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Da Dicembre 2007, direttamente on line la Catena
di S. Libero su:
 
La "Catena di San Libero" del...
La Catena di San Libero n. 379
31 dicembre 2008
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Piombo Fuso
E Hitler, giù al'inferno, ride.
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Pippo Fava, i giovani e il dopo-Ciancio
Gli amici di Ciancio? Siamo noi. Facciamo ottimi siti, giornaletti e giornali, avremmo le forze per fare un'informazione non inferiore alla sua (specie ora che c'è internet), ma ci ostiniamo a restare ognuno per sé, senza osar fare il salto di qualità, il “tutti insieme” che ci consentirebbe di cambiare Catania da così a così
Stiamo dando una mano a Ciancio. Chi? Noi qui, intanto: e poi tutti gli altri giornali giornaletti siti e contrositi “alternativi” di Catania. Che sono tanti, in realtà, e ancora ne vengono fuori. “C'è spazio per tutti”, dice qualcuno.
Ecco, il problema forse è proprio questo. Di spazio ce n'é quanto ne vogliamo, se ci contentiamo - e ci contentiamo - di essere la nicchia “contro”, la “voce alternativa” e tutto il resto. Invece ce n'è di meno, o almeno bisogna conquistarselo a caro prezzo, se l'idea è di fare alternativa davvero, cioè di raggiungere e superare il peso di Ciancio nell'informazione catanese.
Ma questo è un obiettivo che, giorno dopo giorno, ormai nessuno si pone più. Se l'era posto Giuseppe Fava, e poi i suoi continuatori fino al tentativo di quotidiano nel '93. Da allora, tanta generosità ma anche tanta implicita rassegnazione.
Giornali e siti sono venuti avanti più per testimonianza che sperando di farcela davvero. Coraggiosi tutti, e spesso anche di buon livello; a volte anche di prestigio nazionale, come Casablanca. Ma con un minoritarismo d fondo, ormai profondamente introiettato.
E questo, naturalmente, ha generato a sua volta tutta un'ideologia, e dei comportamenti conseguenti. Ciascuno ha fatto per sé, considerandosi di fatto autosufficiente. Casablanca è stata lasciata affogare - ed era costata sacrifici terribili, soprattutto a Graziella Proto - nella più scettica indifferenza.
Non s'è mai stabilito un rapporto qualunque, e neanche in generale ci si è provato, fra testate del web e testate stampate. Non c'è mai stato coordinamento, e quel poco s'è dissolto subito, coi videomakers che per un momento sono stati la cosa più interessante della Sicilia. Le inchieste sono state condotte quasi sempre separatamente e si potrebbe dire anche, a volte, con gelosia.
Ci sono responsabilità precise, nomi e cognomi, in tutto questo. Ma non hanno importanza. Non è importante sapere se era Toro Seduto che non voleva mettersi d'accordo con Nuvola Rossa o viceversa. Importante, e catastrofica, era la cultura diffusa per cui ciascuna tribù si difende la sua valle, e al diavolo tutto il resto. Un solo errore, semplice e condiviso da tutti: ed è bastato.
Basterà anche qui, se non ci diamo una mossa. Bisogna integrare subito le varie testate e i siti - oppure chiuderle tutte subito, ché non servono a niente.
C'è stato un fattore importante, quest'anno, anche se quasi nessuno se n'è accorto. Ed è che il baricentro dell'informazione “altra” s'è spostato, con la Periferica e i Cordai, nei quartieri. In entrambi i casi, supportato e accompagnato da una serie di attività concrete di base, di intervento sociale, da un circuito virtuoso, di mutuo rafforzamento, che può diventare modello dappertutto.
Ecco, di questo vorremmo parlare quando si parla di Giuseppe Fava. Non servono a molto le commemorazioni, e neanche le presenze occasionali, di nostalgia (il gruppo “storico” dei Siciliani, salvo poche eccezioni, manca ormai da Catania da molti anni: e non è solo un'assenza fisica). No, qui c'è proprio da mettersi a lavorare professionalmente, e tutti insieme.
L'esperienza dei Siciliani, a partire da Giuseppe Fava ma anche dopo, ha mostrato che con organizzazione e volontà si possono ottenere dei risultati. Io penso che è il momento di riprovare. Catania, fra le sue tante disgrazie, ha sempre avuto - almeno - una buona minoranza di giovani non banali. Questo potrebbe riessere un momento loro.
("Ma che c'entro io, che sono di Milano, con tutto questo?". Beh. Credi di essere ancora di Milano ma in realtà, se ci rifletti bene, sei catanese anche tu. Tutta l'Italia è diventata una grande Catania, purtroppo).
Info: incontro il 5 gennaio alle 20.30 a Catania (a CittaInsieme), con Periferica, Cordai, Step1, UCuntu, Casablanca, Catania Possibile, altri gruppi locali e Liberainformazione.
* * *
Notizia, a pensarci bene, correlata
Usa. Internet (40 per cento) batte i giornali di carta (30 per cento) come prima fonte d'informazione (40 per cento contro 30 per cento). Fra i giovani 18-29 anni internet raggunge anche la televisione.
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Internet sotto tiro
Uno dei settori che sfidano la crisi a testa alta è quello dei videogiochi: la gente vuole distrarsi e staccare la spina, ma il cinema e i ristoranti sono troppo costosi e quindi si resta in casa per sparare agli alieni e vivere avventure da film con grafica 3D. E' per questo che il sogno di molte famiglie statunitensi è quello di mettere un piede in questa industria da miliardi di dollari, magari iscrivendo il figlio al DigiPen Institute of Tecnology, un college che svolge il ruolo di "incubatrice specializzata" per formare i programmatori di videogiochi della nuova generazione. Ma cosa succede se mentre studi diventi bravo e famoso?
Lo ha scoperto a proprie spese Zachary Aikman, un ex studente dell'istituto che aveva realizzato tra i banchi di scuola Synaesthete, un videogioco "sparatutto" in cui bisogna eliminare degli alieni seguendo il ritmo della musica di sottofondo, premiato come miglior gioco prodotto da studenti nell'edizione 2008 dell' "Independent Games Festival". Ma quando ha provato a far soldi con la sua creatura, Zach ha scoperto che le regole scolastiche sottraggono agli studenti ogni diritto sui lavori "realizzati all'interno dell'istituto". Il ragazzo prodigio racconta che "la scuola aveva il copyright sulla grafica e i programmi che avevo scritto, ma non si può mettere sotto copyright una modalità di gioco. Così dopo gli studi ho cominciato a organizzarmi per prendere l'idea del gioco e riprogrammarlo a partire da zero". Ma questo non è stato abbastanza per l'istituto Digipen, che ha rifiutato ogni proposta di accordo con lo studente e gli ha proibito ogni possibile commercializzazione delle sue idee intrappolate nella gabbia del copyright.
Mentre sulla "frontiera digitale" statunitense si prova a risolvere questi problemi, a casa nostra si preparano altri disastri figli dell'ignoranza, con leggi sempre più repressive che limitano l'attività dei blogger e lo scambio di cultura in rete. Una recente dichiarazione del premier ha fatto venire i brividi al popolo della rete: "Credo che al prossimo G8 si possa portare sul tavolo la proposta di una regolamentazione del sistema internet. Credo che ci possa essere questa prospettiva internazionale in cui noi possiamo portarci come avanguardia di queste nuove tecnologie che ormai sono il futuro del mondo".
La risposta a questo decisionismo è arrivata dallo stesso Berlusconi, trascinato su Youtube dagli utenti che hanno riesumato dalle ceneri della campagna elettorale un video in cui il premier si descrive come "un anziano signore che ancora scrive a penna tutti i suoi interventi e anche quelli che scrive per gli altri" e a chi gli fa domande su internet confessa "una conoscenza del mezzo che francamente non ho. Io uso il computer e internet - proseguì Berlusconi - ma lo usano soprattutto i miei collaboratori. Mi sa che hanno ragione loro quando dicono che sono troppo vecchio per governare un paese moderno". E per una volta, possiamo dargli anche ragione.
[carlo gubitosa]
Bookmark: www.giornalismi.info/gubi
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Incontro di civiltà
Viagra ai capi afghani che collaborano. La ricompensa offerta dagli agenti della Cia al posto del denaro, in quanto soddisferebbe di più gli anziani capitribù che reggono quel paese.
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Sgarbi
Non ne so granché. L'ho scoperto una dozzina d'anni fa che ero in ospedale e non avevo altro da fare che guardare la tv. Mi colpì il fatto che, essendo molto preso in quel che gridava (parlava, mi pare, del giudice Caselli), sbavava senza accorgersene, con la saliva rappresa agli angoli delle labbra. Mi dicono che ora è in là con gli anni e, come tutte le troie attempate, fa la virtuosa. Non è comunque personaggio da frequentare.
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Di questi tempi/ 1
Siete sicuri si essere ariani? Di origine germanica? O scandinava, magari? Potete stabilirlo con un semplice test rivolgendovi alla IGenea GmbH, Schlossgasse 9, 8023 Zürich
"Wer waren unsere Vorfahren? Woher stammen wir? Die meisten Menschen können ihren Stammbaum höchstens drei oder vier Generationen zurückverfolgen. Dank der Erbgut-Analyse ist aber ein Blick in längst vergangene Jahrtausende möglich...". E‘ sufficiente un campione di saliva per stabilire le vostre origini in linea sia materna sia paterna. Dopo il test del vostro DNA riceverete il vostro risultato dettagliato contenente il vostro popolo originario, il vostra paese di origini ed il vostro aplogruppo. Il risultato contiene cartine e delucidazioni.
Bookmark: http://www.igenea.com/
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Di questi tempi/ 2
Sono 315 le ordinanze emesse nel corso del 2008 dai sindaci, in 152 comuni, in materia di sicurezza urbana. Riguardano gli alcoolici (13,8%), la prostituzione (11,7%), i rifiuti (10,7%), e poi i lavavetri, gli ambulanti, gli abusivi e sospetti (tutto il resto). Particolare curioso: sono stati quattro sindaci di centrosinistra (Cacciari, Cofferati, Chiamparino e Domenici) i primi a utilizzare i poteri di ordinanza decisi dalladestra.
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Brevi di cronaca
Milano. Tassista fatto di coca punta col taxi e investe due marocchini in via Sammartini, spaccando ambe le gambe a uno dei due. L'investitore è rimasto a piede libero.
Gela. Venticinquenne atteso fuori dalla discoteca e pestato a sangue per avere involontariamente pestato un piede a un tizio ballando nel locale. E' in coma con trauma cranico all'ospedale.
Roma. Madre e figlio rumeni, trentadue e tre anni, carbonizzati in baracca per un fuoco acceso male. Faceva un freddo molto rigido. Stupore di cittadini e politici per il fatto che a Roma ci sia ancora gente che vive così. Promessi, o minacciati, provvedimenti.
Siracusa. Polacca 53enne crepa di freddo in una grotta ad Acradina, a poca distanza dalle monumentali rovine degli antichi greci e dall'altrettanto monumentale santuario della Madonnina Buona di Siracusa.
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Notizie censurate in Sicilia/ 1
Catania. Raffaele Nicotra, sindaco (Pdl) di Acicatena in provincia di Catania è stato presidente del consorzio che si dovrebbe occupare dei beni confiscati alla mafia. Otto anni fa, nel dicembre 2001, Nicotra (allora deputato del Nuovo Psi) era però indagato per voto di scambio con mafiosi, nel quadro di un'operazione che comprendeva il candidato Ds (scelto da chissà chi) ad Acireale Vittorio Cecchi Gori, l'allora sindaco di Acireale Antonino Nicotra (Ccd), l'assessore Giovanni Rapisarda (Fi), e il capo dei tifosi ultras dell'Acireale, tale Giuseppe Quattrocchi. Si auspica che le frequentazioni di Nicotra si siano, nel frattempo, raffinate.
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Notizie censurate in Sicilia/ 2
Marsala. Dopo una serie di traversìe, il proprietario dell'Ittica Mediterranea è stato dichiarato falllito. Come curatore fallimentare, il tribunale ha nominato un avvocato Francesco Trapani, ch eperò cura anche gli interessi della principale ditta rivale, la Hedrix. Il curatore-rivale, nel determinare il valore dell'azienda dichiarata fallita, ha omesso di comprendere un condotto sottomarino di 400 metri, a suo tempo costato costato quasi un miliardo di lire. Per questa e altre irregolarità il proprietario della Mediterranea ha sollecitato un intervento della Procura di Marsala, dove però di è insediato da alcuni mesi un ex avversario (alcuni dicono nemico) di Falcone, il discusso magistrato Alberto Di Pisa.
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Cast
Alvaro Vitali, Renzo Rossi e Christian Di Pietro in "Noi speriamo che ce la caviamo". Regia di Marino Girolami. Manca Gloria Guidi.
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Pubblicità
L'unico calendario dichiaratamente porno (Gelli nudo in prima pagina). “Mamma il 2009! L’anno della Rinascita Democratica” è un calendario da tavolo che non disdegna l’armadio nazionale e i suoi scheletri obesi. Vignette di Roberto Grassilli, Marco Scalia, Nico Pillinini, Edoardo Baraldi, Mauro Biani, Makkox, PV, Mario Natangelo, LeleFante, Marco Pinna e Fifo, Zurum, Manlio3, Giulio Laurenzi. Pezzi demenzialmente liberatori di Alvise Spanò, Viscontessa, Andrea Frau. Si scarica gratis in rete.
Download: http://mamma.motime.com/post/736239/Il+Calendario+in+3+mosse
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O eleutheros
A quel ragazzo greco di cui i giornali parlano come "un anarchico" o "un estremista", che non ha un posto stabile cui rinunciare, che forse non sa chi era Onassis ma di Demos ha sentito parlare, che forse è piccolo e brutto ma assomiglia moltissimo a quelli di Maratona, che ora corre grida e tira sassi ma quasi sicuramente entro sei mesi sarà in galera: tirane uno anche per me, figliolo.
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Quei quattro cretini che hanno salvato la Scogliera
Lina Arena wrote:
< Gentile R. ti è possibile assumere informazioni sulle operazioni condotte a San Cristoforo dalla società Aqua Mrcia? Ti risulta il nominativo di chi ha comprato lo stabilimento della Mnifattura dei tabacchi in Catania? Conosci le modalità di intervento della Comunità europea per il rifacimento e la riappropriazione delle aree di San Cristoforo? Lo sai che i lavori della diga foranea sono in parte illegittimi? Lo sai che mi hanno incriminato per aver detto e scritto che lungo il demanio della Paia vi sono opere abusive? Credono ala Procura che basta un pezzo di carta chiamata concessione per aver le carte in regola e occupare pezzi di demanio costiero? Lo sai che la Tortuga era in possesso di una concessione ad edificare sugli scogli di Ognina grazie aun pezzo di carta che menzionava anche l'art.2 e 3 delle norme di attuazione del Piano regolatore che vietavano l'edificabilità nel tratto della Scogliera di Ognina? Se quattro cretini, residenti nella zona adiacente la proprietà demaniale della Tortuga, non avessero impugnato le concessioni ottenute dai signori Testa Tommaso e Carmelo, avremmo avuto un edificio sulla scogliera con il beneplacito di tutti, Procura della Repubblica compresa. Se si sono mossi ed abbiamo ottenuto ben tre sequestri delle opere edili si deve solo al coraggio di quei quattro residenti. Cari saluti >
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Un Paese senza
S. Gensabella wrote:
< Da qualche tempo mi chiedo perchè gli italiani sono così malati e soprattutto affetti da demenza senile tale da chiudere ogni passo verso il futuro, perchè la classe dirigente è così arrogante quanto corrotta e trasandata e nello stesso tempo antisismica, affetta da un morbo che pian piano ammorba tutti a tutti i livelli.
Io una risposta me la sono data, una risposta terra terra sia chiaro, ma comunque sia una risposta. Ho la sensazione che noi siamo in fondo estranei alla democrazia che abbiamo avuto in comodato d’uso semigratuito perché soggetta a vincoli che di fatto hanno impedito l’affermazione di una democrazia compiuta.
Noi siamo stati gli inventori del fascismo prima e del berlusconismo poi. Di questi due fenomeni abbiamo l’esclusiva. Non sarà un caso che alberga dentro il nostro corpo il primo e vero antistato, ancor prima della mafia, arrogantemente rappresentante in terra del Creatore in persona. Anche questa è una nostra esclusiva, e siamo a tre.
La nostra è una storia di aristocrazie e di poteri temporali di papi, re, duci, baroni, tribù e mafiosi mai decapitati e per questo sempre presenti anche se assenti. Noi non abbiamo avuto il 1789, la nostra storia fluisce senza soluzione di continuità dalla fondazione di Roma a oggi facendo mancare al nostro paese quel salto quantico necessario per dare una svolta alla Storia. Se devo proprio dirlo, la nostra è, semmai, una monarchia compiuta.
Noi siamo passati senza saperlo o volerlo ma fluidamente da una aristocrazia feudale parassitaria a una borghesia aristocratica altrettanto parassitaria anche se produttiva (un ossimoro?), rappresentata da una classe politica diventata ormai una vera e propria aristocrazia parassitaria, capace di tenere un popolo al guinzaglio attraverso la concessione del lavoro e l’erogazione di risorse pubbliche ai propri sodali con un ruolo decisivo (e qui ha ragione da vendere O.) delle mafie. Il tutto sotto uno strettissimo controllo delle persone come dei flussi di denaro attraverso un sistema blindato e inaccessibile che di tanto in tanto viene scalfito dalle inchieste giudiziarie che fanno solo un effetto mercurio: disgregano il sistema momentaneamente disperdendo molecole che in seguito piano piano tornano a riaggregarsi facendo sistema ancor più di prima >
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Evviva! Buon Anno!
Indio wrote:
< Cara Catena di San Libero, siamo alla vigilia di capodanno e mi sento fortunato. Nel 2007, infatti, proprio nel mese di dicembre, sono stato sequestrato e caricato di peso dentro una camionetta, picchiato e minacciato pesantemente da due carabinieri: un cc scelto e l'altro semplice. Non erano tutori della legge in quanto come da loro stessi dichiarato (è tutto registrato dalla videocamera che avevo in tasca) se ne fottono della legalità e ancora di più della giustizia. L' altro, il cc semplice, guidava la campagnola, non ha fatto niente per farlo smettere, anzi si è messo a minacciarmi pure lui. Ho chiesto un verbale, ho chiesto di esser portato in ospedale... ma come risposta ho ricevuto botte. Mi auguro che quelle minacce di portarmi in campagna e "farmi la festa", "se ti rivedo in giro ti spezzo le gambe" e altre ancora, non abbiano seguito.
A distanza di un anno, non mi resta che prendere atto di quello che è successo e andare avanti. Non sono il primo e non sarò l'ultimo. E se fossi morto là dentro? E se reagivo ai colpi? Come finiva per me? Unaltro Federico? Mentre vivevo queste cose non sapevo che cosa mi volevano fare, mi sforzavo di stare calmo, di non reagire ai colpi. Ho scelto di denunciarli e mi sono affidato alla giustizia: tutto archiviato. In fin dei conti non è morto nessuno!
Chi ha deciso l'archiviazione della mia denuncia, ha scelto di coprire col silenzio tutta questa vicenda. Spero che questa decisione non venga interpretata come un via libera a farmi di peggio, da chi ha già fatto abbastanza male. Giustizia troppo spesso cieca, sorda e muta... per scelta e non per mancanza di prove. Mi sento fortunato, dicevo, perchè quest'anno niente botte nè minacce. E' un passo avanti... Evviva! Buon anno! >
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Un parroco che non conosco wrote:
< Esiste un Dio
che cammina con scarpe consumate e
che indossa vesti sdrucite e dimesse.
Arriva con dolcezza, si siede in un angolo, tace e ascolta >
Cari lettori,
La strenna che abbiamo scelto per gli amici della "Catena" [vedi file allegato: OriolesAppendice.pdf] quest'anno comprende niente di meno che delle poesie. Scritte in un arco di tempo molto lungo, che sembra purtroppo essersi esaurito qualche tempo fa, esse vogliono essere - quanto meno - un promemoria di cose e di momenti, e di persone, che mi sono state e mi sono care. Sono anche un modo poetico :-) di chiedere la vostra sottoscrizione alla Catena, che non ha altri mezzi di sostentamento che la vostra solidarietà.
Buon Anno!
r.o.
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La Catena di
San Libero
n. 378
23 dicembre
2008
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Settembre
(Otto)
Il Partito
Democratico
non esiste
più,
esattamente
come da un
certo
momento in
poi non
esistette
più il
vecchio
Partito
Socialista.
Milano, i
tranvieri e
i "ghisa",
gli onesti
ragionieri,
i sindaci
grigi e
perbene, il
primo
maggio, le
riforme, il
divorzio,
Strehler,
"Ma mì",
Milva, lo
statuto dei
lavoratori:
tutto
questo, una
volta, era
stato il
partito
socialista.
Onesto e
pasticcione,
vecchio
quanto
l'Italia,,
profondamente
buono. E da
un momento
all'altro
(nel giro di
alcuni anni,
in realtà:
ma quello in
cui te ne
accorgi è un
momento
preciso)
ecco che non
c'è più, ne
restano
caricature
feroci:
sfondi di
cartapesta,
piramidi,
"nani e
ballerine".
Quel momento
preciso,
quello che
passa alla
storia, è
quello in
cui Mario
Chiesa,
chino sul
cesso di
casa, cerca
febbrilmente
di affidare
alla fogna
le mazzette
mentre alla
porta
tambura già,
in forma di
carabiniere,
il Destino.
E qual è
l'ultima
foto, la
foto
storica, dei
Democratici
italiani?
Secondo me,
quella
dell'assessore
alla
sicurezza
Graziano
Cioni.
Nell'atto in
cui telefona
a Ligresti,
confidenziale,
subalterno -
da
cortigiano a
granduca.
Gli chiede,
fra le altre
cose, un
favore
servile: di
finanziargli
il libretto,
l'opuscolo
comunale, in
cui
Cioni-Rassi
si gloria
d'aver
sbrattato
Firenze dai
lavavetri.
Vittoria
miserabile,
che potrebbe
valergli
però la
designazione
a podestà
scavallando
- con
manovrate
"primarie" -
un suo
rivale; e
che dunque
val bene una
messa.
A Firenze,
come in
altri luoghi
d'Italia, e
nella stessa
Milano di
Mario
Chiesa, ben
altri erano
certo
gl'interessi,
che non
quella
mazzetta
finita al
cesso o
quella
telefonata
di
sottomissione.
Eppure l'uno
e l'altro
episodio
sono i più
emblematici,
i più amari;
i più
stridenti,
soprattutto,
con le
tradizioni
di partiti
già nobili e
civili. Nel
caso di
Mario
Chiesa, la "Baggina",
il Pio
Albergo
Trivulzio, i
vecchi
ricoverati
dal Comune:
illuminismo
lombardo,
socialismo
umanistico,
Ottocento;
in quello
dello
sciagurato
Cioni,
servilismo a
un potere -
il
siculo-milanese
clan
Ligresti -
lontanissimo
dalla città,
non
leopoldino o
asburgico ma
greve e
barbaro,
sultaniale;
e una
spietatezza
feudale, da
gabelloto,
verso i
poveri
lavavetri. E
questo nella
città di La
Pira, del
David, del
comandante
"Potente"
che "l'XI
agosto
MCMXLIV" -
come si
legge nella
lapide -
liberò coi
partigiani
Firenze,
morendo
nell'impresa.
Da quei
fazzoletti
rossi di
partigiani,
da quelle
bottegucce
sull'Arno,
dalle
fabbriche,
dale
elezioni
vinte in
nome di una
speranza, da
quelle
regioni e
comuni
esemplarmente
amministrati
(erano loro,
il
socialismo
reale!) per
generazioni;
da quelle
povere
solidarietà
orgogliose
che, anche
negli anni
del
castagnaccio
e delle
prime
lambrette,
facevano che
anche
l'ultimo
sanfredianino
sapesse
cos'era il
Vietnam e
cosa la
Sicilia; da
quella
diversità
bellissima,
non
padronale né
borbonica ma
popolana,
ecco che si
precipita
nel
ligrestume,
nei
pulcinella
servi e
avidi e nel
feroce "via
dal mio
parabrezza!".
E' là che è
finita
quella
storia. Non
c'era
bisogno, per
capirlo, di
magistrati.
Torino che
rincorre la
Lega, Napoli
che
tradisce,
l'Abruzzo
che gela i
votanti, la
timida
Basilicata
(perfino
lei!) che
abbraccia i
berluscones
in nome
delle
mazzette:
c'è poco da
discutere,
in tutto
questo.
Un'ecatombe
di regioni e
città perse
per
bestialità
di satrapi,
cedute al
fascio in
cambio in
cambio di
denaro. Le
stesse
conseguenze
secondarie
di questa
catastrofe
(ingigantito
Berlusconi,
che ne
profitta per
aa
dittatura;
promossi i
Di Pietro e
i Grillo a
capi
carismatici,
non meglio
ma meno
peggio di
Veltroni;
ulteriormente
rincoglionita
la sinistra,
affidata a
Luxuria e al
Circo Togni)
sono
addirittura
meno gravi
della
catastrofe
morale
(della
morale, ma
soprattutto
del morale),
che è
tremenda.
"Sei
tedeschi,
sono
bastati, per
fare
arrendere
l'intero
battaglione!".
Insomma:
otto
settembre.
* * *
Dopo l'otto
settembre
non si
discute più
coi vecchi
generali - i
Graziani, i
Badoglio,
persino i
"liberali"
come Roatta.
Son tutti
similissimi
fra loro.
Non hanno
più nulla da
dire, salvo
tradire del
tutto e
definitivamente
o tirarsi da
parte. Da
loro lezioni
non ne
vogliamo
più, di
nessun tipo.
Si parla
invece,
fraternamente
e
attentamente,
con tutti
coloro che
"non
mollare", di
qualunque
tipo. Dal
tenentino
sbandato,
ligio al suo
Regio
Esercito e
al suo Ds,
all'anarchico
bestemmiante
nel nome di
Beppe
Grillo; dal
carabiniere
fedele alle
stellette e
a Di Pietro
alla ragazza
precaria
seguace di
F.& Martello
in una delle
sue
quattrodici
varianti.
Tutti
possono
fare, tutti
hanno da
dire
qualcosa.
Con tutti
bisogna
parlare,
ciascuno di
loro, per
confuso che
sia,
comunque è
meglio di
tutti i
generali
sabaudi che
hanno
tradito.
Infine,
secondo me,
un'idea ci
sarebbe. E'
quella della
lotta alla
mafia, il
modello
vincente. E'
stata fino a
questo
momento
l'esperienza
unica -
parliamo
dell'antimafia
vera, non di
quella
marmorea e
da fiction
che si
diffonde ora
- in cui
lotta dura e
unità si
siano, in
alcuni
momenti e
alcuni
luoghi, fusi
insieme e
abbiano per
qualche
tempo anche
vinto.
Studiatela,
se volete.
Studiatela
voi
dell'Onda,
soprattutto,
ora che la
vostra lotta
sta già
cominciando
a rifluire
(per
mancanza di
lingua e di
memoria;
eppure era
una buona
lotta);
Cos'è
successo nel
'93, in
Italia? Non
ho voglia di
chiacchierarne
ancora:
andate sulle
fonti, e
studiatelo.
In cosa ha
funzionato,
e in che
cosa no, la
strategia di
allora? Che
cosa hanno
concluso i
nostri
uomini -
alcuni ci
sono ancora
- di quel
periodo, e
in che cosa
hanno
sbagliato?
Dove si sono
fermati? Da
dove si può
riprendere?
Da dove
ricominciarono
- nel
fascismo
primo -
Gramsci e
Gobetti?
Queste sono
le domande
di ora,
Andrea,
Leandro,
Norma,
Leonardo,
Federico,
Cristina.
Non
aspettatevi
la risposta,
non ve la
darà nessuno
e men di
tutti io. Ma
è facile
trovarla da
soli, se
veramente vi
serve e se
davvero la
volete.
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I primi
giorni del
dopo Prodi
< Sulla
facciata
posteriore
di Palazzo
Chigi si
notavano
anche,
appena
coperti da
una barriera
di siepi di
alloro in
vaso,
cassonetti
stracolmi di
materiale
cartaceo -
centinaia di
faldoni,
cartelline,
testi di
e-mail con
dicitura
«priorità
alta,
riservato»,
appunti di
dirigenti e
consiglieri
politici -
tutto
gettato via
alla rinfusa
e in gran
parte finito
in terra.
Tutto
materiale
prodotto
dagli uffici
della
Presidenza
del
Consiglio,
ultimo
governo
Prodi,
accantonato
con il
cambio di
esecutivo.
Pescando a
caso, una
cartellina
piena di
fogli e con
scritta a
pennarello
rosso sul
frontespizio:
"Ddl
Nicolais (ex
ministro per
l'Innovazione,
ndr),
modernizzazione
pubblica
amministrazione"
>
________________________________________
Bavaglio
È molto più
facile
legare le
mani ad un
giornalista
della carta
stampata:
una firma
scompare più
discretamente
di un volto
televisivo.
È quello che
è successo a
Carlo Vulpio,
contattato
dal suo
direttore
Paolo Mieli
che lo ha
invitato a
lasciar
perdere gli
articoli sui
panni
sporchi
della
procura di
Salerno e le
indagini
bloccate
nella
procura di
Catanzaro.
"Caso de
Magistris,
toghe
indagate/
Illeciti per
sfilargli le
inchieste" -
era il
titolo
dell'articolo
di Vulpio
del 3
dicembre che
gli è
costato
l'allontanamento
da questo
filone
d'inchiesta.
Un articolo
che sembrava
più che
altro un
elenco del
telefono,
dove in sole
4000 battute
si fanno ben
25 nomi, tra
cui quelli
di molti
indagati
eccellenti.
Tanto per
capirci,
gente che
ricopre o ha
ricoperto
incarichi di
deputato,
ministro,
sottosegretaro,
segretario
nazionale di
partito,
presidente
della
Regione
,Generale
della
Finanza,
procuratore
della
Repubblica,
vicepresidente
del Csm,
procuratore
generale
della Corte
di
Cassazione o
presidente
dell'Associazione
Nazionale
Magistrati.
E qui si
arriva ad un
nodo
cruciale
dell'informazione:
in che modo
vanno date
le notizie
quando la
merda
schizza fino
ai piani
alti sui
completi
gessati degl
alti
papaveri?
Un esempio
da manuale è
lo scandalo
Watergate.
Gli articoli
di Bob
Woodward e
il suo
collega Carl
Bernstein
sarebbero
rimasti nei
loro
taccuini
senza
l'appoggio
di Benjamin
Crowninshield
Bradlee, che
nel suo
ruolo di
"executive
editor" del
Washington
Post ha
difeso il
diritto di
cronaca dei
suoi
giornalisti
anche
davanti agli
attacchi del
governo più
potente del
mondo.
Per far
cadere Nixon
dal suo
trono, il
Post ha
dovuto
tenere la
schiena
dritta per
più di due
anni e per
decine di
articoli,
continuando
a fare nomi
e a
pubblicare
articoli
scomodi.
Rileggendo
oggi quell'episodio
la domanda è
automatica:
che cosa
avrebbe
fatto Paolo
Mieli al
posto di
Bradlee se
avesse avuto
tra le mani
le carte del
Watergate e
le soffiate
dell'informatore
"gola
profonda"?
Chiedere
alla
disastrata
stampa
italiana di
agire come
un potere
autonomo è
probabilmente
fatica
sprecata.
Per
mantenere
alta la
bandiera del
made in
Italy ci
consoliamo
con il
pensiero di
aver
inventato il
"mielismo",
un genere
giornalistico
nato sulle
pagine del
"Corriere"
all'inizio
degli anni
'90, quando
l'inossidabile
Mieli
provava a
battere la
concorrenza
della
televisione
mescolando
cronaca e
gossip,
generi alti
e generi
popolari,
approfondimenti
e
pettegolezzi,
inchieste e
servizi
glamour,
informazione
e
intrattenimento.
In poche
parole:
articoli
seri e
cazzate
vendibili. E
alla faccia
di Bradlee e
del
Washington
Post, quell'invenzione
gli ha
fruttato
parecchio.
[garlo
gubitosa]
Bookmark:
www.carlovulpio.it
________________________________________
Vigili
Se Parma
mena, Napoli
non scherza.
A Parma ti
fermano e ti
spaccano la
faccia solo
perché gli
stai
antipatico
in quanto
nero. A
Napoli, ti
spaccano la
faccia
perché sei
un
giornalista
e fai
domande
"sbagliate".
Di tutti
questi
vigili,
nessuno è
stato
cacciato e
nessuno è
finito in
galera. A
Parma come a
Napoli,
appena vedi
un vigile
per sì e per
no chiama i
carabinieri.
________________________________________
Teatro
Antonio
Fiumefreddo,
sovrintendente
del Teatro
Massimo
Bellini di
Catania, è
accusato dai
dipendenti
in protesta
da un mese
di gestire
l’ente
pubblico
come se
fosse un
ente
privato. Lui
intanto
proietta
film,
organizza
balletti,
appende
gigantografie
con volti di
superboss.
Fa la sua
antimafia e
non la
nasconde.
Anzi. La
propaganda.
In
tribunale,
però,
qualcosa non
torna.
Domenica:
catanesi a
iosa, con
trombette,
pacchi e
pacchetti,
invadono
come onde e
risacche i
negozi di
via Etnea.
Alle 18 c’è
il Teatro
Massimo
Bellini
aperto. Che
bello! Si fa
antimafia...
A destra
dell’ingresso
il volto di
Matteo
Messina
Denaro, il
superlatitante
mafioso, il
murales pop
fatto da due
ragazzi
palermitani
che volevano
imitare Andy
Warhol; a
sinistra
un’altra
gigantografia.
il Dance
Attack
organizzato
da
Fiumefreddo,
il ballo
antimafia
che ricoprì
lenzuolate
di giornali
perchè la
scuola di un
quartiere a
rischio non
vi prese
parte. Nella
gigantografia
c’è un
ballerino
che riceve
un’onorificenza
dal
presidente
Napolitano.
In platea
c’è una
proiezione.
Ovviamente
antimafia.
Proiettano
"Io
ricordo".
Bello. Parla
di Falcone,
Borsellino,
Libero
Grassi.
Fiumefreddo
ha appena
rimesso il
suo incarico
nelle mani
del
presidente
della
Regione
Raffaele
Lombardo (di
cui è
avvocato):
c'èaria tesa
in platea
fra addetti,
segretarie e
Tensione tra
lavoratori e
sovrintendente.
"Quante
iniziative:
ma i soldi
per noi?",
dicono i
lavoratori.
"Interessi
di classe,
lobby",
risponde
Fiumefreddo.
Così i
lavoratori
scioperano
da un mese:
saltano le
prime del
Massimo, le
seconde, le
terze...
"Un film di
grande
impegno
civile -
dichiara
Fiumefreddo
sul giornale
di Ciancio -
la sua
proiezione
al Bellini
rientra
nell’alveo
di quelle
numerose
iniziative
che abbiamo
voluto
riunire per
sottolineare
e
incoraggiare
la meritoria
opera di chi
giornalmente
si batte per
una Sicilia
libera dal
giogo
mafioso".
Poi volti
pagina e
becchi un
bell’articolone:
"Omicidio
Scaringi:
assolto
presunto
killer".
Segue noiosa
storia di
mafia e
ammazzatine
varie.
Solito
sangue.
Soliti
pentiti.
Soliti
agguati.
Soliti clan.
E infine:
"Rosario
Spina, del
clan
Cappello,
pregiudicato
acese, è
stato
individuato
come autore
di un
omicidio
grazie alle
dichiarazioni
di alcuni
pentiti.
Spina
avrebbe
ucciso
l’affiliato
Antonino
Faro, che si
suppone
volesse
passare dal
clan
Cappello a
quelo rivale
dei
Santapaola".
Ma chi è
l’avvocato
del
pregiudicato
mafioso
Rosario
Spina?
Antonio
Fiumefreddo,
il
sovrintendente
del Teatro
Bellini di
Catania. Sì,
proprio lui.
Alla faccia
dell’antimafia
e della
liberazione
dal giogo
mafioso.
Come si
chiamava
quel film,
"Io
ricordo"?
Appunto.
[giuseppe
scatà]
________________________________________
Università
A Messina,
tanto per
cambiare,
hanno
rinviato a
giudizio il
rettore. In
margine
all'inchiesta
telefonate
minatorie
del tipo
"Sono
soltanto un
messaggero
del
Magnifico e
con questo
concorso sta
scoppiando
una bomba.
Questo
concorso lo
deve vincere
Macrì". A
Catania, una
vittima, o
forse due, o
forse dieci,
o forse
anche di
più, per le
terrificanti
condizioni
di
inquinamento
dei
laboratori
di Farmacia.
Ma stiamo
parlando
ancora di
Università?
E' giusto
dare ancora
lo status di
istituto
scientifico
a luoghi in
cui si
perpetrano
delitti così
gravi?
Sui giornali
ufficiali
sia di
Messina che
di Catania è
già uscita
(sempre con
grande
evidenza)
più d'una
lettera di
studenti e
studentesse
che
dichiarano
di sentirsi
vittime
della stampa
del nord.
“Ci
criminalizzano
perché siamo
siciliani”,
“Cercano lo
scoop a
tutti i
costi”,
“Perché non
parlano
delle cose
buone che
facciamo
qui?”.
Lettere
vittimistiche,
giustificazionistiche,
omertose.
Ecco: la
lunga agonia
delle
università
di Messina e
Catania sta
producendo
effetti
gravissimi
non solo
materialmente,
ma anche in
quello che
dovrebbe
essere il
principale
terreno
dell'università,
la
formazione
umana.
Avremo
laureati
bestie
(avendo
studiato con
professori
raccomandati),
irresponsabili,
queruli,
omertosi.
Certamente
non tutti
(ci
mancherebbe!)
ma una parte
sì, sul
modello
preciso
della classe
dirigente
attuale.
Forse
sarebbe il
caso di dare
un segnale
forte, di
sospendere i
corsi per un
anno. Oppure
di avere,
per un
intero anno
accademico,
una presenza
fortissima
della
contestazione
studentesca
nelle
facoltà.
Nell'uno e
nell'altro
caso, non
sarebbe - e
non dovrebbe
essere - un
anno
accademico
normale.
Perché
“normale”,
qua al sud,
oramai vuol
dire
un'altra
cosa.
________________________________________
Libri
Carlo Ruta,
Segreto di
mafia. Il
delitto
Spampinato e
i coni
d’ombra di
Cosa Nostra.
Edizione
Rapporti,
Siracusa,
pagg. 128,
euro 10,00
Info:
347.4862409,
accadeinsicilia@tiscali.it
________________________________________
Pubblicità.
Gapa, Centro
di
aggregazione
popolare
S.Cristoforo,
Catania.
Fiera del
Risparmio
Solidale in
via Cordai
47. Un
mercato di
vestiti
nuovi in cui
con minime
donazioni
volontarie
(la maggior
parte di 1
euro) si
comprano
capi nuovi
di
abbigliamento
di buona
fattura,
confezionati
in Italia.
Vi
aspettiamo e
passate
parola.
Info:
348.1223253,
www.associazionegapa.org
________________________________________
Cuore
Nando dalla
Chiesa wrote:
< Uno come
me dovrebbe
essere solo
felice di
vedere il
proprio
partito
discutere
tanto di
questione
morale e
delle
spiegazioni
e dei rimedi
politici
alla
questione
morale.
Eppure non è
solo lì
l’origine
dello
smottamento
elettorale e
del
crescente
scetticismo
- e persino
fastidio -
cui si è
circondata
l’esperienza
del Pd.
Il fatto è
che le
vicende
giudiziarie
sono viste
come il
coronamento
o l’effetto
di una
generale
crisi di
idealità, il
segno di un
partito che
smarrisce la
spinta verso
le grandi
battaglie
riformatrici,
che ha
timore della
democrazia
interna, che
non si cura
più del
prestigio e
della
credibilità
delle
persone; e
che parla di
rinnovamento
preferendo
un
rinnovamento
fatto di
fedeltà
personali o
di innocui
esordienti.
Ma un
partito che
fa battere
il cuore,
che
affascina il
pensiero
degli
elettori può
anche
passare
indenne per
alcune
vicende
giudiziarie,
che
verrebbero
viste a quel
punto come
anomalie o
incidenti di
percorso.
E’ il quadro
generale del
primo anno e
mezzo di
vita del Pd
che va
rivisto da
cima a
fondo, se si
vuole
stabilire un
vero
rapporto di
fiducia con
l’elettorato.
Il dibattito
di ora ha
offerto
diversi
spunti
positivi, ma
resta la
sensazione
che non si
abbia
l’esatta
percezione
del disamore
degli
elettori e
dei
militanti
democratici
verso il
progetto del
Pd >
Bookmark:
www.nandodallachiesa.it
________________________________________
Passioni
d.m. wrote:
< Un uomo
che coltiva
il suo
giardino
come voleva
Voltaire,
chi è
contento che
sulla terra
esista la
musica,
chi scopre
con piacere
un'etimologia,
due
impiegati
che in un
caffè
giocano in
silenzio
agli
scacchi,
il ceramista
che
premedita un
colore e una
forma,
il tipografo
che compone
bene una
pagina che
forse non
gli piace...
>
La Catena di San Libero n. 377
4 dicembre 2008
___________________________________________
L'onorevole Trombetta
L'onorevole Cosimo Trombetta, parlamentare Pd di Voghera, è da oggi segretario del Partito democratico. L'ha deciso il Capo del Governo Silvio Berlusconi per sciogliere la lunga impasse (che data dai corsi delle Frattocchie del 1965) fra Walter Veltroni e Massimo D'Alema. L'obiettivo del Partito Democratico, come tutti sanno, è di tener lontani dal potere Prodi e D'Alema. La "mission" di quest'ultimo, viceversa, è radere al suolo Veltroni e seminarci il sale sopra.
La lotta fra i due leader, con alterne vicende, dura da oltre quarant'anni: più delle due guerre mondiali, delle tre puniche e di tutte le guerre di successione. E' eguagliata solo dal lungo conflitto che ha opposto, in un recente passato, l'Egitto di Ramsete II alla Babilonia di Hammurabi. Ha portato, per logoramento, a un completo disinteresse dell'intero partito - uso ormai a risvegliarsi solo per questa o quella dichiarazione dei due cavalli di razza - a qualsiasi altro argomento.
In questo clima, ovviamente, alla fine hanno finito per trovar spazio le iniziative politiche più impensate. In alcuni casi, per la verità, s'è trattato di forzature giornalistiche, come nel caso del sindaco di Torino. "Sarebbe come allearsi con la Lega!" aveva detto Chiamparino per illustrare l'assurdità di talune scelte politiche a suo avviso sbagliate: e il giorno dopo i giornali avevano riportato pari pari "Chiamparino vuole accordarsi con la Lega", cosa evidentemente assurda a prima vista.
Anche in Sicilia, a causa principalmente della scarsa comprensibilità del dialetto usato da alcuni esponenti democratici, si erano diffuse voci di operazioni decisamente strane, come gli accordi non solo con i leghisti locali (quelli di Lombardo, noto principalmente per la diffusione di pacchi alimentari fra i suoi elettori) ma addirittura con l'Udc di Cuffaro, noto interlocutore di mafiosi.
"Tutto ciò non avverrà più - ha dichiarato Trombetta - Da ora in poi la linea del partito sarà chiara e indiscutibile, senza incertezze nè inciuci: saremo fedeli collaboratori del Governo nazionale e dell'Uomo che la Provvidenza ha posto al vertice del nostro amato Paese".
- Onorevole, ma... Scusi, ma lei è sicuro di poter esercitare così immediatamente il suo mandato, senza prima consultarsi con...
"E perché? Quardi, questo è il foglio di nomina. Controlli la firma. Dice che il capo dell'opposizione non può essere scelto dal governo? E perché? Anche per la vigilanza Rai un tempo si diceva così. E invece Villari ora non è al suo posto, non esercita tranquillamente? Li lasci dire, li lasci dire. Tanto, una volta che si sfogano...".
In serata il Collegio dei probiviri del Partito democratico ha comunicato di non avere ancora raggiunto una decisione. "Non ci sembra possibile censurare le scelte politiche dell'onorevole Trombetta, che in quanto uomo libero ha il diritto di avere le sue posizioni". Contrario l'onorevole Veltroni, secondo cui "l'iniziativa di Berlusconi e Trombetta è del tutto fuori da ogni prassi istituzionale". Favorevole l'onorevole La Torre, che ritiene la nomina "rispondente alle attese della parte sana del Paese". "No comment" di D'Alema. "Va bene, ma sarei stata meglio io" ha detto la capogruppo al Senato Finocchiaro. "Deciderà il congresso" ha concluso Fassino. "E quando sarà il congresso?". "Il 29 febbraio 2011, naturalmente". Qui Roma, a voi studio è tutto.
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Italo
Si chiamerà Italo (o anzi "punto Italo", che fa tanto web) il supertreno di Luca di Montezemolo che dovrebbe far concorrenza alle Ferrovie dello Stato sulle linee dell'Alta Velocità. Montezemolo, con quasi 100mila euri l'anno, fino al 2006 era il manager esterno più pagato dallo Stato. Ora non si sa.
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Burrasca su Sanremo
Paolo Bonolis non presenterà la prossima edizione - dal 17 al 21 febbraio 2009 - del Festival di Sanremo. Lo Stato italiano, a quanto pare, non sarebbe in grado di pagare l'ingente cachet richiesto dall'artista senza vendere l'Eni o la Sardegna, operazioni che difficilmente potrebbero concludersi in tempo. I vertici della Rai, secondo indiscrezioni, sarebbero invece orientati ad affidare la conduzione del Festival a Beppe Grillo e altri comici, come già nel 1978.
Prenderebbe però sempre più quota anche l'ipotesi, decisamente più praticabile sul piano economico, di far presentare il Festival al segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, che avrebbe già espresso la sua disponibilità. "Quello ha fatto carriera con Porta a Porta - avrebbe esclamato il leader - Quest'altro s'è fatto i soldi con l'Isola dei Famosi. E io che ci ho scritto, Giocondo?".
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Mailand
Milano. Sfugge a un agguato lo scrittore anticamorra Roberto Saviano. Alcuni malintenzionati, approfittando dalla sua assenza dall'Italia, volevano a sorpresa appioppargli la cittadinanza onoraria milanese. Lo scrittore, segnato da un tale marchio di razzismo ed egoismo sociale, sarebbe stato così sputtanato per sempre presso la maggioranza dei suoi lettori americani ed europei. Per fortuna la parte sana dell'establishment politico e culturale di Milano ha fatto barriera contro la provocazione: "Saviano - hanno detto - è un terrone e pure amico dei negri: vada a quel paese!".
Oltre a Saviano i teppisti intendevano sfregiare anche il giornalista Enzo Biagi (omonimo ma ma non parente del Biagi che "rompeva i coglioni" a Scajola) con una onorificenza, il "Goldambroginen mit Eitchenlaub uns Schwertern" (A. d'Oro con Fronde di Quercia e Spade) di cui vengono solitamente insigniti personaggi graditi al regime. Ma anche in questo caso, per fortuna, la provvidenziale levata di scudi dei gerarchi più anziani ha salvato la vittima designata.
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Cos'è politica, allora?
Clochard bruciato. Ma: "L'hanno fatto per divertimento", "Nessuna matrice politica". Meno male.
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Brevi dalla Sicilia
Caltanissetta. Proprietario terriero abusa per due anni del figlio adolescente di un suo bracciante. Quest'ultimo - secondo il magistrato - aveva tollerato "per necessità" gli abusi sul figlio in quanto dal possidente gli proveniva "l'unico reddito capace di consentire il sostentamento del nucleo familiare già in condizioni di forte disagio economico e sociale".
Canicattì. Disoccupato trentottenne si uccide lanciandosi dal tetto dell'ospedale. "L'uomo era disperato per i problemi economici suoi e della famiglia".
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L'antimafia di ogni giorno e chi la strozza
La Periferica è un piccolo giornale che esce in uno delle borgate più grosse e povere del Sud, Librino. E' nato fra gli scout ed ha rapidamente aggregato la meglio gioventù del quartiere, quelli che “un giorno anche Librino sarà un posto normale, senza mafia, col lavoro!”.
Bene. Questa storia dura oramai da più di un anno. I ragazzi della Periferica, che secondo le buone regole avrebbero dovuto sbandarsi dopo un paio di mesi, invece hanno tenuto duro. Il loro giornaletto, che secondo le regole sarebbe dovuto restare nel giro dei pochi studenti “colti” della città, invece s'è diffuso a sorpresa fra gli abitanti del quartiere. E questi, che secondo le regole avrebbero dovuto farsi i cazzi loro, invece l'hanno appoggiato: il giornale diffuso nei bar, un po' di pubblicità - addirittura - dai piccoli commercianti del quartiere.
(In mezzo a questa storia c'è anche qualche intimidazione, per esempio al doposcuola aperto dai ragazzi nel quartiere. Ma non ce la metto perché altrimenti si va nelle emozioni da fiction, che agl'italiani piacciono tanto, e dunque nel folklore. Questa è una storia di mafia, naturalmente. Ma di mafia reale, mafia quotidiana, non da televisione).
Dov'eravamo rimasti? Ah, già. Dunque, i ragazzi hanno “avuto successo”, per quel che si poteva, e a un certo punto hanno anche messo su un'associazione apartitica (“Oltre la Periferica”) per la informe ma ben promettente società civile del quartiere. E regolarmente ci si riunisce fra redatori, si fa il palinsesto, si distribuiscono i pezzi, si fa il giro dei negozi per la pubblicità... Insomma, una piccola ma efficiente routine.
Finché un bel giorno un barista sorride impacciato. “Beh, stavolta il vostro giornale qui non ve lo posso esporre...”. E il negoziante: “Veramente la pubblicità me l'hanno già messa su quell'altro giornale...”. “Ehi - fa una ragazza - hai visto che oggi La Sicilia ha pubblicato una pagina straordinaria tutta su Librino?”.
Cos'è successo? Come mai l'unico (e grosso) quotidiano della città ha improvvisamente scoperto il povero quartiere? Semplice: Librino è 40mila voti. Li puoi comprare, vendere, mettere all'asta, contrattare. Se però questa gente comincia a pensare con la propria testa (a destra, a sinistra, al centro: ma con la testa sua) non lo puoi fare più. Diventano voti liberi, da convincere. E come cavolo li convinci, se da vent'anni li lasci nella miseria più nera, con fogne di fortuna e senza luce? Maledetto giornale libero, maledetti ragazzi. E' quella fabbrica di uomini, quella Periferica di pensatori, la fonte della disgrazia. Facciamole il vuoto attorno.
Così il barista smette di esporre, il negoziante di dare pubblicità e persino il parroco, nella sua chiesa, s'è messo a parlare male degli “aizzapopolo”. “Eh, bello quando stavano tutti zitti, che c'era la miseria ma si stava in pace!”. Quei tempi, purtroppo per chi ci marciava, non torneranno più. Periferica resta ad uscire regolarmente, il comitato continua, la società pulsa ancora. Ma quei ragazzi - chiedetevi - che vita fanno?
