuni, e' stato frutto di una libera
volonta' del "popolo" di sinistra e centro-sinistra: in questa liberta'
e spontaneita' il segreto del loro vigore. Ora Leoluca Orlando dichiara
di voler presentare una proposta di legge per renderle obbligatorie. Ma
universalizzare, con regole e regolette, questa pratica "inventata" dal
basso, non le darebbe piu' forza ma le toglierebbe vigore e freschezza.
E le primarie diventerebbero un ennesimo terreno di scontro organizzato
di fazioni all'interno dei partiti e delle coalizioni. Non si utilizzi
l'esperienza delle primarie in chiave antipolitica e populistica, ma le
si faccia vivere liberamente, ed esse svolgeranno una funzione positiva
per il rinnovamento e il ringiovanimento dei partiti >
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Michele Cuoccio wrote:
< Bruciarsi in pochi mesi almeno 10 punti di vantaggio e' una cosa che
solo Prodi e il suo centrosinistra senza spina dorsale potevano fare.
Sono dei generali mediocri che vincono le battaglie di stretta misura
(se le vincono) solo grazie a convergenze favorevoli. Di fronte hanno
degli strateghi di prim'ordine, che in verita' sembrano assai piu'
convinti di quel che dicono e sono mossi da un' autentica passione, sia
pure per la rovina e per il ladrocinio. Gente impresentabile come La
Russa, Schifani e compagnia varia sembrano paradossalmente piu'
battaglieri di grigi burocrati come Angius, ad esempio. La verita' e'
che mancano davvero idee chiare, al centrosinistra >
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Oblomov wrote:
< "Una balena, dicono: ma nessuno l'ha vista. E se fosse Mozilla?". Ma
no: sembrerebbe di piu' l'inizio di Ventimila leghe sotto i mari >
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peppe_palermo[at]aliceposta[dot]it wrote:
< "Egli valuta secondo le categorie del potere e del successo: per lui
solo potere e successo sono realta'. Ed egli e' avido: il denaro e' la
cosa piu' importante". "Cosi' diventa anche un bugiardo, che fa il
doppio gioco e rompe con la verita'; uno che vive nella menzogna e perde
cosi' il senso per la verita' suprema". "In questo modo - ha detto Papa
Ratzinger - egli si indurisce, diventa incapace della conversione e
butta via la vita distrutta". "La brama di potere, successo e denaro
rende l'uomo immondo". Dall'omelia "In coena Domini" del 13 aprile 2006
(il Papa non si riferiva al Presidente del Consiglio, ma a Giuda
Iscariota). >
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nuvola wrote (a Wema-news):
< c'e' un dato inquietante che emerge: la gente non e' stanca di
berlusconi, il suo e' il primo partito. la sinistra ha fatto molto per
perdere: con una campagna forte e chiara potevamo prendere di piu', ma
la "non sconfittta" di berlusconi purtroppo e' innegabile. Ha ragione
Moretti (per chi ha visto Il Caimano): la gente ha assolto lui,
nonostante tutto >
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Giuseppe (Siena) wrote:
< Disse Moretti: "Con questi dirigenti non vinceremo mai". Ed ecco
infatti il pareggio, ma cambiamoli questi dirigenti! >
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giorgio.boratto[at]fastwebnet[dot]it (Wema) wrote:
< Prodi e' una persona molto capace sul piano economico e politico. Non
dimentichiamoci che e' stato Prodi insieme ad Amato e Ciampi a salvare
la lira e poi portarci in Europa dopo Tangentopoli. Prodi pero' dovra'
dimostrare tutta la sua capacita' di leader. Dovra' tenere insieme un
pollaio pieno di galletti rimbeccanti. Questa e' una grande sfida... poi
ci siamo noi - i loro elettori - che dovremo stare molto attenti e
sempre pronti a scendere in piazza per spingerli a fare le cose che la
sinistra non ha mai fatto. Penso che se gli faremo sentire l'alito sul
collo questi nuovi eletti sapranno comportarsi bene per l'interesse di
tutti gli italiani e non per ogni loro singola banda >
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giovannimariagrasso[at]tin[dot]it wrote:
< Adesso e' tempo di mobilitazione in Sicilia la regione col piu' basso
tasso di affluenza alle urne e una destra che con poco piu' del 30% dei
voti dei siciliani si permette di governare. E' tempo di mobilitazione
e' tempo di Scuffare e lavorare tutti al grande progetto di Rita
Borsellino. >
________________________________________
Giacomo wrote:
<Vorrei condividere con voi la gioia per la cattura di Provenzano:
capita raramente di colpire due mafiosi in un giorno solo! >
________________________________________
Arci "Macondo" wrote:
< L'Arci tutta esulta ed esprime gioia e compiacimento per la cattura di
Provenzano. Ricordiamo ancora i manifesti per anni affissi in tutte le
sedi Arci col suo volto e la scritta WANTED. Oggi e' una bella pagina
per i siciliani e per il nostro Paese. Tutti quelli che a vario titolo e
in vari modi sono impegnati contro la mafia e per il rinnovamento non
possono non gioire per la cattura di Provenzano anche se noi riteniamo
che bisogna individuare e punire tutto il sistema (politico economico
ecc..) che gli ha consentito tanti anni di latitanza. "In questa notte
scura - diceva Tom Benetollo - qualcuno di noi nel suo piccolo e' come
quei lampadieri che camminando innanzi tengono la pertica rivolta
all'indietro appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Cosi' il
lampadiere vede poco davanti a se' ma consente ai viaggiatori di
camminare piu' sicuri". >
________________________________________
francamaria[at]gmail[dot]com wrote:
< Cara catena seguo sempre con attenzione le tue notizie e riflessioni.
Io ho votato Centrosinistra na non i Ds perche' non gli perdono di non
avere il coraggio di condannare il neoliberismo che condanna alla morte
per fame i quattro quinti dell' umanita'. Cari saluti >
________________________________________
Orfeo Zerbinati wrote:
< Un grande, pubblico ringraziamento al compagno Mirko Tremaglia. Un
"grazie" vero agli italiani all'estero, che hanno dimostrato di saperci
vedere meglio di noi che siamo in patria. Che sia in relazione con la
fuga dei cervelli? >
* * *
Si', ma non dimentichiamo neanche il valoroso compagno Calderoli e (in
Sicilia) il grande don Toto' Cuffaro. E' stato lui, con la sua legge
discriminatoria verso i piccoli partiti, a costringerli a unirsi (cosa
che spontaneamente non si sarebbero mai sognati di fare) e infine a
cercarsi una candidatura prestigiosa e unitaria come quella della
signora Borsellino. Povero don Toto', che adesso non ha piu' neppure il
guardaspalle di Provenzano a votare per lui, con tutti quei giudici
communisti scatenati.
________________________________________
b.b.katia[at]tiscali[dot]it wrote:
< Anna La Rosa non e' certo una giornalista che puo' parlare di mafia e
Provenzano solo perche' e' nata in Calabria. Eppure personaggi illustri
dell'antimafia parlano con questa pseudogiornalista - come si parla di
patate e broccoletti in una trasmissione tv simile a quelle prima dei
pasti dove s'impara a cucinare >
* * *
Ma scusi, e lei pretende che a parlare di mafia chiamino me, Gulisano,
Gambino o qualcun altro della nostra risma? E se poi ci mettiamo a dire
qualcosa di antimafioso?
(L'anno scorso, per l'anniversario di Borsellino, hanno fatto una
trasmissione in cui fra gli ospiti c'erano dalla Chiesa e Orlando; e il
conduttore era Diaco. Nessuno dei due s'e' alzato e se n'e' andato, il
che del resto sarebbe apparso "strano". Ormai la cultura del "purche' ci
lascino parlare" e' penetrata dappertutto, persino fra le persone piu'
perbene)
________________________________________
Giuseppe Maritati wrote:
< D'accordo sul modo in cui e' stata condotta la campagna elettorale,
programmi e candidature comprese. Il centrosinistra avrebbe dovuto
impegnarsi di piu' sui problemi reali della Sicilia e dell'Italia: lotta
spietata alla mafia e situazione del Mezzogiorno prima di tutto. Ora
pero' dobbiamo essere capaci di costruire l'unita' attorno agli
obiettivi fondamentali e conquistare consensi anche nello schieramento
di centrodestra. Lavorare insieme sapendo che e' prezioso il contributo
di ciascuno e di ciascuna. Fare accuse politiche a questa o quella
componente significherebbe rinunciare a confrontarci sulla sostanza dei
problemi veri e a far valere le nostre ragioni verso i settori piu'
sensibili dell'attuale maggioranza. Sarebbe la strada per la sconfitta >
* * *
Certo. Ma accuse e critiche sono due cose diverse. Le prime si fanno
agli avversari, le seconde agli amici affinche' vadano meglio. In questo
momento, mattina di Pasqua, io sono nella sede del Comitato a fare
volantini. Nella nostra zona (Milazzo-Barcellona), la sinistra e'
aumentata del 10-12 percento. Non abbiamo risparmiato le critiche agli
inciuci - che non mancano neanche qui - e contemporaneamente ci siamo
mobilitati per fare manifestazioni, cortei e campagna per la sinistra. E
questo ha funzionato. Buona Pasqua, e buon impegno per Rita Presidente.
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Libro di lettura (ad uso dei piccoli siciliani, e anche neri,
marrocchini, africani, brasiliani e rumeni e di tutti gli altri Paesi).
Re Federico di Sicilia aveva tre ministri. Uno era cristiano, un altro
maomettano e il terzo ebreo. Com'e' possibile, chiese uno straniero, che
lavorino tutt'e tre insieme? "Sanno che li sorveglia un solo Dio in
cielo - rispose il saggio re - e un solo re sulla terra. Sono liberi di
dare il nome che vogliono all'uno e all'altro: Dio o Allah, emiro o
sire, non importa. Ma sanno che non devono aizzare disordini ne'
dividere il regno, se non vogliono finire all'inferno nell'altro mondo e
su una forca in questo".
________________________________________
Davide M. wrote:
< Un uomo che coltiva il suo giardino come voleva Voltaire,
chi e' contento che sulla terra esista la musica,
chi scopre con piacere un'etimologia,
due impiegati che in un caffe' giocano in silenzio agli scacchi,
il ceramista che premedita un colore e una forma,
il tipografo che compone bene una pagina che forse non gli piace >
11 aprile 2006 n. 329
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Non si poteva cominciare meglio di cosi': Provenzanos in manette, piu' o
meno nello stesso momento in cui Ciampi diceva: "Elezioni tese ma
regolari". La gente ad applaudire i deputati del'Ulivo (a Roma) e i
poliziotti (a Corleone); e i giovani palermitani, a centinaia, che vanno
a festeggiare - i ragazzi di Addio Pizzo in testa - davanti alla
questura.
Chi comandera' - o comanda gia' - in Cosa Nostra adesso? Quale sara' - o
qual e' gia' - il nuovo rapporto mafia-politica, dopo quello "paesano"
dei tempi di Andreotti e quello "culturale-politico" dei tempi di
Dell'Utri? Dove andranno adesso i miliardi dell'ecomafia? E i voti della
mafia? E...
Ci sara' tempo per rispondere. Intanto, e' chiaro che la mafia si puo'
distruggere, che si poteva distruggere anche prima. C'e' una mezza
Sicilia - come una mezza Italia - che e' pronta a convivere con essa,
come con qualunque altra cosa. Ma c'e' l'altra mezza Sicilia (a volte
minoranza forte, a volte maggioranza di poco) che lotta senza perdere
colpi ormai da ventotto anni. E' il partito di Falcone e dei ragazzini,
quello del Pool di Palermo e del Liceo Meli, di SicilianiGiovani e di
Giuseppe Fava. Tante volte sconfitto, tante altre volte in piedi, e
anche ora eccolo qui, a festeggiare.
Questo non e' un bel film, non e' la Piovra. E' la vita reale, dove si
vince e si perde, dove ti giochi ogni volta - se non la vita intera -
anni di vita. Eppure...
Qui, nel paesino siciliano - uno dei tanti - gira un'altoparlante sopra
una macchina: "Tutti in piazza stasera! Festa per Provenzano, festa per
le elezioni!". Intanto, dentro la sede, i ragazzi preparano i manifesti
per Rita: qua la campagna elettorale ricomincia ora, mafia contro
antimafia, una cosa molto piu' seria, qui, di questa appena conclusa
(che qui in Sicilia e' stata condotta a mezza botta, senza troppa
convinzione: a Catania, per esempio, la testa di lista dell'Ulivo
comprendeva un ex senatore di Forzitalia e un politico filmato mentre
chiacchierava amabilmente con un mafioso. Ora pero', con Rita
Borsellino, sara' tutto differente).
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Elezioni. Risultati definitivi: in Ita vince la sinistra col cento per
cento dei voti. In Lia, cento per cento alla destra.
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E adesso governiamo. Niente inciuci e niente compromessi: benissimo ha
fatto Prodi a smentire subito Angius dei Ds, che gia' voleva dividere le
presidenze "istituzionali" con la destra. Governiamo cosi', duri, uniti
un po' dall'alleanza ma molto piu' dalla destra che incombe. Il giorno
che non ci riuscissimo piu', elezioni. E' la stagione del
muro-contro-muro: non siamo stati noi a cominciarla, ma c'e'. Da una
parte, la destra non s'e' sfasciata (gli unici possibili disertori
sembrano i leghisti, con la loro buffa appendice dei leghisti
siciliani), dall'altra Prodi ha bloccato subito ogni ipotesi di
agreement fra moderati e ha dichiarato battaglia. E va bene cosi'.
Come faremo a stare insieme? "Moderati" e "estremisti", Bertinotti e
Rutelli, Mastella e Di Pietro? Come facevamo nel '43. Non e' piu'
questione di sinistra e destra: oggi - con queste cifre davanti - e'
Comitato di Liberazione.
Parecchie delle cose che ora ci dividono, d'altra parte, verranno
liquefatte in pochi anni dai problemi nuovi. Che incalzano a un ritmo
mai prima immaginato. Protezionismo o no, contro la Cina? Ma prima -
ecco il problema nuovo - c'e' l'emergenza degli industriali italiani che
sbaraccano qui e se ne vanno ad aprire fabbriche in Cina. Via subito,
dall'Iraq, o aspettare ancora? Ma qua ormai non si parla piu' di restare
in Iraq ma d'invadere pure l'Iran, magari a colpa di bombe H. Precari
si', precari no? Ma in Francia i precari hanno gia' spazzato via il
ministro che li voleva schiavizzare. Convivere con la mafia, inciuciarsi
pro bono pacis con gli amici di Dell'Utri? Ma in questo stesso momento i
ragazzi di Palermo in festa stanno ballando davanti alla questura,
festeggiando insieme ai magistrati communisti e cattivi la cattura -
ecco come comincia il governo nostro! - di Provenzano.
* * *
Non e' solo l'Italia a vincere - faticosamente - in questi giorni.
Altrettanto e forse di piu' vince Parigi, dove uno spontaneo e
"disordinato" movimento popolare riesce, nel giro di tre settimane, a
nascere, a contarsi, a coinvolgere la maggioranza della societa'
(nonostante i "casseurs", e contro di essi), a unire sindacati e
studenti e infine a vincere sul tema piu' importante, quello del
precariato. Ecco: i problemi che dovremo affrontare domani saranno
proprio questi. Su di essi la societa' reale, in Europa, non e' piu'
rassegnata: non tutto sara' delegato ai palazzi, non saranno facili i
compromessi e gli inciuci fra i vari notabili e le varie nomenklatures.
* * *
Vinciamo infatti - di questa vittoria faticosissima, spaccata,
sublimazione incruenta di guerra civile - non grazie a Fassino e
Rutelli, ma nonostante loro. I Ds, in queste elezioni, vincono
nettamente dove c'e' ancora l'anima del vecchio "popolo comunista";
stentano altrove. Chi ci ha portati fin qui? Cofferati, Moretti, le
suorine "no-global", il movimento per la pace... E' come un Quarto
Stato profondo, nato generazioni fa - Papa Giovanni, Di Vittorio, don
Milani - cresciuto per fiumi carsici, di vita quotidiana, e infine
emerso qui, irresistibilmente. Alla testa del corteo, spaesati e
sorridenti, don Camillo e Peppone.
* * *
Eh, mica l'avete cacciato voi il signor B, cari compagni Vip,
margheritari e diessini, segretari e imprenditori. Se si aspettava
voi... Ma ora prepariamoci a controllarvi, a tenervi le zampe addosso
anche dopo. Il primo vostro manager che sgarra - pre esempio - una
bella raccolta di firme e via a casa.
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"...Gol! Goool! E' gol! Italia quattro, Germania tre!"... Vi
ricordate? :-)
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In Sicilia, le elezioni sono andate nettamente male. Le liste del
centrosinistra erano pessime: a Catania, per esempio, si aprivano con
Bianco, Latteri e Crisafulli, cioe' un super-trombato, un
ex-forzitalista e uno che chiacchiera amichevolmente coi mafiosi. E'
stato un gesto suicida: da un mese i sondaggi davano il centrosinistra
al quarantatre-quarantaquattro per cento contro Berlusconi, ma al
cinquantadue-cinquantatre' per Borsellino contro Cuffaro. Esiste cioe'
una fascia di siciliani che non e' disposta a mobilitarsi per il
centrosinistra classico, ma e' disposta a farlo contro la mafia.
Qualunque dirigente politico appena un po' sveglio avrebbe puntato su di
essa, avrebbe dato un forte carattere antimafioso cercando di utilizzare
- diciamola rozzamente - la popolarita' della signora Borsellino per
guadagnare voti anche alle politiche. Non l'hanno fatto. La Margherita
ha cacciato Orlando e il Ds ha messo in testa alle liste Crisafulli:
"Non spaventiamo gli elettori!", "Non insistiamo sulla questione
mafiosa!". Cosi', per l'ennesima volta, hanno perso - per loro colpa -
le elezioni e hanno messo in pericolo anche la (probabile) vittoria di
Rita alle regionali.
Adesso, bisogna far capire alla gente che Rita e' tutta diversa da loro,
per serieta', per correttezza, per impegno e per tutto quanto. Non deve
piu' accadere che nel bel mezzo d'un'assemblea ti arriva, tutta tronfia
e vanagloriosa, una che ha appena portato il Ds della sua citta' al
quattro per cento dei voti, che da vent'anni e' a far danno la', sulla
stessa poltrona, e che ora pretende di comandare ancora per grazia
d'investitura divina. Alcuni esponenti diessini - per esempio Bottari di
Messina: ma e' solo uno dei tanti casi - potrebbero dare un aiuto enorme
alla causa della sinistra dimettendosi immediatamente e andando a fare
un corso di buddismo zen, in qualche monastero del Tibet, per qualche
anno. Ma e' dubbio che lo faranno spontaneamente e dunque dovremo
aiutarli noi, a cominciare da quelli di noi che sono iscritti a partiti.
* * *
Nella zona della Sicilia dove sono ora la sinistra ha guadagnato voti
(tutta), circa il dieci per cento in piu', perche' si sono visti pochi
vip e molti volantini e comizi contro la mafia, nomi e cognomi. E' un
buon esempio. Con la superbia e coi notabili si perde, con l'umilta' e
col coraggio si va avanti. Qui stiamo cercando di farlo. Prodi a Roma a
fare senza se e senza ma il presidente del popolo, noi compagni di base
a tener duro qui e dappertutto, e vediamo se alla fine non si riesce a
rifare 'sto Paese.
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"DA: CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE COM.DO ROMA. AT: SOTTOTENENTE
COMPL.NTO CIAMPI AZEGLIO CARLO. ORDINE VIGILARE ATTENTAMENTE CONFINI
REPUBBLICA STOP BANDE NAZIFASCISTE SEGNALATE AT VICINANZE STOP BUONA
GUARDIA CHIUSO".
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"Porco giuda!". Non piu'. Secondo un papiro di duemila anni fa,
ritrovato l'altro giorno da Indiana Jones o qualcun altro, il povero
Giuda non ha affatto tradito Gesu' Cristo. O meglio l'ha tradito si' ma
solo su espressa richiesta - per fini imperscrutabili - di Lui. Una
buona notizia per Bondi, Capuozzo, Diaco, Ferrara, Liguori, Majolo,
Mattina, Micciche', Panella, Ritanna, Rossella, Telese (mi fermo qui per
non sovraccaricare la Ram del computer): non hanno affatto tradito la
sinistra, ne' si sono venduti per denaro: si messi con Berlusconi solo
per suscitare, col loro puttanesimo, un'ondata di schifo tale da
travolgere Berlusconi e tutto il resto. Altro che traditori: patrioti.
(E i trenta denari? Beh, quelli li hanno presi lo stesso. Anche il
Vangelo di San Giuda, del resto, ammette che i soldi Giuda se li prese).
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Bavaglio. Antonella Serafini, giornalista, dirige Censurati.it, uno dei
piu' seri siti giornalistici italiani. Si e' occupata, fra l'altro,
della strana vicenda di Alessandra Marsili, una giovane donna di Pescara
ribellatasi al padre-padrone, aggredita per strada, ecc. Una vicenda
pesante in se, ma resa ancora piu' strana che tutto l'establishment
locale - palazzo di giustizia, forze dell'ordine, giornali, ecc. - ha
massicciamente e inspiegabilmente ignorato il suo caso. Il signor
Marsili e' uno dei piu' importanti imprenditori della citta' e possiede
fra l'altro l'appalto per la maggior parte delle costruzioni di massima
sicurezza del ministero di grazia e giustizia.
Antonella (che si occupa per l'appunto di cittadini "censurati") ha
seguito diligentemente il caso. L'altra settimana era a Palazzo di
Giustizia, a Pescara, a prendere appunti durante una delle tante udienze
del processo. La richiama il Pubblico ministero: "Lei, cosa sta
facendo?". Si avvicinano gli avvocati del padre-padrone. "Ma questo e'
taccuinaggio illegale! Ma lei chi e'? Ora chiamo i carabinieri!". Lei
chiude il taccuino e se ne va. Dopo qualche giorno, ecco una lettera
dal tribunale. Alla signora Serafini Antonella, ecc. ecc. Le si notifica
che e' stata aperta a suo carico un'indagine per il reato di
"interruzione di pubblico ufficio" e la si invita a nominarsi un
avvocato.
Che cos'ha di tanto pericoloso, da non poter essere nemmeno seguito da
una giornalista, il caso Marsili? Perche' tanto silenzio attorno a una
modesta vertenza familiare? Perche' il giornale di Pescara, il "Centro",
non se ne occupa? A Pescara, e' vietato prendere appunti in tribunale? E
i politici democratici, di fronte a queste stranezze, non hanno niente
da dire? E chi sono gli "amici di Antonella" che chiamano i suoi
genitori per chiedere premurosamente "dove abita lei ora?".
Bookmark: http://www.censurati.it
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Si apprende da un piccolo incidente elettorale (il signor B., al seggio,
che indica all'anziana signora per chi votare) che madre di Berlusconi
si chiama Rosa. Strano. Anche quella di Mussolini, che pure lui la
citava spesso e volentieri.
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Il comico Grillo (non Beppe Grillo, che e' una persona seria: il
senatore Luigi Grillo, commissione Lavori pubblici di Forza Italia) e'
sotto indagine per lo scandalo delle banche: "concorso in aggiottaggio".
I giudici l'hanno detto solo dopo le elezioni, per non sfavorirlo
elettoralmente nei confronti dei candidati onesti.
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Notizia breve. "In serata l'esercito ha effettuato un raid aereo su
Rafah, nella striscia di Gaza: sono stati uccisi cinque militanti dei
comitati di resistenza e una bambina".
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Iran. Niente atomica. Sollievo. Se n'era parlato per tre giorni, sui
giornali americani ma alla fine Bush ha smentito: niente nuova
Hiroshima. Come se il governo tedesco, dopo tre giorni di indiscrezioni
sulla stampa, avesse alla fine dichiarato: i giornali si sbagliano, non
riapriremo piu' Dachau.
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Banche. Dodici miliardi di euri - sessantasei per cento in piu' che nel
2004 - i profitti delle undici principali banche italiane nel 2005.
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La natura si ribella. Giappone. Aliscafo contro un grosso oggetto in
movimento sotto il pelo dell'acqua, cento feriti. Una balena, dicono: ma
nessuno l'ha vista. E se fosse Mozilla?
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Operai. Cinquanta lavoratori intossicati da una nube di acido cloridrico
nella centrale Enipower di Archi vicino Milazzo.
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Dice che il trenta per cento degli italiani fra i 18 e i 35 (secondo
un'indagine di studiosi) sarebbe disponibile a dar sesso in cambio di
carriera. Il ventitre' per cento lo farebbe anche stabilmente e -
stranamente - fra le categorie piu' disponibili non ci sarebbero i
giornalisti ma gli impiegati.
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akilis@otenet.gr wrote:
< Dichiarazione di voto di un coglione ateniese: "Qui ad Atene noi
facciamo cosi'. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi e
per questo e' detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i
pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in
nessun caso si occupa delle pubbliche faccende per risolvere le sue
questioni private. Qui ad Atene noi facciamo cosi', ci e' stato
insegnato a rispettare i magistrati e c'e' stato insegnato a rispettare
le leggi, anche quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede
soltanto nell'universale sentimento di cio' che e' giusto e di buon
senso. La nostra citta' e' aperta ed e' per questo che noi non cacciamo
mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo cosi'". (Pericle, Discorso
agli Ateniesi, 461 a.C.) >
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Alessandro Paganini wrote:
< a) Sta partendo la borsa petroli iraniana denominata in Euro. Saddam
e' stato attaccato esattamente con le stesse accuse, false, delle armi
di distruzione di massa, proprio dopo che aveva iniziato a volere
pagamenti in Euro per il petrolio;
b) La Fed ha deciso di non rendere piu' pubblica M3, la quantita' di
dollari emessa; in pratica potranno stamparne a piacimento, finche' i
creditori li accettano;
c) L'Euro sta sostituendo il dollaro come valuta di riserva, e la
svalutazione del dollaro, in atto da due anni, potrebbe accelerare
rovinosamente. Essa. aggraverebbe ancora i deficit Usa, e sarebbe
catastrofica per Cina, Giappone e tutti gli stati che detengono enormi
quantita' di dollari che perderebbero rapidamente valore >
Bookmark:
http://www.europe2020.org/en/section_global/150206.htm
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Michele Cuoccio wrote:
< Bruciarsi in pochi mesi almeno 10 punti di vantaggio e' una cosa che
solo Prodi e il suo centrosinistra senza spina dorsale potevano fare.
Sono dei generali mediocri che vincono le battaglie di stretta misura
(se le vincono) solo grazie a convergenze favorevoli >
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Jole Garuti wrote:
< L'arresto di Provenzano riporta in primo piano la lotta alla mafia,
dobbiamo pretendere che il centro sinistra non rifaccia gli errori della
legislatura precedente, quando hanno rallentato l'attivita' antimafia
con la motivazione che ormai non era piu' un'emergenza, essendo loro al
governo (detto da Violante) >
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Massimiliano Coccia, Pres. "Io sto con Falcone", wrote:
< La gente e' stanca di Berlusconi, ma non e' entusiasta di un certo
centrosinistra che nicchia troppo su temi in cui ci sarebbe da andare
giu' pesanti, uno su tutti la lotta alle mafie, che si limita in
tantissimi casi alle commemorazioni. Ma essere contro la mafia significa
avere un'etica ed una ragione di vita in piu', significa essere contro
le lottizzazioni, essere concreti e realisti, parlare senza sputare
sentenze ma cercando di capire la complessita' che ci circonda. Abbiamo
votato, com'era giusto, per il centrosinistra perche' la priorita' era
di mandare a casa la banda Berlusconi, ma credo che l'impegno di tutti
debba ricominciare ora. Bisogna essere inflessibili per cancellare la
pochezza e la falsita' che regna del centrosinistra, perche' il presente
e' nostro e il nostro tempo e' gia' iniziato >
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Comunicazione di servizio. In lavorazione il primo numero del mensile
Casablanca, in Sicilia. Contattateci.
Info: riccardoorioles@gmail.com
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Un detenuto del carcere di Turi wrote:
< Voi avete distrutto l'Italia, a noi tocchera' ricostruirla >
9 aprile 2006 n. 328
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PROMEMORIA
La nostra e' una Citta' in cui si lavora:
a comandare, e' il popolo e la Legge.
Ciascuno di noi tutti ha dei diritti,
quand'e' insieme con altri, e quando e' solo;
ciascuno di noi tutti ha dei doveri.
Nella Citta' non c'e' uomo ne' donna,
miscredente o fedele, bianco o nero.
I cittadini sono uguali. Tutti
vivano nella loro dignita',
ne' miseri, ne' troppo ricchi: a ognuno
fraterna dia il suo aiuto la Citta'.
Chi pensa, chi produce, chi lavora,
ognuno dia una mano alla Citta':
lei vuole che nessun rimanga fuori
per la pigrizia o per la poverta'.
E' una la Citta', ma il cittadino
e' diverso un dall'altro, al suo paese,
nel suo nord, nel suo sud, nel suo dialetto:
la Citta' non ci vuole fatti a schiera.
Legge di dei non e' legge civile:
qui, ciascuno rispetti il dio d'altrui.
I boschi, l'aria libera, i poeti,
i maestri che insegnano, il sapere
sono il nostro tesoro: la Citta'
per tutti loro e' vita e liberta'.
Non barbari, ma uomini civili
noi rispettiamo ogni altra citta'.
Ma chi fugge dai barbari, qui trovi
casa fraterna, asilo e carita':
guai a chi lo scaccia! Offende tutti noi.
Non sia guerra fra umani, uomini!, mai.
Ragionate piuttosto: noi vogliamo
essere i primi a ragionare, e andiamo
nel mondo in amicizia e liberta'.
Nei giorni duri, abbiamo una bandiera
che ci ricorda: siamo una Citta'.
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L'ubriaco torna a casa aggrappandosi ai lampioni. Essi purtroppo non lo
reggono e lo lasciano spietatamente scivolare giu'. Lui, rialzandosi a
fatica: "Coglione! - sbraita al lampione - Communista! Mostro, pubblico
ministero, maggistrato!".
* * *
Sul numero speciale di Panorama (senza la scritta "Panorama")
distribuito in questi giorni in milioni di copie in tutte le case
mancano due cose importanti: i communisti che mangiano i bambini (forse
una dimenticanza) e la parola "mafia" (sicuramente non una
dimenticanza). Stampato a grossi caratteri, senza firme negli articoli,
con bandiere, sorrisi, banconote e ministri sorridenti dappertutto. Non
manca il saggio ideologico sul "B. Pensiero".
(Un mafioso, per la verita', non ha resistito alla tentazione di
scriverci qualcosa di persona. E' a pagina 134: basta con le
intercettazioni telefoniche, dice, "se continua questa tendenza presto
le nostre telefonate si concluderanno col saluto Arrivederci
maresciallo". Questo, dallo stile, sembrerebbe proprio Dell'Utri)
* * *
Vanna Marchi senza audio (bocca rotonda, gesti, piccola prepotenza,
suasione) e' esattamente identica a chi?
* * *
Societa'. Triplicato il patrimonio di tutti gli italiani che fanno il
presidente del consiglio. Meno bene per tutti gli altri.
* * *
"La sinistra vuole rendere uguali il figlio del professionista e il
figlio dell'operaio".
* * *
"Questa magistratura e' il cancro del paese".
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Anziani. Esclusi dai rilevamenti Auditel gli spettatori sopra i 64 anni:
spendono poco e percio' non contano. Piu' di cento discorsi.
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Centocinquantotto soldati italiani colpiti da tumore per le munizioni
all'uranio impoverito usate nella spedizione dei Balcani. Ventotto ne
sono morti. Il ministero della Difesa, dopo averlo negato per anni, lo
ammette oggi. Qual e' la pena, in tempo di guerra, per coloro che
tradiscono i propri soldati?
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"Se perdiamo, ce ne andiamo via dalla destra. Non e' detto che non ci
mettiamo con la sinistra, se ci piglia". Questo e' Maroni. Ricorda Paolo
Villaggio nell'Armata Brancaleone, il truculento tedesco con lo spadone
che a un certo punto si mette a balbettare davanti a Gassmann che l'ha
sconfitto e disarmato.
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Luxuria. "Non ce l'ho con Berlusconi, anche lui si mette i tacchi e si
trucca".
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Quanto puo' valere una e-mail? Questa, non lo so. Ma il record e' di
quella spedita, il 7 aprile 2005, da un anonimo funzionario onesto della
Banca Popolare di Lodi (la banca leghista) grazie alla quale i
magistrati hanno aperto le indagini sul colossale giro di intrallazzi
(Fiorani& C.) che ha portato al sequestro - finora - di 327.596.459
euri, circa 650 miliardi di lire. Capisci perche' ce l'hanno con
internet? Fa troppa luce.
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Palermo. Comincia il processo per Mauro De Mauro, ucciso perche' aveva
scoperto l'accordo fra mafia e fascisti per fare un golpe e ammazzare
comunisti e magistrati. Era l'autunno del '70, quando l'hanno ammazzato:
la giustizia e' andata lenta, perche' nessuno l'ha aiutata. Ma alla
fine eccola qui. "E' con orgoglio ed emozione ma anche con amarezza e
malinconia che a piu' di trentacinque anni dalla sera di quel 16
settembre 1970 siamo qui per aprire un'istruzione dibattimentale,
chiedere le prove e accertare la verita' sul delitto" ha detto il
magistrato, Antonino Ingroia (uno di quelli piu' odiati da Cosa Nostra e
dal signor B.). E' lenta, la giustizia, ma arriva, prima o poi.
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Mie cazzate. L'articolo "di Sgarbi" su MicroMega in realta' era un
articolo "su" Sgarbi, messo insieme con abili collages da Marco
Travaglio. Mi sono lasciato ingannare dalla pubblicita'. Me ne scuso con
Travaglio, con Flores, con d'Arcais. (A segnalarmi il mio errore, fino a
ieri sera, siete stati in sei: non si puo' dire che i lettori della
Catena siano indulgenti. Il record comunque e' quello di tre anni fa,
quando arrivarono diverse - documentatissime - lettere per protestare
contro una *virgola* in piu' che avevo messo in una citazione latina).
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Bavaglio, Una bibliotecaria dell'Universita' di Palermo, Francesca
Patane', ha segnalato su un sito un'indagine a carico di due professori
- Salvatore Tudisca e Antonio Bacarella, preside e ordinario della
facolta' di Agraria - indagati a Firenze per associazione a delinquere
e abuso di ufficio (piu' precisamente per aver "pilotato concorsi per
l'assegnazione di incarichi di insegnamento universitario"). Ai due
baroni infedeli, l'Universita' - Magnifico in testa - non ha niente da
dire. Alla dipendente fedele (alla dignita' dell'ateneo) invece
licenziamento immediato per "comportamenti che pur non costituendo
illeciti di rilevanza penale, sono di gravita' tale da non consentire
la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro".
Bookmark:
http://www.ateneopalermitano.it
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Ponte. Una commissione parlamentare d'inchiesta sul Ponte di Messina: la
proposta, lanciata da Antonio Mazzeo di Terrelibere, e' stata ripresa da
Rifondazione e Verdi. L'idea sarebbe di far luce sulla complessa vicenda
che si e' sviluppata negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi
attorno a un Ponte che, pur non essendoci, ha gia' ingoiato risorse e
mobilitato interessi anche "strani".
La magistratura e' gia' intervenuta due volte, sia per possibili
infiltrazioni mafiose, sia per attivita' irregolari di funzionari del
governo. L'Europa, a sua volta, ha aperto procedure di infrazione per
come e' stata portata avanti la progettazione e la valutazione d'impatto
ambientale. Di materia per una Commissione d'inchiesta non ne manca,
soprattutto alla luce dell'inspiegabile contratto con l'Impregilo,
stipulato dalla societa' Stretto di Messina a due settimane dal voto.
C'e' aria di peculazione finanziaria basata sulle "penali" da pagare al
General Contractor nel caso che il Ponte non si faccia.
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Ah, la copertina censurata del Mucchio (quella che il distributore
Parrini non ha distribuito per paura)! Con lo storico personaggio del
"catzillo" (fumetto molto famoso negli anni 80) che l'autore Gianfranco
Grieco ha rifatto a immagine e somiglianza del signor B., sarebbe stata
la giusta risposta di un popolo "coglione" ma non rincoglionito.
(Mucchio Selvaggio, il Frigidaire del Duemila, Rock & Liberta')
Bookmark: http://www.ilmucchio.it
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Un'ora di antimafia a scuola. La lotta alla mafia non e' solo lotta
"contro" la mafia, ma lotta anche "per" un domani migliore. Coloro che
sono caduti per essa non sono solo vittime per la mafia, ma anche
seminatori e apostoli di un altroavvenire avvenire. Dobbiamo insegnarlo
ai nostri ragazzi; non solo, ma anche imparare da loro. L'ora di
antimafia sarebbe il contenitore in cui i "vecchi" versano conoscenze e
memoria e i giovani speranze e idee, in uno scambio infinito.
("C'erano due amici di Palermo che si chiamavano uno Giovanni e l'altro
Paolo. Essi decisero di combattere contro quelli che rubavano l'acqua
alla Sicilia e facevano stare male i siciliani. Cosi' diventarono
giudici e fecero grandi cose. Alla fine pero' li ammazzarono. Alla fine
pero' la gente fece un albero per ricordarsi di loro e forse prima o poi
farli tornare").
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ninoq@hotmail.com wrote:
< Sono stato alla manifestazione di Libera a Torino, migliaia di persone
sotto la pioggia a ricordare i nomi delle vittime della mafia. Qualcuno
ha detto che le gocce di pioggia sono lacrime di un dio che ama gli
uomini >
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Giancarlo Roncato wrote:
< L'atteggiamento sempre piu' scomposto del sig. S.B. ci deve mettere
sull'avviso che l'uomo non accettera' di perdere le elezioni (in gioco
ci devono essere cose imprescrittibili che non conosciamo) e che sembra
disposto a tutto pur di non riconoscere una sconfitta >
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esperito@libero.it wrote:
< Un ricco e avaro mago aveva molte pecore; poiche' esse sapevano che il
mago aveva una certa predilezione per la carne di agnello, spesso, nel
tentativo di sfuggirgli, si perdevano o si ferivano. Il mago, che non
voleva costruire un recinto ne' assumere dei pastori, penso' che la cosa
migliore da fare fosse quella di ipnotizzare le sue pecore facendo loro
credere che la macellazione non era affatto dolorosa, ma, anzi,
piacevole. Le indusse a credere che le amava sopra ogni altra cosa e che
tutte le sue azioni erano per il loro bene; esse non erano in realta'
pecore, bensi' leoni, aquile o uomini. Da quel momento in poi il gregge
non temette piu' il mago, ma attese con gratitudine la macellazione >
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alessandro.paganini@cheapnet.it
wrote:
< Sono andato a fare la spesa con l'autobus, e i sacchetti in mano.
Come le massaie. Due sacchettoni, su un autobus strapieno, andatura a
singhiozzo per traffico cronico, cercando di tenersi, di non schiacciare
i pomodori, di non sbriciolare i biscotti, sudando come una bestia e non
potendosi ne' sbottonare il giubbotto, ne' grattare la spalla. Come le
massaie. Grazie anche per questo, alle mamme di questo millennio
balordo >
________________________________________
Franco Gialdinelli wrote (lettera aperta a Carlo Azeglio Ciampi) wrote:
< Caro Presidente,
Siamo un gruppo di amici di Enzo Baldoni. Da anni ci frequentiamo
quotidianamente via internet grazie alle mailing list da lui fondate.
