è responsabile della repressione attuata in Colombia dai paramilitari contro il sindacato SINALTRAINAL. OTTO OMICIDI, innumerevoli sequestri, aggressioni, trasferimenti forzati e minacce. Il GOVERNO COLOMBIANO assicura l'impunità ai colpevoli di questi crimini.
RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA (http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/index.html) pubblica documenti, materiale ed articoli dove vengono spiegate dettagliatamente le motivazioni e le azioni del boicottaggio contro la multinazionale americana.
QUALE ALTERNATIVA? Una qualsiasi forma di boicottaggio, proprio per la sua natura e proposta NON VIOLENTA, vuole dare comunque un'alternativa ("sostenibile" ed eticamente compatibile) al prodotto "inquisito". In questo caso propongo un paio di validissime e gustosissime bevande altrernative (che ho personalmente provato) e di cui ho trovato alcuni appunti molto esaudienti :
Guaranito molto simile al chinotto (così possiamo pure boicottare il CHINOTTO delle famigerate Recoaro/S.Pellegrino/Vera...alias NESTLE') nel suo sapore dolce/amaro, è una "soda" a base di succo di Guaranà
Vero e proprio "clone" della COCA-COLA, prodotto in francia da una società Franco-Palestinese

Guarnito dal Brasile e Costa Rica
Bibita gassata con guaranà del Brasile e zucchero di canna del Costa Rica
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Descrizione del prodotto |
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L'idea arriva dal Brasile, dove la soda al guaranà è la bevanda nazionale.
Guarnito altromercato è la prima soda al guaranà equo solidale, una bevanda frizzante ed equa, dalla ricetta esclusiva elaborata da Ctm in collaborazione con Conselho Geral da tribo Sateré-Mawé per l'estratto e l'esperienza di una piccola azienda italiana a conduzione famigliare, per la produzione.
Questo nuovo prodotto del commercio equo coniuga le proprietà più note del guaranà a proprietà dissetanti e rinfrescanti; ha colore scuro ed gusto non troppo dolce e con personalità, nella quale emerge decisamente l'aroma di questo frutto della foresta tropicale. Un'energia che contagia.
Il 97% degli ingredienti (esclusa l'acqua) è equo e solidale.
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Produttore |
Questo prodotto sostiene un progetto di enorme valenza sociale, ambientale e di preservazione dell'unicità e della simbiosi di identità tra la terra indigena del guaranà e i suoi ancestrali abitanti, i Saterè Mawé.
Ctm altromercato da tempo collabora con l' organzzazione politica ed economica della nazione indigena Sateré-Mawé, che lotta per affermare, in base alla Costituzione brasiliana, autonomia di sviluppo economico e culturale, nel rispetto del popolo indio e della sua Terra: 800 mila ettari, costituiti dal bacino dei fiumi Andirá e Marau; dove vivono 7000 persone sparse in 80 villaggi, e che le autoritá tradizionali definiscono 'santuario ecologico e culturale del Guaranà dei Sateré-Mawé'. Il CGTSM utilizza la rendita della vendita del guaranà per preservare l'ecosistema che costituisce la banca genetica naturale mondiale del guaranà selvatico, per trasformare in giardini forestali le aree degradate, per migliorare le condizioni di vita e di alimentazione della popolazione e riscattare le conoscenze e i valori della cultura tribale. Questo progetto autonomo, premiato all' Esposizione Universale del 2000 come esemplare per l' applicazione dell' agenda 21 delle Nazioni Unite (sviluppo sostenibile e tutela ambientale), si é finora finanziato quasi solo con la vendita del guaranà nella rete del commercio equo.
Nel 2002 Slow Food ha istituito un Presidio internazionale dedicato al guaranà nativo dei Sateré-Mawé.
Lo zucchero di canna proviene invece dal Costa Rica, da Coopeagri, che riunisce coltivatori di canna da zucchero che gestiscono la terra in comune.
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Informazioni particolari |
Il guaranà (Paullinia Cupana var. Sorbilis) è una liana che produce frutti rossi, i cui semi sono ricchi di guaranina, sostanza dalle proprietà stimolanti. La liana selvatica viene 'domesticata' dai maestri Sateré con cura religiosa e metodi rispettosi dell' ambiente, trapiantando in radura le piantine nate in foresta, e consorziandole con altre piante benefiche, in modo da creare dei veri e propri 'giardini forestali'.