Ecco, questa sarebbe una storia sull'informazione in Sicilia. Su Informazione-e-Mafia, addirittura. Emoziona nessuno? C'è qualche solidarietà? Qualche appello? Qualche intellettuale?
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Il Vangelo nella discarica
Rinchiusi nelle nostre bolle di benessere, i poveri non ci sfiorano nemmeno se li abbiamo dietro casa. Meno male che c'è qualcuno che si prende la briga di andarli a scovare per dargli voce, altrimenti la loro vita rimarrebbe avvolta dal più fitto mistero. Non è tanto il prodotto, ma piuttosto il processo quello che mi interessa nel libro "Il Vangelo nella discarica", scritto dal comboniano Daniele Moschetti che ha dato il cambio ad Alex Zanotelli nella baraccopoli di Korogocho.
Un processo iniziato con l'esperienza diretta di Daniele, trasformato in lettere circolari affidate periodicamente alla posta elettronica, lette da un ristretto gruppo di amici, poi intercettate da un piccolo editore e infine affidate alla distribuzione militante.
Insomma un "antilibro", scritto in una stagione in cui si dà credito solo ai vip della penna che sfornano prodotti vendibili a colpo sicuro, parlano dai loro salotti anziché dalla strada, alimentano i grandi colossi editoriali del paese e si affidano ai grandi supermercati del libro per incontrare i loro lettori. E ti verrebbe voglia di leggerne a decine, di questi libri di strada, nati dal basso e costruiti con un processo centrato sul messaggio culturale e non sulla vendita commerciale.
Mi chiedo in quanti angoli del mondo ci sono storie eccezionali che rimangono in un taccuino anziché viaggiare in rete, e quanto farebbe bene anche alla Chiesa Cattolica ingessata e impaurita il coraggio di raccogliere le voci degli ultimi. Quello della piccola editoria è un processo aperto, nel quale ognuno di noi può trasformarsi in un lettore/promotore/diffusore di contenuti che non hanno diritto di cittadinanza nei grandi circuiti.
Il libro è "trainato" da testi di Zanotelli e Luigi Ciotti, e i suoi proventi saranno destinati alla comunità di Korogocho. Ma tutto questo è solo un incentivo superficiale per sguardi distratti, e non c'entra niente con le ragioni per cui vale la pena avvicinarsi alle parole di Daniele: la cosa davvero importante è scoprire che cosa diventa la "vita di parrocchia" in un posto dove c'è un cesso ogni quaranta famiglie. E la lettura diventa un'esperienza di realtà più diretta e incisiva di qualunque reality show.
[carlo gubitosa]
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Fatwa
Leggo distrattamente che non bisogna smettere di frustare gli omosessuali, dove ancora si può farlo, e che bisogna aiutare i disabili solo se prima si è fatto anche qualcosa contro l'aborto. Lo dice gente seria e responsabile, che parla ogni domenica in televisione, porta abiti che addosso a chiunque altro sarebbero giudicati fuori moda e sostiene con gran serietà di essere qotidianamente ispirata direttamente da Dio. Con sollievo constato che i giornali su cui leggo queste cose sono scritti ancora in caratteri latini e non con l'alfabeto coranico, come mi aspettei. Mi verrebbe difficile, alla mia età, imparare a leggere le fatwa direttamente in persiano.
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Ordine
Palermo. L'Ordine dei Giornalisti sospende per un anno Pippo Baudo "per aver violato il divieto di svolgere attività pubblicitaria". Tace invece su Mario Ciancio, che sul suo giornale fa scrivere editoriali, in forma di lettere, ai boss mafiosi.
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Da un sito di studenti siciliani
L’imprenditore antiracket catanese Andrea Vecchio ha subito il quinto furto in pochi mesi: due escavatori nel cantiere della Rosolini-Cassibile. A caldo ha commentato: “Non mi restano che due alternative: o chiudere o armare i miei operai”. Ma a parere di chi scrive una terza via ci sarebbe.
Vengono alla mente i racconti sulle occupazioni dei feudi nel dopoguerra: la Piana di Catania illuminata dai falò, i canti.. Uomini e donne di tutte le età, accampati sotto le stelle, sui campi. Stretti l’uno accanto all’altro, armati solo del loro coraggio. Stavano a guardia di quello che nessuno aveva il diritto di prendersi, qualcosa che apparteneva (era sempre appartenuto) a loro e ai loro figli e ai figli dei loro figli: “La terra è di chi la coltiva. E noi da qua non ce ne andiamo”. Arrivò il giorno in cui i padroni dei feudi dovettero arrendersi. Certo, non ci fu terra per tutti e molti morirono su quei campi prima ancora di passarci l’aratro. Ma il giogo insopportabile di quella schiavitù era cancellato per sempre.
Oggi difendere i cantieri di Andrea Vecchio significa difendere la nostra dignità. Cosa (o chi) stiamo aspettando?
[roberta marilli]
Bookmark: www.step1.it
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Pubblicità
Il blog del magistrato antimafia di Catania, Giambattista Scidà:
http://scida.wordpress.com/
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Pubblicità
Il mensile Napoli Monitor ha prodotto il suo primo libro, una raccolta di otto reportage su Napoli, Barcellona, Buenos Aires e il Senegal: "Medioevo napoletano. Dopo il rinascimento prima della barbarie. Otto reportage dentro e fuori Napoli", Editore L'Ancora del mediterraneo, 12 euri.
A Roma il libro si trova da: Flexi (via Clementina 9), Giufà (Aurunci 38), Odradek (Banchi vecchi 57), Rinascita (Agosta 36 e Prospero Alpino 48)
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marilu <marilu64@tiscali.it> wrote:
< Le dichiarazioni del capo della polizia non mi convincono affatto. Penso che egli facendo parte del problema non può affatto occuparsi della sua soluzione. Tutto questo suo affaccendarsi mi sembra più il classico gioco delle parti. Tanto ci pensano gli ex P2 alla Cicchitto ad escludere che si possa fare chiarezza sui fatti di Genova. Così le Istituzioni fanno la bella figura e noi italiani, come al solito, siamo "cornuti e mazziati". Altro che democrazia e rispetto della Costituzione! >
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Concetta C., San Donà di Piave, wrote:
< L’ultimo exploit televisivo di Berlusconi conferma che la persona è megalomane ed insieme puerile e permalosa; accusa la stampa e la televisione di “dileggiarlo” là dove a rendersi ridicolo basta lui in persona. Le suddette condizioni confusionali sono provocate dalla mescolanza di eccitanti di varia natura, visto l’attività sessuale di cui mena vanto a settantadue anni suonati? >
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Franco Mistretta wrote:
< In una sala da pranzo c'è un sacco di sporcaccioni: mangiano con le mani, si sbrodolano, ruttano... a un certo punto un convitato fa una scorreggia. Ecco, Villari è la scorreggia! Il tutto finisce con l'essere piuttosto divertente >
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Beppe, gruppo Uomini in Cammino di Pinerolo, wrote:
< Auguri agli uomini: che il 25 novembre duri 365 giorni per ogni anno della nostra vita! Una nuova civiltà delle relazioni è possibile; la prevenzione della violenza ontro le donne passa anche dal cambiamento delle nostre modalità di stare al mondo >
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dinamitebla wrote:
< Mi deprime pensare che il livello delinquenziale della nostra classe dirigente si sia abbassato così tanto: dalle strategie criminali elaborate da menti raffinatissime si è passati alla sguaiatezza della macelleria messicana, allo scippo e allo sfruttamento della prostituzione, fino ad arrivare al patetico insulto da strada ("coglioni", "imbecilli", "miserabili", ecc.). Peggio delle vaiasse. Aridatece il Divo Giulio, prescritto ma almeno aveva una certa classe, buonanima >
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Claudio Giusti wrote:
< Il prossimo dieci dicembre sarà ricordata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata a Parigi sessant’anni fa. Ognuno la ricorderà a modo suo. In molti paesi saranno pubblicati dei libri, ci saranno convegni e dotte conferenze. In Italia saremo soffocati da una retorica fastidiosa e inutile. In America invece faranno una bella impiccagione, quella di Ronald Gray >
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Come
Beppe Sini <nbawac@tin.it> wrote:
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il riarmo?
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il militarismo?
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il nazionalismo?
Come si può contrastare la guerra
se non si contrasta il razzismo?
Come si può costruire la pace
se non si contrasta la guerra?
Se non si contrasta la guerra
come si può difendere la democrazia?
La Catena di San Libero n. 376
18 novembre 2008
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Genova
1) "Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto":
- I black bloc, a Genova nei giorni del G8, vennero visti e fotografati insieme con poliziotti. L'assalto al centro-stampa dei pacifisti, alla Diaz, venne effettuato anche per impadronirsi degli hard-disk con le foto.
2) "Lasciare che devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città":
- I black bloc vennero lasciati liberi di fare quello che volevano. Vennero invece picchiati i boy-scout e i pacifisti cattolici.
3) "Dopo di che, massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale":
- Fatto.
4) "Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti":
- La vittima serve a provocare la reazione incontrollata degli oppositori e a proclamare quindi lo stato d'emergenza ("le maniere forti"). Nel '77 il "movimento" cadde nella trappola. Nel 2001 no.
* * *
I principali mafiosi (Riina, Provenzano, Bagarella, Liggio, Di Cristina, ecc.) vennero assolti più volte dalla magistratura prima di Falcone (Bari giugno 1969, Catanzaro luglio '74, ecc.). La giustizia siciliana era allora prevalentemente impegnata a perseguire altri reati (pubblicità "oscene", ragazze scollate, ecc.). Solo dopo, con i "comunisti" Costa, Terranova, Ciaccio Montalto, Chinnici, e poi col pool di Falcone, emerse un settore di magistrati orientati a compiere il proprio dovere. Fino a quel momento, il livello civile dei magistrati siciliani era stato abbastanza lontano dagli standard occidentali. Questo contribuì notevolmente all'impoverimento della società siciliana, e ai numerosi omicidi (più di cento fra sindacalisti, comunisti e altri oppositori) perpetrati dalla mafia per mantenere il potere.
* * *
Non mi sembra che, su Genova, ci sia molto altro da dire. Si parla di commissioni d'inchiesta, ma è demagogia; l'Italia non è più credibile, su questi argomenti, come istituzioni. Come per i paesi del Terzo Mondo, la competenza è ormai delle Corti internazionali. E perché, d'altra parte, la destra dovrebbe fare le inchieste che la sinistra non volle quando poteva? Davvero una tragedia come Genova deve servire da motivo retorico a personaggi, come Di Pietro, che appena insediati nel proprio ufficio tolsero, per prima cosa, la targa che ricordava Carlo Giuliani? No, chiudiamola qui. Prendiamo atto. La destra è una destra fascista, non-europea. L'opposizione è, con ogni evidenza, inadeguata. Le istituzioni, i giudici? Velo pietoso. "Il coraggio, chi non ce l'ha, non se lo può dare", scrisse uno scrittore cattolico di questo Paese. No, le tragedie nostre - a quanto pare - dobbiamo risolvercele noi.
* * *
Noi, chi? Noi, una generazione. Non è il presidente Obama la cosa importante. E' l'elettorato di Obama. Che c'era e c'è, solo che nessuno lo vedeva. Viviamo in un paese terribile, in cui una parte (minoritaria ma non trascurabile) della popolazione è ormai assestata su valori criminali e uccide il negro e picchia la ragazza. Ma molto più numerosi, grazie a Dio, sono gli italiani civili e buoni; e sono i giovani, e ogni giorno che passa prendono più coscienza. A loro ormai è affidato questo Paese.
Oh, la mia vecchia Sicilia, che pareva abitata - i tavolini dei bar, i circoli dei "galantuomini", i palazzi - da scimmie arcaiche, feroci ("I fimmini o' su postu!") e tracotanti, quante in realtà ne nascondeva, di queste giovani forze, nel suo profondo! E come seppero farla emergere i giovani, quando ne venne il tempo! Franca Viola, Falcone, la primavera di Orlando, la Pantera: nessuna di queste cose era prevista, eppure avvennero tutte; nessuna fu mai persa del tutto, ciascuna per un tratto fu vincente.
Così sarà ora in questi anni, dappertutto. La diga è rotta, possono ringhiare e stridere, ma non fermare l'ondata. Genova, dopo Genova, andrà avanti. Non funzionano più le trappole dei Cossiga. Pietà per chi ha avuto paura, disprezzo per chi chiacchiera ora e prima non ha fatto. Noi, si va avanti.
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Manganelli
Il capo della polizia Manganelli si è dichiarato disposto in questi giorni a "fare luce su quanto è successo". E' stato molto lodato dai politici per questo. A me sembra qualcosa di sudamericano. Se Manganelli ha qualcosa di nuovo da dire, ha avuto tutto il tempo per farlo nella sede istituzionalmente delegata ad ascoltarlo, e cioè il processo. "Garantisco io", "mi assumo io tutte le responsabilità" ecc. può dirlo il capo della polizia messicana, per rabbonire i peones; in Inghilterra esistono meccanismi diversi (responsabilità della catena di comando, separazione dei poteri, dimissioni). La scelta fra Inghilterra e Messico qui ormai è stata fatta e lacrime, maldipancia, happening più o meno sinceri adesso non servono a niente, tranne che a indorare la pillola a chi vorrebbe ancora credere di essere in Europa.
Poche settimane fa, d'altra parte, di fronte all'impasse per la nomina della Vigilanza Rai (ma figuriamoci se Dell'Utri lascerebbe mai passare un antimafioso come Orlando!) c'è stato l'episodio, anche questo messicano, del capo del Partido Colorado che propone al Partido Blanco: dateci questa carica e in cambio noi vi diamo la Corte Costituzionale. Un modo, come dire, gelminiano, di intendere le istituzioni. Altro che Inghilterra.
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Spranghe
Roma. Una ragazza di ventun anni, Ilaria R., bloccata da un gruppo di nazisti sul treno Roma-Ciampino (portava una kefia) e pestata a sangue. Prognosi di cinque giorni.
Firenze. Aurica C. rom trentaquattrenne, selvaggiamente picchiata da una commerciante del mercato di Sant'Ambrogio dopo essere stata insultata.
Bologna. Quattro ragazzi pestati in pieno centro da un gruppo di naziskin: "Comunista!" e "Partigiano di merda!". Uno è grave.
* * *
La polizia italiana è in grado di impedire questi episodi? E' necessario che i cittadini si organizzino direttamente per mantenere l'ordine pubblico contro questi reati? Quelli che alla fine fossero costretti a farlo, avrebbero diritto all'esimente - prevista dal codice - dello "stato di necessità"?
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Giochi virtuali, soldati reali
Come si fa a cercare nuova carne da cannone senza dare troppo nell'occhio? Basta gettare l'esca giusta tra il pubblico dei videogiochi, pieno di ragazzi pronti ad arruolarsi col miraggio dei soldi facili per sostituire il mouse con un vero lanciarazzi. È così che sfogliando le recensioni di gamespot.com mi sono imbattuto in un promo che precede le anteprime di alcuni giochi, una sorta di spot obbligato cui sono costretti tutti quelli che vogliono vedere come funziona un videogame prima di comprarlo.
Il video mostra un soldato afroamericano impegnato a raccontare la grandezza e l'utilità del suo lavoro nel più grande esercito del mondo, con il rinvio finale a www.dosomethingamazing.com - un sito in cui si invita a "fare qualcosa di straordinario", come ad esempio arruolarsi nell'aviazione statunitense. Il sito in questione "è dedicato alle cose straordinarie che i piloti dell'aviazione statunitense realizzano in tutto il mondo. Ogni giorno combattiamo su campi di battaglia in territorio straniero, controlliamo satelliti, difendiamo il ciberspazio e rendiamo i nostri cieli sicuri per tutti". Il testo è corredato da una galleria di video che "forniscono una visione personale e mai vista finora della nostra incredibile abilità e potenza di combattimento". In Times Square il manifesto dello Zio Sam affisso sul gabbiotto di reclutamento volontario mi aveva fatto sorridere per la sua ingenuità vintage, ma guardando questo sito ho dovuto ricredermi sull'abilità degli "spin doctor" del Pentagono. La carta dei videogame non è nuova, ed era già stata giocata con la distribuzione gratuita del gioco "Americàs Army", utilizzato per proporre il reclutamento ai videogiocatori dai riflessi più pronti.
Nel nostro piccolo paese di provincia a forma di stivale tutto questo passa inosservato, e continuiamo a chiamare eroi ragazzi plagiati dalla propaganda di chi vuol fare la guerra con i figli degli altri. I falsi moralisti che denunciano internet come strumento di corruzione dei bambini si dimenticano di denunciare gli eserciti come strumento di corruzione degli adolescenti. Gli educatori e i pedagogisti non hanno gli strumenti o l'interesse per rilevare il fenomeno, e l'unico modo per accorgersi della caccia al soldato fatta coi videogiochi è quello di capitarci casualmente in mezzo.
[carlo gubitosa]
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Lettera aperta a un "liberale" catanese
Chiamate nominative, selezioni non pubblicizzate e bandi ignoti: al teatro Massimo Bellini di Catania non sembra siano ancora arrivati i tempi nuovi annunciati a ogni occasione dall'onnipresente “rinnovatore civile” Antonio Fiumefreddo.
Egregio signor Fiumefreddo,
Il 3 novembre scorso Lei ha ricevuto la lettera di una giovane laureata in scenografia - una ragazza di ventisette anni - che inizia così: “Da tempo cerco di poter mettere in pratica la mia preparazione universitaria senza essere costretta ad abbandonare la mia città, la mia terra”.
La lettera era indirizzata all'Ispettorato del Lavoro e, per conoscenza, al Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini, cioè a Lei: ricorda?
La aiutiamo: “Purtroppo però, ancora una volta, mi sono dovuta scontrare con la realtà di questa città, dove clientelismo e conoscenze sono alla base di ogni tipo di opportunità lavorativa”.
Cose note, dette e stradette, al limite della banalità; ma che c'entrano le banalità demagogiche con Lei che organizza i balletti per la legalità e le escursioni al Quirinale, che dispiega il telone raffigurante il volto pop del superlatitante sulla facciata del teatro, che denuncia gli abusi sui detenuti, che è persino autore di un libro dal titolo “Mai con la testa in giù”? Con Lei sul Suo sito (www.lasveglia.it), nel messaggio “Catania che muore” apparso il primo ottobre del 2003, si scaglia contro “l'affidamento di consulenze ed interessi privati che vanno impediti e denunciati”?
Denunciati, sì signor Sovrintendente: Lei ha scritto proprio così. Ed è esattamente quello che ha fatto la ragazza di ventisette anni quando, entrando nel merito, si è lamentata della ”assunzione a tempo determinato di diverse unità, chiamate per nominativo, in occasione della realizzazione dell'Opera “Medea” e dislocate nei reparti di scenografia e falegnameria del Teatro Massimo Bellini” a partire dal 4 novembre 2008.
E i bandi? E Le selezioni pubbliche? E La logica meritocratica che dovrebbe risiedere in ogni animo liberale ispirandone gli atti e che “avrebbe permesso ai giovani come me di misurarsi con una realtà lavorativa concreta solo in base alle proprie effettive capacità”?
Ci spieghi, signor Fiumefreddo, cosa c'è di liberale, di limpido, di legittimo nel reclutare personale senza pubblicare i bandi sul sito dell'ente. Se non riesce da solo a trovare una risposta, la chieda a Brunetta: anche lui è un liberale.
[massimo malerba]
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uffo03@libero.it wrote:
< L'antisemitismo (o meglio l'antiebraismo: anche gli arabi sono semiti, e quindi il panorama dell'antisemitismo oggi è immensamente più vasto di quanto faccia pensare il numero degli odiatori degli ebrei) ha prodotto un'immensità di orrori in tutto il corso della sua storia, ed è giusto ricordare che anche la Chiesa (o meglio: le chiese: la cosa non riguarda solo i cattolici! Mai sentito parlare di un certo Martin Lutero?) ha responsabilità gravissme. Ma vorrei ricordare due cose.
1) L'origine dell'antiebraismo non va cercata nel cristianesimo, perché è molto più antica. Consiglio la lettura di Ian Assmann, Moses der Agypter, tradotto pubblicato da Adelphi, per vedere quanto remoto e molto precristiano fosse questo pregiudizio.
2) "L'origine dell'antiebraismo cristiano va cercata nell'anticristianesimo ebraico". Piaccia o non piaccia, hanno cominciato gli gli Ebrei a perseguitare i cristiani. Ciò almeno stando alle fonti di cui disponiamo.
Ciò non diminuisce affatto le responsabilità delle chiese, ma si vorrebbe che la consapevolezza storica, relativamente a queste cose, fosse un po' meno angusta. Infine, ogni uomo, papi inclusi, è figlio della cultura del suo tempo >
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Daniele Dellerba <ogigia@email.it> wrote:
< Ho realizzato una versione italianizzata di Linux Puppy, Linux Ogigia Zeronove. Dedicata al recupero dei vecchi computer, è già usata da migliaia di persone, tra cui attivisti del trashware >
Bookmark: ogigia.altervista.org/index.php?mod=read&id=1225141791
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adelantecompaneros@fastwebnet.it wrote:
< Quando era Ministro dell' interno, l'Alitalia istituì un volo diretto Albenga-Roma Fiumicino, che fu immediatamente cancellato dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale; il volo aveva registrato un max di passeggeri pari a 18 (diciotto!) con un passeggero fisso: il ministro Scajola. Col governo Berlusconi-3 il volo è stato immediatamente ripristinato grazie a un finanziamento straordinario di un milione di euro. L'aereo è un Atr 47 e tre giorni a settimana sta fermo sulla pista ; i passeggeri sono al massimo otto e il passeggero fisso è sempre Scajola. L'Atr 47 costa all'Alitalia circa 100mila euro a settimana. Così il fatto che a Scajola non piaccia andare in macchina da Albenga a Genova, per quest'anno, costa agli italiani (dato che tutti i debiti dell'Alitalia sono stati accollati alla popolazione) la notevole cifra di sei milioni e duecentomila euro >
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Aristofane Ciciliano wrote:
Rivau u pupu niuru
< Obama nunn’è sparacanaci
Nun parra a taci maci
Nun è mancu sparaceddu
Nun è re di lu scanneddu
Fici Busciu a sparadappu
Passi lisciu e passi n’ tappu
Obama longu comu a sparagogna
Si pò fari! Sogna e scugna!
Sì pò fari a spaparanza
Bedda matri chi valanza!
Ora puri i sparapauli
fannu arutti di li ciauli
E’ lu re ddò sparracino
Sembra Magno e il Pipino
Spogghiacristi e spagghiaturi
Né tibbisi né maluri
Sunu o sbaddu i sparritteri
Ccu la lingua ndò darreri
Su d’Obama non ti spagni
T’arrifrisca e non ti lagni
Sì la casa si spatruna
Sulu Obama ti la runa
Infilici sparapacchiu
Fu Mecchen picchì era racchiu
Yes we can! nun è puesia
sulamente la spiranza
d’abballariti nda panza
su non cangi sta vilanza
tutta jttata vessu ri tia
ca di piccioli fitia
e lu poveru comu a mia
non mania ma pinia
Yes we can
Arrivau u pupu niuru
allu yankee finiu u triulu >
[E' arrivato il pupo nero// Obama non è un pesce piccolo (triglia piccola)/ non parla di nascosto/ non è un broccolo/ né una persona mafiosa// Ha ridotto Bush come un cerotto/ Gli è passato di sopra/ Obama è lungo come un asparago/ Yes we can/ Si sogna e allontana gli avversari// Yes we can con ampiezza/ E’ di vero valore/ Ora pure i poveri/ fanno la voce grossa (ciauli = gazza)// E’ un valoroso oratore/ parla come Carlo Magno e Pipino il breve/ Poveri e braccianti/ si possono curare meglio (tibbisi= morire)// Gli avversari cialtroni/ sono privi di parole/ Non bisogna avere paura/ le cose andranno meglio// Se non si possono pagare i mutui/ Obama risolverà i problemi/ Come scarafaggio infelice/ Mc Cain non vinse perché brutto.// Sì, possiamo! Non è poesia/ ma soltanto la speranza/ di poter cambiare le cose/ a favore dei poveri, infatti/ la bilancia è a favore dei ricchi.// Sì, possiamo!/ E’ arrivato il pupo nero/ per gli americani sono finiti i guai]
Bookmark: www.corrieredaristofane.it
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La Catena di
San Libero
n. 374
5 novembre
2008
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Di che
cosa è fatto
un
sessantotto
Mah, questo
secondo me è
un
sessantotto.
Non è,
ovviamente,
il '68 (che
a sua volta
dichiarava:
"Non sono il
Quarantotto!"),
è
semplicemente
uno dei
tanti
sessantotti
che
periodicamente
si
verificano,
cambiano il
mondo in
basso e
vengono
venduti e
esorcizzati
in alto. Di
che cosa
sono
composti i
sessantotti?
1) Arrivano
di sorpresa
(Asor Rosa:
"Rivolte
studentesche
in Italia?
Impossibile.
Americanate".
Rinascita,
febbraio
68).
2) I
giovani,
quasi tutti
i giovani,
ne fanno
parte da
subito,
senza
pensarci,
con
naturalezza.
3) Il
governo è
fortissimo e
quasi senza
opposizione.
Si crede
eterno.
4) I
politici
dapprima non
li vedono,
poi cercano
goffamente
di corrergli
dietro.
5) Gli
studenti
sono
presbiti,
vedono
sfocato da
vicino (nel
sessantotto
del '68 il
primo slogan
è stato
"potere
studentesco",
adesso si
comincia col
"siamo tutti
studenti").
6) Però non
sono miopi.
Hanno le
idee
chiarissime
(e in quel
momento
"estreme")
sui tempi
lunghi. Nei
volantini
torinesi del
'68 c'è
tutto quello
che sarebbe
successo nei
trent'anni
successivi,
inquinamento
e
capitalismo
selvaggio
compresi. E
nei
documenti
della
Pantera di
Palermo...
7) Non
credono
nella
violenza, e
perciò sono
molto
pericolosi.
Il rock è
stato molto
più
esplosivo
del
terrorismo.
I capelloni
erano molto
più
"eversivi"
dei maoisti.
Del '68, non
a caso, si
ricordano i
leaderini
fighetti e i
(pochi)
terroristi.
Non i
consigli di
fabbrica e i
corsi liberi
nelle
facoltà di
punta.
8) Per
fermarli
bisogna
dunque
introdurre
la violenza
(nel '68 le
bombe di
piazza
Fontana, nel
'77 i
ragazzi
sparati da
fascisti e
servizi
deviati).
9) Per
venderli e
esorcizzarli
bisogna far
"diventare
importanti"
alcuni di
loro,
trasformarli
da ragazzi
in personale
politico.
10) Bisogna
cioè offrire
loro il
modello di
organizzazione
politica che
vige nel
sistema. In
un sistema
di partiti,
bisogna
indurli a
fare
partitini (i
"gruppi"
post-68). In
un sistema
maschile,
bisogna
esaltare in
loro virtù
"virili"
("spranghiamo
i
fascisti/la
polizia/ i
comunisti").
In un
sistema
gerontocratico,
bisogna
imporgli i
linguaggi
delle
generazioni
precedenti
(per esempio
gli slogan a
rima).
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Habemus
papam
Va bene,
hanno eletto
il negro. E
allora? Era
nell'aria da
anni, era
ciò che
voleva la
gente. I
media, fatti
per
imbrogliare,
hanno fatto
i salti
mortali per
convincerci
che il mondo
reale non
esiste e che
quello
fasullo è
vero. Ci
sono
riusciti per
qualche
anno,
spendendoci
dei
miliardi.
Adesso,
dalle porte
riaperte,
entra
liberamente
la pioggia e
il sole. Si
comincia a
tornare
nella vita
vera.
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Quanta
solidarietà
E Saviano?
Passata
l'emozione,
non se ne
parla più.
La
solidarietà
che non s'è
fatta, e che
si poteva
fare:
- Napolitano:
chiedere
formalmente
conto al
governo
della
presenza di
Nicola
Cosentino,
sottosegretario
all'economia,
chiamato
pesantemente
in causa dai
camorristi
perriti;
- Maroni:
fare
avvertire
discretamente
Francesco
Schiavone
detto "Sandokan",
detenuto
nelle
carceri
dello Stato,
che le sue
esternazioni
nei
confronti di
Saviano non
sono
gradite, e
potrebbero
essere
pericolose
per chi le
fa.
- Del Boca:
aprire
un'inchiesta
dell'Ordine
dei
Giornalisti
sui giornali
collusi con
la camorra,
di cui
Saviano ha
parlato (e
che, in
tanta
commozione,
non sono
stati citati
da alcuno).
- Veltroni:
denunciare
l'isolamento
dei
giornalisti
(per lo più
emarginati)
che fanno
antimafia
oltre a
Saviano, e
aiutare
concretamente
i loro
poveri
giornali e
siti.
________________________________________
Tutto
sommato
A me sembra
bene che i
compagni
"dei centri
sociali"
ecc.,
informati
dell'attacco
ai liceali,
siano
intervenuti
alla svelta
e abbiano
fatto
sgomberare
fascisti,
con le buone
o no. Alla
fine nessuno
s'è fatto
davvero male
e tutto
sommato si
può anche
essere
soddisfatti
della
polizia
(che, tutto
sommato, non
ha fatto un
G8), dei
compagni
(che non si
sono spinti
oltre la
difesa) e
persino dei
fasci (che
tutto
sommato non
hanno usato
armi da
fuoco).
Rispetto ai
tempi miei
c'è un
indubbio
miglioramento.
Sei più a
tutti
quanti.
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Archidiósesis
de México
(consigli
alle donne)
"No uses
ropa
provocativa.
Cuida tus
miradas y
tus gestos.
No te quedes
sola con un
hombre,
aunque sea
conocido. No
permitas
familiaridades
de tus
amigos o
parientes.
No admitas
pláticas o
chistes
picantes".
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Numeri/ 1
Gli
infortuni
sul lavoro
di operai
extracomunitari
in Italia
nel 2007
sono stati (inail)
141mila, di
cui 174
mortali. Gli
operai
extracomunitari
nel 2007
hanno
versato
all'Italia 3
miliardi e
749 milioni
di euri di
tasse e
hanno
prodotto (Unioncamere)
il 9 per
cento del
Pil
italiano.
________________________________________
Numeri/ 2
Secondo
un'indagine
dell'Associazione
Contribuenti
Italiani il
58% degli
yacht di
lusso,
barche a
vela e
automezzi di
grossa
cilindrata è
intestato a
prestanome
nullatenenti.
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Il
bersagliere
E' morto
vecchissimo,
il
bersagliere
ciclista
Delfino
Borroni. Era
l'ultimo
soldato
italiano
della guerra
15-18. Era
sfuggito
agli
austriaci,
al general
Cadorna
(680mila
soldati
uccisi nelle
trincee o
negli
attacchi
frontali),
ai
carabinieri
appostati
dietro le
trincee
(350mila
soldati
arrestati,
235mila in
carcere,
7mila
fucilati, di
cui
cinquemila
scelti a
caso dopo
Caporetto) e
anche alle
"celebrazioni"
di tutto ciò
fatte,
novant'anni
dopo, da
ministri che
non hanno
mai visto
una trincea
nè una
baionetta.
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Grillo vs
Facinorosi
A Bologna
gli studenti
si vedono
arrivare nel
Corteo Beppe
Grillo con
giornalisti,
operatori,
supporter,
ecc. "Basta!
- strilla
qualcuno -
Non abbiamo
bisogno di
primedonne!".
Il commento
di Grillo:
"Va bene,
però a
contestarmi
sono stati
solo una
ventina....".
"Una ventina
chi?". "Gli
esponenti
dei centri
sociali...".
________________________________________
Ottocento
A Catania la
vecchina
vede sfilare
il corteo
dal suo
balcone:
orride,
prende i
gerani dal
vaso che ha
davanti e
comincia a
gettarli,
con ampi
gesti
benedicenti,
sui ragazzi.
A Venezia
invece il
corteo
arriva lungo
la ferrovia,
sul ponte: i
macchinisti
dei treni
azionano la
sirena e lo
salutano
così,
all'ottocentesca.
________________________________________
Slogan
"Mercato
crolla, sale
il movimento
", "Il
futuro deve
tornare a
essere
quello di
una volta",
"Il futuro
siamo noi".
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Toccare
col mouse il
muro della
vergogna
Quando i
muri di
cemento
incontrano i
bit fatti di
idee,
possono
accadere
cose
incredibili.
Come
l'iniziativa
lanciata dal
gruppo di
creativi
olandesi
Palo Dutch
Concept
Factory (PDCF),
che ha
promosso la
nascita di
un servizio
di scritte
murali "on
demand".
Visitando le
pagine di
www.sendamessage.nl
basta
spedire 30
euro e il
testo che
vogliamo
veder
apparire sul
"muro della
vergogna"
allestito
dal governo
israeliano
per ricevere
tre foto in
alta
risoluzione
della nostra
scritta,
realizzata
con lo spray
dai ragazzi
coinvolti
nel
progetto. È
incredibile
osservare i
risultati
dell'incontro
tra le
esigenze di
una
popolazione
immersa in
un conflitto
e le
competenze
di
comunicazione
messe a
disposizione
della
popolazione
palestinese
da questo
gruppo di
pubblicitari
e addetti
alle
pubbliche
relazioni.
Grazie al
contributo
della Ong
olandese
ICCO, la
Concept
Factory
continua a
realizzare
workshop a
Ramallah
raccogliendo
le idee più
creative e
fantasiose.
Il denaro
raccolto
grazie alla
spedizione
delle
fotografie
viene
utilizzato
per
finanziare
le
iniziative
sociali,
educative e
culturali
delle Ong
palestinesi
che
partecipano
all'iniziativa.
I membri
della PDCF
raccontano
che "le
chiacchiere,
le risate e
il
brainstorming
realizzati
negli anni
passati
hanno
prodotto
molte idee
davvero
ispirate.
Tutto
partiva dal
nulla, senza
fogli di
carta o un
programma
prefissato.
Solo un
gruppo di
pubblicitari
professionisti
olandesi e
ragazzi
palestinesi
molto
svegli.
Credeteci o
no, dopo un
po' di
silenzio le
idee hanno
cominciato a
spuntare
come
funghi".
E sul sito
www.palodutch.nl
le tracce di
questi
progetti nel
cassetto
sono ancora
fresche:
passeggiate
virtuali
realizzate
da olandesi
con
telecamera
al seguito
guidati a
voce da
ragazzi
palestinesi
che indicano
cosa
vogliono
osservare e
dove puntare
la
telecamera,
per
esplorare
virtualmente
il mondo
fuori dalle
barriere;
realizzazione
di un
fotoromanzo
sulla storia
di una
coppia di
olandesi che
vuole
campeggiare
a Ramallah e
si scontra
con i
divieti
polizieschi
vissuti
quotidianamente
dai
palestinesi;
realizzazione
del più
lungo
graffito
murale del
mondo,
battendo
l'attuale
record
dell'Iran (5
Km);
trasportare
in Europa un
albero di
Natale
raccolto a
Betlemme,
coinvolgendo
le città
presenti
lungo il
tragitto.
Per cambiare
la realtà, a
volte
bisogna
partire da
sogni come
questi.
[carlo
gubitosa]
________________________________________
Pronto,
Ordine? Vi
informiamo...
Finalmente
un esponente
del
giornalismo
istituzionale,
Franco
Abruzzo, si
accorge che
a Catania la
deontologia
è calpestata
("La
Sicilia" di
Ciancio, con
lo
scandaloso
editoriale/lettera
del boss
Vincenzo
Santapaola)
e fa una
proposta
concreta:
"I Consigli
dell'Ordine
sono
chiamati
dalla legge
professionale
e dalle
sentenze
della Corte
costituzionale
a vigilare
sulla
condotta
degli
iscritti
che, con i
loro
"omissis",
minano i
principi
della buona
fede e della
lealtà verso
i lettori
nonché il
rapporto di
fiducia che
deve
esistere tra
stampa e
cittadini.
Il giudice
disciplinare
amministrativo
è l'Ordine
regionale".
Sì, ma se
l'Ordine
regionale
non
interviene?
"In caso di
inerzia -
precisa
Abruzzo - il
Consiglio
nazionale,
informato,
potrebbe
decidere di
affidare il
procedimento
a un altro
Consiglio
regionale".
Quanto a
informarsi,
immagino che
il Consiglio
Nazionale
non abbia
difficoltà:
noi siamo
qua. Se
vorranno
ascoltarci,
ci mettiamo
formalmente
a
disposizione.
________________________________________
*
Appuntamenti.
Giovedì 6
novembre a
Castelvolturno
l'avvio
della
Campagna
contro la
camorra di
Sd "Facciamo
neri i
camoristi".
Lotta alla
camorra,
alle mafie e
al razzismo.
Paolo Beni (Arci),
Roberto
Natale (Fnsi)
e Claudio
Fava.
________________________________________
*
Libri.
Umberto
Santino,
“Breve
storia della
mafia e
dell’antimafia",
Di Girolamo
Editore.
(Info:
347.186342-339.1956128)
________________________________________
"Una
barbarie"
Peppe Sini <nbwac@tin.it>
wrote:
< La
decisione
dell'amministrazione
comunale di
Viterbo di
impedire a
chi è nel
bisogno di
chiedere un
minimo aiuto
ai passanti,
decisione
analoga a
quelle già
prese da
altre
amministrazioni
locali in
varie parti
d'Italia, mi
colpisce per
la sua
crudeltà.
Invece di
prendere
iniziative
per aiutare
chi è nella
povertà e
nel disagio,
si impedisce
loro
finanche di
chiedere
l'aiuto del
prossimo.
C'è un modo
di dire,
"chiedere la
carità", che
con la forza
del
linguaggio
evoca ciò di
cui stiamo
parlando: la
carità, che
è una delle
forme
dell'amore,
ovvero
dell'umana
convivenza.
Proibire la
carità è una
barbarie.
Sono un
cittadino di
Viterbo,
chiedo che
quel
disumano
provvedimento
sia revocato
>
________________________________________
"Ai
margini del
vostro
mercato"
"Ultimi"
(gruppo
capitano
ultimo)
wrote:
< Non siamo
violenti,
anche se
conosciamo
la violenza
del vostro
denaro,
quello che
usate per
comprare
ogni cosa.
Noi non
amiamo la
proprietà
privata se
non in
quanto
svolge una
funzione
sociale, e
vediamo la
pura avidità
con cui
accumulate e
recintate
case e
palazzi e
città. Non
siamo
razzisti, e
vediamo le
vostre
distinzioni
tra bianchi
e neri,
ricchi e
poveri,
regolari ed
irregolari,
sudditi e
clandestini.
Noi non vi
combattiamo
con la
violenza che
legittima la
vostra
reazione,
noi non vi
combattiamo
con la
superficialità
e l'
opportunismo
che
legittimano
il vostro
nepotismo.
Noi
cerchiamo di
costruire
ogni giorno,
nelle
piccole cose
quotidiane,
un mondo che
si allontana
dalla vostra
prigione,
dove gli
esseri umani
nella loro
semplicità
sono
autentici,
dove
l'uguaglianza
significa
uguaglianza,
dove la
solidarietà
significa
solidarietà,
dove la
dignità
significa
dignità.
Queste
parole sono
un sentiero
su cui
cammina la
gente
piccola,
quella che
vive ai
margini del
vostro
mercato. Ci
perdonerete
se non
amiamo la
vostra
violenza, ci
perdonerete
se non
amiamo i
vostri
soldi, la
vostra
arroganza,
la vostra
competizione
truccata.
Non siamo
eroi, non
siamo
niente, il
fatto è che
semplicemente
il vostro
mondo vuoto
ci fa schifo
>
________________________________________
"Tutti ma
proprio
tutti"
Bianca wrote:
< Nella mia
scuola, il
Boggio Lera,
alla notizia
che era
stato
approvato il
decreto,
siamo usciti
tutti, ma
proprio
TUTTI (gente
che non era
mai stata a
un corteo in
tutta la sua
vita). Via
Vittorio
Emanuele era
bloccata e -
scusate -
noi del
Boggio Lera
eravamo il
doppio di
quelli dello
Spedalieri
.-) e domani
sono
intenzionati
a venire al
corteo in
molti >
________________________________________
Poesie
della
Seconda
Repubblica
Mimmo
Lombezzi
wrote
< Il
manganello
Tonfa,
che ruppe
molti denti,
Fa finta di
dormire,
pronto per
gli
studenti.
Dai tempi
del G8,
è quasi
sempre
appeso.
Liscia
schiene di
negri,
cose di poco
peso...
Ma ora sente
la brezza
di un altro
autunno
caldo,
e una mano
accarezza
quel manico
ben saldo...
Avviso ai
naviganti:
“Okkio al
cranio
ribelle!
Se restate
occupanti
vedrete
ancor le
stelle.
Cercando gli
infiltrati
delle
Brigate
Rosse
Potreste
esser
coinvolti
da presunte
percosse...
>
|
|
La Catena di San Libero n. 373
22 ottobre 2008
___________________________________________
Saviani
Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di
casa e se n'è andato in cerca di notizie. Ha
lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in
internet a quelli che conosce. Fa anche un
giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente
anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il
primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo
in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna
una lira e fa questo tipo di cose da una decina
d'anni. Ha perso, per farle, la collaborazione
all'Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque
e persino di una paga precaria come scaricatore:
anche qui, difatti, l'hanno licenziato in quanto
"giornalista pacifista". Marco non ha paura (nè
della fame sicura nè dei killer eventuali) ed è
contento di quel che fa.
Anche oggi Max è contento perché è riuscito a
mandare in giro un altro numero della Periferica, il
giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici
del quartiere. Il quartiere è Librino, il più
disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera
e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono
riusciti a mettere su una redazione, a organizzare
non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e
dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i
mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una
volta una sede. Max non ha paura, almeno non
ufficialmente, ed è contento di quel che fa.
Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il
telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di
distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e
contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei
mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a
parte la macchina bruciata o un carico di bastonate)
ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che
fa.
Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione,
al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor,
esce da un po' più di due anni e dice le cose che i
giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E' da
quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un
lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di
dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma
lui continua lo stesso, ed è contento di quel che
fa.
Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così
per far scena. Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta
passando guai seri, a Pescara, per quell'inchiesta
sui padri-padroni. E Fabio, a Catania? Fa il
cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da
circa quindici anni. E ti sei dimenticato di
Antonio, a Bologna? Vent'anni sono passati, da
quando gli puntarono la pistola in faccia per via di
quell'inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti
delle scuole. Eppure non ha cambiato idea. E
Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E...
Vabbè, lasciamo andare. Mi sembra che un'idea ve la
siate fatta. C'è tutta una serie, in Italia, di
piccoli giornali e siti, coi loro - seri e
professionali - redattori. Ogni tanto ne fanno fuori
qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se
ne parla un po'. Tutti gli altri giorni fanno il
loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a
nessuno importi affatto - fra giornalisti "alti" e
politici - se sono vivi o no. Eppure, almeno nel
settore dell'antimafia, il novanta per cento delle
notizie reali viene da loro.
Saviano è uno di loro. Quasi tutti i capitoli di
Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito,
Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia
s'interessava davvero, se l'è cagati. Poi è successa
una cosa ottima, cioè che l'industria culturale, il
mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le
mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma
pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato
soprattutto che - poiché l'industria culturale è
stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da
digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti
"sovversivi" - un sacco di gente ha potuto farsi
delle idee chiarissime sulla vera realtà della
camorra, che è un'imprenditoria un po' più armata
delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in
quanto anche armata, vincente.
* * *
Ci sono tre cose precisissime che, in quanto
antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano. Una,
quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è
la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il
"sistema". Due, che il lato vulnerabile del sistema
è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che
lo strumento giornalistico per combattere questo
sistema non è solo la notizia classica, ma anche la
sua narrazione "alta", "culturale"; non solo
"giornalismo" ma anche, e contemporaneamente,
"letteratura". (Quante virgolette bisogna usare in
questa fase fondante, primordiale: fra una decina
d'anni non occorreranno più). Dove "letteratura" non
è l'abbellimento laterale e tutto sommato folklorico,
alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che
si fa militanza.
Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano.
Il concetto di "sistema", anziché di semplice (folkloristica)
"camorra" è stato espresso contemporaneamente, e
credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro
(non meno bravo di Saviano: e vive vendendo
elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a
Napoli, da Cirelli. L'aspetto fortemente
etico-personale della lotta non alla "mafia" ma al
complessivo sistema mafioso è egemone già nelle
lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei
tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e
"letteratura", che è forse l'aspetto più
"scandaloso" (e che più scandalizza; e non solo a
destra) di Saviano è già forte e completa in
Giuseppe Fava, e nella sua scuola.
Le "scoperte" di Saviano sono dunque in realtà
scoperte non di un singolo essere umano ma di una
intera generazione, sedimentate a poco a poco,
nell'estraneità e indifferenza dell'industria
culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli
e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno
che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha
avuto la "fortuna" di incontrare, esattamente nel
momento-chiave, anche l'industria culturale. Che
tuttavia non l'ha, nelle grandi linee,
strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo
spessore culturale di Saviano, ma soprattutto
dell'humus da cui vien fuori) in un certo qual senso
strumentalizzata essa stessa.
* * *
Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non
siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma
sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e
promuovano (in buona fede) questa o quella
iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei
militanti ("siamo" qui ha un senso profondissimo, di
collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo
stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi
abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo
che in essa nessuno essere umano può attendersi
altro conforto che da se stesso. Roberto, che è
giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo
"sistema" e avrà l'orgoglio di avervi contribuito:
non - poveramente - da solo ma volando alto e
insieme, con le più forti anime di tutta una
generazione.
________________________________________
I giovani come li vogliono loro
Livorno, circondano in quindici un mendicante e lo
riempiono di botte. Canicattì, aggrediscono in
cinque un rumeno e lo mandano all'ospedale. Varese,
aspettano in piazza una marocchina che non gli aveva
ceduto il posto in autobus e le spaccano la faccia.
Bergamo, in sette picchiano a sangue un quindicenne.
Roma, rapinano in sei un transessuale e lo lasciano
tramortito per terra.
________________________________________
I giovani come li vogliamo noi
Scuole e università occupate dagli studenti che
cercano di evitare la privatizzazione di queste
(all'università solo chi ha i soldi) e la
razzializzazione di quelle (a scuola solo chi è
bianco). Commenti ufficiali: "Aizzati dai communisti",
"Non durerà", "Non serve a niente". Intanto son
passati quarant'anni e ancora 'sta voglia di
ribellarsi, al ragazzo italiano, non sono riusciti a
levargliela di dosso (sarà il troppo italiano che
s'insegna a scuola).
________________________________________
Africani
Bergamo. Riconsegnato ai genitori il bambino
scomparso vicino al Portone del Diavolo (zona
Celadina) pochi giorni fa. A ritrovarlo un operaio
del Burkina Faso, che ha avvertito la polizia e si è
preso cura di lui. Era nato in Burkina Faso anche
Abdul Graibe, il ragazzo ucciso a sprangate a Milano
da due italiani dopo essere stato insultato per il
colore della pelle. Burkina Faso, laggiù, significa
"paese degli uomini giusti".
________________________________________
Menzogne di Ciancio...
Ricordate l'editoriale di Vincenzo Santapaola
pubblicato, sotto forma di lettera, da La Sicilia di
Catania? Il direttore Ciancio s'era difeso
affermando che il pezzo era stato autorizzato dal
Gip di Catania.
Era una menzogna. Il presidente dell'Ufficio Gip,
Materia, smentisce formalmente ("Nessun giudice ha
autorizzato l'invio della lettera di Santapaola") la
giustificazione di Ciancio. Il quale, costretto a
pubblicare la smentita - poiché il magistrato la
pretende formalmente ai sensi della legge della
stampa - la confina a pagina trentatrè di cronaca,
in poche righe.
"La notizia così pubblicata - protesta il magistrato
- risulta gravemente lesiva della dignità e
professionalità dei Magistrati dell’ufficio Gip di
Catania". "Nessuno dei Magistrati del mio ufficio -
precisa - succedutisi nella trattazione del processo
a carico di Santapaola Vincenzo, ha mai autorizzato
l’invio di qualsiasi missiva di Santapaola
Vincenzo".
La Sicilia aveva pubblicato la lettera del boss il 9
ottobre, senza alcun intervento redazionale.
Proteste di Claudio Fava, riprese anche da noi;
polemiche. Il 12 ottobre il giornale di Ciancio
"riferisce" l'indagine del Dap sull’iter della
lettera: "Un Gip catanese ha dato l’autorizzazione".
Il 13 ottobre pubblica una lettera di Luciano
Granozzi, della Facoltà di Lingue, con
argomentazioni logiche e legali contro la
pubblicazione del boss; la lettera del docente è
incastonata fra un pastone sulle discoteche e una
lettera degli avvocati del boss: "Polemiche
antimafia tutte sterili e montate, come avete visto
il Gip ha dato l’autorizzazione, imprudente chi ha
criticato il nostro assistito" (avvocati Francesco e
Giuseppe Strano Tagliareni). Il 17 il presidente
della sezione Gip catanese smentisce tutto: tutto
falso, nessuna autorizzazione.
"L’articolo da noi pubblicato il 12 ottobre - prova
ancora a difendersi il giornale di Ciancio
-riproduceva un testo diffuso dall’Agenzia Ansa il
pomeriggio del giorno precedente".
La pezza peggio del buco: a questo punto il
favoreggiamento potrebbe riguardare non solo La
Sicilia, ma la stessa redazione locale dell'Ansa.
Che, del tutto casualmente, ha sede nel palazzo
della Sicilia in via Odorico da Pordenone (Ciancio
in persona è vicepresidente e comproprietario
dell'Ansa nazionale). Nei due uffici dello stesso
palazzo, adesso, si attendono con una certa
trepidazione le prossime mosse della Magistratura e
dell'Ordine (romano) dei Giornalisti. Attendiamo
anche noi.
[r.o., g.s.]
bookmark:
www.ucuntu.info
________________________________________
...e verità del tribunale
“Tra i numerosi episodi esaminati nel procedimento
val la pena di segnalare quello relativo alle
pressioni esercitate sulla stampa che si
caratterizza per il fatto di essere emblematico
della succubanza in cui la società civile ha vissuto
e vive al cospetto della protervia della "famiglia"
mafiosa. E’ accaduto infatti che Giuseppe Ercolano,
cognato di Nitto Santapaola e padre di Aldo, abbia
richiesto al direttore di un giornale locale di
contestare in una sua presenza ad un giornalista
dello stesso giornale il contenuto di un articolo
pubblicato qualche giorno prima in merito ai
controlli effettuati dal Nucleo operativo ecologico
dei carabinieri all’interno dell’Avimec. Orbene, in
presenza dell’Ercolano, il direttore del giornale
contestava al giornalista il tono non imparziale del
suo articolo ed invitava il medesimo, per il futuro,
a non attribuire l’appellativo di boss mafioso all’Ercolano
e gli altri componenti della sua famiglia, anche se
tali affermazioni provenissero da fonti della
Polizia e dei Carabinieri”.
