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 11  Settembre 2001

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Pagina in continua Ri-Costruzione

 

GEORGE

CARLIN:

DOPO

L'11

SETTEMBRE

Tiziano Terzani

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni cosi, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così: solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente. Ma non c'è più. >> LEGGI

911 IL MISTERO

LA CRONOLOGIA DELL'11 SETTEMBRE 2001

Ore 8.48 : Un aereo colpisce in pieno una delle due Torri gemelle del World Trade Center a New York, restando incastrato nella facciata.
Ore 9.03 : Mentre le telecamere inquadrano l'incendio che si sviluppa sulla prima torre, un secondo aereo si avvicina al World Trade Center e si schianta contro la seconda torre.
Ore 9.17 : Le autorità ordinano l'immediata chiusura di tutti gli aeroporti della zona di New York.
Ore 9.40 : Il presidente americano George W. Bush, in visita a Sarasota, in Florida, dichiara che si tratta ''apparentemente di un attacco terroristico''. Bush ordina ''un'indagine completa per dare la caccia ai terroristi e trovarli''.
Ore 9.43 : Un aereo si schianta contro l'edificio del Pentagono.

Ore 10.00 : La Federal American Aviation (FAA), L'Autorità americana per l'aviazione civile, ordina l'annullamento di tutti i voli civili negli Stati Uniti: è la prima volta che accade nella storia degli Usa.
Ore 10.05 : Una delle due torri del World Trade Center crolla su se stessa dopo essere esplosa.
Ore 10.10 : Crolla un'ala del pentagono

Ore 10.10 : Un aereo della United Airlines si schianta al suolo in Pennsylvania, a sudest di Pittsburgh.

Ore 10.13 : L'edificio delle Nazioni Unite a New York viene evacuato, per un totale di settemila persone.

Ore 10.28 : Anche la seconda torre del World Trade Center crolla.
Ore 10.38 : Un'autobomba esplode al Dipartimento di Stato a Washington.
Ore 10.50 : La compagnia aerea americana United Airlines annuncia che uno degli aerei che si sono schiantati sul World Trade Center appartiene alla sua flotta: si tratta di un Boeing 767.
Ore 11.18 : L'American Airlines annuncia la perdita di due propri aerei: il volo American 11, un Boeing 767 in rotta da Boston a Los Angeles con 81 passeggeri e 11 membri di equipaggio, e il volo American 77, un Boeing 757 in rotta da Washington a Los Angeles, con 58 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio.
Ore 11.59 : La United Airlines annuncia che un suo secondo volo, in rotta da Boston a Los Angeles con 56 passeggeri e 9 membri dell'equipaggio a bordo, si è schiantato al suolo.
Ore 13.18 : Il presidente Bush atterra in Louisiana, dopo aver deciso di non rientrare a Washington dalla Florida.

Ore 16.59 : Secondo fonti americane i morti negli attentati sarebbero ventimila.
Ore 17.45 : L'attacco al Pentagono avrebbe fatto un centinaio di vittime fra morti e feriti.
Ore 18.07 : Missili cadono su Kabul, capitale dell'Afghanistan, che ospita Osama Bin Laden, sospettato numero uno per gli attentati. Fonti del Pentagono negano che sia la rappresaglia americana

http://www.laurabogliolo.it

La versione ufficiale sull'impatto dei quattro aerei

L'11 settembre 2001 quattro aerei di linea furono utilizzati da terroristi definiti islamici come fossero dei missili, per colpire le due torri del World Trade Center, il Pentagono e un altro imprecisato obiettivo che fu mancato. Questo almeno è quanto ci ha detto la versione ufficiale del governo USA.

In queste pagine troverete la descrizione degli impatti, le liste dei passeggeri, le foto e le schede tecniche degli aerei in questione, utili per capire come la versione ufficiale, in qualche punto, sia tutt'altro che convincente.

Volo 11 American Airlines (torre nord)

Il volo 11 dell'American Airlines, operato con un Boeing 767-223ER (N334AA) la mattina dell'11 settembre 2001, alle 07.59 ora locale, partì dalla pista 4R dell'Aeroporto Internazionale Logan di Boston, Massachusetts, per un volo di 5 ore diretto a Los Angeles, California.
A bordo del velivolo c'erano 81 passeggeri (compresi 5 attentatori), 9 assistenti di volo e 2 piloti.
Poco dopo il decollo il volo 11 scomparve dagli schermi radar della FAA (Federal Aviation Administration) e smise di rispondere alle chiamate radio dei controllori del traffico aereo.
Alle 08.24, il pilota di un altro velivolo, il volo 175 della United Airlines, riportò sulle frequenze radio del controllo del traffico aereo: "abbiamo sentito una trasmissione sospetta in fase di decollo da BOS. Sembrava qualcuno che avesse attivato il microfono e detto a qualcuno di restare seduto al suo posto". Meno di 90 secondi dopo, il volo 175 avrebbe subito la stessa sorte.

Lista dei passeggeri    Scheda tecnica del Boeing 767

Volo 175 United Airlines (torre sud)

Il volo 175 della United Airlines, operato con un Boeing 767-222 (N612UA), la mattina dell'11 settembre 2001, alle 08.14 ora locale, decollò dalla pista 9 dell'Aeroporto Internazionale Logan di Boston, Massachusetts per un volo di 5 ore
Come il volo American Airlines 11 otto minuti prima, anche per l'UA 175 fu stimata una velocità di impatto di 350 nodi (circa 650 Km/h). I danni strutturali causarono il collasso dell'edificio 47 minuti dopo l'impatto, alle 09.50. diretto a Los Angeles, California.
A bordo del velivolo c'erano 56 passeggeri (compresi 5 attentatori), 7 assistenti di volo e 2 piloti.
Poco dopo il decollo, pochi attimi dopo che il suo equipaggio aveva riferito all'ARTCC (Air Route Traffic Control Center) di Boston le trasmissioni radio sospette di un altro aeromobile, il volo 175 scomparve dagli schermi radar della FAA (Federal Aviation Administration) e smise di rispondere alle chiamate radio dei controllori del traffico aereo.Alle 09.03, mentre centinaia di telecamere inquadravano il complesso del World Trade Center, il velivolo si schiantò tra il 65° e il 75° piano della torre sud del WTC. Le immagini fecero il giro del mondo.

Lista dei passeggeri    Scheda tecnica del Boeing 767

Volo 77 American Airlines (Pentagono)

Il volo 77 dell'American Airlines, operato con un Boeing 757-223 (N644AA), la mattina dell'11 settembre 2001, alle 08.10 ora locale, decollò dalla pista 30 dell'Aeroporto Internazionale Washington Dulles per un volo di 4 ore diretto a Los Angeles, California.
A bordo del velivolo c'erano 58 passeggeri (compresi 5 attentatori), 4 assistenti di volo e 2 piloti.
Poco dopo il decollo il velivolo scomparve dagli schermi radar della FAA (Federal Aviation Administration) e smise di rispondere alle chiamate radio dei controllori del traffico aereo.
L'aereo invertì la rotta e si diresse verso Washington, D.C. da nord, si abbassò di quota sopra la Casa Bianca, fece una virata di 270°, e si diresse verso l'edificio del Dipartimento della Difesa (il Pentagono), nella Virginia del nord.
Testimoni oculari dichiararono che l'aereo sradicò alberi e lampioni mentre scendeva ad alta velocità, prima di colpire la facciata sud-ovest del Pentagono.

Lista dei passeggeri    Scheda tecnica del Boeing 757

Volo 93 United Airlines (Somerset, Pennsylvania)

Il volo 93 della United Airlines, operato con un Boeing 757-222 (N591UA) la mattina dell'11 settembre 2001, alle 08.01 ora locale, decollò dall'Aeroporto Internazionale di Newark, vicino a New York, per un volo di 5 ore diretto a San Francisco, California.
A bordo del velivolo c'erano 37 passeggeri (compresi 4 attentatori), 5 assistenti di volo e 2 piloti.Diversamente dagli altri aerei coinvolti nell'attentato, il volo United Airlines 93 procedette normalmente lungo la sua rotta per più di un'ora e fu dirottato approssimativamente alle 09.35, nei pressi di Cleveland, Ohio mentre saliva a 35.000 piedi di quota.
La rotta del velivolo fu cambiata per dirigersi, presumibilmente, verso Washington, D.C. Gli investigatori ritengono che fosse diretto verso la Casa Bianca o verso il Campidoglio. Tuttavia non raggiunse mai il suo obiettivo.  Durante le prime fasi del dirottamento, pare che due assistenti di volo furono uccisi nella parte anteriore del velivolo, mentre i restanti passeggeri furono fatti spostare verso la coda. Durante tutto il dirottamento, sembra che a questi passeggeri e all'equipaggio fu permesso di utilizzare i telefoni cellulari e i sistemi telefonici di bordo per comunicare con i propri cari. La versione ufficiale sostiene che a bordo del velivolo vi fu una votazione tra i passeggeri per decidere se obbedire ai dirottatori o tentare di riprendere il controllo dell'aereo. Sembra che questa seconda ipotesi vinse portando ad una colluttazione fra i passeggeri e i dirottatori.

Forse non sapremo mai cosa successe realmente a bordo del volo United Airlines 93, quello che è certo è che il velivolo si schiantò al suolo, in un campo, nei pressi di Somerset, in Pennsylvania

Lista dei passeggeri    Scheda tecnica del Boeing 757

Lista dei dirottatori secondo la versione ufficiale

Questa la lista ufficiale diffusa dall'Fbi con i nomi dei presunti terroristi che avrebbero eseguito i dirottamenti dell'11 settembre 2001.

American Airlines 11:
- Satam Al Suqami
- Waleed M. Alshehri
- Wail Alshehri
- Mohamed Atta
- Abdulaziz Alomari

United Airlines 175:
- Marwan Al-Shehhi
- Fayez Ahmed
- Ahmed Alghamdi
- Hamza Alghamdi
- Mohald Alshehri

American Airlines 77:
- Khalid Al-Midhar
- Majed Moqed
- Nawaq Alhamzi
- Salem Alhamzi
- Hani Hanjour
 

United Airlines 93:
- Saeed Alghamdi
- Ahmed Alhaznawi
- Ahmed Alnami
- Ziad Jarrahi

Naturalmente nessuno di questi presunti dirottatori risulta nelle liste dei passeggeri dei quattro voli.

Questo può significare due cose.

1. Sugli aerei furono fatte imbarcare persone in più rispetto a quelle indicate nelle liste dei passeggeri e, per di più, le persone in più erano proprio dei terroristi. Assolutamente inverosimile.

2. Alcune persone che risultano nelle liste dei passeggeri non erano chi dicevano di essere, ma terroristi imbarcati grazie a documenti falsi. Sarebbe una versione credibile se solo non ci fossero i parenti delle vittime a confutarla. Le persone nelle liste ufficiali sono tutte confermate, nessuno di quei nomi è inventato.

A questo punto nasce spontanea una domanda: da dove vengono questi nomi di presunti dirottatori e, soprattutto, dov'erano l'11 settembre 2001?

http://www.11settembre.info

 

Dalla rete, La lista delle Vittime: LEGGI >>


Restano i misteri della verità ufficiale
di Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco – «Il Manifesto» 11/09/2003  

Sono passati due anni dagli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, ma eventi, dinamica, orari, decolli degli aerei, ruolo dei molteplici - e tutti ancora al loro posto di comando - Servizi segreti e perfino dello stesso presidente Bush, fino alla «sparizione» di fatto delle prove, restano ancora un enigma inestricabile.
A due anni di distanza dagli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, resta fitto il mistero sulla loro dinamica, ricostruita attraverso le dichiarazioni ufficiali, le testimonianze e i resoconti giornalistici. La mattina dell'11 settembre 2001, il volo 11, decollato da Boston, viene dirottato alle 8:13 e il locale centro di controllo perde il contatto con l'aereo. Come prescrive il regolamento, anche in caso di dubbio esso dovrebbe immediatamente dichiarare l'emergenza. Aspetta invece alle 8:25 per lanciare l'allarme. A questo punto la Federal Aviation Authority dovrebbe subito avvisare il North American Aerospace Defense Command (Norad). Esso viene invece informato solo alle 8:40. Dopo circa cinque minuti, un tempo di reazione molto lento, il Norad decide di intercettare il volo 11, distante ancora circa 188 miglia da New York, ma inspiegabilmente ordina il decollo di due F-15 dalla base Otis nel Massachusetts, distante 190 miglia dall'aereo, e non di altri caccia da basi più vicine. I due F-15 decollano alle 8:52, quando ormai il volo 11 ha colpito, alle 8:46, la Torre nord del World Trade Center (che crollerà alle 10:28).

Nel frattempo, alle 8:42, anche il volo 175, decollato da Boston, devia dalla rotta senza rispondere alla torre di controllo. I due F-15, che avrebbero dovuto intercettare il volo 11, ricevono dal Norad l'ordine di inseguire il volo 175. Questi caccia, che possono superare le 1.875 miglia orarie, viaggiando a una media di 1.125 miglia potrebbero raggiungere New York in 10 minuti, prima del volo 175. Volano invece a meno di 600 miglia orarie, impiegando 19 minuti. Sono quindi ancora distanti quando, alle 9:03, il volo 175 colpisce la Torre sud del World Trade Center (che crollerà alle 9:59).
Poco prima, alle 8:46, anche il volo 77, decollato da Washington, devia dalla rotta e non risponde, dimostrando che si tratta di un terzo dirottamento. Quindi, alle 8:55, l'aereo compie una virata dirigendosi su Washington. Cinque minuti dopo, alle 9, il Pentagono viene messo in stato di allerta, ma al livello alfa, il più basso. Il Norad, avvisato solo alle 9:24, fa decollare alle 9:30 tre F-16 dalla base Langley in Virginia, distante 129 miglia da Washington; non fa invece decollare nessun caccia dalla base Andrews, distante appena 10 miglia da Washington, né fa rientrare tre F-16 della stessa base che, trovandosi a circa 200 miglia di distanza in missione di addestramento, potrebbero arrivare a Washington entro dieci minuti. I tre F-16 decollati dalla base Langley potrebbero, volando a 1.300 miglia orarie, raggiungere Washington in sei minuti, prima del volo 77. Invece, quando il volo 77 colpisce il Pentagono alle 9:41, si trovano ancora a 105 miglia da Washington: in 11 minuti hanno percorso appena 24 miglia a circa 130 miglia orarie. C'è anche un quarto dirottamento, quello del volo 93 decollato da San Francisco, di cui il Norad viene informato alle 9:16. Non fa però decollare nessun caccia per intercettarlo. Il volo 93 precipita alle 10.06 per cause ignote a 124 miglia (15 minuti di volo) da Washington.


Mentre si svolgono questi avvenimenti, il presidente Bush si trova a Sarasota (Florida) per incontrare gli alunni della scuola elementare Booker. Qui, alle 9, viene informato dal capo dello staff della Casa bianca, Andrew Card, che un aereo ha colpito quattordici minuti prima la Torre nord del World Trade Center. Alle 9:02, come se niente fosse, Bush comincia a leggere ai bambini di una seconda elementare la storia della capretta di una ragazzina. Alle 9:05, Andrew Card gli si avvicina e gli sussurra che un secondo aereo ha colpito le Torri gemelle. Appresa la notizia, Bush continua a leggere la storia della capretta per altri 20 minuti, fino alle 9:25. Per tutto questo tempo il presidente degli Stati uniti è all'oscuro dello sviluppo degli avvenimenti, né è in grado di autorizzare, come comandante in capo delle forze armate, l'eventuale abbattimento degli altri aerei dirottati. In seguito dirà che non ha interrotto la lettura per non spaventare i bambini. Gli agenti dei servizi segreti addetti alla sicurezza del presidente, ignorando la procedura, non mettono al sicuro il presidente. Lo lasciano invece a leggere la storia della capretta.

