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COCA-COLA

è responsabile della repressione attuata in Colombia dai paramilitari contro il sindacato SINALTRAINAL. OTTO OMICIDI, innumerevoli sequestri, aggressioni, trasferimenti forzati e minacce. Il GOVERNO COLOMBIANO assicura l'impunità ai colpevoli di questi crimini.

RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA (http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/index.html) pubblica documenti, materiale ed articoli dove vengono spiegate dettagliatamente le motivazioni e le azioni del boicottaggio contro la multinazionale americana.

LEGGI il DOSSIER COCA-COLA in Colombia! Informazione e denuncia delle attività illecite e violente della multinazionale Americana (formato PDF)

 

COCA COLA è ANCHE: Fanta Sprite Sweppes Dr.Pepper CanadaDry Beverly Bonaqua Kinley *** SONO INOLTRE SEGNALATE (per investimenti in armi, sfruttamento ambientale, minorile e del 3°mondo, per violazione dei diritti umani e sindacali, abuso di potere...) i  marchi NESTLE' e PEPSICOLA con Pepsicola One-O-One Recoaro Vera S.Pellegrino S.Bernardo Sandalia Seven-Up Tione Ulmeta Belte' Chino' Mirage Nestea Mirinda Levissima Limpia Pejo Perrier Pracastello


 

QUALE ALTERNATIVA? Una qualsiasi forma di boicottaggio, proprio per la sua natura e proposta NON VIOLENTA, vuole dare comunque un'alternativa ("sostenibile" ed eticamente compatibile) al prodotto "inquisito". In questo caso propongo un paio di validissime e gustosissime bevande altrernative (che ho personalmente provato) e di cui ho trovato alcuni appunti molto esaudienti :

Guaranito molto simile al chinotto (così possiamo pure boicottare il CHINOTTO delle famigerate Recoaro/S.Pellegrino/Vera...alias NESTLE') nel suo sapore dolce/amaro, è una "soda" a base di succo di Guaranà

Vero e proprio "clone" della COCA-COLA, prodotto in francia da una società Franco-Palestinese


COCA-NEWS    ALTRE COLE    COLA FAI DATE!    LUOGHI COMUNI?


 

GUARANITO

Guarnito dal Brasile e Costa Rica

Bibita gassata con guaranà del Brasile e zucchero di canna del Costa Rica 

Descrizione del prodotto

 

L'idea arriva dal Brasile, dove la soda al guaranà è la bevanda nazionale.
Guarnito altromercato è la prima soda al guaranà equo solidale, una bevanda frizzante ed equa, dalla ricetta esclusiva elaborata da Ctm in collaborazione con Conselho Geral da tribo Sateré-Mawé per l'estratto e l'esperienza di una piccola azienda italiana a conduzione famigliare, per la produzione.

Questo nuovo prodotto del commercio equo coniuga le proprietà più note del guaranà a proprietà dissetanti e rinfrescanti; ha colore scuro ed gusto non troppo dolce e con personalità, nella quale emerge decisamente l'aroma di questo frutto della foresta tropicale. Un'energia che contagia. 

Il 97% degli ingredienti (esclusa l'acqua) è equo e solidale.

Produttore

Questo prodotto sostiene un progetto di enorme valenza sociale, ambientale e di preservazione dell'unicità e della simbiosi di identità tra la terra indigena del guaranà e i suoi ancestrali abitanti, i Saterè Mawé.
Ctm altromercato da tempo collabora con l' organzzazione politica ed economica della nazione indigena Sateré-Mawé, che lotta per affermare, in base alla Costituzione brasiliana, autonomia di sviluppo economico e culturale, nel rispetto del popolo indio e della sua Terra: 800 mila ettari, costituiti dal bacino dei fiumi Andirá e Marau; dove vivono 7000 persone sparse in 80 villaggi, e che le autoritá tradizionali definiscono 'santuario ecologico e culturale del Guaranà dei Sateré-Mawé'. Il CGTSM utilizza la rendita della vendita del guaranà per
preservare l'ecosistema che costituisce la banca genetica naturale mondiale del guaranà selvatico, per trasformare in giardini forestali le aree degradate, per migliorare le condizioni di vita e di alimentazione della popolazione e riscattare le conoscenze e i valori della cultura tribale. Questo progetto autonomo, premiato all' Esposizione Universale del 2000 come esemplare per l' applicazione dell' agenda 21 delle Nazioni Unite (sviluppo sostenibile e tutela ambientale), si é finora finanziato quasi solo con la vendita del guaranà nella rete del commercio equo.
Nel 2002 Slow Food ha istituito un Presidio internazionale dedicato al guaranà nativo dei Sateré-Mawé.

Lo zucchero di canna proviene invece dal Costa Rica, da Coopeagri, che riunisce coltivatori di canna da zucchero che gestiscono la terra in comune. 

Informazioni particolari

Il guaranà (Paullinia Cupana var. Sorbilis) è una liana che produce frutti rossi, i cui semi sono ricchi di guaranina, sostanza dalle proprietà stimolanti. La liana selvatica viene 'domesticata' dai maestri Sateré con cura religiosa e metodi rispettosi dell' ambiente, trapiantando in radura le piantine nate in foresta,  e consorziandole con altre piante benefiche, in modo da creare dei veri e propri 'giardini forestali'.
Il guaranà (Paullinia Cupana var. Sorbilis) è una liana che produce frutti rossi dalla polpa bianca, i cui semi sono ricchi di guaranina, sostanza dalle proprietà stimolanti, di tannini, fosforo, potassio e vitamine. La liana selvatica viene 'domesticata' dai maestri Sateré con cura religiosa e metodi rispettosi dell' ambiente, trapiantando in radura le piantine nate in foresta,  e consorziandole con altre piante benefiche, in modo da creare dei veri e propri 'giardini forestali'.

I semi, essiccati in forni tradizionali di terracotta, possono essere trasformati in polvere o in estratto di guaranà. A livello locale vengono confezionati in pani o bastoni da grattugiare utilizzando la ruvida lingua ossea del pesce Pirarucu, un gigante ittico che popola le acque dei fiumi locali.

 Il guaranà altromercato è un testimone di biodiversità: proviene infatti dalla Terra Indigena Andirà-Marau, cuore delle terre ancestrali dei Sateré-Mawé, al centro dell´Amazzonia brasiliana; dall´unico ecosistema che costituisce la terra d´elezione del guaranà nativo, di cui i Sateré-Mawé sono gli scopritori e i custodi.