Le chiediamo un riconoscimento per il nostro amico Enzo, scomparso in
Iraq dove, senza armi, era andato a cercare di capire le ragioni di una
guerra, e ad aiutare, per quel che poteva, chi aveva bisogno, al di la'
della fede politica o religiosa. Questo gli e' costato la vita. Per lui
adesso vorremmo si' una medaglia, ma di cristallo: una medaglia
simbolica alla chiarezza e alla serenita'. La chiarezza che Enzo amava
cercare durante i suoi viaggi, e la serenita' che ha saputo insegnare a
chi ha avuto il privilegio di essergli amico. La chiarezza per noi di
capire infine cosa e' realmente successo in quei giorni dell'agosto
2004, e la serenita' che in parte ci restituirebbe il riavere cio' che
resta del nostro amico di nuovo qui vicino. Senza cerimonie e clamori,
come Enzo e la sua famiglia ci hanno insegnato. Con profondo rispetto,
gli amici di Enzo >
Per aderire:
EnzoB-owner@yahoogroups.com
________________________________________
Beppe Sini (Centro di ricerca per la pace di Viterbo) wrote:
< Per favore, non stiamo a parlare delle pagliacciate con cui il primo
ministro tenta di distrarre l'attenzione da cio' che conta e ridurre
tutto a suburra. Parliamo invece di cio' che conta. Decidiamo se siamo
dalla parte della mafia o dalla parte di chi la combatte. Decidiamo se
siamo dalla parte degli sfruttatori o degli sfruttati. Decidiamo se
preferiamo la guerra di tutti contro tutti o lo stato di diritto.
Decidiamo se siamo dalla parte dei razzisti e dei golpisti o della
Costituzione repubblicana scaturita dalla lotta antifascista. Decidiamo
se della natura pensiamo che sia uno scrigno da forzare e saccheggiare o
una casa comune e un sistema vivente di cui siamo noi stessi parte.
Decidiamo infine se deve proseguire il regime del patriarcato che nega
piena dignita' a meta' del genere umano. A chi mi chiede per chi voto,
rispondo: per la coalizione di centrosinistra che si oppone alla
coalizione berlusconiana; e per il solo, semplice fatto che si oppone
alla coalizione berlusconiana. Perche' solo con la sconfitta di questa
si potra' difendere la Costituzione, la legalita', la democrazia nel
nostro paese >
________________________________________
AntonellaConsoli <libera@libera.it> wrote
:
< Noi che guardiamo le cose
sicuri di sopravvivere
e il mare che scintilla
ogni scintilla un uomo >
4 aprile 2006 n. 327
_____________________________________
Cosi', siamo arrivati. Non c'e' piu' molto da dire: non e' piu' una
faccenda da politici, ma da gente come me e come te, da cittadini. I
manifesti sui muri, i discorsi "politici", le tv, hanno poco a vedere
con cio' che stiamo vivendo in questi giorni: non stiamo cambiando un
governo, stiamo buttando giu' un regime. A questo punto, non ha piu'
importanza la mediocrita' dei candidati: non e' Berlusconi contro
Fassino o Fini contro Rutelli, e' il cococo' contro il commercialista,
il vip contro il precario, il Grande Fratello contro Toto' e Pasolini.
Non servono altre chiacchiere, in queste ore.
In Sicilia, e' di piu'. Vengono al pettine sessant'anni di lotte e di
dolori, di vittorie sudate e di sconfitte feroci; vincere, significava
un po' di terra e legge uguale; perdere, massacrati sui feudi o cacciati
via nell'emigrazione. Portella, Pio La Torre, Falcone, I Siciliani;
Scelba, i Cavalieri, le stragi, il bavaglio generale: fra queste cose si
oscilla ogni volta che noi vinciamo o che perdiamo. Anche qui, non
servono molte parole. Ricordiamo soltanto, ora che siamo arrrivati a
battere col piccone su questo muro, quello che c'e' voluto per portarlo
fin qui. Noi che battiamo siamo gli ultimi: ma l'attrezzo c'e' stato
passato, compagno dopo compagno e mano dopo mano, da molto molto
addietro. Finche' - ecco, allunga la mano - e il piccone era li'.
Una catena lunghissima di compagni, di esseri umani, ciascuno con la sua
lotta individuale e col suo sorriso. Come si chiamava quel ragazzo che
c'era a casa di Mauro Rostagno, forse nel '76, con Peppino, quella volta
che finimmo a cantare l'internazionale alla finestra, immortali?
Ricordo benissimo il viso, ma non il nome. Che ha fatto in questi
trent'anni? Sta lottando ancora? E quella ragazza, a Palermo, che ci
ospito' per una notte, nei giorni della rivolta per Borsellino? Aveva un
bambino d'un dieci anni, faceva tutto intento i compiti sul tavolo della
cucina mentre lei preparava la cena - povera - e leggeva il volantino. O
Antonio del Coordinamento, o Sabina, o Erminio, o Ester, o Lea?
Fili infiniti si riannodano, in queste ore, molto piu' forti e tesi -
per quanto esili - delle catene e corde dei padroni. A questo si doveva
arrivare, ci si e' arrivati - non sprechiamolo con pensieri piccoli, non
accorgiamoci affatto di quante meschinita' cercano di stare a galla nel
ribollimento. Berlusconi? Ma poveretto ci fa pena, conta ben poco,
ormai, di fronte a tutto quel che siamo diventati. Lui e' soltanto un
pretesto, l'occasione per liberare la liberta'.
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87. "Il Presidente della Repubblica [...] ha il comando delle Forze
armate". Casomai qualcuno si facesse venire strani pensieri, fra una
settimana. Ok, compagno caramba?
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La prima cosa da fare. Fra vent'anni gli storici non parleranno di
Bossi-Fini, ma semplicemente di "Leggi razziali" (le Leggi razziali
della repubblica, diranno, per non confonderle con le leggi razziali del
re). Non sara' facile liberarci da questa vergogna, nella memoria di
quelli che verranno dopo. Potremmo vergognarci un po' meno se il nuovo
presidente, un attimo dopo aver ricevuto l'incarico e aver detto "Lo
giuro", afferrasse il primo microfono a portata di mano e ci gridasse
dentro: "Abolita!".
________________________________________
Strumenti. Uno degli ultimi contributi nostrani alla comunita'
informatica globale e' il software Libero "PhPeace", sviluppato
all'interno dell'associazione PeaceLink e utilizzato da tantissimi siti
del volontariato e dell'informazione sociale, tra cui anche
redazione.org, il sito che sta prendendo vita in queste settimane a
partire dalla "catena" e in collaborazione con altre realta' di
informazione indipendente. Tecnicamente si tratta di un CMS, ovvero di
un sistema per la pubblicazione automatica di contenuti sul web
sviluppato da Francesco Iannuzzelli, portavoce dell'associazione
PeaceLink, e plasmato sulle esigenze delle organizzazioni che lo hanno
gia' adottato, in Italia e all'estero.
PhPeace, che ha fatto il suo debutto ufficiale durante la fiera "Terra
Futura", e' un software completamente libero e gratuito e puo' essere
personalizzato, modificato e utilizzato da chiunque abbia voglia di
creare delle "redazioni collettive" online.
PhPeace, inoltre, e' progettato per generare pagine conformi agli
standard di accessibilita' di livello AA definiti dal World Wide Web
consortium (W3C) con l'obiettivo di abbattere tutte le barriere
architettoniche digitali che rendono difficile o addirittura impossibile
la navigazione per gli utenti disabili, che devono ricorrere ad ausili
per l'utilizzo del computer. [carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.phpeace.org
________________________________________
Export. Il governatore (filoamericano) di Bagdad annuncia che non
collaborera' piu' coi soldati americani, poiche' questi hanno massacrato
a freddo ventisei iracheni in una moschea. Il "Time" (americano)
denuncia che a meta' marzo i marines hanno giustiziato un'intera
famiglia, fra cui un bambino di sei mesi, in rappresaglia a un attacco
di ribelli. Il governo (filoamericano) dell'Afganistan condanna alla
forca un tizio perche' si e' dichiarato cristiano, e alla fine lo grazia
solo perche' "e' un povero pazzo". Stiamo esportando democrazia, e
questi sono i risultati. Figuriamoci se stessimo esportando dittatura.
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Bavaglio. Mucchio Selvaggio questo mese doveva uscire con una copertina
satirica su Berlusconi. Il distributore pero' non era d'accordo e s'e'
semplicemente rifiutato di mandare la rivista in edicola. A me una
faccenda del genere e' capitata a Catania un paio d'anni fa: c'era un
articolo su Ciancio e il distributore: "Nooo! - ha detto - Se ve lo
metto in edicola Ciancio mi leva u' pani!". Quello pero' era un piccolo
distributore siciliano, mentre a censurare il Mucchio e' stata la piu'
grossa agenzia nazionale, la Parrini & C. (non priva pera' di qualche
assonanza sicula: quel "parrini" foneticamente starebbe bene in un film
su don Corleone...). Insomma, tutti devono imbavagliare qualcosa. Le
tv? Tutte di Lui. I cinema? Quasi tutti di Lui. Un libro? I principali
editori (Einaudi e Mondadori, per esempio), sono Lui. E ora ci si e'
messo anche Parrini.
(Il Mucchio si occupa di due cose bellissime, il rock e la societa'. Un
po' come un giornale del Settecento che dedicasse meta' pagine a Mozart
e meta' alla Rivoluzione francese).
Bookmark: http://www.ilmucchio.it
________________________________________
I communisti mangiano i bambini. Inoltre fanno altre cose terrificanti,
come pretendere che i bambini non lavorino, che la donna sia pari
all'uomo, che razza e religione non contino ecc. E' esattamente quello
per cui noi compagni venivamo accusati cent'anni fa, quando era invece
pacifico che le donne fossero sottomesse, che i bambini andassero in
miniera, che gli ebrei fossero "deicidi", che il papa fosse infallibile,
e i neri inferiori ai bianchi . Quasi tutte le cose che i piu'
estremisti anarchici, socialisti, femministe ecc. predicavano allora,
oggi sono senso comune. Di quella predicazione "estremista", tuttavia,
e' rimasto il disagio, per la gente "perbene", di sentirsi proporre cose
che non fanno ancora parte della "normalita'". "Questi estremisti
vogliono dare il voto a tutti, signora mia".
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Margherita. Esclusi dalle liste Leoluca Orlando e Nando dalla Chiesa.
Tutt'e due odiatissimi da Berlusconi, ma piu' ancora da Dell'Utri: prima
che politici, infatti, sono figure storiche del movimento antimafioso.
Il che, evidentemente, non aiuta a far carriera nella Margherita.
Speriamo che nel Partito Democratico, se proprio lo devono fare, si
ragioni in maniera un po' meno anti-antimafiosa.
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Altri fiori. Sgarbi (ma che ci fa un articolo suo su MicroMega?), Ando',
Tiziana Maiolo. Quest'ultima e' la piu' odiosa dei tre: "Non doveva
ficcarsi la' dentro", al poveraccio che mori' stritolato in un
cassonetto di vestiti usati, e "Senza tessera niente riparo", ai barboni
senza documenti buttati fuori d'inverno dai ricoveri comunali.
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Italiani 1. Perugia. Una ragazza di sedici anni col figlio di due mesi e
suo fratello tredicenne sono stati sorpresi a tentare un furto in
abitazioni. Gli inquilini del palazzo, vedendo le loro misere
condizioni, non hanno pero' voluto sporgere denuncia. La moglie del
comandante dei carabinieri, intervenuta sul posto, ha comprato del latte
per il piccolo. I due ragazzi sono stati condotti in una comunita'
d'accoglienza.
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Italiani 2. Un giovane srilankese ucciso da un vigile urbano
("inciampato") armato di pistola. I vigili di Como girano con la pistola
- che non sanno usare - da quando c'e' la Lega. Questo faceva parte
della speciale "squadra anti-graffiti", volta a sconfiggere con le armi
i ragazzini che scrivono sui muri.
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Precursori. E' finito in Venezuela Salvatore Chiaracane, l'avvocato
palermitano condannato per mafia al maxiprocesso di vent'anni fa. S'e'
rifatto una vita e ora insegna diritto amministrativo all'universita' di
Aragua. Non ha un buon ricordo dell'Italia, di cui critica molto i
magistrati.
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Miserie. Eletto il nuovo segretario del "sindacato" dei giornalisti
siciliani: e' un dipendente di Ciancio, e' un brav'uomo, non ha granche'
a che fare con le faccende nostre. Forse prima o poi bisognera' pensare
a fare un sindacato dei giornalisti anche in Sicilia.
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Spot. In edicola Pizzino, la rivista di satira antimafiosa palermitana
(diffusa un po' dappertutto: l'ultima inchiesta su Pizzino e' uscita sul
Tages Anzeiger di Zurigo...).
Info: 334.3884478,
pizzino@scomunicazione.it
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Spot. Alcuni ragazzi della facolta' di Lingue di Catania hanno messo su
una radio on line che si chiama Radio Zammu'. Collegamenti con
radiocampus di Parigi che trasmette la protesta dei giovani francesi
contro i contratti cpe.
Bookmark: http://www.radiozammu.it
________________________________________
Spot. In edicola col Manifesto in Sicilia L'Isola Possibile. "Svendesi
giornalisti" (Andrea Cottone e Marco Benanti), "Fronte dell'acqua"
(Claudio Floresta) e altre inchieste.
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Spot. Eurofilm, Pablo e l'associazione Libera sono lieti di annunciare
che il film "Il fantasma di Corleone" di Marco Amenta, con Marcello
Mazzarella, e' nelle sale italiane a partire dal 31 marzo.
________________________________________
Spot. Seconda edizione del Premio Giornalistico Enzo Baldoni promosso
dalla Provincia di Milano. In palio un finanziamento per un viaggio
reportage). In giuria Antonio Calabro', Natalia Aspesi, Enrico Deaglio e
altri giornalisti.
Bookmark:
http://www.provincia.milano.it/portale/notizie_flash/06_03/premio_baldoni/index.html
________________________________________
Spot. Alla sala incontri della libreria Hobelix, in via dei Verdi 21 a
Messina, giovedi 6 aprile alle ore 18 si fara' il punto sui quidici anni
di sviluppo del sistema operativo GNU/Linux insieme a Riccardo Orioles,
Shining (di FreakNet), Z4nn4 (di AckMeLab) e Antonello Mangano (di
Terrelibere).
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Memoria. "L'abbiamo ammazzato perche' era una spia - dichiara un certo
al-Shemmari, capo del gruppo "Esercito dell'Islam" - e cosi' ammazzeremo
tutti quelli come lui". Parla di Enzo Baldoni. Non si sa se questo
al-Shemmari, coi suoi tagliagole, sia una specie di bandito Giuliano
locale, un fanatico puro o un misto di tutt'e due. Quello di cui siamo
certi e' che prima o poi lo vedremo in Italia, a essere processato per
l'assassinio di Enzo. La destra bombarda i popoli, e si dimentica degli
assassini. La sinistra difende i popoli, ma gli assassini li punisce
prima o poi.
________________________________________
Persone. Bruno Baldacci, prete, e' stato ammazzato dagli spacciatori di
droga di Vitoria (Brasile) perche' aveva salvato diversi
tossicodipendenti e faceva di tutto per allontanare i ragazzi
dall'eroina. Gli spacciatori l'hanno minacciato piu' volte, e alla fine
l'hanno massacrato. Padre Baldacci aveva 63 anni, era italiano della
Liguria e lavorava in Brasile da 42 anni.
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Libro di lettura (ad uso dei piccoli siciliani, e anche marrocchini,
africani, brasiliani e rumeni e di tutti gli altri Paesi). L'ultimo re
di Sicilia era un ragazzo. Un re nemico lo prese prigioniero, e ordino'
di tagliargli la testa. Un attimo prima che l'aguzzino calasse la scure,
il ragazzo guardo' la piazza piena di folla e disse, o cerco' di dire,
qualcosa.
In mezzo alla folla c'era un uomo, di professione medico, che mai aveva
fatto politica fino a quel momento. Ma quello sguardo lo prese. Decise,
da quel momento in poi, di vivere per dargli giustizia. Per tutti gli
anni che seguirono il dottor Giovanni (questo era il suo nome) non fece
che organizzare congiure e propagandare rivolte. Giro' tutte le corti
del mondo, chiedendo giustizia a imperatori e re. Ma nessuno gli dava
ascolto.
Una sera il dottore, stanco per tutti i giri inutili che aveva fatto
anche quel giorno, si addormento' sopra il suo tavolo, con la testa sul
foglio dell'ennesima protesta da spedire di nascosto. "Mai, mai, mai -
pensava nel sonno - i re ci daranno giustizia. Mai il popolo si
svegliera'".
In quel preciso momento, in una lontana piazza nella citta' di Palermo,
un aguzzino guardava sorpreso il manico del coltello che gli spuntava
dalla pancia. "Ma come avete osato - gorgoglio' - ribellar...". Ma non
pote' finire la frase e cadde a terra, mentre in tutte le piazze e
citta' e per la Sicilia intera la gente dava la caccia a tutti gli altri
aguzzini.
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marco.carnazzo@fastwebnet.it
wrote:
< Ciao R., nel mio piccolo di siciliano fuori sede, cerchero' di fare
qualcosa lo stesso per l'elezione di Rita. Credo ci siano tante persone
nella mia stessa condizione, per questo ti chiedo di pubblicizzare il
nostro sito di studenti siciliani "continentali" - a Bologna, Firenze,
Milano, Napoli, Padova, Pisa, Siena, Torino, Trento - per Rita >
Bookmark: http://www.ritaexpress.it
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alessandro.paganini@cheapnet.it
wrote:
< Impregilo chiude il 2005 con una perdita consolidata di 358 milioni di
euro. Vengono giusto bene i 388 milioni di euro che lo Stato paghera' di
penale a Impregilo - aggiudicataria della supercommessa del ponte sullo
stretto di Messina - nel caso il ponte non si faccia. E io pago! >
Bookmark:
http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?ID=3D83843
________________________________________
turi.fallica@tiscali.it wrote:
< Io credo che bisogna andare a votare, per togliere dal governo questi
pericolosi incompetenti, sia a livello nazionale che regionale. Poi, se
tutto va bene come credo, ci sara' la resa dei conti con questa classe
dirigente di centrosinistra, che sicuramente e' molto meglio di quella
che esprime attualmente il centrodestra. L'ultima scelta infame l'ha
fatta Il governo regionale guidato da quell'uomo politico mediocre di
nome Cuffaro. Da questo momento, infatti, tutte le pratiche di
finanziamento europeo in agricoltura dovranno passare tramite i CAA
(centri di assistenza agricoli) in mano ai poteri clientelari,
esautorando di fatto tutti i liberi professionisti e i loro clienti
della loro autonomia e liberta'. E poi si definiscono "Liberali"!
L'unica liberta' che hanno e' quella provvisoria >
________________________________________
Enrico Peyretti wrote:
< Caro Prodi, l'Unione non deve consumarsi nel ribattere, ma deve avere
iniziativa su temi propri. Finora non vi ho sentito parlare di difesa
della Costituzione aggredita, di guerra e pace. Solo negli ultimi giorni
sento il tema della giustizia sociale. Capisco tutte le difficolta' che
incontrate. Vorrei incoraggiarvi. Faccio la mia parte nelle relazioni
che ho. Berlusconi e' capace di tutto, ma proprio di tutto, specialmente
negli ultimi giorni. Molta gente e' ingannabile. La moneta cattiva
scaccia quella buona. Sono preoccupato, ma impegnato. Individualismo e
"liberismo etico" hanno, negli anni, contaminato anche la sinistra, e
per questo motivo molti che non approvano l'abuso di potere di
Berlusconi sono perplessi verso la sinistra. Come leader, tu puoi fare
un appello serio e morale, di politica morale e concreta, a tutto il
paese. Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza! >
________________________________________
Adriana C. e Massimo C. wrote (a Metro):
< Vorremmo rivolgere un nostro personale plauso alle efficienti forze
dell'ordine che nei giorni scorsi in via Lega Lombarda, di fronte al
deposito Atac, hano sconfitto una pericolosa banda di tre bambini
minorenni Rom dell'eta' massima di anni 10, bloccandoli prontamente con
le manette ai polsi. Grazie, siamo sicuri che ora dormiremo sonni
sereni >
________________________________________
upavoncello@yahoo.com wrote:
< caro r., ti segnalo una reazione che mi capita spesso di avere quando
apro la tua catena. si parla molto di mafia e io penso: ma che posso
fare io? io che sto a roma? mi rendo conto che e' una cosa tremenda che
condiziona pesantemente la vita e le prospettive di chi vive in sicilia
e probabilmente anche di chi non ci vive ma, ripeto, quello che mi viene
da pensare: io, che ci posso fare? ciao >
* * *
cattaficarmelo@tiscalinet.it
wrote:
< Ciao mi diresti cos'e' la mafia seconde te? E hai un episodio da
raccontare in proposito? Saluti Carmelo >
* * *
spinafianco@yahoo.it wrote:
< Caro R., mi piacerebbe esprimere la mia solidarieta' a Sonia Alfano,
come gia' feci con i cittadini Benanti e Ruta, la cui esistenza stessa
di cittadini (e dunque di potenziali lavoratori), venne calpestata come
in una moderna Fontamara. Solidarieta'. Ok. Ma serve? Oltre le parole,
cosa si puo' fare? Io compro Il Manifesto e Diario, contribuisco alla
tua catena per come posso, talvolta scrivo a dei giornali quando un
fatto mi indigna oltre la soglia di guardia. E poi? Cosa potrei fare
concretamente per aiutare una persona come Sonia Alfano. O Marco, o
Ruta? "Che fare?" si chiedeva Lenin, e cosi' chiamavano il proprio
foglio clandestino i contadini Fontamaresi oppressi dal fascismo. Che
fare, noi, oggi? Anzi, che fare io? >
* * *
Farsi queste domande significa avere gia' dentro le risposte. Non
cercatele a un povero giornalista, tiratele fuori dal vostro infinito
potere di uomini con un cervello e un cuore. (La mafia, e' semplicemente
un regime).
________________________________________
Dietrich Bonhoeffer (by
giovanni.colombo@fastwebnet.it) wrote:
< Da forze buone miracolosamente accolti,
qualunque cosa accada, attendiamo sereni.
Non siamo soli. Le cose che ci aiutano sono
i motivi buoni per non avere paura,
nell'alba che accende la speranza come
nel tramonto velato di melanconia.
Contali, sono piu' delle stelle in cielo.
Che i nostri sensi si inzuppino come spugne
della sfera invisibile dell'esistenza >
27 marzo 2006 n. 326
________________________________________
Giornalisti. La regione siciliana ha assunto dieci nuovi portaborse,
parenti o amici di notabili di Forzitalia o dell'Udc, con la qualifica
di "giornalisti". Ne facciamo l'elenco, diffidandoli dall'usare in
pubblico questa qualifica e invitando i lettori a segnalare eventuali
abusi da parte di costoro del nobile appellativo: Compagnino Laura, Di
Nuovo Ivana, Ferlazzo Maria Pia, Fricano Enzo, Licciardello Ludovico,
Micchiche' Luisa, Orlando Vito, Sarullo Luigi, Sgarlata Stefania, Viola
Manlio.
Nel frattempo, la mafia minaccia i giornalisti veri. Come Sonia Alfano -
figlia di Beppe Alfano, assassinato tredici anni fa per aver fatto
inchieste di mafia nell'indifferenza della maggior parte dei colleghi -
che da anni va avanti cercando giustizia per suo padre e denunciando
apertamente i boss. L'ha fatto in piazza, l'ha fatto in un giornaletto
("La Primavera") che i compagni di Milazzo e di Barcellona diffondono
giu' in Sicilia, nel feudo dei Cattafi e dei Nania. Martedi' 28 verra' a
Barcellona don Ciotti, a esprimere la solidarieta' con Sonia Alfano e a
dire che lei non e' sola, che si azzarda a toccarla deve fare i conti
con tutta l'Italia antimafiosa. Se state da quelle parti, o se ve la
sentite di venire a dare una mano, scendete giu' in piazza a gridare
"via i mafiosi" insieme a noi.
* * *
"Le minacce ricevute da Sonia Alfano confermano che l'informazione in
Sicilia, sottoposta a pressioni e intimidazioni, vive sempre in una
condizione di grave emergenza". Lo dichiara il presidente dell'Ordine
dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro. "Da tempo Sonia Alfano e'
impegnata in una tenace opera di verita'. E si deve proprio al suo
impegno se le indagini sull'uccisione del padre hanno consentito di
individuare le responsabilita' dell'agguato e del contesto nel quale e'
maturato. L'Ordine e' al fianco della famiglia Alfano e dei cronisti
impegnati nella difesa della liberta' per il quale l'informazione ha
gia' pagato in Sicilia, con otto cronisti uccisi, un alto tributo di
sangue".
Questo e' l'Ordine dei giornalisti, che per una volta fa il suo dovere.
E il sindacato? Dov'e' il sindacato dei giornalisti, in Sicilia? E' a
contrattare alla meno peggio i portaborsati alla regione. E' a
stropicciarsi gli occhi davanti a una decina di giornalisti licenziati
(nove su tredici a Telecolor) dal monopolista Ciancio, di cui non osa
affrontare lo strapotere. E' a chiudere entrambi gli occhi sul massacro
di Benanti (a cui hanno impedito di fare anche l'operaio, perche' ha
scritto articoli "antiamericani") e di Carlo Ruta a cui hanno chiuso il
sito d'autorita'.
Il sindacato dei giornalisti - diciamola tutta - in Sicilia non c'e', e'
solo un nome. Bene farebbe Serventi Longhi, il presidente nazionale, a
occuparsene una buona volta, ad andare in Sicilia a sostenere i
giornalisti liberi e cacciare quelli poltroni, invece di starsene a
Torino a salvarsi l'anima partecipando a dibattiti antimafiosi a cui
oggi non ha alcun titolo, a parte i bei discorsi, per partecipare.
* * *
"Gli eccessi di liberta' mediatica" titola in prima pagina il principale
giornale della Calabria, la Gazzetta del sud. Che eccessi? Di che si
tratta?
Si tratta dei mandanti dell'omicidio Fortugno - non i semplici
bestie-killer: i mandanti - di cui, secondo i potenti, si parla troppo.
Si fanno troppe ipotesi, e addirittura si fanno nomi. Questo e'
pericoloso, perche' puo' scuotere l'equilibrio mafia-politica oppure -
mettiamola cosi' - perche' turba l'equilibrio dei giudici, poveretti.
Percio': imbavagliate tutta questa liberta' mediatica, che e' un
eccesso.
La Gazzetta del Sud, di fatto del monopolista Ciancio, e' quella il cui
direttore ebbe a dire "Se la mafia aiuta a fare il ponte, ben venga la
mafia".
* * *
Si vota per tante cose, e io voto soprattutto per questo. Per la
liberta' di stampa, per la liberta' di parola. Per piu' Sonie Alfano e
meno Gazzette di Ciancio. Lo so che, cacciando il signor B. (che in
fondo e' un grosso Ciancio) non si risolve tutto, che restano altri
cianciusconi da scrollarsi di dosso. Ma intanto cominciamo da questi, i
piu' intollerabili, i piu' immediati. Sbavaglio!
________________________________________
La nostra Plaza de Mayo. 21 marzo, primo giorno di primavera. A Torino
quel dono vivente di don Luigi Ciotti ha organizzato con Libera la
undicesima giornata della memoria, per ricordare le vittime della mafia.
Tutte, proprio tutte, nel loro elenco agghiacciante. Sotto una pioggia
battente c'erano ventimila studenti. E tanti cittadini qualunque, venuti
da ogni parte d'Italia. E soprattutto c'era quel popolo speciale,
malinconico e limpido, fatto dai familiari delle vittime della mafia.
Centinaia di persone che si ritrovano immaginando che possa esserci un
giorno giustizia. E che invece sanno benissimo, senza bisogno di
immaginare niente, il proprio dolore. Be' voglio dire questo. Ho visto
l'altra sera in tivu' un bellissimo documentario sulla madri di plaza de
Mayo. Ma oggi ho visto la nostra, di Plaza de Mayo. Donne con il viso
del figlio o del marito in un ovale portato al collo. Il padre
dell'agente Agostino con la sua lunga barba bianca ("non me la tagliero'
finche' non avro' giustizia" aveva detto quasi vent'anni fa; ce l'ha
ancora...). Perche' non fare un grande servizio su queste persone? Oggi
c'era solo una troupe della Rai. E, sorpresa!, era di Anna La Rosa, vedi
un po' l'effetto del vento che tira.... Ma a vedere quelle facce oggi
doveva esserci l'ultimo parlamento intero. Doveva guardare. E poi
guardarsi dentro. E ripassare le leggi fatte, gli attacchi ai
magistrati, la relazione dell'Antimafia che giura che la mafia non porta
voti, l'ultima legge dell'ultimo giorno, fatta con la solita astuzia,
con la norma per ammorbidire il regime della confisca dei beni dei
mafiosi. Forse qualcuno si sarebbe vergognato. E' troppo? Diciamo che
si sarebbe sentito a disagio. [nando dalla chiesa]
Bookmark:
http://www.nandodallachiesa.it
________________________________________
Giu' le mani dall'happy end. L'idea sarebbe di un finale coerente col
resto del film: sullo stage-coach per Abilene con lo sceriffo alle
costole e i soldi della banca nella valigetta, o sulla diligenza per
Lione (inseguito da Vidocq) in tuba e redingote o, piu' modernamente,
con falso nome in Sudamerica col commissario Montalbano che gli corre
dietro. Insomma, per il signor B. noi auspicheremmo la fine di Fujimori
e niente affatto quella di Ceausescu. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato
ha dato, e non se ne parla piu'.
Percio' l'inatteso appello americano ci ha messo un po' in allarme. Che
significa 'sta faccenda del pericolo? Finora, di pericoloso in Italia
sapevamo che ci sono solo i magistrati (peggio dei brigatisti, li
defini' una volta) e magari qualche ragazzina che gli ricorda le sue
amicizie mafiose (beccandosi qualche buona manganellata per risposta).
E ora? Si aspetta Bin Laden, il mullah Omar, i nuovi brigatisti?
Oppure bastera' il bandito Giuliano, per stavolta? Stiamo a vedere: qua
siamo (Occhio, Azeglio, mi raccomando).
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"La mafia vicina al premier". Sempre li' a prendersela con quei poveri
mafiosi, Violante. Quelli e' dieci anni che cercano di scrollarsi di
dosso 'sta diceria, poveracci, ma come si fa? Una volta che ti sei fatto
la fama, hai voglia di dire che sei un mafioso perbene e gente cosi' non
ne frequenti: non ti crede piu' nessuno. Faceva bene Mangano a dire:
"Io? Io bado solo al cavallo".
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Chi e' "l'uomo di Cosa Nostra"? E' sempre il povero signor B., stavolta
pero' non secondo Violante ma secondo Bossi. Che l'ha dichiarato a La
Padania il 27 ottobre 1998.
Bookmark:
http://old.lapadania.com/index2.htm
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Campagna elettorale. Non per i tre milioni di lavoratori che vivono in
Italia, pagano tasse e contributi in Italia, hanno famiglia in Italia,
investono i loro risparmi in Italia, fanno il dieci per cento del lavoro
fisico dell'Italia e poi al momento di dire la loro (magari solo per
rispondere alle ingiurie gratuite dei vari fighetti) si sentono urlare
in faccia "Zitto tu che sei straniero!".
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Silicon valley all'italiana. Che cosa succede quando un barone
universitario incontra un tecno-hippy? Gli effetti di questa insolita
alchimia sono stati osservati dalle centinaia di persone che hanno
affollato le aule dell'universita' della Calabria, in quel di Cosenza,
per assistere a un incontro pubblico con Richard Stallman, il fondatore
del movimento del "software libero". Gli studenti di informatica
dell'"Hacklab Cosenza" hanno lottato con le unghie e con i denti per
portare Stallman nel loro ateneo, e anche se i loro professori e
l'universita' della Calabria hanno adottato software proprietario
Microsoft, loro cercano di proporre un'alternativa. L'idea e' di
mettere in rete le competenze e la voglia di fare di un gruppo di
appassionati del software libero per la creazione di una piccola Silicon
Valley calabrese, un "Centro di Ricerca su Tecnologia e Innovazione" che
possa dirottare sul territorio una parte dei soldi che oggi finiscono
nelle casse di Microsoft e dell'uomo piu' ricco del pianeta a causa
dell'infelice acquisto di software proprietario. Tra i progetti in
cantiere c'e' la realizzazione di un centro per la promozione del
software libero, sostenuta anche da un gruppo di docenti "illuminati",
un laboratorio di informatica popolare a Cosenza, un laboratorio
permanente per la sicurezza informatica. [carlo gubitosa]
info: hacklabcs@gmail.com
* * *
Comunicazione di servizio: cercansi grafici, comunicatori, pubblicitari
ed esperti di linguaggio XSL per mettere in piedi il metasito
redazione.org, dove (si spera) faremo convergere la Catena di San Libero
ed altre esperienze di informazione alternativa, che metteranno insieme
le forze per spingere assieme nella stessa direzione il panorama
mediatico italiano. Astenersi perditempo.
Per contatti e informazioni: c.gubitosa@peacelink.it
________________________________________
Moretti. "Ma da dove vengono tutti questi soldi?". E chi lo sa: mica ce
lo stanno a dire. Anzi non ci vogliono neanche far sapere che qualcuno
si pone questa domanda: il Tg2 ha annunciato ufficialmente che
censurera' le notizie riguardanti il film "Il caimano", di cui i
telespettatori non debbono conoscere neanche l'esistenza ("Non ce ne
occuperemo"). Questa pubblica dichiarazione di censura costituisce
senz'altro una novita' nella pur lunga storia della benemerita
istituzione (non la Rai: la censura) che sfida imperterrita i secoli al
servizio di granduchi, cardinali, gerarchi e nomenklature d'ogni colore.
(A parte che, se si vince, il primo vincitore e' Moretti. E' stato lui,
ridendo e scherzando, il primo a dare una buona frustata sul groppone
della vecchia sinistra che dormiva. Senza di lui, saremmo ancora a
D'Alema che tesse al tombolo complicatissimi inciuci e poi viene a
spiegare com'e' che s'e' perduto).
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Titanic. Incendio sulla Star Princess, una supermeganave di lusso che
stava effettuando una crociera fra le isole dei Caraibi. Undici
persone ferite, per fortuna nessuna vittima a bordo. Al momento del
disastro la nave si trovava in vista delle isole Caimano.
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Giulietta e Romeo. Giulietta fa la ballerina e si chiama Yasmin. Romeo,
che e' scultore, di nome fa Zaatar. Lui e' palestinese e lei ebrea. Non
possono vivere a Gerusalemme perche' lui (maschio, adulto, palestinese)
e' un pericolo per lo Stato. Non possono vivere a Ramallah perche' e'
vietata ai cittadini israeliani, per motivi di sicurezza. (Principe:
"Dove sono questi nemici? Capuleti, Montecchi,/ guardate che maledizione
e' scesa sul vostro odio,/ e come il cielo ha saputo servirsi
dell'amore/ per uccidere le vostre gioie./ Io, per aver chiuso un occhio
sulle vostre discordie,/ ho perso due parenti. Siamo stati tutti
puniti").
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Francia. Primi segni di cedimento del governo, sindacati e studenti
uniti, manifestanti sempre piu' numerosi. Nei cortei s'infiltrano
delinquenti comuni che si fiondano in gruppo su questo o quel
manifestante per rubargli il giaccone o il telefonino. I flic di solito
fanno finta di non vedere, e i compagni non hanno ancora reimparato a
dotarsi di servizi d'ordine efficienti. A parte questo, ce n'est qu'un
debut e Vive la France.
(In Francia e' disoccupato un giovane su cinque. In Italia uno su
quattro. In Francia un quarto dei sottopagati (quelli che prendono molto
meno dello stipendio normale) e' costituito da giovani. In Italia i
giovani sottopagati sono il sessanta per cento del totale. Forse e' per
questo che hanno provveduto a togliere i sampietrini dalle strade di
Roma).
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Salari. Dimezzato lo stipendio del presidente del Consiglio (che era di
milleottocento euri al mese) e raddoppio, nel programma governativo, il
salario minimo della popolazione. Purtroppo, succede in Bolivia.
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Legalita'. Torna l'ora legale, alle 02:00 del 26 marzo. Proteste del
Polo: "Provvedimento provocatorio, preso per influire sulle elezioni".
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Curdi. Centomila curdi in piazza a Diyarbakir, in Turchia, per chiedere
la liberazione del loro leader Ocalan. Nessun italiano con loro. Dino
Frisullo e' morto e Mantovani ha perso la memoria e Bertinotti e D'Alema
non ne parliamo.
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Bielorussia. Insediato il nuovo presidente Lukashenko, eletto con una
strepitosa maggioranza in elezioni libere, regolari e senza trucchi, a
parte il fatto di possedere polizia, servizi segreti, manager,
imbonitori e tutte le tv. Arrestati i principali oppositori. Retata di
manifestanti, per lo piu' studenti, subito trasferiti al centro di
detenzione di Bolzatetsk dove vengono amorevolmente interrogati.
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Palermo. Carabinieri aggrediti da una quarantina di abitanti al mercato
di Borgovecchio mentre bloccavano alcuni spacciatori di droga. Nel
quartiere e' in corso un'accesa competizione elettorale fra sostenitori
dei carabinieri e sostenitori degli spacciatori.
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Treviso. Tre ragazzi fra i diciotto e i vent'anni arrestati per aver
fatto esplodere ordigni artigianali davanti alle chiese. Scoperti
perche' non avevano resistito alla tentazione di filmare col videofonino
le esplosioni, per farle vedere agli amici. "Non sapevamo come passare
il tempo".
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Messina. Spara alla sorella "sdisonorata" che aveva avuto un figlio al
di fuori del matrimonio. "Non le ho sparato prima perche' io alle donne
incinte non gli sparo".
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Foggia. Il 21 marzo alcune migliaia di ragazzi non sono andati a Torino
per la manifestazione di Libera, ma sono rimasti a Foggia, provincia ai
primi posti in Italia per il numero di denunce di usura e per gli
omicidi di Mafia. La loro doveva essere una piccola manifestazione
studentesca, poi a Sannicandro un pacco bomba ha ucciso un ragazzo di 18
anni, e cosi' si e' deciso di coinvolgere la citta'. Al corteo c'erano
Vendola, Folena, Di Gioia e Del Carmine, tra i pochi politici che a
livello locale e regionale che non hanno paura di dire che anche a
Foggia la mafia c'e' ed e' il primo problema. Dopo il corteo e' arrivata
la notizia che il movente dell'omicidio del diciottenne non sarebbe
mafioso ma passionale; in molti, specie a destra, hanno esultato, come
se il ragazzo non fosse morto, come se questa scoperta cancellasse anni
di omicidi, estorsioni e appalti truccati... Forse, pero', anche il
pensiero di farsi giustizia da soli e' mafia. Anche la vendetta e la
violenza sono mafia. Anche gli atteggiamenti da bulli e da prepotenti
sono mafia. Anche dove c'e' troppo silenzio c'e' mafia. [sandro simone]
Bookmark:
http://www.bengodi.org/benfoggianius
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Auguri. Compie ottant'anni lo scrittore siciliano Dario Fo, insignito
del premio Nobel per le sue opere teatrali. Il Nobel romagnolo,
nonostante l'eta', non sembra affatto intenzionato a smettere di
scrivere e di lottare, tanto nella sua Palermo quanto nel resto
d'Italia. Noi di Viterbo siamo orgogliosi di questo nostro concittadino
che ha fatto onore alla sua Siena d'origine e a tutta la Sardegna. Non
vediamo l'ora di averlo di nuovo a Milazzo - dove e' nato - e anche a
Pescara, a Trastevere, Brindisi, a Trieste e naturalmente qui a Napoli,
dove da bambino giocava nei vicoli assieme all'amico Eduardo. Della
serie: non lo volete piu' a Milano? Fanculo: ce lo prendiamo noi.