Man mano che passa il tempo, emergono diversi altri fatti, indizi e ipotesi che gettano ulteriori ombre sulla verità ufficiale. Diversi esperti sostengono che il modo in cui le Torri sono crollate ricorda da vicino gli effetti di una demolizione controllata. Appare loro sospetto soprattutto il crollo della torre numero 6 del World Trade Center (Wtc6), la quale. dopo essere stata investita da detriti della Torre nord, viene distrutta alle 9:04 da una esplosione che solleva al di sopra dell'edificio una nube alta oltre 150 metri. Altri interrogativi vengono sollevati sulla distruzione della torre numero 7 (Wtc7), un edificio di 47 piani, di cui due occupati dallo U.S. Secret Service, che crolla alle 17:20 nello stesso modo delle altre torri.
L'ipotesi che esse siano state distrutte non solo dall'impatto degli aerei e dal calore sviluppato dall'incendio del carburante (o, nel caso della Wtc6, dai detriti), pur apparendo improbabile se non fantascientifica, non avrebbe dovuto essere scartata a priori in una seria inchiesta

Invece, quando la Società americana degli ingegneri civili intraprende un'inchiesta sulle cause dei crolli, essa viene ostacolata in tutti i modi dalla Agenzia federale per la gestione dell'emergenza (Fema). «Alcuni membri del team, che comprende alcuni dei più stimati ingegneri statunitensi, - riporta The New York Times (25 dicembre 2001) - si sono lamentati di essere stati ostacolati da restrizioni burocratiche che hanno impedito loro di intervistare i testimoni, esaminare il luogo del disastro e richiedere informazioni fondamentali. Anche se il nostro è un team pressoché ideale per tale lavoro, ha detto uno degli ingegneri, abbiamo le mani legate e alcuni di noi sono stati minacciati di destituzione per aver parlato con la stampa».

Alcuni ingegneri strutturali, inoltre, criticano «la decisione di riciclare rapidamente le colonne, travi e travature reticolari in acciaio», che avrebbero dovuto essere esaminate attentamente dagli investigatori in quanto «l'unico modo per determinare con certezza la sequenza e la causa del crollo è recuperare grandi quantità di acciaio dalle aree vicine a quelle dell'impatto degli aerei e possibilmente riassemblare sezioni delle torri». Le autorità, invece, fanno subito rimuovere da ditte private circa 300mila tonnellate di acciaio delle torri crollate, che vengono esportate in Asia per essere riciclate. «Tale decisione - dichiara il Dr. Frederick W. Mowrer dell'Università del Maryland, professore associato di ingegneria per la protezione contro gli incendi - compromette qualsiasi inchiesta sui crolli. (...) Giudico inquietante la rapidità con cui sono state rimosse e riciclate prove potenzialmente importanti».


Dopo l'11 Settembre 2001: Leggi tutte le news da Disinformazione.it >>

11 settembre: attori contro la versione ufficiale
Maurizio Blondet - 30/03/2006 - tratto da www.effedieffe.com

All’ultimo momento, la CC ha cancellato la puntata del suo talk-show di successo, chiamato «Showbiz Tonight».
Ed Asner, un vecchio attore, oggi regista e produttore, Sanders Hicks, scrittore ed editore avrebbero dovuto dibattere su «quel che è veramente successo» l’11 settembre 2001, con un senatore della Commissione d’inchiesta sull’11 settembre.
L’anonimo senatore ha rifiutato all’ultimo minuto.
Perché Asner ed Hicks contestano apertamente la versione ufficiale sull’attentato «islamico»; e il senatore riteneva che «già solo replicare» a quei due significava «dare credito alle loro asserzioni».
Ragione del dibattito: discutere le recenti dichiarazioni del noto attore Charlie Sheen.
Il quale, il 19 marzo scorso, intervistato dalla GCN Radio Network, ha detto: «mi pare che la vera teoria della cospirazione sia credere che 19 dilettanti terroristi armati di taglierini abbiano dirottato quattro aerei e raggiunto il 75% dei loro obbiettivi. Questo solleva un sacco di domande». Ed ha chiesto una nuova inchiesta, veramente indipendente, su quel che è successo l’11 settembre.

Tutti i media hanno urlato contro Charlie Sheen, gli hanno dato del complottista e del visionario, gli hanno intimato il silenzio. 
Tutto come al solito.
Ma non è facile, in USA, silenziare gli attori, come silenziare i giornalisti.
Il 27 marzo, proprio sulla CNN, Sharon Stone ha preso le difese di Charlie Sheen: in base al Primo Emendamento, ha detto l’attrice, Charlie ha diritto di parlare liberamente.
Ha aggiunto che il collega si è comportato «con coraggio», e che è essenziale, nell’attuale situazione in USA, non farsi intimidire dalle autorità.
Sharon Stone e Charlie Sheen non sono i primi né i soli a contestare la «verità ufficiale».
L'attore James Woods la contestò dai microfoni della Fox News già nel 2002, il 14 febbraio.

Dean Haglund (star di X-Files) ha fatto pubbliche dichiarazioni alla radio GCN nel 2004 sostenendo che la verità sulle Twin Towers era stata manipolata dal governo.
Susan Sarandon e Michael Moore sono apertamente critici della versione ufficiale sul grande attentato.
L'attore Ed Begley jr. ha fatto il presentatore del DVD «Confronting the evidence», il video finanziato da Jimmy Walter che mostra, in immagini incontrovertibili, che i due aerei che furono lanciati contro le Twin Tower avevano sotto la pancia un oggetto oblungo (forse l’apparato di teleguida), e non avevano finestrini, né insegne degli aerei-passeggeri; quanto all’aereo sul Pentagono, sul prato antistante, a pochi minuti dall’attentato, non vi è traccia di rottami.

E, come abbiamo ricordato su questo sito, pochi giorni fa, in un telefilm a episodi («Boston Legal»), un attore, che impersona l’avvocato Alan Shore, ha pronunciato un'arringa di questo tenore: «Quando la storia delle armi di distruzione di massa risultò falsa, mi aspettavo che il popolo americano insorgesse. Non l’ha fatto. Quando la faccenda di Abu Ghraib saltò fuori e risultò che il nostro governo cattura delle persone e le consegna a Paesi dove si tortura, ero sicuro che il popolo americano si sarebbe fatto sentire. E’ rimasto muto». 
«Poi è arrivata la notizia che noi teniamo in carcere migliaia di cosiddetti sospetti terroristi, senza processo e senza nemmeno che possano replicare ai loro accusatori. Certo, non avremmo sopportato questo.
 L’abbiamo sopportato…Torture, perquisizioni senza mandato, intercettazioni illegali, incarcerazioni senza processo, guerra sotto falsi pretesti: noi cittadini sopportiamo tutto questo…».
Un atto di coraggio civile che non ha eguali nella società americana.
Perché gli attori e i registi parlano a voce alta contro la versione ufficiale dell’11 settembre, e gli altri tacciono?

In USA, gli attori sono ricchi ed anche economicamente autonomi, al contrario degli altri americani che, anche se sono benestanti, sono assillati dai debiti.
E dunque tengono la testa bassa, lavorano 14 ore al giorno, e non esprimono critiche anticonformiste che possano danneggiarli nella carriera.
In USA, gli attori vivono in un ambiente dove l'anticonformismo - così totalmente represso nel resto della società USA - è invece promosso.
Ma c’è di più: gli attori americani sono colti.
Più della popolazione in generale.
Non si può essere attore o attrice, in America, semplicemente avendo un bell’aspetto.

Né si passa dal Calendario Pirelli (o dalle foto di Playboy) e dall’analfabetismo al cinema, o almeno al grande cinema.
Non si può essere attori, là, senza aver letto, gustato e studiato Shakespeare.
Uno dei motivi per cui il cinema anglo-americano è superiore agli altri è appunto che nel suo tessuto profondo c’è Shakespeare, un’idea di teatro alta, animata da «impegno» nel più alto senso politico ed artistico; come esercizio di responsabilità civile.

Anche i docenti universitari godono in parte della stessa autonomia economica (non possono essere licenziati con facilità), anticonformismo, e cultura che - per quanto improbabile - li apparenta al mondo più consapevole di Hollywood.
Non è un caso che siano due docenti della Kennedy School di Harvard, John Mearsheimer e Stephen Walt, ad avere avuto il coraggio di pubblicare uno studio dal titolo «La lobby israeliana nella politica estera USA», che sta mettendo a rumore - e rompendo il muro del silenzio - sul potere occulto della lobby ebraica sopra il governo americano e i media.
Speriamo di poter offrire presto una traduzione di questo studio assolutamente dirompente: sono 84 pagine, richiede tempo.

Le altre categorie sociali in America non hanno gli stessi mezzi né la stessa autonomia: devono chinare il capo e tacere.
Per questo dobbiamo rendere omaggio ai rarissimi che osano alzare la voce senza essere né attori né docenti.
Come il comandante Eric Haney: militare tutto d’un pezzo, è stato il creatore della Delta Force, la celebre unità di commando anti-terrorismo.
Tutt’altro che un pacifista.

Ecco che cosa ha detto in un'intervista rilasciata al Los Angeles Daily News sulla guerra in Iraq: «è una disfatta totale. Ma lo è stata fin dall’inizio. I motivi erano sbagliati. I motivi dati dall’Amministrazione per gettare la nazione in questa guerra non erano quelli dichiarati. Il generale Tommy Frank (capo delle operazioni agli inizi della guerra all’Iraq, ndr) è stato forzato a scatenare una guerra che egli sapeva strategicamente sbagliata a lungo termine. 
Ecco perché si è ritirato immediatamente dopo. Siamo noi a fomentare la guerra civile in Iraq… 
La nostra credibilità è assolutamente zero, ed io dico ‘nostra’ perché noi americani, come popolo, abbiamo prestato bordone a tutto questo
».
E' da vedere fino a che punto queste voci coraggiose potranno, infine, cambiare l'atteggiamento dell'opinione pubblica americana, ciecamente prona alla versione ufficiale.
Per diretta esperienza so che in USA i professori universitari hanno pochissima influenza sul vasto pubblico, confinati come sono nelle felici bolle dei loro campus; ed anche là, come da noi, gli attori non sono facilmente seguiti come «maitres à penser».
Tuttavia, nel muro della menzogna si aprono delle crepe.

Maurizio Blondet


DarioFo& FrancaRameNews  Il C@C@O della domenica 14 Ottobre 2001

Dobbiamo confessarvi che ci e' venuto un dubbio, quando siamo stati
attaccati cosi' brutalmente per le nostre posizioni pacifiste. Il dubbio di
esserci sbagliati a condannare a priori l'azione militare Usa.
Abbiamo anche sperato di esserci sbagliati: "Magari sara' veramente
un'azione di polizia, precisa e mirata che non fara' morti tra i civili.
Magari l'orrore dell'11 settembre ha instillato umanita' e prudenza nelle
teste dei militari..."
Invece, disgraziatamente, avevamo ragione.
Sono iniziati i bombardamenti a tappeto sull'Afghanistan, muoiono
donne, bambini, interi villaggi vengono sterminati, per carita', un errore
umano, 4 volontari delle organizzazioni umanitarie vengono centrati in
pieno dalla solita bomba intelligente: spariti. La guerra sta provocando
migliaia di morti anche tra i civili in fuga, senza cibo, senza medicine e
senza la possibilita' di ricevere soccorsi.
E tragicamente si rischia che il numero dei morti tra i civili afgani,
continuando con questo ritmo le incursioni intelligenti a colpi di centinaia
di missili per volta, raggiunga lo stesso numero di trucidati americani
nell'orrendo attacco alle torri di New York e al Pentagono. Ed ecco
realizzato il paventato occhio per occhio.
E nessuno tra i sostenitori di Bush sembra leggere l'assurdita' di questa
situazione. Nessuno di loro riesce a sentire per questi morti senza
cellulare la stessa pieta', la stessa indignazione. E meno male che si ripete
a tormentone che questa e' una guerra umanitaria.
E' interessante notare come avviene questa cancellazione del senso di
umanita', questa mostruosa capacita' di distinguere un morto da un altro e
di collocarli all'interno di due categorie mentali completamente diverse.
La morale che rende possibile questo doppio salto mortale logico e'
quella del fine che giustifica i mezzi.
Se il fine e' giusto (punire i terroristi) qualunque costo collaterale
(uccidere civili innocenti) e' accettabile.
Al contrario noi pensiamo che per raggiungere un fine giusto si possano
compiere solo azioni che rispecchiano la giustizia del fine.
Siamo convinti di questo, non solo per imprescindibili ragioni morali, ma
anche perche' abbiamo dato un'occhiata alla storia e abbiamo notato che
ogni volta che si e' cominciato a giustificare i mezzi con il fine sono
successi disastri.
"Il fine giustifica i mezzi" portava i comunisti di mezzo mondo a non
vedere che in Unione Sovietica c'era la dittatura e che l'invasione della
Cecoslovacchia era un crimine vergognoso. Ha portato a non accettare
l'accusa rivolta a Stalin, di aver massacrato almeno un milione di
oppositori, dentro il suo stesso partito.
La stessa filosofia ha portato gli Usa a sostenere dittatori e assassini come
Pinochet, i colonnelli greci e argentini, Saddam e Bin Laden quando
servivano a proteggere gli interessi economici e militari statunitensi.
Ora questa idea perversa fa si' che nella coalizione anti-talebani siano
bene accetti dittatori, torturatori, criminali, signori della guerra. Ora si
sostengono i loro governi antidemocratici e oppressivi. Si chiude un
occhio quando uccidono oppositori che hanno il solo torto di chiedere nel
loro paese gli stessi diritti concessi negli Stati Uniti d'America... Non ci
si rende conto che la filosofia del fine che giustifica tutto e' parte
centrale
del problema terrorismo. Sostenendo oggi i regimi totalitari, perche' ci
servono contro i Talebani, si stanno allevando i terroristi di domani.
E questo allarme lo manifestano decine di intellettuali sui piu' importanti
giornali americani a partire dal New York Times.
Le stesse preoccupazioni le abbiamo lette perfino sul Corriere della Sera,
in un articolo di due intere pagine a firma dello scrittore Tiziano Terzani.
Ma se non bastasse questa considerazione, a lungo termine ce n'e'
un'altra che dovrebbe indurre a fermare immediatamente i
bombardamenti.
Il piano di Bush ci sembra completamente delirante. Dice di voler colpire
i sostenitori dei terroristi ovunque essi siano al governo. L'idea e' quella
di tempestare scientificamente l'Afghanistan e cosi' indurre Iraq e Siria a
sotterrare gli oppositori senno' peggio per loro. Se il progetto non
funziona si passa all'Iraq. E se poi la Siria ancora continua con la sua
ambiguita' si sistema anche lei.
Si tratta evidentemente di una logica militare da battaglia navale che
manca di qualsiasi senso della realta'. Non si calcolano assolutamente le
reazioni che questa guerra puo' innescare. Non si vede come Arabia
Saudita, Pakistan, Filippine, Indonesia, Kashmir, Algeria, Libia, Sudan,
Somalia, ex Jugoslavia siano paesi caratterizzati da una grande
instabilita'. Non si capisce che si sta giocando col fuoco sopra una
polveriera e che nessuno puo' sapere che cosa succedera' se si comincia
ad allargare a dismisura il conflitto. Si sta scommettendo su eventi che
possono innescare reazioni a catena spaventose.
E ancora di piu' stupisce constatare che non e' stata realizzata nessuna
delle azioni che molti ritenevano essenziali per distruggere la reale
capacita' operativa dei terroristi: agire immediatamente sul segreto
bancario e i paradisi fiscali, dove si annida la gran parte del potere dei
terroristi. Annullare il debito col terzo mondo e convertirlo in
investimenti strutturali a favore dei miserabili del pianeta e stabilire
regole di protezione per le economie deboli e aprire i cordoni della Banca
Mondiale a favore del microcredito...
No, si sarebbe trattato di misure troppo onerose per questo benedetto
capitalismo speculativo. E, soprattutto, come ha detto un noto economista
americano: non possiamo entrare nei caveau segreti di migliaia di banche,
a questo punto dovremmo bombardare anche la Svizzera.
E' meno rischioso bombardare l'Afghanistan.
E non ci si e' neanche preoccupati di distruggere le infinite coltivazioni di
oppio afgane e pakistane che insieme pare producano addirittura l'80%
dell'eroina mondiale, con relativo gioco di riciclaggio dei narcodollari
che coinvolge gran parte del sistema finanziario dei paesi "liberi".
Quel che succede invece e' che, mentre si bombardano le citta', il grosso
dei talebani se ne sta ammassato a nord, lungo la linea del fronte contro i
ribelli afgani filo-occidentali. Ma queste truppe non sono state ancora
attaccate ne' dal cielo ne' da terra dalle forze anglo-americane. Perche'?
Forse stanno contrattando con i ribelli del nord garanzie sul futuro regime
di Kabul, i giornali dicono che bombarderanno i talebani schierati al
fronte solo dopo un accordo... Ci sono molti dubbi sull'affidabilita' di
questi alleati guerriglieri... Tanto che a loro si preferirebbe il vecchio re
deposto e cacciato, che non ha certo la fama di un democratico, ma e'
disposto fino in fondo a creare un governo completamente gestibile dagli
Stati Uniti.  Cosi' ci sara' finalmente la possibilita' di impiantare il piu'
grande oleodotto del mondo che, partendo dagli stati dell'ex Unione
Sovietica, attraversera'  l'intero Afghanistan fino a raggiungere  l'India e
da li' tutti i paesi del Sud Est Asiatico, senza dover passare per l'Iran.
Tiziano Terzani a questo proposito dice: "Nessuno in questi giorni ha
ricordato che, ancora nel 1997 due delegazioni di "orribili" talebani sono
state ricevute a Washington (anche al Dipartimento di Stato) per trattare
di questa faccenda e che una grande azienda petrolifera americana, la
Unocal, con la consulenza niente di meno che di Henry Kissinger, si e'
impegnata col Turkestan a costruire questo oleodotto attraverso
l'Afghanistan. E' dunque possibile che dietro i discorsi sulla necessita' di
proteggere la liberta' e la democrazia, l'imminente attacco contro
l'Afghanistan nasconda anche altre considerazioni meno altisonanti, ma
non meno determinanti." (Corriere della Sera, 8 ottobre 2001)

