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Ostriche e coralli giganti in
Sicilia
09/06/2007
http://a.marsala.it
Rigogliosi coralli e ostriche
giganti nelle buie acque del
Mediterraneo. A 500-650 metri di
profondità, in varie parti del
Canale di Sicilia (Linosa, Malta
e banchi sommersi), è stato
visto il corallo bianco (Lophelia
pertusa, Madrepora oculata,
Desmophyllum dianthus ecc.),
nero (antipatari), giallo (Dendrophyllia)
e rosso (Corallium rubrum). La
sensazionale scoperta è stata
possibile grazie al ‘Rov (Remote
Operating Vehicle) QUEST’, un
veicolo sottomarino, teleguidato
dal gruppo di ricerca ‘Marum’
dell’Università di Brema,
equipaggiato di videocamere ad
altissima risoluzione, di cui è
dotata la nave oceanografica
tedesca ‘Meteor’, in una
spedizione diretta da Andrè
Freiwald dell’Università di
Erlangen. A questa missione
hanno partecipato anche
ricercatori italiani
dell’Istituto di scienze marine
(Ismar) del Cnr di Bologna,
dell’Università di Milano e
dell’Istituto nazionale di
oceanografia e di geofisica
sperimentale (Ogs) di Trieste.
“Finora si ignorava che il
prezioso corallo rosso,
sorvegliato speciale a causa del
suo sfruttamento commerciale e
sospettato di essere in
recessione nel ‘mare nostrum’,
raggiungesse profondità così
elevate”, spiega Marco Taviani,
ricercatore dell’Ismar-Cnr.
“Questa scoperta indica che la
specie è molto più diffusa di
quanto si sospettasse e getta
nuova luce sulla gestione
sostenibile della risorsa”.
Grande interesse suscita inoltre
la presenza, a queste
profondità, di banchi di una
specie ignota di ostrica gigante
che si cementa alle pareti dei
rilievi sottomarini.
La scoperta di questi ecosistemi
corallini di profondità nel
Canale di Sicilia non è avvenuta
per caso. L’individuazione dei
siti esplorati dal Quest si è
infatti avvalsa dei risultati di
campagne svolte prevalentemente
dall’Ismar-Cnr di Bologna,
condotte dal team di Marco
Taviani a bordo della nave
oceanografica ‘Urania’ e che
hanno permesso l’esplorazione
sistematica delle profondità del
Mediterraneo, grazie
all’ispezione e campionatura di
luoghi praticamente
inaccessibili, come canyon,
banchi e montagne sottomarini.
Queste ricerche, finanziate dal
Cnr, Miur, Unione Europea
attraverso vari progetti, hanno
garantito negli anni la
necessaria continuità e
metodicità dell’esplorazione e
aperto la strada alle
sorprendenti scoperte fatte dal
Rov.
Gli studi stanno andando avanti,
grazie alla campagna
oceanografica “Marcos” (Malta
StRait of Sicily CORalS) dell’Ismar-Cnr
di Bologna, diretta da Marco
Taviani. Nell’ambito di questa
missione europea, sotto l’egida
dei progetti ESF Euromargins
Moundforce ed UE Hermes, sono
stati campionati per la prima
volta vari tipi di coralli di
profondità e altri rari
organismi associati, che stanno
permettendo lo studio di aspetti
del tutto ignoti in precedenza
sulla loro distribuzione,
biologia, fisiologia, genetica e
significato climatico”.
“L’investigazione degli alti
fondali, con il Quest”,
riferisce Taviani, “è stata
coronata da altri grandi
scoperte quali l’allargamento
dell’areale già conosciuto dei
fondali a corallo bianco dello
Ionio Apulo, oltre al sito già
noto di Santa Maria di Leuca, ma
soprattutto la sbalorditiva
documentazione di coralli
bianchi vivi, compresa la più
rara Lophelia, nell’Adriatico
meridionale”. Si sospettava
questa presenza sulla base di
piccoli indizi raccolti una
decina di anni fa proprio dal
Cnr di Bologna.
Il recente progresso fatto nello
studio dell’Adriatico meridonale,
da parte del gruppo di ricerca
di Fabio Trincardi dell’Ismar-Cnr
di Bologna, ha permesso di
evidenziare i siti
potenzialmente più propizi per
l’insediamento di corallo
profondo, in particolare lungo
le pareti del canyon sottomarino
di Bari e in blocchi derivati da
frane sottomarine. “L’indagine
con il Quest ha documentato, al
di là di ogni più rosea
aspettattiva, la eccezionale
diversità nelle profondità del
Mediterraneo, ed è quindi
necessario e strategico
continuare ed espandere questo
tipo di studi”, conclude Taviani |




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URBANIZZAZIONE
COSTE RENDE MARI IMMONDEZZAI
(ANSA) -
L'AJA, 4 OTT - La rapida urbanizzazione delle coste sta trasformando
mari ed oceani in immondezzai. L'allarme viene lanciato da un rapporto
preparato dagli esperi del Programma delle Nazioni unite per l'ambiente.
