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VI. CHADD, AIFA, genitori, imbonitori e ricercatori "parzialmente indipendenti"
La
medicina
richiede
un’infinità
di
cognizioni
che, per
noi non
addetti
ai
lavori,
sono
incomprensibili.
Dobbiamo
quindi
affidarci
ad
altri:
tutto
sta nel
capire
di chi
fidarci,
e nel
vedere
chi ha
grossi
interessi
per dire
una
determinata
cosa e
chi,
invece,
la dice
in
maniera
“disinteressata”
o per
rispetto
al suo
mandato
di
medico e
di
tutore
della
salute.
E’ noto
che, un
po’ in
tutti
gli
ambiti,
le
aziende
o le
organizzazioni
si
appoggiano
a
istituti
di
ricerca
spesso
universitari
o
comunque
“indipendenti”
commissionandogli
analisi
e studi
sui loro
prodotti.
I
risultati
di
queste
ricerche,
considerati
autorevoli
perché
prodotti
da
istituzioni
appunto
“indipendenti”
come la
scuola,
rischiano
spesso
di
contenere
un vizio
di
fondo: i
finanziamenti
e i
soldi
per la
ricerca
sono
versati
all’istituti
“indipendente”
dalla
stessa
azienda
che ha i
suoi
prodotti
al
centro
dei test
e che,
quindi,
ha tutte
le buone
ragioni
per
pretendere
un’opinione
favorevole
dall’istituto
che, per
non
perdere
i
finanziamenti,
rischia
a sua
volta di
dover
scendere
a
compromessi
“sistemando”
i dati
in modo
da
produrre
risultati
graditi
ai
“mecenati”
di
turno.
Il giro
è
vizioso:
io ti do
dei
soldi,
tu
incassi
e, però,
produci
una
ricerca
favorevole
ai miei
prodotti,
rafforzata
in peso
dalla
reputazione
di
indipendenza
che il
tuo
istituto
ha.
Pratica,
questa,
quasi
necessaria
in epoca
di
ristrettezze
economiche
per la
ricerca
e
l’università,
nonché
legale.
E’
quindi
di
vitale
importanza
identificare
i
possibili
legami
che ci
sono tra
chi si
proclama
indipendente
e chi
beneficia
dei
pareri e
delle
ricerche
di
questi
istituti
in
maniera
da
scongiurare
il
dubbio
legittimo
che i
risultati
siano
potuti
essere
“aggiustati”
per fare
un
piacere
alla
multinazionale
di turno
e che,
quindi,
i
risultati
su cui
si va a
ragionare
siano
reali e
non
“cercati”.
Se
un’azienda
finanzia
un’università
inserendo
una
clausola
nel
contratto
che
chiede
in
maniera
più o
meno
esplicita
un
risultato
favorevole,
è
infatti
fondamentale
venirlo
a
sapere,
in modo
da non
considerare
i
risultati
di quei
test
completamente
attendibili
e, di
conseguenza,
da
evitare
di dare
credito
alla
tesi che
si è
andata a
“dimostrare”.
La
vicenda
dell’ADHD
ci
dimostra
come fra
i mezzi
che
l’industria
farmaceutica
usa per
far
conoscere
i suoi
prodotti
ci
possono
essere,
oltre al
sostegno
economico
più o
meno
sotterraneo
ai
ricercatori
che
producono
studi
favorevoli
(e ai
medici
che
prescrivono
o
adottano
un
determinato
prodotto),
finanziamenti
“clandestini”
addirittura
ad
associazioni
di
genitori.
Quando
si
assiste
ad un
dibattito
o a una
conferenza
tenuta
da una
associazione
di
genitori
è
naturale
essere
più
bendisposti
verso le
tesi
proposte
perché
si
considera
come
ovvio il
fatto
che
l’opinione
è quella
dell’organizzazione
indipendente
e “pura”
per
eccellenza,
la più
attenta
alla
salute
dei
bambini.
La
vicinanza
fra il
genitore
che si
affaccia
alla
conferenza
sull’ADHD,
per
esempio,
e il
comitato
di
genitori
che sono
passati
dalla
stessa
situazione,
fa in
modo che
il
genitore
sia
portato,
ingenuamente,
a
fidarsi
ciecamente
di
queste
associazioni.
Negli
USA, nel
1995,
scoppiò
però uno
scandalo
che ha
scardinato
questa
presunzione
di
affidabilità
e di
onestà
scoperchiando
l’universo
dei
rapporti
d’affari
fra la
più
grande
associazione
dei
genitori
di
bambini
affetti
da ADHD
e le
multinazionali
dell’industria
farmaceutica
che
producono
i
farmaci
per il
trattamento
della
presunta
malattia
mentale.