Nella trasmissione di Santoro abbiamo ascoltato una madre americana
che ha perso il figlio nel crollo delle due torri. Questa donna diceva con
grande fermezza: se credete di lenire il mio dolore producendo vittime
innocenti sappiate che non cancellerete la mia disperazione ma anzi la
raddoppierete.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo www.francarame.it

Ancora guerra?15 settembre 2002

 

Il grande Cesare si prepara alla guerra.

E il nostro piccolo Cesare, come lo chiama Giorgio Bocca,

grida: "Anch'io! Anch'io!".

Pare proprio che una nuova guerra contro l'Iraq sia ineluttabile. Ma,

ci assicurano, come al solito, che sara' scientifica, piena di bombe

intelligenti, azioni chirurgiche, armi avvenieristiche che riducono a

numeri insignificanti la quantita' dei morti. Una guerra che sara'

seguita da migliaia di giornalisti e teleoperatori ma della quale non

vedremo niente. Una guerra pulita, giusta, sana e morigerata. Una

guerra moderna. E come ha dichiarato un alto ufficiale del

Pentagono:"Sara' una guerra facile!"

"Dobbiamo battere il terrorismo!" Grida il grande Cesare. E il piccolo

Cesare gli fa eco.

Se e quando scattera' l'attacco non e' dato di sapere.

Di certo questa guerra e' folle come tutte le guerre ma e'

contraddistinta da alcune varianti che la rendono particolarmente

odiosa.

Innanzi tutto essa viene dopo una serie di guerre pulite che si sono

dimostrate fucine di orrori. Nessuno ha perso tempo a contare i

profughi afgani stroncati dalla fame e dal freddo o stritolati dal

lancio di casse di aiuti umanitari. Esistono rapporti su migliaia di

civili uccisi, parecchi convogli di persone indifese scambiati per

colonne di nemici e massacrati e un paio di matrimoni stroncati da

nugoli di bombe. Non sappiamo invece quante migliaia di Talebani o

supposti tali siano stati massacrati, soffocati nei container o sepolti

ancora vivi in fosse comuni. Di sicuro molti tra questi prigionieri

erano al di sotto dei 14 anni. Quasi nulla si sa poi dei campi di

prigionia dove attualmente migliaia di esseri umani sono tenuti in

condizioni che sono state definite da molti organismi internazionali

simili a quelle dei campi di sterminio nazisti. In compenso la quasi

totalita' dei capi talebani e dei dirigenti della banda di Bin Laden

godono di ottima salute. Il terrorismo e la guerriglia prosperano in

Afghanistan e i civili continuano a morire per volonta' o per errori.

Ei signori della guerra afgani intanto si preparano a scannarsi tra di

loro.

Senza calcolare il conto ancora non presentato dall'inquinamento di

vaste aree dovuto ai proiettili anticarro rivestiti di uranio

impoverito. In Iraq e ex Jugoslavia le persone continuano a morire per

questa causa a migliaia e le nascite malformi sono aumentate in modo

impressionante. Ma anche qui poco si sa perche' si impedisce in ogni

maniera l'insediarsi di commissioni scientifiche internazionali e le

informazioni che circolano sono unicamente quelle raccolte

faticosamente dalle associazioni umanitarie.

 

C'e' poi da dire che scatenare una guerra contro l'Iraq e' un po'

ridicolo visto che la guerra contro questo paese continua ormai

quotidiana da un decennio. Quasi mai i giornali e le televisioni ne

danno notizia ma pressoche' tutti i giorni i bombardieri Usa sganciano

ordigni sull'Iraq dimostrando capacita' di errore veramente

considerevoli. Se non bastasse l'economia irakena e' allo stremo grazie

all'embargo commerciale e al modo criminale nel quale Saddam gestisce

il potere. In Iraq si muore per una banale infezione e gli interventi

chirurgici vengono fatti senza anestesia perche' non ci sono medicine e

anestetici.

Potremmo poi aggiungere che la guerra in Afghanistan ha fatto esplodere

focolai di violenza e terrorismo in Palestina, Indonesia, Nigeria,

Kashmir, costati migliaia di morti. Certamente una nuova guerra in Iraq

provochera' un ulteriore aumento degli scontri in tutto il mondo.

E se non bastassero queste considerazioni a favore della rinuncia

all'attacco "definitivo" all'Iraq potremmo riflettere sull'insieme dei

fatti avvenuti prima e dopo l'11 settembre 2001.

Il grande Cesare presento' quell'orribile strage in modo assolutamente

limpido e semplice: le stragi erano frutto della follia criminale dei

terroristi.

A distanza di un anno non c'e' piu' quasi nessuno ad essere convinto

che i retroscena di quel massacro siano semplici e limpidi.

Tre sono le questioni essenziali.

Le stesse autorita' statunitensi hanno aperto un'inchiesta per scoprire

come mai nei mesi prima dell'11 settembre decine di miliardi di dollari

siano stati investiti in speculazioni sulle azioni delle compagnie

aeree e assicurative che sarebbero uscite gravemente danneggiate dagli

attentati. E non furono solo gli uomini di Bin Laden a speculare ma

anche alcune multinazionali americane.

I grandi quotidiani americani considerano ormai indubbio che il

presidente Bush sapesse molto di piu' di quel che ammette sugli

attentati dell'11 settembre, prima che avvenissero. O e' completamente

incapace o per qualche motivo non ha preso in sufficiente

considerazione gli allarmi.

Fin dall'estate era pronto un piano di guerra contro l'Afghanistan,

legato alla necessita' di bonificare la zona dai Talebani per

consentire a un enorme oleodotto di attraversare il paese allo scopo di

portare petrolio e gas dall'ex Unione Sovietica fino alle coste indiane.

Basterebbero queste considerazioni per creare dubbi sulle spiegazioni

troppo facili.

E si potrebbero aggiungere anche altri particolari: l'amicizia tra Bush

e Bin Laden (che come Saddam e i Talebani sono creature Usa).

La crisi economica e gli scandali della Enron e degli altri colossi Usa

era gia' in incubazione in primavera.

Che ne sarebbe stato dell'economia americana se gli scandali sulle

grandi truffe azionarie e il crollo della borsa fossero esplosi in una

situazione di pace?

Non sarebbe la prima volta che si prepara una guerra  per salvare

l'economia e gli indici di gradimento. Ed e' innegabile che l'aumento

esponenziale delle spese militari Usa dopo l'11 settembre abbia dato

una notevole boccata d'ossigeno all'economia statunitense.

Con questo non vogliamo certo negare che siano stati terroristi

fondamentalisti mussulmani a realizzare gli attentati. Ma possiamo

immaginare che nell'intrico di alta finanza, servizi segreti,

doppiogiochisti, infiltrati e agenti provocatori la linea di confine

che separa i buoni dai cattivi risulti alla fine molto confusa.

Di certo la guerra che gli Usa stanno conducendo contro il terrorismo

e' strutturalmente incapace di arginare questa terribile piaga e sembra

invece di alimentarla a dismisura.

Come hanno sottolineato molti esperti americani il terrorismo non si

batte con i caccia bombardieri ma con un lavoro di indagine scientifica

e minuziosa e operando per ridurre la miseria e la disperazione che i

terroristi utilizzano come bandiera della loro guerra insensata e come

argomento per reclutare kamikaze.

 

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo


Archivio 11 Settembre di .it

 

AL LUPO... AL LUPO...
Non abbiamo l'anello al naso!

11 SETTEMBRE
A proposito dell'11 settembre: chi è il complottista?

LA STRATEGIA DEL FUMO NEGLI OCCHI
Ho guardato, riguardato, analizzato il "nuovo" video sul "Pentagono". Non è un video, sono alcuni fotogrammi separati, centellinati in modo molto accurato.

IL MISTERO DI UNITED 93
Il capitolo di "11 Settembre Ultimo Appello" dedicato alla scomparsa del volo caduto in Pennsylvania.

11 SETTEMBRE
Affondamento preventivo.

9-11 IN PLANE SITE
11 settembre una data che ha cambiato il mondo, questo documento cambia per sempre l'11 settenbre.

BUSH E CHENEY INDAGATI
Le accuse a Bush e Cheney includono le questioni del 9/11.

11 SETTEMBRE GIORNALISTI YESMAN
Perché nessuno ha il coraggio di dire che le torri del word trade center sono state demolite dall'amministrazione bush per avere il pretesto di invadere l'Afganistan, l'Iraq e tra poco bombardare l'Iran? Possibile che gran parte di loro, che in privato spergiurano su questa tesi, in pubblico si trasformano in yesman?

11SETTEMBRE
Una cospirazione planetaria.

L'INCENDIO AL WTC: DOV'E' L'INFERNO ?
Il direttore di laboratorio di un’azienda nel South Bend è stato licenziato per aver tentato di sollevare dubbi sull'indagine federale in merito a cio’ che ha causato il crollo delle torri gemelle del World Trade Center l'11 settembre 2001.

11 SETTEMBRE A CACCIA DI FANTASMI
Esistono varie versioni, in deciso contrasto fra di loro, su cosa sia successo di preciso fra aviazione civile (FAA), aviazione militare (NORAD) ed alti comandi, per riuscire a farsi prendere in giro in maniera così spettacolare da quatto pivelli...

11SETTEMBRE ANCORA NESSUN COLPEVOLE
Internet è una cosa meravigliosa! Lo scrivo un pò per celia e un pò per non morire, ma questa volta è proprio vero. Ricevo da un misterioso amico una segnalazione. Vado a leggerla e scopro un sacco di cose che non solo non sapevo, ma che quasi nessuno sa…

9/11 GLI ATTENTATI E LA CIA
Il primo bonifico di 100 mila dollari ricevuto dal capo degli attentatori, Mohammad Atta, nell'agosto del 2000, è stato fatto su ordine del generale Mahmood Ahmed, all'epoca responsabile dell'ISI.

9/11 PERSI 200 PASSEGGERI
Il mistero all'aeroporto di Cleveland

9/11 FOLLI PERCORSI AEREI
Le improbabili strategie e i folli percorsi del terzo e quarto aereo

FAHRENHEIT 9/11
Michael Moore ha perso una parte dell'11/9

FAHRENHEIT 9/11
Moore sbeffeggia lo «Stupid White Man» e la corte marziale USA sbeffeggia gli obiettori

PATRIOT ACT
Guardando più da vicino l'Atto Patriottico: Dove ci stai conducendo, America?

UN PO' DI PROPAGANDA DELLO ZIO SAM
La gente sta vedendo alla televisione - in diretta sulla CNN - una trepidante Condoleezza Rice, Consigliere per la Sicurezza del presidente Bush, che dal banco dei testimoni risponde alle domande di una commissione del Congresso federale USA...

LA PISTOLA CHE FUMO' PER 1,5 SECONDI...
La "Teoria del cedimento della travatura reticolare"

I VOLI AA11 E AA17 NON DECOLLARONO l' 11/9
Eccezionale. Con una semplice analisi, seduti alla scrivania, dotati di un semplice computer e di un collegamento ad internet, possiamo con assoluta certezza sapere che cosa è accaduto ai voli AA 11 e AA 77

IL FALSO VOLO 175
Torniamo ora all’argomento del “falso” volo 175 che, l’11 settembre 2001, ha colpito la torre sud del WTC, quello che non era affatto un aereo della United Airlines!

IL FALSO ATTENTATO AL WTC
Avrei dovuto aspettarmelo che, con l’approssimarsi del secondo anniversario dei tragici eventi dell’11 settembre 2001, i vari media avrebbero riproposto in tutte le salse possibili e immaginabili la solita manfrina degli attacchi terroristici kamikaze

LA GRANDE BUGIA DELLE TELEFONATE DAL CIELO
''Aiuto, mamma, ci hanno dirottato!''

PER BUSH IL 911 NON FU UNA SORPRESA
Durante la visita del Presidente Bush l'11/9 alla Booker School venne girato un film. Per un po' di tempo la Booker School ha messo quel video online nel proprio sito web, e poi lo tolse. Di quel video sono disponibili delle copie che potete vedere.

COLPEVOLE PER IL 911 BUSH ALLO SCOPERTO
Abbiamo dimostrato che le normali misure di sicurezza al volo e di difesa aerea l'11 settembre 2001 non vennero seguite.

IL SEGRETO DEL PENTAGONO
Cosa cadde sul Pentagono l'11 settembre 2001?

QUANDO RUMSFELD DICHIARAVA CHE UN ' MISSILE '' HA COLPITO IL PENTAGONO
Un mese dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald H. Rumsfeld, si è lasciato andare a delle confessioni...

QUELLO CHE SERVIVA ALL'AMERICA ERA UNA NUOVA PEARL HARBOR
Due anni fa un progetto ideato dagli uomini che ora circondano George W Bush diceva che quello che serviva all'America era «una nuova Pearl Harbor».