Il guaranà (Paullinia Cupana var. Sorbilis) è una liana che produce frutti rossi dalla polpa bianca, i cui semi sono ricchi di guaranina, sostanza dalle proprietà stimolanti, di tannini, fosforo, potassio e vitamine. La liana selvatica viene 'domesticata' dai maestri Sateré con cura religiosa e metodi rispettosi dell' ambiente, trapiantando in radura le piantine nate in foresta, e consorziandole con altre piante benefiche, in modo da creare dei veri e propri 'giardini forestali'.
I semi, essiccati in forni tradizionali di terracotta, possono essere trasformati in polvere o in estratto di guaranà. A livello locale vengono confezionati in pani o bastoni da grattugiare utilizzando la ruvida lingua ossea del pesce Pirarucu, un gigante ittico che popola le acque dei fiumi locali.
Il guaranà altromercato è un testimone di biodiversità: proviene infatti dalla Terra Indigena Andirà-Marau, cuore delle terre ancestrali dei Sateré-Mawé, al centro dell´Amazzonia brasiliana; dall´unico ecosistema che costituisce la terra d´elezione del guaranà nativo, di cui i Sateré-Mawé sono gli scopritori e i custodi.
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Filiera |
L' estratto di guaranà è elaborato in Brasile tramite il Consiglio generale della tribù dei Saterè Mawé, a partire dal casquilho, la parte esterna del frutto, che in genere non viene utilizzata. Un valore in più di questa preziosa pianta. La produzione avviene presso la reysoda di pavia e la distribuzione è di Ctm altromercato.
E’ qualcosa di più della semplice concorrenza commerciale: Mecca Cola è l’anti Coca Cola per eccellenza, destinata a un pubblico “impegnato” con obiettivi che travalicano la sfera del semplice business per entrare in quella della solidarietà internazionale e della presa di posizione politica. Inventata e distribuita in Francia, Mecca Cola è arrivata anche in Italia: la bibita, potenziale concorrente delle bollicine più famose del mondo, è stata presentata ufficialmente nel luglio 2003 a Torino alla festa di Liberazione, che ne ha ospitato uno stand. Rimane un’operazione commerciale, certo, ma che sottolinea ancora una volta gli orizzonti futuri di un nuovo modo di consumare “impegnato”.
Ma è buona come la Coca Cola? La bevanda è molto simile alla capostipite americana, leggermente meno dolce e meno gasata del prodotto americano destinato al pubblico europeo, ma quel che più conta sono i fattori contestuali della sua nascita. Viene prodotta a Parigi dalla Beverage France, compagnia di proprietà di cittadini francesi di origine araba, e il suo ideatore è un parigino di origine araba che fino allo scorso anno dirigeva una emittente radiotelevisiva franco-araba. Così, in nome degli ideali palestinesi e della solidarietà tra i popoli è nata Mecca Cola”.
Quella della Mecca Cola è una forma di carity-business, dal momento che la Beverage France non nasce come società no profit, ma devolve comunque una sostanziosa quota degli utili (circa il 10%) ad associazioni e fondazioni per l’infanzia palestinese e araba. Lo slogan riportato sulle confezioni lascia pochi dubbi sul significato del messaggio che i produttori vogliono lanciare: “Ne buvez plus diot, buvez engagé” (“Non bere più stupidamente, bevi impegnato”) e “Non agitare me, agita la tua coscienza”. Il valore aggiunto di Mecca Cola è appunto questo: un invito e un sostanziale coinvolgimento dei consumatori affinché pensino alla destinazione degli utili dei prodotti che ogni giorno comprano. E per non contraddire questa filosofia la Mecca Cola non viene venduta sottoprezzo, perché chi la acquista deve farlo consapevolmente e in modo critico, non semplicemente per risparmiare.
Finora il pubblico ha accolto con entusiasmo la bevanda, forse anche in conseguenza del fatto che Mecca Cola offre una ragione in più per boicottare i comportamenti scorretti della multinazionale statunitense, e dal novembre 2002 al marzo 2003 ha venduto in Francia ben otto milioni bottiglie da un litro e mezzo. La mecca-cola è presente in Germania, Canada, Inghilterra, Arabia Saudita. E da oggi anche in Italia.