(Procura di Catania, dagli atti dell'operazione
antimafia “Orsa Maggiore”)
________________________________________
Walhalla
Due alte cariche dello Stato Italiano (i presidenti
delle regioni Friuli e Veneto) hanno presenziato
ufficialmente - e senza essere ripresi dal
presidente della Repubblica cui nominalmente
appartengono - ai funerali di un tale nazista
austriaco, morto per ubriachezza ed eccesso di
velocità tornando da una "festa" fra camerati. Ai
tempi di Hitler, purtroppo, le auto non andavano
così veloci.
________________________________________
Niente acqua ai rom
A Roma il presidente del municipio circoscrizionale
Talenti-Prati Fiscali, un certo Cristiano Bonelli
del Pdl, ha fatto chiudere le fontanelle dove
andavano a bere ei rom del vicino campo nomadi. Il
"minisindaco" si è giustificato dicendo: "Dovevo
dare una risposta alla mia gente". Poi, sprezzante,
ha ridacchiato: "Vorrà dire che andranno a prendere
l’acqua a qualche altra fontana, tanto sono nomadi,
si spostano, no?".
L'allucinante personaggio, che aspira forse ad
entrare nell’eletta schiera dei Tosi, dei Gentilini,
dei Borghezio, ha precisato: “Questo non è razzismo,
farò anche un piano di integrazione”. Prima di
diventare presidente di circoscrizione Bonelli
organizzava con "Azione giovani" quelle che
spiritosamente definiva "spedizioni pulitive" per
"sottolineare la situazione di degrado a Castel
Giubileo-Salaria". Nel suo curriculum elettorale si
vanta di aver bloccato il progetto di introduzione
dei menù etnici in una scuola del quartiere
Montesacro. Che trovasse un seguito in uno dei
quartieri più "neri" della Capitale non era
difficile prevederlo (il suddetto ha precisato che
dopo la chiusura delle fontanelle la sua gente lo ha
ringraziato), il problema è che non si tratta più di
quattro gatti.
I razzisti sono ovunque, non solo negli stadi; il
fascismo non è più strisciante. È al governo
(impronte ai bambini rom, classi differenziate per i
figli degli immigrati, esercito nelle strade...) ed
è nella società che veniva detta civile: uccisioni,
pestaggi, insulti, umiliazioni sui mezzi pubblici
contro neri, cinesi, omosessuali, rom sono casi
pressoché quotidiani. Nei confronti degli ebrei
finora ci sono state solo targhe commemorative
distrutte e scritte offensive (l’ultima, qui a Roma,
mette in discussione l’Olocausto), ma è avvertibile
la sensazione che il limite potrebbe essere
oltrepassato. Un conto, tuttavia, è se chi manifesta
la sua vigliaccheria razzista è il bottegaio privo
d’istruzione o il ragazzetto facilmente plagiabile,
un altro conto se si tratta di poliziotti, vigili
urbani o di esponenti politici e istituzionali,
seppure "mini". E poi, diciamolo, fa una tremenda
paura, dal caso Unipol in avanti, la distrazione,
l’indignazione di maniera, il pio-pio di una larga
fascia dell’opposizione.
[riccardo de gennaro]
________________________________________
Il vecchio e il giovane
< E così non c’è più Vittorio Foa, uno dei padri
della Repubblica che il giornalista del Tg1 ieri
sera, con faccia di circostanza, ha chiamato “Foà”.
E’ confortante andarsene da padri della patria in
questo modo. Io lo ricordo come una delle persone
più intelligenti e anche generose conosciute. Nel
1994, quando già montava il “nuovismo”, ebbi la non
difficile intuizione che saremmo stati sommersi da
una marea di nuovi, ma fessi (o cialtroni). E così,
per gusto della sfida, dedicai il mio “I
trasformisti” a tre ultraottantenni: Norberto Bobbio,
Alessandro Galante Garrone e, appunto, Vittorio Foa.
Ora che non c’è più nessuno dei tre, dico che è una
delle scelte politiche di cui sono più orgoglioso.
Orgoglioso anche di avere laureato il mio amico
Mario molti anni fa. Molti davvero. Al punto che nel
frattempo è diventato amministratore delegato di una
grande azienda. Almeno fino a pochi giorni fa.
Quando l’hanno licenziato dopo un dialogo di venti
minuti. Si era rifiutato di licenziare in massa.
Fatemi mandare via solo i lavativi, quei cinque o
sei con i certificati medici falsi e sempre difesi
dal sindacato (sempre complimenti). Fatemi
contrattare qualche prepensionamento. Ma gli altri
perché? L’azienda non ha bisogno di questa cura, le
prospettive operative sono buone. Ha presentato il
suo piano alternativo. Che rifiutava l’idea che si
dovesse licenziare in massa solo per fare schizzare
verso l’alto le azioni in Borsa, perché la Borsa
impazzisce di gioia quando la gente viene mandata a
casa. Gli hanno detto che non è più in linea con la
filosofia del gruppo. Che se ne poteva andare
subito. E lui, appena diventato padre disoccupato, è
andato a prendersi i bimbi all’asilo. Vi sareste mai
aspettati che un amministratore delegato bocconiano,
seppur di sinistra, si giocasse il posto per non
fare licenziare a casaccio i suoi dipendenti? Ecco
un caso in cui la persona modifica il ruolo invece
di farsene mangiare l’anima. Bravo Mario! E forza,
farai sfracelli da altre parti.
Una bella notizia, come d’obbligo (ma anche quella
di prima ha uno sfondo rosa...). Un gruppo di
studenti della Cattolica di Milano ha capito la
filosofia della Scuola di formazione politica
intitolata ad Antonino Caponnetto e ne ha chiesto il
logo per organizzare un ottimo ciclo di incontri
sulla mafia e sul metodo mafioso. Vengono da due
associazioni, la “formica democratica” e la “capra
magra”. Sempre detto che degli animali ci si può
fidare.
Triste invece l’altra notizia, che coinvolge sempre
la Scuola Caponnetto. Maria, una delle sue colonne,
qui conosciuta con il nome di Mariaaa, ha visto
spegnersi il padre dopo una lunga malattia.
D’improvviso, mentre progettava come assisterlo nei
giorni di Firenze. Ti siamo vicini tutti, scovatrice
di inediti, anche chi non ti conosce.
[nando dalla chiesa]
* * *
Il 24 a Palazzo Vecchio seminario della Scuola
Caponnetto su "Crisi della democrazia: sovranità,
rappresentanza, regole, costi".
Info: info@scuolacaponnetto.it
________________________________________
sandro@bengodi.org wrote:
< Negli ultimi giorni di settembre è riesplosa a
Foggia la guerra tra clan, ci sono stati infatti tre
agguati in quattro giorni che hanno causato un morto
e tre feriti, due dei quali erano passanti, un
anziano e una ragazzina di 14 anni. La città sembra
ormai assuefatta. Non ci stanno a lasciar spazio ai
mafiosi invece i Cgil Cisl e Uil che hanno indetto
una manifestazione per sabato 18 ottobre. Cercano di
smuovere qualcosa anche i ragazzi del gruppo FOGGIA
CONTRO LE MAFIE, che a pochi giorni dal lancio hanno
ottenuto tantissime adesioni al loro appello e al
loro gruppo su
www.facebook.com >
Bookmark: www.foggiacontrolemafie.blogspot.com
________________________________________
eliocamilleri@libero.it wrote:
< Paul Krugman, prof. di Economia all'Università di
Princeton, è stato insignito del Premio Nobel per
l'Economia. Krugman ha espresso continue e
circostanziate critiche sul neoliberismo, sul
prevalere della finanza sull'economia reale, nonché
sui princìpi informatori della politica estera di
Bush (attacco preventivo ed unilaterale contro
Afganistan ed Iraq). Oggi, Silvio Berlusconi, nel
giardino della Casa Bianca ha dichiarato che la
Storia definirà George W, Bush "un grande, un
grandissimo presidente". Le due news sono state
diffuse quasi contemporaneamente. Quale delle due
contiene il giudizio più verosimile su Bush? Ha
ragione un premio Nobel o Berlusca? >
________________________________________
Cecilia M. wrote:
< Il Satanismo (SanLibero 368) non ha nulla a che
fare col Paganesimo. Si limita semplicemente a
sostituire un Principio personale di Male assoluto
al Principio personale di Bene assoluto. Ben diverso
il caso dei vari casi di neo-paganesimo, vedi wicca
ecc. >
________________________________________
uffo03@libero.it wrote:
< Caro O., i picchiatori vanno sbattuti in carcere.
Ma a te sembra giusto che alcuni si sentano in
diritto di impedire la parola ad altri, e ne coprano
i manifesti incollandocene sopra altri, per impedire
che oltre la parola parlata anche il messaggio
scritto sia diffuso? Si ha paura di misurarsi con le
idee di Forza Nuova? Se fosse così, ben povero
sarebbe il panorama intellettuale della sinistra.
Oppure: in nome dell'antifascismo è lecito reprimere
la libertà di parola? Il mio maestro Guido Calogero
diceva che i fascisti hanno diritto di parlare,
purché non impongano con la violenza le proprie
tesi. O chi dice "i fascisti non devono parlare" - e
dà a questo "non deve" il senso "non deve anche a
costo di usargli violenza" - deve avere l'impunità?
Se è questo che vuole la costituzione, la
costituzione è ingiusta >
________________________________________
Mimmo Lombezzi <mimmolombezzi@gmail.com> wrote:
Pubblicando i diari di Mussolini - iniziativa di
indiscutibile interesse storico - l'on. Del'Utri ha
evidenziato le "qualità umane" del Duce. Ora -
sempre per la Storia - queste qualità andrebbero
quantificate. Quante erano? Poche decine, come i
colpi di palo che uccisero Matteotti ? Settemila,
come gli ebrei arrestati dalla sua polizia e mandati
a morire nelle camere a gas? Duemila, come gli
ostaggi (civili) Sloveni fucilati solo a Lubjana
obbedendo al suo ordine ("Massacrate!")?
Millecinquecento come i monaci fucilati a Debre
Libanòs ? Diverse migliaia come i guerriglieri
etiopici uccisi con i gas ? Per non parlare dei
Serbi, dei Somali, dei Libici... Da Lubjana a
Belgrado, da Tripoli ad Addis Abeba non è difficile
trovare chi ancora oggi ricorda "le qualità umane"
di Benito Mussolini >
________________________________________
Crisi e dopo-crisi
Vittorio A.<vittorio@asti.com> wrote:
< Mercantuzzi politici gli Stati
Della Europa, or sì dotta in aritmetica,
Tutti stan pur nei Debiti affogati.
Gonfia di giorno in giorno la ipotètica
Fraudulenta cartacea Ricchezza,
Per cui l'idrope Europa alfin muor etica.
Niun, più sua firma che il suo onore apprezza;
Mercanti, e Regi, e Senatorie zucche,
Firman dei Pagherò, ch'è una bellezza.
E intanto a noi pingui ed ottuse mucche
Tutto vien munto il sangue, non che il latte,
E in iscambio ci dan le fanfalucche.
Trovato han vie più placide e più ratte
I Governi umanissimi presenti,
Per isfogar le loro voglie matte.
Nuovi balzelli non v'ha più chi inventi;
La spogliante final sentenza stampa
Un Pagherò, per cui del mille hai venti >
|
La Catena di San Libero n. 372
13 ottobre 2008 n. 371
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"Parla, Santapaola!", "Zitto tu, Fava!"
"Io, Vincenzo Santapaola, vi dico...". Uno degli ultimi contenuti de La Sicilia
di Catania, sotto forma di lettera, ma senza alcun intervento redazionale, è un
vero e proprio editoriale di un boss mafioso. Contemporaneamente, e da oltre un
anno, Ciancio vieta ai suoi cronisti di pubblicare dichiarazioni e notizie su
Claudio Fava. Un episodio gravissimo, che segna un punto di non-ritorno. E la
Magistratura? Ponzio. E l'Ordine dei Giornalisti? Pilato.
* * *
Il gravissimo episodio di Catania - un esponente mafioso che usa il giornale di
Ciancio per mandare i suoi messaggi - non ha suscitato le risposte istituzionali
che sarebbero state prontamente date in ogni altra città.
1) La Procura di Catania, che da poco ha sequestrato per inadempienze
burocratiche un povero foglio locale ("Catania Possibile") di denuncia, non ha
ritenuto di intervenire sul ricco e potente quotidiano che ha favoreggiato di
fatto il clan Santapaola.
2) L'Ordine dei Giornalisti non ha incredibilmente preso alcun provvedimento
disciplinare - e quando , allora? - nei confronti del favoreggiatore.
3) L'Associazione siciliana della Stampa, che non è mai intervenuta in difesa di
nessuno degli otto giornalisti siciliani trucidati dai Santapaola e dagli altri
mafiosi, non ha avuto il coraggio di prendere adeguatamente posizione.
4) Il CdR de La Sicilia non ha denunciato né ha contestato (com'era suo preciso
dovere) l'operato del direttore.
4) Non se n'è dissociato, nemmeno con tempestive dimissioni, neanche il
vicedirettore, che evidentemente giudica incidente veniale la presenza di un
Santapaola nel suo giornale.
5) Le forze politiche locali hanno reagito con estrema fiacchezza all'episodio
gravissimo, che ufficializza la contiguità fra poteri e mafia (già vista in
numerosi episodi: caso Avola, censura dei necrologi Montana e Fava, scuse al
boss Ercolano, ecc.) nel campo dell'informazione.
Non è affatto una vicenda catanese. E' nazionale. E' l'esempio più estremo, ma
che non resterà insuperato, della catastrofe etica dell'informazione italiana.
Saviano, parlando di giornali collusi, ha avuto torto solo nel limitare i suoi
esempi alla Campania.
* * *
Facciamo appello ai siti liberi locali, ai giovani che li animano con tanta
passione, a non lasciare impunita questa vergogna. A reagire apertamente e
duramente, e soprattutto tutti insieme.
Avremo nelle prossime settimane (l'inizio del laboratorio di giornalismo) e nel
prossimo mese ("Sbavaglio" numero tre) tempo e luogo per esaminare partitamente
lo stato dell'informazione a Catania e in Sicilia, e per proporre i rimedi. Ma
adesso quello che è urgente è la ripulsa istintiva, etica, morale, nei confronti
di quel "giornalismo" che insulta gli Alfano, le Cutuli, i Mario Francese, i
Giuseppe Fava.
Esprimiamo la nostra fraterna solidarietà a Claudio Fava, che i mafiosi
intendevano uccidere, per la sua attività di giornalista libero, nello stesso
luogo in cui avevano già ucciso suo padre; e nonostante questo, o forse proprio
per questo, il suo nome oggi è tabù sullo stesso giornale che pubblica i
comunicati dei Santapaola.
Faccio appello infine, personalmente e da vecchio giornalista che mai avrebbe
immaginato un tale degrado della professione, ai colleghi Lorenzo Del Boca e
Roberto Natale, Presidenti Nazionali del nostro Ordine e del Sindacato:.
Intervenite con tutti i vostri poteri su Catania! Difendete la nostra
professione! Non lasciate soli i giovani che, con immensa generosità e a
dispetto di tutto, qui impegnano le loro vite a fare un giornalismo di cui non
vi dobbiate vergognare. [r.o.]
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Economia
Milano. Dilagano gli orti autogestiti sottocasa (tipo "orti di guerra"). Almeno
seicento appezzamenti "regolari" e un numero imprecisato di abusivi.
Catania. Pensionato 67enne trovato a spacciare marijuana ai giardinetti. "La
pensione non basta e mia moglie è malata".
Firenze. Successo del gratta-e-vinci alimentare (da un pacco di pasta a una
spesa completa) al supermercato. Abolito il precedente sorteggio (viaggio alle
Maldive).
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Un antimafioso
Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all'Università di Messina, per
anni sindaco antimafia di Terme Vigliatore, si è ucciso gettandosi da un
viadotto. L'ha fatto perché perseguitato, perché solo. Nel 2005, con una serie
di coraggiose denunce, aveva fatto sciogliere per mafia il Consiglio comunale di
Terme Vigliatore. Un paesino piccolo, una volta tranquillo, ma adesso
ferocemente invaso dai poteri mafio-massonici che regnano nella vicina
Barcellona, e non sono affatto deboli neppure nel capoluogo, a Messina.
Prima di morire, Parmaliana ha lasciato un dossier al fratello avvocato. È stato
subito sequestrato dalla Procura di Patti. Contiene nomi di mafiosi, di
politici, e anche di magistrati che avrebbero per anni coperto gli intrecci
mafia-politica-affari. E in effetti la situazione della magistratura nella
provincia di Messina - a differenza che nel palermitano - non è affatto al di
sopra di ogni sospetto: derive, insabbiamenti, amicizie oscure. Fino ai confini
dello scandalo, come nel caso Graziella Campagna.
Dalla sua lunga lotta antimafia Parmaliano ha ricavato solo delle denunce per
diffamazione. Egli era convinto che alla Procura di Barcellona ci fossero dei
precisi interessi volti a ridurlo al silenzio o almenno a farlo passare per
diffamatore. Su questo dovrebbe intervenire, finalmente, il Csm.
La fine di Adolfo Parmaliana, che è stato un buon compagno prima dei Ds e poi
della Sinistra Democratica, un buon amministratore e un coraggioso militante
antimafioso, è simile a quella della testimone di giustizia Rita Atria, che si
uccise dopo la morte di Borsellino, o di Giuseppe Francese, che per vent'anni
aveva lottato raccogliendo documenti, testimonianze, materiali su suo padre
Mario Francese, ucciso perché faceva inchieste sui mafiosi.
Morti di solitudine, di stanchezza e di disperazione, in un momento in cui
sembrava loro che nulla sarebbe servito a niente e il male avrebbe vinto per
sempre. Continuare le loro lotte - e, nel caso di Parmaliana, fare finalmente
chiarezza sui legami fra mafia, massoneria e poteri, anche giudiziari, del
messinese - è l'unico modo per rendere omaggio a queste vite generose, bruciate
al servizio della comunità.
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E per la strada...
Milano (1898?). I compagni distribuiscono il pane a prezzo popolare. I soldati
pattugliano le vie. Filippo Turati o Paolo Ferrero? La Russa o Bava?
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"Tengo famiglia"
Dopo tanta esibizione di muscoli Cofferati non affronterà le elezioni, che
perderebbe. Se ne va da Bologna e attende tempi migliori, che (per lui)
potrebbero non mancare se, dopo tante sconfitte, Veltroni finisse prodizzato dai
suoi. La scusa per essersene andato così alla svelta? "Problemi familiari". Se
lo sa Brunetta...
(A proposito di Veltroni: Nella sua nuova tv ci sarà spazio - dichiara - anche
"per le persone comuni". Nobiliores ac humiliores, "noi andiamo verso il
popolo", la contessa e Fantozzi).
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Perché queste
cose non le hai lette su Repubblica?
19 settembre 2007. Qui a Milano davanti alle banche file come quelle viste in
questi giorni in Gran Bretagna alla Northern Rock Bank non ce ne sono. Per ora.
Ma immaginiamo che le guardie giurate che solitamente vigilano annoiate davanti
ai tornelli delle filiali stiano pensando che forse per ottobre ci potrebbero
essere straordinari non previsti. File invece ai mercati rionali in periferia ce
ne sono ancora ma i discorsi son sempre quelli: "Ha visto –signora mia - quanto
è aumentato il pane a settembre?".
Perché ad agosto oltre all’omicidio di Garlasco son successe cose da paura nel
sistema finanziario globale: Di punto in bianco le banche han dato doppio
mandato alle cassaforti e i soldi fra loro non se li prestano più . Prima era
tutto più facile; prima dei titoli sui giornali sulla crisi immobiliare negli
Stati Uniti. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, con un click sul mouse enormi
risorse in yen, dollari, euri e yuan viaggiavano sulle linee telefoniche da un
capo all’altro del pianeta.
Era la normalità. Prestiti overnight di qualche miliardino di euro per
finanziare le insufficienze di cassa con valuta a un giorno (un prestito per una
notte, cioè. Una botta e via); pronti contro termine in dollari a tre giorni
(finanziamento a brevissimo garantito da titoli di credito) erano, appunto, la
normalità. Tipo: mi paghi il caffè che ho lasciato la moneta a casa e ho solo
una banconota da 100?
Ora quel caffè non se lo vogliono pagare più fra di loro, tirano fuori un sacco
di storie. Fanno lo stesso mestiere di prendere soldi a prestito da me per darli
con interesse maggiorato a te ma si guardano con sospetto.
Quei click sul mouse, da un mesetto, sono sempre di meno, sempre più titubanti,
sempre più cari. Perché il denaro costa denaro. Ma ne riparliamo.
"Perché vuoi i soldi a prestito da me? – si dicono l’un l’altro – Che ci devi
fare stasera? Fa vedere i 100 euri che hai in tasca! Ma son veri? Ma è vero che
c’hai in saccoccia i mutui subprime? Dove? Quanti?" Quante storie… come tanti
fratellini che si non si fidano l’uno dell’altro.
Come nelle migliori famiglie quando i bambini litigano deve intervenire la
mamma, in questo caso le mamme, che si chiamano Banca Centrale Europea, Federal
Reserve, Bank of Japan: "Questa volta cosa avete combinato? Non vi prestati più
i soldi? Non vi fidate più? Eh eh… Lo so, lo so… Ognuno di voi ha delle belle
magagnette ben nascoste nel taschino del completo nuovo e, da fratelli che ben
si conoscono, sapete bene che l’altro deve avere per forza imboscato pasticci
vari sotto lo zerbino. Vabbé mettetevi in fila. Quanto vi serve per arrivare a
fine mese? Perché lo sapete che avrete la coda di piccoli e grandi investitori
agli sportelli che vogliono liquidare le porcherie che gli avete propinato per
anni? Lo sapete vero? A quella spazzatura gli avete dato nomi affascinanti,
rendimenti accattivanti e avete mandato i vip a consigliarli dalla tv; ma adesso
puzzano di marcio. Quei risparmiatori che san far di conto tornan di corsa ai
vecchi cari titoli di stato che, rendono quello che rendono, ma proprio carta
straccia non sono."
E la mamma la notte rammenda i pantaloni rotti dai figli spregiudicati: servon
soldi; per cui accende le stampanti, mette i fogli A4 nella fotocopiatrice e
stampa banconote fino all’alba. Quante? Quelle che può, sempre meno però di
quelle che ogni mattina da qualche settimana, ad iniziare dai mercati finanziari
del far east che aprono dopo la mezzanotte, orario di Milazzo o di Vedano al
Lambro, e si susseguono fino ad arrivare a wall street quando spegniamo la tivù,
il sistema affamato richiede.
E sono soldi veri. Tanti e veri. Strano no? I soldi che circolavano veloci come
sul tavolo del tresette al torneo dell’Arci di Piombino non son mica spariti. Ci
sono ancora ma nessuno li tira fuori.
Così ai 100 che c’erano fino a giugno Fed e Bce ogni giorno ne aggiungono altri
2, 5, 3 a seconda di quel che riescono a stampare la notte o di quel quel che i
figli cicaloni han bisogno. Un sacco di soldi, direbbero al mercato di Papiniamo
a Milano; massa monetaria (M3) in pericolosa espansione con conseguenti pericoli
inflazionistici, dicono invece gli studiosi di economia e gli analisti
finanziari. "Quanto è aumentato il pane a settembre!". "Sì. Colpa dell’M3,
signora". "Uh signor, sarà mica un’altra tassa?".
Il 18 settembre la mamma di tutte le mamme, la Federal Riserve, ha ceduto alle
fortissime pressioni del mondo creditizio e politico interno abbassando il costo
del danaro di 50 punti base che passa dal 5,25% al 4,75%; ironia della sorte,
proprio il giorno in cui il prezzo sul future del petrolio segnava su tutte le
piazze internazionali nuovi record abbattendo gli ottanta dollari al barile. Ma
fino a ieri il Bin Laden delle economie non era l’inflazione? Il drastico taglio
dei tassi a molti è parso come puntare tutte le fiches su un numero secco. O la
va o la spacca, e che il dio denaro ce la mandi buona.
Al bar il mio compagno di bevute mi ha detto che la sua vicina di casa ha una
cugina che fa le pulizie la notte in piazza Cordusio. Gli ha detto che una sera
negli uffici all’ultimo piano era rimasto ancora un pezzo grosso, lo chiamano
tutti dottor Profumo. Aveva 3 telefoni col vivavoce e gridava concitato: "Vendi,
vendi!". E dall’altra parte del telefono, dall’altra parte dell’oceano: "Mr
Profumo, sorry but there are no buyers on the market". "A’ dotto’… vendi, vendi
ma accà nessuno è fesso". Poi ha messo giù e ha fatto un altro numero sul
cellulare: "Buonasera, signor Civardi. Sì, sono io. Sì, sarei interessato a
comperare il suo orticello nell’Oltrepo’, e anche un paio di belle mucche da
latte. No, no, non per la banca, a nome mio. Certo pago in contanti, non si
preoccupi, di soldi ne abbiamo tantissimi, anche troppi. Va bene, ci sentiamo
domani, Ma faccia in fretta. Ah, dimenticavo: ma nell’orto ci crescono i
fagiolini e le patate?"
"Strani questi banchieri! Sono i padroni del mondo e con tutti i loro soldi che
fanno? Si comprano l’orto!" ha pensato lei passando l’aspirapolvere sulla
moquette grigia da cui spicca in rosso il simbolo Unicredit. "Quando lo
racconterò a mio marito che i cervelloni che comandano il mondo vendono soldi e
comprano fagioli...".
[paolo guerra, "Casablanca", sett.2008]
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Comiso
Ma Pio La Torre perché? A noialtri di Comiso, dice il sindaco, non ci piace.
Intitolatelo a "Joe" Gambino, allora, notissimo a Brooklin e dintorni e
originario, a quanto pare, di queste parti. Era americano, non era communista,
era mafioso: che volete di più? Farete felici i comisani, e il nome di Pio La
Torre resta libero per qualche paese che se lo merita e ha le palle.
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Pubblicità
Pubblicità (dai giornali). "Gran Suino Padano/ Il Made in Italy /che il mondo ci
invidia".
("con il contributo di: Regione Lombardia")
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I buoni libri girano la Rete
Le buone idee hanno le gambe lunghe, e i buoni libri girano il mondo. È così che
i fans dello scrittore brasiliano Paulo Coelho sparsi per la rete hanno iniziato
a scambiarsi le versioni elettroniche dei libri scritti dal loro beniamino.
Anziché chiamare gli avvocati o i cyberpoliziotti per difendere il suo diritto
d'autore, Coelho ha pensato bene di difendere i diritti dei lettori a conoscere
le sue opere pubblicando su paulocoelho.com le versioni integrali di molti suoi
scritti, compreso il famosissimo "Alchimista", e raccogliendo sul suo sito
materiali in portoghese, spagnolo, inglese, francese, tedesco, italiano, russo e
olandese.
L'iniziativa di Coelho ripropone il problema della misura del valore nell'era
delle reti: uno scrittore è valido quando guadagna tanto e ha una schiera di
avvocati pronti a inseguire chi lo legge gratis oppure quando è talmente sicuro
del suo valore da potersi permettere di pubblicare liberamente i suoi materiali?
Nel frattempo in Europa si continua a discutere di diritto d'autore, il cui
unico scopo è incentivare gli autori a produrre di più, e qualcuno ha pensato
bene di allungare retroattivamente la durata dei diritti come se una ipotetica
macchina del tempo potesse tornare indietro per motivare maggiormente gli autori
con la garanzia di avere a disposizione qualche decennio in più per lo
sfruttamento economico esclusivo delle loro opere.
Nel frattempo gli scrittori e i lettori si stanno organizzando prima dei
governi, e spuntano come funghi circoli letterari virtuali dove i seguaci di
questo o quel saggista iniziano a scambiarsi libri elettronici, consigli di
lettura e recensioni delle ultime opere dei loro autori preferiti. L'unico
rischio è quello del flop: immaginate uno dei nostri scrittori-vip che mette
online il suo ultimo libro, e scopre che sono ben pochi quelli che lo vogliono
scaricare dalla rete senza il doping di martellanti campagne pubblicitarie,
ospitate televisive e chiacchiericcio mediatico. Una terapia shock del genere
aiuterebbe molto ad aumentare la biodiversità della letteratura, e la cultura
del libro di massa lascerebbe il posto ai percorsi individuali di lettura.
[carlo gubitosa]
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Alla Cattolica
Alla Cattolica di Milano fasci, croci celtiche e manifesti di Forza Nuova. Il
tutto regolarmente autorizzato dal rettore. Chi sia costui, non lo so. Ma la
Cattolica fu fondata, nel 1921, da padre Agostino Gemelli. Che fu uno dei più
sguaiati antisemiti italiani: "Se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il
Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano
l'opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo
si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di
morire, pentiti, chiedessero l'acqua del Battesimo".
I manifesti li lasci pure, signor Rettore, se Le fa piacere. Ma almeno affigga
una lapide "Questa Università chiede perdono agli Ebrei, e pentita rinnega il
suo fondatore".
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Aldo Vincent <vincentaldo@gmail.com> wrote:
< L'altra settimana i Carabinieri del NOE e Magistratura hanno messo sotto
sequestro a Modugno l'inceneritore in costruzione di proprietà della società del
gruppo di Emma Marcegaglia, presidente nazionale di Confindustria. In un altro
paese la notizia bucherebbe le prime pagine dei giornali e tv trattandosi della
presidente della piu' importante organizzazione imprenditoriale >
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Tito Gandini wrote:
< La Faz tedesca che è un giornale di destra finora filoberlusconiano, attacca
uora uora pesantemente Berlusconi accusandolo di voler rilevare Unicredit con i
soldi in cassa di stato per levarsi di torno Profumo, notoriamente vicino a
Prodi, dice che poi analogamente seguirebbe Intesa San Paolo. Mah >
Bookmark:
http://www.faz.net/s/Rub0E9EEF84AC1E4A389A8DC6C23161FE44/Doc~EB6C8AE32D3AE4AD5AE4E084188082AFA~ATpl~Ecommon~Scontent.html
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Lorenzo Misuraca wrote:
< Scusate, sono stato fuori dall'Italia qualche mese... mi aggiornate, per
favore? Di chi è che devo avere paura adesso... sempre i Rumeni? Gli Zingari? Si
torna ai marocchini stupratori? Ci sono new entry dall'Oriente? Come? Adesso i
violenti sono gli italiani? ... Cioè... fatemi capire... devo aver paura degli
italiani? Dei bianchi? Di me stesso?
Ahhhhhhh, vale solo se sono negro o cinese! Ah vabbè allora... posso stare
tranquillo...
(Scusa mi fai un kebab senza cipolle? Ma... Il kebab lo posso mangiare, vero?
Non è che poi col buio mi confondono per uno di quelli?) >
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A.C. wrote:
< A proposito di parentopoli in Sicilia: La Giunta di Aci S.Antonio (Catania)
detiene un record unico in Italia: su 6 assessori, 5 sono imparentati con
consiglieri >
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checcov@gmail.com wrote:
< Sono un precario della ricerca che grazie al decreto di Brunetta per
risparmiare i soldi pubblici rischia il posto... ma sapete quanti precari si
stabilizzerebbero con i 160 mln di euro che abbiamo regalato a Catania? Noi ci
si batte per molto meno eppoi siamo accusati di essere "fannulloni", noi che
lavoriamo in condizioni incredibili e che produciamo ricchezza comparabile ai
paesi che stanziano fondi ben più consistenti per la ricerca e l'università. Per
carità si combattano le baronie e le devianze del sistema pubblico ma non si
dica che non ci sono soldi quando si trovano per il comune di Catania o per gli
inutili decoder per il digitale terrestre >
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E. wrote:
< Un nostro amico è scomparso nel nulla da giorni. Chi può ci aiuti ad averne
notizie, per favore. Il link all'annuncio della sua scomparsa è questo:
http://www.chilhavisto.rai.it/clv/lettere/D/DeSantisFrancesco.htm >
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Persone
Leopoldo Elia, presidente della Corte Costituzionale sotto la Repubblica. Non ho
avuto occasione di conoscerlo - vivevamo in ambienti ben differenti. Ma è stato
un servitore fedele, non un Vip: ha lottato il fascismo che cresceva e non ha
tradito mai. Lo ricordiamo con affetto e orgoglio, al di là delle diverse idee,
come un anarchico in esilio potrebbe ricordare un Companys o un Don Manuel
Azana.
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Si può, non si può
Beppe Sini<nbawac@tin.it> wrote:
< Si può andare in Afghanistan a commettere stragi.
Non si può venire in Italia per cercar di salvarsi dalle stragi.
Si può avvelenare e devastare l'Italia intera.
Non si può leggere un libro sdraiati in un parco.
Si può saccheggiare il pubblico erario.
Non si può chiedere la carità per la via.
Si può essere ricchi e assassini.
Essere poveri e onesti è vietato >
La Catena di San Libero n. 370
27 settembre 2008
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Prima volta
Per la prima volta in Campania c'è stato un movimento di massa contro la
camorra. Non l'hanno fatto i campani, l'hanno fatto i negri. Hanno fatto casino,
hanno sfilato, hanno gridato frasi contro i camorristi e i loro complici. Hanno
fatto disordine, hanno dato fastidio alle vetrine. E cos'altro potevano fare? La
legge non gli concede nessun altro modo di esprimersi. E lo stesso a Milano: i
neri, i senzaviso, i pochi bianchi umani e timorati di Dio hanno finalmente
trovato il coraggio di scendere nella strada a dire "basta".
I grandi giornali democratici, che avrebbero avuto un titolo facile facile da
sbattere in prima pagina - "La rabbia e l'orgoglio": se non qui, quando? - hanno
preferito titolare sui "disordini al corteo" e roba del genere. I "disordini"
consistevano in un paio di biscotti - non molotov, non pezzi di selciato:
biscottini - lanciati contro il bar dei linciatori.
Il movimento, in ogni caso, è partito. E' partito come partono sempre -
spontaneamente, umanamente, fra dolore e collera - i movimenti dei poveri. E'
successo una volta, dunque succederà ancora. Ne nasceranno cose, anche
"politiche", le uniche veramente politiche del momento.
Quanto alla camorra, finalmente hanno mandato i poliziotti (perché non prima?
Perché col buffo contorno propagandistico dei "soldati"?) e questo grazie al
martirio e alla lotta dei neri, non della popolazione "bianca" ormai asservita.
Staremo a vedere se i nuovi poliziotti serviranno a "controllare" ancora di più
i neri o, finalmente, a fare la lotta dura alla camorra. Certo con un governo
del genere non sarà facile, coi sottosegretati citati come "interlocutori" dai
camorristi (l'Espresso è stato minacciato dall'alto, mediante perquisizioni, per
aver pubblicato questa storia) e con Bossi che dice "Hanno fatto bene" quando i
camorristi assaltano a colpi di molotov i campi zingari. Ma polizia e
carabinieri troveranno la forza per fare, governo o non governo, il loro dovere.
Sul piano dell'informazione: perché i neri uccisi dovevano essere tutti
camorristi? Nessuno di loro era nigeriano, dell'unica etnia che possiede clan
mafiosi. E' come se la mafia, per controllare gl'immigranti del sud (poniamo,
nella Torino anni '60) avesse fatto una strage di abruzzesi, lucani e pugliesi
risparmiando accuratamente napoletani e siciliani. Terrorismo mafioso, non lotte
fra clan, avrebbero scritto allora i giornalisti. Quelli di ora hanno preferito
buttarsi sui "neri tutti delinquenti", favoreggiando oggettivamente la camorra
assassina (e qualcuno, stando a Saviano, non solo oggettivamente).
A proposito di Saviano: "L'Italia rappresentata da Gomorra" al festival di
Cannes. Cazzate. Gomorra non rappresenta affatto l'Italia. Rappresenta i neri
vittime e ribelli, rappresenta i ragazzi tipo "Napoli Monitor", rappresenta i
bravi preti anticamorra della provincia di Caserta, rappresenta i pochi italiani
che, in Campania e altrove, si battono per la dignità umana e dunque contro il
governo e la camorra. Noi siamo una minoranza, e ne siamo orgogliosi. Un giorno,
tornerà a non essere più così. Ma ora siamo come nel '36. A noi ci rappresenta
Saviano. A loro, Lapo Elkann e Calderoli.
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"Niente birra ai nazisti"
"Non si serve birra ai nazisti". A Colonia, su tutti i tavolini, c'era questo
cartello. C'erano folle di cittadini, in tutte le strade, decisi a non lasciar
passare i nazisti. C'era un sindaco con le idee molto chiare: questa città è
antinazista e nazisti non ne vuole. Così, pacificamente, senza eccitarsi troppo
e ridicolizzando i violenti, i tedeschi hanno mandato a quel paese gli
estremisti della "destra europea".
In Italia le cose sarebbero andate (e vanno) ben diversamente. Se invece che a
Colonia fossimo stati a Verona, il corteo dei nazisti si sarebbe svolto, le
grida di Heil Hitler e Duce Duce si sarebbero sprecate, ci sarebbe stato uno
stillicidio di immigrati picchiati e gay mandati all'ospedale. Qualcuno dei
cittadini, con "l'aria da sovversivo", magari ci avrebbe lasciato la pelle. E il
giorno dopo il governo avrebbe tranquillamente dichiarato "vabbe', cose che
succedono, niente di straordinario in fondo", mentre un ministro avrebbe
inneggiato alla Gestapo e un altro alle Ss.
Due generazioni dopo Hitler e Mussolini, i tedeschi sono antifascisti e gli
italiani no. I tedeschi hanno legge e ordine, gl'italiani camorra e Calderoli. I
tedeschi sono civili e democratici, gl'italiani votano a destra e si menano a
ogni occasione. I tedeschi, sicuri di sè, lavorano con due milioni di turchi
senza problemi. Gli italiani, insicuri e svenevoli, sono il paese più impaurito
del mondo e digrignano i denti appena vedono un altro essere di diverso colore.
Eppure i fascisti "duri" erano i tedeschi, noi italiani eravamo i "brava gente",
gli Alberto Sordi, anche in camicia nera, paciocconi e umani. Come mai tanto
tempo dopo loro si sono civilizzati e noi no?
Il fatto è che il tedesco, persona seria, ha saputo fare i conti con se stesso.
Ci voleva coraggio per farlo. Le guerre, Auschwitz, le grandi piazze vocianti di
Norimberga. I tedeschi hanno guardato in faccia tutto questo, hanno ragionato
freddamente sui loro orrori. Ne hanno individuato i meccanismi, le radici, e
hanno deciso "mai più". Non hanno avuto un partito neonazista (come da noi il
Msi) corteggiato e infine assunto al governo. Non hanno avuto un neonazismo
giustificato e coccolato. Lì, se un ministro dicesse "Onore alle Ss!" sarebbe
sbattuto a calci un attimo dopo fuori dal governo. Non c'è un sindaco neonazista
di Amburgo o Brema. Lì si ricordano ancora del passato. Ne accettano la
responsabilità, da uomini. Non lo vogliono più.
Noi, "brava gente", in realtà siamo dei minorenni. "Non siamo stati noi". Siamo
stati ingannati da Mussolini, costretti dai tedeschi, imbrogliati. Noi non
volevamo. Non volevamo ammazzare i sindacalisti, o impiccare i libici, o
bombardare gli etiopi con l'iprite. L'abbiamo fatto senza accorgercene, senza
volerlo davvero, senza colpa. E dunque, tranquillamente, ci siamo assolti - è
stato un gioco. E adesso siamo pronti a ricominciare.
Qualunque operaio nero, qualunque straniero, dopo quindici giorni d'Italia
capisce benissimo la differenza. Fra noi italiani simpatici, brava gente, ma in
fondo semifascisti e violenti, e un qualunque europeo noioso e grigio, ma
civile.
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Capitale morale
Milano. In vista dell'Expo 2015. Il sindaco Letizia Moratti illustra all'Onu la
città del futuro. Il sindaco ha descritto quanto la città e l'Italia stanno
facendo per tradurre in realtà gli obiettivi del terzo millennio.
* * *
Milano. Adolescente rumeno morto nel rogo di una casa abbandonata. A provocare
l'incendio sarebbero state delle candele che hanno dato fuoco ai giacigli dove
dormivano numerosi senzacasa, in un'ex fabbrica alla Falck di Sesto San
Giovanni.
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Caput Mundi
"Provvedimenti diretti ad evitare che riciclatori abusivi frughino nei secchioni
dell'immondizia".
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La città del buco
Perché il Cern ha improvvisamente sospeso l'esperimento? Lo so, al pubblico
hanno detto che s'era guastato un magnete o roba del genere. Vabbè. Il pubblico
va tranquillizzato. La verità è che dai primi buchi neri creati sono cominciati
a emergere pezzi dell'altro universo, che nessuno riusciva più a distinguere da
quello vero. In Sicilia, ad esempio, è sbucata una città fra Taormina e Augusta,
alle falde dell'Etna, tutta nera e barocca e in riva al mare. Una città
stranissima, in cui la giustizia regna e vengono acchiappati subito
intrallazzisti e mafiosi. Assomiglia moltissimo, tranne qualche piccolo
particolare, a una città esistente prima del buco nero. Ne siamo stati ingannati
in molti, lo confesso, io compreso. Da ciò le notizie incredibili, di cui molti
increduli ci hanno chiesto conferma. Ma è tutto vero: per le fregnacce sugli
zingari, Ciancio è stato messo sotto inchiesta dalla magistratura, e radiato
senz'altro dall'ordine dei giornalisti. Ma questo nel buco nero. Nella Catania
antebuco tutto continua tranquillamente come prima.
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(Ma a che serve il cerimoniale?)
< Con la presente Addiopizzo Catania è lieta di invitarVi giorno 30 Settembre,
alle ore 9:30, presso la Prefettura di Catania, per la presentazione del
progetto "Consumo critico", in occasione della quale verranno mostrate le oltre
2.500 firme raccolte tra i consumatori a sostegno dello stesso.
Alla conferenza stampa interverranno, S.E. Giovanni Finazzo, Prefetto di
Catania, Vincenzo D'Agata, Procuratore della Repubblica di Catania, Edoardo
Zaffuto, di Addiopizzo Palermo, Salvatore Fabio, di Addiopizzo Catania, Enrico
Colajanni, Presidente di LiberoFuturo e Vice Presidente della FAI,gli
imprenditori catanesi Filippo Casella, Antonio Romeo e Andrea Vecchio
(Presidente ANCE Catania), Rodolfo Guajana, imprenditore palermitano >
* * *
Carissimi,
verrei volentieri, ma come faccio? Fra tutte quelle Autorità vi farei fare
cattiva figura coi miei vestiti vecchi e la mia barba lunga. Non sono prefetto,
non sono eccellenza, e in quanto a procuratore riesco a stento a procurarmi la
cena. Eppoi non ho la più piccola impresa. Tutte cose importanti, come voi
giustamente pensate. Verrò con gran piacere appena inviterete gente alla mia
altezza: chessò, un meccanico, un parroco di quartiere, un vecchio antimafioso.
Nel frattempo cercherò di continuare a esservi utile, ma senza cerimonie. Vostro
dev.mo
riccardo >
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Veltroni ha pochi amici, Travaglio non ne vuole
Per capire l'approccio alle tecnologie che caratterizza i protagonisti della
politica e della cultura basta giocare un po' con Facebook, il sistema per
collegare online amici e conoscenti che sull'onda della sua stessa popolarità si
è trasformato anche in una vetrina per VIP. Ogni utente di Facebook può essere
contattato da vecchi compagni di scuola che lo scovano all'interno del sistema,
e può cercare a sua volta amici da aggiungere alla lista. Walter Veltroni sembra
molto attivo su Facebook, e quindi lo contatto per vedere cosa succede. La
risposta arriva nel giro di poco tempo, firmata Veltroni ma probabilmente
realizzata da un "ghost writer" che cura la comunicazione elettronica del
leader: "Caro Carlo è una tecnologia bella ma imperfetta... non posso avere più
di 5000 amici. puoi sempre iscriverti alla pagina dei sostenitori".
Le domande si affollano alla mente: cosa costerebbe a Veltroni pagare dei
programmatori per un sistema che gli consenta di avere "più amici" e accorciare
le distanze tra i cittadini e i loro rappresentanti? C'è proprio bisogno di
inseguire la moda dell'ultimo portale o in Italia abbiamo ancora qualcosa da
dire su tecnologia e creatività? Cosa colmerà la distanza abissale tra le
"pagine dei sostenitori" e i fan club virtuali e quella "democrazia elettronica"
spesso invocata e mai realizzata dalla sinistra? Marco Travaglio ha scelto un
approccio più chiaro: niente amici, il suo profilo su Facebook permette solo di
iscriversi come fans, scelta condivisa anche da Beppe Grillo.
Antonio di Pietro sembra più accogliente, e mi aggiunge volentieri alla lista
dei suoi amici. È così che entro nell'olimpo dei cinquemila che possono
fregiarsi di questo titolo fino a quando Facebook non deciderà che anche Tonino
potrà avere solo dei fans. Ma anche così si rimane a bocca asciutta, con una
voglia di partecipazione ben più profonda di un click del mouse. L'esperimento
dimostra che i gadget elettronici non sono sufficienti a spostare il potere
verso il basso, e che c'è ancora molto da fare per mettere in azione il "potere
di tutti", quella omnicrazia che è stata il sogno nonviolento di Aldo Capitini.
Una democrazia elettronica fatta da "fans" e "amici" è solo il passaggio dai
politici "facce di bronzo" ai politici Facebook, e forse meritiamo di meglio. [carlo
gubitosa]
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Associazione Rita Atria wrote:
< Il Tribunale della "Libertà" di Catania ha confermato il sequestro del numero
zero di Catania Possibile. Il rischio della diffusione ulteriore di tale
"giornaletto" è stato evitato alla città e alla sua degna cittadinanza. L'Avv.
Fiumefreddo che aveva chiesto il sequestro del giornale (che conteneva un pezzo
che lo riguardava) per stampa clandestina ha "vinto". Noi, Associazione
Antimafie "Rita Atria" oltre a prendere le distanze da tutte le manifestazioni
organizzate dal sig. Fiumefreddo (che non rientrano nella nostra idea di
antimafia) invitiamo le altre associazioni a decidere da che parte stare.
Speriamo che questo almeno si possa dire e che l'avv. Fiumefreddo non chieda il
sequestro del sito per opinioni inopportune >
Bookmark: www.ritaatria.it
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eliocamilleri@libero.it wrote:
< La casta sicula:
- Giovanni Ilarda, ex magistrato, Assessore della Regione Sicilia, deciso a
ridurre drasticamente il numero degli impiegati assenteisti e fannulloni, ha
fatto assumere la figlia Giuliana come dirigente, a 75.000 euro l'anno, negli
uffici dell'Assessorato ai Beni Culturali;
- Il Sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha fatto assumere senza concorso il
figlio presso una società partecipata dalla Regione;
- Giovanni Ilarda, quello di sopra, ha assunto Antonella Scoma, sorella
dell'Assessore Francesco;
- Francesco Scoma, Assessore e fratello di Antonella, ha offerto un bel
contratto di dirigente a Danila Misuraca, sorella del deputato forzista Dore
Misuraca;
- Michele Cimino, Assessore al Bilancio, ha fatto entrare nel suo Gabinetto
Ernesto Davila, già autista di Gianfranco Miccichè, Sottosegretario forzista;
- Francesco Ilarda, sempre quello di sopra, ha offerto ospitalità retribuita
negli uffici della Regione a Decio Terrana, ex consigliere trombato dell'UDC;
- Pippo Gianni, Assessore all'Industria, ha aiutato ad entrare alla Regione
Francesco Regina, anche lui dell'UDC ed ex consigliere trombato.
Giuliana Ilarda ha mollato il posto, a seguito dello scandalo. Aspettiamo
analoghe iniziative dagli altri >
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Qualcuno, sui muri di Milano, wrote:
< Non sarà il buio a far dormire la sua anima
Torna alla terra di origine il rifiutato Abba
torna alla terra dove i suoi spiriti lo attendono
Torna là dove l'uomo primigenio si mosse
e popolò la terra
Partirono i suoi per giungere
alle nostre strade ingrate
quale viaggio
dovettero affrontare
e qui diversi a guadagnare la vita
Corrono per le vie della metropoli
i giovani neri e bianchi a gridare
la loro voglia di vita
di gioia e di futuro
corrono e gli storpi restano indietro
Non sarà il buio a far dormire la sua anima
vive nei cuori dei ragazzi
nei cuori che sono il futuro >
La Catena di San Libero n. 368
24 giugno 2008
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Ti delo? ("Che fare?")
La cosa che dobbiamo fare è ingaggiare Bossi, fargli fare un movimento per
l'indipendenza della Sicilia, levare la Sicilia dall'Italia e farla votare per
conto suo. Questo sarebbe determinante. In Italia senza i voti dei siciliani non
solo non avrebbe vinto Berlusconi le prime volte, ma neanche Andreotti sarebbe
mai riuscito a diventare ciò che è diventato (in fondo la prima Repubblica l'ha
ammazzata lui). Senza i dc siciliani (400mila negli anni '60) la Dc sarebbe
rimasta un pacifico partito perbene guidato da Fanfani e Moro, Andreotti sarebbe
rimasto un notabile laziale e Berlusconi, più avanti, sarebbe finito in galera
per reati minori o sarebbe rimasto al massimo una specie di Ricucci con più
parlantina. E invece no. Nei momenti decisivi, i siciliani hanno votato in massa
per il peggio che si trovava, inguaiando così non soltanto se stessi ma anche
tutti gli altri italiani.
Dunque Sicilia indipendente e libera, e magari - per qualche colpo di fortuna -
via anche varesotti e veneti, i primi unitisi alla Svizzera e i secondi alla
rinata Austria-Ungheria. E quindi elezioni fra gente seria, che non si vende il
voto e non dà in escandescenze per gli immigrati. (E Roma? Boh, nel frattempo se
la potrebbe essere ripresa il papa, così alle elezioni italiane non votano
neanche loro). Milano, fra Albertini e Moratti, se la sarebbero da tempo
comprata i giapponesi: voterebbe per la prefettura di Osaka, non certo per le
elezioni italiane. Non credo che la camorra permetterebbe elezioni tranquille a
Napoli, e questo potrebbe essere il pretesto per non far votare neanche i
napoletani (e, a maggior ragione, calabresi e affini).
Ecco, a questo punto potrebbero anche vincere le sinistre, alle elezioni
italiane. Si richiamerebbe Prodi, si rimetterebbe a posto l'economia, si
tornerebbe a rivincere i mondiali di calcio, si rimanderebbe al porcile
Calderoli e si nominerebbe Zanotelli ministro degli esteri e Dario Fo
dell'istruzione. E poi, con tutto comodo, si lascerebbero tornare a casa i
secessionisti, che avrebbero avuto il tempo di girare un po' di mondo e dunque
di ricordarsi come si stava bene in Italia.
(E se, alle prime elezioni siffatte, dovesse vincere non diciamo Veltroni - che
fisiologicamente non può farlo - ma un altro destro di sinistra tipo Cofferati?