STORIA RIVISITATA DELL' 11 SETTEMBRE ( link )
Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull’11 settembre 2001, ma che non avete mai osato chiedervi

LE FALSE PROVE CONTRO OSAMA BIN LADEN
Stiamo ancora aspettando le prove di colpevolezza di Osama Bin Laden circa il suo diretto coinvolgimento negli attentati dell' 11 settembre...

IL BOEING RISPETTA LA NATURA
L'erba del Pentagono è sempre più verde!!!

LA GUERRA INFINITA
Cosa gli americani hanno imparato, e non imparato, dall'11 settembre

11 SETTEMBRE 2001 COLPO DI STATO IN USA
"Benvenuti distruzione, eccidio, massacro! Io vedo, come su una carta, la fine di tutto". (Shakespeare, Riccardo III, 11,4)

LE PROVE DEL COMPLOTTO
I punti principali della prova presentata in questo articolo si possono velocemente così riassumere...

IL BOEING C'E'
Smontata la tesi?

IL BOEING CHE NON C'E'
La redazione di Nexus Italia ci ha segnalato una notizia che, se confermata nella sua fondatezza, potrebbe aprire un capitolo a dir poco inquietante.

LE TWIN TOWER MINATE?
Mentre scrivo queste righe, i media internazionali si stanno scatenando contro l’ultimo proclama in video dello “Sceicco del Terrore”, e quelli nostrani attribuiscono la qualifica di “minacce all’Italia” alcune delle dichiarazioni in esso contenute.

LA TESI DEL COMPLOTTO
La versione ufficiale data dal Governo USA circa i terribili attentati dell' 11 Settembre, diffusa e amplificata dai media, presenta una serie impressionante di punti oscuri e di incongruenze.

PER RIFLETTERE
4000 ebrei non si sarebbero recati al lavoro la mattina dell'attentato al World Trade Center.

LA CONNESSIONE SAUDITA
Lungo le strade ferite di New York stanno appesi i manifesti "Vivo o Morto". Lo sceriffo e i suoi aiutanti sono in sella per andare a "stanarli col fumo e col fuoco", come le giacche blu che inseguirono Zapata e i suoi "banditos" nelle montagne del Messico un secolo fa'.

GLI SCENARI NASCOSTI
Per provare a capire il complicato scenario geopolitico in cui si inseriscono gli attentati dell' 11 settembre a New York e al Pentagono puo' essere utile partire da Baku, capitale dell'Azerbaijan , un luogo triste e desolato, uno dei tanti emblemi dello sfacelo del gigante sovietico.

DISASTER RELIEF EFFORT
Donazioni per le famiglie delle vittime degli attentati dell' 11 settembre

 

11 Settembre Link

#

100777.com

119 questions about 9/11

9/11 Activism Info

9/11 - All the Proof You Need - TV News Lies

9/11 and the Impossible

9/11 Batcave

9/11 Blimp

9/11 Blogger

9/11 Busters - Video of presentations from the “1st International Citizen's Inquiry into 9-11” held in San Francisco March 2004

9/11 Citizens Watch

9/11 Close Up - Gerard Holmgren

9/11 Coincidences

9/11 Conspiracy

9/11 conspiracy theories - Wikipedia

9/11 Cover-Up

9/11 Cover Up News - WanttoKnow.info

9/11 domestic conspiracy theory - Wikipedia

9/11 Dossier

9/11: The Enlightenment

9/11 Exposed

9/11 File Unsolved

9/11 For The Truth - Mariani vs. Bush

9/11 Foreknowledge

9/11 Fraud (Blog)

9/11 Hoax

9/11 In Plane Site (Streaming video) - The Power Hour/BridgeStone Media

9/11 Information Portals

9/11 Investigations - Réseau Voltaire

9/11 Meetup

9/11 Mystery Unraveled (Part 1) / (Part 2)

9/11 Questions

9/11 Research

9/11 Review.com (not to be confused with 911review.org)

9/11 Review.org (not to be confused with 911review.com)

9/11 Share the Truth

9/11 Sites.org

9/11 Skeptics Unite - Blogspot

9/11 Strike

9/11 and Terror Database

9/11 Timeline.net

9/11 Truth.org

9/11 TruthLA.us

9/11 Truth LA.org

9/11 Truth Movement Musings (Watching the Watchers)

9/11 Truth Radio

9/11 Truther Forum

9/11 Uncovered

9/11 Visibility Project

9/11 - The War of Terror

9/11 Was Lie (Let's Roll 9/11)

9/11 We Know

9/11 - What Aren't We Being Told?

9/11 Whistleblower's Guide

A

A Real 9/11 Commission

Active Opposition

Amazing $20 Bill 9/11 Coincidence

"America under Attack" - 9/11 video archive

American Free Press

American Terrorism

Amigaphil - Flight 77 and the Pentagon (Translated French site)

Ann Arbor Coalition Against the War

Anomalies-Unlimited - WTC UFO

APFN - 9-11 Attack on America

Assassination Science

Attack On America

B

Ben Peri

BatCave911 weblog

The Big Lie - Thierry Meyssan

Big Med 9/11 Meditations Goff

Bircher 58

Bitterfact

Black Max - Hell, Yes, They Knew

Jack Blood

Bombs Inside World Trade Center

Brad's 9/11 investigation

Breaking all the Rules

Bush behaved strangely

Bush Body Count

Bush did 9/11

Bush Saw The First Plane Hit The WTC On TV

Bush Watch

Buzz Flash

C

Cassiopaea

Center for American Progress - Bush/Saudi connection

Center for Cooperative Research

Centre for Research on Globalization

Citizens for Legitimate Government

Club Ivy - Skylar's 9/11 Truth Page

Codename Grillfire - DoD Operative Timothy  McNiven

The Coincidence Theorist's Guide to 9/11

Colorado 9/11 Visibility

Community Currency

Conspiracy Planet - WTC- Conspiracy

Contrarian Thinker

ConWiki - Encyclopedia for conspiracies

Copvcia

Cosmic Penguin

Crimes Against Humanity - Book by Ben Peri

Crisis Papers - 9-11 ATTACKS and COVER-UP

Randy Crow

Cyber Space Orbit (Scroll down mid page to "COMMAND CENTER [Commenced on 9-11] ")

D

Deception Dollar

DEMAND PUBLIC INVESTIGATION OF 9-11 What is Bush Trying to Hide?

Deprogram.info

DIGIPRESSE (Translated French site.)

Digital Sword - Flight 77 - the untold story

Dirty Harriet

Disinfopedia

Down With Murder Inc - Captain Wardrobe

E

Dick Eastman - What convinced me that Flight 77 was not the Killer Jet

Emperor's Clothes on 9-11

Dave Emory - Play lists and archives.

Exposing the truth of 9/11

Eyewitness Accounts:  Boeing 757 or military craft?

F

Flame Song

Flight 77 Links

Flight 93 and the A-10

Flight 93 Crash

Tom Flocco

The Forbidden Knowledge

Freedom Force International

Free Press International

From The Wilderness

G

GaianXaos

Gallerize

Geeman's Headquarters

George Bush Jr. and 9/11

George W. Bush - Terrorist in the White House

German Engineers help the USA

Global Free Press

"The Great Deception" What really happened on Sept. 11, 2001

The Greatest Hoax of All Time?

Kay Griggs Talks - (Pt 1 / Pt 2)

Guerrilla News

Guardian - September the Eleventh 2001

GovSux.com

H

Hail Mary Shelley - 9eleven

Mike Herch - September 11th

Barbara Honnegger - Government Set 9/11 Date

Hood Winked Again

Eric Hufschmid - Author of "Painful Questions" [See video here] and "Painful Deceptions".

Huge Questions

Human Underground

Humint Events Online

The Hunt for the Red and Silver Boeing

Hunt the Boeing! And test your perceptions!

I

David Icke - Alice in Wonderland and The WTC Disaster

Illuminati Conspiracy - How the CIA created Osama bin Laden

Info Wars (Prison Planet)

INN World Report

International Citizens' Inquiry Into 9/11

Is the war a hoax?

Islam Defenders

Israeli Art Student Files - AntiWar.com

It was a plane bomb - Eric Bart's Flight 77 analysis

J

Jihad Unspun

Juscogens

Just a Citizen - Sibel Edmond's official site

Justice for 9/11

K

Killtown

The Kind

L

Scott Ledger - DJ from Tampa Bay's 103.5 FM

Lets Roll 9/11 (9/11 Was Lie)

Liberty Bound

Liberty Strikes Back

Liberty Think

Lightscion

M

Mad Cow

Make Them Accountable

Martial Law 9/11 - Alex Jones

Mister Poll: 9/11, Anthrax and Government Complicity

Michael Moore

Missile Gate

The Movement

My Country Right Or Wrong

My Pet Goat

The Mysteries of 9/11

N

News Mine

Nine Eleven

Nine Eleven 2001

NY 9/11 truth

O

Oddities of 9/11 Page - Fallout Shelter News

ODDSAMA BIN FAKE?

Oil Empire

Online Journal - Pop goes the Bush mythology bubble

Operation 9/11

Operation 911: NO SUICIDE PILOTS

Oxford 9/11 Truth

P

Paris - The War On Terror

Pentagate - Thierry Meyssan

The Pentagon Crash Pictures - David Bosankoe

Pentagon Strike - (Flash video)

Pentagon surveillance cctv 2001/9/11 :  Where are the missing frames?

Ben Peri - Author of  'Crimes Against Humanity' - 9/11 & Terror Database

Petition to the Senate to Investigate Oddities Involving 9/11

Physics 9/11 - Research forum

PlaguePuppy's Café and Sanctuary of the Unbearable Truth

Plane crash LIES!

PNAC.info - Exposing the Project for the New American Century

The Power Hour

Prison Planet (Info Wars)

Progressive Review

The Propaganda Matrix

Public Action, Inc.

PsyOp News

Q

Question 9/11

Questioning Consensus

Questions Questions

R

Justin Raimondo (AntiWar.com)

Ratical.org

Re-Open 9/11

Real History, Shanksville, and the World Trade Center

Jeff Rense

Republic Broadcasting Network

Revelations 9/11

A Review of 9/11 Theory

The Revolutionist

Revolutionist (Forum)

RINF

S

Saudi-binLadin-Group.com

Scam.com

Mary Schneider - Federal Whistleblower

Karl Schwarz - GOP strategist

Peter Dale Scott

September 11th 2001 - Read the lies behind the events...

September 11 Attack On America

September 11 Coverup

September 11th- No Surprise

SEPT 11: UNANSWERED QUESTIONS / MalcontentX

SEPTEMBER 9-11 SURPRISE!

Serendipity

The Seventh Fire - 9/11: The Deception

SF 9/11 truth

Silent But Deadly - Flight 77 - Pentagon Event - 3d Test

Smokr's 9/11 Archives

Snow Shoe Films - 9/11 related Films, News, Documentaries, Lectures, Interviews ,investigative Reporting

Streaking Object - Are we getting the full story about the attack on the WTC?

Stop the Lie

Sue the Terrorists - Stanley Hilton lawsuit

Summer of Truth

T

Take Back the Presidency - 9-11 - Bu$h Knew!

Team 8 +

Terrorize.dk

Teter-Lawn!

William Thomas

Thought Crime News

The Truth About 9-11 - Here are 111 Question for George W. Bush

The Truth About the 9-11 Attacks - Von Chloride

Three World Wars

Too Stupid To Be President

Total 9/11 Info

Truth 9/11

Truth Now

TV News Lies

U

Unanswered Questions about the Planes and Air Force on September 11

Unanswered Questions Thinking For Ourselves

US Crusade

Utopia X - What really happened on 9-11-2001?

V

Joe Vialls

W

Jimmy Walter

Was Flight 11 a 767?

WAS THERE A 9/11 COVERUP?

The Web Fairy

Stew Webb

WELFARE STATE FOR THE RICH

Whale

What Did He Know When Did He Know It

What happened on 11 September 2001 exactly? (German site, no translation)

WHAT HAPPENED AT THE PENTAGON

What Really Happened.com

What Smells?

Whatzit?!? - Flight 11 video analyses

Wing TV

W O R L D - A C T I O N

World Terrorism Conspiracy

WTC 7.net

WTC the Truth

X

Xymphora

Y

Yaya Canada

You Are Here in Reality

Your BB Sucks

 

Bush, adesso Usa piu' sicuri ansa.it 2006-09-09 15:17

Khatami in Usa, attentatori 11/9 non andranno in paradiso (ANSA) - WASHINGTON, 9 SET - Gli Stati Uniti sono piu' sicuri oggi che cinque anni fa grazie a programmi di valore incalcolabile dell' Amministrazione Bush. Gli Usa sono ancora minacciati e stanno sull'offensiva ovunque nel mondo. Sono alcuni dei concetti che il presidente Bush sosterra' nel discorso alla radio nell'imminenza del V anniversario dell'11 settembre. L'ex presidente iraniano Khatami, in visita negli Usa, denuncia gli attacchi dell'11 Settembre e afferma che i responsabili non andranno in paradiso

 

IL QUINTO ANNIVERSARIO www.lastampa.it

11 settembre, la memoria sprecata 10/9/2006 di Barbara Spinelli

INIZIATA da George W. Bush subito dopo l'attacco alle Torri di New York, la guerra contro il terrorismo non accenna a finire e già è durata molto tempo: cinque anni, più della prima guerra mondiale, poco meno della seconda. E nessuna vittoria in vista, nessuna indicazione su come l'impresa potrebbe andare a finire, ma anzi un proliferare di guerre etnico-religiose, di aggressioni terroriste in vari punti del globo, di disarticolazioni dei poteri statali in Medio Oriente, nel Golfo, in Afghanistan, in Pakistan, in India, nelle Filippine. Disarticolazione è un vocabolo terrorista, le Brigate Rosse si ripromettevano simile risultato quando attaccavano «il cuore dello Stato». Oggi la disarticolazione è epidemia planetaria e non sono le democrazie e neppure l'America ad avvantaggiarsene, anche se traumi come quello del 2001 in America non si sono riprodotti. Un grafico di Foreign Policy illustra l'approdo cui siamo giunti a cinque anni dall'11 settembre: fra il 2002 e il 2005 gli attacchi terroristici contro l'America sono scesi da 62 a 51 rispetto al ‘98-2001, e i morti sono diminuiti drasticamente (2991 fra il 1998 e il 2001, 3 fra il 2002 e il 2005). L'America è al momento risparmiata ma non l'Asia centrale e sud-orientale, l'Africa, e in primis il Medio Oriente (10.615 morti e 5517 attentati nel 2002-2005, contro 609 morti e 1376 attentati nel 1998-2001).

Alcuni esperti americani si consolano con queste cifre: l'avversario non è in grado di nuocere come nel 2001 e in fondo si torna al pre-11 settembre. Ma un'America che si protegge dal mondo mettendo a repentaglio il mondo non può sentirsi né vittoriosa né sicura. Il suo governo s'è lanciato in guerre mondiali con la pretesa di imitare il coinvolgimento Usa nei conflitti europei del '900, ma il suo disegno è per la verità isolazionista, autarchico. I critici di Bush impiegano un termine calzante, quando ne riassumono i difetti: lo chiamano incurious. La persona incurious è priva di curiosità, di desiderio di conoscere, d'apprendere: ignora volontariamente le cose attorno a sé, è disattenta, distratta, prigioniera di sue astratte fantasie. La politica della memoria, nelle mani dell'incurious, produce danni perché è disordinata, procede a casaccio, dunque è inservibile. La sua tentazione è la self-fulfilling prophecy, la profezia che si auto-realizza e che di regola non è affatto una profezia ma una falsa definizione dei fatti: le conseguenze di tali definizioni sono diabolicamente reali, ma non per questo è reale anche l'originaria definizione.