Al
centro
dello
scandalo,
documentato
da
un’indagine
giornalistica
televisiva
con
risalto
nazionale
e al
centro
di
procedimenti
penali,
la
CHADD,
la
maggiore
organizzazione
statunitense
che
unisce i
genitori
di
giovani
affetti
da ADHD
(2), e
la
Novartis,
casa
produttrice
del
farmaco
Ritalin.
La CHADD
(Children
and
adults
with
attention-deficit/hiperactivity
disorder,
bambini
ed
adulti
affetti
da ADHD)
è
un’organizzazione
no-profit
che
unisce i
genitori
e gli ex
affetti
da ADHD
che
sostengono
l’origine
anche
biologica
e
genetica
dell’ADHD
e
l’utilità
delle
cure
(anche)
con
psicofarmaci
e
Ritalin
talvolta
addirittura
anche
per i
bambini
al di
sotto
del 6
anni.
Questa
potente
lobby,
che
organizza
conferenze
e corsi
di
aggiornamento
per
docenti
in tutto
il nord
America
e che
vanta
oltre
20.000
membri,
si
finanzia
ufficialmente
soltanto
tramite
la
vendita
di
pubblicazioni
e le
donazioni
dei
sostenitori,
a
salvaguardia
della
sua
autorevolezza.
(1)
Tuttavia,
come
riportato
dall’inchiesta
del
programma
Merrow
Report
della
CBS (2),
che ha
raggiunto
la
platea
nazionale
causando
un calo
degli
affiliati
alla
CHADD, i
vertici
dell’associazione
sono
legati a
doppio
filo,
tramite
grandi
finanziamenti,
alla
Novartis
(quella
del
Ritalin
Metilfenidato,
all’epoca
Ciba-Geigy)
e ad
altre
aziende
che
producono
prodotti
simili.
La
Ciba-Geigy
(oggi
Novartis,
dopo la
fusione
con
un’altra
grossa
azienda)
avrebbe
iniziato
a
finanziare
la CHADD
fin
dalla
nascita,
nel
1988,
quando
l’organizzazione
era una
piccola
associazione
di
genitori
con
poche
centinaia
di
iscritti.
Nel
1994, in
particolare,
avrebbe
pagato
oltre un
milione
di
dollari
a
sostegno
dell’associazione
per la
stampa
di
opuscoli
e libri,
per la
produzione
di
filmati
educativi
(che
hanno
sostenuto
anche il
sostegno
dello
stato) e
per
l’organizzazione
di corsi
di
formazione
e di
aggiornamento
che, per
una
distrazione
sintomo
della
sufficienza
del
colosso,
portavano
stampati
sugli
opuscoli
a
suggello
della
sponsorship
il logo
della
Ciba-Geigy
stessa.
La
multinazionale,
secondo
l’inchiesta,
avrebbe
“accompagnato”
la
crescita
della
CHADD
portandola
da 800
membri
ai
35.000
dei
tempi
d’oro e
portando
alla
ribalta
nazionale
la
questione
dell’ADHD
e del
“diritto”
alla
cura con
psicofarmaci,
orientando
e
sostenendo
le varie
forme di
pressione
sull’opinione
pubblica
e sullo
stato
prima
per il
riconoscimento
dell’ADHD,
poi per
la sua
diffusione
e per
l’accettazione
delle
cure con
psicofarmaci.
Di fatto
fu la
stessa
CHADD, a
seguito
dell’inchiesta
–che
provocò
un’onda
di
disapprovazione
e di
scetticismo
attorno
all’organizzazione-
a
rendere
nota ai
suoi
membri,
prima
ignari
di tutto
(benché
tutto
fosse
stampato
sui
volantini)
l’esistenza
di
questi
finanziamenti.
I
finanziamenti
della
Ciba-Geigy,
secondo
la
lettera
aperta
della
CHADD,
sarebbero
ammontati
a circa
820.000
dollari
(all’epoca
della
lettera,
settembre
1995)
che,
aggiunti
ai
finanziamenti
ricevuti
dalle
altre
aziende
farmaceutiche
che
operano
nel
settore
(formalmente
in
competizione
con la
Ciba, in
realtà
solidari
nello
spartirsi
il
grande
business
della
“salute”)
e cioè
«Abbott
Laboratories,
Smith
Kline
Beecham,
Pfizer
Inc. e
GIaxo
Wellcome»,
sarebbero
arrivati
a
costituire
“soltanto”
il 20%
(sempre
secondo
la
lettera
spedita
ai soci)
del
budget
dell’organizzazione.