''L'80 per cento dell'inquinamento dei mari proviene dalla terra e
questo fenomeno rischia di aumentare ulteriormente da qui al 2050'', si
legge nel documento reso noto oggi. Gli scarichi urbani costituiscono la
maggior fonte di inquinamento dei mari e la situazione puo' peggiorare
ulteriormente a causa della crescente pressione demografica, rilevano
gli esperti. Nel complesso, ha riferito Achim Steiner, direttore
esecutivo del Programma Onu, lo stato dell'inquinamento marino nel mondo
presenta dei progressi in tre dei nove degli indicatori chiave. In
particolare c'e' stata una riduzione drastica, pari al 90 per cento,
dell'inquinamento provocato dagli idrocarburi, grazie soprattutto al
netto miglioramento del settore dei trasporti marittimi, in particolare
con la messa al bando di gran parte delle carrette del mare. Un'altra
indicazione positiva viene dalla riduzione dell' inquinamento causato
dai prodotti organici, in particolare pesticidi, sostanze chimiche e da
quelle radioattive. La diminuzione viene attribuita soprattutto agli
effetti delle misure prese con la Convenzione di Stoccolma del 2001. Il
rapporto segnala, in generale, un miglioramento per il mar Baltico e per
l'Atlantico nord-est e manifesta una seria inquietudine per il mar
Caspio ed il sud-est Pacifico. Ma nel complesso definisce la situazione
preoccupante. In proposito gli esperti segnalano che il 40 per cento
della popolazione vive su una stretta banda costiera dove la densita'
era, nel 1990, di 77 persone per chilometro quadrato, che dovrebbero
diventare 115 nel 2025. ''Questo provoca un rapido deterioramento
dell'ecosistema marino a causa della pressione demografica per l'80 per
cento legata ad attivita' terrestri'', rilevano gli esperti, che
segnalano danni crescenti e distruzione in particolare alla barriera
corallina, minacciata al 90 per cento nel sud-est dell'Asia, e gravi
casi di inquinamento che mettono a rischio il settore ittico. Sempre
riferendosi alle attivita' svolte nelle zone costiere il rapporto parla
ancora di ''un male comune'' per quanto concerne l'impatto provocato da
mercurio, cadmio e piombo, conseguenza di attivita' minerarie ed
industriali. Nel Mar Caspio, per esempio, ogni anno sono rovesciate 17
tonnellate di mercurio e di cadmio. C'e' inoltre il problema della
sedimentazione, che minaccia l'ecosistema delle terre e dei fiumi,
soprattutto quando sono costruite dighe. Il fenomeno e' particolarmente
grave nel bacino Mediterraneo, in India e nelle Filippine. Il rapporto
del Programma dell'Onu per l'ambiente viene inviato a tutti i governi e
sara' nel dossier della conferenza del Programma mondiale d'azione, che
riunira' a Pechino, dal 16 al 20 ottobre, rappresentanti di oltre 50
paesi. (ANSA). RED-VS
04/10/2006 17:35
Galapagos, imbrattato il paradiso, animali immersi nel combustibile
QUITO - Imbrattato di
petrolio l'ultimo paradiso naturale. Una macchia di combustibile pesante ha
raggiunto una spiaggia dell'isola Santa Cruz dell'arcipelago delle
Galapagos, in Ecuador. La chiazza, apparentemente fuoriuscita da una
petroliera, ha colpito una ventina di iguane marine ed alcuni pellicani. Lo
hanno reso noto oggi le autorità del Parco Nazionale delle Galapagos.
Le autorità hanno precisato che gli specialisti hanno subito soccorso gli
animali, lavandoli e sottoponendoli alle cure necessarie. Rettili e
pellicani sono comunque ancora sotto osservazione, come misura di
prevenzione.
Le isole Galápagos si trovano nell'Oceano Pacifico, a 1000 chilometri dalla
costa occidentale dell'America del Sud. Le isole sono distribuite a nord ed
a sud dell'equatore, che attraversa la parte settentrionale della più
grande, Isabela. L'isolamento e l'ampia varietà di climi e di habitat dovuta
alle correnti della zona hanno portato all'evoluzione di numerose specie di
flora e fauna.
Proprio queste specie endemiche, attrassero l'attenzione di Charles Darwin,
il padre della teoria dell'evoluzione, raggiunse le Galápagos il 15
settembre 1835 e vi passò circa cinque settimane, fino al 20 ottobre,
studiando la geologia e la biologia di quattro delle isole. Qui iniziò a
lavorare alla teoria che darà vita a 'L'origine delle specie', del 1859.
Fino alla metà degli anni '80, la zona protetta dell'arcipelago includeva
solo la terra emersa. Nel 1986 le acque circostanti furono dichiarate
riserva marina. Le isole delle Galapagos vennero dichiarate Patrimonio
dell'umanità dall'Unesco nel 1978, uno status che nel 2001 venne esteso
anche alla riserva marina.