Filiera

L' estratto di guaranà è elaborato in Brasile tramite il Consiglio generale della tribù dei Saterè Mawé, a partire dal casquilho, la parte esterna del frutto, che in genere non viene utilizzata. Un valore in più di questa preziosa pianta.  La produzione avviene presso la reysoda di pavia e la distribuzione è di Ctm altromercato.

http://www.altromercato.it/

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Mecca Cola VS Coca Cola

E’ qualcosa di più della semplice concorrenza commerciale: Mecca Cola è l’anti Coca Cola per eccellenza, destinata a un pubblico “impegnato” con obiettivi che travalicano la sfera del semplice business per entrare in quella della solidarietà internazionale e della presa di posizione politica. Inventata e distribuita in Francia, Mecca Cola è arrivata anche in Italia: la bibita, potenziale concorrente delle bollicine più famose del mondo, è stata presentata ufficialmente nel luglio 2003 a Torino alla festa di Liberazione, che ne ha ospitato uno stand. Rimane un’operazione commerciale, certo, ma che sottolinea ancora una volta gli orizzonti futuri di un nuovo modo di consumare “impegnato”.

Ma è buona come la Coca Cola? La bevanda è molto simile alla capostipite americana, leggermente meno dolce e meno gasata del prodotto americano destinato al pubblico europeo, ma quel che più conta sono i fattori contestuali della sua nascita. Viene prodotta a Parigi dalla Beverage France, compagnia di proprietà di cittadini francesi di origine araba, e il suo ideatore è un parigino di origine araba che fino allo scorso anno dirigeva una emittente radiotelevisiva franco-araba. Così, in nome degli ideali palestinesi e della solidarietà tra i popoli è nata Mecca Cola”.

Quella della Mecca Cola è una forma di carity-business, dal momento che la Beverage France non nasce come società no profit, ma devolve comunque una sostanziosa quota degli utili (circa il 10%) ad associazioni e fondazioni per l’infanzia palestinese e araba. Lo slogan riportato sulle confezioni lascia pochi dubbi sul significato del messaggio che i produttori vogliono lanciare: “Ne buvez plus diot, buvez engagé” (“Non bere più stupidamente, bevi impegnato”) e “Non agitare me, agita la tua coscienza”. Il valore aggiunto di Mecca Cola è appunto questo: un invito e un sostanziale coinvolgimento dei consumatori affinché pensino alla destinazione degli utili dei prodotti che ogni giorno comprano. E per non contraddire questa filosofia la Mecca Cola non viene venduta sottoprezzo, perché chi la acquista deve farlo consapevolmente e in modo critico, non semplicemente per risparmiare.

Finora il pubblico ha accolto con entusiasmo la bevanda, forse anche in conseguenza del fatto che Mecca Cola offre una ragione in più per boicottare i comportamenti scorretti della multinazionale statunitense, e dal novembre 2002 al marzo 2003 ha venduto in Francia ben otto milioni bottiglie da un litro e mezzo. La mecca-cola è presente in Germania, Canada, Inghilterra, Arabia Saudita. E da oggi anche in Italia.

Mecca Cola non è sola, sono molti infatti i marchi che con finalità simili si sono messi in concorrenza con il colosso americano: Zamzam Cola (fondata in Iran nel 1954, porta il nome della sorgente sacra della Mecca, bevanda nazionale dal 1979, quando la rivoluzione di Khomeini scaccia le etichette americane), Arab Cola (nata in Francia nel marzo 2003, la "cola del mondo arabo" è inventata da Gerard Leblanc, un francese nato in Marocco, ma ci tiene a specificare che "il ruolo di una bibita non è l'incitamento all'odio razziale"), Qibla Cola (Qibla è la direzione verso cui pregano i musulmani, verso la Mecca, nata nel febbraio 2003 a Derby nel Regno Unito la Qibla Cola Company Ltd prevede di arrivare a un milione di bottiglie mensili solo sul suolo britannico, l'azienda dichiara di voler contribuire alle più importanti organizzazioni caritatevoli islamiche, purché ufficialmente riconosciute), Muslim Up (nata da una iniziativa di tre imprenditori francesi di origini tunisine, prodotte al momento 500 mila bottiglie, tutte in Francia, vogliono esportarle in Italia, Gran Bretagna, Belgio e Germania, la Muslim Up si propone di finanziare progetti di controinformazione).

[Gianni, Redazione Cunegonda Italia] http://www.cunegonda.info                   

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"ALTRE" Cole...

Arab Cola:

 www.arab-cola.com
distributore italiano: Centroplastica
tel. 039/6902330, e-mail: c.casonato@centroplastika.com

Arab Cola, senza ideologie

L'ultima neonata è la più dolce, l'Arab Cola, "la cola del mondo arabo" meno gasata e più caramellosa. Il padre della creatura è Gérard Le Blanc, imprenditore franco-marocchino che viene dal commercio internazionale di biancheria intima. Con tre francesi e quattro arabi, a marzo del 2003 cerca di rispondere a quella fetta di mercato "orfana" della Cola americana (in Egitto le fabbriche della Coca Cola hanno chiuso) e che non vuole essere "impegnata". «Se non devo bere stupido adesso, significa che tutti gli arabi prima erano stupidi», dichiara perentorio Le Blanc. E accusa le "consorelle" di aiutare solo i palestinesi. «Ci sono poveri dappertutto. Anche noi abbiamo inserito nella nostra politica la scelta di fare donazioni. In Iraq ho appoggiato Luna Rossa per la distribuzione dei medicinali, in Turchia gli sfollati del terremoto». Ma niente percentuali fisse sui profitti. L'Arab uscirà anche nelle versioni: monada (limone) e limouna (arancia).

 (http://www.volontariperlosviluppo.it/2003_7/03_7_03.htm)

Bio Frizz Cola E Guarana'

Produttore: Voelkel

BIO COLA

Linea di bibite gassate in lattina ( + aranciata e limonata) che sono facilmente reperibili nei negozi biologici

-in attesa di ulteriori informazioni-

PROVATA: OTTIMA!

 

 

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Qibla Cola:
www.qibla-cola.com
tel.00441332/371001

Zam Zam Cola:
www.zamzam.co.ir
tel.009821/6701104

Mecca, Qibla o Zam Zam?