Con
questo
l’organizzazione
volle
dimostrare
trasparenza,
spiegando
allo
stesso
tempo ai
soci
–ignari-
l’esistenza
di
questi
legami
considerati,
dalla
CHADD,
di
irrisoria
entità e
quindi
di
nessun
peso
tentando
quindi
di
scagionare
la CHADD
dall’accusa
di
essere
il
“Cavallo
di
Troia”
delle
case
farmaceutiche,
la
chiave
sicura
per i
cuori e
per le
menti
dei
genitori
americani.
(3)
Lo
scoppio
della
vicenda
portò,
all’epoca,
anche
all’irrigidimento
dell’atteggiamento
delle
organizzazioni
sanitarie
statunitensi
che
motivarono
anche
con i
dubbi
suscitati
dallo
scandalo
la
mancata
concessione,
richiesta
dalla
CHADD,
di
permettere
il
trattamento
con
Ritalin
anche ai
bambini
di età
inferiore
ai 6
anni
(pratica
che oggi
pare
comunque
diffusa).
Se la
buona
fede dei
membri
dell’associazione,
che non
può
assolutamente
essere
biasimata,
è fuori
discussione,
si
possono
avere
quindi
legittimi
dubbi
sulla
buona
fede dei
vertici
e, in
qualche
modo,
dei
ricercatori
e dei
dati che
essi
citano.
Ulteriore
scetticismo
è
sollevato
dalle
accuse
che
coinvolgono
anche l’APA,
Associazione
Americana
degli
Psichiatri,
che ha
introdotto
con
votazione
l’ADHD
nel
proprio
manuale
diagnostico
nel
1980,
sospettata
anch’essa
di aver
incassato
tangenti
dalla
Ciba
Geigy.
Secondo
le
ipotesi
dell'accusa,
infatti,
l'APA
avrebbe
accettato
denaro
dalla
Ciba-Geigy
e
formulato
criteri
diagnostici
per l'ADHD
progressivamente
più
"elastici"
ad ogni
nuova
edizione
del suo
manuale
diagnostico
in modo
da
favorire
le
diagnosi
e lo
smercio
di
Ritalin
e di
altri
psicofarmaci.
Ritornando
alle
associazioni
di
genitori,
entrambe
le
associazioni
italiane
attive
per il
riconoscimento
dell’ADHD,
AIFA e
AIDAI,
sono
legate o
quantomeno
ispirate
alla
CHADD.
Con
questo
non
vogliamo
assolutamente
ipotizzare
sostegni
economici
delle
case
farmaceutiche
(magari
tramite
la CHADD
stessa)
alle due
organizzazioni
nostrane,
peraltro
di
dimensioni
per ora
ridotte,
per le
quali
vale il
discorso
di
fiducia
nella
buona
fede già
fatto, e
ai cui
membri
va tutta
la
vicinanza
per la
situazione
innegabilmente
travagliata
che
hanno
dovuto
sostenere
oltre
che un
plauso
per
l’impegno
nell’onesto
sostegno
a coloro
che si
trovano
nelle
loro
condizioni.
Va
notato,
però,
come la
loro
fonte di
ispirazione
nonché
il
materiale
sul
quale
lavorano
e che
distribuiscono
negli
incontri
rivolti
a
genitori
e
insegnanti
non
possa
considerarsi
del
tutto
“pulita”
e
imparziale,
anzi.
Il
materiale,
le idee
e anche
le
referenze
sono
infatti,
almeno
in buona
parte,
quelle
del
CHADD.
L’AIFA,
ad
esempio,
cita
come
massimo
esperto
il prof.
Russel
Barkley,
luminare
fra i
più
citati
in
assoluto
dal
CHADD, i
cui
testi
sono
inseriti
nella
bibliografia
del sito
della
stessa
casa
farmaceutica
Novartis
(quella
del
Ritalin)
fra i
ricercatori
indipendenti(4).
L’AIDAI,
organizzazione
italiana
nata nel
1998
dalla
quale
l’AIFA
si è
successivamente
separata,
ha
addirittura
nella
sezione
FAQ del
sito il
copia
incolla,
nemmeno
tradotto,
del FAQ
di
CHADD.ORG
(5).
Entrambe
confermano
l’ispirazione
alla
rete
nazionale
capeggiata
dalla
CHADD.
Le
frequenti
citazioni
del
lavoro
del
CHADD,
lo
ripetiamo,
sono
certamente
dovute
alla
stima
nell’operato
e nelle
fonti
dell’enorme
organizzazione
e non a
strani
giri di
denaro.
