Ambientalismo sotto tiro Dopo Lomborg arriva Crichton
Think tank conservatori, lobbies industriali e finanziarie, gruppi d'interesse cercano di minare la scientificita delle ricerche sullo stato di salute dell'ambiente.
Dopo Lomborg arriva Crichton
Scritto da Valori www.valori.it
Friday 29 April 2005
La Terra soffoca per l'inquinamento, anche il clima sembra impazzire. Al termine di un ventennio che ha visto crescere di quasi mezzo grado la temperatura media sulla Terra e aumentare il numero e l'intensità degli eventi meteorologici estremi (uragani, inondazioni, ondate di calore, siccità), in molti ormai ipotizzano che siamo già entrati nell'era dell'effetto serra. Certo l'effetto serra è una minaccia sempre più concreta, che rischia di diventare incontrollabile se continuerà ai ritmi attuali l'immissione nell'atmosfera dei cosiddetti "gas di serra', sostanze prodotte dalle attività industriali, in particolare l'anidride carbonica, prodotta dalla combustione di carbone petrolio e gas, o liberate per effetto di fenomeni, come la deforestazione, causati dall'uomo. I rischi sono elevatissimi, perché un aumento ulteriore anche di pochi decimi di grado della temperatura terrestre innescherebbe una terribile reazione a catena: parziale scioglimento delle calotte polari, innalzamento del livello di mari e oceani, tropicalizzazione del clima in molte regioni oggi temperate.
Al termine di un ventennio che ha visto crescere di quasi mezzo
grado la temperatura media sulla Terra e aumentare il numero e
l'intensità degli eventi meteorologici estremi [uragani,
inondazioni, ondate di calore, siccità], in molti ormai
ipotizzano che siamo già entrati nell'era dell'effetto serra.
Certo l'effetto serra è una minaccia sempre più concreta, che
rischia di diventare incontrollabile se continuerà ai ritmi
attuali l'immissione nell'atmosfera dei cosiddetti "gas di
serra', sostanze prodotte dalle attività industriali, in
particolare l'anidride carbonica, prodotta dalla combustione di
carbone petrolio e gas, o liberate per effetto di fenomeni, come
la deforestazione, causati dall'uomo. I rischi sono
elevatissimi, perché un aumento ulteriore anche di pochi decimi
di grado della temperatura terrestre innescherebbe una terribile
reazione a catena: parziale scioglimento delle calotte polari,
innalzamento del livello di mari e oceani, tropicalizzazione del
clima in molte regioni oggi temperate [compresa parte
dell'Italia]. In base al Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997,
ogni Paese o gruppo di Paesi ha sottoscritto un proprio
obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
Tra i Paesi industrializzati, responsabili di gran parte delle
emissioni che minacciano il clima e cui tocca perciò lo sforzo
maggiore per una loro riduzione, solo l'Unione Europea ha in
parte tenuto fede ai suoi impegni; quanto all'Italia, malgrado
alcuni positivi passi in avanti, siamo stati uno dei primi Paesi
ad adottare una "energy-carbon tax", imposta che grava sugli usi
energetici a maggiore impatto climalterante, l'obiettivo di
ridurre del 6,5% le emissioni di CO2 entro il 2010 resta
lontanissimo. Ora il fallimento della Conferenza dell'Aja, dove
l'Europa non è riuscita ad imporre a Stati Uniti e Giappone
l'accettazione di misure incisive per curare la febbre del
pianeta, mette tutti davanti a un bivio: o i governi, le forze
politiche, i sistemi economici, gli stessi consumatori si
muoveranno in fretta per fermare l'aumento delle emissioni che
stanno alterando il clima, oppure tra pochi anni dovremo
fronteggiare non più una minaccia, ma una drammatica realtà.
COS'E' L'EFFETTO
SERRA
Alcuni dei gas presenti nell'aria, detti "gas serra", hanno la
capacità di assorbire il calore di quella quota di radiazioni
solari che una volta "rimbalzate" sulla superficie terrestre
sfuggirebbero poi verso lo spazio: più cresce la loro
concentrazione, e più aumenta la quantità di calore intrappolata
nell'atmosfera e dunque, tendenzialmente, la temperatura sul
nostro pianeta. Sono "gas serra' l'anidride carbonica (C02), i
clorofluorocarburi (CFC), il metano (CH4), l'ossido di azoto
(N20), l'ozono troposferico (03). La concentrazione dei 'gas
serra" nell'atmosfera cresce sia per l'aumento delle emissioni
sia, nel caso dell'anidride carbonica, per la sistematica
distruzione di milioni di ettari di foresta: gli alberi,
infatti, agiscono da veri e propri "accumulatori" di carbonio, e
per ogni ettaro di foresta bruciato cresce quindi di un po' la
quantità di anidride carbonica liberata nell'aria, e con essa
l'effetto serra. A partire dalla rivoluzione industriale, la
concentrazione dei "gas serra" nell'atmosfera è progressivamente
aumentata: era di 280 parti per milione alla metà
dell'Ottocento, è oggi di 370 parti per milione. Parallelamente,
si è verificato anche un graduale aumento della temperatura
media, che negli ultimi anni ha subìto un'accelerazione: gli
anni '90 sono stati il decennio più caldo a memoria d'uomo, e al
'98 è toccato il record di anno più caldo mai registrato.