"Non bere stupido, bevi impegnato" e ancora "Non agitare me, ma agita la tua coscienza". Con questi slogan sull'etichetta, è il franco-tunisino Tawfik Mathlouthi, spigliato uomo d'affari 47enne, nel novembre del 2002 a lanciare la Mecca Cola. Lo spunto, lui dice, è stato la strage di palestinesi a Jenin e la conseguente proibizione a suo figlio di bere la Coca Cola. Ma forse anche l'ottimo fiuto per gli affari. Tawfik, direttore di Radio Mediterranée, contatta la Zam Zam, ma l'accordo non arriva. Con un capitale di 22 mila euro inizia la sua avventura. La guerra in Iraq e il conseguente crollo di vendite della bibita d'Atlanta ( sulle quali però l'azienda, da noi contatta non rilascia dichiarazioni) nei paesi arabi (con perdite dal 20 al 40% e anche più) fanno il miracolo. Oggi la Mecca Cola distribuisce non solo nel mondo islamico, ma anche in Francia, Regno Unito, Belgio, Germania, Spagna, Svezia e Danimarca. In Marocco in un mese ha "bruciato" 3 milioni di bottiglie, ma arriva fino in Bangladesh, Indonesia e nell'Africa sub sahariana. Le previsioni di fine anno sono da capogiro: 480 milioni di bottiglie. E in arrivo per il tunisino c'è anche Tele Liberté. Il mix di etica- commercio-buona qualità (la Mecca è identica alla sorella americana, solo un po' meno gasata) è gradito agli amanti della Coca Cola che trovano sempre più indigeribile il governo americano e la sua politica. La scelta dell'azienda di devolvere il 10% dei profitti ad associazioni palestinesi per l'infanzia e un altro 10% ad associazioni caritatevoli sono musica per le orecchie di tutti coloro che applicano il consumo responsabile.
A ruota la seguono la Qibla Cola (Qibla, con pronuncia "Kibla", è la direzione verso la quale pregano i musulmani) che sul motto Liberate your taste ha fondato il suo successo diffondendosi dal Regno Unito al Pakistan, alla Scandinavia, al Canada. Anche loro sostengono di versare il 10% dei profitti ad associazioni caritatevoli islamiche purché ufficialmente riconosciute. Una di queste è l'Islamic Aid. La Qibla Cola si beve in 6 versioni: cola, lime, orange, water, fantasy, mango.
Di blu mitteleuropeo si tinge invece la Muslim up. Una bibita nata per boicottare la Coca Cola e i prodotti "sionisti". Richiamo etico per il suo slogan "Una bevanda non come gli altri, a servizio degli altri" e per il video Palestine story, un documentario choc disponibile sul sito www.muslim-up.com.

 (http://www.volontariperlosviluppo.it/2003_7/03_7_03.htm)

 

Fatti la cola da te !!!

Ingredienti per l'essenza:

  • 3,50 ml olio d'arancia

  • 1,00 ml olio di limone

  • 1,00 ml olio di noce moscata

  • 1,25 ml olio di cassia

  • 0,25 ml olio di coriandolo

  • 0,25 ml olio di neroli

  • 2,75 ml olio di lime

  • 0,25 ml olio di lavanda

  • 10,0 g gomma arabica

  • 3,00 ml acqua

Per lo sciroppo:

  • 2,00 cucchiai di essenza*

  • 3,50 cucchiai di acido citrico

  • 2,28 l di acqua

  • 2,36 kg di zucchero bianco granulare

  • 0,50 cucchiai di caffeina (opzionale)

  • 30,0 ml di caramello

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Per l'essenza:

miscelare gli olii in una tazza (si possono comprare sul sito in inglese www.frontiercoop.com oppure alcuni sono disponibili sul sito italiano www.mgmnatura.it/dietetici/dietetici.htm cliccando su Aromaterapia). Aggiungere la gomma arabica e mischiare con un cucchiaio. Aggiungere l'acqua e amalgamare il composto. Si può utilizzare anche un mixer frullando tutto per 5 minuti. La miscela può essere tenuta in frigo in un contenitore sigillato oppure a temperatura ambiente. Per preparare lo sciroppo si devono aggiungere a 5 millilitri di essenza i 3 cucchiai e mezzo di acido citrico, poi l'acqua e infine lo zucchero. Se lo si desidera si può aggiungere la caffeina facendo attenzione di scioglierla bene. Al tutto si aggiungono i 30 ml di caramello. Per finire la vostra cola si devono calcolare per ogni parte di sciroppo 5 parti di acqua gassata. E la vostra cola è pronta.
Per ulteriori informazioni sulla preparazione e il reperimento degli ingredienti si può guardare sul sito in inglese: www.infoweb.co.nz/random/open_source_cola (cliccare in alto destra su Soft drink formula)

 

 

 

 

http://www.volontariperlosviluppo.it/2003_7/03_7_03.htm

           

COCA-NEWS

 

COCA COLA, STUDIO SPERIMENTALE SUI TOPI

Ecco i risultati di uno studio a lungo termine su ratti Sprague-Dawley, cui è stata somministrata la famosa bevanda

La Coca-Cola è stata inventata nel maggio 1886 ad Atlanta, Georgia, da un farmacista che, più o meno per caso, miscelò acqua carbonata con sciroppo di zucchero, acido fosforico, caffeina ed altri aromi naturali per creare quella che è conosciuta come la “bibita analcolica più diffusa al mondo.” Attualmente la Coca-Cola è venduta in più di 200 nazioni e agli inizi del 2000 l'azienda ha venduto la sua 10 miliardesima confezione di prodotto marchiato Coca-Cola.

Stante il consumo mondiale di Coca-Cola, la Fondazione Europea Ramazzini ha pianificato e condotto presso il suo CRCCM di Bentivoglio, Bologna, un progetto sperimentale per studiare gli eventuali effetti a lungo termine correlati alla somministrazione a ratti Sprague-Dawley di Coca-Cola al posto dell'acqua da bere per tutta la vita, fino a morte naturale.  

I test biologici sono stati eseguiti su ratti maschi e femmine di diverse età, e precisamente:
(a) esposti sin dalla fase embrionale o dall'età di 7 settimane;
(b) esposti a partire da 30, 39 o 55 settimane d'età. Complessivamente il progetto ha riguardato 1999 ratti. Durante la fase vitale, sono stati raccolti dati sul consumo di bevande e di cibo, sul peso corporeo e la sopravvivenza.

Gli animali sono stati tenuti sotto osservazione fino al decesso naturale e quindi sottoposti ad autopsia. I risultati indicano:
(a) un aumento del peso corporeo di tutti gli animali trattati;
(b) un aumento statisticamente significativo in relazione ai tumori maligni mammari nelle femmine, sia con prole che senza;
(c) un aumento statisticamente significativo dell'incidenza degli adenomi esocrini del pancreas sia nei maschi che nelle femmine, sia con prole che senza;
(d) una maggior incidenza, per quanto non statisticamente significativa, dei carcinomi delle cellule delle isole del pancreas nelle femmine, un tumore maligno verificatosi molto raramente nei controlli storici del CRCCM.