Mecca Cola non è sola, sono molti infatti i marchi che con finalità simili si sono messi in concorrenza con il colosso americano: Zamzam Cola (fondata in Iran nel 1954, porta il nome della sorgente sacra della Mecca, bevanda nazionale dal 1979, quando la rivoluzione di Khomeini scaccia le etichette americane), Arab Cola (nata in Francia nel marzo 2003, la "cola del mondo arabo" è inventata da Gerard Leblanc, un francese nato in Marocco, ma ci tiene a specificare che "il ruolo di una bibita non è l'incitamento all'odio razziale"), Qibla Cola (Qibla è la direzione verso cui pregano i musulmani, verso la Mecca, nata nel febbraio 2003 a Derby nel Regno Unito la Qibla Cola Company Ltd prevede di arrivare a un milione di bottiglie mensili solo sul suolo britannico, l'azienda dichiara di voler contribuire alle più importanti organizzazioni caritatevoli islamiche, purché ufficialmente riconosciute), Muslim Up (nata da una iniziativa di tre imprenditori francesi di origini tunisine, prodotte al momento 500 mila bottiglie, tutte in Francia, vogliono esportarle in Italia, Gran Bretagna, Belgio e Germania, la Muslim Up si propone di finanziare progetti di controinformazione).
[Gianni, Redazione Cunegonda Italia] http://www.cunegonda.info
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www.arab-cola.com Arab Cola, senza ideologieL'ultima neonata è la più dolce, l'Arab Cola, "la cola del mondo arabo" meno gasata e più caramellosa. Il padre della creatura è Gérard Le Blanc, imprenditore franco-marocchino che viene dal commercio internazionale di biancheria intima. Con tre francesi e quattro arabi, a marzo del 2003 cerca di rispondere a quella fetta di mercato "orfana" della Cola americana (in Egitto le fabbriche della Coca Cola hanno chiuso) e che non vuole essere "impegnata". «Se non devo bere stupido adesso, significa che tutti gli arabi prima erano stupidi», dichiara perentorio Le Blanc. E accusa le "consorelle" di aiutare solo i palestinesi. «Ci sono poveri dappertutto. Anche noi abbiamo inserito nella nostra politica la scelta di fare donazioni. In Iraq ho appoggiato Luna Rossa per la distribuzione dei medicinali, in Turchia gli sfollati del terremoto». Ma niente percentuali fisse sui profitti. L'Arab uscirà anche nelle versioni: monada (limone) e limouna (arancia). (http://www.volontariperlosviluppo.it/2003_7/03_7_03.htm)
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Mecca, Qibla o Zam Zam?"Non bere stupido, bevi impegnato" e ancora "Non agitare me, ma agita la tua coscienza". Con questi slogan sull'etichetta, è il franco-tunisino Tawfik Mathlouthi, spigliato uomo d'affari 47enne, nel novembre del 2002 a lanciare la Mecca Cola. Lo spunto, lui dice, è stato la strage di palestinesi a Jenin e la conseguente proibizione a suo figlio di bere la Coca Cola. Ma forse anche l'ottimo fiuto per gli affari. Tawfik, direttore di Radio Mediterranée, contatta la Zam Zam, ma l'accordo non arriva. Con un capitale di 22 mila euro inizia la sua avventura. La guerra in Iraq e il conseguente crollo di vendite della bibita d'Atlanta ( sulle quali però l'azienda, da noi contatta non rilascia dichiarazioni) nei paesi arabi (con perdite dal 20 al 40% e anche più) fanno il miracolo. Oggi la Mecca Cola distribuisce non solo nel mondo islamico, ma anche in Francia, Regno Unito, Belgio, Germania, Spagna, Svezia e Danimarca. In Marocco in un mese ha "bruciato" 3 milioni di bottiglie, ma arriva fino in Bangladesh, Indonesia e nell'Africa sub sahariana. Le previsioni di fine anno sono da capogiro: 480 milioni di bottiglie. E in arrivo per il tunisino c'è anche Tele Liberté. Il mix di etica- commercio-buona qualità (la Mecca è identica alla sorella americana, solo un po' meno gasata) è gradito agli amanti della Coca Cola che trovano sempre più indigeribile il governo americano e la sua politica. La scelta dell'azienda di devolvere il 10% dei profitti ad associazioni palestinesi per l'infanzia e un altro 10% ad associazioni caritatevoli sono musica per le orecchie di tutti coloro che applicano il consumo responsabile. |
Ingredienti per l'essenza:
Per lo sciroppo:
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Per l'essenza: miscelare gli olii in una tazza (si possono comprare sul sito in inglese www.frontiercoop.com oppure alcuni sono disponibili sul sito italiano www.mgmnatura.it/dietetici/dietetici.htm cliccando su Aromaterapia). Aggiungere la gomma arabica e mischiare con un cucchiaio. Aggiungere l'acqua e amalgamare il composto. Si può utilizzare anche un mixer frullando tutto per 5 minuti. La miscela può essere tenuta in frigo in un contenitore sigillato oppure a temperatura ambiente. Per preparare lo sciroppo si devono aggiungere a 5 millilitri di essenza i 3 cucchiai e mezzo di acido citrico, poi l'acqua e infine lo zucchero. Se lo si desidera si può aggiungere la caffeina facendo attenzione di scioglierla bene. Al tutto si aggiungono i 30 ml di caramello. Per finire la vostra cola si devono calcolare per ogni parte di sciroppo 5 parti di acqua gassata. E la vostra cola è pronta.