Beh, in tal caso tutta la brillante analisi precedente non vale un soldo e
bisognerà tristemente ritornare a Berlusconi, Andreotti e compagnia).
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A che servono gli scrittori
Napoli. Ergastolo ai boss del clan dei Casalesi, fra cui Francesco Schiavone "Sandokan"
e Francesco Bidognetti "Cicciotto". Un duro colpo per la camorra e una boccata
di ossigeno per la popolazione, grazie al coraggio di poliziotti e magistrati e
di quegli intellettuali che invece di stare a farsi le seghe sui massimi sistemi
hanno denunciato in pubblico i boss del sistema mafioso (con minima solidarietà
da parte dei colleghi più prudenti e navigati).
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Cronaca nera
Milano. Decine di tifosi spagnoli a piazza Duomo aggrediti dalla folla dei
padani inferociti dopo la partita. Salvati a stento dalla polizia. "In Spagna
certe cose non succedono".
Vigevano. Badante uccisa a coltellate da un indigeno per la strada.
Varese. Operaio egiziano ucciso a revolverate perché chiedeva la paga. Said el
Basset, 29 anni, aveva chiesto gli arretrati al padrone dell'impresa edile per
cui lavorava. Il figlio dell'imprenditore, Antonino Fioravante di 19 anni, ha
estratto una rivoltella e l'ha freddato con due colpi al cuore. Il padano è
stato poi arrestato dalla polizia italiana.
Verona. Padano arrestato per aver abusato per diciotto anni della figlia, oggi
ventinovenne.
Monza. Sarebbero ben diciotto gli omicidi commessi dai giovani padani che
facevano parte delle "Bestie di Satana", un'organizzazione neo-pagana che per
anni ha imperversato ai confini con l'Italia. La diffusione dei gruppi
neo-pagani in Padania è sempre più allarmante: dagli adoratori del Dio Po a
quelli del diavolo sono ormai numerosi i giovani che cercano nuove emozioni in
questi culti blasfemi e sovente violenti.
Milano. Continuano ad aspettare giustizia i ventinove zingari deportati il 5
settembre scorso dal campo nomadi di via San Dionigi. Anziché ricorrere alla
violenza per difendere i loro diritti hanno preferito ricorrere alla
magistratura ordinaria presentando alla prima sezione civile del Tribunale di
Milano un ricorso contro il Comune chiedendo il risarcimento dei danni subiti.
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Mostri (convenzionati)
Milano. Non hanno ucciso volontariamente i loro pazienti i medici ma li hanno
solo truffati e operati senza necessità i medici della casa di cura Santa Rita,
convenzionata con la Regione Lombardia e protetta da diversi politici locali. Ne
approfitta il collega Pierluigi Battista, del Ministero della Verità, per
prendersela con i "discorsi intercettati o registrati" che "impiccano alle loro
voci" gli intercettati e li trasformano in "mostri".
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E che c'entra lui?
"Bisogna che tutti facciano la loro parte assumendosi responsabilità per il bene
del paese, non solo la maggioranza e l'opposizione ma anche la magistratura". Il
ragionevole (ma non condivisibile: la magistratura le sue responsabilità se l'è
prese già da un pezzo, e non sta facendo i capricci ma difendendo semplicemente
la legge) commento è del politico Rino Fisichella, di mestiere arcivescovo,
presidente di una Pontificia Accademia e varie altre spettabili istituzioni di
Santa Chiesa. Fisichella si assume la responsabilità di ciò che potrebbe essere
fatto ai magistrati per costringerli a essere "responsabili"? E in nome di che
cosa? Dello Spirito Santo, di un partito, dei cittadini?
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Giornalismi
Se i media italiani puzzano di vecchio, per respirare una boccata d'aria nuova
basta dare un'occhiata alle cronache della "National Conference for Media Reform"
la Conferenza Nazionale per la Riforma dei Media che dal 6 all'8 giugno ha
raccolto a Minneapolis più di 3000 giornalisti, tecnoattivisti e bloggers con lo
slogan "la riforma dei media comincia da me".
In questa circostanza, le realtà emergenti di informazione alternativa hanno
potuto incontrare i promotori di iniziative consolidate come "Democracy Now!" di
Amy Goodman (democracynow.org), Fairness and Accuracy in Reporting (fair.org),
Media Matters (mediamatters.org) e il "Centro per la democrazia nei media" (prwatch.org).
"C'è l'esigenza di criticare i media commerciali - ha affermato Amy Goodman - ma
al tempo stesso abbiamo bisogno di costruire media indipendenti che possano
informare, illuminare e spostare in basso il potere. Non possiamo semplicemente
stare ad aspettare guardandoci attorno in attesa di un giornalismo più
indipendente, incisivo e capace di inchieste".
Da noi è sparito il ministero delle comunicazioni e non si sa più a chi
rivolgersi per sollecitare cambiamenti nel settore dei media. Oltreoceano,
invece, l'organizzazione nonprofit "Free Press", promotrice dell'evento e di
altre iniziative editoriali indipendenti (www.freepress.net) è riuscita a
coinvolgere nella conferenza anche il deputato locale Keith Ellison, eletto
proprio nel distretto di Minneapolis come primo membro musulmano del Congresso
statunitense. La lista dei 60 gruppi di lavoro che hanno animato la conferenza
di Minneapolis comprende dibattiti su "la stampa etnica nelle comunità
afroamericane", "Attivismo hip-hop: strategie urbane e aggregazioni mediatiche",
"il potere in tasca.Telefonini per il cambiamento sociale", "La leadership
giovanile nel settore dei media" e altro ancora.
E da noi che succede? Un piccolo sasso lanciato nello stagno è la campagna
"Informazione Pulita" (www.giornalismi.info/ip) che propone alcune soluzioni per
aprire le finestre e cambiare l'aria nella stanza dei media: libertà di scelta
per l'uso dei soldi pubblici destinati all'editoria, libero accesso all'ordine
dei giornalisti, libere elezioni del consiglio di amministrazione della Rai.
[carlo gubitosa]
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Appello per Carlo Ruta
Un fatto gravissimo, che potrà avere effetti devastanti per la libertà di
espressione sul web in Italia. Carlo Ruta è stato condannato per "stampa
clandestina", solo per aver gestito un sito di documentazione storica e sociale,
in sostanza un normalissimo blog, di cui peraltro era stata comprovata, dalla
polizia postale di Catania, la non periodicità regolare.
L'incredibile sentenza è stata emessa dal giudice Patricia Di Marco, presso il
tribunale di Modica, dietro denuncia presentata dal magistrato Agostino Fera,
noto alle cronache per le censure di cui è stato fatto oggetto da diversi
parlamentari, da Giuseppe Di Lello al presidente dell'Antimafia Francesco
Forgione, in relazione alla gestione dell'inchiesta giudiziaria sul caso del
giornalista Spampinato.
Una sentenza del genere, che reca riscontri soltanto in Cina e in qualche
nazione a regime dittatoriale, per le leggi che vigono nel nostro paese è
un'assurdità. Costituisce un attacco frontale al mondo del web, alla democrazia,
ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. E' quindi importante che le
realtà delle reti, le sedi dell'informazione, le espressioni del paese civile
rispondano con la massima determinazione. Firma anche tu la petizione per Carlo
Ruta: oggi tocca a lui, domani potrebbe toccare a te!
Petizione: www.censurati.it/voxpeople/carloruta/
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Dormitat
Messina. E' stato nominato capo della Procura Generale il dottor Antonio Franco
Cassata, la cui storia nel messinese non è - per chi l'ha seguita - molto
esaltante. Pochi mesi fa, a Catania, una nomina altrettanto discussa - quella
del dottor D'Agata, uno dei superstiti del Palazzo anni '80 di Scalia e Di
Natale - aveva destato perplessità non minori. Non è uno dei momenti migliori
nella storia del Csm; appaiono ben lontani gli anni di Zagrebelski e Galasso.
Bookmark: www.ritaatria.it
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Sinistra
Bollettino del dibattito (in attesa dei congressi di Rifondazione, di Sd, del
Pdci ecc.) "Nuestra gloriosa tropa siga avanzando sin perder ni una sola palma
de terreno".
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Hitler in periferia
Parigi. In fin di vita un adolescente ebreo sprangato da sei o sette giovani
antisemiti nel 19mo arrondissement, un quartiere popolare dove fin qua arabi
cristiani e ebrei avevano convissuto in santa pace. Hitler, a quanto pare, non
vuol crepare mai del tutto.
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Samizdat
Milano. Un migliaio di cittadini guidati da Nando dalla Chiesa davanti al
Palazzo di Giustizia per dare solidarietà ai giudici e difenderli contro il
governo. Come quindici anni fa. Ma allora si chiamavano contestatori. Adesso si
chiamano dissidenti.
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Politica/ 1
Io ho cominciato la mia carriera politica :-) facendo la campagna del Pci per la
trasformazione della colonia in affitto (1966?). Da allora ho preso molte
legnate dalla sinistra, ma non l'ho mai rinnegata. Non ho mai scritto una riga
per un giornale di destra, ho preferito fare la fame piuttosto che andare, da
qualche altra parte. Questo per dire che non ho nessunissima preclusione verso
la sinistra: anzi. Ma quando sbaglia bisogna dirlo, e dirlo forte e chiaro
perché a quanto pare non c'è nessuno disposto a prendersi questa responsabilità.
Quanto prende il Pd, come partito, alle elezioni - per esempio - a Catania?
Quanto prendeva la sinistra prima? Le cifre le conoscdi quanto me. Io ne soffro,
come potrei soffrire di un amico tossico o alcolista, che non vuole riconoscere
la sua malattia. Gli estranei lo rassicurano, gli “danno ragione”. Ma chi gli
vuol bene lo rimprovera a costo di farlo incazzare. “Quel tizio con cui ti fai
vedere per la strada - gli dice - non è uno che si fa una canna ogni tanto: è
uno spacciatore di roba pesante, amico dei mafiosi. Non ti vergogni?”. E così
via. A volte gli si rende antipatici, a volte del tutto odiosi. Ma almeno non si
contribuisce alla sua lenta fine.
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Politica/ 2
Dibattito vecchio. Appoggiare Stalin per non fare il gioco di Hitler, o lottare
pure contro di lui? Intanto, come oppositore di Hitler, Stalin funziona male.
S'illude d'inciuciarselo, perde anni a cercare improbabili accordi, elimina per
gelosia tutti i propri generali e quando quello attacca si trova in braghe di
tela e perde mezza Russia prima di poter reagire. Poi, il popolo salva tutto: ma
al prezzo di milioni di morti, e con sacrifici di cui ancora paga il prezzo. Su
un piano più ampio, Stalin - col verticismo, coi privilegi, con l'incredibile
satrapismo dell'apparato - distrugge l'idea stessa su cui si basa il sistema, la
fede del russo comune nell'idea di uguaglianza che era l'unica forza vera a
disposizione. Il "sano realismo" staliniano ha pagato prezzo alla storia per due
volte: la prima nel '39, quando solo il patriottismo communista del soldato Ivan
salvò la Russia e noi tutti; la seconda nell'89, quando il popolo del primo
paese "socialista" del mondo lasciò inebetito ammainare una bandiera che ormai,
grazie a Stalin e ai suoi epigoni, non gli diceva più nulla. Veltroni non è
Stalin, Berlusconi non è Hitler, ma il meccanismo non è molto diverso.
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XVIII
Will<sksp@uk.gay.com> wrote:
< A un mattino d'estate tu assomigli.
Ma tu hai più luce in te, più tenerezza:
ché la tempesta abbatte il fiore di stagione
e la veloce estate ha vita troppo breve.
Troppo fulgido sta l'occhio del sole in cielo,
spesso l'ombra sbiadisce il suo bel viso d'oro:
poiché bello e bellezza sono spesso divisi
- li stacca a suo capriccio il caso o la natura.
Ma tu, splendore, sarai sempre estate,
non perderai beltà, non sfiorirai,
non vanterà la morte averti preso,
nè tempo vincerà mai il tuo fulgore.
Finchè respiri un uomo, finchè uno legga
questi versi vivranno, e tu con loro >
La Catena di San Libero n. 367
18 giugno 2008
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Ora
Io non credo che Falcone sia un cretino come dice l'autorevole giudice
Carnevale. Mi dispiace sinceramente che l'abbiano ammazzato, e così per
Borsellino, Livatino e gli altri. Io penso che i giudici siano meglio dei
mafiosi e per me l'eroe non è Mangano ma Borsellino. Mi dispiace che un sacco di
esseri umani siano annegati in mare dalle parti nostre (quasi quattrocento,
dicono i giornali) mentre io andavo a votare, e questo perché la legge dice che
devono venire di nascosto. Mi dispiace che fra loro c'erano così tanti bambini.
Mi fa schifo la gente come Bossi che ha detto tante cose schifose contro i
meridionali, e preferirei crepare piuttosto che allearmi con lui.
Rido in faccia a quelli del partito di Scapagnini, che prima si sono mangiati
mezza Catania (manco pagavano le bollette per i lampioni) e poi sono venuti a
cercaci il voto come se niente fosse. Non ce l'ho con gli zingari, coi negri,
con gli ebrei e coi gay, ce l'ho solo coi delinquenti e chi gli tiene mano. Non
credo che Roma sia come Kabul da mandarci i soldati. Non credo che bisogni
cancellare tutti i reati fino al 2002. Credo che bisogna dare più mezzi a
polizia e carabinieri (adesso, manco i soldi della benzina) per prendere i
delinquenti davvero e non farci chiacchiere sopra. Credo che chi fa cose sporche
debba finire in galera, piccoli e grossi, comprese le più alte autorità se fanno
reati. Non ho paura degli scippatori, ce l'ho di quelli che danno fuoco agli
operai o ammazzano la gente nelle cliniche private.
Siamo in pochi in Sicilia a pensarla così, a quanto pare. E va bene. Ma io un
domani non voglio essere confuso con tutti quegli altri siciliani che si vedono
ora. Un popolo ignorante e poverissimo, com'eravamo in Sicilia fino all'altra
generazione, giustificazioni ne aveva moltissime, finché la miseria è durata. Ma
gente coi telefonini e le automobili, coi satellitari ai balconi e le magliette
firmate, di giustificazioni non ne ha più. Perciò ora ciascuno individualmente
si prenda le sue responsabilità - io mi prendo le mie - perchè domani chi verrà
dopo di noi ci giudicherà freddamente e con attenzione.
* * *
In Sicilia, la sinistra non è mai stata pestata come ora. I giochi e le
stupidaggini che erano consentiti prima ora non sono possibili più. Nessuno deve
più venire a dire “io corro da solo”. Nessuno deve più dire “io sono
democratico, io sono di sinistra” per far politica a vantaggio esclusivo della
propria classe sociale, la media e a volte non tanto media borghesia. Sinistra,
come in passato, dev'essere il partito dei poveri, prima di ogni altra cosa. Si
può ripartire solo da qui. “Io l'avevo detto” non serve a niente, non è il
momento. Si può ripartire dai quartieri, dall'impegno di base,
dall'informazione. E' una strada lunga e difficile, e non per tutti. Chi vorrà
prenderla, si decida ora.
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Vivo-morto-chissà
È una roulette russa. Nessuno può sapere a chi toccherà, ma è certo che tutte le
mattine, in Italia, tre-quattro lavoratori escono di casa per andare in
fabbrica, o in cantiere, e rientrano in una bara (incidenti d’auto esclusi).
L’11 giugno i morti sul lavoro sono stati undici: i sei asfissiati in una vasca
di depurazione del Comune di Mineo (Catania), poi uno a Imperia, Udine, Nuoro,
Modena, nel Monferrato. Le chiamano “morti bianche” per evitare che si parli di
omicidi. Nessuno ha mai pagato. Il giorno dopo la strage di Mineo, il ministro
Sacconi, ha convocato le parti sociali annunciando piani straordinari. Poi si è
scoperto che il vero obiettivo è abolire le sanzioni nei confronti degli
imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza. Fa venire i brividi, ma è
così: l’Italia è un grande palcoscenico dove attori di quart’ordine recitano una
commedia dell’assurdo.
All’assemblea di Confindustria il capo dei guitti, Silvio Berlusconi, ha detto
che la relazione della Marcegaglia, un morto in fabbrica il giorno precedente,
sarà il suo programma di governo: nessun presidente del consiglio era mai
arrivato a tanto. Il lavoro non conta più, i lavoratori non esistono. Carne da
macello. Fino a qualche tempo fa potevano pretendere una vita dignitosa, ora
devono lottare per una vita e basta, come nell’Ottocento. Era meglio ai tempi
della schiavitù, c’era maggiore protezione, ha scritto Dario Fo.
È fin troppo facile prevedere che, con questo governo, la rivoltella a tamburo
della roulette russa girerà più veloce. La politica del lavoro del nuovo secolo
parla chiaro: incrementare ulteriormente la flessibilità e, dunque, la
precarietà, aumentare - attraverso la detassazione - le ore di straordinario e,
dunque, la fatica, minare il livello nazionale di contrattazione e, dunque, il
potere contrattuale dei lavoratori. La Confindustria propone addirittura la
contrattazione individuale. Può farlo senza problemi. È dall’addio di Cofferati
che il sindacato non fa muro ed apre continuamente all’avversario intere
praterie dove scorrazzare. I leader di Cgil, Cisl e Uil sono sempre più
inascoltati e meno credibili (i fischi di Mirafiori non hanno suscitato alcun
sospetto in Epifani, Bonanni e Angeletti). Se si toglie la Fiom - che non a caso
l’astuto Epifani tenta da tempo di normalizzare - nelle tre confederazioni il
“buonismo” ha sostituito il conflitto assai prima che nascesse il Pd.
La Confindustria invita i suoi imprenditori a non pagare il pizzo, ma non chiede
loro di rispettare le norme di sicurezza. C’è una logica in questo: là si
risparmiano soldi, qui si spendono. D’altronde, secondo molti industriali,
nonché per lo spudorato Sacconi, che lo dichiara apertamente, la responsabilità
del milione di incidenti sul lavoro all’anno è dei lavoratori, stupidi e
imprudenti. Se muoiono se la sono cercata. [riccardo de gennaro]
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Modulo prestampato
Il Presidente della (Repubblica/ Camera/ Regione/ altro/), nell'esprimere la Sua
commossa partecipazione alle famiglie dei (tre/ quattro/ cinque/ sei/ altro/)
onesti lavoratori testé drammaticamente deceduti, esprime l'auspicio che simili
(drammatici/ tragici/ intollerabili/ altro/) episodi non abbiano a ripetersi mai
più e che il Governo, le Istituzioni e le Forze Politiche e Sociali senza
distinzioni di schieramento e di ruolo si attivino improrogabilmente per porre
finalmente termine a questa situazione indegna di un Paese civile.
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Pastrufazio
L'Italia, che confinava un tempo con Francia, Svizzera e Austria-Ungheria,
confina adesso con l'Uruguay, l'Argentina, il Rio Grande do Sur e il Pernambuco.
Soldados per le strade, periodistas minacciati, processi per tortura cassati
d'autorità. In ciò che resta del Parlamento, el Presidiente s'è compiaciuto di
avvertire - a parole, per ora - un magistrato insolente del proprio malcontento.
Gli onesti occhiali dei giudici scivolano, imperlati di sudore, da visi sempre
più combattuti fra dignidad y miedo.
"El cabròn tiene miedo de septiembre" mi ha spiegato in un'osteria di Balvanera
un vecchio esperto del posto, don Aureliano, "il cornuto ha paura di settembre".
"Di settembre, don Aureliano? Che vuol dire settembre?". "Eh... L'inflazione...
gli scioperi... gli operai... Chi può dire che cosa succederà a settembre? El
cabròn, por el si y por el no, comincia ad abituare i soldati...". I regulares
in ordine pubblico avranno, a quanto pare, un soldo in più di cinquecento pesos
al mese.
In tutti gli altri paesi sudamericani, dopo decenni di governi militari,
finalmente è arrivato il parlamento e la democrazia. Qua si va in senso inverso,
a quanto pare.
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Clima
"Dialogo". "Gioia per il nuovo clima". "Pacificazione nazionale". "Italia di
Vittorio Veneto". "Finalmente clima più costruttivo". "Uomo della Provvidenza".
Di queste frasi alcune sono state pronunciate, da re presidenti e papi, nel
1928. Altre nel 2008.
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La rinnegata
La leghista di Lampedusa, Angela Maraventano, alla notizia dei disgraziati
annegati o in qualche modo giunti alla fine all'isola semivivi (e quante donne
come lei, fra costoro), non ha avuto neanche un attimo di pietà. Si è invece
travestita secondo lei da emigrante, parata all'araba con chador in testa, e se
n'è andata oscenamente in giro così per il porticciolo: "Finisce che diventiamo
tutti libici", "Se non stiamo attenti diventiamo tutti così". Un altro punto per
la sua carriera di aspirante padana (ha già una poltrona al Senato grazie a
Bossi).
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Bavaglio
E' stato pubblicato il report annuale (University of Washington) sulla libertà
di web nel mondo. Dal 2003 ad oggi sono stati arrestati in totale 64 blogger, di
cui la metà nell'ultimo anno. I paesi più colpiti sono Cina, Egitto e Iran (un
terzo del totale) e poi Usa, Grecia e Gran Bretagna.
In Italia l'episodio più grave è quello della persecuzione contro Carlo Ruta,
uno storico e giornalista di Ragusa un cui sito era stato chiuso già nel 2004
(su sollecitazione della banca su cui aveva fatto inchieste). Proprio in questi
giorni Ruta è stato condannato per "stampa clandestina" per un altro sito
giornalistico cui aveva dato vita. Del provvedimento è responsabile il giudice
del Tribunale di Modica Patricia Di Marco, su denuncia presentata dal magistrato
Agostino Fera. Quest'ultimo era stato a sua volta oggetto di inchiesta per
connessioni relative al sistema di potere locale.
Di questi gravissimi episodi, e in generale della credibilità e imparzialità
dell'amministrazione della Giustizia in quella zona, avrebbe più d'un motivo di
occuparsi il Consiglio Superiore della Magistratura.
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Sgarbi quotidiani
Chi se li ricorda gli "Sgarbi quotidiani", le invettive piene di rabbia e di
veleno lanciate contro i magistrati negli anni '90 dagli schermi Mediaset per
dalla voce del più discusso esperto di arte Italiano? Oggi quella violenza
verbale è tornata indietro a Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi grazie a un
gruppo di studenti che il 27 maggio lo ha contestato a viso aperto e a
telecamere accese a Bologna durante un incontro in cui avrebbe dovuto parlare di
arte. Lo scontro esplode per una semplice domanda: dopo la sentenza definitiva
che ha condannato Sgarbi a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per falso e truffa
aggravata e continuata ai danni dello Stato, non sarebbe meglio che si facesse
da parte nella vita politica del Paese occupandosi di altro?
La reazione tragicomica a questa domanda, è stata consegnata all'occhio pubblico
globale di Youtube: Sgarbi ricorda che anche Socrate e Gesù sono stati
condannati (dimenticando che il reato non era la truffa) e insiste con le accuse
al giudice Caselli che gli sono già valse una condanna in Cassazione per
diffamazione aggravata. Poi riscrive la storia e tira in ballo Andreotti
("assolto perché innocente"), Enzo Biagi ("non è mai stato cacciato dalla RAI")
e Montanelli ("un fascista che adorava Mussolini").
Nelle ultime sequenze del video le risate cedono il passo all'inquietudine
quando compare un gruppo di poliziotti, la tensione si alza e Sgarbi diventa più
aggressivo urlando "ladri" ai ragazzi che lo hanno ripreso "rubando la sua
immagine". La contestazione a Sgarbi si è ripetuta anche il 31 maggio, in un
successivo dibattito a Cesena. I ragazzi coinvolti sono sempre gli stessi, e
fanno capo al sito "Qui Bologna Libera", gemellato per l'occasione con gli amici
di Beppe Grillo di Cesena.
A questo punto è ufficiale: nel nostro paese è scoppiata una guerra civile
mediatica, dove i cittadini muniti di telecamerine e internet hanno imparato a
reagire al bombardamento mediatico delle televisioni del premier prendendo di
mira politici pregiudicati. Se tutto questo si tradurrà in più scontri (anche
fisici) o più democrazia, dipenderà dalle reazione dei potenti di turno a questi
piccoli ma importanti "sgarbi quotidiani" dei mediattivisti. [carlo gubitosa]
Info: www.quibolognalibera.net
* * *
(I guardaspalle di Bossi hanno trattato abbastanza male Sonia Alfano e altri
grillini che erano andati a contestarlo civilmente a Salemi, dove si presentava
al comune al seguito di notabili locali. Salemi, feudo del boss Matteo Messina
Denaro, è uno dei luoghi della Sicilia dove il giudice Caselli è più odiato.
Sgarbi, pregiudicato per vari reati e fra l'altro proprio per aver diffamato
Caselli, non ha perso l'occasione per insultare ancora i giudici antimafiosi)
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"E mo' che faccio?"
"Comando Generale Arma Carabinieri - Roma
Maresciallo Carotenuto Antonio - Stazione CC - Sagliena
In seguito a indagini riservate, è giunta notizia a questo Comando di una
relazione non regolare fra la SS.VV e tale Merlini Marisa, di professione
levatrice comunale. Tale relazione, estranea al vincolo matrimoniale e aggravata
dallo stato civile della detta Merlini, risultante a detto Comando coniugata
ancorché separata dal legittimo consorte, getta grave discredito sull'Arma, crea
scandalo fra la laboriosa popolazione ivi residente e fòmita gravi disordini fra
gli uomini da Lei dipendenti, uno dei quali, carabiniere Stelluti Pietro,
avrebbe già posto in essere una tresca con un'avvenente giovane del luogo, tale
De Ritis Maria detta "La Bersagliera".
Ai sensi del Regolamento dell'Arma, nonché della sentenza della Suprema Corte di
Cassazione in data 13-06-08 appresso allegata, la SS.VV. è formalmente invitata
a porre immediatamente termine a detta relazione, a pena di provvedimenti
disciplinari come ulteriormente specificato.
Firmato, ecc."
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Mr Burns/ 1
Anche a Fukushima, nella centrale della Tokyo Electric Power Co., la situazione
è sotto controllo. In realtà non è successo nulla di grave. "I giornalisti hanno
grandemente esagerato". "La fuga dei 15 litri dal reattore numero due è una cosa
da nulla". "Il livello di radioattività dell'acqua non desta alcuna
preoccupazione". "Non c'è alcun allarme per la popolazione".
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Mr Burns/ 2
"Anche in Italia, a partire dal referendum sul nucleare per arrivare a quello
sulla fecondazione assistita, il risultato delle consultazioni popolari su
scelte particolarmente complesse non si è sempre dimostrato di grande
lungimiranza. Uno dice: questa è la democrazia, adeguiamoci. Va bene. Ma che
democrazia è quella in cui la gente si pronuncia su temi che non conosce facendo
scelte di cui non può prevedere gli effetti" (da Repubblica).
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Militari
Pattuglieranno Verona, su richiesta dell'ambasciata rumena. L'ultima (per ora) è
quella del povero lavoratore Adrian Joan Kosmin di Bucarest, assunto (in nero)
come camionista dai titolari di un autotrasporto locale, tali Tancredi Volpe e
Cristina Nervo. "Eh, ma il tuo è un lavoro pericoloso. Non è meglio che ti
assicuri?". Così l'hanno fatto assicurare sulla vita per un milione, scrivendo:
"Beneficiario: il titolare della ditta". Poi i due padani l'hanno fatto fuori.
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Premonizioni
Viviamo nel mondo di Andrea Pazienza.
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Sicilia
Il sonno della regione provoca i mostri.
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Cronaca
Non approfondisco queste notizie per non irritare la mia amica ***, che mi dà
dell'antisemita ogni volta che parlo di Israele. Le notizie sono: 1) Bambina
uccisa da un carro armato a Gaza (nove anni, fuoco "contro terroristi vicino
alla barriera") e 2) Pastori palestinesi presi a botte da quattro coloni vicino
Hebron (nonno, nonna e nipote). Eppure molti israeliani le leggono, queste
notizie, con animo eguale al mio.
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Cult
Roma. Sabato 21 giugno alle 10.30 alla Sala della Sala della Protomoteca in
Campidoglio, convegno organizzato da Consequenze su "Nuove prospettive
dell'offerta culturale contemporanea". Partecipano registi, autori, artisti ecc.
Particolare attenzione al settore video. Presenti anch enumerosi soggetti
sicilian i, fra cui il Festival Cinema di Frontiera, l'associazione Rita Atria.,
il Coordinamento Sicilia di Consequenze, ecc.
Non partecipano i compagni del Casablanca Video Group, i quali da oltre un mese
non danno notizie di sè e sono probabilmente già in vacanza. Se qualcuno li vede
gli faccia un fischio.
Info:www.consequenze.org
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Persone
Giuseppe D'Urso, ingegnere, militante storico dei Siciliani, morto il 16 giugno
1996, è stato il primo in Italia a studiare approfonditamente i rapporti fra
mafie e massonerie ("Mafia e P2", ecc.). La cronaca di questi giorni riporta -
con poca evidenza - la storia dell'ennesimo arrangiamento fra mafiosi e massoni
(e della provincia di Trapani, la più densa di logge già indagate), per
"aggiustare" i processi presso la solita Suprema Corte di Cassazione. Poco
risalto, poiché viviamo sotto il regno della P2 e, di tutti gli argomenti
possibili, questo dei rapporti fra cappucci e coppole è senza dubbio quello che
fa più paura. Immagino come l'avrebbe trattato l'ingegnere, col solito sorriso
ironico e la solita terrificante e invincibile massa di documentazione.
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Aldo Vincent wrote:
< Da quando è iniziata la guerra in Iraq, sono più gli operai morti nei nostri
cantieri (6.000) che soldati americani morti in guerra (4.000) >
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Toti Domina <totidomina@yahoo.it> wrote:
a dominasindaco@gmail.com
In un momento in cui i carnefici di Catania si trasformano in salvatori vuol
dire che non possiamo più permetterci di esitare, di rinchiuderci, di pensare
che sia tutto finito. Ricominciamo con pazienza e passione a ricostruire nuove
relazione, nuove dignità, e soprattutto nuove risposte concrete per tutti e
tutte. Come Liberare Catania vogliamo proseguire questo nuovo percorso per fare
a Catania un'opposizione sociale, un percorso che porti ad una sorta di "governo
sociale" che puntualmente si occupi, denunci, proponga soluzioni a tutta una
serie di questioni concrete e meno concrete, piccole e grandi. Opposizione che
possa, con nuovi metodi e nuovi linguaggi, infiltrarsi nei quartieri, nel
sindacato, tra i lavoratori, tra i movimenti e le associazioni, dentro
l'università, ...
Lavoreremo per riconoscere i nostri carnefici e non permettere MAI PIU' che si
trasformino in nostri salvatori.
Intanto a morire veramente sono centinaia di migranti nel canale di Sicilia,
loro non hanno neanche i loro carnefici a salvarli e purtroppo, forse, non hanno
neanche noi!
Qui ancora si resiste, sempre di più.
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1938
Reinhard Heydrich wrote (1 giugno 1938):
<Zu verhaftender Personenkreis:
a) Landstreicher, die von Ort zu Ort ziehen;
b) Bettler, auch wenn diese einen festen Wohnsitz haben;
c) Zigeuner und nach Zigeunerart umherziehende Personen;
d) Solche Personen, die zahlreiche Vorstrafen wegen Widerstandes u. dgl.
erhalten und dadurch gezeigt haben, dass sie sich in die Ordnung der
Volksgemeinschaft nicht einfügen wollen >
[ Persone da arrestare: a) vagabondi che girano da località a località; b)
mendicanti, anche se hanno fissa dimora; c) zingari o persone che girano alla
zingaresca d) certe persone che hanno precedenti per resistenza ecc. e hanno
dimostrato con questo che non vogliono inserirsi nell'ordine della comunità
popolare]
La Catena di San Libero n. 366
9 giugno 2008
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"Rauss! Schnell!"
La polizia è arrivata, ha circondato il campo, ha messo la gente in fila, ha
ritirato i documenti e ha cominciato a fare le perquisizioni. Fra i messi in
fila e i perquisiti c'è anche una medaglia d'oro, Giorgio Bezzecchi. "Mio nonno
è finito ad Auschwitz, col fascismo di allora. Mio padre è scampato per caso
alle retate. Noi siamo qui in Italia da sessant'anni. Siamo italiani.
Vergogna!". Imbarazzo fra i funzionari e nei giornali. Forse qualcuno ha
ecceduto. Forse bisognava metterci un po' di diplomazia. "Ma con tutti gli
zingari che ci sono, proprio uno con la medaglia d'oro dovevi andare a
beccare!". "Un equivoco, Eccellenza. Sì, comprendo benissimo, Eccellenza.
L'opinione pubblica, quel che diranno all'estero, le strumentalizzazioni...".
Poi, messo giù il telefono: "Ma insomma, perché non se li vengono a perquisire
loro, 'sti maledetti zingari, invece di fare i cagasentenze da Roma?". Neanche
perquisire il padre di Anna Frank, ex ufficiale decorato ancorché ebreo, era
stato facile a suo tempo.
Nel campo, una bambolina di pezza, abbandonata per terra in mezzo al fango. La
radio trasmette Lilì Marlene, la Polizei se n'è andata senz'altri intoppi. E
tutto è normale, in Italia, salvo quella targa stradale, vicino al campo zingari
di Rogoredo appena "normalizzato": "via Peppino Impastato".
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Stop alle intercettazioni
Piovra, governo ladro.
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Mr Burns
Fuga di liquido dall'impianto di raffreddamento nella centrale nuleare di Krsko,
130 chilometri da Trieste. "Tanto rumore per una valvola guasta". "Andremo
avanti col nucleare. Indietro non si torna". Le prossime centrali italiane
verranno affidate a un boss locale albanese, Berisha.
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Lotta alla fame
"Mangiate pure ragni e cavallette: sono gustosi e molto nutrienti". I
ricercatori americani: molti insetti hanno pochi grassi e abbondano di proteine.
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Adolescenza
Per noia, per imitare il film americano, per You Tube, non si sa: fatto sta che
a un certo punto si son messi a sparare coi fucili a piombini contro il tram.
Ferito un pensionato. I tre, su Repubblica, sono paternamente definiti "gli
adolescenti". In realtà hanno diciannove, diciannove e ventitrè anni. Per chi
hanno votato, il giorno delle elezioni? Chi è più italiano dei due, un fannagòt
da nerbate come questi, o un rumeno che si rompe il culo a fare il muratore?
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Gli italiani e i bambini
Gli italiani non rubano i bambini. Gli sparano in mezzo alla strada, come in
Calabria a Melito (regolamento di conti e pallottole all'impazzata). "Gli"
italiani, o perlomeno "molti" italiani: non solo l'italiano che ha sparato,
perché di cinquecento testimoni, dicono i carabinieri, non se n'è presentato
nemmeno uno.
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Mezza democrazia
Catania. Un comunicato stampa del Comune (quello da cui è appena scappato
Scapagnini) dà notizia del "firmato accordo fra il Comune e i proprietari
dell'area di corso Martiri della Libertà", con annessa pubblica cerimonia.
L'area in questione è l'ultimo pezzo dello sventramento di Catania anni '60,
rimasto incompleto per varie traversie e senz'altro il più grosso boccone ancora
disponibile per i costruttori catanesi.
Il comunicato elenca diligentemente tutti i partecipanti alla cerimonia. Il
presidente, il prefetto, il senatore, il questore, il sindaco (ex), il
"rappresentante della proprietà", l'"advisor" della proprietà e i rappresentanti
"del mondo imprenditoriale, economico e degli ordini professionali di Catania".
Puro Brecht. L'unica cosa che manca, e che non viene accennata mai neanche per
sbaglio, è *chi è* la proprietà. Ciancio? Famiglia Rendo? Altri cavalieri? Il
Vaticano (come in origine)? E chi lo sa. E' come dare la locandina dell'Amleto
con i nomi di tutti, meno che del regista e di Amleto. Amletico, veramente.
Comunque, con evidenza, il Grande Affare comincia. Sarà - come abbiamo visto -
clandestino, come tutti gli affari di Catania, perché in città manca
l'informazione.
Adesso, per esempio, ci sono le elezioni ma "La Sicilia" ignora completamente
alcuni e appoggia arbitrariamente altri. Sono elezioni vere, quelle in cui i
mezzi d'informazione nascondono ai cittadini una parte dei candidati? E non
succede solo stavolta, o solo per caso. Sentiamo cosa afferma pubblicamente
Ciancio, il padrone de "La Sicilia", il 24 marzo 2007:
"E' vero. Il suo nome non lo pubblico [si parla di Claudio Fava, n.d.r.] perché
mi insulta ogni minuto. Nessuno mi può obbligare a farlo. E se il giudice mi
condanna, presento appello... Ma scriva che tutto ciò accade per ragioni
personali dell'editore, no, anzi, del direttore".
La libertà d'informazione, a Catania, è solo una "questione personale". Votate,
ma ricordatevi che non sono elezioni libere. Sono elezioni in una città di mezza
democrazia.
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Il teatro e i giornalisti
Se i "media dell'odio" vi fanno paura per la loro capacità di esasperare i
conflitti etnici e sociali, è il momento di spegnere la tv, chiudere i giornali
e guardare da qualche altra parte, ad esempio in rete o per strada, e ritrovare
l'ottimismo. Su giornalismi.info/mediarom è partita nei giorni scorsi la
campagna "Giornalisti contro il razzismo", lanciata da tre colleghi (Lorenzo
Guadagnucci, Beatrice Montini, Zenone Sovilla) preoccupati perché i media
"rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia
verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro Paese". Oltre alla
raccolta di adesioni, sul sito si è attivato anche un "Osservatorio sul razzismo
nei media" che permette a chiunque di segnalare episodi di cattivo giornalismo.
Un'altra iniziativa per riflettere sul rapporto tra "noi" e "gli altri" passa
attraverso il teatro, da sempre un canale di comunicazione strategico quando gli
altri media sono "allineati".
Il 28 maggio gli artisti del "Teatro di Nascosto" (www.teatrodinascosto.it) si
sono riuniti davanti a Montecitorio partendo da Volterra per una "azione bianca"
finalizzata a "portare all'attenzione del Parlamento italiano la situazione dei
rifugiati". Al centro di questa performance teatrale c'è la consegna ufficiale
in Parlamento della "Charta" di Volterra, un documento sulle politiche di
immigrazione firmato nel novembre 2007, da parlamentari italiani ed europei
appartenenti a diversi schieramenti politici, che il "Teatro di Nascosto".porterà
in tourneè assieme ai suoi spettacoli per interpellare le istituzioni.
"Per alcuni mesi - scrivono gli artisti - abbiamo lavorato in silenzio. Abbiamo
fatto un piccolo tour con lo spettacolo 'Città in guerrà', stiamo facendo le
prove per il nuovo teatro reportage per l'estate che racconterà storie vere di
donne del medio oriente e abbiamo dovuto cercare soluzioni per diversi problemi,
economici ed organizzativi. Non che siano tutti risolti, però inizieremo un
percorso bellissimo". Gianni Calastri e Annet Henneman, fondatori del "Teatro di
Nascosto", lavorano da otto anni sul genere del "teatro reportage", passando
attraverso Turchia, Kurdistan, Iran, Iraq, India, Calcutta per raccogliere la
voce di persone, situazioni, popoli in difficoltà , storie individuali e
collettive. [carlo gubitosa]
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Monnezza
Dalle intercettazioni dei magistrati napoletani, finite con venticinque arresti
di altrettanti esponenti dell'establishment locale: "Qua finisce come in Vajont".
"Il deposito di Villaricca ormai è una piscina di percolato". "Manca poco al
bordo, copri con la sabbia". Con la legge nuova, niente intercettazioni, niente
arresti e quindi niente necessità, per il Corriere della Sera, di uscire con
ponderosi articoli contro i magistrati napoletani. Pierluigi Battista:
"Addirittura una retata, la coreografia degli arresti in massa per sgominare una
banda di malfattori. E chi sarebbero questi presunti malfattori prontamente
consegnati alla giustizia con grande dispiego di forze? Tecnici che in questi
anni sono stati il cuore del commissariato per l'emergenza rifiuti a Napoli".
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Freheit ist konkret
Falcone, che era un ragazzo di quartiere, da piccolo giocava a pallone
nell'antichissima piazza Magione, a Palermo. "Quelli di piazza Magione", si
diceva. "Sono cresciuto a piazza Magione". Ma adesso vogliono cambiarle il nome:
si chiamerà - dice il comune, che non è antimafioso - Piazza Giovanni Falcone
Magistrato. Protestano gli abitanti del quartiere, protesta don Giacomo Ribaudo,
il coraggioso - e antimafioso sul serio - parroco del quartiere: "Il sindaco
invece di intitolare strade i preoccupi dei senzatetto, dei moltissimi senza
lavoro, di riportare l'ordine nei quartieri in abbandono. I nostri eroi si
onorano con gesti concreti, non con le strategie mediatiche cancellando la
storia".
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Arrestate quei cadaveri
Una telefonata a Zapping: "Io credo che l’immigrazione sia un affare anche per
chi traffica con le pompe funebri in Sicilia. Pensi signora mia, oggi hanno
trovato 'sti dodici cadaveri a ben 44 miglia dalle coste della Sicilia. Perchè
li hanno portati in qua? Perché non li hanno ributtati in là sulle loro coste?
Dev’esserci qualcuno in Sicilia che ci traffica". [aldo vincent]
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Marta Branchi <martabranchi@virgilio.it> wrote:
< Il titolo di prima donna-rettore non spetta (come scrivi tu) a Cristiana
Compagno di Udine ma a Biancamaria Tedeschini Lalli che già nel 1992 Rettore
della allora neonata Università di Roma 3. Te l'ho voluto dire perchè mi piace
che se Repubblica dice un sacco di fesserie, queste possano essere corrette
invece su San Libero che è notoriamente molto più affidabile >
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raffaele.simonetti@iol.it wrote:
< Nel servizio sulla BBC, Report e l'Oms vorrei osservare - lungi dal voler
prendere le difese d'ufficio di chicchessia - che forse vi è sfuggito un
particolare che mi ha fatto invece sobbalzare: è stato infatti sottolineato nel
servizio che i limiti dell'Oms, che se non sbaglio sono qualcosa come 800 volte
più alti dei valori riscontrati, sono basati *unicamente sugli effetti termici*.
In altre parole finché le cellule non "friggono" va tutto bene. A questa stregua
anche le case sotto le linee aeree ad alta tensione non comporterebbero rischi -
cosa che nessuno più mi pare tenti di sostenere. Quanto a Paolo Attivissimo, di
cui a suo tempo lessi e apprezzai qualche commento su informatica e internet,
ha, a mio parere, perso ogni credito da quando difende fino all'ultimo il
rapporto del Dipartimento di Stato USA sull' 11 settembre >
________________________________________
Fluxus <fluxus@email.it> wrote:
< Continua il dibattito sul nucleare - non è vero che a destra si sia a favore e
a sinistra contro - il discorso è ampio, articolato e trasversale. Sono di
destra e amo Berlusconi! sono però contrario al nucleare dato che l'uranio sta
per finire e non siamo buoni a smaltire neppure il pattume casalingo,
figuriamoci le scorie nucleari! Meglio investire in recupero energetico
dall'immondizia, energia solare, eolica, geotermica >
________________________________________
Lina Arena wrote:
< Il clandestino viene punito per il solo fatto di aver messo piede nella nostra
terra. Perchè non introdurre identico rigore nei confronti del padrone che non
osserva la sentenza di reintegra nel posto di lavoro? Spesso costui paga la
retribuzione e lascia il lavoratore fuori dai cancelli della fabbrica. Si tratta
di un privilegio assurdo, malvagio che avalla una sorta di odio di classe contro
il lavoratore che ha avuto ragione ma non può mettere piede nella casa di chi lo
ha fatto fuori o lo ha affamato >
________________________________________
Daniele <sambapat@tele2.it> wrote:
< Io sono un vigliacco perché sono di Bologna e tollero che il sindaco di
Bologna indossi il fazzoletto al collo dei deportati di Auschwitz e poi
“discuta” con il consigliere Raisi di An per intitolare una strada a Giorgio
Almirante e non ho ancora cambiato città;
Io sono un vigliacco perché due giorni fa ho visto sul mio stesso autobus un
bestione con la svastica nera al collo e non l’ho insultato ricordandogli che
Bologna è medaglia d’oro al valore militare e città martire della Resistenza, ma
ho solo pensato che in quel momento ero in servizio per il Comune di Bologna e
non volevo avere grane;
Io sono un vigliacco, forse, ma non trovando nessuno per cui votare che
rappresentasse diritti e democrazia non ho votato ed ho, comunque, permesso che
vincessero i fascisti;
Io sono un vigliacco perché mi sto accorgendo che, un po’ meno degli altri, ma
come tanti altri, mi sto assuefacendo alle ronde, alle svastiche e ai manganelli
a Chaiano e non ho di meglio che guardarli su internet.
L’unica cosa è che nel mio piccolo (e lo so che è poco) sono ancora iscritto
all’Anpi come antifascista, ma non sono abbastanza coraggioso da esserlo tutti i
giorni >
________________________________________
Pigneto e dintorni
Mario <cappelli.m@tin.it> wrote:
< Un consiglio. Un pò di prudenza - il caso Pigneto - non guasta. Non partiamo
in quarta, per poi dover fare (ma la facciamo?) marcia indietro >
* * *
Massimo B. wrote:
< Caro R., sono stato testimone dei “fatti del Pigneto” e, pur apprezzando di
norma i tuoi interventi, non posso fare a meno di esprimere il mio più profondo
dissenso a chiunque ancora insista sulla versione del “raid fascista-xenofobo”.
L’extracomunitario intervistato dal Tg1 è, nel quartiere, uno “stimatissimo”
piccolo spacciatore e sfruttatore di connazionali, che fa dormire a dozzine nel
suo magazzino e picchia a cinghiate se non rispettano le “sue” regole. C’è un
gioco delle parti in cui ciascuno tira acqua al proprio mulino. Fino a
violentare la storia e I fatti. Tanto che il quartiere forse più di sinistra di
tutta Roma viene dipinto come lo scenario di una spedizione punitiva di
neofascisti. Il “raid”, esecrabile in ogni caso sia chiaro, è scaturito quindi
da ben altri sentimenti. E se continuiamo a ripeterci la filastrocca stonata e
demodè dell’aggressione fascio-xenofoba, stiamo solo perdendo un’altra occasione
per capirci qualcosa >
* * *
Paolo <milly_paolo@hotmail.com> wrote:
< Carissimo O., è disposto a rimangiarsi almeno parte degli articoli Eiar e Uovo
di serpente, dopo la scoperta che la spedizione punitiva del pigneto è stata
capitanata da un Cheguevarista di sinistra?
E' inutile far finta che l'esasperazione portata dalla delinquenza spicciola
(che non ha colore nè etnia), facilitata delle leggi di sinistra sul'indulto e
da una magistratura che dire fannullona è poco, è trasversale. Un suo
affezionato ed antico lettore >
* * *
Caro Paolo e cari gli altri,
no, non sono disposto, mi dispiace. Per due motivi. Il primo è non mi convincono
affatto le versioni ufficiali (Napoli, Catania, Pigneto). Su Napoli, aspetto
ancora le indagini sulla sedicenne "ladra di bambini": che potrebbe anche essere
stata utilizzata a freddo per un'operazione di riappropriazione del territorio
da tempo programmata dalla camorra (o meglio, Sistema) locale. L'altro "furto di
bambini", a Catania, è stato rapidamente smontato da un sito locale
(www.step1.it) e da vari giovani giornalisti (e, prima di tutti, da Giovanna
Quasimodo antica redattrice dei Siciliani). Sul Pigneto mi rendono perplesso le
dichiarazioni della collega Simona Zappulla, testimone oculare, che sostiene con
molta fermezza che a dirigere l'attacco era un giovane di venticinque anni,
magro, e non il corpulento cinquantenne che se n'è invece assunto - senza
rimetterci niente, e in un clima da "volemose bene generale" - la
responsabilità. Come cronista, la faccenda mi puzza.
Il secondo motivo è che tutti questi linciaggi e pogrom - l'altro giorno hanno
picchiato a sangue due omosessuali a Napoli: ma non fa più notizia - sono
politici in sè, profondamente. Non tanto per l'eventuale affiliazione a questo o
quel gruppo di destra o di estrema destra (che poi, in Italia, sarebbero
teoricamente vietati), quando per la precisione storica con cui ripercorrono
esattamente la stessa strada del primo fascismo. Il tizio del Pigneto, il "buon
borgataro", con o senza Guevara, fascista resta. Anzi, tecnicamente è un
perfetto nazista degli anni Trenta, un S.A., con le sue canzoni "contro la
reazione", la sua bandiera rossa (con svastica) e il suo lumpen orgogliosamente
esibito. Non scherziamo con queste cose. Bello er dibbattito, bella la
democrazia, ma se questa faccenda va avanti ci sarà da riformare gli Arditi del
Popolo nei quartieri. [r.o.]
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"Io sono Spartaco"
"Siamo tutti Pino-maniaci": l'idea è dell'associazione antimafia Rita Atria e
consiste nel fatto di prendere ciascuno a turno il posto di Pino Maniaci, il
coraggioso direttore di Telejato, che fa dura - e allegra - informazione
antimafia in quel di Partinico. Hanno risposto in tanti, e la faccenda andrà
avanti a lungo con cento facce diverse che si alterneranno quest'estate ai
microfoni dell'emittente. Gli "amici", intanto, hanno chiamato la ditta dell'Adsl,
spacciandosi per gente di Telejato, e hanno fatto tagliare le linee. Computer e
sito fermi per un po' e poi, come sempre, di nuovo in rete più pimpanti di
prima.
Info: www.ritaatria.it, www.telejato.it
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"A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)
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La Catena di San Libero n. 365
29 maggio 2008
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Il mio partito
La politica fa, la politica dice... “La politica”, in Italia, oggi è costituita
da circa cinquantamila persone (nomenklatura, Vip, propagandisti, portaborse,
qualche intellettuale) che assommano in se stessi i poteri, l'etica, il
“dibbattito” e la pubblica opinione. La Seconda Repubblica è stata molto meno
repubblicana della prima, popolata da partiti, iscritti, militanti e sezioni che
la collegavano direttamente alle rivoluzioni democratiche dell'Ottocento.
Nella Seconda tutto ciò è stato ipocritamente caricaturato: partiti di
cartapesta al posto dei partiti veri, militanti la cui militanza s'esauriva in
due ore di “primarie”, iscritti col tesserino di plastica senza potere alcuno se
non di applaudire.
Nella Terza, che comincia ora, l'ipocrisia è finita: i partiti sono due e
obbligatori, l'iscritto può cantare - a scelta - “Io Mi Fido Di Te” o “Meno Male
Che Ci sei Tu”, la militanza consiste in riti tribali e c'è la la massima
libertà di votare per chiunque, purché sia stato approvato da una Segreteria
responsabile e in linea col Partito. Tutto questo ricorda l'Ancient Regime
(“mangino delle brioches”) o la Russia prima della caduta del Muro: sfiducia in
basso, cecità in alto, e catastrofe finale.