Sulla base dei risultati di questo studio, il consumo eccessivo di bevande analcoliche dovrebbe essere generalmente scoraggiato, in particolare nei bambini e negli adolescenti.

Disinformazione.it, 12 dicembre 2006


Colombia, dopo anni di lotta il sindacato piega la Coca Cola

[ 03-10-2006 ] ADV News 24h 
Otto sindacalisti della multinazionale Coca-Cola uccisi dagli squadroni della morte dei paramilitari dal 1990 a oggi, in Colombia, ben 179 le gravi violazioni dei diritti umani denunciate. Una strage che vede come unica responsabile la company di Atlanta produttrice della celebre bevanda e che finalmente potrebbe aver fine. Dopo 3 anni e 2 mesi di boicottaggio internazionale, la Coca Cola Company ha accettato di trattare con Sinaltrainal, che l'ha accusata di essere responsabile della feroce strategia antisindacale.

"In questi giorni" - fa sapere la Rete boicotaggio
Coca-Cola - "è in corso a New York una serrata trattativa tra Coca Cola e Sinaltrainal, che ha già portato alla firma di un pre-accordo". L'intesa prevede: una politica generale dell'azienda sui diritti nei luoghi di lavoro, non solo in Colombia, ma in tutto il mondo; un metodo per il risarcimento proporzionale dei sindacalisti e dei loro familiari che dal 1990 ad oggi hanno subito violazioni dei diritti umani e sindacali; un accordo generale per la creazione di un procedimento che consenta alla Coca-Cola e alla Ong statunitense International Labor Rights Fund di trattare le questioni relative al rispetto dei diritti sindacali che dovessero presentarsi all'interno del Coca-Cola System.

In cambio, il Sinaltrainal deve assicurare la sospensione del boicottaggio della bevanda, almeno fino a che l'azienda non avrà il tempo di adempiere agli accordi sottoscritti. Nel frattempo la campagna non si blocca nel resto del mondo. "Quando nel luglio del 2003 abbiamo iniziato il boicottaggio" - dichiara la Reboc - "in pochi ci credevano, e invece stiamo dimostrando ancora una volta che la solidarietà internazionale tra lavoratori e consumatori critici può battere anche un gigante come Coca Cola e dare un contributo essenziale per la globalizzazione dei diritti". L'organizzazione è però pronta a fermare il boicottaggio, precisa, "se e quando si arriverà ad un accordo di dettaglio soddisfacente".

Il totale delle vittime tra i rappresentanti del sindacato dei lavoratori colombiano della Coca Cola e della
Nestlé è di 22 persone. Molti sono anche gli esponenti costretti allo sfollamento (desplazamiento), che si aggiungono alle migliaia di dipendenti licenziati per la loro attività sindacale. Senza contare le ritorsioni sui familiari dei lavoratori in sciopero, come Gabriel Remolina, ucciso nell'aprile del 2004 solo perché fratello di Esther, compagna di Efrain Guerrero, presidente della sezione del Sinaltrainal e lavoratore della Coca Cola nell'impianto d'imbottigliamento di Bucaramanga.

Coca Cola impiega oggi in Colombia circa 10 mila lavoratori, il 94% dei quali è precario, non gode d'alcun diritto, non può iscriversi al sindacato e percepisce il salario minimo legale. Il tasso di sindacalizzazione dell'azienda è solo intorno al 6%, anche se la Coca Cola afferma che si tratta in realtà del 31%. La discordanza dei dati è dovuta al fatto che la multinazionale americana non conta tutti i precari che lavorano per lei. Secondo l'Ufficio internazionale Fim-
Cisl (su dati della Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi, che rappresenta 155 milioni di lavoratori iscritti a 241 organizzazioni affiliate, operanti in 156 paesi) risulta che negli ultimi 3 anni (dal 2003 al 2005) Coca Cola ha violato i diritti sindacali anche in altri 11 paesi. In tutta la Colombia sono 4 mila i sindacalisti uccisi dagli anni '80 a oggi (ogni 5 sindacalisti uccisi nel mondo, 3 sono colombiani), vittime dello strapotere delle multinazionali e di un neo-liberalismo sfrenato. L'ultimo, ammazzato il 19 settembre, si chiamava Alejandro Uribe, era membro della Federazione agromineraria del Sur de Bolivar.

 


Un 2006 horribilis per la Coca Cola
Nel 2005 la Coca Cola si trovo' a combattere contro le iniziative di boicottaggio organizzate dai campus studenteschi americani, nel 2006 e' la volta dell'India e della Libia.
Ad agosto un'alta Corte indiana ha infatti confermato il divieto di distribuzione di Coca Cola e Pepsi nello stato indiano del Kerala. Tutto e' partito dall'associazione ecologista Centre for Science and Environment (Cse) che ha scoperto in alcuni campioni della bevanda la presenza di livelli di pesticidi decine di volte superiore ai limiti di legge.
Ieri, il leader libico Muhammar Gheddafi ha dichiarato che la Coca Cola utilizza ingredienti africani e le multinazionali delle bibite gassate (Pepsi, Kiti-Cola) dovrebbero pagare i diritti al continente africano. "Le loro essenze provengono dalle nostre piante - ha detto Gheddafi - e percio' le multinazionali devono compensarci".
Anche il governo della Lettonia ha deciso di bandire la Coca Cola dalle scuole, insieme a tutti i prodotti che contengono coloranti, caffeina e additivi chimici.  [CACAO Elefante] www.alcatraz.it

 


USA / Al bando Coca-cola e Pepsi-cola nelle scuole
Il Governatore A.Schwarzengger ha firmato una delle leggi piu' controverse della
storia californiana: bando a Coca-cola e Pepsi-cola nelle scuole. La sua lotta
al "cibo spazzatura" include una crociata contro gli zuccheri e l'eccesso di
calorie. Secondo il Centro di difesa della Salute pubblica, un adolescente
californiano consuma in media 800 lattine di bibite all'anno e doppia quantita'
di zuccheri rispetto a quella raccomandata.