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COCA COLA, STUDIO SPERIMENTALE SUI TOPI Ecco i risultati di uno studio a lungo termine su ratti Sprague-Dawley, cui è stata somministrata la famosa bevanda La Coca-Cola è stata inventata nel maggio 1886 ad
Atlanta, Georgia, da un farmacista che, più o meno per caso, miscelò acqua
carbonata con sciroppo di zucchero, acido fosforico, caffeina ed altri aromi
naturali per creare quella che è conosciuta come la “bibita analcolica più
diffusa al mondo.” Attualmente la Coca-Cola è venduta in più di 200 nazioni e
agli inizi del 2000 l'azienda ha venduto la sua 10 miliardesima confezione di
prodotto marchiato Coca-Cola. Disinformazione.it, 12 dicembre 2006 Colombia, dopo anni di lotta il sindacato piega la Coca Cola
[ 03-10-2006 ]
ADV News 24h
Un 2006 horribilis per la Coca Cola
USA / Al bando Coca-cola e Pepsi-cola nelle scuole
Avvertenze numero 2005-19 del 1 Ottobre 2005 CHINOTTO: COSA C’E’
DENTRO?
Avvertenze numero 2005-17 del 01 Settembre 2005
ORA ANCHE GLI
AMERICANI BOICOTTANO LA COCA-COLA Pezzi da novanta, appunto. In testa c'è la mitica Università del Michigan: 39mila studenti con un notevole potere di influenzare le scelte commerciali del senato accademico in materia di fornitori. Riuniti in assemblea, gli studenti del campus diventato famoso per avere capeggiato il boicottaggio contro la Nike negli anni Novanta, sono decisi oggi a imporre ai fornitori un codice di condotta rispettoso dei diritti umani, sindacali e ambientali. Come altri sei college statunitensi, anche l'Università del Michigan ha risposto alla richiesta di aiuto proveniente dal sindacato colombiano Sinaltrainal che ha già perso sul campo ben otto attivisti, giustiziati dai gruppi paramilitari fin dentro gli impianti di imbottigliamento come è accaduto a Isidro Gil nel 1996. La campagna di boicottaggio, lanciata da organizzazioni come United Students against Sweatshop (letteralmente, studenti uniti contro le fabbriche del sudore) e dalla Killer Coke Campaign (www. killercoke. org), si sta allargando: Hofstra University, Georgian Court University, Union Theological Seminary, Smith College, Haverford College, Swarthmore College. Alla New York University, dopo un accesissimo dibattito nel quale è intervenuta anche Lori Gorge Billingsley in rappresentanza della compagnia di Atlanta, il Comitato universitario studentesco ha finito con l'approvare il boicottaggio. Il senato accademico ha ammorbidito la posizione dell'università prendendo tempo fino al 20 aprile «affinché la compagnia faccia chiarezza sulla situazione in Colombia» prima di accogliere la richiesta degli studenti di cancellare la Coca Cola dai fornitori ufficiali. Dall'altra parte dell'Hudson, gli studenti della meno prestigiosa Rutgers University del New Jersey - che vanta comunque una popolazione di 51 mila ragazzi - chiedono la cancellazione di un contratto da 10 milioni di dollari. Anche qui il consiglio di facoltà prende tempo ma, visto che il contratto scade a maggio, la decisione è imminente. Nel frattempo Javier Correa, presidente del Sinaltrainal, gira i campus per raccontare un decennio di violenze a danno dei sindacalisti impegnati a migliorare le condizioni di lavoro all'interno degli stabilimenti colombiani. Ma è nella già citata Università del Michigan che la campagna prende i contorni di una mobilitazione davvero globale. Qui vengono raccolte tutte le accuse a carico della compagnia: dalle violenze sui sindacalisti colombiani alle denuncie di sfruttamento del lavoro minorile in El Salvador, dalla mancata assistenza sanitaria per i lavoratori siero-positivi in Sudafrica all'obesità infantile dei bambini americani, passando per una politica della distribuzione che, solo nel Lazio, mette a rischio ben 75 aziende - come denunciato dalla Federazione italiana dei grossisti e dei distributori di bevande. Ed è qui che viene cucito il raccordo con l'altra grande campagna internazionale, diffusa soprattutto in Asia e nel Nord-Europa, quella lanciata dal movimento indiano. In India la Coca Cola è rientrata nel 1993 dopo un bando durato 16 anni e si è subito data da fare per recuperare il tempo perduto. I suoi impianti, che lavorano a pieno ritmo captando acqua