Lo stesso vale per la memoria, che è una profezia sui generis: ogni giorno Bush evoca le guerre antitotalitarie del '900, ma quasi si direbbe che non sa quel che evoca. La lotta odierna contro il terrore ha temporaneamente protetto gli americani in America (il tempo di vincere questa o quella elezione), ma ha frantumato l'influenza statunitense nel pianeta. Per cinque anni è stata condotta senza pensare il mondo, addirittura ignorandone la fattura. È stata ed è fatta con vista breve, con conoscenza nulla, con ricordi storici storti. È perduta in Iraq, può naufragare in Afghanistan. Con le guerre Usa nel '900 ha poco a che vedere. Allora il centro dell'Occidente era forte. Oggi i mondi attorno all'America franano e il centro non tiene. Come nell'oracolo poetico di Yeats: «Things fall apart; the centre cannot hold; Mere anarchy is loosed upon the world», pura anarchia si rovescia sul mondo. Nonostante questo precipitare i discorsi ufficiali restano eguali a se stessi, e non solo in America: sono ripetitivi, vacui, annunciano offensive globali contro terrori globali senza riconoscere che il terrorismo ha preso forme ormai locali, nazionali, distinte. Gli slogan sul conflitto globale sono un regalo che ogni giorno facciamo a Bin Laden, aggrappato a quest'immagine che lusinga la sua potenza e nasconde le sue spossatezze. È vero, dopo l'11 settembre gli occidentali e parte dell'Islam (innanzitutto sciita) solidarizzarono con l'America e la missione afghana. Ma continuare a invocare l'iniziale unità senza domandarsi quel che nel frattempo è accaduto sul terreno è poco sensato. I talebani sono di ritorno da molto tempo in numerose province nel Sud e nell'Est (compresa la zona assegnata agli italiani) ed è impressionante come le due cose s'intreccino: la ripetitività dei discorsi occidentali e la negligenza dei fatti. Son ripetitivi non solo i governanti Usa ma anche la Nato, gli europei. In questi giorni lo stupore li ha assaliti, di fronte alla forza talebana che si consolida nelle zone trasferite dagli Usa alla Nato - è «sorpreso» il generale James Jones, comandante delle truppe atlantiche in Europa, s'è detto «sorpreso» il segretario alla Difesa Rumsfeld, a Kabul nel dicembre 2005: sono anni che in Afghanistan siamo sempre più esterrefatti. Neppure ci siamo accorti che sradicare le colture di oppio senza rassicurare i suoi diseredati coltivatori è consegnare questi ultimi ai talebani. Quando una sorpresa dura troppo a lungo c'è qualcosa che non va: il buon senso sta svanendo. La potenza che aveva ambizioni imperiali, a forza di sorprendersi, si perde. Forse ha ragione lo storico Niall Ferguson: gli imperi moderni, Usa in testa, durano ben poco, molto meno degli antichi.

Il fatto è che la guerra in Afghanistan non è solo lotta al terrorismo come sostiene il ministro della Difesa Parisi. Per ottenere risultati pratici deve conquistare anche cuori e anime delle popolazioni, dar loro la sicurezza che manca, aiutare lo Stato centrale a ridivenire autorevole. Se fosse solo lotta al terrorismo la missione in Afghanistan dovrebbe terminare, tanto somiglia - sempre più - all'esiziale intervento sovietico. D'altronde il terrorismo talebano è già stato in parte indebolito, non con la guerra bensì con interventi su flussi bancari e con l'intelligence. Per questo è utile esaminare le nostre sconfitte e imparare da esse, non solo in Iraq ma anche in Afghanistan: questa è vera memoria, non quella che ogni minuto evoca Hitler e Churchill. Se usano questa memoria viva, pratica, i responsabili italiani ed europei potranno rinegoziare con la Nato la missione, correggendo gli errori Usa. Altrimenti avranno ragione Fini e coloro che non vedono differenza alcuna, fra le scelte di Prodi e quelle di Berlusconi dopo l'11 settembre.

Eppure le differenze ci sono, innumerevoli. Oggi è l'ora dell'Europa ed è grande merito di Prodi, di D'Alema, averlo intuito presentandosi come custodi-sentinelle della tregua in Libano. Il conflitto libanese è stato cruciale perché ha evidenziato proprio questo: è il momento dell'Europa, del multilateralismo, dell'Onu, perché l'impero Usa periclita. L'impero non garantisce più sicurezza mondiale, non garantisce neppure più il punto nevralgico che è Israele. Negli Stati Uniti si moltiplicano le polemiche contro la lobby ebraica, in Israele aumentano le voci di chi considera l'America non più parte della soluzione ma del problema: lo studioso Jason Gitlin, su Haaretz di venerdì, sostiene che «gli Stati Uniti non sono più una risorsa nella regione ma un peso». Israele scopre l'importanza dell'Onu, cerca contatti e aiuti in Europa, in Italia. È una novità che tanti analisti Usa trascurano quando sostengono che nulla è realmente cambiato dopo l'11 settembre. Anche Berlusconi vorrebbe cancellare la novità, opponendosi all'operazione libanese.

L'Europa ha vantaggi notevoli, se i governi volenterosi congiungono le proprie forze: è capace di maggiore attenzione alle situazioni locali, e per esperienza storica sa i pericoli dei nazionalismi ideologici-millenaristi. Non globalizza tutto, generalizzando. Ma soprattutto è più restia a usare la memoria come arma politico-elettorale, come ancor oggi fanno Bush, Cheney, Rumsfeld. La memoria è una delle grandi vittime di questi cinque anni. È stata usata a sproposito, manipolata, sprecata. Si è parlato di Hitler e del cedimento democratico che va sotto il nome di appeasement con leggerezza stupefacente. Per questa via Bin Laden ha guadagnato lo statuto di possente avversario, contro il quale l'Occidente schiera eserciti. Forse la prima cosa da fare è dimenticare questi paragoni, smetterli per un po', comunque approfondirli. Non descrivono le situazioni effettive, non aiutano. L'Iran che cerca spazio nell'universo musulmano somiglia alla Prussia dell'800 più che a Hitler: secondo Vali Nasr, studioso degli sciiti, Teheran aspira a divenire una potenza regionale come la Germania di Bismarck, e della disputa atomica si serve a tale scopo. È impregnato di messianesimo, ma quel che cerca è una resa dei conti con i regimi sunniti, non uno scontro democrazia-dittatura né la rovina d'Israele. La democrazia è anzi strumento privilegiato dagli sciiti: il loro peso nella regione aumenta enormemente, se ovunque è applicata la regola democratica «un uomo, un voto». Comunque la voce iraniana s'è fatta grossa perché le guerre Usa hanno magnificato il suo peso, innalzando gli sciiti in Iraq e indebolendo i sunniti talebani in Afghanistan (Vali Nasr, The Shia Revival, La Rinascita Sciita, Norton 2006).

Negoziare con l'Iran è inevitabile, con o senza sanzioni, e chi è preveggente in Israele lo vede: Shlomo Ben Ami, negoziatore a Camp David nel 2000, consiglia su Haaretz la «distensione con l'Iran», e la sua «integrazione in una politica di stabilità regionale prima che la bomba sia acquisita». Gideon Samet, sullo stesso quotidiano, spera nei mediatori europei e chiede che Olmert cambi la strategia nucleare: «Perché Israele non consente ad abbandonare la politica ormai antiquata dell'ambiguità (ammettere e non ammettere il possesso della bomba), e non accetta supervisioni del proprio programma nucleare in cambio di supervisioni internazionali in Iran?». Ma per far tutte queste cose urge mutare linguaggio, ripensare la storia passata, connetterla meglio col presente, rimeditare parole come democrazia, profezia, impero. L'Europa può farlo, se non sarà incurious come l'America di Bush.


ANNIVERSARIO 11 SETTEMBRE

New York, cantiere del dolore 'Così rinasce Ground Zero'

di Giampaolo Pioli

La vigilia dell'attentato che ha cambiato l'America e il mondo intero diventa un evento mediatico. Manhattan è già blindata in attesa dell'arrivo del presidente Bush davanti al "grande buco"

 

New York, 10 settembre 2006 - Domani mattina 11 settembre 2006, alle 8,40 sarò dov’ero cinque anni fa. Nel nostro ufficio al Palazzo di Vetro davanti alla televisione e alla finestra che guarda il Chrysler. Sarà un giorno normale anche per tanti newyorkesi se non fosse per la politica. L’enfasi per il quinto anniversario dell’11 settembre è ingigantita e forse falsata dall’ avvicinarsi delle elezioni di novembre.

La gente cerca stabilità e normalità, sicurezza economica, certezza del lavoro. Deputati e senatori invece, ogni spunto per essere rieletti. La grande vigilia è soprattutto un evento mediatico, uno spettacolare viaggio per immagini nella memoria di quel maledetto giorno di sole. Manhattan è già blindata e il presidente Bush, dopo aver fatto colazione coi pompieri, arriverà a Ground Zero davanti al grande buco che è rimasto un buco. Con lui in corteo sono stati invitati i bambini della «Generation 9-11» nati nel giorno della strage che ha cambiato il mondo. L’America però è in guerra con l’Iraq e l’Afganistan , i ragazzi in uniforme vogliono tornare a casa e in cinque anni sono più i marines morti di quanti non si siano disintegrati nel crollo delle torri gemelle. Se doveva essere una rappresaglia o una punizione, è un bilancio da brivido.

Bin Laden introvabile ha mandato un altro video per sottolineare la sua firma sull’attacco terroristico e la Commissione sui servizi segreti del Senato ha appena reso pubblico un documento della Cia che conferma come non è mai esistito alcun legame tra Saddam e Osama, tra Al Quaeda e l’Iraq. Bush ha sempre sostenuto il contrario e non ha mai ammesso di aver sbagliato. L’11 settembre ha cambiato la vita di un’intera nazione, distorto la sua economia e in parte quella del mondo, e soprattutto ha condizionato il futuro delle prossime generazioni. L’America non si sente affatto più sicura , ma si è attrezzata affinché questo non si ripeta più.

Se qualche terrorista sequestrasse nuovamente un aereo oggi, difficilmente arriverebbe sul bersaglio. Il Pentagono ha messo in piedi un intero apparato militare con uomini super addestrati che in pochi minuti sono in grado di abbattere ogni velivolo anche con centinaia di persone a bordo, prima che questo raggiunga l’obiettivo provocando migliaia di vittime. Sull’orlo del cratere di Ground Zero al World Trade Center, sorgeranno almeno tre enormi grattacieli quasi a fare da corona alla «Freedom Tower» con la sua gigantesca antenna di cristallo. Sono già stati definiti« il quartetto jazz della nuova Manhattan» simboli della «Skyline del futuro». Saranno pronti non prima del 2012.

Di quel martedì del terrore , tutti conservano fotogrammi mentali agghiaccianti, teneri e indelebili ma una fatale tosse è rimasta il lungo, inquietante e sottile «filo rosso» che pare continui a uccidere anche oggi. Le «polveri tossiche» provocate dal crollo delle torri sarebbero entrate nei polmoni di migliaia di soccorritori e residenti di down town. Misteriose malattie hanno provocato infermità, paralisi e decessi. Si sono fatti convegni internazionali su queste sostanze respirate per giorni, frutto della diabolica combustione di acciaio e cadaveri. Sul banco degli imputati le autorità che hanno concesso con leggerezza il ritorno nelle abitazioni della zona. C’è chi punta il dito sull’Epa, l’agenzia dei disastri e della prevenzione e sullo stesso ex sindaco Giuliani, più interessato all’immagine che alla sicurezza. La retorica, i rituali, i fantasmi non servono cinque anni dopo.

NEW YORK HA CERCATO di riprendersi con sobrietà in tutti i modi. I camerieri e cuochi superstiti del «Window of the World», il ristorante in cima alle torri, ne hanno aperto un altro che si chiama «Coloros», anche con l’aiuto delle cooperative di Reggio Emilia. Il boom edilizio non solo a Ground Zero ma in tutta la città è il segnale che l’improvvisa fuga da Manhattan si è arrestata ed è iniziato il grande ritorno. D’ora in avanti a tener lontano dalla Fifth Avenue non sarà più il rischio ma semmai i prezzi. Certo, resta la paura potenziale, il bersaglio simbolico, ma è cresciuto enormemente anche il fatalismo. L’America «invincibile» dei buoni e cattivi, del bianco e nero, sta dolorosamente imparando a convivere con la sua vulnerabilità globale. E non è un passaggio facile.


11 Settembre L’alibi per una guerra senza frontiere

Nel conflitto infinito nato dopo il crollo delle Torri, si arricchiscono banchieri, petrolieri, speculatori e immobiliari dell’oro, fabbricanti di armi, trafficanti di droga e tutto il Gotha della finanza mondiale. A Chicago si è tenuto un meeting con ricercatori,giornalisti, testimoni tutti riuniti per analizzare quanto avvenuto l’11 settembre. Giulietto Chiesa racconta le novità emerse.
di Paola Balocchi e Andrea Montella
 

SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO L’11 SETTEMBRE 2001 si è consumato un evento che ha scardinato tutti i principi del diritto internazionale, ha messo la sordina all’onu e ha creato le basi di una guerra infinita contro tutti coloro che contrastano i rapaci interessi degli Stati Uniti: sono stati aperti fronti in Afghanistan, Iraq, Libano. Si stanno costruendo i presupposti per un attacco alla Siria e all’iran.
Tutto questo mentre non c’è chiarezza sui responsabili e sulle dinamiche dei vari eventi accaduti quel tragico giorno; chi pone domande o cerca risposte razionali ai molti interrogativi aperti, viene denigrato e sistematicamente oscurato dai media. Quando a Chicago, a giugno, si sono riuniti ricercatori, giornalisti e testimoni oculari, sui giornali italiani i titoli sono stati di questo tenore: “Tutte le leggende sulle Torri gemelle” (l’Unità). Oppure: “11 settembre, il vertice del complottisti” (Corriere della sera).
Eppure importanti novità sono uscite da quel meeting, come ci ha raccontato l’europarlatnentare Giulietto Chiesa, analista di politica nazionale e Internazionale, oggi promotore dell’associazione Megachip.

Cosa e emerso da quei meeting?
«La relazione sulla termite di Steven Jones, fisico alla Brigham Young University (Utah) ha aggiunto un elemento fondamentale all’ipotesi della demolizione controllata. La termite è un composto chimico usato nelle cariche cave, che genera altissime temperature in pochi secondi; produce una specie di fuoco incandescente molto bianco, in grado di fondere l’acciaio.

Jones ha mostrato gli effetti della termite con alcuni esperimenti fatti in laboratorio, poi ha analizzato gli stessi effetti nelle riprese del crollo delle Torri dove si sono visti pezzi di acciaio incandescente che uscivano molto al disotto del punto di impatto, che non sono giustificabili con l’ipotesi del fuoco provocato dal combustibile degli aerei, che ha avuto effetto - se lo ha avuto - nei piani in cui c’è stato l’impatto. Al disotto non poteva esserci nessun incendio di quelle proporzioni, con un fuoco di quelle caratteristiche, dl colore bianco. Nelle riprese mostrate da Steven Jones si vedevano volare pezzi d’acciaio di notevoli dimensioni e da alcune finestre dell’edificio, ai piani inferiori, uscivano rivoli di materiale bianco incandescente. La termite, più cariche esplosive piazzate in determinati punti dell’edificio, possono aver provocato la polverizzazione dell’acciaio e l’esistenza, per numerosi giorni dopo la caduta delle Torri, di enormi pozze di metallo fuso, incandescente. La versione ufficiale non spiega tutto questo».