Avvertenze numero 2005-19 del 1 Ottobre 2005
In Internet: http://www.aduc.it/dyn/avvertenze


CHINOTTO: COSA C’E’ DENTRO?
Bibita analcolica che sta tornando di moda, il chinotto ha una strana normativa
che ne disciplina la composizione. La pianta di Chinotto, originaria della Cina,
e' un piccolo albero con piccoli frutti rotondi e profumati, con buccia
arancione. Con l'estratto di Chinotto si fa la nota bibita che tra l'altro ha
proprieta' digestive. Le bibite a base di frutta devono pero' contenere almeno
il 12% di succo del frutto, ma il chinotto fa eccezione perche' deve essere
preparato "con sostanze provenienti dal frutto" (1) senza specificarne la
percentuale. Nella composizione di alcune bibite in commercio e' riportato
inoltre il termine "aroma", che vorrebbe significare "estratto" dal frutto.
L'attuale normativa suddivide pero' gli aromi in "aromi naturali" e "aromi". I
primi sono estratti naturali i secondi sono artificiali, cioe' sintetici (la
classificazione di derivazione europea e' stato un altro regalo ai produttori a
danno dei consumatori). Se nelle etichette del chinotto si legge "aromi" se ne
dovrebbe dedurre che dell'agrume Chinotto non c'e' neanche l'ombra e che il
caratteristico sapore amarognolo proviene dalle fabbriche di prodotti chimici.
Il chinotto occupa una fetta del mercato delle bibite del 5% pari a 60 milioni
di euro a fronte di un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro.

(1) Dpr 719/58:"Le bibite analcoliche vendute con il nome di un frutto non a
succo, compreso il cedro ed il chinotto, o con il nome della relativa pianta,
devono essere preparate con sostanze provenienti dal frutto o dalla pianta di
cui alla denominazione di vendita.
Per queste bibite e' consentita l'aggiunta di succhi di frutta e di sostanze
aromatizzanti naturali diverse dal frutto e dalla pianta di cui alla
denominazione. Il loro residuo secco non dev'essere inferiore a 8 g. per 100
cc".

Avvertenze numero 2005-17 del 01 Settembre 2005
In Internet: http://www.aduc.it/dyn/avvertenze


ORA ANCHE GLI AMERICANI BOICOTTANO LA COCA-COLA
Autore: Sabina Morandi
Testata: Liberazione 
Data: 29 Marzo 2005
Versione in PDF

Si prepara un anno durissimo per la bevanda più famosa del mondo. A dirlo è Amit Srivastava, portavoce dell'India Resource Center, in partenza per una tournée statunitense che lo condurrà in alcuni fra i campus più famosi del paese. Nella campagna internazionale contro la Coca Cola si schiera infatti un pezzo da novanta: il circuito degli studenti dei college americani che, negli anni passati, ha impugnato l'arma del boicottaggio per riportare le corporation a più miti consigli. Srivastava è chiamato a raccontare la storia degli indiani per ricollegarla a quella degli impianti di imbottigliamento situati in Colombia, dove i sindacalisti vengono fatti fuori con il silenzio-assenso dei padroni delle bollicine.

Pezzi da novanta, appunto. In testa c'è la mitica Università del Michigan: 39mila studenti con un notevole potere di influenzare le scelte commerciali del senato accademico in materia di fornitori. Riuniti in assemblea, gli studenti del campus diventato famoso per avere capeggiato il boicottaggio contro la Nike negli anni Novanta, sono decisi oggi a imporre ai fornitori un codice di condotta rispettoso dei diritti umani, sindacali e ambientali. Come altri sei college statunitensi, anche l'Università del Michigan ha risposto alla richiesta di aiuto proveniente dal sindacato colombiano Sinaltrainal che ha già perso sul campo ben otto attivisti, giustiziati dai gruppi paramilitari fin dentro gli impianti di imbottigliamento come è accaduto a Isidro Gil nel 1996.

La campagna di boicottaggio, lanciata da organizzazioni come United Students against Sweatshop (letteralmente, studenti uniti contro le fabbriche del sudore) e dalla Killer Coke Campaign (www. killercoke. org), si sta allargando: Hofstra University, Georgian Court University, Union Theological Seminary, Smith College, Haverford College, Swarthmore College. Alla New York University, dopo un accesissimo dibattito nel quale è intervenuta anche Lori Gorge Billingsley in rappresentanza della compagnia di Atlanta, il Comitato universitario studentesco ha finito con l'approvare il boicottaggio. Il senato accademico ha ammorbidito la posizione dell'università prendendo tempo fino al 20 aprile «affinché la compagnia faccia chiarezza sulla situazione in Colombia» prima di accogliere la richiesta degli studenti di cancellare la Coca Cola dai fornitori ufficiali. Dall'altra parte dell'Hudson, gli studenti della meno prestigiosa Rutgers University del New Jersey - che vanta comunque una popolazione di 51 mila ragazzi - chiedono la cancellazione di un contratto da 10 milioni di dollari. Anche qui il consiglio di facoltà prende tempo ma, visto che il contratto scade a maggio, la decisione è imminente. Nel frattempo Javier Correa, presidente del Sinaltrainal, gira i campus per raccontare un decennio di violenze a danno dei sindacalisti impegnati a migliorare le condizioni di lavoro all'interno degli stabilimenti colombiani.

Ma è nella già citata Università del Michigan che la campagna prende i contorni di una mobilitazione davvero globale. Qui vengono raccolte tutte le accuse a carico della compagnia: dalle violenze sui sindacalisti colombiani alle denuncie di sfruttamento del lavoro minorile in El Salvador, dalla mancata assistenza sanitaria per i lavoratori siero-positivi in Sudafrica all'obesità infantile dei bambini americani, passando per una politica della distribuzione che, solo nel Lazio, mette a rischio ben 75 aziende - come denunciato dalla Federazione italiana dei grossisti e dei distributori di bevande. Ed è qui che viene cucito il raccordo con l'altra grande campagna internazionale, diffusa soprattutto in Asia e nel Nord-Europa, quella lanciata dal movimento indiano.

