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CASO SICILIA, LA RAI SCONFESSA REPORT

di ALESSANDRA ZINITI

Il governatore: "Non è vero che tutti pagano il pizzo"
"Ora la gente dovrà fare uno sforzo per pagare il canone"

PALERMO - Ora la patata bollente passa nelle mani di Giovanni Masotti e Daniela Vergara. Trasmissione "riparatrice" sulla Sicilia quella di "Punto e a capo" della prossima settimana su Rai 2 promessa dal direttore generale della Rai Flavio Cattaneo per placare l'ira del presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro, indignato per l'immagine dell'isola venuta fuori dall'inchiesta sulla mafia mandata in onda sabato sera da "Report" su Rai 3. Così almeno ha raccontato ieri Cuffaro ai giornalisti chiamati anche per annunciare l'invio di una lettera di protesta al presidente della Repubblica Ciampi e la richiesta di immediata convocazione della commissione di vigilanza della Rai. Tanto indignato Cuffaro da resistere a stento alla tentazione di lanciare una sorta di rivolta del canone: "Certo, non potrò mai dire ai siciliani di non pagare il canone, ma mi rendo conto che dopo la trasmissione faranno un grosso sforzo nel continuare a pagare il servizio pubblico"

"Dire che la Sicilia di oggi è quella in cui l'80 per cento degli imprenditori pagano il pizzo o se ne vanno e quelli che restano sono costretti a vivere sotto scorta è un falso - ha detto il governatore - . Che ci provoca un grosso danno di immagine proprio in un momento in cui decine di grossi imprenditori del nord vengono ad investire nell'Isola e non certo perché sono collusi con la mafia. Quelli che pagano il pizzo saranno il 5-10 per cento. I magistrati dicono cose diverse? E io non ci credo. I dati veri dicono che il prodotto interno lordo in Sicilia nel 2003 è cresciuto dell'1,8 per cento, ben di più della media nazionale dello 0,4 per cento, e questa è la riscossa di un territorio, della sua voglia di impresa, della cultura della legalità".

Alle proteste di Cuffaro si aggiungono anche quelle dei ministri La Loggia e Giovanardi (ieri a Palermo) e quelle degli imprenditori. In una lettera al direttore di Rai 3, il vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno Ettore Artioli stigmatizza gli "odiosi luoghi comuni secondo i quali tutta la Sicilia sarebbe governata dalla delinquenza organizzata e tutti quelli che si ostinano a vivere e a lavorare in questa regione sono inevitabilmente complici e collusi con la criminalità". E mentre il sindaco forzista di Catania e medico personale di Berlusconi Umberto Scapagnini annuncia "la sospensione di ogni rapporto ufficiale con il servizio pubblico" e un fitto scambio di telefonate Palermo-Roma ventila anche una "ospitata" di Cuffaro in una delle prossime trasmissioni mattutine della Rai, il direttore della terza rete Paolo Ruffini respinge gli attacchi: "Questa polemica proprio non la capisco. Io sono siciliano e la Sicilia la amo veramente. E il programma della Gabanelli, che era assolutamente antiretorico, ha dato voce alla Sicilia perbene, mostrando proprio il contrario di quello che gli viene imputato, ovvero che esistono molti siciliani che si battono contro la mafia. Non è che vietando di parlarne si sconfigge la mafia, la si sconfigge anche denunciandola e dando voce a chi la combatte e la denuncia. Dando voce alla Sicilia perbene".

E a fianco della redazione di Report scende anche il segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi: "Un reportage giustamente e fortemente impegnato ad analizzare la recente evoluzione del fenomeno mafioso in Sicilia. Solo fatti e realtà, per qualcuno forse scomodi".

Da sinistra il commento sconsolato dell'eurodeputato ds Claudio Fava: "Da presidente della Regione siciliana è accusato di aver favorito Cosa nostra, da spettatore televisivo si indigna per un documentario di denuncia sulla mafia. La psicologia del signor Totò Cuffaro è davvero bizzarra...".  

www.repubblica.it

(18 gennaio 2005)


La puntata andata in onda sabato scorso era dedicata alla mafia
Rai, è polemica su 'Report'
Il direttore di Raitre, Ruffini: ''Il programma ha dato voce alla Sicilia perbene''. La maggioranza: ''Informazione parziale e distorta''
Roma, 17 gen. (Adnkronos) -
E' polemica sulla puntata di 'Report' dedicata alla mafia andata in onda sabato scorso su Raitre. La maggioranza ha puntato il dito contro il programma accusato di dare un'informazione parziale sulla realtà siciliana.
Replica alle accuse il direttore di Raitre, Paolo Ruffini: ''Questa polemica su 'Report' proprio non la capisco. Io sono siciliano e la Sicilia la amo veramente. E il programma della Gabanelli, che era assolutamente antiretorico, ha dato voce alla Sicilia perbene, mostrando proprio il contrario di quello che gli viene imputato, ovvero che esistono molti siciliani che si battono contro la mafia''.
''Mi faccio una piccola domanda: la mafia esiste? La risposta purtroppo è sì. Ma questo -aggiunge Ruffini- non vuol dire che tutta la Sicilia è mafia. Tanto è vero che 'Report' era incentrato proprio sulla voce di quei siciliani che si battono contro la mafia. Non è che vietando di parlarne si sconfigge la mafia, la si sconfigge anche denunciandola e dando voce a chi la combatte e la denuncia. Dando voce alla Sicilia perbene''.
Accusa il programma di aver fatto ''sciacallaggio mediatico descrivendo la Sicilia solo come mafia dove l'80% delle imprese paga il pizzo o sono colluse e il restante 20% sono sotto scorta'' il presidente della regione siciliana, Salvatore Cuffaro, che parla di ''rappresentazione monotematica e deformata di una realtà complessa''. ''Ho parlato con il direttore generale della Rai e a lui ho chiesto una trasmissione riparatrice dove venga rappresentata una Sicilia reale'' ha detto Cuffaro.
Il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, si dice ''indignato'' per l'impostazione data alla trasmissione. ''Ancora una volta -sottolinea il ministro- si dà in pasto al Paese e al mondo un'immagine della Sicilia tanto desolante quanto falsa, che rappresenta un vero e proprio insulto nei confronti dei milioni di siciliani onesti che quotidianamente si impegnano per il progresso dell'isola''.
Di ''inchiesta giornalistica che, invece di puntare i fari sulla mafia, ha messo sotto giudizio l'intera Sicilia'' parla il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté, mentre si schiera a difesa del programma l'opposizione.
Per il senatore Massimo Brutti, vicepresidente del gruppo Ds a Palazzo Madama, quella di sabato scorso è stata una puntata ''assolutamente corretta. La redazione ha esercitato con professionalità il legittimo diritto di cronaca''.
''In queste ore si sta scatenando una vera e propria aggressione all'informazione libera e critica -afferma il parlamentare Ds, Giuseppe Lumia-. Magari ci fosse la stessa veemenza linguistica e operativa contro Cosa Nostra e il suo sistema di collusione con la politica e l'economia''.
E Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti italiani, accusa senza mezzi termini: ''In queste ore si sta portando avanti un attacco a testa bassa contro la libertà di informazione''.

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