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Gianni wrote:
< Le ferrovie dello stato continuano a licenziare i macchinisti che si
ostinano a lottare per mantenere un accettabile livello di sicurezza sui
treni italiani. Vi invito, da ex macchinista, a visitare il sito
seguente e ad esprimere solidarieta'. E' importante, anche perche'
conosco personalmente Dante De Angelis e con lui ho condiviso moltissime
battaglie sindacali per la sicurezza dei treni e dei viaggiatori >
Bookmark:
http://www.macchinistisicuri.info/ms/home.htm
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Comitato a sostegno del giornalista-operaio Marco Benanti wrote:
< Esprimiamo la nostra solidarieta' a Dante De Angelis, macchinista FS
di Roma, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, licenziato per
avere difeso regole rivolte a salvaguardare la sicurezza nel trasporto
ferroviario. E' un'inaccettabile discriminazione che colpisce un
lavoratore per avere esplicitato un suo elementare diritto di pratica
civile e sindacale. Esprimiamo nel contempo solidarieta' ai quattro
lavoratori delle FS di Genova licenziati per aver denunziato a Report le
insufficienze della sicurezza nel trasporto ferroviario italiano >
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maria_privitera@fastwebnet.it
(a proposito del ritrovamento di foto di
bambine abbandonate in Cina):
< Storia antica quella delle bambine - e delle donne - in Cina. Un
appello non ha significato. L'impotenza nostra, nemmeno. I popoli hanno
bisogno di farsi la loro storia, tutti. Noi riusciamo ad esportare il
peggio dei nostri "modelli" occidentali e, spesso, a portare
negativita'. Sarebbe importante conoscere l'attuale situazione degli
abbandoni, le percentuali vere, e suppongo sia difficile >
________________________________________
Matteo Tonin wrote:
< Sul sito della Padania (http://www.lapadania.com),
cliccando su
"cultura/libri", mi ritorna un "Server Error in '/PadaniaOnLine'
Application. The resource cannot be found". Curiosa coincidenza? >
________________________________________
Ettore Lomaglio Silvestri (AssSconfiggiamo La Mafia) wrote:
< Dire che intorno a Berlusconi c'e' un giro di mafia, e' cosa
certamente non nuova. Tutti noi abbiamo letto le sentenze del processo
Dell'Utri, le testimonianze dei pentiti come Antonino Giuffre', sappiamo
di Vittorio Mangano, sappiamo delle minacce a Berlusconi che lui
"risolse", a Milano tramite Dell'Utri. Sappiamo della famosa frase di
Toto' Riina... >
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Antonio Caputo (segreteria Giustizia e Liberta') wrote:
< E' in atto un devastante progetto, imposto dalla sola maggioranza di
governo, di stravolgimento della nostra cara Carta costituzionale, nata
dalla Resistenza e baluardo delle liberta' civili e sociali del popolo
italiano. Il 25 aprile di un anno fa sul Corriere della Sera Enzo Biagi
ha scritto: "il nostro era un grande nome, "Giustizia e Liberta'", un
nome che si dice col cuore e che allora faceva sognare giorni migliori".
Per noi, il sogno continua >
Bookmark:
http://www.giustiziaeliberta.org
________________________________________
Massimiliano Coccia (Associazione IoStoConFalcone) wrote:
< A Berlusconi non e' passata la lombosciatalgia, a Bologna Cofferati
nega la piazza ai fascisti, a Roma prima pioveva e adesso e' uscito il
sole... L'iniziativa di autofinanziamento al Tasso e' andata bene, a
Locri hanno arrestato gli esecutori dell'omicidio Fortugno e i nostri
ragazzi erano in piazza contro le mafie a Napoli, a Foggia, a Locri, a
Palermo... E' proprio un buon inizio per questa primavera che speriamo
duri qualche decennio. ("M'illumino" quasi "di immenso") >
________________________________________
Marco Ciriello wrote:
Poes ovvero quasi poesia civile
< Un ferroviere fermato per una pura formalita'
e poi condotto in questura
da una finestra precipito', per una banalita'
e quella caduta a questa storia diede la stura.
Andando dietro ai suoi pensieri,
e' cascato, s'e' buttato, disse il commissario
accidentale il tuffo, senza pompieri
ne' reti, ne' testimoni, ne' sudario.
Poi colpito fu il commissario
che di mattina, sotto casa, fu freddato
un colpo dritto in testa da un emissario
si ebbe, e dal potere fu emendato
Cosi' il commissario e il ferroviere
insieme son tornati, da una lapide legati
peccato per il ferroviere e il suo sapere
violato, offeso, e per i suoi resti maltrattati.
La memoria non e' divisibile in parti uguali
va rispettata, ricercata, difesa,
il sindaco della citta', invece, tali
valori non conosceva, cosi' l'ha offesa.
La lapide cambio', il testo riscrisse,
finendo per sfregiare di entrambi la salma
- il consenso e' la mia ideologia -, cosi' disse
e per restare ancora un po' sull'onda ruppe la calma.
La verita' quella no, mai accertata
nella nebbia della citta' s'era incagliata
persa, chissa', per non dispiacere
l'animo nobile e industriale del potere >
20 marzo 2006 n. 325
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Oligarchie. Dice che e' colpa della legge. Che le liste elettorali sono
cosi' zeppe di parenti e di famigli e - al contrario - cosi' vuote di
gente utile e stimata perche' i partiti sono delle oligarchie. E che la
nuova legge elettorale, la ormai celebre "porcata", ha messo nelle mani
di queste oligarchie un potere assoluto. Di cui esse non potevano che
fare l'uso che si e' visto. Eh no, amici cari, non e' affatto vero.
Quest'uso era possibile, si'; ma non obbligatorio. Perche' nella storia
esistono anche le oligarchie illuminate. Da Atene al nostro Rinascimento
fino ad alcuni regni e granducati, i secoli sono pieni di elites che
hanno varato riforme coraggiose e pensato al progresso dei loro popoli e
stati. Anzi, viene da argomentare, proprio perche' le oligarchie sono
"il governo di pochi" potrebbero piu' facilmente esprimere quella
lungimiranza, quel senso di responsabilita', quel genio creativo che
possono difettare in una democrazia, dove (cosi' pensava Tocqueville) e'
sempre in agguato il rischio della mediocrita' e del livellamento verso
il basso.
Occorre distinguere dunque. Tra oligarchie e oligarchie. Per dire che i
partiti, a parita' di legge, potevano benissimo comportarsi in un altro
modo. E che ognuno ha mostrato di che pasta e' fatto. Teniamone conto.
[nando dalla chiesa]
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Primavera. "Finito insomma il tempo delle deleghe, il tempo dei soprusi
e dei ricatti. Si sono potuti permettere di uccidere persone e far si'
che, con la complicita' di qualcuno, un chiaro omicidio diventasse
suicidio o incidente. La gente ha capito e soprattutto ne parla, non e'
piu' un mormorio spaventato. Io continuo a ribadire il mio impegno nella
lotta alla mafia, soprattutto alla ricerca delle verita' sull'assassinio
di mio padre, ma anche su quei soprusi, abusi e atteggiamenti mafiosi
che qui hanno scandito ogni attimo degli ultimi vent'anni. Ho assicurato
alle tante persone oneste che mi hanno chiesto di tornare per aiutarli
in questa uscita dal tunnel che saro' presente e che nesssuno potra'
fermare questo processo di rinascita perche' e' la gente onesta che lo
vuole. La loro e la mia necessita' e' piu' forte di qualsiasi Saro
Cattafi, Giuseppe Gullotti, Piero Arno', Giovanni Sindoni e di qualunque
infedele rappresentante delle istituzioni".
* * *
Questo articolo (coi suoi bravi nomi e cognomi al posto giusto: si vede
che chi le ha insegnato a scrivere le ha insegnato bene) e' di una
giovane donna che si chiama Sonia Alfano e appartiene a una famiglia di
giornalisti siciliani. E' uscito su un giornaletto che facciamo giu' in
Sicilia, in un paesino piccolo e assediato dai mafiosi e pero' con dei
compagni che lo difendono. Il giornale (ma e' un foglio solo,
fotocopiato) si chiama "La primavera", e ne sono orgoglioso. Meglio qui
a fare questo che coi fagiolini, i ritanni, i comunisti di banca e i
giornalisti da tavolino lassu' a Roma.
Buona primavera, compagni. E una carezza sui capelli a tutte.
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La violenza. Allora: se sei cococo', zitto e basta. Se invece sei un
lavoratore vero e proprio, di quelli - sempre piu' rari - col contratto,
allora zitto e basta lo stesso. Perche' se vogliamo ti licenziamo senza
dirti neanche perche'. Questo vale per i primi due anni di lavoro
(arrivaci cosi', a fare due anni, se non sei un lecchino) e vale per i
nuovi paria, cioe' per tutti i giovani sotto i ventisei.
E questa sarebbe la "riforma". E' una riforma violenta, molto di piu'
che rompere una vetrina. Rompere le vetrine non serve a niente (la cosa
giusta invece e' rompergli i governi) ma a Parigi hanno gia' superato la
fase delle vetrine: vanno in piazza a migliaia, uniti i sindacati e i
giovani, i padri di famiglia e gli studenti. Si puo' presentarli come
violenti - approfittando della rabbia di alcuni di loro - ma non lo
sono. E' questo potere, che e' violento. Lo abbattera' la non-violenza
terribile di milioni e milioni di persone, prima o poi. Forse, sta
cominciando gia' ora.
Di che cosa stiamo parlando? Di sondaggi, di share, di "duelli"
televisivi fra Commodo e il gladiatore? No. Stiamo parlando di ricchi e
poveri, mai cosi' evidenti e contrapposti come ora. I ricchi maschi,
adulti e per lo piu' bianchi; i poveri, uomini e donne, spesso giovani,
sovente (come si dice?) "extracomunitari". Parola ipocrita, com'erano
parole ipocrite "terroni", "macaroni", "dago". Tutte parole inventare
per far finta che si parla di razze mentre invece cio' di cui hanno
paura e' - altro che razza - il povero, l'Operajo.
Ed e' sempre l'operaio quello che fa oggi la fila, a mezzi milioni alla
volta, davanti agli uffici della Superiore Civilta'. Come i braccianti
di Avola, come l'operaio Anzolin nella nebbia di Torino. "Ehi, tu da
quanto sei qua in fila?" domanda, dando villanamente del tu,
l'intervistatrice della Rai. La fila e' ordinata e composta, non perche'
ci abbia pensato l'autorita' (quando mai) ma perche' si sono organizzati
fra loro, spontaneamente, gli operai.
Di essi, chi e' muratore, chi aiuto-fornaio, chi meccanico, chi
infermiere. Sono loro che fanno le cose, le cose materiali e concrete di
cui, senza vederle, viviamo. Ma, come sempre, a loro tocca la fila. Ai
parassiti, ai fighetti, ai campa-a-ufo (astrologi, sondaggisti,
"imprenditori" di chissache, velini) tocca il pensoso dibbattito, fra
degnazione e ferocia, alla tv. Ma vedremo chi dei due, fra dieci anni,
sara' l'Italia.
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Cittadinanza attiva. Nel marasma dei confronti televisivi e dei ring
catodico-elettorali e' sfuggito che qualcuno e' meno cittadino degli
altri, e molti disabili non sanno piu' quali politici ascoltare,
soprattutto se la loro disabilita' riguarda l'udito e la "par condicio"
non prevede parita' di condizioni anche per loro.
Ce lo racconta Maria, operatrice sociale delle Marche, che grazie alla
sua professione ha un osservatorio privilegiato sul circo dei media.
"Di storie di quotidiana emarginazione informativa - spiega Maria - ne
avrei a migliaia. Basti pensare che ora, a ridosso delle elezioni
politiche, non e' stato trasmesso alcun programma di informazione (o
anche di demagogia) con i sottotitoli o con la finestrella per
l'interprete lis, la lingua dei segni italiana!" Maria conclude il suo
racconto con un'amara constatazione: "moltissimi dei sordi che conosco
non andranno a votare per ignoranza".
Il problema e' che prima dell'ignoranza subita da chi votera' senza
avere gli strumenti necessari per decidere, c'e' l'ignoranza attiva di
chi dimentica intere categorie di persone solo perche' non sono
abbastanza ghiotte nel borsino dei sondaggi elettorali. Non c'e' peggior
sordo di chi non vuol vedere. [carlo gubitosa]
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Vigna. Piante estirpate e un cane strangolato e abbandonato davanti ai
capannoni nei terreni confiscati alla mafia e assegnati alla cooperativa
Lavoro e Non Solo di Canicatti' (Agrigento). Ma i ragazzi della
cooperativa, che in questi giorni si preparavano a piantare i paletti
del nuovo vigneto, non si sono persi d'animo ("Mica e' la prima volta. A
qualcuno diamo fastidio"), hanno organizzato rapidamente una
manifestazione di protesta - alla presenza di don Ciotti di Libera,
piombato senza perdere un attimo da Torino - e poi si sono rimessi a
lavorare, alla faccia dei mafiosi.
* * *
Vino. Si chiama Centopassi, e' un bel nero d'Avola denso e corposo e lo
fa la cooperativa Placido Rizzotto che coltiva terreni confiscati a Cosa
nostra. Per stampare l'etichetta non hanno chiamato qualche grafico
famoso ma i ragazzi di una scuola di Torino, l'Istituto Tecnico per arti
grafiche e fotografiche Bodoni. Alla salute! Viva la primavera, e viva
Borsellino e Falcone e tutti gli altri nostri che hanno lottato. E
sempre alla faccia dei mafiosi.
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Se vince Rita. Se vince Rita, tra le primissime cose che fara' ci sara'
una legge "contro le concentrazioni nel settore dell'informazione e
della pubblicita' in Sicilia". Cioe' per permettere anche agli altri di
poter fare giornali e tv e non solo a Ciancio. Io non ci volevo credere
quando l'ho letta ma e' proprio cosi', una dichiarazione ufficiale della
Candidata del Centrosinistra alla Presidenza della Regione Siciliana.
Una cosa del genere nessuno ha mai cercato di farla da che Ciancio e'
Ciancio. E poi dite perche' me la voto.
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Per chi suona Campanella. I pm della procura di Palermo hanno trasmesso
ai colleghi di Roma i verbali di interrogatorio del collaboratore di
giustizia Francesco Campanella nella parte in cui parla dell'ex ministro
Salvatore Cardinale, ora deputato nazionale e coordinatore regionale
della Margherita. La vicenda e' collegata alla societa' con sede a Malta
di cui e' titolare l'ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti, arrestato
nell'ambito dell'inchiesta sulla cosca di Villabate. Secondo Campanella,
questa societa' maltese "venne utilizzata per il pagamento di tangenti".
Il collaboratore, in alcuni verbali depositati dai pm nel processo a
Salvatore Cuffaro, presidente della Regione siciliana accusato di avere
favorito la mafia, afferma: "Conosco un'altra sola tangente per cui
venne utilizzata (la societa' maltese ndr) ed e' relativa alla storia
Umts del ministro Cardinale".
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Attento a come scrivi 1. "Sovversione ai poteri dello Stato" e' la
motivazione dei dieci anni di reclusione inflitti dal Tribunale del
Popolo dello Shandong (Cina) all'insegnante Ren Zhiyuan, di 28 anni, che
aveva pubblicato sul suo blog uno scritto favorevole alla democrazia.
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Attento a come scrivi 2. "Contenuto offensivo e diffamatorio verso le
autorita'" e' la motivazione dell'indagine penale aperta dalla Procura
di Ferrara sui cronisti di un quotidiano locale che s'era occupato del
caso Federico Aldobrandi (diciotto anni, fermato per un controllo,
morto, secondo la polizia per "un'immobilizzazione forzata" e secondo la
mamma per botte).
Bookmark:
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/
________________________________________
Sbavaglio (per stavolta). Archiviato perche' il fatto non costituisce
reato. Cosi' si e' concluso il processo che vedeva Giorgio Bongiovanni,
direttore di Antimafia Duemila, imputato di diffamazione a mezzo stampa
per aver scritto che il deputato regionale Ds Vladimiro Crisafulli aveva
fatto male a intrattenersi in un hotel col boss di Enna Raffaele
Bevilacqua: cosa non vietata, ma neppure da lodare. Il giudice ha
sentenziato che e' ammesso il diritto di critica sul comportamento di un
uomo pubblico che, proprio in virtu' dell'onorevole carica che ricopre,
dovrebbe essere irreprensibile, specie in temi di mafia.
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Riga (Lettonia). Ricordati in un'apposita pubblica cerimonia, come ogni
anno, i valorosi cittadini lettoni che si arruolarono nelle Ss tedesche
durante l'ultima guerra, meritandosi l'ammirazione dei camerati
germanici per l'efficienza dimostrata nello sterminare comunisti e
ebrei. Le autorita' della Lettonia permettono tranquillamente queste
cerimonie, come del resto anche quelle italiane (per esempio a Milano).
Se riescono senza incidenti, bene; se qualcuno reagisce violentemente
creando incidenti, meglio ancora: si puo' fare una bella
contrapposizione fra opposti estremismi, coi governanti impassibili a
fare i propri comodi al centro.
________________________________________
Nibelungen. Nella villa brianzola del signor B. c'e' pronto, come ognun
sa, il suo mausoleo: contornato dalle tombe minori (gia' preparate) dei
seguaci piu' intimi, per esempio Emilio Fede. Grande e invidiato onore,
oggetto, ai bei tempi, d'una rispettosa gara fra i gerarchi. Ma adesso
che la guerra va male e la resa dei conti s'avvicina, anche la
programmazione diciamo cosi' funeraria non da' piu' sul faraonico ma sul
nibelungo. L'idea sarebbe di sacrificare sul mausoleo del signor B.
(mentre le armate bolsceviche gia' stringono i sobborghi) gli schiavi, i
servi, le concubine, i nani, le ballerine e quant'altro; ultimo a
sacrificarsi cosi' sarebbe Bondi. L'idea, per ragioni estetiche, non e'
popolare fra i fedeli (oramai un po' infedeli) del Capo. Donde
tradimenti, mugugni, incomprensioni e amarezze.
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Lombardo: "Protesto! Sono stati intervistati tutti i leader della destra
tranne io". Ma insomma, come glielo dobbiamo dire? Noi leghisti siamo
leader della destra, ovviamente. Ma questo non vuol dire che diventano
leader anche gli indigeni arruolati. Fra dieci anni, se avra' servito
fedelmente e bene, potra' fare domanda al Comando per essere promosso
sciumbasci (striscia di lana rossa sul fez, nappina a piu' colori,
quindici lire al mese e un bel paio di scarpe ai piedi). E poi, basta
con tutte queste lagne. Che cosa siete, ascari o donnicciole? La
prossima volta che fa casino, quindici colpi di scurbasc. Cosi' impara.
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Altamura (Bari). Arrestato con altri politici e malviventi locali
(traffico di rifiuti) anche un comunista rinnegato, tale Crivelli. Per
costui, che imbrogliava il pubblico facendosi passare per compagno, pena
doppia e in Siberia.
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Linux. Sara' in Italia sabato 25 Richard Stallman, iniziatore del
progetto GNU e padre fondatore della filosofia del Software Libero.
L'evento, organizzato da GNU/Linux User Group Catania in collaborazione
con Freaknet, storico hacklab siciliano, avra' luogo alla Facolta' di
Ingegneria di Catania (Aula Magna, ore 9.30). Stallman terra' un
seminario sulla storia del progetto GNU e dell'apporto della comunita'
GNU allo sviluppo di Linux. Seguira' un seminario sui pericoli connessi
alla brevettabilita' del software e degli algoritmi (argomento molto
sentito dalla comunita' del Software Libero) preceduto da un breve
intervento a cura di LUGCT e Freaknet sullo stato attuale dei diritti
digitali in Italia.
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Radio. Nasce - su internet - Cuntra Radio, su iniziativa
dell'Associazione Cuntrastamu che da tempo cura uno dei migliori siti
dell'antimafia. "Vogliamo provare a fare informazione su realta'
sociali, su problemi che vengono affrontati in maniera troppo
superficiale dai mezzi d'informazione. Come saprete, non siamo legati a
nessun partito politico e finanziamo tutte le nostre attivita' con i
nostri soldi". Chi collabora? Potenzialmente, tutti. "L'idea e' di avere
dei referenti in varie parti d'Italia, in particolare con le aree piu'
fortemente interessate dalla presenza della criminalita' organizzata".
Se qualcuno si sente in grado puo' preparare una trasmissione, sui
trenta minuti, dove i contenuti siano gia' selezionati e montati
dall'autore. "Anche se e' scontato dirlo preferiremmo che gli argomenti
trattati abbiano a che fare con il sociale, dando voce a persone che
normalmente non vengono interpellate dai mezzi d'informazione".
Bookmark: http://www.cuntrastamu.org
http://blog.cuntrastamu.org
Info: 06.45425873, info@cuntrastamu.org
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Spot. Corso sulla gestione dei beni confiscati. Laboratorio progettuale
di apprendimento attivo e auto-formazione con l'accompagnamento di
docenti, testimonial e facilitatori. Target: Operatori/Dirigenti con
particolare esperienza nel proprio settore e adeguatamente
rappresentativi dell'Ente di appartenenza. Massimo 25 partecipanti (non
piu' di uno per ogni ente del Terzo Settore).
Info: palermo@libera.it
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Spot. Catania, 23 marzo, Centro culturale Zo, ore 20.30: "Doppio
legame", di M.P.Regoli e Salvatore Zinna, interpretato da Salv. Zinna.
Una testimonianza sorprendente costruita sui verbali del maxiprocesso
alla mafia istruito nel 1986 da Giovanni Falcone. Organizzatore:
Osservatorio sulla mafia. Ingresso gratuito, prenotazioni 095.533871.
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Enrico Peyretti wrote:
< Sui brutti fatti di Milano. Non e' alternativo al fascismo chi si
oppone all'esaltazione fascista della violenza con altra violenza. E'
necessario, contro le provocazioni, che in ogni manifestazione
democratica, come le prossime contro la guerra, si mostrino a tutti con
la massima chiarezza dichiarazioni e cartelli in italiano e in inglese
di questo tenore: "Se uno in mezzo a noi fa violenza non e' uno di noi",
"La nonviolenza costruttiva e' l'azione giusta contro la violenza" >
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Alessandro Paganini wrote:
< Casini: "La gente che incendia le macchine deve stare in galera, non
in Parlamento". E' o stesso Casini che disse, il 1 Marzo: "Che
Berlusconi parli al Congresso degli Stati Uniti deve inorgoglire tutti
gli italiani". Capito? Non statevela a menare con auto e cassonetti; per
far strada occorre incendiare qualcosa di grosso, tipo Falluja >
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guido@hyronisti.it wrote:
< Avete pubblicato una (involontaria) imprecisione sul mio conto. Sulla
Catena 320: c'e' la mia risposta ("Questa non la commento. Noto solo che
ha tanto di quel provocatorio in corpo che ci si puo' fare a cazzotti")
al vostro "Maometto: un intellettuale brillante con una moglie ricca.
Padre Pio: un fratacchione intrigante..." ecc. >. Pero' sembrava che
quelle cose le avessi dette io e che foste voi a commentare la mia
provocazione. Che poi era scherzosa, letta nel contesto >
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Andrea wrote:
< Le Terme di Acireale sono state recentemente privatizzate. Ne e' nata
una vertenza con molti dei dipendenti, a causa di alcuni disagi della
nuova situazione lavorativa, e per qualche giorno gli impiegati
dell'Ufficio Tecnico sono stati in assemblea permanente. Ieri hanno
annunciato la fine della mobilitazione, stamattina sono tornati al
lavoro... e sono rimasti fuori, perche' nel frattempo tutte le serrature
degli uffici erano state cambiate e nessuno e' venuto ad aprir loro la
porta. Ma una volta in Italia la serrata non era proibita? >
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dinamitebla wrote:
< "Prima di pensare per chi votare, accertatevi di essere degni di
votare...". Perdona la presunzione, O.: io mi ritengo degnissima di
votare. Il problema, non da poco, e' che non so quanto lo siano i
personaggi che mandero' al governo, e mi tocchera' votarli lo stesso >
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floriana mantione wrote:
< non sapete fare altro che questo:FATE RIDERE!!!!!!!!!!!!!!!!!!
INCAPACI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! >
* * *
Ma a lei glieli danno gratis i punti esclamativi? :-)
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conques@tiscali.it wrote:
< Dopo il primo confronto, vi dico la mia a caldo. Sostanzialmente,
entrambi hanno cercato di fidelizzare e confermare il proprio
elettorato; fatta la tara ad entrambi di qualche difficolta' (di caduta
di stile, invece, per Berlusconi sulle "signore"), nel finale,
Berlusconi ha mandato un messaggio solo al negativo, denigrando
l'avversario, e si e' dimenticato perfino di ricordare i suoi vecchi
sogni; mentre Prodi ha avuto quel colpo di genio sul Paese che deve
ritornare a crescere, piu' unito, ma soprattutto sul diritto alla
felicita'. Che sara' anche demagogico ma che tutti hanno bisogno di
sentirsi dire almeno una volta >
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pagiariel@libero.it wrote:
< Pigliatevi Prodi che ha mandato a rovina economicamente l'Italia >
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riccardo.casalegno@tin.it wrote:
< E' ora di lavorare un po' per conquistarci cinque anni di accettabile
governo. Non e' il momento di fare gli schizzinosi: la situazione e'
quella che e', i dirigenti sono quelli che sono, ma comunque sono
certamente meglio di quelli del centro destra; occorre aver pazienza e
andare avanti. Lavorate sugli indecisi e i disinformati >
Bookmark:
http://www.incontriamoci.romanoprodi.it
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redazione@democrazialegalita.it
wrote:
< Le preferenze sono state abolite nel 1993. E i listini bloccati ci
sono fin da allora. E nessuno fiato' (tranne pochissimi, tra cui noi),
perche' preferenze = mafia, ricordi? Perche' nessuno ricorda che le
preferenze sono state abolite nel 1993, e che abbiamo votato con questo
sistema infame nel 1994, nel 1996 e nel 2001? >
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Marco Tamanti wrote:
< Il dovere e' di votare a sinistra non perche' e' la meno peggio, ma
per la speranza di construirci assieme una societa' come si deve.
Dobbiamo noi, in prima persona, farci sentire per fare in modo che quei
pochi, che cialtroni non sono, abbiano sempre piu' peso. Se non siamo
ottimisti noi che lottiamo giorno per giorno, come puo' crederci
l'italiano medio? >
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Andrea wrote:
< Il figlio di un messinese che si e' beccato la tubercolosi in un campo
di concentramento tedesco vi ringrazia per la boccata d'ossigeno che gli
regalate regolarmente. Ad majora >
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michcuoc@tin.it wrote:
< Il caso di Antonio Buonpane, il pittore napoletano morto nell'incendio
causato dalle candele che usava non potendo pagare la luce, come tanti
fatti analoghi e' stato trattato dai media in modo distratto con le
classiche "due righe in cronaca". Dall'Ansa originale si deduce che
l'uomo fosse persona socievole, generosa (aiutava alcune persone anziane
nella propria zona) e di cultura. La notizia pero' si e'
progressivamente "ridotta" sino ad arrivare a TG5.com che ha fatto
diventare il poveretto addirittura un "venditore ambulante". Come dire
che quello che hai dentro - cultura, idee, sensibilita' - non conta
nulla se muori povero. Che e' poi la morale del nostro tempo. Penso a
tanta gente ignorante, rozza e famelica - i vari Storace, Gasparri,
eccetera - che magari verranno celebrati come "eminenti personalita'
della cultura politica", pur avendo la terza media e un rispetto per il
prossimo pari a quello di un alligatore. Mentre il nostro pittore di
velieri non ha avuto nemmeno l'onore delle armi, con quel "venditore
ambulante" messo li' come ultima infamia >
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ppp wrote:
< Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme
pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il
fascismo come normalita', come codificazione, direi allegra, mondana,
socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una societa' >
13 marzo 2006 n. 324
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Destra. Poi c'e' quello i cui seguaci, travestiti, andavano a spiare gli
avversari alle elezioni sperando di beccarli mentre s'incontravano con
l'amante. Incazzato come una bestia per essere stato smascherato, lui se
l'e' presa (come d'uso) coi giudici, ha sbraitato un altro po' e poi
s'e' dimesso. Fortuna per tutti noi, perche' la poltrona che s'era fatto
dare stavolta (chissa' come) era nientedimeno che di ministro della
sanita': sessanta milioni d'individui in mano per diversi mesi a uno
capacissimo di combattere le epidemie mandando a spiare microbi e
bacilli.
Mi piacerebbe parlare bene della destra, sportivamente: ma come si fa?
Un presidente ormai clinico, che a volte dice di essere Gesu' Cristo e a
volte Napoleone. Un An che dopo dieci anni di "voila la droite chic" si
fa beccare cosi' coi polli in mano. Un Bossi che candidamente confessa
"se perdiamo voltiamo gabbana senza perdere un attimo". L'Udc, i piu'
perbene di tutti, che in Sicilia sono indagati per mafia uno ogni tre.
Tutti concordi unicamente su questo, che la colpa e' dei giudici,
communisti del diavolo, pagati per inventarsi reati con cui fregarli,
poveri innocenti perseguitati. "A ogni elezione me ne trovano una!"
sbraita il capoccia, che in un paese civile (non dico la Danimarca,
basta il Peru' di Fujimori) sarebbe in galera da un pezzo.
Perseguitato Cirami, perseguitato Taormina, perseguitato Cuffaro,
perseguitato il ridicolo ("antiproducente", si sarebbe detto una volta)
Storace. Nessuno di costoro e' mai stato in Inghilterra, dove insultare
un magistrato porta all'arresto immediato per oltraggio alla Corte: cosa
che per fortuna qui non si usa, perche' non resterebbe nessuno per fare
i dibbattiti e le marchette in tivvu'.
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Centrosinistra. < Il leader del centrosinistra Romano Prodi aprira' in
Sicilia la campagna elettorale. Il programma prevede: Visita alla casa
di Don Sturzo fondatore del Partito Popolare, Caltagirone (CT), ore
14.45; Incontro coi leader dell'Ulivo, sul tema "L'Italia riparte dalle
donne", Catania, PalaCatania, ore 18.00; Incontro col
giornalista-operaio Marco Benanti, sul tema "La liberta' di stampa non
si tocca", Catania, S.Pietro e Paolo, ore 21 >
Mentre finisco di leggere quest'Ansa, mi arriva una mail da Fausto
Bertinotti. < Caro compagno - dice - sto scrivendo a te, a Fracassi e
agli altri della vecchia redazione di Avvenimenti per pregarvi di
riprendere in mano il vostro vecchio giornale. Lo faccio per egoismo,
perche' cosi' Avvenimenti tornera' a vendere sessantamilamila copie e
non millecinquecento. Scusami se non vi ho scritto prima, ma avevo tanto
da fare per cacciare dal partito tutti i banchieri marpioni. Posso
chiedervi una cortesia personale? Rimettetevi a fare inchieste di mafia,
che' ce n'e' un gran bisogno. Saluti comunisti >.
Minchia. Clicco subito su Thunderbird per rispondere al compagno Fausto.
Purtroppo, il programma non si apre. Al suo posto compare una schermata
con John Lennon, sfuma in papa Giovanni che canta qualcosa, comincia a
spaparanzare decine di bollicine iridescenti in ciascuna delle quali
c'e' l'immagine di me e Antonella vent'anni fa. E alla fine mi sveglio.
Forse ha ragione Fini, le canne a digiuno fanno male.
L'Ansa su Prodi in effetti c'e': pero' il programma prevedeva un
incontro non con Benanti (pensa un po') ma con Ciancio, che ha appena
licenziato nove giornalisti su tredici in una tv (il giorno dopo,
naturalmente, e' andato a salutare anche loro) ed e' l'equivalente
siciliano di Berlusconi. Quanto al compagno Fausto (che nella realta' e'
meglio chiamare l'Onorevole Bertinotti) se c'e' una cosa che esula dai
suoi pensieri e' la storia dei giornalisti antimafiosi, e dei loro
lettori. Si vendono tremila copie? E pazienza: col tempo si arrivera' a
quattromila. L'importante e' che siano "in linea" e fatte da amici.
Quanto ai banchieri, se Atene ha Unipol, perche' Sparta non puo' avere
Gardini? Cos'e' questo razzismo contro i banchieri? Non olet. E
lasciateci fare i politici in santa pace.
Vabbe'. Adesso tu mi metti davanti il signor B.: "Guardalo! - mi fai -
E' la stessa cosa di Prodi? Sono uguali? Ti piacerebbe che restasse lui?
Qualunquista!". No, non e' la stessa cosa. Prodi e' molto meno peggio di
Berlusconi, e percio' (mi spiace per Benanti) va votato. Pero' con
Berlusconi ha in comune un sacco di cose, non "politiche" certo ma
proprio di cultura. Per esempio, in Sicilia preferisce appoggiarsi a
Ciancio e non ai giornalisti antimafiosi. Questo vuol dire un sacco di
cose, e piu' ancora ne vorra' dire in futuro.
E Bertinotti? Accettare le regole del gioco contribuisce a perpetuarle.
Questo, come egli sa benissimo, implica fra l'altro il silenziamento di
alcuni tipi di giornalisti. Per esempio il mio, e quello di Marco, di
Carlo, di Gianfranco, di Fabio e degli altri venti o trenta giornalisti
come noi espulsi dal mestiere perche' antimafiosi.
Anche cosi', e' preferibile a Berlusconi, a Casini, a Fini, forse anche
a Fassino o Prodi: rispetto a questi ultimi non perche' sia "piu' a
sinistra" (non lo e'), ma semplicemente perche' ha meno potere. Ma e'
sempre un meno peggio. Quando si parla di liberta', a difenderla siamo
sempre noi, i compagni comuni. Senza illusioni, orgogliosamente. Dai
vip, sinistra inclusa, tutto quel che ci aspettiamo e' che non facciano
troppo danno.
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Liberta'. A Catania:
- Un solo giornale (e tv, e quant'altro).
- Violazione della legge (testate intestate a parenti).
- Repubblica autocensurata (non esce la cronaca, per accordo con Ciancio);
- Imprenditori vigliacchi (hanno fatto chiudere, negandogli la
pubblicita', i Siciliani);
- Bavaglio per i giornalisti indipendenti (vedi Benanti);
- Bavaglio anche per quelli piu' "perbene" (a Telecolor, licenziati
nove su tredici).
Pero':
- Grandi esperienze di giornalismo libero e professionale (I Siciliani);
- Societa' civile piccola ma vivace;
- Diversi nuovi giovani giornalisti (soprattutto web) onesti e motivati;
- (Senza contare quelli cresciuti coi Siciliani: per chi avesse il
coraggio di ricordarsi di loro);
- Momento favorevole per cose nuove (campagna elettorale, cantieri Borsellino);
- Buonsenso, unita';
E allora: perche' non fare una bella giornata di *organizzazione*? Una
serata d'incontro fra giornalisti ostinati ("irregolari" o "perbene" e'
lo stesso) per studiare come:
- Boicottare "informazione" fasulla (Ciancio e Repubblica censurata);
- Chiedere insieme lo sbavagliamento di Benanti, di Ruta e dei 9 di Telecolor;
- Lavorare per sei mesi tutti insieme, anche provvisoriamente, per
fare informazione antimafia qui e ora;
- Fare una proposta concreta al prossimo governo regionale (cioe' Rita).
Se ne potrebbe parlare il 21, giornata dell'antimafia: perche'
l'antimafia incomincia dall'informazione (e questa dalla memoria).
Niente Federazione della Stampa (a meno che non venga da fuori, perche'
in Sicilia ha tradito) e niente politici (abbiamo gia' dato). Benvenuto
Giulietti (si e' reso scomodo ai suoi baroni) e benvenuta (c'e' bisogno
di dirlo?) Rita. Unica discriminante: tutti i partecipanti dovranno
esporsi onestamente e pubblicamente: "Io sono contro Berlusconi" (ormai
facile), "Io sono contro Ciancio" (e qua vi voglio, colleghi. Ma
proviamo).
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Italia. E il pittore napoletano, pittore di battaglie navali e di
marine, che aveva sessant'anni e ovviamente non un lavoro stabile e
neppure una lira. Gli avevano tagliato la luce sei mesi fa, percio'
dipingeva di giorno oppure - la sera e a notte - a lume di candele.
Finche' s'e' addormentato senza spegnerle, e' andata a fuoco la stanza e
lui c'e' morto carbonizzato dentro, con tutti i suoi velieri che a uno a
uno prendevano fuoco e neri s'accartocciavano nella cornice. Coi soldi
che un ragazzino spacciatore prende in un pomeriggio, o un politico con
mezza telefonata, la flotta di Buonapane (l'artista si chiamava cosi')
navigherebbe ancora,
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Pianeta. C'e' gia' un paese del mondo in cui la gente passa piu' tempo
su internet che davanti alla tv. E' l'Inghilterra, lo stesso in cui sono
nati i primi giornali.
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Blog & bytes. Il blog probabilmente e' una fase di transizione fra
qualcosa che non c'e' piu' (l'informazione industriale) e qualcosa che
non c'e' ancora (l'informazione in rete). L'informazione industriale,
quando ancora non s'era trasformata in infortainment, prevedeva un
tecnico specializzato (il giornalista) che nel blog manca completamente.
Pertanto la credibilita' del singolo blog e' inferiore a quella del
singolo giornale; le eccezioni (per esempio
www.macchianera.net sul caso
Calipari) implicano presenza di professionisti "vecchi" all'interno del
blog. Tuttavia, la somma dei blog possiede una credibilita' superiore a
quella della somma dei giornali. Un singolo fax e' meno efficiente di un
singolo tam-tam, ma una rete di fax e' molto superiore a una rete di
tam-tam.
Il blog, culturalmente, ha una superiorita' nettissima sul giornale: e'
interattivo. L'interattivita' del blog e' sempre parziale (il lettore
puo' partecipare solo fino a un certo punto) ma resta molto superiore a
quella del vecchio giornale (in cui l'unico momento di interattivita'
era dato dalla pagina dei lettori: non a caso, piu' "importante" sui
giornali inglesi). E' superiore anche a quella dei web-forum
(Repubblica, Diario, ecc.) in cui il peso della testata marginalizza il
dibattito "dal basso", anche quando il forum prende l'aspetto di un
blog). E' inferiore a quella dei newsgroups della prima fase di internet
(in cui non esisteva ancora il "signora mia").