In India la Coca Cola è rientrata nel 1993 dopo un bando durato 16 anni e si è subito data da fare per recuperare il tempo perduto. I suoi impianti, che lavorano a pieno ritmo captando acqua sempre più in profondità - sono necessari nove litri per produrre un solo litro di Coca - hanno prosciugato 260 pozzi lasciando senz'acqua interi villaggi. In Kerala, nel sud dell'India, la mobilitazione popolare ha costretto il governo dello stato a chiudere uno stabilimento, dopo che le reiterate richieste di rimediare alla catastrofe ambientale e sanitaria erano state disattese. In Rajastan, dove le autorità sanitarie hanno trovato tracce di pesticidi nelle bevande confezionate, la vendita della Coca Cola è stata sospesa di fronte al rifiuto della corporation di fare chiarezza sui contenuti della bevanda, come richiesto dalle autorità locali. A Mehdiganj, vicino Benares, le falde si sono esaurite e i campi intorno allo stabilimento, definitivamente inquinati, non sono più coltivabili. Stessa cosa è accaduta a Singhchancher, nell'Utar Pradesh. La rivolta guidata dalle donne dei villaggi è stata ripresa da giuristi, parlamentari, scienziati e scrittori indiani scandalizzati dall'arroganza della multinazionale che si è sempre rifiutata di prendere provvedimenti o anche soltanto di fornire spiegazioni alle autorità.

Ecco quindi spiegato l'entusiasmo degli attivisti indiani nel constatare che la loro lotta, inizialmente solitaria, si connette con quella colombiana per articolarsi in una campagna globale. Il 19 aprile, nella riunione degli azionisti della Coca Cola che si terrà a Wilmington, in Delaware, contadini indiani e sindacalisti colombiani manifesteranno insieme agli studenti americani con il sostegno di tutti quelli che, nel mondo, aderiscono alla campagna: dalle università - come in Canada, Irlanda e Italia - ai sindacati - come il britannico Unison, che lancia una settimana d'azione diretta.

Come la prenderanno i fautori della crociata contro la Terza Università di Roma che aveva osato accogliere la richiesta degli studenti di sostituire la controversa bevanda con prodotti più sani e solidali? Le accuse di anti-americanismo hanno spinto il rettore Guido Fabiani a fare marcia indietro per garantire alle 42 mila persone che circolano nell'ateneo il sacrosanto diritto di accedere alle famose macchinette distributrici - quelle stesse che stanno provocando la crisi nel settore della distribuzione - ma la mobilitazione italiana contro la Coca è tutt'altro che sconfitta.

Secondo il sillogismo che va per la maggiore chiunque osi criticare uomini o merci made in Usa è affetto da odio ideologico in odor di guerra fredda. Proibito fare distinzioni: chi se la prende con Bush aborrisce l'America e tutto ciò che di bello e di buono ha dato al mondo. E ora che il boicottaggio contro la Coca Cola si allarga a macchia d'olio nei campus statunitensi - quelli stessi che hanno buttato giù l'apartheid sudafricano e costretto la Nike ad aumentare i salari - cosa diranno gli americanisti a oltranza? Le accuse di anti-americanismo sono spuntate ma distinguere fra loro - i cattivi studenti e i buoni che siedono alla Casa Bianca - è vietato. Ricordate? O li si ama o li si odia in blocco, senza distinzioni. Forse i pennivendoli nostrani saranno costretti a mostrare rispetto per una forma di lotta politica non-violenta tipicamente americana: boicottare le merci per costringere i produttori a riformare la politica industriali anche in assenza di normative adeguate - come avviene in Colombia - o quando agiscono in aperta violazione delle norme vigenti - come in India.             http://www.tmcrew.org

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Babbo Natale si veste di rosso Coca-Cola nel 1931 e per far “sognare” i nostri bambini serve una memoria più ricca e profonda

Gli imbottigliatori della Coca-Cola avevano sempre saputo che dovevano cercare di attrarre presto la prossima generazione di consumatori, nonostante le remore riguardo alla pubblicità diretta ai giovani di età inferiore ai dodici anni. Ora che i bambini potevano trovare la Coca-Cola nei loro frigoriferi, la Compagnia cominciò a corteggiare anche il mercato dei giovani in età scolare, facendo però attenzione a non mostrare mai esplicitamente nelle pubblicità un bambino nell'atto di bere la Coca-Cola. Questo approccio al mondo infantile finì per rimodellare la cultura popolare americana, attraverso l'arte di Haddon Sundblom.
“Sunny”, un forte bevitore svedese professionalmente brillante, ma sempre in ritardo, si rese indispensabile, malgrado le sue abitudini, inventando il classico Babbo Natale della Coca-Cola nel 1931. Il Babbo Natale di Sundblom era il perfetto uomo della Coca-Cola: più grosso del normale, di un rosso brillante, sempre allegro e colto in stravaganti situazioni che si concludevano con una famosa bibita come ricompensa per una dura notte di lavoro passata a consegnare giocattoli. Ogni Natale, Sundblom partoriva un'altra pubblicità, avidamente attesa, raffigurante il Babbo Natale della Coca-Cola. Quando morì il suo primo modello, un ex-venditore della Coca-Cola, Sundblom lo sostituì personalmente. Se si può dire che la Coca-Cola abbia esercitato una sottile, penetrante influenza nella cultura americana, occorre ammettere che essa ha forgiato direttamente il concetto americano di Babbo Natale. Prima delle illustrazioni di Sundblom, Babbo Natale (alias Santa Claus) era stato variamente dipinto con abiti blu, gialli, verdi o rossi; nell'arte europea era generalmente alto e macilento, mentre Clement Moore l'aveva dipinto come un elfo in “Una visita da St. Nicholas”. Dopo le pubblicità della bibita, invece, Babbo Natale sarebbe sempre stato un uomo enorme, grasso, sempre contento, con un ampio giro-vita e stivali neri fino all'anca, sempre rigorosamente vestito di rosso Coca-Cola.