Tuttavia,
viste le
collusioni
fra la
CHADD e
la
Novartis
che
gettano
dei
dubbi
sull’effettiva
indipendenza
dell’associazione
dei
genitori,
i dubbi
sul
valore
dei dati
e sui
veri
ispiratori
si
riversano
a
cascata
su AIFA
e AIDAI
che sono
le
organizzazioni
che, con
la
collaborazione
di
altri,
organizzano
la
“formazione”
di
medici,
insegnanti
e
genitori
con
l’obiettivo
di
inculcare
le
proprie
convinzioni
perfettamente
aderenti
a quelle
della
Novartis.
Fra le
altre
collaborazioni
ne
segnaliamo
una, che
è
possibile
verificare
nell’elenco
degli
appuntamenti
organizzati
dall’AIFA,
e cioè
quella
con l’EINAQ,
sedicente
organizzazione
indipendente
formata
da
studiosi
e medici
che si
pone
come
obiettivo
quello
di
informare
l’umanità
e i
genitori
riguardo
alle
strategie
migliori
per
curare
l’ADHD.
Referente
per
l’Italia
dell’organizzazione
il
Dottor
Alessandro
Zuddas
(6)
dell’università
di
Cagliari,
già
pizzicato
(a
dispetto
dell’indipendenza
dell’organizzazione)
dall’ottimo
Paolo
Barnard
in una
puntata
del
programma
Rai
Report
del 2001
(7) come
relatore
in un
congresso
sulla
neuropsichiatria
tenutosi
a giugno
di
quell’anno,
in una
località
balneare
sarda e
finanziato
dalle
case
farmaceutiche
fra le
quali la
Novartis
sponsor,
nell’occasione,
dell’intervento
dello
stesso
Zuddas.
Zuddas
che, a
detta di
un
collega
ripreso
nell’ambito
del
servizio
con
telecamera
nascosta,
è
conosciuto
nell’ambiente
per
essere
anche un
uomo
della
Eli
Lilly,
altra
industria
farmaceutica
produttrice
di un
altro
psicofarmaco
simile (Tomoxetina).
Sempre a
Cagliari,
feudo
del dr.
Alessandro
Zuddas,
si è
tenuta
negli
anni
scorsi
una
sperimentazione
su 150
bambini
di
farmaci
per il
trattamento
dell’iperattività.
Questo
Zuddas
si
presenta
agli
incontri
come
ricercatore
indipendente.
Va
notato
inoltre
come lo
stesso
Alessandro
Zuddas,
sempre
lui,
risulti
essere
uno dei
promotori,
nonché
dei
firmatari,
del
documento
di
“Consensus”
presentato
a
Cagliari
nel 2003
che ha
segnato
il
riconoscimento
dell’ADHD
in
Italia e
la
reintroduzione
del
Ritalin.
Altro
sottoscrittore
del
documento
Raffaele
D'Errico,
proprio
il
presidente
dell’AIFA
(8).
Riassumiamo:
ci sono
forti
sospetti
che chi
ha
riconosciuto
la
malattia,
chi ha
prodotto
gli
studi
citati a
sostegno
della
sua
esistenza,
chi si
occupa
delle
diagnosi
e chi
organizza
la
formazione
degli
insegnanti
e dei
genitori,
convincendoli
della
necessità
del
ricorso
agli
psicofarmaci,
siano
stati
tutti
finanziati,
negli
anni,
dalla
casa
farmaceutica
che quei
farmaci
li
produce
e che,
grazie
all’aumento
delle
vendite,
ha visto
i suoi
profitti
salire
vertiginosamente.
Tutto
questo
deve,
almeno,
farci
pensare.
----------------------------------------------
Note
al
Capitolo
VI:
(1)
http://www.chadd.org/webpage.cfm?cat_id=8,
area
donazioni
della
CHADD.
(2)
http://www.add-adhd.org/ritalin_CHADD_A.D.D.html,
“Attention
Deficit
Disorder:
A dubius
diagnosis?”,
trascrizione
dello
special
report
della
CBS.
(3)
http://gradda.home.isp-direct.com/wi95tele.html,
copia
della
lettera
aperta
della
CHADD
(1995).
(4)
www.novartis.it/,
sito web
italiano
dell’industria
con base
a Berna.
(5)
http://www.aidai.org/faq.html,
FAQ
dell’AIDAI
tratta
dal sito
della
CHADD.
(6)
http://www.einaq.org/faculty.php3,
elenco
degli
associati
all’EINAQ
fra cui
A.Zuddas.
(7)
http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=83
trascrizione
della
puntata
di
Report
“Il
marketing
del
farmaco”.
(8)
http://www.aifa.it/consensus-italiana.htm |