Quindi c’è voluta una lunga preparazione per collocare le cariche e la termite.
«Non c’è nessun dubbio. Le micce a termite vengono collegate a sistemi complessi e fatte detonare dall’esterno. Solo con questa procedura si spiega la caduta degli edifici».

Sono emerse anche altre notizie sull’il settembre?

«Sì, altri elementi che riguardano il Pentagono: anche in quel caso ci sarebbe stata un’esplosione preliminare. C’è una testimone diretta, una funzionaria del Pentagono, che ha deciso di parlare e rivelare che prima dell’arrivo di quell’oggetto misterioso che ha colpito la facciata dell’edificio, c’è stata un’esplosione all’interno. Questo confermerebbe che tutto era stato preparato con largo anticipo».
Alla luce di quello che è stato scoperto ci sono denunce nel confronti dell’amministrazione Bush?
«Al convegno Philip Berg, l’avvocato di William Rodriguez, uno dei responsabili della manutenzione della Torre Nord, decorato per eroismo dal presidente Usa, ha distribuito l’atto d’accusa con richiesta di incriminazione, per strage e complotto, per un gruppo di collaboratori di Bush e di Bush stesso. Nella denuncia è dettagliatamente riportata la testimonianza di Rodriguez, che contiene un punto fondamentale: Rodriguez dice di essere salito fino al 330 piano della Torre Nord, dove ha incontrato un gruppo di poliziotti che parlavano via radio con dei colleghi e di aver distintamente ascoltato che era impossibile salire oltre il 34° piano perché dal 65° al 44° tutti i piani erano già crollati. Tutto questo è completamente inspiegabile perché l’aereo ha impattato molto più in alto del 65° piano. Se non c’erano esplosioni controllate in corso come si spiega tutto questo? Inoltre Rodriguez conferma altre numerose testimonianze: ripetute esplosioni a diversi livelli della Torre. Quello che l’impatto dell’aereo non poteva fare, fu prodotto da qualcos’altro. La testimonianza di Rodriguez ci conferma che l’intelaiatura esterna d’acciaio ha retto, nonostante venti piani centrali dell’edificio fossero già saltati. Evidentemente ha cessato di reggere quando una serie di cariche esplosive hanno cominciato ad intaccare l’intelaiatura esterna, proprio quelle esplosioni che si vedono nei film inchiesta Loose Change, In Plane Site e Inganno globale».

Il convegno di Chicago ti ha dato la sensazione che stia nascendo un forte movimento negli Stati Uniti?
<<Non credo si possa dire così: il Paese è in stragrande maggioranza sotto l’influsso dell’i i settembre, così come gli è stato dettato dal mainstream informativo. A seguire il meeting di Chicago c’erano circa 800 persone, ma all’esterno non è trapelata la minima notizia. Non una riga, non un servizio, non un commento, praticamente questa gente vive in un isolamento totale e comunica attraverso la rete, ma non può comunicare in nessun modo attraverso manifestazioni pubbliche: il secondo giorno dall’albergo uscirono circa duecento persone, per recarsi al centro di Chicago e tutto il sistema della comunicazione le ha completamente ignorate. Io direi che negli Stati Uniti sull’11 settembre, esistono qualche decina di migliaia di persone, non saprei valutare se sono trentamila o cinquantamila, che attivamente indagano».
Ci sono politici che se ne occupano?
<< Praticamente nessuno, sebbene ci siano numerosi personaggi di rilievo, anche in campo repubblicano, che chiedono nuove indagini. L’ultimo in ordine di tempo è Daniel Ellsberg, giornalista e analista, l’autore dei Pentagon papers, in cui rivelò nel 1971 le falsificazioni del Pentagono sull’avvio della guerra americana contro il Vietnam con il famoso finto incidente del Golfo del Tonchino. Ellsberg intervistato da Alex Jones, per una radio, ha affermato che gli elementi di prova che indicano un coinvolgimento di parti dell’amministrazione nell’operazione li settembre sono più che sostenibili e che si deve richiedere un’indagine completamente nuoya sull’accaduto. Questo è uno degli esempi, ma ce ne sono altri: c’è l’ex ministro britannico dell’ambiente Michael Meacher; c’è Andreas von Bùlow ex ministro tedesco. Sono numerose le persone di un certo rilievo e di una certa notorietà internazionale che hanno compreso e dichiarato che la cosa è estremamente dubbiosa.
Ma un largo movimento politico non si può dire che esista, nessun partito ha neanche lontanamente abbracciato questa tesi. Quindi non si può parlare di un movimento di massa, ma di un’incredulità crescente, che non deriva da queste scoperte, ma piuttosto dal fatto che la gente ha una scarsissima fiducia nel sistema informativo.
Non si fida di Bush e neanche di quello che ha raccontato, quindi abbiamo grosso modo il 43 per cento della popolazione americana, che vorrebbe vedere riesaminato il caso. Ma in questa percentuale la grande maggioranza crede alla teoria dell’inefficienza e dell’incompetenza degli organi di sicurezza di fronteggiare la minaccia. Non è così naturalmente, come sappiamo>>.
Tu non credi siano stati inefficienti?
«Non è vera la tesi dell’inefficienza perché abbiamo scoperto che c’erano molti agenti dell’Fbi e della Cia che stavano facendo il loro lavoro coscienziosamente e avevano scoperto molte cose, in anticipo. Solo che furono bocciati e messi fuori gioco. Da chi? Da altri agenti del- là Cia e dell’Fbi che stavano più in alto».
In Europa sono in molti a dubitare sulla versione ufficiale dell’ll settembre?
«In Europa il màinstream informativo segue con la stessa tenacia la tesi ufficiale; chi ha sostenuto tesi differenti, a cominciare da Thierry Meyssan, per finire con Jurgen Elsaesser è stato letteralmente fatto a pezzi dal sistema informativo, che li ha ridicolizzati ed emarginati, oppure sono stati circondati dal più totale silenzio, come nel caso di Andreas Von Bulow».
In italia ia situazione è un po’ diversa, soprattutto per merito tuo e di Megachip.
«Sì, in Italia abbiamo realizzato quello che in nessun altro Paese è stato fatto: abbiamo aperto il fronte sfondando nel campo dei mass media e del mainstream con le tre trasmissioni a Matrix, i servizi del Tg2 e del Tg3, con Enigma di Augias e il discreto speciale Tgl di Roberto Olla, che hanno rappresentato una decina di momenti in cui il dubbio sulla versione ufficiale è arrivato ad un largo numero di spettatori, che per la prima volta ne hanno sentito parlare, dopo cinque anni. Sarebbe bene che una parte importante del movimento, cosiddetto democratico, capisse come funziona il sistema dei media e non si mettesse ad adorare la rete come se questa fosse il luogo della libertà, ma si rendesse conto che duecento milioni di americani non guardano mai nient’altro che la televisione e che, anche in Italia, il 90 per cento della popolazione ricava dalla Tv tutta la sua informazione. La dimostrazione sta nel fatto che negli Stati Uniti hanno lavorato e studiato moltissimo, ci hanno dato un contributo fondamentale per capire cosa è accaduto, ma non sono riusciti ad entrare nel loro mainstream e quindi questi movimenti sono rimasti isolati. Noi abbiamo in Europa una società politica molto più matura, che è in grado di capire meglio, ma che deve essere elementarmente informata».
Il lavoro che stai facendo serve per realizzare l’obiettivo di una Commissione internazionale di indagine?
«Penso che si debba tentare una cosa del genere, una specie di Tribunale Russell internazionale. Mi pare sia un obiettivo giusto e realistico, ma per arrivarci bisogna convincere almeno trenta, quaranta nomi di livello internazionale che questo è un problema cruciale. Se non riusciamo a far nascere il dubbio sulla versione ufficiale, ci sarà un’estensione del conflitto che ci coinvolgerà tutti. È un problema di salvaguardia: distruggere il mito dell’il settembre è la chiave di volta per battere la guerra che stanno organizzando. È il caso che si sveglino un po’ tutti, anche il movimento pacifista e il movimento di Porto Alegre, che su queste questioni sono stati zitti: la prova che hanno capito poco».

Sull’argomento stanno uscendo parecchi film, compreso quello di Oliver Stone (World Trade Center), cosa ne dici?
«Sono armi potentissime nelle mani del mainstream informativo e dei falsificatori; sono film costruiti per confermare la versione ufficiale e quindi per portare altra acqua alla teoria dello scontro di civiltà, Il film sul volo 93 è una pastetta sentimentale costruita in termini propagandistici, esattamente come Armageddon. Credo che sia molto difficile uscire dal terreno e dai binari che sono stati disegnati da chi ha organizzato questa mostruosa provocazione mondiale. Però se lavoriamo con una certa intelligenza, il fatto che escano questi film può diventare un elemento utile per aumentare il senso critico su quei fatti».
Avete in preparazione qualcosa?
«Con un gruppo di collaboratori di Megachip, e non solo, abbiamo in preparazione un film. Stiamo cercando i finanziamenti, ma lo faremo comunque, anche in condizioni di volontariato. Credo che saremo in grado di uscire in autunno con un film, abbiamo accumulato molto materiale nuovo: oltre trenta interviste fatte a tutti gli analisti dell’11 settembre e ai testimoni. Poi alcune ricostruzioni più dettagliate e elementi più precisi. Concluderemo con questo interrogativo: “Questo film è nato perché abbiamo posto delle domande, aspettiamo delle risposte da chi ce le deve dare”».


CONFRONTING THE EVIDENCE
In onda domenica 24 settembre alle 21.00

http://www.report.rai.it

Puntata speciale di Report il 24 settembre alle ore 21.00. Verrà trasmessa l’edizione italiana di “Confronting the evidence”, il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri dei fatti dell’11 Settembre e tutte le omissioni prodotte dalla Commissione d’indagine. Il filmato è stato prodotto nel 2004 da Jimmy Walter, un miliardario che ha investito 7 milioni di dollari di tasca propria per chiedere la riapertura della Commissione. Il DVD è stato distribuito in centinaia di migliaia di copie gratuitamente in tutto il mondo e l’utilizzo è libero da diritti, però nessuna tv pubblica e nessun network nazionale lo ha mai trasmesso. Eppure le riviste Forbes, Newsweek, USA Today, New York Times hanno accettato i soldi di Walter per pubblicare pagine di pubblicità nelle quali si sollevano dubbi e si chiede al Governo di rispondere. Quello che viene mostrato sono considerazioni, analisi e fatti che oggettivamente meritano di essere presi in considerazione. Certamente “Confronting the evidence” ha prodotto un primo effetto: dopo la diffusione del video, circa 8.000 cittadini newyorkesi e 2.000 squadre di pronto soccorso e pulizia hanno fatto causa all’Agenzia per la protezione ambientale e al Sindaco di New York in merito alla respirabilità dell’aria. Il documento prova che l’EPA mentì pochi giorni dopo l’attentato dicendo che l’aria era respirabile, ed invitando tutti a tornare a lavorare. Molti di loro si sono ammalati. Secondo un recente sondaggio realizzato dalla ‘Scripps Survey Research Center presso l’Universita’ dell’Ohio’, piu’ di un terzo degli americani sospetta che il governo abbia favorito gli attacchi o che non abbia intrapreso alcuna azione per bloccarli, mentre il 66,6% dei newyorkesi chiede la riapertura della Commissione dell’11 settembre.

IL TESTO COMPLETO DELLA TRASMISSIONE

MILENA GABANELLI
Quanti soldi ha speso?

JIMMY WALTER – Produttore “CONFRONTING THE EVIDENCE”
Sette milioni di dollari di tasca mia, inclusa la pubblicità sui giornali per fermare la guerra in Iraq.

MILENA GABANELLI (fuori campo)
Jimmy Walter è un miliardario americano che ha investito un patrimonio nel produrre un filmato distribuito gratis per convincere l'opinione pubblica che la versione ufficiale sui fatti dell'11 settembre non è vera.

MILENA GABANELLI
Ma come fa ad essere così sicuro, non le è mai venuto un dubbio?

JIMMY WALTER- Produttore “CONFRONTING THE EVIDENCE”
Non sono sicuro di tante cose, del perché è successo, della fine che hanno fatto i passeggeri sul volo del Pentagono e tanto meno che fine ha fatto quell'aereo. Non sono sicuro di cosa è entrato nel pentagono e l'abbiamo detto, non so cosa l'abbia colpito, non so cosa abbia fatto quel buco. Ma so per certo che non può essere stato un boeing 757. Di alcune cose sono sicuro, altre sono domande, quello di cui sono sicuro è che quello che il Governo ci ha raccontato sono bugie.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Buonasera, puntata speciale di Report prima della nostra consueta programmazione che riprenderà domenica prossima. Questo filmato distribuito gratuitamente è stato il primo a fare una ricostruzione critica e sistematica dei fatti dell'11 settembre, nasce da una conferenza organizzata a New York nel 2004 a cui hanno partecipato ricercatori ed esperti indipendenti. Gira da 2 anni su internet, piccole tv satellitari, è stato trasmesso da una tv nazionale in Malesia, Venezuela e Olanda. Tutti gli altri paesi lo hanno ignorato.
È ovviamente un filmato molto controverso, e decidere di trasmetterlo non significa condividere tutto quello che sta qua dentro. Le convinzioni personali non servono a niente, stiamo parlando di un fatto che ha cambiato il mondo e il nostro dovere è quello di fornire tutte le informazioni disponibili e cercare di capire anche perché un terzo degli americani non crede nella versione ufficiale e il 66% dei newyorkesi chiede la riapertura della commissione d'inchiesta.

ED BEGLEY - Presentatore
Benvenuti a Confronting The Evidence, un'inchiesta per riaprire l’indagine dell'11 settembre 2001. Presenterò io il programma. Per cortesia accomodatevi poiché cominceremo subito. Ma ora vorrei chiamare Jamey Hecht, che presenterà con me stasera. Jamey, vieni!

JAMEY HECHT
Come mai così tanta gente crede che la violenza, il lutto e il dolore inflitti l'11 settembre si potessero evitare e che non sia stato un evento improvviso, né un cataclisma contro l'umanità che ci porta a piegare il capo, ricordare i caduti, e tornare poi alla nostra routine? O ancora come ci era stato detto di fare qui a New York, uscire a fare shopping??!! Perché le domande poste dalle famiglie e dai ricercatori indipendenti, alcuni dei quali presenti questa sera, non hanno avuto risposta? Oggi analizzeremo quegli orribili eventi sotto una nuova luce.

ED BEGLEY - Presentatore
Abbiamo un gruppo di ricercatori in gamba che ha messo in discussione la versione ufficiale dell’11 settembre dal primo giorno dopo gli attacchi. Le domande che hanno sollevato sono state oggetto di molti articoli e di discussioni da parte dei cittadini. Siamo riusciti a far riflettere tanta gente, nonostante il silenzio ufficiale da parte dei media, su tutti i fatti che adesso vi mostreremo.


IMMAGINI CNN CROLLO TORRI

VOCI SOTTOFONDO

“…lei stabene? …come si sente?”

“cerchiamo subito i soccorritori”

“questa è la macchina colpita da dietro che mi ha salvato la vita”

“sento voci, rumori, non capisco… forse qualcuno che habisogno d'aiuto…”

“…correte qui…”

“qualcuno habisogno di un medico?”


JAMEY HECHT
Crediamo di dovere alle vittime e ai loro familiari un'approfondita e coraggiosa indagine degli eventi accaduti, fatta da diverse angolature e di doverla perseguire ovunque ci porti. Non conosciamo modo migliore per onorare i caduti che attingere alle nostre forze intellettuali, ed affrontare ciò che può darci fastidio o farci male. Oscure implicazioni di prove che è troppo facile scartare…


IMMAGINI CNN CROLLO TORRI

UOMO 1
“La torre è parsa sgretolarsi e ha cominciato a cadere”

“La torre è parsa sgretolarsi e ha cominciato a cadere. Poi non ho più guardato”

“Ho cominciato a correre. La gente correva. Scappava. Si nascondeva nelle portinerie... senza fermarsi a guardare indietro...”