Questo brano, tratto dal libro “Per Dio la Patria e la Coca Cola. La vera storia (non autorizzata) della bibita più famosa del mondo” di Mark Pendergrast, ci rende consapevoli di quanto la nostra società sia influenzata e influenzabile.
Noi vogliamo, semplicemente, ma anche con forza, che la stupenda tradizione dei “doni”, dei “regali”, diventi già, per i nostri figli piccoli, annuncio che il dono più grande, che “supera ogni attesa e desiderio” è il Salvatore, il bambino Gesù e che le nostre famiglie spieghino loro che è per aver riconosciuto Lui che anche noi siamo lieti di seguirlo e scambiarci, nel suo nome, altri doni, quelli che ci facciamo la notte di Natale. Spiegare ai bambini che Babbo Natale non esiste li aiuta, perché non spegne in loro, come sostengono alcuni, la fantasia e la poesia, ma, anzi, fa scorgere loro la tradizione più antica e profonda (non nata per ragioni commerciali e tutt'altro che poetiche), origine di ogni vera pace e poesia.
Le tradizioni delle regioni italiane, come del resto quelle di molti altri Paesi, legavano la tradizioni dei doni non solo al Natale, ma a differenti festività. In alcune regioni era appunto la festa di S.Nicola (S.Nicolaus, con l'evoluzione linguistica S.Claus), vescovo di Mira, nell'attuale Turchia, le cui reliquie sono ora a Bari, legato per differenti ragioni al “dono”, in particolare per l'episodio della sua offerta di tre “doti” a tre fanciulle povere che avevano difficoltà a mettere su famiglia o, addirittura, stavano per essere avviate alla prostituzione (in Roma abbiamo una bellissima raffigurazione di questo episodio nella Chiesa di S.Saba al piccolo Aventino). La festa di S.Nicola cade in Occidente il 6 di dicembre ed era questo, in molte regioni italiane, appunto, il giorno dei doni. Nell'iconografia S.Nicola (trasformato e trasferito da ragioni commerciali nel Babbo Natale del 25 dicembre) è sempre stato dipinto come asceticamente molto magro e consumato. In altre regioni ancora era il 13 dicembre, la festa di S.Lucia, il giorno dei “regali”. Anche in questa pluralità di tradizioni possiamo comunque scorgere una trasmissione di fede e di memoria storica. E' solo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale con l'arrivo della Coca Cola nella nostra penisola che ha avuto inizio il processo di unificazione del giorno del “dono” e soprattutto l'accentuazione del suo spostamento di significato, o, meglio, la sua perdita di significato.
Tradizione costante e significativa del “donare”, infine, dopo quella del Natale, è quella legata al 6 gennaio, festa dell'Epifania, cioè della “manifestazione” di Cristo al mondo. E' il giorno in cui la liturgia ricorda la visita dei tre magi d'Oriente al Bambino. Essi rappresentano i primi “pagani”, i primi “non ebrei”, che accorrono al Presepe, riconoscendo che Gesù è venuto come Salvatore per tutti. In Oriente è proprio per questo che l'Epifania viene celebrata con maggiore solennità rispetto alla nascita del Bambino ed i tre episodi che l'Epifania celebra insieme, nella liturgia bizantina, sono la visita dei Magi, il Battesimo di Gesù (con la proclamazione di Gesù Figlio di Dio, da parte del Padre) ed il primo segno delle Nozze di Cana (il segno delle nozze del Cristo con la sua Sposa, la Chiesa). Anche qui la necessità di “infantilizzare” ha portato alla mutazione linguistica dell'espressione Epifania in Befana. Come per il Natale, così, allo stesso modo, sosteniamo, senza esitazione, che i regali del 6 gennaio, trovino il loro valore educativo e tradizionale proprio nel legame vero e semplice con il gesto di aggiungere al presepe i Tre magi, con i loro doni, l'oro, l'incenso e la mirra (che la Chiesa ha visto, nella sua tradizione, come profezia, rispettivamente, della regalità, della divinità e della passione di Cristo), liberando i nostri bambini dalla necessità di dover ricorrere alla Befana ed indirizzandoli ad altre fantasie meno commerciali e più poetiche.
 
d.Andrea Lonardo
http://www.santamelania.it
 

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INDIA / Coca e Pepsi-cola sono dei buoni pesticidi
Da quando esiste (118 anni), la Coca-Cola e' accusata di nuocere alla salute.
Cosa che appare ormai improbabile. Ma la sua composizione deve avere proprieta' insospettate se, in India, molti coltivatori di cotone usano la Coca-Cola come pesticida anziche' mescolare un antinsetticida con sciroppo zuccherato, come consigliano alcuni esperti chimici. Anche la Pepsi-Cola funziona da pesticida? Secondo gli indiani non c'e' differenza.

Avvertenze numero 2004-22 del 15 Novembre 2004  http://www.aduc.it

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Padova, 29 apr. (Adnkronos)- La Mecca-cola avvia la commercializzazione in Italia. La bevanda-evento degli ultimi due anni inizia da oggi la sua penetrazione sul mercato italiano. Prodotta in Francia dalla societa' fondata e presieduta da un tunisino residente in Francia, e' importata in Italia dalla Melange Srl, societa' torinese composta da italiani e palestinesi.

(Red-Dac/Pe/Adnkronos) 29-APR-04 19:10


Grace Wyshak, specialista di biostatica di Harvard, ha analizzato le abitudini di 460 ragazze tra i 15 e 16 anni. La studiosa ha scoperto una correlazione fra un consumo di bibite alla cola e ossa rotte. Tra gli altri dati raccolti è emerso che queste bevande sono preferite in assoluto al 50 per cento dei teen-agers.

Le consumatrici di Coca-cola e altre bevande simili hanno un rischio di frattura triplo rispetto alle coetanee "astemie". Secondo la studiosa la causa sarebbe l’acido fosforico della bevanda. Già un secolo fa i primi rapporti sulle malattie professionali dimostravano che i lavoratori esposto al fosforo erano soggetti a frequenti fratture. I risultati sono allarmanti secondo altri studiosi, in particolare perché dal 40 al 60 per cento della massa ossea si forma proprio durante l’adolescenza. Un piccolo appunto personale: trovate nei negozi di alimentazione biologica, degli ottimi sostituti della bevanda in questione, ma formulati per essere bevuti anche da bambini di 3 anni. Costano di più, questo è vero; forse questo "inconveniente" lo dovremo ricercare nel fatto che gli ingredienti usati sono di prima qualità (sciroppo d’agave, acqua di fonte, ecc.), e non di "penultima" scelta come le bevande tradizionali.

Salute de "La Repubblica"


E il leader dei contestatori farà affari con la Mecca-Cola

dal corriere della sera http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=COCA