Fra miseria e assenteismo, fra lo sfacelo delle periferie e l'arroganza dei
quartieri alti, abbiamo dimenticato, fra le altre cose, come si fa a votare.
Abbiamo votato per gente scelta da altri (la legge italiana non prevede la
scelta dei candidati), fra una propaganda assordante, con fantasmi e paure
artificialmente montate da tecnici della disinformatsija in confronto ai quali
Beria o Goebbels erano dei dilettanti.
Abbiamo votato comunque, perché votare è un dovere persino in queste condizioni.
Ma le elezioni democratiche sono un'altra cosa. Sono libere, sono personali,
sono una scelta concreta non fra un Vip e l'altro ma fra diversi modi di vivere
e fra diverse categorie di persone.
Tutto questo per dire che ormai la democrazia va ricercata col lanternino. Forse
più nelle piccole che nelle grosse occasioni. Un'occasione piccolissima,
un'elezione proprio di serie B, è - per esempio - quella che ci sarà fra un paio
di settimane a Catania. In questa città del Sud, come in tutte le altre, s'è
votato per tutto (Stato, Regione, Regno e Impero) ed è come se non si fosse
votato per niente. Si vota ora per il comune e la provincia, e anche per le
piccole circoscrizioni. Nella prima di esse, quella di San Cristoforo, il
quartiere più povero e più centrale, c'è una lista politica, finalmente, di
politica vera.
E' quella senza politici, fatta da quella mezza dozzina di donne - Melina,
Piera, Francesca, Claudia e le altre – che in questi due anni hanno lottato
veramente e dal basso per difendere il loro quartiere, la scuola dei loro figli,
la loro vita reale. Io direi di appoggiarle, nella loro piccolissima elezione,
come se fossero il centro di tutto, il partito più importante. Contano più di
Veltroni e Bertinotti per la sinistra da fare, quella vera. Non solo nel loro
quartiere, non solo qui.
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Sua Maestà
Sua Maestà ha firmato i decreti testé decisi da S.E. il Capo del Governo e
Fondatore del Partito a tutela dell'integrità politica e razziale del Popolo
Italiano. Soddisfazione a Palazzo Venezia. "L'Italia - scrive su La Difesa della
Razza Giorgio Almirante - è totalitariamente e con indefettibile fede unita
nella difesa dei sacri interessi della stirpe latina".
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Putin
Soldati, non soldati, chiacchiere, botte, dialogo, pugno duro. Non ci si capisce
granché. L'unico particolare illuminante è quello delle "discariche segrete"
(finché non arrivano gli spetnatz a presidiarle). Questo non sarebbe venuto mai
in mente a nessuno, in Occidente.
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Non-politica/ 1
Un delinquente del quartiere mafioso di Brancaccio, a Palermo, ha tentato di
ammazzare con una coltellata il figlio di diciott'anni, con la motivazione che
"si vergognava" dell'omosessualità del ragazzo. Una stimabile madre di famiglia
marchigiana aveva appena fatto la stessa cosa (v. Catena 364) con la figlia
lesbica l'altra settimana. Un ragazzo di Roma, un dj ventiquattrenne, se l'è
cavata con una mandibola fracassata: "Devi smetterla di parlare di froci" gli
hanno detto i fascisti prima di lasciarlo mezzo morto per terra.
Non so se questi episodi hanno a che fare con la propaganda lapidazionista che
vescovi e politici (di destra e d'"opposizione") portano avanti da qualche
tempo. Di certo "non è politica" ma solo cronaca, secondo i tiggì. Fra poco
neppure cronaca ma tam-tam.
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Non-politica/ 2
"Rissa politica all'università". "Rissa tra giovani di sinistra ed esponenti di
Forza Nuova". Così Corriere e Repubblica titolano l'aggressione fascista, con
spranghe e coltelli, contro gli studenti che attaccavano manifesti antifascisti
all'università. Al tempo del primo fascismo Repubblica non esisteva ancora, ma
il Corriere usava già largamente la parola "rissa" per descrivere le spedizioni
armate contro i contadini socialisti.
(L'Italia è fascista o antifascista? La Germania è antinazista, ha fatto delle
leggi contro i nazisti e le ha applicate. Da noi il fascismo è un partito come
tutti gli altri - vedi Forza Nuova - e la difesa della legalità in questo campo
è delegata al coraggio dei singoli cittadini).
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Pais
Licata (Ag). Diciott'anni e gay. Lo insultano a scuola e fuori, lo picchiano
abbastanza spesso. L'altra volta ha preso la varechina, ma l'hanno salvato.
Adesso ha deciso di denunciare i persecutori,è andato dai carabinieri ma i
fascisti (i leghisti, i carfagni, i papalini: chiamali come ti pare) l'hanno
inseguito fin lì. "Via, via da Licata - dice ora la madre - Non ne possiamo più.
Che gli ha fatto mio figlio? E' un paese incivile".
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Eiar
"E' che da quando c'è questo governo...". Parla uno degli immigrati aggrediti
dai fascisti al Pigneto. Finchè si limita a dire che c'è paura e che non si può
andare avanti così, l'intervistatrice lo lascia parlare. Appena comincia a
citare il governo, gli toglie bruscamente il microfono dalla bocca e un attimo
dopo la regia cambia collegamento. Questo sabato 24, al Tg1 di Riotta.
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L'uovo del serpente
Il clima di Roma non è pre-fascista. No, il fascismo è già nei fatti e monta. Il
raid organizzato nel quartiere multietnico del Pigneto è la prova che la
democrazia ha fatto un preoccupante passo indietro. Molti si chiedono che cosa
sarà la Capitale anche solo tra un anno, quanti atti di violenza avrà alle
spalle a quell'epoca, grazie anche all'azione di un governo nazionale che
tollera le ronde della Lega e di An, fa ricorso alla violenza indiscriminata a
Chiaiano, vara leggi speciali per l'ordine pubblico.
La spedizione del Pigneto, senza che una sola volante della polizia intervenisse
nonostante le numerose chiamate dei residenti, fa tornare alla mente
un'osservazione del protagonista dell'Uovo del Serpente di Ingmar Bergmann, film
ambientato nella Repubblica di Weimar: "Terribile, lo picchiavano e i poliziotti
stavano a guardare". Era il 1923, Hitler intraprendeva il cammino che, dieci
anni dopo, l'avrebbe portato "democraticamente" al potere.
Alemanno ha minimizzato: "La politica non c'entra". Ma "nulla è più politico del
vento fetido della violenza di strada", ha osservato il direttore dell'Unità,
Padellaro. E' che la conquista della Capitale da parte delle destre comincia a
dare i suoi frutti marci. Roma rischia di avere - insieme - le ronde private, i
vigili armati, squadracce "nazi-fasciste" incontrollate e una polizia alla quale
oggi, in caso di scontro, si dà l'ordine di "usare solo i manganelli", lasciando
intendere che tra breve potrà anche sparare ad altezza uomo, come ai tempi del
ministro Cossiga. Chiaramente, tutto questo, per la tranquillità dei cittadini.
Prima o poi spunterà anche Charles Bronson, il giustiziere della notte. E non è
da escludere - qualcuno già pensa alla liberalizzazione del porto d'armi - che
prima o poi si debba assistere alla prima strage in una scuola italiana per mano
di studenti ammaliati dalla croce uncinata, come accade periodicamente nei
college Usa.
Qualora tutto questo non bastasse, il sindaco di Roma giudica urgente intitolare
una via a Giorgio Almirante, fascista doc, non neo, né post. Anzi, fucilatore di
Salò. È vero che, quando morirà, ad Andreotti dedicheranno strade e scuole, sale
consiliari e biblioteche, tante che i Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa,
Giuliano, Terranova, Chinnici, Mattarella, La Torre, Insalaco, Livatino,
Scopelliti, Montalto, Montana, Cassarà e Antiochia neanche si sognano, ma - come
ha detto Bocca - l'iniziativa di Alemanno è "la provocazione di chi si sente
vincitore e può fare quello che vuole". L'opposizione, "melliflua" l'ha definita
Alessandro Robecchi su il Manifesto, sta pressoché muta. Lo "sdoganatore"
Violante e la Finocchiaro urlano come aquile quando devono dare sulla testa a
Travaglio. Se c'è da fermare fascisti vecchi e nuovi non fiatano.
[riccardo de gennaro]
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Gulag allora no
Non si chiameranno più Cpt. Indetto un concorso per il nuovo nome, che deve
contenere la parola "campo" ma all'interno di una frase che elimini ogni
possibile equivoco ("Morto di polmonite, senza soccorsi", "Filo spinato tutt'intorno",
"Processo? Che bisogno c'è di un processo?") con altre omologhe istituzioni
straniere.
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Indirizzo italiano
Fra piazza Mangano e via Vallanzasca (di fronte ai Magazzini Eichmann).
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Magnifica
La professoressa Cristiana Compagno è il nuovo rettore dell'Università di Udine,
succedendo al prof. Honsell (dimessosi per fare il sindaco). Dov'è la notizia?
La professoressa Compagno è la prima e unica donna che sia mai riuscita a
diventare rettore universitario in Italia.
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Bufale senza fili
Internet senza fili fa male alla salute? Per provare a rispondere a questa
domanda, "Report" ha ripescato una inchiesta della BBC vecchia di un anno, che
già a suo tempo aveva suscitato polemiche più per la forma allarmistica (non
sappiamo se fa male, quindi può far male, quindi siamo tutti a rischio) che per
le evidenze raccolte (i valori misurati sono a norma, l'Organizzazione Mondiale
della Sanità ha detto che non c'è pericolo, ma i suoi consulenti possono essere
comprati dalle compagnie telefoniche).
Prima che il panico ci faccia buttare via tutte le nostre antennine domestiche,
proviamo a leggere lo studio realizzato dall'OMS sulla presunta pericolosità del
Wifi, nel quale risulta che "non ci sono prove scientifiche convincenti di
effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e
delle reti senza fili". Lo stesso studio rivela che "il corpo assorbe fino a
cinque volte più segnale dalla radio FM e dalla televisione che dalle stazioni
base".
Secondo Paolo Attivissimo, esperto di tecnologie e disinformazione, "per essere
coerenti, prima di occuparci della pericolosità del wifi dovremmo bandire i
trasmettitori radio e TV". Va bene tenere sotto controllo le sorgenti
elettromagnetiche, ma bisogna controllarle tutte, e a cominciare dalle più
potenti (radio e TV) e dalle più vicine (telefonini).
Se il giornalismo non diventa una conversazione, capace di coinvolgere il
pubblico nella costruzione delle notizie, c'è il rischio di perdere delle grandi
occasioni. Tutti i tecnici e gli esperti che hanno contestato su basi
scientifiche il lavoro della BBC, sdoganato in Italia da Report, avrebbero
potuto essere dei consulenti preziosi "a priori", aiutando la redazione a
produrre dei contenuti più seri e meno sensazionalistici di quelli confezionati
dai colleghi inglesi: magari per una volta sarebbe stata la BBC ad attingere
dalla televisione italiana anziché il contrario.
Morale della favola: quando si accende la TV, è meglio non spegnere il cervello
e verificare tutto e tutti: è più pericoloso l'allarmismo diffuso in buona fede
dalle fonti credibili e autorevoli delle bufale costruite ad arte dai
professionisti della disinformazione, dai quali siamo abituati a difenderci.
[carlo gubitosa]
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Servi dello Stato/ 1
Dimissionato Massimo Romano, che dirigeva l'Ufficio Redditi sotto la Repubblica.
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Servi dello Stato/ 2
Ucciso da un'auto mentre prestava soccorso a due automobilisti l'appuntato
Francesco Deias, sardo, sulla 131 vicino Dolianova. Lascia la moglie e un
figlio.
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Unità
Torna ai sardi, con Renato Soru, il giornale di Gramsci e Berlinguer. Lo gestirà
una fondazione. Se era per gli italiani, a quest'ora la dirigeva Feltri.
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Padroni e schiavi
Lainate (Milano). Niente visite, doccia una volta al mese, niente acqua calda,
un pezzo di sapone per bucato la settimana, acqua di rubinetto, cibo scarso,
tante botte e nemmeno una lira. "Non ti meriti altro, che sei rumena!". La
padrona è una tranquilla signora di 75 anni, con un tanti soldi da parte. La
schiava una donna di 54 anni. Alla fine l'hanno liberata i carabinieri. La
vecchia non è in galera, nè ai domiciliari. I vicini ("non ne sapevo niente")
nemmeno.
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Foglio di disposizioni
"Linea dura contro chi aizza la massa".
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Predator
"Questo velivolo - ha assicurato il capo di Stato Maggiore dell'aeronautica - ha
notevoli capacità di controllo del territorio e credo che potrebbe essere
impiegato con grande efficacia nel controllo die clandestini. Anche da un punto
di vista normativo ormai tutto è pronto".
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Gerarchie
Bertolaso fa dichiarazioni credendosi Brunetta
E Brunetta parla come Di Pietro
E Di Pietro si crede Veltroni
E Veltroni si crede D'Alema
E D'Alema si crede il cardinal Bertone
E Bertone si crede il Papa
E il Papa si crede presidente della Repubblica
E il Presidente si crede Berlusconi
E Berlusconi si crede il Padreterno.
[aldo vincent]
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Mai più
"Non solo ho perso queste elezioni, ma voglio perdere le prossime e poi le altre
ancora". L'ha dichiarato, in sostanza, il Capo dell'Opposiz. on. Veltroni,
annunciando che l'esperienza dell'Unione (che ha vinto due elezioni) è brutta e
cattiva e di centrosinistra unito non se ne parlerà mai più.
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Maria Rosa P. wrote:
< Nella Pubblica Amministrazione esiste una stratificazione di fannulloni che da
qualche anno non produce nulla, pesa sulle tasche degli Italiani e compromette
il futuro del paese. Questi fannulloni non possono essere cacciati e le armi per
indurli al lavoro sono spuntate. Hanno alle spalle sindacalisti molto agguerriti
che li difendono a spada tratta arrivando persino ad accusare i nemici storici
di questa genia di fannulloni qualora questi pretendano un minimo d'impegno.
Di chi sto parlando? Della scuola. I fannulloni ahimè sono gli allievi, da
compiangere per l'abisso di maleducazione e ignoranza in cui rischiano di
finire, spinti incoscientemente dai loro sindacalisti: i genitori che si
schierano al loro fianco incondizionatamente e combattono soprattutto i docenti
seri, quelli che cercano ancora di fare il loro mestiere e magari pretendono
educazione, attenzione e, orrore, persino impegno e studio.
Sempre più spesso, se un genitore si lamenta, vengono inquisiti dai dirigenti
scolastici e messi in condizione di doversi difendere dall'accusa di essere
troppo severi. Perché il dirigente fa così? Perché il cliente ha sempre ragione
e la famiglia è il cliente della scuola. Perché le famiglie sono diventate così?
Probabilmente sono sole, disorientate, senza strumenti culturali, troppo ricche
o troppo povere. La conclusione è però che il mondo si è rovesciato, siamo nel
paese di Lucignolo, il Gatto e la Volpe hanno l'approvazione delle famiglie e
Pinocchio resterà per sempre un burattino >
________________________________________
Franco Mistretta wrote (a: finocchiaro_a@posta.senato.it):
< Già ai tempi della condanna di Andreotti alla Corte d'Appello di Perugia ero
rimasto sconcertato per il suo commento "sentenza politicamente sbagliata".
Immaginavo però che poi, ripensandoci, avesse capito l'enormità che aveva detto.
Ora leggo la sua veemente difesa di Schifani (per la dignità della seconda
carica, immagino, e non per stima verso il personaggio). E anche il bacio sarà
stato sempre alla seconda carica, piuttosto che per l'avvenenza del senatore.
Liberissima lei dei suoi comportamenti politici. Libero io di prometterle che
non solo non voterò più per la sua formazione, ma che impegnerò tutte le mie
residue forze fisiche e intellettuali, e il piccolo credito che la passata
militanza mi ha fruttato, per combattere lei, i suoi colleghi di partito e la
disgustosa filosofia alla "Molotov-Ribbentrop" che ancora caratterizza la vostra
cultura. Se è lecito paragonare le piccole alle grandi cose >
________________________________________
Gomorra
Lacocio <lacocio@gmail.com> wrote:
< c'è chi pensa che abbiamo un problema rom
veda Gomorra
c'è chi pensa a vedere il consumo dal davanti e no da dietro
respiri Gomorra
c'è chi pensa che lo stato sia troppo presente
tocchi Gomorra
c'è chi pensa che vada già bene non essere né pro né contro
mastichi Gomorra
c'è chi pensa a non guardare
ad occhi chiusi, ascolti Gomorra
c'è chi pensa "tanto non è qui"
cerchi Gomorra nella sua città (la troverà)
c'è chi non pensa o non vuol pensare
incappi in Gomorra
c'è chi pensa ai bambini tutti uguali
giochi a Gomorra
c'è chi pensa a infinite possibilità
scelga a Gomorra >
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18.49
19 novembre 2007 n. 356
È
morto un prete a Catania, che si chiamava padre Greco. Non è una notizia
importante e fuori dal suo quartiere non l'ha saputo nessuno. Eppure, in
giovinezza, era stato un uomo importante: uscito dal seminario (il migliore
allievo) era “un giovane promettente” ed era rapidamente diventato coadiutore
del vescovo. Io di carriere dei preti non me ne intendo ma dev'essere qualcosa
del tipo segretario della Fgci, e poi segretario di federazione, comitato
centrale, onorevole e infine, se tutto va bene, ministro. Comunque lui dopo un
anno si ribellò. Che cazzo - disse a se stesso - io sono un prete. E il prete
non sta in ufficio, sta fra la gente.
Così, fece domanda per un posto di parroco nel quartiere più miserabile di
Catania, al Pigno. Lo accontentarono rapidamente: non c'erano rivali. Lasciò il
palazzo del vescovo, e andò a vivere lì: benedicendo, consigliando, aiutando,
difendendo la gente – un prete. Questo per quarant'anni. Poi è morto. Il vescovo
ha mandato le condoglianze, sul giornale locale è uscito un trafiletto. La gente
del Pigno ha pianto. Tutto qui.
Io, quando l'ho saputo, ho pensato d'istinto al segretario del Pci del mio
paese, Tindaro La Rosa. Anche lui, giovane avvocato, aveva piantato tutto per
andarsene a stare in mezzo ai contadini. Anche lui, quarant'anni di lotte e
fatiche in mezzo ai poveri; uno di loro. Anche lui, come Concetto Greco, era un
uomo colto, un intellettuale (padre Greco è stato uno dei primi lettori della
Catena. Seguiva gli avvenimenti del mondo; scriveva su internet, la sera);
sapeva improvvisare brindisi in rima, citare con proprietà Marx o Croce. Ma
questo eccezionalmente, come riandando un attimo - e non senza rimpianto - al
mondo da cui era volontariamente uscito. Anche lui, dalla vita, ha avuto un
premio solo: i proletari piangevano, al suo funerale. Come per padre Greco, come
per i Licausi o i Torres, per tutti quei poveri maestri che a un certo punto
hanno deciso di mettere la loro vita là dove mettevano le loro parole.
Questa non è una storia di preti: si parla proprio di noi, di noi intellettuali.
Le stesse gite sull'Etna, gli stessi libri, la stessa ingenua ambizione e la
stessa pietà umana hanno attraversato la gioventù del ragazzo Concetto e di
qualche suo coetaneo “di sinistra” (ho dei nomi) della Catania di allora. Ma non
con lo stesso esito: nell'uno ha prevalso la “politica”, nell'altro la pietà.
Cioè, marxisticamente, la soprastruttura e la struttura. Di due ragazzi, così,
uno diventa un “intellettuale organico” (al proletariato, alla classe) cui
Gramsci stringerebbe volentieri la mano; l'altro un mandarino
dell'establishment, di destra o “di sinistra” importa poco.
L'illustre professor Barcellona, teorico insigne ma mai visto al Pigno (o contro
i cavalieri) è di destra. Il povero padre Greco (ma lui, leggendo “povero”,
sorride con ironia) è decisamente la sinistra. E il primo sospira, s'agita, si
dibatte (la “crisi del marxismo” e compagnia bella), il secondo tranquillamente
va per la sua strada, sapendo che altri andranno avanti dopo di lui. E già in
questo momento, nel povero quartiere, ci sono ragazzi che girano, studiano,
impaginano il loro giornale: gratis, tranquillamente, per il puro piacere di
fare una cosa utile alla loro gente. Un giorno, se avranno tempo, spiegheranno
ai compagni “politici” cos'è la rivoluzione. O forse no, perché teorizzare tutto
sommato non gl'interessa.
Tutto questo anche per spiegare perché io non me la sento di partecipare
– ma lo dico senza polemica, affettuosamente – alle celebrazioni per il
venticinquesimo anniversario dei Siciliani, agli incontri. Ho avuto degli amici
bellissimi – Elena con la medaglia di cartone, un giorno che era tornata da una
missione difficile, ritagliata ridendo e appesa solennemente al collo come gioco
- ma lei ed io sapevamo quant'era meritata davvero, fosse stata anche d'oro - e
Miki accanto a Lillo sul camioncino, visi seri e tranquilli, che portava le
copie a Roma – non sapevamo se il camion sarebbe stato attaccato lungo la strada
– e Claudio che inghiotte duro e passa i pezzi – e Antonio e Fabio e Rosario e
Graziella e Cettina e tutti gli altri. Ma ne ho anche altri nuovi. Coi più dei
“vecchi”, siamo ormai separati da vite assai diverse: non migliori o peggiori;
ma differenti. Graziella è rimasta qui (è grazie a lei che si fa Casablanca), a
far le cose di prima; non so se ha fatto meglio lei a continuare o altri a far
altre cose; intanto è qui.
Non vengo, alle celebrazioni, perché non ci siamo tutti. I Siciliani erano anche
altri, oltre a noi quattro o cinque più conosciuti; ma troppi sono i “non
importanti”, i dimenticati. (Noialtri non siamo mai stati un “io”, a quei tempi,
o una somma di “io”, ma un “noi” umile e orgoglioso). I Siciliani non siamo
stati solo noi ma anche la generazione seguente (Fabio, Rosalba, Gianfranco,
Maurizio, Nuccio, Rossana, Vanessa e gli altri trenta), e quella dopo; e ancora
oggi, in un certo senso, spuntano nuovi ragazzi dei Siciliani. Non è stata una
storia nostra; è stata “anche” nostra, con molte più articolazioni di quel che
si crede - i Siciliani, l'Associazione Siciliani, SicilianiGiovani; poi
Avvenimenti, l'Alba, di nuovo i Siciliani... - e la differenza è importante (una
storia di tanti non può essere folklorizzata e digerita).
Ma soprattutto perché i Siciliani non si celebrano: si fanno. Altri ricordino
con nostalgia i “loro tempi”, quando Lotta Continua, quando quella
manifestazione, quando il sessantotto... Noi dei Siciliani non abbiamo nessuna
nostalgia, niente da ricordare. Per noi non c'è un passato finito, da
“ricordare”; c'è un lavoro che sta continuando, un presente, in cui conta poco
il singolo, ma ognuno è un preciso anello di una catena, qui ed ora.
Così, in questo momento, non sto facendo nulla di sostanzialmente diverso da
venticinque anni fa. Scrivo, organizzo, impagino, cerco di dare una mano. Nulla
d'indispensabile, di ”importante”, di “mio”. Ma utile sì, utile e collettivo.
Casablanca – ovviamente – non è i Siciliani. Ma ne è una fase, un anello. Prima
ci sono state altre cose, poi ce ne saranno altre. Tanti esseri umani vi
partecipano, vi hanno partecipato, e vi parteciperanno ancora. E' riduttivo e
perdente cristallizzare un momento, ridurlo a ricordo nostalgico, gettarlo
ingenuamente fra le mascelle dei media – che poi lo cacano via a modo loro.
Il 21, a Catania, “Donne
Contro”. Il 22 e 23, “Sbavaglio” numero due. Prima giornata movimenti,
antimafia sociale, voci alternative. Seconda giornata, “politici” (capeggiati,
tanto per intenderci, da una Lidia Menapace). Se venite, o vi fate sentire,
secondo me è buono. Consigli, idee, giro organizzativo – fare rete.
Quanto a Casablanca, la situazione è la seguente: isolatissimi nell'ufficialità
a Catania (non so se il prossimo numero lo manderemo ancora qui alle edicole,
tanto non lo si vede), sempre più seguiti e solidarizzati su (non ci montiamo la
testa: sappiamo benissimo che non è che siamo bravi noi, è che bella la nostra
bandiera). Un esempio solo per intenderci: due settimane fa tagliano la luce;
due ore dopo, all'insaputa nostra e del tutto per caso, arrivano i soldi per
pagarla; li manda il fratello di uno dei nostri giudici uccisi che, avendo
saputo che in Sicilia c'è questo certo giornale e ha bisogno di aiuto,
immediatamente fa un bel po' di abbonamenti-sostenitore e li manda, e poi si
mette in giro per l'internet a cercarne altri. Né lui sapeva che avevamo tanto
bisogno di lui, né noi sapevamo di poterci contare. Ci siamo semplicemente
incontrati. Così ci siamo ancora. E camminiamo così, senza sapere dove e con che
scarpe, ma sempre avanti, fiduciosamente.
L'ultima predica di padre Greco
Do' Vangelu secunnu Luca
Capitàu 'n sabutu ca Gesù ava
trasutu na casa di unu de' capi raisi de farisei ppi mangiari
e a gente stava ddà a taliarlu.
Virennu comu li 'nvitati s'affuddavunu a pigghiarisi i megghiu posti,
ci stampau na lizioni:
“Quannu si 'mmitatu na 'n spunsaliziu da corcarunu, non t'assittari 'o primu
postu,
pirchì po' capitari ca arriva unu cchiù 'mpurtanti di tia
e chiddu ca v'invitau veni a diriti: susiti, ca ddocu s'assittari st'amicu me.
Allura ti finisci d'assittariti all'ultimu postu, cu' tantu di mala cumparsa.
'Nveci, quannu sì mmitatu, si t'assetti all'ultimu postu
vinennu u patruni 'i casa ti dici: unni ti 'o mittisti. veni cchiù avanti.
Accussì fai na bedda cumparsa davanti a tutti e 'mmitati.
Pirchì cuegghiè si senti cacocciula, finisci murtificatu,
e cu s'incala, agghiorna cchiù 'mpurtanti”.
Poi ci rissi o patruni i casa:
“Quannu ammiti qualcunu a mangiari ni tia,
no ammitari i to' amici, o i to frati, o i to' parenti, e mancu genti ricca,
picchì chissi si levunu l'obbligu ammitannuti macari iddi.
O cuntrariu: quannu fai 'n fistinu, ammita puvireddi, storpi, zoppi e cechi,
accussi si cuntentu di non aspittariti nenti di nuddu.
'gn'iornu appoi ricivi 'n ringraziamentu ranni
quannu t'assetti cu tutti l'autri galantomini no' jornu da risurrezioni”.
Si dici: Parola do Signuri.
23 maggio 2007 n. 353
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A causa di un errore umano, il numero 353 della Catena di Sanlibero e'
stato gia' spedito con il solo "contenitore" ma privo di contenuti.
Poi abbiamo provato a rispedirlo ed e' morto il server poco dopo
avere iniziato. Ne abbiamo messo su uno nuovo con le novita' sui
lavori di ripristino. Lo potete raggiungere al solito indirizzo:
http://www.sanlibero.it
Adesso ci riproviamo, sperando che sia la volta buona, scusandoci
con i lettori che hanno ricevuto questo numero tre volte e con
quelli che invece lo ricevono solo ora. [shining]
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Non credo che i brogli elettorali siano stati decisivi nella vittoria
di Cammarata su Orlando, a Palermo. Personalmente, li valuto attorno al
cinque per cento: un piccolo partito (ma un partito) che fa parte a
pieno titolo della maggioranza. Non mi scandalizzo neanche
eccessivamente dell'uso di questi metodi da parte dei notabili che qui
esercitano il ruolo di classe politica: e' un uso tradizionale (gia'
Ottaviano pagava gli elettori) e fa parte, nel terzo mondo, delle
regole del gioco.
Il fatto e' che la Sicilia non e' piu' terzo mondo e non lo e' piu' da
molto tempo. La stessa signora che innocentemente, all'uscita del
seggio, sorride con aria d'intesa al galoppino, stasera fara' zapping
fra i canali di Sky, la cui antenna si erge fiera dal suo balcone (per
pagare l'abbonamento, qualche mese fa, una donna prostitui' la figlia
adolescente). Secondo uno studio dell'universita', a Palermo il novanta
per cento dei bambini fra gli otto e i quattordici anni ha il
telefonino. Fra qualche anno voteranno anche loro, e venderanno
tranquillamente il loro voto in cambio di un telefonino nuovo. Sia il
primo che il secondo telefonino sono prodotti all'estero, sono
commercializzati da gigantesche (e incontrollabili) holding finanziarie
italiane, e arrivano fino al bambino palermitano grazie ai
finanziamenti di Roma, di Bruxelles, di Berlino, di Sidney e
naturalmente di Cosa Nostra. Il bambino palermitano infatti non produce
niente - ne' telefonini ne' altro - ne' produce niente la sua famiglia.
Che pero', dal punto di vista consumistico, e' perfettamente integrata
nell'Occidente.
Ecco: le elezioni di Palermo non sono state a Palermo ma a Islamabad, a
Medellin, in una qualunque metropoli dell'ex Terzo Mondo: che pero',
nel sistema che vige ora (e che non ha ancora un nome: gli regaleremo
provvisoriamente una maiuscola e lo chiameremo Sistema) e'
perfettamente integrato nell'Occidente. Le "elezioni", la "democrazia"
e le altre etichette storiche dell'Ottocento qui sono simboleggiate da
meccanismi di vario genere (la guerra di clan, l'attentato, la
compravendita del voto) modellati sulle tradizioni locali. Esistevano,
certamente, anche delle tradizioni democratiche - in senso vero - anche
qui: ma non appartenevano alla classe dirigente bensi' alla sua
controparte popolare. Discioltasi questa, almeno politicamente, nel
vasto e massificante calderone dell'egemonia post-industriale, resta la
compresenza di forme arbitrariamente "democratiche" ("vai a votare") e
sostanze coerentemente "fasciste" ("se ti opponi ti ammazzo").
Pasolini, molti anni fa, diceva alcune cose antipatiche sul fascismo.
Distingueva il fascismo-fascista, quello storico, che pero' non
riusciva a distruggere (in quanto elitario, in fondo) la cultura
profonda delle classi popolari; e il fascismo-postfascista, quello
contemporaneo a lui, che invece riusciva a penetrarvi grazie alla
massificazione, al conformismo, al consumo e insomma a un'egemonia
totalizzante dei valori che prima erano considerati (in
vetero-linguaggio) "borghesi".
Mi sembra che il discorso di Pasolini sia perfettamente valido, qui in
Sicilia, per la mafia. Quella di prima (la mafia-mafiosa, quella che
ammazzava Falcone) non era affatto egemonica, non era assolutamente
"popolare" e suscitava opposizioni. Quella di ora, che non ammazza i
Falcone ma impedisce "politicamente" che ne sorga uno, invece e'
perfettamente integrata nel sistema, si basa sugli stessi valori,
esercita (almeno in alcuni momenti) un'egemonia. E merita dunque le sue
maiuscole: il Sistema Mafioso.
Il commerciante palermitano - per esempio - non e' "mafioso". E perche'
mai dovrebbe esserlo? Anche nel vecchio fascismo il commerciante romano
mica era "fascista": alle adunate del sabato ci andava, quando ci
andava, malvolentieri. Pero' gli conveniva che il negozietto ebreo, che
gli faceva concorrenza, fosse tolto di mezzo. Oggi al commerciante di
Palermo (Palermo centro, non periferia) conviene che ci sia la pena di
morte, a pagamento, contro la microcriminalita'. I ragazzi di Addio
Pizzo hanno tentato per due anni di seguito di convincere i
commercianti palermitani a dire semplicemente "io sono contro il
pizzo". Ne hanno convinto circa duecento, su diecimila. Questo spiega,
fra le altre cose, il voto palermitano: sia la sconfitta "politica" di
Orlando (che poi, tecnicamente, e' stata un'avanzata notevole in
termini di voti) che la vittoria politica, stavolta senza virgolette,
del partito del vendo-il-voto. Non se ne esce coi vecchi riti, con le
manifestazioni generiche e con le celebrazioni. A Falcone non basta
essere ricordato.
Se ne esce - per esempio - sviluppando le lotte dei senzacasa e
chiedendo che siano dati a loro i palazzi sequestrati ai mafiosi. Ma
chi lo fa? Pochi benemeriti, come Abbagnato o Umberto Santino, sempre
piu' ignorati dai media e sempre meno presenti nei convegni ufficiali.
Sono le lotte dei poveri (i senzacasa, le cooperative contadine di
Libera siciliane e calabresi, ecc.) quelle che fanno piu' paura al
Sistema. Su esse bisogna puntare al massimo, generalizzarle,
sostenerle, avere una politica di alleanze (dai "moderati" agli
"estremisti", senza puzze al naso) basata su di esse; e sviluppare una
battaglia di comunicazione (giornali, tv, internet: nel nostro piccolo
Casablanca, Sanlibero, TeleJato) senza la quale nessuna battaglia puo'
essere generalizzata. Licausi, Radio Aut e Pio La Torre non sono dei
nomi storici, sono semplicemente le cose da fare ora.
Bookmark:
http://www.enniobonfanti.netsons.org/images/Elezioni/urna4.jpg
(urne elettorali per la strada, in un paesino della Sicilia)
________________________________________
Occidente. "No alla confusione politica-religione", "Lo stato e' laico
e laico rimarra'": oltre un milione e mezzo di persone, fra un mare di
bandiere rosse, hanno manifestato tutto il giorno per difendere la
tolleranza civile e i principi di liberta' contro le eccessive
ingerenze dei leader religiosi. Purtroppo e' avvenuto a Smirne, e le
bandiere rosse erano quelle turche.
_________________________________________
Fatherland 1. E' morto il predicatore Folwell, quello che: "L'undici
settembre Dio ha punito i gay". Ha fatto, o contribuito a fare, un
presidente. Purtroppo era protestante e non cattolico, e quindi non ha
avuto la minima chance di diventare papa.
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Fatherland 2. C'e' un paese d'Europa in cui gli zingari sono
rispettati, aiutati dallo Stato, lavorano, non creano problemi a
nessuno e sulla carta d'identita' portano scritto fieramente
"Nazionalita': zingaresca". Questo paese non esiste piu' ed era la
Jugoslavia di Tito. La' solo (e nel civile impero degli Asburgo) gli
zingari hanno potuto dimostrare quanto possono essere cittadini. In
tutto il resto d'Europa (e anche ora e anche qui) non gli hanno
concesso altro che qualche soluzione finale.
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Memoria. In un articolo sulla Catania anni '80 Toni Zermo ("La
Sicilia") scrive del vecchio "Giornale del Sud", diretto da Giuseppe
Fava: "...fino a quando Fava si dimise per fondare la rivista I
Siciliani".
Ma Fava non si "dimise" affatto: fu ufficialmente e formalmente
licenziato dai proprietari perche' si era schierato contro i missili di
Comiso (e perche' aveva pubblicato una pagina sul mafioso Ferlito,
cugino d'un politico di allora). E' passato tanto tempo, d'accordo. Ma
la memoria, secondo noi, serve sempre a qualcosa. In questo caso, a
precisare che Zermo e' un mentitore.
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Banca. A Pescara ce n'e' una che ha provocato sul conto corrente di un
cittadino un buco di circa 3 milioni di euro.
Bookmark:
http://www.enricocisnetto.it/articolo.aspx?ID=7022&sez=Spazio%20Aperto&evi=caripe_
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Ribanca. Si e' schiuso un altro uovo e ne e' saltato fuori un altro
bancosauro, con un'impressionante batteria di denti e un appetito
proporzionato alle dimensioni. Si nutre di autostrade, giornali, buoi
in branco, risparmiatori, parmigiano, oltre che (essendo carnivoro) di
altri bancosauri piccoli e grandi. Gli scienziati l'hanno chiamato
Capisaurus Unitus ed e' fino a questo momento il piu' grande predatore
esistente.
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Sbanca. Il Venezuela e' uscito dal Fondo Monetario Internazionale
(gestito dagli Stati Uniti) e si affidera' d'ora in poi a un nuovo
"Banco del Sud" con Brasile e Argentina. Hanno aderito tutti gli altri
paesi sudamericani meno Cile, Colombia e Peru'. I paesi che aderiscono
al Banco hanno riserve per 164 miliardi di dollari depositati in Usa e
Europa. "Ce li riportiamo a casa e ce li investiamo qui da noi". Si
parla di una nuova moneta, una specie di euro per tutta l'America
Latina.
________________________________________
Chiamate i carabinieri. E' stato segnalato nei pressi di Catania il
"comandante" Thomas J. Queen. Fino a poche settimane fa era uno degli
organizzatori del campo di concentramento di Guantanamo: in tale veste
si e' dunque reso responsabile di comportamenti che ai sensi del codice
penale italiano e delle convenzioni internazionali costituiscono reato.
Adesso, dovrebbe comandare la base di Sigonella. Non e' benvenuto fra
noi, ci bastano gia' i mafiosi locali. Se doveste incontrarlo in
liberta' fuori dalla sua base, chiamate i carabinieri (che a Sigonella
hanno gia' avuto occasione di insegnare la buona educazione a questa
gente).
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Emergenza televisione. Perche' la gente si incazza guardando "Porta a
Porta"? Questa domanda meriterebbe un approfondito studio
antropologico. In realta' gli interrogativi sono due: prima bisogna
chiedersi perche' la gente entra nel salotto di Vespa, e poi chiedersi
perche' ne esce incazzata. In questo circolo vizioso del
guardo-m'indigno-m'arrabbio cadono anche menti brillanti come quella
del vignettista Mauro Biani, che l'11 aprile, dopo una buona dose di
masochismo televisimo, mi incontra per caso in rete sfogando la sua
frustrazione per "un portaapporta con La Russa e Maroni, dove
l'espressione piu' delicata verso Emergency e' fiancheggiatori dei
Talebani, con attacchi pesanti e censori all'inviato del Tg1
dall'Afghanistan, colpevole di aver tentato di ragionare, uscendo da
stereotipi e slogan".
In queste dinamiche e' piu' forte la curiosita' di vedere fin dove si
spingono le menzogne dei potenti o la sete di giustizia per gli
afghani, che avendo problemi piu' seri se ne fregano altamente di
Maroni e La Russa? Ormai in questo gioco televisivo delle parti anche
la nostra indignazione e' funzionale al potere di chi indigna, afferma
e sostiene il potere di mentire apertamente, il potere di diffamare gli
onesti e garantire impunita' ai criminali di guerra, il potere di far
incazzare e condizionare emotivamente perfino noi che ci sentiamo
lontani da loro anni luce. Il primo istinto e' quello di fare
disobbedienza civile spegnendo la tv. Per uscire da questo gioco delle
parti l'unico modo e' abbandonare il teatrino e smetterla di fare gli
spettatori indignati. Famiglie Auditel, tocca a voi. Date ai deliri
catodici lo stesso peso dei ragionamenti grevi che ascoltiamo
sull'autobus o al mercato. Mica possiamo farci cattivo sangue per tutte
le persone ignoranti e stupide che incontriamo: abbiamo meglio di fare
che prendercela con i "vespasiani" che affollano i salotti televisivi.
Per far crollare i giganti dello schermo basta chiudere gli occhi e
gettare il telecomando per un salutare principio di umanita' e di
decenza. Smettiamola di sbirciare nelle fogne, basta accanirsi contro
persone da curare, drogate di potere e denaro, malati terminali di
cinica ignoranza che casualmente si ritrovano in parlamento e/o in Tv.
Se proprio vogliamo reagire scriviamo a Vespa e La Russa delle lettere,
come faceva Gandhi con Hitler scommettendo sui suoi ultimi brandelli di
umanita'. Invochiamo su di loro la pieta' degli dei, sentiamo sulla
nostra pelle la sofferenza mentale di questa Italia che per paura
diventa rabbiosa, scalcia e morde. Ormai guardare Porta a Porta e' un
atto di vouyerismo paragonabile a sbirciare su internet i filmati dei
disabili ripresi e sbeffeggiati dai compagni di scuola: un esercizio
morboso della curiosita' a danno di persone sfortunate. [carlo
gubitosa]
_________________________________________
Vedi sopra. Diminuiscono ancora gli spettatori della tv. Ventisette
milioni e 15mila spettatori nel 2006, 25 milioni 922mila di quest'anno:
un milione tondo tondo che non l'accende piu'.
_________________________________________
Tecnologie. Ultrasuoni percepibili solo dagli adolescenti per
proteggere il municipio di Ginevra: bande di ragazzini, ultimamente, si
divertivano a graffitargli i muri.
_________________________________________
Milazzo uber alles. La ridente cittadina del Tirreno ha dato i natali a
un'altra stella dell'internet: Giuseppe La Spada ha vinto il People
Voice Award per aver disegnato il sito del famoso artista giapponese
Ryuichi Sakamoto.
_________________________________________
L'avvocato Flaminia Caldani wrote (abstract):
< In un Suo articolo del giugno 2000 si riporta un episodio di
aggressione a sfondo sessuale compiuta da alcuni ragazzi italiani, tra
i quali era stato implicato in un primo momento anche il mio cliente
signor Valerio Collettini, ai danni di due turiste straniere che si
trovavano alla fermata dell'autobus di Largo di Torre Argentina e Roma.
Da tale episodio era scaturito il Procedimento Penale n. 40625/00 R.G.
N.R., conclusosi con Sentenza emessa dal Tribunale di Roma in data 7
luglio 2000. La Sentenza ha assolto il signor Valerio Collettini con la
formula piu' ampia "per non aver commesso il fatto". La invito quindi
provvedere alla rettifica di quanto apparso sull'articolo. Rimango a
Sua disposizione per qualsiasi chiarimento >
* * *
Gentile avvocato, siamo lieti dell'innocenza del Suo cliente, che
volentieri comunichiamo ai lettori. Fa sempre piu' piacere dare le
buone che le cattive notizie. Questa in particolare, ripresa dalle
agenzie-stampa e dai quotidiani dell'epoca, ci aveva indotto in errore
e senz'altro ne diamo atto al signor Collettini. (r.o.)
_________________________________________
kevin.keegan[at]gmail[dot]com wrote:
< Caro R., i risultati elettorali in Sicilia con accluso sorriso
ultraumano di Cammarata mi hanno ispirato un'idea: costruire un sito
web contenente foto di schede elettorali votate in tutti i modi
possibili: l'elettore siciliano potra' scaricare il file .jpg da
mandare al capobastone di riferimento, e nel segreto dell'urna votare
secondo cio' che detta il suo cuore >
________________________________________
Cooperativa "Lavoro e non solo", Corleone, wrote:
< La nostra cooperativa sociale "Lavoro e Non Solo" ha recentemente
subito un grave atto intimidatorio nei vigneti confiscati alla mafia di
contrada Pietralunga, nel territorio tra Corleone e Monreale. Oltre 700
delle 1000 viti del terreno sono state gravemente danneggiate da ignoti
che ne hanno scientificamente asportato le gemme. Il danno subito e'
ingente, la produzione di vino del 2008 e' compromessa. Il lavoro della
cooperativa non si ferma davanti a questo, e la mattina di sabato 12
maggio, quando il prefetto e il questore di Palermo, insieme al
presidente della Commissione nazionale antimafia si sono recati sui
terreni per portare la solidarieta' delle Istituzioni, hanno trovato i
soci della cooperativa intenti a coltivare i terreni: questo gesto e'
per noi la risposta piu' significativa alle intimidazioni ricevute.
"Lavoro e Non Solo", cooperativa nata all'interno dell'esperienza
dell'Arci e tra le piu' significative concretizzazioni di anni di
Carovane Antimafia, e' una delle cooperative che insieme a Libera porta
avanti il progetto Libera Terra >
Bookmark:
http://www.lavoroenonsolo.com
________________________________________
Giuseppe Palermo wrote:
< L'ex ministro Salvo Ando' aderira' al nascente partito democratico in
occasione dell'assemblea costituente del prossimo ottobre. Ando' che
capeggia la corrente di dissenso all'interno dei socialisti
democratici, ha gia' avviato contatti con la presidente dei Ds a
palazzo Madama, Anna Finocchiaro, che sta trattando per un posto nella
direzione nazionale" ("Centonove", 11 mag. 2007). La notizia potra'
scandalizzare i pochi che ancora ricordano i benfatti del nuovo
acquisto (gia' proconsole di Craxi in Sicilia, uscito per prescrizione
da processi per mafia e tangenti, frequentatore delle cene di Previti,
denigratore dei giudici di Palermo, ecc. ecc.), ma non stupisce. Cosa
aspettarsi dopo che un segretario Ds ha riabilitato Craxi, lo ha
persino messo nel Pantheon accanto a Berlinguer, salvo poi, per salvare
la faccia, ...abolire il Pantheon? >
________________________________________
franco_mistretta[at]yahoo[it]it wrote:
< "La mafia - ora lo dice anche Napolitano - e' una specie di nuovo
fascismo che opprime quattro regioni del paese". Come i fascismi ha
anche una certa consistenza di base, un controllo militare del
territorio, una zona grigia che fa finta di non vedere e una minoranza
che si oppone rischiando il lavoro, l'incolumita' e spesso la vita. La
base di massa e' data dalla manovalanza giovanile che rispetto alla
precarieta' o inesistenza del lavoro preferisce "vivere
pericolosamente" e tentare di arricchirsi rapidamente (lo racconta bene
il libro di Saviano). La zona grigia e' data dal ceto medio e
dall'intellettualita' che in vario modo con la mafia non solo convive
ma ci fa affari. E l'egemonia e' esercitata da gran parte della classe
dirigente, sostanzialmente permeata dalle cosche (e' il concetto di
"borghesia mafiosa" proposto da Mario Mineo e ripreso da Umberto
Santino). Bisogna capire come si puo' lottare il fascismo, dall'interno
e dall'esterno, cosi' come ci preoccupiamo (quando lo facciamo) di
aiutare l'opposizione birmana, gli studenti democratici iraniani, o,
anni fa, l'opposizione al franchismo. Per esempio con denunce e
volantini anonimi, scritte clandestine sui muri, raccolta di fondi
degli antifascisti all'estero, e la richiesta a tutti i democratici di
rompere i rapporti con le dirigenze politiche che amministrano quelle
regioni (che non possono semanticamente essere definite
"amministrazioni democratiche"). Anche perche' il contagio si va
estendendo e gia' gran parte del litorale laziale e' nelle mani della
camorra >
_________________________________________
Pietro Ancona wrote:
< Ero segretario generale della Cgil siciliana quando Pio La Torre fu
mandato dalla Direzione del Pci a guidare il partito in Sicilia. Pio La
Torre fu ucciso perche' la mobilitazione dei siciliani contro i missili
a Comiso era diventata una poderosa leva per un radicale cambiamento
dei rapporti politici e sociali nell'Isola. A Comiso convenivano
centinaia di migliaia di persone, in particolare di giovani, certo per
protestare contro l'installazione della base missilistica ma
consapevoli di rappresentare tutti insieme una nuova forza per operare
una radicale rivoluzione civile in Sicilia. Pio mi diceva: "Sto
scuotendo l'albero della Sicilia. Cadranno frutti abbondanti per un
futuro migliore!". Lo scardinamento dell'equilibrio siciliano avveniva
attraverso la leva della mobilitazione per la Pace e l'attacco frontale
alla mafia. Pio chiamava i mafiosi per nome e cognome!
Questi ultimi venticinque anni spiegano bene la necessita' della sua
morte per il potere. Il movimento con epicentro Comiso e la Mafia si e'
spento e le speranze di decine di migliaia di giovani si sono oscurate.
Oggi abbiamo la Regione di Cuffaro che vuole privatizzare l'acqua e che
ha prodotto una riforma dello Statuto che la trasforma in una satrapia
di oligarchi.
Sono fiero di essere stato al suo fianco in tutte le lotte per la pace
e contro la mafia e di avere rilanciato, un mese dopo la sua morte, la
lotta per distruggere i patrimoni di mafia in un Consiglio Generale
della CGIL siciliana presieduto dalla indimenticata Donatella Turtora >
_________________________________________
Casablanca. Ha fatto un anno ed e' in edicola oppure in viaggio verso
casa tua, se la chiedi. Vedi figurina.
_________________________________________
Fra Ginepro wrote:
Il discorso della mezza montagna.
< Beati i deboli, perche' di essi sono le periferie.
Beati i deboli, perche' saranno consolati da Previti.
Beati i deboli, perche' erediteranno i debiti dei genitori.
Beati i deboli che hanno fame e sete della ingiustizia, perche' saranno
saziati.
Beati i deboli, perche' troveranno il pusher sotto casa.
Beati i deboli, perche' vedranno la televisione di Stato.
Beati i deboli, perche' saranno chiamati populisti.
Beati i deboli a causa della giustizia, perche' di essi e' il regno di
Regina Coeli.
Beati voi deboli quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e,
mentendo, vi diranno demagoghi per causa mia >
10 aprile 2007 n. 352
________________________________________
Storia d'Italia. Nel quartiere piu' popolare della citta', quello di
cui si parla (solo) quando c'e' qualche rapina, c'e' un'unica scuola
media, l'Andrea Doria, affittata dal comune (in Sicilia spesso le
scuole non si costruiscono ma si affittano da proprietari amici). Le
padrone dell'edificio sono le suore orsoline. Purtroppo il comune di
Catania non e' il meglio amministrato d'Italia, e in cassa non c'e'
piu' una lira. Le suore, visto che di pagare non se ne parla, sfrattano
la scuola. Il comune ne prende atto, e tutto finisce li': un altro
centinaio di bambini per la strada, e chi s'e' visto s'e' visto. Alla
prossima rapina, o al prossimo casino allo stadio con morto ammazzato,
ci faremo su un bel dibattito su quanto sono abbandonati i quartieri.
Ma non finisce li': nel quartiere c'e' un gruppo che fa volontariato li'
da quasi vent'anni, si chiama Gapa, il "capo" e' il mio ex fotoreporter
di quando facevo li' cronaca nera (ne parliamo un'altra volta: la
differenza fra me e lui era che in caso di guai io potevo scappare
prima mentre lui doveva restare li' a fare le foto) e abita in un
capannone riattato coi soldi dei valdesi (piu' generosi delle
orsoline). Giovanni e gli altri tizi del Gapa, altro che "finisce
cosi'": armano un casino nel quartiere, mobilitano tutte le mamme dei
picciriddi, minacciano manifestazioni e sfracelli. Le mamme occupano la
scuola. L'assessore, imbarazzatissimo, dice che "forse, non so...".
Morale della favola: la scuola rimane aperta, il comune (con le
orsoline) fa marcia indietro. "GRANDIOSA MOBILITAZIONE POPOLARE/
SALVATA L'UNICA SCUOLA DEL QUARTIERE" titolerebbe oggi Lotta Continua,
se quelli di Lotta Continua non si fossero ancora venduti a Berlusconi.