Il blog e' caratterizzato dalla notizia, non dall'inchiesta. Alcuni siti
(per esempio www.linkati.com) ritengono di
poter sostituire l'inchiesta
con un'abile articolazione di notizie "pure". L'inchiesta, tuttavia,
resta insostituibile: implica una scelta cosciente di direzioni di
ricerca, e dunque un approccio soggettivo ma non arbitrario alla realta'
(per esempio: www.censurati.it) che in un
certo senso costituisce la
"linea politica" di un giornalismo maturo. Mancando questa, la "linea"
tende a diventare arbitraria, legata alle singole soggettivita'
personali. La "linea" dei blog, in generale, risulta estremamente
"datata" da una serie di culture di nicchia (ceti medi urbani, ecc.), di
solito "simpatiche" ma raramente espansive. Percio' la cultura del blog
e' ancora quella del circolo, piu' che quella dell'agora'. La stessa -
significamente - del protogiornalismo del Settecento (Tatler, Spectator,
ecc.).
Diverse multinazionali hanno provato a fare dei simil-blog a fini
pubblicitari ("The Zero Movement" della Coca-Cola, il "Lincoln Fry" di
Mc Donald's, il "Pepsi Girl" della Pepsi), ma senza grande successo;
questi tentativi restano nella storia del "brothering" (la penetrazione
pubblicitaria nel mondo delle sub-culture marginali e giovanili) ma non
in quella del blog in quanto tale. In effetti, la cultura del blog (la
cultura che produce il blog) e' difficilmente omologabile a quella del
mercato; le aziende possono abilmente "utilizzare" lo strumento-blog, ma
sempre occasionalmente, un mordi-e-fuggi piu' che un insediamento reale.
Neanche la cultura di Gutenberg, d'altra parte, era omologabile col
"mercato" di allora; con la tipografia puoi vendere meglio bibbie e
opuscoli, ma non vetrate di cattedrale.
Come strumento tecnico, il blog ha ormai raggiunto una piena maturita' e
autosufficienza. E' facile da usare, possiede una sintassi definita, e'
riconoscibile, tende ad approfondire i contenuti piu' che il mezzo. Ci
sono "fughe in avanti" tecnologiche (il videoblog, il blog-tv) che pero'
hanno un successo molto parziale (e tendono a riempirsi di contenuti
"aziendali") a causa dell'incompatibilita' di fondo fra la cultura
televisiva e quella dell'interattivita'.
Come si svilupperanno i blog? Domanda da centomila conchiglie (euri e
dollari, in questo campo, non funzionano bene) perche' equivale "come
sara' l'informazione". Immagino che, nei prossimi due anni, si
allontaneranno sempre piu' fra di loro i blog-signora-mia e i
blog-newsgroup e che, da questa divaricazione, prima o poi nascera' una
nuova forma di professionalita', e quindi di nuovo giornalista.
Immagino che questo nuovo giornalista fara' la fame (o peggio lavorera'
da dilettante) per alcuni anni, fino a quando non si sara' inventata una
nuova forma di "denaro" (vale a dire, di economia) compatibile col mondo
del dopo-internet, che e' un mondo di informazioni e non di merci.
La cosa piu' straordinaria di tutte, infatti, e' che ancora pretendiamo
di "pagare" in quantitativi di bronzo (o equivalenti, dal siclo fenicio
all'euro) cose che ormai si misurano in quanti-di-energia e roba del
genere.
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Solidarieta'. Un gruppo di famiglie bolognesi ha deciso di condividere
con altre persone il "baby-bonus" di 1000 euro ricevuto per i loro figli
neonati. "Il crollo del nostro potere d'acquisto - si legge nel loro
comunicato - e i tagli ai servizi pubblici per le famiglie ci
obbligheranno a spendere cifre molto piu' alte di 1.000 euro per i
nostri bambini e bambine. Abbiamo l'impressione che ci sia stato tolto
10 e ci venga regalato 1, propagandando questo scippo come un aiuto".
Come se non bastasse, i figli dei residenti immigrati, nati in Italia, i
cui genitori pagano tasse e previdenza come tutti, non hanno avuto
diritto al "gentile omaggio" erogato dal governo. Per questo motivo
cinque famiglie bolognesi hanno annunciato di volersi incontrare
pubblicamente con altre famiglie di migranti per "conoscerci, per
dividerci equamente il "regalo" e per brindare insieme al futuro comune
dei nostri figli". L'unico dubbio e' che questo gesto possa essere
fagocitato dalla propaganda elettorale: "Ci terremmo che questa nostra
iniziativa non venga bollata in alcun modo siamo cittadini che fanno un
gesto da cittadini, non da sostenitori di questo o quel partito. Sara'
difficile?". La Caritas e il settore immigrazione della Cgil sono state
chiamate in causa per realizzare un servizio di segreteria
organizzativa, per mettere in rete altre famiglie che grazie al potere
della comunicazione vogliono trasformare una elemosina di stato in una
risorsa condivisa. In questa campagna elettorale urlata, dove e' forte
la tentazione di staccare la spina e mandare tutto al diavolo, non
saranno le facce consumate dei politici a darci speranza in un domani
migliore, ma i piccoli e umanissimi gesti di dignitosa civilta' che
nessun Talk Show avra' mai voglia di raccontare. Per fortuna c'e'
l'email. [carlo gubitosa]
Info: martanicotra@gmail.com
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Ossimori. Banchiere comunista. Destra moderata. Sinistra
imprenditoriale. Razzisti cristiani. Tv indipendente.
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Prima di pensare per chi votare, accertatevi di essere degni di votare.
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"Pranzo essere servito!". "No, guarda. Si dice: il pranzo *e'* servito.
Comunque bravo, fai progressi".
Chi dice che noi leghisti siamo razzisti? E' un mese che stiamo
addestrando un indigeno a fare il maggiordomo e bisogna riconoscere che,
nonostante sia siciliano, a poco a poco qualcosa impara. Dai, Raffaele!
Un'altra volta. Ecco: ora tu entri col vassoio e dici... "Pranzo essere
servito, buana!".
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Da: "Canti e inni della Rivoluzione Leghista":
< Faccia di tolla
bel siciliano
aspetta e spera che gia' il voto s'avvicina
noi voteremo
tutti per te
e ti daremo la Padania pure a te >
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Pera: "Sono l'unico ad avere un rapporto davvero intimo con Ratzinger".
Vabbe', che c'e' di male? Siamo uomini di mondo, signora mia.
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Prendere appunti. Rita e' al convegno degli industriali a Messina, si
siede in un angolo e comincia a prendere appunti. "Ma guarda che roba
- fa un imprenditore al vicino - Almeno quelli di destra avevano le idee
chiare. Questa, neanche una parola: prende appunti come una ragazzina".
Grazie agli abili industriali messinesi, Messina in questo momento e' al
novantanovesimo o al centesimo posto della classifica imprenditoriale in
Italia. Figurati se gente del genere puo' apprezzare un politico che
viene a "prendere appunti" invece di sbraitare slogan e assegnare
appalti.
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Ecomafia. Nell'estate 2004 il dottor Alfredo Mazza, ricercatore del CNR,
ha pubblicato sulla prestigiosa rivista medica "The Lancet Oncology" un
suo agghiacciante studio sull'incidenza tumorale in Campania. Ci si
riferisce ad un'area di 12 comuni, compresi tra Acerra, Pomigliano
d'Arco, Nola e le falde settentrionali del Monte Somma. In quest'area
vivono oggi circa un milione di persone. Statistiche alla mano, Mazza
mostra come l'indice di mortalita' per tumore al fegato ogni 100.000
abitanti sfiora il 35.9 per gli uomini e il 20.5 per le donne. La media
nazionale e' 14.
E' noto da anni che nell'area e' presente un numero imprecisato di
discariche illegali, senza alcun controllo, dove viene scaricato
nottetempo di tutto, soprattutto scarti di lavorazioni industriali. Su
questa attivita' di scarico abusivo c'e' da sempre l'ombra lunga della
camorra. Recenti analisi chimiche dei terreni hanno evidenziato alte
concentrazioni di diossina, mercurio, arsenico, amianto. Migliaia di
persone sono esposte a sostanze tossiche per decenni. Tutto e'
contaminato: gli agenti inquinanti nell'aria, nell'acqua e nei prodotti
della terra sono ben al di sopra dei livelli consentiti.
La Campania detiene oggi il primato dell'ecomafia, spesso legata
all'abusivismo edilizio, dove cave abusive diventano facilmente
discariche abusive e poi palazzine abusive. Il giro di affari
dell'ecomafia nel napoletano si aggira su cifre dell'ordine dei seicento
milioni di euro (stime 2004) e, ovviamente, si parla solo delle
discariche scoperte e sequestrate, senza quindi inserire nel conteggio i
proventi del fitto sottobosco illecito e mai scoperto.
Bookmark:
http://www.altrenotizie.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=383
________________________________________
Legalita'. Esposto al Garante per la Concorrenza di un'avvocata
catanese, Lina Arena, per denunciare "l'aiuto indebito che da comune e
provincia di Catania viene fornito all'unico editore della zona con
l'assunzione di giornalisti legati all'editore".
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Elezioni. La Commissione Elettorale di Cosa Nostra si e' pronunciata
negativamente sulla ricandidatura dell'on.Grillo nell'Udc, per sospette
connivenze con l'antimafia.
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Spot. Per incentivare i commercianti ad aderire alla campagna, uno spot
del comitato Antipizzo e' stato lanciato sulle tv locali siciliane (TRM,
Telesud, Telerent, Switch, CTS, TSB, TV7, Teleoccidente). "Un intero
popolo che paga il pizzo e' un popolo senza dignita'", col numero del
comitato (091.333467) e il link al sito dove lo spot e' disponibile
anche in digitale.
Bookmark: http://www.addiopizzo.org
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< Caro prof. O., giovedi' al Liceo Mamiani di Roma gli studenti della IV
E hanno invitato il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, don
Luigi Ciotti e l'avv. Alfredo Galasso per parlare di principio di
responsabilita' fra etica, politica e giustizia. Le raccontero'. Betta
IV E >
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A.P. wrote:
< "La casa e' un diritto di tutti", dicono i manifesti di Casini.
Curiosamente questo interminabile governo si e' mosso in maniera
OPPOSTA: la precarizzazione ha reso impossibile a molti accendere un
mutuo, i prezzi delle case sono raddoppiati e gli stipendi no, poiche'
il paniere dell'inflazione non comprende la casa (!). Tra i motivi della
speculazione immobiliare, il rientro dei capitali sporchi (scudo
fiscale), che ha reso paperoni pochi speculatori, e la casa
inavvicinabile per tanti. Sicuramente l'onorevole e' in buona fede, il
fatto e' che vola alto, ai massimi livelli: il suocero e' Caltagirone,
un gruppo da 2 miliardi di euro di liquidita', con interessi
immobiliari, fra gli altri. Diciamo che hanno un altro punto di vista.
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Serena Tinari wrote:
< Vi segnalo due inchieste che ho realizzato di recente a proposito di
farmaci e farmaindustria. Una e' sulla beffa del Tamiflu (era sul
manifesto dell'8 marzo) e l'altra e' un reportage (trasmesso dalla tv
svizzera, su Falo') sul ritiro dal mercato di Aulin in diversi paesi.
Bookmarks:
http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1012364.php
http://www.rtsi.ch/trasm/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=888&idc=8560 >
_______________________________________
G.P. wrote:
< "Ringraziamo il presidente Casini per il principio morale che intende
applicare al suo partito. Speriamo fara' pulizia ad Agrigento di persone
impresentabili quali il senatore Sodano, che ha totalizzato: una
condanna definitiva a un anno e 8 mesi per aver favorito l'abusivismo
edilizio nella Valle dei Templi in cambio di sostegno elettorale; una
condanna a 3 anni e 4 mesi in Tribunale per gli appalti truccati del
depuratore del Villaggio Peruzzo e delle opere di urbanizzazione di
Favara ovest; una condanna a un anno in Tribunale per la gestione
illegale dell'acquedotto municipale; ed e' ancora imputato per la sua
villa abusiva nella valle dei Templi e per aver truccato l'appalto della
nettezza urbana. Totale: quattro condanne per un totale di 6 anni di
reclusione e due processi in corso" (manifesto di Giuseppe Arnone, di
Legambiente)
________________________________________
faqpost@email.it wrote:
< In rete sta girando questo messaggio da inoltrare alla redazione de LA
SICILIA, affinche' dia la dovuta copertura alla vicenda dei loro
colleghi di Telecolor e sollevi la questione in modo da poter informare
la gente della situazione dei 9 giornalisti e dei sette tecnici. Il
messaggio e' questo: Il sottoscritto nome e cognome esprime la propria
solidarieta' ai giornalisti ed ai tecnici di Telecolor licenziati.
Occupatevi anche voi dei vostri colleghi, altrimenti vergognatevi >
* * *
Certo. E poi bisogna chiedere a Monica Lewinsky una firma contro la
pornografia.
________________________________________
Don Primo Mazzolari wrote:
< La primavera incomincia con il primo fiore,
il giorno con il primo barlume,
la notte con la prima stella,
il torrente con la prima goccia,
il fuoco con la prima scintilla,
l'amore con il primo sogno >
6 marzo 2006 n. 323
________________________________________
E cosi' manca un mese alle elezioni. Non sono elezioni democratiche
(ormai, perche' un'elezione sia democratica bastano un paio di passanti
intervistati alla meno peggio davanti a un seggio) e non lo sono perche'
l'elettore ha perduto il diritto concreto di scegliersi i propri
rappresentanti: liste bloccate, niente preferenze, ecc. Una volta,
sarebbe scoppiata una rivoluzione.
Non e' un'elezione, e' un referendum. Un referendum amaro, fra un
aspirante imperatore e una classe di senatori: ma un referendum che
bisogna vincere, perche' anche fra Mussolini e il re c'e' una bella
differenza, o fra il senato e Caligola, e persino fra un Berlusconi e un
D'Alema.
Se vince il centrosinistra, la tendenza sara' - con tante belle parole
- di lasciare tutto piu' o meno com'e', con governanti meno cialtroni ma
sempre con un paese diviso fra vip e cococo'. Ma se vince la destra,
comanderanno i Goebbels e i Calderoli. Per questo, io vado a votare e vi
consiglio di andarci pure voi.
Eppoi chissa': puo' darsi che questa fine catastrofica di dieci anni di
governo degl'imprenditori - il signor B. era ufficialmente sostenuto
dalla Confindustria, il suo era il loro regime - ridesti nel popolo
qualcosa. Puo' darsi che le antiche idee - i diritti degli uomini, la
dignita', il non-ammazzare - riprendano vigore, come - per contraccolpo
- la liberta' dopo l'otto settembre. Puo' darsi che non sara' poi cosi'
facile, cacciato traumaticamente Berlusconi, berlusconeggiare con garbo
e stile dopo di lui. Puo' darsi, ci ricordano i vecchi, che si riesca a
cacciare sullo slancio, dopo il duce e il fascismo, anche il re: chi lo
sa. Intanto, come cittadini, ci schieriamo. Non sono tutti uguali. Non
si resta a guardare.
* * *
In Sicilia, in questa terra cialtrona e miracolosa, si combatte non per
un meno peggio ma proprio per un qualcosa. Qua, irrazionalmente o forse
per profondissime ragioni, la lotta fra potenti e popolo, in forme
sempre piu' sotterranee ma sempre improvvisamente risgorganti, non e'
mai morta del tutto: la mafia e l'antimafia, forme estreme della
politica italiana, vi si affrontano ancora, esplicitamente, ora come
prima. E questa e' un'occazione grandissima, da non sminuire.
Vincere le elezioni nazionali e' un dovere. Ma Borsellino in Sicilia, e
Vendola nelle Puglie, e la generazione di Locri fra i calabresi, questo
e' assai piu' della politica. Puo' essere il confuso inizio di un mondo
nuovo.
________________________________________
Fisicamente, il tono di voce del signor B. - ormai irriconoscibile - e'
quello dei vecchi oratori professionali d'altri tempi: venditori
ambulanti, rappresentanti di commercio, imbonitori. Le stesse
barzellette-standard con autorisata, lo stesso abbassamento commosso
seguito dall'improvviso, e un po' stridulo, acuirsi del tono. Strano:
eppure, lui sarebbe uno nato con la tivvu'.
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Pregmo Dott Banch Comp Lupmann Ivan Gardini, sede. Gentile Dottore, mi
dicono che Lei sia ora il nuovo proprietario di Left (la nuova rivista
dell'italian left) e vorrei umilmente chiederLe una cortesia. Le
spiacerebbe togliere la parola "Avvenimenti" da sotto la testata? E'
vero che e' scritta piccina piccio', ma egualmente potrebbe ingenerare
confusione con cose con cui Lei non c'entra niente. E anche quel
"settimanale dell'Altritalia": non le sembra un po' kitsch, poco trendy,
addirittura communista? Tolghi, tolghi anche quello, mi facci il
piacere. Grazie, troppo gentile. Oh, com'e' buono Lei, dottor Gardini.
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Buone notizie. Non si candidera' stavolta nel centrosinistra il
produttore Vittorio Cecchi Gori, finora noto per le sue catastrofiche
performances politiche (trombature, indagini per voto di scambio,
cacciata dei dirigenti diessini che l'avevano candidato) in Sicilia.
Verra' presentato invece dal Movimento per l'autonomia, la formazione
dei leghisti siciliani guidati da Raffaele Lombardo. La sua adesione ha
tuttavia posto qualche problema ai comandanti della Lega. Come toscano,
infatti, avrebbe in linea di massima diritto al trattamento riservato ai
leghisti di razza bianca, ma essendosi arruolato in un reparto coloniale
dovrebbero valere anche per lui le norme che regolano (rancio separato,
obbligo del saluto, rinuncia ai simboli, carriera limitata a sciumbasci)
la disciplina degli ascari. Il Comando leghista decidera' in questi
giorni sulla delicata questione.
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Marchette nazionali. La telenovela della pubblicita' occulta
commissionata dalla Fiat ai principali Tg, per il lancio della "nuova,
Grande Punto" ci riserva ogni giorno nuove sorprese, e questa volta e'
il Garante Antitrust a dare la sua benedizione alle marchette
televisive. Il 28 luglio scorso Sposini (Tg5) e la Mattei (Tg2) mandano
in onda un identico servizio sulla "nuova, grande Punto", che perfino un
bimbo delle medie avrebbe riconosciuto come una pubblicita' passata
sottobanco dalla Fiat agli autorevoli Tg in questione. Siccome credo
ancora che esistano delle utopie chiamate giornalismo e dignita'
professionale, mi prendo la briga di scrivere all'ordine dei giornalisti
e al garante per la concorrenza segnalando questa turbativa al libero
mercato, e le risposte che arrivano mi lasciano di stucco.
A novembre il presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio prende le
difese di Sposini perche' "quando un'azienda lancia sul mercato una
nuova auto tutti indistintamente, i giornali, oltre la radio e la Tv
sono portati a illustrare le caratteristiche della nuova auto. Non
avendo quindi riscontrato nessuna violazione delle norme deontologiche,
il consiglio ha deciso all'unanimita' di archiviare il caso". Ma perche'
solo le auto Fiat e non quelle di altre marche? La risposta mi arriva
pochi giorni fa, con la lettera dell'Antitrust datata 2 febbraio che mi
comunica l'archiviazione finale del caso. Secondo il garante della
concorrenza e del mercato (italiano dell'automobile) la Fiat non avrebbe
danneggiato le sue concorrenti infilando pubblicita' nei telegiornali
perche' le espressioni enfatiche utilizzate nel servizio (straordinaria
abitabilita' del veicolo, rilancio in grande stile della Fiat) "non
risultano artificiose, ma tipiche della prospettazione di un evento di
attualita' di interesse in quanto riguardante uno storico gruppo
industriale nazionale". Morale della favola: le marchette Fiat servono
alla nazione per tenersi informata, ma quelle di altre aziende non vanno
bene. I colleghi sono avvertiti: fate attenzione alla mano occulta che
vi da' da mangiare, se non e' quella di uno "storico gruppo industriale
nazionale". Bene, a questo punto e' ufficiale: mi vergogno del mio
tesserino amaranto. [carlo gubitosa]
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Manifesti elettorali. Casini, da tutti i muri: "Io centro". Veramente lo
slogan fu inventato da Follini. Che ora - cacciato perche'
anti-Berlusconi - non c'entra piu'.
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Fanciulli. Una transessuale brasiliana di nome Gisberta e' stata trovata
morta in un fosso dentro un edificio in costruzione ad Oporto, la
seconda piu' importante citta' del Portogallo. Le indagini hanno portato
all'identificazione di un gruppo di quattordici ragazzi fra i dieci e i
sedici anni, che hanno confessato di aver torturato la vittima per
diversi giorni, prima di seppellirla viva nel fosso..
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Sergente York. Chissa' che fine ha fatto il sergente Kevin Benderman,
che un anno fa di questi tempi fini' sotto corte marziale per essersi
rifiutato di fare un secondo turno di servizio in Iraq. Nell'esercito da
dieci anni, nella primavera 2003 aveva partecipato in prima linea alla
presa di Bagdad. Ma poi c'e' stata l'occupazione. "Quanto ho visto in
Iraq mi ha cambiato e mi ha reso moralmente contrario alla guerra".
Cosi', il sergente B. s'e' dichiarato obiettore di coscienza, e in tale
veste e' finito per un breve periodo sui giornali. Poi, non se n'e'
parlato piu'.
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Cartelli. "Benvenuti a Colgate comune di Antieuropa"
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Scontri di civilta'. Rinviato il duello alla scimitarra fra Gheddafi e
Calderoli. S'erano accusati a vicenda di essere un razzista fascista e
un sanguinario tiranno. Avevano ragione tutt'e due.
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Incontri di civilta'. Come ulteriore riconoscimento del suo impegno
della lotta contro il terrorismo, Bush ha regalato a Berlusconi un
prigioniero da torturare, tutto per lui.
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Bavaglio. Confermata in appello la condanna di Umberto Santino, il
principale esperto italiano di mafia, per alcuni stralci del suo
"L'alleanza e il compromesso" edito nel '97. A ritenersi diffamato e'
stato l'ex ministro Calogero Mannino, su cui Santino aveva pubblicato un
documento circolato nel '92 dopo la strage di Capaci.
"La sentenza - secondo Libera e le altre associazioni antimafiose - e'
preoccupante perche' sottovaluta la distinzione tra attivita'
giornalistica (diritto di cronaca) e attivita' di analisi e
intepretazione (diritto di critica e liberta' di ricerca). Risente di
una concezione angusta della tutela della reputazione individuale, poco
sensibile all'esigenza di un giusto contemperamento con l'interesse
pubblico a conoscere, commentare e studiare le contiguita' tra politica,
mafia e affari, duramente stigmatizzata anche dal Presidente della Corte
d'Appello di Palermo nella recente inaugurazione dell'anno giudiziario.
Rilanciamo la "campagna per la liberta' di stampa nella lotta antimafia"
per rivendicare il diritto di conoscere e studiare responsabilita'
politiche e morali indipendentemente da eventuali responsabilita'
penali, di competenza della magistratura; rielaborare le leggi sulla
diffamazione tutelando sia reputazione personale che la liberta' di
informazione, di critica e di ricerca; rilanciare la sottoscrizione per
il fondo di solidarieta'".
________________________________________
Palermo. Successo della festa organizzata da Addiopizzo per sostenere le
sorelle Pilliu, proprietarie di un locale piu' volte minacciato dai
mafiosi per aver resistito alle minacce dell'imprenditore Pietro Lo
Sicco, e per questo motivo boicottato anche (il locale, non il mafioso)
dagli abitanti del quartiere.
Bookmark: http://www.addiopizzo.org
________________________________________
Stiamo facendo molte Auschwitz in Africa... Il nazismo e' "razionale"
nel senso che con la ragione si puo' anche assassinare la gente e
giustificarne l'assassinio in nome di "valori superiori". Non lo faceva
solo Hitler. Il nazismo e' "democratico" nel senso che la democrazia
puo' essere ridotta a una formalita' di consenso (ieri con Goebbels: e
oggi?) e che un popolo puo', nella sua maggioranza, indursi a sostenere
valori inumani. E il nazismo e' "normale" nel senso che, tranne coloro
che materialmente trattano la carne umana, tutti gli altri partecipati
al meccanismo inumano possono anche non commettere di persona alcunche'
di anormale. I pacifici cittadini di Dachau; la "normalita' del male";
le "cannonate in pancia" buttate li', come battuta semiseria che pero'
interviene nella politica e ottiene dei risultati. Il nazismo non e' una
mostruosita', ma un episodio che si puo' ripetere sotto altre forme, che
in parte gia' si ripete. Dobbiamo sempre chiederci, nella nostra
"normalita'", come verremo ricordati fra cinquant'anni. I tedeschi non
si sentivano mostri, allora. Vivevano una normalita', anche loro.
Quanto a Speer: studiatelo bene, studiate bene tutti i nazisti
"normali" e cercate - se potete - di riconoscerli intorno a voi.
Leggete Fatherland, leggete La Svastica sul Sole. Non assolvete mai,
neanche di un millimetro, i nazisti perbene. Speer e' altrettanto
assassino quanto Eichmann, e avrebbe meritato la stessa fine.
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(E non c'era Bondi!). "Quando il compagno Stalin sale alla tribuna e'
accolto da una lunga, fragorosa ovazione di tutta la sala. Tutti i
presenti si alzano. Da tutte le parti si grida: "Per il compagno Stalin,
urra'!", "Evviva il compagno Stalin!", "Per il grande genio, per il
compagno Stalin urra'!", "Viva!", "Gloria al compagno Stalin!".
(Rapporto all'Ottavo Congresso dei Soviet, 25 novembre 1936, cronaca
parlamentare).
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Spot. In edicola il nuovo numero di Pizzino, la rivista di satira
antimafiosa dei giovani palermitani. Vignette, disegni, articoli, mafia,
mafia & politica e tutto il resto: "Dottor Jekyll e mister Mafien"
Info: Associazione Scomunicazione 334.3884478
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Spot. Giornata nazionale per una informazione e comunicazione di pace,
indetta da: Tavola della Pace, Coordinamento nazionale Enti Locali per
la pace, Federazione della Stampa Missionaria Italiana, Fnsi, e
sindacato giornalisti Rai. Venerdi' 10 a Roma, in corso Vittorio 349,
presso la sede della Fnsi.
Info: stampa@perlapace.it
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Spot. Informazione Antifascista e' passato dal web alla carta stampata:
scrivere alla redazione per ricevere il numero di marzo. Valerio
Verbano 26 anni dopo; Ieri fascisti oggi santi; Il nero in curva; destra
neofascista e mondo ultras romano; Skinheads, il progetto rash.
Info: sioux@autistiti.org
________________________________________
Novantatre'. < Per Alessandra e Marco:
- Chiamate (presto, perche' forse poi parte) Maurizio, bisogna
spiegargli la situazione attuale e coinvolgerlo col suo compare nel
mensile. Fatemi anche chiamare da lui al giornale. Attenzione: chi lo
chiama lo adotta.
- Fate un fax alle sede del Comitato referendum per aderire formalmente
alla manifestazione del 25.
- Fate un fax ai compagni che organizzano il controvertice a Napoli per
aderire formalmente come Siciliani.
- Fatevi sentire ogni giorno.
Per Carlo:
- Attenzione: devi organizzare tu i punti di riferimento Alba in Sicilia
(pochi ma buoni).
- State sopra ai milanesi!
- Avete contattato i ragazzi del Righi? Puo' pensarci Cecilia
- Distribuite alla manifestazione un bel po' dei giornali arretrati
(Alba e Siciliani) che avete in sede (dove ingombrano e non servono a
niente)
- Vorrei notizie da Napoli: a) sul giornale locale in costruzione, b)
sulla situazione del controvertice.
- Fatevi sentire ogni sera.
Per Francesco:
- Quando vai con Roberto e Marco al Corto (portando il book e facendolo
vedere)?
- Parlatene anche con Paolo, che ha un'esperienza formidabile nel
settore.
- Grazie (ma cu ie' 'stu Lisischi?)
- Quando mi dai la data per il casale?
Per Roberto:
- Mettiti in contatto (urgente) con Dino Frisullo. Dagli il book e il
floppy. Coinvolgilo nella faccenda del giornale romano. Digli che qui
c'e' un gruppo di immigrati che vuol fare un giornaletto. Proposta
operativa: giornale immigrati fatto fra Sicilia e Roma, "Senza Confine",
8 pagine formato manifesto utilizzando book e stampando coi prezzi di
Firenze (vedi Marco).
- In qualche modo (ti possono aiutare Marco o Paolo) Mettimi in contatto
entro martedi' con l'editore di Stampa Alternativa (quello che fa i
millelire) >
________________________________________
dostimolo@tiscali.it wrote:
< Esprimiamo la nostra piu' viva solidarieta' a Luciano Vullo, preside
del Liceo scientifico Vittorini, e assessore dell'amministrazione
comunale di Gela, vilmente e mafiosamente aggredito oggi nella sua
citta'. Auguri di pronta guarigione. Comitato a sostegno del
giornalista Marco Benanti >
________________________________________
esperito@libero.it wrote:
< Due articoli sulle sostanze nocive appaiono oggi sul Giornale di
Brescia. Due articoli, dei quali, uno c'e' e l'altro non c'e'. (Vi pare
assurdo? Non e' poi tanto assurdo. Vediamoli insieme). Il primo, dal
titolo: "Cocaina in ovuli, ghanese nei guai", mostra la foto di un
poliziotto che tiene in mano un sacchetto di cellofan trasparente,
contenente una ventina di palline bianche. Il secondo, dal titolo
"Tabagista muore di cancro fra atroci dolori", racconta di come gli
spacciatori di tale sostanza mortale, tabaccai, politici, e naturalmente
i loro scagnozzi, riescano sempre a farla franca >
________________________________________
stefasha@libero.it
< "Totale solidarieta' con gli agenti della popolazione locale che non
percepisce alcuna differenza fra interventi legali o illegali della
forza di polizia. E' successo a Sassuolo, in Alabama". La popolazione
locale, sospetta totale imbecille e impercipiente, benvivente, cattiva e
votante-bossi-berlusconi (nonche' efficientemente protetta in un
quartiere noto per la cronaca mondana). Si, dobbiamo essere proprio in
Alabama, dov'e tutto bianco o tutto nero (e Pasolini e' buono solo per
le commemorazioni da bookshop). Riccardo, e dai, che palle. Almeno tu >
* * *
Conosco benissimo Sassuolo: e' un pezzo di Emilia rossa, buono,
laborioso e civile. Eppure, a Sassuolo e' successa questa storia qua.
Giustificazioni ce ne sono tante: la paura, il panico, l'impatto in una
comunita' tranquilla della delinquenza "di fuori": non hanno ragionato
piu'. Il mio lavoro, pero', e' di ricordare ai compagni che bisogna
ragionare, sempre, che bisogna restare civili anche quando la situazione
si fa dura. Sempre. Senno' si diventa, da pepponi che eravamo,
schwarzenegger americani.
________________________________________
sandro bengodi wrote:
< Ho letto il pezzo di Giulietto Chiesa sul suo licenziamento da Left.
Che ne pensi? >
* * *
luigi ficarra wrote:
< Sarebbe molto interessante sapere perche' Left e' finita a ...
fagioli >
* * *
Boh. Gli amici di Avvenimenti-Left hanno trovato degli imprenditori "di
sinistra" per finanziargli il giornale. Costoro, una volta immessi nel
pollaio, hanno cominciato subito a mangiarsi le galline. Si sono fatti
il giornale da se', fregandosene dei redattori, e quando i direttori
hanno protestato li hanno cacciati su due piedi: trattandosi di colleghi
come Chiesa e Minucci (che fa questo mestiere da quarant'anni) il loro
comportamento, oltre che ovviamente fascista, e' stato squallidamente
insolente. Hanno trovato un tizio, tale Di Maula, per "dirigere" a modo
loro il giornale (e nei momenti liberi spazzare le scale, cambiare
l'acqua al canarino ecc.) e adesso andranno avanti facendo un brutto
giornale, partecipando solennemente ai dibbattiti "della sinistra" e
percependo contributi pubblici, che non fanno mai male.
Tutto questo, in realta', con Avvenimenti non c'entra niente,
Avvenimenti era quello che facevamo con Fracassi allora, con una
redazione bellissima di giovani giornalisti bravi e compagni, nessuno
dei quali e' stato recuperato, o anche semplicemente interpellato, da
quella sinistra perbene che pure parla tanto di giornalismo libero e
professionale. Questo, a mio parere, e' stato il vizio d'origine di
tutta la faccenda. E' stato sbagliato e presuntuoso, in questi anni,
utilizzare una testata come Avvenimenti per vendere una cosa
completamente diversa. E' finita cosi'.
(Sembra che Bonaccorsi, Gardini e gli altri neo-padroni che hanno fatto
questa bella impresa siano politicamente legati a Rifondazione
Comunista: sono anche iscritti? In questo caso, che provvedimenti
disciplinari nei loro confronti prendera' questo partito? E perche' i
dirigenti *politici* non hanno ancora preso posizione? Mi piacerebbe
saperlo, anzi - come compagno - lo pretendo. Diversamente, dovremmo
cominciare a chiamarla Riquotazione Comunista).
________________________________________
bb wrote:
< Scrivo le mie promesse in una lingua durevole
Perche' temo che molto ci voglia
Prima che siano adempiute >,
2 marzo 2006 n. 322
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Nizza e Savoia. Situazione sempre tesa alla frontiera
italo-francese, dove tuttavia non si registrano ancora scontri
armati. Scambio d'invettive fra Cambronne e Scajola, richiamo dei
rispettivi ambasciatori, respinta la mediazione europea, scambio
d'invettive fra i due imperatori: "Il vero Napoleone sono io!".
"Non, c'est moi le vrai Berlusconi'!". Il confronto su alcune
rivendicazioni di frontiera (Nizza, Savoia, Enel, Pinerolo) rischia
cosi' di allargarsi a un conflitto di imprevedibili proporzioni, in
cui una dopo l'altra le varie potenze (Prussia, Sassonia, Impero
asburgico, Due Sicilie, ecc.) si schierano dall'una o dall'altra
parte, con serio pericolo per la Belle Epoque.
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America. Indagine della polizia sul comportamento di alcuni agenti
che, dopo aver bloccato un sospetto malvivente, l'hanno gettato a
terra riempiendolo di calci e botte. La scena, filmata dal
videofonino di un passante, e' finita in internet e cio' ha indotto
le autorita' ad aprire l'inchiesta. Totale solidarieta' con gli
agenti, invece, della popolazione locale che non percepisce alcuna
differenza fra interventi legali o illegali della forza di polizia,
purche' siano efficienti. E' successo a Sassuolo, in Alabama.
________________________________________
Colombia. Dei due principali garanti "neutrali" delle istituzioni,
il presidente della Camera e quello del Senato, il primo ha
duramente rimproverato i magistrati che fanno indagini penali su
membri del governo e il secondo ha invitato l'operazione a dar luogo
a una crociata contro i meticci, abrogando l'eguaglianza prevista
dallo stato di diritto fra le varie etnie e religioni.
________________________________________
Banchieri. Dopo Sindona e Calvi, rispettivamente difesi da Andreotti
e Sindona, tocca a Geronzi di Bancoroma l'onore di essere il terzo
banchiere italiano a ricevere contro i magistrati l'appoggio
esplicito del Presidente del Consiglio in carica. Visto che la
circostanza non ha portato eccessiva fortuna ai suoi predecessori,
Geronzi farebbe bene a evitare di prendere caffe' della cui
provenienza non sia piu' che sicuro.
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Toghe rosse. "I lettori prendano atto che nulla vale piu', in
Sicilia, per far carriera nella magistratura, del prender parte a
processi di stampo mafioso...". Non e' l'ennesima esternazione del
signor B. ma, con vent'anni d'anticipo, l'attacco (Corriere della
Sera 10 gennaio 1987) di Leonardo Sciascia al giudice Paolo
Borsellino. Immaginiamo Sciascia da Vespa o da Mentana, adesso,
benevolmente intervistato a proposito di questi giudici estravaganti
che non riescono a farsi - rispetto a mafiosi e politici - gli
affari loro.
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Bavaglio. Si comincia coi giornalisti poveracci e si va avanti con
quelli "regolari". In Sicilia, il padrone di Telecolor ha licenziato
nove giornalisti su tredici, nonostante i milioni recentemente
guadagnati con le vendite delle frequenze. Naturalmente si tratta di
Ciancio, ma era inutile specificarlo visto che tutte le televisioni
della Sicilia sono sue, a volte intestate (per aggirare la legge) a
parenti. La nostra solidarieta' ai nove colleghi licenziati, e
l'invito a lottare insieme ("irregolari" e "normali",
contrattualizzati e precari) non solo contro questa o quella singola
prepotenza, ma per la liberta' di stampa nel suo complesso. Un
suggerimento al segretario nazionale della Fnsi, Serventi Longhi:
non crede che, a questo punto, converrebbe istituire un sindacato
dei giornalisti anche in Sicilia? Adesso c'e' solo un gruppo di
tizi, per lo piu' dipendenti di Ciancio, che si fa i fatti suoi (e
ovviamente cosi' l'editore fa tutto cio' che vuole).
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Geronzi: "Io non avevo nessun potere in Parmalat". B.: "Le tv mi
censurano, io li' non conto niente". Sta' a vedere che Parmalat era
di Luxuria e che il padrone di Mediaset e' Caruso.
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Protestanti. L'associazione di volontariato Gapa, a Catania, va
avanti anche grazie a una donazione di trentamila euri che gli hanno
dato (prendendoli dal loro otto per mille) i valdesi. Nello stesso
momento, e sempre a Catania, i valdesi stanno cercando di
raccogliere fra di loro venticinquemila euri per ristrutturare la
loro sede, che ne ha bisogno. Ma non avevate i soldi dell'otto per
mille? "No, quelli ogni volta c'impegnamo a darli a chi ne ha
bisogno e a non usarli mai a fini interni". Non ho parole.
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Pirati. "Basta affari sporchi a Montecarlo. Renderemo piu'
trasparenti le nostre istituzioni finanziarie" promette il nuovo
sceicco ereditario di Monaco, il "principe" Alberto Grimaldi. I
Grimaldi sarebbero dei pirati genovesi che, fra una scorreria e
l'altra, s'impadronirono della cittadina francese di Monaco e
riuscirono con vari escamotages a tenersela fino a oggi, aggiornando
tuttavia di secolo in secolo i metodi operativi della loro
attivita'. Adesso, per esempio, Monaco non e' piu' base di
brigantini armati ma semplicemente di riciclaggi, brokers
internazionali, societa' fantasma e finanzieri veloci. I giudici
francesi si sono lamentati piu' volte di questa enclave illegale,
che tuttavia fa molto comodo e viene dunque tollerata.
________________________________________
Rispetto 1. Sud. Straordinario successo dell'esposizione delle
reliquie di Padre Pio a Brancaccio, un quartiere mafioso di Palermo.
La cosa e' tanto piu' strana, in quanto la popolazione locale non e'
affatto cristiana ma adora alcuni antichi dei cartaginesi, che
richiedono - fra le altre cose - dei sacrifici umani. In passato, la
Chiesa di Roma ha inviato sul posto dei coraggiosi missionari, che
pero' sono stati scacciati dagli indigeni oppure (come avvenne a
padre Puglisi, nel settembre '93) senz'altro uccisi. Alla fine, in
Vaticano s'e' deciso che convertire quel popolo era praticamente
impossibile, e che tanto valeva cercare d'inserirsi ponendo, fra i
numerosi idoli sanguinari locali, qualche idolo proprio che
quantomeno desse l'esempio d'una idolatria meno feroce. E cosi' e'
stato fatto.
