PALERMO - Ora la patata
bollente passa nelle mani di Giovanni Masotti e
Daniela Vergara. Trasmissione "riparatrice" sulla
Sicilia quella di "Punto e a capo" della prossima
settimana su Rai 2 promessa dal direttore generale
della Rai Flavio Cattaneo per placare l'ira del
presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro,
indignato per l'immagine dell'isola venuta fuori
dall'inchiesta sulla mafia mandata in onda sabato
sera da "Report" su Rai 3. Così almeno ha raccontato
ieri Cuffaro ai giornalisti chiamati anche per
annunciare l'invio di una lettera di protesta al
presidente della Repubblica Ciampi e la richiesta di
immediata convocazione della commissione di
vigilanza della Rai.
Tanto indignato Cuffaro da resistere a stento alla
tentazione di lanciare una sorta di rivolta del
canone: "Certo, non potrò mai dire ai siciliani di
non pagare il canone, ma mi rendo conto che dopo la
trasmissione faranno un grosso sforzo nel continuare
a pagare il servizio pubblico"
"Dire che la Sicilia di oggi è quella in cui l'80
per cento degli imprenditori pagano il pizzo o se ne
vanno e quelli che restano sono costretti a vivere
sotto scorta è un falso - ha detto il governatore -
. Che ci provoca un grosso danno di immagine proprio
in un momento in cui decine di grossi imprenditori
del nord vengono ad investire nell'Isola e non certo
perché sono collusi con la mafia. Quelli che pagano
il pizzo saranno il 5-10 per cento. I magistrati
dicono cose diverse? E io non ci credo. I dati veri
dicono che il prodotto interno lordo in Sicilia nel
2003 è cresciuto dell'1,8 per cento, ben di più
della media nazionale dello 0,4 per cento, e questa
è la riscossa di un territorio, della sua voglia di
impresa, della cultura della legalità".
Alle proteste di Cuffaro si
aggiungono anche quelle dei ministri La Loggia e
Giovanardi (ieri a Palermo) e quelle degli
imprenditori. In una lettera al direttore di Rai 3,
il vicepresidente di Confindustria con delega al
Mezzogiorno Ettore Artioli stigmatizza gli "odiosi
luoghi comuni secondo i quali tutta la Sicilia
sarebbe governata dalla delinquenza organizzata e
tutti quelli che si ostinano a vivere e a lavorare
in questa regione sono inevitabilmente complici e
collusi con la criminalità". E mentre il sindaco
forzista di Catania e medico personale di Berlusconi
Umberto Scapagnini annuncia "la sospensione di ogni
rapporto ufficiale con il servizio pubblico" e un
fitto scambio di telefonate Palermo-Roma ventila
anche una "ospitata" di Cuffaro in una delle
prossime trasmissioni mattutine della Rai, il
direttore della terza rete Paolo Ruffini respinge
gli attacchi: "Questa polemica proprio non la
capisco. Io sono siciliano e la Sicilia la amo
veramente. E il programma della Gabanelli, che era
assolutamente antiretorico, ha dato voce alla
Sicilia perbene, mostrando proprio il contrario di
quello che gli viene imputato, ovvero che esistono
molti siciliani che si battono contro la mafia. Non
è che vietando di parlarne si sconfigge la mafia, la
si sconfigge anche denunciandola e dando voce a chi
la combatte e la denuncia. Dando voce alla Sicilia
perbene".
E a fianco della redazione di Report scende anche il
segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi: "Un
reportage giustamente e fortemente impegnato ad
analizzare la recente evoluzione del fenomeno
mafioso in Sicilia. Solo fatti e realtà, per
qualcuno forse scomodi".
Da sinistra il commento
sconsolato dell'eurodeputato ds Claudio Fava: "Da
presidente della Regione siciliana è accusato di
aver favorito Cosa nostra, da spettatore televisivo
si indigna per un documentario di denuncia sulla
mafia. La psicologia del signor Totò Cuffaro è
davvero bizzarra...".
www.repubblica.it
(18 gennaio 2005)
La puntata andata in onda sabato scorso era
dedicata alla mafia
Rai, è polemica su 'Report'
Il direttore di Raitre, Ruffini: ''Il
programma ha dato voce alla Sicilia perbene''.
La maggioranza: ''Informazione parziale e
distorta''
Roma, 17 gen. (Adnkronos) -
E' polemica sulla puntata di 'Report'
dedicata alla mafia andata in onda sabato
scorso su Raitre. La maggioranza ha puntato
il dito contro il programma accusato di dare
un'informazione parziale sulla realtà
siciliana.
Replica alle accuse il direttore di Raitre,
Paolo Ruffini: ''Questa polemica su 'Report'
proprio non la capisco. Io sono siciliano e
la Sicilia la amo veramente. E il programma
della Gabanelli, che era assolutamente
antiretorico, ha dato voce alla Sicilia
perbene, mostrando proprio il contrario di
quello che gli viene imputato, ovvero che
esistono molti siciliani che si battono
contro la mafia''.
''Mi faccio una piccola domanda: la mafia
esiste? La risposta purtroppo è sì. Ma
questo -aggiunge Ruffini- non vuol dire che
tutta la Sicilia è mafia. Tanto è vero che
'Report' era incentrato proprio sulla voce
di quei siciliani che si battono contro la
mafia. Non è che vietando di parlarne si
sconfigge la mafia, la si sconfigge anche
denunciandola e dando voce a chi la combatte
e la denuncia. Dando voce alla Sicilia
perbene''.
Accusa il programma di aver fatto
''sciacallaggio mediatico descrivendo la
Sicilia solo come mafia dove l'80% delle
imprese paga il pizzo o sono colluse e il
restante 20% sono sotto scorta'' il
presidente della regione siciliana,
Salvatore Cuffaro, che parla di
''rappresentazione monotematica e deformata
di una realtà complessa''. ''Ho parlato con
il direttore generale della Rai e a lui ho
chiesto una trasmissione riparatrice dove
venga rappresentata una Sicilia reale'' ha
detto Cuffaro.
Il ministro per gli Affari regionali,
Enrico La Loggia, si dice ''indignato''
per l'impostazione data alla trasmissione.
''Ancora una volta -sottolinea il ministro-
si dà in pasto al Paese e al mondo
un'immagine della Sicilia tanto desolante
quanto falsa, che rappresenta un vero e
proprio insulto nei confronti dei milioni di
siciliani onesti che quotidianamente si
impegnano per il progresso dell'isola''.
Di ''inchiesta giornalistica che, invece di
puntare i fari sulla mafia, ha messo sotto
giudizio l'intera Sicilia'' parla il
capogruppo dell'Udc alla Camera,
Luca Volonté, mentre si schiera a
difesa del programma l'opposizione.
Per il senatore
Massimo Brutti, vicepresidente del
gruppo Ds a Palazzo Madama, quella di sabato
scorso è stata una puntata ''assolutamente
corretta. La redazione ha esercitato con
professionalità il legittimo diritto di
cronaca''.
''In queste ore si sta scatenando una vera e
propria aggressione all'informazione libera
e critica -afferma il parlamentare Ds,
Giuseppe Lumia-. Magari ci fosse la
stessa veemenza linguistica e operativa
contro Cosa Nostra e il suo sistema di
collusione con la politica e l'economia''.
E
Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti
italiani, accusa senza mezzi termini: ''In
queste ore si sta portando avanti un attacco
a testa bassa contro la libertà di
informazione''.