"Lavoratori, compagni, ancora una volta l'unita' popolare..."
comizierebbe l'onorevole del Pci nel quartiere. Ma il Pci non c'e'
piu', ed e' molto tempo che gli onorevoli - compresi quelli di sinistra
- non vanno piu' nei quartieri.
Comunque, qui festeggiamo, Giovanni e io, e gli altri matti. Giovanni
l'avevo rivisto da un po' piu' di un anno, quando sono tornato in
Sicilia. Dice che voleva fare un giornaletto dei quartieri (si chiama i
Cordai, esce da un anno e non e' male) e voleva una mano dal suo
vecchio collega di nera. E' venuto a prendermi alla stazione, pero' non
guidava lui ma una ragazza. Lui era davanti, tranquillo, io dietro e
chiacchieravamo tranquillamente. Arrivati al capannone la ragazza e'
scesa, ha aperto la porta a Giovanni e l'ha aiutato a scendere. E solo
in quel momento mi sono accorto che Giovanni, in effetti, non ci vedeva
piu'. "E' stato l'hanno scorso - mi hanno detto - Ma lui non s'e'
scoraggiato, continua a lavorare al quartiere, ha organizzato un
doposcuola".
E ora, tutti al dibatito sui Grandi Problemi della sinistra. Sul
Chi-siamo-e-cosa-vogliamo, sui Valori-da-trovare-ma-quali, sul
Papa-unico-maestro-d'etica e su tutta l'altra mercanzia. Non penso che
io e Giovanni avremo molto tempo per intervenire.
________________________________________
E' in edicola Casablanca (vedi figurina). Grazie a tutti quelli che
hanno scritto solidarieta' per la storia del computer che ci hanno
rubato (brutta storia quando ti rubano un computer solo trascurando
tutto il resto. Ma vabbe'). Solidarieta' che ci serve? Abbonarsi,
diffondere nelle varie citta' il giornale, dare una mano,
co-organizzare.
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Guerra al crimine. Tre mesi a Roberto C., 70 anni: aveva appena rubato
dieci centesimi (due pezzi da cinque) da un telefono telecom, in una
cabina. Se erano dieci miliardi (del genere gangster di Chicago, per
usare la fiorita espressione di uno del ramo) a quest'ora lo facevano
minimo Supermegamanager, con tanto di interviste in ginocchio.
________________________________________
Italia. Politica, giornalismo e prostituzione: contiguita'. Vallette
fanno i giornali, giornalisti si prostituiscono, politici ricattati da
tutti quanti.
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Claudio Fava: "Bello il codice di autoregolamentazione dei partiti. A
Trapani, difatti, Margherita e Ds stanno gia' candidando a sindaco un
tizio indagato per concorso in corruzione, Buscaino".
(A proposito di Fava: Ciancio, editore-direttore dell'unico giornale di
Catania dichiara candidamente che non pubblichera' mai nessuna notizia
su di lui perche' gli sta antipatico, e dunque lo cancella dalla
realta'. Ciancio e' iscritto al'Ordine dei Giornalisti. Come mai non e'
stato espulso?).
________________________________________
Come mai. Domanda sbagliata: come mai a Trapani hanno arrestato (per
mafia) l'ex vice di Cuffaro, Bartolo Pellegrino? Domanda giusta: come
mai a Trapani hanno arrestato (per mafia) solo l'ex vice di Cuffaro,
Bartolo Pellegrino? Domanda giusta numero due: come mai la gente di
Trapani non si ribella? Non ne sa niente?
Parziale risposta alla domanda numero due: la gente non si ribella
perche' i mafiosi come Pellegrino vengono coperti dai giornalisti come
Peppe Rizzo. Esempio: "E' sciocco dividerci fra mafiosi e antimafiosi
quasi che in mezzo non ci fossero le tante persone oneste e dabbene che
vogliono soltanto vivere a lavorare in pace. La buonanima di Leonardo
Sciascia descrisse efficacemente la figura torbida del professionista
dell'antimafia, un tizio che specula sul fenomeno per trarne vantaggio
personale".
Peppe Rizzo, di Telesud Trapani, ha per direttore tale Rocco
Giacomazzi. Colleghi (di redazione, non di altro): Mario Torrente,
Bartolo Giglio, Wolly Cammareri, Ninni Canonizzo. Politici incensati:
Antonio D'Ali', presidente della Provincia Regionale di Trapani.
Proprietari: "All'Ifit del Sen. D'Ali' si e' affiancata nel 2003 una
cordata di professionisti ed imprenditori cui azionista di riferimento
e' la famiglia Marino". Presidente Massimo Marino.
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Tradizioni popolari. A Corleone, dopo diversi anni di divieto,
riammesso l'uso del burqa (cappuccio) per i maschi adulti nel periodo
pasquale. A Catania, dopo qualche settimana di divieto, riammessi i
tifosi locali a devastare liberamente gli stadi italiani.
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Alta politica 1. "Niente preferenze alle elezioni, le preferenze sono
un rimedio peggiore del male" (un cervellone del centrosinistra,
Giuliano Amato).
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Alta politica 2. "Fermare subito il referendum, perche' sfascia il
Partito democratico" (altro cervellone del c.s., Francesco Rutelli).
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Alta politica 3. "E Mussi la deve piantare di farmi i sermoni sul
partito democratico!" (altro cervellone ancora, Piero Fassino,
sfogandosi con Bobo Craxi e i suoi amici)".
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Alta politica 4. "E il Meridione bla e bla e la cultura bla bla e
l'Europa bla e i giovani bla..." (il Presidente della Camera S.E.
Bertinotti. Dove? In una universita' di provincia, invitato dal Rettore
Salvo Ando'. Ando' chi? Beh, chiedetelo a qualcuno che sta in Sicilia).
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Liberazione della teologia. Che cosa puo' capitare di peggio a chi
rischia la vita per annunciare ai poveri il messaggio di liberazione
del Vangelo? La risposta e' semplice: una bella condanna ufficiale del
Papa, che ti lascia ancora piu' solo e piu' in pericolo. E' quello che
e' accaduto al teologo gesuita Jon Sobrino, che vive a San Salvador
nella stessa casa in cui, nel 1989, quattro sacerdoti gesuiti sono
stati assassinati da uno squadrone della morte assieme alla loro cuoca
e alla figlia della donna. La Congregazione per la Dottrina della Fede,
organo del Vaticano, ha impiegato tre anni per studiare i libri di
Sobrino intitolati "Gesu' Cristo Liberatore. Lettura storico-teologica
di Gesu' di Nazareth" e "La fede in Gesu' Cristo. Saggio a partire
dalle vittime", scritti rispettivamente nel 1991 e nel 1999. Al termine
di un lungo processo la congregazione ha concluso che in questi libri
ci sarebbero "certe proposizioni non conformi con la dottrina della
Chiesa". Secondo il teologo domenicano brasiliano Frei Betto, Sobrino
"e' accusato del fatto che nelle sue opere teologiche non da' un'enfasi
sufficiente alla coscienza divina del Gesu' storico". In parole povere
Sobrino nei suoi libri non ha negato la divinita' di Gesu', ma non
l'avrebbe sottolineata abbastanza, meritando un cartellino giallo da
parte del Vaticano. Un cartellino che inizialmente sembrava rosso, dal
momento che la punizione inizialmente ipotizzata era il divieto
assoluto di insegnare teologia con l'obbligo di sottoporre tutti gli
scritti futuri ad una preventiva censura vaticana prima della loro
approvazione. Fortunatamente queste sanzioni non si sono concretizzate,
anche per la reazione dei gesuiti, e la "notifica" da parte del
Vaticano ha avuto come unico scopo quello di rimarcare la differenza
tra il pensiero di Sobrino e quello della chiesa di Roma.
Come mai tutto questo accanimento contro la Teologia della Liberazione?
Per Frei Betto "quel che c'e' dietro la censura a Jon Sobrino e' la
visione latinoamericana di un Gesu' che non e' bianco e non ha gli
occhi azzurri. Un Gesu' indigeno, negro, scuro, emigrante". Don Alberto
Vitali di Pax Christi sostiene che in Vaticano "si dovrebbe riflettere
su quanto certe condanne della Teologia della Liberazione abbiano fatto
il gioco degli squadroni della morte in tutta l'America Latina e farne
ammenda". [carlo gubitosa]
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Memoria. Il 31 marzo 1995 Francesco Marcone, direttore dell'Ufficio del
Registro di Foggia, viene ucciso in un agguato. Qualche giorno prima
aveva denunciato numerose illegalita' avvenute nel suo ufficio. Le
indagini vanno avanti con molte difficolta' per nove anni, quando il
caso viene archiviato per il decesso, avvenuto in uno strano incidente,
dell' unico sospettato. Tra quelli che si ostinano a non dimenticare ci
sono i ragazzi del sito satirico Bengodi/Benfoggianius. [sandro simone]
Bookmark:
http://www.bengodi.org/marcone
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Giangiacomo e' morto e Carlo e' ubriaco. E alla Feltrinelli i nuovi
supermegamanager bocconiani decretano: "Mai piu' in Feltrinelli Mucchio
Selvaggio. Hanno fanno un'inchiesta in cui dicono che siamo dei
supermegamanager bocconiani".
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Lorenzo Tarantino wrote:
< L'Albero della Vita, un movimento ecologista che non solo spiega il
problema dei mutamenti climatici, ma offre anche soluzioni concrete e
fattibili. Penso che i lettori di Sanlibero potrebbero essere
interessati >
Bookmark:
http://www.alberodellavita.altervista.org
________________________________________
Lillo Venezia wrote:
< Con la presente per farvi sapere che non partecipero' piu' ad alcuna
riunione dei DS a qualsiasi livello e grado. Infatti, per quanto mi
riguarda, ritengo conclusa la mia militanza nel partito.
Ringrazio le compagne ed i compagni che in questi anni mi hanno
sopportato e spero comunque di lasciare un buon ricordo che con molto
affetto in ogni caso ho verso di voi.
La mia storia politica e' iniziata tantissimi anni fa, a Siracusa,
nell'67. Prima nella Federazione Giovanile Comunista, che fino ad
allora mi sembrava la Federazione Gioco Calcio. Subito occupazione del
ponte di Ortigia contro i licenziamenti in una fabbrica nella valle
della baia di Augusta, scontri con la polizia, poi l'occupazione delle
case in un quartiere di Siracusa, Santa Panagia. Quindi i cortei per i
compagni arrestati ed in seguito l'adesione al nascente movimento Lotta
Continua (a Siracusa ed in Sicilia). Poi anni e anni di lotte, cortei,
ciclostilare, volantinaggi a tutte le ore (soprattutto alle cinque di
mattina) davanti alle fabbriche del siracusano e poi davanti alle
scuole subito dopo. Quindi gli scontri anche con i fascisti che
venivano in una sorta di spedizione anche da Catania, pensando di avere
vita facile.
Nel frattempo coltivavo il mio sport preferito, il calcio, che ho fatto
per tanti anni giocando piuttosto bene (probabilmente avevo un avvenire
non dico d'oro, ma sicuramente d'argento), marinavo la scuola, andavo
gia' fin d'aprile a mare per lunghe nuotate, circuivo insieme a tanti
play-boy siracusani le ragazze straniere che in primavera arrivavano in
gita-studio.
Finalmente l'Universita', le lotte per il diritto allo studio, per
avere piu' case per gli studenti e le studentesse (in quest'ultimo caso
la Sicilia ha cercato di mettersi di traverso, senza pero' riuscirci),
per piu' mense, per i trasporti, per le borse di studio, il
contrapporsi duramente e pericolosamente ai fascisti, soprattutto nelle
scuole e all' Universita', che credevano a torto "cosa loro".
L'apertura della sede di Lotta Continua a Catania (ricordo ancora la
prima riunione in sede con la luce delle candele e alla presenza di una
decina di compagne e compagni).
Quanta storia, ma questo e' solo una sintesi dell'inizio. Credo che da
ora in poi usero' il tempo della politica per raccontarmi. Chissa'
potra' servira a qualcuno. Alla prossima, Lillo Venezia >
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La Catena. Sempre piu' rara, quasi da collezione. :-(
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Antonella Consoli wrote:
< Speriamo
che
questo adesso
passi
e in fretta
come un
treno
nella notte >
(1987)
11 marzo 2007 n.
351
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La scelta era fra subire una prepotenza oppure una botta in testa. La
prepotenza e' il "fazo tuto mi", il "lasciatemi fare", l' "un giorno mi
ringrazierete"; la botta in testa e' il ritorno dell'estrema destra al
governo, Dell'Utri in testa. Fra le due ovviamente c'era poco da
scegliere e la sinistra giustamente ha calato le brache. Un Follini vale
piu' di tutta la sinistra, poiche' la sinistra rispetta i patti ed e'
dunque indifesa. Un Andreotti e' determinante non perche' l'andreottismo
abbia riguadagnato terreno nella societa' ma perche' il centrosinistra
ha (ri)scelto di farne l'interlocutore principale. Il dato piu' rimosso
- elettoralmente - degli ultimi dieci anni e' che Berlusconi, di solito,
non ha vinto ai Parioli ma nelle borgate.
Il centrosinistra s'e' rassegnato tranquillamente a questo dato,
approfondisce ai Parioli e fugge dalle borgate. Alla fine, a farlo
cadere non sara' un Turigliatto o un Pallaro ma il semplice calo
sociologico del consenso: un governo che riesce a perdere quasi venti
punti in sondaggio fra luglio e novembre e' un governo che si candida a
scomparire.
Poiche' Prodi ne e' il premier, e anzi - nelle intenzioni - il sovrano
assoluto - la responsabilita' principale e' sua. Su di lui evidentemente
ci siamo illusi: sara' anche simpatico ma non e' un politico. E' un
semplice manager (onesto) come tanti altri e sarebbe stato un ottimo
ministro dei Trasporti o delle Partecipazioni Pubbliche in un vero
governo di centro-sinistra.
A Vicenza - per esempio - si e' comportato puerilmente. Vicenza e' stata
una giornata cattolica, con molto piu' Woytila che Che Guevara. Un dc
dei bei tempi se ne sarebbe accorto, avrebbe preso tempo con gli
americani, avrebbe trattato coi vicentini. Lui no, ha dovuto fare l'uomo
forte, alla disperata ricerca di una qualunque occasione per alzare la
voce e farsi finalmente ascoltare. Veltroni, in tutta la crisi, e'
rimasto zitto e chiotto. Chi dei due e' il piu' democristiano? Chi
sara' al governo fra un anno o due?
* * *
Non possiamo mandare a casa Prodi perche' dall'altro lato c'e'
Berlusconi. Dobbiamo tenerci Hindenburg perche' altrimenti c'e' Hitler.
Dobbiamo tenerci Facta perche' altrimenti arriva Mussolini. Va bene.
Sano realismo. Finora pero', non ha funzionato. Il problema vero, quello
che prima o poi bisognera' pur affrontare, e': come siamo arrivati a
questo punto?
Forse abbiamo perso un'occasione ai tempi della "societa' civile".
Democrazia non e' tanto una forma di governo quanto la difesa degli
interessi dei molti - lavoratori, commoners - contro quelli dei pochi.
Allora, rozzamente, l'avevamo capito e ce l'eravamo presa con i poteri
dei pochi (mafia, simbolicamente, in testa). Poi ci siamo persi nelle
formalita'. E i pochi hanno ricominciato a gestire il gioco. Adesso, si
parla di metafisica (partito "democratico", "riforma" elettorale) e non
piu' di interessi: ma la metafisica, in politica, e' sempre di destra.
Partito democratico, del "demos", e' quello che in una forma o l'altra
comprende la maggior parte dei lavoratori dipendenti e li contrappone ai
pochi. Giusta elezione e' quella in cui i cittadini scelgono (dando le
preferenze) da chi vogliono essere rappresentati. Non sembra che queste
due cose siano piu' molto importanti, oggi.
"Zitti e muti: decido io. Se vi piace bene. Se non vi piace, arriva
Berlusconi col manganello". Prodi non e' un democratico: e'
semplicemente meno non-democratico di Berlusconi. Democrazia non e'
votare candidati bloccati, decisi arbitrariamente dai vertici dei
partiti. Non e' sciogliere - dopo cent'anni - il partito della sinistra
per avere in cambio un Blair o un Kerry. Non e' neanche "o fate come
dico io o salta tutto". Prodi va tollerato, votato, fiduciato e tutto
quello che volete perche' qui e ora l'alternativa e' peggiore. Ma non e'
piu' un nostro amico. Bisogna fare in fretta a unire i movimenti, le
piccole sinistre e la societa' civile.
________________________________________
Dico. I gay si chiamano finocchi perche' alle volte, al momento di
bruciarli vivi per ordine dei preti, il boia gettava sul fuoco anche
qualche mazzo di finocchi: cosi' la cerimonia veniva resa piu'
tollerabile olfattivamente, visto che la carne bruciata per molti ha un
odore fastidioso. Bruciarli, non se ne poteva fare a meno perche'
altrimenti il Signore si sarebbe irritato e avrebbe mandato cataclismi e
terremoti: questi ultimi venivano generalmente attribuiti esattamente a
cio', e le autorita' religiose e civili non mancavano di tenerne conto.
Altre categorie molto antipatiche erano sindacalisti, ebrei, protestanti
e donne sapute: questi pero' venivano messi a fuoco piu'
rudimentalmente, visto che le storie in questi casi non parlano di
finocchi. (Nessuno di quelli che un tempo bruciavano i gay gli ha mai
chiesto scusa. Anzi, sono tuttora impegnati a dire che certo bruciarli
non si puo' piu' ma insomma).
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Alla base. Secondo il pentito Marino Mannoia fra il '79 e l'80 diversi
carichi di eroina, da Cosa Nostra siciliana a Cosa Nostra Usa, sono
partiti dalla base americana di Sigonella.
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Bambini. Uno parlava troppo e gli hanno tagliato la lingua. Uno faceva
chiasso in biblioteca e gli hanno puntato una pistola in testa. I grandi
si fanno sempre piu' nervosi.
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Memo. Nel 1976 il Pci era al 34,37 per cento. Nel '78 al 30,38 per
cento. Nell'84 al 29,89. Attualmente, gli ultimi sondaggi danno il Ds al
17,5 per cento.
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Burns. La signora Bertolino, a uno dei processi per la distilleria: "Non
sono mai stata condannata per inquinamento. Solo per disastro
ambientale".
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Alma mater. Catania. Verranno versate direttamente al feudatario della
citta', Mario Ciancio, le centomila monete raccolte ogni anno fra i
familiari dei giovani dell'Universita' degli Studi "Ciancio Sanfilippo",
fondata nel 1434 da Ciancio d'Aragona. Gli scudi verranno consegnati
alla tesoreria di Mario Ciancio in cambio di alcune pagine del giornale
di Mario Ciancio. Gli avventori della Casa dello Studente saranno
inoltre muniti di copia del foglio di propaganda di Ciancio, senza il
quale non potranno accedere alla colazione mattutina. Le svanziche, i
dirham, gli scudi, gli euri, i talleri e il valsente non sono che "un
doveroso omaggio - precisa il rettore Recca Sanfilippo - alle
istituzioni cittadine a partire dal City Owner". "Eccellente" commenta
Ciancio. "Teologicamente corretto" sentenzia il Collegio della piu'
prestigiosa Facolta' locale, quella di Scienza del Pizzo.
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Binario. Dal primo ottobre aumentano del dieci per cento i biglietti dei
treni di centrosinistra. I treni di destra subiranno invece rincari pari
a un decimo del prezzo d'ammissione. Il precedente aumento (del dieci
per cento al sud e di 100 per mille al nord) era stato deliberato per
far fonte alla buonuscita di un supermegamanager che andava in pensione.
Per venire incontro ai pendolari e agli utenti piu' disagiati e' stata
tuttavia esclusa dagli aumenti la tratta Decimomannu-Perdasdefogu.
________________________________________
Giornalismo. "Non so davvero se stamperemo ancora il Times tra cinque
anni, e, se vuole proprio saperlo, non me ne importa nulla. Internet e'
un posto meraviglioso e noi li' siamo leader" (Arthur Sulzberger,
direttore del New York Times).
_________________________________________
L'eccezione e la regola. 3 marzo, Tg1 delle 20. Un militare donna spiega
quanto sia importante la presenza dei militari italiani in Afghanistan,
parlando di progetti di cooperazione come se avesse studiato scienze
sociali e non tecniche militari. Un brivido mi percorre la schiena: se
con la destra all'opposizione c'e' bisogno di propaganda cosi' palese e
grossolana per continuare ad occupare l'Afghanistan, vuol dire che siamo
messi proprio male. Non faccio in tempo a riprendermi che nel servizio
successivo mi ritrovo davanti Massimo D'Alema: per lui un vergognoso
insabbiamento diventa una "occasione mancata" per gli Stati Uniti, e
ricorda come in occasione della strage del Cermis ci sia stata invece
una "piena assunzione di responsabilita'".
Ci vuole la fantasia di un grande statista e tanto pelo sullo stomaco
per definire "piena assunzione di responsabilita'" la sottrazione ai
tribunali italiani dei militari statunitensi che hanno impunemente
tranciato una funivia uccidendo 20 persone. In questo momento ho davanti
a me il sito dei familiari delle vittime del Cermis, e per un attimo
sono stato tentato di chiamare al telefono qualcuno di loro per
commentare queste dichiarazioni, ma queste persone hanno gia' sofferto
tanto e spero che la sparata del ministro degli Esteri non li abbia
raggiunti. Decido quindi di esercitare quel rispetto e quel silenzio che
altri hanno negato, e il mio telefono rimane muto. La ciliegina finale
sulla torta del Tg1 e' un servizio sulla manifestazione di Bologna
contro i CPT, dove i contenuti dell'iniziativa sono del oscurati per
fare spazio alla narrativa del disordine, e le telecamere inquadrano
piu' poliziotti che manifestanti. Non mi sorprende che un organo di
informazione governativo sia intriso di propaganda. Quello che mi
spaventa e' il silenzio che accompagna l'informazione-spazzatura, e la
rassegnazione di chi ormai considera il giornalismo corretto come
l'eccezione e non come la regola da rispettare. [carlo gubitosa]
Bookmark: htto://www.valdifiemme.it/comitato3febbraio
________________________________________
elixescrivimi@tiscali.it wrote:
< A proposito della Corda Frates, ho trovato su Google quanto segue:
"Esposti nel museo etnografico di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) i resti
dell'auto in cui si trovavano, il giorno della strage di Capaci, gli
agenti della scorta di Giovanni Falcone. L'iniziativa, che si deve al
circolo Corda fratres di Barcellona, ha suscitato qualche perplessita'.
Polemica Sonia Alfano, figlia di Giuseppe, il giornalista ucciso nel
gennaio del '93, che ricorda che del circolo faceva parte il capomafia
Giuseppe Gullotti, condannato come mandante dell'omicidio di Alfano e
che avrebbe fornito il telecomando per la strage di Capaci. Il sostituto
procuratore generale di Messina, Franco Cassata, animatore del "Corda
fratres", precisa che Gullotti e' stato espulso dal circolo appena si e'
saputo che e' un mafioso" >.
________________________________________
La Catena. Tardi, male e in fretta. Stavolta stiamo uscendo cosi': e'
tanto per dire che ci siamo ancora. A presto. :-)
[r.o.]
________________________________________
Ultimo wrote:
< Noi ci saremo ogni volta
che gli altri scappano,
ci saremo con gli occhi splendenti
di chi sa sognare e vuole sognare
perche' e' realista e con realismo disprezza questa realta', questa
antimafia di salotto, gestita
da professorini elitari e snob,
da toghe grige che alla lotta di strada
preferiscono la dialettica unilaterale
dell'insinuazione e della celebrazione
retorica. Questa antimafia arrogante
buttata nei programmi TV per fare audience offendendo
persone che non possono rispondere
e strumentalizzando eroi e martiri a loro uso e consumo.
A questo loro parlare per parlare, noi rispondiamo con il coraggio
di fare azione, ribellazione contro la mafia.
E come sempre guardiamo alle generazioni piu' giovani,
alla ribellione all'ingiustizia che vive e deve vivere senza
mediazioni nel cuore dei giovani, dei ragazzi del nostro Paese >
27 gennaio 2006 n. 350
________________________________________
Mafia e politica (e massonerie). Come La Panhard-Levasseur e la Belle
Otero, la "Corda Fratres" (Cuori Fratelli) era in grande auge negli
anni della Bella Epoque, quel felice decennio fra l'inizio del secolo e
la grande guerra (la prima Ultima Guerra, nonche' Guerra per la
Civilta', di una lunga serie; ma questo e' un altro discorso). Cosa
stavamo dicendo? Ah, si'. Che cos'e' la Panhard-Levasseur? Un'automobile
di allora, che filava alla ragguardevole velocita' di quaranta
chilometri orari. E la Belle Otero? Una ballerina dell'Opera che -
allora non c'erano le veline - si fece nientedimeno che il re del Belgio
e ne venne ricompensata con doni degni di lui (allora non c'erano
neanche le assunzioni in Rai).
E la "Corda Fratres"? Cos'era la "Corda Fratres"?. Nient'altro che
l'associazione giovanile della massoneria. Una specie di Rotary dei
giovani, ma molto piu' integrato nelle logge e molto piu' militante.
Fini' come tutto il resto: Toyota al posto delle Levasseur, le Gregoraci
al posto delle Belle Otero e.... un momento. Al posto della "Corda
Fratres" c'e' ancora la "Corda Fratres". Non a Parigi, non a Londra, non
a San Pietroburgo. Ma almeno a Barcellona Pozzo di Gotto, giu' in
provincia di Messina.
"Vabbe' - dici tu - Capirai...". Si', ma tutto e' relativo. Per tanta
gente, Barcellona puo' essere piu' importante di Parigi e di Londra.
Prendi Nitto Santapaola, per esempio. Che gliene frega a Santapaola di
Parigi e Londra? Ma levagli Barcellona e vedi come s'incazza. Ora
magari no, visto che e' in galera. Ma quand'era libero, dove credete che
si andasse a nascondere quando gli sbirri, eccezionalmente, venivano a
corrergli dietro? A Barcellona. Dov'e' che ammazzano una trentina di
tizi in pochi anni, senza che nessuno sostanzialmente ci faccia caso? E
dov'e' che di due capi di Ordine Nuovo (il gruppo armato fascista) uno
puo' finire dentro per traffico d'armi internazionale e l'altro diventa
un pezzo grosso, anzi grossissino della politica nazionale? Non a san
Pietroburgo, amici miei. Barcellona e' un paesino importante, almeno
quanto lo era Corleone "Tombstone" negli anni Sessanta. Di Barcellona e'
meglio non parlare. Uno che ci ha provato - il giornalista Beppe Alfano
- l'hanno ammazzato.
E proprio di Beppe Alfano si parlava qualche settimana fa, a Barcellona,
il sei gennaio. C'era la commemorazione della sua morte, organizzata dai
familiari, e si parlava (troppo liberamente, secondo alcuni) di mafia e
affari. E chi viene a rompere l'anima, a far gazzarra cercando di
silenziare gli antimafiosi e quelli che ricordavano Beppe Alfano. Quelli
di "Corda Frates": proprio loro. Ma guarda un po'. Roba estinta da un
secolo, piu' solitaria di un panda, dimenticati da Dio e dagli uomini,
da tempo immemorabile ai giardinetti... e improvvisamente si svegliano,
e guarda tu in che occasione. Capirete che uno s'incuriosisce, e cerca
di capire che sta succedendo a Barcellona.
Le cose che succedono sono due, una grossa e visibile e l'altra meno.
La cosa grossa e' che a Barcellona, da qualche mese in qua, e' nato il
movimento antimafia. Sara' grazie alla figlia di Beppe Alfano, sara'
grazie ai compagni come Tindaro e Dario, sara' che i ragazzi d'oggi sono
piu' svegli di prima, fatto sta che dalla primavera in questa tranquilla
citta' c'e' un diavoleto di pubbliche denunce, di incontri, di cortei.
Non che la maggioranza sia antimafiosa (ce ne vuole). Ma insomma, non si
sta piu' in pace come prima.
La cosa piu' piccola, e che si vede meno, e' che il comune di Barcellona
(inteso come assessori e sindaco: vale a dire, dati gli usi locali, come
parenti dell'onorevole Domenico Nania) vive sospeso a un filo. Non che
lo vogliano mettere in minoranza: qua la paura concreta e' che da un
giorno all'altro arrivino le guardie e sciolgano d'autorita' il comune
per... non per eccesso d'antimafia, insomma.
Il presidente in pectore della Commissione Antimafia, Beppe Lumia (in
pectore nostro, se permettete, poiche' era stato un buon presidente
della Commissione vecchia, senza guardare in faccia nessuno) l'aveva
detto chiaramente: una delle prime proposte che fara' la Commissione, se
Prodi vince, sara' proprio di sciogliere il comune di Barcellona. Poi
Prodi vinse, la Commissione antimafia non si fece, alla fine come dio
volle si ricordarono di rinnovarla ma non ci ando' Lumia. Ci ando' un
altro galantuomo, uno di provata esperienza e fede, che pero' di
sciogliere comuni a Barcellona non aveva mai fatto cenno.
Onde nei bar del paese, nei circoli dei - pochi - politici antimafiosi,
in tutti i consigli d'amministrazione legali e non, nelle cosche, negli
uffici, ai giardinetti e in tutti gli altri luoghi logistici della
societa' barcellonese, la grande domanda era: "E ora, che cosa faranno?
Scioglieranno il comune?". Suspence.
Finche' l'altro giorno - l'altro giorno: ormai, un paio di settimane
fa: ma i grandi eventi storici sono sempre appena ieri - arriva il Gran
Capo in persona, il braccio destro di Fini, il Mediatore, Colui Che
Organizzo' il Grande Inciucio con la famosa cena a casa di Letta:
insomma, arrivo' l'onorevole Nania (che la', al suo paese, s'e'
limitato a farsi condannare per un intrallazzuccio edilizio, roba da
niente: da un geniaccio cosi' ci saremmo aspettati di meglio. Ma nemo
propheta in patria).
L'onorevole scende dall'autoblu', sale sul palco e comincia a comiziare.
Sciogliere questo comune? Sghignazzata. No, non lo scioglieranno. Lo so
da fonte certa. Non glielo permetteremo mai noi di destra. Ma anche nel
centrosinistra... - pausa - nel centrosinistra... - sorriso - nel
centrosinistra insomma...
Insomma, nel centrosinistra siciliano e non - par di capire - non tutti
sono comunistacci feroci come quel Pio La Torre. Non tutti ammiratori
delle toghe rosse, di quei da gran tempo sepolti Falcone e Borsellino.
Non tutti giustizialisti fanatici come quel Lumia.
Troncare, sopire, reverendissimo padre. Sopire, troncare. Nel pubblico,
mentre il Capo parlava, passavano fra i sogghigni questi e altri nomi.
Non che qualcuno si sia permesso di parlarne male: ci mancherebbe.
Pero'.
C'e' un appello della famiglia Alfano, e di numerosi altri antimafiosi,
perche' venga sciolto il comune ecc. Lo trovate sul solito
http://www.ritaatria.it.
Lo scioglieranno? Non lo scioglieranno? E chi lo sa. Per fortuna, fra
poco il governo Berlusconi verra' battuto, avremo finalmente un bel
governo di centrosinistra e, qui in Sicilia, vedrete che razza di
pulizia fara' 'sto governo.
________________________________________
Privatizzazioni. Saranno Tanzi e Cuffaro a definire nei prossimi anni i
programmi del liceo. Dopo la controversa riforma Moratti-Berlinguer,
l'aziendalizzazione delle scuole continua senza lasciarsi distrarre dai
cambi di governo. In futuro, i consigli di amministrazione dei vari
istituti prevederanno infatti "la presenza di rappresentanti delle
autonomie locali e del mondo dell'impresa".
________________________________________
Infiltrati. Scandalo in Vaticano dopo la rivelazione dei trascorsi di
due vescovi molto noti in Italia, Tettamanzi di Milano e Micciche' di
Trapani. I due avrebbero avuto stretti rapporti con un gruppo radicale
ebreo-palestinese, per conto del quale avrebbero operato da parecchi
anni all'interno dell'epicopato italiano. La lora attivita' e' stata
smascherata da due incaute rivelazioni che i due si sono lasciati
sfuggire di fronte a testimoni: "Nessuna barriera dev'essere innalzata
contro gli immigrati" (Tettamanzi, in piena Milano) e "Non vogliamo
soldi dai politici, li usino per cose utili per la gente" (Micciche',
addirittura in Sicilia). Nell'alloggio di Tettamanzi e' stato rinvenuto
materiale definito "significativo" dagli inquirenti (fra cui quattro
cronache sui disordini in Palestina). Altri oggetti compromettenti sono
stati sequestrati al Micciche' che dormiva, sembra, sotto la
riproduzione di uno strumento per esecuzioni letali.
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Promemoria. Stanno in Sicilia i politici meglio pagati d'Italia e sono
gli assessori della giunta regionale, i cui stipendi lordi sfiorano i
quindicimila euri (trenta milioni di lire) al mese. In Sicilia, come nel
resto d'Italia, un terzo dei ricercatori scientifici guadagna circa
ottocento euri al mese.
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Stefani. Fassino: "Il partito non e' allo sbando".
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Stefani. Vicenza. "L'ora delle decisioni irrevocabili e' suonata".
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Pirateria Microsoft. All'inizio c'era il "no copyright", ovvero prendi
cio' che scrivo e fanne quel che ti pare. Poi pero' qualcuno ha pensato
che per umanizzare il diritto d'autore non era necessario azzerare i
diritti degli autori, ed e' cosi' che sono comparse le licenze di libero
utilizzo per il software e le altre opere dell'ingegno, che diventano
"fai quel che ti pare ma a certe condizioni". Tra le piu' famose di
queste licenze ci sono le Creative Commons, che permettono di proibire
utilizzi commerciali di lavori "liberi" o modifiche non concordate con
l'autore (non basta cambiare una parola di un libro per poter dire di
aver scritto un altro libro).
Ma che succede quando a violare queste regole sono proprio i paladini
del copyright, della cosiddetta "proprieta' intellettuale" e dello
sfruttamento economico delle opere dell'ingegno? Succede quello che e'
successo a Microsoft, sbeffeggiata in tutto il mondo per un maldestro
utilizzo di una foto pubblicata sul portale Flickr, che permette agli
utenti di condividere fotografie stabilendo precise condizioni di
utilizzo.
Niall Kennedy, un ex impiegato dell'azienda di Bill Gates, ha scoperto
che una delle sue immagini presenti su Flickr era stata pubblicata in un
blog della Microsoft, e ha voluto "punire" questo utilizzo commerciale
non autorizzato sostituendo il disegno originale con la foto di un nudo
dove il logo Creative Commons giocava il ruolo della foglia di fico.
Automaticamente anche l'immagine sul blog si e' aggiornata, rivelando
che il re dell'informatica e' ormai nudo di fronte alle sue stesse
contraddizioni.
"Hanno rubato una delle mie foto per metterla sul loro blog - ha
dichiarato Kennedy - e ho deciso di metterli di fronte alle conseguenze
del loro gesto. Io metto a disposizione le immagini e i testi che
realizzo con licenze Creative Commons sperando che questo aiuti altre
persone a raccontare storie migliori o a incrementare la loro
creativita', ma quando questi contenuti sono utilizzati violando i
termini delle licenze che utilizzo, la mia scelta e' quella di reagire
in vari modi, che vanno dall'invio di email fino alle azioni legali".
Tutti i dettagli della vicenda sono sul blog di Niall. [carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.niallkennedy.com
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Von Clausewitz. La guerra e' la prosecuzione della tivvu' con altri
mezzi.
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Made in Italy. Shenzhen, Cina. Proteste in una fabbrica italiana - la
DeCoro di Ricci - contro le cattive condizioni di lavoro. La direzione
ha fatto intervenire le guardie, che hanno malmenato tre lavoratori.
La protesta e' rientrata e la direzione italiana ha diramato un
comunicato di piena normalita'.
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AAA surplus militare vendesi - Astenersi perditempo e kamikaze
islamo-fascisti (perlomeno mandare un prestanome). In breve, la storia
e' questa: il Pentagono dismette armi, pezzi di ricambio eccetera,
facendo vere e proprie aste (surplus auctions). Surplus vuol dire che ne
han troppe; si vede che li' vendono a buon peso, tanto paga il
contribuente, e si arricchiscono gli amici degli amici.
I clienti? Il fior fiore dei faccendieri e trafficanti di armi mondiali.
Ad esempio un tizio pakistano, gia' condannato per esportazione di pezzi
di missili all'Iran, appena uscito di prigione ha comprato pezzi di
elicottero da una azienda che li aveva presi all'asta; destinazione...
Iran. Un altro caso: mediatori pregiudicati sempre per l'Iran comprano
pezzi di Tomcat, ma la Dogana li becca, e li rimanda (i pezzi) al
Pentagono. Il Pentagono che fa? Li rivende, no?! Con le etichette della
Dogana ancora appiccicate, ad un altro mediatore... in odore di Iran!!
Sembra una trama da Scaramellik o da film di Toto'? Possibile, coi
miliardi che spendono in "intelligence"? Falsa informazione da dare in
pasto all'opinione pubblica per coprire doppi-tripli-quadrupli giochi e
fanta-strategie militari? O solo gretta avidita', "business as usual"?
E che dite, glie l'hanno gia' venduta ad Ahmadinejad un'atomichina come
nuova, con una semplice triangolazione fra onesti commercianti? Cosi' si
puo' bombardarli subito, ed il "surplus" siamo sicuri che venga ben
utilizzato da genuini criminali democratici occidentali cristiani.
[alessandro paganini]
Bookmark:
www.iht.com/articles/ap/2007/01/16/america/NA-GEN-US-Military-Surplus
-Stings.php
________________________________________
Acqua. Rimpiangeremo le care vecchie guerre per il petrolio.
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California: Il governatore Schwarzenegger ha proposto di allargare la
copertura medica al 90 per cento della popolazione, compresi i bambini
figli di immigrati illegali. Il progetto prevede una copertura delle
spese da parte dei datori di lavoro che non offrono copertura sanitaria
e di ospedali e medici, tassati tra l'uno e il quattro per cento.
Divieto per le assicurazioni di rifiutare di coprire persone a causa
dell'eta' o delle condizioni di salute. Schwarzenegger inaugura cosi' il
primo grande tema di politica interna delle presidenziali del 2008.
[tito gandini]
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Ernesto wrote:
< Si' lo so, succedono cose ben piu' gravi nel mondo, su cui sarebbe
giusto protestare, ma visti i video con i maltrattamenti barbari e
ingiustificati sulle mucche in fin di vita da mandare ai macelli ritengo
giusto protestare per queste pratiche (a quanto pare diffuse in tutta
Italia) non comprando piu' carne bovina di provenienza italiana.
Approfittiamo delle norme per la mucca pazza (etichettamento con origine
delle carni bovine) per protestare contro gli allevatori italiani
inviandogli lettere cosi': "Cari allevatori, non siamo vegetariani, ma
se vogliamo mangiare una mucca non vuol dire che vi autorizziamo a
tortutarla e procurarle delle sofferenze barbare e inutili. NOI siamo
uomini e non bestie". Considerando il panico e le proteste degli
allevatori di polli, per un calo dei consumi isterico e passeggero,
penso sia giusto e influente uno sciopero dei cosumatori di carne di
mucca, almeno fino a quando non avremo risposte convincenti da parte
degli allevatori >
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Alessandro Paganini wrote:
< Le famose 2 molotov che "giustificavano" il pestaggio dei 93 ragazzi
alla scuola Diaz, molotov in realta' portate nella scuola da 2 agenti,
sono sparite. Et voila', puff! La prova non c'e' piu'! Promozione in
vista per i diligenti anonimi servi autori del riuscito gioco di
prestigio >
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Giuseppe G. wrote (a
www.nandodallachiesa.it):
< Sciascia? Pentirsi di che cosa?, chiedere scusa? Ma per favore, coloro
che chiedono cio' sanno di cosa stanno parlando? Io sono uno di quei
"poliziotti" che ha perso dei veri amici, che ha perso dei galantuomini
e ricordo bene le parole contro i "professionisti dell'antimafia".
Ricordo anche le etichette che appiopparono a Falcone e Borsellino: il
primo di sinistra ed il secondo di destra. Io ho avuto la fortuna di
conoscere suo padre e nello stesso tempo avere avuto la disgrazia
d'intervenire in via Carini e le posso assicurare, da palermitano,
d'essermi vergognato. Il Nostro paese dimentica molto in fretta, per
questo non chieda scusa a nessuno, lo faccia per gli uomini che hanno
dato la propria vita per avere una Sicilia davvero libera da
condizionamenti mafiosi. Io, rimango con la mia solitudine e col
pensiero rivolto a coloro conosciuti durante la mia attivita' e che non
sono piu' con noi, sino all'ultimo venerdi' in vita di Borsellino:
quella e' stata l'ultima volta che ho stretto la mano ad un galantuomo
siciliano >
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Addiopizzo wrote:
< E' stato eletto alla presidenza della camera penale della provincia di
Palermo Salvo Priola, prosciolto per assenza di prove sufficienti, ma su
cui pesanti sospetti sono stati raccolti dai giudici in un dossier
inviato all'ordine degli avvocati, che non ne ha tenuto conto, ignorando
il suo stesso codice deontologico. La Camera di commercio di Palermo
continua ad annoverare come vicepresidente Giuseppe Albanese, gia'
condannato per favoreggiamento in quanto nego' anche di fronte
l'evidenza, di aver pagato il pizzo >
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La settimana prossima esce "Casablanca". Scrivete per prenotare la
diffusione. Vi mandermo il pdf, ma se vendete (e comprate) qualche copia
non fa male. Questo numero antimafia sociale (Locri e Palermo), mafiose,
Senegal, un sacco di altre cose e - chicca - i fumetti di Bubi & Biani.
Aumentate le pagine, nonostante... beh nonostante tutto quel che potete
immaginare e anche qualcosa di piu'. A proposito, scusate per il ritardo
della catena. (Non capisco perche' da qualche tempo in qua faccio piu'
fatica a lavorare. Dev'essere colpa dei fascisti che mi allungano i
piani delle scale e mi mettono tutte la strade in salita, per farmi
venire il fiatone e sabotare cosi' l'avanzata delle forze
rivoluzzionarie)
________________________________________
C'E' UN NUOVO COMPAGNO
Ehi Pietro, bello che sei arrivato ora
ci sono un sacco di cose pronte a succedere nei prossimi 97 anni
basta dargli una spinta leggerissima - e tu gliela dai, no? (Poi ne parliamo)
Benvenuto ora qui sul terzo pianeta
non e' malaccio dopotutto basta riderci su
come stai facendo tu ora a modo tuo
Scusami se non ti offro un po' di questo vino
sei ancora troppo piccolo, dice tuo padre
(vedi quanto sono esagerati i grandi?)
pero' ci sara' tempo a bere insieme
tempo per tante cose forti e in compagnia
Ora non scrivo piu' perche' devo ubriacarmi e far festa,
mica ti offendi, no?
29 dicembre 2006 n. 349
La cinquantunesima stella. L'Italia comincia a somigliare all'Alabama anche nel
linciaggio. Quel che è avvenuto ad Opera nel 2006 - data storica, da segnare - è
infatti assolutamente identico a quel che succedeva in quel Paese intorno al
1906: i paesani che si riuniscono con le torce, le urla, le grida, i pochi
uomini dello sceriffo messi in fuga e la folla che si dirige vociando verso
l'accampamento dei negri e lo mette a fuoco. Certo, da noi è una novità e fa
ancora impressione: ma in capo a qualche anno, com'è successo in America, ci
saremo abituati.
Se si brucia una bandiera israeliana intervengono le massime autorità a
ricordare Auschwitz e a (giustamente) condannare l'antisemitismo. Se si brucia
un'intera tendopoli di zingari, al massimo è un episodio di cronaca: nè Prodi nè
Napolitano ritengono di dover andare sul posto a dir qualcosa. Eppure, Hitler
non ammazzava solo gli ebrei. Anche quello degli zingari è stato un Olocausto.
Leghisti, ex-fascisti di Aenne e fascisti doc di Forza Nuova si sono divisi
fraternamente il compito di portare torce e benzina e di appiccare il fuoco.
Ognuno con una sua logica precisa. Per i leghisti il problema principale è di
far dimenticare all'operaio lombardo com'è che è diventato disoccupato. La
Lombardia era terra di fabbriche e di diritti, di operai civili e produttori. E
organizzati fra loro: non era facile, prima della Lega, mettere i piedi in
faccia all'operaio lombardo.
Questo agli industriali non stava bene. Hanno preso le fabbriche e le hanno
portate in posti più tranquilli. E contemporaneamente hanno cominciato a fare un
gran polverone sul fatto che le disgrazie degli operai venivano dai meridionali,
dai marocchini, dai cinesi, da tutti fuorché da loro. Che nel frattempo
delocalizzavano quatti quatti.
Il compito della Lega, in tutta questa operazione, è stato di fare da vaselina.
E anche la caccia agli zingari va bene, purché non si pensi alle fabbriche
volate via.
Fascisti ex e fascisti doc la caccia agli zingari l'hanno sempre fatta, e non
c'è alcuna ragione per cui non vogliano farla anche ora. Quella agli ebrei
l'hanno dovuta smettere perché ora gli ebrei, bene o male, sono armati. Ma non
c'è uno Stato di Zingaria a cui render conto. Perciò, caccia aperta con la
benzina e i bidoni.
* * *
Chi sono, sociologicamente, quelli che vanno a dar fuoco - coi carabinieri
scappati, e col governo che non interviene - alle tende degli zingari? I capi,
li conosciamo: compaiono in tv e sui giornali, ma sono importanti politici, vip
privilegiati, su cui nessuno interviene. I seguaci, quelli che una volta
sarebbero stati le Sa, sono il quarantenne disoccupato, che non ha saputo
difendersi la sua fabbrica e ora se la piglia coi più disgraziati di lui, e il
ragazzotto trendly con mutande alla moda e telefonino. Quest'ultimo ha più o
meno la stessa età dello zingaro Sasha, che un paio di settimane fa morì in un
altro rogo di zingari, stavolta vicino Roma. Nel campo, scoppiato l'incendio,
non c'era come spegnerlo (mancando le prese d'acqua) e dentro una roulotte
c'erano la moglie di Sasha e i suoi genitori. Lui riuscì a tirar fuori i vecchi,
poi tornò dentro e morì con la sua donna nel fuoco.
Sedici anni. I sedici anni di uno zingaro e quelli di tanti fighetti italiani.
Picchiare un handicappato è una monelleria, degna di un po' di "attività
sociali" per punizione. Essere zingaro invece è un reato grave, come essere
negro in Alabama, da punire col fuoco.
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Spot a nazioni unificate. Chi salvera' le nostre menti dagli attacchi della
pubblicita'? Di sicuro non sara' il Parlamento Europeo, che a dicembre ha
emanato una direttiva sui servizi audiovisivi che attualizza la direttiva sulla
"Tv senza frontiere" del 1989. Il risultato e' stato un testo ambiguo, nel quale
la teoria degli alti principi legati alla cultura e al pluralismo si mescolano a
pratiche piu' tolleranti verso la pubblicita' occulta e l'affollamento dei
palinsesti. Non ci saranno limiti giornalieri alla quantita' di messaggi
pubblicitari, ma solo un vincolo sull'intervallo minimo tra una interruzione e
l'altra, che nel caso di programmi per bambini e' pari a 30 minuti. Le
telepromozioni non saranno conteggiate nei tetti pubblicitari, e il "product
placement", ovvero la presenza visibile di prodotti commerciali inseriti nel
contesto di un programma televisivo, sara' possibile all'interno di opere
cinematografiche, film e serie per la televisione e trasmissioni sportive,
aggiungendo un bel carico di pubblicita' occulta a questa deregulation
incontrollata. "Con questo voto, possiamo rimuovere lo svantaggio competitivo
delle produzioni europee rispetto a quelle americane". A parlare e' Ruth
Hieronymi, la relatrice della direttiva che a Strasburgo milita nel gruppo del
Partito Popolare Europeo. "Contemporaneamente, favoriamo più trasparenza e diamo
più informazioni al telespettatore che, generalmente, non è al corrente della
pratica del "product placement", ha aggiunto Hieronymi. In breve: ti frego, ma
almeno te lo dico. [carlo gubitosa]
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Calabria. Ancora un notabile locale arrestato per complicità coi mafiosi.
Stavolta è dell'Udc, si chiama Dionisio Gallo ed era il vicepresidente
dell'antimafia regionale.
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Natale. Un cane travolto da una macchina sulla Flaminia, presso Spoleto. Un
ragazzo corre a soccorrerlo. Arriva un'altra macchina e ammazza anche lui.
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Carriere. La famosa spia Caramella ("Prodi è un communista feroce. L'aggio
saputo da Stalinne in persona) da quale giornale sarà assunto, adesso? Quanta
carriera farà,nell'Ordine dei Giornalisti?
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Guzzanti. S'è dimessa Sabina. S'è dimesso Corrado. "Non ci scritturano più.
Siamo i peggio comici della famiglia".
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Promemoria 1. Negli ultimi tre anni in Italia i compensi degli amministratori
delegati delle principali società quotate in borsa sono cresciuti dell'ottanta
per cento. Nell'ultimo anno in Sicilia il trentuno per cento delle famiglie è
rimasto sotto la soglia di povertà (Istat).
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Promemoria 2. E' completamente sparita, sommersa dal mare, l'isola di Lohachara
nel Dolfo del Bengala. Evacuati i diecimila abitanti. La prima terra abitata
cancellata dal surriscaldamento del clima.
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Catania. Il 5 gennaio verrà consegnato il Premio Giuseppe Fava al giornalista
Fabrizio Gatti, per le sue inchieste sull'immigrazione. Il 6 febbraio avrà luogo
l'assemblea dell'antimafia sociale. Di seguito il volantino.
* * *
La Befana antimafia
Fino ad oggi i beni che la magistratura confiscava ai mafiosi sono sempre stati
assegnati ad associazioni, spesso gestite da ragazzi, con l'obbiettivo di
riqualificarli e renderli produttivi per la società di cui fino ad allora
avevano rappresentato centri di sfruttamento.
Eppure abbiamo assistito a casi in cui i beni confiscati sono stati riassegnati,tramite
associazioni di copertura agli stessi gruppi di potere che prima li
gestivano,vanificando gli sforzi della magistratura.
Su questi temi vige una sorta di silenzio omertoso da parte delle istituzioni,a
volte incapaci di gestire una limpida riassegnazione di queste proprietà, i cui
sistemi di selezione rimangono tuttora un mistero.
Sulla base di questi fatti vogliamo costituire un tavolo di lavoro, per stilare
un'agenda operativa di lotta alla mafia per il 2007,che abbia come primo
obbiettivo quello di rendere realmente efficace e trasparente il sistema di
assegnazione dei beni confiscati.