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Rispetto 2. Nord. Sara' un siciliano il capolista di Forza Italia in
Lombardia, e si tratta del palermitano Marcello Dell'Utri, scelto
per i suoi insigni meriti politici e culturali. Cosi' la Sicilia
potra' continuare a civilizzare la Lombardia, cosa che avviene ormai
da una buona ventina d'anni con la gioiosa approvazione delle due
parti.
________________________________________
Promemoria. Bush, che interviene smaccatamente nelle elezioni
italiane appoggiando Berlusconi contro Prodi, merita la nostra
riconoscenza perche' ci ricorda la posta principale di queste
elezioni. Non si tratta solo di cacciare una banda di allegri
ladroni e un presidente ormai allo stato Fujimori, ma anche e
soprattutto di tornare alleati all'Europa, che due anni fa abbiamo
tradito a favore dell'impero. L'Europa e' piu' civile, piu' ricca,
piu' produttiva; l'impero ha le armi. La scelta e' apparsa facile
agli "statisti" brianzoli. Grande stupore ogni volta che dall'Europa
arrivano calci, fischi e spintonate, da cui le armi ovviamente non
possono difenderci.
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Blog-bufale. Culture giovanili, ribellione, voglia di liberta': sono
questi i nuovi grimaldelli utilizzati dai piazzisti pubblicitari per
far breccia nel mercato degli adolescenti con tattiche di vera e
propria "guerriglia comunicativa" basate sull'occultamento del
marchio aziendale e sulla creazione di nuovi simboli. L'apripista di
questo fenomeno e' stata la Nike, che nell'autunno del 2004 ha
inventato dal nulla il "movimento degli skyplayer", ragazzi che
giocano sui tetti delle case di Roma, infilandosi di soppiatto nei
palazzi e facendosi beffe dei portinai. Tutto falso, ovviamente, ma
nel frattempo Repubblica e il Corriere dello Sport ci cascano,
intervistano i sedicenti "ribelli del pallone", vestiti Nike dalla
testa ai piedi, e danno visibilita' ai siti collegati al "movimento"
senza sospettare la longa manus dell'azienda che si nasconde dietro
l'operazione.
Ora l'assalto dei pubblicitari si e' spostato dalle strade al mondo
virtuale delle reti, dove i messaggi commerciali che invogliano
all'acquisto hanno imparato a camuffarsi sotto le mentite spoglie di
blog "alternativi" e movimenti ribelli. È il caso del blog "The Zero
Movement", creato ad arte dalla Coca-Cola per vendere l'idea di una
vita libera, dove le restrizioni e le regole sono pari a zero.
Peccato che il numero zero si riferisse in realta' alle calorie di
una nuova bevanda. I "flog" ("fake blog", blog fasulli) sono uno
strumento collaudato anche dalla Pepsi, che sul blog "That Pepsi
Girl" ha raccontato a utenti ignari la storia di un blogger deciso a
conquistare la ragazza di uno spot Pepsi. Mc Donald's, con il flog
"Lincoln Fry" ha raccontato la bufala di due blogger che avrebbero
trovato una patatina con il profilo di Abramo Lincoln.
Sul sito mediazione.info un recente articolo di Gaia Botta' ha
analizzato in profondita' questo fenomeno, arrivando ad una
importante conclusione: chi vuole fare pubblicita' in rete con nuovi
strumenti di comunicazione fa molto male a nascondere il marchio
della propria azienda spacciando per spontaneo quello che non e'.
Prima o poi i nodi vengono al pettine, e il danno d'immagine e'
irreparabile. Non sta bene prendere per fessi gli utenti di un blog.
[carlo gubitosa]
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Alta moda ribelle. Chi pensa che il mondo delle sfilate sia noioso e
grigio dovrebbe dare un'occhiata alle scorribande di "Serpica Naro",
la stilista virtuale piu' famosa d'Italia che in realta' e' solo una
delle varie incarnazioni di "San Precario", l'icona inventata dai
lavoratori flessibili che non sanno piu' a che santo votarsi. La
parabola artistica di Serpica inizia nel 2005, quando il nome della
misteriosa stilista compare nell'elenco degli artisti che avrebbero
dovuto chiudere la "Settimana della Moda" a Milano, ma a sorpresa la
passerella e' rimasta vuota e il "collettivo Chainworkers" ha
realizzato una sfilata alternativa all'interno del centro sociale
Pergola. Quest'anno, non potendo piu' contare sull'effetto sorpresa,
le seguaci di Serpica Naro hanno denunciato il precariato con
un'incursione durante una sfilata di Coveri, travestite da
supereroine urbane con calze a rete fucsia e minigonne nere. La
scelta di Coveri non e' affatto casuale: Francesco Martini Coveri,
il nipote dello stilista Enrico, ha pensato bene di registrare per
conto dello zio il marchio "Serpica Naro", che ora vive una doppia
vita. Da un lato e' ingabbiato nella burocrazia dei trademark
internazionali, e dall'altra e' stato registrato in Italia dai
devoti di "San Precario" per trasformarlo in un "no logo" collettivo
che verra' utilizzato per una licenza di produzione etica. [carlo
gubitosa]
Bookmark: http.//www.serpicanaro.com
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Media. E Telecaliffo? Chissa' se la fanno ancora. In realta' si
chiamava "Sout al Khalifa" ed era l'improvvisato Tg messo in onda,
qualche mese fa, da alcuni seguaci di Al Qaeda evidentemente non
ignari di "midia" e comunicazione. "Le notizie di oggi: grande
vittoria a Gaza!" (tono entusiastico-militare), "Dichiarazione del
leader di A.Q. Zarqawi" (compunto-servile), "Uragani? Non casuali:
li manda Dio!" (scientifico-clericale, molto trendy). C'erano pure
gli stacchi di pubblicita': "Il vero braccio di Allah? Senza
confronti: Brigate irachene!". Bisognerebbe proibire ai terroristi
di guardare le tv italiane, senno' si fanno venire troppe idee.
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Spot. E' in edicola. Antimafia Duemila. La Relazione di minoranza
della Commissione antimafia, l'appello del procuratore Grasso a non
candidare politici indagati, il racket del cemento a Trapani, il
processo Dell'Utri, le indagini sull'agenda scomparsa del giudice
Borsellino, il progetto di riforma sulla confisca dei beni mafiosi,
e un'intervista a Rita Borsellino.
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Spot. Siracusa. Presentato il primo numero di Agora', settimanale in
italiano, inglese, arabo, cingalese e francese per i lavoratori
stranieri in Sicilia. La nuova testata, sostenuta da varie
parrocchie e associazioni cattoliche, e' stata illustrata al
pubblico alla presenza del vescovo di Siracusa.
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Spot. Numero speciale di Inguine, la rivista di satira di Elettra
Stamboulis e Gianluca Costantini, in occasione del Comicon che si
terra' a Napoli dal 3 al 5 marzo. Il numero sara' interamente
dedicato alla satira antimafia, con la partecipazione di Sergio
Nazzaro, Marc De Dieux, Claudio Morici, Andrea Colombari, Antonino
Musco, Christian Del Monte, Ribichini, Alessio Spataro, Squaz, Tuono
Pettinato, Rocco Lombardi, Wostok, di Paper Resistance e dei
disegnatori siciliani di Erroneo e del Pizzino.
Bookmark: http://www.inguine.net
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Antimafia. Il sette marzo e' il decimo anniversario della legge
n.109/96 sul riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle
mafie. In questi dieci anni essa ha dato notevoli risultati sul
piano economico e sociale, che e' quello su cui maggiormente bisogna
contrastare la mafia: parecchie cooperative di giovani lavorano
ormai sui terreni confiscati, e in tutta Italia sono avviate
numerose esperienze di uso sociale dei beni ex-mafiosi. Su queste
esperienze e' stato elaborato un rapporto completo, che verra'
presentato da Libera - che a suo tempo ha raccolto piu' di un
milione di firme per promuovere la legge - martedi' 7 a Roma. (La
prima proposta di riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi
apparve sui Siciliani nel 1985, e ne siamo ancora orgogliosi)
Info: beniconfiscati@libera.it
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Memoria. Peppino Impastato, le sue esperienze politiche e umane, la
sua produzione scritta, le testimonianze dei compagni, le sue
poesie, le immagini della sua vita, vissuta come "lotta continua"
contro la mafia.
Bookmark:
http://www.peppinoimpastato.com
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Civilta'. Un ragazzo ebreo ucciso, perche' ebreo, a Parigi. Rinasce
l'antisemitismo (quello classicamente antiebraico) quasi
dappertutto: dall'Europa, dov'era antico, al Nordafrica dove invece
non esisteva. Si uccide tranquillamente per un pezzo di terra, o
per una barzelletta. Sempre piu' i nemici vengono percepiti come
non-umani, membri d'un'altra razza. Lo "scontro fra civilta'" sta
appena cominciando a produrre mostri.
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Sigia wrote:
< General Motors e Ford fino agli inizi del 1942 hanno fornito
migliaia di automezzi bellici e parabellici per l'invasione di
Austria, Cecoslovacchia e Polonia. GM ha aiutato la sua filiale
tedesca (Opel) a convertirsi alla costruzione di carlinghe d'aereo
per la Luftwaffe. IBM ha supportato l'informatizzazione del lavoro
nei campi di concentramento, con particolare riferimento alla
contabilita' dei gassati e dei forni crematori. Henry Ford era
esplicitamente antisemita >
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fmmasala@tiscali.it wrote:
< Ho letto queste parole di Gramsci e vorrei condividerle con tutti.
"Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da
alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa
ignora, perche' non se ne preoccupa: e allora sembra sia la
fatalita' a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia
altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del
quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto,
chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi
indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano
oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto
anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia
volonta', sarebbe successo cio' che e' successo? Odio gli
indifferenti anche per questo: perche' mi da' fastidio il loro
piagnisteo da eterni innocenti" >
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Alessandro Paganini wrote:
< Il bilancio dell'Inps ha avuto un attivo di 152 miliardi di lire
nel 2000 (fonte: Secolo XIX 1 agosto 2002), di 993 milioni di euro
nel 2001, 3192 milioni nel 2002, 405 milioni nel 2003 (fonti:
rapporti annuali Inps) e di 5264 milioni nel 2004 (fonte: Agenzia
Asca 4 novembre 2005. Queste cifre smentiscono anni di martellante
campagna mediatica per inculcare ai bovi cittadini l'idea che
tagliare le pensioni sia necessario. Il FMI valuta il sommerso (e
quindi l'evasione contributiva) al 27,8 per cento del PIL italiano.
L'attivo dovuto anche ai contributi degli immigrati. Ricordiamo
infine che questi attivi arrivano in un periodo di RECESSIONE,
sostenuta anche da incompetenza, corruzione, e parassitismo della
classe imprenditoriale e politica. Ma quali assicurazioni, quali
fondi, quali secondo e terzo pilastro! Si vogliono mangiare le
liquidazioni come primo, e la pensione come piatto forte.
L'antipasto se lo sono gia' fatto: decontribuzioni, condoni,
immobili >
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[Reprint]
VERSO UN GOVERNO "PALERMITANO" (I Siciliani, novembre 1993)
Faranno prima Fini, Bossi, Cossiga, Berlusconi a unirsi e a prendere
il potere, o lo faranno prima i leader responsabili della sinistra?
L'Italia e' spaccata in due, non c'e' possibilita' di mediazioni. O
la democrazia o la reazione, o la sinistra o la destra. Il centro
"moderato e responsabile" su cui ha contato disperatamente,
dall'inizio della crisi in qua, buona parte della sinistra italiana
in realta' non esiste, non esiste piu' da quasi un anno. I
"moderati" si schierano, i benpensanti s'infilano gli stivali.
Weimar, la Spagna del Trentasei, il Cile di Allende.
Stavolta deve andare diversamente. C'e' una maggioranza di sinistra
nel Paese - sono i numeri a dirlo, non piu' noi soli - ed e' una
maggioranza culturalmente omogenea, molto piu' omogenea dei due o
tre filoni fra cui e' ancora indecisa la destra. Le differenze fra
una Rifondazione comunista e un Pds, fra un Orlando e un Rutelli,
pesano e sono gravi; ma sono infinitamente minori di quelle che ci
potevano essere fra comunisti e socialdemocratici a Weimar, fra
anarchici e socialisti nella Spagna repubblicana; molto minori,
comunque, di quelle fra Bossi e Fini. Ma bisogna far presto. Presto,
presto, presto.
I voti della sinistra hanno superato quasi dappertutto, sia a giugno
che a dicembre, la somma dei singoli partiti di sinistra. Questo
dato, troppo facilmente attribuito a particolari carismi
individuali, esprime in realta' il profondo e massiccio radicamento
nella societa' italiana di alcuni valori frettolosamente dati per
"superati". Su di essi bisogna puntare. Saranno essi, i valori e non
gli equilibrismi, a fare la differenza.
In Sicilia la societa' civile e' "entrata in politica" con piu'
radicalita' e piu' determinazione che altrove; ha dovuto
sperimentare prima (non per sua scelta) la politica non mediata, la
politica reale. Non e' merito nostro. Le condizioni erano tali, per
cui bisognava per forza o combattere o sparire. Altrove potevano
permettersi il lusso di giuocare alle repubblichette, di rimuovere i
problemi veri; noi, no. Eravamo costretti a ragionare, a riflettere,
a trovare di volta in volta una risposta ai problemi. Eravamo
costretti, indipendentemente dal talento e quasi contro la nostra
stessa volonta', a fare da battistrada per tutti.
I problemi che ieri erano della Sicilia, oggi sono dell'Italia
intera. Estrema radicalizzazione degli schieramenti politici e
istituzionali, estrema ramificazione dei soggetti sociali e dei loro
legittimi interessi; necessita' di scelte nette e traumatiche sul
piano degli schieramenti e dei poteri, ma - contemporaneamente - di
pazienti e lungimiranti mediazioni e garanzie e salvaguardie nel
sociale. Il tutto, in pochissimo tempo e imperversando la crisi.
Arriveranno prima i leader della sinistra a percepire la posta in
gioco - a farsi le concessioni reciproche richieste dall'unita' - o
arriveranno prima le forze nere? Il problema, e' tutto qui.
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Emilio Salgari ("Le meraviglie del Duemila") wrote:
< "Non vi sono piu' eserciti?" chiesero ad una voce Toby e Brandok.
"Da sessant'anni sono scomparsi, dopo che la guerra ha ucciso la
guerra, l'ultima battaglia combattuta per mare e per terra fra le
nazioni americane ed europee e' stata terribile, spaventevole, ed e'
costata milioni di vite umane, senza vantaggio ne' per le une ne'
per le altre potenze. Il massacro e' stato tale da decidere le
diverse nazioni del mondo ad abolire per sempre le guerre. E poi non
sarebbero piu' possibili. Oggi noi possediamo degli esplosivi capaci
di far saltare una citta' di qualche milione di abitanti; delle
macchine che sollevano delle montagne; possiamo sprigionare, colla
semplice pressione del dito, una scintilla elettrica trasmissibile a
centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito
di polvere. Una guerra, al giorno d'oggi, segnerebbe la fine
dell'umanita'. La scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti" >
Bookmark: http://www.liberliber.it
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gualtierov2000@yahoo.it wrote:
< Politica. La nobile parola
mai fu piu' sputtanata, quant'e' ora
Chi mai con te di cio' vuol ragionare,
tu temi sempre sia per te imbrogliare!
Ma e' errato, a un vil presente, regalare
parole si' importanti (e il ragionare
stesso viene inceppato nel fluire
se un termine soltanto in superficie
crediam che sveli quello che vuol dire).
Politica, ad Atene era servizio:
a rotazione, ognuno - non per sfizio! -
doveva nella vita, un par di volte,
assumere una carica importante.
Responsabilita' ce n'eran molte
e rischi, esposti a critiche eran tutti,
ma tutti si prestavan senza storie.
La storia dice: meno farabutti
sfruttavano in quel modo leggi e stato.
Politica, non vuol dire Santoro,
o alcuno dei politici nostrani
non vuol dir Bruno Vespa ne' Ferrara,
Rutelli o vuoi Fassino, Berlusconi.
Politica e' a ogni cosa dare nome
con voce propria, al sole, nella piazza;
della citta', i destin prendere in mano:
saper che la citta' siamo noi stessi.
Cirano Bolognese cosi' inchiostra
il foglio, e il suo pensiero mette in mostra >
________________________________________
Nota: mi scuso con i lettori a cui non ho potuto rispondere in
queste due settimane, e li prego di perdonare questa scortesia (e la
stessa irregolarita' della Catena in questo periodo) non
intenzionale. (r.o.)
22 febbraio 2006 n. 321
________________________________________
Cento passi all'indietro. La ragazza, poiche' oggi e' domenica,
attraversa la piazza, attenta a tenere gli occhi bassi ma
approfittandone per dare un'occhiata velocissima attorno. Il gruppo
dei giovanotti, qualcuno coi baffetti, sta sul sagrato. Piu' in la'
sul marciapiede, sulle poltrone di vimini del Bar Roma, c'e' un
gruppo di uomini anziani dei quali uno, un po' piu' grasso degli
altri, sorseggia in silenzio il caffe' che un cameriere premuroso
gli ha portato. "Sti fimmini, sempre piu' sfrontate sono", bofonchia
uno. "Unni nun ci po' u' diavulu, ci po' a fimmina" sentenzia
gravemente don Toto'.
Ecco, questo e' un paesino della Sicilia - uno qualunque - cent'anni
fa. Cent'anni? No: molto meno. Diciamo, verso l'inizio dei nostri
anni Sessanta. C'e' il delitto d'onore, cioe' si puo' ammazzare la
moglie "traditrice". C'e' il matrimonio riparatore, cioe' puoi
violentare una donna se dopo te la sposi. Sono leggi scritte nel
codice, mica usanze tribali. E c'e' "voscenza benedica, don Toto'".
In Sicilia, abbiamo combattuto cinquant'anni - le donne piu' degli
uomini - per spazzar via tutto questo. Ha combattuto Falcone e ha
combattuto Franca Viola. Per lei (la prima ragazza siciliana a
rifiutare di sposare il suo stupratore, quarant'anni fa) e' stato
piu' difficile, perche' non c'era assolutamente nessuno che la
aiutasse. Eppure, alla fine ci siamo arrivati.
Nel giro di una settimana, la corte di cassazione italiana ha
riammazzato Falcone e ha ristuprato Franca Viola. Non e' vero - dice
la corte - che Cosa Nostra e' un'organizzazione unitaria, come
diceva Falcone. Pertanto, annulliamo l'ergastolo a Provenzano: chi
dice che i "soldati" mafiosi ubbidissero a lui e non si facessero
gli omicidi ognuno per se' di testa propria? Affanculo Falcone. Non
e' vero - dice la corte - che violentare una fimmina, in fondo in
fondo, sia sempre questo delitto cosi' grave. Questa, per esempio,
per quanto cosi' giovane gia' c'era andata una volta, coi maschi.
Non e' la stessa cosa che violentare una "vergine" senza "pregresse
esperienze di carattere sessuale". Letto, firmato e sottoscritto, in
nome del popolo italiano. Don Toto', dal suo tavolino di vimini,
annuisce in silenzio con aria saggia e grave.
* * *
La giustizia, in Italia, ha due gradi di giudizio: l'appello e il
primo grado, come in tutti i paesi civili. In piu', c'e' un terzo
grado "tecnico" per gli eventuali errori di procedura. Di decennio
in decennio, a poco a poco, esso si e' tramutato pero' in un terzo
grado di merito, un vero e proprio appello dell'appello. Questo
immediatamente significa che la giustizia e' piu' costosa, non piu'
alla portata di tutti; e crea un'anomalia, sedimentata nel tempo,
tipicamente italiana. Il magistrato di cassazione, per come
concretamente s'e' configurato, possiede caratteristiche
sociologiche abbastanza diverse da quelle del magistrato comune. E'
di molto piu' anziano, e' piu' autoreferenziale, e' meno comune
cittadino. Sfila alle cerimonie in strani costumi rossi - laddove
noi sappiamo che l'abito del giudice, magistrato del popolo e non di
qualche astratto stato hegeliano, e' la semplice toga nera o la
giacca e cravatta di Falcone.
C'e' un'enclave autoritaria, incistata all'interno della giustizia
italiana. È un'enclave - non a caso - che il regime autoritario,
ostile alla libera giurisdizione, vorrebbe estendere il piu'
possibile, per esempio aumentandone il peso nel Csm e facendone di
fatto l'organo disciplinare dei restanti magistrati. Essa ha portato
danni gravissimi all'amministrazione della giustizia e alla
complessiva vita del Paese, portando in piu' d'una occasione i
cittadini alla disgrazia peggiore in cui un cittadino possa
incorrere, cioe' ridere della giustizia.
Forse e' arrivato il momento di chiedersi se non sia giusto e
prudente riformare profondamente questo settore incongruo della
giustizia italiana, riportando in vigore anche nella pratica il
principio dei due gradi di giudizio che, formalmente, non e' mai
stato abbandonato. Siccome stiamo parlando di magistratura e di
giustizia, cioe' del settore piu' delicato e vulnerabile dello
stato, e' bene che questa riflessione avvenga con moderazione e
prudenza, nell'arco di diversi anni - che potrebbero anche essere
quelli della prossima legislatura. Nel programma del centrosinistra
dunque starebbe bene anche la riforma - o senz'altro l'abolizione -
di questa Corte di Cassazione.
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Scontri di civilta'. Figuriamoci se erano scontri d'incivilta'.
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Identita'. Va bene, l'Islam e' il segno irrinunciabile
dell'identita' non solo religiosa ma anche politica e civile dei
paesi poveri e oppressi, e dunque non si puo' mettere in burletta a
pena d'incendi, accoltellamenti e omicidi vari. Neanche sul
Cristianesimo si puo' scherzare, visto che anche lui e' un'identita'
irrinunciabile dell'Europa, dell'Occidente, dell'Italia, di Busto
Arsizio, di Lepanto e di Gallarate; per non parlare dell'ebraismo,
ormai usato in Italia principalmente come collante "identitario" di
Ferrara e Fini. Ma insomma, un povero disgraziato che di identita'
ne ha gia' quanta gliene basta per conto suo, che non ha dunque
alcun bisogno di "identificarsi" tribalmente con checchessia, e che
vorrebbe semplicemente e banalmente credere in Dio, a chi si deve
rivolgere?
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Calderoli. E uno come lui dovrebbe rappresentare uno come me?
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Generazione blog. Corinaldo e' un piccolo centro delle Marche a due
passi da Senigallia, dove una nuova generazione di mediattivisti si
e' radunata attorno a un blog per mettere alle strette la politica
locale in doppiopetto. Le questioni sul tappeto sono quelle che
affliggono tante altre province italiane: ecomafie, malaffare,
cattiva gestione delle risorse del territorio. Il tutto e'
documentato con la competenza e la precisione che dovrebbero essere
degli amministratori pubblici e non di uno sparuto gruppo di
cittadini che cercano di usare al meglio la rete e i pochi mezzi
tecnologici che hanno. Dietro queste denunce c'e' un gruppo di
ragazzi che sta scoprendo giorno dopo giorno di cosa puo' essere
capace il potere della parola, lo stesso potere che ha scombinato
gli equilibri di mafia nella Cinisi di Peppino Impastato, e che oggi
a Corinaldo porta autorevoli esponenti della classe politica a
guardare con insofferenza questo blog di "rompiscatole", che nel
giro di pochi mesi ha raccolto decine di migliaia di contatti in un
paesino di cinquemila anime. [carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.comefaremo.it
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Storie di pirati. Un elettrodomestico dovrebbe fare quello che noi
gli ordiniamo, ma i lettori DVD, sono un'eccezione alla prima legge
della robotica: mai recare danno a un essere umano. E' per questo
che spesso ci capita di essere frustrati e danneggiati da un ammasso
di circuiti che ci impedisce di fare cose possibili in teoria, ma
proibite nella pratica da chi vuole controllare il mercato dei
lettori dvd spingendo verso l'utilizzo di tecnologie chiuse e
nemiche dell'utente. Ma a far tremare le gambe dei signori del dvd
ci ha pensato ancora una volta "DVD Jon", al secolo Jon Lech
Joahnsen, l'hacker ragazzino della Norvegia che quasi cinque anni
fa, alla giovane eta' di dicassette anni, ha fatto tremare Hollywood
rivelando al mondo i segreti dei dvd a beneficio di tutti gli
utenti. Per quella azione, che aveva come unico obiettivo quello di
capire meglio e di far capire al mondo come funziona una tecnologia,
dvd Jon ha dovuto attraversare un lungo calvario legale, e ora che
la tempesta e' passata si avvicina l'ora della riscossa.
La nuova sfida, degna del miglior Indiana Jones, e' quella di
svelare i misteri che circondano due nuovi "templi maledetti" della
tecnologia: i dvd ad alta definizione Hd-Dvd e Blu-ray, l'evoluzione
degli attuali dvd. Anche in questo caso l'obiettivo di Jon e'
rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono agli utenti di fare
cio' che piu' gli aggrada con i Dvd di loro proprieta'. La serratura
da forzare per raggiungere la liberta' si chiama Advanced Access
Content System (AACS), una tecnologia adottata da entrambi i formati
in lotta per la successione al dvd. Secondo Jon questo nuovo sistema
di protezione "sara' un successo, ma non nel prevenire la pirateria:
il primo obiettivo - delle major - e' quello di controllare il
mercato dei player. Non siete forse raggianti - ha concluso
ironicamente il giovane hacker - quando il vostro player dvd, se
provate a saltare l'intro, vi dice questa operazione e' proibita?
Ora aspetto solo che sul mercato arrivino i primi prodotti basati su
AACS". [carlo gubitosa]
Info: http://nanocrew.net/
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Informazione 1. E' uscito il primo numero di Left, il settimanale
che prende il posto dell'ultima - non felice - edizione di
Avvenimenti. La nuova veste grafica ed editoriale, la promessa di un
giornalismo d'inchiesta e soprattutto la definitiva rinuncia a
presentarsi abusivamente come continuatore di esperienze ben
differenti - quali il vero "Avvenimenti" degli anni '90 - inducono a
una benevola attenzione nei confronti di questa nuova impresa, che
intende comunque collocarsi nell'ambito della sinistra ("Left" vuol
dire proprio questo, in inglese, ed e' altresi' l'acronimo del
famoso motto rivoluzionario "Liberty, equality and brotherhood"). I
nostri auguri al direttore Adalberto Minucci, al condirettore
Giulietto Chiesa, al direttore editoriale Luca Bonaccorsi e a tutti
i loro redattori, collaboratori e lettori.
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Informazione 2. Ancora un avvertimento mafioso contro Farid Adly,
collaboratore del Manifesto e del Corriere e direttore
dell'agenzia-stampa Anbamed/ Notizie dal Mediterraneo. Ignoti sono
penetrati in casa sua, ad Acquedolci in provincia di Messina, e
hanno lasciato in evidenza su un mobile due pallottole. Adly,
militante antimafioso e per i diritti umani, era gia' stato
minacciato di morte un anno fa.
Info: anbamed@katamail.com
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Assolto. Il capitano Ultimo, che arresto' Riina. Ma l'ha fatto in
buona fede, ha concluso il tribunale.
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Smemoria. E' in edicola l'Isola Possibile, mensile dei noglobal
catanesi. Questo numero, che contiene diverse inchieste
interessanti, e' redatto con piu' serieta' del precedente che
conteneva - in evidenza su tutta l'ultima pagina - una terrificante
articolessa su Alfio Caruso, un giornalista di destra che si
distinse a suo tempo per violenti attacchi all'antimafia
("professionisti dell'antimafia", ingiurie a Nando dalla Chiesa e
roba del genere) e s'e' ultimamente riciclato come pensoso esperto
di cose siciliane. In questa veste e' stato rispettosamente
intervistato da Laura Silvia Battaglia, non senza responsabilita'
del direttore e dell'intera redazione.
Bookmark (per il numero nuovo, il vecchio va semplicemente
dimenticato):
http://www.isolapossibile.it
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Fanatici. Anni fa Vittorio Feltri rivelo' che Gerardo Chiaromonte,
un anziano esponente del vecchio Pci, prendeva soldi dai russi: lo
diceva il dossier Mitrokin, senza ombra di dubbio. La notizia fu
dichiarata poi falsa sotto ogni rispetto. Ma intanto Chiaromonte era
gia' morto, dopo cinquant'anni di politica grigia e onesta, con
questo marchio di spia russa addosso. Alla fine, un tribunale ha
condannato Feltri per la calunnia: ed egli, naturalmente, ha
protestato per questo oltraggio alla sua liberta'. Un paio di
settimane fa, un gruppo di professionisti islamici italiani l'ha
querelato per alcuni dei moderati commenti che egli ogni giorno
diffonde ai danni non dei terroristi ma di chiunque indistintamente
creda nella religione mussulmana. Querelato - secondo le regole
civili - e non ingiuriato o assalito ne' tantomeno minacciato. Ma
lui, imperturbabile, spara a nove colonne: "L'Islam mi denuncia!".
Capire come ragionano i fanatici islamici e' facile, dopotutto:
basta vedere come ragionano i fanatici nostrani, tipo Feltri.
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Quasi-democratiche. "Si', ma tu chi preferiresti che andasse in
Parlamento?". "E che ne so. Mica ora posso piu' dare la preferenza".
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Proposta banale. Noi diamo Calderoli agli arabi. Loro in cambio ci
danno Bin Laden. Calderoli diventa imam o qualcosa del genere e Bin
Laden diventa il nuovo capogruppo della Lega. In fondo, ci sono
pochissime rotelle da modificare, la' dentro.
________________________________________
Giustizia. E' cominciato ieri il processo a Paul Marcinkus, gia'
amministratore della Banca vaticana. Una gestione non priva di
punti oscuri, legati a rapporti con Sindona, Gelli, Calvi,
Ambrosiano e chi piu' ne ha piu' ne metta. Il pubblico ministero,
avv. Simone Pietro, sembra intenzionato a chiedere una condanna
esemplare. Il legale dell'imputato, avvocato Escriva', non ha voluto
invece rilasciare dichiarazioni.
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Politica. Lascia i Ds Lanfranco Turci, che era presidente della Lega
delle Cooperative quando delle coop siciliane alcune (per esempio la
mia) facevano giornali contro la mafia e altre (per esempio la Cmc)
facevano affari coi cavalieri. Il povero Turci non seppe mai
scegliere fra le une e le altre, e questo e' uno dei motivi per cui
io ora posso scrivere solo qui in rete e non sul mio giornale.
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Ascari. Neanche il piu' alto in grado dei leghisti siciliani, il
bulukbasci Rafeh Lombardo, e' stato autorizzato a dichiarare
alcunche' sulla controversa vicenda del ministro Calderoli. "Son
cose che riguardano i bianchi - ha detto un ufficiale della Lega -
Pero' su Gheddafi o Mandela puo' fare tutte le dichiarazioni che
vuole".
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Spot. Campagna "Diritto al cuore" per la costruzione in Sudan del
primo centro africano gratuito di cardiochirurgia. Mandando un sms
al 48587 si attiva il versamento di un euro a favore di esso. "Un
progetto complesso e difficile - dice Gino Strada, chirurgo di
guerra e fondatore di Emergency - ma che contiene semi di pace:
dimostrare che riconosciamo ai cittadini di quei paesi gli stessi
diritti che pretendiamo per noi stessi, che vogliamo condividere i
benefici della scienza medica".
Bookmark: http://www.emergency.it
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Libri. Sotto la notizia niente, di Claudio Fracassi. "Scritto nei
primi anni '90, questo saggio e' di una straordinaria attualita'.
Nell'illustrare come i media - la tv in particolare - fossero stati
usati per influenzare l'opinione pubblica planetaria in alcune
circostanze, nel riferire come abbiano creato e ampliato emozioni
globali, anticipa il panorama attuale, nel quale il potere dei
media sulle nostre vite e' straordinariamente grande, fino ad
attentare alla nostra liberta'". Scaricabile in rete.
Download:
http://www.lombardia.megachip.info
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Sigia wrote:
< Leggendo le allegre dichierazioni del nostro P.del C. m'e' tornato
alla mente il periodo di tanti anni fa - prima dell'approvazione
della Legge Basaglia - quando facevo volontariato in certe strutture
pubbliche dove in tanti si credevano di essere il "grande corso" >
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Piero wrote:
< Per molto meno delle offese a Maometto, la Fiat o Tronchetti
Provera possono chiamare in giudizio un giornalista e strappargli
milioni in danni "morali". Potete deridere il profeta islamico e
Cristo; ma provatevi non dico a deridere, ma a fare una seria
inchiesta sulla setta pseudoreligiosa chiamata Scientology: chiunque
l'ha fatto, spesso su richiesta di genitori disperati di essersi
visti plagiare i figli, e' stato condannato a pagare danni enormi.
Loro hanno buoni avvocati, e il favore del potere reale >
________________________________________
andreisha@hotmail.com> wrote:
< Scrivo per segnalare l'uscita di un libro sulla mafia qui in
Spagna. Il titolo e' Cronicas mafiosas, e il sotto titolo Sicilia,
1985-2005, veinte asos de mafia y antimafia. L'autore e' il catalano
Joan Queralt, un giornalista conoscitore delle vicessitudini di Cosa
Nostra. "Obstinacion civil, educacion, intervencipn política son
las armas que el autor propone para combatir el crimen organizado y
desbancar la inercia del fatalismo. En paisajes marcados por la
fatalidad y la violencia, palabras tan esperanzadas y pronunciadas
con tanto coraje suenan como una necesaria herejía" >
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Amici miei. Tizianella wrote:
< Ti scrivo dalla valle del Wirikuta - deserto messicano - dove mi
sono trasferita da quasi due anni con tutta la famiglia. Valle
incantata, qui gli Huicholes tornano a celebrare le loro cerimonie
sacre. Il paesino dove vivo si chiama Wadley, dal nome di un inglese
che sembra si sia dato un gran daffare ai tempi che furono. Le anime
vive sono una manciata, cinquecento, pressappoco. Quelle
svolazzanti, chissa'. C'e' una stazione che potrebbe tranquillamente
stare in un film di Sergio Leone, al passaggio di ogni treno -
duecento vagoni l'uno, tutti giustamente in mano a compagnie gringhe
che hanno "tagliato" il servizio passeggeri - i muri delle case
ballano ritmicamente.
C'e' una mini-scuola elementare dal nome altisonante. Lucas
frequenta la quinta, ed e' il primo della classe. Dice che si annoia
terribilmente. Cosi' il pomeriggio ci mettiamo a studiare insieme,
nonostante gli sbuffi. La sera poi ci si riunisce alla cantina di
don Totis, a chiacchierare con i vecchietti tra una birra fredda, un
sacchetto di semi di girasole e un bicchierino di mescal. A Wadley
vive anche un torinese, Max, che due volte a settimana prepara e
vende il pane cotto al forno a legna, con la sua giovane compagna e
una bimba di otto mesi che ho letteralmente visto nascere. Di qui
passano molti viaggiatori, tutti, o almeno molti, con incredibili
storie da ascoltare. Si sta bene, insomma. Non mi fermero' ancora
per moltissimo tempo, perche' quando il bimbo (mi ha quasi raggiunto
in altezza, non era difficile, lo so...) avra' terminato la
primaria, che qui dura sei anni invece che cinque, dovremo
trasferirci in una cittadina meno isolata, e con una scuola degna di
questo nome. Ultima notizia: ho portato dall'Italia la mia labrador
Luna e il mio vecchissimo gatto Pippo Filippo, che se la gode alla
grande; al zoologico si e' aggiunta una cagnetta lavandina, razza
tipicamente wirikutiana, che e' la nostra delizia. Si chiama Circa
(da circo). Un bacio >
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Promemoria elettorale. Italians wrote:
< A tirarse massa indrio se finisse col culo in rio >
< Cu fa trenta e 'un fa trentunu, appizza u trenta e u trentunu >
< 'O cane mozzeca 'o stracciato >
< 'O pesce fete d'a cap >
< A robar poco se va in galera, a robar tanto se fa cariera >
< Bon tiempu e malu tiempu nun dura tuttu tiempu >
< Chille fa o gallo 'ncoppa 'a munnezza >
< Mantenimmoce pulite, diceva 'o puorco cu 'a capa dint' o
truogolo >
< Bisuognu metti liggi >
< Quando tuti te dise imbriago, va in leto >
14 febbraio 2006 n. 320
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Caro Marco, quelli come noi quando parlano hanno molte piu'
responsabilita' degli altri. Noi - tu ed io, e forse altri cento
colleghi in tutt'Italia - siamo quelli che fanno i giornalisti sul
serio, pagando il nostro mestiere di persona. E la gente lo sa.
Percio', spesso e volentieri, a noi ci crede. (E' vero che
personalmente non ci guadagnamo niente: ma questo non vuol dire).
Percio', quando ci danno un altro calcio nei denti - per esempio un
tribunale che dice: "Si', hanno fatto bene a licenziarti perche' hai
scritto cose pacifiste: la legge ora dice che c'e' liberta' di
licenziare" - noi non possiamo metterci a bestemmiare come sarebbe
nostro sacrosanto diritto, ma dobbiamo impassibilmente sorridere,
con quelli dei nostri denti che ci sono rimasti in bocca, e dire con
nonchalance: "Va bene, ma io credo tuttavia nella democrazia e nella
giustizia". O qualcosa del genere. Porcoqua e porcola' non va bene.
Magari ci sono dei minorenni che ci ascoltano, e potrebbero credere
che in fondo tutta questa democrazia non e' poi cosi' democratica.
Oppure che "sono tutti uguali": il re e Mussolini, Berlusconi e
D'Alema, Ciancio e il centrosinistra di Catania.
Invece, tecnicamente, tutti uguali non sono. Ci sono differenze
piccole, che spesso si dimenticano loro stessi, ma che sono una loro
debolezza: nel senso che, dividendoli gli uni dagli altri, a volte
abbiamo qualche possibilita' di salvare la pelle. Cosi', quando c'e'
da appendere Mussolini, cerchiamo di non pensare quant'era
mussoliniano il re. Se c'e' da cacciare Berlusconi cacciamolo e non
ci facciamo distrarre dalle berlusconate di D'Alema. E se c'e' da
fare i giornalisti - dunque, qui e ora, contro il monopolio di
Ciancio - questo ci porta via gia' tanto di quel tempo che ce ne
rimane ben poco per scrivere qualcosa (adesso) anche su cio' che ha
combinato la brava gente del centrosinistra a Catania. Giusto?
Giusto.
Non credo che ci sia bisogno di dirci altre cose fra noi. Io cerco
di dirle sorridendo per "noblesse oblige" (nostro collettivo, non
mio individuale) ma il rancore e' grande, rancore pensando a te e a
come vivi in questo momento, pensando a Fabio che non puo' scrivere
una riga da nove anni, pensando a Paolo, a Cettina, a Rosalba, a
Piero, a Leonella... A tutti i miei amici giovani, che ho visto
crescere e imparare il mestiere a uno a uno, a cui hanno impedito di
fare il giornalista semplicemente perche' erano onesti e
antimafiosi. Ma su questo, come disse Gasparazzo (un compagno di
Bronte), ci torneremo quando sara' il momento., a tempo e luogo.