DONNA 1
“Ma non ci potevo credere. È difficile...”

UOMO 2
“O Dio!”

DONNA 2
“O Dio!”

UOMO 3
“Sono entrambe crollate. È tutto una grande nuvola di fumo”.

UOMO 4
“Un aereo si è schiantato nel Pentagono”.


ED BEGLEY - Presentatore
Se ritenete impossibile che le autorità abbiano potuto permettere gli attentati dell'11 settembre per ragioni politiche, ad un costo di vite umane così alto, ecco cosa le autorità hanno permesso che accadesse ai residenti di New York subito dopo l'11 settembre. Jenna Orkin dell’Organizzazione Ambientale del World Trade Center. Jenna!

JENNA ORKIN - ORGANIZZAZIONE AMBIENTALE DEL WTC
L'11 settembre è stato anche un disastro ambientale di proporzioni storiche. Nel World Trade Center c'erano circa 50.000 computer ognuno contenente dagli 1,8 ai 5,5 kg di piombo. Senza contare il World Trade Center Sette.
Centinaia di tonnellate di amianto ricoprivano i primi 40 piani di almeno una torre. Decine di migliaia di lampadine fluorescenti, ciascuna contenente tanto mercurio da poter contaminare un quarto di un isolato. I sistemi antifumo contenevano americium-241 radioattivo. L'alcalinità dell'aria era equivalente a quella del Drano, tra i più potenti gel detergenti corrosivi. Un mese dopo il disastro, scienziati dell’Università della California di Davis scoprirono livelli di vanadio e particelle ultrafini tra i più alti mai rilevati tra 7.000 campioni raccolti nel mondo inclusi quelli dei pozzi di petrolio bruciati in Kuwait.
Il Dr. Marjorie Clark ha paragonato l'inquinamento provocato dall'11 settembre a quello di fabbriche di amianto, crematoi, inceneritori e un vulcano insieme. Malgrado ciò, 2 giorni dopo, l’agenzia per la protezione ambientale l’EPA, sostenne che “l'aria era respirabile.” Un rapporto dell'Ispettore Generale dell'EPA nell'agosto 2003 sostenne che i comunicati stampa dell'agenzia, che inizialmente avvertivano dell'amianto nell'aria, furono cambiati per rassicurare la gente. Le modifiche furono fatte dal Consiglio sulla Qualità dell'Ambiente della Casabianca per poter riaprire Wall Street. Questo è nel rapporto. In seguito alla falsa buona notizia, è stato a volte proibito ai soccorritori di indossare maschere per l’ossigeno, per evitare che la gente si spaventasse. Le compagnie assicurative si sono spesso rifiutate di pagare i costi per la pulizia dell'aria, obbligando i residenti a pulirsi i rifiuti tossici nei loro appartamenti, come da istruzioni del Dipartimento della Sanità cittadino: “Usate uno straccio bagnato e dove c'è molta polvere, indossate pantaloni lunghi”.
Stiamo cominciando a vedere le conseguenze di questa catena di eventi. Più della metà degli eroi che ha pulito Ground Zero sta manifestando problemi respiratori. Centinaia di pompieri non possono più lavorare. 14 cani da soccorso sono morti. Il rapporto della commissione lo accenna in appendice. Hanno intervistato Sam Thernstrom, il coordinatore della Casabianca, che ha cambiato i comunicati stampa. Dice che non l'ha fatto per riaprire Wall Street. Era la procedura.

CHRISTIE WHITMAN-Direttore EPA
“Possiamo assicurare che l'aria è respirabile e l'acqua è potabile”.

HUGH KAUFMAN- Investigatore capo EPA
L’EPA ha mentito al pubblico e al Congresso sugli effetti nefasti della catastrofe dell'11 settembre.

ROBERT GULACK - Procuratore della SECURITIES AND EXCHANGE COMMISSION
Siccome l’EPA ha detto che gli uffici erano sicuri e i datori di lavoro hanno richiamato gli impiegati in ufficio, migliaia di noi ora sono malati cronici.

HUGH KAUFMAN - Investigatore capo EPA
L’aria è stata inquinata per molti molti mesi. Tonnellate di materiale pericoloso si sono depositate nelle case, negli uffici, dove, in molti casi, si trovano ancora oggi.

JOEL R. KUPFERMAN-Direttore esecutivo dell’Environmental Law and Justice Project
Il fallimento più grande del governo dopo l'11 settembre è stato il non aver agito come un governo dovrebbe. Cioè informandoci e proteggendoci.

ED BEGLEY - Presentatore
Tra le immagini terribili dell'11 settembre, quelle del crollo delle Torri sono le peggiori. Una nazione sotto shock guardava i due più grandi grattacieli nell'orizzonte di New York crollare davanti ai propri occhi. Data l'ampia scala, la natura senza precedenti dell'orribile spettacolo e la mancanza di altre informazioni, gli spettatori potevano solo pensare che gli schianti dei voli 11 e 175 fossero stati la sola causa dei crolli delle torri.

VOICE OVER
L’edificio Numero Sette del World Trade Center aveva 47 piani, con una struttura d'acciaio. Nessun aereo lo ha abbattuto, né le torri lo hanno travolto. Eppure, questo edificio si è disintegrato. Questa immagine satellitare mostra il World Trade Center circa un anno prima dell’attacco. L’edificio sette è quello al centro, l’edificio 1 è la Torre Nord. Si può distinguere dalla Torre Sud per via dell’antenna. Gli Edifici Quattro, Cinque e Sei erano uffici. L’Edificio Tre era un hotel. L’attacco ha distrutto tutti e sette gli edifici oltre ad averne danneggiato alcuni circostanti. Questa e’ la veduta aerea delle macerie dell’Edificio Sette. Come può un edificio di 47 piani sgretolarsi in una piccola montagna di macerie?
L’amministrazione Bush dice che il fuoco lo ha disintegrato. Il fuoco è iniziato nell’Edificio Sette alle 9:00, pochi minuti dopo lo schianto nella Torre Sud. Gli incendi sono durati tutto il giorno. La foto è delle 15:00. Non è facile vedere gli incendi, sono piccoli. L’aria e’ piena di polvere e fumo. Il riflesso degli edifici intorno rende complesso capire dov’è il Sette. Oscuriamo gli altri edifici per un momento così che possiate vedere meglio l’Edificio Sette. Ci sono fiamme provenienti solo da alcune delle migliaia di finestre di questo grande edificio. La maggior parte dei piani non aveva incendi e quelli che ce li hanno bruciano in zone isolate. Se confrontati ad altri incendi di uffici, questi sono piccoli. Perché il sistema antincendio non li ha spenti? Alle 17:30 circa, l’edificio è improvvisamente imploso ed è crollato in un mucchio di macerie. Possono dei piccoli incendi averne causato il crollo? Secondo Bill Manning, direttore di Fire Engineering, gli incendi non distruggono l’acciaio.

LARRY SILVERSTEIN-Affittuario del WTC (fuori campo)
Mi ha chiamato il Comandante della stazione dei Pompieri dicendo che non sapevano se avrebbero potuto controllare l’incendio, ed io ho detto: “Abbiamo perso così tante vite che forse la decisone più saggia è quella di farlo crollare. Hanno deciso di farlo crollare e abbiamo guardato l’edificio venir giù ”.


IMMAGINI CNN CROLLO TORRI


GIORNALISTA (fuori campo)
“Il termine “pull it”, che Larry Silverstein ha appena usato è gergo del settore che sta per… demolizione controllata, cosa dice Larry Silverstein di preciso? Dice quindi che per il Sette c’è stata una demolizione controllata? Se si, è possibile che in mezzo al completo isterismo della mattina dell'11 settembre, un gruppo di demolitori possa aver tirato giù il Sette nel giro di poche ore? Molte delle demolizioni controllate necessitano fino a due settimane di pianificazione. In questo caso, l’unica spiegazione plausibile è che una demolizione controllata fosse stata decisa prima dell'11 settembre”.

VOICE OVER
Questa sconvolgente ammissione da parte di Larry Silverstein, proprietario dell’edificio 7, conferma i racconti dei testimoni sulle avvenute esplosioni. La notizia era stata riportata anche dalle grandi testate come CNN e Fox, e dalla Associated Press.


IMMAGINI CNN CROLLO TORRI


GIORNALISTA DONNA (fuori campo)
“La parte superiore dell’edificio è saltata in aria”.

GIORNALISTA UOMO 1 (fuori campo)
“C’è stata una seconda esplosione e poi un’altra ancora”.

GIORNALISTA UOMO 2 (fuori campo)
“Ci informano ora di una quarta esplosione al Trade Center”.

GIORNALISTA UOMO 3 (fuori campo)
“C’è appena stata una tremenda esplosione. Sembra quasi come se l’edificio sia imploso”.

VOICE OVER
Nel 2002 Thierry Messian pubblicò sul suo sito per la prima volta le uniche foto satellitari del Pentagono e del WTC così come apparivano prima e dopo l’evento. Le foto offrono una cronologia visiva degli attacchi e mettono in dubbio la versione del governo. Il foro frontale dell’edificio è troppo piccolo per un jet civile 757.
Sebbene gli attacchi dell’11 settembre siano stati seguiti da molti quotidiani, televisioni e riviste, sorprende di non trovare prove visibili di un 757 al Pentagono in nessuna foto. In forte contrasto con il WTC, il Pentagono mostra pochi danni ed è rimasto per lo più intatto. Ci si aspetterebbero foto che mostrino parti di un aereo come ali, motori, sedili o ruote. Ma non ci sono. Un jet civile 757 è largo circa 38 metri. Come può un aereo di queste dimensioni schiantarsi contro questo edificio ad alta velocità e fare un foro metà delle sue dimensioni? L’amministrazione Bush deve dare ancora una spiegazione. I crolli al WTC causarono apparentemente fiamme così calde da fondere la travi in acciaio. Mentre al Pentagono possiamo vedere mobili come questo tavolo e sgabello non bruciati. E qui c’è un libro che sembra intatto con pagine visibili. Il Pentagono è alto solo circa 22 metri e il 757 è alto 13 metri. Questo vuol dire che un pilota ha solo 9 metri per evitare questo edificio: un’impresa ardua anche per i piloti più esperti, figuriamoci un allievo della scuola di volo.
In effetti come si può pensare di ritrovare il Pentagono partendo da un punto qualunque del West Virginia senza più nessun aiuto da terra nel bel mezzo di quella selva di voli, rotte e canali preferenziali! Questo sarebbe già difficile per un pilota pluridecorato nella giornata più fortunata della sua vita, ma Hany Hanjour, come ha confermato il suo istruttore in una intervista al New York Times, era lo zimbello della scuola di volo, non era mai stato in grado di pilotare nemmeno un monomotore, non aveva mai volato in quota e non aveva mai visto da vicino i comandi di un 757.
Allora cosa ha colpito il Pentagono?
Il 16 maggio 2006, per smentire tutti i dubbi, l’amministrazione Bush rende pubblico il video di due telecamere di sorveglianza. Secondo la Casabianca il video mostrerebbe lo schianto del volo 77 dell’American Airlines contro il Pentagono. L’aereo però non si vede. Eppure intorno al Pentagono sono disseminate centinaia di telecamere di sicurezza che coprono ogni minimo angolo della zona, di giorno e di notte. È semplicemente il posto più protetto e sorvegliato del mondo. Ci sono inoltre le telecamere del vicino svincolo autostradale che inquadrano ininterrottamente lo spazio aereo antistante il Pentagono stesso. Qualunque cosa lo abbia colpito deve per forza essere passata di qua. Anche il vicino hotel Sheraton ha alcune delle sue telecamere puntate proprio in direzione dell’edificio colpito. Ma i nastri di tutte queste telecamere sono stati immediatamente confiscati dell’FBI e nessuno ha mai potuto vederli. Perché per le torri gemelle ci viene mostrato fino alla nausea l’impatto del secondo aereo, mentre per il Pentagono ci viene mostrato l’unico filmato in cui l’aereo non si vede, o perlomeno non si capisce se si tratta di aereo o qualcos’altro? L’unica cosa su cui tutti i testimoni concordano è che l’aereo portasse le insegne dell’America Airlines, che volasse a pochi metri dal suolo e a velocità elevatissima.


IMMAGINI

UOMO INTERVISTATO
“Non c’è il minimo dubbio che sia stato un American Airlines a colpire l’edificio…e non c’è il minimo dubbio che chiunque guidasse quell’aereo intendeva colpire il Pentagono”.

VOICE OVER
Ma riguardo al tipo di aereo si va da chi aveva creduto di vedere un boeing 757 a chi dice di aver visto un aereo molto più piccolo, da 1012 posti al massimo, molto più simile nelle dimensioni ad un caccia militare.
Queste foto mostrano l’edificio prima che cadesse il muro e potete vedere quanto sia piccolo il foro. Sembra impossibile che un jet civile entri in questo piccolo foro e nessun rottame è inoltre visibile di fronte all’edificio. Da nessuna parte sono visibili parti di aereo. Cosa è successo allora? Mentre i pompieri lavorano per spegnere le fiamme con schiuma bianca ritardante, possiamo vedere solo un piccolo foro di fronte al Pentagono. Se un boeing 757 alto circa 13 metri avesse colpito il Pentagono ci sarebbero stati enormi danni ai piani superiori, ma nessuno è stato capace di raccogliere queste anomalie e non sono stati trovati rottami per ulteriori esami. Come sono sparite queste prove?
Questa foto mostra 2 funzionari che stanno raccogliendo rottami sulla scena del disastro. Chi sono? Non hanno guanti e tute da lavoro. Perché si aggirano in mezzo ai pompieri e alla schiuma antincendio? Perché si affrettano a portare via questi pochi rottami? Sono dell’FBI? Se si trattasse di un 757 ci sarebbero 60 tonnellate di rottami, quindi questi 2 funzionari non darebbero nessun contributo significativo allo sgombero. Se invece fosse un aereo telecomandato ci sarebbero solo 4 tonnellate di rottami, ma poiché più del 50% è fibra di carbonio, resina o alluminio, materiali che bruciano, questo spiegherebbe il mistero dei pochi resti: meno di 2 tonnellate. Questo rottame sembra più appartenere ad un aereo telecomandato o ad un missile cruise che non ad un boeing 757.

IMMAGINI INCENDIO TORRI


GIORNALISTA (fuori campo)
“Da circa 3 chilometri dal Pentagono potete vedere il fumo fuoriuscire dall’edificio, mentre il simbolo della difesa statunitense andava in fumo. Quindi c’è stupore in tutta Washington”.