(22
settembre 2006) repubblica.it
In
uno zoo della California una tigre ha partorito tre cuccioli, che però,
essendo nati prematuri, sono morti qualche giorno dopo.
I veterinari si sono ben presto resi conto che la tigre, a causa
della perdita dei cuccioli, deperiva ogni giorno di più e
appariva abulica e depressa.
Per tentare di risolvere la faccenda, decisero di 'affittare' una
cucciolata di tigrotti da un altro zoo, ma purtroppo non ve n'erano di
disponibili.
A quel punto venne a loro in mente che talvolta certe specie si
prendono cura dei cuccioli di altri animali e iniziarono di nuovo
la ricerca.
Gli unici cuccioli disponibili erano dei maialini nati da poco. Li portarono allo zoo e
....


26
Giugno 2006 www.beppegrillo.it
Un pericoloso carnivoro in
divisa bruna nazionalsocialista e delle dimensioni del
criminale di guerra Goering è stato finalmente abbattuto in
Germania. L’orso eviterà così un severo processo per aver ucciso
alcune pecore bavaresi. La pelle dell’orso è
stata recapitata al cancelliere Angela Merkel
che la indosserà a Monaco in occasione dell’Oktoberfest. Questa
fine sia di monito ad ogni animale che voglia introdursi
clandestinamente in Germania senza passaporto.
C’è però chi è sempre pronto a giustificare l’efferatezza degli
orsi. Pubblico malvolentieri la sua lettera.
"Caro Beppe,
ti scrivo per segnalarti l'ennesimo "atto di supremazia" da
parte degli esseri umani nei confronti della natura che ci
circonda.
Questa volta però non è stato il Paese di Pulcinella a fornire
lo spunto per le amare riflessioni che seguiranno, ma la grande
Germania.
Un orso bruno di due anni è stato abbattuto
questa notte in Baviera, il plantigrado faceva parte di un
ambizioso progetto italiano per la reintroduzione dell'orso
bruno nelle Alpi centrali. Un progetto costoso
che ha previsto la reintroduzione di questo animale autoctono
ormai scomparso reintroducendo soggetti dai paesi limitrofi dove
l'orso è ancora (per poco) presente. Il soggetto era tra l'altro
uno dei figli di una coppia reintrodotta ed era
quindi la prima flebile testimonianza della riuscita del
progetto.
La condanna a morte dell'animale è avvenuta al ritrovamento di
diverse carcasse di pecore.
Vista la rarità degli animali non c'era nessun pericolo per
l'uomo, che da secoli convive con i plantigradi senza rompersi i
coglioni a vicenda.
La cosa più assurda è che era stato istituito un gruppo
di cacciatori finlandesi, veterinari e cani addestrati
per addormentarlo e trasferirlo in una zona più
"sicura" ( sicura per lui visto il grilletto facile dei
cacciatori teutonici), ma i killer sono arrivati prima
( mi chiedo che senso abbia far arrivare cacciatori
superspecializzati per narcotizzarlo e in concomitanza
cacciatori per ucciderlo).
Ora con tutto il rispetto per le pecore, ma io dico non
si poteva risarcire i pastori e trasferire questa
povera bestia a rischio di estinzione nelle nostre zone? Come
hanno fatto e stanno facendo per la reintroduzione del lupo nel
Parco Nazionale d'Abruzzo? Ti manca una pecora? ecco 200
euro....cavolo te le do io! un lupo adulto e sessualmente attivo
vale molto di più.
Perchè una pecora ha un valore e la biodiversità no?
A presto".
A.B.
23
giugno 2006
PONZA: GREENPECE
sequestra una rete e
libera una tartaruga leggi>>
Aumenta il consumo
di energia rinnovabile
Gruppo
corporativo raggiunge i 360 megawatt e lancia impegno simile in Europa
Montreal (Canada),
19 dicembre 2005.
Alcune tra le maggiori compagnie al mondo
hanno recentemente annunciato di avere aumentato l’acquisto di energia
rinnovabile. L’Istituto Mondiale delle Risorse (WRI) e membri del suo Gruppo
di Sviluppo per il Mercato dell’energia verde hanno annunciato l`acquisto e
il progetto di 185 nuovi megawatts (MW) di energia rinnovabile, portando
l’ammontare totale di MW sotto contratto a 360 – la dimensione media di un
impianto di energia alimentato a carbone. Con il traguardo dei 360 MW,
queste compagnie hanno fatto più di un terzo della strada per l’obiettivo
finale della costruzione di mercati di nuova energia verde competitiva negli
Stati Uniti per 1000 MW. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi
come parte degli incontri delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il
WRI ha anche annunciato il lancio di una partnership simile per l’acquisto
di energia rinnovabile in Europa.
Il Gruppo di Sviluppo per un mercato
dell’energia verde è una particolare partnership commerciale e industriale
dedita alla costruzione di mercati corporativi per l’energia verde. Negli
Stati Uniti i suoi membri sono Alcoa Inc., The Dow Chemical Company, DuPont,
FedEx Kinko’s, General Motors, IBM, Interface, Johnson & Johnson,
NatureWorks LLC, Pitney Bowes, Staples and Starbucks. Sette di queste
compagnie acquistano ora almeno il 10% del consumo di elettricità annuale
negli Stati Uniti da fonti rinnovabili.
