Baglioni, concerto a Europarlamento http://www.tgcom.mediaset.it
Live dedicato al problema clandestini
Claudio Baglioni si esibisce oggi (13/09/06) da un palco insolito, quello dell'Europarlamento di Bruxelles, in un "live" dedicato al problema dell'immigrazione clandestina. Il cantautore, che canterà anche al festival "O' scia" a Lampedusa, dal 28 al 30 settembre è sensibile da tempo alla tematica. "Perché l'Europa? - si chiede Baglioni, - perché Lampedusa è un quartiere di Bruxelles
Il concerto di Baglioni segue di
qualche mese quello del colombiano Juanes contro le
mine anti-uomo. Sarà un live organizzato dal
Lilli Gruber, insieme al presidente della
commissione Libertà civili, il francese Cavada.
Durante l'esibizione Baglioni pronuncerà anche
un intervento,
che sarà pubblicato da Famiglia Cristiana,
per "sollecitare istituzioni, forze politiche, media
e opinione pubblica a una riflessione autentica,
profonda e non di circostanza su un dramma che
riguarda il presente, ma anche l'equilibrio e lo
sviluppo futuro del nostro continente e dell'intera
area del Mediterraneo: il dramma dell'immigrazione
clandestina".
La presenza di Baglioni all'Europarlamento è stata
richiesta "per chiedere all'Europa di garantire a
tutti - anche ai migranti: minori quasi sempre
invisibili, donne, uomini - quei diritti universali
e inalienabili che sono propri di ogni uomo, senza
esclusioni, nè eccezioni.
"Perché l'Europa? - è la domanda
che si pone il cantautore - Perché Lampedusa non é
una zattera rocciosa alla fonda in un tratto di mare
più vicino all'Africa che all'Europa. E' un
quartiere di Bruxelles". "Quindi O' Scia" - ha detto
- "sarà in grado di ristabilire il diritto,
garantire pari dignità e pari opportunità a chi c'é
e a chi arriva e costruire le condizioni politiche,
sociali ed economiche per le quali migrare torni a
essere un'opportunità e non una scelta obbligata per
la sopravvivenza".
TANTE
CANZONI PER DARE SPERANZA AGLI ULTIMI
di CLAUDIO BAGLIONI
OGNI oltraggio
è morte. Non sono parole mie. Non ne
posseggo di così alte. Le rubo a un
grande Gadda, perché credo che la strada
che suggeriscono sia quella che dobbiamo
trovare il coraggio di percorrere,
quando ci avviciniamo ad un tema così
doloroso come l'immigrazione
clandestina. Un tema di fronte al quale,
prima ancora di essere capaci di parole,
dobbiamo essere capaci di silenzio. Il
silenzio che serve a percepire il
battito, appena udibile, di un cuore. Ma
non il nostro. Il cuore dell'altro.
Finché il radar della nostra coscienza
non sarà capace di rilevare quel battito
e riconoscergli la stessa dignità che
chiediamo venga riconosciuta al nostro,
le parole che diciamo non varranno
l'aria della quale sono fatte.
Vista dall'aereo, Lampedusa non è che un
piccolo neo sulla pelle del mare.
Ondeggia indecisa, come un'imbarcazione
che non sa se avvicinarsi o allontanarsi
dalle coste di un'Europa madre sì, ma
talvolta anche matrigna. Non sa se
attraversare il "mare nostrum", passare
le colonne d'Ercole e tentare la sorte,
tra le acque sconfinate e senza riparo
dell'Atlantico. E, forse, se decidesse
di prendere il largo, non avrebbe tutti
i torti. Gli sbarchi sono molto più
delle cronache del disagio che portano e
di quello che procurano. Più della
contabilità dolorosa - e, qualche volta,
vergognosa - di ingressi, accoglienza,
espulsioni. Più di un tornasole con il
quale misurare il valore di questa o
quella linea, l'efficacia di questa o
quella norma.
Sono nomi, occhi, cuori, carne, ossa.
Sono dolore e speranza. L'oltraggio di
un passato incapace di garantire un
futuro; la speranza disperata di un
presente che possa restituire il futuro
rubato. Sono l'urlo di Munch; lo strazio
del Laocoonte; la vergogna dell'Adamo
cacciato dal Paradiso terrestre. Ma,
soprattutto, l'immagine più evidente di
una democrazia che si scopre inadeguata
a governare società sempre più vaste e
complesse, nelle quali fedi, culture,
storie, tradizioni e linguaggi sembrano
incapaci di incontrarsi e capaci solo di
scontrarsi, rischiando - ogni volta - di
prendere fuoco ed esplodere. Una
democrazia che corre il rischio di fare
harakiri. Se la maggioranza è fatta da
quelli che stanno meglio, tutela i
diritti dei più forti. Il divario con i
più deboli aumenta sempre più e le
parole "a chi ha sarà dato, a chi non ha
sarà tolto anche quel poco che ha"
rischiano di assumere un significato
apocalittico. Non possiamo fingere di
ignorare che torto, ragione,
responsabilità, colpa, legalità,
diritto, sono parole che assumono un
significato completamente diverso se
pronunciate nell'inviolabile serenità
del nostro salotto o nel buio gelido di
una notte d'alto mare, tra anime
calpestate e scheletri di uomini che
trattengono il fiato nella speranza che
il loro viaggio sia il primo e non
l'ultimo.
Per riflettere su tutto questo, ho
chiesto ad altri uomini di musica di
scendere a Lampedusa dal 23 al 25
settembre, per unire le loro note alle
mie. Per questo appuntamento ho preso in
prestito il saluto della gente
dell'isola -"O scià!": "fiato mio", "mio
respiro"- perché credo non ci sia niente
di più forte e profondo che essere fiato
e respiro l'uno per l'altro. La speranza
è che questi "fiati" si fondano in un
vento capace di sgombrare menti e cuori
dalle nubi che li avvolgono e aiutare
chi lo deve fare a costruire una
prospettiva in grado di garantire un
futuro di dignità a quanti vivono a
Lampedusa e la dignità di un futuro a
quanti a Lampedusa approdano. Le canzoni
- è vero - non contengono e non possono
dare risposte. Ma la musica è la
dimostrazione del fatto che esistono
linguaggi e categorie che non conoscono
confini, barriere, muri e pregiudiziali.
Ed è a questi universali che ci dobbiamo
affidare se vogliamo davvero chiederci
se questo è un uomo; se vogliamo capire
cosa fare per fare in modo che torni ad
essere uomo pienamente e, allo stesso
tempo, dimostrare a noi stessi e al
mondo che vogliamo continuare ad essere
chiamati uomini anche noi.
CAST "O SCIA" 2006: Francesco Baccini, Loredana Bertè, Riccardo Cocciante, Cochi e Renato, Luisa Corna, Grazia Di Michele, Khaled, Fichi D'India, Gigi Finizio, Riccardo Fogli, DJ Francesco, Teo Mammuccari, Mango, Antoine Michel, Amedeo Minghi, Nada, Nair, Neffa, Neri Marcorè, Neri per caso, Pablo e Pedro, Pago, Giorgio Panariello, Gatto Panceri, Raf, Massimo Ranieri, Francesco Renga, Aida Satta Flores, Alan Sorrenti, Anna Tatangelo e Paolo Vallesi, Michele Zarrillo.

Vengo
senza bandiere, senza colori, senza tessere di partito.
Senza pretendere di suggerire visioni politiche, senza
forzature ideologiche, libero da orientamenti
pregiudiziali. Vengo come ambasciatore di domande, non
come possessore di risposte. A chiedere, non a portare
soluzioni.