VOICE OVER
Tutti hanno visto queste foto dell’attacco dell’11 settembre. Sappiamo che dei terroristi arabi attaccarono gli Usa e che gli schianti e le fiamme causarono il crollo degli edifici. Tuttavia se guardiamo da vicino come sono crollati gli edifici sembra che sia stato usato dell’esplosivo. Ad esempio la polvere e’ uscita dai vetri inbasso dalla zona del crollo. Questa polvere e’ causata dall’altissima pressione. Quando guardiamo da vicino la zona che sta crollando, vediamo la polvere che esce da ogni finestra sullo stesso piano allo stesso momento. Le torri hanno un telaio in acciaio, così l’unico fatto che possa causarne il crollo e’ la rottura delle migliaia di giunti. Le torri sono crollate in meno di 10 secondi cioè in media 10 piani al secondo. Immaginate un edificio di 10 piani sgretolarsi in un secondo. Gli unici edifici che crollano così velocemente sono quelli distrutti con gli esplosivi. Ci e’ stato detto che il crollo e’ cominciato quando si e’ distrutto un piano e i pezzi sono caduti al piano di sotto, frantumandolo e così via fino in fondo. Tuttavia quando i pezzi colpiscono il piano sottostante teoricamente dovrebbero rallentare leggermente mentre un po’ della loro energia dovrebbe causare la rottura del piano. La Torre Nord ha iniziato a crollare dal 94° piano. Se ogni piano impiega un secondo, servirebbero 94 secondi. Invece i dati sismici e il video mostrano che la Torre Nord e’ crollata in soli 8,4 secondi. Dicono che il crollo sia stato causato dall’incendio, ma nessun grande edificio e’ mai crollato a causa di un incendio. Questo grattacielo di 32 piani a Madrid, e’ un ottimo esempio. L’incendio era così forte da propagarsi da un piano all’altro facendo sembrare l’edificio una torcia. Questo incendio fu molto più grande di quello del Wtc. Il giorno successivo c’erano ancora focolai ai piani piùbassi, tutto ciò che era dentro l’edificio e’ statobruciato, alcune sezioni dell’edificio distrutte, alcune parti in alto crollate. Ma l’edificio e’ rimasto in piedi e ha continuato a sostenere in cima una grande gru. In confronto l’incendio alla torre sud era piccolo, tanto che non si e’ mai diffuso all’altro lato dell’edificio. Sappiamo che alcuni pompieri arrivarono nella zona dell’incendio della torre sud perché hanno usato radio portatili per comunicare il loro arrivo. Dicevano che vi erano solo alcune zone con le fiamme, ovviamente l’incendio era troppo piccolo per uccidere i pompieri, ma dovremmo credere che era abbastanza grande da causare il crollo dell’edificio dopo averbruciato per soli 56 minuti. L’incendio a Madrid e’ stato molto piu’ grave e habruciato tutta la notte, ma l’edificio non e’ crollato. Gli scienziati hanno creato questa mappa delle temperature delle macerie, 5 giorni dopo il crollo. I pompieri hanno spruzzato acqua sulle macerie in quei 5 giorni, tuttavia la temperatura di una zona tra le macerie dell’edificio sette era oltre il punto di fusione dell’alluminio e lo stesso in una zona delle macerie della Torre Sud. Come e’ possibile che 5 giorni dopo le macerie siano ancora così calde da fondere l’alluminio? I presidenti delle due compagnie che stavano pulendo la zona dissero a Cristopherbollyn che l’acciaio era stato fuso allabase del seminterrato nelle torri e nell’edificio Sette. Queste incredibili temperature si formano con l’utilizzo di esplosivi. Il calore estremo creato nel seminterrato non poteva uscire essendo in profondità e così ha fuso l’acciaio.
Per quanto riguarda il crollo dell’edificio Sette, il governo americano ha indagato per sette mesi, e le conclusioni furono che non avevano idea del perché c’era stato il crollo. Alcuni mesi dopo il proprietario dell’edificio Sette, Larry Silverstein, annunciò alla televisione che furono i pompieri a demolirlo. Il governo e i giornalisti avrebbero dovuto richiedere che sia Silverstein che i pompieri chiarissero cosa fosse successo all’edificio ma nessuno ha posto domande. Il crollo dell’edificio Sette e’ identico al crollo delle costruzioni che sono state abbattute con esplosivi.

IMMAGINI A CONFRONTO TRA LE DEMOLIZIONI CONTROLLATE DI EDIFICI E IL CROLLO DEL WTC

POMPIERI
“…Un piano dopo l’altro, ha cominciato ad esplodere verso l’esterno…

…e’ come se l’avessero fatto esplodere…

…come quando programmano di tirare giù gli edifici…

…giù fino in fondo”.

LESLIE E. ROBERTSON-Responsabile della solidità strutturale delle Torri Gemelle
La responsabilità per garantire la massima robustezza delle Torri era la mia. Vuole sapere se mi sento in colpa per il fatto che siano crollate? Le circostanze dell’11 settembre erano al di fuori di quello che avevamo previsto nel progetto.

VOICE OVER
Robertson ha detto struttura garantiva la sicurezza in caso di impatto e di incendio, ma le circostanze che hanno determinato il crollo erano al di fuori di quello che era previsto nel progetto. Forse per questo nessuno gli ha mai fatto causa?
Ci sono molti punti interrogativi sul coinvolgimento del Governo negli attacchi, alcune delle cose che vi raccontiamo sono congetture, ma altre riguardano fatti scientifici. E’ difficile credere nel coinvolgimento del governo perché nessuna delle maggiori agenzie giornalistiche ne ha parlato. Alcuni reporter si rifiutano di parlare di esplosivi al WTC perché e’ come dire che il governo e’ criminale. Un altro motivo e’ che televisioni, quotidiani, riviste, in America e in Europa sono controllate da un piccolo numero di persone. Queste persone impediscono ai reporter di porre la questione della demolizione controllata, invece ci mostrano molte foto di Osamabin Laden. Molti reporter ci ignorano quando parliamo degli esplosivi e qualche volta articoli o programmi televisivi ci ridicolizzano, altre reti ci criticano. Questi programmi televisivi invece di fornire informazioni serie per contraddire le nostre discussioni ci insultano affinché la gente rida di noi. Guardate come Penn & Teller introducono Jimmy Walter:

PENN E TELLER
“Ed ecco questo cretino. No, così e’ troppo gentile. Fammelo riprovare. Ed ecco questo cretino!”

JIMMY WALTER – Produttore “CONFRONTING THE EVIDENCE”
Mi avevano invitato a un programma della CNN, l’Anderson’s show, ed hanno cercato di farmi sembrare un cretino. Ma i telespettatori telefonavano e l’80% era d’accordo con me. Allora mi hanno invitato un’altra volta e si e’ ripetuta la stessa scena del pubblico che si arrabbiava perché mi facevano sembrare un idiota e da allora e’ scattato il divieto sul mio nome.

MILENA GABANELLI
Cosa vuol dire che la facevano sembrare uno stupido?

JIMMY WALTER – Produttore “CONFRONTING THE EVIDENCE”
Ero…, ero ospite dello studio. Intervengo su una cosa e loro mi tolgono la parola e dicono: “Ma non ci si puo’ credere, ma cosa dice? Questo e’ un cretino”. Le puo’ vedere se vuole, sono su internet.

MILENA GABANELLI (fuori campo)
Compra pagine di pubblicità su Forbes, Newsweek, Usa Today, dove si pongono domande sui crolli e sul Pentagono e polemizza: “L’Amministrazionebush spende per la commissione d’indagine 600 mila dollari”, per la questione extra-coniugale di Clinton i repubblicani avevano investito 40 milioni di dollari. Commissiona anche un sondaggio dal quale risulta che il 66% dei newyorkesi vogliono la riapertura della commissione sull’11 settembre.

JIMMY WALTER – Produttore “CONFRONTING THE EVIDENCE”
Questa e’ la prima pubblicita’ che ho comprato sul New York Times: “Powell sulle armi chimiche racconta palle?” Per questa pagina ho pagato 100 mila dollari.


Alla vigilia dell'anniversario delle Twin Towers l'Onu ha trovato un modo comune per definire terrorismo: ascoltare chi lo ha subìto. Dal Kenya, Gerusalemme. E dall'Italia

Onu, dall'11 settembre a Beslan le parole delle vittime del terrore

dal nostro corrispondente MARIO CALABRESI http://www.repubblica.it/

NEW YORK - Una donna africana con un vestito rosso e un braccialetto di gomma azzurra parla lentamente e piange: "Osama Bin Laden ha usato la mia vita e ha il sangue dei miei colleghi per presentarsi al mondo, per farsi conoscere". Si chiama Naomi Kerongo, viene da Nairobi, dieci anni fa mentre andava a lavorare venne investita dall'esplosione dell'ambasciata americana in Kenya. Morirono 200 persone, lei si salvò ma quando uscì dall'ospedale, dopo due anni, aveva perso il lavoro, la casa e i suoi cinque figli vivevano in una baracca.

Anche Ingrid Betancourt, la donna che ha passato 2321 giorni nella foresta colombiana ostaggio delle Farc, e che le è seduta di fronte, ha il braccialetto azzurro. Sopra c'è scritto "Remember" e "Hope" e ci sono due numeri: 9/11. "Ricorda e spera": è il motto che ha scelto Alex Salamone che aveva sei anni quando il padre John fu ucciso alle Torri Gemelle nel 2001 e decise che voleva inciderlo su un pezzo di gomma azzurra che tutti quelli che gli volevano bene avrebbero indossato. Da allora decine di migliaia di americani ce l'hanno, da ieri lo hanno messo al polso anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, la maestra della scuola di Beslan che vide i suoi scolari massacrati, lo sposo che perse 27 amici e parenti nell'esplosione dell'hotel in cui stava festeggiando il suo matrimonio, un attore australiano che vagò per giorni sulla spiaggia di Bali per cercare i resti di sua madre e della sorellina di 13 anni, e altre 23 persone arrivate da tutto il mondo.

L'Onu da anni discute per trovare una definizione di terrorismo, un'impresa che appare impossibile per le divisioni tra Israele e i Paesi arabi, ma all'unanimità i 192 governi che siedono nel Palazzo di Vetro hanno trovato il modo di fare un passo in avanti: riconoscere le vittime.

Così a metà dell'estate ho ricevuto insieme ad una cinquantina di persone una lettera di Ban Ki-moon che invitava a partecipare al primo "Simposio di supporto alle vittime del terrorismo". Un meeting supportato da Italia, Spagna e Gran Bretagna. A me hanno chiesto di raccontare come un figlio che ha perso il padre (il commissario Luigi Calabresi ucciso il 17 maggio del 1972) può ritrovare la forza di vivere e di coltivare la memoria.

E' nato un esperimento per provare a sensibilizzare i governi, a costruire una rete globale e ad indicare dei diritti e delle necessità (mediche, psicologiche, economiche) che hanno valore universale. "Per molti anni ci siamo occupati più della voce dei terroristi che di quella delle vittime", esordisce il segretario generale dell'Onu, che chiede uno sforzo per riconoscere i bisogni delle vittime e per combattere la "spersonalizzazione che cancella la memoria di chi è stato ucciso".

Uno sforzo che secondo Ingrid Betancourt, arrivata a New York insieme alla figlia, deve partire dai mezzi di comunicazione: "Non lasciamo che le vittime diventino solo un'altra statistica, è cruciale che i media raccontino la distruzione del terrorismo sulle vite umane, che raccontino quell'istante in cui si perde tutto, si entra in un'altra dimensione".

Per ore si intrecciano storie solo apparentemente lontanissime tra loro. Un ragazzo indiano, che viene da un piccolo villaggio agricolo, parla del padre ucciso nel 1995 da un gruppo estremista mentre aiutava i contadini predicando la non violenza. E della mamma "in agonia mentale da 13 anni". Il suo racconto, anche se non lo può immaginare, è uguale a quello di molti figli delle vittime delle Brigate Rosse quando parlano delle madri rimaste vedove. Ma non c'è mai compiacimento, ma una dignità fortissima, come sottolinea Arnold Roth che il giorno di Ferragosto del 2001 ha perso la figlia Malki, 15 anni, saltata in aria quando un kamikaze entrò nel ristorante di Gerusalemme dove stava mangiando: "Le vittime del terrorismo non sono persone migliori di altre, ma sono state rubate alla società, rubate alle vite che avevano". Parla di chi è morto, ma anche di chi è sopravvissuto, e della necessità di andare avanti senza coltivare il rancore, per questo ha dato vita ad un associazione che porta il nome della figlia e assiste ragazzi disabili di tutte le religioni.

Carie Lemack, la ragazza di Boston che ha regalato a tutti il braccialetto azzurro, ha perso la madre Judy l'11 settembre: "Era uscita quella mattina all'alba per un viaggio di affari a New York, era sul volo American Airlines numero 11, e la sua vita è finita al World Trade Center. Le vittime vanno ricordate per quello che sono state, per la vita che hanno avuto, non come un nome su una lapide".

E' quello che aspettavo di sentire e che cerco di spiegare: "Il terrorismo, ad ogni latitudine e in ogni tempo, ha bisogno di trasformare le persone che colpisce in dei simboli, spersonalizzandole. Ma le vittime non sono oggetti, palazzi, monumenti, automobili o aeroplani, ma sono persone che stavano andando a lavorare, correvano da un medico, facevano la spesa in un mercato, aspettavano un autobus, portavano i figli a scuola. Sono donne e uomini che stavano vivendo la loro vita e non erano in guerra con nessuno. Per aiutare le società a capire quanto sia mostruoso togliere la vita ad un essere umano in nome di un'idea, di qualunque tipo, bisogna restituire alle vittime la loro identità. Devono tornare ad essere persone".

Laura Dolci aveva un bambino di tre settimane quando il marito Jean Kanaan morì nell'esplosione del quartier generale dell'Onu a Bagdad nell'agosto del 2003. Parla del suo isolamento, ma scopre che non è sola e cerca speranza per crescere il figlio.

Passano le storie e si vedono anni di titoli di giornale, immagini sepolte nella memoria che ci hanno riempito di angoscia ma poi sono scivolate via: le bombe a Londra sugli autobus e nella metropolitana, le stragi in Algeria, la scuola di Beslan, il sangue sulla spiaggia di Bali, le vittime dell'Ira e dell'Eta in Irlanda del Nord e Spagna, il nostro terrorismo e perfino il gas Sarin nella metropolitana di Tokio. Un professore giapponese che partecipa ai lavori, Nozomu Asukai, specialista negli studi sulle malattie psicologiche da stress post traumatici sostiene che le vittime del terrorismo hanno traumi simili a chi resta sotto un terremoto.

Aleta Gasinova, insegnante, che nel settembre del 2004 entrò nella scuola di Beslan per stare con le sue due figlie Amina e Saneta (che avevano 7 e 9 anni) non riesce ancora a trattenere i singhiozzi: "Era impossibile aiutare gli scolari e non c'è nulla di peggio che non poter aiutare i bambini". Ne morirono 396.

Torna in mente il bagliore dell'hotel Radisson di Amman: era il novembre del 2005 e tutto il mondo vide una festa di matrimonio squarciata dall'esplosione di un kamikaze. Ashraf era lo sposo: "Non sono una vittima, sono un sopravvissuto. In quello che doveva essere un giorno di felicità ho perso mio padre, i genitori di mia moglie e i miei migliori amici". Scuote la testa in continuazione e sullo schermo passano le foto della sposa con l'abito bianco e poi in un letto d'ospedale con la testa bendata.

I delegati di tutti i Paesi ascoltano in silenzio, Ban Ki-moon ha spiegato di "aver fatto di tutto perché la politica non inquinasse l'evento". Non ci sono contestazioni, ma l'ambasciatore palestinese ci tiene a prendere la parola: "Sentiamo la vostra pena e siamo con voi, ma anche con le migliaia che non sono qui, anche con le vittime palestinesi. Perché uccidere ogni civile innocente è terrorismo". E racconta la sua spoon river, fatta di bambini palestinesi uccisi o rimasti orfani per i missili israeliani.

Vicino al nome di ogni partecipante una data e un'ora, quella in cui "la vita è cambiata per sempre": "Niente ci può riportare al giorno prima dell'esplosione - conclude Naomi Kerongo - non ci possono restituire le vite, le persone o quello che eravamo, ma si può provare a ricordare, a ricostruire e a sperare".

(10 settembre 2008)

...il documentario che cambia per sempre l'11 settembre!

ATTACCO AL PENTAGONO: cos'è successo realmente !?


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