Fonte: Good News
Agecy
G.BRETAGNA
/ I costi dei cambiamenti climatici
I consumatori stanno spendendo oltre 3 miliardi di euro l'anno per
aiutare a contrastare il fenomeno del cambiamento climatico sulla terra.
Secondo the Co-operative Bank nel 2004 le persone hanno utilizzato
sistemi alternativi come pannelli solari, energia rinnovabile, turbine a
vento, mezzi di trasporto pubblici invece delle automobili, con una
spesa media a famiglia di 140 euro.
Avvertenze numero 2005-23 del 1 Dicembre 2005
In Internet: http://www.aduc.it/dyn/avvertenze
Pubblicato il 19-10-2005 www.lifegate.it
Impatto Zero, Yo Tengo un Sueño
"Impatto Zero®, Yo tengo un Sueno" è il primo reportage fotografico che
ritrae alcuni degli interventi di riqualificazione effettuati in Costa Rica,
nelle riserve Karen Mogensen e Amistad Caribe - BriBri Cabecar Talamanca.
Un reportage che testimonia
l'opera vera, concreta, reale del
progetto Impatto
Zero® in Costa Rica. Gli alberi piantati
e protetti, le aree perimetrate, le persone, i volti dietro questo grande
progetto.
L'esposizione è divisa in tre
sezioni. La prima è la sezione documentaristica-illustrativa che rappresenta
il lavoro in Costa Rica. L'altra, "il sogno", sono sei suggestive immagini
che evocano il "sogno" e che ritraggono momenti e aspetti anche surreali
della vita costaricana. La terza, "volti", ritrae le persone incontrate dal
fotografo durante il viaggio, sul luogo, bambini, donne e uomini.
Nel corso
degli ultimi 60 anni il Costa Rica ha avuto gravi problemi di
deforestazione, ma grazie all'adozione di politiche di conservazione la
situazione sta migliorando.
Ora il 27% del suo territorio è costituito da aree protette.
LifeGate ha avviato nel 2003 un progetto di rigenerazione e
conservazione della foresta tropicale nella penisola di Nicoya sul
versante Pacifico del Costa Rica, nella Riserva "Karen Mogensen".
A compensazione delle emissioni di CO2 dei partecipanti al progetto
Impatto Zero®,
oggi sono tutelati già 1.000.000 mq di foresta in Riserva Karen Mogensen.
A partire dalla fine del 2004 è stato stilato l'accordo con il Ministero
dell'Ambiente del Costa Rica per la rigenerazione e conservazione di
ulteriori
919.800 mq di foresta in Riserva Amistad Caribe, e all'interno
della stessa area sono ora in corso altri 3 interventi per ulteriori
1.500.000 mq.
Con i partner scelti (Gev, Guardie Ecologiche Volontarie, e l'Asociación
Ecológica Paquera, Lepanto y Cóbano che opera in
Costa Rica per la
conservazione ambientale) gli interventi sono sempre condotti da
personale locale: si monitorano le specie a rischio, si eseguono studi
preliminari sulla biodiversità per capire quali essenze piantare e come,
sono implementate procedure antincendio e sono coinvolte le scuole per
diffondere educazione ambientale.
La qualità di questi interventi, supervisionati da Gev italiane e dal
Ministero dell'Ambiente del Costa Rica, è stata tra l'altro riconosciuta
a livello internazionale dal premio "Aportes al
Mejoramento de la
Calidad de Vida" del governo costaricano e del premio "Ford per la
conservazione dell'ambiente".
Ogni nuova
adesione a Impatto Zero®
aggiunge un tassello di foresta verde tutelata. L'incremento delle
richieste e il successo del progetto testimoniano la crescente
sensibilità, da parte anche di grandi aziende, per le problematiche
ambientali.
Si è voluto rendere omaggio alla bellezza del Costa Rica e documentare
il valore del progetto, i luoghi, le cartine, le aree protette, con una
mostra fotografica, "Yo tengo un sueño", a Milano, al LifeGate Café.
Mostra articolata in due percorsi: "un progetto concreto",
esposizione-documentario sulle attività con didascalie, e "il volto del
Costa
Rica", con tutti gli scatti di Luca Locatelli che fanno riscoprire
la gioia di compiere un gesto, qui, che contribuisce a salvare un mondo,
così lontano.
Sponsor della mostra è Sodexho Pass, già partner Impatto Zero® per aver
compensato l'impatto ambientale della produzione e stampa di 38 milioni
di buoni pasto, regalo e incentivo, con la riqualificazione di circa
70.000 mq di foresta in Costa Rica, e la litografia Gam Edit, che
ha reso a Impatto Zero® 26.000 kg di stampata. Per questo è parsa
naturale la decisione di rendere la mostra "Yo tengo un sueño" a Impatto
Zero®, tutelando un'ulteriore area di Riserva. Il cerchio si chiude, in
un abbraccio forte come un'idea e grande come tutto il mondo.