Parteciperanno al tavolo:
Osservatorio sulla mafia - Fondazione Fava - Itaca News - Casablanca -
Addiopizzo Catania - Giuseppe Cipriani (Ex Sindaco di Corleone) - Rosa La Plena
- GAPA - Iqbal Masih - CittàInsiemeGiovani - Grilli dell'Etna - Libera -
Federazione Giovanile Comunisti Italiani Catania
Dove: GAPA (Centro di Aggregazione Popolare), via Cordai, 47 (Quartiere S.
Cristoforo) Catania. Quando: 6 gennaio 2007, ore 18.30
________________________________________
Alcuni dei siti che riprendono la Catena pubblicano anche (e di solito la
mettono accanto) "La non violenza è in cammino", che è una faccenda simile alla
Catena solo che, invece di mafia, si occupa prevalentemente di problemi della
pace. Fra i pacifisti italiani è conosciutissima, esce ogni giorno (quasi
millecinquecento numeri), pubblica documenti straordinari e conta su
collaboratori prestigiosissimi, da padre Zanotelli a Lidia Menapace. Un modello,
insomma. Lo dirige Peppe Sini, di Viterbo, una delle figure storiche del
"movimento" italiano: diciamo che è per il pacifismo quel che per l'antimafia è
Umberto Santino o che è stato Dino Frisullo per gli immigrati.
Bene, da un paio di settimane Nonviolenza in cammino non esce per "problemi
tecnici" che sono, se ho capito bene, legati alla salute di Beppe. Perciò vi
pregherei di scrivergli, di esprimergli solidarietà e anche di fargli capire che
noi, suoi lettori, vogliamo tornare a leggere al più presto il suo giornale. Io
personalmente non vedo l'ora.
(I numeri passati li trovate su: lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html)
Write to: Beppe Sini <nbawak@tin.it>
oppure "Centro di ricerca per la pace", strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
________________________________________
Max wrote:
< Caro R., ho ricevuto come al solito la tua e-zine e devo farti qualche piccolo
appunto. Ti ho già scritto altre volte, non sono elettore di centrosinistra ma
mi va di ricevere la tua e-zine per leggere, sviluppare criticare e spesso
elogiare. Ti scrivo in relazione a ciò che scrivi sulla mafia e sull'antimafia,
alla destra (o parte di essa) e ai suoi valori. Non condivido l'equazione Destra
uguale mafia. Vi siete eletti a portatori di pace, poi di democrazia, poi di
solidarietà, poi di libertà. Vi siete fatti prima portavoce dell'antifascismo e
ora dell'antimafia. Vi siete arrogati il diritto di portare in piazza queste
bandiere e affiancarle alle vostre. "Sti stronzi del centrodestra... come si
permettono loro, capeggiati da quel dittatore di Berlusconi, a farsi portatori
di valori così alti?".
Eppure caro R. non siamo tutti fascisti o mafiosi o razzisti, non siamo tutti
guerrafondai. Non ho in casa la bandiera arcobaleno, simbolo della vostra pace,
ma non ce l'ho semplicemente perchè voi l'avete affiancata alle vostre bandiere
di partito. A casa mia è esposto in tutta la sua nobiltà il tricolore, quel
tricolore che ha rappresentato l'antifascismo, i valori di pace e di libertà e
pure l'antimafia, un segno di appartenenza ad uno Stato che vuole essere Stato
dappertutto, anche in Sicilia dove lo stato non c'è.
Penso che per combattere la mafia in Sicilia sia il caso che tutte le voci non
mafiose sia di destra che di sinistra si ritrovono su dei valori comuni (non
dico ideali perchè abbiamo ideali lontani anni luce) e il primo di questi valori
è quello della libertà. E' necessario che ognuno di noi lasci da parte i
preconcetti per trovarci uniti in quei valori che uniscono donne e uomini di un
grande paese libero e democratico quale è il nostro. E' ora che tralasciamo di
porre equazioni come quella sopracitata perchè non fanno che esaltare e
infiammare una parte instaurando invece un senso di rabbia e di ribellione
dall'altra.
Spero che tu non me ne voglia per i miei giudizi.Non sono elettore di
centrodestra in quanto di destra, ho sempre avuto una forte avversione al
fascismo, mio padre è stato ed è un compagno. Non sono anticomunista di natura o
per pregiudizio,sono un moderato che guarda a un certo tipo di riformismo
diverso da quello di cui la sinistra si fa portatrice. Ti scrivo che è il giorno
di Natale e per questo di faccio i m igliori auguri,anche quelli di buon lavoro
(che mi dà molto da leggere e analizzare).
________________________________________
giusticlaudio@aliceposta.it wrote:
<Il governo giapponese ha, come al solito, approfittato delle feste per compiere
un atto di terrorismo. Quattro disgraziati, che ogni giorno per decenni hanno
atteso il boia, sono stati impiccati senza preavviso. Il boia è arrivato e li ha
uccisi. Non hanno avuto il tempo di salutare i parenti e gli amici, non hanno
avuto modo di avvisare l'opinione pubblica e i loro avvocati. Non hanno avuto la
possibilità di ricevere un conforto religioso. Hanno avuto appena il tempo di
raccomandarsi l'anima a Dio >
________________________________________
Associazione Rita Atria <info@ritaatria.it> wrote:
< Pino Masciari, testimone di giustizia, è costretto a lasciare a casa moglie e
figli perché mancano le blindate. A disposizione solo una macchina blindata ed
una normale (non blindata). Chi doveva salire sulla macchina non blindata? Pino
Masciari no, perché è lo scortato.... allora la moglie e i figli? Chiaramente
Pino Masciari amando sua moglie e i suoi figli ha deciso di scendere da solo. I
bambini di Pino Masciari dovranno aspettare ancora per riabbracciare i suoi
nonni e i suoi zii....
Grazie Stato per l'ennesimo regalo di Natale.
(Intanto i ragazzi di ACMOS, Libera Piemonte, che da anni stanno accanto a Pino
e alla sua famiglia, partono domani mattina (27 dicembre) per la Calabria per
non far sentire solo Pino nel suo viaggio che lo vedrà presente alle iniziative
di inaugurazione di Libera a Vibo Valentia. Grazie Ragazzi) >
________________________________________
Dulcino <pinoconte3@virgilio.it> wrote:
< Ma insomma dove stanno gli euri per fare un quotidiano? E a Catania chi vuole
contrastare la lobby di Ciancio & C.? Anche solo per interesse personale ed
economico (tralasciando morali, culture e lotte alla mafia varie...), dove trovi
nella connivente e provinciale Catania un gruppo di imprenditori disposti a
scommettere su un quotidiano? E i giornalisti dove sono? Sarebbero disposti a
tornare a Catania, a riscommettere? Quanti nuovi giovani apprendisti, oggi,
sarebbero pronti a non guadagnare una lira, a rischiare la pelle, ad affrontare
ostracismi o altro? Egregio Riccardo è triste tutto ciò. Ma un conto è un
giornale on line, un conto è pubblicare un quotidiano >
* * *
Appunti per un nuovo giornale (Lucio Tomarchio, 1995)
Maturità delle tecnologie: Interfaccia grafica Mac/Win vicina all'utente.
Autoistruzione. Elaborazione di prodotti semplici (testi, disegni, ecc.).
Elaborazione di prodotti più complessi (ipertesti, giornali, ecc.).
Grafica per oggetti: Finestra. Oggetto. Mouse. Mano. Spostamento.
Raggruppamento. Prodotto finito. Grafica, oggetto, ipertesto. Nuova cultura.
Giornale modulare: Stanza. Computer. Elaborato. Altra stanza. Computer.
Elaborato. Assemblaggio. Prodotto finito.
Nuovo giornalista: Scrittura per analogia. Produzione di testi e di ipertesti.
Assunzione dalla realtà e dalla virtualità.
Nuovo pubblico: Abitudine a interfacce diverse dal piombo. Interesse verso
quanto non canonico.
Reti: Downloading. Acquisizione. Commistione. Fusione e sinergia. Contatto.
Produzione culturale.
________________________________________
Pippo P. wrote:
Prima che vi uccidano
< Capisca pure chi lo vuole
che i tempi cambiano sotto il sole
vola la sabbia sui portoni giace la rabbia sugli altari.
Capisca pure chi lo vuole
ma quanto sangue per le strade
quanti fratelli da ricordare in nome di cosa o di chi.
Capisca pure chi lo vuole
prima che arrivino
prima che vi uccidano
Capisca pure chi lo vuole
l'intenditore ha poche parole
da regalare ai larghi sorrisi ed alle intese scacciacrisi.
E dimmi da che parte stai tu intrepido aquilonista
che osservi placido dalla giostra
e non ti butti nella mischia?
Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato
getti la maschera sul selciato
alzi il cappello dell'innominato
sputi sull'anima dei sanza fiato.
Capisca pure chi lo vuole
adesso prima che arrivino
prima che vi uccidano.
Perchè i maestri dell'inganno vivono sempre in alto
e vi vedono arrivare anche di notte o all'imbrunire
da regalare ai larghi sorrisi ed alle intese scacciacrisi.c'hanno il sorriso
dell'attore
le parole giuste per salutare
una carezza per colpire una certezza per mentire.
E danno tempo per pensare
e tempo ancora per continuare
lo sguardo teso all'infinito hanno un coltello per amico
perchè i maestri dell'inganno
sanno capire e sanno comprare
laddove il cuore della gente
ha smesso di battere e levare
Capisca pure chi lo vuole
prima che arrivino
prima che vi uccidano >
Bookmark:
www.pippopollina.com
22 dicembre 2006 n. 348
________________________________________
Il partito dell'antimafia, in Sicilia e al sud, conta circa il
quindici-venti per cento dei voti. Non e' un partito politico, e non lo
sara' tanto presto: e' semplicemente l'insieme delle persone i cui voti
sono relazionati anzitutto alla volonta' di contrastare il principale
problema che vivono, lo strapotere mafioso. Questi voti sono in massima
parte di centrosinistra ma non coincidono organizzativamente con esso.
Ci sono anzi diverse zone del sud in cui la forza organizzativa, e i
voti, della societa' civile organizzata superano quelli della sinistra
ufficiale. A Catania e a Messina, per esempio, la sinistra ufficiale e'
ormai sotto il quindici per cento; e sopravvive elettoralmente quasi
esclusivamente grazie agli antimafiosi di base. I cui voti pero' non sa
gestire, e continua a riceverli solo per la paura incombente di una
destra mafiosa.
E' la classica situazione del "partito che non c'e'". Quella che, nei
primi anni '90, porto' alla rapidissima crescita della Rete. Fu un
episodio esemplare: e' fallito per due motivi precisi. Il primo, che la
Rete rinuncio' prestissimo a essere una rete, per trasformarsi in
partito tradizionale. Il secondo, l'incontrollato leaderismo, che allora
si chiamava carisma. Quelli che avrebbero potuto essere, e inizialmente
erano, i portavoce e gli aggregatori di un larghissimo movimento
popolare finirono per essere dei notabili come tutti gli altri: onesti,
coraggiosi e pieni di buone intenzioni ma sostanzialmente oligarchici,
nel quadro della vecchia politica e della vecchia cultura.
Con tutto cio', sulla Rete c'e' molto da riflettere. E' una parola molto
meno strana di prima. Intanto, oggigiorno e' molto piu' facile pensare a
una rete - oggi che abbiamo l'internet - che a una Rete.E poi, gli
errori insegnano. Stavolta, per esempio, se dovessimo eleggere dei
parlamentari - o dei sindaci o dei consiglieri locali - staremmo
attentissimi a non farne dei notabili, a non metterli su un piedistallo.
Potremmo (per esempio) pre-obbligarli a dimettersi dopo due anni,
creando cosi' una figura nuova di politico non-professionale,
controllato non solo da strutture "di partito" (che potrebbero anche non
esserci) ma proprio dalla rete. Potremmo decidere in rete, ogni mese o
due, le cose da fare (i "tavoli dei partiti" diventerebbero obsoleti).
Creeremmo una classe politica intermedia di alcune decine di migliaia di
persone, serie, non prive d'esperienza e di creativita', collegate fra
loro.
Potremmo. Probabilmente lo faremo spontaneamente, quando il
centrosinistra finira' di rilocarsi, fra un anno o due. Probabilmente
cominceremo a farlo proprio qui dal sud (dalle parti di Locri e' gia'
nata una "rete per la Calabria"). Intanto non rassegnamoci per sempre a
votare Crisafulli per paura di Cuffaro, perche' e' una situazione
forzata, che non puo' durare. Il compito di chi ha memoria, in questa
momento, e' esattamente questo: accettare il meno peggio per ora
(nessuno ha voglia di fare il qualunquista o di favorire le destre), ma
sapendo che e' un "meno peggio" e che e' un "per ora". E sapersene
ricordare al momento opportuno.
* * *
Il principale sostegno dei poteri di fatto, al sud, e' il sistema dei
media, che sono o integrati o collusi. Ma non per colpa dei Ciancio:
per colpa nostra. L'informazione di destra, infatti, e' debolissima:
giornali poco venduti, giornalisti impopolari. Ma quella di sinistra non
riesce a mettersi insieme. Un "giornale" di sinistra - nel senso attuale
della sinistra: e cioe' antimafioso - avrebbe un bacino di lettori, da
subito, molto maggiore di quelli del potere. Gli basterebbe di esistere.
E non esiste solo perche' noi siamo divisi. Oggigiorno, peraltro, un
giornale non ha neanche bisogno di essere di carta (solo di carta) per
essere tale. C'e' - ancora una volta - la rete. Eppure non riusciamo a
usarla. Piagnucoliamo sulle nostre debolezze, ma poi restiamo ognuno per
conto suo.
* * *
Ecco, l'anno che viene per me sara' un altr'anno di lavoro per queste
due cose precise: un "partito" (che non dev'essere assolutamente un
partito) e un "giornale" (che non dev'essere un giornale). Due cose
possibili, del tutto alla nostra portata, a patto di stare in rete e di
aver testa dura; e di essere nel Duemila e non - come i partiti e i
giornali di ora - in un punto imprecisato del Novecento. In fondo non e'
importante sapere se i giardinieri siano pochi o tanti, perche' alla
fine l'albero, un po' piu' presto o un po' piu' tardi, cresce da solo.
Pero', se crescesse prima sarebbe un bene.
* * *
Il quotidiano online (non un sito ma un pdf da trasformare, dove
possibile, in un free press) partira', su queste basi, fra poco piu' di
un mese. Puo' esistere solo a patto di essere policentrico, cioe' di non
appartenere a nessuno - esattamente come l'internet - e di raggruppare
dal'imprinting tre-quattro esperienze pilota. Non sara' in concorrenza
con nessuno, fra le testate attuali della sinistra e della societa'
civile, perche' rispetto ad esse sara' tecnicamente un'altra cosa. Non
un'altra diligenza a cavalli, in concorrenza con le altre, ma - se ci
riusciremo - uno sciame di biciclette.
* * *
E Casablanca? Cerchiamo di ristrutturarlo, di farlo diventare - da
quella coraggiosa rivista siciliana che e' - il giornale dell'antimafia
sociale, dappertutto. A Catania, a Palermo, in Calabria, a Roma facciamo
delle redazioni locali, che si autogestiscano delle pagine e in cambio
contribuiscano proporzionalmente alle spese di stampa. Si puo'? Secondo
me, le forze ci sono gia' (Centro Impastato, Addiopizzo, movimento per
la casa di Palermo, Telejato; rete per la Calabria, ragazzi di Locri;
gruppi del RitaExpress, Cuntrastamu, Censurati.it, IoStoConFalcone: ma
questo e' un elenco brevissimo e parziale) e sono forze che gia' ora
lavorano e con cui, in un modo o nell'altro, gia' siamo in contatto
(vedi il convegno di novembre). Lavorano separatamente, ma io credo che
prima o poi comprenderanno l'esigenza di fare rete: un giornale cosi',
prima ancora del quotidiano in rete, potrebbe essere un passo
grossissimo su questa strada, e potrebbe essere fatto da subito, senza
problemi.
Questa, naturalmente, e' solo una proposta. Ma e' una proposta
realistica, che potrebbe cambiare molte carte in gioco gia' da ora.
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Informazione libera. Cioe', senza una lira. Ma se Liberazione
contribuisse ad essa (tanto per dire) col dieci per cento dei contributi
che riceve come organo di partito? E l'Unita'? E... Beh, un pensierino
su una cosa cosi' mi fa gia' sorridere.
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Sondaggi. Governo scende, governo sale. Governo imbranatissimo ma - "es
el nuestro gubierno". Prodi ricorda sempre piu' don Manuel Azana. Chi
e'? Beh, cercatevelo da voi, comunque era uno dei nostri.
(C'era un sacco di gente in Cile, ai funerali di Pinochet. Brave
persone, di quelle che vedi qui in giro col Giornale in mano.
Rimpiangono il dittatore e di notte non dormono "perche' arrivano i
comunisti").
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Sinistra. Si parla di piu' del partito democratico o della lotta alla
mafia?
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Destra. Tutto dicono di Berlusconi, meno cio' che davvero e': l'uomo
piu' ricco d'Italia, semplicemente.
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Carnevale. Se il marito picchia la moglie (testimone di Geova) "in un
contesto di dissidio fra i coniugi derivante dall diverso credo
religioso" non e' reato: l'ha stabilito la Sesta sezione della nostra
allegra Corte di Cassazione, che prossimamente si arricchira' forse di
un nuovo presidente, il nemico di Falcone Corrado Carnevale.
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Gesu', Maria e il Bambinello. In Veneto li buttano fuori dai
supermercati, visto che non li vuole piu' nessuno. A Napoli li rubano
con la fiamma ossidrica (quelli del Settecento, opere d'arte). Insomma,
non c'e' piu' religione. Comunque, nella mia stanza quest'anno si fa il
presepio. E non t'azzardare a dire "nun me piace".
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Accordo. Fra le forze politiche e religiose, sui controversi temi
dell'eutanasia e dei gay. I gay potranno essere sottoposti a eutanasia
senza problemi, mentre i malati terminali potranno essere liberamente
adottati dalle coppie gay che ne facciano richiesta.
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Antimafia. "Sono ormai trascorsi 10 anni dalla piu' grande tragedia
(accertata) nel Mediterraneo dal dopoguerra a oggi. Sin dai primi giorni
dal naufragio di 10 anni fa, grazie alle denuncie dei superstiti, dei
parenti delle vittime e di Dino Frisullo abbiamo iniziato a chiedere
verita' e giustizia. In questi lunghi anni il processo contro i
responsabili a Siracusa (la prossima udienza si terra' il 20/12)
pigramente e' andato avanti correndo il rischio d'arenarsi, mentre e'
iniziato da alcuni mesi un nuovo processo a Catania contro il capitano
della Yohan El Hallal". Il 26 pomeriggio manifestazione a Portopalo
indetta da Attac, dalla Rete Antirazzista Siciliana, e da Senza Confine.
Info: catania[at]attac[dot]org - 380.3266160
_______________________________________
Studenti iraniani. Interessano a nessuno? Sono quelli che hanno
protestato contro il regime integralista-fanatico del loro paese, e
alcuni di loro a quest'ora probabilmente sono gia' in galera. Non hanno
avuto molto sostegno dagli studenti italiani, e questo e' un male. Ne
parla solo Massimiliano Coccia, un ragazzo dell'antimafia, nel suo blog
Fuoridicasa: "Se gli studenti iraniani chiamano, l'Italia risponde?".
Bookmark: http://fuoridicasa.desus.it
________________________________________
Solidarieta'. San Libero aderisce allo sciopero dei giornalisti italiani
e per solidarieta' si astiene - ma solo per oggi, e molto a malincuore -
dall'"io 'avevo detto" liberalmente elargito, di solito, ai colleghi.
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Campionato. Quello delle citta' piu' di merda d'Italia quest'anno l'ha
vinto Catania (Sole-24Ore) scavalcando brillantemente Messina che s'era
aggiudicato il campionato l'anno scorso. Catania, fra i capoluoghi
italiani, e' centotreesima su centotre'. Ha una sinistra che, tutta
insieme, arriva al dodici per cento dei voti, e se ne vanta. E io, con
queste cifre, che sto ancora qui a predicare.
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Auguri. Al Sud il settanta per cento dei poveri italiani, secondo
l'Istat. La maggior parte delle famiglie povere stanno in Sicilia (il
30,8 per cento della popolazione) o nelle altre regioni amministrate
dalla mafia.
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Ventidue dicembre. Oltre ad essere il mio compleanno, e' anche il
"Global Orgasm Day". Il giorno cioe' in cui, su iniziativa di Donna
Sheehan e Paul Reffer (due fricchettoni californiani, piu' o meno della
mia eta'), tutti i pacifisti, i progressisti, gli artisti e gli uomini
(e donne, e mezzi-mezzi) di buona volonta' di tutto il mondo sono
ufficialmente invitati a far sesso contemporaneamente, concentrandosi
tutti insieme sul pensiero "quant'e' bella la pace". Questo
scientificamente dovrebbe produrre un flusso d'energia cosi' potente
(S.G.O., "Synchronized Global Orgasm) da fermare le onde negative che
attraversano il pianeta e che causano tanti guai, dalle inondazioni ai
terremoti. Beh, io non sono uno scienziato ma (se trovo chi
m'accompagna) tentar non nuoce.
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Andrea wrote:
< Ho 24 anni, mi sono laureato in Scienze Politiche l'anno scorso ed ora
vivo in Francia, perche' ho sentito la necessita' di staccarmi dal mio
Paese per poterlo osservare con sguardo piu' analitico. Ma la mia non e'
una fuga, anzi: l'anno prossimo tornero' in Italia per studiare
giornalismo, ed ho intenzione di lottare come ha fatto lei per non
lasciare la mia patria nello stato pietoso in cui versa ora. Scrivo per
ringraziarla della raccolta di articoli che lei ha pubblicato, dal
titolo "Mafia e P2". Non e' facile trovare questo tipo di informazioni,
perche' come lei ha giustamente osservato si puo' parlare di P2, si puo'
parlare di mafia, ma delle due cose insieme non se ne parla mai >
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alessandro.paganini[at]cheapnet[dot]it wrote:
< Sul G8 di Genova forse non e' stata ancora messa bene in luce una
semplice considerazione. I "danneggiamenti" sono stati di 2 tipi: danni
a cose, e danni a persone. Ma la gravita' dei due tipi di reato e' ben
diversa, e chi ne capovolge il peso relativo - per "giustificare"
lesioni e lesori - dice il falso. Un conto e' un'auto sfasciata, ben
altra cosa e' una testa sfasciata. La prova la potete fare - tutti -
immediatamente: pensando alla vostra auto, e alla testa di vostro
figlio >
________________________________________
N. wrote:
< Ho letto la proposta per aderire al consumo critico e come proposta
non e' niente male essendo pure io commerciante ed esposto a mille
rischi per guadagnare il pane. ho letto pure varie proposte per
combattere la criminalita' come quella di disporre piu' forze
dell'ordine sul territorio ed altro, ma il vero problema e' di dare pene
severe a chi commette i reati di associazione mafiosa finalizzata
all'estorsione e reati simili, perche' fra indulto, prescrizione,
arresti domicialiari e vari sconti di pena chi commette il crimine sa
realmente che la passera' sempre franca o quasi. per questo motivo il
commerciante ha paura di denunciare, perche' poi sa che si ritrovera' di
nuovo il suo aguzzino sotto casa libero e felice >
________________________________________
Chris wrote:
< Seguendo il semplice consiglio di un famoso maestro zen, ho finalmente
trovato la pace interiore. Il maestro diceva: "Il modo per raggiungere
la pace interiore consiste nel portare a termine tutte le cose che
abbiamo iniziato". Cosi mi sono guardato attorno a casa, per vedere
tutte le cose che avevo iniziato e lasciato a meta'... e prima di venire
al lavoro, questa mattina, ho finito: una bottiglia di Morellino di
Scansano, il Pampero, una boccia di grappa, la vodka, due grammi di
pakistano e una confezione di mozzarelline di bufala. Non avete idea di
come mi sento bene adesso... Passate questo messaggio a tutti coloro che
hanno bisogno della Pace Interiore... e buon Natale a tutti voi... >
________________________________________
Persona dell'anno. Ce l'ho qui, nella stanza accanto. Graziella Proto e'
quella che ha fondato (a forza di debiti personali) e dirige Casablanca,
la novita' giornalistica di quest'anno in Sicilia, e forse non solo qui.
L'altra volta, a Catania, hanno fatto un ponderoso dibbattito su
donne-giornaliste, donne-politiche, donne-importanti. Lei, ovviamente,
non ce l'hanno invitata. E nemmeno a tutti altri dibbattiti, cerimonie,
elucubrazioni, incontri con cui l'oligarchia (anche "di sinistra")
locale celebra se stessa. Lei, che e' giornalista da vent'anni (e che
giornalista! era ai Siciliani) sorride e tira avanti. Le cose di cui
parliamo, amici miei, camminano anche perche' c'e' lei qui. Quante
chiacchiere, in questo paese. E quante poche Grazielle.
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Ultimo wrote:
< E' chiaro che la lotta alla mafia
richiede coraggio.
Il coraggio di
rifiutare quello che gli altri chiedono
il coraggio di rifiutare quello
quello che fa comodo
quello che ci allontana dalla strada dei poveri e degli oppressi
per salire sul carro di chi celebra, di chi ostenta, di chi sfrutta >
13 dicembre 2006 n. 347
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Tanti anni fa il Giornale di Sicilia - politicamente vicino ai cugini
Salvo - ebbe la buona idea di pubblicare i nomi e i cognomi di tutti gli
esponenti del Coordinamento Antimafia di Palermo, corredati dai
rispettivi indirizzi di casa e da ogni altra utile indicazione.
Aggiungendo che in realta' questi quattro fanatici - di cui vedi elenco
nominativo - non rappresentavano nessuno e che il movimento antimafia in
realta' non esisteva.
Adesso, il presidente del consiglio regionale calabrese, che si chiama
Giuseppe Bova e che purtroppo e' diessino (torneremo su questo
particolare) sostiene che il movimento dei ragazzi di Locri,
"Ammazzateci tutti", in realta' non esiste ed e' composto solo da
quattro estremisti fanatici che non contano niente. E ne da',
ovviamente, i nomi: il primo e' Aldo Pecora, che e' un ragazzo di
vent'anni e ha avuto il grave torto di fare alcune domande pubbliche
sulla personale correttezza di alcuni politici calabresi.
Locri, come sapete, e' un posto mite dove se qualcuno ti accusa di
essere l'unico e decisivo esponente di un movimento antimafia puoi
girare tranquillo per le strade, sicuro che nessuno ti fara' niente. E'
come se Bova avesse detto, poniamo, a Stoccolma "Guardate che questo
Pecora e' il capo dei vegetariani e se togliete di mezzo lui nessuno
contestera' piu' le bistecche". Percio' egli ha fatto benissimo a
intimidire pubblicamente Aldo, a metterlo a bersaglio della 'ndrangheta
e a dire "se vi stanno antipatici i ragazzi di Locri, prendetevela solo
con lui".
Bova, nella sua veste di politico, e' inquisito per coserelle, ma in
questo non c'e' niente di male perche' piu' di meta' dei consiglieri
regionali lo sono come e piu' di lui. I pochi consiglieri incensurati,
alla bouvette della Regione, si sentono - come dire - un po' isolati.
Percio' puffano appalti, coseggiano coi mafiosi, spampuncano il pubblico
denaro, solo perche' bisognosi d'affetto da parte dei colleghi gia'
inquisiti. Bova non fa eccezione ma - lo ripetiamo - a differenza dei
ragazzi di Locri noi siamo uomini di mondo e quindi non solo non lo
condanniamo ma addirittura lo incoraggiamo: "Bravo Bova, continua cosi'
e un giorno sarai piu' famoso di Cuffaro e ti faranno anche i film".
Ma perche' e' cosi' importante che Bova - uno che denuncia alla
'ndrangheta i capi del movimento antimafia - e' diessino? Forse perche'
"ormai sono tutti uguali"? No. E' un fenomeno tipico del Ds meridionale,
ed e' esattamente lo stesso fenomeno che si verificava nella vecchia Dc.
La Dc, partito interclassista, organizzativamente era una struttura dei
notabili. Un territorio, un notabile: ognuno, statisticamente, con le
caratteristiche sociologiche del ceto medio (poiche' la Dc era un
partito di ceti medi) del suo territorio. In Veneto, cosi', avevi un
Rumor pacioso che rappresentava piu' o meno il professionista cattolico
del trevigiano o di Rovigo. C'era una borghesia cattolica, in Lombardia,
da sempre iperattiva e colta, ed eccoti i vari Bassetti. A Torino
(operai, Acli, sindacato) Donat-Cattin. In Sicilia o in Campania, dove
il notabilato locale era quel che era, spuntavano i Lima e i Gava.
Molti anni dopo, quando il partito socialista cambio' - come si disse
allora - da una razza all'altra, il meccanismo fu piu' concentrato nel
tempo, ma sostanzialmente eguale: nel vecchio partito di notabili i ceti
notabilari "moderni" subentrarono a quelli tradizionali, il nuovo
commercialista al vecchio medico condotto.
Quanti operai evoluti ci sono adesso nel ceto dirigente del Ds
meridionale? Quanti professionisti "tecnici" - insegnanti, impiegati,
ingegneri - e quanti legati invece alla gestione del denaro? Come si e'
trasformato sociologicamente il notabile meridionale, e quello "di
sinistra" in particolare? Visto che ormai di interclassismo si tratta, e
*dunque* di notabilato locale (gia' ora che ci sono ancora i partiti:
figuriamoci quando ce ne sara' solo uno, il famoso "partito
democratico") la questione non e' di poco peso.
Io penso che il notabilato di sinistra, al sud, sia gia' in gran parte
un notabilato d'affari; non lo castra il moderatismo, ma proprio il
posizionamento sociale. La sinistra giovanile di molti paesini del Sud,
che non e' fatta di notabili ma (finche' non vengono eventualmente
cooptati) di ragazzi, pur con la stessa linea politica formale, si batte
contro la mafia con coraggio e determinazione.Il difetto, evidentemente,
non sta nella politica ma in chi la incarna.
E quando un pezzo di societa' si ribella - sostanzialmente e non solo
"politicamente", come da noi - e comincia a contestare il potere, e'
visto automaticamente come un nemico, da questo notabilato. E viene
denunciato come tale. Bova, percio', non ce l'ha coi ragazzi di Locri
perche' siano "estremisti" (Dio sa che non lo sono affatto) o perche'
siano di altri partiti (la maggior parte di loro, probabilmente, vota
proprio Ds). Li teme proprio perche' sono antimafiosi, e dell'antimafia
riprendono istintivamente il contenuto piu' profondo, la lotta alla
gestione incontrollata e padronale del potere. Abbastanza per
combatterli, come vedete, senza starci a pensar troppo su.
Bova, che e' (non da gran tempo, in verita', e alla fine di un percorso
abbastanza tortuoso) "di sinistra", per fortuna si limita a combatterli
con le parole, anche se la sua professionalita' di politico
evidentemente non e' abbastanza profonda da insegnargli la pericolosita'
dell'uso incontrollato delle parole.
Non volendo maramaldeggiare, ci asteniamo dall'elenco dei casi (spesso
anche penalmente rilevanti) in cui sono stati coinvolti, negli ultimi
dodici mesi, notabili di quel partito in quella zona. Ne attribuiamo
l'origine, ripetiamo, non al partito ma all'imprinting sociale.
Osserviamo pero' che Bova avrebbe dovuto essere pubblicamente censurato
dal suo partito gia' a agosto, quando nella regione Calabria - col suo
contributo determinante - si ebbe il silenziamento d'autorita' di tutte
le informazioni via internet su tutte le attivita' della Regione.
Appalti, consulenze, pubblici esborsi, in Calabria divennero di punto in
bianco - come nella Calabria vicereale, o come in Cina - "arcana
imperii". Questo non si sarebbe dovuto tollerare; ed e' stato tollerato.
Il Ds nazionale, in questo, e' stato inadempiente.
Adesso un'ulteriore tolleranza e' impossibile, visto che il sostanziale
fascismo di Bova - del notabile Bova - si estrinseca non solo in un
imbavagliamento delle notizie, ma anche in un pericolo fisico per i
dirigenti del movimento antimafia, i vari ragazzi di Locri e i loro
amici. Percio' tutte le critiche per Bova (nel senso e coi limiti che
abbiamo detto) non possono piu' fermarsi in Calabria ma risalgono
l'autostrada e - faticosamente e lentamente - approdano a Roma. Qui
possono essere prese in esame dalla direzione Ds e dalla sua segreteria.
Onorevole Fassino, se le parole di Bova (il "giudice ragazzino" di
Cossiga: Livatino fu ucciso poco dopo) dovessero produrre danno, la
responsabilita' morale, Lei comprende benissimo, sarebbe - per
inadempienza - anche Sua.
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Mostri. Como. E' un odontotecnico di Varese, quarantacinquenne, elettore
di Forza Italia, proprietario di un Suv "Custer" l'autore dell'efferata
strage che ecc. ecc. Si chiama Ambrogio Fumagalli e si era trasferito a
Como circa dieci anni fa, inserendosi perfettamente - almeno in
apparenza - nella pacifica comunita' orobica.
L'efferatezza del delitto, e l'ispirazione diabolica che esso con ogni
evidenza suggerisce, smascherano tuttavia al di la' di ogni dubbio il
mostro, il quale - fra tante citta' italiane in cui nascere - aveva
scelto proprio Varese, notoria sede di culti satanici che hanno trovato
terreno fertile in queste vallate al confine fra la Svizzera di Calvino
(dove tuttora negano la trascendenza eucaristica) e la Lombardia, patria
di quel modernismo gia' condannato con durissimi accenti da Pio IX. Una
radice culturale indiscutibile, che alla fine non puo' che produrre i
suoi frutti: alla faccia del "buonismo" di coloro che quotidianamente
incoraggiano (esiste addirittura una linea ferroviaria Varese-Italia,
pagata dai contribuenti italiani) una impossibile integrazione. Le
indagini proseguono adesso ecc. ecc.
* * *
Ecco. Non so se esista veramente, a Varese o altrove, un Fumagalli
dentista e se esiste mi scuso con lui. Diversamente potrebbe querelarmi,
denunciarmi all'Ordine dei giornalisti (che certamente mi radierebbe),
chiedere insomma giustizia contro un calunniatore. Tutto cio' che ho
scritto prima e' infatti completamente falso, non esiste alcuna prova
ne' indizio contro il (supposto) Fumagalli ed e' basato soltanto su una
ingiustificata antipatia verso i cittadini di Varese.
Ma se invece del dentista Fumagalli c'e' un povero tunisino qualunque,
allora diventa lecito incolparlo, senza prove ne' indizi e solo perche'
e' un tunisino, dei delitti piu' atroci. Ne' Feltri ne' Belpietro ne'
nessun altro "giornalista" come loro sara' mai cacciato a calci in culo
dalla professione per aver mentito in mala fede ai lettori accusando per
puro razzismo un innocente. E chi dovrebbe cacciarli, d'altronde?
L'Ordine dei giornalisti ha appena statuito che un mascalzone prezzolato
come Renato Betulla, uno che prendeva milioni per fare i servizi sporchi
ai Servizi, in fondo non ha commesso che una piccola marachella ed e'
gia' sufficientemente punito dalla mala figura.
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Bin Hitler. Convegno internazionale a Teheran di tutti i simpatizzanti
nazisti d'Europa sul tema "Auschwitz era un club di vacanze, Hitler era
una vittima degli ebrei". I fanatici religiosi (islamici in questo caso:
ma potrebbero anche essere cattolici, buddisti, anabattisti o ebrei) che
governano quel disgraziato Paese hanno scoperto da molto tempo che
accusare una religione "nemica" paga e che anzi tanto piu' disumano e'
l'attacco tanti piu' applausi si prendono da una base fanatizzata e
imbestialita. Per chi non applaude son pronte le fruste e le forche
delle Camicie Verdi, che la' derivano il proprio colore dal turbante di
qualche emiro e non dal dio Po. Ringrazia nonno Adolf, ringrazia Bush,
ringrazia Bin Laden e ringrazia anche la destra israeliana che cosi'
giustifica meglio le porcherie sue.
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Murales. Anche la Teologia della Liberazione ha la sua "Cappella
Sistina", ed e' la chiesa nicaraguense di Santa Maria de Los Angeles a
Managua, che con i suoi murales costituisce uno dei maggiori esempi di
arte sacra latinoamericana ispirata alla "opzione preferenziale per i
poveri". Dietro quest'opera d'arte c'e' una mano italiana, quella del
pittore Sergio Michilini, che assieme a un gruppo di studenti
nicaraguensi ha raccontato per immagini la storia del Nicaragua riletta
alla luce della Chiesa dei poveri.
Quest'opera (visibile su
http://www.sergiomichilini.com) e' stata
dichiarata "patrimonio culturale della nazione", ma cio' nonostante
rischia di sparire per sempre. I lavori iniziati in agosto per rifare il
tetto soggetto a infiltrazioni si stanno rivelando dannosi per il
complesso artistico, che rischia la distruzione. A volere questi murales
fu il francescano Uriel Molina, parroco del quartiere Riguero, dove
negli anni '70 la comunita' della chiesa locale aveva partecipato alla
lotta contro la dittatura di Anastasio Somoza, al punto che molti suoi
membri furono uccisi. Oggi a quelle vite spezzate potrebbe aggiungersi
con la distruzione dei murales anche una drammatica "morte della
memoria". Per scongiurare tutto questo e' partita una campagna di
pressione con l'obiettivo di fermare i lavori cercando un accordo che
possa conciliare le esigenze di ristrutturazione della chiesa con quelle
di un restauro conservativo. [carlo gubitosa]
Info: marina.elena[at]libero[dot]it
(Marina Elena Castagnaro 0373.82229)
________________________________________
Milazzo. Ancora un'aggressione alla sede del circolo Arci, da tempo
impegnata nell'antimafia sociale. Per la seconda volta ignoti sono
penetrati nottetempo e hanno sfasciato dentro.
________________________________________
Gapa wrote:
< Per Natale quest'anno abbiamo scelto di presentare uno spettacolo
teatrale particolare: le attrici, tutte donne, sono le mamme del
quartiere che in questi mesi di prove hanno, tra mille impegni
quotidiani, trovato il tempo e il piacere di mettere su una commedia
siciliana. Il risultato vi garantisco e' esilarante e il piacere di
presentarlo e' immenso. Cosi', sabato 16 dicembre alle 20.30 al
Gapannone di via Cordai 47 Catania siete invitati a godervi questa
rappresentazione teatrale. Chiederemo un piccolo contributo di entrata
(con sconti famiglia) per iniziare una nuova raccolta fondi che dovrebbe
portare entro il 2007 a sostituire il tetto del capannone grande. I
lavori cominceranno ad inizio anno grazie ad un cofinaziamento della
Tavola Valdese (8xmille) che per il secondo anno sostiene il nostro
progetto per il quartiere >
Info: http://www.associazionegapa.org
________________________________________
malastrada film wrote:
< Il 16 e 17 dicembre, presso la Sala Gagliardi di Palazzo Trigona a
Noto, avra' luogo la due giorni per fare il punto sulle trivellazioni
nel Val di Noto. Due giornate ricche di avvenimenti e incontri, con un
grande evento in anteprima nazionale: la presentazione del
film-inchiesta "13 variazioni su un tema barocco: ballata ai
petrolieri". Il film e' stato realizzato dalla casa cinematografica
siciliana "Malastrada Film" utilizzando il sistema
www.produzionidalbasso.com, e
dunque col contributo di 641 coproduttori
italiani (ma non solo) che hanno pre-pagato la produzione e la stampa
del dvd. >
Bookmark: http://www.malastradafilm.com
________________________________________
Arcoiris TV wrote:
< Abbiamo sognato di condividere il nostro mondo e la nostra
sensibilita' ed e' successo.
Notizie, reportage, documentari, interviste, festival, tutto cio' che
avviene o e' avvenuto intorno a noi e' stato messo sul web a
disposizione degli altri, liberamente. Abbiamo sognato di poter
trasformare Arcoiris TV da web tv a tv satellitare ed e' successo.
Televisione e internet viaggiano insieme, dialogano e si integrano a
vicenda offrendo a chi vuole la possibilita' di segnalare dal sito un
filmato per mandarlo in onda.
Adesso un altro sogno si sta animando nei nostri cuori: trasformare
Arcoiris TV in una rete vera e propria. Una redazione fatta da
giornalisti professionisti e la possibilita' di acquisire filmati e di
produrne altri per raccontare quello che nessuno vuol dire. La nostra
televisione libera. Libera anche nella partecipazione attiva di tutti.
Se saremo in tanti a sostenerla, Arcoiris TV diventera' esattamente cio'
che vogliamo. Mantenere il canale satellitare e una redazione per un
anno costa meno di un pieno di benzina: con 50 euro a testa il nostro
sogno ha le basi per diventare realta'. >
Info: http://www.arcoiris.tv
________________________________________
blasios[at]libero[dot]it wrote:
< Nella catena 346 scrivi "E non ci sono piu' i barbari. Accidenti".
Credo, invece, che ci siano ancora. Per fortuna, sempre che si riesca a
prenderne coscienza. Oggi i benpensanti li chiamano clandestini o
estracomunitari, quando non vogliono essere cattivi. Sono i nostri
fratelli diseredati, tenuti ai margini di una societa' opulenta che
addormenta la propria coscienza dirottandoli verso i cosiddetti centri
di accoglienza, per poi sbatterli nel deserto libico o rimpatriarli
verso chissa' quale sorte, oppure per schiavizzarli a servizio delle
varie mafie >
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Massimiliano Sfregola <masfr[at]libero[dot]it> wrote:
Il mio nemico
< Il mio nemico
dolcemente mi rinfranca col suo odio
e non ascolta i morsi della fame
o il secco bruciante della sete.
Si nutre e si rigenera in se' stesso
sostentato a stento ma a sufficienza
da futili motivi ed ossessioni paranoiche,
mutevole e sistematico assassino
silenzioso come il respiro nel sonno.
Se mi guardo nello specchio e osservo bene
il mio nemico scopro
di aver rubato la mia faccia >
27 novembre 2006 n. 346
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Beh, chiamarlo computer forse e' eccessivo, certo e' un aggeggio cosi'
su una nave non s'e' piu' visto fino al Seicento (milleseicento), coi
suoi ingranaggi, i display di lettura a doppia faccia, il calcolo in
tempo reale di angoli, distanze, movimenti stellari e impostazioni di
rotta. Stiamo parlando dell'apparecchio ritrovato tanti anni fa in
fondo all'Egeo e di cui si e' riusciti solo ora a capire il
funzionamento: era un (non tanto) rudimentale strumento di
navigazione, niente di elettronico certo ma incontestabilmente
superiore a un astrolabio portoghese (tredicesimo secolo) o anche a un
buon vecchio sestante da bucanieri (1600 e seguenti). Il fatto e' che
l'aggeggio, probabilmente fabbricato a Rodi (citta' greca
specializzata in robe di mare) e' stato prodotto fra il primo e il
secondo secolo avanti Cristo, e cioe' piu' di mille anni prima di ogni
altra analoga tecnologia occidentale. L'Europa, cioe', per un certo
periodo ha prodotto tecnologie raffinate (non solo strumenti nautici:
ad Alessandria si facevano esperimenti col vapore gia' ai tempi di
Eratostene). Poi s'e' fermata. Poi sono passati mille anni. E poi ha
ricominciato da zero.
Il punto di massimo sviluppo, dal punto di vista della ricerca
tecnologica, e' verso la fine dei regni ellenistici (Egitto,
Seleucidi, ma ci metterei anche Siracusa), quando era appena finita la
Seconda Guerra Mondiale (che allora si chiamava Punica) ma l'impero
vincitore non aveva ancora provveduto a normalizzare il resto del
mondo. Seguirono un centinaio di anni sulla spinta di quel che c'era
gia', globalizzando le cose piu' digeribili (per esempio
l'aministrazione pubblica egiziana o il diritto della navigazione di
Rodi) e andando avanti alla meno peggio su tutto il resto. Certo, le
scoperte nuove non mancarono: i Galli per esempio inventarono il vino
moderno (cosa per cui hanno tutta la mia riconoscenza); ma tecnologia
avanzata piu' niente.
E come mai? Secondo me, perche' in effetti non c'era piu' questo gran
bisogno di tecnologia. I romani, infatti, avevano risolto il problema
energetico alla radice. Schiavi. E non qualcuno qua e la', come prima,
ma proprio a livello di massa. Per cui un mulino a vapore (o anche a
vento, o magari anche ad acqua migliorato) in fondo non serviva a
nessuno, visto che con un centinaio di schiavi potevi far girare tutte
le mole da macina di cui avevi bisogno. Niente incentivo
"capitalistico", dunque. Niente industriale che finanzia gli
esperimenti col vapore, niente Cugnot e niente Stevenson. Nella
tranquillita' generale, e senza che nessuno se ne avvedesse, il mondo
andava scivolando sempre piu' indietro.
Problemi immediati per il momento non ce n'erano, visto che gli
schiavi facevano tutto. Pero' i problemi di lungo periodo aumentavano,
ed erano piuttosto gravi. Primo, bisognava tener sotto non qualche
migliaio, ma milioni e milioni di schiavi: percio' addio politica,
visto che tener sotto gli schiavi assorbiva ogni altra istanza.
Secondo, bisognava procurarsi in continuazione schiavi nuovi, percio'
dagli a bombardare e invadere oggi gli armeni, domani i daci. Terzo, e
peggio di tutto, non si faceva piu' ricerca scientifica, e quella poca
che s'era fatta in passato si confondeva sempre piu' con letterature,
filosofie e religioni. Altro che nuovi strumenti di navigazione! Dal
quarto secolo in poi, si ricomincio' a navigare a vista. Non
riuscivano piu' neanche a inventarsi sciocchezze come mettere le
staffe ai cavalli, perche' lo stesso esercito era diventato un
complesso militare-industriale mirato essenzialmente alla riproduzione
di se stesso. Cosi' quando arrivarono i barbari, ben saldi grazie alle
staffe, l'impero prese piu' batoste di Bush e alla fine ando' a
ramengo.
* * *
"Ah, l'avessero inventato i greci, il computer!". Magari sarebbero
partiti dai giochi e non dalla crittografia, da Netscape e non da
MsDos. Ma non l'hanno inventato, accidenti: s'e' dovuto aspettare
duemila anni, e alla fine l'hanno inventato questi altri qua. Eppure -
eppure avrebbero pure potuto inventarlo i greci: attorno all'800-900
dopo Cristo, circa mille anni dopo le prime sperimentazioni a vapore,
in una situazione sociale di capitalismo avanzato (la Bella Epoque di
Alessandria, l'affluent society di Alicarnasso e dintorni, Clinton
presidente della Grecia Unita) perfettamente plausibile se si pensa
che la monarchia premoderna (i Valois, i Tudor e compagnia) nel
Mediterraneo orientale c'era gia' nel 200 avanti Cristo. E allora?
Allora niente. Sono arrivati un sacco di tizi piuttosto burini sul
piano tecnologico e culturale, ma straordinariamente bene organizzati
sul piano militare. Hanno preso l'Egitto, hanno guardato con
curiosita' la statua che faceva rudimentali movimenti spinti dal
vapore, hanno portato (o "procurato" sul posto) qualche decina di
migliaia di schiavi, e via col latifondo. Di agricoltura moderna
(mulino, mulino a vapore, tecnologia) se ne parlera' fra un paio di
migliaia di anni. Adesso, lasciateci fare in pace l'impero.
Ok, tu ora leggi queste quattro scemenze alla luce di una lampadina
elettrica (inventata centocinquant'anni fa) dentro una casa di cemento
armato (trecento anni fa) su un computer Windows (vent'anni fa, due
secoli per un computer). Domattina salterai dentro una scatola con
motore a scoppio (centoventi anni fa) e ricomincerai la tua giornata,
come sempre. E non ci sono piu' neanche i barbari, accidenti.
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E che c'entra Alessandria d'Egitto col fatto - per esempio - che in
intere regioni d'Europa (Sicilia e Calabria, ad esempio) comandano i
mafiosi, che i piu' pagati giornalisti italiani (Farina e Guzzanti,
per esempio) non fanno giornalismo ma servizi segreti, che i giornali
vicini all'imprenditoria "sommersa" napoletana (Corriere di Caserta,
ad esempio) linciano gli scrittori anticamorra come Saviano, che
parlare di brogli il giorno dopo le elezioni (Berlusconi) merita
applausi mentre parlarne sei mesi dopo (Deaglio) merita "notizie false
e tendenziose"? Niente, non c'entra niente. O meglio c'entra si',
c'entra molto; ma facciamo finta che non c'entri niente, cosi' almeno
abbiamo la soddisfazione di parlare d'altro.
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Morgantina (Sicilia). Ancora nessuna notizia di Venerina G., la
giovane rapita anni addietro da una banda di criminali specializzati
per incarico - sembra - di un facoltoso uomo d'affari d'oltreoceano.
Dopo lunghe e faticose indagini i carabinieri sono riusciti ad
accertare che la ragazza si trova quasi sicuramente a Malibu' in
California, in una proprieta' del multimiliardario Paul Getty. I
legali della famiglia Getty - secondo fonti diplomatiche italiane -
non escludono la presenza della giovane nella proprieta' di famiglia:
affermano tuttavia che ella (a parte la mancanza di alcune dita della
mano sinistra) sta bene, e che comunque non la si e' mai sentita
lamentarsi del trattamento ricevuto. Per questi motivi, e anche per il
fatto che le leggi americane non prevedono la restituzione a Paesi
stranieri, i legali ritengono di non dover riconsegnare Venerina ai
suoi.
Nonostante l'intervento dell'Ambasciata italiana e del nostro
ministero, il caso della ragazza di Morgantina resta dunque
drammaticamente aperto. "Solo un intervento diretto del Santo Padre -
commentano - potrebbe forse convincere gli americani a lasciare
tornare a casa la nostra Venera". Piu' aperte le prospettive per il
rientro del giovane rapito in circostanze analoghe vicino a Fano nelle
Marche: per lui gli americani offrono un periodo di "comproprieta'" di
quattro anni, in attesa di ulteriori sviluppi della situazione. Si
spera che il ragazzo riesca a resistere tanto a lungo, anche grazie
alla faccia di bronzo (opera di Lisippo) di cui e' dotato.
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Allora: se io scrivo che l'industriale veneto Giorgio Panto, ucciso in
un incidente aeronautico presso Venezia, era l'uomo piu' odiato da
Berlusconi sicuramente diffondo una notizia falsa e tendenziosa o una
semplice associazione d'idee (Panto, con un suo piccolo partitino
leghista-dissidente, gli tolse esattamente i voti che gli servivano
per battere il centrosinistra, e di cio' il Cavaliere amarissimamente
si dolse)? Diremo allora che, nei pressi di san Pietroburgo, un
elicottero con dentro l'imprenditore moscovita Pantovic e' precipitato
per cause del tutto naturali, e che Pantovic aveva recentemente
litigato con Putin, che lo accusava di avergli sottrattto dei voti
decisivi. Certo, siccome Putin e' un capo di stato democratico e
notoriamente alieno da ogni violenza...