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIVA DEL GARDA (Trento) - Francesco Caruso, portavoce dei new global napoletani, saluta e se ne va. «I nostri casini li abbiamo fatti oggi - dice -. Il corteo sarà una noia. Figurarsi. Un percorso in mezzo alle montagne, lontano dall’area del vertice. No grazie». Dietro il palchetto della contestazione, lui annuncia l’addio anticipato a Riva. Lui e il gruppo dei suoi guaglioni prendono il treno e riscendono al Sud. Allora, ti rivedremo a Cancun, con i contestatori messicani della Wto? «Macché, non ci sarò. Tengo altro da fare», taglia corto il giovanotto. Da fare che? «Il business della Mecca-Cola», scherza. Poi spiega, nel dettaglio (e seriamente) il suo progetto: si occuperà della distribuzione italiana della bevanda creata in Francia come alternativa alla «Coca-Cola», demonio consumistico della globalizzazione. Sullo sfondo, anche un obiettivo benefico: finanziare organizzazioni umanitarie europee e palestinesi. La distribuzione si sta diffondendo anche nel nostro Paese. «A Torino - racconta il new global - un gruppo di compagni ha messo su la società Melange, che il mese prossimo comincerà la distribuzione in Italia. Io sarò con loro, e mi darò da fare». Ecco, dunque, la svolta di Francesco: da contestatore in servizio quasi permanente, a venditore di bibita corretta. Reclamizzata in Francia, con questo slogan «Ne buvez plus idiot, buvez engagé!». Ovvero «Non bevete più idiota, bevete impegnato».
«Siamo ben lieti della sua disponibilità - fa sapere Elio Liberti, il numero uno della Melange -. Caruso è una figura assolutamente congeniale allo spirito di questo business». Il ribelle di Napoli ha molte entrature con i Centri sociali, dove le bibite vanno a fiumi. «I ragazzi ci chiedono Coca-Cola - nota - ma per noi è un sacrilegio acquistarla. Ben venga l’alternativa. Tra l’altro, la "Mecca" è pure buona».

C’è, tuttavia, un però. Trattasi di un retroscena abbastanza imbarazzante, a margine del progetto: la voce diffusa che la Mecca-Cola sia una bevanda inventata per combattere l’imperialismo Usa ma anche per finanziare i gruppi terroristi islamici. Reagisce Caruso: «Questa è una colossale balla inventata da quelli della Coca-Cola allo scopo di denigrarci. Temono la nostra concorrenza, e quindi ci danno contro con ogni mezzo. L’hanno già fatto in Francia, lo faranno ancora. Ma non attacca».
La questione, comunque, è delicata. E qualcuno, nel movimento, non rinuncia a riflettere. Beppe Caccia, verde di Venezia, per esempio. Osserva: «Perché Mecca-Cola e non San Pietro-Cola? Voglio dire che quel richiamo all’islam, usato per il nome della bibita, non mi convince. La Mecca, sarebbe meglio lasciarla stare». «Intendiamoci - puntualizza - è giusto creare circuiti alternativi di consumi. Alle spalle, abbiamo già tutta la storia del commercio equo e solidale, dove la filiera viene controllata dall’inizio alla fine. Cioè dalla produzione, alla distribuzione. E’ così anche per la Mecca- Cola? Vorrei che fosse verificato, fino in fondo».
Ma Caruso non ha dubbi. E così anche Liberti. Che, secco, puntualizza: «Se una parte degli utili va alle organizzazioni umanitarie europee, l’altra è destinata alle associazioni europee di assistenza all’infanzia. Qualcuno può mai pensare che si possano mettere insieme i bambini col tritolo?».

M. Fu. http://italy.indymedia.org/news/2003/09/369835_comment.php

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LUOGHI COMUNI...ACQUA O COCA-COLA ?

 

ACQUA

  •  Un bicchiere d’acqua toglie la sensazione di fame durante la notte per quasi 100 % delle persone in dieta

  • È quanto dimostra uno studio dell’università di Washington

  •  La mancanza d’acqua è il fattore N° 1 della causa della fatica durante il giorno.

  • Studi preliminari indicano che da 8 a 10 bicchieri d’acqua al giorno potrebbero alleviare significativamente i dolori di schiena e nelle giunture nell’80 % delle persone che soffrono di questi mali.

  •  Una semplice riduzione del 2% di acqua nel corpo umano può provocare incoerenza nella memoria a breve termine, problemi con la matematica e difficoltà nel focalizzare lo schermo del computer o una pagina stampata.

  •  Bere 5 bicchieri d’acqua al giorno diminuisce il rischio di cancro al colon del 45 %, può diminuire il rischio di cancro al seno del 79 % e del 50 % la probabilità che si sviluppi nella vescica.

  •  Tu stai bevendo la quantità di acqua dovresti, tutti i giorni?

 

COCA COLA

  •  In molti stati degli USA  le pattuglie ferroviarie caricano due galloni  di Coca Cola nel portabagagli per usarli nella rimozione di sangue sulla strada dopo un incidente.

  •  Se si mette un osso in un contenitore con Coca Cola l’osso di dissolverà in 2 giorni.

  •  Per pulire il Water: versarvi una lattina di Coca Cola e lasciar “riposare” un’ora poi tirare l’acqua.

  •  L’acido citrico della Coca Cola  rimuove le macchie nelle stoviglie.

  •  Per togliere macchie di ruggine dal paraurti cromato delle auto strofinare il paraurti con un pezzo di foglio di alluminio, (quello che si usa per incartare gli alimenti), bagnato con la Coca Cola.

  •  Per ripulire oggetti corrosi da perdite di batterie di automobili versarvi sopra una lattina di Coca Cola e lasciarla sulla corrosione.

  •  Per poter togliere una vite corrosa applicarci sopra uno straccio bagnato di Coca Cola e lasciarlo per qualche minuto.

  •  Per togliere macchie di grasso dai vestiti  versare una lattina di Coca Cola nella lavatrice con i panni sporchi di grasso,  aggiungere il detersivo. La Coca Cola aiuterà a togliere le macchie di grasso.

  •  La Coca Cola aiuta anche a pulire  il parabrezza delle automobili.

  •  Per nostra informazione:  L’ingrediente attivo nella  Coca Cola è l’acido fosforico. Il suo PH è 2,8 e dissolve un’unghia in 4 giorni circa.

  •  L’acido fosforico inoltre ruba il calcio delle ossa e è il maggior contribuente all’aumento dell’osteoporosi.

  • Alcuni anni fa si fece una ricerca in Germania per  ricercare il perché dell’apparizione dell’osteoporosi nei bambini a partire dai 10 anni (pre adolescenti).  Risultato: eccesso di Coca Cola, per mancanza di controllo dei genitori.

  •  I camion che trasportano la Coca Cola vengono identificati con la scritta MATERIALE PERICOLOSO che è riservata per il trasporto di materiali altamente corrosivi.

  •  I distributori di Coca Cola  usano la Coca Cola per pulire i motori dei loro camion da almeno 20 anni.

  •  Ancora un particolare: La Coca Light è stata considerata sempre più per i medici e i ricercatori come una bomba ad effetto ritardato per colpa della combinazione Coca + Aspartame, sospettata di essere la causa del Lupus e dei dolori degenerativi del sistema nervoso.

  •  E per finire, qualcuno consiglia di NON lavarsi mai i denti dopo aver bevuto la Coca Cola perché toglie tutto lo smalto, e lo toglie per sempre!

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