Pubblicato
il 12-05-2005 www.lifegate.it
Un
resort in Ecuador, nel cuore della foresta. Per salvarla
Lo hanno costruito con criteri di architettura ecologica, va a pannelli
solari, e lo gestiscono gli indigeni. Perché? Perché hanno il petrolio sotto
i piedi. E per impedire la devastazione, cosa c'è di meglio che una marea di
"ecoturisti"?
E' la storia degli indigeni Achuar e del "resort"
ecocompatibile che hanno costruito e stanno gestendo, loro, in mezzo alla
foresta.
Si legge su Peacereporter:
Molto vicino alla frontiera con il
Perù, in una regione dell’Ecuador dove la selva amazzonica la fa da padrona,
dove la ricchezza dei corsi d’acqua garantisce una biodiversità eccezionale,
i turisti, se "consapevoli" sono i benvenuti. A guidarli un gruppo di
indigeni Achuar. In particolare, come racconta nel suo reportage Michael
Voss della testata Bbc, c’è una persona che ha il compito di svelare questi
luoghi meravigliosi. Si tratta di Ruben, un indigeno che tutti i giorni si
mette a capo di un gruppo di turisti e con loro cerca di condividere le sue
conoscenze e le sue esperienze, facendo scoprire ai turisti, provenienti da
ogni parte del mondo, i segreti e le meraviglie della selva.
Kapawi Ecolodge. Il resort, se così lo possiamo definire, si trova a poco
meno di un’ora di volo dalla capitale dell’Ecuador, Quito. Qui, il popolo
Achuar vive da secoli in simbiosi con la natura e con le proprie
tradizioni... Interamente costruito con materiali eco compatibili e
rifornito dall’energia prodotta dai pannelli solari, questo resort si
integra perfettamente nel difficile ambiente della selva. Oltre la metà
delle persone che vi lavorano, dai cuochi alle guide, fino ad arrivare al
personale che si occupa delle pulizie, fa parte della popolazione Achuar.
Diverse le attrattive alle quali le guide Achuar possono far partecipare
l’ecoturista. Si possono fare lunghe e suggestive escursioni nella foresta
con le guide che spiegano come, per loro, la foresta sia come un grande
supermercato, dove si può cacciare, pescare, raccogliere i frutti. La
foresta provvede a fornir da mangiare e dalle piante ricavano i medicinali.
E si possono visitare le comunità indigene, e scoprire il mondo animale
tramite il birdwatching e l'osservazione naturalistica... La foresta,
insomma, darà ai turisti tutta la sua selvaggia bellezza. Ai suoi abitanti,
la giusta dignità.
Stefano Carnazzi
Guardie
Regina inglese, addio colbacco in pelle d'orso In corso di sperimentazione
un'alternativa ecologica.
Le guardie di Sua Maesta'
presto potrebbero dire addio ai colbacchi in pelle d'orso che da quasi due
secoli adornano il loro capo. E' in via di sperimentazione infatti un
materiale sintetico piu' politicamente ed ecologicamente corretto che
potrebbe essere un valido sostitutivo. Da oltre dieci anni l'esercito
britannico e' alla ricerca di un'alternativa alla pelliccia d'orso, sulla
scia delle pressanti proteste degli animalisti che accusano le guardie di
contribuire al massacro ogni anno di migliaia di orsi in Canada. Ma i
reggimenti reali hanno sempre perorato la causa del colbacco sostenendo che
l'uccisione di orsi in Nord America non e' in alcun modo legata alle pelli
ordinate dall'esercito. ''Ventimila orsi neri vengono sterminati ogni anno
in Nord America e di questi noi compriamo meno di 100 pelli all'anno per i
colbacchi in pelliccia delle guardie'', ha spiegato al quotidiano britannico
The Times un portavoce dei
reggimenti reali incriminati, fra i quali figurano i granatieri, le guardie
scozzesi, irlandesi e gallesi. Il principe Harry, che ha poco iniziato il
suo addestramento all'accademia militare di Sandhurst, potrebbe diventare
una delle prime guardie gallesi ad indossare il nuovo copricapo di pelo
artificiale se si unira' al corpo come originariamente aveva indicato di
voler fare. Tuttavia ora il terzo in linea di successione al trono
britannico appare piu' propenso ad abbracciare altri reggimenti come The
Blues o The Life Guards of the Household Cavalry.
Frattanto Peta
(People for the Ethical Treatment of Animals), una delle piu' potenti
organizzazioni a tutela degli animali, sta pianificando una manifestazione
di protesta contro la regina Elisabetta che parte oggi per una visita
ufficiale in Canada. Un membro dell'associazione intende travestirsi da orso
e tampinare cosi' vestito la sovrana per tutto il suo soggiorno nel paese,
che durera' dieci giorni.