No, cosi' non funziona. Ormai Putin e' troppo sputtanato, e l'idea che
possa elicotterare un avversario politico non stupirebbe piu' proprio
nessuno. Ho scelto male l'esempio: scusate. (Di chi era amicissimo in
Italia il comunista kgbista Putin, chi se lo portava ogni momento in
villa, sullo yacht, sulla Costa Smeralda? Ma quel communista di Prodi,
naturalmente).
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Donne armate. Quanti omicidi avvengono ogni anno in Italia? Quanti
commessi da uomini? Quanti da donne? E' piu' pericolosa un'arma in
tasca a un uomo, oppure nella borsetta di una donna? In Italia, fra il
1997 e il 2002, mezzo milione di donne sono state violate, o si e'
cercato di farlo: questo dato dell'Istat, che per un giorno ha
riempito i giornali, e' stato ormai digerito e dimenticato.
Perche' non dare alle donne la possibilita' di difendersi (per esempio
con uno spray urticante, o roba del genere) con un porto d'armi
differenziato? La stessa "arma" potrebbe essere vietata agli uomini e
concessa alle donne, per legge: non sara' politicamente corretto, ma
cambierebbe tanti rapporti di forza e statisticamente non porterebbe
certo a un aumento della violenza. Quante donne andrebbero a rapinare
una banca col loro spray defender legalizzato? Non credo che sarebbero
in molte ad approfittare dell'"arma" per commettere a loro volta
illegalita'. E in compenso diventerebbe meno scontato aggredire come
una preda una donna sola.
Vorrei una leggiaccia del genere, e vorrei anche che nelle scuole
s'insegnasse l'uso dello spray defender alle ragazzine. Ci sono gia'
tante cose stronze in giro, che una piccola cosa stronza in piu' (e
questa lo e' sicuramente) non cambia niente.
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Placanica. Allora e' vero che, quando Carlo era a terra, lo presero a
calci in testa. Chi e' il ministro dell'interno a cui dobbiamo dirlo
adesso? E quello della difesa?
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Bilal Hussein e' una delle 14.000 persone detenute dagli Stati Uniti
fuori dal loro territorio, 13 mila delle quali si trovano in Iraq. I
militari-poliziotti-pacificatori-esportatori di democrazia che
indossano una divisa a stelle e strisce hanno delle ottime ragioni per
averlo messo in gabbia: Bilal e' un cittadino iracheno nato a Falluja,
e gia' questo basta a renderlo persona sgradita a chi ha colpito con
bombe al fosforo bianco tutti i suoi concittadini, ma il suo peccato
piu' grave e' quello di essere un fotografo dell'Associated Press, una
attivita' che lo ha portato dietro le sbarre per "imperative ragioni
di sicurezza". Bilal e' in galera dal 12 aprile senza essere accusato
di niente, e questa prolungata detenzione ha spinto ad una presa di
posizione "politica" perfino la statunitense AP, una delle quattro
piu' grandi agenzie di stampa del mondo, che non ha di certo vinto 29
photo Pulitzer facendosi soffiare sotto il naso i fotografi dai primi
ufficiali di passaggio. "Vogliamo che le regole del diritto siano
rispettate" - ha dichiarato Tom Curley, il presidente della AP. -
"Bilal deve essere formalmente accusato di qualcosa oppure rilasciato,
un arresto indefinito non e' accettabile".
Le foto di Hussein parlano da sole, e chi le osserva in rete sul sito
della AP si trova davanti a un racconto per immagini fatto di persone
ferite, umiliate, uccise, in uno scenario ben lontano da quella
pacificazione descritta dalla retorica militarista. Nel frattempo
l'amministrazione Bush ha decretato che anche gli immigrati arrestati
sul suolo Usa potranno essere detenuti indefinitamente se sospettati
di attivita' terroristiche, e non potranno difendersi presso i normali
tribunali civili, e per loro varranno le stesse sospensioni del
diritto applicate a Guantanamo.
Dietro Bilal Hussein ci sono altri 14 mila detenuti senza nome,
privati della liberta' dalla legge del piu' forte. Questi prigionieri,
in nome di una guerra al terrorismo sempre piu' simile al male che
vuole combattere, "sono tenuti in un limbo dove pochissimi sono
accusati di un crimine specifico, e nessuna corte o tribunale si
battera' per la loro liberta'". Il testo tra virgolette non e' di Al
Jazeera, ma di Associated Press. [carlo gubitosa]
________________________________________
Lorenzo Misuraca wrote:
< Da alcuni mesi, su www.cuntrastamu.org,
stiamo cercando di mettere
su una web radio centrata sull'informazione antimafia. Ci siamo
occupati di racket, camorra, Provenzano, Borsellino e cosi' via. Ora
il server a cui ci affidavamo, ci fa sapere che le tariffe per gli
abbonamenti sono cambiate. Per tenere la radio online, con un minimo
di archivio, ci vogliono 500 euro. Chi conosce Enrico e Maria, i
fondatori del progetto, sa quali sacrifici anche economici, gli costi
questo sogno di informazione vigile sulla criminalita' organizzata.
Vorrei sapere se tra gli appassionati della Catena ce n'e' qualcuno -
magari uno smanettone hacker - che conosce alternative per poter
ospitare Radiocuntra sul web, senza spendere tutti questi soldi. Lo
spazio necessario sarebbero 20 Giga >
Contatti: info@cuntrastamu.org
________________________________________
Umberto Saba (by nbawac@tin.it) wrote:
< Dalla marea che un popolo ha sommerso,
e me con esso, ancora
levo la testa? Ancora
ascolto? Ancora non e' tutto perso? >
17 novembre
2006 n. 345
________________________________________
La mafia - l'abbiamo detto tante volte - non e' un'escrescenza
criminale; e' un potere. Non si combatte con le celebrazioni, ma con le
riforme profonde e le lotte sociali. Pensate che colpo terribile, per
Cosa Nostra e il Sistema campano, sarebbe una legge sulla trasparenza
bancaria. Concordano giovani e vecchi maestri, il ragazzo Roberto
Saviano e il "vecchio" Umberto Santino. E' l'antimafia difficile, quella
che non crea status ma cambia tutto.
A Roma, agli Stati Generali, bisognera' parlare di questo. Bisogna
obbligare il governo di centrosinistra a mettere la lotta alla mafia
come prima priorita'. Puo' farlo con due leggi precise: una e' quella
sull'allargamento della gestione sociale dei beni confiscati a tutta
l'economia extralegale (non solo Provenzano, per intenderci, ma anche
Tanzi) e ha fatto benissimo Libera a porla fra i suoi obiettivi.
L'altra, quella sul controllo bancario e sulla trasparenza.
E' un momento importante anche, piu' specificamente, per noi di
Casablanca, e in genere per coloro che lottano per l'informazione libera
qui nel Sud. Abbiamo cominciato a riunire - col recente convegno, ma non
solo - tutto l'arcipelago di piccole testate locali, di associazioni,
di siti web, di gruppi della societa' civile che, numerosi e entusiasti
ma divisi, tengono coraggiosamente la prima linea contro l'informazione
e la cultura mafiose. Noi non vogliamo egemonizzare nessuno. Ma siamo
decisi ad andare avanti comunque, pronti ad allearci con chiunque sia
disponibile, ma con una discriminante precisa: unirsi per lottare. E' la
logica, e' il modello, dei comitati unitari della Resistenza. Perche'
qua si lotta per una liberazione.
La strada, e' quella della rete. La rete come struttura agile, non
centralistica, informale, che accolga alla pari tutti e da tutti prenda
qualcosa. E la rete come web, supporto indispensabile per qualsiasi
iniziativa, e anche per qualsiasi giornale: il nostro, e quelli - assai
piu' ambiziosi - del futuro. "Ma allora volete fare un quotidiano, un
settimanale, una tv, che cosa?". Vogliamo fare una cosa del tutto nuova,
eppure assolutamente possibile, un mezzo che stia nella rete, che entri
nelle case di tutti, e che all'occasione diventi carta stampata. E' un
percorso lungo e difficile, ma professionale, ma realistico; ed e' gia'
cominciato.
Non e' solo il "nostro" percorso - non basterebbero le forze - ma e' il
percorso di tutti. Tutti coloro che vogliono uscire dalle piccole zone
libere, discendere giu' a valle tutti insieme. Per questi lavoriamo
adesso, ciascuno coi suoi strumenti, ma sapendo che nessuno di essi e'
completo.
(A proposito: per la prima volta, un giornale non specialistico in
Italia viene prodotto interamente con Linux. Questo giornale e'
Casablanca, e ne siamo orgogliosi: e' sempre la tradizione dei Siciliani
(interamente autogestito in fotocomposizione gia' nei primi anni 80), di
Avvenimenti (primo giornale a Macintosh, primi '90), di
"movimento+tecnologia". Anche questo e' "politico", anche questo e' una
liberta' in piu' e apre una strada).
* * *
"Sbavaglio", il convegno sullo stato dell'informazione in Sicilia
organizzato da Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato, si e' svolto in
due giornate distinte. La prima e' stata un susseguirsi di narrazioni,
resoconti e notizie: un'esigenza di raccontarsi, di farsi conoscere e
raccordarsi con gli altri. Sono intervenute le testate che trovate nei
box di queste pagine e altre ancora, fra cui bisogna segnalare almeno
MarsalaC'e' (quotidiano della provincia di Trapani), Malastrada Film
(video autofinanziati dai cittadini), I Cordai (giornale di quartiere a
Catania), Il Pizzino (satira palermitana, ormai famosa a livello
europeo), GirodiVite (sito e foglio d'informazioni siciliano, attivo da
piu' di dieci anni), PeaceLink (la prima rete pacifista italiana), Terre
Libere (sito messinese), La Primavera (foglio della societa' civile a
Milazzo e Barcellona), Sicilia Libertaria (gli anarchici!), Radio Aut
(quella che un tempo era di Peppino Impastato), La Barchetta (giovani
cattolici catanesi), Citta' Nuove (la storica testata antimafiosa di
Corleone), l'Associazione Rita Atria e Addiopizzo. Un quadro di piccole
realta' agguerrite, vivaci, valorose. Un senso forse fuorimoda ma
diffuso della militanza e dell'impegno civile. Storie a volte anche
drammatiche (Carlo Ruta, Marco Benanti, Telecolor, ecc.) da cui emerge
che il settore informazione in Sicilia e' arrivato a un livello di
emergenza democratica: dove le piccole realta', testate cartacee, in
rete o televisioni, rappresentano segnali significativi di resistenza.
"Non facciamo controinformazione - s'e' detto - Noi facciamo
l'informazione che non c'e'". Un grande valore democratico, certamente:
ma ora occorre piu' organizzazione e meno volontarismo. Questo in genere
non e' stato in grado di contrastare i grande capitali
dell'imprenditoria "forte", che ha via via acquisito un monopolio
regionale lasciando alle voci piu' democratiche della Sicilia solo le
nicchie.
Una delle emergenze riguarda il diritto di cronaca e la depenalizzazione
del reato di diffamazione.
Le cause per diffamazione, e' stato rilevato da Umberto Santino, ora si
fanno sempre piu' spesso col civile e sempre meno col penale. Non c'e'
dibattimento, non ci sono le garanzie previste dal codice penale, non
c'e' prescrizione. Vige una giurisprudenza abbastanza negativa. Molte
sentenze di Cassazione sostengono che basta citare anche tra virgolette
perche' si faccia propria l'affermazione richiamata. In alcune sedi e'
stato sostenuto dai giudici che per rispettare il principio di verita'
su un reato riportato bisogna attendere la pronuncia definitiva in sede
giudiziaria: come dire che i giornali possono chiudere perche' il
giudizio della Cassazione, se arriva, arriva come minimo dopo quindici
anni.
Un'altra emergenza e' quella delle strutture di supporto, dalla
distribuzione all'edicola, dalla stampa alle spedizioni postali.
"Richiamiamo ognuno alle proprie responsabilita' - ha detto Navarra del
quotidiano marsalese - Chi ha responsabilita' politica deve essere
chiamato a fare cio' che e' possibile fare. I fondi per l'editoria in
campo nazionale sono ben poca cosa e negli anni si sono via via
ridotti. Non sono stati invece ridotti (anzi!) i contributi per i
giornali dei partiti. Io chiedo ai rappresentanti del centrosinistra
non di cancellare questi contributi, ma almeno di diminuirli. E di
dirottare la parte cosi' risparmiata alla piccola e media editoria".
* * *
Stiamo preparando un secondo incontro (tecnico) per la meta' di
dicembre; non sappiamo ancora se sara' un'altra assemblea pubblica o un
seminario di "addetti ai lavori" delle varie realta' locali. Comunque,
ci stiamo lavorando proprio ora.
E' in preparazione il CD per i giornali locali autocomposti (ovviamente
in Linux). La beta dovrebbe essere pronta per fine dicembre, e chi vuole
potra' cominciare a richiederlo gia' da gennaio. E' arrivato il
documento preparatorio (di Carlo Gubitosa) sulla distribuzione
alternativa per le testate della societa' civile. Questo fra l'altro fa
fare un passo avanti al progetto per il quotidiano in rete (ne
riparleremo nelle prossime settimane) e anche qui il lavoro sta andando
avanti abbastanza bene.
* * *
La rete insomma, fra mille difficolta', va crescendo. Avremmo tante cose
da scrivere su cio' che succede adesso, dalla Calabria occupata a
Palestina-Israele. Ma forse per stavolta e' meglio dedicare il poco
tempo che c'e' allo strumento concreto - la rete, il giornale, gli
utilizzi di rete - che ci permette di collegare meglio le persone, di
far cose civili insieme, di diffondere insieme conoscenza. Questo e'
forse piu' utile delle semplici parole.
________________________________________
Sulla "catena" abbiamo gia' raccontato le vicende di "Betulla", al
secolo Renato Farina, di professione vicedirettore di "Libero" e agente
del Sismi per passione patriottica, con il compito di produrre false
interviste, ottenere informazioni dai magistrati e passarle ad agenti
segreti indagati, ma i recenti sviluppi del caso ci obbligano a un
doveroso aggiornamento. Dopo la benevola sentenza dell'Ordine dei
Giornalisti della Lombardia, che ha salvato Farina dalla radiazione con
una piu' mite sospensione di 12 mesi, la procura della Repubblica di
Milano ha pensato di impugnare il provvedimento dell'Ordine, giudicato
inadeguato rispetto alla gravita' dei fatti commessi. Per gli addetti ai
lavori questa decisione e' stata un segnale gravissimo, dal momento che
l'unica ragione di esistere degli ordini professionali e' la
salvaguardia dei principi deontologici legati a quel particolare
mestiere, ed e' preoccupante che per sanzionare in modo adeguato chi si
allontana da questi principi e da questa deontologia ci sia bisogno
dell'intervento della magistratura.
Ma la catena di paradossi non si ferma qui: dopo i magistrati che si
sostituiscono all'Ordine dei Giornalisti nel pretendere a norma di legge
la "separazione delle carriere" tra chi fa il giornalista e chi fa la
spia, abbiamo giornalisti che si sostituiscono agli avvocati nel
prendere le difese di chi viene sorpreso con le mani nella marmellata a
fare comunella con gli 007. Si tratta nientemeno che di Franco Abruzzo,
il presidente di quell'ordine lombardo dei giornalisti che ha voluto
graziare il nostro Betulla in nome di una presunta "gogna mediatica" che
a suo dire avrebbe reso eccessiva una radiazione.
Anziche' prendere atto della lezione di deontologia impartitagli dalla
magistratura, Abruzzo ha pensato bene di prendere le difese del nostro
betullone nazionale grazie ad un cavillo degno del miglior Perry Mason.
Abruzzo, infatti, glissando sul fatto che Farina si e' fatto beffe
perfino del provvedimento di sospensione firmando sedicenti "lettere al
direttore" anziche' articoli, ha deciso che non importa se la procura
abbia ragione o meno, se a norma di legge possa dirsi giornalista chi ha
lavorato per i servizi segreti, o se la benevolenza nei confronti di
Farina possa mettere a rischio l'incolumita' dei giornalisti veri che
lavorano nelle zone calde del pianeta rischiando di essere scambiati per
emissari del Sismi o della Cia. Quello che conta, secondo Abruzzo, e'
che la procura avrebbe impugnato la delibera dell'Ordine con due giorni
di ritardo rispetto ai tempi previsti dalla legge, e quindi non ha piu'
il diritto di intervenire. Dottor Abruzzo, ma non e' che anche lei ha
sbagliato mestiere come il collega Farina? Le assicuro che sarebbe
stato un ottimo avvocato. [carlo gubitosa]
_______________________________________
dominice wrote:
< Ciao, sono Domenico un ragazzo di Catania e volevo sapere
dell'incontro sulla libera informazione del 4 e il 5 novembre... ma cio'
che mi preme piu' dirti e' che io faccio parte di un gruppo di ragazzi
che sta cercando di fare informazione in vari modi Cd, giornalini,
cineforum... non abbiamo alcuna connotazione politica, siamo mossi solo
dalla rabbia di vedere tante falsita' dette e nessuno che controbatte
perche' la verita' non si sa... vogliamo cambiare le cose, abbiamo la
voglia e stiamo operando in tale direzione ma ci scontriamo spesso
ahime' con una forte diffidenza perche' le persone cn cui parliamo sono
prese dalla loro vita, dai loro problemi e non guardano piu' oltre il
loro naso, delegando ad altri decisioni che se non lo riguardano
dovrebbero almeno interessarlo... e allora a nome del gruppo di cui
faccio parte mi sono preso la briga di cercare persone gia' sensibili a
tali problemi per unire le forze o anche solo per incontrarsi per uno
scambio di idee... credo che le divisioni siano inutili in gruppi che
operano verso la stessa direzione ... sto cercando di contattare anche
associazioni come addio pizzo e altre... che ne dite? spero in una
risposta >
_______________________________________
Antonio wrote:
< Volevo dirvi, per quel che vale, non siete soli; ci sono tante
tantissime persone, anche qui' a Treviso che sono perennemente in lotta
contro la mafia, magari non in modo cosciente ma la combattono. Ormai
questo stato italiano, mafioso, lo e' diventato con il beneplacido di
tutta la nomenclatura politica del paese. Dunque, opporsi con qualunque
mezzo a questo stato, e' opporsi alla mafia combatterla. Non so se e'
vero ma una volta Giovanni Falcone paragono' la mafia all'impero romano
dicendo che se era finito quello prima o poi finira' anche quello
mafioso di impero e' inevitabile. Certo un bel pensiero ma tra duemila
anni il mondo ci sara' ancora o no?
Io nel mio piccolo cerco di fare la mia opera facendo girare questa
catena tra i miei amici stampare qualche copia e dimenticarla in giro:
sugli autobus, dove lavoro, dove capita... >
_______________________________________
Luciano Seno wrote:
< Noi della famiglia Seno siamo Komunisti da oltre un secolo e il fatto
che governi, preti e padroni siano il nemico di classe che se non lo
sconfiggiamo ci frega il pianeta non ce la levera' mai nessuno dalla
testa. Pansa e' un pennivendolo frustrato che ha trovato audience tra i
berluscones che si sentono tanto politici comprando i suoi libri tra un
reality show e l'altro e la sfrutta con un libro revisionista all'anno >
_______________________________________
Mucchio Selvaggio wrote:
< Stiamo preparando per settembre del prossimo anno un DVD celebrativo
(aia!) per i 30 anni del Mucchio. Tutti coloro (colleghi, attori,
registi, musicisti, scrittori, comici - ma non escludiamo magistrati,
politici, pittori, ballerini, show-girls, veline....) che vogliono
parteciparvi, con un breve intervento video, sono pregati di
contattarci. I piu' svezzati possono anche mandare direttamente un video
home-made >
Send to: beatricemele[AT]ilmucchio[DOT]it
_______________________________________
Renato wrote:
< Caro R., ogni tanto interrompo il mio lavoro di responsabile del
Centro per i bambini autistici dell'Ospedale di Acireale e presto il mio
tempo a Medici senza frontiere. Da settembre scorso a marzo di
quest'anno ho svolto una missione per loro nella Striscia di Gaza, per
un progetto di salute mentale per la popolazione traumatizzata. Adesso
continuo a denunciare gli orrori di questa aggressione continua
all'interno del piu' grande lager attualmente esistente al mondo >
Bookmark:
http://gazaemergency.spaces.live.com
_______________________________________
Vann'Anto' wrote:
< Cci mannarru e la cartullina
a n-surdatu muortu.
A n-surdatu muortu
cci mannarru la cartullina!
La cartullina e di riciamu
quannu ha-ssiri c'ha'-ssiri guerra:
quannu ha-ssiri c'ha'-ssiri guerra,
tutti pronti a lu riciamu...
La matruzza e finiu ri cianciri
ppi lu figghiu c'avia muortu:
caru lu figghiu ch'e' beddu muortu!
La matruzza finiu ri cianciri >
3 novembre 2006
n. 344
________________________________________
Questo numero della Catena e' dedicato al convegno sulla liberta'
d'informazione che si svolge in questi giorni in Sicilia, a Catania. Si svolge
in Sicilia, ma potrebbe svolgersi a Locri, a Mosca, a Medellin, in uno
qualunque dei tanti posti in cui pochi giornalisti ostinati si sforzano un
giorno dopo l'altro di restare fedeli al proprio mestiere, di non tradire i
lettori. Quello accluso e' il manifesto del convegno. Bisogna non solo farlo
girare ma prenderlo come occasione d'impegno laddove si vive; pensare. La
Sicilia non e' dove si abita. Sicilia e' qualunque luogo in cui qualcuno sta
difendendo - o decide ora di difendere - una verita'.
________________________________________
Sbavaglio. Informazione in Sicilia: un convegno per la libertà .
Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le Siciliane,
Le Inchieste, PeaceLink, Itacanews, Citta' Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film, RadioAut,
il Dialogo, Sicilia Libertaria, MarsalaC'e', Grilli dell'Etna, Terre Libere...
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi, testate e
soggetti della societa' civile interessati a porre le basi per una rete
siciliana dell'informazione. La seconda con i politici progressisti interessati
a sostenerla.
Quando: sabato 4 e domenica 5 novembre.
Dove: Catania, Facolta' di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perche': per cominciare a coordinarci insieme in un progetto alternativo al
monopolio.
Per contribuire con un documento sull'informazione agli Stati Generali
dell'Antimafia indetti da Libera dal 17 al 19 novembre.
Per un disegno di legge che tuteli l'esercizio del diritto di cronaca.
Per un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a favore
della piccola editoria e del giornalismo civile.
Per un'etica dell'informazione.
* * *
Sabato 4 novembre: 16.30 (Aula A1): Dibattito fra le testate libere siciliane.
Antonio Pioletti, Lucio Tomarchio di Casablanca, Marco Benanti di Isola
Possibile, Pino Maniaci di Tele Jato, Nicola Savoca di Telecolor, Carlo Ruta di
Le Inchieste, Giuseppe Castiglia di Girodivite, Carlo Gubitosa di PeaceLink,
Giusi Viglianisi di Itacanews, Mirko Viola di Cittainsiemegiovani, Dario Russo
di La Primavera, Antonio Mazzeo di Terre Libere, Dino Paternostro di Citta'
Nuove, Ottavio Navarra di MarsalaC'e', Giovanni Caruso di I Cordai, Alessandro
Gagliardo di Malastrada Film, Pippo Gurrieri di Sicilia Libertaria, Grilli
dell'Etna, Addiopizzo, Associazione Rita Atria, Il Pizzino, Radio Aut, Umberto
Santino, Riccardo Orioles.
Obiettivi: Documento per gli Stati generali di Libera; Disegno di legge per
tutelare l'esercizio del diritto di cronaca; Coordinamento fra le testate e
progetto alternativo.
Domenica 5 novembre: 11.00 (Aula A1): Presentazione del gruppo di lavoro per
una tele-street a Catania.
Domenica 5 novembre: 16.30 (Aula A1): Tavola rotonda sul giornalismo
indipendente in Sicilia. Graziella Rapisarda Proto, Nando dalla Chiesa, Beppe
Giulietti, Santo Liotta, Orazio Licandro, Marilena Samperi, Giovanni Burtone,
Giuseppe Cipriani.
La discussione parte dal documento di Casablanca, Isola Possibile e TeleJato
(pubblicato sul numero precedente della Catena) al fine di stimolare
l'intervento del legislatore per rafforzare la stampa indipendente contro il
monopolio dell'informazione che vige in Sicilia.
________________________________________
E.L.Masters wrote:
Il direttore Whedon
< Saper vedere ogni aspetto d'ogni problema,
dar ragione a tutti, essere tutto, non essere nulla a lungo;
pervertire la verita', strumentalizzarla,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi scopi, per fini astuti,
indossare una maschera come gli attori greci -
il tuo quotidiano - dietro cui ti nascondi,
strillando nel megafono dei caratteri cubitali:
"Sono io il gigante".
E quindi vivere anche la vita di un ladruncolo,
avvelenato dalle parole anonime
di un'amica segreta.
Per danaro insabbiare uno scandalo
o divulgarlo ai quattro venti per vendetta,
o per vendere il giornale,
distruggendo reputazioni, o corpi, se necessario,
vincere a ogni costo, salvo la vita.
Gloriarsi di un potere demoniaco, minare la civiltà ,
come un ragazzo paranoico mette un tronco sulle rotaie
e fa deragliare il rapido.
Essere un direttore, com'ero io.
Poi giacere qui accanto al fiume sopra il punto
dove scorre la fogna del villaggio,
e scaricano barattoli vuoti e immondizie,
e nascondono gli aborti >
31 ottobre 2006
n. 343
________________________________________
Informazione in Sicilia: un convegno per la liberta'.
Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le
Siciliane, Le Inchieste, Itacanews, Citta' Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film,
RadioAut, il Dialogo, Radio Zammu', Sicilia Libertaria, Step1, Terre
Libere, Grilli dell'Etna.
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi,
testate e soggetti della societa' civile interessati a porre le basi per
una rete siciliana dell'informazione. La seconda con i politici
progressisti interessati a sostenerla (fra cui Nando dalla Chiesa, Beppe
Giulietti, Saro Liotta, Orazio Licandro, Giuseppe Cipriani, Giovanni
Burtone e Margherita Samperi).
Quando: sabato 4 (ore 16.30, aula A1) e domenica 5 novembre (ore16.30,
Aula A1).
Dove: Catania, Facolta' di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perche': per cominciare a coordinarci insieme in un progetto alternativo
al monopolio. Per contribuire con un documento sull'informazione agli
Stati Generali dell'Antimafia indetti da Libera per meta' novembre. Per
un disegno di legge che tuteli l'esercizio del diritto di cronaca. Per
un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a favore
della piccola editoria e del giornalismo civile.
Inoltre: domenica 5 novembre (ore11.00, Aula A1) presentazione del
progetto di telestreet a Catania.
________________________________________
Sbavaglio. Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato indicono per il 4 e 5
novembre un convegno sullo stato dell'informazione in Sicilia.
L'emergenza e' arrivata a un livello gravissimo e il monopolio si fa
sempre piu' stretto in coincidenza coi nuovi grandi affari di Ciancio,
il Berlusconi siciliano. Il caso Telecolor, gravissimo per dimensioni e
arroganza, e' solo l'ultimo di una lunga serie di imbavagliamenti e
immotivate censure che hanno dei precedenti solo in dittature.
Il convegno, al quale sono invitate tutte le realta' dell'informazione
libera in Sicilia, non serve a lamentare per l'ennesima volta
l'incivilta' del monopolio, ma a organizzarne insieme concretamente il
superamento.
Esistono ormai nell'Isola - e fuori - numerosi soggetti che, ognuno nel
suo settore, lavorano a un'informazione libera e indipendente. E' il
momento di coordinarsi, di organizzarsi tutti insieme in un percorso
lungo ma professionale e concreto che renda possibile il prerequisito
essenziale dell'avanzamento culturale, economico e politico della
Regione: la fine del monopolio dell'informazione e l'instaurazione di un
regime europeo e democratico anche in questo settore.
I nuovi sviluppi tecnologici, a cominciare dall'internet, e
un'intelligente integrazione di essi nel quadro di un media
pluricentrico e multifunzionale, rendono finalmente realistico questo
obiettivo. Su di esso chiamiamo a mobilitarsi, nelle giornate di studio
a partire dal 4 e 5 novembre ma soprattutto nel lavoro concreto dei mesi
successivi, tutte le forze civili della Sicilia.
* * *
La Sicilia e' la regione d'Europa con la piu' densa storia di
giornalismo militante e civile: ben otto giornalisti sono stati uccisi
qui nell'esercizio del loro mestiere. Contemporaneamente, la Sicilia e'
la regione in cui l'informazione ufficiale e' meno pluralista e
articolata: da ben prima di Berlusconi, qui, i media sono soggetti a un
monopolio (Ciancio e soci) sempre piu' pervasivo e assoluto.
Degli otto giornalisti uccisi uno (Mario Francese) era un giornalista
professionista e lavorava per una testata "ufficiale". Uno (Giuseppe
Fava) era giornalista professionista e lavorava per una cooperativa
giornalistica indipendente. Uno (Mauro De Mauro) era professionista e
lavorava per una testata d'opposizione. Tre (Cosimo Cristina, Giuseppe
Spampinato, Beppe Alfano) erano semplici corrispondenti locali, e due di
loro erano pubblicati solo dalla stampa d'opposizione che allora
esisteva. Infine, due (Mauro Rostagno e Peppino Impastato) non venivano
dal giornalismo ma dalla militanza politica e civile, pur essendo stati
uccisi per una precisa attivita' d'informazione. Solo tre su otto,
dunque, erano giornalisti "professionisti" (riconosciuti cioe'
formalmente dalle istituzioni come tali). Solo due su otto lavoravano
per il monopolio, entrambi in posizione isolata ed entrambi
disconosciuti da esso (uno degli editori di Francese mise in dubbio, in
un'intervista, la matrice mafiosa della sua morte; il magistrato del
caso Alfano dovette esercitare pressioni sull'editore per averne
collaborazione).
Tutti i giornalisti uccisi si caratterizzavano per le loro inchieste sui
poteri mafiosi, che viceversa trovavano pochissimo spazio
sull'informazione ufficiale, che in piu' casi appoggio' esplicitamente
componenti del sistema. Questo panorama complessivo ha trovato
opposizioni anche forti - L'Ora, I Siciliani - che tuttavia non sono
riuscite a sopravvivere al monopolio. Quest'ultimo e' riuscito ad
impedire la pluralita' dell'informazione anche nei confronti di testate
nazionali: per esempio Repubblica, indotta ad astenersi dalla cronaca
catanese.
Il monopolio, con tutto cio' che ne consegue sul piano individuale e
professionale, e' dunque oggi la forma normale della pratica
dell'informazione in Sicilia. Questo dato non puo' essere rimosso, a
pena di trasformare ogni dibattito in proposito in un parlar d'altro.
Implica una sostanziale estraneita' del sistema dell'informazione al
progresso democratico della Regione, un silenziamento di fatto dei
giornalisti indipendenti (fisicamente estromessi dal sistema o costretti
ad accettare o il compromesso o l'emarginazione interna), e dunque una
sempre maggiore assuefazione dell'opinione pubblica e della categoria a
questa situazione di "normalita'" non-normale.
Manca dunque in Sicilia un aspetto essenziale della cultura occidentale
ed europea, il controllo dell'opinione pubblica sulle scelte del potere.
Cio' costituisce l'ostacolo principale all'evoluzione civile ed
economica della Regione, subito dopo l'egemonia del sistema
politico-mafioso di cui e' peraltro una delle precondizioni essenziali.
Come si contrasta il monopolio? Innanzitutto, riconoscendolo come tale e
conseguentemente negandogli lo status - che oggi vige - di interlocutore
privilegiato. In secondo luogo, favorendo la crescita di testate locali
alternative. In terzo luogo, stimolando fra i giovani esperienze di
informazione semiprofessionale "dal basso". In quarto luogo, spostando
il baricentro del sistema dell'informazione sulle tecnologie di rete
(internet in primo luogo) e ponendosi consapevolmente l'obiettivo di
collocare la Regione all'avanguardia nel settore.
La non-collaborazione col monopolio e' un valore civile, e si esplica a
diversi livelli. A livello legislativo, evitando di emanare disposizioni
che in qualsiasi maniera lo favoriscano, verificando le disposizioni
vigenti, vigilando contro le agevolazioni di fatto che possano venirgli
fornite da pubblici funzionari. A livello politico, evitando - in quanto
soggetti politici - di affidare al monopolio la diffusione delle proprie
idee e rivolgendosi viceversa alla stampa locale e nazionale libera e
all'internet.
Le testate regionali e locali a carattere professionale sono sempre
state ostacolate da difficolta' pubblicitarie, di accesso al credito, di
diffusione in edicola e di partecipazione ai pubblici incentivi: in
violazione non solo dei principi generali che tutelano formalmente,
nelle Costituzioni italiana ed europea, il pluralismo dell'informazione,
ma anche delle leggi del libero mercato. E' facilmente verificabile
l'esistenza di fatto di ciascuno di questi ostacoli: rarissimi gli
imprenditori siciliani che diano pubblicita' alla stampa indipendente;
rarissima la pubblicita' istituzionale, riservata quasi interamente al
monopolio; il credito bloccato; la stessa diffusione in edicola
ostacolata, e in qualche caso caso del tutto vietata.
Su ciascuna di queste anomalie la politica puo' intervenire:
- verificando la correttezza pubblicitaria e sindacale delle imprese, e
negando qualsiasi beneficio alle inadempienti;
- obbligando tutti gli operatori del settore (dagli editori ai
diffusori) alla rigorosa osservanza delle leggi, a pena di esclusione
da ogni beneficio regionale e, nei casi piu' gravi, fornendo assistenza
legale ai soggetti danneggiati;
- distribuendo con equita' la pubblicita' istituzionale;
- facendosi promotrice di sostegni alle cooperative giornalistiche
indipendenti, verificandone la corretta utilizzazione e trasformandoli
quando possibile in erogazione di servizi tecnici garantiti.
Tecnologie e cultura. E' ormai veramente improprio parlare - sul piano
tecnico - di "nuove" tecnologie. Nel giro di vent'anni, la tecnica dei
computer si e' affermata a livello diffuso, trasformando radicalmente i
meccanismi di produzione e di mercato e producendo una serie di
acquisizioni ulteriori - la piu' nota e' l'internet - che modificano
profondamente le culture dell'intera societa'. Proprio sul piano
culturale, tuttavia, le tecnologie continuano ad essere "nuove", nel
senso che non siamo ancora arrivati a percepirne le estreme - e
liberatorie - conseguenze. E' come se stessimo usando gia' da tempo
l'alfabeto fenicio ma senza avere abolito del tutto i geroglifici, e
senza soprattutto aver compreso come l'alfabeto moderno, riservato a
tutti e non a pochi sacerdoti, renda ormai obsoleti i vecchi inni ai
Faraoni e consenta finalmente alla persona comune di comporre storia,
cultura, scienza e anche canzoni d'amore.
Sotto questo profilo, l'alfabeto fenicio si sviluppo' maggiormente in
regioni periferiche, dove la comunicazione "ufficiale" non aveva
raggiunto la complessita' e prepotenza toccate altrove. La poesia
moderna cosi' nacque in Grecia, e non al centro dei vari imperi. E
oggigiorno non c'e' ragione per cui una regione relativamente povera, e
certo molto deprivata sul piano della comunicazione ufficiale, non possa
invece porsi consapevolmente l'obiettivo di essere fra le prime sul
piano dei nuovi alfabeti. Questo implica un'attenzione eccezionalissima
da parte della politica non solo alle applicazioni "istituzionali"
dell'internet, quanto alle sue potenzialita' culturali che possono dar
luogo a mercati di massa nel giro di pochissimi anni.
* * *
Peppino Impastato, Mauro Rostagno e Giuseppe Fava si distinsero anche
per delle scelte tecnologiche allora molto innovative (la radio, la tv
locale, la fotocomposizione autogestita dai redattori). Furono queste
scelte a dar loro la possibilita' tecnica di operare giornalisticamente
in una situazione che altrimenti sarebbe stata completamente bloccata.
Il loro operare giornalistico, tuttavia, non era caratterizzato solo da
scelte tecniche illuminate ma anche - e soprattutto - da un contenuto
civile, democratico, di liberazione. La tecnologia "svelta" era un
mezzo, ma il fine era la liberta'. Essi intuirono per primi questa
correlazione.
I quotidiani arrancano (in Sicilia piu' che altrove: la gente si difende
dai cattivi giornali non comprandoli), la televisione attraversa una
fase profondissima di ridefinizione in cui l'infotainment (informazione
non distinta dall'enterteinment) sembra il trend principale, negli Stati
Uniti la politica comincia a passare piu' per il video e l'internet che
per il quotidiano e la tv. Nel mondo dell'informazione sta cambiando
tutto, non meno che nel periodo intercorrente fra gli amanuensi e
Gutenberg o fra i manifesti murali e Addison.
Questi cambiamenti lasceranno alla fine ai media eterodiretti solo
nicchie parziali (e di propaganda), e fra i media di massa
sopravviveranno, come informazione reale, quelli che riusciranno a
legarsi, in diverse maniere, al mondo dell'internet. Questo ci spinge a
proporre una precisa attenzione alle forze politiche, e a organizzare
professionalmente qui e ora delle iniziative parziali ma conseguenti. Ma
non dimentichiamo mai che il fine ultimo e' quello dell'estensione
sempre piu' ampia della liberta': liberta' del singolo cittadino di
accedere a informazioni veritiere e opinioni diverse, della societa'
civile di poter sempre contare su opzioni alternative, dei giornalisti
di potersi sempre esprimere liberamente e professionalmente.
Crediamo, con questo, di trovarci inseriti in un filone antico e umano,
del quale i nomi che abbiamo citato prima sono fra i maestri.
Che tanti di questi maestri siano siciliani ci da' orgoglio, certo, ma
anche una particolare responsabilita'. Ad essa noi cerchiamo di
rispondere indicendo questo convegno, e invitando a parteciparvi
attivamente tutti gli amici della voce libera in Sicilia e fuori.
________________________________________
Ordine. Trentamila euro in due anni: e' il compenso ricevuto dall'agente
"Betulla", al secolo Renato Farina, per i servigi resi al Sismi e
costati un'indagine per favoreggiamento in inquinamento probatorio. Una
megamarchetta finalizzata all'inquinamento delle responsabilita' dei
servizi italiani nel sequestro dell'Imam egiziano Abu Omar ad opera
della Cia.
In un paese normale questo dato incontrovertibile basterebbe per
trasformare Farina in persona sgradita a qualunque redazione e di fatto
incompatibile con la professione di giornalista, cosi' come lo sarebbe
un medico scoperto a prendere soldi da una ditta di pompe funebri per
far schiattare i pazienti di proposito. Ma qui siamo in Italia ed e'
l'Ordine dei Giornalisti che decide se un operatore dell'informazione
pubblica puo' fare anche disinformazione segreta. E' per questo che
Farina non viene radiato dalla professione come sarebbe accaduto in un
qualunque paese civile, ma solamente sospeso per 12 mesi. Franco
Abruzzo, che presiede l'OdG della Lombardia a cui "betulla" continua ad
essere iscritto, sostiene che Farina ha gia' pagato il suo debito con la
categoria attraverso la "gogna mediatica" che ha fatto seguito alla
scoperta dei suoi altarini.
A questo punto bisogna chiedersi cosa cosa bisogna fare per essere
radiati dall'ordine dei giornalisti, visto che nel caso Betulla non e'
bastato imbastire false interviste per raccogliere informazioni su
attivita' della magistratura con lo scopo di riferirle poi agli stessi
indagati. A dispetto della mite sentenza ricevuta, Farina ha ripreso a
scrivere su Libero precisando che i suoi non sono articoli, ma "lettere
al direttore".
Ma non tutti sono cosi' fortunati: Maria Chiara, aspirante giornalista
conosciuta a Modena, scrive da anni per la stampa locale, ma la pagano
solamente quattro euro a pezzo, e di conseguenza anche con dozzine di
articoli al suo attivo non ha raggiunto quei 2000 euro in due anni che
l'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna considera il guadagno
minimo necessario per fregiarsi del titolo di giornalista. Maria Chiara,
fatti furba: vai in Lombardia, dove non c'e' il limite dei 2000 euro, e
se vuoi arrotondare la paghetta passa dalla redazione di Libero e chiedi
del signor Betulla. [carlo gubitosa]
_______________________________________
Lo Stato contro Pinco Pallo. Accusato di essersi spacciato per ufficiale
dei carabinieri, usando il titolo per ottenere la fiducia di una donna
che ha spolpato ben bene economicamente parlando. Armi usate: un
distintivo e una pistola d'ordinanza, poi rivelatasi falsa. Si procede
d'ufficio. Due anni di processo. Spostamenti, giornate di lavoro perse
per testimoniare, testimoni ascoltati e riascoltati. Arriva finalmente
la sentenza. La pistola non fu mai trovata addosso al sedicente
carabiniere (ma non era falsa?), e il reato di usurpazione di titolo non
esiste. Depenalizzato. Ma c'era bisogno di un anno e mezzo di processo,
per dirlo? [antonella serafini]
________________________________________
"Es un gobierno de mierda, pero es mi gobierno" (cartello a una
manifestazione popolare, Santiago del Cile, estate '72).
________________________________________
Spot.
http://www.lacamorrafaschifo.ilcannocchiale.it
Sinistra Giovanile vs. Potere Nero.
________________________________________
Antonella Consoli wrote:
La mia vittoria
< Ma che importa
io posso ancora raccontare
ed e' questa
la mia vittoria >
23 ottobre 2006
n. 342
________________________________________
Anna Politovskaja, giornalista siciliana. Anche stamattina, al giornale,
i colleghi hanno dato un'occhiata alla scrivania vuota e si sono messi
al computer a lavorare. Il potere e' mafioso, lo si sa: pero' loro lo
scrivono, fanno i nomi e i cognomi, e sono soli. Di chi e' la scrivania
vuota? Chi e' il collega, assassinato dagli imprenditori mafiosi, che
fino all'altro giorno scriveva? In che lingua scriveva? In russo, in
italiano, in castigliano? Russia, Sicilia, Colombia? E che
importanza ha. Siamo in un paese dove l'informazione non e' libera, dove
i politici al massimo livello fanno accordi coi mafiosi (si chiamino
Cuffaro o Putin, gioviali notabili o cupi apparatniki), dove
l'imprenditoria e' collusa, dove il popolo fiaccato da rassegnazione e
miseria non osa alzare la testa eppure (essi sanno benissimo) un giorno,
grazie a loro che resistono, la rialzera'. E in quale chiesa si sono
svolti stavolta - sempre piu' soli e inutili - i funerali? Pochi
compagni attorno, dichiarazioni sprezzanti ("La mafia qua non esiste",
"Nessuno stava a leggere il suo giornale") delle Autorita'. E
quell'applauso commosso, di quelle poche centinaia di impauriti ma
consapevoli cittadini. E loro che si allontanano, a spalle chine, per
ritornare alla redazione, a scrivere tutto cio' che e' successo, anche
in questa giornata. Manderanno ai giornali esteri ("I servizi hanno
sequestrato il suo computer", "stava facendo un'inchiesta sui massacri")
note redazionali. Aggiorneranno il palinsesto di questo numero, sperando
che gli edicolanti - almeno per un altro po', almeno qualcuno -
acconsentano a esporre ancora il giornale. Non parleranno, fra di loro,
di lei, salvo che per ragioni di lavoro. Ma a lei penseranno ogni
attimo, firmando le nuove inchieste, guardando la rotativa che le
stampano, seguendo con lo sguardo le macchine che si allontanano
portando dovunque possibile le copie del giornale.
* * *
Nessuno scrive piu' di te, Anna, ed e' passato appena un paio di
settimane. Ci sono altre cose da scrivere, guerre, re, star system,
presidenti, cantanti: altri eventi del vasto mondo ingombrano la grande
stampa internazionale. Hanno scritto che eri una giornalista, una brava
giornalista, e che sei morta: cosa potevi chiedergli di piu', a questi
illustri e - per quasi due giorni - partecipi colleghi? E' nelle povere
stanze e fra i computer rabberciati, con gli altri redattori dei tuoi
stenti giornali, che ancora vive il Giornalismo. Lui non ti ha
dimenticata, ne' tutti gli altri come te.
________________________________________
Giornalismo. Convegno della stampa libera siciliana, il quattro e cinque
novembre a Catania. Come spezzare il monopolio, come dare tecnologie
alla liberta'. Come organizzarsi - insieme. Come trasformare.
Info: riccardoorioles[AT]sanlibero[DOT]it, lucio[AT]sanlibero[DOT]it
________________________________________
Informazione 1. Sergio Saviano e' un ragazzo di Napoli che ha scritto il
piu' bel libro sulla mafia degli ultimi anni. La mafia, che la' si
chiama camorra, in realta' non e' piu' ne' mafia ne' camorra: e' un
Sistema, moderno e omnicomprensivo, che regge parte grandissima
dell'economia e gestisce - insieme ai poteri ufficiali - la sua parte di
societa'. Sergio adesso e' in pericolo per aver scritto questo. Non
lasciamolo solo - non ci ha lasciato soli.
Bookmark:
http://www.sosteniamosaviano.net
________________________________________
Informazione 2. Dal 3 ottobre (decreto legge n. 262, art. 32) in
internet non si possono piu' riportare liberamente articoli dai giornali
ma bisogna pagare un compenso all'editore, a pena di sanzioni
salatissime. Prima il copyleft era ammesso sul web con il solo obbligo
di citare rigorosamente fonte e autore del pezzo. Cosi' si imbavagliano
migliaia di siti, di blog e di forum. Questo incredibile balzello non fa
differenza tra gli operatori professionali dell'informazione e chi
pubblica articoli senza scopo di lucro: semplicemente, si penalizza chi
diffonde informazione. Una "svista" del governo Prodi? Se cosi' e'. la
si corregga subito. Se no, sarebbe un grossolano e inaccettabile
tentativo di limitare e controllare la libera e autonoma diffusione
dell'informazione. "La liberta' non si puo' fermare - dice Peacelink, la
rete pacifista che ha lanciato l'allarme sul decreto - L'informazione su
internet deve rimanere libera. Chiediamo al Governo che ritiri questo
decreto legge. Chiediamo al Parlamento che lo cancelli".
Bookmark:
http://db.peacelink.org/campagne/info.php?id=3D20
_______________________________________
Informazione 3. Passerelle. Nella stessa giornata (9 ottobre) Bertinotti
da Ferrara a La7 e Fassino da Vespa a Porta a Porta.
________________________________________
Che cosa rubano gli italiani? Nei supermercati, secondo un rapporto
Coldiretti, soprattutto alimentari: formaggio (8 per cento), carne (5
per cento) e (2 per cento) vino. Qualcuno ruba anche dvd ma la maggior
parte oramai cerca roba da mangiare.
_______________________________________
Calabria. Sciopero della fame "per chiedere disperatamente interventi
immediati in materia di giustizia e di lotta alla criminalita'
organizzata nella Locride ed in Calabria. Mi appello al Presidente della
Repubblica Napolitano affinche', attraverso il suo intervento, il
Consiglio Superiore della Magistratura disponga un immediato
rafforzamento dell'organico della Magistratura inquirente applicata
presso il Tribunale di Locri con l'istituzione di un Procuratore
aggiunto nonche' di un distaccamento della Direzione Distrettuale
Antimafia. Chiedo inoltre ai signori Ministri dell'Interno Amato e della
Difesa Parisi di voler attivare l'invio in Calabria di unita'
specializzate delle Forze dell'Ordine nel controllo del territorio.
Finche' non ricevero' rassicurazioni concrete in tal senso, sono pronto
a continuare il mio sciopero della fame fino alle estreme conseguenze,
perche' la Calabria ha fame solo di Giustizia. Mario Congiusta".
Bookmark:
http://www.gianlucacongiusta.org
_______________________________________
Sicilia. Inchiesta su banche e notabili locale dello storico ragusano
Carlo Ruta. Denunce del (discusso) procuratore locale Fera e
dell'avvocato delle banche Di Paola. Condannato al bavaglio e a otto
mesi di galera.
Info: accadeinsicilia[AT]tiscali[DOT]it
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Difesa. L'Italia fornira' all'esercito libanese missili terra-aria Aster
15. Cio' mettera' il governo libanese in condizioni di controllare
effettivamente il proprio spazio aereo. Proteste dello Stato maggiore
israeliano.
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La memoria della nonviolenza. Come si resiste al nazismo a mani nude?
Per trovare la risposta a questa domanda basta chiamare lo 0881.637822,
oppure andare a Foggia, in Viale Europa 45, dove il novantacinquenne
Paolo Sabbetta, ancora lucidissimo e fisicamente attivo, accoglie a
braccia aperte chi gli chiede informazioni sull'esperienza di resistenza
non armata che lo ha visto protagonista nella tenuta agricola di Tor
Mancina, a due passi da Roma sulla via Salaria. La casa di Sabbetta e'
un vero e proprio museo della resistenza nonviolenta italiana, con un
intero salone dedicato alle foto e ai documenti che testimoniano la
attivita' di direttore della tenuta, alla guida di 80 famiglie che hanno
praticato le forme di noncollaborazione e boicottaggio piu' varie e
fantasiose.
"L'intera Comunita' di Tor Mancina - racconta Sabbetta - si coalizzo'
contro gli occupanti, mettendo in atto tutta una serie di espedienti,
sotterfugi, stratagemmi, per nascondere ai nazisti civili, militari,
italiani e alleati, beni mobili e immobili di proprieta' dello Stato
Italiano. Una vera e propria beffa alimentata da un insopprimibile
spirito di liberta' e indipendenza". Per ostacolare l'azione degli
occupanti le famiglie di Tor Mancina si sono inventate di tutto: maiali
"parcheggiati" nelle grotte prossime alla tenuta, latte sottratto alle
mucche di notte per nutrire i partigiani alla macchia, 400 quintali di
grano e 300 di avena occultati in un silos, mobili, attrezzi, olio e
masserizie murati nei locali sotterranei.
Oggi Paolo Sabbetta ha gravissimi problemi di vista, e vorrebbe una
indennita' di accompagnamento o qualunque altra forma di assistenza per
avere accanto una persona che lo sostenga nel suo lavoro di memoria
della resistenza nonviolenta, leggendogli documenti e aiutandolo nella
corrispondenza. All'ANPI chiede che lo status di partigiano venga
riconosciuto anche a chi ha praticato, e non solo a Tor Mancina, forme
di resistenza non armata, mentre ora questa qualifica e' riservata solo
a chi ha tenuto in mano il fucile per almeno tre mesi. Allo Stato
Sabbetta chiede che la qualifica di Cavaliere attribuitagli da Scalfaro
sia riconosciuta anche ai membri delle 80 famiglie di Tor Mancina, veri
e propri eroi dimenticati. [carlo gubitosa]
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Censure. Da bambina giocavo sempre a dama con mio padre, e non me la dava
vinta. Vinceva sempre lui. Ho cominciato cosi' ad allenarmi da sola. Giocavo da
sola e vincevo. Era facile. O con i bianchi o con i neri, vincevo sempre io.
Poi sono cresciuta ed e' cominciata la scuola media. |