sempre più in profondità - sono necessari nove litri per produrre un solo litro di Coca - hanno prosciugato 260 pozzi lasciando senz'acqua interi villaggi. In Kerala, nel sud dell'India, la mobilitazione popolare ha costretto il governo dello stato a chiudere uno stabilimento, dopo che le reiterate richieste di rimediare alla catastrofe ambientale e sanitaria erano state disattese. In Rajastan, dove le autorità sanitarie hanno trovato tracce di pesticidi nelle bevande confezionate, la vendita della Coca Cola è stata sospesa di fronte al rifiuto della corporation di fare chiarezza sui contenuti della bevanda, come richiesto dalle autorità locali. A Mehdiganj, vicino Benares, le falde si sono esaurite e i campi intorno allo stabilimento, definitivamente inquinati, non sono più coltivabili. Stessa cosa è accaduta a Singhchancher, nell'Utar Pradesh. La rivolta guidata dalle donne dei villaggi è stata ripresa da giuristi, parlamentari, scienziati e scrittori indiani scandalizzati dall'arroganza della multinazionale che si è sempre rifiutata di prendere provvedimenti o anche soltanto di fornire spiegazioni alle autorità. Ecco quindi spiegato l'entusiasmo degli attivisti indiani nel constatare che la loro lotta, inizialmente solitaria, si connette con quella colombiana per articolarsi in una campagna globale. Il 19 aprile, nella riunione degli azionisti della Coca Cola che si terrà a Wilmington, in Delaware, contadini indiani e sindacalisti colombiani manifesteranno insieme agli studenti americani con il sostegno di tutti quelli che, nel mondo, aderiscono alla campagna: dalle università - come in Canada, Irlanda e Italia - ai sindacati - come il britannico Unison, che lancia una settimana d'azione diretta. Come la prenderanno i fautori della crociata contro la Terza Università di Roma che aveva osato accogliere la richiesta degli studenti di sostituire la controversa bevanda con prodotti più sani e solidali? Le accuse di anti-americanismo hanno spinto il rettore Guido Fabiani a fare marcia indietro per garantire alle 42 mila persone che circolano nell'ateneo il sacrosanto diritto di accedere alle famose macchinette distributrici - quelle stesse che stanno provocando la crisi nel settore della distribuzione - ma la mobilitazione italiana contro la Coca è tutt'altro che sconfitta. Secondo il sillogismo che va per la maggiore chiunque osi criticare uomini o merci made in Usa è affetto da odio ideologico in odor di guerra fredda. Proibito fare distinzioni: chi se la prende con Bush aborrisce l'America e tutto ciò che di bello e di buono ha dato al mondo. E ora che il boicottaggio contro la Coca Cola si allarga a macchia d'olio nei campus statunitensi - quelli stessi che hanno buttato giù l'apartheid sudafricano e costretto la Nike ad aumentare i salari - cosa diranno gli americanisti a oltranza? Le accuse di anti-americanismo sono spuntate ma distinguere fra loro - i cattivi studenti e i buoni che siedono alla Casa Bianca - è vietato. Ricordate? O li si ama o li si odia in blocco, senza distinzioni. Forse i pennivendoli nostrani saranno costretti a mostrare rispetto per una forma di lotta politica non-violenta tipicamente americana: boicottare le merci per costringere i produttori a riformare la politica industriali anche in assenza di normative adeguate - come avviene in Colombia - o quando agiscono in aperta violazione delle norme vigenti - come in India. http://www.tmcrew.org
Gli imbottigliatori della Coca-Cola avevano sempre saputo che dovevano
cercare di attrarre presto la prossima generazione di consumatori, nonostante le
remore riguardo alla pubblicità diretta ai giovani di età inferiore ai dodici
anni. Ora che i bambini potevano trovare la Coca-Cola nei loro frigoriferi, la
Compagnia cominciò a corteggiare anche il mercato dei giovani in età scolare,
facendo però attenzione a non mostrare mai esplicitamente nelle pubblicità un
bambino nell'atto di bere la Coca-Cola. Questo approccio al mondo infantile finì
per rimodellare la cultura popolare americana, attraverso l'arte di Haddon
Sundblom. |
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LUOGHI COMUNI...ACQUA O COCA-COLA ?
ACQUA
COCA COLA
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