''E' scandaloso che gli orsi continuino ad essere uccisi in Canada per un
cappello che in Gran Bretagna ha una funzione cerimoniale'', ha affermato
sdegnato Andrew Butler, coordinatore della campagna anti-colbacco della Peta.
Ma il ministero della Difesa britannico insiste: ''gli orsi non sono
ammazzati per le pellicce. La pelle d'orso e' presa da animali uccisi da
Ranger canadesi o cacciatori autorizzati''. Mentre le polemiche infuriano
senza sosta, si attendono con ansia i risultati dei test sulle pelli
ecologiche che potrebbero presto essere usate per i controversi copricapo.
I tentativi effettuati fino ad ora per trovare un valido sostitutivo sono
stati tutti un fallimento. I materiali sintetici precedentemente testati
quando si bagnavano, cosa ben facile nella piovosa Gran Bretagna, si
afflosciavano compromettendo il dignitoso aspetto delle impettite e austere
guardie. Adesso si vedra'.
Fonte:
www.ansa.it/
11.04.05 12 maggio 2005 13 maggio 2005 Fonte: IPS
http://italy.peacelink.org
01/05/05 - ITALIA / Le
api si estinguono, miele in pericolo
Si sta riducendo a ritmi vertiginosi il numero delle api. A lanciare
l'allarme
e' il World Watch Institute che mette sotto accusa pesticidi e
insetticidi di
grandi multinazionali responsabili dell'estremizzazione dei fenomeni
climatici
come l'effetto-serra. Un terzo degli alveari di ape domestica e'
scomparso,
stessa sorte per le selvatiche che soccombono nella competizione con
altre
specie.
01/05/05 - MONDO / Le dighe sono
un pericolo per l'ecosistema
Secondo uno studio pubblicato su Science, a lungo termine le dighe
causeranno
danni all'ecosistema dei fiumi del mondo e alzeranno i rischi che molte aree
costali, qualche volta a centinaia di chilometri dai bacini artificiali,
saranno
presto inondate. Questo perche' sono state private dei necessari sedimenti
che
aiutano a bilanciare l'erosione del suolo.
www.aduc.it
[ADUC - AVVERTENZE ONLINE]
27/04/05
- LO STRATO DI
OZONO? PIÙ SOTTILE CHE MAI
E' allarme tra
gli scienziati che credevano che lo strato
di ozono stesse riformandosi.
Secondo i nuovi rilevamenti della Cambridge University l'ozono sull'Artico
non è mai stato così sottile.
>>continua
MONDO / Caccia e
disboscamento hanno ridotto di un quarto le specie animali
Secondo un rapporto realizzato da World Conservation Union,
International
Primatological Society e Conservation International, le attivita' umane
come la
caccia e il disboscamento hanno ridotto di quasi un quarto le specie
animali del
mondo, portandole all'estinzione. Madagascar e Vietnam hanno 4 specie di
animali
sulla lista delle 25 in via d'estinzione, Brasile e Indonesia ne hanno
3,
seguono con due Sri Lanka e Tanzania.
www.aduc.it
[ADUC - AVVERTENZE ONLINE] N. 2005-8 del 15-04-2005
La deforestazione
riduce la pioggia
Ricerca australiana,e' la prima
dimostrazione scientifica (ANSA) -
SYDNEY, 10 MAR
Una ricerca australiana, curata da Ann
Henderson, dimostra che la perdita del manto forestale riduce la
piovosita'. Il fenomeno era già noto empiricamente, e ha ora trovato
una spiegazione scientifica. I ricercatori hanno analizzato le
variazioni nella struttura molecolare della pioggia lungo il Rio delle
Amazzoni. Le molecole 'pesanti' di acqua non vengono piu' restituite
all'atmosfera dalla traspirazione delle foglie, perche' la vegetazione
sta scomparendo.
Energia
pulita dall'immondizia
10
marzo 2005.
Le discariche, da
puzzolenti luoghi per l'accumulo dei rifiuti potrebbero presto trasformarsi
in impianti ecologici per la produzione di energia. Un team di ricercatori
britannici ha recentemente messo a punto un nuovo sistema che consente di
recuperare il gas metano prodotto dalla decomposizione dell'immondizia anche
in siti molto piccoli, dove fino a oggi questa operazione era considerata
impraticabile.
Il metano nasce in ambienti privi di ossigeno dalla putrefazione di sostanze
organiche e viene estratto dalle discariche attraverso speciali pozzi di
aspirazione. Per evitare che insieme al metano venga risucchiata anche aria,
tali pozzi sono collocati a grande profondità, in zone ermeticamente
isolate. Per questo finora sono state sfruttate soltanto le discariche più
grandi, sprecando così le enormi quantità di metano prodotte negli impianti
più piccoli. Si calcola che le discariche europee potrebbero generare oltre
94 miliardi di metri cubi di metano all'anno, ma attualmente solo l'1% di
questi viene recuperato. Il rimanente viene bruciato per evitare incidenti
ma immette nell'atmosfera tonnellate di inquinanti.