Adesso dobbiamo semplicemente restare noi stessi, senza arrenderci e
senza gridare, senza far confusione fra fascismo e democrazia
(fascismo e' quello che fanno a noi; democrazia, siamo noi) e anche,
se ce la facciamo, ironizzando un po' sulle ridicolaggini dei
gerarchi (siano essi in cravatta "democratica" o in camicia nera)
che ancor prima di essere stronzi e feroci sono goffi e grevi.
Andiamo avanti, tu a scrivere le cose che hai sempre scritto e noi a
sostenerti. Non siamo neanche tanto pochi (guarda l'elenco di quelli
che hanno firmato il nostro appello: non e' solo un pezzo di carta)
e nemmeno tanto isolati, se fra noi c'e' gente come Beppe Giulietti,
Salvo Raiti, Elettra Deiana, Giulietto Chiesa e Rita Borsellino. E
qui mi fermo e conto fino a dieci prima di andare avanti.
* * *
L'appello della societa' civile a sostegno di Marco Benanti - di un
giornalista cacciato dal suo lavoro giornalistico e poi impedito
persino di fare lo scaricatore perche' ha scritto a favore dei
pacifisti - e' stato raccolto da molti esponenti politici - abbiamo
fatto i nomi di alcuni - del centrosinistra. Non c'e' nulla di
strano, naturalmente. Sono di sinistra, dunque sono per la liberta'
di stampa e dunque si sono schierati. Mancano tuttavia dall'elenco i
nomi dei quattro esponenti democratici piu' importanti di Catania,
cioe' esattamente della zona in cui la liberta' di stampa - nella
persona di Benanti - e' stata in questo caso attaccata. Ne faccio i
nomi, rigorosamente in ordine alfabetico:
- Bianco Enzo;
- Fava Claudio;
- Finocchiaro Anna;
- Laudani Adriana.
Di questi, alcuni sono miei amici ed altri no. Alcuni sono persone
le cui idee io condivido, e altri sono avversari con cui non ho
proprio nulla da spartire. Pero' tutt'e quattro sono esponenti
politici di primissimo piano, e tutt'e quattro dichiarano:
- di essere di centrosinistra;
- di aborrire i metodi e il modo di pensare di Berlusconi;
- di essere, a differenza di quest'ultimo, favorevoli ai valori
della Costituzione italiana, che prevede la liberta' di stampa senza
restrizioni.
Hanno infine in comune un'altra cosa.:
- in tempi e circostanze diverse, ciascuno di loro e' stato sottoposto
a critica da parte di Benanti. In teoria, questa circostanza sarebbe
ininfluente visto che, come essi stessi dichiarano, la liberta' di
stampa che essi auspicano vale anche per i diversamente pensanti da
loro.
* * *
Nessuno di loro quattro ha preso pubblicamente posizione sul caso
Benanti. Due di loro hanno delle testate internet (Il Dito e
Itacanews) che dichiarano di voler fare informazione, eppure nessuno
dei due siti ha mai informato i lettori dell'esistenza stessa di un
caso Benanti.
Io, a questo punto, mi sono fatto la mia idea: la censura dei
quattro onorevoli catanesi dipende dal fatto che, non tollerando
essi le critiche, non si dispiacciono affatto se queste critiche
vengono materialmente impedite. Questa, pero', e' solo la mia
opinione e non pretendo d'imporla acriticamente a nessuno. Se
Bianco, Fava, Finocchiaro o Laudani vorranno esprimere la loro,
questo modestissimo spazio e', senza censure, a loro disposizione.
Non pretendiamo di avere il monopolio di alcuna verita'. Ma non ci
piace neanche che lo pretendano loro.
* * *
Infine. E' tempo d'elezioni, e questo tipo di polemiche
interferisce, volerlo o no, con la campagna elettorale. Io
personalmente sono schierato: voto per il centrosinistra, qualunque
sia l'atteggiamento dei suoi notabili, perche' prima di tutto debbo
cacciare Berlusconi. Credo che la maggior parte dei lettori la
pensi piu' o meno cosi'. Vorremmo tuttavia sapere, umilmente
sapere, se possiamo votare per Bianco, Fava, Finocchiaro e Laudani
perche' essi sono politicamente superiori (per esempio, nel rispetto
della liberta' di stampa) a Berlusconi o semplicemente perche', in
confronto a lui, sono il meno peggio, qualcosa che si vota
"turandosi il naso"
Certo: agli effetti pratici, e' la stessa cosa. Il voto ve lo diamo
lo stesso, se e' questo che v'interessa solamente. Ma per noi non
sarebbe piu' la stessa cosa.
Info (Comitato a sostegno del giornalista-operaio Marco Benanti):
dostimolo@tiscali.it
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Ilaria e il corvo. E no, non furono uccisi per caso, come non per
caso sparirono cassette e appunti. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non
erano "in vacanza in Somalia", come dice Carlo Taormina. Erano li' a
fare un'inchiesta - su cooperazione, traffico d'armi e di rifiuti
tossici - seria e documentata. Hanno avuto una doppia sfortuna:
quella di essere stati prima prede di un commando feroce barbarico,
e poi di essersi imbattuti in Taormina, delegato da una democrazia
malata a indagare sul perche' e sul come della loro morte: che
doveva cercare giustizia, e li ha giustiziati di nuovo. Provate a
guardare "Ilaria Alpi - Il piu' crudele dei giorni", il film sulla
storia di Ilaria. Nei cinema e' stato pochissimo, e in tv anche
meno. [marco ciriello]
Bookmark: http://www.articolo21.info
________________________________________
Ma guarda che tocca fare a un povero disgraziato, alla mia eta':
erano diversi anni che non toccavo erba, e ora per colpa di Fini mi
tocca farmi 'sta canna per protestare contro la mafia (che lui aiuta
con la legge antiragazzini come l'ha aiutata censurando Borsellino)
e contro il fascismo al governo, che manda in galera (privata) i
ragazzini. Vorrei sapere solo se 'sta legge l'ha fatta gratis - in
questo caso e' scemo - o se se l'e' fatta pagare dagli amici di
Dell'Utri.
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Caso D'Ambrosio. Ah, ma tu sei inquisito per associazione mafiosa?
Vabbe', candidato. Hai preso qualche milione da Fiorani? Dai, mica
stiamo a sottilizzare. Frode fiscale, fatture false, truffa,
concussione? Evvia, siamo uomini di mondo: roba piu', roba meno...
EHI! Ma questo faceva... faceva il giudice! Il giudice, hai capito?
Uno che manda in galera i ladri! Peggio dell'autovelox, peggio dei
carrabinieri! Dove andremo a finire, signora mia.
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Perche' non facciamo nascere un "partito dei pirati", che si sciolga
da solo dopo aver riformato il diritto d'autore e lo scambio di
cultura in rete? Questa proposta e' stata lanciata qualche settimana
fa proprio da questa rubrica, e una reazione dal basso c'e' stata:
molte persone sembra che non aspettino altro. A sorpresa, anche i
partiti "veri" hanno risposto all'appello. La "Rosa nel Pugno", la
formazione che ha recentemente riunito sotto una stessa casa
pannelliani irriducibili e socialisti pentiti, ha strizzato l'occhio
ai pirati tramite Marco Perduca, gia' Segretario della Lega
Internazionale Antiproibizionista e fondatore del "Comitato di
Coordinamento dei Radicali per la Rivoluzione Liberale e gli Stati
Uniti d'Europa". Secondo Perduca "varie voci nella rete denunciano
la mancanza di chiarezza da parte del programma dell'Unione in
merito a varie questioni telematiche, a partire dal peer to peer per
finire alle cosiddette proprieta' intellettuali. Proponiamo a
Gubitosa e a tutti i membri della filibusta telematica - nonche' a
tutti i naufraghi delle varie caravelle politiche - un incontro al
fine di definire modi e tempi dell'arrembaggio telematico
nonviolento in vista delle prossime elezioni". Sul primo punto si
puo' essere anche d'accordo: non dobbiamo aspettarci dall'Unione la
legalizzazione del peer-to-peer, dal momento che una delle piu'
recenti e deleterie riforme del diritto d'autore, la legge 248 del
2000, e' fiorita all'ombra dell'Ulivo per mandare in galera anche
chi non guadagna denaro vendendo software pirata ma ne fa solo copie
singole a uso privato e senza lucro. Ho piu' dubbi, invece, sul
risultato di un ipotetico incontro tra me e Perduca. Io sono
abituato a dire le cose pane al pane senza troppi tatticismi, e
quindi potrebbe essere imbarazzante dire fuori dai denti "cari
radicali, perche' non ci aiutate davvero a raccogliere le firme
necessarie per fondare il partito dei pirati? Non vi chiediamo un
successo pari a quello del 1994, quando Forza Italia probabilmente
non sarebbe mai nata senza le firme raccolte dai radicali in vari
collegi elettorali, ma almeno aiutateci a ottenere la visibilita'
che avete dato al Partito dell'Amore di Cicciolina". [carlo
gubitosa]
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Ansa. Nuova sede della Massoneria del Grande Oriente d'Italia a
Catania. Ad inaugurarla, il Gran Maestro Gustavo Raffi. Situata in
un palazzo d'epoca in via Maddem 153, la sede si sviluppa su 200 mq:
ospita due Templi per i lavori di Loggia, una Biblioteca con
importanti opere di carattere massonico e di cultura generale e la
"Sala dei Labari" che sara' destinata a conferenze, dibattiti e
incontri aperti al pubblico. Tra i progetti anche la realizzazione
di un Museo storico, con cimeli che testimonino l'impegno della
Massoneria catanese nella storia della citta' e della Regione. "Con
la nuova sede di Catania - ha detto Raffi - il Grande Oriente
d'Italia si pone l'obiettivo di essere ancora piu' vicino alla vita
culturale e sociale della citta'"
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Dibbattito. Addirittura sulla giustizia, venerdi' 17 a Catania.
Partecipano: Vincenzo Trantino (ex avvocato di Santapaola), Giuseppe
Gennaro (caso Catania), Enzo Bianco (80 manifestanti all'ospedale a
Napoli), Roberto Centaro (commissione "antimafia" di Berlusconi) e
alcuni ignari. (Frattanto, all'inaugurazione dell'anno giudiziario,
il Procuratore generale non trova di meglio che attaccare i
magistrati che hanno fatto antimafia, come Scida'. It's Catania,
baby).
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A piedi. Dodici auto blindate, destinate alle scorte dei giudici,
sono ferme da mesi nel garage della caserma Lungaro a Palermo
perche' non ci sono soldi per ripararle.
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Casini. Dimesso d'autorita' dalla direzione nazionale del partito il
responsabile dell'Udc di Trapani Massimo Grillo. Aveva pubblicamente
posto una "questione morale" nei confronti di Salvatore Cuffaro e
dei numerosissimi altri esponenti locali inquisiti: secondo lui il
partito non avrebbe dovuto ricandidarli. Le dichiarazioni di Grillo
hanno ovviamente creato un casino fra gli Udc di Palermo e Trapani.
Ma per loro fortuna a Roma c'e' Casini.
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Problemi. Sempre piu' seri quelli della campagna elettorale di Rita
Borsellino: per fare il programma ha organizzato un mucchio di
"cantieri" in cui chi vuole puo' andare a fare proposte concrete,
con cifre e dati. Si sono mobilitati tanti cittadini comuni, e tante
e tante proposte sono arrivate (di solito davvero serie e concrete)
che i poveri militanti dell'antimafia ora non sanno piu' a che santo
rivolgersi per riuscire a utilizzarle tutte. Altro che chiacchiere
di politici e discussioni sul niente: qua la gente parla della
propria vita reale, e questo non e' tanto facile da tenere dentro un
secchio. Ma e' bello quando la democrazia trabocca.
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Abbronzature "Quel signore abbronzato" pagato da Fiorani per salvare
Fazio - Roberto "Manolesta" Caldiroli - in realta' non e' abbronzato
affatto, e neanche, come si potrebbe credere, rosso dalla vergogna
per i soldi che s'e' cuccato: ha la faccia dello stesso bronzo del
culo.
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"Salvate i bimbi ebrei" titola Repubblica sulle "rivelazioni"
secondo cui papa Pio XI, alla vigilia delle leggi raziali, scrisse
una lettera al re a favore dei bambini ebrei. In realta' il papa
chiese - peraltro riservatamente e a bassa voce - solo di
intervenire a favore dei figli di ebrei *convertiti al
cattolicesimo*. Il che fa una bella differenza.
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Olympia. Dice che gli hanno messo il copyright alle olimpiadi, per
cui il povero bar Olimpia - che aveva pure i cinque cerchi sulla
vetrina - s'e' beccato una multa. Poi, vabbe': venticinque fra
re-megamanager e regine, il principino che porta la fiaccola, il
ministro che minaccia "il primo che fischia, a Bolzaneto!", gli
sponsor che sponsorizzano, Pavarotti e il resto. I poveri torinesi,
orfani dei re sabaudi e dell'Avvocato, che cercano una regalita'
alternativa, purchessia. E l'orrenda moglie di Bush - che cazzo
c'entra con le olimpiadi? - al posto della regina Margherita. Spero
che la gara piu' importante la vinca qualche atleta nero, islamico,
drogato e possibilmente frocio. Cosi' quando gli devono dare la
medaglia Berlusca s'allontana stizzito dallo stadio come dovette
fare il povero vecchio Adolf quando, all'olimpiade sua, vinse quella
specie di noglobal di Jessie Owens.
________________________________________
Gaza. A distanza di mesi, tra i calcinacci delle case che i
palestinesi non hanno comprato e che gli israeliani hanno distrutto,
crescono erbacce. S'e' detto, ci faremo case popolari, ora forse un
aereoporto, intanto la miseria palestinese ora e' anche li', dove
prima c'erano case che avrebbero potuto essere utilizzate e invece
sono state distrutte. Anche per questo motivo ha vinto Hamas.
Nessuno lo dice, ma una delle cause della miseria palestinese e' la
corruzione proprio di quelle forze con cui l'Occidente e Israele
vogliono parlare. E' l'Occidente a doversi domandare perche' abbia
vinto Hamas, a fare i conti con il proprio sistema di finanziamento,
promozione e corruzione dell'autorita' palestinese, invece di
fingersi stupito se ad un certo punto le elezioni le vincono i
terroristi. [tito gandini]
________________________________________
America. Un altro dissidente cinese, che aveva parlato male del
governo in una mail, e' stato arrestato grazie a una soffiata dei
dirigenti di Yahoo, che hanno fornito alla polizia tutte le
informazioni per individuare e arrestare Liu Xiaobo. Lui s'e'
beccato otto anni, e Yahoo continua a fare i miliardi grazie alle
persone civili che ancora hanno a che fare con lei.
________________________________________
Spot. 18 febbraio, tutti a Reggio Calabria. Pochi mesi fa nasceva a
Reggio Calabria la "Rete Liberi studenti contro tutte le mafie".
Dopo tante assemblee nelle scuole e nei quartieri, gli studenti di
Reggio hanno lanciato un appello, un grido di rabbia e di speranza,
indicendo per il 18 Febbraio una manifestazione nazionale per il
rilancio della socialita' nel mezzogiorno, per una societa' piu'
giusta, contro lo strapotere violento e delle mafie che oggi come
ieri sono la principale piaga del nostro paese. Appuntamento il 18
febbraio, Piazzale della Stazione Centrale a Reggio Calabria. Per
creare dal basso una societa' libera dalle mafie, una societa' tra
eguali, una societa' giusta.
Info:
sulatesta@unionedeglistudenti.it
________________________________________
Spot. "Mafia e antimafia nell'Italia di Berlusconi": su Terrelibere
il testo integrale della relazione di minoranza della Commissione
parlamentare antimafia. L'evoluzione della criminalita' organizzata
in Italia; responsabilita', connivenze e omissioni della classe
politica di governo. La delegittimazione di istituzioni e movimenti
antimafia. Come le mafie autoctone e straniere stanno occupando
l'intero territorio nazionale.
Bookmark:
http://kwww.terrelibere.it/counter.php?riga=214
________________________________________
Spot. Adesso Arcoiris Tv e' visibile anche coi decoder Sky. Resta in
uso anche la vecchia frequenza (non-Sky) su: Hotbird 1 - 13° est,
FREQUENZA: 11534, FEQ: 3/4, POLARIZZAZIONE: Verticale, SYMBOL RATE:
27.500, Nome Canale: Arcoiris Tv
Come sintonizzarsi:
http://www.arcoiris.tv/come_vederci_sky/come_vedeci_da_sky.html
________________________________________
Spam.
Date: Sat, 4 Feb 2006 18:11:51 +0100
From: Mr. Silvio Berlusconi <Silvio_berlusconi1950@msn.com>
Subject: HELLO
Goodday.
My name is Mr. Silvio Berlusconi, Italian Prime Minister who is
currently facing a probe over alleged fraud at broadcaster mediaset.
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being accused for a possible fraud trial, which involves millions of
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personal account, my family wealth in offshore and other
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Secretary.
________________________________________
Rita Guma,
www.osservatoriosullalegalita.org, wrote:
< Crocifissi. Ritengo che lo Stato laico non debba esporre in luoghi
pubblici alcun simbolo religioso, ma oggi non c'e' una legge precisa
che lo chiarisca e va ricordato che non si puo' giustificare
un'azione dimostrativa con l'obiezione di coscienza o con la
presunta incostituzionalita', poiche', in estrema sintesi: 1- i
giudizi sulla illegittimita' costituzionale dati da cittadini,
giudici o studiosi non hanno efficacia legale e sono solo opinioni;
2- l'obiezione di coscienza e' legittimata a livello internazionale
e auspicata in caso di ordini e leggi che violino precise norme del
diritto internazionale come divieto di genocidio, omicidi, torture
etc; 3- per i codici il rapporto di lavoro vincola il lavoratore ad
alcune prestazioni ed i comportamenti insolventi implicano profili
penali, civili ed in alcuni contesti disciplinari. In caso ci si
ritenga lesi in un diritto dallo Stato si puo' invece chiedere
giustizia presso le sedi competenti, anche sovranazionali. Nello
specifico caso, l'Italia ha sottoscritto anche la Convenzione
europea per i diritti dell'uomo, che la impegna al rispetto della
"liberta' di pensiero, di coscienza e di religione...senza nessuna
discriminazione". Alcuni tipi di ricorsi possibili, il primo dei
quali darebbe luogo a una sentenza che risolverebbe di fatto la
questione per tutta Italia definitivamente: ricorso alla Corte dei
Diritti dell'Uomo contro l'Italia; ricorso al TAR contro
l'amministrazione; ricorso al tribunale del lavoro contro
l'amministrazione >
________________________________________
Umberto P. wrote:
< "La vittoria di Hamas e' una tragedia, come lo fu a suo tempo
l'andata al governo di Sharon...". Bell'incipit. e da qui tutto
discende, anche l'evocazione del terrorismo ebraico delle origini -
episodico - e quello che i palestinesi praticano ormai da 35 anni.
L'errore fondamentale, secondo me, e' considerare lo stato d'israele
come unico responsabile della disperata situazione palestinese.
Israele ha le sue responsabilita' ma sarebbe l'ora di denunciare
quelle della dirigenza palestinese corrotta e quelle degli stati
arabi che prima si sono presi le terre dei palestinesi e poi hanno
continuato a manipolarli per i loro sporchi interessi e a usarli
strumentalmente per ottenere risultati politici >
________________________________________
Selene Verri wrote:
< Raymond Lakah non e' nemmeno musulmano: fa parte della minoranza
cristiana in Egitto. In realta' e' fuggito dall'Egitto e ha preso la
cittadinanza francese perche' coperto di debiti, e da allora ha
fatto fallire un po' di societa', che sembra essere il suo
passatempo preferito. Pare che anche questa mossa serva per far
naufragare definitivamente France Soir, che gia' naviga in cattive
acque >
________________________________________
Esperito wrote:
< L'accordo preso ancor prima degli anni 70 tra le mafie (per mafie
sapete quali intendo), e' questo: "Il proibizionismo non si tocca.
Mantenere alcune droghe illegali, e' un affare per tutti. Ci si
inventi quel che si vuole ma il proibizionismo non si tocca" (ovvio
si tratta di un falso proibizionismo: la droga si trova in 2 minuti
dappertutto). Perche', vedete, sono gli stessi narcotrafficanti a
proibire il libero commercio delle sostanze. Quando la mafia e' al
potere, puo' permettersi tutto lo stile e il fascino del potente, e
con calma, truccare le carte. Il rinforzo di An sul proibizionismo
non e' casuale: e' coerente coi tempi. Era necessario rinforzare
l'inganno. Anche questo rinforzo di An e' un escamotage: serve a
fare un po' piu' di chiasso e un po' piu' di male. Legge Fini o
truffa Fini? Fini e' soltanto una delle molte colonne portanti del
narcotraffico >
________________________________________
guido@hyronisti.it wrote:
< "Maometto: un intellettuale brillante con una moglie ricca. Padre
Pio: un fratacchione intrigante con l'accento barese. Mose':
quarant'anni su e giu' a trascinare folle nel deserto, mentre con
una guida Michelin sarebbe arrivato in due mesi...". Questa non la
commento. Noto solo che ha tanto di quel provocatorio in corpo che
ci si puo' fare a cazzotti per un paio di mesi. Ma lo avrete notato
anche voi >
________________________________________
Giuseppe Palermo wrote:
< Gad Lerner (a Markette) ha detto che Fassino ha offerto una
candidatura a Ostellino (che ha rifiutato). Dopo aver riabilitato
Craxi, era un atto dovuto... >
________________________________________
Pippo Montedoro wrote:
Mi g'averia un'idea... Alla prossima elezione di Miss Padania,
perche' non candidiamo l'intera quota rosa delle liste elettorali
della Lega di Lombardo con i lombardi? Sempre che ce l'abbiano, una
quota rosa >
________________________________________
M.B. wrote:
< Oggetto: ritrovato documento sepolto dalla sabbia. "Art. 1.
L'Italia e' una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e
promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Art.
21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio
pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni >
________________________________________
Lorenzo wrote:
< Egregio prof. O., ho ricevuto la sua lettera della catena di
Sanlibero. La trovo assai divertente e cerchero' di spargere voce.
Con la mia classe (III H della scuola media Dag Hammarskjold),
abbiamo iniziato un percorso sulla mafia... vorremmo dunque,
stabilire dei contatti con lei. Gradiremmo dunque, che lei ci
rispondesse nel caso in cui, fosse d'accordo. La saluto a nome di
tutta la mia classe >
________________________________________
AntonellaConsoli <libera@libera.it> wrote:
< Io ho un bel regalo
la penna
e Riccardo e' triste
perche' mi voleva regalare il collier
ma a me non interessa - bleah! >
3 febbraio 2006 n. 319
________________________________________
Voltaire, aiutaci. Il direttore di France Soir, Jacques Lafranc, e'
stato licenziato in tronco per aver pubblicato una vignetta satirica
su Maometto. Il padrone del giornale, che e' franco-egiziano, ha
presentato le sue scuse alla comunita' musulmana per la vignetta
"blasfema" e ha dichiarato di aver licenziato Lefranc per dare "un
forte segnale".
E' un episodio gravissimo, molto di piu' di un attentato.
L'attentato, o qualunque altro gesto immediatamente riconoscibile
come criminale, e' infatti riconducibile alle patologie individuali
di elementi culturalmente deboli e dunque portati ad assumere una
qualsiasi ideologia/religione a pretesto arbitrario delle proprie
pulsioni asociali. In questi casi, una volta punito il singolo
criminale, l'incidente e' chiuso.
Nel caso di monsieur Raymond Lakah, il "patron" di France-soir, non
e' cosi'. Lakah non e' un ignorante fanatico, ne' le sue capacita'
di far danno si limitano all'assassinio di alcune persone. E' uno
dei piu' importanti editori europei, ed e' in condizione di
danneggiare la vita di decine e decine di milioni di esseri umani,
privandoli dei diritti essenziali (liberta', eguaglianza,
fraternita') conquistati coi sacrifici di molte generazioni. Mentre
l'assassino "islamico" e' dunque prima un assassino e poi, e solo en
passant, un islamico, l'imprenditore che vuole agire da "islamico"
va messo sotto controllo in quanto tale.
Naturalmente, non stiamo parlando dell'islamismo in quanto fede; e'
probabile che monsieur Lakah sia tanto maomettano quanto papa Borgia
era cattolico, e che si sia mosso non tanto per convinzione
personale quanto per furberia commerciale. Ma questo non cambia
niente. Nel momento in cui egli, potente imprenditore, invoca un
sistema ideologico per ferire la liberta' altrui, quel sistema
diventa - qui e ora - "sospetto". E il colpevole va punito non solo
per il reato in se', ma anche per l'indebita applicazione nei
rapporti civili di un sistema ideologico dato per superiore.
Fino a pochi anni fa, questo problema da noi si poneva solo nei
confronti della religione cristiana. E la Francia l'aveva risolto
brillantemente. Ognuno puo' credere quello che vuole, nessuno puo'
far credere agli altri quello che vuole. Monsieur le Cardinal de
Paris e l'ultimo manovale algerino, sul suolo della Repubblica,
hanno diritti eguali ed eguali doveri. Quando il signor cardinale ha
cercato di ribellarsi a questa elementare regola civile, i signori
Robespierre e Guillottine hanno rapidamente provveduto a chiarire la
situazione.
Nessun patron cattolico francese oserebbe oggi licenziare un
lavoratore per ateismo. Non per bonta' di cuore, ma perche' la
tolleranza gli e' stata insegnata a forza di botte in testa e
barricate. Se un padrone islamico ci prova, allora botte in testa
(educative) anche per lui. Percio' ci auguriamo che il governo
francese provveda rapidamente ad arrestare Lakah, a confiscargli i
beni e a espellerlo dal paese in via amministrativa. Ancor piu' ci
auguriamo che il governo italiano, quando avremo un governo, sappia
reagire con severita' a episodi consimili, se mai si verificheranno.
* * *
Gli integralisti cattolici, dal canto loro, fanno il possibile per
non farsi dimenticare. Il giudice italiano, di religione ebraica,
che si era rifiutato di rendere giustizia sotto il simbolo
non-statale del Crocifisso, e' stato sommariamente condannato e
sospeso dalla magistratura. Una sentenza "islamica", degna di
monsieur Lakah. Utile, ai fini nostri, perche' dimostra come
l'intolleranza non sia legata a questa o quella religione ma a
tutte, se non vengono vissute in spirito d'umilta' e di rispetto.
* * *
Maometto: un intellettuale brillante con una moglie ricca. Padre
Pio: un fratacchione intrigante con l'accento barese. Mose':
quarant'anni su e giu' a trascinare folle nel deserto, mentre con
una guida Michelin sarebbe arrivato in due mesi. Voltaire: uno
scrittore di sinistra che chiamava le persone piu' povere
"populace". Di tutti costoro, pero', e' l'unico che possiamo
criticare dappertutto senza paura di passare guai.
________________________________________
Una storia italiana. Daniela e' bella, ha il sorriso piu' dolce di
Roma nord, e aspetta che la chiami la direzione sanitaria dell'
Ospedale Pediatrico Bambino Gesu', per sapere se ha vinto una borsa
di studio di tre anni per studiare "i fattori di rischio pre-, peri-
e post-natali per la mortalita' neonatale e la disabilita' in
un'ampia coorte italiana di nati gravemente pretermine". Daniela ha
33 anni e 3 splendidi figli, l'ultima di 14 mesi.
A marzo il Bambin Gesu' l'aveva chiamata a sostituire per sei mesi
una ricercatrice che andava in maternita'; lei, che in maternita'
non c'era mai andata, va al colloquio e scopre che gli argomenti
della ricerca sono proprio "i suoi" quelli su cui si e' laureata e
su cui ha fatto la tesi di dottorato.
La responsabile del progetto di ricerca scopre che Daniela e' brava,
ha un curriculum brillante e farebbe proprio al caso loro. Il
problema e' l'orario, dalle 9 alle 18 che, se ci si aggiunge la
difficolta' per arrivare al Bambin Gesu' dal nuovo salario,
diventerebbe 8-19 e allora con i 3 figli di cui l'ultima di 8 mesi
non si puo' fare. Magari se fosse una cosa piu' stabile; ma per sei
mesi non vale la pena di far andare in part-time il marito e di
organizzare baby sitter e nonni. Daniela e la responsabile si
lasciano, a malincuore, sperando nei prossimi bandi.
È luglio, escono dei nuovi bandi all'OPBG, la responsabile della
ricerca la richiama invitandola a fare domanda. "E' richiesta la
Laurea in Scienze Statistiche. L'esperienza e la formazione maturate
nell'area della epidemiologia perinatale o riproduttiva
costituiranno titolo di qualifica aggiuntivo?"
Daniela e' contenta, sarebbe un contratto di tre anni per lavorare a
quello che l'appassiona, ha tutte le caratteristiche necessarie,
l'argomento e' il suo (le malformazioni congenite e le disabilita'
infantili) ed e' considerata molto brava, (la sua tesi di laurea e'
stata la migliore nel 2000, anche la sua tesi di dottorato e' stata
la migliore e sta per essere pubblicata).
Daniela e' preoccupata, perche' sa che l'orario sara' sempre lo
stesso 9-18 (che poi diventa 8-19) e non vuole rinunciare ai figli,
a vederli crescere, a fare i compiti con loro. Ma pensa che si possa
fare, il marito e' disponibile, baby sitter e nonni si trovano... La
lettera arriva a settembre e dice: "E' stato selezionato il suo
curriculum e quello di un'altra ragazza". L'intervista sara' il 28
settembre, intanto bisogna mandare alla direzione sanitaria due
lettere di presentazione e un certificato che attesti le proprie
qualita' morali redatto da un parroco o da altri.
"Guarda che e' una formalita'!" le dice il marito, "stara' scritto
in qualche vecchio regolamento dell'Ospedale, magari perche' e' un
ospedale cattolico... Preoccupati piuttosto di rimediare le lettere
di presentazione dai professori con i quali hai lavorato per le
tesi!".
Daniela e' laica, si' ha fatto la cresima e andava in chiesa e ai
gruppi parrocchiali, poi si e' stufata e gli danno pure un po'
fastidio le ipocrisie nello stile di vita di molti cattolici.
Nonostante sia rimasta in buoni rapporti con qualche prete non trova
giusto far "certificare" le proprie qualita' morali da persone che
non frequenta piu'; non trova giusto farsi passare per quello che
non e' proprio nei confronti dei veri credenti. Sono 15 anni che fa
volontariato in un'associazione che si occupa di persone con
sindrome di Down, chiedera' a loro. Le lettere di presentazione e
quella che attesta le sue qualita' morali sono bellissime e le invia
con orgoglio.
Al colloquio ci sono una decina di persone, tra cui la responsabile
della ricerca, le domande molto generiche le fanno i membri della
commissione e della direzione sanitaria. "Il suo curriculum e' molto
brillante, complimenti, le sue referenze sono ottime, veramente, ma
come mai questa lettera dall'AIPD e non da un parroco?"
Daniela un po' se l'aspettava questa domanda ma e' serena anche se
un po' indispettita, spiega che lei e' laica, anche se cresimata e
le sembrava piu' corretto far descrivere le sue qualita' morali a
chi le puo' apprezzare ogni giorno.
"Va bene ma almeno e' sposata in chiesa?"
"No, sono sposata con rito civile" e poi di getto "e se puo'
interessare i miei tre figli non sono battezzati, sceglieranno loro,
quando vorranno".
L'intervista si conclude e le faranno sapere entro un mese.
La telefonata arriva venerdi' 28 ottobre; e' la responsabile del
progetto di ricerca, "Sono mortificata - dice - La sua candidatura
era di gran lunga la migliore ma e' stata scartata perche' non ha le
qualita' morali necessarie, questa e' un'istituzione religiosa".
"Ma nel bando non c'era scritto niente del genere, se no non avrei
partecipato" replica Daniela,
"Ha ragione, proprio su questo punto ho dato battaglia, ma non c'e'
stato niente da fare",
"Ma cosa c'entra con l'attivita' di ricerca sulle malformazioni
congenite? E poi mica devo fare l'infermiera o l'insegnante, non
devo mica essere a contatto con gli utenti dell'ospedale!" "Ha
ragione ma non sono io a decidere, se avesse avuto la lettera di un
sacerdote non le avrebbero nemmeno chiesto del matrimonio, non
l'hanno chiesto a nessun altro" e poi ancora: "anche io sono rimasta
spiazzata, mi ero anche ingegnata a trovare un orario di lavoro che
la facilitasse ad accettare, ora dovro' lavorare con persone meno
preparate e competenti di lei, spero solo di poter collaborare con
lei in qualche altro modo".
"Non te la prendere sono queste le cose che fanno curriculum, non
gli articoli scientifici!" la rincuora il marito, che, anche se non
lo da' a vedere, e' molto arrabbiato e conferma una volta di piu' la
sua idea sulla chiesa cattolica e sui fondamentalismi, religiosi e
non. "E poi cosi' ci tolgono dal dubbio se accettare o meno!"
Chissenefrega se la lista di nozze consisteva in una donazione ad un
prete peruviano amico che da 20 anni costruisce progetti di
scolarita', tutela della salute e formazione al lavoro.
Chissenefrega se anche i soldi dell'assegno dal governo per il terzo
figlio sono finiti laggiu', e cosi' quelli raccolte in occasione
della nascita dei tre figli. Daniela invece pensa che faceva meglio
a starsi zitta e a dire che il matrimonio in chiesa era stato
bellissimo! [lorenzo spizzichino]
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Elezioni 1. Il povero Grasso, giudice antimafia, ha pregato i
partiti di non candidare politici inquisiti. Da destra, in Sicilia,
e' arrivata una sghignazzata generale (l'Udc, a dar retta a Grasso,
rischierebbe di trovarsi con una lista di tre nomi). Ma va bene
cosi': ci spiacerebbe se dovessero ritirare Cuffaro, da cui ci
aspettiamo uno degli spettacoli piu' divertenti dei prossimi mesi (i
presidenti delle regioni non hanno immunita' parlamentare e possono
esser portati via, se del caso, con poltrona e tutto).
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Elezioni 2. In Sicilia, la Margherita si rifiuta categoricamente di
candidare Leoluca Orlando, che porta un sacco di voti ma sostiene la
Borsellino (e, peggio ancora, ha sostenuto Borsellino). A Roma, i Ds
si rifiutano di candidare Giulietti, che difende a spada tratta la
Rai-servizio pubblico ed e' il nemico peggiore, su questo terreno,
di Berlusconi. Eppure la Margherita e' contro la mafia, e i Ds sono
per la liberta' d'informazione.
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Elezioni 3. Arzano (Napoli). Pacco bomba a Elpidio Capasso,
consigliere comunale dell'Italia dei Valori. Ferita la moglie,
Francesca Vitagliano, che aveva aperto il pacco.
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Elezioni 4. Caltanissetta. Portato a 1800 euri mensili lo stipendio
dei consiglieri comunali locali.
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Elezioni 5. Alle elezioni, 1621 vota per 1816. L'ha dichiarato
Vittorio in persona, tutto felice.
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Ascari. Il capo del movimento "autonomista" siciliano Raffaele
Lombardo non passera', grazie a Dio, al centrosinistra (dove
l'avrebbero purtroppo accolto a braccia aperte) ma si mettera'
viceversa agli ordini della Lega di Bossi: che dopo tanti insulti
contro i meridionali ha cosi' la soddisfazione di averne addirittura
uno al proprio servizio diretto. Benissimo. Al neo-ascaro Lombardo
ricordiamo, per regolarita', i suoi diritti: ha diritto a una
regolare distribuzione di riso e te' due volte al giorno, a non
ricevere mai piu' di venti colpi di scurbasc consecutivi, a un
premio di trenta talleri (o l'equivalente in lire o bestiame) per
ogni anno di servizio prestato, a fare - se necessario per il
servizio - rispettose domande all'ufficiale bianco responsabile del
plotone. Auguri.
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Italish 1. Su Repubblica, in un ponderoso articolo di politica
internazionale, una delle due parti dava all'altra un categorico
"out-out". Naturalmente si trattava di un "aut aut" latino, che il
redattore ha istintivamente americanizzato. L'autore, il giorno
dopo, precisa che e' stato errore di dettatura: ma ormai il danno e'
fatto e d'ora in poi l'"aut aut" sara' per tutti un "out-out"
texano. Senza speranza di riscatto, come il povero "media" che ormai
e' dappertutto "midia" alla faccia di Danteh Aleegheears.
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Italish 2. Bisogna reinventa' l'Italia, senno' nun se po' ffa'
politica e nun se conclude gnente. Percio' tutti i muri di Roma
erano tappezzati da un bel "Reinventing Italy" (Margherita). Oll
rait.
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Libri e fuoco. Dino Paternostro e' il segretario della Camera del
Lavoro di Corleone. E' anche giornalista e il suo ultimo libro
(nella collana "I misteri d'Italia" dell'Unita') e' una puntuale
ricostruzione della storia della Cosa Nostra corleonese. Dopodiche'
gli hanno bruciato la macchina. Bene, senza sprecare inutili parole,
vorrei invitarvi ad acquistare il suo libro. L'invito e' esteso
anche ai lettori di destra: e' vero che l'editore e' di sinistra, ma
contro la mafia siamo tutti insieme [enrico natoli]
Bookmark: http://www.unita.it/ssl/store/info.asp?catid=23&item=201.
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Silenzi e grida. Cosa succede dietro le sbarre di Guantanamo Bay?
Avevo letto molti articoli su questo carcere senza legge, ma per
capire davvero le condizioni di vita di un luogo in cui ogni diritto
e' sospeso ho dovuto andare al di la' dei limiti della parola
scritta, e immergermi nei volti e negli sguardi di un racconto
teatrale. "Guantanamo. L'onore obbliga a difendere la liberta'" e'
il titolo di un'opera teatrale di Victoria Brittain e Gillian Slovo,
portata in Italia in questi giorni da Serena Mannelli e Michele
Panella della compagnia Tri-boo, un racconto in cui si scoprono le
storie disumane di persone arrestate arbitrariamente e private dei
diritti umani piu' elementari in nome della "Guerra Santa" al
terrorismo. Tutte le testimonianze contenute nel copione di
"Guantanamo" sono state riportate integralmente, senza adattamenti o
modifiche: le parole che si ascoltano sono proprio quelle riportate
nelle lettere dei detenuti, e perfino le pause e le ripetizioni nei
racconti dei familiari sono le stesse contenute nei nastri con le
loro interviste.
Sul palco le voci degli attori si alternano con le testimonianze
video di altri protagonisti di questa vicenda, come Donald Rumsfeld,
che spiega al mondo perche' le convenzioni di Ginevra si applicano
solo ai "prigionieri di guerra" mentre a Guantanamo ci sono
solamente "combattenti irregolari", e Jack Straw, il ministro degli
esteri britannico, che annuncia altrettanto candidamente che i
detenuti inglesi riceveranno un trattamento di favore: non verranno
condannati a morte. Dopo aver visto e ascoltato, si vorrebbe urlare
queste cose sui tetti, ma nei "grandi" teatri i nostri intellettuali
in doppiopetto hanno cose piu' impegnate e "alte" a cui pensare.
[carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.tri-boo.it
________________________________________
Cowboys. Quelli di Brokenback Mountain (che sono apertamente gay: ma
quasi tutti i cowboys dei film anni 50 un pochino lo sono) non
andranno in Cina, dove il Sant'Uffizio ha vietato la circolazione
del film. Non andranno neanche nello Utah, lo stato dei Mormoni che
ha sembre votato in massa per Bush o per qualsiasi altro candidato
supercristiano. I Mormoni, pero', fino a qualche generazione fa
praticavano apertamente la poligamia: meglio avere tre mogli, per il
cowboy religiousally correct, o un ragazzo solo?
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Spot. Emergency. Bologna, 8 febbraio, Sala del Baraccano via S.
Stefano 119: "Afghanistan, uno sguardo oltre". Interverranno il
dott. Luca Ansaloni, chirurgo d'urgenza dell'Ospedale S. Orsola di
Bologna, e Alessandro Greblo, logista di Emergency.
Bookmark: http://emergencybo.lucchesi.eu.org
________________________________________
Agenda (con molto anticipo). I primi Stati Generali dell'Antimafia,
organizzati da Libera, avranno luogo il 13,14 e 15 ottobre a Roma.
E' vero che mancano ancora parecchi mesi, ma e' bene cominciare a
organizzarsi fin d'ora per portare un contributo a questa che
potrebbe alla fine risultare la piu' importante scadenza politica
dell'anno. "Una tre giorni dove protagonisti saranno tutte quelle
persone, quelle storie che in questi anni contro tutto e tutti hanno
combattuto le mafie".
Info: Peppe Ruggiero, ufficiostampa@libera.it
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Achtung banditen. Un nuovo sito in Sicilia, con le malefatte di
Cuffaro, Scapagnini, Ciancio e compagnia bella. Pero' anche tante
storie spavalde e tenere di siciliani che, una volta ancora, si
rimettono in piedi e ricominciano a camminare. In home page, una
"vecchia" intervista a Giuseppe Fava, dell'83: mafia e banche, mafia
e Stato, mafia che comanda. Da non perdere.
Bookmark: http://bandalibera.it
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Ettore Lomaglio Silvestri wrote:
< Siamo veramente spaventati dall'ipotesi che il difensore politico
di Toto' Cuffaro possa diventare Presidente della Repubblica.
Chiedo, e spero di non restare il solo, a quelle forze che in
Sicilia hanno avuto il coraggio di sostenere Rita Borsellino, di non
lasciare che Pierferdinando Casini diventi il prossimo inquilino del
Quirinale >
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Unione degli studenti wrote:
< Il 18 Febbraio saremo in piazza a Reggio Calabria per infliggere
un duro colpo a tutte le mafie e per dimostrare che un'alternativa
reale all'omerta' e alla violenza esiste. La Rete "Liberi studenti
contro tutte le mafie di Reggio Calabria" ha chiamato nella propria
citta' studenti, lavoratori e tutti i cittadini che si sentono
offesi e derisi dalla prepotenza e arroganza che tutte le mafie
esercitano sul territorio nazionale. Dobbiamo rispondere all'appello
degli studenti reggini che ci chiedono di ribellarci! Noi non ci
stiamo alla miopia della politica, al silenzio/assenso di chi ci
dice che con la mafia bisogna conviverci. Chiediamo che la questione
delle mafie stia in cima all'agenda politica nazionale. Invitiamo
tutti gli studenti a unirsi alla nostra lotta per creare dal basso
una societa' libera dalle mafie >
Info: sulatesta@unionedeglistudenti.it
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Giancarlo wrote:
< L'Europa si accoda agli Usa nel sanzionare le libere elezioni in
Palestina. Seguendo il pensiero di George W. "d'ora in poi gli aiuti
saranno dati solo ai Paesi meritevoli (ossia che fanno quello che
diciamo noi)" anche l'Europa condiziona gli aiuti al popolo
palestinese. L'Europa dovrebbe mediare tra le due nazioni parimenti
aggressive (Israele e Palestina), non imporre il proprio pensiero
senza preoccuparsi delle ricadute nefaste sulle popolazioni >
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Massi wrote:
< Che succedera' ora che in Palestina ha trionfato il partito dei
terroristi e kamikaze di Arafat? Noto da sempre che per voi
comunisti (dalla sinistra piu' democratica alle frange piu'
estremiste) indossare la kefiah e' simbolo di liberta', di
ribellione... Ora che ne dite? Sempre d'accordo a sostenere uno
stato che come prima cosa vuole la distruzione di Israele? Israele
continuera' con la politica di pace di Sharon; Hamas come al solito
se ne infischiera' e scoppieranno le prime autobombe dei patrioti
palestinesi su obiettivi strategici israeliani (mercati affollati di
massaie, bambini, innocenti vari). Alla fine nessuno di voi ci fara'
caso, finche' Israele non si difendera' militarmente... Allora voi
scenderete in piazza, manifesterete per la barbarie con cui Israele
tratta i "poveri e innocenti" palestinesi, senza ricordare, come
sempre fate, che esistono le autobombe di Hamas, prima di tutto...
Non e' vero che gli studenti di sinistra hanno sempre manifestato
pro-Palestina? E sbaglio a pensare che lo faranno ancora, appena
Israele avra' risposto alle inevitabili azioni di Hamas? Non pensi
che, se cio' accade, sarebbe un chiaro appoggio ai movimenti del
terrore che partono dal Medioriente? Spero di avere la possibilita'
di discutere anche con altri "compagni" di tutto cio'. Se non altro
per ricredermi. >
* * *
Caro Massi, la vittoria di Hamas e' una tragedia, come lo fu a suo
tempo l'andata al governo di Sharon. Vedi, sia lo stato d'Israele
che il movimento di liberazione della Palestina erano profondamente
"europei", venivano dalla sinistra dell'Ottocento. Nella loro
ferocia, e nel loro - frequente - ricorso al terrorismo, essi
cercavano tuttavia di affermare valori (la liberta', l'indipendenza,
il miglioramento delle condizioni popolari) che sono in ultima
analisi valori nostri. In questo senso, Arafat e Ben Gurion non
erano sostanzialmente diversi. Nessuno dei due ha evitato, in certi
casi, di ricorrere al terrorismo. Ma solo occasionalmente, e come
risorsa disperata. Nessuno dei due era un fanatico religioso: Arafat
era palestinese, molto prima che musulmano; e Ben Gurion era un
israeliano laico, non un rabbino integralista (i religiosi erano
rimasti fuori dalla nascita di Israele).
I loro successori - Hamas da una parte, Sharon dall'altra - hanno
invece utilizzato il terrorismo come forma normale e "patriottica"
non solo di guerra, ma anche di mobilitazione popolare: l'ideologia
kamikaze di Hamas, il "vivere nella fortezza" di Sharon. E' un
atteggiamento antichissimo, in quella parte del mondo: Masada, i
Maccabei, gli zeloti. Dal lato israeliano, il punto di svolta e'
stato l'assassinio di Rabin; da quello palestinese, la sconfitta di
Arafat (favorita dall'intransigenza di Sharon: i "falchi" delle due
parti si sono abbondantemente aiutati a vicenda). Dopodiche', hanno
avuto campo libero i fanatismi, e quindi - quasi automaticamente -
la trasformazione dello scontro da politico a religioso. In nome di
un Dio che non si vede, si possono tranquillamente ammazzare anche i
bambini.
E adesso? Da parte israeliana, gli ultimi mesi di Sharon hanno
segnato una marcia indietro: a un passo dall'abisso totale, persino
lui s'e' reso conto che bisognava cambiare strada. Mi auguro che
anche da parte di Hamas ci si renda conto che il terrorismo, come
strategia, non paga e che la popolazione palestinese, che ha
"giustamente" sostenuto Hamas in nome dei propri diritti, subisca la
stessa evoluzione non dico pacifista ma almeno di stanchezza che
s'e' verificata dall'altra parte.
Dobbiamo stare attentissimi a ogni segnale in tal senso: abbiamo
sbagliato prima non sostenendo abbastanza i pacifisti israeliani e
considerando tutto Israele un blocco monolitico di "colonizzatori";
cerchiamo di non sbagliare adesso attribuendo a tutti i palestinesi
un'intransigenza che probabilmente gia' ora e' minoritaria (le
aperture "moderate" di Hamas fanno pensare a una base che, pur
avendola votata, l'ha votata piu' per le sue attivita' sociali che
per il suo terrorismo).
Anche cosi', pero', la situazione e' molto peggiorata rispetto a
pochi anni fa. Intanto per il maggior peso, dalle due parti, dei
fanatici religiosi, che prima non contavano e ora sono determinanti.
E poi perche' mentre prima la lotta era locale (palestinesi contro
coloni) e dunque con molte possibilita' di compromesso, ora a
scontrarsi sono avamposti di schieramenti planetari (islam
integralista da un lato, America imperiale dall'altro) che
facilmente possono sacrificare gli interessi dei rispettivi seguaci
in nome di strategie piu' ampie. Sia i palestinesi che gli
israeliani, che prima avevano fortissime identita' proprie, laiche e
nazionali, ora tendono sempre di piu' ad essere la "carne da
cannone" di fronti (religiosi, ideologici) molto piu' grandi di
loro. Ritengo che la percezione di questo fatto. sia il principale
movente della strana "moderazione" (e del successo popolare) di
soggetti originariamente "duri e puri" come Sharon o Hamas: che, per
quanto mi riguarda, considero assolutamente equivalenti.
L'ultima cosa da dire, infatti, e' che in tutta questa storia i
terrorismi sono due, fin dall'inizio; dapprima occasionalmente, ma
poi come componente essenziale. Sia gli uni che gli altri ritengono
di essere autorizzati, per la salvezza del proprio popolo, ad
ammazzare bambini. Ed entrambi hanno delle "ragioni". Nessuno, fra
quelli che condannano - giustamente - gli israeliani per i loro
delitti, ha mai mosso un dito per salvarli da Auschwitz. E nessuno,
fra quelli che esecrano - giustamente - i delitti dei palestinesi
gli ha mai detto che cosa debbono fare per restare padroni in casa
propria. Facile criticare da lontano, strumentalizzare le paure e i
dolori dei due popoli semiti, ieri per le nostre guerre, oggi per i
nostri bancomat.
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SANT'AGATA
Quando si sono incontrati, venti anni fa,
erano due poeti.
Ora lui vive ancora
ma solo per ricordare
com'era gentile quel sorriso.
Lei, alla felicita',
non osa crederci piu'.
Lunghi lunghi lunghi
Gli anni senza.
Lotto per essere utile ma
non oso chiamarla vita.
Voi che volate adesso, voi che v'incontrate,
ricordatevi, se volete,
di due che sfidarono il mondo
insieme.
24 gennaio 2006 n. 318
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Gli eredi della P2. Periodicamente, gli uomini di Gladio e della P2
tornano a galla con gli attacchi postumi al generale Carlo Alberto
dalla Chiesa, cui evidentemente non riescono ancora a perdonare la
guerra alla mafia e ai politici mafiosi. Spicca fra loro per
pervicacia l'ex presidente (costretto a suo tempo a dimettersi per
non commendevoli motivi) Francesco Cossiga. Costui, nel 1990, rese
un servigio alla mafia isolando ufficialmente uno dei magistrati
maggiormente impegnati, Rosario Livatino: che fu assassinato dai
killer pochissimo tempo dopo. L'ostilita' di Cossiga contro il
generale non nasce tuttavia, a nostro parere, negli anni siciliani
ma e' presistente ad essi. Sorge probabilmente a meta' degli anni
Settanta, quando dalla Chiesa, nell'ambito dei carabinieri di
Milano, sostenne un vero e proprio scontro con una cordata di
militari infedeli, trovati piu' tardi nelle liste di Gelli ma gia'
allora probabilmente organici a qualcuno dei centri di potere
deviato di cui Cossiga piu' d'una volta ha proclamato la
legittimita' "politica".
Riproponiamo dunque un articolo di ventun anni fa, uscito sui
Siciliani. Ci duole di dover ricorrere a materiale tanto antico, ma
sembra che sulla stampa di oggi l'argomento P2 sia ormai considerato
archeologico - nonostante la sua attinenza col governo attuale - e
che coloro che si opposero ai poteri mafiosi e occulti possano
essere liberamente insultati dal primo faccendiere. In piu', da
siciliani, dobbiamo onorare un debito verso un soldato della
Sicilia. (r.o.)
* * *
I nemici di Dalla Chiesa (I Siciliani, marzo '85)
"Mi presento spontaneamente per rendere dichiarazioni che ritengo
possano avere rilievo nelle indagini...". E' il 25 aprile 1981,
all'ufficio istruzione del Tribunale di Milano. Sono presenti i
giudici Turone, Colombo e Viola e un testimone, l'ufficiale dei
carabinieri Nicolo' Bozzo.
"Sono tenente colonnello in s.p.e. dell'Arma dei carabinieri e
presto servizio quale capo sezione criminalita' presso lo Stato
Maggiore della Divisione-CC "Pastrengo" di Milano. Ho appreso dalla
stampa che l'ufficio si occupa, nell'ambito dell'inchiesta relativa
alla scomparsa di Michele Sindona, anche della persona di Licio
Gelli e della loggia P2". L'ufficiale racconta quello che ha
appreso, in anni di permanenza nei punti nevralgici dell'Arma, sui
gruppi di potere dentro e fuori le gerarchie militari.
"Nel 1972 prestavo servizio presso il comando di divisione di
Milano, all'epoca comandata dal gen. Giovambattista Palumbo. Sin dai
primi giorni avvertii la presenza di un vero e proprio gruppo di
potere al di fuori della gerarchia. Questo gruppo di potere era
personalizzato da due maggiori, Calabrese e Guerrera. Di questo
gruppo di potere, che aveva una matrice comune nella provenienza per
servizio dalla Toscana, faceva parte anche il Comandante della
Divisione".
Nel 1975, sostituito il generale Palumbo con il gen. Palombi, il
peso del "gruppo di potere" diminuisce momentaneamente; nel '77,
pero', ministro della difesa l'on. Lattanzio, "si scateno' una vera
persecuzione nei confronti degli ufficiali che collaboravano piu'
strettamente con Palombi, uno dei quali fu addirittura trasferito su
due piedi in Sardegna"; lo stesso Palombi si salva a stento
dall'epurazione, e il "gruppo di potere" riprende piede. Negli anni
successivi, secondo la ricostruzione di Bozzo, altri uomini si
aggregano al gruppo - le cui "comuni origini toscane" consistono, in
effetti, nei contatti avuti in tempi diversi con Gelli - e ne
rafforzano il potere sul Comando milanese dell'Arma: il tenente
colonnello Panella, il nuovo comandante della Legione Mazzei ed
altri.
Intanto, la societa' italiana attraversa i suoi anni di piombo. C'e'
un episodio minore, ma significativo dei guasti provocati gia'
allora dall'infiltrazione degli uomini di Gelli nell'Arma: un
ufficiale investigativo, il capitano Bonaventura, viene convocato da
Mazzei e interrogato "sull'opportunita' di mantenere rapporti di
amicizia" con un tale professor Del Giudice, sospetto di terrorismo.
Bonaventura risponde che i sospetti sono fondati: Del Giudice,
ritenuto capo di Prima Linea, e' indiziato di concorso in rapina.
Mazzei, poco persuaso, congeda il capitano. Dopo l'omicidio
Alessandrini, la Procura di Milano mette sotto controllo il telefono
di Del Giudice e di altri: il 26 giugno 1979 viene registrata una
telefonata di Mazzei, nella quale l'ufficiale rivela particolari di
un'operazione in corso da parte dell'Arma contro un'organizzazione
eversiva clandestina. Per iniziativa del generale Dalla Chiesa,
Mazzei viene sottoposto a una inchiesta disciplinare; prima che essa
si concluda, Mazzei si dimette dall'Arma e viene immediatamente -
"per imposizione di alti esponenti della massoneria toscana" -
assunto, come dirigente dei servizi di vigilanza, dal Banco
Ambrosiano di Calvi. Questo era il clima.
A fine '79, Dalla Chiesa viene nominato comandante della Divisione
Pastrengo di Milano. Bozzo immediatamente si rivolge al nuovo
superiore; gli espone la situazione; gli fa presente che ritiene
necessario, a questo punto, rivolgersi direttamente alla
magistratura; Dalla Chiesa lo autorizza, e gli dice comunque di
"approfondire gli accertamenti", cosa che Bozzo, con la
collaborazione di un altro ufficiale fedele, il capitano Riccio, si
affretta a fare. Ma il "gruppo di potere" all'interno dell'Arma e'
ancora molto forte.
"In occasione dell'arresto di Del Giudice, il colonnello Vitale mi
disse che la massoneria tentava ancora una volta di fare quadrato,
sottolineando la sua potenza, tenuto conto che di essi facevano
sicuramente parte personaggi come Picchiotti, Palumbo, Siracusano ed
altri...". La presenza di gruppi massonici, nell'esercito italiano,
non e' una novita'; ma: "Intendo precisare - specifica Bozzo - che
quando si parla di massoneria fra ufficiali dell'Arma si fa
riferimento ad una massoneria occulta".
* * *
Il 14 maggio 1981, il tenente colonnello Bozzo viene nuovamente
interrogato da Colombo e Turone. E fa degli altri nomi. "Di quel
"gruppo" facevano parte, oltre ai gia' citati maggiori Guerrera e
Calabrese, anche il colonnello Bozzi Nicola, ora in congedo e
dirigente, in Milano, di un'organizzazione privata di vigilanza
bancaria, i capitani Napolitano e Spinelli, il colonnello Favali ora
in congedo e dirigente il servizio di sicurezza della Banca
d'America e d'Italia (dall'Arma alle Banche, con determinate
protezioni, il passo e' breve, n.d.r.), il tenente colonnello
Santoro, e il colonnello Musumeci Pietro...". Musumeci, in
particolare, pur dipendendo da un comando romano passava la maggior
parte del suo tempo a Milano, nell'ufficio del generale Palumbo col
quale, gerarchicamente, non avrebbe avuto nulla a che fare.
* * *
Del catanese Musumeci, poi diventato generale e dirigente del Sismi,
abbiamo avuto altre volte occasione di ricordare la strana carriera,
conclusasi con l'installazione, per conto della P2 e insieme a
personaggi come Pazienza, di una rete eversiva ai vertici dei
servizi segreti italiani. Ma per il momento, piu' che diffondersi
sulla sua persona in particolare, giova riassumere i tratti generali
della situazione che possono aver qualche relazione con le nostre
storie "siciliane".
1) Un gruppo di potere massonico, o meglio gelliano, o meglio
piduista, e' costituito presso un ganglio fondamentale dell'Arma fin
dal 1972;
2) Al centro di questo gruppo compaiono alti ufficiali siciliani, o
successivamente operanti in Sicilia, come Musumeci e Siracusano;
3) Questo gruppo viene in aperto contrasto, gia' a Milano e almeno
dal giugno 1979, col generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il quale
tenta per quanto puo' di opporsi ad esso;
4) Tale contrasto e' peraltro parallelo con quello che opponeva
Dalla Chiesa al generale Cappuzzo, esponente fra l'altro - in
Sicilia - dei "Cavalieri del S. Sepolcro" del costruttore
palermitano Cassina, fra i quali si annovera anche il colonnello
catanese Licata;
5) Non vi e' motivo di ritenere che l'uno o l'altro contrasto siano
cessati con la destinazione di Dalla Chiesa in Sicilia;
6) Bozzo non conta balle: la presenza della P2 nei vertici della
polizia e dei carabinieri era davvero decisiva, e lo era
particolarmente negli anni "di piombo" su cui egli testimonia. Per
esempio, la Relazione Anselmi rende ufficialmente noto che ai tempi
dell'affaire Moro (durante il quale, com'e' noto, un'attiva opera di
depistaggio e' stata svolta da Musumeci), le indagini delle forze
dell'ordine venivano dirette da un Comitato di coordinamento
composto in massima parte di piduisti. "Risultano infatti presenti i
seguenti affiliati alla loggia P2: i generali Giudice, Torrisi,
Santovito, Grassini, Lo Prete, nonche', ad una di esse, il
colonnello Siracusano".
Dalla Chiesa e il gruppo di potere piduista erano nemici. Dalla
Chiesa e la mafia erano nemici. La mafia e la P2 avevano un nemico
in comune.
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Pirati di tutto il mondo, unitevi. Piratpartiet, il partito dei
pirati: era nell'aria che prima o poi qualcuno ci avrebbe pensato,
ma a sorpresa questa novita' non arriva da paesi caldi e ribelli, ma
dalla mite e paciosa Svezia. Il gruppo di utenti Internet che ha
dato vita a questa originale formazione politica ha messo subito in
chiaro i propri obiettivi: combattere le politiche commerciali
selvagge delle lobby del software e dell'intrattenimento, rimuovere
qualsiasi ostacolo alla libera circolazione delle informazioni, ma
soprattutto superare lo sbarramento del 4 per cento nelle prossime
elezioni politiche, un traguardo che vale 225 mila voti. In Italia
un esperimento analogo fatto del sito internetcrazia.org finora non
e' riuscito a decollare, forse perche' di questi tempi parlare di
democrazia diretta non ha lo stesso fascino e la stessa forza di
mobilitazione di un esplicito invito alla pirateria, che porta con
se' il sogno di un partito in grado di trasformare in realta' le
utopie libertarie nati da un quarto di secolo all'ombra dei personal
computer e nelle comunita' virtuali telematiche.
A pensarci bene non e' poi cosi' assurdo pensare ad un partito
Europeo dei pirati con varie federazioni nei singoli stati membri, e
allora lancio un appello per vedere se c'e' in ascolto qualcuno che
vuole legalizzare lo scambio di musica e video in rete senza scopo
di lucro, o dare piena legittimazione alle Tv di quartiere che oggi
rischiano condanne penali, oppure affermare il diritto alla
riservatezza nelle comunicazioni elettroniche contro bavagli e
sequestri repressivi, o magari trasformare in carta straccia tutti i
brevetti che impediscono di produrre farmaci salvavita anti-aids.
Proviamo a contarci: scrivete a carlo@gubi.it, e fatemi sapere le
vostre idee per un programma politico pirata. [carlo gubitosa]
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Wanted. Taglia di 100 dollari per chiunque denunci un professore
"troppo di sinistra". L'ha istituita un'associazione di ex studenti
conservatori della University of California e la cosa, rivelata dal
Los Angeles Times, ha scatenato polemiche (persino) negli Stati
Uniti.
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Freddo. In Italia e in Russia: naturalmente non c'e' paragone fra i
gradi di Roma (che pero' sono bastati ad ammazzare due polacchi e un
ragazzo siciliano, in auto abbandonate o in vagoni alla stazione) o
della Lombardia (dove e' morto un invalido cui avevano tagliato
luce e gas) e quelli di Mosca, dove il Generale Inverno, che una
volta difendeva i russi, adesso ne fa strage. Manca il petrolio per
riscaldarsi: una volta era gestito dallo stato, adesso e'
"privatizzato" dalle varie cosche mafiose. Non arriva fino a Ivan,
nella sua soffitta sottozero. La mattina si raccolgono i morti
congelati.
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Mafia 1.Due terreni nel Ragusano e un palazzo signorile a Vittoria -
sempre in provincia di Ragusa - cedonsi in cambio di un vitalizio.
Sembra uno scherzo, invece e' l'epilogo di una vicenda allucinante.
La racconta Giovanni Pancari, il proprietario che da trent'anni
cerca di venderli ma vede ogni volta le trattative arenarsi
inspiegabilmente. Chiama in causa la mafia locale che lo avrebbe
danneggiato fino a minacciarlo di morte: in effetti oggi Pancari e
la moglie vivono a Catania, perche' "se metti piede a Vittoria ti
facciamo la pelle".
I beni - che Pancari ha avuto in eredita' dal padre e che
successivamente sono stati divisi al 50% con una sorella che non ha
mai avuto problemi di sorta - hanno subito traversie di qualsiasi
tipo: saccheggiamenti, furti, danneggiamenti, a partire dagli inizi
degli anni '90, quando nel palazzo di Vittoria viene completamente
svuotata la cucina. Si susseguono numerosi furti di suppellettili ma
anche di documenti di proprieta' della famiglia di Pancari. Il
palazzo e i fondi vengono spesso "occupati" da gruppi di persone non
meglio identificate.
Addirittura uno dei due appezzamenti di terreno, il fondo
Tremolazza, viene circondato da sbarramenti di vario tipo per
impedirne l'accesso. Pancari denuncia i furti e le prime
intimidazioni, ma non riceve risposte incoraggianti dall'autorita'
giudiziaria. Al contrario la situazione peggiora, perche' capita
sempre piu' spesso che i possibili acquirenti dei beni interrompano
i contatti all'improvviso, anche dopo aver manifestato un vivo
interessamento ai beni. L'uomo e la moglie vengono inoltre fatti
oggetto di minacce telefoniche insistenti, fino a quando gli viene
intimato di non mettere piu' piede a Vittoria.
Nell'agosto del 1992 Pancari si reca con la moglie e un conoscente,
accompagnato dal figlio, con due vetture nel fondo Tremolazza per
documentare fotograficamente l'ennesimo episodio di danneggiamento.
Al ritorno verso casa Pancari e la moglie si trovano la via sbarrata
da tre veicoli. La sua vettura viene circondata da un gruppo di
persone, una delle quali ha un fucile subacqueo carico. Un'altra
persona si infila nel finestrino dal lato della moglie con
atteggiamento provocatorio. Pancari chiede piu' volte che gli venga
liberato il passo, ma sara' solo l'arrivo della macchina del
conoscente a mettere in fuga il gruppo.
Oggi, all'eta' di settantasei anni, Giovanni Pancari non ce la fa
piu'. Si dichiara pronto a cedere gratuitamente il palazzo
signorile e i due fondi in cambio di un vitalizio mensile che
consenta a lui e alla moglie una vita dignitosa. Non ha idea di chi
possa avergli voluto impedire per tutti questi anni non solo la
vendita ma anche l'utilizzo dei suoi averi. Ha provato a rivolgere
la sua richiesta all'associazione antiracket di Caltanissetta, che
risponde che in assenza di dati piu' circostanziati non puo' fare
molto. Le altre associazioni contattate da Pancari non hanno
risposto. [enrico natoli]
Bookmark: http://www.cuntrastamu.org
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Mafia 2. Ancora a piede libero il boss della regione siciliana
Cuffaro. Stavolta lo accusa l'ex segretario dei giovani Udc, tale
Campanella, suo ex assistente e naturalmente mafioso. Appalti,
centri commerciali, sindaci e assessori scelti direttamente da Cosa
Nostra: non entriamo in particolari per tema che parte della
popolazione locale, entusiasta di tanta efficienza, sommerga il
valoroso presidente sotto una valanga di voti.
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Mafia 3. Dalla "Catena" del 10 settembre 2001: < Forza Veneto. I
nuovi proprietari - veneti - dell'ex azienda agricola dei mafiosi
Salvo, a Sambuca di Sicilia, hanno fatto saltare con la dinamite
l'orrendo e gigantesco cubo di cemento che i Salvo avevano costruito
per immagazzinarci all'americana il vino. "Faremo una cantina nuova
e molto piu' bella - ha detto il capo dei veneti - seguendo le
tradizioni della campagna siciliana". Bravo. Non avete idea di
quanto sia bello, per un terrone, poter parlare bene dei veneti,
appena c'e' l'occasione >
Quattro anni dopo: Zonin si mette d'accordo con Cuffaro, acquisisce
una banca (Banca Nuova), fa intrallazzi con Ricucci, vince le gare
per il monopolio bancario dei contributi pubblici in Sicilia (piu' o
meno come i Salvo), si fa inquisire dai giudici, ecc. ecc. Vabbe':
compriamo il vino di Libera - quello prodotto sui terreni confiscati
ai boss - e smettiamo di farci illusioni sui "grandi imprenditori
moderni", siculi o veneti che siano, che quando vedono mafia pensano
solo "oh che bei quattrini!".
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Antimafia 1. La prima cosa che fece il generale dalla Chiesa, quando
arrivo' a Palermo, fu di confiscare i pozzi con cui i mafiosi - che
ammazzavano chiunque parlasse di dighe nuove - speculavano sulla
mancanza d'acqua dei contadini. Il primo punto del programma della
lista antimafiosa, adesso, e' quello di difendere l'acqua dei
siciliani, riportandola sotto il controllo pubblico (adesso e'
"privatizzata", sia pure non nella rozza maniera dei Greco e dei
Riina) e applicando un sistema tariffario che tuteli i contadini e
non li costringa a mendicare l'acqua alle cosche. La "non-politica"
Rita Borsellino ha individuato immediatamente il centro nevralgico
della politica siciliana.
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Antimafia 2. E' cominciato il lavoro per l'elaborazione del
programma del governo antimafioso. Non verra' fuori da qualche testa
di politico, ma da un processo lungo e democratico che coinvolgera'
migliaia di siciliani. In ogni comune, in ogni area omogenea e alla
fine nell'intera regione verranno messi in piedi dei "cantieri"
(ognuno supportato da un gruppo di servizio specializzato) sui vari
temi da affrontare. Chi vuole portera' qui i suoi contributi, le sue
proposte, i suoi cahiers de doleance.
I temi individuati sono dodici: Bilancio programmazione e politiche
di sviluppo; Territorio, Ambiente e Sostenibilita'; Agricoltura e
pesca; Industria, artigianato, commercio e cooperazione; Lavori
pubblici, infrastrutture e trasporti; Politiche del lavoro, sociali
e del terzo settore; Cultura, scuola, universita' e ricerca; Turismo
e beni culturali; Sanita'; Legalita' democratica, diritti e
partecipazione; Assetti istituzionali ed organizzativi e riforma
dell'amministrazione regionale; e Pace, immigrazione, intercultura e
cooperazione internazionale.
L'elenco, gia' di per se', e' "politico": delinea una Costituzione,
piu' che un semplice programma elettorale. Critica: manca un tema
importantissimo, quello dell'informazione libera (che in Sicilia e'
assente) e del diritto ad accedervi da parte dei cittadini.
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Santiago. Si e' ufficialmente insediata Michelle Bachelet, figlia di
un generale ucciso dalla dittatura di Pinochet, eletta presidente
del Cile dopo una campagna elettorale che ha visto la sinistra
prevalere sui sostenitori piu' o meno palesi di Cosa Nostra. Il
sostegno alla signora Bachelet e' venuto soprattutto dalla societa'
civile, stanca di un sistema mafioso che aveva dilapidato le risorse
del paese a vantaggio di pochi loschi privilegiati. Le tocchera'
adesso governare una delle regioni piu' "difficili" del continente,
dove l'alleanza fra poteri economici e criminali ha spadroneggiato
per decenni stroncando nel sangue ogni opposizione, da Prats a Dalla
Chiesa, da Falcone a Allende.
La vittoria della signora B. (prima donna presidente: fatto in se'
gia' molto significativo per le tradizioni maschiliste dell'isola,
dove fino a pochi anni fa vigeva il delitto d'onore) puo' aprire una
svolta reale nella storia di questo lontanissimo paese, oggi diviso
fra una destra rozza e nostalgica e un centrosinistra timido e
irresoluto ma percorso appena una generazione fa da una sinistra
coraggiosa e combattiva: che sembra rivivere oggi, nei suoi tratti
migliori, nelle speranze suscitate da questa "fragile" eppur
vincente signora.
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Spot. E' adesso anche in rete il mensile dei noglobal siciliani (in
edicola in Sicilia col Manifesto) Isola Possibile. Gli ultimi affari
di Ciancio (di Marco Benanti), e altre inchieste.
Bookmark: http://www.isolapossibile.it
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Spot. "Da qualche giorno e' attivo il sito web del Gapa ("Giovani
Assolutamente per agire: un gruppo che da oltre dieci anni e'
presente nei quartieri piu' poveri di Catania, ndr) con notizie
sull'associazione, sul giornale di quartiere e sulla nostra casa, il
Gapannone. Giovedi' sera al Metropolitan ci sara' inoltre il nostro
spettacolo, Sogno di una notte di mezza estate. E' un'occasione per
vedersi, per stare insieme e per raccontarvi quello che abbiamo
fatto nell'ultimo anno. Vi aspettiamo. Adesso e da qui si resiste, i
ragazzi del Gapa".
Bookmark: http://www.associazionegapa.org
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Spot. "Fra pochi mesi si terra' un referendum fondamentale per la
nostra Democrazia. Ci verra' chiesto se vogliamo che sia stravolta
la nostra Costituzione con una "riforma" che da' tutti i poteri in
mano ad un uomo solo. Il Comitato Pistoiese in Difesa della
Costituzione ha redatto un libretto che spiega in modo semplice e
lineare cos'e' questa "riforma" e perche' votare NO al referendum
confermativo".
Per scaricarlo: http://freeweb.supereva.com/verdena/codico/libretto.pdf
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Salvatore Resca wrote:
< Un gruppo di noi ha partecipato al consiglio comunale nel corso
del quale si sarebbe dovuto discutere, davanti al sindaco, del
dissesto finanziario del comune di Catania. Non se ne e' fatto
nulla. Il sindaco ha rifiutato di parlare e l'opposizione ha
abbandonato l'aula. Abbiamo finalmente contattato l'assessore
Caruso. Il quale ci ha assicurato la sua presenza all'assemblea che
faremo lunedi' 30 in via Siena, 1 Catania >
________________________________________
Pasquale I. wrote:
< Vite parallele. Tanzi con il suo operato ha infangato se stesso e
danneggiato un numero limitato di cittadini: il Cavaliere invece,
con la complicita' dei deputati che gli tengono bordone e grazie ad
una opposizione che prima non ha saputo impedirgli di tornare al
governo e adesso si fa mettere alle corde, ci infanga tutti e
danneggia tutto il Paese >
________________________________________
linarena@yahoo.it wrote:
< Da qualche tempo mi interesso della flessibilita' danese e della
simpatia che frange della sinistra liberaldemocratica italiana
manifestano per importare un modello ignobile di normativa sul
lavoro. Adesso anche Repubblica ha dedicato una pagina all'economia
danese ed alle meraviglie del rapporto di lavoro interrotto in
tronco e compensato per 4 anni dallo stato con il 90 per cento dello
stipendio. Questa pacchia tuttavia e' destinata a sparire se offrono
al disoccupato un qualsivoglia posto di lavoro. Se rinuncia perde
tutto. In ogni caso, mi indigna il fatto che giuristi di fama e
cattedratici di presunto valore non intervengano per smontare questa
insulsa ed ignobile favola >
________________________________________
Ariel P. wrote:
< Le ragazze della IV C per vedere un futuro migliore dovrebbero
pensare a studiare ed imparare per capire se non fanno discorsi
scimmiottando i grandi. Rete = Orlando = Mafia >
* * *
No comment.
________________________________________
Moreno wrote:
< Ma i potenti sono anch'essi persone? Mi spiego. Immaginate Vespa,
che al termine di un faccia a faccia di due ore tra, mettiamo,
Tremonti e Fassino, per concludere la trasmissione chiede a Fassino
"Allora, adesso faccia un complimento a Tremonti!" e a Tremonti
"Faccia un complimento a Fassino!". Prendiamo Berlusconi. Ormai ne
parlano tutti male, tranne quelli che sono stipendiati da lui (e le
misteriose percentuali che dai sondaggi risultano ancora
intenzionate a votarlo). La cosa pero' e' diventata da tempo noiosa
e inutile. In effetti, se credessi nell'esistenza di Satana per me
Berlusconi sarebbe la cosa piu' vicina a una sua incarnazione. E'
cosi' che lancio con enorme curiosita' e piacere l'esercizio
opposto: troviamo un pregio a Berlusconi! Non intendo il fatto che
sia un buon imprenditore e che abbia vinto tante coppe dei campioni
col Milan, quelle non sono vere e proprie qualita'. Intendo delle
qualita' umane. Per esempio mi vengono in mente la stima e
l'amicizia che sembra nutrire con sincerita' nei confronti di Gianni
Letta. Oppure un certo spirito paterno che mi pare abbia dimostrato
in occasione del sequestro delle due Simone... >
* * *
Temo che lo scambio di complimenti sia gia' avvenuto, fra Rutelli e
Berlusconi. Ma mi congratulo con Lei per il suo fair play. L'hanno
inventato gli inglesi, durante la guerra civile contro re Carlo
Stuart, cui alla fine tagliarono - ma garbatamente - la testa.
Bookmark: http://www.santiagofilm.it/berluspregio.asp
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Paolo B. wrote:
< Ettore vorrebbe la lapide: "Qui giace Cosa Nostra, strumento di
morte ed ingiustizia. I siciliani posero" >. Ma perche' escludere
noialtri "nordici" da questa bella epigrafe?
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ppp wrote:
El testament Cora'n
< In ta l'an dal quaranta quatro
fevi el gardon dei Boters:
al era il nuostri timp sacro
sabuit dal soul del dover.
Nuvuli negri tal fogher
thaculi blanci in tal thiel
a eri la poura e el piather
de ama' la falth e el martiel
Lassi in reditat la me imadin
ta la cosientha dai siors.
I vuoj vuoiti, i abith cha nasin
dei me tamari sudours,
Coi todescs no ai vut timour
de tradi' la me dovenetha.
Viva il coragiu, el dolour
e la nothentha dei puareth! >
16 gennaio 2006
n. 317
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Che farebbe Bill Laden se sbarcasse in Sicilia? Immagino che per
prima cosa butterebbe giu' le chiese. E che farebbe Provenzano se
diventasse - non e' piu' molto probabile: ma chissa' - assessore
all'edilizia della regione Sicilia? Mah: per prima cosa
confermerebbe gli appalti a quelli che li hanno gia'; ma poi
perderebbe almeno una giornata a buttar giu' tutte le sedi in cui si
riuniscono oppositori, communisti, borsellini e antimafiosi.
A Catania, pero', sia Laden che Provenzano resterebbero, da questo
punto di vista, disoccupati. Non c'e' bisogno di loro per buttar
giu' le chiese, almeno quelle che danno fastidio ai mafiosi. Stanno
cascando gia', e il wali' di Sicilia - l'emiro Totoh Vasahvasah Bin
Kuffar - ne attende ansiosamente la rovina. San Pietro e Paolo, per
esempio, ha il tetto che sta letteralmente finendo in testa ai
fedeli. Ai primi calcinacci venuti giu' i preti, dopo aver messo in
sicurezza con tavolati il tetto e transennato la parte di chiesa
sotto tiro, hanno immediatamente fatto rapporto a chi di dovere,
segnalando danni, pericoli e riparazioni da fare. Spese non tanto da
poco, perche' la chiesa - a suo tempo tirata su in economia -
comincia ad avere problemi non solo nel tetto (che bisogna rifare al
piu' presto) ma anche nei pilastri, che bisogna controllare.
Il rapporto, di mano in mano, e' arrivato alle massime autorita'
siciliane, che proprio in quel periodo stavano stanziando le somme
per i restauri delle chiese. Ed ecco il risultato: "Alla chiesa di
Sant'Alfio, dueecentoventimila euri per rifare l'illuminazione. A
Santa Margherita, altri duecentomila per rifare il pavimento del
sagrato e anche la balaustra. A Maria Santissima del Monte,
duecentotrentamila. A Piazza Caduti, per un campanile nuovo,
quattrocentomila". E qui il presidente, che a ogni santo finanziato
mormorava devotamente una preghiera, s'e' calcato il turbante in
testa e ha esclamato: "A voi di san Pietro e Paolo niente! Neanche
un dinar, neanche un maravedi', maledetti infedeli! Un'altra volta
imparerete a mettervi con quel communista di Pietro e quel
professionista dell'antimafia di Paolo!". E solo per le insistenze
del visir, che non voleva metterla giu' cosi' apertamente davanti a
tutti, alla fine: "Va bene - ha concesso - eccovi quindicimila euri
di contributo. Tanto con questi non arrivate a pagarvi neanche le
impalcature!"