LE CAUSE
A provocare l'effetto serra sono l'anidride carbonica, i
clorofluorocarburi, il metano, l'ossido di azoto, l'ozono
troposferico: gas la cui concentrazione aumenta sempre di più
per una serie di cause tutte legate ad attività umane. Gran
parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del
nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante:
l'80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale "gas
serra", proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e
del metano, dunque dall'attività delle centrali termoelettriche,
dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili. Ma
sotto accusa ci sono anche i fertilizzanti azotati usati in
agricoltura, che oltre ad alimentare il fenomeno
dell'eutrofizzazione che sta uccidendo decine di laghi e mari,
tra cui l'Adriatico, sono anche responsabili di buona parte
delle emissioni di ossido di azoto. Infine altri due "imputati"
di primo piano sono i clorofluorocarburi responsabili della
distruzione della fascia di ozono, la cui produzione per fortuna
è in rapida diminuzione, e la deforestazione, che nelle foreste
tropicali procede al ritmo di un campo di calcio al secondo.
Quanto alla parte di 'colpa" delle varie aree geo-politiche del
mondo, il dato che salta subito agli occhi e che oltre la metà
delle emissioni di anidride carbonica e degli altri "gas serra"
viene dai Paesi industrializzati, Stati Uniti, Unione Europea,
Canada, Giappone, Australia, dove vive appena un quinto della
popolazione mondiale.
GLI EFFETTI
Se le emissioni dei "gas di serra" in atmosfera proseguiranno ai
ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un
riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5 gradi
centigradi. Le conseguenze di questo aumento della temperatura
sarebbero catastrofiche a vari livelli.
Innalzamento dei livelli dei mari: Il riscaldamento
provocherebbe il parziale scioglimento dei ghiacci e
un'espansione termica degli oceani, con un innalzamento
prevedibile del livello dei mari di 15-95 centimetri. Regioni
come la Florida, la Louisiana, la zona costiera giapponese o il
Delta del Po, Paesi come il Bangladesh o l'Egitto, arcipelaghi
come le Isole Marshall, città come Atene, Boston, Tokyo, Nuova
Delhi, Amsterdam, Londra, Leningrado, Venezia o Trieste
potrebbero venire parzialmente sommerse.
Alterazioni climatiche: I periodi di siccità, che già in questi
anni si sono estesi dalle latitudini equatoriali a molte regioni
temperate in Europa e negli Stati Uniti, si moltiplicherebbero,
e vaste aree intensamente coltivate che oggi forniscono grano e
cibo a tutto il mondo, come le grandi pianure nordamericane ma
anche in parte la Pianura Padana, potrebbero diventare zone
aride non adatte all'agricoltura. Al tempo stesso, l'aumento
della temperatura produrrebbe un'intensificazione e una maggiore
estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni,
inondazioni, cicloni tropicali.
Effetti sanitari: Quanto più crescerà la temperatura sulla
Terra, tanto più aumenterà anche l'incidenza e la diffusione di
malattie tropicali. Secondo alcune stime, per esempio, se non
verrà fermato l'effetto serra la parte della superficie
terrestre a rischio malaria passerà dal 45% al 60%.
Distruzione delle specie animali: La febbre del pianeta accelererebbe l'estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, non più in grado di sopravvivere nelle mutate condizioni climatiche. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe compromettere irrimediabilmente interi ecosistemi. Tra le specie più a rischio orsi polari e pinguini, salmoni e trichechi, foche e tigri, e poi ambienti già oggi fortemente minacciati come le barriere coralline. Infine, si assisterebbe alla crescente tropicalizzazione di mari "temperati" come il Mediterraneo, dove la fauna e la flora autoctone verrebbero progressivamente soppiantate da specie provenienti dai mari del sud
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