Fonte:
Focus online , 2 marzo
2005
CINA
/ In vent'anni la Cina potrebbe superare gli Usa quale primo Paese
inquinatore
I festeggiamenti per l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto non
sono riusciti a mascherare la preoccupazione per la situazione cinese.
In vent'anni la Cina potrebbe superare gli Usa quale primo Paese
inquinatore, anche perche' non e' soggetta al controllo delle emissioni
come prevede l'accordo. Secondo alcuni dati, la Cina emette il 13% dei
gas serra, ma la sua economia cresce a grande velocita' e con essa la
domanda di energia. www.aduc.it
01/03/05
VITE
A PERDERE
50
ANNI È IL TEMPO CHE MANCHEREBBE ALLA “SESTA ESTINZIONE DI MASSA”
Le sardine salveranno
il mondo!
Ma l'uomo deve salvare le sardine
9 dicembre 2004.
Un importante aiuto
nella lotta contro il surriscaldamento globale può venirci da una delle specie
marine più pescate, sebbene forse poco considerate: le umili sardine. Da secoli
alimento base della dieta di molti paesi nordici, le sardine sono oggi al centro
di una teoria scientifica che esalta il loro ruolo nel combattere le emissioni
di metano, dannosissime per l'atmosfera in quanto diffondono 21 volte più calore
rispetto all'anidride carbonica.
Come riferito dal New York Times, studiosi delle università di Miami e Città del
Capo hanno messo in relazione la scomparsa delle sardine dai mari della Namibia
con l'aumento delle emissioni di metano, un fenomeno che prima dell'eliminazione
dei pesci era molto minore, sia per frequenza che per intensità.
Andrew Bakun e Scarla Weeks - gli scienziati che hanno elaborato la teoria -
spiegano il fenomeno in questi termini: quando c'è grande presenza di sardine
queste smuovono il fitoplancton dai fondali marini e lo portano in superficie,
dove viene poi mangiato; quando però i pesci scompaiono le minuscole piantine si
depositano sul fondo e, decomponendosi, producono grandi nubi di metano e
solfuro di idrogeno.
Se a questo aggiungiamo il fatto che l'aumento delle temperature già favorisce
la maggiore presenza del fitoplancton sulla superficie dei mari, ecco che
secondo gli studiosi il ruolo delle sardine nel contenimento del global warming
diviene ancora più importante
Fonte:
Giornale tecnologico
, 25 novembre 2004

IL NOBEL PER LA PACE ALL'ECOLOGISTA KENYANA WANGARI MAATHAI
NAIROBI
- Il premio nobel per la pace 2004 e' stato attribuito all'ecologista kenyana, Wangari Maathai, 64 anni, prima donna africana a ricevere
l'importante riconoscimento.
CONTINUA >>

OLGA E LA LUNA
DELL'AMAZZONIA
IL
VIAGGIO Nel cuore della foresta brasiliana con due bambine:
è più facile di quanto si pensi. A patto di lasciare a casa qualche
pregiudizio e di trovare un posto incantato come la riserva di
Xixuau-Xiparina, a 50 chilometri dall’Equatore. Dove uomini e spiriti
lavorano insieme per accogliere i viaggiatori e tutelare l’ambiente.
dI Luca Rastello Foto dl Andrea
Frazzetta >>
GUATEMALA MENO
INQUINAMENTO PIU' SVILUPPO
IL PARCO DELL'ASPROMONTE CONIA L'ECOMONETA
PER BABY-FOCHE STRAGE ANNUNCIATA E IL MONDO GUARDA 
(ANSA) - ROMA - 15/04/2004 20:05
In Canada via a piano triennale caccia grossa: 975 mila animali dal 2004 al 2006 con un tetto di 350 mila animali per anno. Mobilitazione on-line ambientalisti italiani
(ANSA) - BERLINO, 2 APR - 2004-04-02 - 08:52:00 Finalmente, dopo anni di attese e tentativi di inseminazione artificiale, Yan Yan, panda dello zoo di Berlino e' rimasta incinta. Secondo quanto riferito dalla Berliner Zeitung, il miracolo della fecondazione dell'orsetta che sembrava piuttosto refrattaria alla copula, e' riuscito a due esperti cinesi al settimo tentativo. In valigia i due avevano un cocktail di sperma congelato di diversi panda dello zoo di Pechino.
24/03/04
OGNI GIORNO PULISCI CASA E INQUINI IL MARE. CHE FARE?
Di Roberta Marzola
>>
STRANAMENTE #1 Febbraio 2004
http://www.jubaleditore.net/stranamente.htm
10/03/04
riccardo
orioles
<riccardoorioles@libero.it>
La
Catena
di
San
Libero
8
marzo
2004
n.
221
Invaders.Circa
cinque
milioni
di
granchi
giganti
della
Kamchtka,pesanti
da
otto
a
dieci
chilogrammi
l'uno
e
con
chele
da
un
metro,
hanno
ormai
stabilmente
invaso
diverse
coste
della
Norvegia
cacciando
tutti
gli
esemplari
locali,
con
ovvie
conseguenze
per
l'economia
ittica
e
l'ecosistema.I
granchi,
di
origine
giapponese,
erano
stati
importati
in
Unione
Sovietica
intorno
al
1970.