Si riuniscono i cristiani di Catania, nella parte di chiesa su cui
non vengono giu' i calcinacci, e tutti insieme esaminano (a san
Pietro e Paolo la comunita' si autogoverna cosi', in democrazia) la
situazione. "Siamo nei guai - fa uno - Qua ci vuole almeno un
trecentomila euri. Come facciamo?". "Vi ricordate - fa un altro -
all'inizio all'inizio, quando il prefetto non ci voleva nemmeno fare
aprire la chiesa?". "Eh... - fa un altro - intanto lui se n'e'
andato e noi siamo ancora qua". "Infatti! Mica ci siamo presi di
panico allora. L'Assemblea la facevamo dove capitava, di nascosto, e
intanto raccoglievamo i soldi per fare la chiesa alla faccia sua.
Quarantamila sesterzi abbiamo raccolto allora, se vi ricordate". "Ma
perche' ce l'avevano con noi?". "Boh! Storie vecchie. Dice che
parlavamo male degli imperatori e montavamo la testa ai poveri. Ogni
volta tirano fuori sempre le stesse cose". "Sentite, non stiamo a
perdere tempo - fa una signora - qua ci sono trecentomila euri da
trovare. L'imperatore non ce li da', giustamente, e in fondo non
vogliamo nemmeno soldi da lui. Il califfo neppure (e che c'entra
lui?) e dubito pure che ci pensi papa Attanasio, che ci ha gia'
tanto da fare coi suoi studi di teologia. Facciamo una colletta".
* * *
San Pietro e Paolo di Catania, come ogni chiesa che si rispetti,
originariamente era un semplice garage. Qui veniva a fare
l'Assemblea un prete del tipo che allora si diceva dei
"preti-operai" (non una gran novita', visto che originariamente
undici preti su dodici erano operai). La chiesa vera e propria, in
via Siena, viene tirata su nel 1968-69 e se vi ricordate sono anni
abbastanza curiosi. La' dentro, infatti, invece di dire il rosario e
scambiarsi i santini della Dc, la gente comincia a prendere strane
abitudini: assistere i poveri, accogliere gli emigranti, contestare
la guerra e discutere liberamente su tutto quanto. Qualcuno
mormorava addirittura che fossero cristiani. Era una chiesa strana,
in cui non comandavano i preti ma tutti gli uomini e donne della
comunita', indistintamente.
Decidere le cose insieme e' la piu' gran scuola che ci sia per gli
esseri umani, quella che ti fa crescere e t'insegna a prenderti le
tue responsabilita', da cittadino. Di responsabilita' a San Pietro e
Paolo se ne presero molte, e raramente erano gratis. Nel '70, per
esempio, bisogno' sborsar soldi - tutti insieme, e avendolo
collettivamente deciso - per l'oratorio; nell'84 per la scala,
nell'85 per il lucernaio, nel 91 per la facciata... Ogni volta
arrivavano gli onorevoli per dare l'aiuto "politico" in cambio di
una "simpatia". Ma i nostri cristiani ("dolci come colombe, ma pure
furbi come serpenti") sgamarono l'inghippo: "Meglio far case e
scuole, coi soldi pubblici", risposero ai politici, e tirarono
avanti da se'. Non era facile raccogliere centocinquanta milioni,
per esempio, a quei tempi erano una bella cifra. Pero' loro ci
riuscirono, famiglia dopo famiglia e mille lire dopo mille lire, e
fecero l'oratorio e ripararono la facciata.
E passano gli anni e a Catania arriva - come in tutta la Sicilia -
la mafia. Qui e' la mafia ferocissima e governante di Santapaola e
dei Cavalieri. I Cavalieri hanno i politici, quelli di Santapaola
hanno i mitra. C'e' un verde pubblico, a poche decine di metri dalla
chiesa, che in teoria dovrebbe essere un giardino, ma in pratica
Santapaola l'ha sequestrato per farci un deposito di automobili. Le
autorita' sono d'accordo e i principali politici, onorevoli e
prefetto in testa, vanno alle inaugurazioni di Santapaola e della
sua concessionaria di macchine (a proposito: era la Renault. Non
comprate Renault). Ma un bel mattino, dalla chiesa esce un corteo
compatto e timido di persone.
Sono i cristiani di san Pietro e Paolo. Senza slogan ne' grida, ma
senza esitare, traversano quelle decine di metri e vanno dritti alla
concessionaria di Santapaola. La occupano. E tirano fuori i
cartelli: "Vogliamo il giardino pubblico per i nostri bambini".
Questo e' uno degli episodi che fondano la Resistenza catanese.
L'altro e' la nascita dei Siciliani, il primo giornale libero e
antimafioso e - un anno dopo - l'assassinio del suo direttore,
Giuseppe Fava. A san Pietro e Paolo nasce un'associazione civile,
Cittainsieme. Ci sono cortei, manifestazioni, pubbliche denunce;
minacce, battaglie, crescita di cittadini. Qui nasce per la prima
volta la politica, nel senso antico ("polis") della parola; la prima
"primaria" d'Italia, la scelta di un candidato fatta dai cittadini,
avviene qui, e l'organizza nei primi anni Novanta proprio
Cittainsieme.
Adesso, se vai davanti alla brutta chiesa di via Siena, trovi un
via-vai di persone, di ragazzi, di padri di famiglia, di donne,
ciascuno dei quali ha una cosa da fare e la fa volentieri, da
cittadino. Qua c'e' padre Alfio col mezzo toscano in bocca che
ascolta con un sorriso amichevole i problemi di un parrocchiano. La'
c'e' Resca che sta partendo (con la fisarmonica appresso) per il
campo scout.
Dentro c'e' padre Piro, che ormai scende sempre meno perche' e'
vecchio e malato, ma vive serenamente nella sua chiesa. E, tutto
attorno, questo brulichio di ragazze, di giovani, di vite umane, di
piccole e grandi cose da vivere che, tutte insieme, costituiscono un
popolo - loro dicono il popolo di Dio. Tu, che sei ateo, li guardi
sorridendo un attimo e poi torni alle tue parallele e compagne cose
da fare.
* * *
Io sono ateo e povero, e dunque - per due ottime ragioni - non ho
alcun vincolo di solidarieta' con questa gente. Ma tu? Se sei un
cristiano (o anche se non lo sei) e stai in Veneto (ma anche a Roma
o in Lombardia o dovunque altro) e' anche affar tuo tenere in piedi
il loro tetto. Loro esistono anche per te. Passano i papi e i
cardinali ma questo popolo resta, e' lui la Chiesa. E mi dispiace
solo per Voltaire che mi guarda perplesso, qua sul mio tavolo, dalla
copertina del mio vecchio "Dizionario".
Info: padre Resca, 095.502230
________________________________________
Greganti e Consorte. Il primo girava in centoventisette ed era un
compagno. Non so cos'abbia fatto per il Partito ma per se' medesimo
(Di Pietro sarebbe il primo a riconoscerlo) neanche un soldo. Il
secondo, in autoblu con autista, e' un grande manager e manda i
soldi all'estero. La tragedia non consiste nelle illegalita' e
nemmeno negli intrallazzi politici ma nella semplice differenza
umana fra questi due personaggi.
________________________________________
Eguaglianza. "Siamo tutti uguali!" disse Al Capone.
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Dei voti che perderemo - non credo tanti - sul caso Unipol il dieci
per cento va addebitato alla propaganda (cinica e in malafede: ma
con sei televisioni puoi fare tutta la propaganda che vuoi) di
destra. Il dieci per cento agli intrallazzi effettivamente commessi
da Consorte e da chi gli ha dato mano nel suo partito. L'ottanta per
cento va addebitato semplicemente alla coglionaggine dei dirigenti
del piu' abile e navigato partito d'Italia. Quelle telefonate non si
dovevano fare non perche' fossero illegali ma proprio semplicemente
perche' erano fesse.
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(Reprint). Libri: Luttwark, "La dittatura del capitalismo". Strano
titolo. Luttwark, per quanto ne sapevamo finora, e' uno storico
dell'impero (americano, naturalmente; ma col fantasma della "pax
romana" che aleggia costantemente fra le pagine, secondo tradizione
anglosassone da Gibbon in poi) e ha scritto delle cose molto solide,
gia' negli anni Ottanta, sulla geopolitica militare Usa-Urss. Con
troppo Tucidide alle spalle per aderire alla fiction dell'"Impero
del male", Luttwark e' tuttavia un sincero propugnatore
dell'american way of life in tutti i campi, dalla torta di mele ai
marines, un liberale di destra (molto di destra) e, orgogliosamente,
un anticomunista. La tesi de "La dittatura", se abbiamo capito bene,
e' che il vecchio capitalismo e' sfuggito di mano ed e' diventato
un'altra cosa, che lui chiama "supercapitalismo" e che ha qualcosa a
che vedere col sistema de "L'orrore economico" di qualche anno fa
(come si chiama l'autrice? perdonatemi, ma scrivo senza materiali).
Qui pero' non siamo nel dickensiano e nel pamphlet, ma in uno studio
socio-economico denso di tabelle. E la vittima, secondo Luttwark,
non e' il povero del terzo mondo o il giovane disoccupato - e'
proprio il capitalismo in se stesso: divorato per cosi' dire
dall'interno da un nuovo sistema, ancora non bene analizzato, di cui
il tratto principale e' l'incontrollabilita' rispetto a qualsiasi
legge e il prevalere di una nuova casta di manager svincolati da
qualsiasi rapporto produttivo e/o sociale.
In uno dei primi capitoli cita dettagliatamente, con gran puntiglio
di dati, il caso della Boeing. La Boeing e' uno dei protagonisti del
complesso militare-industriale di cui parlava Eisenhower alla fine
del suo mandato. Niente di male, per Luttwark; persino
l'obsolescenza della concorrenza e il pericolo del monopolio sono
per lui quasi accettabili (per questo parlavo di liberale "di
destra) in vista dell'interesse nazionale. A un certo punto, dunque,
la Boeing si aggiudica una grossa commessa - cerco di riassumere
alla meno peggio - di aerei. Non importa come ci sia riuscita: e'
comunque un bene per la produzione. La Boeing tuttavia ha
difficolta' a star dietro alla commessa nonostante le tecnologie e i
ricorso agli straordinari, il personale di fabbrica risulta
insufficiente. Emergenza: si rischia di perdere almeno una parte
della commessa.
Proprio a questo punto, il supermegamanager decide di licenziare,
con gran clamore, alcune migliaia di operai. Quasi immediatamente,
la produzione crolla e - come prevedibile - parte della commessa va
a farsi benedire. Contemporaneamente, pero', in borsa le azioni
Boeing salgono alle stelle: la "prova di carattere" data dal
management ha convinto gli investitori (per lo piu' middle class
pulviscolare finanziariamente gestita via computer) che il loro
denaro e' in buone, anzi in ottime mani. I capi della Boeing - pensa
l'azionista - sono dei pessimi industriali, e gettano via i soldi;
ma sono degli ottimi finanzieri, che non indietreggiano a nulla pur
di aumentarmi il dividendo tagliando i costi.
Questo ragionamento, probabilmente, non puo' durare molto a lungo
ma: 1) una quota significativa delle azioni vengono possedute per un
periodo di tempo estremamente limitato, tale da rendere remunerativo
il mordi-e-fuggi; 2) il potere e l'interesse personali del top
management sono tali da costituire ormai un fattore significativo
nela determinazione delle scelte aziendali. La Boeing, cioe', si
concentra nella tattica e abbandona la strategia (il bottino della
battaglia si raccoglie subito, e immediatamente dopo si abbandona
quella particolare guerra); cessa di essere un'industria e diventa
una massa di denaro mobile, ed e' rapidissimo il movimento. Il
capitale, in particolare, a questo punto non ha piu' niente a che
vedere con le teorie classiche che gli assegnavano un rapporto piu'
o meno stretto coi mezzi di produzione. Il capitalista non e' piu'
chi e' "proprietario" del capitale ma chi lo gestisce nel breve
periodo. E il capitalismo? Boh. Ammesso che ce ne sia ancora solo
uno.
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Nel 2006, per la riforma Ocm sottoscritta da Alemanno a Bruxelles,
13 (su 19) zuccherifici italiani chiuderanno. Se l'Europa decide che
l'Italia non puo' piu' produrre zucchero, pazienza. Ma questo e' un
problema che si conosceva da anni, e nessuno ha pensato a
riconvertire gli stabilimenti chiusi. Bisognera' pagare con la cassa
integrazione migliaia di operai per stare a casa. Non e' piu'
antieconomico che produrre lo zucchero? E poi: col protocollo di
Kyoto siamo indietro e non si produce praticamente per niente
energia elettrica da biomasse o biocombustibili. Ma una leggina che
favorisca queste produzioni? No, eh? [antonella serafini]
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Ansa. Una pensionata di San Cesareo (Roma) ha citato in giudizio
Berlusconi per inadempienza contrattuale. Riguarderebbe il contratto
con gli italiani firmato a "Porta a Porta" quattro anni fa. "La mia
pensione - sostiene l'anziana signora - non e' aumentata affatto e
anzi e' diminuita un po'". L'udienza avra' luogo il 28 febbraio
dinanzi al giudice di pace.
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Mafiawearuna. E' il nome di una nuova linea di abiti lanciata da un
giovane imprenditore veneto, tale Paolo Rubin. Dice che "Cosa Nostra
richiama l'attenzione, nel bene e nel male. Ci fa conoscere
all'estero e esprime la voglia della gente comune di arrivare al
potere".
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Ultimo. Il 15 gennaio in diverse citta' italiane sono stati affissi
adesivi in sostegno del capitano Ultimo e in ricordo dell'arresto di
Toto' Riina, avvenuto esattamente tredici anni fa: "Recuperiamo la
nostra liberta', rivendichiamo la nostra dignita' offesa, costruiamo
una lotta di popolo contro la mafia, la prevaricazione, la violenza
e lo sfruttamento; per la legalita', la liberta' e la solidarieta'.
Per costruire dove molti distruggono, per reagire dove molti
acconsentono, per respirare dove molti soffocano".
Bookmark:
http://noallamafia.interfree.it/
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Curriti, curriti cu Rita. Palermo. Si sono riuniti giovedi', nell'aula
magna di Lettere e Filosofia, i comitati Rita Presidente di Palermo e
provincia. Altre assemblee dei Comitati: il 15 mattina a Catania,
all'Arci di via Landolina; il 16 a Enna (alle 15.30) e a Caltanissetta
(alle 19); il 17 pomeriggio a Ragusa, alle Acli; il 18 a Messina (ore
14, sala Giunta); il 19 a Siracusa (alle 16 all'Arci); il 20 a Trapani
(ore 17.30, all' Associazione Per le Citta' che Vogliamo) e il 21
mattina ad Agrigento. Comincia cosi' il "percorso di partecipazione dal
basso, finalizzato all'elaborazione collettiva del programma di
governo della Regione".
Bookmark:
http://ritapresidente.splinder.com
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a_mazzeo@yahoo.com wrote:
< Domenica 22 manifestazione a Messina contro il Ponte. L'appello
della Rete Noponte e' su
http://www.terrelibere.it/terrediconfine/?x=completa&riga=01806 >
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Aldo Vincent wrote:
< Su Vincentnews abbiamo raggiunto 6.500 contatti al giorno. E' un
buon risultato. Certo potremmo fare di piu'. Occorrerebbe mettere un
link in ogni nostro blog. Se riuscissimo a costituire una rete di
almeno 10.000 contatti, potremmo dire di aver creato un servizio di
informazione alternativa" >
Bookmark:
http://vincentnews.splinder.com
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pierluigi.baglioni@fastwebnet.it wrote:
< Ottimo e veritiero il racconto sulle connessioni tra politici e
imprenditori edili. Fu una caratteristica dei socialisti della prima
republica per finanziarsi le campagne elettorali e competere coi
"ricchi" Dc e Pci. Esagero' e incappo' in Mani pulite fomentata dal
Pci-Pds quando temette che Bettino Craxi insidiasse la sua egemonia
dopo il plateale fallimento comunista e dell'Urss. Lo racconto con
la memoria autobiografica scaricabile su:
http://socialisti.brinkster.net/Socialisti%20genovesi.pdf >
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Domenico Stimolo wrote:
< Grazie per il tuo flash di memoria sull'ingegnere M. e sul sacco
di Catania. Anch'io, ragazzo o ragazzetto, passeggiando per Via
Etnea, vedevo quell'uomo con il doppio cartello di denunzia appeso
sul collo. Gia', sembrava "buffo". In quei lontani anni
imperversavano sulle strade altri personaggi buffi, tipici della
catanesita' spocchiosa e ridanciana (della serie il popolo gode
mentre il re fa i cazzi suoi): Pippo Pernacchia e Iachino Marletta.
Facevano ridere, a "suon di musica di pernacchi" e ca' isata da
petra. L'ingegnere M., sempre piu' serio e smagrito, vero eroe
civico della citta', sembrava, agli occhi del "popolo sonnanbulo",
il terzo della comica cumacca, tanto per completare il trittico
allegorico. Il popolo catanese rideva, e Loro trafficavano,
accumulando enormi ricchezze con le speculazioni edilizie. Son
passati trent'anni, la musica non e' cambiata. Comandano sempre i
"fioroni", e la citta' e' sempre li', sprofondata al 102mo posto
nazionale per vivibilita'. E l'ing. M., dov'e'? In assoluta'
poverta' e solitudine, come sempre succede ai veri eroi civili >
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(La Catena ha saltato una settimana per problemi vari. Ce ne
scusiamo con i lettori)
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Gibran wrote (by c.g.):
< Se vuoi rivelarti,
devi
o danzare nudo nel sole
o portare la tua croce.
Per arrivare all'alba,
non c'e' altra via
che la notte.
Quando la tua gioia
o il tuo dolore
diventano grandi,
il mondo diventa piccolo >
5 gennaio 2006
n. 316
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Cinque gennaio 1.
"Dal giorno del caso Fortugno pattuglie, caramba, polizia, vigili,
carabinieri. E poi Rai 1, Rai 2, Rai 3, La7... Parole, parole e ancora
una volta solo parole. Tante come quelle dei giornalisti. Telecamera in
spalla corrono alla ricerca dello scoop perfetto. Puntano il bersaglio,
lo trovano, gli si avvicinano e gli pongono una domanda strepitosamente
originale, imprevedibile: Hai paura?
Volete la verita'? Noi ce lo vediamo proprio nero il nostro domani. Non
c'e' molto da ragionare, parlano i fatti: ventisei omicidi impuniti,
mentre dalla tv arrivano le parole di chi ci guarda dall'alto con
sussiego, pacatezza, voce calda, rassicurante. Siamo proprio in buone
mani. Questa e' la crudele e amara realta': politici, amministratori di
aziende pubbliche, mafiosi o succubi, locatori e locatari e tutto
l'ambaradan montato dietro non sembrano altro che gli attori di un
piccolo, banale e ributtante teatrino pronto a venderci nient'altro che
fumo. Questo e' l'appello che noi lanciamo allo Stato e alle
istituzioni: vogliamo concretezza, vogliamo tenacia e continuita',
vogliamo che distruggiate queste organizzazioni, che requisiate i loro
beni, che interrompiate i loro traffici mondiali di droga i cui proventi
vengono poi ripuliti in Italia provocando in loro un'arroganza tale, una
consapevolezza tale d'impunita' da non consentire a un cittadino di
denunciare neppure un incidente automobilistico provocato da loro
altrimenti la notte ti salta la macchina in aria... Siamo certi che le
istituzioni tutte sappiano queste cose: e poi? Scusate se non abbiamo
chiesto il permesso a nessuno di scrivere queste cose.
Alcune ragazze del Liceo Scientifico, IVC
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Cinque gennaio 2.
Il movimento Cittainsieme, come ogni anno, invita i catanesi a ricordare
Pippo Fava alla lapide alle ore 17 del 5 gennaio. Assemblea alle ore
19,30 dello stesso giorno a Cittainsieme in via Siena 1.
* * *
Alle ore 18, al Centro Culturale Zo di Catania, Felice Cavallaro
intervistera' Luigi Ciotti, Giulietto Chiesa, Rita Borsellino e Claudio
Fava. Da giovedi' a domenica, alle ore 21, il Teatro Angelo Musco
mettera' in scena "L'istruttoria, atti del processo in morte di Giuseppe
Fava", di Claudio Fava con Claudio Gioe' e Donatella Finocchiaro.
Venerdi' Roberto De Benedictis, Adriana Laudani e Claudio Fava
presenteranno "L'istruttoria" alla Galleria d'arte moderna di Palazzolo
Acreide, il paese natale di Giuseppe Fava.
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Cinque gennaio 3.
"Caro Turci,
sono esattamente due anni che non esce piu' il nostro giornale. La Lega
delle Cooperative ha dichiarato che sarebbe intervenuto per riaprirlo.
Con altri compagni, ho avuto fiducia nelle vostre dichiarazioni e sono
rimasto al mio posto a Catania, rifiutando ogni altra offerta. Il
risultato e' due anni di drammi individuali e collettivi - le strutture
del movimento antimafioso smantellate, i compagni distrutti o costretti
ad emigrare. Nel frattempo cooperative aderenti alla Lega hanno
sviluppato - con rapidita' ed efficienza - rapporti d'affari con
imprenditori contigui alla mafia, in particolare Cassina e Rendo.
Nessun articolo "pericoloso" e' uscito, dopo la chiusura del nostro
giornale, sugli imprenditori suddetti.
Ritengo quindi necessario appellarmi alla Sua correttezza per conoscere
la posizione ufficiale della Lega delle Cooperative in merito a questa
operazione: l'esito della quale va addebitato o a singole Cooperative, o
a organismi locali della Lega, o alla Lega nel suo complesso. In altre
parole, Le chiedo di assumersi le Sue responsabilita' e di indicare
perche' Lei, come dirigente nazionale della Lega, ritiene di non essere
responsabile dell'operazione; e di indicare, in questo caso, le istanze
che istituzionalmente possono affermare di esserlo. Non per polemica, ma
per chiarezza. Cordialmente, R.O.".
* * *
"Caro O.,
La ringrazio per la Sua lettera e mi rammarico per l'amarezza che in
essa traspare. Quanto a I Siciliani e ai problemi che il progetto di
rilancio ha incontrato, mi sembra di capire che questi ultimi si
collochino tutti al livello della Sua regione, ed e' li' che va
eventualmente cercato il bandolo della matassa. Cordiali saluti,
Lanfranco Turci".
* * *
Caro Turci,
quanto Lei dice giustifica il mio pessimismo: poco rilevano, cosi'
stando le cose, le pur lodevoli petizioni di principio espresse a
livello nazionale. Resta a noi superstiti dei Siciliani il dovere di
tener fede agli impegni assunti di fronte all'opinione democratica della
nostra Isola e di cercar di continuare come possibile una lotta che
evidentemente e' sostanzialmente nostra. RingraziandoLa per la sua
cortesia, R.O."
* * *
"Caro O.,
in quanto presidente dell'Associazione nazionale cooperative culturali
della Lega intendo assumermi tutta la responsabilita' relativa alla
competenza nazionale di questa vicenda. E' evidente come l'operazione a
questo punto non goda del gradimento delle cooperative siciliane. Non
mi sembra che abbia senso una operazione che ha la sua radice in
Sicilia, che sia sostenuta totalmente dall'esterno. Il Presidente,
Terenzio Verniano".
* * *
"Caro Verniano,
trovo assolutamente deplorevole venirsene a dichiarare ora di passaggio
come "sia evidente che l'operazione non gode del sostegno ecc.". Perche'
se cosi' e', e' un fatto grave. Un fatto che non si mormora in una
lettera privata, ma si rende pubblicamente noto con tutta l'evidenza di
cui si e' capaci. Un fatto su cui si prende formalmente e
responsabilmente posizione, perche' non stiamo parlando della
cooperativa delle gelsominaie in Valgardena ma del giornale
dell'antimafia in Sicilia. Lei sa benissimo che se le cooperative
siciliane si sono comportate come si sono comportate i motivi non sono
di ordinaria amministrazione. Tutta la faccenda non era di ordinaria
amministrazione. Anzi, non era nemmeno - in sostanza - una faccenda di
amministrazione. O no?".
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Anno nuovo. Sbavaglieranno Benanti? Gli permetteranno di fare il suo
mestiere di giornalista in una citta' - Catania - che pure teoricamente
non e' ne' in Uzbekistan ne' in Cina? Questo vorrei chiedere oggi ai
molto illustri e rispettati colleghi che oggi e negli altri giorni
parleranno di liberta' e di democrazia.
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Politica ed economia. Nel caso Unipol, la seconda tutto sommato e' stata
piu' "di sinistra" della prima. Almeno se ci riferiamo - nell'ambito
della sinistra - ai due principali soggetti, rispettivamente, nella
politica e nell'economia. Il primo, il Ds, ha fino all'ultimo momento
tenuto duro nella sostanziale difesa di Consorte ("Persecuzione!",
"Fuori le carte!", "Vogliamo le prove!").
Il secondo, la Lega delle Cooperative, invece l'ha buttato fuori senza
aspettare la sentenza della magistratura, semplicemente per
incompatibilita' coi principi etici della cooperazione.
Di questa diversita' fra valutazioni giuridico-penali (che riguardano la
magistratura) e valutazioni etico-politiche (che riguardano i cittadini)
i dirigenti della Lega si sono dunque resi conto benissimo, a differenza
dei loro omologhi del partito. A questa posizione sono stati spinti
anche dalla vera e propria sollevazione della loro base: "Non c'erano i
soldi per risanare le coop in pericolo, ma c'erano per l'Opa!".
Determinante, a mio parere, e' stata la memoria difensiva di Consorte:
"Avevo soldi all'estero, e' vero; ma li ho fatti rientrare con la legge
Berlusconi". "Dunque - proclama il banchiere - attraverso un'attivita'
pienamente lecita".
"Lecita si' - risponde la base - ma moralmente orrenda. I capitali
all'estero sono l'attivita' piu' egoista del padronato; contro di essa
ci siamo battuti per decenni, e c'e' voluto un governo Berlusconi -
nostro nemico - per farla diventare lecita legalmente". E' il vecchio
ragionamento, vetero, fuorimoda e magari anche arretrato, di Di
Vittorio, di Berlinguer, del vecchio popolo comunista. Che a quanto pare
oggi e' piu' rappresentato, o perlomeno alza di piu' la voce, nella base
della Lega che in quella del Ds.
Come mai? Io penso che si tratti soprattutto di una questione di classe.
La sinistra italiana (il centrosinistra) e' ormai prevalentemente un
movimento culturale, non una rappresentanza di interessi materiali. Si
e' "compagni" - ma ormai questa parola e' rarissima - non per
solidarieta' reciproca, ma per una vaga credenza nei valori civili:
Gramsci avrebbe detto non per struttura, ma per sovrastruttura. In
Emilia, nella piccola cooperativa della Lega, l'aspetto economico e'
invece ancora quello principale: la prosperita' - dice il Dna profondo
di quella terra - o e' collettiva o e' servitu'; nessuno si puo' salvare
da solo, neanche nelle traversie quotidiane d'ogni giorno.
Cosi', l'Emilia "antipatica" e "di destra" (e che spesso assume
posizioni molto piu' grette di quelle dei progressisti romani: vedi
Cofferati) in realta' e' ancora a suo modo profondamente "rossa".
D'Alema, Veltroni, il partito dei buoni sentimenti, possono permettersi
pensieri molto lodevoli sui piu' svariati problemi, ma si omologano con
tutti gli altri quando si tratta di soldi e di potere: cuore a sinistra
- classicamente - ma portafogli a destra. In Emilia, il portafogli sara'
pure a destra ma contiene denari sudati, strappati con la solidarieta'
e il lavoro a un padronato che, nella memoria collettiva, fa ancora
orrore.
Con cio' non voglio dire che i dirigenti diessini siano peggiori, o meno
"di sinistra", di quelli delle Coop. E' che hanno una base meno
"compagna" a cui render conto. I valori del mercato assoluto, dei fatti
propri, dell'individualismo egoista - in una parola, di Berlusconi -
sono penetrati profondamente nel common sense di massa della sinistra.
Qualcuno, in questi giorni, ha invocato Berlinguer; e qualcun altro
Pasolini; ma tanto avevano drammaticamente ragione l'uno e l'altro nel
percepire lo sfaldamento della cultura popolare dei loro tempi e la sua
omologazione coi valori "borghesi", che ne' l'uno ne' l'altro verrebbero
oggi accolti con piu' di un sorrisino di sufficienza - non dai dirigenti
o dagl'intellettuali, ma proprio dalla base.
Fanno eccezione (non la sola: ma la piu' importante) i giovani, o buona
parte di essi. In genere sono molto piu' "a destra", nella loro (non
colpevole) incultura, di Veltroni, del Manifesto, di D'Alema o di
Fassino. Ma sono ancora al di qua della cultura capitalistica ufficiale:
ci vorranno dieci anni di "lavori" servili, di non-diritti, di
gerarchizzazione scientificamente coltivata, per instillare in ciascuno
di loro i miserabili "valori" di quest'Italia post-pasoliniana. Giovani,
donne, poveri, stranieri: i ribelli del branco - gestito sempre di piu'
dai maschi adulti, dai soggetti Alfa e dagli stregoni - sono sempre
quelli. Prima o poi terminera' la preistoria e ricomincera' la storia.
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Societa'. Le persone piu' importanti d'Italia, gli onorevoli,
s'incontrano con le persone meno importanti d'Italia, i carcerati. Che
cosa possono mai dirsi queste due categorie di persone? Ma e' tempo di
Natale, il papa vecchio aveva raccomantato "Fate l'amnistia" e cosi' gli
onorevoli promettono solennemente ai carcerati: "Faremo l'amnistia". E
tanto si sentono buoni e caritatevoli per questa promessa che non
riescono a tenersela dentro o magari a parlarne con i piu' intimi al
circolo, la sera dopo cena. No: scendono tutti felici in piazza, con
bandiere e cartelli, e annunciano urbi et orbi: "Faremo l'amnistia" (non
dimenticate che questa e' una storia di Natale).
Ora, ci sono molti buoni motivi, in un paese come questo, per fare
un'amnistia; e anche per non farla. Fatto sta che quelli s'erano
impegnati, e avevano passato la settimana prima di Natale, oltre che a
fare shopping, a farsi intervistare tutti pensosi sui drammatici
problemi delle carceri e su come finalmente, in omaggio al papa
purtroppo morto e anche a quello nuovo e felicemente regnante, questi
problemi sarebbero stati finalmente in buona parte risolti. La cosa
aveva interessato non poco la categoria dei non-importanti. Ma al
momento di votare materialmente la legge, sorpresa! Non c'era nessuno in
aula, ne' dei buoni che volevano l'amnistia ne' dei cattivi che la
negavano a ogni costa. Buoni e cattivi, amnistiatori e forcaioli, di
sinistra e di destra, erano tutti felicemente a farsi i cazzi loro, in
qualche localita' turistica fra le Maldive e Cortina. Con gran delusione
dei carcerati, dei quali tuttavia i meno ingenui da tempo avevano
dichiarato a chi voleva starli a sentire: "Vabbe', sta' a vedere che ora
quelli si giocano le vacanze per venirci a fare l'amnistia a noi". E,
ovviamente, avevano ragione.
_______________________________________
Differenze. Che differenza c'e' fra l'islam e noi cristiani? Metti che
in Egitto arrivino un centinaio di disgraziati che scappano da una
dittatura. E metti che un altro centinaio ne arrivi a Milano. In Egitto
li mettono nelle tende. A Milano, o in piazza duomo o nei container. In
Egitto appena si muovono li menano, senza tante chiacchiere sul rifugio
e la dittatura. A Milano li menano solo al momento di cacciarli da un
deposito per ficcarli in un altro. In Egitto, naturalmente, per strada o
nella tendopoli ci ficcano - ma non fa tanto freddo - anche i bambini.
A Milano invece pure, nonostante che tutto sommato a dicembre ci faccia
alquanto piu' freddo che al Cairo. E se questi si ribellano e cominciano
a urlare "Non vogliamo restare cosi'"?. Ecco la differenza! Al Cairo
sparano senz'altro sulla folla e ne fanno fuori una dozzina. A Milano
invece no: solo caritatevoli manganellate. Visto che siamo piu' civili
noi?
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(Il problema a Catania, in realta', e' che da quando non ci sono piu' i
Siciliani (che bene o male avevano il prestigio necessario a far da
collante) le spinte centrifughe sono incontrollate. Ogni due-tre anni
nasce una nuova generazione di ragazzi, a volte anche buona ma sempre
poco coesa (Tre anni fa abbiamo cercato di metterne insieme un po', e'
andato tutto benissimo per sei mesi, dopodiche' improvvisamente e per
motivi futili sono esplosi in schegge. Adesso, quelli che sopravvivono,
vanno avanti ognuno per se'). In piu', c'e' un fatto "politico": un
tempo noi eravamo tutti vagamente e moderatamente "di sinistra", nel
senso che da un lato gli avversari erano politicamente omogenei
(socialisti, dc) e dall'altro noi stavamo attenti a mantenere una certa
indipendenza dalla sinistra ufficiale ecc.
Adesso, dopo tre o quattro anni di caso Catania (in cui i ladroni sono
destra e sinistra fifty-fifty), succede che molti ottimi ragazzi nascono
qualunquisti ("sono tutti uguali" ecc.), e di solito sono i piu'
impegnati qui ed ora; quelli che non lo sono, tendono a rifugiarsi sotto
le ali dei Ds o di rifondazione, o comunque a difenderli sempre e
comunque. Questo rende difficilissima una mentalita' di "sinistra
scettica", senza cui secondo me e' difficile lavorare seriamente in una
situazione come Catania. Cerchiamo ancora di parlare coi ragazzi, di
tenerli insieme ecc. ma a volte pensando che, in questa fase, e' piu'
per testimonianza futura che per reali possibilita' di successo.
D'altra parte, come si fa a valutare una situazione quando ci si e'
dentro? Nel dubbio, la cosa piu' sana e' cercar di tenere la porta
aperta, teoricamente quelli che vengono dopo dovrebbero saperne di piu'
- se riusciamo a mantenere una memoria - di noi e dunque essere piu'
efficienti. Comunque, questo e' solo un punto di vista, il mio).
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Parole proibite. Metalmeccanici. Dovrei scrivere che sono un paio di
milioni e che da parecchi mesi sono in agitazione o in sciopero
(nell'imbavagliamento generale) per cento euri d'aumento sul contratto.
Ma e' gia' abbastanza aver scritto la parola che non si scrive, che e'
educatamente vietata su tutte le tv e i giornali. Cazzo e figa si'.
Metalmeccanici no.
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Cime di Rapper. Moddi Mc e' considerato il piu' grande interprete
italiano di Freestyle, l'arte dell'improvvisazione canora che
rappresenta il cuore della cultura Hip Hop. Le basi musicali sono la
materia prima su cui i "Master of Ceremony" costruiscono narrazioni in
rima che in Puglia assumono un sapore particolare, colorando il canto
con il dialetto e con il colore del mare. La vita non e' facile per un
ragazzo che vive solo del suo talento, senza sponsor o case
discografiche alle spalle, ma cio' nonostante Moddi non ha una grande
stima della societa' che dovrebbe tutelare i suoi interessi e quelli di
altri piccoli autori: "A casa ho un assegno da 75 mila lire - racconta -
ed e' tutto quello che ho ricevuto dalla Siae, mentre per le quote di
iscrizione e per gli spettacoli che faccio in giro ho dovuto sborsare
tantissimi soldi, che puntualmente vanno a Celentano e Casadei". Mentre
noi cerchiamo la musica dei vip nelle boutique del disco, c'e' chi crea
musica dietro casa nostra per lanciare un messaggio alla gente della
propria terra. "Mi domando spesso - racconta Fido Guido, autore di
ragamuffin tarantino - come mai si e' detto cosi' poco mentre si
assisteva alla dstruzione della zona delle 100 masserie dove giace oggi
l'Ilva. Quasi ogni notte si sente in citta' puzza di gas, lo sanno tutti
ma quasi nessuno costruisce alternative concrete al problema della
disoccupazione, allora io chiedo: Taranto, perche' ti fai questo?"
[carlo gubitosa]
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Spot. "Firma anche tu l'appello on-line di Arcoiris Tv! Vorremmo che
tutto l'archivio della RAI fosse sempre disponibile gratuitamente via
internet. In questo modo ognuno di noi potrebbe scegliere da solo cosa
vedere e quando". (Oltre tre milioni di persone si sono collegate ad
Arcoiris nel 2005: erano tredicimila nel 2003 e 131mila nel 2004).
Info: comunicazioni@arcoiris.tv
Bookmark: http://www.arcoiris.tv
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Spot. L'Isola Possibile in tutte le edicole della Sicilia, col Manifesto
o da sola. In questo numero: No Tav no Ponte; Benanti, Un regalo per
Ciancio; Pecoraro, Rivelazioni di un pentito; Perna, Radiografia del
racket. E ancora: intervista a Santoro, elezioni a Messina, lavoro e
precari, ricordo di Pippo Fava e tanto altro.
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Spot. Mozilla Veneto xe el primo (e unico) web browser interamente in
Lengoa Veneta. Questo sito se dedica ala tradusion in lengoa Veneta del
browser Mozilla Firefox. Firefox el xe sta' scarga' xa da 25 milioni de
utenti nei primi mesi del 2005 divenendo cosi' el browser nr.1 nel mondo
Unix e nr.2 nel campo Windows.
Bookmark:
http://mozillaveneto.sourceforge.net
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Alessandro Paganini wrote:
< In Zambia, solo in Zambia, ci sono 630.000 orfani (dati Unaids 2004).
Il ministero degli esteri che vorrei, invece di passare il tempo a
imbellettare per l'opinione pubblica le "decisioni" prese al nostro
posto dagli USA, dovrebbe ad esempio istituire un ufficio per le
adozioni internazionali in Zambia. Ad esempio. Tra parentesi, il 70%
delle famiglie zambesi ha adottato uno o piu' di questi orfani. Noi
civili, invece, per adottare (acquistare) un bambino ci mettiamo 5 anni
e 20000 euro >
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Ettore Lo Maglio wrote:
< Vorrei che non ci fossero piú lapidi a lastricare i muri di Sicilia a
tracciare la fine delle speranze dei Siciliani liberi e onesti. Vorrei
che presto, molto presto, venisse incisa un'epigrafe: "Qui giace Cosa
Nostra, strumento di morte ed ingiustizia, di schiavitu' e di odio,
sconfitta dalle donne e dagli uomini che han creduto, credono e
crederanno nella vita e nella giustizia, nella liberta' e nell'amore. I
siciliani posero"
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Paul Elouard wrote:
Avis
< La notte prima della sua morte
Fu la piu' corta della sua vita
L'idea di esistere ancora
Gli bruciava il sangue ai polsi
Il peso del suo corpo l'opprimeva
La sua forza lo faceva gemere
E' proprio al fondo di quest'orrore
Che ha cominciato a sorridere
Non aveva un compagno solo
Ma milioni e milioni a continuarlo lo sapeva
E il giorno si levo' per lui >
|
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