Sfuggite
agli
allevamenti,
le
prime
migliaia
di
esemplari
-
evidentemente
non
prive
di
leader,
e
con
un'alta
coscienza
del
proprio
destino
storico
-
si
erano
progressivamente
incamminate
verso
la
Siberia,
di
la'
verso
la
costa
artica
e
infine,
con
sempre
maggiore
determinazione,
verso
il
Mare
di
Barents.
Il
movimento
ha
richiesto
diversi
anni
(al
ritmo
di
circa
quattro
chilometri
al
mese)
ma,
una
volta
padroni
del
Mare
di
Barents,
la
strada
per
la
Scandinavia
per
i
feroci
crostacei
era
ormai
aperta.
Ora
solo
il
Mare
del
Nord
li
divide
dall'Inghilterra.
La
"fuga"
dai
bacini
sovietici,
secondo
l'intelligence,
potrebbe
non
essere
stata
affatto
casuale:
in
quel
periodo
il
vero
padrone
dell'Urss
era
il
capo
del
Kgb
Andropov,
e
non
si
puo'
escludere
che
l'importazione,
l'allevamento
e
poi
la
"messa
in
liberta'"
-
ma
verso
occidente
-
dei
crostacei
facessero
parte
di
una
strategia
che,
prevedendo
il
collasso
sovietico
sul
piano
convenzionale,
fin
d'allora
programmasse
l'invasione
del
mondo
libero
"con
altri
mezzi".
Inquietante
coincidenza:
anche
oggi
a
dominare
la
Russia
e'
un
altissimo
esponente
del
Kgb.
Secondo
altri
osservatori
-
peraltro
minoritari
-
l'invasione
dei
supercrostacei
non
avrebbe
invece
motivazioni
ideologiche
ma
sarebbe
piu'
semplicemente
una
risposta
marziana
agli
atteggiamenti
sempre
piu'
aggressivi
del
pianeta
Terra
(diversi
veicoli-spia
di
chiara
origine
terrestre
sarebbero
stati
recentemente
rilevati,
secondo
il
governo
marziano,
sulla
stessa
superficie
di
Marte).
In
questo
quadro
l'occupazione
della
Norvegia
sarebbe
solo
un
ballon
d'essai
e
altri
sbarchi
analoghi
potrebbero
presto
verificarsi
in
altri
luoghi.
10/03/04 "Puliamo
l'Australia!"
E'
il
nome
di
un'iniziativa
che
si
e'
svolta
in
Australia
durante
lo
scorso
week
end.
677
mila
i
volontari
coinvolti,
che
hanno
raccolto
8.400
tonnellate
di
rifiuti.
(Fonte:
Ansa)
05/03/04 Pubblicato
dall'Apat
(Agenzia
per
la
protezione
dell'ambiente)
l'annuale
rapporto
sulla
situazione
ambientale
italiana
(i
dati
si
riferiscono
al
2002).
Le
buone
notizie
sono
che
aumentano
i
parchi
e
le
zone
protette,
collocando
li
nostro
paese
al
quarto
posto
in
Europa
per
estensione
di
territorio
salvaguardato.
Aumenta
anche
l'agricoltura
biologica
e
diminuisce
l'uso
di
fertilizzanti
e
prodotti
fitosanitari.
Aumentano,
circa
del
30%,
i
prodotti
ecologici
certificati
Ecolabel.Le
cattive
notizie
sono
invece
molte
di
piu',
inquinamento
e
dissesto
idrogeologico
le
emergenze
piu'
gravi.Se
il
Protocollo
di Kyoto
prevede
che
entro
il
2008-2012
si
riducano
le
emissioni
di
inquinanti
nell'atmosfera
del
6,5%,
tra
il
1990
e
il
2002
in
Italia
le
emissioni
sono
invece
aumentate
del
7%
04/03/2004
Eco-mostri
Sulle
macerie
dell'eco-mostro
Hotel
Amalfitana
a
Vietri
sul
Mare,
in
provincia
di
Salerno,
abbattuto
5
anni
fa, sorgera'
un
"giardino
mediterraneo",
il
Parco
del
Fluenti.
Oltre
a
una
zona
di
spiaggia
libera
verranno
realizzati
un
vigneto,
sentieri
didattici
e
verra'
ripristinata
la
tipica
flora
mediterranea.Ci
sara'
anche
un
ristorante
con
degustazione
di
prodotti
tipici
e
vendita
di
artigianato
locale.
I
lavori
dureranno
17
mesi,
sotto
la
supervisione
di
Legambiente.
(Fonte:
Lanuovaecologia) |




Foto
dell'anno
2003
file
in
formato
PPS
(Power
Point),
clicckando
sull'immagine
Contiene
foto
bellissime,
prevalentemente
di
natura
ed
animali
04/03/2004






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